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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni. Compilazione di Gaetano Moroni romano"

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DIZIONARIO 

DI  ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA  S.  PIETRO  SINO  AI  NOSTRI  GIORNI 

SPECIALMENTE     INTORNO 

AI  PRINCIPALI  SANTI,  BEATI,  MARTIRI,  PADRI,  AI  SOMMI  PONTEFICI,  CARDINALI 
E  PIÙ  CELEBRI  SCRITTORI  ECCLESIASTICI,  AI  VARII  GRADI  DELLA  GERARCHIA 
DELLA  CHIESA  CATTOLICA,  ALLE  CITTA  PATRIARCALI,  ARCIVESCOVILI  E 
VESCOVILI,  AGLI  SCISMI,  ALLE  ERESIE,  AI  CONCILII,  ALLE  FESTE  PIÙ  SOLENNI, 
AI  RITI,  ALLE  CERIMONIE  SACRE,  ALLE  CAPPELLE  PAPALI,  CARDINALIZIE  E 
PRELATIZIE,  AGLI  ORDINI  RELIGIOSI,  MILITARI,  EQUESTRI  ED  OSPITALIERI,  NOJr 
CHE    ALLA    CORTE    E    CURIA    ROMANA    ED    ALLA    FAMIGLIA    PONTIFICIA,    EC.    EC.    EC. 

COMPILAZIONE 

DEL  CAVALIERE  GAETANO  MORONI  ROMANO 

SECONDO  AIUTANTE  DI  CAMERA 

DI   SUA  SANTITÀ  PIO   IX. 


VOL.  LXXVL 
IN     VENEZIA 

DALLA     TIPOGRAFIA     EMILJANA 
M  D  C  C  C  L  V. 


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La  presente  edizione  è  posta  sotto  la  salvaguardia  dello  leggi 
vigenti,  per  quanto  riguarda  la  proprietà  letteraria,  di  cui 
l'Autore  intende  godere  il  diritto,  giusta  le  Convenzioni 
relative. 


DIZIONARIO 


DI  ERUDIZIONE 


S  T  OR  I  CO -ECGLESI  ASTICA 


m^ — 


T 


T  1  V 


TI  V 


Continuazione  e  fine  dell'articolo 
Tivoli  e  suo  distretto. 


Ma 


■  arcellino.  A  ppodlato  di  s.  Polo  de' 
Cavalieri  soggetto  a  quel  comune,  nella 
diocesi  di  Tivoli,  con  territorio  ben  col- 
tivato che  dà  per  maggior  prodotto  i  frut- 
ti, in  clima  dolce.  E'  abitato  da  circa  5oo 
iiidividui;  la  chiesa  parrocchiale  è  dedi- 
cata alla  C,  Vergine  del  Buon  Consiglio, 
già  appartenente  a'monaci  di  Farfa  e  per- 
ciò creduta  badia,  chiamandosi  s.  Maria 
in  monte  Dominici.  L' edilìzio  è  del  se- 
colo IX  e  X,  con  facciata  di  stile  gotico. 
Del  paese  già  ne  parlai  a  Monticelli,  da 
cui  è  distante  4niiglia>  chiamato  da  Nib- 
by  Marcellina,  e  da  Marocco  .Marcel- 
lina  e  Marcellinum,  credendolo  avanzo 
di  delizie  campestri  o  villa  dell'antichis- 
sima romana  stirpe  de'Marcelli. Negli  sca- 
•vi  fatti  d'  ordine  del  principe  Borghese, 
che  vi  ha  possidenze,  si  trovarono  sostru- 
zioni di  bagni  e  pavimenti  di  musaico,  e 
molti  frantumi  di  marmo  lavorati, di  versi 
cinerari  di  terra  cotta  e  larghissime  tegole. 
Narra  inoltre  ilNibby  cheMarcelliaaè  una 


contrada  fra  Palorabara  e  s.  Polo  de'Ca» 
valieri ,  4  tniglia  distante  da  ambedue 
queste  terre,  che  occupa  la  falda  più  bas- 
sa de'monti  Peschia valore,  Morra  e  Gen- 
naro,designata  da  una  stazione  dello  stes- 
so nome,  il  quale  data  almeno  dal  secolo 
XIII  ,  e  forse  deriva  da  qualche  predio 
spettante  a  una  Marcellina, nomeche  spes- 
so s'incontra  nelle  lapidi.Ilsito  ècoùame- 
no  durante  la  stagione  estiva  (nella  quale 
invece  Marocco  lo  dice  pernicioso),  che 
non  potè  sfuggire  a'  grandi  romani  che 
neli.°  periodo  dell'impero  popolarono  di 
ville  sontuose  i  contorni  di  llooia,  par- 
ticolarmente da  questa  parte,  e  di  dosa- 
no testimonianza  i  bei  frammenti  antichi, 
e  i  musaici  anche  fini  e  colorali  veduti  da 
Nibby  nel  1 8  23,col  quale  riparleròdi  Mar- 
cellina a  Moricone. 

VicoK'aro.  Comune  della  diocesi  di  Ti- 
voli, con  territorio  in  colie  e  iu  piano,  i 
cui  principali  prodotti  sono  il  grano,  l'u- 
va e  i  pascoli,  distante  circa  8  miglia  da 
Tivoli  e  27  da  R.onaa.  Siede  lungo  la  via 
Valeria  o  Sublacense,  sopra  un  ripi mo 
di  depositi  e  iucrostaziooi  fluviali  addo»- 


4                        T  \\  T  I  V 
sali  alla  falda  iDeritlidnale  del  monle  Ln-  goinla  dall'acque  del  Piicino.  Cor.sign»ni 
cielile  dairAiiicne  clie  oggi  le  scorre  sol-  aggiunge,  che  la  provincia  di  Valeria   fu 
tn;qiicstn  terrazzo  naliirale  versoti  fiume  la  meilosiiiia  de'Marsi  e  prese  il  nome  da 
è  tagliato  a  picco,   veiso  oriente  è  meno  di'tln  cillii,  la  cui  regioni^  come  dissi,  co- 
dirupato.  Oggi  la  terra  coiilii'iieda  qua-  ininciava  ila  Tivoli  e  in  tal  modovicoin- 
sii  ICO  abitanti;  anticamente  però  la  sua  prendeva  \'icovaro.  Il  CIuvlmìo  e  Cella- 
popolazione  fu  più  numerosa,  come  mo-  rio  non  esitarono  per  ravvisare  inVicoVa- 
straiio  le  vestigia  de'suoi  riciiili.  Da  essi  io  il  sito  di  Varia  antica,  rimanendo  pie- 
si  vede  che  Vicovaro  sta  sopra  un  antico  namente  convinti  dalla   coincidenza   del 
luogo,  the  veniva  difeso  da  due  cinte  di  nome  e  dalla  distanza  diTihur.  Varia  era 
mura  ver>o  mezzodì,  cioè  verso  il  (lume,  in  origine  cittì»  degli  equi  o  equicoli,  e  do- 
uno  inferiore  presso  la  riva  dell'Aniene;  pò  la  ilivisione  d'Augusto,  che  compre- 
r  altro  superiore  costituiva  la  sua  acro-  se  nel  Lazio  il  distretto  degli  equi,  come 
poli,  ed  alla  quale  si  restringe  la  terra  al-  pine  quelli  degli  ernici,  volsci,  ausoni  e 
luale:  fracjuesti  due  ricinti  passava  la  via  de'rutuli,  Varia  divenne  città  Ialina,  co- 
Valeria,  <li  cui  parlai  a  Pescina,  Suriaco  me  Carseoli  ed  Alba  Fucense  colonie  ro- 
e  analoghi  articoli.  Il  nome  della  città  an-  mane  nel  territoriodcgli  equi  dedotte  per 
tica  è  J  aria,  e  deriva  direllamcnte  da  reprimere  le   ribellioni   degli  equi  e  de' 
riciis  /vrr/c/r',  e  perciò,  dice>'ibl)y,  resta  marsi,  e  fu  ascritta  alla  tribLi  Camilla.  La 
esclusa  l'etimologia  immaginaria  che  vuol  sua  giurisdizione  allora  estendevasl  nella 
derivarla  da  Ficus  J'arronis,  inventala  valle  Ustina  fino  a  comprendere  la  villa 
dal  Diondo,  e  seguila  ciecamenleilal  Me-  d'Orazio.  Nella  nuova  divisione  di  tutta 
rula,  e  da  altri  scrittori  posteriori,  come  Italia  fatta  da  Adriano,  fu  inclusa  Varia 
da  Corsignani;  e  ciò  eh' è  ancora  peggio  nella  provincia  di  Valeria.  Le  scorrerie 
dalle  iscrizioni  pubbliche  locali.  Altri  vi  d'Autari  e  d' Agilolfo  re  de'  longobardi, 
hanno  suppostounacittàdi/^^^/rr7V7((licui  che  dierono  il  guasto  alla  Sabina  nel  5Sg 
purea  I^escina  e  altrove),  fidandosi  d'un  e  nel  5()3,  descritte  con  tristissimi   e  la- 
passo  corrotto  di  Mrabone  e  d'uo'inter-  grimevoli  caratteri  da  s.  Gregorio  I.  po.- 
pretazione  falsa  di  Anastasio  Bibliotecario  tarono  fieri  danni  a  questa  città.  Altri  e 
nella  vita  di  s.  Bonifacio  IV  di  Valeria;  piìi  terribili  furono  i  guasti  ch'ebbe  asof- 
e  perciò  il  Sabellico  la  chiamò  Ficus  Fa-  frire  da'saraceni,come  accennai  a  Saraci- 
lerius,  mentre  sorgendo  Valeria  presso  /^r.vco,  descritti  nel  febbraio  877  da  Papa 
il  lago  di  Fucino  nel  territorio  di  Marsi,  Giovanni  Vili  a  Carlo  il  Calvo,  ed  allo- 
è  tioppo  lungi  da  cpiello,  sebbene  al  dire  rasembra  che  rimanesse  abbamlonata.  Le 
di  Corsignani  anche  Vicovaro  fu  un  lem-  devastazioni  saracene  si  vogliono  segui- 
po  terra  de'lNlarsi,  poiché  egli  attesta  che  te  nel  precedente  875,  in  cui  corse  pe- 
la provinciaValeriacominciava  da  Tivoli,  ricolo  d'essere  distrutto  anche  il  vicino 
e  di  questo  egli  dà  diverse  notizie,  e^sen-  monaslero  di  s.  Cosimato;  ma  poco  do- 
dona  stato  vicario  generale.  D'altronde  pò  que'barbari  ne'dintorni  furono  scon- 
è  noto  che  nel  secolo  IX,  a  tempo  del  Bi-  (itti  dalle  milizie  diGiovanni  Vili  ediCar- 
Lliotecaiio,  perValeria  intendevasi  la  prò-  lo  il  Cah'o.  Inoltre  vuole  Calindri,  che  in 
■cincia  altraversata  dali'omonima  via,  e  cpiesto territorio  sieno  stati  disf itti  i  sara- 
peiciò  (juello  scrittore  volendo   indicare  crni  anche  nel  t)  1  (3,il  che  cornspondereb- 
che  il  l'apa  era  nativo  del   distretto  de'  be  alla  guerra  che  loro  fece  Giovanni  X. 
Marsi  nella  provincia  di  Valeria, si espres-  Nel  secolo  XII  sidle  rovine  della  città  an- 
se: fialiour  Marsoruìii  (le  cìK-ìtalr  1  ale-  tica  formossi  a  poco  a  poco  un  villaggio, 
r/V/,ed  il  Corsignani,  che  molto  ne  parla,  che  perciò  fu  dello  Ficus  I  ara/ce  /  tro- 
ia dice  già  diroccata  da'goli  e  in  parte  in-  tv/z/z/.v,  donde  procede  direllauieule  il  no- 


T  1  V 

me  motk'nio  di  Ticoi-aro.  Cencio  Came- 
rario cos'i  lo  nomili!)  nel  1191  nel  libro 
de'  Ce/ixi,  insieme  alla  chiesa  di  s.  Cosi- 
malo  de  Plcoi'nrio,  pel  censo  che  paga- 
va alla  chiesa  romana,  quella  stessa  che 
nel  1704  trovasi  indicala  nella  bulla  di  s. 
Gregorio  V^II  a  f;ivore  del  monaslero  di 
s.  Paolo  fuori  le  mura,  seinplicemenlecol 
nome   di  ìnonastcriuni  s.    Cosinatis  si- 
timi in  {•ale  Ti/jerina,  curii  omnibus  suis 
pertincntiis,  senz'altra  aggiunta,  indizio 
che   allora  Vicovaro  era  affatto  deserto. 
Però  Cencio  nomina  soltanto  la  chiesa  che 
pagava  il  censo,  sen)brando  che  il  mona- 
stero fosse  abbandonato.  Di  questa  chie- 
sa e  convento  de'minori  riformati,  forse 
eretti  sopra  antica  fabbrica  o  tempio,  cir- 
ca 27  miglia  lontana  da  Roma,  sulla  spon- 
da destra  della  via  consolare  in  un  ripia- 
no sorretto  da  rupi  bagnate  dal    rapido 
e  fragoroso  Aniene,  che  scorre  in  fondo 
in  una  valle  profonda  con  gran  mormo- 
rio, parlai  nel  voi.  LXX,  p.  290,  dicen- 
do di  sua  origine  da  s.  Benedetto,  il  quale 
fu  pure  all'altro  monastero  pressoVicova- 
ro,  di  cui  feci  cenno  a  p.  2  52.  I  riformati 
■vi  furono  stabiliti  nel  secolo  XVII.  Ivi  è 
un  avanzo  delTarcuazione  d'opera  reti- 
colata, che  servì  di  ponte  per  far  passa- 
re all'acqua  Marcia  il  fiume,  e  sotto  que- 
sti avanzi  sono  quelli  d'un  ponte  de'teiu- 
pi  bassi  distrutto  come  l'altro  dall'Anie 
ne.  Nello  stesso  i  191  Celestino  III  die  Vi- 
covaro in  pegno  agli  Orsini  suoi  parenti, 
che  divenutine  signori  l'  ampliarono,  vi 
costruirono  una  rocca,  e  lo  fortificarono 
in  guisa  che  nel  secolo  XIII  era  conside- 
ralo come  un  castrani  \' alile  forte.  ^e\ 
\ol.  LII,  p.  2i4  narrai,  che  nel  1  879  il 
cardinal  Jacopo  Orsmi  de'signori  di  Ta- 
gliacozzo  e  Vicovaro,  con  due  altri  car- 
dinali, ritiratisi  in  Tagliacozzo,  protesta- 
rono contro  l'intrusione  dell'antipapaCle- 
mente  VII,  alla  cui  elezione  aveano  con- 
tribuito. Alcuni  dicono  che  il  cardinal  Or- 
sini passò  poi  nel  feudo  di  Vicovaro  e  ivi 
mori  a'i5  agosto  1879;  ma  il  Febonio  ci- 
talo da  Corsìgaaui;  alferuia  che  cessò  di 


T  I  V  5 

vivere  in  Tagliacozzo,  e  fu  sepolto  nella 
chiesa  di  s.  Francesco  fondata  da  una  da- 
ma di  casa  Orsini.  Nel  secolo  XV  ebbe 
in  Vicovaro  i  natali  il  celebre  Marc'An- 
lonio  Coccio  sopra nnomatoSabellico, che 
tanlo  si  distinse  nella  letteratura  del  suo 
tempo:  discepolo  di  Pomponio  Leto,scris- 
se  la  storia  veneta,  della  cui  biblioteca  di 
s.  Marco  fu  conservatore,  ed  altre  opere 
storiche,  poetiche  e  letterarie,  ma  fu  po- 
co critico.  Il  p.  Gallico  ,  De  ilineribiis 
Roni.  Pontifleum,  a  p.  4>  liporla  il  dia- 
rio del  ceremoniere  Burcardo,  del  viag. 
gio  d'  Alessandro  VI  a  Tivoli  e  Vicova- 
ro per  abboccarsi  con  Alfonso  II  re  di  Na- 
poli, col  quale  erasi  itnparentalo  cavea 
fatto  coronare  a*  7  maggio  1 494-  Corsi- 
gnani  rifei  isce,  che  il  re  passò  per  Car- 
soli  con  gran  pompa,  egiunto  a  Vicova- 
ro, terra  allora  de'M.irsi,  si  abboccò  con 
Alessandio  VI,  di  che  vi  è  lapide  nel  pa- 
lazzo baronale.  Ricevè  i  due  sovrani  Vir- 
ginio Orsini  allora  principe  di  Vicovaro, 
con  magnificenza,  ma  poi  gli  costò  la  vi- 
tajpoichè  l'abboccamento  ebbe  per  iscopo 
di  collegarsi  contro  Carlo  Vili  redi  Fran- 
cia, che  slava  per  recarsi  allaconquistadel 
regno  di  Napoli.  Narra  dunque  il  p.  Gal- 
lico, che  a' 12  luglio  1494  ^erso  20  ore, 
Alessandro  VI  si  mosse  da  Roma  per  Vi- 
covaro, preceduto  dalla  croce,  da'cardi- 
nali,e  dal  sagrista  colla  ss.  Eucaristia  che 
precede  i  Papi  ne' viaggi,  e  lo  notai  in 
tale  artìcolo.  11  Papa  era  vestilo  d'amitto, 
camice,  cingolo, stola  e  cappello  cremesi- 
no,  cavalcando  uncavallo  bianco, gli  scu- 
dieri portandone  per  riserva  altri  7,  ol- 
tre i  muli.  Per  Campo  di  Fiore,  giunto 
a  s.  Maria  Maggiore,  licenziò  i  cardina- 
li, bensì  precedendolo  a  Ti  voli  il  cardinal 
Piccolomini  parente  del  ree  poi  Pio  III, 
e  restandone  6  per  accompagno  e  seguen- 
do ilss.Sagramenlo  con  poco  ordine.  Ar- 
rivalo a  porla  s.  Lorenzo,  il  Papa  disce- 
se da  cavallo,  ed  ascese  la  mula.  Nella  1/ 
ora  circa  della  notte  pervenne  a  Tivoli. 
Smontato  fuori  della  porta  dalla  mula, 
salì  in  sedia  e  fu  portato  a  s.  Francesco 


6  TI  V 

(gmm  adk  duca  di  s.  M^ii.d  Maj^.oie 
de'  ■mori  oKcrvanb)  da'  otladioi  e  da' 
aocà,  seguendolo  a  cavallo  i  cardiaalL  E- 
gmalmtmic  fborì  della  porta,  comcs  affi' 
cialium  tjrbmrtìmonam  in  nome  di  questi 
prefcotb  al  Papa  le  diiavi  ddla  dttà  fi- 
ne bacia.  Okmtro  la  portaera  atteso  dalla 
procgiiiiimc  del  clero,  cbe  coinlusie  il  Pa- 
pa a  delta  chiesa.  Venerato  il  ss.  Sa«ra> 
iBCiilo  Bell'altare  maggiore  con  molte  lor- 
cie,  geanfles«o  il  Papa  od  Cildistorìo  pa- 
ralo, il  ricario  dd  vescovo  di  Tivoli  dis«e 
i  versetti  e  l'oraiione.  Ahalosi  il  Papa  be- 
nedi  il  popolo  e  ooocesse  *-  anni  d'ioduU 
gema  e  altrettante  quarantene,  cbe  pub- 
Mtcò  il  diacono  cardinale  BaSseleSuarìo. 
lodi  il  Papa  fìi  condotto  nelb  contigua 
casa  del  convento,  nella  camera  sua  ono- 
rcnrfmcate  parata.  A'i3  luglio  circa  le 
ore  30,  in  sedia  il  Papa  partì  da  Tivoli 
per  Vioovaro,preoedoto  dalla  croce  e  dal 
ss.  Sagra  mento,  e  fuori  della  porta  montò 
a  cavallo  seguilo  da'memorati  7  cardina- 
li. Vìcìbo  alla  porta  di  Vioovaro  discese 
dalfa  nob  e  ■  pose  in  sedia,  e  fii  por- 
talo ndb  Aiemprope  ca*trum.  rìoeTuto 
oo'consoeti  onori.^el  di  seguente  per  lrat« 
lare  col  Papa  vi  si  recò  Alfonso  11,  in- 
centrato quasi  mezzo  miglio  distante  e  ac- 
conpagnato  a  caTalloda'7  cardinali,  doè 
CaraSi,  Costa,  Giovanni  Borgia,  Orsàni, 
PicooSnoiini,  Bìano,  e  Cesare  Borgia  che 
aaconi  non  avca  rincinrialo  la  porpora; 
non  die  da'prelati  e  braigl'ia  pontìGda. 
Trovato  il  re  e  toeti  da  cavallo,  i  cardi- 
■ali  gii  dierono  il  ben  «enolo  feltdtan- 
dolo,  il  re  cavaodofi  il  cappello  e  badao' 
deh  lutti,  indi  !o  pi  ecedei 000.  tranne  Pie- 
coloinin  e  Biaho  cbe  presero  in  mezzo 
il  re  come  diaconi.  Seguivano  4  p*^i  i 
prelati  e  gG  altri,  oltre  il  oot  leggio  regio, 
parte  del  quale  incedeva  ionanzi.Con  que> 
st'ordine  arrivati  a  Vico  varo  e  ncirospaio 
«Id  Papa,  r'/i  aula  rrx,  ft  ontne  »  niis  dimi- 
-u  rutti ensr*,ft  alia  armapndi  il  re  entrò 
ÓM  Ales«andro  VI,  cbe  lo  ricevè  sedendo 
per  noeveme  gli  om^gi  ;  •  roram  quo 
grauflexaspedcB,ct  manum  Papae,taia 


T  I  V 
sargens  in  gena  deosculalus  est  cardioa- 
libus  Papae  circomslaotibus,quiooosur- 
rexit,  et  cànirtra  sua  regem  ad  OBam  fc- 
oestFamdecamerareduceosperocto  mi- 
nata onios  borae  vel  arca  ibidem  «ecrete 
locutus  est ,  cardinalibus  aliquaotnium 
looge  drcomstaotibu*.   Post  coMoMlio- 
nem  bujosmodi  paud  ex  nobilibos  regìs 
osculati  sunt  pedem  Papa^  deiode  cai  - 
dioales  regem  usque  ad  ostiom  tccuodae 
camerae  babìtalionissuae,quaeetism  e- 
rat  in  dido  castro,  assodaraot  medium 
ioter  Carafa,el  Costa  praedidoc  inceden- 
te», et  aliiscardinalitMKf  ipMm  sequeoti- 
bus-Pervento  ad  bospitium  lioentiatiscar» 
dinalibus,  et  eis  peradis  gratiis  reoesse- 
runt  omnes  ad  sua  locadiverteotes.  Am- 
bo, vìddioet  Papa,  et  rex  bospitati  fue- 
runt  in  diete  castfO,etqiioadeorumper- 
nnas  commo^le  ;  et  prima  aula  ulnque 
serviebat,  ex  quo  Papa  ad  dexieram,  et 
rexad  sioistraro  dìvertebaot.Fueruot  cum 
rege  equites  mille  vd  dmtrr;  cum  Papa 
vero  5oo  vel  arca,  et  peditet  multi  ctim 
utroque.  Exidem  sero  rex  veni!  ad  Papam 
ad  cameram  suam,  et  com  co  mansìt  ad 
multas  bofas,cardioaribu«abseotibos.la 
maoe  sequeoti  (Papa)  venit  ad  camcrana 
regi«,  et  ibidem,  et  longo  tempore  simul 
fueruoL  lo  <«ro  rex  fèdi  ooenaoi  cum  Pa- 
pa; et  donavit  rex  badie  ao  renai,et  duo 
aka  vata  aurea  valocis  3ooo  ducatorum, 
vd  circa.  Venerantadoppidumcomipfo 
rege  qoamplores  turcae,  quorum  unus 
super  coida  in  arcum  pretensa  nud:«pe« 
dibos,  et  cum  cultellissub  pedibus  ligatis 
omnium  magna  admtratioaem  ambula- 
vi! etc"  A'  1 6  luglio  il  Papa  órca  ore  2  4 
»  equum  asorndens  recescit  ex  dido  opp<- 
do,  p>er  portam  «aperìorem,quem  assoda- 
vit  ad  sintstram  Papae  rex  equilans,car- 
dinalibos  Papam,  et  regeaa  sequeotibos. 
Crui ,  et  Saoramentoram  praeoedcbant 
Papam;  sed  magna  -  prd:tum  e- 

rat  ioter  eos.  Perver  ^     oium  rìvu- 

lum  aquae  viam  tran* versa oam,  qitae  di- 
stabat  a  Vico  va  rio  ad  medium  nnlliare 
«d  drca  rrx  a  PapaLcentialu*ircessit«d 


T  1  V 
Vicovaruiu,  et  Papa  ilei"  suuiu  versus  Ty- 
burlimi  piosecutus  est."  Circa  le  2  or  e  di 
notte  Alessandro  VI  giunse  a  Tivoli  e  si 
recò  nuovamente,  co' cardinali  e  prelati, 
a  dormire  nel  convento  di  s.  Francesco, 
iii  trattenne  inTivoli  il  i  7,6  nel  dì  seguen- 
te giovedì,  circa  le  ore  20,  Alessandro  VI 
ne  parli  per  la  porla  superiore,  ascenden- 
do il  cavallo  in  rocchetto,  preceduto  dalla 
croce  e  dal  ss.  .Sagramento,  eseguito  da' 
cardinali.  Entrò  in  Roma  per  porta  s.  Lo- 
renzo, in  mezzo  a'cardinali  Carafa  e  Co- 
sta, e  pel  rione  di  Trevi  si  recò  a  visita- 
re s.  JNlaria  del  Popolo,  elper^nani  Ty- 
heris,  probabilmente  quella  di  Ripelta, 
si  restituì  al  palazzo  Valicano.  Appren- 
do dal  Corsignani,  che  neprimi  anni  del 
secolo  passalo  nel  palazzo  baronale  vi  fu 
posta  una  lapide  per  memoria  dell'ablioc- 
can)enlo  d'Alessandro  VI  con  AlfonsoII. 
Nelle  guerre  d'Alessandro  VI  contro  gli 
Orsini,  neli5o3  il  Papa  richiamò  da  Pe- 
rugia il  celebre  nig."^  Bonafededi  s.  Giu- 
sto, e  immediatamente  lo  mandò  a  cam- 
po con  genti  d'armi  a  Vicovaro,  allora 
diGio.  Giordano  Orsini:  ma  dopo  un  me 
se  premurosamente  lo  fece  ritornare  in 
Roma  per  agevolare  a  Cesare  Borgia  l'ira- 
presa  di  Siena.  L'  opinione  che  Vicova- 
ro era  una  terra  fortissima  continuava  nel 
secolo  XVI,  e  ]Merula  lo  descrisse  a  quel- 
l'epoca come  un  castello  ciun  ìiatura  Io- 
li. Inni  opere  iniinitìssiinwn.  Egli  narra 
the  nell'assalto  datogli  neh  533  dalle  mi- 
lizie pontificie  di  Cleuìeote  VII,  vi  peri 
colpito  da  una  palla  Lodovico  Gonzaga 
óeìlo  IiOilo/nonte,  generale  delle  medesi- 
me. rSeli556  per  la  guerra  tra  Paolo  IV 
e  Fdippo  II  re  di  Spagna  e  delle  due  Si- 
cilie, il  viceré  di  Napoli  duca  d'Alba  u- 
tiilo  a'  Culonnesi  portò  il  terrore  e  la  di- 
struzione nella  Campagna  romana,  co- 
me descrissi  nel  voi.  LXV,  p.  2  34  e  ^^3- 
Il  Papa  prese  al  suo  servigio  Camillo  Or- 
,  si  ni,  capitano  as>ai  stimato,  ma  ricusò  lo 
stipendio  e  previde  un  esito  infelice  perla 
disparità  delle  forze;  nondimeno  in  Cam- 
pidoglio fece  elo  pienti  parlate  per   io- 


T  I  V  7 

Hamtuare  tulli  ad  alTrontare  il  neràìco. 
Il  re  di  Francia  si  collegò  con  Paolo  IV 
e  gli  mandò  un  esercito  comandato  dal 
maresciallo  Mouluc.  Cadde  nelle  mani  dei 
viceré  Tivoli,  ov'era  FrancescoOrsinicon 
4oo  fanti,  il  quale  vedendo  di  non  po- 
terlo difendere  perchè  debole  di  mura- 
glia e  vastodi  circuito,  con  l'aiuto  del  ma- 
resciallo e  del  Carafa  duca  di  Paliano  ni- 
pote del  Papa,  si  ritirò  a  Vicovaro.  Inva- 
no la  terra  rinforzossi  da  due  compagnie 
di  cavalleggieri  pontificii,  da  due  com- 
pagnie del  duca  di  Paliano,  da  4oo  ar- 
chibugieri e  da'fanti  dell'Orsini;  invano 
s'impegnarono  i  terrazzani  a  voler  prima 
morire  che  essere  vinti,  poiché  militan- 
do neir  esercito  del  viceré  ,  Vespasiano 
Gonzaga  figlio  dell'ucciso  Lodovico  sotto 
le  sue  mura,  ad  ogni  costo  voleva  espu- 
gnare Vicovaro  per  vendicare  il  padre.  Il 
viceré  richiesto  da  Vespasiano,  gli  man- 
dò in  aiuto  quasi  tutto  l'  esercito  e  vi  si 
recò  egli  stesso,  ed  a  fronte  degli  sforzi  de' 
difensori  di  Vicovaro,  e  di  Paolo  Giorda- 
no Orsini  loro  signore,  dovè  arrendersi 
il  I  ."ottobre,  espugnandosi  da'nemici  con 
inganno  e  tradimento  la  rocca.  Tivoli  e 
Vicovaio  assai  giovavano  al  viceré,  onde 
aver  libero  il  passo  delle  vettovaglie  pro- 
venienti dal  regno. Toltele  convicine  ter- 
re de'Colonnesi  e  altre,  dopo  la  presa  di 
Vicovaro,  prontamente  si  dierono  al  vi- 
ceré,come  Palombara,  Monticelli  e  s.  An- 
gelo, perciò  occupale  da'regi.  Le  milizie 
pontificie  non  poterono  impedire  i  pro- 
gressi delle  conquiste  del  fiero  duca  d'Ai- 
l>a;  e  non  riuscì  a  Giulio  Orsini  di  pren- 
dere Piglio,  ad  onta  di  sue  notabili  for- 
ze, onde  i  romani  vedendo  il  vittorioso 
nemico  quasi  alle  porte  di  Roma,  erano 
palpitanti  di  soggiacere  a  tremende  scia- 
gure. Nel  1377  però  le  milizie  papali  e 
quelle  ausiliarie,  dopo  la  ricupera  di  O- 
stia,  fecero  toruare  all'  ubbidienza  di  s. 
Chiesa  s.  Angelo  e  altri  luoghi  circostan- 
ti: Tivoli  fu  abbandonato  dal  conte  di  Po- 
poli,chein  tanta  commozione  diffidava  di 
poter  difenderlo,  passando  colle  sue  gen- 


8  T  I  V 

lia  Vicovaro;  intanto  ribelIaDdosi  Rovia- 
no  e  alili  castelli.  Vicovaro  fu  assedialo 
e  preso  da'  pontificii  a*i4  fcbJMaio,  con 
grande  strade  del  ticrnico.  Questa  libe- 
razione di  Vicovaro  si  vede  di()iiila  nel 
giardino  esistente  nella  gran  sala  del  pa- 
lazzo baronale.  11  Cariala  clie  nella  Sto- 
rta (li  Paolo  lì  fece  la  descrizione  di 
(jiiesl*  infelice  guerra,  narra  che  tulio 
1'  esercito  ecclesiastico  rivoltosi  contro 
Vicovaro,  e  trovatavi  valorosa  resisten- 
za, gli  convenne  batterlo  per  5  gior- 
ni continui,  in  capo  de'quali  aperla  co- 
moda breccia  e  dato  animosa  mente  l'as- 
salto, ad  onta  delle  prodezze  opposte  in 
principio  dagli  assediati,  niciilre  e^^si  ti- 
tubavano di  ritirarsi  nella  rocca  o  di  ar- 
rendersi, gli  assalitori  entrarono  con  lau- 
ta rabbia  nel  castello,  che  tra  tedeschi  e 
spaglinoli  ne  tagliarono  a  pezzi  da  4tJo; 
e  il  duca  di  Paliano  con  istento  potè  sal- 
vare un  de'capi  con  [ìienderlo  in  groppa 
del  suo  cavallo.  Due  altri  capitani  con  3o 
fanti  rifugiatisi  nella  rocca, furono  costret- 
ti immediatamente  a  cedere  salva  la  vi- 
ta.Tali  coiKpiisle,  tulle  avvenute  nel  cor- 
so d'un  me>e,  per  rallegrare  la  hepiclan- 
teRonia  visi  (ecei()coniparire4  pt-'''^'d'di'- 
liglieria  tolti  in  Oslia  anemici,  e  alcuni 
stendardi  porlati  da  Vicovaro  con  diver- 
si nobili  piìgìonieri,  che  il  Papa  volle  ri- 
cevere in  pubblico:  l'ailegiezza  di  Iloma 
fu  indicibile,  eilgiau  Paolo  IV  tiandoan- 
die  in  questo  saggio  di  sue  emiueuli  vir- 
tù, liberò  i  yo  prigioni  e  die  loro  delle 
somme  per  ritirarsi  in  luogo  sicuro,  di- 
chiarando nuovamente,  eh'  egli  non  ac- 
consentiva alla  guerra  per  diletto  degli  al- 
trui danni,  ma  per  difendere  la  maestà 
della  s.  .Sede  vilipesa,  e  consci  \aie  i  suoi 
duininii,  essendone  egli  feilele  ainmini- 
sliatore.  Il  redi  Francia  frattanto  inviò 
a  Iioma  il  duca  di  Guisa  ct»n  altro  eser- 
cito, il  (piale  pei  operare  un  [«jleiilc  di- 
versivo portò  il  teatro  della  guerra  iiel- 
r  A  biu?zo,o  ve  léce  alcune  coiupiistei  men- 
tre le  milizie  ponlilicie  guidale  da  Giu- 
lio Orsini  e  da  allii  capilaui  riuuovaiu- 


T  I  V 

no  la  lagrituevole  guerra  della  Campa- 
gna romana,  per  bberare  i  luoghi  occu- 
pati da'neinici  e  da'Colonuesi  ribelli,  ma 
colla  peggio,  onile  il  duca  ili  Guisa  cele- 
remenle  si  recò  a  Tivoli.  La  storia  lim- 
proveia  al  duca  di  Fallano  e  al  marescial- 
lo Strozzi,  perchè  dopo  l'impresa  di  Vi- 
covaro non  riconquistai  Olio  la  Campa- 
gna, operazione  agevole  per  essere  il  vi- 
ceré preoccupalo  alla  dilesa  dell'Abi  uz- 
zo, evilando  così  la  desolante  guerra  che 
nuovamente  le  piombò  sopra  a  vieppiù 
rovinarla.  Finalmente  nel  settembre  si 
fece  la  sospirata  pace.  Gli  Orsini  ritenne- 
ro la  signoria  di  Vicovaro  fino  al  secolo 
X\'ll,equal  feudo  di  principato  nel  i  G72 
il  principe  Lelio  Orsini  duca  di  Hraccia- 
no  lo  vendè  a  Paolo  e  Ferdinando  figlio 
conti  Bolognelli  di  Bologna.  Nola  il  Can- 
cellieri vnt  Poss(.'ssì  di' Poìitc fili ^t\  p.38o, 
chei  nolognetli  assai  si  arricchirono  e  nel 
1  ()8  J  giunsero  a  possedere  1  00,000  scu- 
di di ciiliala,già  vantando  nella  loro  stir- 
pe il  cardinal  Alberlo  Bolo^iwlli.  Nin- 
no de'  fratelli  per  evitar  spese  essendosi 
aimnoglialOjlafitmiglia  nel  I  G8G  si  eslin- 
se  col  prelato  Bolognelli.  Dipoi  fu  adot- 
tala per  la  successione  allia  famiglia  di 
egiial  nome,  che  ebbe  tra'suoi  illustri  il 
cardinal  Mario  Z^o/og'm'///  nato  in  Vico- 
varo,  ed  in  Roma  possedè  l'ora  Palaz- 
zo Toi-loiiia  a  piazza  /  eiiczia  (J  .),  c- 
slinla  la  quale  e  l'eredità  molto  diinìniii- 
ta,  col  possesso  di  Vicovaro  passò  nel  con- 
te Virginio  Cenci, che  assunse  anco  il  co- 
gnome di  Bolognelli.  La  romana  nobilis- 
sima famìglia  Cenci  vanta  diversi  cardi- 
nali, di  cui  scrissi  le  biografie:  già  suo  fu 
il  Monte  (lc'(\'iìri con  p.il.izzo,  di  cui  ri- 
pai  lai  nel  voi.  LXXV,  p.  i  43.  olire  il  l'/t- 
liizzo  j>(il(>i^/iclli[^/  .)  sulla  pia/za  tiel  Ge- 
sù. Della  famigerata  Beatrice  Cenci,  e  de' 
luoghi  ove  trattai  di  essa  e  della  nobile 
iaiiiiglia,  allre  paiole  aggiunsi  nel  voi. 
L\  \l  ll,p.  9.0 3.  Fui  Olio  I  Bolognelli  che 
in  \  icovaio  ampliarono  il  palazzo  b<iio- 
nalc,  e  iifabbiicarono  III  chiesa.  Raccoii- 
lai  a  Sum.vco  il  viaggio  di  Pio  VI  per  con- 


TI  V 

sngfare  la  magnifica  collegiata  da  lui  ri- 
fabbricata. Leggo  nel  n.°j5o2  del  Dia- 
lio  di  Roma,  die  luued'ì  mattina  i  8  mag- 
gio i  789  da  essa  partì  il  Papa,  e  per  Ti- 
voli prosegm  il  viaggio  per  Vicovaio, fèu- 
do del  conte  Girolamo  Bolognetti,  il  qua- 
le per  diaioslrare  la  di  lui  venera/ione, 
avea  latto  erigere  un  grande  arco  nella 
strada  presso  la  posta  de'cavalli  (ora  nou 
più  esistente),  ornato  di  varie  statue  rap- 
presentanti altrettante  virtù, di  emblemi 
e  iscrizioni.  La  principale,  che  ricavo  da 
mg."  Brancadoro,  P/o  /  lìnSubiaco,*ì\- 
ceva:  Pio  V I.P.  31.  Suhlacum  sui  benc- 
Jìciis aiictum  nroficisccnti, Hieroìiynìus 
BologiicUi  Pici  f'arii  bar.fclicitnkin 
prccatur.  Essendovi  presso  l'arco  divei- 
se  botteghe,  il  conte  le  ridusse  a  forma  di 
galleria  con  vaghi  ornamenti,  con  solda- 
lesthe  del  luogo,  ivi  disponendo  vari  rin- 
freschi pel  Papa  e  sua  fan)igiia.A'25  mag. 
gio  Pio  VI  partì  da  Subiaco,  e  ripassan- 
do per  Vicovaro  e  Tivoli  si  restituì  a  Ro- 
ma. Egualmente  a  Subiaco  narrai  la  vi- 
sita  che  di  Vicovaro  nefeceGregorioXV  I, 
partendo  da  Tivoli  a'29  aprile  1 834,  e  ^^ 
commoventi  festive  e  sincere  dimostra- 
zioni di  venerazione  ricevute  lungo  la  via 
Valeria  e  Sublacense,  massime  dalle  co- 
muni ivi  nominate,  e  qui  solo  ricorderò 
quelle  di  Castel  Madama,  Vicovaro,  Sa- 
racinesco, Anticoli  Corrado,  e  Koviano; 
non  che  di  essere  entrato  ad  orare  nella 
chiesa  di  s.  Cosimalo  (nel  suo  convento 
vi  avea  desinato  da  cardinale  1*8  ottobre 
1 83o,  reduceda  Subiaco,indi  visitò  Vico- 
varo  e  la  sua  chiesa).  I  quali   festeggia- 
nieuli  si  ripeterono  a'2  maggio  nel  ritor- 
no a  Tivoli, ripassando  per^  icovarOjUuo- 
vamente  rallegrata  dalla  sua  presenza. Di 
questa  anche  il  regnante  Pio  IX  onorò 
Vicovaro  nel  1847,  sia  uell' andare  che 
nel  ritorno  da  Subiaco  a'27  e  3  i  tuaggio. 
Leggo  nel  u.°  i33  del  Giornale  di  ilo- 
ma  del  1  85?.,  che  a'22,  23  e  24  iwagg'*^ 
ebbe  luogo  l'apertura  della  fiera  conces- 
sa dal  Papa  a  Vicovaro,  con  gran  con- 
corso delie  circoal-iuli  popolazioni,  tratte 


TI  V  9 

colà  anclie  per  godere  le  giocondità  fatte 
dal  comune.  Che  molte  e  varie  furono  le 
merci  esposte  alla  vendila,  insieme  a  co- 
pioso bestiame,  ed  elFettuaronsi  nume- 
rose contrattazioni.  V'intervenne  il  car- 
dinale Altieri  allora  presidente  di  Roma 
e  Comarca  (ora  essendolo  il  cardinal  Ro- 
berto Roberti),  albergato  nel  grandioso 
palazzo  del  principe  del  luogo  il  conte  A- 
lessandro  Bolognetti  Cenci  (che  Gregorio 
XVI  promosse  da  colonnello  delle  mili- 
zie pontificie  a  castellano  di  Castel  s.  An- 
gelo). Il  comune  non  ommise  diligenze  e 
spese  perchè  nulla  mancasse.  Pufeiisce 
INibby,  che  la  pianta  dell'antica  città,  co- 
mesi traedagli  avanzi  delle  mura  primi- 
tive esistenti  e  dalla  natura  del  kiogo,può 
ridursi  a  un  parallelogramma,  diviso  in 
città  inferiore  e  in  città  superiore  ossia 
acropoli.  A  pie  della  città  an  tica  dal  can- 
to di  Tivoli  la  via  consolare  è  attraver- 
sata dal  Ronci,  rivo  che  scende  dalle  fal- 
de del  Lucrelile, e  va  a  scaricarsi  ivi  dap- 
presso nell'Aniene.  Questo  traversasi  so- 
pra un  ponte  moderno  :  anticamentesem- 
bra  che  fosse  raccolto  in  un  acquedotto, 
del  quale  rimangono  ancora  le  vestigia. 
Di  là  da  esso  a  destra  è  una  chiesa  ru- 
rale dedicata  alla  ss.  Vergine  sotto  la  de- 
nominazione di  Madonna  di  Vicovaro  e 
Madonna  del  Sepolcro.  Di  là  da  essa  è  un 
bivio:  la  via  a  sinistra  continua  a  seguir 
le  Iraccie  della  Valeria,  quella  a  destra 
scende  a  un  ponte  sull'Aniene,  che  esistè 
ne'tempi  antichi,  rimanendo  ancor  le  ve- 
stigia del  primitivo,  sulle  quali  fu  edifi- 
cato il  moderno.  E'questa  una  prova  che 
il  bivio  è  antico  anch'esso,  e  che  la  via 
di  là  dal  ponte  è  un  diverticolo,  il  quale 
oltre  mantener  le  comunicazioni  con  Sas- 
sola ed  Empulum,  penetrava  nel  paese 
degli  ernici.  Ora  scendendo  al  ponte,  sot- 
to le  case  moderne  è  ancora  visibile  l'a- 
vanzo del  recinto  che  chiudeva  la  città 
bassa:  i  massi  irregolari  sono  di  pietra  lo- 
cale, specie  di  travertino,  e  il  fiume  sem- 
bra che  scorresse  in  origine  più  vicino  al- 
le mura.  Queste  esfendo  rimaste  corro- 


in  T  1  V  T  I  V 

se,  vrnnoro  rinfiancatc  nrl  VII  secolo  ili  cnln  n  s.  Pietio,  ed  è  succeilulo  alla  ba» 
llonia.  Acauli  a  (jiieoto  avanzo  si  licnno-  silic-a  creila  a  onore  dello  slesso  sanlo  da 
sce  ancora  un  residuo  dello  speco  del-  Papa  s.  Simmaco  del  .\qS,  un  miglio  piìi 
l'anlico  acqiiedollo  di  Claudio,  livellilo  verso  Tivoli  nel  fondo  tracciano  o  Faci- 
di  signirio,  il  quale  traversava  in  questo  ìiiano,chesicliiaraòs.  PietroVeccliio.  La 
punto  l'Aniene  nella  dilezione  del  ponle  chiesa  odierna  fu  riedificata  ne!  i  7 5 5  dal 
nltiiale,  moderno  e  a  3  archi,  esistendo  conte  Oiiolaiuo  Mainandino  Rolognetti. 
gli  avanzi  di  massi  (junflidalcri.  Sull'in-  1..'  grande,  hen  mantenuta,  ma  d'archi- 
gresso  poi  sono  avanzi  coiisidcrnhili  d'un  telliira  non  corretta,  e  ornala  di  quadri 
arco  di  opera  laterizia  bellissinia,  che  può  non  ispregevoli  del  Muccini  che  sull'ai- 
credersi  «lei  tempo  di  Traiano;  e  proba-  lare  maggiore  rappresentò  Gesù  Cristo 
bilmento  fu  creilo  come  un  monumento  che  aflìda  a  s.  Pietro  il  suo  gregge.  Per 


-OD'- 


che  attestasse  i  grandi  restauri  e  miglio-  la  strada  ampia  che  si  apre  a  occidente 
lamenti,  che  quell'imperatore  recò  agli  «lei  diiomosi  [lerviene  ad  un  grazioso  lem- 
acquedotti,  specialmente  della  Marcia  ,  pietto  (erroneamente  Calindn  lo  chiama 
della  Claudia  e  dell'Aniene  Nuova.  Do-  rotondo,  di  s.  Maria,  e  fabbricato  da'Sa- 
po  il  bivio  notalo  di  sopra,  la  strada  gran-  velli  nel  i4oo)  oltagono,  di  cui  pubblicò 
de  sale  a  Vicovaro,  alla  destra  trovando-  il  disegno  e  la  descrizione  V  Album  dìRn- 
si  la  chiesa  di  s.  Antonio,  ornata  di  pie-  iiitt  t.  i  3,  p.  c),  eretto  circa  la  metà  del 
colo  portico  sosleniito  da  4  colonne  an-  secolo  XVI  dagli  Orsini  conti  di  Taglia- 
tiche  di  bieceia  con  capitelli  d'ordine  do-  cozz.o,  signori  di  Vicovaro,  e  dedicato  da 
rico,  che  per  la  forma  richiamano  quel-  Giovanni  vescovo  di  Trani  (conviene  au- 
le delle  cariatidi  del  Pandrosio  d'Alene,  ticiparne  1'  epoca,  poiché  trovo  nell'  U- 
licchieben  lavnrali,  Pirsea'tempidiCIau-  ghelli,clie  GiovanniOrsini  abbate  di  Far- 
dio  o  Nerone.  Di  là  da  questa  chiesa,  do-  fa  ne  fu  fwtto  arcivescovo  a'  23  dicem- 
"ve  si  volge  a  sinistra  per  salire  alla  ter-  bre  1  4 'J'O  e  governò  ic)  anni,  dopo  i  quali 
ra,  veddusi  a  destra  gli  avanzi  deiricin-  morì)  a  s.  Giacomo  apostolo.  Pare  ne  fos- 
to  primitivo  della  cittadella  di  Varia.  1  se  1'  artefice  Simeone  discepolo  di  Disu- 
massi sono  grandi,  ma  meno  irregolari  nellescoarchileltoe  scultore, che  ainmae- 
di  quelli  della  cinta  inferiore;  messi  pe-  slrò  i  suoi  allievi  nelle  due  arti,  e  mori 
rò  insieme  senza  badare  allatto  al  rihai-  a  Vicovaro.  La  facciala  rivolta  a  orieu- 
timenlo  delle  commelliture;  il  muro  è  a  te,  ch'è  la  principale,  presenta  grandi  pi- 
doppia  fodera  e  conservasi  ancora  la  trac-  lastri  sporgenti  da' vertici  della  figura  e 
eia  della  porla  antica  della  cittadella. Voi-  sul  capo  sorreggono  una  statua;  i  tlue  di 
gendo  a  destra  entrasi  nella  strada  che  f.iccia  a  quelli  che  solloslanno  agli  archi 
ricorre  parallela  (piasi  alla  via  consola-  della  parte  sono  incavali  da  nicchie  le  qua- 
re,  e  tli  là  dalla  porla  orientale  della  ter-  li  ricevono  le  figure  in  marmo  de'ss.  ite- 
rasi unisce  con  osa  presso  l'osteria. Lun-  tro,  Andrea,  Gio.  battista,  Catarina,  A- 
go  questa  via  sono  frammenti,  pezzi  di  gala  e  altri:  sull'attico  che  sovrasta  alla 
colonne,  un  capitello  ionico  e  altro  do-  cornice  poggia  una  calotta  sferica  con  gra- 
rico  simile  a'descritti.  Dopo  la  chiesa  di  dinata  all'  estradosso  e  sul  cui  estremo 
s.Salvatoie  incontrasi  la  casa  del  governa-  spicca  il  patrono  s.  Giacomo.  .Sulla  por- 
tore,  architettura  del  secolo  XVI,equin-  ta  ilov'è  l'iscrizione,  riportala  anche  ria 
di  si  giuiii^e  alla  piazza  del  Duomo,  do-  (ìorsignaiii  e  da  IVibby,  vedesi  espressa  in 
v'è  una  ff)ntana  per  la  quale  fu  posto  in  basso  rilievo  la  b.  Vergine,  alla  quale  i 
uso  un  sarcofago  antico  striato  colle  fi-  ss.  Pietro  e  Giacomo  presentano  Fran- 
gurc  de'coniugi  pe'quali  servì,  e  del  gè-  cesco  e  Giovanni  Orsini  che  ordinarono 
liiu  d'Imene  fra  loro.  Il  duomo  è  dcdi-  <juesto  lavoro.  Divotissinia  è  l'espressio- 


T  T  V 

ne  degli  angeli  ivi  efiigiati,  nel  vano  del 
frontespizio  e  sorreggenti  lostemnia  Or- 
sini, ed  hanno  la  grazia  propria  di  quel 
secolo:  queste  sculture  a  molta  diligenza 
di  taglio  uniscono  secchezza  di  mosse,  e 
l'architellura  risente  del  gotico  nelle  co- 
lonnine sfilate.Tuttavolta  l'edifizio  è  svel- 
to, isolato  e  tutto  di  marmo,  riuscendo 
vago  e  ricco.  Nell'interno  un'  iscrizione 
ricorda  il  nome  di  Francesco  conte  di.Ta- 
gliacozzo  che  lo  fondò,  e  quello  di  Pio  II 
(altra  prova  che  fu  eretto  subito  dopo  la 
metà  del  secolo  XV)  che  lo  dotò  d'indul- 
genze: un'immagine  delia  Vergine  Ad- 
dolci ala,  che  ivi  si  venera,  è  ben  disegnata 
ed  egregiamente  dipinta.  Nel  palazzo  ba- 
ronale meritano  particolare  rimarco  gli 
avanzi  del  pavimento  d'una  dell'antiche 
vie  della  Varia  d'Orazio,  costruito  al  so- 
lilo di  lava  basaltina,e  sul  quale  sono  fon- 
date le  case  moderne.  11  paktzzo  in  parte 
è  opera  degli  Orsini,  di  cui  si  conserva- 
no le  armi,  fondato  fino  dal  secolo  Xlll, 
ed  in  parte  è  de'  liolognetti  successori 
nel  feudo.  Sul  i. "ripiano  delle  scale  vi  è 
incastrato  nel  muro  un  cippo  sepolcrale 
con  iscrizione  di  IMunazia  liburlina.  Più 
importante  è  il  marmo  seguente,pure  af- 
fisso nel  muro,  e  che  sembra  servito  di 
piedistallo  al  tiburtino  Marco  Elvio  Ru- 
fo magistrato  che  edificò  un  bagno  a'cit- 
tadinidel  municipio  e  agli  abitanti  di  Va- 
ria. Salendo  al  2.° ripiano  vedesi  rimpet- 
to  la  lapide  di  Valeria  IMassima,  la  cui 
scoperta  decise  la  questione  del  sito  della 
villa  d'Orazio,  e  di  cui  feci  parola  nel  voi. 
LI  V,  p.  9,  con  Nibby  in  Sabina,  il  quale 
la  determinò  nella  valle  di  Licenza  pres- 
so il  villaggio  omonimo  ne'dintorni  di  Vi- 
covaio,  come  dirò  parlando  di  Licenza  e 
Rocca  Giovane.  Aderente  alla  piazza  ba- 
ronale è  la  porta  superiore  di  Vicovaro, 
per  la  quale  pocodopo  si  raggiunge  la  via 
Valeria:  incontro  l'osteria  di  Testaccio 
sono  belli  esempi  di  petrificazioni  fluvia- 
li, che  mostrano  a  quale  altezza  ne'tem- 
pi  anteriori  alla  storia  giungesse  in  que- 
sto sito  il  livello  del  fiume.  Si  giunge  poi 


T  l  V  ,  t 

alla  chiesa  di  s.  Rocco,  indi  si  apre  una 
veduta  magnifica,  alla  quale  mollo  con- 
trd:)uisce  il  convento  di  s.  Cosimato  coro- 
nato di  cipressi  e  posto  sopra  rupi  gial- 
lastre. Presso  questa  chiesa  a  sinistra  so- 
no le  vestigia  d'una  gran  conserva  spet- 
tante a\  fundus  f  alen'aiius,  del  quale  fe- 
ci cenno  nel  luogo  citato.  Sulla  via  Va- 
leria, fra  Tivoli  eVicovaro,  è  a  destra  una 
torre  del  secolo  XIII  setuidiruta,  e  intor- 
no ad  essa  le  vestigia  d'un  recinto  dello 
stesso  tempo,  avanzi  del  Ca.uriun  Sac- 
comurus,  nel  tev;ritorio  dell'antica  Carne- 
ria,  secondo  Nibby,  e  fino  al  secolo  XV 
apparisce  proprietà  degli  Orsini,  e  sul  fi. 
nir  di  quel  secolo  restò  abbandonato.  Si 
crede  che  in  origine  f)sse  costruito  da'ti- 
burtini  per  repiimere  le  scorrerie  degli 
Orsini  signori  di  Vicovaro,  i  quali  poi  se 
ne  impadronirono  e  In  fortificarono,  al- 
tri dicendoli  suoi  edificatori.  Nel  1821 
presso  il  castello  fu  scoperta  l'  iscrizione 
in  marmo,  la  quale  venne  rial/ata  sul  luo- 
go stesso  a  sinistra  della  strada,  e  ricor- 
da Caio  Nenio  Dasso  quatuorviro  in  Ti- 
bur,  maestio  Erculaneo  e  Augustale, pre- 
fetto de  fabbri  di  Marco  Silano  in  Car- 
tagine ov'era  proconsole,  la  cui  figlia  spo- 
sò il  crudele  Caligola,  il  quale  obbligò  poi 
il  suocero  a  tagliarsi  le  vene. 
Governo  (V  Arsoli. 
Arsoli.  Comune  della  diocesi  di  Tivo- 
li, capoluogo  del  governo  del  suo  nome, 
con  residenza  del  governatore,  lungi  da 
Roma  più  di  miglia  87  e  da  Tivoli  i  8.  Il 
suo  territorio  in  monte  e  in  colle,  assai 
ferace,  somministra  precipuamente  buo- 
ne uve  e  olive,  cereali,  massime  il  gran- 
turco, frutti,  ghiande  e  pascoli.  Giace  in 
bella,  amena  e  fiesca  posizione,sopra  una 
collina,  proveniente  dalla  punta  del  mon- 
te s.  Elia,  uno  de'più  alti  della  contra- 
da; sulla  sponda  tiestra  d'un  rivo  che  per 
la  freddezza  dell'acque  dà  nome  alla  ter- 
ra di  Riofreddo,  presso  la  quale  nasce  e 
donde  scendendo  di  balza  in  balza  fascia 
verso  oriente  Arsoli,  ove  passando  sot- 
to il  palazzo  b;uonale  si  denomina  Fos- 


la  T  I  V  TI  V 

so  (li  So-Ciisttll(K  e  scorrendo  perla  l'acqua  Marcia,  denoiiiiuazionecliericor- 
\alle  die  a  mezzodì  d'Arsoli  si  spalanca,  da  le  sorgenti  di  queiruccjua  f  mid'.a,  die 
va  a  mescersi  nell'  Aniene,  dopo  essersi  ivi  solto  sbucciando  va  oggi  a  perdersi 
Bccresciulodcgli  scoli  cliediscendono  dal-  nel  fiiiinicello,  che  scende  da  Uiofreddo 
le  Talde  ile'moiili  altmeiiti,  e  pai  licolar-  e  di  là  iiLirAiiieiie.  La  strada  verso  il  rni- 
meiiledelle  belle  e  lim[)ule  sorgenti  della  glio  3j  1/2  [ìassa  fra  bellissime  ipiei  eie; 
iìiinosa  ac(piaMarciu.  Arsoli  sorge  a  levan-  pui  s' iiicuiilra  una  Croce  die  aiiiiuiiziu 
te  iliTivuli  in  aria  salubre, e  vi  si  pei  viene  ja  vicinanza  del  paese,  ed  ivi  si  Liscia  a 
per  la  viaValeriaAprulma  lasciandoalde-  sinistra  un  sentiero  che  mena  aRoviano. 
Siro  lato l'Aiiiene  e  l'eccellente  viaSubla-  Qai  noterò,  che  il  tronco  della  penulti- 
cense.DicelNibhy,  cheadAisoli  si  va  per  la  ma  di  delle  quercic,  mezzo  arsa  e  mezzo 
via  Valeria,  la  (jiiale  dopo  essere  jiassala  verdeggiante,  vedesi  ridotto  a  rustica  e- 
solloUoviano  lascia  a  delira  la  via  Nero-  dicola  in  cui  si  venera  d.iviand.uili  una 
iiianaSiiblaceiiseesolca  la  vallearsolanao  divota  slaluella  della  B.  Vergine.  Nella 
dell'acqua  Alarcia, deliziosissima  per  ugni  pendenza  pui, ossia  scesa  del  monte,  a  de- 
riguardo:  e  la  via  antica  dopo  un  miglio  stia  della  strada,  ne'decorsi  ottobre  e  no- 
e  mezzo  raggiunge  la  delta  strada  gran-  veinbre  1  8  jji, apertosi  dall'odierno  priu- 
de  moderna,  cli'è  liacciata  in  parte  sulle  cipe  Massimo  uno  scavo,  vi  si  trovarono 
sue  vesligia,  e  in  parte  se  ne  distacca  di  diversianlichi  paviineiilidi  musaicobian- 
poco;  ma  ne  segue  però  sempre  laiula-  co  e  nero,  uno  de'  quali  serviva  ad  una 
mento,  esigendolo  la  natura  de'  luoghi,  camera  lunga  palmi  35  e  larga  2  5,  con 
INe.i  1. "tratto  si  passa  sopra  il  bel  ponte  an-  uiolti  avanzi  di  pittura,  di  stucchi  e  di 
ticodi  pielresquadialeun  iigagnolo:que  marmi  colorali,  indizi  tulli  di  aver  quel- 
ito ponte,  che  forse  devesi  a  Nerva,  nel  la  fabbrica  appartenuto  a  qualche  cospi- 
liordiiiamenio  della  via,  ha  1^  piedi  di  cuo  personaggio, che  l'avea  costruita  sulla 
lunghe/za  e  1  8  di  larghezza.  Stralonico  lo  via  Valeria, i  di  cui  avanzi  anche  ivi  appa- 
thiamò  r  Olslenio,  teutonico  col  volgo  i-isconotracciatidaenormipielredidiver- 
l'appella  il  l'\ibietli.  Di  questo  ponte  si  se  forme.  Passato  il  miglio  36  molti  ri- 
leiiiioiio  alcune  eiuilizioni  naW  AUniin  di  easiioli  traversano  la  via  e  scendono  nella 

co  ^  PO 

J\oiiiii  1. 1  2,  p.  2(j(),  in  uno  alla  lapide  se-  valle,ed  a  vanti  alla  chiesa  di  s.  Bartolomeo 
polcrale  anni  addietro  disotterrala  pres-  de'fiati  del  3."  or<line,  si  entra  nella  ter- 
so il  medesimo  a  oriente,  mentre  dipoi  si  ra. Confina  essaco'lerrilorii  di  Riofreddo, 
rinvennero  quasi  interi  scheletri  umani,  Roviano,  Marano,  Cervara,  ed  Oricola 
la  lumulazione  de'quali  tutti  presentava  (o  Auricola  che  vuoisi  così  denominata 
i  caralleri  ilell' antica  età,  in  potlere  vi-  Jalle  sentinelle  che  ne'lenipi  feiulali  sta- 
cino  alla  parte  occidentale  del  ponte,  che  vano  in  ascolto,  per  dare  l'avviso  se  il  ne- 
8Ì  vuole  essere  già  stato  al  livello  di  esso,  mico  avvicinavasi  a  Civita  C.uenzia), 
6i  crede  quindi  potei  si  stabilire  come  il  paese  che  vedesi  sulla  punta  d'  un  colle 
bivio  della  via  Sublacense  e  della  Vale-  jn  poca  disianza  e  spellante  al  regno  di 
ria(già  magndica  (pianto  rAp[)ia  e  la  La-  Napoli,  non  checon  altri  limili  del  regno 
lina), non  lijsse  alla  stazione  ad  Lainnas,  ili  medesimo,  nel  (juale  si  ha  ingresso  per 
cui  li.'ci  paiola  nel  voi.  LX.\,p.  242  e  258,  l'adiacente  via  che  comhicealla  Valle  del 
né  all'odierno  thverlicolo  d'Arsoli,  ma  in  Cavaliere  ed  a  Cars(jli;  de'  (piali  luoghi 
un  quasi  medio  punto  fra  questi.  Dove  la  regnicoli  riparlai  a  Fescina.  I  suoi  fabbri- 
strada  moderna  si  unisce  all'aulica,  veiso  cali  sono  numerosi  e  decenti.  Bellissimo 
il  miglio  35, si  vede  a  sinistra  una  soslru-  il  palazzo  baronale  de'principi  Massimo, 
zione  di  [)oligoni  falla  a  guardia  tlcll.i  via,  de'(piali  tratt.ii  ancora  a  I\ilir.zn  .ìfii.s- 
e  dono  b'mcouUa  lu  chiesa  dis.  Manu  del-  situi  (/  .),  antichissima  e  nobilissima  fa 


TI  V 

miglia  romana  de'marcbesi  di  Baldac- 
chino^ elle  Leone  XII  elevò  al  grado  di 
principi,  quando  con  breve  pontificio  del 
1825,  secondo  Marocco,  eresse  Arsoli  io 
principato,  e  divenendo  il  titolo  del  pri- 
mogenito, quindi  pel  i.°ne  fu  insignito 
1'  eruditissimo  e  odierno  principe  d.  Ca- 
millo Massimo,  soprintendente  generale 
delle  Poste  pontifìcie.  Questi  narra  nel- 
le sue  importanti  Notizie  istoviche  della 
Villa  Massimo  alle  Terme  Dioclezia- 
ìie,  che  l'acqua  Marcia,  in  origine  nomi- 
nata Aufija,  condotta  a  Roma  la  invol- 
ta dal  re  Anco  Marcio,  che  le  die  il  suo 
nome,  secondo  Frontino  avea  la  sorgen- 
te nelle  montagne  di  Ttigliacozzo,  ma  il 
Fahretti  di mostrò,e più dilFusaniente spie- 
gò il  Cassio,  che  le  sue  sorgenti  sono  nel- 
le vicinanze  d'Arsoli.  Quest'acqua  è  d'u- 
na qualità  tanto  squisita,  che  mosse  Tra- 
iano a  proibire  di  servirsene  ad  altri  usi 
e  solo  per  bevanda,  comechè  data  a  R.0- 
ma  come  un  gran  dono  di  Dio,  al  dir  di 
Plinio.  ]\Ia  si  pregevole  acqua,  trovando 
il  suo  corso  interrotto,  rivolse  le  sue  be- 
neficenze alle  contrade  più  vicine  alle  sue 
sorgenti,  ed  è  perciò,  che  la  fresca  e  sa- 
lutifera acqua,  di  cui  gode  la  terra  d'Ar- 
soli, condottavi  da'signori  Massimi,  si  cre- 
de sia  l'antica  acqua  IMarcia,  alludendo- 
vi anche  il  nome  della  sua  sorgente,  che 
si  chiama  Fonte  Petricca,  e  che  può  es- 
sere una  corruzione  del  vocabolo  Fons 
Pitroìiius òa\(n.\a  Plinio  alle  sorgenti  del- 
l'acquaMarcia.  Laondeconragioneda  chi 
dubitava  se  quell'acqua  fosse  la  Marcia  o 
la  Claudia,  che  parimenti  da  que'  diu- 
lorni  veniva  a  Roma,  fu  posta  la  seguen- 
te espressiva  moderna  iscrizione  nel  pa- 
lazzo baronale  d'Arsoli,  da'  giardini  del 
quale  poi  la  detta  acqua  scende  in  servi- 
zio della  medesima  terra.  Barharorum 
opera  Duclihus  et  arcuhus  dirutis  Da- 
timi nohis  est  Àqua  Marcia  et  Claudia 
frui.  Anche  il  Corsigoani  riconosce  l'anti- 
co spiraglio  situalo  presso  il  palazzo  baro- 
naled'Arsoli  dell'Acqua,  ch'egli  dice  Mar- 
sia  e  condona  in  Roma  dal  celebre  lago  di 


T  I  V  i3 

Fucino,cilando  Crocchianle.il  bellissimo 
palazzo  baronale  viene  descritto  come  se- 
gue dal  Marocco.  Ad  Arsoli, che  non  man- 
ca di  decenti  fabbricati,  con  una  popo- 
lazione docile  e  accorta  di  circa  iGoo  a- 
bitanti,  n'  è  principal  decoro  il  palazzo 
de' principi  Massimo,  situato  fuori  della 
terra  in  vaga  emiuenza,  e  fabbricato  a 
guisa  di  fortezza.  La  volta  della  gran  sa- 
la fu  dipinta  da!  cav.  Benefiale.  Ciazio- 
sa  è  la  cappella  sagra  alla  Natività  di  Ge- 
sù Cristo,  espressa  a  fresco  con  antico  e 
lodevole  siile.  Era  questa  anticamente  la 
chiesa  pubblica  decorata  di  molti  privi- 
legi e  indulgenze,  prima  che  si  aumen- 
tasse la  popolazione.  Presso  alla  cappel- 
la vi  è  il  nobile  appartamento  del  prin- 
cipe, reso  celebre  pel  soggiorno  che  vi  fe- 
ce s.  Filippo  iN'eri.  La  pittura  della  volta 
nella  cameia  del  baldacchino  è  del  Zuc- 
cari.  Vi  era  una  famosa  armeria,  e  tra 
l'antiche  armature  si  distingueva  quella 
del  duca  di  Boigogna  :  i  cannoni  furono 
squagliali  nella  zecca  di  Roma,  e  il  resto 
fu  portato  via  da'francesi  nella  repubbli- 
ca del  1798.  Cogli  avanzi  di  quest'anti- 
ca armeria  e  con  altri  recenti  acquisti,  n'è 
stata  formata  dall'  attuale  principe  una 
nuova,  che  forse  è  l'unica  armeria  pre- 
sentemente esistente  ne'castelli  dello  sta- 
to pontifìcio.  Inoltre  il  principe,  nelle  ca- 
n)ere  del  palazzo  vi  ha  collucato  diversi 
mobili  e  suppellettili  antiche  ed  assai  pre- 
gievoli;  fra  le  quali  6  di  quelle  casse  che 
servivano  negli  Sposalizi  (f  .)  òe  no\ì\\\ 
romani,  e  due  di  esse  pubblicò  il  conte 
Lilla  nella  Storia  delle  fami^Ue celebri 
italiane,  e  precisamente  quelle  già  ap- 
partenute a  Fabrizio  de"  Massimi  e  La- 
vinia de  Rustici  sua  moglie,  genitori  di 
Paolo  IMassirao  risuscitato  dal  ricorda- 
lo s.  Filippo.  A  livello  delle  caniere  vi  è 
un  grazioso  giardino,  e  jiossiede  pure  uà 
elegante  teatro.  Al  pianterreno  si  gode  al- 
tro giardino,  che  introduce  a  breve  ma 
deliziosa  villa.  La  villa  si  estende  sino  al- 
la sommità  del  monte  ove  sorgeva  ne'bas- 
si  tempi  il  caslellodi  Belmonle,  di  cui  an- 


14  T  l  \'  T  I  V 

Cura  veduns!  in  |)ìeili  le  nuiia  ili  lecinlo,  Cil  un  piviale  di  di-u[)po rosso  ricamalo,  al 
Iti  ()i;ni  giorno  si  va  oriiaiulo  con  nuo-  quale  l'altnale  principe,  per  disposizione 
>i  abbellimenti,  lanlu  nelle  piunlagiuni,  testuinenlaria  del  defiinlocardinal  Fran- 
/jnantcj  ne'fabbricati,  fra'cpiali  si  vede  e-  Cesco  Massimo  suo  fratello,  ag;^iunse  una 
ietta  neh  853  una  di  vola  cappella  di  sli<  pianeta  situile  riccliisMtna,  con  due  eguali 
le  gotico  dedicala  a  s.  Maria  di  iJeluioule,  tonacelle,  a'  quali  doni  il  principe  di  re- 
c'd  una  fibbrica  con  torre  merlala  cosimi-  cenle  unì  un  ostensorio  e  un  iuceusieie 
la  sui  muri  d'nn'anlica  |)alondjara,  ove  u  nubilissimi.  I  francescani  del  3."  ordine 
guisa  di  museo  Irovansi  riunite  alcune  vi  hanno  il  convenlo  e  la  cliiesa  di  s.  Bar- 
preziose  iscrizioni  ed  altri  frammenti  di  lolomeo  apostolo  proiettore  della  terra, 
marmi  scolpili, non clied'alciuiepregievo-  Da  un'iscri/.ione  si  apprende,  che  uell'au- 
li  lerrecolle.Quesla  \illa  da  Nibby  ancora  no  1671  il  marchese  Fabrizio  Massimo, 
è  chiamala  vera  delizia  in([uel  recesso  di  figlio  di  Pietro,  costruì  il  portico,  ampliò 
monti.  Essa  trovasi  aireslremità  selleu-  e  restaurò  il  convento,  come  amorevole 
liiunale  del  castello,  che  per  la  natura  co'religiosi.  Nel />/;//.  Roiii.contA.i7.yp. 
del  luogo  è  di  forma  oblunga  diretta  da  i  1  i,  ['cr  la  chiesa  pure  di  s,  Lorenzo  vi 
occidente  a  oriente,  colla  piazza  all'estre-  è  il  breve  di  Pio  VII,  Nupcr  Nobis,  dei 
tuità  orientale,  ornala  d'una  bella  fonia-  iZ^sin\ii\o\^o\: Instante inarchioncCa- 
iia  e  d'una  colonna  milliaria  lolla  dalla  rolo  Maxinii  de  Urbe  niandatur,  utar- 
\ia  Valeria  e  con  iscrizione  segnante  il  chìpresbyteriterrae  Arsoli tcncantnr in 
miglio  38, riportala  con  altre  daMarocco,  perpetuimi  semel  in  mense  ad  qfjìciuni 
e  meglio  e  con  erudizioni  da  Nibby.Da  es-  dcfunctorunij  etniissamde  recpiienicuìii 
sa  si  trae  che  l'imperaloreNerva  nel  1  .°aa-  cantu;  eorwn  vero  cappella/ius  ad  re- 
no del  suo  brevissimo  regno  si  pose  a  re-  lebralionem  niissae  inipiadani  ecclesia^ 
btaurare  e  migliorare  le  vie,  fra  le  quali  fu  et  hora,statisque  ìiebdomadae diebus.Vi 
la\aleria.  Una  lapiileinoilerna  sulla  piaz-  sono  le  maestre  pie  per  l'istruzione  del- 
'/a,  posta  ad  onore  di  l'io  VI  Ijinoslra  ch'e-  le  fanciulle,  le  scuole  elementari  pe'gio- 
gli  nel  1817  soccorse  i  poveri  della  ter-  vanetli,  ed  una  valente  banda  fdarmo- 
ra  col  far  loro  a  spese  del  j)uliblico  erario  nica.  Dice  Nibby,  che  Arsala,  Arsii- 
allargare  la  piazza  e  le  vie:  si  legge  in  Ma-  lae,  Arzulum,  terra  del  paese  degli  equi, 
rocco  coll'allra  eretta  nella  slessa  piazza  sebbene  non  sìa  ricordala  dagli  antichi 
nel  1800  dal  defunto  principe  Massimo,  scrittori,  nondimeno  il  suo  nome  ha  tan- 
cjuando  abbattuto  in  essa  l'albero  della  la  analogia  colla  vicina  Carscoli  e  coWa. 
jnetesa  libertà,  vi  sostituì  loilevolmeiile  O/z-.v^/^/c  (di  cui  a  Spoleto)  dell'Umbria, 
il  salutare  vessillo  della  Croce.  Ma  nell'ai-  ch'egli  inclina  a  credere  d'origine  antica, 
tra  lagrimevule  epoca  repubblicana  del  echi  sa  che  non  conservi  le  tracce  di  (piai- 
1848,  di  nuovo  sulla  piazza  si  eresse  l'ai-  cuna  di  quelle4i  terre  fortificate  di  «|uel 
Ijcro  della  sedicente  libertà.  La  cliiesa  ar-  popolo  bellicoso,  che  nella  campagn.i  mi- 
ciprelaledeilicila  al  ss.  SaUatoreè  patirò-  ciilialedel  4  >'  di  lloma  furono  incendia- 
iialo  de'signori. Massimo  che  l'ed  idearono,  tee  ti  isti  ulte  da'consoh  I*.  Sul  picio  Saver-  - 
còche  fu  eseguito  con  disegno  diGiacomo  rione  e  P.  Sempronio  Sofo.  Marocco  ri - 
dellaPorla  dal  marcheseFabriziode'Mas-  marci  l'abbaglio  dell'avv.  Caslellano,che 
bimi,il  di  cui  fìglioedeiedePietroneliG35  chiamòArsoli,(^(^/.r.9«/(^/(anclie./r.vn/m//j), 
^i  poscia  lapide  riproilolla  daMarocco,sul  e  che  neppur  conviene  il  dirlo  postoat  di 
y//.v ili  presentale  il  reltoiedella  medesima  là  del  Teverone,  nome  che  l'Aniene  sol- 
di vescovo.  11  qiiailro  della  Tiaslìgurazio-  tanto  piemie  dopo  il  Ponte  Lucano.  Quin- 
ne  si  giudica  ilei  Dcnnenichino.  Clregorio  di  a  meglio  distinguere  Arsoli  da  Carsu- 
X\  1  donò  alla  chiesa  un  calice  d'uigcnlo,  /</  dell' Luibria  e  Caneoli  del  Lazio,  di 


TI  V 

fjnesla  ne  riportò  le  notizie, dicendola  fii- 
gida  e  4  niiglia  distante  da  Arsoli  nelluo- 
go  appellato  Civita  Carcìilia,  presso  la 
montagna  di  Riofi  eddo  nella  vasta  pianu- 
ra e  lungi  da  Tivoli  22  miglia.  Circonda- 
ta da  monti  e  munita  di  furlissiine  mura, 
era  abitata  dagli  equi, traversandola  la  via 
Valerio,  essendone  avanzi  nel  piano  di 
Crtr.^o/Z.Che  fu  una  delle  3o  romanecolo- 
uie,cou  altre  nozioni  che  io  descrissi  altro- 
ve. AncoCalindri  chiamò  Arsoli,  Carsiila 
degli  equi,  e  che  nel  sovrapposto  monte 
Brugna  o  Prugna  è  la  sorgente  della  cele- 
bre acqua  Marzia. Ma  Corsiguani,  mentie 
dice  Arsoli  vicino  a'Marsi,e  secondo  altri 
già  ne' Marsi,  perchè  gli  equicoli  erangli 
vicini,  poi  detti  Cicoli  e  la  regione  Cico- 
lauo,  ben  dislin"iie  Arsoli  da  Carseolio 
Carsoli,  cheCluveriocahri  confusero  in- 
sieme, che  anzi  essendo  Carsoli  nel  con- 
fine del  regno,  Arsoli  e  Riofreddo  lo  di- 
vidono da'tiburtini  e  dallo  sluto  ecclesia- 
stico. Aggiunge  bensì  essere  controverso 
se  Arsoli  fu  fabbricato  dalle  rovine  della 
colonia  Carsolana.  Che  pervenuto  Arsoli 
nella  signoria  de'  gran  conti  di  Marsi,  il 
conte  Rinaldo  donò  al  monastero  subla- 
censedi  s.  Scolastica  le  terre  di  Arsoli,  Pio- 
viano  (questi  due  luoghi  da  altri  si  dicono 
donati  al  monastero  nel  776  da  Cesario 
console)  e  Anticoli.  Altrettanto  aflcrtna  il 
p.  Casimiro,  riferendo  che  il  monastero  di 
Subiacofindair832  possedeva  tali  castel- 
li, egli  furono  confermati  da  Gregorio  IV. 
Eziandio  Nibby  dice  che  Arsoli  come  per- 
tinenza del  monastero  di  Subiaco  fu  con- 
fermalo nelle  bolle  di  Gregorio  IV  nel- 
1*832,  di  S.Nicolò  1  neir864,  e  di  Giovan- 
ili XII  nel  958,  nella  bolla  del  quale  vie- 
ne designato  col  nome  dì  fundum.  Cosi 
nel  placito  tenuto  innanzi  a  Benedetto  VII 
nel  983  si  designa  col  nome  di  monte  : 
ol(]uc  monte  qui  i'ocatur  Arsulej  e  come 
Anticoli,  essendo  stalo  occupato  dall'ab- 
bate dj  s.  Cosimato,  venne  reso  per  deci- 
sione papale  al  sublacense.  Ma  nella  bol- 
la di  Gregorio  V  del  997  si  chiama  va- 
slelluw quod  voraliirAr.mle/mùmoc\iQ 


T  1  V  .7 

la  terra  venisse  o  edidcata  0  liedincata  e 
fortificata  dopo  la  ricupera  fallane  da'su- 
blacensi  nel  q83  nell'intervallo  di  que'23 
anni. Come  Anticoli  di  Corrado, anche  Ar- 
soli venne  in  potere  del  conte  Rinaldo  nel 
1 000,  allorché  egli  la  ridonò  al  monaste- 
ro di  s. Benedetto,  il  quale  sarà  quel  con- 
te ricordalo  da  Corsignani;  indi  e  come 
Auticoli  fu  rioccupato  da'prepolenti  ba- 
roni nel  I  o45i,e successivamente  riconqui- 
stato al  monaslero  dall'abbate  Giovanni, 
il  quale  nel  1  09.5  vi  fece  edificar  la  chie- 
sa di  s.  Maria,  il  che  si  trae  dal  Chronicon 
Sublacense  pubblicalo  da  Muratori,  An- 
ticj.  Meda  Aevi,  t.  4)  p-io47-  1^'*^"^  Is- 
pide esistente  nel  chiostro  di  s.  Scolastica, 
posta  dall'abbate  Umberto  nelio52,fra 
le  terre  dipendenti  dal  monaslero  si  no- 
mina ancora  Arsala,  benché  da  ciò  non 
possa  dedursi  che  fosse  allora  realmente 
in  potere  de'  monaci.  Non  cosi  dee  dirsi 
della  bolla  di  Pasquale  lldeli  i  i5e  in- 
serita nel  citato  CA/o/aVo/i  j  poiché  allo- 
ra era  tornato  a  far  parte  de'beni  del  mo- 
nastero. Ma  dallo  stesso  scrittore  si  rica- 
va, che  circa  ili  1  5o  un  Pviccardo  de  Ar» 
zuio  ne  avea  usurpato  il  dominio  (notai 
nel  voi.  LXX,  p.  21 4,  che  Riccardo  si- 
gnore d'  Aisoli  tenne  custodito  1'  abba- 
te Simeone  sublacense,  il  quale  poi  riu- 
scì a  fuggire).  In  quest'epoca,  narra  Cor- 
siguani, nel    pontificato  d'  Adriano  IV, 
ardendo  io  Italia  il  furore  de'  norman- 
ni e  del  loro  capitano  Guglielmo,  alcu- 
ni cardinali  che  con  poca  saviezza  avea- 
no  consigliato  varie  cose  al  Papa,  furo- 
no mandati  in  rilegazione  ne'  Marsi,  e 
fermatisi  nel  piano  di  Carsoli  in  un  an- 
tico villaggio,  gli  dierono  il  nome  di  Pil- 
la de' Cardinali,  la  quale  poi  fu  dirocca- 
ta. Poscia  anche  Adriano  IV  fu  nella  re- 
gione, e  probabilmente  visitò  pure  Arsoli. 
Questo  luogo  neh  i83  era  nelle  mani  di 
R.icere  de  Arsola, allorché  isublacensi  por  ■ 
tarono,per  mezzo  di  Oddone  loro  econo 
mo,  lamenti  dinanzi  al  Papa  Lucio  III, 
perché  colui  riteneva  Arsoli, Roviano,Ro- 
\  lancilo,  e  s.  Maria  Velleii:  fu  scello  per 


iG  TI  V 

giiulice  il  vescovo  di  Tivoli  Milone,  il  qua- 
le sentenziò  a  Al  vote  tle'monaci,  che  i  ieb- 
Jjcro  così  la  terra,  secondo  diversi  scrit- 
tori. Ma  il  vescovo  Miione  non  senten- 
ziò a  favore  de' monaci,  poiché  il  Papa 
Lucio  MI  laiuìnhilitcr  dctcrininavil  la 
(jueslione,  come  leggesi  nel  Chroiiicon 
suhliicense,  presso  il  Muratori.  Altro  e  ri- 
jietulo  errore  fu  il  credere  Arsoli  posse- 
dulodagli  Orsini:  esso  fin  dal  secolo  XIIF 
r  acrpiislcirono  i  Passamonli  qual  feudo 
signorile,  ed  uno  di  questi  fu  Amico  die 
nel  I  528  sotto  Mugliano,  a  Caslel  de'Mar- 
si,  vedendo  le  sue  milizie  disfatte  dalle 
subhicensi,  mentre  con  Napoleone  Orsi- 
ni bbbiite  di  Farfa  guerreggiava  pei  Fran- 
cia onde  cacciarne  gl'imperiali,  si  scagliò 
contro  Scipione  Colonna  vescovo  di  Rie- 
ti e  abbate  di  Subiaco,  e  lo  provocò  a 
ducilo.  Scipione  accettò  la  disfida  e  ne 
rotò  ucciso  con  4oo  de'suoi,  e  circa  800 
rimasero  prigionieri.  Ma  la  gloria  di  A- 
inico  fu  breve,  percliè  3  anni  dopo  nella 
guerra  fiorentina,  per  la  quale  avea  pre- 
si* parte,  a'2  agosto  i  532  fu  fatto  prigio- 
ne a  Gavigiiana  dalle  milizie  papali.  Al- 
lora Marzio  Culonna,  ch'era  uno  deca 
pitaiii,per  vendicare  il  cugino  Scipione  e 
punire  il  signore  d'Arsoli  che  ne  vantava 
l'uccisione,  lo  comprò  per  600  ducali,  e 
di  sua  mano  l'ammazzò,  come  riferisce  il 
Coppi,  nelle  3J('//ìOiic  Coluiincsi.  Arsoli 
da'  l'assamonli  nel  i536  Io  compraro- 
no i  conti  Zambeccari  di  lìologna  signo- 
ri anche  di  Poggio  Ginolfo,  come  rile- 
vo da  Coisignani  e  Marocco.  Finahnen- 
le  nel  I  574  passò  Arsuli  in  potere  di  Fa- 
])iizio  Massimo,  la  cui  discendenza  tut- 
tora n'  è  signora.  La  peste  che  afflisse 
lionia  nellinfauslo  1  527,  tei  ribilmente 
imperversò  in  Arsoli  e  luoghi  circostaii- 
fi.  Per  la  guerra  della  Campagna  roma- 
na sotto  i'aolo  IV,  comechè  Oiicola  nel 
I  7^7  fu  fatta  piazza  d'arme  dagli  spa- 
gniioli  e  tedeschi,  che  dominando  pureAr- 
soli,  il  paese  patì  le  conseguenze  di  <|uel- 
la  furiosa  guerra.  Nel  1591  il  capobaii- 
dilu  Marco  di  Sciurra,  con  una  truppa  di 


TI  V 

j  5oo  uomini,  de'(juali  Hoo  a  cavallo,  re- 
cando il  terrore  nell'Abruzzo,  nella  Mar- 
sica  e  nel  Lazio,  invase  pure  Arsoli,  ma 
accorso  l'esercito  pontificio,  prontatnen- 
le  lo  costrinse  ad  abbandonarlo.  Più  fu- 
nesta per  Arsoli  un  secolo  dopo  fu  1*  al- 
tra peste  dei  i656,  come  si  legge  nella 
lapide  marmorea  sulla  facciata  della  ca- 
sa arcipretale,  di  questo  tenore.  »  Ales- 
sandro VII  sommo  Pontefice,  Fahritio 
de  Massimi  barone  romano  signore  d'Ar- 
soli. Dopo  129  anni,  cioè  dal  1527  nel 
quale  la  peste  così  atrocemente  incrudelì 
in  Arsoli,  che  lasciò  quasi  vote  d'abitatio- 
ne  tutte  le  case,  l'anno  poi  161(3  della  no- 
stra redentione  vivendo  gli  abitatori  non 
tanto  perla  salubrità  dell'aere  quanto  per 
la  clemenza  de'padroni  felicissimi,  di  nuo- 
vo facendo  fiera  strage  la  crudele  pesti- 
lenza in  Roma  et  in  altri  luoghi  convici- 
ni, portata  dal  fato  in  questa  terra  di  Ar- 
soli, con  tanta  violenza  accese  il  fuoco  del 
suo  contagioso  morbo, che  in  brevissimo 
spatio  di  due  mesi  soli,  cioè  da'23  luglio 
sinoalli  24  di  settembre,  estinsequasi  lut- 
ti gli  abitanti,  perchè  di  900  ne  rapì  7  55, 
restandone  soli  1 45, onde  peravverlimen- 
to  e  per  cautela  de'posteri  è  stata  lascia- 
ta questa  memoria.  L'anno  della  nostra 
salute  1 660".  Arroge  che  io  aggiunga  con 
Corsignaiii,  che  anco  il  vicino  Carsoli  nel 
1 6'^6  patì  gran  danno  pel  deplorabilecon- 
tagio  accaduto  in  Italia,  ed  allora  furono 
anche  feriti  vari  cavalieri  di  Roma,  i  qua- 
li cacciando  per  quelle  pianure  forzar  vol- 
lero le  guardie,  poste  per  impedir  le  co- 
municazioni, per  riposarsi  nella  delta  ter- 
ra. Narrai  a  SuniAco  l'andata  di  Pio  VI 
a'  I  8  maggio  i  789  [)er  consagrarvi  la  col- 
legiata da  lui  sontuosamente  riedificata, 
per  cui  il  marchese  Camillo  Massimo  sul- 
la via  consolare  e  vicino  ad  Arsoli  volle 
solennemente  festeggiarne  il  passaggio.  Si 
legge  pertanto  nel  n."  1 .5o2  del  Diario  di 
Roma,  che  alle  IMolette  d'Arsoli  il  m.ir- 
chese  eresse  un  arco  trionfale  d'ordine  co- 
rinli()(di  cui  fece  eseguire  l'incisione  che  lo 
iicurda),allu  nelle  due  facciale  palmi  64, 


TI  V 

e  le  due  minori  formanti  la  grossezza  pal- 
mi '22.Le  due  facciale  uiinon, benché  del- 
lo slesso  ordine,  non  erano  ornale  da  co- 
lonne come  il  prospetto  principale,  ma  e- 
ranvi  aperte  due  (ineslre  [)er  dar  lume  a 
due  camerini  ricavali  ne' due  pieni  del- 
l'arco, destinali  pel  Iratteniinenlo  del  Pa- 
pa nel  tempo  diesi  njutavano  i  cavalli. 
Sopra  le  colonne  girava  una  cornice  eoo 
fiegio  ornato  da  diversi  emblemi  allusivi 
al  pontificio  stemma,  e  alle  luminose  a- 
7.ioni  delia  dignità  sacerdotale,  espresse  e 
relative  alla  consagrazione  del  tempio  di 
Subiacoe  alla  beatificazione  del  b.  Tom- 
maso da  Cori, mediante  bassorilievi  e  cor- 
rispondenti epigrafi,  posando  sopra  due 
capitelli  le  statue  della  Fede  e  della  Re- 
ligione. Nell'allra  facciala  rispondente  a 
Subiaco,  due  simulacri  rappresentavano 
la  pontificia  sovrana  carità  e  munificen- 
za per  la  soppressione  d'ogni  diritto  di  pe- 
daggi, e  la  nuova  via  aperta  da  Ronia  a 
Subiaco,  espressi  inoltre  di  sopra  con  due 
bassorilievi  e  loro  epigrafi.  I  due  timpani 
dell'arco  erano  ornati  da  fame  sorreggen- 
ti l'insegne  pontificie  e  la  corona  d'alloro 
che  i  fedeli  sudditi  olTrivano  a  Pio  VI  in 
segno  di  gioia,  e  perciò  nella  facciala  con- 
sagrala a'pregi  del  sacerdozio,  nello  spa- 
zio maggiore  si  leggeva  l'iscrizione:  Pio 
VI  P.  31.  Suhlaqueum  religionis  caus' 
sa  proficiscentì,  Arsulitanì  elAequìcu- 
lae  unii'ersì  ach'eiitu  ejus^  adspectuciue 
optatissimo  alacres,  laedque  plaudìinus 
parenti  puhlico.  Nelle  divisioni  minori  la 


T  I  V  17 

laterali  in  due  bassorilievi  erano  espressi 
l'Agro  Pontino  prosciugato,  e  il  Museo 
Pio-Clenientino  accresciuto.  In  altri  bas- 
sorilievi erano  rappresentati  la  chiesa  di 
Subiaco, il  palazzo  abbaziale,  la  sagrestia 
Vaticana,  il  conservatorio  pio,  tutte  ope* 
redi  Pio  VI, con  dueepigr;ifi  (lequali  col- 
I  eiscrizioni  riprodusse  il  Diario^Q  leiscri- 
zioni  mg."^  Brancadoro  nel  libro.  Pio  VI 
in  Subiaco).  Tale  maestoso  arco  fu  cin- 
to di  gradinate  a  4  ordini  di  sedili  per  co- 
modo del  popolo  concorso  ancora  da  lon- 
tani paesi.  Inoltre  il  di  voto  e  generoso  mar- 
chese fece  altri  preparativi  per  solenniz» 
zareil  trionfale  passaggio  di  Pio  VI  al  con- 
fine del  territorio  del  suo  feudo.  Ma  più 
memorabile  resterà  sempre  per  Arsoli 
l'apposita  visita  che  volle  farne  Gregorio 
XVI  a'2  maggio  1 834  l'educe  da  Subia- 
co, descritta  dal  Supplimento  del  n.°  38 
del  Diario  di  Roma,  e  dal  n.°43  del  me- 
desimo, con  articoli  scritti  in  Arsoli^  S'in- 
comincia col  dire,chegiammai  giorno piìi 
lieto  e  giocondo  spuntò  pel  fortunato  pae- 
se, quanto  quello  in  cui  ili  ben  amato  Gre- 
gorio XVI  si  degnò  onorare  le  sue  con- 
trade. Percelebrareil  di  lui  passaggio  da 
Tivoli  a  Subiaco,  al  confine  del  territo- 
rio erasi  eretto  un  bell'arco  trionfale,  ed 
altro  pel  fausto  avvenimento  fu  innalza- 
to in  vicinanza  d'Arsoli  con  elegante  di- 
segno dalla  comune,  decorato  d'iscrizio- 
ni e  simboli  analoghi  alla  circostanza. Qui- 
vi allorché  il  Papa  vi  passò  al  di  sotto,  uno 
stuolo  di  giovanette  spandevano  fiori  e 
terali  due  bassorilievi  alludevano  alla  vi-     fronde  per  ornare  il  passaggio  del  comuu 


sita  che  il  Papa  da  cardinale  avea  fìllio 
a  tutte  le  lene  della  sua  abbazia  subla- 
cense,  ed  all'eseniplar  carità  colla  quale 
avea  allora  istruiti  i  fanciulli  nella  dottri- 
na cristiana.  Nell'altra  facciata  si  espres- 
sero l'opere  illustri  del  suo  civile  gover- 
no, e  nella  divisione  maggiore  diceva  l'i- 
scrizione :  Pio  VI  P.  M.  Optinio  et  in- 
dulgeniissinw  Principi ,  oh  itum  redi- 
iumq.faustunifelicem,  Cantillus  Maxi- 
musDominus  Ai'suli  dicavit  devotus  san- 
cLitati majestaticj .ejus.'^c^\\  spazi  minori 

VCL.  LXXVf,  — .         ■ 


padre  e  sovrano.  In  qualche  distanza  la 
magistratura  municipale  si  presentò  ge- 
nuflessa allo  sportello  della  carrozza  ad 
umiliare,  in  nome  dell'intera  popolazio- 
ne, i  sensi  del  giubilo  universale  e  della 
sudditanza  la  più  fedele,  implorando  il 
permesso  di  condurre  colle  loro  braccia 
la  carrozza,  staccandone  i  cavalli,  il  che 
conseguirono  dal  Papa, ad  onta  di  sua  ri- 
pugnanza per  siifatte  dimostrazioni.  Pres- 
so la  sua  abitazione  il  medico  palatino 
Pietro  Sciarla  e  sua  famiglia  indigena 


i8  T  IV  r  I  \ 

ti'Aisoli.scmprc  di  vola  a'I'api, volle  csJnr-  A  «.'nciahile,  col  quale  mg/  Soglia  clemo- 
iinrc  |iubl>licniiieii(c  la  griiude  letizia  d.i  sinici  e,  asDislito  da'ing."  Altieri  e  Rai  l)o* 
cui  eia  rum  presa,  con  innalzare  un  vago  lani,  conipaiTi  la  trina  benedizione.  iVi- 
«l'co  tiioiilalc,  largo  palliti  ^3  ii(puidia-  loiiiulo  il  i'apa,  in  mezzo  sempre  a  ite* 
li,  tutto  ornato  di  fluii  e  mirto,  l'iappie-  rati  vivacissimi  e  all'eltiiosi  evviva  tle'di- 
.«iciitava  il  Diotiiimento  un  tempio  .simbo-  voti  sudditi,  al  palazzo  Mas>imo,  animile 
lo  dell' Elei iiità,  e  nelle  due  lionli  esibì  in  liono  con  siugolar  benignità  al  bacio 
leseguenli  iscrizioni.  Crcf^orins  Mf  I P.  del  piede  l'encomiata  nolnlissiain  fami- 
M.  Saruti.<iM'tn(tni  Dcmilicti  palris  Spc-  glia,  rivolgendo  [)arole  amorevoli  special  • 
Clan  rtligioiìis  cr{:,o  adeuiiti ,  Petrus  niente  a  mg.' Francesco  Sax  erio  Massimo 
Sciarra  ììivd.ìMlat.ctiiiifrntrilnissuis  (che  poi  fece  suo  nuicsli'o  di  ctiiiivra  e 
ytmcoìaids  non  jìiocul  a  patria  domo  niagj^iordofno,  creò  cardinale  e  legalo  di 
fausta  omnia  ohsc(picntissiniiadprccan-  Pun'cniia)  figlio  secondogenito  del  piin- 
titr.  Diceva  rollra:  Grcgorii  P.  I\I.  Lac-  cipc.  Quindi  si  ilegnì)  gradire  una  refezio- 
tior  in  l  l'hcm  rcdcas  Bcìicdictns pater  ne,  imbandita  nobilmenle,  ed  ancod'aiii- 
aanetissimus fer^'cntiora tua  coelitusru-  mellervi  lutti  gl'individui  deireccellenlis 
cepit,K'Ota  nusquam  te  di\'ina  destituel  sima  casa,  l'oscia  ricevè  in  Irono  gì  a/io 
x'irlus  hacfreliis  tcmporiim  pravitateni  samente  al  b;icio  del  pi^^l  clero,  la  ma- 
faeile  exiiperalns.  Da  un  lato  dell'arco  gistratura  comunale  eg^^nativa,  e  al- 
ai mouizzavanu  i  musicali  istrumcntidcl-  tre  principali  |)ersonedel  [iaesee'foraslie- 
la  banda  falla  a  bella  posta  venire  da  una  re.  Condiscendendo corlesemenle  il  Papa 
terra  vicina,  e  questa  era  intramezzata  da  alle  vive  brame  della  nuuieroslssima  |)u- 
esplosioni  di  200  mortari;  mentre  nel  polazione,  accresciuta  tla  quella  de'con- 
prussimo  casino  dei  Sciarra  pendevano  micini  paesi,  si  recò  alla  loggia  piuici|)ale 
dai  balconi  drappi  e  altri  segni  di  esul-  del  medesimo  palazzo,  che  domina  il  pia?.- 
laiiza.  11  I*apa  si  degnò  esternai  ne  coni-  zaie  del  giardino  e  villa,  donde  compartì 
piacenleappiuvozione,di  che  i  Sciarra  ne  l'apcjsddica  benedizioiie,il  quale  fallo  veii- 
:iiidarono  lietissimi.  Giunto  il  treno  del  ne  tramandato  a'|)ijslcri  con  mai  inorea  i« 
i'apaa  pièdel  palazzo  baronale,  fra  il  rim-  scrizione  italiana,  che  ivi  si  legge  allissn. 
bombo  e  l'eco  de'morlari,  le  acclainazio-  Questo  ougnslo  allo  fu  veramente  accom- 
ni  che  assordavano  l'aria,  miste  al  suono  pagliato  da  tale  complesso  d'  imponenti 
delle  bande  edi  lulée  le  campane,  si  trovò  ciicoslanzeche  non  è  lacile  il  descrivere  e 
a  riceverlo  il  defunto  principe  Massimo  leslerà  iii(liineiiticabile:poichè  si  presentò 
kfjprinlendeiite  gi;nerale  delle  poste  jion-  alla  vista  d'ugniino  un  sorprendente  e  in- 
tilicie,  nella  quale  distinta  rappi  escntan-  canlevole  speltacolo,  nell'allollalo  popolo 
Zix  avea  per  lutto  piecetluto  il  di  lui  ar-  riunito  nell'  ain(iio  soiloposto  piazzale,  e 
live,  colla  principessa  consorte  Ciislina  gradalatuenle situato  nellecircoslanti col- 
di  Sassonia,  alla  lesla  dell"  intera  ecpel-  luiecheeclieggiavanodel  fragoiede'mor- 
Icntissima  famiglia,  e  de'  principi  Laii-  tari,  ma  piia  delle  replicale  cordialissime 
tillotli.  Del  DragoeKiispoli  consorti  del-  inclainazioni  di  gioia  e  di  liipudio  il  più 
li-  figlie.  Piingraziòil  piinOipe  Massimo  ri-  sincero, che  unito  a'variopinti  colori  de'lo- 
spettosamenle  il  I'apa  del  segnalato  e  in-  10  abiti,  ed  al  ripetuto. svolazzar  di  agitali 
sidiubile  onore  che  gli  compartiva,  cor-  paiinilini, formava  un  assieme  quanto  pil- 
lisposto  con  paterna  benigmlii.  Dopobic-  luiesco,  altrettanto  commovente  e  edifi- 
\e  tialli-niinento,  il  l'iipa  preceduto  «hd-  cmlc.  11  i'apa  esli-rnala  la  soddisfazione 
clero  e  dalle  lonlialci  nile  d'Ai  soli,  dalla  che  ne  provava  il  paterno  suo  animo  per 
famiglia  e  croce  ponlihcia,  si  portò  nella  lauto  religioso  euliisiasino,  si  degnò  nio- 
chiesti  pan  occhiaie,  ove  trovò  esposto  il  strareeziandio  il  suugradimenlo  al  jirinci 


T  1  V 

pe  e  principessa  Massimojclie  tornò  a  I)e- 
nediie  in  uno  coil'intiera  famiglia,  ed  in 
iiìezzo  senipie  agli  augui'ii  e  felicitazioni 
delle  po(ioliizioni,  pniù  alla  volta  di  Ti- 
voli, lasciando  scolpito  nel  cuore  di  tut- 
ti un  tenero  e  indelebile  monumento  di 
gratitudine  eteina,  e  di  affezione  ingenua 
e  costante,  rimanendo  inognimo  impres- 
so sì  fausto  e  avventuroso  giorno.  Que- 
ste diuiostrazioni  gli  arsolani  rinnovaro- 
no la  sera  de'4  cu3oS''^>  '"  *-"'  '^  niagi- 
slratura  avendo  portato  in  trionfu  lo  stem- 
ma  ponliflcio  che  adornava  l'arco,  e  de- 
positatolo sulla  piazza  grande  del  paese 
vagamente  illuminata,  feceavantidi  esso 
incendiare  un  fuoco  in  mezzo  a'suoui  del- 
la banda,  di  tulle  le  campane,  ed  alle  ac- 
clamazioni d'una  popolazione  piena  an- 
cora di  gioia  per  l'onore  compartitole  da 
Gregorio  XVI. 

Antìcoli  Corrado.  Comune  della  dio- 
cesi di  Tivoli,  con  territorio  in  colle,  clie 
produce   principalmenle  ceieali  ,  olive  , 
molli  legumi  e  pascoli.  E"  posto  sopra  un 
monte  dipendentedalla  catena  del  nionte 
lUifo,  chiamato  nel!'  anticlie  carte  Cru- 
jìliiis,  sulla  riva  sinistra  dell'Aniene,  quasi 
rimpetto  a  Roviano,  e  distante  da  Roma 
per  la  viaSublacense  circa  36  njiglia,  tra- 
versandosi il  (lume  sopra  un  ponte  che  dà 
nome  a  questa  terra.  Le   acque  perenni 
sono  vicine,  potabili  e  leggerissime.  1  suoi 
1  loo  abitanti  circa,  sono  industri  e  fa- 
ticatori: n'è  priojaria  famiglia  quella  del 
tonte  \  eloli,e  ve  ne  sono  altre  di  riguar- 
do. Possiede  due  chiese  parrocchiali,  l'uoa 
dedicata  alla  ss. Trinità,  l'altra  intitolata  a 
s. Vittoria  protettrice  del  luogo  (della  qua- 
le parlai  nel  voi.  LXX,  p.  264  e  altrove), 
di  considerabile  vastità  e  buona  struttu- 
ra. Vi  sono  le  scuole  elementari,  eia  sua 
situazione  elevata  corrisponde  allo  svi- 
luppo del  talento  e  della  sottigliezza.  Ali- 
tìciiluni  o  Anticoluin   Corradi  fu  com 
chiamato  per  distinguerlo  da  Anlicoli  di 
Frosìiinnej  l'aggiunto  Co  rrado  l'ebbe  da 
imode'suoi  signori,  non  però  ne  fu  il  fon- 
dutole, come sct-isseiualcuui. In  futti, pio- 


T  I  V  .9 

va  della  sua  antica  e  anteriore  esistenza  si 
ha  nella  conferma  fatta  nell'SS^  da  Gre- 
g(n'io  IV  de'possedi menti  del  monastero 
di  Subiaco,  ed  in  cui  vi  è  compreso  Ao- 
ticoli.  Indi  narra  Nibby,  che  nel  q83  es- 
sendo ritenuto  questo  fondo  da  Leone  ab 
baie  di  s.  Cosimato,  e  nun  polendosi  da' 
monaci  sublacensi  tornare  in  possesso  di 
esso,  si  venne  ad  un  giudizio  o  piacilo  a- 
vanti  Papa  Benedetto  VII,  il  quale  lo  fe- 
ce restituire  all'abbazia  di  Snbiaco,  come 
si  ricava  dall'  originale  riportato  da  Mu 
ratori,  Antimi.  Mcdii  Aevi  t.i,p.  379.  A 
quel!'  epoca  però  comparisce  semplice- 
mente come  locusj  ma  nel  996  Gregorio 
V  nella  bolla  di  conferma  de'beni  del  mo- 
nastero di  Subiaco  ,  riferita  dallo  stesso 
IVIuratoriap.  q83,lodiceC^<^/t'//?;/«^f<of/ 
i'ocatiir  Aiiticiiliini.  Verso  il  1 000  era  ve- 
nuto in  potere  del  conte  Piainaldo  che  si 
dice  figlio  di  Berardo,  secondo  il  Corsigna- 
ni  de'grau  conti  di  Marsi,  e  qiesti  lo  do- 
nò o  per  meglio  dire  lo  re>tilui  al  mona- 
stero, se  si  vuol  credere  al  trasunto  della 
cronaca  Sublacense.  Nel  io52  si  ricorda 
insieme  con  altri  fondi  nella  lapideesisten- 
te  nel  chiostro  di  s.Scolastica,coine  appar 
lenente  al  monastero;  ma  fino  da' primi 
momenti  del  pontificato  di  Benedetto  IX 
(meglio  nel  declinar  di  esso),  verso  ilro4'> 
era  passato  di  nuovo  in  mano  a'iaici,  di- 
cendolo il  p.  Casimiro;  e  mentre  Giovan- 
ni abbate  di  Subiaco  disponevasi  a  ri- 
conquistarlo, come  avea  fatto  di  altre  ter- 
re, circa  il  1075,  Papa  s.  Gregorio  VII 
ne  dispose  a  f.ivore  del  di  lui  fratello  Od 
done.  Il  figlio  di  questi  è  quell'  Oddone 
da^Poli,  di  cui  parlai  di  sopra  ,  il  quale 
riconoscendo  la  ingiustizia  del  possesso, 
priuia  di  morire  diede  questo  Castrum, 
in-iieme  con  Poli  e  altie  terre,  a  Papa  A- 
driano  IV  nel  i  i5'j,  facendone  allo  for- 
male pubblicalo  dal  Mm  atori.Ma  qui  Nib- 
by  è  in  contraddizione,a  vendo  altrove  det- 
to, cJie  il  Papa  lo  costrinse  energicamenle 
a  cedere,  e  poi  glienediè  l'infeudazione  con 
altri  castelli.  In  quest'intervallo,  fra  l'oc- 
cupazione e  la  rcstituzioue  d'Anlicoli,  si 


70  T  I  V 

h-»nno  tliiP  aldi  dociunenli  nella  rronnrti 
SiiM.icen'i»':  il  i ."  è  l'actjuisto  clip  l'.ililìnle 
siinnoniinnto  Giovanni  lece  tlella  tl»if'<;n 
di  s.  Giovanni  con  tutte  le  sue  pertinen- 
ze, esistente  in  Castro  JiiticuloA\n<^e  per 
nianliMiere  nna  specie  «li  diiiltn;  l'altro  è 
Iaboll;ulil*ii'i(pialelUlcl  I  i  i -l.iu'lhi  (piale 
coiirerniiUKlo  i  beni  al  nionasteio  siibla- 
ceiise  ricorda  ancora  yììiliculuiìi.  Ma  pò* 
.steriormenle  tornò  in  mano  de'laici.  co- 
me d'un  Gregorio  signore  d'Anticoli  e  di 
Monte  Casale;  e  (in  dal  1267  appnrteiie- 
TB  insieme  con   Saracinesco  a    Corrado 
d'Antiochia,  pel  quale  prese  1'  aggiunto 
di  Corrado.  Questi  di  regia  stirpe  e  di 
iia7Ìone  antiocheno,  colle  sue  ricchezze  e 
la  potenza  signoreggiò  sopra  altri  castel- 
li, e  ne  riparlai  a  Sambuci  conCorsigna- 
ni,  il  quale  dice  pure  che  Anticoli  antica- 
mente appartenne  alla  diocesi  de'Marsi. 
Negli  annali  Benedettini  spesso  si  fa  men- 
zione del  conte  Corrado  d'Antiochia,  co- 
ìììcs  castri  Anticuli.  come  in  una  carta 
del  r  3o  I .  Questa  contiene  i  capitoli  delia 
pace  falla  a'  1  7  giugno,  iiilcr  Corraduin 
de  Antiochia  comitcm  castri  Aliticeli  ex 
ima,  ci  Coiiimunitatcm  Tihuris  cjc  alte- 
ra. Laudo  lato  per  nohilein  vinirn  Pan- 
lum  Baribclli  civeiu.  et  Caput  Milìtiae 
Tiburis.  Già  raccontai  parlando  di  Sam- 
buci, e  tornerò  a  farlo  ne'cenni  storici  di 
Tii'oli.  la  guerra  de'libuilini  contro  An- 
licoli  Coiradoeil  signoredi  esso  altro  con- 
te Corrado,  per  avere  il  comune  ricusalo 
da  molli  anni  il  paganaenlo  della  gabella 
del  passo  di  Tivoli  ,  e  della   vittoria  nel 
i38i  riportata  da'liburtini.  I  successori 
del  conte  iieli.73G  venderono  agli  Orsi- 
ni Anlicoli,  e  da  essi  rac(|UÌstarono  nello 
stesso  secolo  i  Colonna,  e  nel  testamen- 
to di  ISlarc'Anlonio  Colonna  vincitore  di 
Lepanto,  liilto  (ino  dal  1  ')()<),  nell'islilui- 
le  suo  erede  universale  il  priniogcniloFa- 
krizio,  tra'caslelii  che  gii  lasciò  sono  ri- 
cordati Anticoli  Corrado,  ed  Anticoli  di 
Fiosinone.  l'oscia  Anticoli  Coriado  pas- 
sò alla  linea  de'Scinrra  Colonna,  n'quali 
tuttora  apparlicn*. 


T  I  V 

Canfahipo  Bardella.  Comune  «Iella 
diocesi  di  Tivoli,  c«)n  teirilorin  in  colle, 
ferace  «li  grano,  «l'uve  e  «li  pascoli.  Caii- 
taltipo  è  formalo  da  numerose  e  graziose 
fabbriche  disposte  onlmatamente  e  con 
palazzo  magiiilìco  ,  in  aria  buona  e  con 
ar(|ua  pure  buona. Giace  in  velia  di  riden- 
te collicello,  sopra  una  pendice  de'monli, 
con  oiizzonte  gralissimo,  sulla  riva  de- 
stra dell'Aniene,  circa  I  1  miglia  disiaiiie 
da  Tivoli  e  So  da  Roma,  a  sinistra  della 
via  Valeiia,  in  luogo  che  fiancheggia  la 
riva  sinistra  del  Digcnzia,  e  separa  la  valle 
Ustica  da  «piella  della  Ferrata.  CanlaUi- 
p«)  è  così  slrellauienle  limitrofo  di  Dar- 
d«'lla,  villaggio  ad  esso  unito,  che  ponno 
dirsi  uno  stesso  comune,  come  lo  ripor- 
ta il  censimento  deli 827,  i  cui  600  abi- 
tanti di  buon  costume,  per  «lue  terzi  ap- 
partengono a  Caiitaliipo,  il  quale  ha  la 
chiesa  parrocchiale  dedicata  a  s.  Nicola, 
e  come  Bardella  è  succedulo  all'  antica 
Dfaiìdela.ya^o  ricordalo  da  Orazio,  per- 
chè ilgelido  rivo  Digentia,cheavea  le  sor- 
genti entro  la  sua  villa, gli  forniva  da  bere  ; 
e  nome  che  per  corruzione  si  convertì  poi 
in/? /^7/v/(7/^. Questo  villaggiof'-  posto  sulla 
pendice sellenlrionale de'monli  che  chiu- 
dono verso  mezzodì  la  valle  Ustica  oggi 
delta  di  Licenza.  Della  massa  Mandelana, 
parte  della  quale  era  il  finidus  J  aleria- 
nus  ili  territorio  std'iiien'-is.  ne  feci  pa- 
rola a  Poggio  Mirteto,  anch'esso  chia- 
malo Mandela.  Viene  ricordala  nella  la- 
pide di  Valeria  Massima  trovala  nel  1757 
presso  la  chiesa  di  s.  Cosimalo,  e  traspor- 
tata nel  palazzo  baronale  di  Vicovaro;  la- 
pule  che  servì  a  determinare  il  sito  ilella 
villa  d'Orazio,  come  sostiene  Nibby,  il- 
lustrata dalla  bella  Dissertazione  sulla 
villa  d'Orazio  di  Domenico  de  Sanctis.e 
«la  luì  slesso  nel  /  iti^^iiio  antiquario  alla 
villa  d'<)razio,  e  situala  presso  Licenza. 
Bai  della  è  sulla  via  Valeria,  e  nell'andai  vi 
si  volta  a  sinistra  «li  s.Cosimaio,lraversan- 
dosi  a  guazzo  il  gelido  rivo  Digentia  di  <). 
ia7Ìo,e  (|uindi  sempre  si  sale. Nella  cliiexa 
dis.  Vincenzo,  cb'è  la  principale  della  ter- 


TIV  TIV                      ai 

ra,  evvi  la  tomba  gL'iililiziacle'Nunez  mar-  cli'era  aTivoli,e  di  questa  si  osservano  de' 
chesi  di  Bardella.  Sotto  la  tei  ru  sono  ru-  piaiiciti  di  musaico, delle  mura  e  una  uiae- 
deri  d'un  muro  a  poliedri.  Nell'arcliivio  stosa  tonte.  Vi  è  pure  la  fonte  Blandusia 
Orsini  vi  sono  varie  carte  dalle  quali  ap-  (o  Bandusia  più  limpida  ancora  del  ve- 
parisce  essere  stato  questo  vilhiggio  nel  se-  tro),  della  quale  si  uìostrauo  due  ruscel- 
colo  XV  di  quella  famiglia.  In  esse  e  co-  letti,  ed  una  grotta  ben  ampia,  ove  ve- 
nie pure  iu  altre  memorie  de'tempi  bassi  nivauo  riposti  gli  armenti  e  ricovrati  i  pa- 
li-Q\asi  i}eaoaì\iy^lo  Bardella.  Bardella,  slori,  rs'el  territorio  furono  le  popolazio- 
Burdelluin,  donde  deriva  quell'odierno  ni  de'sainesi  e  de'savinesi;  indi  soggiun- 
di  Bardella.  gè,  oh'  è  ben  facile  il  conoscere  che  au- 
Lirciiza.  Comune  della  diocesi  di  Ti-  ticbissima  è  l'origine  di  Licenza  e  d'un'e- 
voli,  con  territorio  in  piano  e  in  colle,  che  poca  molto  più  remota  di  Roma.  Anche 
particolarmente  produce  grano,  uve,  o-  Nibby  prova  che  la  villa  alpestre  sabina, 
live,  farro,  granturco,  ghianda  e  pascoli,  soggiorno  prediletto  d'Orazio  che  prefe- 
Posta  sopra  un  monte,  chea  prima  vista  riva  a  quello  di  Preueste,  Tibur  e  Caia, 
sembra  più  scosceso  di  quello  ch'è  di  fatto,  è  uella  valle  di  Licenza  presso  il  paese  o- 
%'iene  abitato  da  circagoo  indi  viduijChe  pel  monimo,  in  che  convengono  il  De  San- 
carattere,  disinteresse  e  semplicità,  perla  ctis,ed  ilChaupy,  nellaDeroui^erfe  r/c /a 
giovalitàe  amore  ospitale, ricordano  quelli  inaisoii  de  campagne  d' Horace,  mea- 
antichi  sabini  da'quaii  discendono.il  paese  tre  altri  a  capriccio  la  vollero  traslocare 
Ila  molti  fabbricali  non  ispiacevoli,  cir-  a  Vacone,  a  R.occa  Giovane  e  altrove;  al- 
condati  da  mura  con  borgo.  La  strada  per  tri  erroneamente  duplicandola, di  una  tbr- 
andarvi  è  a  sinistra  della  Valeria  presso  mandonedue,la  sabina  eia  tiburtina, meo- 
il  convento  di  s.Cosimato,  e  segue  rimon-  tre  era  un  sol  fondo,  sabino  quanto  al  ter- 
tandoloil  corso  del  rivoDigeiitia  per  buo-  ritorio,  tibiirtino  in  quanto  alladipenden- 
ue4  miglia;  strada  nella  piirnavera  avati-  za.  Fra  que'che  collocarono  le  pretese  vil- 
zata  e  nell'estate  deliziosa,  orrida  è  però  le  d'Orazio,  una  iu  Sabina,  l'altra  a  Tivo- 
uell'inverno, e  ne'gioriii  piovosi  quasi  im-  li,  contraddicendo  direltamenteil  dichia- 
praticabile.  1  monti  che  coronano  la  valle  rato  dal  po^'ta  nelle  sue  opere,  ricorderò 
Ustica,che  (piesta  strada  percorre,  sono  co-  Cardulo,  Kircher  e  Volpi,  allegando  uu 
perti  da  selve  annose.  Licenza  prese  il  no-  passo  della  vita  d'Orazio  attribuita  a  Sve- 
lile dal  rivo  Digentia  ricordalo  da  Ora-  tonio.  Stringe  Nibby  il  suo  dire, che  la  vii- 
zio,  come  quello  che  bagnava  la  sua  villa  la  d  Orazio  fu  fra  Varia  oggi  V^icovaro, 
sabina,  nella  quale  avea  la  sorgente,  e  che  Mandela  oggi  Bardella,  il  pago  di  Digeu- 
gravi  danni  come  tutti  i  torrenti  di  mou-  tia  ora  Licenza ,  ed  il  Fanuni  Vaciuuic 
tagna  arrecava  al  prato  in  occasione  di  l'odierna  R.occa  Giovane,  di  là  da  questo 
pioggia.  Dice  Nibby  che  questo  rivo  ba-  alle  sorgenli  del  Digentia.  Questo  nome 
starebbe  a  determinare  il  sito  della  villa  del  paese  Licenza  fu  leggermente  alterato 
d  Orazio:  esso  nasce  principalmente  dal  dall'originale,  e  già  lo  era  nel  secolo  IX, 
monte  l'eunecchio  da  varie  sorgenti.  Que-  come  mostra  la  bolla  di  s.  Nicolò  I  inse- 
sto rivoargentinoscorre  serpeggiando  per  rita  nel  Ball.  Rorn.  t.t,  p.iqS.  La  terra 
la  valle  Ustica  e  serve  di  limite  in  quella  di  Licenza  fin  dal  secolo  XIII  fu  feudo  de- 
parle  a'  sabini  e  agli  equi  ;  e  dopo  circa  gli  Orsini,  ed  oggi  appartiene  al  principe 
12  miglia  di  corso  va  a  mescersi  nell'A-  Borghese.  La  chiesa  arcipretale  divenula 
iiiene  presso  s.  Cosimato.  liiferisce  pure  angustaal  crescente  numero  degli  abitau- 
Calindri  che  presso  Licenza  ammirasi  la  li,  si  legge  nel  n.°  98  del  Diario  di  Ro- 
villa  di Q.  Orazio  Fiacco  di  Venosa  prin-  ma  del  1  8  J4.,che  da  vari  anni  per  le  pre- 
cipe  de'  linci  latini,  diversa  dail'  ultra  mure  e  l'impeguo  dei  vescovo  mjj.'  l'icUi 


ai                      T  1  \  TI  V 

sicraiiugcllalc  le  foiulaineitlu  (rinin  nuo-  ilo  Jclln  valle  Ustica,  circa  t  5  miglia  di- 
^a  cliif».!  Kul  tlisi'gno  (lell';uohilelto  Lui-  ilunle  da  Tivoli  e  33  d.»  Roma.  Spci  au- 
gi Valudier,  e  per  la  (juale  quando  Gre-  dm  opiiiòcUcforse  Civitella  occupòil  luo- 
yoiio  XVI  si  pollò  in  Sid>iaco  die  scodi  yo  dill'anlica  Anici  iola,  e  la  chiama  cillà 
I  'o.  I\la  per  diverse  vicende,  unile  alla  sihina.  Ma  Nd)l)y  dice  die  Livio  fra  le  cil- 
tleficienza  de'me77Ì,  se  ne  dovè  sospende-  lìi  de^li  anlii  In  Ialini  domale  da  Tniqui- 
resnl  meglio  la  fabbrica.  L'altuale  vesce-  nio  il  Vecchio,  nomina  Ameiiola,  e  la  po- 
vo  di    Tivoli  mg.'  (iigli,  nel  fare  la  sua  ne  in  ordine  fra  Crustumeriuin  e  Mechd- 
visita  paslniale  in  Lieenza  nel  i8  f  i ,  co-  lia;  e  coll'islesso  ordine  le  raminenlò  lMi« 
noseiulo  l' urgente  bisogno  che  se  ne  avea  nio  dicendo  ih'era no  allatto  sparile.  Quiu- 
e  la  iiciessilà  di  proseguire  i  lavori,  tolta  di  trova  Nibby  [)lausij>ile  il  coiigetlurare, 
iivolse  la  sua  nlti\  ila  a  rimuovere  le  cau-  the  Ameriola  sorgesse  fra  Crustumerio  e 
se  dell'interrotta  opera,  ed  ebbe  la  bella  ÌMedullia,  non  lungi  da  iVomento.Trovau- 
s.orte  ili  veifere  in  breve  condotto  a  ter-  dosi  a  tramontana  di  s.  Angelo  in  Ca()oe,- 
niine  il  tempio,  in  cui  ad  una  pro[)or7.io-  eia  rovine  d'un'antica  citlù  di  mediocre 
nata  grandezza  va  congiunla  In  sempli-  oteosiooe.  consistenti  nel  recinto,  parie 
cilà,  l'eleganza  e  vari  ornamenti-ili  rpiel  costrutto  di  massi  cullici  iiregolai  i,  par 
marmo  istessoeliesi  Irovanel  vicino  mon-  le  di  [lolledri  ilella  3."  specie,  ivi  Nibby 
te  Lucretile,  e  di   cui  gli  antichi  baroni  crede  per  conseguenza  che  fosse  situai. i 
Orsini  già  si  erano  servili  per  abbellire  l'anticaAmeriola,  come  pur  ritenne  ilGell, 
ijuel  loro  palazzo.  Mi;. 'Gigli  quindi  nella  e  la  quale  sembia  essere  rimasta  deserta 
ilomenica  ly  novendire  i  844 ''*^'^^*^''  '**  dopol'impresa  iliTanpiinio.  A.  Coppi  nel- 
niiova  chiesa  e  l'a|)ii  al  diviu  culto,  de-  la /-'/.s.vc/'/.  ?»  y-////(7/(»^/ ec,  ihceeliesem- 
dicaiidola  alla  B.  Vergine  lunnacolata.Fu  bra  essere  slata  non  distante  da  Cornicu- 
quello  un  giorno  di  religiosa  letizia    per  lu  e  da  fomento;  eij  il  cuminend.  Cuni- 
l'inlera  popolazione,  la  (piale  con  repli-  na  ne  tratta  nella  Disscrl.  sulle   trenta 
cali  spari,  bande  civiche,  fuochi  d'artifi-  <o/(>///<' ^///'^T/zr.  Appartenne  a'baroni  Or- 
cio, elevazione  il'  un  globo  areostalico,  e  sini,  ed  oggi  è  de'  principi  Borghese.  La 
con  ispontanea  generale  illuminazione  e-  chiesa  pai  rocchiale  è  dedicata  a'ss.  t'ilip- 
sterni»  per  una  parie  la  sua  pietà,  e  per  pò  e  Giacomo  apostoli, 
l'allra  testificò  la  propria  riconoscenza  alle  Pcrcilc.  Gomune  della  diocesi  di  Tivo- 
cure  del  sollecito  pastore,  all'iiupegiio  ilei  li, con  territorio  in  colle  e  inonlc,  che  sin- 
suo  arciprete  d.(«io.  Ballista  Marcoltilli,  golarmente  produce  farro,  ghianda,  fie- 
f  alle  largizioni  de'molli  insigni  l^enelàl-  no,  grano,  biada,  uve,  olive  e  pascoli,  con 
lori  che  concorsero  ad  alìVellare  il  com-  p  lese  di  mediocri  fabbricali  cinti  di  mii- 
pimentodella  nuova  chiesa,  fra'quali  me-  ra,  con  vasto  borgo  non  dispiacente.  Ri- 
ritano  particular  menzione  il  principe  d,  ferisce  Calindri,  che  fu  iletlo  Porcili  nei 
Marc'Antoiiio  Borghese  e  il  conte  Mario  |)iioii  del  suo  sorgimento,  perchè  non  era 
Orsini.  che  la  riunione  di  [lochi  lugurii  pel  lieo- 
Ciiitclld.    Appodiato  di  Licenza   dal  vero  de'porci  e  de'pastoii  a  cpielli  adilet- 
iS^y  in  poi,  prima  essendolo  di  l'ercile,  li;  ma  il  crescer  di  quegli  produsse  la  ne- 
nella  diocesi  di  Tivoli.  Questa  piccola  ter-  cessila  di  costruire  de'fibbricati,  e  si  for- 
ra saltinn,  che  a  distinzione  di  cpicHa  del-  mò  il  [laese. Nel  territorio  era  vi  un  lago, di 
l'abbazia  di  Subiacoe  di  altre  ilello  stes-  cui  al  presente  non  restavi  che  l'improii- 
Ko  nome  si  appella  Civilella  di  Licenza,  la  del  bacino  e  la  produzione  d'erbe  pa - 
piobaliilinente  surse  ilaliantico  pago  sa-  lustri,  e  pochi  passi  di  terreno  piliidos'). 
bino  (Il  Di^eutia.. Sta  sopra  una  dcllcpiin-  Due  Marocco  che  l'ercile  fu  la  pallia  di 
te  del  monte  (jennaroo  Lticrelile,  in  tiui»  'piulchelcllcraloespecialaiculc  nella  me- 


T  1  V 

dìoiiia,  come  il  J,'  Marcutulli.  La  chiesa 
panoccliiale  è  solto  1'  invocazione  di  s. 
Lucia. 

Riofrcddo.  Comune  della  diocesi  di  Ti- 
voli, con  teiriloi'io  tutto  uiotiluoso  ,  che 
proiluce  precipuamente  giano,  pascoli  e 
aldo, con  circa  i  200  abitanti.  Dice  il  Cor- 
signani  che  situato  vicino  aliarsi  in  li- 
fjidissimo  clima,  siccouie  spiega  il  suo  no- 
me; e  Marocco  agi^iunge  che  alcuni  real- 
mente pretesero  che  da  un  rio   d'  acqua 
molto  fiedda  fosse  cos\  denominato,  cer- 
io essendo  la  sua  etimologia  troppo  par- 
lante, ma  piopi  iamente  non  essere  in  ae- 
re e  posizione  frigida.  Soggiunge  Calin- 
dri,  che  ha  Cartoli  e  Riofreddo  passa  un 
rivolo,  ch'è  il  confine  tra  il  reguo  di  Na- 
poli per  (piesta  parte  della  JVIarsica  e  lo 
stalo  ecclesiastico,  Carsoli  trovandosi  po- 
co lungi  da  lloiua  e  dove  si  giunge  con 
viaggio  d'un  giorno  (anche  meno).  Dice 
ancora,  che  ne'  monti  che  lo  sovrastano 
miravansianlicumenle  profondissimi  puz- 
zi, i  quali  erano  stati  ordinati  dall'impera- 
tore Claudio  per  i>fogatoi  dell'acijue  del 
lago  di  Fucino  condotte  a  Ptoma.  Cairn- 
dri  invece  scrive,  che  ne'dtlti  monti  Irò- 
vansi  ancora  i  due  profondissimi  crateri 
o  ricettacoli  d'acqua,  che  i  locah  dicono 
pozzi,  costruiti  [)er  uso  del  famoso  acque- 
dulto  che  dal  lago  di  Fucino  recava  l'ac- 
que a  Pioma.Si  vuole  Piiofreddo edificato 
da'  monaci  suhlacensi,  prima  dell"  'iìS'j  , 
il  che  notai  nel  voi,  LXX,a  p.  276,  e  nel 
1288  trovo  un  Landolfo  Colonna  Mili- 
Icin  Rivijri^idi  e  signore  di  Roviano, ile- 
scrivendo  il  (juale  luogo  ne  riparlerò.  Nel- 
le Memorie  Colon/ic.si  dtiì  eh.  Coppi,  ri- 
cavo le  seguenti  nolizic  sui  Colonna  ba- 
roni di  Riofreddo.  11  mentovalo  Landol- 
fo della  Coloima  nel  1  287  era  signore  ge- 
nerale di  Piiofreddo  e  di  Roviano,  e  con 
allo  de'2  I  febbraio  confermò  gli  statuti 
del  1°  di  tali  castelli.  Bonifacio  IX  favo- 
rendo i  Colonnesi,  concesse  a  vantaggio 
di  altro  Landolfo  verso  d  1401,  la  dimi- 
nuzione della  (nelà  del  dazio  sul   sale  e 
del.  focatico  nelle  terre  che  possedeva  nel 


T  I  V  23 

terriloriodi  Tivoli,  cioè  Riofreddo,  Mon- 
te Agliano,  Roviano  e    Vallmfreda.    jNei 
1  431  tra  gl'insorti  Colonnesi  conìro  Eu- 
genio IV,  il  quale  esigeva  che  reslitnis- 
sero  alla  s.  Sede  ciò  che  avevano  avuto 
dal  parente  Martino  V,  vi  fu   Gio.  An- 
drea signore  di  Riofreddo,  il  quale  cogli 
altriColonnesi  a'23  aprile  sorpresero  por- 
la s.  Sebastiano  e  poi  tentarono  solleva- 
re i  popoli, repressi  però  dalle  milizie  pon- 
tificie. Continuando  essi  le  ostilità  nelle 
vicinanze  di  Roma,  furono  scomunicali  e 
confiscali  ne'beni.  A'22  settembre  il  Pa- 
pa si  pacificò  co'Colonnesi,  ma  ebbe  cor- 
ta durata  l'accordo.  A'i  7  febbraio! 432 
Antonio  Colonna  principe  di  Salerno  ven- 
dè al  magnifico  e  polente  signore  Anto- 
nio della  Colonna,  signore  di  Riofreddo, 
i  castelli  di  Ardea  e  di  Frascati,  e  la  me- 
tà di  quello  diroccato  di    Soiflìrata,  pel 
prezzo  di  5 1 ,000  fiorini  d'oro.  Poscia  Lo 
dovico  della  Colonna,  spo^ò  la  sorella  di 
Gio.  A.ndiea  di  Riofreddo,  ed  in  pegno 
della  dote  ebbe  il  castello  d' Ardea:  ru;i 
il  >>igiiore  di  Riofreddo  per  liberarsi  dal 
pagamento  della  dote,  o  per  istigazione 
degli  Orsini  di  Tagliacozzo,  che  deside- 
ravano veudicarePaoloOrsini  morto  nel 
i4'6  per  opera  di  Lodovico,  a' 12  otto- 
bre [436  entrò  con  tradimento  in  Ardea, 
ne  sorprese  la  rocca  dove  trova  vasi  il  co- 
gnato Lodovico  e  questi  uccise.  Quanto 
agli  allri  luoghi  acquistali  nel  1 432  da'si- 
gnoridiRiofreddo,conieFrascati,essipoco 
dopo  li  alienaronOjOndenel  1  .\65  Frascati 
apparteneva  di  nuovo  iminediatatuente 
alla  s.  Sede,  onde  Paolo  II  ne  dispose  ,t 
favore  de'  canonici  regolari  Lateiauensi. 
Indi  Piinfreddo  per  investitura  di  Grego- 
rio XV  del  162  I,  è  marchesato  delia  fa- 
miglia delDrago  nobile  romana,alla  qua- 
le nel  giugno  I  832  Gregorio  XVI  die  il 
titolo  di  principe  nella  persona  del  mar- 
chese Urbano  del  Drago  Biscia  Gentile, 
il  cui  fratello  Luigi  ebbe  a  maggiordo' 
ino  e  poi  creò  cardinale:  il  Papa  regnati- 
le fece  il  principe  Urbano  senatore  di  Ro- 
ma, e  la  sua  necrologia  si  legge  ncU'Oi- 


i4  T  1  V 

serva tore  /tom^/io  del  i85i  a  p.  833.  Il 
suo  solenne  nineraic  lo  descrissi  nel  voi. 
L\l\',  p.  4^-  '''■'*  (]ue*cl>e  otioraiono  la 
pnlrin,devesi  fir  menzione  onorevole  di  d, 
A ndieaConti  piofe>soie  di  fisico-iniileiua- 
lica,  ed  astronomo  nel  collegio  romano, 
uno  de'4o  della  società  italiana  delle  scien- 
ze, autore  di  molte  memorie  di  astrono- 
mia e  malematic<ì,clie  fanno  parie  de'co- 
i\  tietti  (Jjitis-roli  ttstrono/ìììci i.\i\l\  in  luce 
da!»!!  astronomi  della  specola  di  dello  col- 
legio, cioè  i  professori  Cajandrelli  e  Ri- 
cliL'hach;  profondo  scienziato,  i  cui  distinti 
ineriti  si  leggono  nell'elogio  esiitente  ne- 
gli atti  duU'eiicomiata  società  italiana,  e 
nella  biografìa  pubblicala  dal  -(jior/ialc 
y/rreiflico,sc\\Uiìóiì\  principe  d.  Balilassa- 
le  lìoncompagno-Ludovisi.  A'nostri  gior- 
ni di  Riofreddo  inoltre  fior'i  Luigi  Fabia- 
ni valente  pittore,  die  si  distinse  negli  or- 
nali e  nell'esprimere  al  vero  gli  animali, 
e  perciò  lodai  nel  voi.  L,  p.  269:  in  altre 
epoche  ebbe  altri  illustri.  La  cliiesa  par- 
roccliiale  è  dedicata  a  s.  Nicola  vescovo 
di  Mira  detto  di  Bari. 

Rocca  (^/o4'/7//f'.  Comune  della  diocesi 
di  Tivoli,  con  territorio  in  colle  clic  som- 
ministra in  più  grano,  uve,  gliiaiida,  le- 
gna da  fuoco  e  pascoli.  Osserva  Marocco 
cheraddiettivo  di  Giovane  le  derivò  per 
non  contare  molta  antichità  d'origine, on- 
de n'è  ristr<'lta  la  popolazione  di  circi  4<'0 
abilanli.  Molti  antirpiari  dcscrivemlo  la 
villa  d'Orazio  parlaiono  di  Rocca  Giova- 
ne e  circostanti  luoghi.  L'Oistenio  collo- 
cò il /^///f/wy^^/rr"  Paciinac  in  Rocca  Gio- 
vane, al  tempo  di  Orazio  cadente,  ove  e- 
siste  un'iscrizione  che  determina  ivi  il  /,/- 
ìiuni  slesso,  e  per  la  i."  volta  pubblicata 
esatta  e  giusta  l'originale  da  Lorenzo  Re 
professore  d'archeologia  nell'  università 
l'oinana  eamalo  inaestrodi  Nibl)y;il  «piale 
pure  riconoscendo  in  tpieslo  luogo  il  /'V/.- 
lutiìi  T'iiiiinnc.  dice  naturale  il  supporre 
clif  in  origine  il  tempio  abbia  servilo  ad 
annodarvi  unn  popolazione,  la  quale  poi 
fu  causo  del  villaggio  di  Rocca  Giovane, 
pei  cui  i  suoi  piiaiurdii  sono  aiitichissiuji. 


T  I  V 

Anche  larciprele  Sperandio  nella  Siil'i- 
un  .v</r/v/, conviene  che  l'antica  deità  Va- 
cuna  della  Sahind  (ove  ne  riparlai  e  ri- 
parlerò a  MonleLibietti).  ebbe  templi  ina- 
gnilìci,  e  di  uno  esistere  le  vestigia  nella 
valle  deirantico  castello  di  Digentia  oggi 
Licenza,  di  (pia  dalfaltro  castello  di  Roc- 
ca Giovane  a  pie  del  monte  Lucrctile,  e 
celebre  come  creilulo  unodecaralteri  in- 
dicanti la  lamosa  villa  sabinese  d'Orazio 
Fiacco.  La  valle  di  Licenza  Nibby  la  di- 
viilein  due  [larti,  l'anlerioreapresi  iu  mo- 
do aiifitlìatrale  fin  pressa  la  mola  di  Roc- 
ca Giovane,  dove  i  monli  si  stringono  e 
formano  come  una  2."  valle  inteiiu,  che 
dopo  essersi  dilatala  lino  alle  sorgenti  ilei 
Digentia  termina  nel  dorso  de'monli  del- 
la l^ielrae  Pennecchio;  ed  a  questa  2/  val- 
le corrisponde  mirabilmente  la  descrizio- 
ne grafica  che  il  poeta  fece  della  sua  vii  ♦ 
la.  L'asse  della  valle  è  nella  direzione  da 
sud  a  nord,  e  la  divisione  fra  l'esterna  e 
l'iiiterna  incontrasi  circa  2  miglia  dopo  s. 
Cosimato.  La  slrada  o  piuttosto  sentiero 
rimonta  il  corso  del  rivo,  e  sebbene  sia 
incomoda,  il  disagio  viene  allevialo  dalla 
bella  veduta.  Dopo  la  mola  di  Rocca  Gio- 
vane trovasi  una  specie  d'osteria  abbm- 
donala,  della  Lamato.  I  monti  nello  strin- 
gersi lasciano  ampio  il  lelto  al  Digentia, 
che  riceve  ad  ogni  passo  il  tributo  ilell'ac- 
que  die  a  destra  e  sinistra  scendono  in 
piccoli  rigagnoli  da'moiili  adiacenti.  Do- 
po Lainalo  un  senliere  a  sinistra  diverge 
a  Rocca  Giovane,  ed  un  mezzo  n»iglio  do- 
po incontrasi  la  via  propriamente  detta 
di  Rocca  Giovane, che  in  (|uel  puntosi  mo- 
stra il  paese  con  tutta  la  sua  imponenza 
collocato  so|)ra  rupi  in  cima  a  un  monte 
selvoso.  La  prominenza  di  Rocca  Giova- 
ne copre  tuttora  il  recesso  da'venli  austra- 
li, come  a'tempi  d'Oiazio,  e  ne  fa  un  na- 
scondiglio ameno.  Dovi;  il  monte  Lucre- 
tilu  rimane  sco|)erto  d.i'boschi,  e  vestito 
ili  prati  odorosi  di  timo  e  di  serpillo,  che 
una  delizia  [lasseggiaivij  e  fa  ricordare  con 
piacere  i  versi  del  poeta.  Le  possessioni  di 
Rocca  Giovane  e  cuu  lilulu  di  uiitrohcsi)» 


T  1  V 

lo,  le  acquistò  a' nostri  giorni  Luigi  del 
Gallo  ricco  scieuzialò,  e  l'eredilò  il  niar- 
cliese  lìglio.  La  chiesn  pairocciiinle  del- 
la terra  è  sotto  l'invocazione  di  s.  Nicola 
vescovo  di  Mira  denominato  di  Bari. 

Eo\'inno.  Comune  della  diocesi  di  Ti- 
voli, con  territorio  in  colle,  che  special- 
mente dà  i  prodotti  di  olive,  castagne  , 
ghiande  e  pascoli,  con  qualche  (abbricato 
ragguardevole,  come  il  pjdazzo  baronale 
già  de'Colonna,  ed  ora  ile'Barberini  Co- 
lonna di  Sciarra,come  leggo  in  Calindri, 
e  Marocco  che  lo  dice  posto  sopra  un  col  - 
lioello  d'ogni  verdura  spogliato,  poco  di- 
stante da  Arsoli  e  da  Subiaco,  e  quasi  di 
fronte  ad  Anticoli.  11  Nibby  nell'articolo 
Roviaiio  e  Roviancllo,Rahiaìium  et  alimi 
Ruhianuni,  Rimanuni ,  la  dice  terra  di 
circa  700  abitanti,  posta  sulla  riva  destra 
deirAniene,36  miglia  distante  da  Roma, 
evi  conduce  una  strada  disagiata  per  un' 
ora  di  cammino  che  si  distacca  a  sinistra 
dal  tronco  della  via  che  mena  a  Subiaco, 
la  quale  si  lascia  al  miglio  33,  Giace  so- 
pra un  col  le  ch'è  l'ultimo  contrafforte  d'u- 
Jia  lacinia  del  monte  s.  Elia  verso  detto 
fiume.  L'origine  del  nome  della  terra  può 
trarsi  da  un  qualche  fondo,  che  ivi  aves- 
se la  gente  Rubria,  che  non  è  ignota  nel- 
la storia,  specialmente  negli  ultimi  tem- 
pi della  repubblica,  giacché  d'un  Lucio 
Rubrio  Dosseno  questore,  di  cui  ci  riman- 
gono molte  medaglie,  parla  Cesare  nel  lib. 
1° delle  Guerre  civili,  il  quale  seguendo 
le  parli  di  Pompeo  si  dovè  arrendere  a 
Corijuio;  e  da  quel  tempo  cos'i  fedele  fu 
al  dittatore,  che  questi  lo  nominò  alla  pre- 
fettura (Il  Roma  insieme  con  Lepido,  al- 
lorché dovè  partire  per  la  Spagna.  Quia- 
di  da  pr (ledi uni  Ruhi-iauuiu,  fiiiidus  Ru- 
hriaiLUs  polè  nella  corruzione  della  lin- 
gua formarsi  fundus  Ruhìanus  o  Ruhia- 
nulli  semplicemente,  com'è  evidente  che 
da  questi  nomi  deriva  l'odierno  à\Rovia- 
no.  Ne'  tempi  bassi  la  i.^nemoiia  che  ap- 
parisce di  <|uesto  luogo  è  ilell'HSj,  poi- 
ché nella  bolla  di  Gregorio  IV,  fra'beni 
coulcrmuli  aimuuaslero  subluceuse  si  uu- 


T  I  V  25 

mina  pure  un  castellum  Rnhianum,c\ìè 
appunto  questo,  e  vi  conviene  anco  il  p. 
Casimiro  da  Roma  :  lo' stesso  si  trae  da 
(piella  di  s.  Nicolò  I  deir864.  L'impera- 
loreOltone  1  nel  diploma  del  0)67, col  qua- 
le confermò  i  beni  a  tal  monastero,  no- 
mina un  Oìanuin  iiinius,  et  Oiaiiuin  mi- 
jiux, cioè  Roianum  inaius^etRoianummi- 
nus,  che  evidentemente  corrispondono  a 
Roviano  e  Roviauello:  la  mancanza  del- 
l'iniziale /?,  dice  Nibby,  probabilmente  è 
difetlo  della  carta  originale  nella  quale 
pel  tempo  si  sarà  cancellata,  ovvero  è  di- 
fetlo dei  trascrittore  che  l'ora  mise.  Ver- 
so il  1000,  soggiunge  Nibby,  era  venuto 
Ruhianum  in  potere  del  conte  Rainaldo, 
che  si  dice  francese,  il  quale  lodonòo  re- 
stituì al  monastero  sublacense,come  si  ha 
dal  suo  Chronicon.  Ma  Corsignani,  tanto 
ben  informato  della  storia  de'suoi  Marsi, 
dice  Roviano  già  appartenente  alla  dio- 
cesi Marsicana,  e  nella  signoria  a'gran  con- 
ti de'Marsi,  e  che  Rinaldo  figlio  di  Berar- 
do, non  mai  francese,  donò  Roviano  con 
altri  castelli  al  monastero  sublacense  di 
s. Scolastica.  Nella  lapide  del  i  o52, esisten- 
te in  quel  chiostro, fra  le  altre  terre  del- 
lo stesso  monastero  si  nomina  ancora 
Rvviam',  come  pure  nella  bolla  di  Pasqua- 
le 11  dell  I  i5.Però  leggo  nella  delta  lapi- 
de stampata,  Ruhianuni  mains,  Rubia- 
nuni  minus.  Le  iovine  d'i  Ruhiaiiumiui- 
nus,  che  oggi  diconsi  Rovianello,sono  cir- 
ca un  nìiglio  distanti  da  Roviano,  e  si  ve- 
deche  appartengono  a  un  castello  de'tem- 
pi  bassi.  Quanto  a  R.oviano,  nel  salirvi  si 
lasciano  a  destra  i  ruderi  d'una  villa  ro- 
niana,  forse  quella  chediè  il  nome  alla  ter- 
ra, secondo  Nibby,  ma  che  non  sieno  la- 
li  l'andrò  a  dire.  Da  Roviano  per  sentie- 
ri alpestri  e  per  un  bel  bosco  di  querele 
si  può  andare  ad  Arsoli,  e  si  sbocca  nella 
strada  grande  verso  il  miglio  36.  In  que- 
sta traversa  prima  di  scendere  alla  vi;i  si 
hanno  belle  vedute  della  valle  dell'Aiiie- 
ne  e  di  quella  dell'acqua  Marcia.  Rovifi- 
no  ebbe  i  Coloniiesi  a  suoi  baroni,  che  lo 
possederono  iu  feudo  cuu  titulo  di  priu- 


aG                     T  J  V  T  I  V 

ci[i:ilo,  ila'qiiali  piissò  nel  ramo  dopriu-  finn  con  Scarpa,  Anticoli  Corrado,  e  Ma> 

ci|)i  Coluniia  di  Sciane.  Nelle  Munnric.  raiio,  non  che  co'chie  culli  paesi  il'Aiso- 

Colomusi  >\c\  già  loilalo  Coppi,  appren  li  e  IlidfVeJilo.  Di  Uovi, ii)i)  fui  frefjieii- 

ilo  le  seguenti  nozioni.  LandoII'o  della  Co-  le  lueii/iniie  lacrunac.i  e  i  diplomi  dell'ili' 

lumia  nel   1287  era  signuie  generale  di  signe  iiiDiuislero  sul>iac;'iise,  clie  sin  dal - 

Iiuviuuo  e  Riofieddo,  e  con  allo  de'  21  l'VllI  secolo  n'era  padrone.  Fu  castello 

fcl)l>raio  di  ilullo  anno  confermò  gli  sia-  furniìo  di  doppie  mura,  e  serv'i  talvolta 

Ioli  ilei  castello  di  R.oviano.  Adiinallro  di  piopugnaculo  all'opposta  fortezza    di 

Liindulf»  Colonna  nel  1  4o  i  circa  Doni-  Antiboli  Corrado,  de'Corradi  princi()i  di 

lacici  l\  diiuiuui.pie'da/'.idi  cui  feci  nien-  Anliucliia, riservatosi  nel  i  3  ^4  d-ill'iinpe- 

zione  parlaiidu  di  lìiufreddo.  Nella  guer-  ralore  Federico  II  nella  capitolazione  i.on 

va  di  Paolo  III  contro  Ascanio  Colonna,  Papa  Innocenzo  IV,  come  si  ha  da  IVI.il- 

nel  I  541  l'esercito  ponlilìcio  comandato  leu  Parisio,  Hist.  Aii^L  Le  leggi  niuni' 

da  Pier  Luigi  Fariiescsimpadronì  di  Ilo-  cipali,  che  prima  in  parte  si  con<:ordaro- 

Viano  e  ilegli  altri  costelli  del  Col(inne>e,  iiu  e  osserv.irono  m/r/-//r;/<//('v,  <'//;/vf(/cu- 

onde  il  Papa  ne  fece  smantellare  le  for-  tt-s  s'irns  d.  Jiicnlni'ii  Odìiwin  et  Nini- 

lezze.  Morto  Paolo  111  a'  10   novembre  Iduin  filìus  f/unu(Li./ii  Oilablaui  de  Hit- 

l54c),  Camillo  Colonna  col  favore  e  l'a-  In'anocx  UfUi,etsyudicos  Rubìnnit'Xnt' 

inlo  de'  vaNsalli  ricuperò  ad  Ascaiiio  as-  tcra,  furono  quindi  del  tutto  terminale, 

sente  le  avite  castella,  inclusivamenle  a  cil  ivi  pnhiilicale  nel  1287  f)cr  mnfrnifi- 

l'ioviaiKj;  indi  Giulio  Ili  lasciò  che  godes-  <  iinn'iru/iid.fjandiilphitmffo  ColiinìiìH't. 

«e  IraiKjiiiliamenle  i  beni    riconquistali,  nii/itcìn  lli\'i(n)j;idi,tici\iil)iiinidoniiuuf/t 

Nel  162 5  Oddone  Colonna  e  Alfonso  suo  f^cncralc/niii pl/ilcn  /(LVfa  ccclesiam  s, 

fiatedo,  ed  altri  coeredi  del  padre  Mu-  Joluinni.'!.  judatiuin  Cristri memorati, et 

zio  seniore,  venderono  a  Carlo  Barberi-  reind.  Nicolai  de  P(ii'ìsiìs,^ii\\/^'i\  ma- 

III  hatello  d'Urbano  Vili  il  castello   di  i::;nilìcu.<!^et jìotens  vir  Joìinmies  Aiidreax 

Iloviuno,  per  il  prezzo  ili  scudi  07,^00  de  Coliitnpiia prò  se, et  nomine  Ldndid- 

con  istroinenlode'24  novembre.  Pel  ma-  j)hi  <!(ii  fratria  germiini^eonsideranx  tri - 

Irimonio  di  Cornelia,  superslile  de  Bar-  l>ulalione.i,etangustiush()mini/ni<ì,cl  Lì^- 

l>erini,  con  Giulio  Cesare  Colonna  prin-  iiiversitati  e/iisdem  Cfistri  Riihiani,  oc- 

cipe  di  Corsignano,  (pienti  lascialo  l'avito  ra'iione  fidetit{ttisro/i<!cr^>audae,  ah  ìio~ 

cognome  a^sun^e  (|iudlo  ili  Barberini,  ed  stiiiin  incursii, per  eotniteni  Talearotii, 

tbbelra'lìgli  inasclii  Urbano  e  Cailo.  Dal  et  ej'iis  genlex,  diilax,  id*irco  in  reconi- 

i.^iiacijnero  Rlalfco,  Prospero  ed  Elio-  peasalionemprnedietorumohsecpiioruni 

re,  ed  al  secondo  de'nominati  toccò  il  ca-  etc.  diminuì  alcuni  pesi  già  dall'  uni  ver* 

stello  di  Roviano,  per  cui  ora  ne  porla  sita  e  comune  di  Roviano  addossatisi.  E 

iltilol(jdi  principe  di  lloviano  d.  Prospe-  nel  i  /liyì^Joliannes  drCohininu  niiley  ar- 

10  Barbeiiiii  Colonna  di  .Sciarla,  di  cui  monini  eie.  /iespieiens' n/reetione,  sinee- 

parlai  ne' voi.  \lV,p.  298, e  L\X1  V,  p.  ril(ilem,el  fidelitatem  quanihoniine  Cu- 

341,  dimorante  nei Pn lazzo SeiarraCo-  stri  nostri  Ruhiani  erga  Nos,et  Statnm 

lonna  (f^'.juì  Roma.  Siccome  neh."  dei  nostrum  kahent^cumqiw  elapsis  tempo- 

citati  voi.  indicai  che  di  Boviano  ne  Irai-  rihits prò  Nohis,  et  Stata  nostro  multos 

la  FraiicuNCo  Parisi  nelle  dotte  Istrnzio-  passi fiierunt  Itdmrcs ete.  IVos,  non  inten- 

Ili  pi  r  la  ^  iin'cndi  i/npiigala  nella  segre-  dentes  tm/'usnindi  eorum  affectioneni,  a- 

te.ria,  e  di  cui  in  (picsla  mia  oper.i  molto  jii/niipie  sineeritatcm,  et  fidem  s-r/ri/u/ii 

ini  giovai,  qui  riprodurrò  il  da  Ini  riferi-  proisiis^  et  inanem  evadere,  li  diminiù 

Ili.  (fucsia  lena  poila   sulla  falda  iV  x»n  maggiornienic.  Nel  1 56;)  per  sentenza  dei 

molile,  dove  .•b.Uruiio  ^^li  c<pucoli.  con-  giiulici   compi  uinissari    furono  sopite   L' 


T  1  V 

tlilfei»  iize  insoile  tra  l'Ili. "tio  Muzio  Co- 
Joiiiiii,  e  runiversitùtli  Roviano,  pegli  alti 
<li  Gas[)ai'e  Rentlelli  notato  caiueiale.  [ 
Colonna  signori  di  Roviano  talvolta  vi  tli- 
11. orarono  ,  e  perciò  iliversi  loro  figli  ivi 
nacquero.  Mentre  vi  risieileva  il  detto  Mu- 
zio neh  568,  la  moglii- gli  pallori  mia  fi- 
glia, e  volendosi  farcnm^iaro  Pietro  Al- 
iloliiandini  (fratello  di  Ciiovanni  e  Ippoli  • 
lo  e  padre  di  Pietro,  poi  Inlii  oaidiuidi  e 
il  2.°  Papa  Clemente  Vili),  gli  scri>seiiiia 
lettera  l'8  marzo,  e  perciò  gli  mandò  la 
lioinliace  clieavea  toccato  il  s.  battesimo 
della  neonaia  (anticamente  nel  ricevimen- 
to de'capelli  o delle  f;isciede'iieoiiati  si  re- 
sta va /*rtr////,o).  Ma  Pietro  si  ricusò, come 
avea  fallo  ad  altri.  Muzio  ebbe  più  figli 
da  Laura  Frangipani,  e  [)oi  da  Giulia  San- 
tacroce: unci  di  e>si  fu  Alfonso  ablegato  a 
Venezia,  per  recar  la  henelta  al  cardinal 
Lorenzo  Prudi  creato  da  Clemente  \  11  !, 
I  discendenti  di  Muzio  ebbero  avanti  il 
tribunal  della  rota  alcune  controversie  in^ 
toi  no  al  prezzo  della  signoria  di  Roviano. 
In  uno  de'libri  dell'archivio  della  chiesa 
parrocchiale  ili  s,  Gio.  Ballista  di  Rovia- 
no apparisce,  che  da  Otido  Colonna  cugi- 
no del  conleslabile  Ascanio  (il  quale  scri^ 
vendo  a  Scipione  Parisio  gli  die  per  ti" 
iulo  cV  onore  quello  di  amico  honorando, 
e  il  simile  praticò  la  moglie  d.  Giovanna 
d'Aragona,  con  Ascanio  Parisi  fratello  di 
Scipione),ivi  nacqucio  OdoaidoneliG  i  2, 
Florida  Lucilla  nel:6i6,  e  Costanza  nel 
1 6  I  8,  la  quale  poi  fu  monaca  domenica- 
na uel  monastero  dell'Umiltà  di  Roma, 
tenuti  al  s.  fonie  da  Gio.  Battisti  Parisi 
iibnepote  di  Scipione  e  Ascanio  mentova- 
li. Dal  i632  in  poi,  per  disposizione  d' £,'/•• 
liciiLO  /^ ///Barberini,  Roviano  ebbe  ii  ti- 
tolo di  principato,  come  .rilevasi  da  vari 
diplomi  di  privilegi  concessi  e  confermati 
in  (pie'lempi  da  Francesco  Colonna,  i  cui 
discendenti  formarono  nelle  persone  di  d. 
Urbano  e  d.  Carlo  Colonna  Barberini  la 
24-"  generazione  per  linea  mascolina  de- 
gli antichi  signori  dellaColonna(de!la(jua- 
Ic  riparlai  uel  voi.  LVlll,p.  i  3u).  Dui  eh. 


T  I  V  ^7 

marchese  Filippo  Bruti  Liberati  imparo 
[)erchè  Francesco  l'arisi  nella  sua  oper.i 
raccolse  le  riferite  nozioni  su  Roviano,  cioè 
nella  XXIT' Mcmoriasullc  belle  arti  nei 
sa^^ri tempri  Ripa/li, (.W  recente  pubblica- 
la co'lipi  di  Rìpatransone.Egli  narra, che  i 
Parisi  da  qualche  secolo  Irasf-riti  da  Ca- 
vaillundi  Friinciaiii  Roviano,  vi  accpiisla- 
rono  buona  possidenza,  e  tra  ipielli  che 
vi  fiorirono  nomina  il  ven.  Andrea  Pa- 
rigi di  Roviano  vissuto  nel  principio  del 
XVII  secolo,  e  lencoinialo  Francesco  Pa- 
risi nel  decorso,  celebre  per  la  sua  opera 
<^u\\' Epi sto t ogni fia  e6'i'^/r?c7*/^,olti  e  al- 
tre, il  cui  fratello  avv.  Luigi  sposò  Lucia 
zia  [)ateriia  del  maichese  scrittore,  la  qua- 
le per  genialità  si  distinse  nell'idear  dise- 
gni di  fd)l)i  ichearchitetloniche(che  i  pre- 
lati di  lui  fratelli  custodiscono  in  Roma 
incornici  beucunseivali),noii  chenel  suo- 
nar l'arpa,  cioè  la  i  .''ehe  co'pedaii  per  suo 
uso  e  per  quello  del  fratello  Gaetano  da 
Gerniaiiia  venne  in  Roma  verso  ili  "82. 
Restata  vedova  Lucia  nel  finirdel  trascor- 
so secolo,  [)assò  il  rimanente  de'suoi  gior- 
ni per  lo  piìi  iu  Roviano,  ove  morendo  nel 
1810  fu  sepolta  nella  cappella  gentilizia 
della  parrocchia  di  s.  Gio.  Datti^ta.  La  fi- 
glia superstite  Agnese  Parisi  sposò  iu  Ro- 
ma Pietro  Anni  vini,  ila  cui  nacque  d.  Vin- 
cenzo attuale  professore  d'eloquenza  nel 
collegio  Urbano,  che  per  le  molteplici  sue 
belie  e  dotte  produzioni  letterarie  enco- 
miai in  pili  luoghi.  Questo  ilegno  e  dotto 
sacerdote,  nel  1. 1  3,  p. iq  i  (\e.\\'Albuni  di 
/ìo//i(7, pubblicò  un  erutlito  articolo,  inti- 
tolato: Le  ridile  di  s.  Maria  delVOliK-a. 
sulla  via  Siiblaeeiise  al  miglio  xxxur, 
col  disegno  di  esso  e  dell'eruineuza  in  cui 
elevasiRoviano.Eccone  in  breve  un  estrat- 
to. Castel  di  Roviano  domina  nel  sotto- 
posto suo  territorio  alcune  cadenti  mu- 
raglie, che  dislaccandosi  tlalla  via  Subla- 
cense  poco  dopo  il  miglio  33  s'incontrano 
a  sinistra  dello  scosceso  sentiero  che  con- 
duce al  castello.  Se  il  paese  merita  qual- 
che reminiscenza,  anche  perchè  circonda- 
lo da'rudeii  dell'antica  via  Valerio, e  da- 


28  T  1  V  T  l  V 

gliiivaii7Ì  del  mnij;nifico  acquedolto  di  Q.  porvo  nilificiole,  tai^liali)  in  forma  rotoli- 
Marzii*,  più  lo  riniiilii  pei'  I  nrceimute  io-  di  nel  inisso  ilei  iiioiite,  che  nella  bucci» 
Ville.  Imperocché  sono  ieli(iuie  di  non  ha  <)  [xcdi  di  diametro  ci  771  almeno  di 
inultoainpla  chiesa  campestre cliestdcoi-  piofomlilà,  della  quale  ^li  iiltiiniiB  pie- 
le  con  piccolo  convento  da  oltre  a  6  seco-  di  sono  inondiiti  da  ncqui.  Il  Calindri  lo 
li  sorse  in  onore  alla  B.  Vergine,  (piasi  a  chia'na  piofomlo  cratere,  e  co'Iocali  Un- 
lompcrecoU  amabile  relii^ione  del  suo  no-  C)i  ilil  Pozzo.  INIaiocco  e^nalmenle  lo  da- 
me un  certo  orrore  di  cui  natura  impron-  nomina  cratere  asiai  profondo,  detto  da- 
tò quel  passaf^!>io.  Si  denomina  va  la  cine-  f^ii  abitanti  ffnrni  di  Pozzo,  e^li  giudi - 
sa  s.  Maria  dell'Oliva,  da  una  pianta  d'o-  camlulo  ibrmatodalla  natura. Invece  Nil>- 
Ilvo  che  ritenevasi senza  umana  industria  hy, lenendo  presente  la  relazione  del  Ve- 
nata e  cresoiula,  vi  primeggiava  sul  cam-  nellinie  pubblicata  ila!  Cassio,  le  cui  stra- 
panile, verde  e  robusta  resislemlo  del  pa-  uez/e  però  rigetta,  airenna  senza  dubbio 
Il  ull'ardore  del  sole  e  a.l.i  fur/a  de'ven-  die  il  poz/o  sia  artiliciale,  ililllcile  essen- 
ti. Ne'viaggi  impresi  con  numeiiio  guada-  do  il  rintracciar  lo  scopo  perchè  venne  a- 
gno  di  anime  da  s.  Francesco  d'Asisi,  al-  perlo.  Quelli  die  uè  vollero  attribuir  la 
lorcliè  peregrinò  al  s.  Speco  di  Suhiaro,  cagione  all'acquedotto  dell'acquaMarcia, 
a  vantaggio  spirituale  del  circondario,  da  si  appoggiarono  ad  uu  passo  di  Plinio  , 
Im  (u  scelto  il  luogo  per  una  chiesa  e  con-  che  Nibbycon  buone  ragioni  crede  inter- 
vento de'suoi  religiosi, e  del  tempio  neg>it-  poi, ilo  dal  Cassio  e  da  altri,  volendo  sal- 
tò lai. 'pietra,  mentre  il  clauslro  fu  coni-  vare  la  fama  di  quello  scrittore;  poiché 
pito  regolarmente  verso  il  i^Sy,  e  restò  Frontino, magistrato  dell'acque  .soltoMer- 
in  piedi  in  cura  de'tninori  conventuali  si-  va  e  Traiano,  apertamente  dice,  che  la 
no  al  secolo  decorso.  Le  divote  genti  ere-  Marcia  avea  le  sorgenti  non  presio  i  le- 
devano che  il  santo  di  pr<jpria  mano  vi  a-  hgni  0  dal  Fucino,  ma  sulla  via  Valeria 
vesse  piantato  un  cipresso,  oiulecou  filu-  verso  il  miglio  3tì,  cioè  precisamente  sul- 
cia  e  successo  davano  agl'inlerini  a  bere  la  falda  opposta  del  monte  s.  Elia,  nella 
dell'acqua  con  avervi  infuso  alcun  botto-  valle  Arsolana  ,  dove  pur  oggi  vedonsi 
«e  di  esso.  Adunque  questi  avanzi,  come  sbucciare  circa  2  miglia  prima  di  perve- 
inaiiifotamente  si  conosce  dalle  supeisti-  iiire  ad  Arsoli  dalla  moderna  strada  che 
li  tracce,  non  sono  profani  di  romana  vii-  si  distacca  da  quella  di  Subiaco.  Q. testo 
la,  come  [)i  etese  l'illustre  ìVibby;  ed  i  sas-  profondissimjpo/zo  è  veramente  una  me- 
si che  servirono  alla  casa  di  Dio,  sebben  raviglia,  e  giova  indicarlo  a  chi  visita  i  luo- 
crollanti  e  coperti  d'edera,  sempre  ispira-  ghi,()OÌchè  vi  sarà  (pialche  indagatore  for- 
no Venerazione:  ciò  che  fu  sagro  una  voi-  tuiiato  di  cose  della  natura  o  di  opere  del- 
la è  sempre  sagro.  r<»nlichità,che  avemlo  i  mezzi  e  il  corag- 
Scarjxi.  Comune  della  diocesi  di  Ti-  gio  di  discendervi  potrà  verificare  le  mi- 
voli,  con  territorio  in  monte,  da  cui  rica-  sure  e  conoscere  l'uso  primitivo  di  quel 
vasi  grano,  biada,  ghianda  e  pascolo,  a-  baratro.  Ihondo  da  Forlì  dice  che  get- 
bilatudapiìi  di  1000  individui,  fra'<pia-  tandovi  un  sassodi  duelibbre  di  peso,  non 
li<;vviqnalchepossuleiite  dicousiderazio-  perveniva  a  toccarli  fondo  se  non  dopo 
ne, 3  miglia  hjulano dall'osteria  della  Fer-  aver  con  pausa  recitato  due  esametri  di 
lati,  donde  parte  il  sentiero  che  vi  con-  Virgilio.  Conclude  N'ibby, che  (inora  non 
eluce.  F  posto  sopra' un  dirupo  del  mon-  sì  conosce  l'uso  di  (piesli  pozti,  e  non 
te  Peschioso,  sulla  riva  destra  dell'Aule-  doversi  presumere  di  spiegarlo  a  danno 
IK!.  la  quale  si  sale  con  molto  dis.igio.  Un  della  verità  e  del  senso  comune.  Di  Scar- 
mezzo  miglio  fuori  del  paese,  verso  Ilio-  p  1  egli  non  riiiveuiie  alcuna  memoria  nn- 
ficJdo,  nel  luogo  chiamato  Cuicto  è  un  leiiurc  ali  i8i,  allorché  bccoudo  la  ero- 


T  I  V  T  I  V  29 
nncn  di  Snbiaco,  Costo  e  il  stio  fì^jlio  6e  bili  mnr«ìrnni,  e  rofTiiiono  a  s.  Ilenedet- 
iScnrna  ebbero  in  consegna  la  torre  eli  l\o-  ìo,jttrc  liacrcditario  pcj-fiiichaììt  ta/n  in 
iate.  Però  trovo  in  Petriui  che  fu  signo-  ipsisFormìs^quam  in  f'aUe frigida.  Non 
leggiala  dogli  Orsini,  e  riporterò  un  suo  la  trovo  però  Ira  le  possidenze  ilei  mona- 
racconto.  Insorse  suUìnir  del  i54t' un  im-  stero  sublacense,  nulla  dicendone  Nibby 
pegno  fra  Ottaviano  Monci  da  Falestri-  e  Marocco,  e  altri  die  consultai.  Questo 
iia  e  Tontarello  da  Gallicano,  per  cui  sta»  luogo  lo  trovo  chiamato  anche  /  alle- 
bilìrono  entrambi  concordemente  di  ve-  fredda, y\v:\\eMenioricColnìuiesiòe\Co^- 
nire  a  duello.  Datoiedel  campo  fu  Orso  pi,  dicendo  che  nel  secolo  XIV  già  era 
Orsini,  e  lo  assegnò  nella  sua  terra  della  de'Coloima,  per  cui  verso  il  i4oi  Doni- 
Scarpa.  Ottaviano  scelse  per  suo  padrino  facio  IX  concesse  a  favore  di  Landolfo 
il  capitan  de  Rossi  romano,  e  Tontarel-  suo  signore,  la  diminuzione  de'  dazi  sul 
lo  il  capitan  Amati  zagarolese. Due  delle  sale  e  focatico  di  sue  terre  nel  territorio 
convenzioni  furono,  che  la  querela  doves-  di  Tivoli,  compresa  Yallefreddn.  Dtscri- 
se  lerminarcolla  spada,  chesarebbe  a  eia-  vendo  s.  Vito,  nellarticolo  Subiaco,  e  le 
scun  di  loro  consegnala,  quantunque  el-  signorie  de'maicbesi  Theodoli,  vi  coni- 
la si  rompesse  in  pugno  od  uno  de'com-  presi  Vallinfreda  acquistala  con  titolo  di 
battenti,  e  che  il  campos'intentlessea /?(?•  contea  feudale.  Pare  che  già  la  possedes- 
se transito^  cioè  che  la  tenzone  non  s'in-  sero  nel  iSps.  La  chiesa  parrocchiale  è 
tendesse  finita  senon  pei'  morte  o  disdet-  intitolala  all'arcangelo  s.  Miihele.  Essa 
ta.  Si  stabih  anche  il  giorno  dell'abbai-  è  arciprelale,  ed  il  santo  titolare  è  pro- 
timenlo,  e  concordarono  trovarsi  nel  luo-  tettore.del  paese.  Il  giuspadrnnato  della 
go  destinato  1*8  dicemlire  prima  dell'ore  medesima  appartiene  al  comune.  Viene 
16,  come  fecero:  ma  giunti  a  Scarpa  nac-  retta  da  un  aniprele  e  da  due  vice-cu- 
que  un  contrasto  sulla  scelta  dell' armi,  lali-Altra chiesa  è  sotto  l'invocazione  del- 
perchè  Tontaiello  diceva  che  spettava  a  le  ss.  Anime  del  Purgatorio,  e  denomi- 
lui,  attesoché  era  stato  ili. "a  dar  la  men-  nata  del  Suffragio  ;  giuspadronalo  della 
tila,  e  INlonci  gli  avea  fallo  presentar  il  car-  pia  confraternita  del  Suffragio.  Di  recen- 
tello,  allegando  per  testimonio  del  suo  del-  te  fu  compita  una  chiesa  rurale  delta  ilei 
lo  Gio.  Salomone  da  Palestiina  ivi  pie-  Cimiterio,  per  quello  che  vi  ha  adiacen- 
sente;  ma  questo  rispose  non  saper  nulla,  te  :  è  dedicala  in  onore  di  s.  Rocco,  ed  an- 
ondefu  dichi.Tratol'elezione  dell'armi  ap-  the  questa  è  propria  del  comune, 
partenere  a  IMonci.  Mentre  però  le  cose  7^  m'<770.  Comune  della  diocesi  di  Tivo- 
erano  giunte  a  questo  punto,  e  dovea  fra  li,  con  territorio  giacente  in  monte  e  col- 
uiomeoti  seguir  la  pugna,  comparve  in  le,  piodncenfe  particolarmente  grano,  11- 
Scarpa  all'  improvviso  un  tromlielta  di  ve,  biada,  ghianila  e  pascoli, con  suflicieo- 
giustizia,  il  quale  presentò  all'Orsini  un  li  e  mediocri  fabbricati  abitali  da  quasi 
breve  (forse  di  Paolo  11  1)  di  tale  efficacia,  800  individui. Tranne  Calindri,  non  tro- 
rh'egli  spaventato  licenziò!  duellanti,  or-  vai  che  altri  ne  parlino.  La  chiesa  parroc- 
dinandoloro  rlie  immediatanienleparlis-  chiale  è  sotto  1'  invocazione  di  s.  liiagio 
sero  dalla  terra.  La  chiesa  pnrrnrchinle  è  martiie  e  vescovo  di  Sebaste,  il  quale  è 
sagra  alla  Decollazione  di  s.  Gio.  Rattisla.  anche  proiettore  del  paese.  Degna  poi  di 
f  allinfrcda.  Comune  della  diocesi  di  singoiar  menzione  è  una  immagine  as»ai 
Tivoli,  con  territorio  in  monte,  il  cui  mas-  miracolosa  della  li.  Vergine,  che  esiste  ia 
Simo  prodotto  consiste  in  grano  .  uve,  venei azione  presso  gli  abitanti  sotto  lo 
ghianda  e  pascoli.  Il  paese  racchiude  buo-  speciale  titolo  dcll'Jthiminata.  Fu  qiie- 
ni  fabbricali  e  circa  1200  abitanti.  Dice  sta  tla  tempo  immemorabile  trovala  pro- 
Corsignani  che  lo  possedevano  alcuni  no-  digiosanienle  da   un  pastore  nel  luogo 


3o  1  1  \  TI  V 

cliinmnto/; /V////^/;/.cloiuIe  porlnln<ii  nel-  Ir  ri\'/tro,  nomi;  clu*  porl.i  niiroiM  i-ri- 
in  cliiesa  pnnoccliiiilo,  da  se  lece  riUjiiiu  conili  la  sua  aiilion  tlcsliiuizioiie.  A  po(  :i 
nli'iiiilico  silo,  il  die  con  istnpore  si  lin-  «li^Linriida  essoavcii  oii;^ine  iinac<»pii»sK- 
iioxò  più  il  una  volta.  C<)nlmos^o  il  pò-  j-iina  e  pma  surgelile  d'  aci|ua,  la  «puilc 
polo  da  lei  vorosa  divo7ione  pel  replica-  per  aililìcinle  nctjiiedotto,  di  cui  si  con- 
to porlento,  nel  medesimo  luogo  eresse  servano  ancora  gli  avanzi,  si  trasportava 
in  SMo  onore  la  chiesa  tnllora  esislcnle.  in  Ciir«i'oli;  acipi-i  die  al  presente  in  Car- 
Kellardiivio  tl«'lla  pairocdiia  si  conser-  Mili  fui  ma  il  fonte  dilaniato  di  s.  l'.eiie- 
\a  un'aulica  incisione  di  rame  della  stes-  detto.  11  dominio  oi^iioria  fcudile  di  \'i- 
so  s.  Immagine,  con  iscrizione  relativa  e  varo,  appartenne  all'antica  e  nol>ilis>>im.i 
del  seguente  tenore.  Dcìparae  J  irgiiiis  fimiglia  Cenci  romano,  di  cui  più  sopra 
^:/ì'gcx,fjiiac  nmltisah  hiiir  sacndis  in-  feci  parola  parlando  di  Vicovaro,  il  che 
tram  (emioni  Jivaririisis  fìncs,  in  lo-  viene  coiilermato  dal  suo  slentma  genti- 
co  uhi  {'ii/go  (livilur  li  Pantani,  jirndl-  I17.Ì0  esi>teiile  non  solanieiile  negli  avanzi 
ginscrcjìcrta^ihitluvìnTcnijìln  a  fluida-  del  miinillco  pala7Zo  bai  onale,  situato 
mentis  ereetn  deeenter  loeala  iiiagnnni  nella  sommità  di  Vivnro,  e  distrutto  nel 
JwpidorunìJrequentiaiii,niajoi'i(jiiefer-  terminare  del  passalo  secolo  dal  furore 
\-ore  gratin  rum  suh  titidn^  La  Aladon-  dell'armate  repuhhlicane  francesi,  nia  e- 
na  ss.  dfll  Illuminata,  r(7/j!,'^/oAV.v.v///?f' fY)-  ziandio  in  una  foiilana  costruita  lungi 
litur.  Quanto  all'origine  ilei  paese,  non  mezzo  migliocircadal  paese, ove  trae  [lu- 
si  conoscono  autentici  documenti',  ma  in  re  origine  utì  limpido  e  ahbonilante  ca- 
csso  si  conserva  la  seguente  costante  e  pò  d'acqua,  che  arlilìciosamenle  condol 
generale  tradizione  orale,  la  cpiale  perciò  tata  a  traverso  le  filde  d'un  monte,  ora 
Sembra  credibile  e  verace.  E'  indubitato  fornisce  a  Vivaroecccllenleacqua,  come 
rlienclle  sue  adiacenze, lontano  circa  due  già  la  somininishò  al  duoccato  palazzo, 
miglia  dal  paese,  nel  luogo  di  (lai  «.oli  ora  Impciocchè  va  riferito,  a  lode  ilella  fé- 
nppai  tenente  al  liiijitrolo  regno  di  Napo-  della  de'vivaiesi  verso  il  Papa  lorosovra- 
Ji,  esi"*tessela  ricca  e  potente  città  di  Car-  no,i  he  nella  detta  e  fatale  invasione  slra 
seoli.  poiché  passando  per  »piesle  contra-  niera,  essi  pieni  di  valore  e  ardilo  corag 
de  Ovidio  Nasone,  tli  lei  canti»:  Frigida  c(io,  seppero  sostenere  il  fuoco  e  l'aNsedio 
Carseolis  nee  olis.'is  (ijila  ferendis  Ter-  delle  troppe  per  circa  6  mesi.  Soggiaciu- 
rn,  sed  ad  segetes  iiigeidnsns  .-Iger.  Ed  (i  per  la  diNpanlà  delle  forze,  subirono  la 
ora  ove  surse,  benché  sia  tie>cinta  ani-  vendella  del  vincitore,  indispeltito  dalla 
|)ia,  fcdla  e  annosa  macchia,  pure  si  Irò-  singolare  opposizione.  Da'Cenci,  il  caslel- 
"vano  i  suoi  ruderi.  Pertanto  si  vuole,  che  lo  di  Vi  varo  passò  in  proprietà  del  prin- 
il  paese  di  Vivaro  f)sse  un  piccolo  e  ben  cipe  Boighise,  a  cui  appartiene  tuttora, 
monito  ca>tello,  nel  (piale  lacillà  di  Cai  ■  Ginenm  dì  Gennzzann. 
seoli  conservava  1<;  biade,  1  cereali,  i  suoi  Vedi  il  voi.  LVIlI,p.  i3o.  Compren- 
viveri  per  sua  provvisione  slraordiiiaria.  de  (ienazzuno.  Cave,  Olevano  e  Rocca  di 
Distrutta  poi  Carseoli  da'[)ossenti  ronia-  Cave. 

Ili,  palle  de'siioi  abitanti  si  rifuggirono  Cim'criio  di  Palesfrina. 

liei  liiogodeirodiernotlarsoli, edificarono  Vedi  il  voi.  LVIII,  p.  1  3o.  Compren- 

Jl  paese,  e  dalla  Hlib.illula  Cnrxenli  \'i\p-  de  l'alesliina,  Castel  s.  l'ielro,  Oallicano, 

pellaioiiu  Carsnii.  Com'era  ben  natina-  C<.lonna  e  Zagarolo. 
|p,  altra  parie  du'cilladini  di  Carsoli  s'\  C,m>ernn  di  Palnmhara. 

litirò  nel  detto  castclloelo  ampliò;  quin-  Palnnd>ara.  Comune  della  diocesi  di 

tli  in  progresso  di  tempo (h/i'Arr/ che  cu-  Sabina,  cnpoluogodelgovci  iiodcl  suono- 

•lodiva  di  Carseoli,  si  disse  volgarnun-  me, con  re-idenza  del  governatore,  ilistau- 


T  I  Y  T  i  V                       3 1 

le  ila  Roma  miglia  i  8,ecÌ!ca  5tla  Militi  rnaiin  chiesa  arcipretale,  parroccliiale  e 
Celli,  per  una  straila  die  c1iveii;p  a  desti  a  collegiata,  ed  inlifolfila  a  s.  Biagio  vesce- 
delia  Konienfana  poco  dopo  il  G."  n»iglio  ve  e  mailiie,  è  ampia  di  gotica  maniera 
da  Roma,  e  che  dicesi  la  stradi)  delle  Mo-  a  3  navi, con  buone  [)illiire  e  q  altari,  es- 
lelte.  Il  suo  teniloio  in  colle  è  feitilee  fé-  sendo  abbellito  il  maggiore  da  maimidi- 
condo, producente  grano,  uve,  olive  e  buo-  versi,  venerandosi  ivi  molte  reliquie.  La 
ne  Irulla  in  gran  copia,  non  che  canape,  fece  edificare  Onorio  111  Savelli,  la  cap- 
pascoli  e  altro.  Questa  gios'a  e  nobile  ter-  pclla  gentilizia  della  qual  f;imiglin  fu  ri- 
ra  sorge  sulla  cima  d'un  allocoHeisoIato  dotta  in  .<;agresli;i,  dove  si  vedono  aiico- 
e  conico,  che  si  direbbe  rotolato  dalle  vet-  ra  diverse  tonibedcgrindividni  della  me- 
te del  vicino  n)onte  Gennaro,  clie  sovra-  desima,ednvefu  tumijl;ito  Giovanni  Sa- 
standolo  da  una  parte  rende  il  clima  al-  velli  con  qnell'epitafiìo  che  Marocco  dice 
q  l'Olilo  uni  ilio,  pei  ò  in  situazione  amena  riportalo  drdloSperaiidio.  Questi  ap.  4i2 
e  aria  buona,  fra  le  vie  Nonientana  e  Ti-  e  seg.  pubblicò  l'iscrizioni  di  Palombara, 
bui  lina.  Al  suolato  orientale  giacciono  in  aia  non  l'epitaffio  :  epigi  ali  iVuiì  Giovan- 
distanza  gli  Apiimini  ,  diiimpello  ha   il  ni  Savclli  sono  solo  nella  chiesa  del  s.  Aii- 
Tevere,  a  destra  il  piccolo  fiume  Allia,  a  gelo  Custode  da  lui  fondata  nel  i  6  i  4  P''<^s- 
sinistra  r  Anieneo  Teverone.  La  sua  in-  so  l'osteria  della  Fiora.  Bensì  di  s.  Bia- 
tei  na  estensione  è  considerabile,  con  fab-  gio  riporta  3  altre  iscrizioni  non  appar- 
bricati  cinti  di  mura,  ed  alcuni  di  nioder-  tenenti  al  Savelli,  una  delle   quali  pro- 
na ed  elegante  costruzione,  pe'snoi  3ooo  lissa  è  del  valoro'^oe  piudenle  milite  Gio. 
abitanti  circa, socievoli  e  cordiali, con  mol-  Bnltista  Tosi  nobile,  ivi  nato  da  famiglia 
te  famiglie  comode  e  coltissime,  poueii-  oriunda  milanese,  che  dopo  molti  onore- 
dosi  molla  cura  all'educazione.  Dice  ÌNib-  voli  officii  e  guerrt-sche  imprese,  si  distin- 
l)y,chela  parte  bassa  del  castello  è  affatto  se  tiel  T^o/v/r-o  di  Belvedere,  e  innrì  in  Pa- 
moderna,  la  palle  superiore  però  è  gene-  lombara  neliGoo,  erettagli  nel  1778  da 
ralmeiite  fabbricata  ne'secoli  XIII  eXIV.  Hielro  Paolo  Tosi  collaterale  della  curia 
E'  provvisto  di  leggeris-iuie  acque, ma  nel-  Capitolina:  nell'esequie  celebrate  in  detta 
l'estate  essendo  poco  copiosa  quella  della  chiesa,  si  sospesero  due  insegne  militari 
f(Hite  lontana  un  4-°  <J'  miglio,  conviene  dal  defunto  riportateconlio  i  turchi  nel- 
sittingerla  altrove  e  più  distanle.Quasi  tut-  la  battaglia  di  Lepanto.  Ambedue  i  Tosi 
le  le  abitazioni  hanno  ottime  grotte  per  sono  lodati  da  Speraudio  a  p.  i84-  Note- 
conservare  gii  eccellenti  suoi  vini, cavate  lò  che  oltre  a  questi  ,  Palumbara  vanta 
nel  vivo  sasso  su  cui  è  edificato  il  paese,  non  pochi  suoi  illustri.  Ragguardevole  è 
11  palazzo  baronale,  già  de' Savelli, esiste  la  cliie«a  suburbana  di  s.  Giovanni  in  Ar- 
nella  rocca  e  fu  edificalo  nel  secolo  XV  gentella,  abbellita  da  colonne  di  prsgio  e 
in  forma  di  fortezza, conservando  nel  nìtz-  d'un  campanile  formatosecondo  l'uso  nio- 
zo  un'alfa  torre  con  baluardi  costruita  nel  nasfico  sulla  foggia  di  (piello  di  s.  Maria 
secolo  XllL  Vi  sono  residui  di  buone pit-  in  Trastevere  di  Roma.  Ebbe  il  mona>le- 
lure,  massime  nella  volta  della  sala  in  cui  ro  di  benedettini,  Onorio  IV  vi  poseigu- 
sono  espressi  i  più  valorosi  eroi  dell'an-  glielmiti  come  padronato  di  sua  f.imiglia, 
lica  repubblica  romana.  Da  tutte  le  parti  e  poi  fu  commenda  cardinalizia.  Avverte 
il  palazzo  presenta  lo  stemma  de'Savelli,  e  il  p.  Casinuro  da  Ron)a,che  per  errore  d'i 
belle  modanatuie  nelle  porle  e  nelle  fi-  alcuni  fu  la  chiesa  cbinniata  di  s.  Pietro, 
iiestre,  le  quali  sonocosliuited'una  pietra  e  che  la  fabbricasse  un   cardinal  Jacovo 
arenaria  compatta  locale,  che  apparente-  Resaro  poi  Papa  nel  secoloXl  II.  Oltreché 
niente  seoibra  marmo,  specialmente  per  questi  non  si  conosce,  la  chiesa  già  certa- 
la  palina  che  il  tempo  le  La  dato.  Lapri-  meulc  esisteva  neh  i  1  i,  e  l'altare  della  B, 


3i  TI  V  T  I  V 
Vergine  fu  edificato  nel  r  170,  con  iscri-  Palombara  succede  all'nnlicUissima  Cnj- 
zinne  che  per  intero  si  leg^e  in  Speran-  slnnieiii  clie  die  nume  n  c]iiesta  parte  della 
dio.  Il  l'iazzn  nella  ilcrarcliiii  cardimili-  Sidjina,  cliinninnduM  Stibiiui  Croslitnie- 
-///.descrivendola  diocesi  di  Sabina, ricor-  ihi.  in  nllesso  dcll'cniinente  e  isolala  sua 
«la  le  st'L;nenli  cinese  esistenti  a  siiotcnipo.  pusi/.ione  in  aria  peifella,  e  delle  nome- 
Di  s.  l'.fjidio  ahbate  anlicliissima  e  par-  rose  anticaglie  e  medaglie  d'ogni  specie 
roccliialecon  7  altari,  nel  centro  della  ter*  di  frequente  ivi  trovate,  prove  del  suo  au- 
ra; di  s.  Maria  del  Gonfalone  con  3  altari,  lieo  splendore;  ritenendo  inoltre,  secon- 
del  sodalizio  onioninio,  situata  alle  railici  do  alcuni,  che  (lameria  e  Anjcriola  occu- 
«lei  paese,  rilevandosi  dalla  lapidediSpe-  parono  il  sito  di  Castel  Chiodalo  e  Cre- 
r  indio,  che  fu  fabbricata  nel  1307,  con-  Ione  appodiali  di  l'alombara,  posti  a  ?.o 
sagrala  iieli5io,  e  restaurata  da'confrali  miglia  circa  da  Roma.  Il  llanghiasci,  Bi- 
iieli67o;dis,Pietroneirinle:no,dalPiaz-  hliof^rafìa  dello  Stato  Pontificio,  chia- 
ra  credula  forse  la  più  antica  in  cui  s'iu-  ma  l'aìombara,  terra  nella  Sabina,  l\t- 
cominciò  a  celebrare  ilciillodivino,e  Spe-  liimluira,  Coitnirniiirn.  Cu^tnimciinin. 
rancho  riporta  1'  iscrizione  di  Clemente  Lo  Sperandio  quahlìcando  Palombaia 
XI V  e  ilei  vescovo  carilinal  llezzonico,  ri-  castello  antichissimo,  che  sempre  si  di- 
guardante la  confi  aternita  di  s.  Giuseppe;  stinse  fra  le  cospicue  terre  di  Sahimi 
di  s.  Nicolò  nuale;  di  s.  INIaiia  della  Neve  (nel  quale  articolo  notai  che  sebbene  nel 
snbnrbana.edi  moltadivozionejdella  Mi-  voi,  LVIII,  p.  i3o,  in  esso  aveva  pro- 
sericordiao  oratorio.  Sperandio  ci  dà  poi  uìesso  di  parlare  di  Palombara,  rilene- 
le  lapidi  della  chiesa  imale  di  s.  Maria  di  va  poi  meglio  1'  eseguirlo  in  cpiesto  co- 
Loreto,  neli702  eretta  dal  prelato  Gio-  me  governo  del  distretto  di  Tivoli,  se- 
vanni  Bussi;  e  della  chiesa  rurale  de'ss.  condo  il  consueto  metodo),  riportò  le  te- 
Claudio  e  Caterina,  edificata  nel  i  7  i  ^d.i  stiiiionianze  di  Baudrand  e  Facciolati  in 
ClaiulioleMaireVignoli.vo//('r/V/7/o/rdel-  favore  di  Paloinbara,  che  successe  aCru- 
le  lettere  aposloliclie  (è  dello  anche  gian-  slumeria,  e  chiamata  da  alcuni  anco  (io- 
nizzerò tale  ollìcio).  A  Icnipo  del  l*iazza  lomhara;  né  tacque  clie  diversi  scrittori 
era  vi  un  ospedale  pe'pellegri ni  in  cura  del-  sostengono  che  vera  menteCrustu  mio  non 
l'arcipretedis.  Biagio,  ma  sconcertato  nel-  fu  ov'è  Paloinbara,  ma  nella  selva  poco 
reconomico;ed  il  monte  fi  umentario  del-  distante  appellata  s.  Giovanni  della  Tor- 
lacompagnia  di  s. Antonio. Vi  sono  le  scuo-  re;  da  qui  scorre  l'Alba,  oggi  Rio  Mosso, 
le  elementari;  e  le  maestre  pie  alle  quali  luogo  infausto  per  la  rotta  ivi  data  da'galli 
l'io  V  I  colbreve  (7/»i.v/r(//.  de'i  7  diccrn-  senoni  a'romani.  il  Calindii  dice  che  ne' 
I)rei8i5,  /{idi.  Jìoni.cont.  t.i4,  p-  260:  remoti  tempi  fu  qui  Cameria,  e  nel  ter- 
Cnnrcssio  domus  adrnppellanininnuii-  rilorio  Crnsltunio  o  Colombara;  Cruste- 
rupntam  s.  Marine  ì'irginis  Àn^clnruin  merla  riferisce  Castellano  volersi  a  Paloin- 
///  terra.  Paluniìiariae  dinecesis  Salii-  bara;  e  !\I.irocoo  inclina  a  seguir  quelli 
neiixìx  pertiiirnlis  favore  inagistraruni  che  vi  riconobbero  l'esistenza  di  Carne- 
pianini  puetlariirn  ejiisdein  loci.  Il  Piaz-  ria  in  vece  di  Crustuinio  colonia  romana, 
7a  riferisce  col  Matlei ,  che  Tarquinio  il  da  molti  dotti  ritenuta  in  Paloinbara,  e 
»Supcibo(o  Prisco),  vinti  i  sabini  nel  cara-  che  recano  meraviglia  i  ruderi  esistenti  nel 
pò  Collnlino,  debellò  le  coloniedell'nnti-  territorio  nel  sito  detto  Rotavelle,  inte- 
ro Lazio  (li  là  dell'Aniene,  fra  le  quali  Ca-  stimonio  della  splendidezza  de'suoi  anti- 
Dieria  oggi  Palombara,  fibbricata  dagli  chi  edilizi  ,  con  avanzi  di  volte  dipinte  , 
nlbani  molto  piima  di  Roma,  e  abitata  fraimnenli  di  colonne,  ed  avanzi  di  bagni 
«lagliaborigenicherisiederonolungoleri-  e  di  mura  ciclopee.  Finalmente,  per  non 
vedi  tal  fiume;  ma  egli  piulto»looi)inachc  ricordare  oltre  opinioni,  leggo  nel  Nibby 


T  I  V 
essere  incerto  quando  si  toiiiiò questn  ter- 
ra, che  a  cagione  di  sua  posizione  proba- 
bilmente non  fu  il  luogo  trascurato  nell'e- 
poclie  primitive  della  popolazione  italica; 
nondimeno  non  potè  trovar  nella  terra  al- 
cun avanzo  sia  dell'epoca  dellindipendeu- 
za,  sia  di  quella  della  dominazione  roma- 
na;  quindi  crede  non  doversi  calcolare  le 
pretensioni  di  coloro  ciie  dierono  a  Pa- 
Jombara  i  nomi  di  Antcninac,  Crustunie- 
rii  e  Camcria,  città  poste  altrove:  le  due 
prime  fondale  da'siculi,  l'ultima  dagli  a- 
boi  igeni,  e  di  esse  e  di  altre  parlai  anche  a 
SABiiVA.Egliritieneche  Antcnmae  iov^es- 
se  sul  monte,  che  domina  immediatamen- 
te il  confluente  dell'AnienenelTeverea  si- 
nistra della  via  Salaria,  poiché  è  appunto 
ante  anincni  qui  iiifliiitin  Til'cn'jn,  cìv- 
ca  3o  stadi  da  Roma  e  ftiori  di  porta  Col- 
lina: che  Crustumcrii  si  volle  in  diversi 
luoghi,  come  a  IMonlePiOtondo, ma  doversi 
riconoscere  fra  Fidene,  Ficulea  e  Nomen- 
to,  nel  ripiano  di  Tor  s.  Giovanni  fuori  di 
porta  Salaria,  nella  tenuta  di  Capitinia- 
no,  al  confluente  de' due  rivi  principali, 
che  formano  l'Allia:  e  che  di  Gz/z/pr/V/, lun- 
gi da  Ruma  circa  20  miglia,  egli  ne  sco- 
prì le  rovine  fra  Tivoli  e  Vicovaro, quasi 
a  mezza  strada  fra'  due  luoghi,  un  4°  di 
miglio  circa  a  sinistra  della  via  Valeria,  e 
che  del  suo  territorio  alcuni  fondi  perven- 
nero per  eredità  a  s.  Gregorio  I,  che  li  do- 
nò al  suo  monastero  di  s.  Andrea  al  Cli- 
\o  di  Scauro,  e  vi  fu  edificato  il  dìruto 
castello  di  Sacoomuro,  che  ricordala  Vi- 
covaro. E' dubbio  se  il  castello  di  Palom- 
bari! prese  il  nome  da'Sa velli, che  signori 
di  Palombaraaveanoper  islemma  una  pa- 
lomba (dice  Nibby  che  il  nome  di  Palom- 
ljara,e  Paliimhcu'ìa  ue'bassi  tempi,  è  co- 
mune a  molti  luoghi,  e  forse  derivò  dal- 
l'abbondanza de'paloiubi),  ed  è  impresso 
nelle  monete  senatorie  de'medesimi,  co- 
me si  può  vedere  nel  Martinelli,  Aìitiq. 
Roin.  Pont.  Deiiariì  p.  36,  e  lav,  2,  4, 
vi;  ovvero  se  il  ramo  de'Savelli  feudata- 
ri di  Palouibara  prendesse  dal  castello 
il  nome  e  lo  slemma  della  palomba  in 

VOL.    LXXVI. 


T  1  V  33 

campo  azzurro.  Avendo  scritto  articoli 
Sulle  principali  famiglie  romane,e7Ìandio 
di  quelle  che  dominaronole  conlradeche 
vado  descrivendo  in  quest'articolo,  ed  o- 
ve  sono  nozioni  analoghe,  in  quello  de* 
Sin'clli  riportai  le  notizie  de'  signori  di 
Palombaro  che  incoiniuciarono  con  Od- 
done I  del  1 064;  quindi  Oddone  1 V  sposò 
una  Sa  velli  e  d'allora  in  poi  questo  ramo 
prese  il  nome  di  Sa\'elU-Paloinhara,  una 
delle  4  li»ee  di  sì  potente  e  celebre  stir- 
pe, e  nella  quale  si  compenetrarono  le  al- 
tre. Questa  linea  fu  la  piii  feconda  di  uo- 
mini grandi  che  celebrai,  s'ingrand"i  al  di 
sopra  dell'altre, con  privilegi  e  prerogati- 
ve, e  la  dignità  di  ]\IaresciaUo  di  s.  Chic- 
sa  {/^^.);  poiché  parte  per  eredità  e  parte 
per  compre  fu  pure  signora  d'Albano  e 
della  /ì/(:\7^7(7''.),ter minando  in  parte  nel- 
la nobdissima  casa  Sforza-Cesarini ( F .), 
e  parte  ue'iMassimo  principi  d'Arsoli  per 
la  marchesa  d.  Barbara  ultimo  rampollo 
de' Savelli-Palombara  ,  morta  in  R.oma 
nel  1826,  e  per  essa  i  Massimo  eredita- 
rono in  Pioma  il  Palazzo  Palonihara  e 
la  T'illa  Palonihara,  pel  narrato  al  ci- 
talo articolo.  A  SABiSA,con  Sperandio  e 
altri ,  riportai  que'  personaggi  che  la  si- 
gnoregaiarono  0  vi  fiorirono  ne'bassi  tem- 

O  Do 

pijfra'quali  i  discendenti  d'Alberico  duca, 
marchese  e  patrizio,  che  dalla  casa  loro 
lasciata  e  abitata  in  Roma  presso  la  re- 
gione e  chiesa  di  s.  Eustachio,  ove  avea- 
110  la  cappella  gentilizia  di  s.  Michele  Ar- 
cangelo (della  quale  riparlai  nel  voi.  LV, 
p.  278,  274  e  275),  si  dissero  conti  di 
s.  Eustachio,  cioè  i  figli  di  Giovanni  nati 
d'Alberico,  Saraceno,  Orrigene  e  Dono- 
ne,  come  si  ha  da  un  documento  del  1 084: 
essa  fu  in  istretta  congiunzione  di  sangue 
colla  Savelli,  e  si  estiuse  nel  secolo  XV, 
passando  molti  de'  loro  feudi  e  beni  ne' 
Savelli,  i  quali  più  volle  ebbero  comune 
il  nome  co'rinomatissimi  conti  di  s.  Eu- 
stachio. Le  memorie  de'  signori  di  Pa- 
louibara, senza  conoscersi  il  cognome  del- 
la fiiiìiglia,  incominciano  nel  secolo  XF, 
denominandosi  soltanto  signora  di  Pa- 
3 


34  T  I  V  TI  V 

lunil'iun; oMnnorropailn  (l'im conte  Ol  r.dmn  importanti  noli/iecidà  sui  signn- 
lavinno  fintcllotliOcldone.lorsi'cjuell'Od-  ri  «li  Piil'itnb;ira,  che  ripeterono  lo  slesso 
clone  del  I  004  snnicoitlnto,  il  <|iinle  ()t-  Halli,  Ndjby  calti  i.Fìj^li  racconta, che  Pa- 
taviano  nel  1  o<)'^  fece  donazione  della  ine  loiid)ai'a  è  nominala  nel  principio  dei  se- 
lli del  castello  di  Camerata  all'abbate  del  colo  Xil  dalla  cronaca  Sublacense  ,  che 
Dionastcro  di  Faifa,  con  chiese  e  sue  [>er  narra  aver  Giovanni  32. "abbate ili s.Sco- 
linenze;  indi  nel  i  i  i  i  donò  all'abbnte  e  lastica  compratola  rocca  di  Camerata  per 
monaci  di  s.  Giovanni  in  Argenlella,  mi  3o  lire  da'  figli  d'OiIeiico,  promettendo 
miglio  e  ine77o  distante  da  l'alombara,  3  di  pi  estar  loro  aiuto  nellagnena  ilie  a- 
chiese  e  molle  possessioni  situale  in  quo!  veaiio  conOddonedi  l'alombara.  .Mapii- 
Icrriloriojdatchesi  [xiòargomeiilarech'e-  ma  rhi' l'abbate  ne  venisse  in  possesso,  es- 
gli  ne  fosse  assoluto  padrone.  Questo  Ot-  sendostataoccupata  la  detta  roccadaLan- 
tavìano  altro  figlio  del  mentovato  duca  e  done,  figlio  di  Gregorio  d'Anlicoli  Cor- 
ninrthese  Alberico,  fu  padre  di  Oddone  e  rad(),econoscendoeglidi  noi^poterla  lun- 
Crescenziocontie  relloridi  Sabina,c!ieos-  go  tempo  ritenere,  tratti)  di  venderla  a 
sendonati  da  OiKlone, Giovanni  eCrescen-  Oddone.  Il  che  venuto  a  cosnizione  ili  l'ie- 
zio, il  I. "ebbe  3  figli,  rioè  Ottaviano,  altro  Irò,  successore  dell'abbate  Giovanni,  fe- 
OddoneeCi  escenzio, il  quale  ultimoOddo-  re  inlenilere  a  Oildone,  che  gli  avrebbe 
ne,Sperandio  crede  progenilore  de'Savel-  donato  la  metà  delia  rocca  per  compenso, 
h,eche  secondo  il  Muratori  nel  logSsigno-  se  l'avesse  aiutato  a  ricuperarla  dalle  ma- 
reggiava Palombara;  e  cos'i  i  due  Oddo-  ni  del  nuovo  tiranno.  In  falli  Oddone  li- 
ni che  al  possesso  di  questo  castello  e  del-  niti  i  suoi  soldati  a  quelli  dell'abbate,  not- 
l'altro  di  INlonticcHi,  luiig'Unenle  stati  di  telempo  assalì  di  repente  i  nemici.  ficiU 
pertinenza  di  casa  Savelli,  si  leggono  nel  inenle  li  superò  e  s'impadronì  della  loc- 
I  198  nella  vita  d'Innocenzo  HI,  è  vero-  ca;  il  perchè  Oddone  ricevè  dall'  abbate 
simile  che  possano  appartenere  alla  slessa  anche  60  lire  d'argento  a  titolo  di  com- 
discendenza.  Inoltre  Sperandio  dice  in  al-  penso  delle  spese  fatte  per  tale  spedizio- 
troluogo,che  nel  corso  del  secolo  XII  gli  ne.  Oddone  ebbe  per  successore  nella  si- 
scritlori  delle  cose  italiche  ci  rammentano  gnoria  Ottaviano  (forse  ilgià  riconlato  o 
primaOddonel  e  poiOllavianoconli  dil'a-  a'ti  o,  dice  Marocco;  maSperandio  dichia- 
lombara,  l'uno  figlio  e  l'allro  nipote  d'Ot-  rò  giuniore  e  nipote  del  seniore),  chininii- 
taviano  seniore  nato  di  Alberico  duca  e  fo  conics  Puli/m/'an'ci'  in  un  decreto  di 
marchese.  Vuole  di  più  Sperandio,  che  Ottone  conte  Palatino  deli  1  Tq.  Questo 
Gregorio  [lenultimo  figlio  d'Alberico,  fu  Oddone  da  Ratti  e  dal  IVibby  si  chiain;» 
progenitore  delle  famiglie  Conti  e  de'Con-  Oddone  I  per  distinguerlo  dagli  altri:  il 
li  Tusculani  e  de'Colonna.  Qui  peròcre-  simile  fnò  io.  Da  Ottaviano  nacquero  Fi- 
do opportuno  ricordare,  di  aver  dichia-  lippo  e  Oddone  II,  nel  tempo  de' quali, 
rato  a  Savf.lli  famiglia,  colla  legale  au-  cioè  neh  1  80, Landonr  Frangipane  (^z////- 
torilù  di  lì  atti  snostoiico  critico, che  i  \c-  jiaiitt  funocciizo  fff.  fu  preso  co'mioì  po- 
ri Savelli  avanti  Onorio  111  del  i  9. 1  fi, non  chi  segnaci  .scisinaliii  in  Palonibara,  o- 
vanno  riconosciuti;  per  cui  non  parerle-  v'erasi  litiralo  nella  rocca  per  soolenci  si 
dibileTassertiva  di  Marocco,  che  1  Savelli  nello  scisma, dal  caidiiial  Ugo  Pierleoni, 
dominarono  in  l'alombara  anche  avanti  e  da  l'apa  Alessandro  III  fu  condanna 
il  I  2  16,  come  rilevasi  da  mss.  antichi,  e  to  a  j>erpetiia  carcere  nella  fortezza  diCa- 
neppure  ne  fu  signore  Luca  SavclU  fra-  ve  presso  (icnazzHiio,  o  come  altri  voglio 
tcllod  Onorio  1  II,  come  vuole,  per  la  no-  no  rilegalo  a  far  jx-nitenza  nel  inoliaste - 
tizia  esistente  nrll'archivio  de'minoi  i  os-  10  della  (Java,  ove  morì  impenitente  al 
servanti  di  Palombara.  Il  p.  Casimiro  da  diredi  Novaes:  e  non  in  rtn-ci  ncrjH'iuo 


T  I  V 

ìncliisus,  come  per  errore  scrisse  Anlo- 
iiio  Pagi,  e  notò  il  p.  Casimiro.  Lo  Spe- 
raudio  fa  l'antipapa  fratello  d'Ottaviano, 
onde  il  Papa  comprando  da  lui  il  feudo 
pervenne  a  impadronirsene  co'suoi  ade- 
renti, e  rilegatolo  in  Cave  pose  fine  allun- 
go e  doloroso  scisma.  Però  questo  punto 
schiarirò  con  Lodovico  Agnello,  Storia 
degli  Antipapi,  che  meglio  narra  il  fal- 
lo. Landone  Sitino  (perchè  forse  di  Scz- 
zc),  fu  ricovrato  nel  suo  castello  dal  fra- 
tello del  defunto  Ottaviano,  dove  fu  fat- 
to sorprendere  da  Alessandro  III  per  mez- 
zo del  cardinal  Pieileoni,  onde  da  questi 
condotto  a' piedi  del  Papa,  pianse  e  de- 
testò l'errore,  e  fu  nella  Cava  confinato  e 
messo  in  ceppi.  Lo  storico,  sebbene  rico- 
nosca che  r  antipapa  sostenne  lo  scisma 
presso  Palooibara,  facendosi  credere  le- 
gittimo, riporta  pure  un'altra  narrativa 
ove  non  è  nominata  Palombaia,  ma  una 
rocca  inespugnabile  vicino  a  Roma, tenu- 
ta da  urj  iniles  frater  Octaviani,  in  odio 
di  Alessandro  III  (che  fosse  un  Conti  fra- 
tello di  Ottaviano  o  Vittore  V,  ili.°  de' 
4  antipapi  co'quali  dovè  lottare  Alessan- 
dro III?  giacche  i  Frangipane  sono  ri- 
conosciuti per  un  ramo  de'Couti),  il  qua* 
le  era  dalla  costui  violenza  pii^i  degli  al- 
tri travagliato.  Laondeconsigliatosi  il  Pa- 
pa co'cardinali  e  pacificatosi  co'congiun- 
ti  d'Ottaviano,  a  gran  prezzo  comprò  dal 
signore  del  luogo  il  detto  castello;  e  cosi 
per  r  industria  e  destrezza  del  cardinal 
Pierleoni,  occupò  la  fortezza  e  prese  l'an- 
tipapa. Nibby  riconosce,  che  l'antipapa 
Innocenzo  III  erasi  ritirato  nel  castello 
di  Filippo  e  Oddone  II,  i  quali  neh  i8o 
Io  consegnarono.  Nel  i  i  gS  a  loro  era  suc- 
ceduto Oddone  III  figlio  di  Filippo,  il 
quale  prestò  in  quell'anno  al  vero  Papa 
Innocenzo  III  giuramento  di  fedeltà,  fa- 
cendo il  simileOddone  di  Monticelli.  Fi- 
glio o  nipote  d'  Oddone  III  sembra  che 
fosse  iSicolò  di  Palombara,  che  nel  1279 
andò  podestà  in  Siena,  officio  che  allora 
si  concedeva  soltanto  a  persone  ragguar- 
de  voh.  Il  suo  figlio  Cecco  fu  padre  di  Co* 


T  I  V  3j 

la  Cecco  eh'  ebbe  guerra  cogli  Orsini  e 
fece  prigione  Carlo  fratello  di  Francesco 
Orsini,  onde  Giovanni  XXII  s'interpose 
per  la  sua  liberazione.  Il  p.  Casimiro  di- 
chiara che  tutti  i  ricordali  dominanti  di 
Palombara  non  conosce  a  qual  famiglia 
appartenessero,  e  poscia  fu  signoreggia- 
to da'  Savelli.  Ecco  sull'origine  di  que- 
sto loro  dominio  quanto  produsse  il  Hai- 
ti, Della  famiglia  Sai'clli.W  testamen- 
to d'Onorio  IV  Savelli,  pronipote  d'O- 
norio III,  può  rischiarare  questo  punto 
storico,  fatto  nel  1-279  o  nel  1  282  mentre 
ancor  era  cardinale,e  confermato  da  Pa- 
pa quando. onorò  di  sua  presenza  Palom- 
bara :  è  riportato  intero  dal  Ratti  colla 
i]ala,rogatis  in  Castro  Palninhariac  in 
camera  palata  Arcis  cjusdeniCastri an. 
Dom.  1285  ind.  1  2  mensis  jnliidie  5.  Es- 
sendo compreso  in  esso  Caslris  Paluni- 
hariae  qual  feudo  della  famiglia, forse  ne 
fu  fallo  l'acquisto  verso  quel  tempo,  so- 
spettandosi che  lo  avesse  venduto  al  car- 
dinale il  detto  Nicolò  quando  passò  ma^ 
gislrato  a  Siena,  o  al  di  lui  fratello  Pan- 
dolfo;  e  però  il  Cecco  vivente  sotto  Gio- 
vanni XXII  non  può  esserne  stato  signo- 
re, che  per  usurpazione  0  per  qualche  al- 
tro motivo,  che  gliene  avesse  procurato 
un  possesso  momentaneo.  Dopoché  i  Sa- 
velli circa  ili 400  vennero  ad  una  certa 
divisione  di  stati,  Palombara  restò  nella 
linea  de'signori  di  Rignano,  per  disposi- 
zione di  Gio.  Battista  Savelli,  chela  la- 
sciò a  Jacopo  secondogenito.  Molte  vicen- 
de passò  questa  terra  sotto  i  Sa  velii,e  mas- 
sitnein  tempo  del  dominio  di  Jacopo,  che 
distesamente  racconta  il  p.  Casimiro,  e 
qui  riproduco.  Avendo  egli  nQ\i^55  ban- 
diti giustamente  alcuni  suoi  vassalli  pe' 
loro  gravi  misfatti,  questi  fortemente  sde- 
gnati contro  di  lui,  rientrarono  all'  im- 
provviso nella  loro  patria  coll'armi  alla 
mano,  e  prima  sagrificarono  alla  loro  cru- 
dele rabbia  e  furore  due  innocenti  figli 
di  Jacopo,  tagliandoli  barbaramente  a 
pezzi  ;  poi  si  resero  padroni  di  lutto  il  ca- 
stello, che  per  coprire  la  loro  ribellione 


3fi  T  1  V 

olFrironn   subito  a   Papn   Calisto  HI,  i' 
liliale  non  solo  non  volle  ncceltarlo,  ma 
vi  spedi  il  laidmal  Prospero  Colonna  af- 
finchè r  avesse  consegnnfo  a  Jacopo  le- 
giltimo  signore  di  e«so.  Ouesla  saggia  ri- 
soluzione del  P.'ipa  fu  cagione  d'un  altro 
tiimullu,  poiché  gli  Orsini  e  specialmen- 
te IS'apoIeone,  temendo   clie  il  Colonna 
non  occupasse  per  se  il  luogo,  \'\s'\  por- 
tarono col  loro  esercito  e  lo  tennero  as- 
sediato finché  sopraggiiinli  a  favore  del 
cardinale   il  Pojano,  Francesco  Sarclli 
e  altri  capitani  della  Chiesa,  furono  co- 
slrelli  a  sciogliere  l'assedio  e  ritirarsi. 
Entrati  quindi  in   Palombara  i  soldati 
pontificii,  uccisero  circa  20  di  que'  scel- 
lerati, ch'erano  stati  de'  principali  a  sol- 
levare il  tumulto, perchè  servisse  d'esem- 
pio, e  perchè  in  avvenire  i  vassalli  si  mo- 
strassero più  riverenti  e  piìi   ri>peltosi 
co"  loro  padroni.  Leggo  nel  Piazza  che  i 
felloni  furono  impiccali  e  poi   squartali, 
per  salutare  dimostrazione  di  seveiilà.  Ma 
qui  non  cessarono  le  disgrazie  di  Jacopo, 
jueiilre  nel  1460,  conoscendo  di  non  po- 
tersi opporre  airim[ietuo»o  Jacopo  Picei- 
jiiiio  capitano  del  duca  d'Angiò,  il  (jiiale 
dall'Abruzzo  passalo  a  Rieti  crasi  impa- 
dronito di  molte  castella  degli  Orsini,  e 
minacciava  ancora  d'insignorirsi  di  tutte 
le  sue,  spontaneamente  g!i  si  arrese.  Ma 
sopraggiunto  Alessandro  Sforza  signore 
di  Pesaro,  il  quale  combatte  v,»  per  Ferdi- 
nando duca  di  Calabria,  ricuperale  in  pi  i- 
ma  le  castella  degli  Orsini,  voltò  poi  le  ar- 
mi contro  (juelle  di  Jacopo,  molte  delle 
quali  prese  colla  forza, principalmente  Ta- 
rano e  Canlalupo,  rimanendo  solo  a  Ja- 
copoAspra  e  Palombara, leqiiali  non  ven- 
nero in  potere  dello  Sforza  per  le  grandi 
pioggie  cadute  in  que'giorni,  onde  fu  co- 
stretto lasciar  la  campagna  senza  compi- 
re l'impresa.  Frattanto  Uenato  d'Angiò 
rnntinuando  nelle  pretensioni  al  regno  di 
IS'npoli,  contro  Feidmando  I  licoiiosciu- 
lo  tlal  Pupa,  Jacopo  impiudinlemcnte  si 
gettò  nel  suo  partito.  >el  \\C)i  essendo 
perciò  incorso  Jacopo  udlu  sdegno  dilNo 


T  I  V 
ì\.(j  unti  ad  Andegnvcnses  dcficiens,  ilio- 

nini  iul se  (icccrsito  jìratsidio,  nniduiiid 
iiPiiluinl>ariaadjK)rta\  l  rhisinlrrvraL 
ngri  ,  asxidyiis  excursioiiibus  inJesUun 
linhiicrat,  il  Papa  fece  impiccerei  1  vas- 
salli di  Jacopo,  e  poi  gli  toUe  fyyW</ «*- 
i)lt  lìi  Tdjìanhnu-  fmic  non  ultima.  Ira  1 
quali  quello  di  Cretone,  il  cui  popolo  giu- 
rò fedeltà  nelle  mani  dello  stesso  Papa, 
mentre  dimorava  in  Tivoli  a'  3  agosto 
I  4^3 1 .  Dipoi  Poggio  Nativo  fu  prima  ven- 
duto ni  capitolo  Valicano,  indi  da  esso  di- 
smembrato, Sisto  IV  a'i5  gennaio  1 4^0 
lo  concesse  in  vicariato  al  cardinal  Giù. 
Battista  Savelli  ,  e  dopo  la  sua  morte  ai 
fratelli,  nipoti,  posteri  e  successori  in  per- 
petuo,coirannuo  censo  di  3  libbre  di  ce- 
ra bianca.  Narra  Ratti,  che  i  figli  di  Ja- 
copo non  ebbero  successione  maschile, 
perciò  il  castello  di  Palombara  fu  eredi- 
tato dalle  temmine,  due  delle  quali  Uar- 
tolomeae  Baltistina  eraii^i  maritate  lai.' 
a  Francesco  frale'lo  di  Mariano  Savelli, 
la  seconda  a  Giulio  di  lui  figlio,  ambedue 
i  quali  ereditarono  la  porzione  spettante 
alle  loro  rispettive  mogli:  anche  il  cardi- 
nal Gio.  Dattisla  Savelli  ne  possedè  la  me- 
tà. Dopo  lj  morte  di  Jacopo,  Palombara 
soggiac'pie  a  nuove  e  più  funeste  disgra- 
zie, poiché  nel  1 4^2  fu  occupato  da'sol- 
dali  di  Ferdinando  I  re  di  Napoli,  che  fu- 
rono 5  squadre  di  cavalli, i  000  fanti,  1  00 
cavalleggiei  i  e  1 00  giannizzeri,  ed  inoltre 
gli  stessi  Savelli  congiurarono  al  suo  ster- 
minio. Questi  fu  Troiano,  il  quale  seguen- 
do la  parte  Orsina  ,  mentre  per  lo  più  t 
Savelli  come  guelfi  erano  stati  adesca  col- 
legati, benché  talvolta  furono  uniti  a'Co- 
hjiiiicsi  nemici  di  essa,  si  portò  co'suoi  sol- 
dati all'assedio  di  Palombara,  per  iuipa- 
dionirseiie  totalmente,  adendola  goduta 
per  metà  sino  a  quel  tempo  il  detto  car> 
dinnl  Savelli.  Non  sarebbe  andato  a  vuo- 
to il  suo  disegno,  se  Troilo  figlio  di  Ma- 
I  ianoc  nipote  del  cardinale, clieavea  nel- 
le sue  mani  la  rocca,  non  si  fosse  op[x>sto 
all'impeto  di  Troiano,  benché  con  grave 
e  iruparabde  danno  di  sua  paUia.  Lisci- 


T  1  V 
lo  co'suoi  «solJati  dalla  rocca,  cominciò  a 
gettar  fuoco  e  pece  sulle  case  de'paiom- 
baresi,  le  quali  essendo  allora  per  la  mag- 
gior parte  composte  di  suvero  e  di  strame 
si  accesero  agevolmente;  e  di  tal  maniera 
che  scorrendo  il  fooco  pegli  edifizi  vicini, 
Troiano  e  Bartolomeo  Liviano  co'solda- 
ti  Orsini  fui  ono  costretti  a  lasciar  il  ca- 
stello mezzo  bruciato,  di  cui  nella  prima 
metà  del  secolo  passato  restavano  le  ve- 
stigia. Cacciati  così  gli  Orsini,  per  le  di- 
scordie tra'Savelli  stessi,  fu  cagione  che 
Papa  Alessandro  ^'l  s'impossessasse  di  tut- 
te le  loro  terre,  le  quali  sino  ali5o3  ri- 
conobbero il  dominio  diretto  e  indiretto 
della  s.  Sede,  inclusivamenle  a  Palomba- 
ra:  ma  poscia  furono  da  Giulio  II  beni* 
gnamente  restituite  a'Ioro  signori,  traen- 
dosi  da  ima  lettera  scritta  da  Troilo  Sa- 
velli  a' I  3  giugno  i  Sog,  a  Girolamo  del 
Poggioscrittore  de'brevi  apostolici, ch'e- 
gli allora  dimorava  quietamente  in  Pa- 
lombara,  e  che  si  proponeva  di  anda- 
re a  visitai  e  le  terre  del  suo  stato  per  ri- 
crearsi. Dice  Ratti,  che  essendo  ci  esciute 
le  possidenze  e  signorie  delia  casa  di  Ma- 
riano, i  di  lui  figli  Giacomo  e  Troilo  già 
erano  venuti  tra  loro  a  un'amichevole  di- 
visione r8  gennaio  1 009.  Fu  pertanto  sta- 
bilito, che  Palombara  la  principale  terra 
di  loro  casa  fo^se  comune  a' due  fratelli 
e  loro  eredi.  Poggio  Nativo,  Montorio  e 
Rocca  Priora  fossero  di  Giacomo  e  suoi 
eredi;Aspra,  Cantalupo,  Montasela,  Pog- 
gio Moiano  e  Castel  Chiodato  apparte- 
nessero a  Troilo  e  suoi  eredi.  Che  Castel 
Gandolfo  fosse  di  madamaDionoraedella 
figlia  di  Paolo,  finché  loro  fossero  paga- 
te le  doti,  e  poi  fosse  comune  a'due  fra- 
telli. La  casa  e  visrna  di  Roma  egualmen- 
te  fosse  comune  a'due  fratelli  e  loro  ere- 
di, e  mai  potesserodividersi.  L'uffizio  del- 
la corte  Savella  fosse  di  Troilo,  e  per  com- 
penso si  dierono  a  Giacomo  36  cavalle 
ch'erano  di  Paolo,  cos'i  2  5  bovi  e  3o  bu- 
fale; e  le  vaoplie  rosse  di  Paolo  si  vendes- 
sero perioot>  ducati  per  la  dote  di  loro 
sorella  Francesca,  e  quanto  avanzasse  al 


T  I  V  37 

suo  maritaggio  fosse  in  comune  tra  i  fra- 
telli. ìVun  molto  tempo  però,  s'i  pe'Savel- 
li.  sì  pe'paloinbaresi  durò  questa  quiete, 
poiché  nel  1  556  accesasi  la  già  deplorata 
guerra fraPaolo  IVegli  spagnuoli  coman- 
dali dai  trudeleduca  d'Alba  vicerèdi  Na- 
poli, Palombara  fu  sottoposta  all'ultima 
sua  desolazione,  per  non  aver  voluto  con- 
cedere ricetto  a' nemici,  secondo  quanto 
leggo  nel  p.  Casimiro,  e  nel  Carrara,  Sto- 
rici di  Paolo  If.  Il  duca  d'Alba  aveudo 
mandalo  a  Palombara  un  commissario 
per  cercare  che  ivi  si  dasse  aiuto  ad  alcu- 
ne compagnie  di  cavalli,  radunossi  il  con- 
siglio del  comune  do  ve  a  veano  grande  au- 
torità i  due  fratelli  Savellì,  soliti  sempre 
a  procedere  d'accordo  e  a  reggere  co'lo- 
ro  consigli  la  terra.  Ma  questa  volta  in- 
sorse tra  essi  dissensione  di  pai  eri  suU'an»- 
mettere  l'istanza  del  generale  spaguuolo. 
Il  fratello  maggiore  si  accese  di  sdegnoal- 
la  richiesta,  anche  per  le  strettezze  del  luo- 
go; il  fratello  minore  con  più  saggio  con 
sigilo  procurò  di  vincere  tal  ripugnanza 
e  fu  d'avviso  di  doversi  cedere  alla  neces 
sita  ,  aveudo  un  esercito  potente  vicino- 
edessere  pazzia  il  resistere.  Per  mala  ven 
tura  vinse  il  più  pernicioso  e  ardito  eoa 
siglio  del  fratello  maggiore;  inutilmente 
il  minore  esclamando  provocare  così  cer- 
ta e  irreparabile  rovina  alla  patria,  come 
l'esito  dimostrò.  Tornato  il  commissario 
dal  duca,  ed  esposta  la  ripulsa  avuta  con 
parole  acerbe  e  irritanti,  il  duca  si  accin- 
se a  vendicarsi, stimandosi  offeso;  pertan- 
to mandò  contro  Palombara  Vespasiano 
Gonzaga  con  una  scelta  mano  di  soldati, 
i  quali  non  ostante  che  i  terrazzani  sulle 
mura  osarono  fare  qualche  atto  di  difesa, 
ruppero  tosto  con  impeto  la  porla,  ed  en- 
trati precipitosamente  nel  paese,  gli  die- 
rono un  gran  saccheggio,  e  iasolentemeo- 
te  procedendo,  appiccato  fuoco  alle  case 
a  un  tratto  si  propagò  l'incendio  desola- 
tone. I  miseri  fanciulli  e  le  tremanti  don- 
ne ebbero  in  quel  tremendo  infortunio 
scampo  per  pietà  di  d.  Francesco  della 
Tolfà  di  potersi  rifugiare  in  un  piccolo 


38 


T  I  \' 


cuilelluccio.  Il  Savclli  minor  fialcllu  Ire- 
iiitriite,  nuli  polendo  vedere  la  disgrazia 
(lellii  p.itiia  e  degli  amici,  oppresso  dal- 
l'.illluione,  chiuiiiù  il  fiiitcllo  autore  di 
l.iDlc  rovine,  e  nialedicenilolo ,  beslein- 
iniaiidulo  e  nuipiovciiMiilolfj  di  sua  per- 
I macia  ,  appoggiò  il  petto  alla  bocca  del 
suo  at'cliib(i"iu.  e  IroNalomodo  di  scari- 
cario  siuicise.  Dopo  questa  catastrofe  an- 
dò scemando  il  luslio  e  l' inipoi  laiiza  di 
l'alombarae  la  sigin)ria  de'Savelli,  i  cpia 
Il  a  poco  a  poco  perderono  (juasi  ttille  le 
loro  terre  e  castella;  e  già  per  la  rapida  e 
successiva  decadenza,  portò  la  camera  a- 
[)ostolica  nel  1576  ad  impossessarsi  della 
metà  di  Palouibara  per  guarentire  i  cre- 
ditori de'Savelli,  e  dtll'allra  prese  posses- 
so egualmente,  ad  coiii/nodurn  <  rcdìto- 
iit/n,  a' 10  ottobre  1596.  Finalmente,  ai 
7  gennaio  1637  il  duca  Bernardino  e  l'ab- 
bate Fabrizio  di  lui  fratello  e  poi  caldina 
le,  venderono  Palombara  unitantente  al 
i-.istello di  Stazzano, ad. MarcantonioDoi- 
gliese  principe  di  Sulmona,  pel  prezzo  di 
385,000  scudi, e  tuttora  la  [trincipesca  fa- 
miglia d'ambedue  u'è  in  possesso.  Dn  mi- 
glio prima  d'entrare  nella  terra  a  destra 
nella  pianura  è  la  cliiesa  e  il  convento  di 
.s.  Francesco  de'miiiori  osservanti,  le  cui 
eludile  notizie  puie  appreiulo  dal  p.  Ca- 
simiro. Ad  istanza  del  p.  Filippo  da  Mas- 
sa e  con  facoltà  di  Pio  11  de'aS  ottobre 
1458,  il  suddetto  Jacopo  Savelli  sommi- 
nistrò lutlociò  ch'era  necessario  all'edifi- 
zio,  consagrando  la  cliiesa  il  francesciino 
bilonlino Giovanni  vescovo.  Riportale  la- 
pidi ivi  esistenti,  die  pur  si  leggono  nel- 
lo Sperandio,  il  novero  delle  relicpne  die 
possiede,  e  quello  de'servi  di  Dio  die  fio- 
i  irono  nel  convento.  INella  chiesa  sono  4 
aliali:  nell'altare  maggiore  è  una  bella  ta- 
vola rap[)resentanle  la  13.  Vergine  a'cui 
piedi  stanno  s.  Francesco  d'Asisi  e  s.  Au- 
tomo  di  Padova,  ed  una  cartella  ha  l'c- 
pigiafe:  J  ii^o  prccor  valeat  lu.stris  fio- 
iiius  dliiui  Stilulla.  Abbiamo,  finf^^nn- 
^lio  ifi-/r  origini-  e  Inìsliiziiinr  di  lA/- 
I  ili  l  ri  f^iiir  di  III'  -\i^'i  ,  dir  w  xrinrd 


T  I  \- 

urlili  (Jilrsa  del  lìifiio  di'un.MM.  Ox' 
srr^'aiiti  della  terra  di  Piilomhara,  con 
iilniiii  ya^i^ì  istorici  dilla  nu-drkima 
/rr;v/.  Roma  I  788.  Nell'uliveto  diesi  tra- 
versa aiulaiitlo  dal  convento  a  Palomba- 
ra, vi  è  un  olivo  il  cui  tr(jiico  misuratu  da 
ÌNibby  nel  1  8-23  avea  \i  palmi  di  circon- 
feienza.  Questi  inoltre  parla  della  suddet- 
ta contrada  di  Rotavelle  ,  a  2  miglia  di 
Palombara  verso  setlent rione, pe'molli  a • 
vanzi  di  reticolalo,  laterizio  e  incerto  ap- 
pai tenenti  ad  una  villa  romana,  e  varie 
conserved'acqiia,come  nel  luogo  chiama- 
to Martini  di  forma  circolare  che  presen- 
ta G7  piedi  e  mezzo  di  diametro;  conser- 
va esistente  presso  l'andamento  dell'an- 
tica via  che  legava  la  Numentana  alla  Va- 
leria, l'iaz/a,  Sperandio,  Calinilii  e  Ma- 
rocco riferiscono  che  presso  l'alombaia  e 
distante  un  miglio,  in  luogo  ameno,  i  due 
imperatori  Filippo  e  Giulio  Filippo  suo 
figlio  vi  costruirono  una  magnil/ca  villa, 
nobilmente  aumentata  da  A  niellano, per 
cui  sotto  le  sue  rovine  trovaronsi  vasi  d'o- 
ro e  d'argento  e  d'altro  metallo,  con  di- 
verse medaglie  e  frammenti  di  statue  e 
altri  marmi.  Palombiira  ha  dipendenti  i 
3  seguenti  appodiati, 

.S'/^/r,rY7//o.Appo(liatodi  Palombara  nel- 
la diocesi  di  Sabina,  piccolo  castello  si- 
tuato sopra  d'una  bassa  collina  a  1  miglia 
circa  da  Moricone  e  3  a  mezzoili  di  Pa- 
lombara, in  sito  ameno  con  fertile  terri- 
torio.IMarocco  ne  biasima  il  clima,  pregiu- 
dizievole a'buoiii  abitanti,  che  però  non 
mancano  di  limpide  acque,  con  comoda 
e  pubblica  fonte  poco  sotto  al  paese.  Non 
è  cinto  di  mura  castellane,  stabilendone 
la  circonferenza  le  abitazioni,  con  due 
porle.  Il  migliore  edifìcio  è  il  palazzo  ba- 
ronale, rinchiuso  da  alle  mura  guaste  nel- 
la più  parie,  con  due  torrioni  mutilati  a- 
gli  angoli  estcr.ii,  riuscendo  piìi  di  ab- 
bellimento che  di  fortilizi.  Nibby  lo  chia- 
ma Fiiiidits  Slatiamis, nome  derivato- 
gli dalla  gente  Slaliiiy  e  da  fimdus  Sta- 
liiiiins  ili  lece  <piello  di  Sfazziino,  Ana- 
sUisio  Ribliulccario  nomina  una     Miiaa 


]   l  V 

Slaliana  nel  lenilorio  sabìiiese  fra'fou- 
ili  assegnali  al  Baltislerìo  Lateraneiise, 
Della  /  ita  di  s.  Silvestro  I;  ed  in  que- 
sta si  (.lice  pure  die  un  fuiidian  Statici- 
nulli  venne  assegnalo  al  tilolo  di  Equi- 
zio, ossia  alla  chiesa  de'ss.  SilveslmelNIar- 
linoa'iMonli  in  territorio  .sabiiwnsi:  ren- 
dendo lai  massa  soldi  3?o,  ed  il  fondo 
soldi  65,  l'ima  e  l'altro  donativi  di  Co- 
stantino I  il  Grande.  Pertanto  fino  dal 
secolo  IV  questo  nome  era  stalo  dato  al- 
la contrada.  Il  Piazza  crede  che  nel  luo- 
go fosse  una  sontuosa  villa  della  nobilis- 
sima fadjiglia  rotì.ana  degli  Stazi, seguen- 
do il  parere  di  Degli  ElFetli,  ricordando 
alcuni  illustri  di  tal  prosapia,  e  che  ivi  si 
vedono  rovine  di  fiibhriche  auliche  e  si 
trovarono  anticaglie.  Il  Maltei  vuole  che 
quivi  Mecenate  avesse  un'altra  villa.  Di 
ce  Marocco,  che  se  si  ammette  che  ivi  fu- 
rono campestri  delizie,  il  clima  sarà  sta 
lo  diverso,  e  foise  deteriorato  dal  taglio 
delle  selve,  come  altrove.  La  chiesa  par- 
roccliiale  d'antica  erezione  è  dedicala  al- 
la ss.  Inìmacolata  Concezione  di  Maria 
Vergine.  Fu  già  parrocchiale  la  chiesa  di 
s.  Gio.  Ballista  secondo  Piazza,  ed  Evan- 
gelista secondo  S[)eraudio  e  Nibby,  di- 
stante mezzo  miglio  ,  ove  sono  i  ruderi 
della  MassaStatiana:  dagli  avanzi  la  chie- 
sa si  scorge  essere  stata  ampia  e  magni- 
iìca,  perchè  il  luogo  fu  molto  popolato. 
Sperandio  che  riporta  due  lapidi  della 
chiesa  parrocchiale,  produce  pure  quella 
di  questa  chiesa:  In  honorem  Divi  Joaii- 
iiis  Evangelistae.hdi  dice  d'antichissima 
fondazione,  e  già  abbazia  governata  da' 
monaci,  nel  secolo  passato  ridotta  a  be- 
nefìzio semplice  e  unita  alla  mensa  ve- 
scovile e  capitolo  della  cattedrale  di  Sa- 
bina in  Magliauo,  quando  Pio  VI  nel 
177^  attribuì  al  vescovo  cardinal  Cor- 
sini,col  breve  Decetnos,  la  facoltà  di  scio- 
gliere l'unione  del  benellciodi  s.  Giovan- 
ni, fatta  da'vescovi  predecessori  al  semi- 
iiario,e  luttociò  per  quanto  narra  ap.  182 
e  3o8.  Allora  la  rendita  era  di  scudi  3oo: 
a  leuipo  del  Piazza  nel  1708  era  un  be- 


T  I  V  39 

ncfìzio  semplice  di  scudi  100,  con  l'ob- 
bligo di  mantenere  un  cappellano  coa- 
diutore al  parroco  nella  cura  dell'anime. 
Stazzano  fu  signoreggiato  da'Savelli,  da' 
quali  nel  1637  1' aquistarono  i  principi 
Borghesi  cui  tuttora  apparliene. 

Castel  Cliiodato.  Appodiatodi  Palom- 
bara  nella  diocesi  di  Sabina,  con  territo- 
rio in  colle  producente  il  necessario  alla 
docile  popolazione,  con  acque  aU'mlorno 
non  chiarissime.  Giace  su  d'una  collinet- 
ta di  non  perfetta  aria,  distante  da  Roma 
20  miglia,  6  a  settentrione  di  Mentana,  e 
qu.isi  5  a  mezzodì  di  Palombara.  Crede 
Nibby  cheil  nome  di  C^;'o^rt/o  derividal- 
l:t  piirticolar  sua  posizione,  ch'è  come  in- 
chiodato a  una  pendice.  Esso  fu  edifica- 
to ila'Savelli,  come  chiave  per  difendere 
l'accesso  di  Palombara  da  questa  parte, 
contro  gli  Orsini  di  Monte  Rotondo,  Men- 
tana e  s.  Angelo.  Oggi  è  de'principi  Bor- 
ghese, che  hanno  successivamente  acqui- 
stato in  questa  contrada  quasi  tutte  le  ter- 
re che  un  dì  appartenevano  a  quelle  due 
potenti  famiglie.  Dice  Marocco,  che  auti- 
cameutei  suoi  barouiSavellidoveano stan- 
ziarvi ne'mesi  meno  pericolosi  per  la  sa- 
lute, e  che  forse  il  distintivo  di  Chiodato 
provenne  da  qualche  fortificazione  ese- 
guila da  loro.  Il  parroco  conserva  un  si- 
gillo collo  stemma  de'  Savelli,  a  motivo 
della  sua  bassa  posizione,  con  l'epigrafe: 
Trojlo  Sahello  dominante  1 574-11  Piaz- 
za, seguendo  il  p.  Rircher,  dice  che  nel- 
l'area di  questo  castello  fu  già  il  famoso 
Cornieolo.  ma  adonta  di  tale  autorità  e 
diqnella  del  Maltei,  inclina  a  credere  che 
ne!  luogo  fu  già  piuttosto  o  l'antica  Me- 
dullia  o  Caraeria,  riconoscendo  Cornieo- 
lo nell'odierna  Monticelli.  Castel  Chioda- 
to chiamarsi  anche  Diodato,  e  fu  già  di 
qualche  conto.  Lo  Sperandio  ancora  lo 
denomina  Castel  Chiodato  o  Diodato,  e 
opinache  l'antica  Genina  debellata  da  Ro- 
ma occupò  il  terreno  ove  ora  sono  que- 
sto castello  e  Cretone.  La  chiesa  parroc- 
chiale porla  il  litulo  della  B.  Vergine  de- 
gli Angeli,  e  di  s.  Margherita  da  Cortona. 


4o  T  1  V 

Sulla  moggior  campana  vi  è  questa  iscri- 
yione  ìii  carallere  gotico:  Mc/ilini  stin- 
tliìin  snontitiicain  in  honnnni  I)t(} pn- 
lrinfì/\f^G  lihcrntìoiicin.  Sperandio  ci  dìi 
5  iscrizioni  esistenti  in  detta  cliiesa,  e  ri- 
guardanti  i Lucarelli  e  Micaielli.  Il  Piaz- 
/.»  disse  la  chiesa  parrocchiale  sotto  l'in- 
vocazione della  l'uiilicazionedella  B. Ver- 
gine, di  slrultiua  moderna,  poiché  l'an- 
tica chiesa  pai  rocchiale  fuori  del  castello 
e  in  molta  venerazione  era  intitolala  a  s. 
Alargherita.  Forse  (|uesta  sarà  perita  e  per 
conservarne  la  nieniorìa  ne  fu  aggiunto 
il  nome  nll'odicnia  parrocchia,  che  pare 
ahhiacaaibiato  di  lilolo,se  però  non  eriò 
Piazza. 

Crctom'.  A  ppod iato  di  Palombara  nel- 
la diocesi  di  Sabina,  posto  nella  strada  da 
Mentana  a  Palombara,  distante  dalla  1/ 
()  miglia,  dalla  2.  3,  da  Castel  Chiodato 
nn  miglio  a  settentrione,  e  da  Roma  20. 
Piazza  dichiara  che  il  nome  deriva  dalla 
Datura  eminentemente  cretosa  del  suo 
auolo  in  silo  basso,  per  cui  nella  stagione 
piovosa  è  tulio  fangoso.  Dice  che  alcuni 
vogliono  ivi  esistesse  l'antica  Ameriola,e- 
gli  opinando  piuttosto  la  vecchia  Ficul- 
nea,  non  trovando>i  ne'convicini  teriilo- 
l'ii  verun  altro  luogo  al  quale  sì  adattino 
tali  vocaboli  allora  memorabili,  e  poi  mes- 
si a  indovinare  rideulità,  i  significati  e  lo 
stato  ili  loro  anliihUà.  Sperandio  ritiene 
che  Genina  occupasse  il  silo  di  Crelone 
e  Castel  Chiodalo.  IMarocco  ripetè  ro|)i- 
iiione  di  l'iazza,  e  loda  la  bontà  de'pochi 
abitanti.  La  chiesa  parrocchiale  è  sagra 
alla  ss.  Immacolata  Concezione,  giacché 
osserva  l*iii7Za,  ch'è  degno  ili  rimarco  es- 
sere la  n)aggior  parte  delle  chiese  parroc- 
chiali della  diocesi  di  Sabina  dedicate  in 
onoredi  Maria  \  ergine,  cominciandodal- 
la  calledrale.  Ln  tempo  Cretone  co'diril- 
ti  feudali  appai  lennca'Savelli,  i  (jualifur- 
he  l(j  edificarono  come  avamposto  di  i'a- 
lombina,  centro  de'loro  ilounnii  da  rpie- 
fcla  parte,  come  rileva  iNibby.  Sullii  por- 
la ilei  p<ilaz/.o  baronale  si  legge  inciso: 
Trujumisilc  SabvUis.  Già  dissi  a  Paiom- 


T  I  V 

barn,  che  nelr.jfìr  Pio  II  tolse  Cretone  a 
JiicupoSavelIi  insieme  con  altre  terre,  [)er- 
chè  crasi  imito  agli  Aiigioni  che  aspirava 
no  al  conquisto  del  regno  di  Napoli;  e  che 
il  popolo  di  questa  terra  gitnò  fedeltà  in 
Tivoli  nelle  mani  del  Papa  a'3  agosto.  Ui- 
toi  nato  poi  in  potere  de'S.ivelli,  questi  lo 
possetleiono  sino  ali  637  in  che  lo  ven- 
derono a'principi  Borghese  che  ancora  lo 
ritengono. 

Mentana,  f  .  Sabina,  Nomento  eOn- 

SIM  FAMIGLIA. 

Menile  Fl(i\'iu.  Comune  della  diocesi 
di  Poggio  INIirteto,  con  lei  1  ilorio  in  mon- 
te, che  fra  gli  altri  prodotti  dà  grano,  fie- 
no, ghianda  e  pascoli.  I  suoi  circa  700  a- 
bitanti,  che  si  aumentano  nell'estate  per 
quelli  che  lasciano  i  uocevoli  climi,  sono 
dedicati  all'agricoltura  eritraggono  gran- 
de utile  dalla  neve,  che  ivi  come  luogo 
freddo  in  abbondanza  raccolgono,  ed  in 
apposite  conserve  o  ghiacciaie  mantengo- 
no, di  cui  provvedono  in  detta  e  altre  sta- 
gioni, oltre  Roma,  i  luoghi  vicini.  Sanissi- 
n)ae  ridente  n'è  la  situazione,  stando  sul- 
la vetta  della  falda  d'una  delle  creste  del 
monte  Peniucchio,  e  mentre  è  sopia  uu 
ripiano  altissimo  degli  Apennini,  viene  di- 
fesa dalle  bufere  tempestose  de' venti  sel- 
tenlrioiicili,  e  dal  soflìo  gelatoe  umidodei 
gì  ecali,  come  leggo  in  INibby.  Quenti  dice 
che  gli  abitanti,  come  tulli  cpielli  de'vil- 
laggi  della  Sabina  che  non  sono  a  contat- 
to delle  strade  grandi,  conservano  il  ca- 
rattere semplice,  niorale  ,  laborioso  dei 
pi  isclii  sabinii  il  lusso  e  la  miseria  sono 
banditi  da  questi  monl.iiiari,  e  contrasta- 
no colla  corruzione  della  metropoli,  ilal- 
la  (piali-  disiano  28  miglia  perla  via  osen- 
tiereche  vi  conduce  da  Moncone;  inoltre 
trovasi  a  ponente  e  a  circa  8  miglia  da 
Petescia.  Al  tempo  del  Piazza  esistevano 
le  seguenti  chiese.  L'attuale  parrocchia 
s(jlt(i  l'invocazione  dell'Assunzione  della 
I<.\  ergine,cun  di  votaiinmagme  della  me- 
desima [)oco  lungi:  la  chiesa  di  s.  IVIarli- 
no  già  parrocchia  ne'conlmi  del  castello 
diingiouc  del comune,e fabbricala  iuunu 


TI  V 

ad  esso:  la  chiesa  rurale  di  s.  Bonosa.  Spe- 
]-<indiù  riferisce  ch'eravi  un  pio  conserva- 
torio e  ritiro  di  vergini  senza  clausura.  Ca- 
lindri  e  Nibby  dicono  che  il  paese  ha  buo- 
ni e  regolari  fabbricali;  le  abitazioni  so- 
no bene  edificale,  io  proporzione  alla  lo- 
calità, ed  il  lungo  essere  tenuto  con  mag- 
gior polizia  che  tante  altre  terre  sebbene 
più  considerabili.  Narra  Piazza,  che  il  ca- 
stello fu  fabbricato  dal  popolo  del  castel- 
lo di  Mascilli,  non  molto  lungi,  di  cui  es- 
sendo padrone  un  barone  romano,  tanto 
lo  aggravò  con  gabelle,  pesieangarie,  che 
non  potendo  più  sostenerne  l'oppressione, 
lutti  di  accordo  di  notte  colle  loro  mogli  e 
figli,  ed  armenti,  lo  abbandonarono,  ri- 
manendo Mascilli  vuoto  e  desolalo  d'a- 
bitanli,  di  cui  si  vedono  ancora  i  misera- 
bili avanzi,  testimonio  parlante  e  rimpro- 
verante la  rapacità  e  l'avarizia  dell'inde- 
gno suo  antico  signore.  I  fuggitivi  furono 
benignamente  accolti  nel  territoriodi  pro- 
prietà del  cardinal  Flavio  Orsini(creato  ta- 
le da  Fio  IV  nel  1 56  5  e  morto  nel  1 58  i  ),il 
qtiale  non  solamente  die  loro  il  terreno 
da  poter  lavorare  su  questo  ameno  e  fer- 
tile monte,  ma  generosamente  contribuì 
all'  erezione  di  rozzi  abituri  ,  capanne  e 
case  di  tavole,  delle  quali  ancora  eranvl 
de' residui  nel  ijoo  ;  finché   stabiliti- 
si bene  i  popolani,  disfacendo   a  poco  a 
poco  le  anteriori  abitazioni,  le  costruiro- 
no di  materiale,  e  in  miglior  forma  e  pro- 
prietà.Grata  la  popolazione  all'animo  be- 
nefico del  cardinale,  a  perpetuo  monu- 
mento di  riconoscenza  verso  il  benefatto- 
re, imposero  il  di  lui  nome  al  nuovo  pae- 
se, ed  è  quello  che  porta  di  ])Ioiitc  Fla- 
vio.  Dipoi  nel  seguente  secolo  e  nel  pon- 
tificato d'Urbano  Vili,  lo  acquistarono 
dagli  Orsini  i  suoi  parenti  principi  Bar- 
berini, i  quali  lo  possiedono  ancora,  cioè 
dal  principe  figlio  di  d.  Maffeo  Barbe- 
rini Coloima  di   Sciarra,  il   quale   1'  eb- 
be nella  divisione  de'  beni  di  d.  Corne- 
lia sua  ava, ultima  de'Barberini.  In  que- 
sta terra  neliSiq  vi  morì  il  celebre  car- 
diuale  Lorenzo  Lilla  vescovo  di  Sabi- 


T  I  V 


4i 


na,  mentre  con  zelo  ne  visitava  la  dioce- 
si, a  cui  allora  apparteneva  Monte  Flavio; 
poscia  Gregorio  XVI  nell'erigere  la  nuo- 
va sede  vescovile  di  Pogu;io  Mirteto,  a 
questa  l'atlribuì.con  Monte  Libretti  e  Ne- 
rola.  Nel  voi.  LXVI.  p.  281,  ricordai  il 
sinodo  celebralo  nel  18  53  nella  cattedra- 
le di  Foggio  IM irtelo,  dal  suoi.°e  zelan- 
te pastore  mg."^  Grispigni. 

Monte  Libretti.  Comune  della  diocesi 
di  Poggio  Mirteto,  con  territorio  in  colle  e 
in  piano,  dal  quale  più  d'ogni  altro  pro- 
dotto gli  abitanti  ritraggono  olive  ,  uve 
squisite,  grano,  legumi,  lino,  canepa,  {'ut' 
n'>,  legna  da  fuoco,  pascoli  e  frutta  d'o- 
gni specie,  generi  che  si  portano  a  Roma, 
come  fanno  altri  paesi  sabini.  La  situa- 
zione è  bella,comechè  posto  su  d'una  col- 
lina da  più  alti  colli  e  monti  circondalo, 
non  che  da  folte  macchie,  onde  le  sue 
vicinanze  sono  pittoresche,  osservandosi 
gran  parte  della  Campagna  romana,  dal 
lato  di  mezzodì  e  di  ponente  che  resta  a- 
perto.  Esso  è  distante  3  miglia  a  ponen- 
te di  Nerola  e  circa  24  da  Roma,  per  la 
via  Salaria  propria,  ossia  per  la  strada  che 
vi  conduce  da  Mentana  per  Grolla  Ma- 
rozza,  strada  alla  quale  circa  3  miglia  do- 
po si  riunisce  quella  moderna  di  Piieti  : 
nella  via  Salaria  che  conduce  a  Roma  si 
entra  dopo  6  miglia  al  così  dello  Passa 
di  Corese,  castello  già  degli  Orsini  e  ora 
de'Barberini,  con  chiesa  dedicata  all'As- 
sunzione della  ss.  Vergine.  Deplora  Ma- 
rocco l'aere  non  buono,  al  che  contribui- 
sce la  putrefazione  delle  foglie  delle  mac- 
chie e  degl'insetti,  per  cui  la  maggior  par- 
te de'Iaboriosi  abitanti  si  ritirano  nell'e- 
state a  Nerola,  a  IMonte  Flavio  e  in  altri 
luoghi  vicini.  Bensì  celebra  l'abbondan- 
te caccia  di  selvaggina  che  può  farsi  nei 
dintorni,  essendo  riservata  al  barone  del 
luogo  quella  della  macchia  della  la  Vil- 
la a  monte  Maggiore.  Diceche  a  3  miglia 
nel  luogo  dettola  Zolfa  trovasi  un'acqua 
sulfurea,  di  cui  si  sente  in  poca  lontanan- 
za il  nauseante  odor  di  zolfo,  che  non  ser- 
ve ad  alcun  uso  e  sarebbe  eccellente  per 


4a 


T  I  V 


baioni, COint  foisc  li  a  viM  nviili  jiilioamctl 
te  pe'iiidei  i  di  veccliie  imirache  ivi  si  ve- 
tloin)  e  creduli  avanzi  di  terme.  L'iiUer- 
iiu  del  paese  Ii.i  una  popolazione  di  cir- 
ca 3uo  individui  ,  mentre  da  Goo  sono 
sparsi  ne'casali  del  li-rritorio.  Il  fabbrica- 
lo cinto  di  Minra  giace  tulio  in  piano,  re 
golai melile  disposto  e  non  diruto,  sem- 
l)rando  nella  sua  maggior  parie  di  siile 
moderno:  sono  ben  tenute  le  vie,  e  riesce 
ili  prinoi[).ile  ornaineulo  al  paese  il  vasto 
i)al.iz/o  Icuoiiale  di  nolidiilo  imponenza, 
ilifcso  nt'gli  angoli  da  3  torrioni  di  soda 
coslruziune  e  di  bella  appariscenza.  Non 
vi  mancano  ncque  leggerissime,  esisteii- 
tlo  una  copiosa  fonte  a  breve  disianza,  la 
quale  sorge  da  una  collina  dove  trovasi 
ima  lunga  grolla  cliiusa  ad  arle,che  apre- 
si S(jllimlo  per  lo  spuigo  necessario.  La 
chiesa  a  rei  pretale  e  principale  è  sol  lo  l'in- 
vocazione ili  s.  Nicola  di  Bari,  con  G  ol- 
tane sodalizio  del  ss.  Sagramenlo,edovc 
lorono  trasferiti  i  pesi  di  messe  e  altro 
«Itfli'anlicliissima  e  demolita  chiesa  di  s. 
l\Iaria  della  Rocca.  Lo  .Sperandio  ripor- 
ta io  lapidi  in  essa  esistenti,  e  mortuarie, 
tranne  quelle  che  ricordano  la  sua  con- 
sagrazione  eseguita  in  uno  all'altare  mag- 
giore a'iG  «prilei  535,  da  LorenzoSan- 
torelli  vescovo  Volilen;  e  la  restaurazio- 
ne falla  nel  17 7 3  dal  comune  e  dall' ar- 
lipiete  Paolo  Mazzetti,  in  teuìpodel  IMaz 
7.J  esistevano  pine,  e  foise  sussisteranno, 
lu  chiesa  di  s.  Maria  di  Capocroce,  lungi 
mezzo  miglio  dalla  terra,  di  molla  popo- 
lare divozione  per  la  miracolosa  imuiagi- 
ne  che  ivi  si  venerale  la  chiesa  o  oralo- 

I  io  di  s.  Maria  delle  Vigne  poco  di>tan 
\f.  Piazza  non  con  viene  con  Rii  cher  edlu- 
verioche  Monte  Libretti  !>ia  l'antico  Mon- 
te Lucrezio  o  Lucretile,  oggi  Gennaro, 
celibi  alo  di  frequente  da  Orazio  nell'ani 
plificar  le  prerogative  della  sua  famosa 
A  dia  l'slica,  e  che  tpiivi  appunto  fosse  la 
(olile  Ijlondusia  che  dà  oiigoieal  liume 
o  rioDigenlia.  Dichiara  egli  ritenere, che 

II  nobile  villa  Oraziana,  la  quale  nel  sei- 
tcmbrc  e  nell'ollobrc  di>eniva  un  crudi - 


T  I  V 
lo  liceo  e  «ccademia  de'p'h  virinovi  soni 
conlempuranei,  fosse  ov'  è  il  castello  ili 
Vacone,  a  cui  crede  adattarsi  il  tempio 
vicino  di  Vacuna  e  il  suniuosn  suo  pa- 
lazzo, ove  ilice  averne  osservato  le  v«'sti- 
gia.  lì.  in  ciò  lo  conferma  la  fonie  lìlon- 
duvia  amena,  e  il  rivo  Digcnlia  che  scor- 
re alle  railici  della  Mandela,  oggiih  Po^- 
^io  Mirteto,  e  quello  del  rio  del  Sole  ri- 
parato da  folti  elei  e  querele  ,  chiamalo 
dal  poeta  hmpido,  fresco  e  più  del  vetro 
risplendente.  Da  tutto  questo  il  Piazza  de- 
sume l'errore  di  (piclli,  che  da  Monte 
Lucrezio  crederono  derivalo  il  vocabolo 
Monte  Lìlirctti,  cospicuo  castello  che  per 
ranlichità  coiiìprovala  in  avanzi  d'alcu- 
ne fabbriche  rumane,  e  per  le  qualitù  di 
silo  ameno  e  fertile,  ue'prischi  tempi  non 
dovè  essere  luogo  oscuro  e  privo  d'enuli  • 
te  memorie.  Quanto  airo[)inione  del  silo 
del  tempio  di  Vacuna, senza  contraddir- 
mi al  riferito  di  sopra  ed  a  Sabina,  ripor- 
tando soltanto  le  diverse  opinioni  aggiun- 
gerò: che  il  .Maroni,  De  lùrlrsia  et  /•'/)/• 
S(Oi>i.<;  /f(V7/////T,  parlando  del  vescovo  Gi- 
rolamo Clarelli  de'maichesi  di  Vacone, 
riporta  questa  nota.»  De  celebri  f^aru- 
//,/('.  idesl  J'ictoriae  fino,  uh  nunc  J'a- 
conix  oppidumconauìe  Piazza ^n^Wn.  Ge- 
rarchia Cardinalizia,  Monte  Libretti,  non 
(ìis'^ciiticiLtc  ci.  'i'iro  D.  de  Sanctis  in  e- 
riiditissifìia  disscrtatione.  de  Villa  Ho- 
ratiana ,  wv7^/jo  eruditorum  iipplinau. 
Più  credibile,  soggiunge  Piazza,  e  più  f<i- 
cilea  persuadere  quello  che  ne  dicono  al- 
cuni scrittori,  sul  vocabolo  Monte  Libret- 
ti, è  che  solendo  i  romani  dare  qualche 
pausa  civile  e  c|ualche  ristoro  discreto  ai 
loro  liberti,  cioè  a  que*  Sen'i{l  .)  i  qua- 
li liberali  dalla  servitù  erano  falli  degni 
della  cittadinanza  romana  ,  né  polendo 
questi  trattare  fainiliarmeute  co'  nobili 
romani,  a  veano  loro  assegnato  questo  ter- 
ritorio, che  perciò  chiamossi  Mmilr  tifi 
[Jherti.  donde  agevohnentc  se  ne  trasse 
il  vocabolodi  Monte  Libretti  e  nelle  scrit- 
ture pubbliche  dicesi  Mon^  Li/iertinn- 
rum.  Il  Monte  Lucrezio  o  Lucretile,  crede 


T  1  V 
rinzza,  elle  fosse  il  monte  fra  Correse  e 
Ncrola,  o  ne'  vicini  conloini,  e  che  se  ne 
fi»  menzione  nella  T  ita  dì  s.  Silvestro  /, 
ila  Anastasio  BibIiotecat'io,al  tempo  di  Co- 
stantino I:  Possessìo  in  territorio  Sahi- 
neiisi,  (iiiae  cognomi  un  tur  ad  duas  Cn- 
sas  sub  Monte  Lucrctio.  Conclude,  che 
su  quel  monte  mai  non  fu  la  villa  d'Ora- 
ùo,  e  che  fu  a  Vacone  e  non  altrove,  o- 
pinione  in  cui  si  confermò  per  l'iscrizio- 
ne letla  nel  giardino  de'principi  Pio  pres- 
soil  tempio  della  Pace  di  Roma  e  ora  con- 
servatorio delle  zitelle:  Familiae,  et  Li- 
ìicrtorum  Septunii  SaìiiniJaiiuar  etAi(g. 
L'OUlenio  dice  essere  d'opinione  che  que- 
sto monte  debba  chiamarsi  Monte  Ali- 
vei-to,  e  che  cos\  si  denominasse  antica - 
niente  in  alcune  donazioni  del  i  o48  flute 
al  monastero  diFarfii;  onde  poi  per  la  si- 
niilitudinedel  nomesi  nominò  MonteLi- 
hretti,  e  questa  egli  stima  la  vera  etimo- 
logia, la  quale  però  non  ripugna  che  più 
anticamente  da'romani  non  si  chiamasse 
Monte  de'  Liberti,  perchè  fosse  tutto  que- 
sto territorio  destinato  a  uso  de'rouiani 
liberti.  Dall'eruditissimo  Piazza  passan- 
do al  grave  e  critico  Nibby,  egli  chiama 
Monte  Libretti,  Mons  Britti,Q  dice  che 
poche  terre  hanno  dato  luogo  circa  alla 
loro  origine  e  nome  a  tante  congetture 
moderne,  come  questa,  nella  quale  Clu- 
verio  volle  riconoscere  il  Mons  Lucreti- 
lis  d'Orazio,  ed  il  Mons  Lucretius  d'A- 
nastasio. Altri  ne  derivano  1'  etimologia 
da'brettoni,  ingannati  dal  nome  di  Mons 
B  rie  tonum, campus  Brictonum  e  Bricto- 
nnrum,  col  quale  ne'bassi  tempi  si  trova 
indicalo.  Altri  come  l'OIstenio  lo  confu- 
sero col  jMons  Aliperti.  Le  scoperte  però 
fatte  nel  corrente  secolo  presso  monte  Cal- 
vo hanno  rischiarato  ancor  questo  dub- 
bio; poiché  nel  1825  nelle  rovine  d' tuia 
villa  romana  magnifica  del  tempo  degli 
Antonini,  furono  trovate  molte  scullme 
che  si  ammirano  nella  villaBorghese,mol- 
ti  marmi  preziosi,  e  molti  condotti  col  no- 
me di  C.  Brutti Praesentis,  suocero  del- 
l'imperatore Comodo  e  padre  di  Druzia 


T  I  V 


43 


Crisplna  augusta,  personaggio  rlveslilodi 
molti  onori  e  di  dignità  souime  dui  ante 
l'im[)ero  d'Antonino  Pio,  di  M.  Aurelio, 
e  di  Comodo  sotto  del  quale  morì.  Egli 
pertanto  fu  il  signore  delle  terre  di  que- 
sta contrada,  nella  quale  sorse  poi  il  ca- 
stello di  Monte  Libretti;  quindi  il  campo 
e  il  monte  furono  denominali  Campuse 
3Ions  Bruta ,  e  poscia  Campus  e  Mons 
Bryttii,  giacché  ne'bassi  tempi  quel  no- 
me trovasi  scritto  Bryttius  in  luogo  di 
Bruttìus,  e  così  venne  3Jons  Bricti,  Mon- 
te lo  Britti,  Monte  lo  Bretli,  e  finalmen- 
te .Monte  Libretti.  Marocco  poco  ne  disse, 
e  sembrò  inclinare  a  credere,  che  il  luogo 
appartenesse  ad  una  famiglia  di  Liberti  di 
qualche  imperatore,  che  ivi  abbia  avuto 
rorigiiieo  la  tomba.  Nibby  aggiunge,  che 
la  via  Salaria  ancora  iu  questa  piute  fu 
delta  via  Brieta ,  e  così  come  cofifine  è 
indicala  in  un  documento  del  codice  fìir- 
fensedel  i  o36,  e  riportato  dal  Galletti,  in 
Gallio  antica  città  di  Sabina.  E  del  ca- 
stello, castellimi  quod  voeatur  Bricti,  si 
trova  menzione  in  un  contratto  del  io  18 
citato  pure  dal  Galletti; e  M.irocco  vi  ag- 
giunge una  tesliinoniauza  del  1  096, nella 
quale  é  nominatoli  conte  Laudo,  de  Op- 
pido  quod  nominatur  Britti.  Era  perla n> 
to  fin  dal  secolo  X  sorlo  questo  castello, 
che  or  col  nome  di  oppidum,  or  con  quel- 
lo di  castrimi  si  ricorda  in  piii  carte  dei 
secoli  XI  e  XII  quando  era  già  sotto  d'un 
conte.  Neli2y2  n'era  signore  Pietro  Se- 
niurile  figlio  d'Oddone,  e  questi  in  quel- 
l'anno lo  vendè  a'3o  ottobre  a  Giovanni 
Miirgaiii,  come  ricavasi  dall'istromento  o- 
riginale  esistente  nell'archivio  dell'ospe- 
dale di  s.  Spirilo  in  Sassia,  e  ricordato  dal 
Galletti  nel  Primicero.  Passò  nel  secolo 
XIV  in  potere  degli  Orsini,  i  quali  circa 
200  anni  dopo  lo  venderono  a'  principi 
Santacroce,  Da  questi  passò  nel  secolo 
XVII  a'  principi  Barberini,  e  da  essi  nel 
principio  del  secolo  presente  per  eredità 
pervenne a'principi  Sciarra  Colonna,  che 
tuttora  lo  possiedono.  Giacché  gli  Orsini 
della  linea  de'siyiiori  di  s.  Gemini^  nella 


4.;                      T  IV  TI  V 

(lcIog:i7Ìonc  ili  Sjinlcin,  dopo  il  i  Cì'io  per  il  comune  \a  I'l-cc  restumnre  nel  t  778,  co- 
un  nnlione  e  (ioo.ooo  scutli,  come  alle-  me  si  lin  dalia  lapide  poila  sopra  l'arco 
sta  il  Coppi,  lo  alienarono  in  fìjvoie  de'  tiella  porla,  che  si  legge  presso  Speran- 
lìailicriiii;  «piindi  nella  divisione  de'Ioro  dio,insiemea  due  alti  e  mortuarie  de'fVla- 
heni,  l'ebbe  d.  Malico  Bai bciini  Colon-  rinclli  e  de'Gervasi.  Ni-lla  »ia  del  borgo 
Ila  di  Sciarra,  rpialo  nipote  di  d.  Cerne-  sol  mino  esteriore  ilelli  ca^a  parrocchiale 
lia  ultima  Sllper^lile  de' Bai  berilli.  vi  è  mi  bassorilievoesprimenlc  alcune  uin- 
yl/o///o/-/o/?o//i^//K>.  Comune  della  dio-  le  marine  con  vari  amorini,  che  dalla  fur- 
cesi  di  Sabina,  con  territorio  in  colle,  dai  ma  del  marmo  sembra  aver  servito  di 
quale  singolarmente  si  trae  grano,  gran-  frontead  un'arca  sepolcrale,di  buona  scul- 
toreo, legumi,  frulla,  uve,  olive,  ghianda  tura  greca  lodata  da  Marocco.  Il  Piazza 
e  [lascoli,  distaiile  di  iVeiola  miglia  ilue  oltre  la  della  chiesa  descrisse  quelle  di  s. 
e  mo77o,ila  IMonte  Flavio  4,  da  Scandii  Leonardo  del  comune,  il  quale  lo  elesse 
{^lia  5,  da  iMoiile  Libretti  G,  da  Roma  a  proleltore,  con  antico  cimilerio,  onde 
28.  Da  questa  al  paese  la  via  è  la  Nomen-  cretlesi  che  f  jsse  la  primitiva  parrocchia; 
tana  (ino  al  suocoiigiungimenlo  colla  Sa-  la  chiesa  o  oratorio  di  s.  M-nia  degli  An- 
laria  aulica  a  Grolla  Marozza,  quindi  per  geli,ruialeedi  popolare  divozionejlachic- 
iStarzanoeMoriconepei'  3  miglia  seguen-  sadis.Crocedi  monte  Calvario, |)0^ta sulla 
do  il  ciglio  sinistro  della  [iiofonda  conval-  cima  d'un  vicino  monte,  eretta  nel  1  fiHS 
le  del  ramo  orientale  tiel  rivo  di  Correse  in  onore  del  ss.  Crocelisso,  con  cappelle 
SI  giunge  a  Molitorio  Romano.  Sebbene  della  l  in  Cnicia  per  la  saliti  del  monte, 
sia  posto  sopra  una  delle  vette  piLi  alle  del  a  similitudine  di  Gerusalemme;  di  s.  Bar- 
luonlo  Lucretile,  eJ  ardua  sia  la  salita  che  bara,  chiesa  rurale,  pure  mantenuta  dal 
vi  conduce,  onde  poco  frequentato,  non-  comune,  la  cui  festa  si  celebra  con  gran 
dimeno  è  ben  I  ibbiicalo,ecoine  allrcler-  concorso.poichè  apprendo  dalMarini,. J/f- 
re  sabine  dislinguesi  per  una  ospitalità  ììii)i-ie  di  s.  fìiii-ì>in-aiiì  Sciiiuli-ii^li.iyye- 
cordiale,  il  che  allerma  Nibby;  e  Piazza  iieraila  per  protettrice  principale  anche 
lo  chiamòdocile,pioe  industrioso.  Il  Ma-  Monlorio  Romano,  a  motivo  che  diversi 
rocco  lo  dice  situato  su  d'un  colledi  vi-  martirologi  antichi  diconochc  pali  il  mar- 
•*o  sasso  e  perciò  privo  d'  ogni  verdura,  tirio  in  Roma  presso  Monlorio  Romano, 
dove  però  si  gode  unclima  salubieper  la  ///  jh'iIc  M:>'ili\-  .Inrci,  in  jimcdin  r/iuxl 
sua  clevatez7a,  e  bellissimo  orizzonte  che  />/7/^?..v/////;r//c<7'/////r  vicino  a  vScandriglia. 
ricrea  e  rallegra.  Ivi  si  penuria  d'acqua,  Riferisce  Piazza,  cherunlico  nomedi  que- 
per  cui  gli  abitanti  devono  provvederse-  sto  castello  fu  ,l/fy}//<7,  luogo  ameno  e  al» 
ne  al  torrente  e  fosso  della  Mol.i,  posto  tissimo,  donde  si  gode  il  Lazio  e  la  Sabi- 
nel  territorio  in  un  luogo  dello  le  Capo-  iia,  e  che  poi  si  chiamò  Montoi-io  dall'ai- 
re o  s.  Angelo,  lungi  dal  paese  un  miglio  tczza  del  monte  sulla  cui  cima  è  posto, 
circa  verso vScaiulriglia.  Il  fibbricalo  è  ir-  con  l'aggiunla  di  lìnniann  come  piìi  vi- 
regolare,  anguvle  le  vie  tranne  la  media  cino  a  Roma,  per  distinguerlo  i\.\  Mon* 
delta  delle  botteghe,  e  quelle  della  piaz-  tono  in  Valle  appodialo di  Pozzagliaepo- 
za  per  vastilù  e  per  l'abilnzioni  che  l'or-  slonella  stessa  Sahind.  Da  principio  Mon» 
nano  non  ispregievoli.  La  chiesa  parroc  torio  Romano  fu  un  lenimento,  e  poscia 
le  situata  incontro  ni  casino  del  signore  del  i\\\  iitstruiii.  che  dovè  la  sua  origine  a- 
luogo, (dedicata  airAnnunziazionediMa-  gli  Or>ini,  onde  più  volle  e  riconlatonel- 
ria  Vergine,  con  '>  altari  e  molle  reliquie,  le  carte  de'secoli  X.IV  e  W,  che  si  con- 
Kssa  cantica  e  già  esìsteva  ne'primi  anni  servano  nell'archivio  della  nobilissima  fa- 
tici secolo  XVI  quando  la  consagrò  Lo-  miglia  in  Roma, come  riportaNibby.laon- 
rcnzo  Sonlorclli  vescovo  Volilcn,  <j  liudi  ile  non  pare  che  loisedc'Savelli  couicscris- 


TI  V 

se  Marocco.  Di  questo  Meritorio  però  e 
chiaotalo  Mons  Aurcum,  si  fa  menzio- 
ne in  un  placito  tenuto  in  Ga  vignano  nel 
998,  in  cui  reclamò  l'abbate  di  Farfa  per 
alcuni  beni,  che  gli  erano  slati  usurpati 
in  Sabina,  in  loco,  (jui  tlicitur  DIoils  Au- 
reus,  come  riporta  Galletti  nel  suo  Ga- 
hio.  Il  Caliuclri  suppose  che  quivi  già  fosse 
Trehula  Su/Jcjiate,  di  cui  parlai  a  Sabi- 
na; ma  Sperandio, sebbene  conobbe  che 
altri  ebbero  eguale  opinione,propende  per 
Rocca  Siuibalda.  Aggiunge  Calindri,  che 
neli32o  i  cornetani  e  toscanellesi  lo  sac- 
cheggiarono, bruciarono,  e  fecero  prigio- 
ni molti  abitanti;  e  chi  ivi  è  la  grulla  del 
b.  Amadeo.  Di  questa  parla  Piazza  de- 
scrivendo il  convento  di  s.  Angelo  presso 
Scandriglia,  posto  tra  le  foci  di  valle  om- 
brosa in  un  angolo  d'orrido  scoglio,  san- 
tificalo dalle  austere  penitenze  del  fran- 
cescano b.  Amadeo  confessore  di  Sisto  IV, 
il  quale  die  a  lui  il  convento  e  Chiesa/  di 
s.  Pietro  Molitorio  diRoma  verso  il  i  47  i  • 
11  castello  fu  ritenuto  dagli  Orsini  fino  al 
secolo  XVII,  i  quali  lo  venderono  a'pi  in- 
cipi  Barberini,  cui  spella  ancora,  cioè  a' 
Barberini  Colonna  di  Sciarra,  i  quali  lo 
riceverono  pel  principe  d.  Maffeo  quale 
nipote  dell'ultima  de'  Barberini  d.  Cor- 
nelia. 

Monte  Rotondo.  Citlà  della  diocesi  di 
Sabina,  con  residenza  del  proprio  gover- 
natore, e  con  territorio  in  piano  e  colle, 
fertile  ed  ameno,bagualodal  Tevere, alla 
cui  sinistra  riva  giace.  Principalmente  è 
ferace  d'ogni  sorte  di  cereali,  di  stupen- 
de frulla,  di  eccellenti  vini,  di  pascoli  e 
altro  necessario:  in  alcune  parti  vi  sono 
diverse  vene  d'  acque  sulfuree,  che  for- 
se al  tempo  degli  antichi  romani  servi- 
l'ODodi  salubri  bagni,  essendosi  rinvenuti 
in  diverse  occasioni  molti  pezzi  d'acque- 
dotti di  piombo.  Monte  Rotondo,  uno  de' 
paesi  più  nobili,  più  belli  e  considerabili 
dell'odierna  Sabina,  sorge  sopra  una  flo- 
rida e  deliziosa  collina  in  clima  salubie, 
a  destra  della  strada  di  Rieti,  couiune- 
nieule  delta  via  Salaria,  tua  che  ivinou 


T  I  V  45 

è  la  slessa,  poiché  cpiella  via  antica  diver- 
ge dalla  moderna  prima  del  casale  diMar- 
ciliana.  La  via  che  vi  conduce  è  carrozza» 
bile,  ed  ha  una  sola  salila  in  sua  vicinan- 
za.  Il  colle  su  cui  siede  la  città  è  di  medio- 
cre altezza,  e  non  come  afferma  l'autore 
(ìeMonuinenli  Sai/ini,  a  livello  del  JJow 
te  Qni/i/tale  (][  Roma,essendo molto  più 
allo.  E'  distante  da  Mentana  circa  3  mi- 
glia, da  Crelone  5,  da  Palombaraia,  da 
Roma  quasi  1  5  o  meno,  cioè  più  di  i  2.  Si 
distingue  per  molti,  grandi  e  ben  archi- 
tettati fabbricali  e  comode  vie  :  però  ge- 
neralmente le  antiche  abitazioni  sono  di 
opera  saracinesca  del  secolo  Xlll.Lapiaz* 
za  principale  si  chiama  Landjruschini, 
dal  nome  del  celebre  cardinale  vescovo 
di  Sabina  e  beneficentissimo  dei  luo- 
go,  del  quale  poi  nel  i853  fu  fallo  pro- 
tettore, ma  morì  a' 12  maggio  i854-  E' 
circondala  la  cillà  da  mura  edidcale  da' 
Barberini  quando  ne  acquistarono  il  feu- 
do, in  uno  alle  porte  che  vi  danno  l'ac- 
cesso, le  quali  sono  3,  cioè  porta  Romana 
delta  pure  di  s.  Rocco,  porta  Canonica, 
e  porla  di  Palazzo.  Fuori  di  porta  Rouìa- 
na  fu  fabbricalo  il  borgo,  le  cui  case  di- 
stinguonsi  per  la  costruzione  recente.  Il 
palazzo  baronale  è  magnifico:  fu  edificalo 
nella  signoria  degli  Orsini, ed  il  loroslem- 
nia  si  vede  in  più  parti, come  pure  quello 
de'Baiberini  loro  successori  nel  dominio, 
i  quali  grandemente  l'abbellirono.  In  esso 
sono  pitture  non  ispregievoli,  ed  una  tor- 
re altissima  che  scopre  un  immenso  oriz* 
zonte,  e  servi  per  la  triangolazione  della 
n)ap()a.  Forse  fu  in  tale  torre,  che  Piazza 
chiama  rocca, in  cui  LeoneXrilegì)  in  per- 
petuo carcere  il  cardinal  Bandinello  ^auli, 
creduto  complice  della  congiura  orribil- 
mente ordita  dal  cardinal  l'elruccidi  Sie- 
na, contro  la  santissima  persona  del  Pa- 
pa. Trascorso  qualche  tempo,  per  le  pre- 
ghiere de'fralelli,  eper  gli  uffizi  di  Fran- 
cesco Cibo  cognato  di  LeoneX,  questi  gli 
restituì  la  libertà  con  alcune  condizioni, 
ma  pare  che  morisse  in  Monte  R^otoudo, 
uou  senza  sospetto  di  veleno.  La  basilica 


4<i  T  1  V 

rollcgi.it.i  è  iK'dicala  a  s.  ISIaiia  Mudila- 
k-iin,  m:igiiìncainente  eclincatn  (Ih  Urba- 
iiu  Vili  e  suoi  |)iiienlì,  che  inoltre  v' i- 
stiliii  \a  colU'^inla  e  |)iUioccliirtle  con  ca- 
pitolo composto  cl(li'arci|iiclc  [);n  roco  e 
ili  6  canonici,  il  i ."  con  i  ou  sculIi  di  pre- 
benda, i  canonici  5o  scudi  per  cadauno, 
oltre  nitri  preti  e  cliieiici  per  l'unìr.iatu- 
la.  Alloicliè  il  l'cipa  onorò  di  sua  presen- 
za Monte  Rotondo,  celebrò  nella  meile- 
siiiia  e  le  lasciò  in  dono  i  licclii  e  nobi* 
li  parnruenli  die  avea  usalo.  Ila  7  alta- 
ri e  nel  niaggioie  vi  è  uu  avello  di  niar- 
nio  prezioso  scanalalo,  trovato  nelle  rovi- 
nedell'anlica  chiesa  di  s.  Andrea,  nel  qua- 
le il  cardinal  Francesco  Gai  bei  ini  nipote 
d'Urbano  \  III,  dello  uicdisima  collegia- 
ta segnalato  beiit-fallore,  vi  iipo>e  il  cor- 
po ili  s.  Si^lo  uìartire.  Inoltre  ijuivi  si  ve- 
nerano altre  insigni  ieliquie,e  cpielle  del- 
l'antica e  diruta  chiesa  dis.  Colomba. Tra' 
fpuuh  i  iiieiilano  nu'nzione  quello  diCarlo 
Marnila  rappreseli  la  ule  is-.Fili[)poe'iia- 
coQJo  apostoli  protettori  della  cillà  ;  un 
ss.  Salvatore  di  Ciro  Ferri  ;  ed  un  Pur- 
gatorio della  scuola  di  Zauipieri.  Nella  la- 
pide esistente  nella  chiesa  e  riportata  da 
Sperandio  si  legge  che  da'iondami'nli  fu 
eretta  e  con  ca[)iiolo  dotato,  neliG3f)  da 
Carlo  Bill  bei  ini  capitano  generale  di  s. 
("Iiiesa  e  fratello  d'Urbano  VI  I  I,e  dal  suo 
figlio  Taddeo  P/cfcllo  di  Roma,  di  gius- 
jiadronato  loro,  in  onore  del  ss.  Salva- 
tore, di  iri'Oinacolala  Concezione,  e  di  S. 
Maria  Mad.laien  1.  Di  più  Spcraiidio  pub- 
blicò altre  10  la[)idi  esistenti  nella  sagre- 
stia e  nella  chiesa,  quasi  tutte  mortuarie 
delle  principali  fimiglie,  oltre  i  deposili 
del  (bua  Franciotlo  Orsini  marito  di  Ca- 
milla Sa  velli,  morto  nel  1  (h  y,  e  di  d.  N'io- 
latile  sua  (iglia  che  ivi  cessò  di  viverenel 
I  ()3o  di  28  anni,essenilovisi  recata  perdi- 
porto.Quesla  chiesa, una  delle  più  ampie, 
tlillc  DJeglio  architettate  e  delle  più  bel- 
le della  Sabìi)a,meritò  che  Gregorio  XVI 
Dcl  1 83G  l'elevasse  al  grado  di  basilica  mi- 
nore, e  r.<uicessc  al  capitolo,  ora  compo 
sto  dell'arciprete  e  di  T  cauouici,  tutti  i 


1  I  V 

privilegi  propri  delle  basiliche  minori  di 
Roma,  l'ertantu  si  legge  nel  n."  8  delle 
Xiìlizì'c  (Iti  i^loriìo  del  iSl^,  che  I'  an- 
tica città  sabina  Erelo,  oggi  Monte  Ro- 
tondo, solenni/zò  nel  geimaio  la  clemen- 
za di  Ciegoiio  XVI,  che  si  degnò  eleva- 
re la  chiesa  matrice  di  i.  Maria  Madda- 
lena, giù  collegiata,  al  grado  di  basilica 
minore.  tK'iC)  poi  di  detto  mese  festeggiò 
il  solenne  possesso  di  proiettore  del  > 
muiie,  [ueso  dall'  arciprete  d.  Pietro  \ 
naiizi  in  nome  del  cardinal  Giacomo  Lui- 
gi Drigiiole  poi  munifico  vescovo  di  Sa- 
bina, la  cui  morte  deplorai  anche  nel  voi. 
LXIII,p.  3i  I , dicendo  della  stabilita  vil- 
leggiatura del  seminario  diocesano.  Rife- 
risce il  Supplemento  al  o."  8^  dcl  Didvlo 
di  Roma  deh84  ),  che  il  cardinal  Luigi 
Lambì  uschini  vescovo  di  Sabina,  si  recò 
in  Monte  R(jtoudo  a  eseguirvi  la  solenne 
consagrazione  della  basilica  collegiata  di 
s.  Maria  Madd.dena,  incontrato  da' dio- 
cesani con  di  volo  e  gì  ulivo  entusiasmo.  In- 
coimn  lò  le  sagre  fiizioni  verso  la  sera  de* 
4  ottobre  col  prescritto  dal  ceremoniale 
romano, e  nel  seguente  giorno  di  dome- 
nica, in  mezzo  alla  sagra  pompa  clericale 
e  all'  alFollalo  esultante  popolo,  compi  i 
riti  della  consagrazione  ,  pronunziando 
dottacalfettuosa  omelia,  in  cm  rese  i  me- 
ritali eiicomiiad.  Antonio  noiicompaguo 
Liidovisi  principe  di  Piombino,  attuale 
patrono  del  tempio,  per  la  cui  pia  mu- 
nificenza era  (pieslo  divenuto  non  chebel- 
lo  deHantico  lustro, eziandio  lietodi  nuo- 
vo splendore.  Foco  il  novero  de  1'  altre 
chiese  di  Monte  Rotondo  descritte  dal 
Piazza,  alle  quali  nggiungi-rò  le  notizie 
che  ricavo  ila  altri.  La  chiesa  parroc- 
chiale di  S.Stefano  protomartire  con  3  al- 
tari, situala  nel  mezzo  della  città,  restau- 
rata dal  suo  p.ii  loco  Clio.  Battista  Salva- 
ti :  due  Lipidi  di  essa  pubblicò  Sperandio. 
La  chiesa  di  s.  Ilario  vescovo  è  pai  rocchni- 
Ic,  egualmente  dentro  la  città,  restaui  ala 
nel  declinar  del  secolo  X\' II.  Dice  Nibby 
che  vi  è  di[)inlo  il  martirio  dis.  Stefano 
(-e  [Mue  non  è  nella  prcccdenlc),  e  si  re- 


T  1  V 
piil.i  del  Mantcgua.  Aggiunge,  che  pro>50 
di  essa  è  un'ara  sepolciale  con  loculo  so- 
pra percontenereleeenendi  Cocceia  Giu- 
sta, alla  quale  il  raoimuientofuerello  Ja' 
genitori  IN'icolao  e  l'annicliide:  l'iscrizio- 
ne che  pubblicò  è  piìi  corretta  di  quella 
di  Speiandio  e  (\ì:\\' autoi  e  de  3Ionuììieii(i 
Siibiiìi.  La  chiesa  di  s.  Nicolò  della  con- 
fiateinita  del  Gonfalone  con  3  altari.  La 
chiesa  della  ss.  Immacolata  Concezione, 
con  convento  de'miuori  conventuali  esi- 
stente linigi  dalla  città  un  migIio,possedu- 
la  già  da  una  collegiata  di  preti  secolari, e 
poi  per  molti  annida'frati  Amedei ofcan- 
cescani del surricordalob.Amadeo,  i quali 
avendola  abbandonat-a  per  fiero  contagio, 
qua  odo  essi  volevano  ritornarvi  come  fon- 
dazione del  popolo  si  oppose  il  comune, 
onde  sotto  Clemenle\  li  furono  sostituiti 
i  conventuali.  La  chiesa  è  glande,  mae- 
stosa, e  ornata  di  molte  nobili  cappelle, 
come  di  s.  Antonio  di  Padova  privilegiala 
da  Benedetto  XIV  pe'defunti,  di  s.  Chia- 
ra con  sepolcro  delle  sorelle  del  3.°  ordi- 
ne, di  s.  Giuseppeda  Copertinocolla  tom- 
ba de'confrati  del  Gonfalone.  Nella  fe^la 
di  s.  Francesco  vi  è  indulgenza  plenaria 
concessa  da  Leone  X  nel  i  5 1  5,  ad  istan- 
za de'suoi  parenti  FranciotloeMarioOr- 
sini  allora  feudatari  del  luogo.  A  sinistra 
dell'altare  ma^ariore  vi  è  il  monumento 

DO 

sepolcrale  del  celebre  Giordano  Orsini  ge- 
nerale di  s.  Chiesa,  morto  neh  484)  "^'^ 
rappresentalo  a  cavallo  in  marmo  d'ec- 
cellente scultura, erettogli  dal  fratello  car- 
dinal Battista.  Vi  è  pure  la  lapide  sepol- 
crale di  Paolo  Orsini  morto  nel  i  554)  fi*^" 
rito  in  armi  e  in  leggi;  e  tutte  le  luime- 
lose  altre  lapidi  sepolcrali  di  civili  fami- 
glie del  luogo  riprodotte  da  Sperandio. 
La  chiesa  o  oratorio  suburbano  dis.  Roc- 
co della  compagnia  della  Morte  con  mi- 
racolosa immagine  della  Madonna  ,  che 
come  quella  di  Pioma  dà  sepoltura  a'morti 
nelle  campagne.  La  chiesa  di  s.  Maria  di 
Loreto  annessa  alla  collegiata,  con  anti- 
ca e  divota  immagine  di  Maria  Verdine. 
La  chiesa  dellaTrasfigurazione  del  SIguo- 


T  i  V  \7 

re  delle  monache  cirme'ilane  di  Mor.le 
Tabor  esistenti,  avendo  fondato  il  mona- 
stero il  concittadino  Gio.  Callista  (  Spe- 
randio giustamente  lo  chiama  Domenico, 
fatto  vescovo  da  Urbano  Vili  neiiGi'i, 
egregio  per  pietà  e  dottrina  legale,  come 
dissi  nel  vol.LXlX,p.  47>i'ip'ii"l«T"dod'A- 
melia)  Pichi  vescovo  d'Amelia,  la  cuii." 
istitutrice  fu  suor  Innocenza  Darberinidel 
monastero  delle  Carmelitane  dell'antica 
osservanza,  detto  della  s<.  Incarnazione  o 
Barberinedi  Roma. La  chiesa  rurale  e  an- 
tica di  s.  Restiluto  martire,  lecui  reliquie 
trovate  nella  via  Aurelia  nel  i  58o  ivi  ri- 
posano, secondo  la  lapide  che  leggo  in  Spe- 
randio, ma  per  quanto  con  lui  poi  dirò 
sembrano  diverse  da  quelledis.  Restiluto 
pur  martire  che  dicesi  eretino:  la  chiesa 
fu  già  de'canonici  di  s.  Giorgio  in  Alga, 
poi  ricchissima  abbazia  concistoriale  con 
5ooo  scudi  di  rendita.  La  chiesa  subur- 
bana di  s.  Francesco  con  convento  di  cap- 
puccini, e^stente  in  elevato  e  ameno  luo- 
go, fabbricato  nel  i6io  dal  comune.  Piaz- 
za e  Marocco  dicono  che  quivi  fu  la  villa 
di  Marco  Giulio  MiU'zJale  ,  asserendo  il 
i.°  che  nel  declinar  di  detto  secolo  si  sco- 
prirono sepolcri  e  urne  con  ceneri,  oltre 
diversi  epilalìl,  fra'quali  quello  di  Giulia 
Forlunala  figlia  di  Marziale.  Leggo  però 
in  Nibby,  che  uscendo  dalla  cillà  nella  vi- 
gna Cristaldi  vi  è  la  detta  lapide  che  ri- 
porta, e  male  da  Sperandio,  il  quale  dice 
che  dall'osteria  Mei  nella  via  consolare 
fu  quivi  trasportata;  laonde  aver  torto 
l'autore  òe  Monumenti  Sabini,  di  trarne 
argomento  per  dichiarare  essere  stalo  il 
terreno  Cristaldi  la  villa  del  poeta  Isl^v- 
ziale.  Imperocché  ritiene  cerio  avesse  il 
poeta  un  predio  nel  territorio  Nomenta- 
no,  che  sovente  ricorda  ne'suoi  epigram- 
mi, ma  l'iscrizione  non  si  sa  dove  origi- 
nalmente fosse;  chese  realmente  fosse  1  in- 
venula ne'dintorui,  era  un  argomento  di 
credere  che  il  sito  di  Monte  R.otoudo  era 
parte  del  territorio  Nomentano,  com'egli 
crede,  e  perciò  non  compreso  in  quelli  di 
Erctoo  di  Ciuslumerii.  L'autore  de'.l/o- 


48  T  I  V  T  1  V 
numrnti  Sii!>i/ii  narra  che  prcs^o  il  casal  Giunone  Eiclina.le  fredile  ac»|ue  e  il  (ìit 
di  s.  Matteo  (li  disottenaroiio  irainmciiti  ine  dell'agro  Eiclino,  le  pentole  e  \\.\>i 
dibiisli  e!>tntue,eriscrizionedi  Poniponia  di  lena  colla  eielini,  e  cliiainuti  /•'/:,•/(- 
discendente  da  un  libello  di  T.  l*oin[)o-  niis  Ij-ctiiuis  e  celebri,  la  villa  di  Vale- 
nio  Attico,  die  Mbby  piemie  per  nuovo  rio  vicino  ad  Eicto,  l'edile  tl'Eielo  clic 
indizio  ,  che  Monte  Uolundo  l'osse  puile  faceva  spezzare  i  vasi  iinpeiTctli  per  coii- 
del  territorio  Nouienlano,  sapendosi  che  servar  loro  il  credito  che  godevano,  l'.i 
l'omponio  non  ebbe  in  Italia  altri  fondi  inlo  ricevuto  da  Ereto  (piando  Turno  ic 
practcr  .■Irtlcntinuni  l't  Nomciildiinniy  de'  rutuli  difese  d  re;'no,  che  fu  colonia 
/7/.s7/<7/m/)/v/(Y//(/f/j.  Inoltre  (juivi  >ono  le  de'laliui  e  [)oi  de'sabini,  e  che  re-.eicito 
inaeslrepie  per  l'educazione delledonzei-  di  Nauzio  console  romano  e  de'  sabini  si 
le.el'ospedidedecentissinio  per  ambo  ises-  portò  vicino  ad  Ereto.  Essere  il  suo  ter- 
si de' religiosi  benfratelli.  Gli  abituiti  a-  ritorio  in  vicinanza  di  quello  di  Nomeulo, 
scendono  a  c{uasi  2800,  colli  e  gentili,  con  e  che  vi  ebbero  le  ville  Seneca,  Q.  Ovi- 
molle  famiglie  di  civile  condizione,  che  dio  e  Marziale.  Nondimeno  ritenere  pro- 
vantano  di  aver  Ira  loro  dorilo  ìIIunUì  b.ibileche  l'antico  Ereto  f(j-.se  (pialche  mi- 
ntile lettere,  nell'armi  e  nelle  dignità  ec-  glio  lungi  dal  silo  di  Mutile  Uotontlo,  ov 
clesiasliche.  Nel  gì  3 fu  eletto  l*npa />^7/i-  vero  col  suo  nome  ne  abbracciasse  i  dm- 
ilo  o  La/i(loiu'[f  .),  di  (lueslo  luogo,  che  torni,  pe'  vestigi  del  tempio  di  Giunone 
oltri  vogliono  nato  iu  Foronovo,  figlio  lontano  circa  un  miglio.  L'ampiezza  del 
di  Trailo  o  Tramino,  che  non  giunse  a  territorio  la  congettiuM  anco  ne'secoli  cri- 
goveinare  7  mesi.  Prese  abbaglio  l'iaz-  stiani,  coinechè  tra  le  prime  a  essere  il- 
7u,  con  dire  che  fu  caro  a  Ottone  III,  il  luminala  dalla  fede,  dalle  diverse  chiese 
fpia!e  fu  eletto  imperatore  nel  f)()G  e  l'a-  dirute,sparsi  essendo  1  loro  avanzi  ne'cam- 
vo  Ottone  1  nel  qGi.  Sjierandio  oltre  il  pi  e  ne'  boschi,  testimonianze  di  mimo- 
ricordato  vescovo  Pichie  gl'illustri  delle  rosa  popolazione. Nomina  diverse  chiese 
lapidi  sepolcrali. dice  che  la  famiglia  Boii-  che  ancora  sussistevano  e  di  aulica  ere- 
figli  s'imparentò  colla  Plebi,  e  l'raiicesco  zione,  già  d'aiUichi  e  vicini  castelli  che  re- 
S()<).sò  la  suddetta  Violante  Orsini,  ripor-  slarono  desolati  e  abbiiulunati,  dalle  fa- 
tando alcuni  illustri  della  medesima.  Ma-  zioni  e  guerre  precipuamenle  de'Iìracce- 
locco  ricorda  il  p.  Bernardino  Machiloni  schi  e  Sforzeschi,  e  perciò  si  rifugiarono 
fissisteiile  generale  de'conveiituali,  morto  in  (|uesto  luogo  e  ne  aumenlarono  la  po- 
nel  iGyJ  in  Roma  in  odore  tli  santità.  L'o-  polazione.  Sperandio  dice  che  Ereto  cosi 
ìiginedi  Monte  llotondo  il  Piazza  li  f,ì  vcnissecliiamatod.iiraggcttivo  7V/(7(////, 
derivare  dall'aulica  e  celebre  cillà  sabina  che  luiulo orotondo  vuol  ilire, e  col  (piale 
d  l.iilo  o  l/cnlu^  edificato  0  d<i  greci  o  si  dislmgiie  ancora  il  monte  e  castello  in- 
da'siculi  o  dagli  aborigeni,  prima  che  I>  lialzato  e  riempilo  cogli  avanzi  di  rpiella 
iiea  veui.sse  in  Italia;  dicendo  Solino  che  città  e  colonia  de'Iatini  e  poi  de'  sabini, 
fu  chiamato  Ereto  d.d  vocabolo  /////.velie  molli  secoli  prima  che  la  greca  favella  pe- 
in  greco  significa  Giunone,  [lerchè  quivi  neirasse  in  Italia,  e  che  già  ne'primi  se- 
a\ea  tempio  ed  era  venerala,  iurse  nel  luo-  coli  della  Chiesa  in  della  citlà  (huninmte 
go  ove  sono  gli  avanzi  della  chiesa  di  s.  non  era  che  (piella  di  1  vero  Dio.  Ad  esso 
Antimo.  Che  poi  il  vocabolo  dal  greco  tra-  e  sotto  l'in  voc.i /ione  di  diversi  santi,  e  spe- 
dolio  in  latino  fu  detto  Tcnluni  e  in  voi-  ciahncntedopo  la  caduta  della  citlà,  ven- 
gale /ìntdiulo,  come  vuole  Cluverio,  col  nero  nel  vasto  territorio  innalzali  molti 
quale  si  chiama  coll'aggiunto  di  lAi/z/csu  templi,  (le'(pi.ili  resta  ancora  quello  di  s. 
cui  elevasi,  rileniito  l'originario  d'/v'/c/f».  ricstilulo  nobile  romano  o  forse  01  igina 
Da  esso  sono  famosi  nelle  storie  romane  rio  di  Litio,  clic  fallo  crudelmente  ino 


TI  V 

rire  da  Diocleziano  e  Massimiano,  con- 
dotto  il  cadavere  in  Eretoereligiosainen- 
le  accolto  da  Slefiwio  vescovo  di  iVomeiito 
e  da  tutto  il  clero  e  popolo,  ivi  il  mai  lire 
in  un  suo  podere  ebbe  onorevole  sepol- 
tura, e  di  là  dopo  molti  anni  fu  trasferito 
in  R.oma  nella  chiesa  di  S.Francesco  a  P«.i- 
pa.  .Sebbene  molti  e  gravi  scrittori  anti- 
ciii  soslengonoclie  ad  Ereto  successe  Mon- 
te Rotondo,  Moiis  Rotunchis,  e  fra'  mo- 
derni oltre  il  celebre  p.  Volpi,  lo  Spcran- 
dio,  Calindri,  Castellano  e  Marocco,  di 
opposta  opinione  è  Nibby.  Egli  pertanto 
tlichiara  d'aver  visitato  n)olle  volte  que- 
sta terra,  come  quella  che  per  la  sua  si- 
tuazione poteva  occupar  il  luogo  di  qual- 
che città  antica,  e  sopra  tutto  perchè  la 
volgare  opinione,  anche  in  questi  ultimi 
tempi  riprodotta,  vi  colloca  Kretum.  E- 
gli  volledimostrare  le  difficoltà  che  si  op- 
pongono a  tal  congettura,  la  quale  non 
lia  neppur  la  tradizione  che  l'appoggi.  Sa- 
rebbe stalo  inclinato  a  riconoscervi  Crii- 
stumerìi,  ma  poi  dovè  convincersi,  ch'è 
troppo  lontana  ,  e  che  per  altre  ragioni 
quell'antica  città  de'  prioiilivi  latini  non 
potè  essere  quivi  situata.  Aggiunge  ch'è 
un  fitto  positivo,  che  in  Monie  Rotondo 
ijon  rimane  vestigio  di  fabbriche  anterio- 
ri al  secolo  XllI,  ma  solo  qualche  fran- 
tume di  marmo  e  qualche  iscrizione  se- 
polcrale fuori  di  luogo,  trasportata  dalle 
vicinanze.  Nibby  quindi  pone  Eretuin  a 
Grotta  Marozza,  Crypta  Maroza,  posta 
su  d'un  colle  isolato  3  miglia  buone  ol- 
tre Mentana,  l'antica  Nomenlo,  e  altret- 
tante da  Monte  Rotondo;  nome  derivato 
da  una  grotta  scavata  nella  tufa,  e  che  for- 
se la  famosa  Maroza  potente  in  Roma  sul 
principio  del  secolo  X  comunicò  perle  sue 
possidenze  il  nome  alla  contrada,  che  tale 
già  si  chiamava  nel  i  2o3.  Spiega  il  passo 
di  Strabone,  sia  sulla  prossimità  (VEre- 
inni  al  territorio  di  Nomento  e  alTevere, 
nello  stesso  senso  che  suol  dirsi  star  Pia- 
no  sul  Tevere;  sia  per  l'esistenza  d'acque 
minerali  sulfuree,  che  ivi  pure  oggi  esi- 
stono e  che  portano  il  nome  di  bagni  di 

VOI.  LXXVI. 


T  1  V  49 

Grotta  Marozza.  A  queste  ragioni  Nibby 
aggiunge,  che  Erclain  non  fu  di  grande 
estensione,  città  od  oppido  che  fosse;  e  sic- 
come Dionisio  dimostra  che  i  sabini  nel 
807  di  Roma,  dopo  aver  dato  il  guasto 
alle  limitrofe  tene  de'romani,  si  accam- 
parono mEr etimi,  c\\.\:a  distante  i4o  sta- 
di da  Roma  vicino  al  Tevere,  tale  distan- 
za dice equivalerea  miglia  1  7  e  mezzo,ch'è 
precisamente  quella  di  Grotta  Marozza, 
confermandolo  l'  itinerario  d'Antonino, 
che  pose  Ereto  a  i  8  miglia  da  Roma  a  nu- 
mero toudo,i)on  mai  notando  le  frazioni. 
Conclude  chegli  accennali  argoiuenti  e  di- 
stanze escludono  la  situazione  d'  Eretuin 
a  Monte  Piotondo^  la  distanza  del  quale 
da  Roma  appena  giunge  a  1 5  miglia  e  non 
a  18.  Quindi  passa  Nibby  a  indicare  le  vi- 
cende piìi  notabili  d'Ereto;  la  dice  città 
antichissima  fondata  da'pelasgi,e  così  chia- 
mata perchè  particolarmente  sagra  a  Giu- 
none ;  che  Virgilio  ne  conferma  1' arri- 
chita, come  quella  che  fra  le  terre  sabi- 
ne prese  1'  armi  contro  Enea;  non  però 
quanto  alla  distanza  reputa  esatto  il  passo 
di  Livio,  sull'atrocebattaglia  data  da  Tul- 
io Ostilio  non  lungi  da  Ereto  o  suo  ter- 
ritorio; che  ne!  1  66  di  Roma  presso  Ereto 
ritiraronsi  gli  etrusci  nella  speranza  d'es- 
sere soccorsi  da'sabini,  durante  la  guerra 
contro  Tarquinio  Prisco;  che  altra  batta- 
glia ivi  dappresso  die  Tarquinio  il  Super- 
bo a  sabini,  ed  altra  poco  dopo  la  sua  e- 
spulsione  da  Uoma  nel  253  ivi  dierono 
a'sabini  stessi  i  consoli  P.  Tuberto  e  M. 
Agrippà;  e  nel  medesimo  sitosi  pugnò  fra' 
romani  e  i  sabini  nel  299  ili  Roma;  che 
in  Ereto  accamparonsi  i  sabini  contro  i  ro- 
mani durante  il  reggimento  decemvirale 
nel  307.  Questi  successivi  campi  e  batta- 
glie in  tali  dintorni,  dimostrano  l'impor- 
tai\za  della  posizione  d'Ereto,  e  la  loca- 
lità propria  al  movimento  degli  eserci- 
ti, fatto  che  dice  INibby  riconoscersi  git- 
tando  l'occhio  sulla  mappa,  e  ricordan- 
dosi che  il  Tevere  radeva  allora  le  falde 
del  colle  di  Monte  Rotondo,  ossia  che  si 
stringeva  più  ver»  Ereto.  Ricorda  pure 

4 


To                      1  I  \'  T  1  \ 

la  \ia  latta dii  Aiiiiil)alc  pei  nvvicin.'irsi  a  luogo,  in  una  cniin  citi  ponlificato  ili  Ni 
Roma,  clie  dopo  lU-ate  si  coiidiissea  li-  culo  IV  deli289,  i''poi'l^>to  ^•'>l  Onllelli 
reto,  donde  portandosi  verso  Uonia  deviò  nel  Priiìiiccro  a  p.  S'io,  se  ne  fa  menzio- 
n  saccliegf^iare  il  loro  iamo<io  di  l'Vronia  ne  col  nome  clic  of^gi  conserva:  //(///  Ivi  • 
sotto  il  Soinlle;  e  ilic  epici  j^inn  capita-  rns  ci  si/\'t/s pnsìlas  in  Monte  Jicliindc 
no  riguardò  ]:)relo  come  una  posizione  mi-  ìthi  dicilìtr  Tu^riditininn.  D.\\  medesimo 
li  lare  da  porvi  il  campo.  INè  lasciò  di  ram-  IN'ovaes  si  ricava,  che  Donifaiio  IX  a'^t  ol- 
ineiitare  il  narralo  da  Livio,  che  nel  543  lobre  i  3c)2,  portandosi  da  Uomn  n  Prru- 
jiioverono  pietre  a  Eieto;  e  che  presso  di  i,'/V/,  pas>ò  per  Monte  Uotondo,  Monlopo  • 
essoebhe  la  villa  \aIesioo  Valerio, che  pel  li  e  Tarano,  avendolo  il  Novaes  appri'so 
Liitlitni  in  lloina  i  giuoihi  secolari. Ter-  dal  ^\i\v\\\\^  ylitìiiiìlri  ju^nlifìcii,  {.  7,  p. 
mina  con  dire, che  slundo  alla  carta  l'eu-  52,  che  ho   riscontralo,  ed  essere  sicuro 
liageiiana,d'iiopoèciedcrechea!ii)enuiì-  1  asserto  pe'  docuoienli  che  cita.  Anzi  ah- 
iio  al  secolo  VII  dell'era  nostra  la  città  di  biiimo nel  secolosegnenle  ancora  un  altro 
Eretoreslasseinpieili,ofpjalclieoml)raaI-  Papa  che  si  recò  a  Monte  llotondo  :  fc^W 
meno  d'esislcnzaedisla7.ioneconservas>e.  è  l'io  II  del  i  458  ,  allcrmandolo  Piazza, 
Le  fiere  scorrerie  pei  ò,  alle  (piali  pai  le  ilei  accolto  dnj^li  Or.sini  con  lej^io  apparato  in 
dintorni  di  Roma  andò  soggetta  in  f]U(  ilo  sontuoso  alloggio, ondeil  Papa  lasciò  scrii- 
stesso  secolo  e  nel  seguente,  la  fecero  ah-  loiie'suoi  Coininentarii:  Moii.'!  Rotundus 
bandonare  adatto,  e  principalmente  con-  non  ignolnlc  Opjj:diini^frimicnti^\'ìnif]i:r 
Iribuì  poi  a  non  farla  [)iù  risorgere  la  mio»  fi'rn.r,ft  alando pccoricommodissimun:, 
va  direzione  data  alla  via  Salaria  lungo  diiodccininah  i  rlw  Inpidc;  ctintcr  Cr<i- 
ilTe\eiedal  pontedi  Mulpassofinoa  Cor-  sliiinc nos pailuni  cxt.  Nello  slesso  seco  o 
rese.   Tanto  Nibby   scrisse   nell' aiiitolo  e  prima  di  taleepoca,  solto  il  d«)niiiiio  de- 
G/Y;/^7j1/t;rozr/7;in  quello  quindi  di  I/o//-  gli  Orsini,  soggiacque  INlonle  Uolondo  n 
fc  Rotondo  continua  a  dire,  esser  d'uopo  molle  peripezie,  poiché  nel  i432  fu  preso 
riconoscere  <|uesta  terra,  come  sorta  ik  i  da  Nicolò  Foilebraccio  con  l'aiuto  dc'Co- 
tempi  bassi,  forse  dalle  rovine  di  qualche  loiincM,  sempre  emuli  degli  Orsini.  Nelle 
villa  rcmana,  alla  (juale  appartcniicio  i  guerre  del  148"  tra  gli  Orsini  ei  Colon- 
fi  anlumi  e  l'isciiziuiii,  già  da  lui  ricordate;  nesi,  cjuesli  avendo  occupato  Monte  Ro- 
cche la  memoria  più  antica  da  lui  trova-  tondo, gli  Orsini  l'assalironoeincendiaro- 
f.i  appartiene  al  1  07.4?  T'a^'l"  s.  Grcgo-  no  a'6  dicembre.  Il  P.ipa  Innocenzo  Vili 
1  IO  V  II  ncllii  bolla  a  favore  del  monastero  essendosi  interposto  a  parificarli,  fece  po- 
di s.  Paolo  fuori  le  luui  a,  la  nouìuii  Ira  codopo  occupar  la  lei  1  a  dalle  milizie  pon- 
le  possessioni  di  quel  claiisti  o  insieme  c<ju  tificie.  Nel  1  4*^''  rutta  guerra  dal  duca  di 
Meutuna,  chiamandolo  Castruin  Roiiin-  Calabria  contro  Innocenzo  Vili,  occupò 
durn^  e  vi  unisce  una  chiesa  di  s.  Repara-  la  Campagna  romana,  en'i  luglio  prese 
ta,eduiia  selvadello  slesso  nome.  L'isi  ri-  Monte  Rolondo.  Altre  vicende  non  man- 
gione elle  sì  CdiiNcrva  nella  sagrestia  della  carono  d'agitare  il  paese  nella  signoria  de- 
collegiata,  enumera  le  reliquie  iv,  colloca'  gli  Orsini.  Questi  nel  pontificalo  d  /  rhii' 
le,  ricorda  il  pontificalo  d  Eugenio  111  e  i,n  ì  /// vcndeiono  il  fondo  al  suo  li  atei- 
ranno  I  I  52.  Nel  seguente  secolo  venne  in  lo  d.  Carlo  /iarhriìiii.  la  quale  illustre  fi- 
j'oleiedegli  Orsini, dicendo  il  Novaes  nel-  miglia  ne  fu  benemerenti.ssima,  e  poi  nel 
la  tSioiiti  dr  ronlcflrì,  che  i  signori  di  secolo  passato  con  titolo  di  ducato  l'alic- 
JMonte  Rotondo  SI  formarono  perOisoOi'  nii  in  favore  ile'marchesi  (mìIIo  di  (ìeno- 
Miii  ,  oriunriu  per  incornila  i;<mii:i  azione  v,i.  Neliy'^iS  pa-sò  pei   Munte  Rotondo, 
di  Riiiiddo  OiMiii,  fì;iU  Ilo  di  Mdilò  lll,di  M.iria  Amalia  figlia  del  re  ili  Polonia,  che 
che  parlai  a  OnsiM  k^miciu.  |)i  questo  m  recò  a  Napoli  a  sposare  Carlo  di  Roibo- 


T  1  V 

ne  I  e  delle  due  Sicilie,  trattata  onorifioa- 
nienle  nel  Iransito  dello  slato  pontificio 
da  Clemente  XII.  Non  nello  slesso  secolo 
i  Grillo  venderono  il  feudo  a'diichi  Mon- 
ilragone  di  INopnli.  come  scrisse  alcuno, 
essendo  loro  tale  titolo;  bensì  d.  Aj^abito 
Gl'ilio  duca  diMondragone  neli8i4e  non 
nel  1825  Io, vendè  a  d.  Luigi  Doncompa- 
gni  Litdos'isi  principe  di  Piombino,  per 
6 5,000  scodi,  come  già  narrai  a  Ludovi- 
Bi  FAMIGLIA. Nel  sunnominato  Supplemen- 
to al  Diario  di  Roma  del  184 5,  si  con- 
tiene un  articolo  scritto  da  Monte  Roton- 
do, in  cui  si  dice.  Che  il  cardinal  vescovo 
Lambrnschini  allorché  vi  si  recò  a  con- 
sagrare la  basilica,  fu  alloggiato  nel  pa- 
lazzo duca  le  per  cortesia  dell'odierno  prin- 
cipe di  Piombino  d.  Antonio;  aia  che  il 
6  ottobre  segnerà  indi  innanzi  l'epoca  piìi 
gloriosa  della  patria,  per  l'inesprimibile 
fe'sieggiamenfo  che  accompagnò  la  fauslis- 
si(na  venuta  in  Monte  Rotondo  di  Gre- 
gorio XVI.  Appena  il  magistrato  e  gli  a- 
bilanti  ne  furono  intesi,  resero  più  age- 
voli le  strade,  ed  abbellironoin  varie  fog- 
gie  la  fronte  esterna  delle  private  abita- 
y-ioni,  ornando  di  festivi  sei  li  le  vie,  innal- 
zando archi  di  trionfo  sovrastati  da  latine 
epigrafi  (che  in  numero  di  5  si  leggono 
nel  .Supplemento)  e  maestrevolmenle  di 
pinti  dal  Venier,  scenografo  rinoniatissi 
mo;  contribuendovi  l'archilello  Carlo  Ni- 
cola Carnevali, con  attivila  e  accorgimen- 
to. Appena  comparve  la  carrozza  ponti- 
fìcia, grandi  e  afFettuosi  furono  gli  applau- 
si della  popolazione,  frammischiati  al  suo- 
no de'militari  struuienlie  delle  campane, 
e  al  frequente  rimbombo  di  fragorose  sal- 
ve. Fermatosi  il  Papa  al  silo  detto  le  Ca- 
pannelle,dalla  sua  cai  rozza  passò  in  quella 
del  cardinal  Lambruschitii,  ch'erasi  por- 
talo colà  ad  ossetjuiarlo,  anche  in  nome 
di  questa  parie  dell'amato  suogregge.  Ivi 
ergevasi  il  i.°arco  trionfale,  con  due  iscri- 
rioni  celebranti  e  felicitanti  l'avventuro- 
sa venuta.  Un  eletto  drappello  di  giovani 
uniformemente    vestiti ,  e  preceduto  da 
due  seriche  bandiere  aurifregiale,dtstaccò 


T  I  V  ?. 

i  cavalli  dalla  carrozza,  e  soltenlrando  al 
dolce  e  onorevole  peso,  lacondusseinnan- 
7i  la  porta  del  municipio,  ove  il  priore 
Nicola  Faniicci  alla  lesla  del  magistrato 
rassegnò  al  Papa  con  umili  e  liliali  paro- 
le le  chiavi  dorale  del  municipio  stesso. 
Di  qui  in  egual  guisa  il  Pa[)a  fu  Iraspor- 
tatoalla  porla  maggioredella  basilica,den- 
tro  la  quale  ricevè  la  benedizione  col  ss. 
Sagramenlo  dal  cardinal  Altieri.  Dicon- 
tro  alla  facciata  del  tempio,  sopra  il  2. "ar- 
co lrionfale,due  epigrafiraauiieslavano  la 
gioia  del  popolo  eretino.  Passalo  il  Papa 
sotto  di  esso,  si  condusse  alla  piazza  prin- 
cipale, nel  cui  mezzo  signoreggiava   un 
grandioso  obelisco,  con  iscrizione  a  suo  o- 
nore.  Ascese  il  Papa  la  loggia,  ivi  appo- 
sitamente ccslrulta,  da  qiie>ta  benedisse 
la  giubilante  e  divola  moltitudine,  che 
tutta  ingombrando  la  piazza  rigurgitava 
nell'adiacenti  vie,essendnvi  accorse  anche 
le  vicine  popolazioni.  Quindi  percorse  a 
piedi  la  strada  Felice,  vagauienle  ornata 
di  drappi  pendenti  da  ogni  finestra;  e  Ira 
le  incessanti  acclamazioni  del  popolo,ea- 
Irònel  palazzo  ducale,ove  il  cardinalLam- 
bruschini  l'accolse  con  ogni  dimostrazio- 
ne di  venerazione.  Poco  dopo  il  Papa  am- 
mise al  bacio  del  piede  il  clero  secolare 
e  regolare,la  magistratura  e  altri  ragguar- 
devoli individui.  Mal  soffrendo  il  pater- 
no suo  cuore,  che  fosse  vietato  a'delenu- 
ti  per  lievi   mancanze  di   prender  parte 
alla  comune  esultanza,  ne  ordinò  la  libe- 
lazione.  Accompagnalo  poi  da'due  cardi- 
nali cdal  proprio  nipote  baPi  fr.  Gio.  Aii- 
tonioCappellari  della  Color«ba,gran prio- 
re dell'ordine  gerosolimitano  nel  regno 
Lombardo-Veneto,  onorò  di  sua  presen- 
za il- vicino  convento  de'pp.  cappuccini. 
Dopo  il  desinare,  imbandito  nobilmente 
dal  cardinal  Lambruschiiii,  furono  innal- 
zati  IO  globi  areostatici,  uno  de'  quali 
di  smisurata  grandezza.  Finalmente  alle 
ore  2  I,  Gregorio  XVI  soddisfatto  piena- 
mente di  tulli,  parfi  per  Roma,  avendo 
prima  aperto  larga  e  geneiosa  la  mano  a 
sollievo  de'poveri.  Nella  sera  il  paese  fu 


r,2  T I  ^•  T  T  V 

lallei^inlo  tln  ^pneiiile  illnn)inn7.ini)o  p  (la      vescovi  tìi  Pnvine»!!  Hi-e^cia,  ed  il  genp- 
Inorili d'nriidcio,  (accn(Jo  il  popoli)  risuo-      inlcAliouveaii  di  Moiilrenlcoiiinndnnte  U 
ii;ii«'  d'os^ni  parie  hcnrdetlo  e  Rioiiosn  il      pii.-iniii^ione  francese  in  Unr»i.i  ,  in  ni»  .d 
pnnlilicio  ii'ime.  A  meinuiin  di  si  fausto      sim  aiutante  di  campo,  Inlti  heiii^nanten- 
f;ioi  no,  fu  scolpila  in  marino  la  sei^iienle      te  invitati  prima  di  partire  d:ill:j  capil.de. 
iscrizione,  e  collocala  nella  |)i.»77a  ove  il      ^  erso  le  3  «'i/j  il  i'apa  Lisciò  la  citi.»  Iie- 
sanlo  l'adi  e  nella  mattina  a  vea  dato  la  sua      ta  d'essere  stata  onorata  dall'augusta  sua 
apostolica  lienc<li7.ione. /V/V/.  non.  orto/ir.     presen7a,  e  pi  ima  del  Iramoiito  (giunse  in 
//unii  i^.\!Ì.  Pnjìnlo  lù'ctfnn,  Auspicati^-      Roma.  Sulla  porta  del  refettorio  i  cnppuc- 
sinius  iliii.tit  (ficK,  Quo  Grcf^nrìiix  \f  I     cini  posero  in  dello  giorno  un' isciirionc 
/'.  /!/.,  l'rinccfi'!  optiinns  /iunì(inì':M'/nn.'!,      per  esternare  la  loro  gioia,  la  quale  liii>e 
Prinms  jìosl  l  rhannni  J  I[f ,  Mniiici-     verrà  scolpita  in  marmo.  Trovo  poi  nel 
l>iuni  i>racscntiii  sua  ìioìic slavi t ,  Majc-      Cior/niìc  di  [{orna  de'20  m aggio  iSI.J, 
state conipli'\'it,  Priniorcs pedum  osculo  che  la  magistratura  di  Monte  Rotondo, 
rt  ndlnquio,Dcnif;nissìiU('  solatuscst,  Et  Ira  il  suono  delle  campane  e  l'armonia  del 
t  ìrrumfusani  ninllitudincnì  ,   Salutari  concerto  civico,  inalidirò  il  collocameli  lo 
prrcatlonc  de  sui^i^cstu  lustra\'it,  Orda  delli  seguente  iscrizione  marmorea  nella 
.  /  pnpulus ^  Tanti  hcncficii  invmnriani,  fronte  della  residenza  municipale,  in  me- 
Pitstcrilali  tradendani  curarunt.  ì  .  K.  moria  della  fausta  venula  del  Papa  Pio  W. 
Uoisio  fjanìbruscìiini.  Kpi scopo  Salii-  a'G  ottobre  del  prece<lenle  anno.  Pio  /A 
aor.  vigilantissimo  li.  71/.  Non  contento  P-    'A,  Quod  au>!picatissimo  die,  Prid. 
Oregorio  XVI  dell'onore  compartito  al-  non.  oct.  /7//.i853.  l'irctinos  prae^cntia 
la  collegiata,  nel  seguente  novembre  di-  cxhilaravit.  Solcmni jnucationc  Iw^tra- 
cliiarò  città  Monte  Hofondo,  con  tutte  le  *''/,  Ordo  et  pnpidus  nìoniinienluni  pos. 
inerenti  prerogative;  ma  dell'una  e  del-  IA»/vro//<'.Coinunedella  diocesi  di  Sa- 
!ra  concessione  llnora  non  esistono  me-  bina,  con  vasto  e  fertile  territorio  in  col- 
morie  monumentali  in  Monte  Rotondo,  le,  pi'oduoenle  grano,  olive  die  danno  o- 
i'ipoita  il  n.  27T  del  (•iornatc  di  lioma  lioscpiisito,  legumi,  canape,  frutta  d'ogni 
del  I  853,  che  il  l*apa  Pio  IX  la  manina  .specie. uvee  pascoli,  con  l.ibbricali  circon- 
tlc'G  ottobre  si  recò  a  Monte  llotondo,  e  datidi  mura.  E  ben  situalo  sopi-n  una  peli- 
vi giunse  in  menodi  ducere, ricevuto  Ira  dicedi  calcaria  a  pie  delle  pitnlc  della  ca- 
la festante  moltitudine  da  mg.'  Lorenzo  lena  di  monte  Gennaro,  a  (ì  miglia  dat^oi'- 
Ran<li  delegatoapostolico  di  Rieti,  dal  go-  rese  e  9,2  circa  da  Roina;  e  la  strada  di- 
vernatore  e  dalla  magistratura  ,  che   gli  retta  per  andarvi  è  la  Nomentana  lino  a 
piesentò  le  chiavi  della  città.  Indi  si  por-  Grotta  IMarozza,  ivi  si  volgeadestra  e  per 
tò  nella  basilica  ricevuto  da  mg.'  Gandolfì  Castel  Clhiotlato,  Crelonee  .Staz7an(»,  per 
vescovo  d'  Antipalro  e  suflraganeo  della  la  via  delle  Moiette,  cos'i  della  per  Tanti- 
diocesi  di  Sabina,  e  dal  clero.  Passato  poi  che  mole  di  grano,  si  giunge  alla  lena  di 
nella  piazza  Lambruschini,  e  salilo  sopra  mediocre  salubrità,  le  acpie  non  esseii- 
iiii  palco  espressamente  erello,  comparii  do  pei  felle.  Esse  abbondanti  hanno  la  sor- 
nl  popolo  accorso  anche  dalle  lene  vici-  genie  dal  monle  Gennaro,  cIk;  ha  di  pro- 
ne l'apostolica  benedÌ7Ìone.  ICnlralo  indi  spetto  lungi  G  miglia, iv:  f^iungemloa  inez  • 
nel  pa!a770  ducale,  il  Papa  ammise  al  ba-  zodi  maestoso  cond<ilto  di  materiale,  che 
ciò  ilei  piede  il  clero  secolare  e  regolare.  accoiii[)agiia  la  discesa  del  monte  mede- 
la  magistratura  e  altre  persone.  India  pie-  simo,  ed  essendo  «coperto  forma  uno  ve- 
di andò  il  Pa|)a  al  convento  de'(ip.  cap-  dota  pilloresca,  benché  se  fosse  coperto 
pnccini,e  là  si  conipiacfpie  d'ammettere  e  meglio  ciislodilo  le  acque  sarebbero  più 
alla  sua  mensa  1  due  nominati  prelati,  i  puig  ile.  Ha  uoacava  d'ulabasUo  scoper- 


T  I  V 

ta  nel  declinar  del  secolo  XVII,  capace 
di  bel  pulimento,  e  nel  quale  variano  gra- 
ziosamente le  tinte,  e  le  gradazioni  del  ros- 
so e  dell'oscillo,  che  sovente  è  cristallino 
ed  agalalo.  Fu  già  tenuto  tanto  in  pregio 
talealabastro,cliesi  coninierciava  con  tut- 
ta l'Italia,  formando  un  tempo  la  ricchez- 
za del  luogo.  La  chiesa  arci|)retale  molto 
antica  è  dedicala  all'Assunzione  della  B. 
Vergine,  ha  la  compagnia  del  ss.  Sagra- 
mento,  e  quell'iscrizioni  sepolcrali  che  si 
leggono  in  Sperandio:  l'altare  maggiore  è 
rimarchevole  per  la  sua  struttura  e  pei 
diveisi  marmi  che  l'abbelliscono.  A  tem- 
po del  Piazza,  poco  distante  era  vi  la  chie- 
sa di  s.  Maria  de!  Passo.  Sul  punto  più  e- 
ininente  del  paese  èil  monastero  delle  mo- 
uacheclarisse,fondato  sotto  il  vescovo  car- 
dinal Valenti,  colle  regole  del  3.°  ordine 
di  S.Francesco,  dalla  serva  di  Dio  suor  Ma  - 
ria  Colomba  di  Gesìi  moriconese,  che  in 
buon  odore  mori  nel  1781  e  sepolta  nel- 
l'oratorio colla  lapide  riportala  da  Spe- 
randio.Fuori  di  Moriconedopo  breve  pas- 
seggio vi  è  un  ritiro  di  passionisticon  no- 
bile chiesa  di  buon'architettura  del  ss.  Sal- 
vatore, l'antica  parrocchia,  consagrata  ai 
2q  maggio  i63q  da  LJiandiniarte  Tom- 
niasi  sulFraganeodi  Sabina.  11  convento  fu 
fabbricato  sotto  Paolo  V  nel  1610,  ed  ivi 
in  persona  s.  Giuseppe  Calasanzio  vi  sta- 
bili una  casa  pe'suoi  scolopii  e  vi  fece  al- 
quanto dì  dimora,  onde  si  conserva  la  ca- 
mera da  lui  abitata;  oltre  il  collegio  per  l'i- 
struzione de'paesaniecouvittori,  i  religio- 
si a  veano  la  cura  del  le  anime  nell'a  minili  i- 
slrazionede'sagramenli,  tanto  per  gli  abi- 
tanti della  terra  che  de'luo2;hi  vicini,  Inse- 
gnilo,  non  potendo  vivere  gli  scolopii  in 
qiiesla  casa, nel £732  emisero  formale  ri- 
nunzia alla  s.  congregazione  de'vescovi  e 
legolaiijeda  essa  posta  a  disposizione  del 
vescovo  cardinal  Albani,  questi  mediante 
islromento  la  concesse  al  p.  Francesco Za- 
vorroni  generale  de'paolotli,  che  subito 
vi  mandò  alcuni  suoi  frali.  Per  le  vicen- 
de d(^'leui[)i  aneli  essi  abbandonarono  la 
Lliiesae  il  cuiivciilo,iinclièil  caidinulGam- 


TI  V  53 

berini  vescovo  di  Sabina ,  restaurata  la 
chiesa  e  il  convento,  or  sono  pochi  anni, 
l'adidò  a'religiosi  passionisli  che  vi  stalii- 
jirono  un  riliroe  (loriscono  con  vantaggio 
del  le  popolazioni.Confessa  Piazza,  che  non 
gli  fu  dato  conoscere  l'origine  di  questo 
castello,  e  se  successe  all'antica  Antemna 
condnante  co'crustumeni.  Dalla  struttu- 
ra del  castello  e  dalla  qualità  del  sito  for- 
te e  atto  a  difendersi  nelle  guerre  civili 
che  per  lungo  tempo  afflissero  la  Sabina, 
probabilmente  lo  dice  servito  a  tale  uso, 
anche  per  gli  avanzi  di  fabbriche  massic- 
cie che  restano.  Quanto  al  vocabolo,  al- 
cuni credono  che  fosse  il  nome  d'un  fa- 
moso capitano  ivi  nato,  o  di  esso  signore; 
al  quale  ultimo  opinamento  quasi  aderi- 
sce JMarocco,  il  quale inoltrecredechesur- 
se  dalle  rovine  di  Orvinio,  per  opera  dei 
monaci  benedettini  di  Farfa,  io  che  segu"ì 
l'opinione  di  Chaupy  e  di  Caliudri,  ben 
che  altri  lo  collochino  a  Caneraorto,come 
rileva  Sperandio.  Narra  il  Nibby,  che  la 
terra  sembra  antica  per  la  sua  posizione, 
ma  non  potè  trovarne  vestigio;  bensì  ì4u 
miglio  piìi  verso  oriente  sopra  un'  altra 
pendice  rimangono  avanzi  di  mura  d'una 
antica  città,  nel  sito  detto  /  Pcdicalì,  le 
quali  più  comunemente  si  attribuiscono 
ad  Orvim'iiiji,  città  degli  aborigeni ,  o  a 
Cameria  città  de'prischi  Ialini.  Ma  rico- 
noscendole egli  per  quelle  di  Rcgillnni  cit  • 
tà  sabina,  non  mai  all'  illustre  e  grande 
città  d'0/vi/iiiuì2^  per  essere  appartenu 
ta  al  territorio  reatino  e  distante  da  es- 
sa più  di  2  I  miglia,  mentre  Moricone  o 
i  PccUcati  sono  lungi  da  Rieti  quasi  2(5 
miglia;  crede  quindi  per  le  ragioni  che  ad- 
duce, essere  ormai  bene  stabilito,  che  le  4 
cillà  dej'li aborigeni  f  esboia,  Sima,  Me- 
fila  ed  Orviiiiuiìi  erano  nella   valle  del 
fiume  oggi  detto  Salto,  nel  distretto  chia- 
mato il  Cicolano  entro  i  confini  del  regno 
di  Napoli;  e  perciò  ritrovarsi  le  rovine  di 
0/r//i/«//i  in  Ci  vitella  diNesce,  nel  suodi- 
slretto  e  sulla  sponda  sinistra  del  Salto, 
per  tesliiiioniau/a  del  Martelli  nalivo  di 
quel  LI  Ughi  clic  illustròto'buui  scrini  e  pai 


54  r  i  \  T  i  V 

ticolarmeiile  ctmqui-IKi  inlilulalo:  f.c  nn-  ne  il  cognome  di  Ueglllensis,  clie  n^suusc 
tìrliitù  tic  Sicitli.  Non  piiffisi  perciò  ri-  il  ramo  principiale  di  (piest.i  famiglia,!. 
C'iiioscii'c  Orvin  U'/i  pi»  sso  Moricoiie,  e  cm.l.ilo  iieMioi  fa^ti,  ed  iiisensioilinciiU' 
iieppiir  Ciimeriu  8  nii;;liu  dn  i-sxi  (li>lmi-  ahli.iiidoiiatu,  dopo  clic  ne  assunse  allri, 
le  veisd  orienle  fra  Tibur  e  Varia.  Non  lianllre  crrco<>tniize  iiilruilolti.  IMa  lo&tes- 
COSI  può  dirsi  di  /'<  ff/Z/f/m ,  cillà  sabina  so  Ndtby,  nell'articolo  Mitrccllin(i,a\'t:à 
ricordala  da  Dionisio  «•  Svelonit),  sci  ilio-  già  dello,  parlando  dell'arduo  e  tortuoso 
l'i  die  eoncorilcineiite  li  didtiaraiin  tale,  senliero  di  Siaipcllaln,  a  sinistra  d.>  l'a- 
edallii  cpialt  Alla  Claiiso,  da'ioniaiii  del-  loiiibara  e  Imi^i  3  miglia,  esistere  le  ve- 
to Appio  CI. ludio.slipile  della  genli-' Clan-  sligia  d'una  ciltìi  aulica  di  forma  trian- 
dia,titisniigrò  in  Roma  poco  dopo  l'espnU  golare  colla  base  rivolta  verso  la  via  e  il 
iione  de'ie,  cioè  nel  232  di  Roina,insie-  verlice  sni'a  sommità.  Un  gran  pezzo  ili 
ine  ad  una  gran  turba  di  parenti,  amici  nuiro,  costruito  di  massi  in  egulari  di  gran 
e  clieiili,  calcoliiti  eiica  3oo  alli  alle  ai-  dimensione,  tuttora  si  \ede.Setubrare  clic 
u»i,  liiifctizotililissiiiioa  Roma  iiKpie'pri-  sul  vertice  fosse  la  cilladella  con  un  lem- 
mordi  della  libertà;  onde  i  romani  perdi-  più.  E  siccome  la  circonferenza  ed  csleii- 
iiiosirare  la  loro  gratitudine  a  quel  con-  sione  delle  mura  è  di  circa  un  miglio,  pa- 
dollieie,  conces>eioa'Claudii  tulleleler-  re  die  la  città  fosse  di  (|aalcbe  rimarcn, 
re  fra  Fidene  eFicu!ea,e  di  loro  forma*  e  fnse  fu  una  delle  cillà  sabine,  situala 
lonu  una  ti  ibìi  ruslicu, die  perciò  Ti-llms  come  Eieto,  (piale  avamposto  versi»  ila- 
Clniului  fu  delta.  Or  quella  città  di  Re-  tini,  die  occupavano  i  molili  corniciilani. 
^illuni, c\\{i  non  de vesi  confondere  con  /»<■-  Soggiunge  quindi  ^libby. "Senza  osare  di 
f^illus  Liicus  in  agro  Tusciilario(u]ehve  sostenerla,  io  credo,  die  non  sia  inipro- 
iiella  storia  romana,  eilicui  [>arlai  a  Fra-  babile  l'opinione,  cbe  ivi  f.•s^e  Rc^illiiin 
bCATi,  e  nel  voi.  LIX,p.ir)4>  |Jcr  la  vii-  pallia  de'Claudii,cbesecundo  Livio  eDio- 
loria  riportala  nel!' anno  di  Roma  2^7  nisiotrasmigiaronoaRoma  poco  ilopo  le- 
da'ioiiiuni  cond«)lti  dal  dittatore  Postu-  spulMone  de'ie,  e  cbe  tanta  innueuza  eb- 
mio,  sopra  i  Ialini  guidali  da'Tarcpiinii  bero durante  la  repubblica  e  nel i.'perio- 
e  da  Mumìlio  tnsculano;  notando  Nibby  do  dell'impero".  Qui  Nibby  non  nominò 
che  il  luogo  in  discorso,  in  agro  Tii<>cu-  IMorinoiie. Forse  già  avea  stam|)ato  l'arti- 
l/tno,  non  è  il  ln'go  Hcy^illn.  nome  da-  colo  l/^//r<7////(^/, (piando  pubblicò  (piello 
lo  al  piccolo  ristagno  d'  acqua,  di'  è  ra-  di  Morimin  ,  e  per  ulteriori  nozioni  ac- 
sente  la  strada  dilla  Cnlo/itui,  e  lo  prò-  (juistale  si  dichiarò  in  favore  del  suo  silo, 
va  con  buone  ragioni),  era  fra  le  sabine  senza  però  ricordare  il  narrato  a  Marccl- 
uiia  delle  più  vicine  a  Roma;  e  siccome  lina,  di  cui  ragionai  più  sopra.  Morico- 
Ire  sole  da  (picsta  parte  se  ne  licordanu  ne  per  lai. "volta  sul  finir  del  secolo  XI  si 
dagli  anlichi  scrittori,  cioè  RcgiNitni,  /•>-  leggecol  nome  di  M,>ns  .Mon'co.i^cìC/irr)- 
ninni  e  ('///tv;  e  di  (piesle  il  vilo  delei'-  nicon  Farfcnsc,  presso  il  .Muratori,  lì(  • 
minalo  da  Nibby  essere  di  Freto  a  Gioì-  /•////*  /////.  scripl.  t.  2,  par.  2,  p.  622.  Il 
la  Maiozza,e  di  Curi  presso  Arci,  ne  se-  castello  però  sembra  a  Nibby  essersi  for- 
gue  secondo  il  medesimo,  die  non  esi-  matonel  secolo  XIII,dopocliè  i  vSavelli  si- 
slendo  altre  rovine  e  anlichi  ruderi  d'u-  gnori  dil'aloinbaraocciipuonolutla  «pie- 
na città  ciilru  i  C(Mi(iiii  sabini  da  (piesla  sta  parte  del  distretto  di  Roma,  e  se  iiu 
parte,  se  non  (pielle  piesso  !\bjricoiie  ai  fa  meii/.ìone  in  un  atto  del  1  272,  esi>leii - 
Prilli  iilì^  «l'uopo  è  ravvisare  io  essi  gli  a-  le  neirarchivio  dell'ospedale  di  s.  Spiri- 
van/i  dell'antico /ìc^'/7//////.  Ui<|ue»la  cil-  io  in  SaS'.ia,  e  ricordato  daKiallclli  nei 
tà  dopoil  fallod'Appio  Claudio  non  si  fi  Priniiccrn  a  p.  332,  suli'acquiklo  del  ci- 
ulleiiorc  Uicn/.ioiie,  e  da  essa  ebbe  origi-  stello  di  Monte  de  lircUis,  conrmaiile  coi 


TI  V 

(ei  ritorii  di  Stazzano,Moricone  e  Nerola. 
I  Savelli  vi  edificarono  il  palazzo  barona- 
le, che  come  quello  di  Piilouibara  slesso 
ne  conserva  ancora  gli  sleiiKiìi,  [)rova  del 
loro  dominio,  riconosciuio  anche  da  Spe- 
randio:  nel  secolo  XVH  p.issòda'Savel- 
ii  ,  come  le  terre  vicine  di  Falonibara  e 
Stazzano,  e  con  lilolo  di  marchesato  se 
concio  Piazza,  a'principi  Borghese,i  quali 
ancora  lo  ritengono. 

Nerola.  Comune  della  diocesi  di  Pog- 
gio Mirteto,  con  teriitorio  in  colle  e  in 
monte,  che  in  preferenza  degli  altri  rac- 
;;olti  produce  grano,  ghianda,  olive,  uve, 
(leno,  frutta,  legna  da  fuoco  e  pasco- 
li, con  fabbricati  chiusi  da  mura.  E  so- 
pra un  colle  mollo  elevato  e  boscoso,  io 
clima  felice  e  in  deliziosa  situazione,  go- 
dendosi l'ameno  prospetto  di  tutta  la  Sa- 
bina, e  vi  scorre  il  Farfa  dalla  parte  de- 
stra, come  rileva  Marocco.  A  destra  del- 
la strada  di  Rieti  è  distante  circa  3o  mi- 
glia da  Roma,  e  3  da  Montorio  Romano. 
Dice  il  Piazza,  che  1'  antica  torre  e  rocca 
fu  con  fortissimi  muri  fabbricata  super- 
bamente,e  riuscì  uno  de*  più  solidi  pro- 
pugnacoli della  Sabina, precipuamenle  al- 
lorquando bollivano  le  civili  discordie  tra 
gli  abitanti  de'castelli  o  i  loro  baroni;  ov- 
vero quando  i  romani  sagacissimi,  per  fi- 
nissima politica  distrussero  nelle  pianu- 
re le  Qiolle  città  vicine  a  Roma,  facili  a 
poter  nudrire  le  fazioni,  ed  a  Iravagliir 
quella  metropoli  che  aspirava  al  dominio 
del  mondo,  lasciando  i  soli  castelli  nelle 
cime  de'monti  e  delle  colline,  perchè  era 
loro  facile  difendersi  da  se  stessi,  senza  im- 
pegnare a  loro  fivore,  come  prima  fice- 
vano,  la  potenza  rom  uia  occupata  ad  ac- 
quistar imperi,  regni  e  principati,  il  Piaz- 
za descrive  le  seguenti  chiese.  S.  Giorgio 
martire,  con  7  altari  e  ricca  di  reliquie, 
probabilmente  fabbricata  prima  assai  del 
j.|.83,  in  cui  fu  edificala  la  cap[)ella  del- 
la ss.  Trinità,  secondo  Speraudio  che  ri- 
porta diverse  iscrizioni, niassime  sepolcra- 
li e  di  pie  lascile,  indi  consagrata  nel  iGi  61, 
celebrandosene  la  dedicazione  a'23  apri- 


T  I  V  5.1 

le;  S.Antonio  abbate  del  comune,  con  ci- 
milerio  antico,  onde  credesi  che  fosse  la 
primitiva  parrocchia;  s.  Sebastiano  chie- 
sa rurale  della  compagnia  della  Miseri- 
cordia, colla  cappella  di  s.  Antonio  di  Pa- 
dova di  molta  popolare  divozione.  Il  car- 
dinal FiancescoBarberini  per  sollievo  de- 
gli abitanti  a  pubblico  vantaggio  procu- 
rò d'introdinvi  l'arte  della  lana,  e  vi  e- 
resse  per  esercitarla  un  conservatorio  per 
le  zitelle  !)isogiiose  e  pericolanti,  non  ciie 
restaurò  l'ospizio  0  piccolo  spedale  pe'po- 
veri  pellegrini,  poco  lungi  dalla  porta  de! 
castello,  ora  abbandonalo  e  solo  ritiene 
il  nome.  Riferisce  inoltre  Piazza  la  tradi- 
zione, che  nel  sito  di  questo  forte  castello, 
che  Leandro  Alberti  qualifica  nobile,  fu 
già  l'antica  Sima  mentovata  da  Plinio,  e 
situata  sui  confini  della  Sabina,  al  dire  di 
Strabone,  e  nel  distretto  di  Roma  la  ri- 
conosce il  Mattei,  Però  1'  etimologia  del 
nome  e  le  tradiziojìi  de'  popoli  danno  a 
credere,  come  vuole  ancora  Degli  EfTetti, 
che  questo  paese  fosse  o  la  villa  deliziosa 
della  famiglia  de'Claudii,  donde  uscì  i! 
crudelissimo.  Nerone,  ovvero  il  luogo  in 
cui  egli  si  rifugiò.  Calindri  ritiene  che 
la  villa,  donde  originò  il  castello,  la  fab- 
biicasse  Nerone  e  vi  si  recava  a  diporto. 
Aggiunge  Piazza,che  servì  poi  a  (juell'im- 
peratore  di  ricovero  quando  vagabondo 
e  fuggiasco  voleva  porre  in  sicuro  la  sua 
nniiacciafa  esistenza,  pel  pubblico  risen- 
timento dell'oltraggiata  Roma;  trovando- 
vi cortese  ospizio  e  altrettanto  d'umani- 
tà alla  sua  salvezza,  (pianto  di  stragi,  san- 
gue e  crudeltà  avea  riempito  l'impero  e 
Roma;  laonde  a  lui  si  attribuisce  il  nome 
di  lYrrola,  e  lo  conferma  il  verso  penta 
metro  posto  nel  frontespizio  della  como- 
da e  pubblica  fontana:  .1  Nerone  taiim 
Nernlanornen  habef.lnvece  di^«(im,nel!o 
Sperandiosi  legge  siiiun.  Vi  fu  poi  aggiun- 
ta (£uesta  iscrizione.  Coiiiinuiiitas  Neru- 
lac  li/i/ic  \'i\'ani  (^niiiìnis  restaiira\>il(i- 
qua!ni63ì.  In  un  antico  sigillo  d'argen- 
to vi  è  scolpita  la  lesta  di  Nerone  con  l'e- 
pigrafe: Ncrulac  Co)ii!imtiit:is.  Nibby  si 


iC)  r  I  V 

'imita  n  dire,  che  N«Mola,  \rnilii.  d'nnli- 
co  origidc,  (>oicliè  il  suo  nome  deriva  dal- 
la voce  siihiiia  .Vero,  che  secondo  Svelo» 
nio  nella  vila  di  Tiberio  e.  i,  si^nifion /<)/•- 
tis  <7r  .s7/v7H/»^;  onde  come  Vi //(//r,  dea 
dej^l'ilali  [)iimilivi,cori  i'ipoiulcvaalla  /  ir- 
tus  de'romani,  cioè  alla  forza  coraggiosi, 
cos'i  iW-niln  equivaleva  a  pìccola  fortez- 
za. Meno  il  nome,  aggiunge  Niliby,  ninna 
altra  memoria  antica  ci  rimane  ili  que- 
sta leira.  Xe'iempi  bassi  si  ricorda  nella 
cronaca  di  riula  Ijn  d,il  io5i,  presso  il 
I\l  oratori.  Nel  secolo  XI V  come  alti  e  ter- 
re delle  vicinanze  fu  occupata  ilagli  Or- 
sini col  titolo  di  contea,  e  die  il  nome  di 
conti  di  Nerola  od  un  loro  ramo:  il  car- 
dinal Flavio  Orsini  vi  trovi)  grato  sog- 
giorno per  la  sua  villeggiatura.  (»li  Orsi- 
ni dopo  la  2.'  metà  del  secolo  XVll  ven- 
derono Xerola  a'  Barberini,  che  ne  so- 
no i  signori  attuali,  cioè  i  Dai  berini  Co- 
lonna di  Sciarra,  in  conseguenza  della  di- 
visione de'  beni  de'  Carberiiii  per  mor- 
te di  d.  Cornelia  iillima  di  cpjclla  stirpe. 
Conviene  credere  che  fosse  quindi  eleva- 
ta digrado  di  ducea,  poiché  leggo  in  No- 
\ at%^  Storia  iV Alessandro  ì  //,che(jue- 
fio  Papa  verso  il  iG()()  pioilM  a'  baroni 
feudatari  della  santa  .Sede,  di  fu  uso  del 
titijlo  d'  Alu-zza^  che  pretendeva  il  ibl- 
ea di  Nerola,  succeduto  per  la  morte  del 
fratello  Orsini  nel  ducato  di  Bracciano. 
Narrai  a  Sovranità"  de'  roma.m  Ponte- 
fici E  DEitA  s.  Sede,  che  nel  poniilicato 
«li  Fio  \  Il  terminiirniif)  le  giui  isdi/ioni 
b  II  Oliali, ed  inijnello  del  regnante  Pio  I  .NL 
definilivamente  cessarono  ipochifeiidi  su- 
perstiti. 

Tivoli,  Tiìmr.  T'/V'Or/.  nobile  e  vetu- 
sta, giare  in  riva  e  a  (ianco  del  celebre  (ìu- 
ine  Aniene,  in  amena,  deliziosa  e  pitto- 
lira  posizione, sopra  un  ripiano  della  pen- 
dice settentrionale  del  piccolo  monte  Ili- 
poli,  vestilo  di  spessi  o  sempre  verdi  oli* 
vi;  ripiano  che  in  origine  andava  ad  ap- 
poggiarsi ni  la  laida  opposi  a  del  mon  li- Ca- 
ldlo,e  serviva  come  di  barr.i  il  corso  del- 
l' Anietic,  che  da  c^su  precipita  vasi  con 


1   I  V 

furia  nella  convalle  che  separa  il  Ri|)iili 
prima  d.d  Gallilo  e  quindi  d.illa  velia  del 
l'eschiavatore.  Siede  la  cittii  come  nel 
me/.zr)  d'un  anfiteatro  die  dietro  le  for- 
mano i  piccoli  monti  Gallilo  o  s.  Antonio, 
sollostanti  a' subapemiini,  il  Peschia  va- 
lore, il  kipoli,  ed  i  monti  Alili. ini  e  l*re- 
nestini.  Un'icumensa  pianura  si  vede  sot- 
toposta sino  al  mar  Tirreno,  signoreggia- 
la nel  mezzo  da  Roma  e  dalla  visibile  cu- 
pola di  s.  Pietro. Si  limila  al  nord  co'mon- 
li  Gorniculani,  in  mez/.o  de'quali  isolala- 
mente  s'innalza  il  Soratte,  ed  al  sud  co' 
molili  Tusculani  e  Albani.  IL  distante  1 3 
miglia  all'esl-nord-esl  da  Roma,  i  5  da  Pa- 
lolrina  e  (piasi  ctS  da  Subiaco,  elevandosi 
83o  piedi  o  metri  2G0  sojiia  il  livello  del 
mire.  Il  dotto  archeologo  Ndiby,  nell'  /- 
iialisi  (It'dinlonii  di  /{orna,  ilicliiara  al- 
l' articolo  Tihur,  molte  memorie  ci  ri- 
mangono di  questa  città  negli  scrittori  an- 
tichi, molle  nelle  carie  del  medioevo,  e 
conserva  inoltre  monumenti  insigj|i,co- 
mechè  con  Palcstrina  e  Tiisrult)  fi  una 
delle  pili  insigni  città  subui  bicarie.Ouiu- 
di  molli  scrillori  cora[)arvero  principal- 
mente ne'lempi  moderni  per  illusi rarla, 
ì  moiiiimenli  suoi  vennero  da  artisti  e- 
gi  egi  disegnali  e  prodotti  piìi  volte,  e  le 
vedili;:  uiagnifichc  ripetute  in  quadri  e 
in  islainpe  dagli  artisti  |)iii  insigni.  Nella 
vastità  della  materia  che  olTrc  questo  ar- 
ticolo, egli  dice  di  aver  dovuto  porre  mol- 
to studio  a  restringerla  e  ordinarla  in  mo- 
do che  nulla  oaimettendo  degno  d'esse- 
re riferito,  nulla  si  dicesse  di  superlluo: 
premesse  le  notizie  storiidie,cspoiie  lo  sla- 
to de'monumenlì,accompagnandolo  del- 
le osservazioni  che  dopo  molli  anni  di  ri- 
cerche potè  giudicare  d'essere  date  alla 
luce,  ed  io  le  terrò  (iresenti.  A  ingiunge  an- 
cora il  eh.  scrillore,ehe  olii  e  l'ivoli  anche 
il  suo  tei  ri  torio  conserva  molli  moiiumen 
li  e  molte  memorie  antiche, che  aprirono 
un  campo  vasto  agli  eruditi,  agli  artisti 
ed  agli  speculatoi  id.i  3  secoli  a  rpiesta  par- 
te di  d.ire  alla  luce  molte  opere,  che  no 
diiuoì>tranu  1  iiupui  lau^a  e  le  bcllciic  pil» 


TI  V 

foriclie.  Nel  1848  co'lipi  di  Roran  il  no- 
bile e  eh.  liburliiio  cav.  Francesco  Cul- 
guiini  ci  (Jieile;  Notizie  storiro-aiitiniui' 
fic,  stali  ffii  he  ed  (igmiKìiniclw  intorno 
(tll'iinticliissiniacitlà  di  Tii-oii csiio  ter- 
ritorio, conipilfitc  e  raccolte,  con  carta 
topografica.  E"  uno  di  quegl'inleressan- 
ti  e  piegievoli  libri  non  siisccUibili  alFat- 
lo  di  compendio,  o  chi  voglia  farne  un 
compendio  non  fa  che  diminuirne  l' im- 
portanza, imperocché  il  eh.  e  pali  io  au- 
tore divise  l'encomiata  opera  in  due  par- 
ti, che  per  trattarle  ne'  vari  soggetti  ia- 
ti to  lo,  .To^/'r/t?  storiche  antiquarie  la  par- 
te 1. 'esposta  in  8  capitoli  riguardanti  la 
topografia,  la  storia,  la  [)olilica,  i  magi- 
strati, gli  uomini  illustri,  la  descrizione 
dell'Aniene,  quella  de'monumenli  anti- 
chi e  moderni  della  città  e  suo  territorio; 
e  nella  2."  parte  espose  le  Notizie  stati- 
stiche ed  agronomicJie,  divise  in  16  ca- 
pitoli, concernenti  lo  slato  delia  popola- 
zione, le  rendile,  le  imposte,  gii  stabili- 
menti del  culto,  di  benellcenza,  l'  istru- 
zione pubblica,  l'industria  e  commercio, 
lo  stato  geologico  e  mineralogico  del  ter- 
ritorio, la  superficie  e  feracità  del  mede- 
simo, le  pratiche  della  coltivazione  delle 
differenti  produzioni, il  bestiame,  la  quan- 
tità de'  prodotti  e  del  consumo,  iu  fine 
anche  le  module  de'contralti  più  comu- 
ni :  corredando  la  bell'opera  d'una  pian- 
ta topografica  del  territorio  e  della  città 
per  tnaggior  intelligenza.  E  tuttociò  con 
saggie  e  opportune  osservazioni  circa  il 
uiiglioramento  possibile  nello  slato  attua- 
le dell'esposte  materie;  onde  il  eilladino 
istruito  da  (|ue5to  utile  libro  possa  occu- 
parsi del  progressivo  vantaggio  particola- 
re e  della  patria;  il  tutto  scritto  nella  for- 
ma della  più  facile  intelligenza  popola- 
re, nel  più  conciso  modo  possibile  e  li- 
strelto  per  diminuirne  il  volume.  Ala  in 
esso  vi  è  la  vera  sostanza,  giacché  vi  si  tro- 
va riunito  tuttociò  che  fu  copiosamente 
scritto  e  sostenuto  da  tanti  valenti  e  ri- 
putali autori,  anche  rapporto  allecele- 
hn  Jiitichitù  liburtinc,  senza  siiijjoluriz- 


TI  V 


^7 


zarsi  con  istrane  illustrazioni  sui  monu- 
menti, seguendo  (pie'  lauto  benemeriti 
dotti  che  .seiisatamenle  le  descrissero  e  le 
più  abbracciate  0[)inioni.  11  tutto  corre- 
dò di  preziose  note,  erudite  e  bibliogra- 
fiche, oiule  chi  Io  biami  possa  rintrac- 
ciarlo più  estesamente  ne' vari  autori  che 
dettagliatamente  ne  trattarono.  Inoltre 
vi  si  ammirano  descritte  cose  importanti 
ammesse  »la  altri  scrittori  dellampio  ar- 
gomento, ed  ogni  cosa  senza  ampollosità 
e  modestamente  a  segno,  che  la  sua  ope- 
ra non  volle  esporre  alla  pubblica  ven- 
dita. Il  cav.  Dulgarini  pel  suo  amor  pa- 
trio, zelando  il  decoro  e  l'istruzione  de' 
concittadini,  sagacemente  con  opportuni 
riflessi  fece  conoscere  nelle  varie  sue  di- 
gressioni, quanto  occorre  pel  migliora- 
mento delle  cose  da  lui  riferite  in  ogni  ra- 
mo, e  principalmente  rignaiilantila  mo- 
rale, l'industria,  l'agricoltura  e  altre  utili 
cognizioni  economiche  per  un  savio  e  vero 
progresso  civile.  Poiché  osserva,  che  Ti- 
voli, sia  pel  numeroso  e  colto  clero  seco- 
lare e  regolare,  sia  per  le  sue  opere  pie, 
e  di  beneficenza  e  d'istruzione,  e  sia  an- 
cora pe'numerosi  opificii d'industria,  ha 
in  proporzione  della  popolazione  un'ab- 
bondanle  sorgente  d'istruzione  religiosa 
e  di  pietà,  e  per  le  varie  sue  istituzioni 
una  giusta  ripartila  istruzione  pubblica. 
Se  in  ogni  città  d'Italia, nelleconilizioni  di 
Tivoli,  fossevi  un  cittadino,  che  espones- 
se col  metodo  giudiziosamente  pratica- 
to dal  cav.  Bulgarini,  a'  compilatori  di 
quanto  riguartla  !e  città  italiane,  non 
solo  si  diminuirebbe  la  fatica,  ma  po- 
trebbero dare  opere  esattissime  di  lotta 
la  penisola,  e  particolare  d'ogni  sfato, cit- 
tà e  luogo.  E  inj possibile  che  qualunque 
accurato  e  laborioso  compilatore  possa 
riuscire  esatto  nel  descrivere  i  luoghi  sen- 
za poter  essere  in  essi  presente,  per  esa- 
minare se  il  contenuto  nell'opere  e  an- 
che dotte,  corrispotula  a'f  itti  e  all'esisten- 
za de'  monumenti,  se  avvennero  viiiii-. 
zioni,  se  più  recenti  investigazioni  spar- 
sero luce  sulla  storia  e  sull'ai  chcolujjui; 


58  T  1  \  TI  V 
iiionlre  con  sifTalle  innf^islrali  guaio  il  lifìi  ineschine,  che  non  oieiilano  sprec.i- 
njMi|)il<il(iie  [iulrel'be  i.I  sicuro  piucetlc-  re  piìi  parole,  avenduiie  delte  iibb isl.ui- 
ic  nel  suo  liivoro.  liti  è  |)l*icìò  chrt  non  za  altrove,  all'oppo»  lui, ili.  l'eggio  poi  so 
Irovo  lodi  ha-levuli.  eJ  anche  lingiuzia-  i  rilievi  si  fanno  miI  riferito  per  incideii- 
luenli  da  larsi  al  cav.Uulgariiii.ed  a  lui-  za,  come  sarebbe  se  ne;>li  arlicoli  si  rifc- 
ti  quegli  uniurevuli  delia  patria,  che  a  suo  riNCono  nozioni  sui  luoghi  che  ne  dipeu 
tlccoro  ne  procurarono  il  vero  lustro,  oc-  dono,  e  de'  quali  il  compilatore  non  es- 
cup.iiidosi  di  hi  utili,  idunci  einleressan-  sendo  obbligato  di  parlarne  vi  riunì  de' 
li  aiguuiinti.  Altri  vantaggi  che  ne  de-  cenni  per  ornaiucnlu  dell'articolo  mede- 
riveii'bUero  sono  bene  svilu[)pati  nella  siino.  Tornando  al  eli.  tiburlino,  guiNla - 
bella  prelazione, non  senza  rilevare  ledil-  niente  avverte,  che  essendo  il  suo  libro 
^icolliiM'pir.ile  sulla  stC'isa  faccia  del  luo-  in  corso  di  stampa,  ed  essendo  in  Roma 
go  per  studiare,  rintracciare  e  raccoglie-  sorlila  l'orilinan/.a  del  consiglio  de'  mi- 
re gli  elementi  neceisari,  ed  incoiilrula  nislri  de'i8  sc-Uembre  1848  sulla  creu- 
piii  e  qu.ili  he  dilllcullà  nelle  varie  neces-  zioiie  d'un  olllcio  ih  statistica,  il  (juaie  ad 
sarie  nceichc.  Se  dunque  uu  benemeri-  ogni  cillà  e  paese  dovesse  richiedere  le 
tu  patrio  inagislralo  confessa  tante  dif-  nozioni  parziali  ili  ciascuno;  si  compia- 
fjcoltà  nelle  >ue  ricerche,  come  mai  si  pò-  ceva  che  la  sua  opera  corrispondeva  al- 
tra pretendere  da'coinpilalori  d'articoli  l'ingiun/jone  e  ricerche  della  medeiima 
(li  svariati  aigomenti  e  non  di  storie, di  ordinanz.i,  laonde  si  lusingava  che  senza 
entiai  e  nelle  pai  ticolari  viste  di  parlilo,  averla  appositameule  scritta,  poteva  riu- 
gevera  iespuii>abililà  d'ogni  dello;  pre-  scir  la  prima  produzione  dello  sialo  pon 
cisiune  minuziosa,  dettagli  e  senza  ripe  tificio  riferibile  a  quei  provvedimeulo,  o 
tere  cose  cunlraslate  da  allri  ?  Vi  vuole  percii)  forse  riuscire  [)ure  di  traccia,  colle 
discrezione  e  moderazione,  buon  senso  e  ri$[)eltive  mudilìcazioni  secondo  i  luoghi, 
criteiiii,  onde  non  esigere  storie  d.»  arti-  per  corrispondere  a  si  inleressanle  e  lo- 
culi, e  che  questi  sieno  interamente  per-  tievole  ordinatucnlo  del  governo.  Di  tale 
felli,il  cheèimpossi!)ile,niunacosa  aque-  pregievolissiuia  e  critica  opera,  ad  onta 
slo  mondo  |)otendo  esser  tale.  Dopo  che  che  possegga  un  buon  numero  di  quelle 
un  compilatore  avrà  con  molli  libri  in-  cheilliistraronoTivoli,ad  onorediipieslo 
«lefessanieiite  e  coscieiiziosameiileelabo-  iointeiulosopralluttegiovariui.nnclie  [)er 
luto  e  non  inventalo  un  articolo,  sorge  rendere  meno  [)roIisso  unarlicoloche  pei 
un  condiUo  di  cui  io-»e  osservazioni  ed  e  mio  .singolare  complesso  non  può  essere 
bigenze  di  scioli  e  aristarchi,  ediscimu-  breve,  pel  riniarcito  dall'illustre  ìNibby, e 
Itili  saccenluz7.i,  e  senza  dirvi  una  parola  peidoverfarericurdo  di  tante  ville  del  suo 
di  confurto  del  complesso,  senza  conside-  siil>urbano  e  territorio,  che  furono  spien 
rare  le  cose  rellilìcale  e  gli  errori  climi-  dide  rtuali  magnilicenze,  le  (piali  simu 
unti,  con  flanelle/./. a  si  liinitano  n  rimar-  stale  a  senlimenlo  degli  slorici  univer- 
caie  gia\einenle,  per  esem[iio;  che  nel-  sali  uni  delle  meraviglie  del  mondo  an- 
r  edilizio  tale,  delle  5  poi  te,  una  ne  fu  lieo  e  della  romana  grandezza,  l'er  tul- 
cliiusa!  che  la  fontana  ikmi  getta  più  ao-  toció  portando  lusinga,  che  possibihuen- 
qiia  da  .3  cannelle,  ma  da  una  sola!  che  te  e  nelle  proporzioni  d'un  articolo  di /.^z- 
non  è  meiilo\ato  il  p.dazzino  in  coslru-  r/oz/v/r/o. quasi  cnci<lopedico,  la  .vr/^n-/-Aa 
y.ioiie  di  Tizio!  che  l'allaic  della  cappel-  Jllnii\  Come  la  qiialilicò  Virgilio  nel- 
la dis.  M.  ebbe  ri■^tauri  non  ncord.iti!  che  \' /ùn'idc  lib.  7  (inoltre  si  narra, che  avcn- 
non  è  vero  il  territorio  prudullivu  di  ca-  do  i  libuitini  nnficciato  a'romani  i  .ser- 
klagiic!  ec.  ec.  Quindi  lanciano  l'ine-sdin-  vigi  loro  resi,  n'ebbero  in  risposti  :  .V 
bile  scnlcnza:  è  pieno  di  ei  rui  1 1  l'utn-  fici-bi  cstf>),  ^k\  suo  coinmei  ciò,  forze, o- 


T  1  V  T  I  V  3^9 

pulfnxa  e  allre  giaiuli  prerogative,  com-  (ìuase  1'  odierna  coiiliaila  della  Cilladel- 
patniiil  mio  buon  vuleie,  nel  riflesso  che  la,  cU'eia  l'antica  Aciopoli,  divisa  dalla 
ul  molto  che  vi  sarebbe  a  dire  per  le  sue  città  da  un  canale  dell'  Anienc,  e  solo  si 
celebri  e  numerose  memorie,  deboli  so-  unisce  ad  essa  |)el  [)oiite  moderno  tli  s. 
noie  mie  fijrze,  ristretto  è  lo  spazio  che  IMarlino,  ma  edificato  sopra  il  sito  d'un 
mi  è  concesso  per  sfiorare  il  più  impor-  ponteantico.  Pieslava  fuori  la  parte  di  vil- 
lanie, bene  supplendovi  l'oliera  in  discor-  la  d'Este,  porzione  delle  contrade  Santa- 
so  e  tante  altre  classiche  the  andrò  rani-  croce,  Colsereno  e  via  INIaggiore,  ed  il  re- 
uieiitando.  Posta  Tivoli  su   d'un  colle,  cinto  delle  mura  si  restringeva  da  Posle- 
liella  sua  parte  superiore  è  il  caseggiato  ra  alla  chiesa  della  Missione,  piazza  San- 
moderno;  e  nell'inferiore,  che  si  ra|)pre-  tacroce  e  Trevio,  dove  volgevano  versci 
senta  come  un  dolce  declivio,  l'antico;  l'odierna  via  Maggiore  sinoall'Aniene.Si 
ond'  è  che  da  Orazio  vien  chiamalo  Ti-  ravvisa  in  cpialche  parte  la    costruzione 
blu-  st/piniiriì.  Occupa  la  città  Io  spazio  delle  forti  mura  cui  era  racchiusa  la  eli- 
di i65,202  metri  cpiudrali,  pari  a  rub-  là,  di  quadri  tli  travertino  e  luf),  parli- 
bia  8,  tre  quarte  e  tre  coppe, (le'([uali  cir-  colarmenle  risarcite  all'e[)oche  di  Siila  e 
ca  la  metà  sono  orli  e  giardini,  onde  pe  di  Giustiniano  I,  epoche  nelle  quidi  Ti- 
buyi  circa  7000  abitanti  resta  superfluo  bur  ebbe  a  soffrire  guasti:  le  mura  poiché 
il  caseggiato.  La  parie  superiore  de!  rio-  dalla  rocca  vanno  alla  porla  s.  Giovali* 
ne  Santacroce  è  fondala  in  parte  su  terra  ni  le  fece  erigere  l'imperatore  Federico 
iialcare,  il  resto  su  sedimenti  fluviatili, cu-  1,  molte  volte  posteriormente  restauru- 
Irambi  compatti  a  formare  eccellenti  fon-  le.  Erano  fiancheggiate  da  100  torri,  con 
damenti.  Nel  principio  del  declivio  si  rin-  5  porte  chiamale  :  la  Major,  Adriana, 
vengono  roccie  tufacee  piìi  o  meno  dure,  Avciitìa,  Rarana,  Cornuta,  Al  presente 
provenienti  dal  fiume  che  bagna  la  ciUà,  la  città  ha  4gi"andipoi  te,la  Romana  del- 
e  nell'estremoilcaseggiatorilrovasi  piau^  la  del  Colle;  la  Sa/ilacroce  eh' è  dive- 
lato sopra  tartaro  durissimo.  Tale  qua-  nula  la  principale  e  in  duezione  di  R.o- 
lità  di  base,  l'essere  lontana  dagli  anti-  ma  dopo  1'  apertura  della  nuova  strada 
chi  spenti  f  ulcani,  ed  i  canali  deli'ac-  Pia,  è  la  più  ornata  e  fu  ricostruita  nel 
que  che  attraversano  profondamente   il      lySi;  quella  di  s.  Angelo  sulla  sponda 
centro  della  città  per  animare  gli  opifì-  o'^posla  dell'Aniene,  per  la  quale  si  va  a 
cii,la  rendono  [loco  soggetta  e  sensibile  a  raggiungere  la  via  Salaria,  rinnovata  nel 
Terremoti,  non  esistendo  memoria  ave^'      lySS  con  disegno  del  Theodoli;  e  quella 
lale  terribile  flagello  causato  a  Tivoli  gra-  di  s.  Giovanni  rifalla  nel  1  740.  La  i.'^eb- 
vi  danni  e  spavento;  siccome  di  quando  be  nome  per  esseregià  in  direzione  di  Ilo- 
in  cjuando  è  accaduto  alle   altre  città  e      ma,  e  siccome  posta  sopra  un  clivo,  dopo 
paesi  a  Pioma  circostanti.  Dell'antiche  e  la  costruzione  della  nuova  strada  di  s.Mir- 
primitive  mura  di  T.bur,  e  del  suo  jero-      co,  all'antico  nome  di  liomana  fu  sosii- 
ne  pelasgico,  o  vetustissima   aia  sagra   o      tuilo  quello  di  Colle;  l'allra  fu  cosi  deuu- 
grande  allaredegl'itali  piimi,eperciò  mo-      minata  per  la  vicinanzadel  palazzo  San- 
numeulo  massimo,  se  ne  traila  nella  C/-     lacroce;  le  ultime  due  presero  il  nomedal» 
villa  caltoliea,  2.'  serie,  l.  8,  p.  349;  di-     le  due  chiese  adiacenti  di  s.  Michele  Ar- 
cendosi  lale  jerone  eguale  a'd  uè  jeroni  del-     cangelo,  e  di  s.  Giovanni  E  vangelista. Di - 
la  valle  di  Cercelo  a  Ferentino,si  in  gian-      ce  il  Marzi,  che  la  porta  di  s.  Angelo  fu 
dezza  che  nella  foruja,  i  quali  la  stessa  Ci-     detta  Cornuta  perchè  da  essa  entrava  il 
\'illà  già  avea  descritti  nel  l.  4>  P-  38o.      suaggior  numero  della  Ijcstie  cornute,  o 
Il  perimetro  aulico  della  cillà  era  più  ri-      perchè  lai  figura  formano  le  due  vie  per 
slutlo  della  preseule,  benché  cu:nprcu<      l'Abruzaue  luSdbinu.ll  diiUoi  uodel  lem- 


Go                       T  1  V  T  1  V 

i»io  d'Ercole,  ora  calleilrale,  era  chiama-  viteiule,  come  pure  si  lin  dalla  storia  die 
lo/''<*/v>,ei»i  conligiiaera  la  contrada/''/-  sostennero  guerre  contro  i  sabini.  I  suoi 
rn  Ptitrizin:  dicevasi  Fnriiullo  la  regio-  3o  e  più  secoli  d'aiilichilù  la  rendono  al- 
ile presso  la  cliiesa  oggi   (lislrnlta   di  s.  (punito  irrt-golarnienle  labbricata,  non  a- 
l'aolo  inclusa  nella  i'.dtiirica  del  semina-  vendo  alcuna  lunga  strada  dritta,  le  case 
rio.   /  c.s///  dicevasi  l'angolo  della  città  a  sono  male  allineate  e  con  intercapedine, 
contatto  coll'antica  Acropoli,  e  r<7A7r//m  poste  però  in  bell'aspetto  pittoresco,  pò- 
Kttiix  appellavasi  l'Acropoli  o  Cittadella  tliecnon  ispaziose  le  piazze.  Le  strade  nel 
stessa.  Tiiiiii/n  lo  contrada  oggi  Trevio,  piano  sono  tutte  rotabili,  e  tali  anche  al- 
ed  Oria/i  la  parie  al  di  là  dell'Aniene,  cune  de'vicoli.  Il  clima  di  Tivoli  fu  sem- 
>oaib(»lo  con  otto  di  .hirclii  e  poi  Reali.  |>ie  mite, e  l'aria  saluberi  ima,come  la  de- 
hino  dal  i  Too  a  tali  nomi  era  succetluta  cantarono  e  ne  desijlerarono  il  soggiorno 
lina  divisione  regoiaredi  Tivoli  in  4  «'io-  per  riposo  nella  vecchiezza,  Orazio  e  Mar- 
■iocoDlrade sussistenti, denominale ZVr-  liale;  que>ti  e  Prciperzio  airermano,  che 
r/o,  .V.  Croce,  s.  Paolo,  e  Cttstrfn-clrrr.  perla  bontà  dell'. ina,  l'avorio  vecchio  in- 
Ognuna  avea  la  bandiera  coll'efligie  del-  piallilo,   ritornava  e  si  conservava  biaii- 
la  propria  insegna;  cioè  (piella  di  Trevio  thissiino.  Questa  d<dce  lemperalurn  e  la 
3  sirade  attraversate  da  una  cilena;   s.  vicinanza  a  Roma  fu  ([uella  che  ne'tcmpi 
Croce,  una  croce;  s.  Paolo,  un  braccio  con  della  possente  grandezza  degli  antichi  ro- 
una  spada;  Caslrovelere,  un  castello  di  inani  fece  da  loro  ncuopnre  il   suolo  di 
case.  Dopo  i  danni  cagionali  dall' Anie-  magnilicheedeliriose  ville, percuicon  ra- 
ne e  le  nuove  lavorazioni,  la  contrada  O-  gione  i  palrii  scrittori  approprianoa  <pie- 
riali  detta  pure  Cornuta  più  non  esiste;  sto  suolo  il  dello  d'Orazio: -V"// /7mf///<^r- 
ed  il  cijrso  del  lliime  coH'anlico  alveo  li-  vi  pi'ii  terreno  ila  iolti\'tirc.  Ne'secolisuc- 
nnta  la  città  all'est  e  al  nord,  con  rupi  cessivi  di  frequente  tanti  l'api,  cardinali 
laitarose  inaccessibili,  al  sud  ed  all'ovest  e  distinti  personaggi  scelsero  per  diporto 
viene  cinta  da  deboli  mura,  essendo  an-  questa  bella  posizione,  ed  è  pur  ora  Ire- 
corale  fosse  antiche  esterne  ricolme  e  col-  quenlala  specialmente  da' viaggiatori  a- 
livate.  La  situazione  di  Tivoli  anlicamen-  malori  delle  belle  arti,  non  meno  che  da 
le  era  fortissima,  e  prima  dell'in venzio-  quasi  lutti  i  principi  che  recansi  a  Roma 
ne  della  polvere  da  cannone,  perciò  pò-  (ed  è  perciò  che  nelle  Gitiile  di  Roma  tra 
le  resistere  a  tanti  assedii  e  assalti,  e  si  è  gli  eruditi  viaggi  de'suoi  dinlorni  vièpu- 
conservata  per  circa  3o5o  anni  nel  me-  re  la  descrizione  di  quello  a  Tivoli),  mas- 
desiino  sito  ove  Tiburlo  la  edificò,  van-  siine  dopo  il  mirabile  dop[»io  traforo  e  cu- 
lo che  non  hanno  altre  antiche  cillà  vi-  nicoli  del  Gallilo,  in  cui  venne  introdotto 
cine  a  Roma.  Alcuni  autori  pongono  Ti-  e  frenalo  il  preci[)itoS(j  e  romoreggiaiile 
voli  ne'lempi  antichi,  chi  nel  Lazio,  chi  Aiiicne.  Ed  è  perciò  che  all'articolo  Lo.m- 
nella   Sahina :  altri  più  moderni  conci-  dra  ,  descrivendo  il  Tunnel  del  Tamigi 
Iiarono  i  dispareri  col  due,  che  traver-  (del  «piai  fnime  riparlai  a  TEVEnfi),  come 
Sando  l'Amene  conline  delle  due  provin-  una  delle  opere  più  gigantesche  de'nosti  i 
eie  la  citlii  e  Ieri  dono,  una  parte  losse  nel  giorni,  e  dicendo  [ini  e  dciraiilichilà  delle 
Lazio,  l'altra  nella  Sabina;  ed  il  Seba-  escavazioni  delle  strade  sotterranee,  non 
binili  perciò  chiama  Tivoli  cillà  Ialino-  dubitai  di  celebrare  le  doppie  gallerie  del 
fcabina.In  fa  Ilo  però  sia, eh  e  i  liburlini  ne'  calcare  monte  Calillo,  come  più  larghe  e 
tempi  anlichì  sempre  lùrono  collegali  col-  più  alte  »h  (pielle  del  Tunnel  e  pi  ima  di 
le  eili;i  Ialine,  fi»  eiido  parte  ilelle   diele  esse  com|iitf.  Rilevai  l'ulilitàdeirimpiesa 
ii.i/innali  ni  monte  Laziale  e  nella  selv;i  per  la  s.dvii/ioue  di  Tivohmin  iccialoilil- 
IVitiilina,  eJ  clibtio  con  tssc  comuni  ie  I.Viiicuc,  con  jjioiid  di  (jrcjjorio  X.  VI  che 


T  1  V  T  I  V  6  r 
In  (Iccrelò  in  (Vifllcili  tempi,  e  flel  roma-  cipnli,  dn  levante  pnco  distante  dagli  ac- 
ne cnnimciul.  Clemente  Folcili,  pel  felice  qiiedolli  nittichi  nella  contrada  d'  Arci  , 
coMcepinionto  ed  esecuzione  della  grande  ne'(|iiali  dovea  essere  posladenlro.  Si  po- 
opera;  onde  quel  dotto  Papa  soleva  chia-  tiebbe  assai  aumentare  con  allacciare  al- 
niarlo  Salvatore  di  Tivoli.  Ria  di  qne-  tresorgenli  poco  distanti, eprovvederme- 
sto  grave  argomento  meglio  ne  diiò  par-  glio  di  tal  necessario  elemento  la  ciltà.Ta- 
Ifindo  dell'Aiiiene.  Sul  clima  di  Tivoli  ab-  le  acqua  anima  debolmente  5  pidibliihe 
biamodel  tiburtinoToniraasoNeri;  Coni-  fontane  poco  ornate,  e  2  di  mediocre  ar- 
ìiìi'iitarius  de  Tybuvtiui  aeris  salubri-  chiletlnra.  Agli  usi  più  comuni  peròsiip- 
liitc^  Roniaei622  con  figure.  Il  eh.  piof.  pliscel'Anienecon molte  fonti  nella  bassa 
i:\goslino  Cappello,  già  medico  condotto  città,  essendo  limpidissimo  specialmente 
in  Tivoli,  all'erma:  che  il  suo  clima  pre-  nell'estate,  acque  poco  più  d'un  grado  in- 
vale in  salubrità  agli  altri  dintorni  di  iio'  feriori  all'acqua  di  Trevi  di  Roma,  dove 
vnB ,ne^\Opuscoli scienti fici ^V\oma  i  83o.  anticamente  erano  celebri  e  pollatevi  da 
Difatti,  l'elevazione  in  cui  la  città  si  tro-  4S''^"f''  acquedotti,  de'quali  poi  ragione- 
•va  appoggiata  alla  catena  degli  Apenni-  rò,  che  assorbivano  quasi  la  metà  del  fìu- 
ni,  la  posizione  già  accennata  in  suolo  cai-  me,  di  che  già  parlai  a  Subiaco  e  altrove; 
care  e  tartaroso,  i  monti  che  la  difendo-  mentre  ne'  voi.  Lll,  p.  287,  LXVII,  p. 
no  da'venli  australi  perniciosi  alla  salute,  C)6  narrai,  come  Sisto  V  nella  piazza  di 
il  niun  ristagno  d'acquecirconvicine,men-  Termini  in  Roma  voleva  formare  Tarn- 
tre  quelle  dell'Aniene  rapidamente  scor-  pio  bacino  del  canale  navigabile,  chea- 
rono  per  ogni  parte,  e  le  piantagioni  d'o-  vea  stabilito  costruire  coll'acque  «iell'A- 
livi,  orti  e  vigne  che  formano  un  raggio  niene  da  Tivoli  a  Roma,  il  (piale  avreb- 
di  più  miglia  alla  città,  contribuiscono  be  facilitato  il  trasporto  della  pietra  li- 
maggiormente  alla  salubrità  dell'  aria,  jjurtina  e  della  calce,  e  di  altri  prodotti 
L'  influenza  poi,  cui  è  soggetta  periodi-  de'colli  tibiirtini  e  luoghi  admcenli,  non 
camente  nell'estate,  de'venti  levante  nel-  che  reso  altri  notabili  vantaggi.  Tivoli 
l'ore  antimeridiane,  e  ponente  nelle  pò-  slesso  anticamente  era  provveduto  dei- 
meridiane,  concorrono,  se  costanti,  a  fa-  l'acqua  dell'Aniene  da  uno  tie'memorati 
re  rare  le  pioggie  e  i  temporali,  ed  a  ren-  acquedotti  chiamato  1'  A  niene  vecchio, 
dere  fresca  1'  atmosfera.  Neil'  inverno  e  che  s'intioduceva  nella  città  con  parlico- 
porzione  di  primavera  è  soggetta  nonsen-  lare  condoltura  dalla  pai  te  di  porta  Ila- 
za  incomodo  a'venti  inlermedii,  più  tra  rana,  posta  nella  direzione  dell'odierna 
levante  e  tramontana,  meno  tra  levante  porta  s.  Giovanni. 

e  mezzoilì,  il  che  è  causa  che  la  pioggia  Essendo  Tibur  consagrato  ad  Ercole 
sia  generalmente  meno  abbondante  d'ai-  e  qual  suo  nume  tutelare,  fu  perciò  de- 
trove,  e  l'umidità  sia  poco  permanente,  nominata  città  Erculea,  ebbe  un  leui- 
L'asprezza  dellinveino  non  è  forte,  per-  pio  dedicalo  a  tal  nume  nel  sito  in  cui 
che  non  vi  cade  la  neve  se  non  quando  soige  la  cattedrale,  tenuto  dall'antichità 
Roma  n'è  ricoperta,  il  che  avviene  ogni  una  delle  fabbriche  più  vaste  e  più  co- 
4  anni  circa  e  per  poco  tempo.  Scarsa  è  spicnede'dintorni  di  Roma,e  taleda  stare 
l'acqua  da  bere  denominala  Pvivellese,  ma  a  fronte  del  magnifico  tempio  della  For- 
eccellente  e  portala  con  Uinga  condottu-  tuna  di  Palestrina,  e  com'esso  eblie  un 
ra  la  i .'  volta  da!  cardinal  Ippolito  d'E-  oracolo  che  dava  risposta  a  mezzo  di  sor- 
ste  nel  1  56 1,  e  rinnovata  con  poca  soli-  li.  Era  adorno  di  fini  marmi,  sostenuto 
dita  in  diversi  tempi. Trovasi  la  sorgen-  da  simili  grosse  colonne  scanalale  d'or- 
te  ne'  monti  Affliani,  ch'è  il  g'uppo  del  dine  corintio,  ed  avea  annesse  3  magni- 
monte  Ripoli  formolo  di  3  punte  prin-  lìchefabbriche,  l'ima  per  l'abitazione  del 


(■)..                           I    1  \  I    I  V 
colle{»io  de'siicPi'doli.  l'nllia  per  In  vnslis-  «liic-n  rnttpilrnle  èsotlo  l'iiivorn7.ion«"  <Ì<*I- 
«imn  e  ildviziosa  bìhiinlecn,  la  3. 'per  cu-  1  iiroìdincono  s.  I^oicnzn  mniiire,cl»e  l'U 
slndi.i  ch'I  famoso  tesoro  imj^ro  e  munioi-  f;ln'!li  «lire  essere  sialo  il  tempio  di  Kr- 
palechefo  [tnso  nella  (pileria  contro  Lii-  cole,  nell'iiiipero  di  Costantino  I  c<ins;i- 
no  Antonio  e  con  promessa   di    rcslitu-  {fratoni  culto  divino.   Nflle   harbariilie 
2Ìone  ron  iisurn,  da  Ottaviano  Angusto,  invasioni  de'£:;oti  e  vandali  vuoisi  die  pa- 
il  quale  lre(pientando'J'd)ur  nella  villcg-  lisse  molli  danni,  per  etti  fin «»no  n>ura- 
fiatino  dil  suo  amico  Mecenale,  tenne  le  e  ridotte  a  pilaslroni  le  colonne  della 
spesso  udicn/a  pubblica  e  nmminislr«ì  la  grande  navata  «li  nu-77.o  calcinate  dagl'in- 
piustifia  ne'  sontuosissimi  [cutici  i  be  la  cendii.  ^^•ll(•  due  laterali  alla  destra  era- 
ciicondavaiio;  portici  cbe  sicre(l»)no  con-  no  q  altari,  alla  sinistra  ".  Nel  mc7.7.o  del 
giungessero  al  tempio  la  vdla    di  Mece-  presbiterio  soigeva  il  tabernacolo  con  \ 
noie.  JNella  pia7za  dell'Olmo  o  Poggio  si  colonne,  sul  cui  iirospetto  era  in  mtisai- 
Tedono  porzione  di  delti  portici  in  nlcu-  co  In  R.  Vergine,  s.  Alessandro  I  l*ap;j  ei 
ne  parli  ben  eonservati,cc)U  i  oarrbi  cbiu-  s.  Loren7o,  conti-nente  nel  centi o  il  cibo-, 
si,  conservando  ancora  trarcie  di  l)elli  in»  liodi  marmo  intaglialo.  Il  pavimento  ern 
toiiadn  e  pitluie  tinte  in  rorlissiino  ros-  di  (ini  e  vari  mirini,  tiauie77ali  di  varie 
so  :  l'intei  no  è  diviso  in  due  aide  da  una  ligure  di  musaico.  Le  pareti  ri  ano  <lipiu- 
fda  di  28  pilastri  svelti,  e  conserva  an-  te  co'falli  dell'antico  e  nuovo  Testameli 
cb'esso  traccie  rbe  mostrano  essere  slnlo  to.  Nel    fine  della  nave  sinistra  era  una 
dipinlo  ad  arabeschi  a  fondo  nero.    ()*-  gran  vasca  di  mai  ino  ovale,  cbe  serviva 
servii  N;bliy  «be  ligiiaidansi  come  avan-  di  fonte  battesimale,  nel  uie77.o  della  «pia- 
zi  del  tempio,  quelli  del!  »  cella  rotonda  le  zampillava    l'acqua  dell'  Aniene  on- 
siluali  dietro  la  tribuna  de'la  catlediale,  dottata,  e  vi  si  discendeva  per  3  oril;ni  «li 
ma  nedubitnconsideiandoche  allo  spien-  gradini,  secondo  il  rito  della   primil.va 
elido  edifi7Ìn  si  dièi5n  pietli  di  ciiconfe-  chiesa.  Avea  due  porte  ,  ed  innanzi  alln 
rni7a.  IVon  «;onvi(ne  all'opinione  di  co-  maggiore  il  purliro  era  sostenuto  da  co- 
loro che  reputano  esser'«i  creila  la  prima-  lonne  di  marino.  IMiiiac  iando  rovin  1  per 
ria  chiesa  «iella  ciilìi    cristiana   sul  lem-  la  sua  anticbilà,  il  munilico  vescovo  car- 
pio primario  della  città  pagana,  per  le  ra-  (linai  Romn  la  demun  neh  63')  e  riethlì- 
gioni  che  ntlduce  d'essersi  cehbrali  i  riti  cnda'Findainenli, consagrandola  il  1 .  feb- 
gentill  per  quasi  un  secolo  «lupo  cbe  Co-  biaioiG.jt.  Rimane  in  posÌ7,ione  bassa  e 
slantino  I  si  convertì  al  ci  isr.anesimo,  e  qua>.i  ua<cosla,  veiiemlo  qualificala    da- 
per  aver  trovalo  i  proporzionali   avanzi  grinlen(lenlidifetto>.a  rarchil«  ttm-a.Ij  in- 
«lei  lenjpio  piulloslo  nella  villa  di  Mece-  terno  «'^  n  tre  «lavi  furmate   da    piedritti 
naie.    Venerato  Enoie   parlicolaiinenic  d* online  dorico  che  sostengono  la  gran 
(la'liburtini,  egli  crede  che  più  templi  a-  volta,  e  nel  1  8  1  7  fu  tutta  «lecorala  «li  me- 
vesse  in  Tibiir,  «piest»)  col  nome  di  l'i  •  «liocri  pilture  ron  ornati  e  quadri  espi i' 
cole  Vincitore,  e  l'allro  ncirAcropoh,<  he  menti  le  gesta  de'sanli  tibui  Imi.  Il  qu  ubo 
tlaires><-ie  pf  siti  sulla  rupe  dominante  la  dell' altare  maggiori!  è  dipinto  a  «>lio  «la 
ri:tarat!a  deh'Anienc  iii  detto  di  Elicile  Labruzzi,  e  soll<i  l'altare  si  venera  il  cor- 
iSavano.  Bens'i  quanto  all'avanzo  della  pò  intero  di  s.  Generoso  tiburtino  niarli- 
«ella  dietro  la  catlediale,  Nibby  non  ha  re.  N«'gli  sfoudi  della  navata  a  destra  sono 
«liflic«illà  di  ravvisarvi  cpiello  d'un  lem-  «lue  cappelle  con  altari,  servendo  le  altre 
|no,e  fiirs'anelie  «l'iin  altro  tempio  di  l'-r-  «lue,  una  per  fonte  battesimale,  cli'è  l'ii- 
cole,  come  piìi  templi  «!' l'ercole  e  vicini  nico  «Iella  città,  e  «l'ingresso  nella  sagrc:- 
tra  i«)ro  furono  in  l'orna,  pen'i  ti«jn  pu?)  stia;  l'altra  pir  l'ingresso  nel  t«'nipio  «lal- 
riconuscervi  quello  grande  e  famoso.  La  la  porla  minore,  a  sinistra  della  «jiiide  si 


T  I  V  T  1  V  Gì 

-.  ri!e  il  bel  deposilo  del  vescn\o  Lcniiiiii,  nnfiro  si  conserva  il  corpo  ili  s  Severino  ti' 
(  ile  esisteva  nella  demolita  cliit  «a:  (picelo  Ijurtino  monaco  beneilellino.  Tra  le  ailre 
inomimento  sepolcrale  di  m;ii  ino  hianco  insigni  reliqnie  che  quivi  si  venerano,  ri- 
e  tl'eccellenle  scalpello,  è  il  piii  elegante  corderò  il  legno  dellass.  Croce, e  il  sangii'? 
e  nobile  della  cillà.  Nella  cap[)ella  del  ss.  di  s.  Lorenzo.  Nel  Giornale  di  Roma  del 
Salvatore  con  alTresclii  del  cav.  IManenti,  i854,  p.  sSy,  si  legge  l'interessante  de- 
sotto  l'altare  di  tini  marmi  con  due  colon-  scrizione  del  nnovo  oigano  fatto  per  cpie- 
ne  di  nero  antico,  si  conserva  il  corpo  di  sta  callpdraledajMathiasScheibìetliWiir- 
s.  Quirino  sactrdote  til)urtino:al  di  sopra  temberg.  allievo  del  celebre  Walclier  aii- 
dell'allare  in  cassa  di  legno  doiata  si  cu-  tore  del  famoso  organo  di  s.  l'ietro  di  Pie- 
stodisce  in  tavr)la  l'immagine  del  ss.  Sai-  Iroburgo,  il  quale  è  composto  di  t)0  re- 
valore  sedente,  inlrraniente  coperta  d'ar-  gislri,  con  4  tastiere  ti  pedaliere  (noterò 
peolo  cisellatoin  lilievocon  varie  fìi^uree  chea  Birmingham  anni  addietro  fu  collo- 
ornati  bellissimi. Questo  divotosimulacro,  calo  un  organo  di  proporzioni  colossali, 
come  nolai  a  Frascati,  si  crede  ilerivato  pesando  più  di  4o  lonnellale  ecoslòpiìi 
da  He  spoglie  prese  da'libur  lini  nella  disi  ru-  di  2  00;0  00  scudi.  Largo  4o  piedi,  allo  4^? 
zione  delTuscolo,  o  da  un  donodel  libnr-  la  maggior  canna  di  diapazon  di  metal- 
tino  s.  SiMiplicio  Papa,  e  dicesi  dipinto  da  lo  ha  5  piedi  e  3  pollici  di  circonferenza: 
s.Lnca.  Antiihissin.a  è  la  confraternita  del  la  maggior  canna  di  diapazon  di  legno 
ss.  SaUotoreesistente  nella  cattedrale,  al-  ha  tma  superficie  interna  di  più  che  200 
la  quale  è  unita  quella  del  ss.  Sagrameli-  piedi  cubici.  Si  confano  60  tasti  alla  la- 
to: ambedue  hanno  in  custodia  e  fornisco-  sliera,  e  5  fila  di  registri.  Per  mettere  in 
no  le  cappelle  del  ss.  Salvatore  e  del  ss.  attività  questo  gigantesco  strumento  bi- 
Sagramento,  e  fanno  le  spese  per  le  loro  sogna  muovere  parecchi  ordini  di  man- 
processioni.  La  cappella  di  s.  Mario  ha  l'ai-  liei,  la  cui  estensione  superficiale  ollie- 
tare  con  colonne  di  fini  marmi,  allieschi  passa  38o  piedi).  Dalla  generosii  pietà  del 
e  quadro  a  olio  del  Colombo  discepolo  di  capitolo  fu  sostituito  all'  antico  questo  or- 
Pietro  da  Cortona,  pitture  fatte  esegui-  gano  sontuoso  e  peifetto  ed  eminenle- 
re  dall'esimia  illustre  famiglia  Mancini, di  mente  armonico,  altamente  encomialo 
cui  era  la  cappella  e  l'unica  gentilizia  del-  pe'singolari  suoi  pregi,  e  producente  per 
la  stessa  cai  tediale,  passala  quindi  per  e-  le  sue  melodie  un  ginlissinio  e  soave  ef- 
reditàalla  nobil  famiglia  del  sullodalocav.  folto,  il  tutto  con  intelligenza  dichiarato 
lìulgarini.  La  navata  sinistra  contiene  la  dallo  scrittore  dell'articolo.  La  sagrestia 
cap[iella  della  Madonna  del  Popolo;  quel-  de'  canonici  è  grandiosa  a  volta,  d'  ordi- 
la  di  s.  Lorenzo  dipinta  da  Lncatelli  e  Gè-  ne  dorico,  fabbricala  nel  i65y  col  dise- 
miniani,  con  altare  di  bei  mainii;  quella  gno  del  dello  Beinino  dal  ve'>covo  caidi- 
dellass.  Concezione  ornala  ili  stucchi  do-  nai  i*»V//?/(7rror<'.Snirall;:iede'paramenli 
rati,  con  altare  di  vari  preziosi  marmi, col-  i!  quadro  a  fresco  è  del  nominato  Grimal- 
la  sfatua  della  B. Vergine  di  marmo  lunen-  di  con  disegno  di  Aimibale  Caiacci.  La 
se  scolpita  dal  celebre  cav.  Loienzo  Ber-  contigua  sagrestiade'beneficiati  è  una  dei- 
nino, ed  affreschi  del  Grimaldi  danneggia-  le  laterali  cappelle  antiche  della  chiesa  de- 
li per  recente  ristauro;  l'ultimo  altare  del  molila.  Sicconie  ne'fondamenli  di  essa  Iro- 
ss.  Crocefisso  ha  la  figura  del  medesimo  varonsi  vaiie  iscrizioni  e  monumenti  ri- 
scolpita in  legno,  con  quelle  di  s.  Giovali-  guardanti  il  lempiij  di  Ercole,  negli  sca- 
ni e  la  Madonna,  lavoro  grrjssolano,  ma  vi  falli  poi  nel  1  8  1  6  nel  mezzo  della  sa- 
venerando  anche  per  remuta  antichità,  ivi  grestia,  si  rinvennero  due  grandi  menso- 
Irasferilodalla  collegiata  di  S.Pietro,  esol-  le  di  rosso  antico,  donale  da' canonici  a 
loia  mensa  in  vaso  prezioso  d' alabastio  Pio  VII, un'«irna  antica  e  altri  marmi.  In- 


C>  \                        T  I  V  T  I  V  " 
nniiT-i  l'iiif'rps^o principale  (Iclln  cnMcilrn-      le.  E  nmmli-alo  d.i  tolti  fpipsfo  bel  mo- 
le, vi  r  il  l)el  porlirr)  il'unline  (lui  ico  COI)      imiiiu'iiIo  imponenti- e  l)«'n  conspivnlo, per 
(leconr/ioni  di  Inivcrimo  e  3  ì^iììiuIì  por-      t■^^(■^l.•  opera  del  seeolo  aiiieo,«l  «jrdine  co- 
te, il  lutto  rliiuoo  e  difeso  dn  cancellate      liiilio,  in  pieirn  tilxirtina  ricopertndi  lino 
di  ferro.  Contiguo  è  il  cani|)aiiile,  opera      stucco  clic  lo  f,i  comparire  di  marmo,  la- 
nttril)uiia  al  VI  o  \'ll   secolo,   e  si  prc-      voratacon  is(pii<;ite7.7.a  iiiiinit.d)i!e.  Le  co- 
tende  eretto  sopì  a  una  delle  aiiticlie  tor-      lonne,  i  capitelli  e  t^li  ornati  del  cornicio- 
ri  del  tempio  d  Ilicole:  è  i^rande,  inaesto-      ne  e  del  portico  sono  stati  e  saranno  i  mo- 
so  e  di  solidissima  costruzione,  innal/an-  dilli  della  Imoiia  aicliilctlnra  pel  loroot- 
dosi  sino  nll'estremità  della  piramiile  pai-      timo  stile.  Si  vuole  che  Uiionarroti  e  Oa- 
ini  ?.oot.  L'anticliissiroo  capitolo  si  com-      niele  da  Volterra, d'ordinedi  Paolo  III,  ne 
pone  delle  4  dignità  dell'arcidiacono,  del-      prendessero  di  qualche  parte  disegno  per 
l'anipiele,  del  decano  e  del  preposto,  di  servirsene  nel  coilde,  porta,  finestre  e  cor- 
I  S  canonici  comjìrese  le  piehendedel  leo-      nicione  del  Pt/ì/izzo  l'\ini(sc.  ed  ili.^an" 
logo  e  del  penitenvieie,  di  12  beneficiali,  che  l'imitò  nella  sagrestia  della  chiesa  di 
V  di  altri  preti  e  chierici  addetti  all'iifli-  s.  Lorenzo  di  Firenze.  Rimane  del  lem- 
ciatiira.  INe'mesi  d'inverno  le  dignità  e  i  pio  una  gran  porta  e  finestra  colle  deco- 
canonici  indossano  la  cappa  magna   con  razioni,  la  maggior  parte  del  portico  co- 
fodera  d'.iiinell  ino, I  està  le  col  la  e  rocchel-  perto  con  cornicione  sostenuto  da  1  o  del- 
lo; i  beneficiali  la  cappa  con  pelli  higie  l'in-  le  siici  iS  colonne  scanalate  alte  palmi  3o, 
verno,  e  Testale  la  cotta.  La  ciirad'aniine  i!  restante  essendo  perito:  i  capitelli  sono 
della  Cattedrale  spetta  al  capitolo,  il  rpia-  lavorati  con  arte  meravigliosa.   Le   ha'ii 
le  l'adidan  due  canonici  vicari  curali.  L'è-  non  hamjo  zoccolo,acciocchè  fosse  più  sp,- 
pi>>co[)io  è  prossimo  alla  cattedrale.  Vi  so-  dito  e  piìi  ampio  il  luogo  da  passeggiiire 
no  le  seguenti  ()  altre  chiese  parrocchia-  sotto  il  portico.  D.il  culto  profano  passò 
li:  s.  A'incenzo,  ss.  Giorgio  e  .Martino,  s.  al  divino,  dedicandolo  gli  antichi  cii-^lia- 
Silvestro,  s.  Biagio de'domenicani, s.  Cro-  ni  a  s.  Maria  e  per  la   forma  rotondi  si 
ce  che  non  avendo  suflicienle  congrua  si  dis><e  della  Hotonda,  e  nell'interno  della 
e-Jercita  da' minori  osservanti  nella  loro  nicchia  scavala  entro  la  cella  restano  nn- 
«.liiesadi  s.^^^rla  Maggiore,  s.  Michele  che  cora  Iracciedi  pi  Mure  cri  sliane.  Dalla  bol- 
[ler  lo  stesso  diletto  si  funge  da  un  eco-  li  di  Heneiletto  VII  del  f)-S  ti  apprende 
nf)mociiralo. Ora  seguendo  il  metododel  th'era  già  chiesa  ediaconiu,  ma  resi. indo 
cav.  bulgarini, ricavandoli  principahncn-  abbandonata  verso  il  1  .'j.oo  opiìi  laidi, è 
le  da  lui,  riporterò  alcuni  cenni  sui  ino-  [)robabile  che  perciò   rovinasse   la  parte 
iiiimenti,  chiese  e  fibbriche  denliola  cit-  ntaiicante.  Recasoipi'esa  l'osservare  (jnc- 
tà,  la  più  parte  riguardanti  anche  le  chie-  sto  leiii[)iositnntonella  punta  piìi  a llu  dei- 
se, e  peiciì)  secondo  il  mioslile  (pii  ne  par-  la  rupe  o  scoglio,  dagli  antichi  detta  .S'//- 
lo.  Il  tempio  di  Vesta  fu  argomenlodi  di-  .ru///,  dominante  la  gran  cai. natia  dell' A - 
screpanli  opinioni,  poiché  altri  lo  crederò-  niene,  il  «piale  muggendo  si  apre  al  dì  sui- 
no della  Sibilla  e  riedificato  da  Augusto,o  todel  lenipio  una  voragine  profonda,  che 
di  l'ercole  SassaiiosecoiidftNibby;  opinioni  recita  lo  stupore  e  insieme  lo  spavento  di 
e  he  riporta, comedi  tulio, il  pali  10  serilto-  chi  guarda  1  fisici  elfetli  tlell'inslabile  ele- 
le,  ma  n  me  non  è  permesso  pel  sistema  inenlo;  poiché  si  scorge  apertamente  over 
ronipendioso  che  debbo  osservare.  L'esi-  1' Aiiiene  ne' tempi  reniotissin»i  avuto  il 
stenza  riconosciuta  in  'Tivoli  delle  vestali,  suo  letto  mollo  pììi  alto,  iinnodo  chelain- 
pel  culto  <le|lii  dea,  e  la  forma  sferica  del  biva  le  soslriizioni  del  tempio,  e  cosimi- 
tempio  uniforme  agli  altri  dedicali  a  Ve-  le  solidamente  per  supplire  all' inrgua- 
&taJucarullcrÌ7.Z(inofondatamcnlepcrtn-  glianze  e  ottenere  un'niea  eguale:  l'acipie 


TI  V 
del  fiume  formavano  una  caduta  mollo 
più  avanti,  e  devesi  attribuire  alla  natu- 
ra del  suolo  calcare,  pieno  di  sinuosità,  se 
le  ac(|ue  si  aprirono  nuove  vie  più  indie- 
tro. Minacciando  il  tempio  ulteriori  rovi- 
ne ueli777,  Pio  VI  lo  fece  risarcire  dai 
fondamenti;  Pio  VII  neli8o3  lofecesco- 
prire,  esterrare  all'intorno  con  platea  sel- 
ciata, e  con  parapetti  di  ferro  per  visitar- 
lo con  sicurezza;  Leone  XII  nel  182 7  ne 
risarcì  il  portico,  e  sopra  formò  un  lastri- 
co per  preservarlo  dalle  filtrazioni  della 
pioggia,  collegando  le  parli  con  isbranco- 
Ili  di  ferro;  e  Gregorio  XVM  neli835  fe- 
ce eseguire  il  gran  sperone  dalla  parie  di 
levante  a  sostegno  delle  fondamenta.  Tut- 
to questo  ulteriormente  prova  cornei  Pa- 
pi curano  la  conservazione  degli  aDtichi 
monumenti,  sì  sagriche  profani, non  me- 
no di  Roma  che  del  resto  dello  stato,  a 
vantaggio  dell'arte  e  della  scienza. La  mag- 
gior parte  degli  scrittori  del  grazioso  tem- 
pio di  Vesta  concordano  essere  il  conti- 
guo il  vero  tempio  della  Sibilla  tiburti- 
na  chiamata  yi/Z'»«ert,  ora  chiesa  parroc- 
chiale di  s.  Giorgio,  e  già  esisteva  nel  978 
comechè  ricordata  nella  suddetta  bolla. 
Nell'alrio  eravi  un  marmo  nel  quale  in 
rilievo  sotto  la  figura  dell'Aniene  rove- 
scianle  acqua  da  un  vaso,  vedeasi  scolpi- 
ta pure  la  Sibilla  vestita  d'abito  romano, 
in  alto  di  rispondere  a'  forastieri  che  la 
consultavano;  pregievole  monumento  che 
dall'  ignoiante  avidità  di  cercar  tesori  fu 
rollo,  e  invece  non  si  tro^ò  che  cenere, 
cou)e  racconta  l'antiquario  Manazzale, 
r^iaggio  da  Roma  a  Tivoli,  Roma  1818. 
Il  tempio  è  quadrilungo  e  lutto  di  traver- 
tino, meno  la  soslruzione  di  tufa;  le  4  co- 
lonne di  fronte  sono  nascoste  per  le  co- 
struzioni moderne,  e  delle  6  di  fianco  5 
erano  chiuse  per  due  terzi  nel  muro  del- 
la celia,  tulle  d'ordine  ionico  con  base  at- 
tica senza  plinto.  Nibby  lo  crede  d'archi- 
ttiltura  de'tempi  di  Siila,  che  si  suppose 
eretto  a  Drusilla  sorella  di  Caligola,  ma 
neppure  dellaSibilla,e  piuttosto, per  quan- 
to espone,  l'adribuisce  eretto  a  onore  del- 

VOL.    LXXVI. 


T  I  V  65 

l'eroe  fondatore  della  città  Tiburto,  oTi- 
l)urnocomeOrazio,SlazioeSvetonio  l'ap- 
pellano, i  quali  alTermano  averesso  avu- 
to in  Tibur  presso  l'antica  cataratta, nel- 
l'Acropoli, un  tempio  con  luco  o  bosco 
sagro.  Opinione  rigettata  da  Melchiorri, 
siccome  non  appoggiata  da  autorità  al- 
cuna, e  perciò  ritenere  il  tempio  fra  gl'in- 
certi, il  che  nulla  toglie  all'interesse  che 
presentano  i  suoi  avanzi  per  l'eleganza  di 
loro  forme.  Da  ultimo  si  propose  la  de- 
molizione della  casa  parrocchiale  che  ne 
copre  una  parte  e  nella  quale  è  visibile 
il  bellissimo  basamento,  insieme  al  mo- 
derno della  chiesa  per  isolare  questo  tem- 
pio e  quello  di  Vesta ,  tra  le  costruzioni 
de'quali  appena  contansi  i3  piedi,  nella 
probabilità  di  trovare  frammenti  de'mo- 
numenti ,  onde  chiarire  le  dispute  degli 
antiquari  e  degli  eruditi  circa  i  due  tem- 
pli. Si  ritiene  chela  chiesa  parrocchiale 
di  s.  Biagio,  col  convento  de'doraenicani, 
sieno  sull'area  del  tempio  di  Giunone  re- 
gina degli  Dei,  donde  credesi  derivatoli 
nome  alla  piazza  della  Regina,  la  quale 
avea  cullo  in  Tivoli.  Al  i.° convento  ivi 
fondato  da  s.  Domenico,  per  la  ristrettez- 
za Onorio  IV  concesse  a'religiosi  la  chie- 
sa di  s.  Biagio.  In  tempo  di  Bonifacio  IX 
fu  demolila  e  riedificata  in  sito  più  emi- 
nente e  con  piccolo  convento,  che  in  og- 
gi è  la  chiesa  abbandonata  solloposta  al- 
la presente,  ove  sono  ancora  le  belle  an- 
tiche pitture.  Verso  il  i4oo  la  chiesa  fa 
rifabbricala  col  convento  più  in  grande, 
e  poscia  Vincenzo  Leonini  illustre  tibur- 
tino  e  parente  di  Leone  X,  restaurando 
la  chiesa  le  tolse  tutto  il  bello  dell' anti- 
co,e  solo  all'esterno  se  ne  godono  le  fine- 
stre. SiccomeBonifacioIX  reguòdali  389 
al  1 404»  6  sembrando  singolare  che  in  si 
ristretto  temposi  operasse  la  riedificazio- 
ne di  due  chiese  e  conventi,  vedasi  il  p. 
Vincenzo  !\I.'  Fontana,  De  romana  prò- 
viìicia  Oì'd.  pracdicaforuniy  Com'ciitus 
V.  Blasiijei\  il  can.  Gio.  Carlo  Crocchian- 
te  tiburtino,  IJ Istoria  delle  ehiese  del- 
la eiilà  di  Tivoli,  Roma  1 726.  Presso  la 
5 


co                       T  I  V  I    I  \ 
rhir«n  (li  s.  Aiulrcn  pi^  dc'mnrmc»  cnmni-  s.i,  ni  lia  un  sofliMo  inl.iqli.ilo.   Tulloi.i 
i!ól«'si  (Irlmonnstcro  (li  s.  Gicf^oiio  (Il  I\o-  si  può  dire,  <|iinnlo  all' .-ìito  (Ininiiiio,  dv' 
nin«'grnncin  dt-'incdesiiiii,  vi  Jii  il  Icinpio  ramaMoli  si,  ('•  però  ullìci  ila  dtilla  cuiilia- 
di  Diana,  e  cnnK'clu'  fu  la  dta  rliìaniala  Icinila  del   INinle  n  (xiiilMonc  delta  di 
Trivio,  si  erede  elie  la  eontrada  si.i  demi  s.  Ilo<-.c<),  alla  rpi.ile  i  dclli  nifjii  n  i  la  eon- 
niinnln  Trevio  (altri  dienno  che  il  voea-  ee^scMO.ivi  Irasfeiila'ii  r|op<i  la  denjoliy.ioiie 
Itolo  derivi  dalle  3  vie  colle  quali  coiuin-  della  chiesa  della  Madonna  del  l'onte  so* 
r.in  la  conlrndn);  ed  alenili  antichi  mori  pra-^lante  alla  rovinata  grotto  di  N<-(l(n)(j. 
ndiacenli  si  dire  «he  npparlenghino  al-  Il  soflalizio  di  s.  Rocco  fiieiello  Inori  la 
l'anlichc  tcrnic  tilxirline,  il  che  si  confcr-  porla  s.  Angelo  nella  chiesa  di  s.Leonardo, 
Mia  da' marmi  lavorati  e  iscrÌ7Ìoni ,  non  per  as»isleregliappestafi, essendovi  in  ijilo 
chcda'coiidntli  di  piondio  che  ndesse  for-  luogo  il  lazzarello;  nel  i388  Irasieiita  in 
se  portavano  le  acqne,  monnmenti  irò-  città  nella  delta  chiesa  della  Madonna  del 
vati  ne'propinqni  scavi  e  descritti  dal  cav.  J'onle,  che  per  le  vicende  dell'  \iiicne  nel 
Dulgarini.  insieme  ail  nna  beHi<;sima  te-  i  K3(>  restò  abbandonata. e  fu  IrasldCiita  in 
Sta  di  marmo  creduta  di  Diano,  rinveini-  quella  de'  camaldolesi.  Poco  dislanlf  è  li 
la  dieiro  un' e<*spdra  reticolala  forse  del  chiesa  parrocrhialedi  s.Vincenzo  mai  In.', 
detto  tempio.  Dipoi  il  cav.  Luigi  Grifi  a  Cabhrirala  neli^HG  dall'esliiìla  nohde  fi 
l^J\0(ie\(jiorrìt!lctIìRonìaL\e\  i8'ì3,pnb-  ntigliaSebasliani.ifpiali  fecero  ancora  ben 
lilicò  un'  interessante  iscriiione  de'  con-  dipingere  il  quadro  dell'altare  di  s.  Sin- 
Mili  del  184 '^'  "f'''''''^  era,  scolpila  in  nn  forosa  innanzi  airimperaloie.presso  il  me 
l)a«amcnto  trovalo  presso  la  chiesa  di  s.  desimosi  disct-ndc  in  nna  grolla  che  sem- 
Andrea.  Dic<  si  la  presente  chie.>a  Cdibii-  hia  un   antica  cisterna,  ove  piamente  m 
cala  da  .<;.  Silvia  madre  di  s.  Gregorio  I,  erede  che  si  ricovrasse  la  santa  co'suoi  " 
ma  non  è  cerio;  se  ciò  si  nnintelte  non  è  figli,  lenendosi  ivi  nascosta  alle  ricerche 
vero  che  il  tibnrtìno  s.  Simplicio  Papa  la  dell'imperatore  Adriano  prima  d<d  mai- 
eonsa"iò.comeconallri  di^si  nella  bio"ra-  lirio.  Pre-so  la  rocca  esisteva  la  chie>a  di 
ria, poiché  egli  mori  nel  .j83,es.  Silvia  nac-  .s.  Clemente,  cheanticaenenleavendo  l'ab 
qne  nel  5i4,fome  leggo  nel  Cassio,  ,IA-  baie  con  monastero,  fu  soppresso  ili. "di 
morii-  ìsfonclic  (ìi  s.  Sih-ia.  L'abbaglio  Kiigenio  IV  con  bolla  del  i433  o  i43"', 
sarà  avvenuto,  per  aver  ipiel  Papa  con-  incorporando  la  chiesa  e  il  monastero   » 
sagrata  la  chiesa  di  s.  Andrea,  ora  s.  An-  quello  di  s,  l'aolo  fuori  delle  mura  di  \\n 
Ionio  delle  monache  (^/nii/ldo/csi iV\  Ro  ma,  come  notai  nel  voi.  \l  I,  p.  •?.■»().  pei  • 
liin,la  (jiiale  era  prima  un  tempio  di  Dia  -  cIk'  i  suoi  monaci  avessero  potuto  audar- 
na.  e  lo  uil'erma  ambe  il  Panciroli  ,  ciò  vi  a  godere  un'aria  piìi  salubre,  chiainiiu- 
che  notai  in  tale  ai licolo, enei  voi.  XI,  p.  dosi  il  luogo  pei- la  sua  amena  situazione 
25^  nell'enumeraie  le  chiese  consagrate  Col  Sereno,  da  quella  che  respiro  va  no  in 
dal  medesimo  l*apa.  K' costitiita  a  3  na-  s.  Paolo  nell'estate  e  in  cui  erano  sogget- 
vi,  f()rmate  da  rocchi  di  colonne  palle  di  ti  a  infi'i mila.  Dipoi  la  chiesa  fu  denioli- 
cipollino  e  parte  di  granilo,  provenienti  o  la  nel  rV'T?  nella  guerra  tra  Paolo  I\    e 
dal  tempio  di  Diana  o  dalle  terme.  Due  IMippo  II  re  di  Spagna,  perchè  riusciv.i 
(Il  rijiollino  scanalate  con  capitelli  antichi  d'impedimento   olle    fortificazioni  delh 
corinti  reggono  l'arco  ilellalribunn.  Il  Ln-  rocca  e  mina  della  cillà.Fu  poi  rifahbri 
catelli  esrgiù  bene  le  copie  de'<puuhi  di  cala  da'benedeltini,  che  nell'Irati  lo  veo 
s.  Andrea,  di  s.  Silvia  e  di  s   C>r«goiio  I;  deiono  col  monastero  alle  monache  del 
vi  ('•  pure  l'idlaredi  s. Romualdo  fondato  3."  ordine  di  ».  l''ranc<sco.  Queste  non  pi- 
re de' camaldolesi.  Avca  il  portico  che  i  tendo  idlimaie  il  necessario  risarcinieii- 
inouncidemoliionopcr  ingrandire  la(  Ine  lo  dello  chieRa  e  moiìaslcro,  nelitno  la 


T  I  V  T  I  V                      67 

relioveudelleio  a'somasclii;  cla'ijiinli  a-  tua  ridosso  doll'ospedale  ilelle  donne  pei 
vemlola  nel   1701   acquistata  il    vescovo  risj)elt()  aHanlicliità  fu  la^ciato  intatto  e 
cardinal  Marescotti,  esso  vi  rifabbricò  un  visil)ile.  Ne'dintorni  della  chiesa  di  s.Ma 
più  ampio  monastero,  risarcì  la  chiesa  e  ria  in  Colie  Mario  detta  anche  della  Cari- 
ne fece  donazione  a  tali  monache,  che  di-  là,  si  pone  la  villa  di  Caio  IMario,  che  ri- 
iiioraviinu  nei  monastero  di  s.  Elisabetta,  maneva  fuori  delia  città  antica, ove  f  iceii- 
ove  oggi  è  il  conservatorio  di  s,  Getulio:  doSetlimioBulgarinidemoiirealcuneca- 
portalevisi  lereligiose  nel  1  yoS^  processio-  se  nel  i  72"  per  ingrandire  il  suo  palazzo, 
naimente,  la  graziosa  chiesa  e  il  bel  aio-  trovò  lui  bellissimo  pavimento  di  musai 
nnslero   presero  il  nonje  di  s.  Anna.  La  co.  La  chiesa  venendo  abbandonata  nei 
porta  di  s.  Giovanni  fu  cosìnominata  per-  181 5,  nei  demolire  il  campanile  si  tro- 
cbè  restaurata  nel  tempo  che  i  religiosi  varono  4  colonne  di  cipollinoche  iososle 
benfialelii  fabbricarono  il  proprio  con-  nevano,  probabilmente  appartenenti  alla 
vento,  mentre  prima  si  chiamava  porla  detta  villa. Da  presso  è  la  chiesa  di  s.  Sin 
de'Prali.  La  chiesa  di  s.  GiovanniEvange-  forosa,  detta  ancora  del  Gesti  per  lannes 
lista  é  antichissima,  già  appartenente  al-  so  collegio  de'gesuiti.  Fu  rifabbricat.i  nel 
l'omonima  confraternita,  unitamente  al-  1  587  dal  cardinal  Contarelii,  con  faccia- 
l'ospedale  grandioso  per  gl'infermi,  ove  s.  ta  tutta  di  travertino  e  l'interno  a  volta, 
Domenico  esercitò  gli  uffizi  di  carila.  Sop-  ove  i  buoni  freschi  elei  calino  della   tii- 
presso  neh  72f)ilsodal!zio,edata  la  chiesa  buua  si  credono  de!  Zuccari,  e  le  cappel 
con  l'ospedale  con  tutte  le  rendite  a'beu-  lefmono  rislaurate  nel  1840,  tra  le  ijuali 
fratelli,  questi  colle  raccolte  sovvenzioni  quella  vicina  alla  sagrestia  fu  ornata  ì\.ì\ 
ridussero  il  fabbricato  come  oggi  si  vede.  Vauvitelli  con  (ini  marmi.  Mediaule  tm 
IVeir  altare  maggiore  la  statua  naturale  arco  si  passa  ai  collegio  de'gesuiti,  qui^i 
del  s.  Evangelista  in  porcellana  di  fino  la-  trasferito  dalia  chiesa  di  s.IMariadei  Passo 
voro,  mollo  slimala  per  la  materia, fu  fat-  nella  villa  credula  di  Mecenate.  Nel  i  ^  \  7. 
la  lavorare  e  venne  donala  dal  già  loda  pel  vistoso  legalo  iasciatodaGirolamoPto- 
lo  Leonini.  Le  pitture  a  fresco  della  tri-  solini  patrizio  liburtiuo  eaitre  sovvenzio 
buna  sono  pregievolissime,e  giudica  te  me-  ni,  fu  fabbricato  l'odieino  nolìilis-dmo  cul- 
glio  che  del  Perugino  di  Pintui  icciiiu.  I  legio  che  racchuide  le  pubbliclie  scuole  e 
due  quadri  laterali  rappresentano  la  Na-  la  bdjlioleca,  oltre  il  convitto.  NeliSiT 
tività  e  l'Assunzione  dellaB.  Vergine;  nel  -  prossimo  al  collegio  fu  costruito  un  locale 
la  voltai  4  Evangelisti  ed  i  4  Dottori  del-  per  uso  di  convitto,  onde  ricevere  in  edu 
la  Chiesa.  Le  altre  piltuiea  fresco  dell'ar  cazione  giovani  secolari.  Ov'è  la  chiesa  di 
co  e  del  dintoruodel  tempio,  esprimenti  s.  Pietio,  la  villa  d'Este  eia  chiesa  della 
figure  e  fatti  dell'antico  e  nuo\o  Testa-  Nunziata,  fu  la  villa  di  P.  C.  Scipione  la- 
mento, sono  dei  rinomato  Cecchino  Sai-  sica,  dello  per  adozione  Q.  C.  Metello  Pio 
viali.  Il  quadro  a  oliodell'allare  di  s.IMar-  Scipione,  e  per  esser  stato  lai  sito  fuori 
co  rappresentante  tale  evangelista,  è  pa-  delia  città  antica,  il  luogo  fu  detto  Cam- 
rimenli  lavoro  del  Sahiati.  Sono  entrato  pelello,  denominazione  corrotladall'anti- 
in  questi  particolari,  perchè  sono  queste  co  Cam[)o  ]Melello.  La  chiesa  di  s.  Pietro 
pitture  le  migliori  esistenti  in  Tivoli,  e  di  fu  fabbricala  da  s.  Simplicio  Papa  sopra 
inolio    interesse  artistico.  Aderente  alia  alcuni  ruderi  delia  villa;  avea  il  portico 
chiesa  è  l'ospedale  per  le  donne.JXei  rinno  dipinto  e  sostenuto  da  colonne,  gli  avan- 
zar la  selciata  della  piazza  avanti  la  chiesa,  zi  delle  (juali  furono  impiegali  a  sostene- 
fu  scoperta  la  via  aulica  che  metteva  al  re  le  arcate  dei  chiostro  dell'annesso  con - 
ponleValeriOji  di  cui  avanzi  si  vedono  dal-  vento,e  due  a  sorreggere  l'orchestra  crei- 
la parte  opposta  dell' Anienc,  ed  uu  trai-  la  dalla  confraleruiU»  della  Carità.  Ripur- 


68                     T  I  V  T  I  \ 
In  il  n.^S"  del  Dinrindi  Rornn  ilei  i  ^4  l>  "<-''  '  G  i  3.  Ln  cliicsn  era  tutta  dipinta  d.il 
che  Inle  sodalizio  vi  collocò  un  superbo  Manente  e  dal  Cosio,  e  l'annesso  usped.i- 
oignno,  custruitu  d»'  celehii  flatclli  Se-  le  fu  rinnitoa  quello  di  s.  Giovanni:  lan 
inssi  di  lU'rpamo.  rilevandone  i  soavi   e  lo  la  chiesa  che  l'ospedale  furono  fonda- 
nrnìonici  pregi.  Dice  il  lUilf-arini,  che  la  li  nella  ca>a  del  nobile  Cecco  Maligno, che 
confraternita  pel  cardinal  Ippolito  d' E-  vi  riiuiì  i  piìi  facollusi  della  città,  ad  e- 
ste  ebbe  origine   nel   i  5Go.  e  più    tardi  scrcitarsi  con  edificazione  a  vantaggio  de- 
nel   i6i  e   fu  aggregata  all'arciconfralcr-  gl'infenni  e  bisognosi.  Abolito  neh  79.1) 
«ita  di  s.   Girolamo  della  Carità  ,  e  nel  il  sodalizio  e  dote  le  rendile  a'  sacerdoti 
I  7G3  a  quella  dell'Orazione  e  Morte  di  della  missione  di  s.  Vincenzo  de  Paoli, es- 
Eoma,  per  cui    gode  i  privilegi   d' am-  si  demulita  la  chiesa  e  la  casa,  sul  disegno 
bediie.  11  principale  scopo  de"  confrali,  è  in  piccolo  della  loro  chiesa  e  casa  di  Ko- 
di  assistere  i  carcerali,  e  di    trasportare  ma  a  MonleCitorio,  fdjbricarono  la  pre- 
ali' ospedale  i  poveri  malati;  non  che  di  sente  magnifica  casa  e  bella  chiesa,  sotlo 
associare  i  cadaveri  de'  poveri  tanto  in  il  medesimo  titolo  dell'antica.  Contigua 
città  che  nel  territorio,  e  quelli  de*  con-  ni  palazzo  della  villa  d'Estc  è  la  chiesa  di 
dannati  a  morie  esemplare,  tumulandoli  s.  Maria  Maggiore,  detta  di  s.  Francesco, 
in  ipiesla  loro  chiesa,  della  pure  della  Ma-  che  dicesi  fabbricala  da  s.  Simplicio  Ma- 
donna del  Carmine,  ed  essere  una  delle  pa,  e  in  prima  appartenne  n'bencdellini 
più  vaste  e  antiche  della  città.  L'interno  col  monastero.  Il  p.  Casimiro  da  Roma, 
della  chiesa  ea  3  navi  formale  da  1  o  colon-  Memorie  isloiichc  delle  ehiese  e  de'eoii- 
iie  di  marmo  cipollino,  5  per  parte  e  di  Wnti  de' frali  minori  della  provincia  ro- 
diverso  diametro,  rinvenute  forse  nella  inand ;  Della  eliiesa  e  del coinenti)  di s. 
\illa  di  Metello,  con  capitelli  ionici,  il  2.°  Maria  ^fai;p;i<>re  in  Tivoli,  rettificando 
de'qnali  a  destra  forma  l'ammirazione  de-  il  riferito  dal  Crocchiante  |>er  molli  ab- 
gli  aitisli:  le  colonne  continuavano  sino  bagli,  narra  che  i  religiosi  furono  accolli 
alla  tribuna,  ma  ne  furono  tolte  4  bellis-  in  Tivoli  poco  dopo  la  morie  di  s.  Fran- 
sime  di  verde  antico  e  vendute  per  forte  cesco,  la  quale  accadde  nel  t  226,  cioè  ex- 
somma,  sostituendosi  altrellanli  pilastri,  trtim porta/n  (\illi\,  accanto  la  chiesa  di 
Il  bello  antico  fu  tolto  quando  la  rimoder-  s.  Giovanni  lini  lista  in  Volano  da  loro  poi 
naronoicarmelilani,a'(piali  nel  I  8  I  T sue-  edificata  e  non  più  esistente;  ma  stuiba- 
cesse  la  detta  confraternita,  mentre  anli-  ti  i  religiosi  dallo  strepito  doll'Anìenc  e 
camente  era  chiesa  collegiata,  i  confrali  dal  tumullo  de'passeggieri, e  timorosi  del- 
nvendola  restaurala  e  riccamente  abbel-  la  ruina  che  minacciava  la  lorocasa,Gre* 
lita.  Sollo  l'altare  maggiore  si  venera  il  gorio  IX  nel  17.41  invitò  i  consoli  libur- 
corpo  di  s.  Gctidio  martire  tibuitino,  il  lini  a  diu' loro  altro  locale,  e  sosliliiirb  ai 
cui  ipiadro  della  ss.  Vergine  è  buona  |)il-  beneilclliiii  di  s.  Maria  .Maggiore,  il  che 
tnradiCecchin  Salviali.  Del  coinodocon-  per  le  iliflìcollà  insorte  soltanto  el)l>e  ef- 
vento  tàbbricatoda'carmelilani,  porzione  liittonel  i  ^56  per  volere  d'Alessandro  IV. 
il  sodalizio  nercdèalconiune  diTivoli  che  Quanto  all'erezione  della  chiesa,  in  que- 
vi  stabili  i  religiosi  delle  scuole  cristiane,      sto  pure  corregge  il  Crocchiante,  poicI>c 
l'oco  lungi  era  la  chiesa  della  ss.  Nunzia-  alferma  il  ms.  attribuito  ad  Antonio  Pe- 
la fondata  pure  sulle  rovino  della  villa  di      trocclii,  che  s.  Simplicio  della  lainiglia  di 
Metcllonel  I  3G5,  appartenente  n  mia  rie-     Cola  Jordano  o  de  Silvi  Ire  chiese  edi- 
ta confraternita  aggregala  a  <|uella  di  s.      fico  in  Tivoli,  s.  l'aolo,  s.  Clemenle,  e  s. 
Gio.  Decollato  di  lloma,  e  coni'esso  per     Pietro  Maggiore,  il  quale  oggiunto  fu  ca 
privilegi  pontificii  liberava  ogni  anno  un      gioiic  di  confonderla  con  s.  Maria  Mng- 
condannalo  ti  morte,  inu  fuiuuu  rivucali     giure.  Dipoi  ucli3(ji  Duuifaciu  IX  cou* 


T  I  V 

cesse  per  la  festa  e  lulta  1*8.'  della  Nali- 
vilà  di  Alalia  Vergine  l'indulgenza  della 
Porziu/icola,  a  tulli  i  fedeli  che  visilas- 
sero  l'aliare  maggiore  della  chiesa;  di  che 
contenli  i  liburlinì,a  solennizzar  con  pom- 
pa tale  festività,  da'conservaloridi  Roma 
impetrarono  e  ottennero  la  licenza  di  ce- 
lebrare una  generale  fiera  nel  tempo  che 
durava  l'indulgenza.  Decaduti  i  frati  mi- 
uori  del  convento  nell'osservanza  dell'i- 
stituto, onde  venivano  contraddistinti  col 
nome  di  conventuali,  allorché  neh 461 
Pio  II  vi  si  recò  ad  abitare  il   convento 
U'es  nicìises,\o  trovò  pericolante  a  immi- 
nente rovina,  abitando  i  frati  anche  il  vi- 
cino palazzo  edificato  dalla  comunità  ti- 
burtina  ,  e  per  tale  contiguità  chiamalo 
il  palazzo  di  S.Francesco.  Pertanto  il  Pa- 
pa con  breve  de'26  settembre  rimosse  dal 
convento  i  conventuali  e  vi  sostituì  gli  al- 
tri francescani  minori  osservanti,  i  quali 
restituirono  il  palazzo  al  comune;  auto- 
rizzandoli Pio  II  alla  vendita  d'alcuni  be- 
ni per  ristorare  la  chiesa  e  il  convento, 
e  per  l'acquisto  de'libri  necessari;  laonde 
ijeli494  •'  convento  fu  in  grado  d'allog- 
giarvi Alessandro  VI  quando  si  recò  a  Vi- 
coverò.  Ma  nell'  edificazione  della  villa 
tl'Este,  parte  del  convento   fu  incorpora- 
lo al  suo  palazzo,  ed  altre  porzioni  furo- 
no per  essa  cedute  in  seguito;  laonde  del- 
l'antico convento  non  resta  che  la  porta 
di  travertino.  L'  odierno  convento  spa- 
zioso e  bello,  principiato  dal  p.  Teodosio 
romano,   ricevè  l'  ultinìa  perfezione  nel 
pontificato  di  Clemente  XI,  in  uno  alla 
biblioteca  fornita  di   libri  dal  p.  Farolfi 
vescovo  di  Traù;  ed  i  minori  osservanti, 
che  tuttora  lo  posseggono,  amministrano 
la  suddetta  parrocchia  di  s.Croce.La  chie- 
sa di  s.  Maria  Maggiore  è  a  3  navi  divise 
da  pilastri  di  cemento,  con  molte  lapidi 
sepolcrali  riportate  dal  p.  Casimiro,  in- 
sieme al  copioso  novero  delle  reliquie,  e 
di  ([uegrillustri  tiburlini  che  fiorirono  nel 
convento,  dicendo  che  la  chiesa  fu  coa- 
eagrata  da  un  vescovo  sardo  a'26  settem- 
bre nel  poutifìcalo  di  Pio  li.  Vi  sono  se- 


T  I  V  G9 

polti  3  cardinali  d'/tv^c sebbene  morii  in 
Roma.  Essi  fecero  costruire  il  presbiterio 
a  volta  coll'intendiinentodi  proseguire  su 
tale  disegno  a  rimodernare  il  resto  della 
chiesa,  il  che  non  effettuarono;  e  benché 
lasciassero  de' vacui  ne'muri  laterali  pei 
loro  monumenti,  non  furono  mai  eretti. 
L'altare  maggiore  è  tutto  di  fini  marmi, 
ove  si  venera  con  gran  fervore  l'immagi- 
ne antichissima  in  tavola  della  B.  Vergi- 
ne delle  Grazie,  che  dicesi  donala  da  s. 
Simplicio  e  dipinta  da  s.  Luca,  funte  ine- 
sausto di  miracoli  e  di  grazie:  è  ricoper- 
ta d'argentocesellato, e  per  l'Assunta  vie- 
ne esposta  nella  vigilia  e  festa,  e  recando- 
si con  processione  dal  duomo  l'immagi- 
ne del  ss.  Salvatore  si  fa  nella  piazza  l'//i- 
chì'nata,  funzione  antichissima  di  cui  s'i- 
gnora r  origine.  Dicesi  I/ichi/iaCa,  per- 
ché appena  s'incontrano  i  portatori  del- 
le due  macchine  colle  ss.  Immagini  del- 
ia Madonna  e  del  Salvatore  s' inginoc- 
chiano, ed  allora  sembrano  le  due  ss.  Im- 
magini inchinarsi;  onde  il  popolo  com- 
o)os«u,  ad  alla  voce  implora  da  Dio  per- 
dono. Nelle  navi  laterali  sono  12  cap- 
pelle, nella  3. "delle  quali  a  sinistra  é  una 
bella  tavola  della  Madonna  che  vuoi- 
si di  Pietro  Perugino  maestro  di  Raf- 
faele, così  pure  il  tabernacolo  di  legno  in 
fondodi  delta  nave,  esprimente  l'Assun- 
ta e  altri  santi,  nel  cui  mezzo  ov'é  s.  An- 
tonio, era  il  dello  quadro  della  Madonna. 
Nella  I  ."cappella  a  dritta  dell'ingresso  la 
tavola  di  s.  Fiancesco  è  pregevole  lavoro 
del  secolo  XV.  Rimarchevole  è  la  porta 
principale  di  marmo  di  gusto  gotico,  for- 
mante un  angolo  acuto,  ove  nelle  latera- 
li imposte  sono  scolpite  due  piccole  teste 
del  ss.  Salvatore  e  della  B.  Vergine,  allu- 
sive forse  alla  ricordata  I/ichiiiata:  è  so- 
vrastata  da  un  tabernacolo  sostenuto  da 
due  colonnelle  con  capitelli,  e  l'iscrizio- 
ne in  carattere  gotico  che  dichiara  la  sud- 
detta indulgenza.  Singolare  è  poi  la  fine- 
stra rotonda  della  facciata,  pe'suoi  trafo- 
ri di  marmo.  Il  campanile  émagnificoe 
conliene  il  più  sonoro  doppio  di  campa- 


-o  T  1  V  7  ]  \ 
iit'  «Iflla  cillà.  Il  CiiornaU'  tìi  lioiim  del  voli  inni,  re<iuilnnz.i  ilcll  immenso  pnpO' 
iHTi  ap.StS,e\'(fs.'^cr\'tilor('R(>ni{Hio  lo  e  lo  spaio  de'inoi tinì.  IMagnifìcItc  fu- 
;i  j».  7S4,  <lescii»iino  la  solenne  coionn-  rono  le  processioni  colle  iininogini  del  ss. 
/loncdflladrlla  jModii^iosn  iminiiginedel  Salvaloie  e  della  li.  Vergine  delle  Oiji 
la  R.  \  ergine  delle  r.i  a7.i<',  a  coi  I  icone  il  /le,  olii  e  V  fiirliintitfi^Un  gli  applausi  e  1 
divoto  [)op(ilo  tibnilino  ne'piìi  iirgcnli  Ili  cintici  della  tnoltitudiiie  piamente  iute- 
sogni,  eseguita  a'  1  7  agosto.  Il  j».  Lmgi  ncrila,  e  le  siiifijnie  delle  due  bande:  nel 
1>arlocri  guardiano,  coadiuvatodall'inii-  passaggio  avanti  il  monte  Catillo,  cpiesto 
versila  de'muratori  e  dalle  pie  vistose  lar-  rimliombò  per  "2000  colpi  di  morlari,  fa- 
gizioni  de'Iedeli,  vennealla  Iodev(jle  ile-  eeiido  echeggiar  le  gole  de' monti  bagiia- 
terniinazione  di  lare  incoronare  tlal  15, '"1  li  dall'  Aniene.  (venerali  e  brillanti  fino- 
capitolo  \  alicano  la  s.  Imningine,  e  ne  no  le  serali  illuminazioni,  massime  nella 
riportò  l'aiinuenza  di  esso.  A  tale  eiretlu  facciata  esterna  della  cliiesa  con  istilego- 
illenipioftì  riccamentee  oiaestrevolmen-  lieo,  il  bel  cam[)anilc  torreggiando  (piasi 
te  addobbato,  con  ogni  genere  di  appa-  alto  candelabro  acceso,  faceva  un  eHetlo 
rato  e  liiniinarie  di  ecclesiastica  pompa.  magico,  e  nella  via  di  Cardano.  Tu:  tuo- 
La  solennità  fu  preceduta  eseguita  dadi-  ibi  d'arlifi/.io  si  eseguirono  da  valen'.i  ar- 
versi  giorni  di  predicazioneanalogn  di  pa-  listi,  specialmente  (piello  di  [)iaz7.a  lliv:i- 
negii  ici  e  discorsi,  e  da  un  triilno  solen-  rola,  che  pel  grandioso  e  bel  disegno  del- 
ne  in  cui  3  oratori  facondi  narrarono  le  l'illuminazione,  e  pe'fuochi  a  vari  colori 
gloriediMaria.Nel  i.°giornocanl()!a  mes  accesi  fra  gli  alberi,  fu  d'un  elTello  me- 
sa mg. "^  arcidiacono  Pioli  con  l'assisicnza  raviglioso.  Si  fausto  avvenimento  ricor- 
del  vescovo  mg."^  Gigli;  iie'dne  giorni  se-  dcranno  le  medaglie  coniate,  e  le  ss,  lui 
giicnti  pontificò  mg.'IjrigantiColonna  ai-  magini  appositamente  impresse.  Poscia  ai 
eivescovo  vescovo  di  Recanali  e  Loreto.  -Zf)  agosto  la  scolaresca  diretta  da'gesuili, 
Armoniose  furono  le  musiche,  ed  a  pie-  prima  della  premiazione,  con  robusta  e- 
na  orchestra  nel  3."  giorno,  eseguile  da  lorpienza  e  con  fioi  i  poetici  ricordò  tut- 
piìi  di  yo  professori  e  dilettanti  romani  te  quante  le  sagre  funzioni  e  gii  spetta 
e  liburlini,e  nella  sera  cantaronf)  soave-  coli  pubblici  delle  feste  fatte  in  Tivoli  111 
mente  le  litanie  del  borghi.  Il  3."  giorno  com  lieta  circoslaiiza;vfnneperciòegregia- 
destinato  alla  coronazione  fu  salutato  al-  niente  descritto  in  versi  e  in  [irosa  (pian- 
l'alba  da  fragorose  salve  di  mortaretti  e  lo  i  tiburlini  e  le  accorrenti  popolazioni 
ilfll  suono  festevole  delle eonipane.  Per  e-  aveano  veduto  co'piopri  occhi  dal  mez- 
srguirla  eransi  recali  tln  l'ioina  d  cardinal  /cdì  del  giorno  i.^dno  alla  .sera  de'ci.J, 
Malici  arciprete  della  basilica  Valirana,  ottavai  iodella  coronazione,  che  fu  fcsteg- 
lo'eanonici  della  medesima  mg.'  Rarbola-  ginlo  coH'innalzamentu  di  altro  globo  .1- 
ni  e  mg.'  Lucidi,  incontrati  a  Ponte  Lii-  leoslntico,  con  nuovo  sparo  de'  morlari 
cane  nella  sera  precedente  dalle  deputa-  sul  Catillo,  [laragonato  al  monte  Sinai  e 
'/ioni  del  clero,  del  tnagistratoedellacoin-  al  Vesuvio,  e  con  rinnovare  la  bella  lu- 
missione  della  feola  fuitnala  dal  vigilati-  ininaria  sulla  piazza  Itivarola,  nel  ponte 
lissinio  vescovo.  I*\i  veramente  un  ino-  (iregoriano,  neirimbocco  e  sbocco  ile'cn 
mento  religioso  commovenlissiruo  alloi-  nicoli,  sugli  alberi  e  ne'vidi  del  contiguo 
che  il  cardinal  Malici,  avendo  a'Iìantbi  i  giardino,  e  in  tulli  ipiegli  ameni  diiitor- 
due  prelati  pannnici,  impose  l'aureo  dia-  ni  rallegrati  dalle  armonie  del  concerto 
demn  sul  capo  della  ]).  Vergine  delleCra-  cittadino.  Poco  distante  dalla  chiesa  di  s. 
7ie, con  III  II  a  maestà  e  dec(no,tra  los(piil-  I\biria  Maggiore  si  trova  (piella  de'ss.  Lo 
In  de'>agti  broii'i,  l'armonie  delle  bande  lenzo  e  l'ilippo  \eri  ,  antica  parroci  In, i 
di  Tivoli  e  di  Palombara,  il  canto  de'di-  che  muiiienluiieamentM  tornò  ud  cs^eilu, 


I 


T  I  V 

(|iia(i(.lu  lo  lira  di  s.  Croce  per  iiii:i  fruita 
.il  ili  soUo  scavala  si  S[)Hjfoni!ò  iieli843 
(Iciuo  en  ala  Ttpoca);  la  uhiesa  de  ss.  Lo- 
Ji'ii.'ue  Filippo  rimaneva  fuori  della  ciltìi 
pi  ima  che  cpiesla  iuj'raiidi.sse  Federico  I, 
indi  ili  essa  si  liuiù  l'università  de'  luer- 
r.anli.  La  chiesa  parroccliiale  di  s.  Silve- 
stro, che  dicesi  rdjhricala  da  s.  Simplicio, 
fu  tìefuimala  da  un  parroco  sul  princi- 
pio del  secolo  passato,  vendendo  le  co- 
lonne e  parie  murandole,  onde  da  3  na- 
M  la  ridusse  a  una.  Nelle  sue  vicinanze 
i'anlica  chiesa  di  s.  Nicola  vescovo  di  Mi- 
la  avea  unilo  un  ospedale  per  ricevere  i 
bamhini  esposti  che  inviava  all'ospedale 
di  s.  Spirito  di  Roma,  quando  eccedeva 
il  numero.  La  chiesa  di  s.  Michele  Arcan- 
yclu  nella  cilladella  fu  fabbricala  con  l'an- 
nesso monastero  dalle  monache  di  s. Chia- 
ra. Narra  il  p.  Casimiro,  che  le  monache 
eli  s.  Chiara  soltentiarono  nel  convento 
ttbilato  da'fiati  minori  nello  slesso  anno 
ch'essi  ne  partirono,  e  pare  che  vi  restas- 
sero fino  al  1 476}  '0  cui  per  la  peste,  aria 
insalìibree  altri  gravi  incomodi  cessarono 
liille  di  vivere.  Denchè  Sisto  IV  voleva 
la  ri [irisli  nazione  del  monastero,  ciò  ebbe 
luogo  più  lardi  a  istanza  delcaponiilizia  e 
priori  diTivoli, quandoPaolo  III  fece  tras- 
ferire dal  monastero  di  s.  Lorenzo  in  Pa- 
ne e  Ferna  di  Roma  alcune  monache  nel- 
le case  vicine  alla  chiesa  di  s.  Caterina 
Della  piazza  dell'Olmo,  cioè  l'abbadessa 
suor  Evangelista  da  Subiaco,  e  tra  le  re- 
ligiose eranvi  anco  due  tiburtiae  e  altra 
subiacina;  indi  vi  fecero  professione  mol- 
te signore  tiburline.  In  seguito  Ottavio 
Martini  cede  al  comune  il  silo  necessario 
pel  monastero  che  divisava  edificare  iu 
Castrovetere  vicino  alla  chiesa  di  s.  Gio 
"vanni,  la  quale  fu  da  Paolo  III  unita  a 
quella  di  s.  Giovanni  in  Volano,  che  le 
antiche  religiose  a veano  ricevuto  al  tras- 
ferimento de'francescani.  Ma  sino  al  i  5^  i 
non  poterono  entrarvi  le  monache,  ed  al- 
lora la  chiesa  di  s,  Giovanni  prese  il  no- 
me di  s.  Michele,  la  cui  immagine  per 
'akare  injgjioie  dipinta    dui  sonunoRaf- 


i   I    V  ri 

laele,  donò  loro  il  cardinal  Ippolito  ilE 
bte,  venduta  poi  dalle  religiose  per  forte 
somma,  come  ricavo  dal  cav.  Dulgarini. 
Di  piti  da  esso  imparo,  che  abolito  il  mu 
iiasterodalgoverno  francese,  Pio  VII  riu- 
nì le  monache  nel  monastero  di  s.  Anna, 
e  concesse  il  monastero  e  chiesa  di  s.  Mi- 
chele a'domenicani  irlandesi.  Riferisce  il 
p.  Casimiro  che  il  principio  del  monaste- 
ro di  s.  Anna,  tielto  ancora  di  s.  Maria 
degli  Angeli,  si  deve  a  Lodovica  Marra- 
coni  vedova,  la  quale  nel  1464  fu  indot 
ta  dalla  figlia  d'e^ual  nome  a  convertire 
in  oratorio  la  propria  casa,  ove  in  breve 
furono  ammesse  altre  pie  ilonne  a  pro- 
fessare la  regola  del  3.°  ordine  di  s.Fran- 
ccsco,  chiamando  S.Elisabetta  il  loro  pic- 
colo monastero,  aiutato  da'mioori  osser- 
vanti. Nel  principio  del  seguente  secolo 
suor  Margherita  Briganti  Colonna  nubi 
le  tibuitina  dilatò  il  monastero  e  gli  do- 
nò vari  fondi,  ed  altri  tosto  ne  aggiunse 
Novara  veilova  di  Piacentino  Neri  che  in 
esso  si  ritirò.  Aumentatesi  perciò  le  reli- 
giose e  divenuta  l'abitazione  angusta, ac- 
([uislarono  dall'abbate  di  s.  Paolo  fuori 
le  mura  di  Roma  il  monastero  presso  le 
mura  dilla  città  nella  contrada  Colle  Se- 
reno, al  quale  già  denominato  s.  Clemen  • 
le  e  dipendente  un  tempo  dall'abbate  di 
s.  Cosimalodi  Vicovaro,eragli  stata  uni- 
ta la  nuova  chiesa  fabbricata  da'monaci 
dopoché  nel  i  557  ^'"^  slata  atterrata  la 
vecchia  perchè  nella  guerra  sotto  Paolo 
IV  recava  impedimento  alle  fortificazio- 
ni della  città,  siccomedii'ià  notai.  Lemo- 
nache  però  demolirono  la  chiesa  e  il  mo- 
nastero, fabbricandoli  di  nuovo  e  dedi- 
cando la  chiesa  a  s.  Mnia  degli  Angeli, 
con  7  altari  compreso  il  maggiore.  Spa- 
ventate le  monache  dalla  spesa  pel  mo- 
nastero, trattarono  di  venderlo  e  risolve- 
rono d'accrescerequello  che  abitavano  di 
s.  Elisabetta,  incorporandovi  alcune  case 
contigue  nel  I  Gì  6.  Allora  le  monache  fe- 
cero il  voto  di  perpetua  clausura,  la  su 
periora  fu  chiauiata  da  Clemente  Vili 
abbadeiìsa,  e  poi  ebbero  il  velo  nero  chia- 


>2 


T  1  V  T  l  V 


nullo  di  grazia,  neneflcalc  ila  più  vcsco-  prusMana  ,  e  convertitasi  essa  in  seguito 
vi  cardinali,  il  ludato  cardinal  .Miiiesoulli  alla  lede  callulica,  lasciando  i  suoi  hrni 
Miperò  tutti  :  riconiptalo  da'sutiiasclii  il  cun  generosa  aiunifìccnza  per  pie  i'uiula- 
niunasleruclie  le  ni(iM;iclic  ave.nKj  liiscia-  ziom,  così  nel  i  83()rilurn>)  areligiosi  cap- 
to incuni[)leto,  lo  ricilificù  daTuiidaiiieii-  piiccini.  Della  niuniliceiitissima  contessa 
li  con  ogni  comodo, inclusi  vanieiite  aline-  trattano  anche  Marocco,  Mi>nnnu-nti,  t. 
cjua,  e  vi  tiasreiì  forinalniente  le  religio-  i  i,  p.  i  io,  e  il  d/  Stanislao  Viola,  Ti- 
he  neh  7o5;  laonde  il  munifico  porpora-  \'oli  nel  decennio  a  p.  \\(.).  La  contessa 
to  ini[)i<gò  colle  monache  piìi  «li  3o,()oo  Federica  Guglielma  Luisa  di  Solins  Ba- 
.•"Cudi.  AsscfiiK)  (pondi  il  monoslerodi  s.  lulh,  lìglia  di  Federico  Enrico,  e  Solìa  i 
Elisabetta  alle,  zilt  Ile  del  conservatorio  principessa  di  Aiihalt-Beriiboui  g,  vedo- 
di  s.  Gclulio,  e  il  luogo  ove  aveaiio  (jue-  va  di  Nicola  Guglielmo  conte  IJurghevcn 
btc  abitato  lo  donò  alle  monache  di  s.  An-  di  Slesia,  si  recò  in  Ruma  nel  i  yBc),  ma 
Ila  ossia  della  Mailoima  degli  Angeli.  La  [)oi  le  piacque  scegliereTi  voli  pel  suo  sla- 
parrocehia  di  s.  .Michele  Arcangelo  ha  bile  soggiorno,  suirauienissimo  culle  di 
mollo  antica  la  chiesa  in  piazza  falatiua,  Ri[)oli,  così  chiauiato,  secondo  la  comu- 
cun  cani|)anile  assai  inlei  essante.  ne  opinione,  dalla  cousolare  famiglia  Ru- 
Molte  chiese  di  più  erano  in  Tivoli  do-  belila  libiutina,  che  vi  ebbe  possessioni 
pò  il  secolo  X,  e  neh  726  il  Ciocchiante  e  villa,  acipiistando  il  detto  locale  già  de' 
ne  enumerò  26,  e  poi  ne  mancarono  6,  cappuccini.  Conosciutele  verità  evange- 
Prima  della  soppressione  degli  ordini  re-  liche,  abiurati  nel  182  i  gli  errori  de'pro- 
ligiosi. eseguita  dal  governo  francese  nel  testanti,  abbracciò  la  cattolica  religio- 
1810,  erano  io  Tivoli;  e  non  furono  ri-  ne,  ed  alleltuosa  verso  i  tibortini  lasciò 
|)rislinati,  i  carmelitani,  i  irancescani  del  l'intero  suo  patrimonio,  perchè  fosse  im- 
3.'^ordine,lericordale  monachedi  s.  Ghia-  piegato  a  pubblico  vantaggio,  con  istitu- 
la  nel  monastero  di  s.  Michele  Arcangelo:  zioni  benefiche  per  la  classe  indigente  in- 
piìi  anticauienleeranvi  i  benedellini;  i  gè-  ferma,  e  per  la  istruzione  della  gioven- 
.suati  che  aveano  la  già  parrocchia  di  s.  Ce-  tìi.  Morì  in  Roma  a'27  dicembre  1  83?, 
ciliaj  i  somaschi  per  le  scuole  inferiori  e  e  fu  sepolta  in  s.  Giovanni  de'llorentini, 
r  insegnamento  della  dottrina  cristiana,  lasciando  il  suo  nome  in  perenne  bene- 
colla  parrocchia  di  s.  Stefano, a  cui  fu  u-  dizione  tra'  tiburtini.  Gl'istituti  di  pub- 
nita  la  chiesa  di  s.  Clemente;  e  forse  an-  blica  beneficenza  in  Tivoli  suuo  anda- 
cora  altri  religiosi  ebbe  la  città.  Oltre  i  ri-  ti  deteriorando,  come  il  monte  di  pie- 
cordati  gesuiti,  domenicHiii,  ben  fratelli,  t;ì  a  cui  era  unito  il  monte  fruinenta- 
sacerdoti  usignoli  della  missione,  minori  rioche  dava  denaro  e  grano  a  impre- 
osservanli, fratelli  delle  scuole  cristiane,  e  stanza  mediante  pegno,  situato  presso 
monache  di  s.  Chiara  del  3."  ordine  nel  l'ospedale  di  s.  (>iovanni,  edel  tutto  ccs- 
inonasteiu  di  s.  Anna,sonovi  tuttora  pu-  salo  ne'[)rimordi  del  corrente  secolo.  Au- 
le i  cappuccini,  giii  mtiodotli  in  Tivoli  ticaniciite  esistevano  3  ospedali  manlenu- 
fuoiitlellacittii  insito  insalubre  nella  con-  ti  dalle  confraternite  della  ss.  Annunziala, 
tiada  Ai(juaiegnaaldoisodclmontee[>i  i-  dilla  Madonna  del  l'onte  o  s.  Rocco,  e 
ma  degli  Arci,  inuanzi  che  il  vescovo  di  di  s.  (iiovanni.al  quale  per  maggior  ns- 
Veroliing.'  FuccineliGiofabbricasse  lo-  sistenzii  degl'infermi  nel  1  (394  iuroiio  liu- 
10  in  suo  fondo  la  chiesa  e  convento  at-  iiiti  i  due  pi  imi,  e  poscia  concesso  neh  7  :)() 
liiale.  Onesti  liovnnsi  idla  pendice  del  a' religiosi  benliatelli.  Oltre  l'aldo  ospe- 
inonte Ripulì  sopiastante,con  ameni  viali,  dale  di  s.  Spinto  pe'b  imbini  esposti  e  già 
cipressi,  pini  e  selva.  Ai:(pnslat()  nel  1810  1  ic<jrdato,  vi  ci  uno  pure  quelli  di  s.  Ciclo 
li  lucale  ilallu  cuulcssa  Federica  de  Sulius  e  di  s.  Aniceto.  Al  solo  csislcute  ospedale 


T  I  V 

eli  S.Giovanni  laftìaiono  il  liburtinoDru- 
nelli  il  fondo  per  una  pietanza  agl'infei- 
mi ,  e  la  virtuosa  contessa  de  Solnig  an- 
nui scudi  3oo  per  mantenervi  3  giorni  i 
convalescenti.  II  comune  dispensa  medi- 
cinali a' poveri  cittadini,  a  mezzo  delle  4 
farmacie  della  cillù,e  vi  sono  pure  le  solite 
condotte  mediche  e  chimi  giclie.  INeli832 
fu  istituita  la  congregazione  di  carila  per 
soccorrere  i  poveri  a  domicilio  ,  compo- 
sta di  donne  benestanti  e  diletta  da'signo- 
ri della  missione.  Alle  Hmciulle  non  man- 
cano alcuni  sussidii  dotali.  Nel  conserva- 
torio di  t.  Getulio  si  mantenevano  6  or- 
fane, le  quali  ridotte  ad  una, per  la  bene- 
fica contessa  de  Solms  sono  ora  y  fanciul- 
le cittadine  orfane.  Con  più  dettaglio  il 
cav.  Buigarini  tratta  degli  accennati  isti- 
tuti di  beneficenza,  e  de'  seguenti  della 
pubblica  istruzione, cominciando  dal  rife- 
rire i  pii  legali  cessali.  Il  comune  a  nicz- 
zo  di  s.  Ignazio  Loiola  fondatore  de' ge- 
suiti, neh  548  fece  aprire  le  scuole  nella 
casa  annessa  alla  chiesa  dellaMadonna  del 
Passo  nella  villa  denominata  Mecenate, 
ove  dimorò  ilsantoe  fececo'suoi  la  scuola, 
oggi  chiesa  di  s.  Barbara  e  fal)biica  delle 
polveriere  pontificie.  Poiché  riuscemlo  in- 
comodo il  luogo  suburbanojfurono  i  gesui- 
ti introdotti  in  città  nel  sitodetto  il  collegio 
■vecchio, presso  la  suddetta  chiesa  di  s.  Siu- 
forosa,  nel  17  12  erigendosi  l'attuale  de- 
coroso collegio.  In  questo  ginnasio,  nelle 
6  scuole  s'insegna  da'principii  di  leggere 
e  scrivere  sino  e  inclusive  alla  teologia, 
e  possiede  la  biblioteca  già  per  la  massi- 
ma parte  del  noviziato  de'gesuiti  di  Ro- 
ma. Annesso  alla  nuova  fabbrica  del  col- 
legio de'gesuiti  e  pubbliche  scuole,  nel  no- 
vembre 1846  fu  aperto  il  tanto  desiderato 
convitto  per  l'educazione  di  giovani  seco- 
lari di  condizione  almeno  civile,  e  però 
chiamato  misto,  atto  a  contenere  3o  gio- 
■vani:  la  fabbrica  fu  costruita  con  elegan- 
za e  decorazione,  fornita  con  ogni  decen- 
za e  proprietà.  Deve  la  fondazione  al  be- 
nefico cav.  Angelo  de  Angelis  patrizio  ti- 
burlino  ,  i  cui  parenti  godono  un  posto 


T  l  V  73 

f^ratìi.  e  d«ie  ovvero  quattro  mezzi  posti 
il  comune  per  avere  esborsato  35oo  scu- 
di; fondazione  elVeltuata  nel  goufalonie- 
rato  del  nobileFili[)poCoccanari,  pel  pre- 
muroso zelo  che  v'in»  piegò, incoraggi  tu  du 
quello  del  governatore  cav.  Lorenzo  Mon- 
dinijdi  che  tratta  il  ricordato  d. 'Stanislao 
Viola  a  p.  2  1 5. Nell'area  dell'antico  palaz- 
zo senatorio  e  foro,  posta  nel  sito  piìi  emi- 
nente della  cillà,  vi  fu  fabbricata  la  chiesa 
collegiata  dis. Paolo, la  quale  dal  cardinal 
Roma  fu  soppressa  e  denjolita,  per  edi- 
ficarvi nel  I  648  la  maestosa  e  nobilissima 
fabbrica  del  presente  seminario,  la  quale 
ha  3  piani  tutti  a  volta.  Lo  dolo  con  por- 
zione de'beni  della  collegiata  e  con  quelli 
del  convento  degli  agostiniani,  che  pure 
soppresse,  ed  in  seguito  ebbe  varie  lasci- 
te.  Vi  sono  3  posti  gratuiti  pe'giovani  di 
Vicovaro,  uno  per  quelli  di  Roviano,  e 
variano  da  3  posti  a  semiposti  pe'tibiu- 
tiui.  I  seminaristi  sono  circa  5o,  e  rice- 
vono l'istruzione  nel  ginnasio  de'gesuiti. 
Le  scuole  cristiane  elementari  le  procurò 
il  cav.  Buigarini  dal  tiburtiuo  mg."^  An- 
drea Fabri  canonico  della  collegiata  di  s. 
Eustachio  di  Roma,  ed  ottimo  e  degno 
erede  fiduciario  della  conlessa  de  Solms, 
per  due  maestri,  e  dal  municipio  ottenne 
l'assegno  pel  3.";  ma  mancati  a  mg.'  Fa- 
bri  i  mezzi  pecuniari,  il  gonfaloniere  Pao- 
lo de'conti  Pusterla  con  patrio  zelo  fece 
supplirvi  dal  comune  nella  dotazione,  e 
teratinandoa  pubbliche  spese  la  fabbrica 
e  il  necessario  corredo,  nel  ricordato  già 
convento  de'carmelilani:  però  si  apriro- 
no due  sole  scuole.  Anche  il  vescovo  mg. 
Gigli  per  le  sue  sollecite  cure  e  zelo  pro- 
mosse e  vide  condurre  a  termine  opera 
tanto  vantaggiosa,  come  si  legge  nel  n. 
47  delle  Notizie  del  giorno  di  Roma,  che 
descrive  la  solenne  apertura  delle  mede- 
sime a' 12  novembre.  Ivi  sono  riferite  le 
maestose  funzioni  perciò  celebrate,  che 
principiale  nella  cattedrale,  con  proces- 
sione de'parrochi,  del  vescovo  e  del  magi- 
strato, ebberocompimento  nella  suddetta 
chiesa  di  s. Pietro  del  sodalizio  della  Carità 


y4  T  I   V  1    1    V 

riccnmenlc  urimta.  Ivi  il  vescuvo  ascese  cliino  Muml.  Istniiscuift  separalatncntr 

il  pergamo,  e  con  breve  e  lobusta  oin-  le  meiwioiiatc  uiTciiie,  ed  in  coiiTenìcnlo 

zioiic  iliinostiò  come  ilalla  rella  e  sunla  luogo  n|)[)ni  tnlo  le  fanLin'Ie  di  civile  con- 

eilurnzioMf  dolln  giovenlìi  dipL-ude  la  fc-  di/i'inc  iiicdiaiile  discrcl.i  dozziiio.eil  alle 

Iiciiii  -ì  |MiL)l)liiacl>i'  pi  i»al.ij  e  (jiiesla  ap-  (juali  le  religione  djinio  ccccllculc  edtici 

iiuniu  essere  l'oduca/.ione  clic  danno  i  re-  /ione:  (|ucsta   istruzione   proporzionala - 

ligi  osi  fra  lei  II  delle  scuole  crislianea  ([nel-  niente  alle  classi,  viene  anco  dal  j  alle  fan 

la  classe  di  giovani  loro  allldali.  Tulli  poi  ciiillc  d'ogni  ceto  della  cillù  clic  ficcpieii- 

aininirniono  l'eleganza  e  nìtidczz.i  della  tana  le  pubbliclie  scuole.  UicavodulG/o/-- 

cnsa  assegnala  a'religio>i,iesa  ampia  e  ma-  udir  ili  /ù  »///<,•  del  i  S  >  7  a  p.  t)  j  i ,  clie  mer- 

giiilìca  per  largizione  ilei  ciMiiiine.  e  per-  «  i-  le  l»L'iieiì<;Ii<'  cure  ilclla  cuiilerenza  ili  s. 

ciò  senni'  lodalo  il  goiilaloiiiere  eav.  Dui-  \  incenzode  l'aoli,  (in  ilal  novembre  i  8  73 

garini,clieiionrìspariniò  sollecitudini  per  nuche  la  città  di  Tivoli  va  adorna  del  be!- 

condiine  a  leimiiie  opera  colante  utile,  ristilntodellesciiolc  nutlurnedi  religione, 

non  meno  elle  il  coiisigliu  uui  ni  ci  pale,  ed  tanto  utili  al!  isti  azione  religiosa   e  civile 

j  conflati  della  Carila,  i  cpiali  concorsero  della  cl.iNse  piìi  abbatuloiiata  del  [lopolo.E 

n  gaia  al  beiiedeiropera  >tes<sa,  ipiellicoii  gà  la  città  ne  va  i  iti  aemlo  salutari  eilclti, 

assegnarne  i  fondi  necessari,  e  questi  col  atteso  l'indefesso  zelo  ecaritùcoii  cui  per- 

cedereiiberamente  i  locali.  I  [irogressi  te-  sone  Mecclesiasticlie,chesecolari  si  piesUi- 

lici  di  lali  scuole  furono  così  rapidi, cbe  noall'i-lruzione  di  qne'giovani  allievi. Bel- 

iiniì  bastando  le  aule  a  coolenere  più  di  lo  pertanto  fu  il  saggio  di  lor  profillo  nella 

iGo  giovanetti,  un  bell'articolo  si  legge  pii:là  e  iieiristruzioiie,' hedieronocol gior- 

«el  n."  I  5  delle  .T(f)//:7'('   del  giorno  i\A  no  3o  setl(;mbrc  i  87  7.  celebrando  con  e- 

i844i  "*^'  (I"f>le  con  grandi  elogi  all'isti-  (Mlcante  di  vozione  la  festa  di  Maria  Ver- 
tuto, se  ne  celebrano  i  frulli  fecondi  e  u-  giiie  Addolorata,  palrona  speciale  dell'i- 
Ijerlosi  nell'islriizione  e  nella  morale. Si  lo-  sliltito.l  tibiirlini  nel  vedere  si  vanlaggio* 
da  eziandio  il  costante  zelo  del  cav.  Bulga-  sameiite  progreilire  ipiesta  novella  i>tilu- 
rini  iiell'adoperarsi  che  fece  nel  suogoii-  zionedi  [)iibl)lica  iilililàe  l)i'nelìcenza,gra- 
fiilonieraloper  lo  sldhiliiiiento  delle  seno-  ti  ne  sono  alla  conferenza  di  s.  Vincenzo 
Je  elementari  in  Tivoli,  e  die  (piai.tnii-  de  P.kìIì, allo  zelodell'oUiino  pastore  mg.' 
ijue  non  reggesse  più  gl'interessi  del  mu-  Oigli  ed  al  provvido  municipio  cUe  con 
liidpio,  continuava  le  sue  amorevoli  cu-  generose  sovvenzioni  concorse  sempre  a 
re  per  le  scuole. Le  scuole  femminili  delle  tpielle  S[)ese  che  sono  necessarie  per  l'an 
«oielledellaCai  ita  sono  nel  conservatorio  il.iinento  d'  un'opera  lauto  vantaggiosa, 
(li  s.  (ielulio,  il  quale  nel  i  (Joo  fu  eretto  Nel  i  77  i  mg.'  Bandmi  Piccolomini  urci- 
tlal  p.  Aequaviva  generale  tie'gesuiti  per  vescovo  di  Siena  (ondò  in  Tivoli  lacca- 
le povere  zitelle  deliaciltà,  in  alcune  ca-  demiadi  belle letlere delta  degli  Age\>oUy 
se  [nesso  l'ni co  del 'J'ievio;  quindi  Irasfe-  e  si  firmò  di  non  pochi  illustri  letterali 
l'ito  in  altra  abitazione  prossima  al  ino-  e  dotti  della  corte  del  cardinal  Ippolito 
liasleio  di  s.  Elisabetta,  ed  allorché  le  Ilio-  il  \i-\t',  uiiitaiiieiite  a  vai  i  distinti  ciltn- 
iiaclie  di  questo  si  pollarono  nel  mona-  duo  tiboi  lini,  tra'(|iiali  Del  He.  Qtiest'ac- 
stero  lionato  dal  cardinal  Mureseolti  ,  il  cadeuiiu  produsse  eccellenti  elletli  ne'cil- 
conscrvaluiiu  t'introdusse  neH'abbatido-  ladini,  prufillando  delle  cognizioni  degli 
iiii(i),uve  pri'sentementesta.  Sino  al  i83H  accademici  forestieri  e  spinti  ad  emularli. 
fu  diretto  d.dle  maeslie  pie  dette  Vene-  Indi  (11  riaiiitnata  dallo  storico  tibiirtino 
line,  nel  qn.de  ne  iiiesero  possesso  le  .S'o-  can.  Marzi,  e  lìoi  1  graiideiiienle,  mentre 
iclh  dellaCaiilàjisliliilu  fiiiiiceseliapian-  molli  de'piimi  Iclleiali  di  Uomu  n'eiano 
la  tulli  Aapoli,  ove  l'inlrudusseil  leOiuac-  socii,e  vi  pi  cade  vano  parie  nelle  tret|ucuti 


I 


T  T  ^'  T  I  V  7  '^ 
xilleggialuicuhcquivi  fhnevnno.Peròriic-  f.imrnle  raggiungere  die  per  inezzodel- 
cademia  si  sciolse  nel  declinar  del  XVII  se-  l'i  IIiinI  razione  del  l'istorie  degli  nnliclii  [)o- 
rolo.Ne'pi  imi  poi  del  seguente, il  can.Cron-  [)()li,  e  della  giusta  e  ben  ragioimta  ilicliia- 
chiante  storicodeliechiesediTivoli,  Fui  razione  de'monutnenli  di  que'solenni  che 
A'io  Briganti  Colonna,  e  Gio.  Francesco  per  nobili  e  cittadini  fiiHi  ci  precederono 
Bulgarinidotlorein  lejjge, fondarono  l'at-  e  furono  a  noi  maestri  di  sapienza  e  d  o- 
tiiale  accademia  colonia  Sibillina  degli  gnì  maniera  di  felice  e  ben  ordinato  vi- 
Arcadi.  venendo  aggregata  all'  Arcailia  veie;  a  tale  obbietto  egli  volle  consagrare 
di  Roma  nel  1716,  e  il  can.  Crocchiante  il  suo  ragionamento.  Quindi  dimostrò  in 
ne  fuìi  i.°vice-custode. Il  celebre  can. Gio.  breve,  che  quanto  i  venerandi  sapienti 
IMario  Crescimbeni  custode  generale  di  della  Grecia,  del  Lazio  e  dell'  antica  I- 
Arcadia, do  Roma  si  recò  a  Tivoli,  ad  in-  talia  un  sì  chiaro  e  onorevole  fine  con- 
coraggiarecon  eloquenlediscorso  la  nuo-  seguirono,  tanto  nella  presente  età  [>ur 
va  colonia  avanti  il  tempio  della  Sibilla,  troppo  da  quello  nella  più  gran  parie  ci 
circondatoda  numeroso  popolo  plauden-  dipartiamo  e  ci  allontaniamo  :  »  Ed  in 
te,  e  per  acclamazione  gli  arcadi  scelsero  veio  io  mi  avviso  che  non  si  possa  imi  co- 
per  impresa  il  détto  tempio  col  motto:  silFatto  argoroejilo  svolgere  e  disamina- 
l'atinunc  ^^rf/A/^.v.  Varie  produzioni  di  re,  né  altrove  sia  piìi  bello  di  ricordare 
quest'accademia  furono  stampate  piìi  voi-  lauti  grandi  e  celebrati  nomi,  che  in  tpie- 
te,  ed  a  vice-oislodi  ebbe  sempre  i  più  sta  Tivoli,  in  questa  classica  terra,  in  cui 
distinti  intelligenti  cittadini  delleprima-  ogni  avanzo  e  ogni  sassoci  pongono  di- 
rie  famiglie.  Trovo  nel  n.  17  del  Diario  nnnzi  agli  occhi  avvenimenti  di  secoli,  che 
di  Roma  deli844>  che  a'22  febbraio  si  alla  mente  ci  tornano  o  le  lìiagnaniine  e 
lipristinò  la  colonia  arcadica  Sibillina,  stupende  glorie  della  romana  repubbli- 
e  nel  dì  seguente  gli  accademici  si  riuni-  ca;  o  gli  arditi,  ma  sfortunati  conquisti 
rono  nella  gran  sala  del  palazzo  munici-  di  valorosi  capitani;  o  le  smisurale  gran- 
pale  a  tal  uopo.  La  solenne  apertura  ebbe  dezze  dell'antico  impero  del  mondo;  o 
luogo  con  forbitissima  orazione  del  eh.  finalmente  i  versidi  poeti,  la  cui  fima  du- 
cali, d.  Domenico  Zanelli,  che  ne  celebrò  rerà  quanto  il  moto  lontana  ".  Parago- 
l'avvenimento,  insieme  a'pregi  di  Tivo-  nando  le  antiche  colle  presenti  lettere,  vi- 
r,  dell'Aniene  e  de'suoi  cunicoli,  parlan-  de  il  facondo  disserente  tanto  splendore 
do  del  quale  ne  riporterò  un  eloquente  e  gloria  da  un  lato,  tante  tenebre  e  viltà 
brano.  Indi  seguirono  le  poetiche  compo-  dtìll'allro;  gridò  agl'italiani  di  far  senno 
sizionide'mendiri  della  colonia  sul  tema;  abbandonando  la  mala  via,  le  novità  e  le 
Risorgimento  d' Arcadia.  ^e:\\''\%\ef.%oa\\-  pazze  dottrine  delle  straniere  nazioni,  che 
no  in  ottobre  ebbe  luogo  altra  solenne  a-  vagheggiano  il  vederci  a  loro  soggetti,  e 
tlunanza  desìi  arcadi  tiburtini,  e  meritò  schiavi  almen  nelle  lettere  e  ne"li  studi, 
le  stampe  :  1"  Orazione  accademica  re-  se  ciò  non  ponno  colla  forza  del  coraan- 
citatanella  radunanza  degli  Arcadi  Si-  do  ottenere.  A  ciò  evitare  scongiurò  gli 
hilliniin  Tìk'oUV ottobre  dell'anno  1 844  arcadi  che  faceangli  corona,  di  a\er  seni- 
dal  principe  d.  Pietro  Odescalchi  de'  pre  a  cuore  la  purità  delle  lettere,  Tono- 
duchi  del  Sirmio, Koma  ìS^^.Pvese  il  re  e  la  gloria  italiana.  »  Ed  in  vero,  chi 
ciotto  disserente  per  argomento  il  fine  per  meglio  di  voi  può  a  tanto  utlicio  satisfa- 
cui  furono  istituite  e  devono  sempre  mi-  re?  \  oi  chesietedi  que>'ta  Tivoli,  di  (jiie- 
l'are  le  umane  lettere,  ch'è  quello  d' in-  sta  nobil  città,  nella  quale,  ovechè  vi  cor- 
fortuare  ognora  più  gli  uomini  a  virtù  ed  ra  lo  sguardo,  vi  si  para  dinanzi  un  mo- 
a  raggentilirneleabiludini  e  le  costuman-  numento  che  a  prezzo  d'oro  e  di  sangue 
ze.E  siccome  un  tal  line  non  si  può  piìuel-  p  igherebberodi  avergli  stranieri  in  quel- 


f  6  T  [  V  r  I  V 

le  loro  gelide  e  tenchrnse  cuiilradc?  Qua  golithc,  sono  singolari  e  di  bellissimi  la* 
voi  avete  i  venerandi  nvaiizi  dc'teinpli  di  vori  rnj)[)orlo  a'Ioio  tein[)i.  Di  due  ina- 
Vesl;>,  ilella  Siijilin,  del  Sole  e  di  Eico-  iiicte  sono  costruite  le  più  iiiiticlie,  die 
le;  fjiin  le  menici  ie  celchiatissiiiie  delle  coinunenienle  adolliivano  nelle  aliitazio- 
ville  ili  Manlio  Vopisco,  di  Quinlilio  Va-  ni  le  Ireinende  fazioni  d^^'gut  Ifì  e  ffhihcl' 
IO,  de  Hassi,  de'Cassi,  di  IWuto  il  giuri-  lini,  benché  se  ne  vedano  ancora  delle 
sta,  di  Orazio  Fiacco;  e  per  tutte,  qua  voi  belle  ad  un  solo  arco.  Al  parlilo  guelfa 
avele  le  meravigliose  memorie  dell.i  gran  seguace  del  l*apa  appartengono  quelle  ca- 
villa di  AdrìaiKJ,  il  (pjale  nella  sua  pazza  se  die  formano  una  croce  quailra,  delle 
e  sfrenala  ^upcr•>llZlone  vi  orricdM  non-  (juali  podie  reslauo,  tolte  torse  per  l'in- 
diuienodi  una  gloria  ancor  più  cara  e  più  comoda  costruzione  die  obbligava  il  te- 
sublime,  perchè  tutta  santa  e  cristiana;  laro  a  4  scompartimenti;  ed  è  rimarchc- 
(]uella  giuria  intendo  io  dire  di  Dvcrdato  vole  quella  i/casa  restata  da  piazza  Ri» 
de' vostri  concittadini  un'intera  famiglia  vaiola  al  duomo,  nella  (|uale  si  vede  nel 
ili  martiri  alla  Chiesa.  Si,  o  arcadi,  sol-  mezzo  della  croce  scolpila  uii.i  te*la  al- 
lo (picslo  cielo,  ove  canlarono  e  Catullo  lusiva  a'fitli  avvciiuli  tra  le  due  fazioni 
ed  Orazio;  alla  veduta  ditpiesle  vostre  e-  dal  i  ^07  al  i43G,  Ira'tpiali  (piello  che 
ternecelebrità, lasciatevi  dalle  vostre mu-  barbaiamente  tagliarono  la  ICNla  a  molti 
se  inspirare;  questi  vostri  immollali  a-  del  contrario  partito,  e  l'appesero  nelle  li- 
vaiizi  cantale,  e  spesso  co' vostri  scritti  il-  ncslre  delle  case  (piali  trofei.  Si  vogliono 
lustrate,  se  volete  essere  in  fama  nella  del  piutito  ghibellmo  o  imperiale,  rap- 
lueiiioria  degli  avvenire".  Vi  è  il  teatro  presentato  precipuamente  da'Colonnesi, 
denominalo  Ercole,  decente  e  piccolo,  di  quelle  case  che  hanno  ilue  ardiL'lli  per  lo 
cui  leggo  nel  n."  42  ilelle  \olizic  thl  gior-  più  acuminali  con  culuiiiiella  nel  mezzo, 
no  di  Uoma  del  i844>^''^  "*^l  celebrarsi  e  la  più  bella  in  marmo  si  osser*a  iucun- 
l'accademia  letteraria,  il  teatro  filodram-  Irò  la  fontana  di  s.  Croce.  L'arco  ddl.i 
malico  e  l'accademia  filai  inonica  ese"ui-  casa  nelli  strada  del  Trevio,  oltre  la  buo 
te  in  Tivoli  neir  ottobre,  andò  pure  in  iia  archileltur.i  delle  (ìiieNlre  del  secolo 
isccna  nel  teatrci  d'Ercole  la  lìlodramma-  XVI,  forma  un  ornato  airanlidiilà  del- 
lica  tiburtina  con  alcune  comiche  prò-  la  citl.i,  rammentando  la  potenza  de'pri- 
diizioni.  Questo  teatro  sono  pochi  anni  valicilladini  ne'iIecorsisecoli.Slaule  l'iii- 
che  lo  costriù  un  privalo  cittadino,  poco  finità  de'monumenti  che  Tivoli  antico  e 
distante  dal  |>alazzo  municipale,  capace  suo  territorio  conteneva,  non  vi  è  casa 
di  contenere  circa  9,70  persone,  compre-  che  non  abbia  vestigia  di  qualche  frani- 
si i  due  palchettoni  e  iio  palchi.  Perla  mento  incassato  ne'  muri  o  trasformato 
città  sono  sparse  molte  belle  case  e  vari  od  usi  diVL*rsi.  Racc<jnla  il  Campano  nel- 
palazzolti, che  fanno  poco  eflellu  per  l'ir-  lu  vita  di  Pio  li,  che  questo  Fa[>a  allìue 
regolarità  delle  strade,  ap[)arlciiendo  la  dipoireim  fi eno  durevole  a'iivolesi e  in- 
coslruzione  o  il  riatlamenlu  dall'antica  hieimMutdare  la  sicurezza  della  cillà,i'ecu 
forma  agli  iillimi  due  secoli.  Però  fui-  coslruirela  rocca  ocilladella, nel  silosuin- 
niano  1'  abbellimento  della  città  le  case  dicalo,  e  dal  suo  nome  tu  diiaiuala  l'i<i. 
e  massime  tra  le  piccole  (pielle  ornale  di  IS'egli  scavi  per  la  sua  fabbricazione  si  tru- 
sporli  d'una  cenlinalura  del  tulio  mio-  vnrono  le  ruvined'un'anlica  fortezza  che 
va  e  capricciosa,  di  costruzione  ilal  1000  si  suppone  eretta  dairiui[)eralure  Federi - 
a  tulio  ililoo;  le  non  mutilate  ì\.ì'  re-  co  I,  (piando  ampliò  la  città;  e  siccome  si 
Mauri,  iidlassiemc  sonoil'unaspelto  pit-  rinvennero  pure  gli  avanzi  d'uu  niaoslu- 
toresco,  non  rinvenevole  ne' luoghi  cir-  so  aiililcatio,  loiono  deplorabilinenle  do- 
cuuviciui,  La  variclà  delle  lìucslrc  dette  mulili  per  servirsi  dc'cciuculi  alla  custru- 


T  I  V 
EÌone  (Iella  rocca.  L'esistenza  del  l'an  fi  tea- 
tro è  confermala  dalle  iscrizioni  rinvenu- 
te nelle  ficinanze;  né  può  dubitarsene, 
mentre  l'opulenza  delia  città,  e  il  doncor- 
so  degli  antichi  ricchi  romani  nelle  loro 
ville  dell'agro  tiburtino  lo  rendevano  ne- 
cessario a'di  vertimenli.La  rocca  costrui- 
ta d'ordine  di  Pio  li,  si  formòdi  due  gran- 
di torri  rotonde,  rivestite  di  sassi  squa- 
drati di  tufo,  la  più  grande  alta  piedi  i  3o 
e  l'altra  i  oo,  con  un  murogrosso  che  dal- 
la torre  più  grande  serviva  di  passaggio 
al  baloardo,  che  si  vede  sopra  l'antica  por- 
ta. Fece  formare  tra  le  due  torri  un  cor- 
tile quadralo  con  altre  due  piccole  torri 
agli  angoli  che  non  ultimò,  nel  quale  si 
entrava  per  due  porte  munite  di  ponti  le- 
vatoi, come  pure  due  grandi  cisterne,  non 
passandovi  come  al  presente  l'acquedot- 
to dell'acqua  Rivellese,  quali  cisterne  ser- 
vono oggi  di  conserva  a  tale  acqua.  Restò 
così  fino  ad  Alessandro  VI,  che  fece  id- 
timare  le  due  torri  più  piccole  a'Iati  del 
quadrato  del  cortile,  nel  quale  fece  edifi- 
care varie  comode  abitazioni  colie  sue  ar- 
mi e  poi  diroccale,  e  vi  alloggiò  nel  1 494> 
secondo  il  cav.  Bulgarini,  poiché  superior- 
nienle  col  contemporaneo  Burcardo  dis- 
si che  abitò  nel  convento  di  s.  Francesco. 
Aggiunge  il  Crocchiante,  che  Pio  II  cir- 
condò la  rocca  di  larghe  e  alte  fosse, la  mu  • 
ni  d'artiglieria,  che  poi  rapirono  i  Colon- 
nesi  nel  sacco  dato  a  Tivoli,  né  vollero  più 
resti  tuire,e  che  dal  Cam  pano  fece  compor- 
re la  seguente  iscrizione  e  poi  scolpire  so- 
pra la  porta  della  medesima  (il  Nibby  ri- 
ferisce un  distico  dello  stesso  Campanodi- 
verso  dall'iscrizione).  GraLahonis Invisa 
tnnlis  Inìinìca  superhis-Suìii  libi  Tibur, 
Enìììi  sic  Piiisinstitiiit.A^s^wiuge  il  Croc- 
chiante, chel'edifizio  fu  terminato  del  tut- 
to da  Pio  IV  a  spese  del  comune  e  altre- 
sì de'privati.  Servi  la  rocca  di  residenza 
a  non  pochi  governatori,  e  principiò  ad 
essere  abbandonata  ne'primi  anni  del  se- 
colo passatoie  nelleguerre  tra  gli  spagnuo- 
li  e  i  tedeschi  nel  1 744>fiuesti  la  fecero  ri- 
pulire e  ristuurare,  in  parte  a  spesedelco- 


T  1  V  77 

mune.  Si  potrebbe  risarcire  a  uso  di  pri- 
gione, anche  per  impeilire  la  rovina  d'un 
moniimentu  tanto  rinomato  nella  storia 
di  Tivoli,  e  come  l'unico  forte  da  questa 
parte  vicino  a  Roma.  Occupato  da'cardi- 
nali  d'Este  l'antico  pubblico  palazzo  col 
consenso  de' Papi,  dopo  la  morte  del  car- 
dinal Luigi,  il  municipio  si  rivolse  a  Sisto 
V  onde  provvedesse  all'oggetto, ed  il  Pa- 
pa somministrò  il  denaro  per  comprare  la 
metà  dell'abitazione  d'un  Mendoza,  e  l'al- 
tra metà  fu  acquistata  dal  pubblico  co'de- 
nari  d'  un  censo,  dal  medesimo  crealo  a 
favoredis.  FilippoNeri,e  così  restò  prov- 
vista la  cillà  delle  due  residenze  gover- 
native, co'rispeltivi  ufilzi  e  prigioni,  e  col- 
la Dumicipale  che  fu  poscia  di  mollo  in- 
grandita circa  la  metà  del  passato  secolo 
e  nel  corrente  si  terminò  d'abbellire.  Nel 
cortile,  sotto  il  portico,  per  !e scale,  nelle 
sale  vi  sono  molte  iscrizioni  auliche,  ba- 
si di  n)armo,  frammenti  d'ornali,  torsi  di 
statue  e  un  cippo. Nella  i .'  sala  in  tavola  è 
un  bellissimo  s.  Bernardino  da  Siena  comu- 
nemente stimalo  diGiolto;ma  questi  morì 
nel  I  336  e  s. Bernardino  nacque  nel  i  38o. 
Nella  9.."  il  gran  quadro  della  B.  Vergine 
con  due  Santi,  è  opera  di  buona  mano  del 
secoloXVlP.in  una  parete  è  incassata  un'i- 
scrizione a  musaico  esprimente  gli  edili 
che  colle  mullecostruirorio  il  tempiod'Er- 
cole,  ed  appresso  un'ara  votiva  ad  Erco- 
le Tdjurte  vincitoree  molto  stimala:  l'op- 
posta parete  si  crede  dipinta  a  fresco  dai 
Zuccari,  e  rappresenta  il  quadro  grande 
della  Sibilla  tiburlina  con  Augusto  genu- 
flesso avanti  la  Vergine  col  Bambino,  su 
di  che  va  letto  l'articolo  Sibilla:  presso 
le  finestre  sono  incassate  due  iscrizioni 
singolari  ,  che  ricordano  la  carestia  del 
1 5o5  in  cui  il  grano  valeva  scudi  i  ?.  d  o- 
ro  al  rubbio,  e  l'abbondan/a  deli5o6  in 
cui  il  grano  si  pagò  8  carlini  al  rubbio, 
ed  in  ambedue  è  scolpita  la  dimensione 
della  pagnotta:  nel  rimanente  delle  pareli 
sono  molle  iscrizioni  dedicate  dal  muni- 
cipio a'benemeriti  della  città.  La  3.''  sala 
ha  ricoperte  le  pareli  con  islampe  di  sta- 


78  1  I  V 

lue  riiivciKilc  iiciriiiitu  lir  ville  lihiirlinc: 
ih|iiaclr()iJij)j)iiSeiiliniliI'iu\  11  fuesc-j^ui- 
lu  UL'li8ou,  iiiiìeiue  alla  rovinala  e  per- 
(liiUi  ciiliila  ileli'Aiiiene,  per  ciii  si  rende 
più  intercssiinte.  L;i  gran  sala  Lilla  dipin- 
gere nel  i<S3')  a  clnciruscnrij  con  ornili, 
contiene  il  Inizio  niarniuieo  di  Gregorio 
X\  1  scolpilo  dal  celebre  coinmeu>l.  Te- 
lier.ini  in  tale  anno,  con  sottoposta  iscri- 
zione d'cliiaranle  le  \iceiiile  deirAniciiee 
i  Lenelìzi  recati  alla  cillii  dal  niiiiiinccn- 
tis$iniol'ontc(ìce:i  diiccpiadn  laterali, iiitu 
rappresenta  la  rovinala  caduta  deli  A  nie- 
ne  nel  1  SiG,  con  Leone  XII  die  la  rimi- 
la avente  a  iìanco  il  sagacissimo  mg/  Ni- 
colai coiu  ni  issa  rio  apostolico  pe'lavoridel- 
l'Aiiiene;  l'altro  la  nuova  caduta  del  nie- 
«lesinio  avvenuta  a' 7  ollohie  i835  alla 
jiresenzadi  GregorioW  1.11  «juadro della 
\ùlta  sopra  la  porta  d'  ingresso  eSj)riine 
Augusto  clie  tiene  pubblica  udienza  nei 
portici  del  teuipio  d'Ercole:  quello  sopra 
le  finolie,  s.  Uoniualdo  che  inleiccde  da 
Otloiie  111  la  liberazione  della  città  dal- 
l'assedio e  di  non  piìisleriiiinarla:  di  pio- 
spetto  all'ingresso  viene  espresso  Adi  iuuo 
\'l  clie  conferina  alla  città  gli  antichi  pri- 
vilegi, dichiarandola  indipendente  dalle 
ij>ur[)azioiii  del  senato  romano:  sopra  il 
J)uslo  ili  G:  l'gorio  X\  1  è  ilipuito  il  suo  so- 
lenne ai  rivo  in  Tivoli  nel  i  83  j.  Nella  se- 
{^leleria  tra  le  altre  vedute  e  stain[)e  ri- 
giiardantiTivoli,vi  è  quella  della  grolla  di 
JNettnno falla  incidere  nel  18  1  1  dal  general 
]\Ii(illi>.  la  (piale  essendo  rovinala  nel  fcb- 
Ijraiu  I  8'2G  e  poi  distrutta,  sarà  col  tciii[)o 
uno  slainpa  rara.  Si  conserva  pure  in  ipia- 
ilrellu  la  ricevuta  di  s. Filippo  del  1  'Ji8()  pel 
ricordalo  censo.  Lo  stemma  della  ciltà,  i 
tli  cui  colori  sono  il  rosso  e  turchino,  rap 
preti  nla  un  fiume  con  un  [ionie  a  3  archi 
in  piospettiva,>opra  il  (piale  elevatisi  due 
torri,  e  in  mezzo  ad  e^se  è  un'aquila  ad  ali 
spiegate:  nell'estremità  delle  torri  è  in  una 
il  molto-V(»/////^/.v,  allusivo  al  governo  che 
litìa\eanogliol'.iinali,niirallia/./7<'/-^/.<', 
mollo  alltisi\«)  airindi|)enden7.a  ns^oluln 
ili  pi  lucipc  e  vussalljyj^io;  nel  pai  apcllu 


T  I  V 

del  ponte  Tihur  suiuiIntii,v\covi\A\rM'- 
pitelo  datogli  dal  caiitor  d'Enea,  per  di- 
mostrar la  giuria  e  costanza  nell'iinprese  e 
gì  nei  ose  azioni,  ripetuto  da  molli  scritto  •- 
11,  alcuni  dcijuali  l'iulci  pi  t  lanocome  aj) 
plicilo  all'elevatezza  e  uineiiità  dell'ubi 
cazione  della  città,  alle  sue  forze,  al  suo 
commercio,  alla  sua  opulenza,  il  che  già 
rilevai.  Uifei  isce  il  Marzi,che  i  diversi  e|»i- 
teti  dati  dagli  scrittoli  a  Titoli,  dal  cai  di- 
n  il  Dernardiiio  Spada  furono  fcitti  scri- 
vere sulle  jiorte  e  lìneslreilel  palazzo  Cesi- 
Itigiiano,  oggi  del  duca  ISlasMini,  situato 
presso  la  porla  s.  Croce.  Leggo  nel  bre- 
ve Palrrna.  di  Pio  VI,  de' 1  8  dicembre 
1789,  Bull.  Rnm.  coiìt.  t.  8,  p.  877,  la 
concessione:  fii(ìnlgrttirlll//gistni/iti  Ti- 
ìiìifi,  ut  in  l'Oiiitn  functiniìiliiisftisciliitx 
\-ulgn  Mttzza  Clini   Linln-Uii  iti  pnssil. 

Sul  governo, giurisdizione  e  magistrati 
di  Tivoli,  ecco  quanto  riferisce  il  cav.  Dui* 
garini.  Dopo  la  morte  di  Tiburlo  fonda- 
tore di  Tivoli  ,  tutti  convengono  che  la 
città  si  reggesse  in  repubblica  unita  alle 
altre  cillà  del  Lazio.  E  cerio  che  avesse 
il  senato,  colle  cariche  di  dittatore,  pre- 
tore, decurione,  edile,  censore  e  altre  la 
uso  nelle  ciltà  che  si  governavano  da  se. 
Vi  erano  i  ministri  del  culto  jiagauo,  co- 
me il  curatore  [lel  tinomalu  tempio  d'Er- 
cole, il  namiiie  di  Giove,  il  llamine  Au- 
gusta le,  il  prefitto  Quin(jurniiale  de'sa- 
lii,ed  i  collegi  degli  A[)ollinari,  Adrianali, 
Veriuni,  Ai  vali,  le  vergini  N'eslali,  ed  al- 
tri propri  delle  cillà  libere  e  coiifedeiate 
de'  romani  del  Lazio.  Questi  magisliali 
amministravano  rispellivamente  gli  ollici 
ed  erano  scelli  dal  coi  pò  degli  ottimali. 
Le  dipendenze  della  cillù  furono  denomi» 
nate  nell'impero  romano,  regione  Tibur- 
liiia,  la  (piale  si  estendeva  in  tulio  il  pue»e 
degli  eipiicoli  da  Siibiaco  lino  a  Corsoli 
Terso  oriente,  verso  mezzodì  sino  u'  po- 
poli di  l'renesle  o  Palestrina,  e  di  Peilo 
Ola  Gallicano.  Si  eslese  ali  occidente  cir- 
ca 5  miglia  lungi  da  Roma  verso  il  ponte 
Salaro,  vicinu  al  sito  ove  si  accamparono 
i  ^alli  dopo  tu  molle  d'uno  de'loiucapi. 


T  I  V 

0"ic<lo  dumiiiìo  di  già  listcclto  dopo  la 
vitluria  ripui'lata  da'roinaiii  sui  libuili- 
iii  null.i  presa  di  Pedani,  l'anno  4' 7  <^'' 
Kouia,  fu  chiamalo  dopo  l'invasione  de' 
harbari  contado  di  Tivoli,  cosi  anche  no- 
minato das.  Giecrorio  VII  nel  concilio  del 
I  o84-  Ma  per  le  successive  gnene  si  an- 
dò di  mano  in  mano  rest»ini;endo,e  molti 
paesi  li  distrussero  gli  stessi  liburtini.ol 
Ire  le  guerre  accanite.  Il  Lolli  riporta  i  se- 
guenti castelli:  Caslelnuovo,  Montevcr 
de,  Castel  s.  IMaria,  Castel  Percile,  Caslel 
Paterno,  Castel  Salape,  Castel  s.  Onesto, 
Castel  Seminavia,  Caslel  Semproniano, 
Castel  l'ortica, Castel  Arcione,  Monte  Sor 
ho  e  Poggio.  i\on  pochi  paesi  passarono 
sotto  il  giogo  de'signori  che  sene  impa- 
dronirono colla  forza,  e  dopo  iliooo  ap- 
pariscono nello  Statuto  Tiburlino  tribu- 
tarli d'un  tenue  censo  i  soli  cartelli  e  ter- 
re della  Scarpa  e  del  Lago,  Roiano  e  Ro- 
ianello.  Arsoli,  Vallinfreda  e  Portico,  Vi- 
varo,  Petescio,  Montorio,  Caneuiorlo  e 
Sinibaldo,  Collalto  e  Burgaretto,  Pietra- 
forte,  Odiano,  Screa,  Pielravalle  e  Ptoc- 
ca  Salice,  e  l'abbazia  di  Subiaco.  La  città 
si  resse  sempre  nelle  varie  vicendeco'pro- 
pri  magistrati,  il  i .°  de'i[uali  circa  il  i  odo 
chiamavasi  conle,  e  lo  era  il  fratello  del 
vescovo  Guallero.  Nel  trattato  convenuto 
co'romani  nel  i254  <^  •  2^9>  ^'  stabifi  che 
i  medesimi  avessero  la  rettoria  della  cit'à 
e  vi  nominassero  un  signore  romano  per 
conle,i  he  ilo  vessesolla  11  lo  amministrai  e  le 
leggi  statutarie  della  medesima  senz'altra 
giiuisdizione.  Michele  Giustiniani, /^(''l'c- 
scovi  cgOK'ci-iiatorìdi  Th'oU ,\xoi\\^k  1 6G  ", 
tra  la  serie  de'  secondi  riporta  i  più  bef 
nomi  dell'antiche  famiglie  specialmente 
romane.  Il  conle  veniva  tialtato  a  tutte 
spese  della  città,  e  finito  il  suo  odlcio  era 
soggetto  al  sindacalo  come  altrove.  Per  di- 
sposizionestalutaria  non  poteva  esser  con- 
te un  liburlino.  Veniva  circa  tale  epoca 
da'cittadini  eletto  altro  magistrato  rive- 
stito delle  medesime  giurisdizioni  civili  e 
criminali  de!  conte  ,  denominato  capo- 
niilizia  perchè  era  il  supremo  comandan- 


T  l  V  79 

te  della  milizia  tibnriina,  tjJ  avea  magi- 
si  rati  subalterni  che  lo  coadiuvavano  nelle 
varie  funzioni  amminìsliative  e  militari 
della  città  e  sue  dipendenze,  i  principali 
de'  quali  furono  tre  chiamali  priori,  per 
la  I .°  volta  eletti  nel  i  458.  La  città  era  di- 
visa in  4  l'ioni,  ognuno  de'ijuali  avea  un 
capilanodenoiuinalu  contestabile  con  i  oo 
soldati  cittadini  e  aoGall'occorrenza,  sem- 
pre pronti  a'suoi  ordini.  In  tempo  tli  guer- 
ra si  chiamavano  e  as>olda  vano  soUlili  da' 
castelli  e  paesi  soggettile  nelle  guerre  del- 
le fazioni  guelfe  e  ghibelline  si  trova  a- 
ver  Tivoli  messo  in  piedi  corpi  di  trup- 
pe dai  ODO  sino  a  4ooo  fanti  e  5oo  ca- 
valli comandati  dal  capomiIizia,e  in  tem- 
po di  discordia  alle  volle  da  esteri  capi- 
tani, assoldati  co'Ioro  armali  avventurie- 
ri. Adriano  VI  tolse  a'romani,  ed  assunse 
perse  e  successori  suoi  la  rettoria  della  cit- 
tà, per  le  continue  questioni  di  giurisdi- 
zione che  insorgevano  tra' due  popoli, con- 
servandole tulli  i  privilegi  sta{ntarii,con 
pieno  contento  de'tiburtini,  stante  lecon- 
tinue  gelosie  de' partigiani  Colonnesi  e  Or- 
sini, che  da  tanto  tempo  aspiravano  a  im- 
padronirsi della  città,  come  fecero  d' litri 
luoghi  vicini  a  Roma.  Tale  gelosia  fu  cosi 
grande  che  avea  fitto  emanare  una  leg- 
ge statutaria,  per  la  quale  era  punito  di 
morte  e  confiscalo  ne'  beni  chiunque  cit- 
tadino attentasse  d'introdurre  in  Tivoli 
signore  o  barone,  e  la  confisca  segui  va  pu- 
re se  rendevasi  contumace.  Quest.i  ter- 
ribile legge  fu  quella  che  preservò  la  li- 
bertà alla  città,  mantenendo  pei  opera  de- 
gli ottimati  che  ne  tenevano  il  governo,  lo 
slato  di  difiidenza  tra'ciltadini.  Perciò  e 
quale  luogo  neutrale  nel  centro  de' loro 
dominii, tulli  i  baroni  de'castelli  circostan- 
ti ne  desiderarono  1'  alleanza.  Ebbe  Ti- 
voli vari  popoli  a  confederati ,  e  princi- 
piando dall'epoche  antiche,  olire  le  città 
Ialine,  lo  erade'campani,  de'capuani,  de' 
galli  e  de'sannili;  ne' secoli  di  mezzo  de* 
perugini,  velletraui,  prenestini,  tuscula- 
ni,  e  viterbesi  co'quali  tuttora  si  conser- 
va, essendo  per  legge  uauuicipale  dichia- 


go  T  I  V  TI  V 

rnli  ciltndiiiì  6cnnil>ii:voIiiici)lc  dclli*  dtic  solloposto  il  rc^iiue  rnuiiicipalo  a(|iiclIo 
citl:i  le  (lue  popolazioni  cu'i'i>ipcUÌvi  pei-  vni-ia/.ioni  coniuiii  a  ttitle  le  città  e  lim- 
viicgi,  felicitandosi  le  loro  niagi^tiatm-e  giti  dello  stato,  di  cui  riparlai  a  PnionR. 
nelle  feste  Natalizie.  Nel  tornate  iinmc-  Oitre  il  c.ipoinilizia,  eli'  era  scello  tra  le 
dialanienle  sotto  l'alto  governo  ile'l*.ijii,  piìi  illustri  famiglie  e  distinto  col  titolo 
Tivoli  non  ebbe  piìi  il  conte  |)er  rellore,  di  iiolulis  \ìr,  che  risiedeva  nel  palaz/o 
ma  governatori  prelati  spediti  con  breve  municipale, ricerendoillrattaiuenloa  spe- 
npostolico,  e  talvolta  cardinali  cospicui,  se  del  pubblico  n  lutto  il  secolo  XVI,  ca- 
nlcuui  di  essi  nipoti  de'Papi, le  notizie  de'  lica  annuale  e  [)0Ì  ridotta  trimestrale,  il 
quali  si  potino  leggere  nelle  biogralìe.  Essi  cui  nome  durò  sino  al  principio  del  cor- 
furoiionel  I  JiiSeiJagl'ocnpeo  Co/o/i////,  retile  secolo;  dal  i478  in  poi  gli  Intono 
dal  i53o  al  i534  Ercole  Conzd^ti,  dal  aggregati  due  o  Ire  cittadini  prima  del  ceto 
i535al  i537  Aless.mdro  Farnese,  dal  nobile,  poi  del  popolo,  co'tiloli  il'aggiuu- 
i538  ali  544  G'o-  Domenico  de  Ciifìis,  to,d'anziano  e  più  spessodi  priorejcU'era- 
dali  55o  al  I  57  I  Ippolito  d'/vT/c  il  giuiiio-  no  scelti  uno  per  contrada.  Inoli  re  era  vi  un 
re,  dal  iSya  al  i  SST)  Luigi  d' /ivA-.  dal  consiglio  couiposto  ili  ciltHdini,  die  uà 
i5f)7ali6o4  Cailolomeo  CVv/,  dal  iGo5  tempo  furono  pre»i  dal  solo  celo  primario, 
ali(j()7  Alessandro  d'/vv/t',  dal  rC)?, 4  al  formandosi  in  diverse  epoche  di  20,  3o 
iG3i  Francesco  Barberini,  d.d  i'332  al  e  sino  a  4o,  e  ridotti  anche  a  soli  f)  in 
iG.|5Anlonio5rtr/'<'ri/i/,dal  i658aliG70  tempo  del  governo  de'cardinali  d'Este,  i 
Flavio  Citici.  L'ultimo  de'prelati  gover-  quali  discutevano  i  pubblici  affari.  Quan- 
iiatori  fu  Marco  Corsi  patrizio  (ìorenli-  do  poi  si  trattava  di  negozi  di  grave  en- 
no  nel  1721,  dopo  il  (piai  tempo  furono  tilìi,  si  adunava  il  consiglio  generale  di 
inviati  semplici  dottori  col  titolo  di  vice-  3o  individui  per  rione.  Eravi  un  collegio 
gerenti.  Il  cav.  Dulgarini  riprodusse  un  di  dottori  che  siedeva  separatamente  nel 
illuslrenoverodi  conti, governatorieluo-  municipale  consiglio,  Ira'quali  per  turno 
gotenenti  di  Tivoli  delle  più  nobili  fami-  si  sceglieva  un  giudice,  denominato  iSV- 
glie  italiane,  ricavato  dal  Giustiniani  eda  diale,  ch'era  l'uditore  del  capomilizia  e 
posteriori  documenti ,  dal  1  Sy  j  01171  8.  giudicava  ini."  istanza  quahiiupie  causa. 
La  città  non  era  soggetta  al  pagamento  1  nolari  ancora  erano  riuniti  in  collegio, 
d'alcuna  tassa  verso  d  governo  di  l\oma,  e  in  un'epoca  si  nominavano  ilal  magi- 
tranne  il  censo  d'annue  1 000  libbre  e  scu-  strato.  L'elezione  del  luedesimo  si  faceva 
di  7. 'io, imposto  nel  detto  trattatodel  I  i'iq,  dal  consiglio  (piasi  nel  modo  che  si  eleg- 
ed  il  governo  nulla  spendeva  per  Tivoli,  geva  infloma  inCaiiipidoglio  il  magistrato 
dovendoessO|)agar  tutti  gl'impiegati  coni-  del  Senato  Riniiiino  (/  .ì.  A  motivo  ile- 
preso  il  governatore.  Quando  il  l'a|)aab-  gl'incendiide'pubbliciarchivi, s'ignora l'o- 
bisognava  dì  denaro  pereti  aoidinaiiecir-  rigine  del  celo  primario  di  Tivoli,  sorto 
costanze,  faceva  domandare  al  magistra-  ftirse  coll'occupare  le  prime  cariche  mu- 
lo un  sussidio,  e  il  comune  lo  soiiimiui-  nicipalì  ne'  secoli  ilopo  il  1000,  come  iti 
strava  prontamcntesecundoloslalodi  sue  tutte  le  città  libere  italiane  non  soggette 
finanze;  di  fitti  contribuì  ducali  3(Ki()  per  al  vassallaggio.  Dovea  esservi  distinzione 
far  fronte  alla  guerra  contro  Ladislao  re  di  celi  sino  ilal  tempo  dell'  assalto  dalo  da 
tli  Napoli  neli4ir>i  e  scudi  3uoo  per  la  Tolila  re  de'goti  nel  ").(.3,  mentre  venni: 
ttifesn  dello  stalo  ccclesiaslico  dall'  armi  ucciso  Cateto  principal  cittadino,  parngo- 
sttaniere  nel  iGG.j.  Patimenti  in  tempo  nato  per  le  sue  virtù  a'priini  signori  d'I- 
di gueiia  la  città  fuiiiiva  al  P.ipa,  sene  tali.i.  Nel  >.."  assedio  pustoalla  città  da  <  U- 
bisognava,  le  sue  milizie  «•  del  tulio  ((pii  Ioni!  Ili,  suiiirono  a  intercedere  il  per- 
pnggialc.  Dipoi  e  negli  ultimi  due  .secoli  fu  dono  ed  umiliarsi  n  lui  eiinrli  jirunarii 


Ti  V 

nWs,  il  che  fa  conoscere  esistere  già  un 
ceto  distinto;  prova  indubitata  ne'succes- 
sivi  secoli  sono  le  case  costruite  dal  1200 
al  1 5oo,dove  si  vedono  tuttora  scolpili  in 
inariuu  gli  scudi  e  stemmi  gentilizi  de'pro- 
prietari,  (piando  cioè  non  erasi  introdot- 
to come  oggidì  l'abuso  di  usare  quasi  co- 
munemente questo  pregio  riservato  alla 
sola  nobiltà.  La  salutare  e  morale  pram- 
matica poi  emanata  dal   municipio   nel 
i3o8,circa  il  vestiario  delle  donne  nobili 
e plebee,chiarameate dimostra  l'esistenza 
del  ceto  nobile.  Altra  prova  si  ha  nel  i  384 
(o  meglio  neh  378,  sebbene  come  dirò  vi 
fu  altre  volte)  pel  ricevimento  d  LJibauo 
"VI,  il  quale  fu  ossequiatoalla  porta  della 
città  dui  magistrato  iusiemea  quantità  di 
nobili  cittadmi.  11  nominato  re  Ladislao 
scrivendo  neli4i3  a'magistrali  munici- 
pali, die  loro  il  titolo  di  nobili  uomini.  Lo 
Statuto  Tiburtino  approvato  da  4  V^l^^ 
e  stampato  neli5?,2,dà  il  titolo  i\\  noln- 
lis  vir  a  vari  cittadini  nel  medesimo  no- 
minati, mentre  gli  altri  del  ceto  cittadino 
liceveano  il  titolo  di  magnifico.  Il  titolo 
di  patrizio  tiburtino  si  rinviene  dato  da 
Francesco  Marzi  apW Flistoria  ampliala 
di  TÌK'oli,  Roma  1 665.  Da  quel  tempo  in 
poi  si  praticò  in  tutti  gli  atti  pubblici , 
quindi  nel  lyaS  con  approvazione  della 
congregazione  della  consulta  furono  re- 
datti nuovamente  inorai  delle  famiglie  pa- 
trizie nella  tabella  Aurea  appesa  nella  gran 
sala  municipale.  La  stessa  congregazione 
con  due  decreti  confermò  il  privilegio  alla 
città  che  a  tali  distinte  fumglie  esclusi- 
vamente dovesse  appartenere  1'  esercizio 
della  carica  di  capomilizia  i.°  magistrato. 
Può  essere  conferito  il  patriziato  co'  di- 
ritti di  cittadinanza  anche  a'forestieri, per- 
sonale a'non  possidenti,  ed  ereditario  mas- 
sime a'signori  distinti  che  in  Tivoli  pos- 
siedono, e  Pio  VI  accettò  colle  sue  mani 
il  diploma  pel  patriziato  de' nipoti  duca 
d.  Luigi  e  d.  R.omualdo  Braschi  poi  car- 
dinale. Il  suindicato  regime  fu  interrotto 
dalbreve  periodo  della  repubblica  roma- 
iiu  del  1798,  cui  Tivoli  fece  parte.  Quiu- 

VOL.   LXXVI. 


T  I  V  8r 

di  nel  I  Bof)  riunita  Roma  da  Napoleone 
I  all'  impero  francese,  e  nominata  capo 
dei  di  lei  dipartimento,  Tivoli  fu  sotto- 
prefettura  del  medesimo  sino  ali8i4,  go- 
vernala dal  sotto-prefetto,  contenendo  un 
circondario d'8  cantoni, compreso  Tivoli, 
con  62,827  anime.  Erano  capoluoghi  di 
cantone;  Anlicoli,  Monte  Rotondo,  Ole- 
vano,  Paleslrina,  Palombara,  Vicovaro, 
Subiaco.  La  città  si  governò  dal  maires. 
Tornato  Pio  VII  alla  sua  sede,  neli8i6 
pubblicò  il  sistema  generale  municipale, 
abolendo  tutti  gli  statuti  e  consuetudini 
locali.  Daquel  tempoil  magistrato  si  chia- 
ma gonfaloniere  il  capo,  e  gli  altri  anzia- 
ni in  numero  di  6;  36  consiglieri,  12  del 
i.°ceto  de'patrizi,i2  del  2.°  ceto  de'cit- 
tadini,ei2  del  3.°  ceto  d'industrianti.  So- 
no nel  consiglio  due  deputati  ecclesiastici. 
Vi  è  la  congregazione  araldica  d'8  con- 
siglieri del  ceto  patrizio  ,  presieduta  dal 
presidente  di  Roma  e  Comarca.  Della  sta- 
tistica sulla  popolazione,  de'costumi  de' 
tiburtini,  delle  rendite  e  spese  della  mu- 
nicipalità, dell'imposte  e  degl'illustri  ti- 
burtini egregiamente  eziandio    tratta  il 
cav,  Bulgarini  ,  e  di  tali  ultimi  con  esso 
in  breve  vado  a  far  ricordo.  In  ogni  tempo 
Tibur  o  Tivoli  vantò  molti  illustri  e  di- 
stinti nell'armi,  nelle  magistrature,in  san- 
tità di  vita,  nelle  dignità  ecclesiastiche,uel- 
le  scienze,  nelle  lettere  e  negli  onori.  Nel- 
l'impero romano  fiorirono  lìMunazioPiau- 
00  discepolo  di  Cicerone,  confidente  di  Ce- 
sare Ottaviano, chea  di  lui  suggerimento 
prese  pure  il  nome  d'Augusto;  versatissi- 
mo  nelle  lettere,  eccellente  nell'armi,  e- 
diiicò  Lione  nella  Gallia  e  un  tem[)ìO  a 
Saturno  in  Roma.  Il  d.'  Stanislao  Viola 
con  molta  erudizione  pubblicò  nel  1845» 
in  Roma  un  opuscolo  Sulla  patria  e  ge- 
sta di  Munazio  Fianco.  Marco  Plauzio 
Silvano  console,  che  per  le  guerre  vinte 
nell'Illirico  ebbe  gli  onori  del  trionfo.  Ti- 
berio Plauzio  Silvano  prefetto  di  Roma  e 
con5ole,per  le  vittorie  sul  Danubio  ricevè 
gli  ornamenti  trionfali  a  proposta  di  Ve- 
spasiauo.  Publio  Plauzio  Palerò  Iriuia- 
6 


8i                        T  I  V  T  I  V 
ìrirn  e  piocmisolt;  tli  Sicilin.  Aliic  notizie     tulio  e  Siniuiu^ia,  e  loio  "  Jìi^li  riesccn- 
^11  (|ncsri  3  illustri  til<urliiii  si  leggono  nel-  7Ìo,  Giulinnu,  Neinesio,  l'riinitivo,  Cut 
le  loro  Inpidi  nel  srpnlcro  ni  ponte  Luca-  slino,  Slaltco,  Eugenio, ed  Aiunnzio  fin- 
no,  e  in  J)onit*iiico  ile  Sanclis,  Disserta-      lcl!o<li  Gelulio  tribuno  miiìtnre, tulli  falli 
lioni  sopra  In  villa  iFOrazio  Flacrv.  il     mai  lirizzni-e  nel  i  34  in  Tivoli  ilairiinpc- 
Afansolvo  ile  Plauzi  in  Tivoli,  e  Àntino      latore  Adi  lann,  per  non  volere  rinne£»ni  e 
citili  e  miinicij)io  de    Morsi  ^  Ravenna      la  lede  di  Cristo.  ALbiaino  di  Fulvio  Car- 
1  '-H.|.  Manlio  Vopisco,  fiivoritodi  Domi-  doli,  Passio  ss.  MM.   Crlnlii,  Jmaiitii, 
7Ìano,  console  sotto  'Iraiano,  dotto  lette-      Cfrcalis,  Primitivi,  Sim/)liorosar, et  sc- 
ialo che  fabbricò  in  Tivoli  la  sontuosis-  ptcni  fìliorum,  nolis  et  (lissertalionilntf 
sima  villa  del  suo  nome,  dalla  cui  descri-      ilhtstrala.  Roroaei  'j88.  Vi  è  pure  un  ri- 
rione  fatta  «la  Stazio  si  vuole  di  patria  ti-  sii  etto  della  storia  diTivoli,  sue  anlicliità, 
burlino.  l'Iancina  dell'  illustre  famiglia  amenità  e  celebrità.  Giuseppe  lìocco  Vol- 
Miinazia  tibuilina,  moglie  diGneo  l'iso-      pi  gesuita,  /  ila  di  s.  Sinforosa .  Rt)ma 
ne,  si  uccise  di  propria  mano  come  il  ma-      1734.  I  ss.  Generoso  e  Maioi  io  fatti  iuTi- 
lilo  per  non  iucouliaie  il  (eiro  del  cai-  voli  mai  lirizzaie  da  Genserico  re  de'van- 
DeHce  per  la  morte  di  Germanico.    \  a-  dali.  l'apa  s.  Simplicio  figlio  di   Castino 
10  e  Tucca  poeti  amici  di  Virgilio,  la  cui  principale  ciilndiuo  di  Tivoli.  Le  ss.  \  it- 
Eneide  euiendiiioiio  ti' ordine  d'Auguslo.      Iona  e  Anatolia  vergini  e  martiri.  Il  ino 
Quinto  Copoiiio,  generale  deirarinala  di  nacu  beuetliiio  s.  Severino, al  cjiiale  Ono- 
Pompeo  conilo  Cesare.  Crasso  Coponio  rio  I  fece  eiig«'ie  presso  Tivoli  un  sonino- 
spedilo  da  Ottaviano  governatore  del  tio-  so  tempio  di  fini  marmi,  con  pavimento 
minio  confiscalo  adArclielno  figlio  d'JCro-  di  musaico  e  splendide  dorature.  Il  sacer- 
de.CaioCoponio  pretore  iiiRoma, nelle  cui  doles.  Cleto,  porzione  del  cui  corpoènel- 
medaglie  colla  .Mia  elligie,  al  rovescio  è  la  la  callcdiale.  Le  ss.   Irimdine,  Romula  e 
clava  d  I-rcole  colla  pelle  del  leone,  al-  Redcnla,  le  itlifpiie  delle  (juali  si  vene- 
lusiva  alla  sua  discendenza  da  Tivoli, cil-  rano  nella  caltedrale,liasfenlevi  dalla  col- 
ta sagra  a  quel  nume.  Gneo  Coponio  e-  legiala  di  s.  Paolo  (e  parte  in  Roma, come 
resse  una  statua  alla  Fortuna  nel  tempio  notai  nel  voi.  LXX  .p.  27.6).ll  sacerdote  s. 
d'Ercole  in  Tivoli.  Rubellio  Riandò  ».posò  Quirino.  Il  camaldolese  s.  Venereo  con- 
Giulia figlia  di  Di  uso  e  nipote  di  1  iberio,  temporaneo  <li  s.  Romualdo,  morto  in  un 
ed  il  loro  figlio  IM.iiilo  per  gelosia  d'iiu-  eremo  distia  patria.  Furono  ecclesiastici 
pero  fece  morire  iNerone:  la  liuniglia  Ru-  illustri  e  dislinli,  Papa  Giovanni  l\,  giù 
bellia  vanta  altri  personaggi  e  medaglie  cardinalee  abbate  di  s.  Clemente  del  ino- 
in  bronzo.  L.  Cossinio  cavaliere  roiuanu;  nasteio  benedettino  di  Tivoli  sua  patria, 
altro  Cossinio  fu  mollo  accetto  a  Werone:  Leonardo  tla  Tivoli,  francescano  insigne 
(|uesla  famiglia  avea  il  sepolcro  nella  sua  per  dolliina  ,  iiupiisilor  generale  di  JNi 
villa  passato  ponte  Lucano.  Q.  Ortensio  colò  IV,  e  delegalo  apostolico  di  lìoiiif.i- 
Faustin(i,fattod.i  Adi  iann  avvocalo  ilei  li-  ciò  N  III  in  Sicilia  per  indili  la  a  favore  de- 
sco e  prefetto  ilei  collegiode'làbbii, meritò  gli  angioini, e  poi  presso  il  re  d'Aragona 
una  statua  in  patria.  Caio  Pa[)ilio  ono-  per  comporre  le  vertenze  intorno  alla  me- 
ratoe  distinto  da  Adi  iaiio  e  Antonino  Pio  desima.  Antonio  da  Tivoli  minore  con- 
con  quelle  curii lie  liporlale  nella  lapide  venluale,  vescovo  di  INizza.  l'ietro  Lu|)o 
innalzatagli  dalla  patria  nel  p:ilaZ7(>s<'na>  Alancini  elello  vescovadi  Soia.  (jii)\aniii 
tono.  Caio  (iesomo  e  Lucio  Ce.sonio  fiin-  Cenci  dolio  lelleralo  esegielariotliLcone 
«ero  cospicui  iifli/i,  innssime  nell'iuipero  !X  ,clie  lo  spedi  ambasciatore  o  nunzio  sii  a 
d' A  lessa  lidio  Severo.  Fiorirono  per  san-  oidinario  ni  ledi  Spagna.  Gin.  Domenico 
tilà  di  vitHcpcl  glorioso  mai  lirio,  i  st.Ge-  Zappi  arcidiacono  e  scrittore  apostolico. 


T  1  V 

Mariano  Ricciacaii  celebre  pretlicnloi-e 
fiancescauo,  conFcssore  di  Maighci ita  di 
Ausilia  duchessa  di  Parma  e  vescovo  d'A- 
quila.Ora7,ioR.aulini  cameriere  d'onore  di 
InnocenzolX.  Gio.GiaconioBuIgarini  pro- 
tonotario  apostolico,  segrelnrio  del  buon 
governo,  pro-prefetto  della  segnatura  de' 
brevi  e  prefetto  delie  minute  de'medesi- 
ini,  ne'  pontificali  di  Paolo  V  e  Uibano 
Vlll.GiulioNardini  arcidiacono  della  cai 
tedrale,  vicario  apostolico  d'Asisi,  vicario 
generale  in  patria  e  in  altre  chiese,  morto 
mentre  lo  era  di  Maz7ara  ricolmo  di  me- 
riti e  in  odore  di  sanlilà.  ("esare  Ottavio 
Mancini  vescovo  di  Cavaillr)n  e  segret;u  io 
de'vescovi  e  regolari.  Dii  cpiesta  nobile  fa- 
miglia Mancini  derivò  il  ramoromanoda 
cui  uscì  il  cardinal  Francesco  Maria,  il  cui 
fiatello  Michele  Lorenzo  sposò  Girolama 
sortila  del  celebre  cardinal  i^Iazzaiini  che 
lo  fece  stabilire  in  Fiancia  e  dichiarare 
duca  di  JNivers.  Di  questa  famiglia  trat- 
ta il  Coppi  a  p.  3c)0  delle  Memorie  Co- 
lonnesi,  per  aver  IMaria,  figlia  di  detti 
coniugi, sposato Loienz'Onofrio  Colonna, 
mentre  per  un  tempo  Luigi  XIV  vagheg- 
giò di  renderla  sua  moglie.Gio. Maria  Cen- 
sorini  monaco  ba^^iliano  e  rettore  del  col- 
legio di  Grotlaferrata,  che  lasciò  uis.  la 
storia  delTusculo.  Giuseppe  !\Iarzi  dotto 
letteialù,  morto  vicario  generale  del  car- 
dinal Giustiniani  vescovodi  Gravina. 11  giù 
nominato  patrio  storico  Francesco  Marzi 
canonico  della  cattedrale,  giureconsulto 
e  letterato.  Fabio  Croce  arciprete  della 
cattedrale,  autore  d'un  haW Idiilio  sulle 
antiche  ville  romane  e  della  d'Este, the  fu 
stampato  in  Roma  nel  1674.  Antonio  Fi- 
lippi canonico  della  cattedrale  pubblicò 
De  Tevraemotu.  W^WliaeiroZ.  France- 
sco Neri  dotto  e  degno  vescovo  di  Massa 
e  poi  di  Venosa.  Agostino  Pusterla  pro- 
vinciale e  visitatore  generale  debarnabiti, 
esimio  oratoi>e.  Giulio  Marzi  arcidiacono 
della  cattedrale, vescovo d'Eliopoli//?7,vz/'- 
tihu.<;  e  sulFi  iiganeo  d'Ostia  eVelletri, scris- 
se, Z^c  T  icariis  Furnneis.  Fausto  del  Re 
scrisse  con  Stefano  Cabrai, gesuiti,  Dille 


T  1  V  83 

17/ /e  e  di;'  più  nutLiLili  monumenti  a nti- 
clii  delta  città  e  del  territorio  di  Tivoli, 
Roma  1779  con  ^S^"'p-  Inoltre  Del  Re 
compose  la  tragedia  in  versi  d:  s.  Sinfo- 
rosa,  stampata  in  Roma  nel  1781,  e  rap- 
presentata da'giovani  patrizi  tibiirtini  nel 
tempio  di  detta  sanla.  Giacomo  tie' con- 
ti Rosei) i  arcidiacono  della  caltediale,  e 
da  Pio  VI  fallo  vescovo  di  Rertinoro.  An- 
drea Cappuccini  canonico  della  cattedra- 
le, cameriere  segreto  e  segretario  d'am- 
basciata di  Pio  VII.  Giovanni  Conversi 
pi  elato  di  tal  Papa,  prefetto  di  Norcia  e 
delegalo  di  Rent-veuto  ,  e  segretaiio  del 
buon  governo,  Andrea  Fabii  cameiiere 
d'onore  di  Leone  Xll.confes.soie  econtla- 
vista  del  cardinal  Giacomo  Guistiniani  , 
già  lodato, crede  fiduciario  della  benefica 
conlessa  deSolms.  per  le  cui  benemeren- 
ze di  patrio  zeio  a  isianza  della  munici- 
palità Gregorio  XVI  lo  nominò  [latiizio 
tiburtino.  Luigi  de  Angelisarciprete  delia 
cattedrale, ecamei  iere  d'onorediPio  VII. 
Pietro  Paolo  Trucchisuperiore  della  con- 
gregazione della  missione,  dal  Papa  re- 
gnante eletto  vescovo  d'Ai-.agni  che  pa- 
ternamente governa.  Francesco  de'ooiili 
Rriganti  Colonna  canonico  e  poi  an  ipi  eie 
della  cattedrale,  e  canonico  dell'arcibasi- 
lica  Lateranense,  da  Gregorio  XV i  fatto 
suo  cameriere  d'  onore  e  arcivescovo  di 
Damasco  in  partibus.iìaì  Papa  che  regna 
traslaloa  Lovtio  eRertma ti f  f.}.  Da  que- 
sta città  mi  fu  graziosamente  mandata  la 
necrologia  ,  che  giustainenle  ne  dejìlora 
l'immatura  e  pianta  morte,  avvenuta  a' 
29  maggio  I  855.  Angelico  di  sembiante, 
di  modi  e  di  anima,  era  a  Recanati,  TV//,/ 
della  Madonna,  pastore  venerato  e  ama- 
tissimo, delizia  del  clero  e  del  popolo,  a- 
mante  de'poveri  che  beneficò  pine  mo- 
rendo. Ne'  solenni  funerali  con  commo- 
vente eloquenza  il  canonico  teologo  del- 
la cattedrale  Giovaimi  Fammilume  prò 
nunzio  l'elogiodelle soavi  sue  virtù, espri- 
mendo il  comune  dolore  persi  grave  per- 
dita. Egli,  che  da  9  anni  prima  uvea  nel- 
lo slesso  [tulpito  della  cattedrale  basilica 


84  T  I  V 

lamentìi  lo  la  nioilc  ili  mg.'  vescovo  Bcr- 
iielli,  non  crcilevn  di  dover  tosj  pieslo 
tornnre  n  piangere  sinceninienle  nn'al- 
Jra  inoiie,  e  di  lai  vescovo  della  Jiescn 
eia  di  4 <^  anni.  Anche  In  pnlii.-iclie  neam- 
mii'ava  i'edincanli  e  dolci<«simcqtialitìi  ne 
pianse  la  morie,  riferendo  il  n."i68  del 
Diario  di  Rnnin  deli<S)7,  l'esequie  so- 
lenni che  ^licekhrì)  nella  cattedrale  il  ca- 
pitolo coll'assistcnza  del  vescovo,  recitan- 
do l'orazione  iunel)tcilcau.Generoso]Mat- 
tei, ncllaqiiale  dottamente  ricordala  vita 
del  compianto  pre!ato,già  educalo  nel  col- 
legio tihurlino  de'gesuiti,  e  il  mollo  be- 
ne spirituale  da  lui  operato  anche  nella  sua 
pallia.  De' vescovi  tihurlini  della  mede- 
sima, ne  parlerò  nella  loro  serie.  Altri  il- 
luslri  che  si  distinsero  nelle  scienze,  let- 
tere, armi  e  onori,  sono  i  seguenti.  No- 
nio Marcello  famoso  grammatico  e  filo- 
sofo peripatetico  nel  secolo  Vl,scrisse /A- 
prnpiicl/i/c  sirmoiiuni.  Il  conte  Giovan- 
ni tli  Stefano  si  trovò  con  altri  personaggi 
in  Siena  quando  nel  i  172  il  legalo  del- 
l' imperatore  Federico  1  concesse  in  suo 
nome  a'vileibesi  confederali  di  Tivoli  il 
privilegio  del  vessillo  imperiale.  INIalleiic- 
cio  Masi  fu  barone  della  Scarpa  e  del  Ca- 
stel del  Lago,  e  maiitò  ima  (iglia  a  Or- 
sello  Orsini.  Adriano Monliineo  baronedi 
Colli,  Oiicola  e  Rocca  di  lìolle,  nel  pon- 
lilicato  d'Urbano  VI  era  couiandanle  in 
Cbpo  dall'armata  de'liburtini  contro  gli 
Orsini.  ÌSeli/p"^  fu  caviiliere  gei  o'^olimi- 
tano  litizio  Sola:  altri  tiburtini  liiiono  de- 
corati d'altri  insigni  ordini, come  dis. Laz- 
zaro di  Francia,  de'  ss.  Maurizio  e  Laz- 
zaro, di  s.  Sleliino  1  di  Toscana  ec.  Gio- 
vanni Grassi  avvocato  concistoriale,  (\.\ 
nel  1  43:;».  mio  de  eotnpilatori  del  3."  libro 
degli  sUiluli  libuitiiii.  Vincenzo  Anlonio 
Colonna  capilìino,per  servigi  prestali  col 
suo  valore  a  Slefano  Colonna  signore  di 
l'alestrinn,  venne  da  lui  inieudalo  d' una 
porzione  di  Coicollo.  Aniunio  de  Leoni 
avvocalo  concisloiiale  ,  lii  iiudiasciatoie 
pallio  nella  concordia  diesi  convenne  in 
Uuiiia  col  sdialo  a'2  giugno  i4tiH,  per  le 


T  I  V 
differenze  insorte  sulla  gabella  del  passo 
e  per  la  nomina  del  casUllano  della  Roc- 
ca. l'Inlonc  libiirlino  versnlissimo  nelle 
lingue  orientali,  tra(lu<>sc  in  latino  dal- 
l'arabo l'opera  dell'astrologo  Almazar, 
stampata  in  Venezia  neh  493,  come  pu- 
re alcune  opere  di  Tolomeo.  Le  notizie 
delle  sue  vei  sioni,  raccolte  dal  eli.  prin- 
cipe d.  biildassare  Roneompagno-Ludo- 
visi,  furono  da  esso  pubblicale  in  Roma 
nel  1854,  e  ne  die  contezza  la  Civiltà  ciil- 
tolicd.  1.'  serie,  l.  5,  p.  55 1,  celebrando 
Platone  qual  poliglotta  e  uno  de'piìi  cele- 
bri traduttori  italiani  del  secoloXllLDo- 
inenico  Konaiiguri  fu  eletto  conservatore 
di  Roma  e  s'imparentò  co  Cesarini.  \  in- 
cenzoLeonini, fratello  del  vescovoCamillo, 
sposò  Bartolomea  de  Medici  nipote  di  Leo- 
ne X,  che  lo  nominò  capitano  comandan- 
te delle  sue  guardie  del  corpo,  e  tale  era 
sotto  Clemente  \  Il  de  Medici,  allorché 
neH'aniiosaiitoi  59. 5 die  refezione  a  ?.ooo 
concittadini  nella  piazza  di  s.  Eusebio,  per 
essersi  portali  in  Roma  pel  giubileo.  Re- 
staurò la  chiesa  di  s.  Biagio,  ebbe  in  feu- 
do e  fu  barone  del  castello  di  Casape.  Fer- 
rante Massari  fu  inviato  pe'negozi  della 
regina  Dona  alla  corte  dell'  imperatore 
Carlo  V,  e  per  alliiri  della  duchessa  di  Bari 
e  del  duca  d'Amalfi  alla  dieta  dell'impero 
germanico:  fu  inoltre  uditore  generale  nel 
campo  per  la  guerra  tli  Haolo  IV,  e  luo- 
gotenente generale  del  canlinal  d'il-ste  nel 
governo  di  Tivoli.  Il  suo  figlio  Aless.iii- 
dro  bravo  guerriero  militò  in  Germania 
e  compose  il  CoiiijH'ii(lioiIvll\roiiii  iirh- 
della  cavalleria,  Venezia  iS^gg.  Lodo- 
vico Marescotli  valoroso  capitano  di  ca- 
valleria sotto  il  cardinal  Culoima  viceré 
di  ISiipoli.  Altro  prode  eapitano  di  d  Fa  - 
brizio  Colonna  fu  Angelo  l-'oiiuui.  (iiro- 
lanio  Croce,  marito  ih  'J'erenzia  figlia  di 
Roberto  Orsini  signore  di  Licenzji  e  Boc- 
ca (ìiovane,  fu  luogotenente  ilei  suddetlo 
Leonini  suo  zio.  Camillo  Marzi  marescial- 
lo di  l'rnneia.  e  governatore  generale  del- 
l'armi nello  sialo  di  I*'eriara  per  gli  F- 
slc.  Gio.  Domenico  Croce  luogotenente 


T  I  V 

generale  di  madama  Marglierila  d'  Au- 
stria dticliessa  di  Parma  nell'Abruzzo.  An- 
geloTeol)a!di  o  Tobaldi  lelteratissimo,  in- 
vialo da  d.  Virginio  Orsini  ambasciatore 
a  Carlo  Vili  re  di  Francia.  Di  tal  fami- 
glia vi  furono  di  versi  prodi  in  armi  e  nelle 
magistrature,  sotto  gli  Orsiui,  la  famiglia 
figurando  sino  dal  1 2  5o,e  nelle  guerre  se- 
guì la  parte  guelfa  con  armare  quantità 
d'uomiui  e  fino  a  4oo, contraria  ed  emula 
de'Cocanari. Tullio Brunelli,Gio.  Dome- 
nico Croce  e  Michelangelo  Cesari  furono 
capitani  di  s.  Pio  V  contro  i  turchi  e  vin- 
citori a  Lepantoj  per  aver  il  Cesari  fatto 
prodigi  di  valore,  Marc' Antonio  Colonna 
gli  conferì  a  vita  la  signoria  d'  Ardea.  A- 
gostino  Avvocati  fu  valoroso  luogotenen- 
ledelle  miliziedi  Gregorio  Xlll.  Lentolo 
de'Leutoli  per  l'imperatore  Ferdinando 
I  guerreggiò  con  valore  contro  i  turchi,  e 
fatto  prigioniero  il  padre  lo  riscattò  con 
5oo  ducati  d'oro:  Marc'Antonio  di  tal  fa- 
miglia, capitano  di  Ferdinando  IT,  mori 
valorosamente  nella  guerra  de'  3o  anni, 
lìarlolomeo  Sebastiani  valoroso  capitano 
nell'impresa  di  Parma  sotto  Giulio  111, 
di  cui  era  alHne  per  aver  sposato  una  No- 
bili. Sicinio  Sebastiani  dottissimo  giure- 
consulto, rinomato  per  le  difese  che  so- 
stenne pel  comune  contro  il  vescovo  car- 
dinale Toschi:  figura  la  sua  illustre  fami- 
glia fino  dal  1200  nella  storia  patria  a  cui 
die  molti  abili  magistrati,  e  si  estinse  con 
Francesca  Sebastiani  maritata  nel  i635 
a  Gio.  Francesco  LJulgarini.  Marc'Antonio 
Nicodemi  letterato  e  dottore  in  medicina, 
che  peli."  scrisse  la  Storia  di  Tivoli  in 
purgata  latinità,  impressa  nel  1 585  in  Ro- 
ma. Francesco  Golia  eccellente  pittore  e 
maestro  di  tal  arte  e  di  musica  in  patria, 
ove  morì  nel  1 5c)5:  altro  bravo  pittore  fu 
Girolamo  Colonna  Mengozzi,  ed  operò  nel 
palazzo  ducale  a  Venezia  e  nel  p.dazzo  Do- 
ria  a  Genova.  Orazio  Oliviei  i  eccellente 
aichiletto  idraulico,  che  inventò  gl'inge- 
gnosi giuochi  d'acqua  della  villa  d'Este, 
e  di  Belvedere  in  Frascati.  Troiano  Ciac- 
cia valoroso  militare  in  Francia,  comau- 


T  I  V  85 

dante  d'una  galera  di  Sisto  V  0  poi  capi- 
tano di  cavalleria:  ebbe  a  nipote  Ottavio 
luogotenente  delle  milizie  pontifìcie  e  ca- 
stellano d' Ascoli;e  Gio.  Antonio  della  stes- 
sa famiglia, capitano  cidi  battaglione  di  Ti- 
voli, per  Urbano  Vili  si  battè  valorosa- 
mente contro  il  duca  di  Parma, per  la  qual 
guerra  fu  pure  comandante  di  cavalleria 
Bernardino  Uoncetti.  Altro  capitano  co- 
mandante di  galera  di  Sisto  V  fu  Enea 
Croce.  Matteo  Mancini  letterato,  uditore 
e  segretario  di  Girolamo  Orsiui  generale 
di  s.  Chiesa  di  Paolo  III,  nell'assedio  di 
Perugia  che  negava  alcuni  tributi,  fu  in- 
viato dentro  della  città  per  capitolare,  e 
ne  combinò  la  resa  e  la  pace.  Mauro  l\Ia- 
cera  capitano  delle  milizie  in  viateda  Cle- 
mente VIII  iu  soccorso  dell'  imperatore 
RodolfoII,combattè  contro  i  liu'chi  e  s'im- 
padronì del  ricco  padiglione  del  gran  vi- 
sir, che  in  morte  lasciò  all'imperatore, e 
il  suo  militare  etjuipaggioa'suoi  amici  uf- 
fiziali,  segnatamente  all'alfiere  Giacoma 
Cocanari.IMililarono  valorosamente  nella 
dette  truppe  di  Clemente  Vili,  i  fratelli 
Pirro  marito  di  Porzia  Orsini  de'signori 
di  Licenza  e  Sabantonio;  nonché  Fulvio 
della  patrizia  famiglia  Briganti  Colonna, 
la  quale  si  crede  da  molli  scrittori  palrii 
proveniente  da  un  ramo  cadetto  de'  Go- 
lonnesidi  Palestrina,  e  figura  nella  storia 
di  Tivoli  sino  dal  1400  partifante  de'Co- 
lonnesi,  ed  i  cui  uomini  d'elevato  sapere 
e  autorità  nella  città  sempre  occuparono 
le  prirae  cariche.  Gio.  Maria  Zappi  lasciò 
mss.  Delle  Memorie  e  delle  cose  di  Ti' 
voli  ìirliSjG,  e  pregevoli  ne  sono  le  no- 
tizie. Tommaso iMingonedottissimo  in  fi- 
losofia e  medicina,  mditò  in  Ungheria,  e 
perciò  fu  fisico  e  consigliere  aulico  della 
corte  imperiale  di  Rodolfo  II  e  IMattia,  il 
I. "^avendolo  fatto  conle  palatino  cogli  e- 
stesi  inerenti  privilegi.  Antonio  delRegiu- 
reconsulto, autore  deAtiA/ilichilà  Tihiir- 
fi/ie,  capitolo  P  diviso  in  due  parti,  nel 
quale  si  descrivono  le  meraviglie  del  pa- 
lazzo e  giardino  della  famiglia  d'Èstc. 
nella  pai- Le  i."  Nella  1.^  si  pone  un  ri- 


66  T  I  V  r  1  \' 

strvtlf  tirigli  rtù/f  li  fidili  \iHiì  d'  Idria-  rAiiiciie  e  ne  !«i;iis>c  riici:iirnla  e  iuipoi- 
iiii.  iiuiiiiiiGi  i.  L'itileiu  sluria 'l'ilxiili-  laiiU- (.'/vi//t/«  </ llim  all'ult«<l)ie  i835,  non 
lui  Ui!>.  ilt-l  inede^iuiu  e  iulituhiUi,  Ih/lc  clic  (jualc  colialioi  aluic  dcllii  iiieinornn- 
iiiìtifliit,)  Tihiirtinc,  truiiiic  tal  cupilulu  ila  «ipcia  «lei  Calili»».  Il  coiicillailiiioFiaii- 
imn  111  iiiaistnin|ialiiesicunservniiclla  bi-  cei^cu  l'aimieri  ne  iliiistliò  il  Imuiilo  con 
bliulcca  UailuM'iiiì.  Fabio  Pelriicci  valcn-  alliUiiosec|)igrali,r(l  il  oov.ni  a  nij;. 'Flau- 
ti: in  anni  e  capilaim  al  servigio  veneto:  ci-sco  ile'  conti  Fabi  Montani  ne  |mbbli- 
Oio.  Battista  di  tal  laniiglia  In  autore  de'  co  la  biof^ralia  nel  Tilniino.  giornale  lo- 
Sliittfai^t'iniiii  iiniiuni,  Viterbo  i(i34.  niano.  Ailio  recente  ^Clitto^e  pali  io  InFi- 
I  di|)|)oCocanurilelleratuedotloreiniue-  lippo  Alosaiidio  Sebastiani  pel  /  ui^gio 
dicina  scrisse l'erndita opera, Z^<'i'/7///;/o-  tt.  2'i\'<iìi  (iiiIhIiÌxm'hhi  ciltt)  Idtino-siiht- 
diufiiilti  tiUjue  imuluinildlc  coijìoris  ita,  Foligno  1S28  con  rami,  opera  la  piìj 
riìiiMr\{ìfìtlti.  Coloiiiae  ìGrm.  Adriano  erudita  die  sia  stala  sci  ilta  su  di '1  ivoli, 
Oisinonili  capitano  d'Lrbano  Vili  di  sno  secondo  il  cuv.  Biili:;arini,  e  non  bcn7..i  ab- 
(1  dine  eresse  in  Cuiiiacclno  nuove  torli-  batoli  al  due  di  ^lbby:  ma  solo  clii  india 
fìcazioni.  Giacomo  Glarìa  per  innoccii/.o  fa,  non  liilla! 

X  fu  soprintendente  generale  dell'  anni  La  celebre  villa  d'Este posta  dentro  lu 
dello  stato  ecclesiastico,  e  dopo  molte  va-  città, lo  f'orniala  dal  cardinal  Ippolitod'E- 
loiose  imprese  divenne  castellaiiodi  Fer-  ste  il  giiiniore  de'diicki  regnanti  di  /•'(/- 
iara.  Mano  Mancini  Tu  agenti"  d'atìari  di  r<//v/,  comecliè  figlio  d'Allon>o  I  e  della 
»<in  principi  pies'.o  i  Papi. \  inccnzo  Man-  iàmosa  Lncri/ia  Borgia.  Dichiaralo  da 
cinj  dotto  giurisperito  e  autore  d  opere.  Giulio  III  governatore  di  Tivoli,  ne  pie- 
()ip.  Francesco  Bnlgarini  dutloie  in  am-  se  solenne  [)ossessu  nel  1  55o  con  isliaor- 
bo  le  leggi  e  uno  de'fondalori  della  colo-  diiiana  pompa  e  segiiitodi  aSugentiluo- 
nai  Sibillina,lccui  belle  produzioniin  pio-  mini,  tra'ipiali  80  titolali  e  alcuni  delle 
sa  e  III  vetbu  sono  iit'lìa  raccolta  de'poe-  prime  iaiiiigliir  d'  Italia,  oltre  un  eleltu 
incili  degli  arcadi  illu-ln  stampali  in  Ilo-  sUiolo  di  letleiati  e  dolli  in  ogni  scienza, 
inainl  1  ^aii  Misiemeagli  opuscoli  di  Fui  La  cillii  lo  accolse  con  sontuosissime  fe- 
vio  linganli  Colonna, altroconfoiidalore  ste,  e  l'alloggiò  neirantico  palazzo  inu 
della  colonia  arcadica.  Francesco  Aulo-  nicipale  ch'era  ov'è  presenlenicnle  <|nel- 
nio  Loili  compose  un  dramma  sul  mar-  lo  della  villa,  Il  cardinale  allettato  d.dla 
lino  (li  s.  SinforosaiStam-paloin  Koma  nel  delizia  della  posizione,  pensò  rendere  il 
17*57,  ed  a  sin;  spese  i'ilto  cantare  nella  luogo  piìi  iiiagni(ico,e  ili  ;iggiungervi  una 
chiesa  del  Gestii.  Giacomo  Lolli  scrisse  l'o-  villa  che  non  ■:i-des>e  ad  alcuna  delle  jiiti 
puiiculu,  Ti\'(>li  illiisli(il/i,  Uomai8i8  e  ;are  d'Furopai  divisauiento  cheefl'ettuù 
dedicato  a  Pio  VII,  che  l'avea  nominato  nel  suo  governo,  il  ipiale  durò  sino  alla 
guardia  nubile  insieme  a  4  "h''  tiburli-  morte  avvenuta  nel  1^71.  Con  ragguar 
ni:  Giegono  XVI  annoverò  a  tal  corpo  devole  somma  il  cardinale  acipiisto  una 
Lodoxico  bischi  Uiilgarini,  il  cui  [)adi'e  porzione  della  città  che  chiama  vasi  /  di- 
Si-ltiinio  avia  decoiaio  deli'  ordine  di  s.  le  j,'////J<7//<;  iiespianì»  lecasee  una  chic- 
le regurio  I,  e  l'inviò  in  Parigi  uH'arcive-  sa  dedicata  a  s.  Margherita,  e  rese  il  silo 
SCo\o  d'Aix  liernel  colla  notizia  del  car-  ch'era  nlpcNtre  in  parte  piano.  La  labbii- 
dinatatue  il  berrettino  ionso,  perciò  fatto  ca  del  palazzo  e  villa  ebbe  per  direltoie 
oliieiale  della  legione  d'onore.  Sante  il.'  rarchitetlo  l'ino  Ligorio,  e  tu  in  variali 
%  loia  ecrelienlc  autore  di  molle  opere,  ni  leiininalu  colla  sumina  diciica  un  mi- 
ilicui  poi  laiomenzione  delle  riguardanti  bone  ili  scudi.  De' suoi  .\  ingressi  il  più 
la  pallia,  ih  cui  iu  beneUicrilo  anche  co-  magnilìco  però  è  ipicllu  che  mette  alla 
me  »e|^ieluiio  dciramininislraziuuc  del-  blradadcl  Colle,  puichcallura  era  la  piiu- 


TI  V 

cipole  via  romana:  entrando  per  r|uesla 
parte  il  prospetto  della  villa  è  sorpren- 
dente, e  forse  unico  in  lai  geneic  per  la  sua 
grandezza.    Un    viale  lunghissimo  flan- 
clieggiato  da  cipressi,  il  di  cui  i  ."gruppo 
colla  prospettiva  fu  ed  è  il  soggetto  de' 
quadri  di  tanti  pittori,   ornato  da   tante 
varie  fontane,  da  sinimelriclie  gradinate 
per  ascendere  alla  parte  piìi  elevata  del- 
la villa,  neireminenza  delia  quale  sorge 
in  prospetto  il  palazzo  decorato  dn  doppio 
ordine  di  loggiato.  In  mezzo  del  piano  so- 
no 3  grandi  peschiere,  animate  dall'ac- 
qua che  a  sinistra  forma  sotto  il  loggiato 
dell'organo  una  graziosa  cascata.  Presso 
al  clivioè  la  fontana  della  girandola,  giuo- 
co d'acqua  raro  e  d'  un  elfetto  meravi- 
glioso,  fatta  costruire  dal  cardinal  Luigi 
d'Este.  Dicesi  anche  fontana  de  Draghi, 
perchè  il  cardinale  neliSyS  ricevè  Gre- 
gorio XIII  nella  villa  per  3  giorni,  nel- 
rultimo  de' quali  fece  improvvisamente 
sorgere  questa  fontana,  esprimente  nel 
Drago  la  sua  arma  della  famiglia  Bon- 
cumpagno,  restando  il  Papa  perlai  modo 
sorpreso  e  conlento  di  sillatto  omaggio, 
che  volle  conoscere  il  suddetto  ingegne- 
re Olivieri.  Gì  egorio  XIII  fu  licevulo  so- 
lennemente e  con  magniliche  feste  dalla 
città,  e  splendidamente  trattato  dal  car- 
dinale, avendo  (juesti  abbellito  gli  appar- 
tameuti  del  palazzo  con  parati  di  vellu- 
to verdeecreuiisino  con  guarnizioni  d'o- 
ro, non  che  fallo  innalzare  il  Ietto  pel 
Papa,  ornato  di  velluto  e  broccati  rica- 
mati d'oro  e  perle,  già  d'Enrico  II  redi 
Francia  valutato  20,000  scudi. In  tal  con- 
giuntura il  cardi  naie  donò  aGregorioXl  li 
la  villa  d'Este  di  Roma  sul  colle  Quiri- 
nale, ove  il  Papa  die  principio  al  Ptilaz- 
zo  apostolico  Quiriiinlc.  iialendo  si  rin- 
viene un  viale  luogo  palmi  600  e  largo 
16,  il  quale  dalla  parte  del  palazzo  è  or- 
nato tutto  d'aquile  e  gigli,  esprimenti  lo 
slemma  Estense,  che  con  altri  ornali  get- 
tano acqua  in  alto  da  diverse  parli, e  nel 
ricadere  formano  nuove  fontane  uel  pia- 
no inferiore, asceudcntl  iu  lutto  a  circa 


T  I  V  87 

3oo,  essendo   nelle  basi  bassorilievi  di 
stucco  rappresentanti  le  metamorfosi  di 
Ovidio,  quasi  tulledeperite  per  le  intem- 
perie e  per  le  acque  che  vi  hanno  forma- 
lo il  muschio.  Termina  questo  vialea  po- 
nente colla   prospettiva  d'  alcune  delle 
principali  fabbriche  dell'antica   Roma; 
cioè  sono  iu  piccoli  modelli  costruiti  di 
cemento,  il  Pantheon,  il  mausoleo  d'A- 
driano, quello  d'  Augusto,  il  Campido- 
glio e  altre  guaste  dal  tempo:  si  vede  il 
Tevere  col  ponte  trionfale,  Roma  seden- 
te circondata  di  trofei  e  la  lupa  che  al- 
latta i  suoi  fondatori.  Tutti  questi  edili- 
zi, chiamati  in  complesso  Roma  vecchia^ 
erano  adorni  di  bellissimi  giuochi  d'ac- 
([ua  oggi  del  tutto  perduti.  Ai  piano  sol- 
toposto  è  la  fontana  della  Civetta,  nella 
quale  erano  molti  scherzi  d'acqua  ben 
disposti,  e  uu  satiro  chea  forza  d'acqua 
suonava  un  istromento.  Sul  piano  delia 
medesima  si  vedevanosaltellare  sopra  di- 
versi arboscelli  alcuni  uccelletti  formali 
di  rame,  i  quali  cantavano  e  si  uiuovea- 
no  intorno  a  una  siu)ile  civetta,  il  lutto 
causato  artificiosamente  dal   veuto  pro- 
dotto dall'acqua,  ed  ora  è  perita  ogni  co- 
sa tolalmente.  Dalla  parte  opposta  del 
suddetto  viale  sta  il  rinomato  gran  fon- 
tanone    detto  dell'  Ovato,  chiamalo  dal 
Buonarroti  nei  contemplarlo,  la  regina 
dellefontane,ovesbocca  l'acquedolto  che 
dà  l'acqua  deli'Aniene  alla  villa,  per  co- 
struire il  quale  convenne  scavare  il  suo- 
lo della  città  sino  al  livello  del  fiume.  E' 
questo  ornato   di  4  smisurati   scogli  di 
tartaroal  naltuale,che  fonnano  uu  ujuu- 
licello  espiimente  l'Elicoua,  sul  quale  si 
vede  in  alto  l'  alato  ci  vai  io  Pegaseo  iu 
mezzo  a  un  boschetto  di  lauri,  a'  cui  pie- 
di scorrevano  in  bei  zau'piili  1'  acque  i- 
pocranie.  Al  di  sotto  sorge  una  porzio- 
ne d'acqua,  e  nel  prospetto  si  vede  la  fati- 
dica >ibilla  tibiutina  sedente,  e  alla  di  lei 
sinistra  è  uua  figura  rappresentante  Tivo- 
li. Più  sullo  laterali  sono  due  statue  gi- 
gantesche giacenti,  esprimenti  il  ceruleo 
Amene  e  il  rivo  dell'acque  Albule  che  ba- 


88  T  I  V  1  I  V  1 
gnnno  il  tcnllorlo,  dalle  qunli  spnrRano  %nole  chVnIi  in  questa  villn  prendesse  l'i- 
lacqiiccliecii'colarmcnte  da  un  hliiocn-  tlca  del  cahlello  incantato  d'  Armida  da 
dono  nell'I  p;rnn  conca  ovale  e  profonda,  Ini  niirahilmente  cantato),  IVIaniizio,  Gi- 
la  metà  tiolla  c|Uiilc  viene  occiipiita  da  nn  rartli,  Calcagnini,  Moicto,  Cavalcanti, 
nnibulacroclicf^ira  Sotto  le  rii|)i,  e  noi  niu-  \  a>;ari,e  in  tempi  posteriori  rnifeiice  KuU 
ro  di  esso  in  ajtpositi  lìncstioni  sono  sta-  vio  Tosti,  die  forse  v'  incominciò  il  suo 
tuediNajadiclie  versavano  acquanclgran  diauinia  (ic\W^ rsindn,  iìo\e  celebra  la 
recipiente  o  vasca,  nel  cui  mezzo  sorgono  virtù  di  Zenobia  morta  sui  colli  libur- 
delfini.  Nel  piazzale  avanti  (piesta  magni-  lini;  dramma  di  cui  manca  1'  ultimo  ai- 
fica  fontana  si  elevano  dal  mioIo  annosi  e  lo  per  morte  del  poeta.  IVel  7..°  piano  si 
singolari  platani  di  raniilicazione  impo-  ammirano  pitture  degli  stessi  Zuccari,e 
nente  e  bellissima.  Pel  viale  iliclraver-  ne'frcgi  deHiillime  camere  a  dritta  sono 
sa  im  delizioso  boschello  si  perviene  alla  pitture  del  non  men  celebre  Muziano  (di 
fontana  ove  fu  già  l'organo  idraulico,  die  cui  si  vede  il  ritratto),  come  le  belle  e  va- 
1)0  una  magnilica  facciata  in  mezzo  a  ve-  rie  figure  della  cappella.  Nella  galleria  a 
tosti  grandiO'«r[ilatani,ilqiial  sito  era  pie-  pianterreno  è  una  fontana  priva  d'acqua 
no  di  giuoclii  il'accpja.  L'organo  lo  tecc  colla  staluad'uiia  ninradormicnte,  all'iu- 
coslruire  il  cardinal  Luigi  da  un  fi  ance-  dietro  della  quaieè  in  scmirilievo  di  stiic- 
se  e  fu  il  I. "introdotto  in  Italia,  die  fatto  co  una  campagna  con  capanne,  il  lutto 
suonare  per  la  i.^  volta  alla  presenza  di  con  idea  bizzarra  e  buone  |>itture a  fresco 
Gregorio  XIII,  tanto  ne  presediletto  die  die  ne  ornano  il  rimanente.  Questa  su- 
piìi  volle  volle  sentirlo,  ma  ora  non  piìi  perbissima  villa  e  palazzo,  che  l' istesso 
esiste.  Molle  altre  fontane  e  ornali  si  ve-  carilinal  Ippolito  diirifnò  albergo  degno 
dono  sparsi  per  ogni  parte  della  villa,  di  di  cpialunquc  gian  [iriiicipe,  neliGao  si 
presente  senz'acqua  e  guaste.  Per  agevo-  trovava  quale  la  descrisse  al  duca  di  Mo- 
li e  doppie  cordonale,  coperte  e  (iancheg  delia  Cesare  d'L^ie,  il  cav.  Fulvio  Testi 
giale  da  spalliere  di  verdura,  si  giunge  al  con  lettera  riportata  dal  Vaihìylstnizio- 
gran  viale  sottoslanlc  al  maestoso  paiaz-  ///,  t.  4,p- 202.  Ecco  come  la  compendiò 
70  con  incom^ilcta  ficciata  ,  nel  (jualc  si  ilCancellieri  a  [i.  1  (Ì3della  IaIIciui  siili d- 
entra  per  doppia  «cala  nella  gran  sola  or-  tid  ili  Roiiìh.  »(»li  scherzi  dell'acqua  so- 
nata di  fontana.  Le  pilltire  a  fresco  del-  no  inliniti.  L'n  fiume  perpetuo  diviso  in 
J'apparlamenlo  sono  di  Federico  (il  ri-  mille  torrenti  è  giocondissimo  speltaco- 
fratto  del  quale  eseguilo  da  se  slesso,  sol.  lo  a  chi  passeggia.  Due  fontane  però  son 
to  lesembianzodiMeicnrio,coiroccliio  vi  quelle,  che  eccedono  la  meiaviglia.  Lna 
segue  ovunque  andate)  e  Taddeo  fratelli  ve  n'  ha  che  suona  un  organo,  e  a  voglia 
Ziicrari,edialti  i  valenti  [)ittoii,cioèVasa-  di  chi  'I  comanda,  viiria  concento.  Gli  a«» 
ri.  Tempesta  e  Muziano:  lappicsentaiio  lichi  non  ari  ivaronu  a  questa  iscpiisilez- 
falti  di  Tibuitosiilla  fondazioncdi'i  ivoli,  za  di  delizie;  né  seppero  far  mai  l'acipie 
V  annegamento  d'  Anio  che  die  il  nome  armoniose  (su  di  che  può  vedersi  l'  orli- 
d'Aniene  al  fiume  Pareiisio,  falli  d'I'Lrcolc  colo  OncANO,  poichi- ci  edesi  che  ili.°or- 
r.llusivi  ni  duca  l'ercole  II  padre  del  cardi-  gnno  fatto  in  Italia  fu  opera  d'un  fiancc- 
nal  Ippolito, fitti  Uìitologici  tra'qiiali  il  più  se),  ne  dar  lo  spirilo  all(M'ose  inseiiMhili. 
slimalo  è  il  convito  degli  Dei  ,  la  Sibilla  L'altra  imila  quell'ordigno,  fatto  di  raz- 
tiburlinn  Albunea,  Noè  coli' arca,  IMosè  zi.  che  si  chiama  girandola  (ilell'ocnoni- 
che  fi  scaturire  l'acfpio,  e  altre  vedute  e  mo  fuoco  nrlilìziale  parlai  nel  voi.  \,  p. 
prospettive  della  villa  stessa;  nell'ullima  icf>  CM>7»  ^'^  altrove),  e  che  nelle  feste 
ramerà  il 'IVmprsla  vi  dipinse  delle  belle  ed  allegrezze  de'grandi  è  solilo  rappre- 
cacce.  In  ipjcsta  stanza  scrissero  Tasso  (si  sciilaiki. L'acque luuiulluariaiuculekiriu* 


T  I  V  T  1  V                      89 

Ireccinno  e  si  raggirano.  Lo  strepito  non  zeli  mecìesimo  fu  spogliato  ilopo  lamor- 
è  diverso  da  quello, clic  fa  la  polveie,al-  te  dell'iiUimo  cardinale  (Rinaldo  senio- 
loia  die  scoppia.  L'ingegno  umano  ha  re  inori  nel  1672;  Rinaldo  giuniore,  nel 
sconvolto  gli  elemeoli,  ed  ha  saputo  al-  iGc) induca  di  Modena,  cessò  di  vivere  nel 
Iribuireall'acqua  gli  ellelli  del  fuoco.  For-  ijon).  Quindi  le  statue  migliori  furono 
se  il  genio  dc'principi  Estensi  comanda  al-  da  Ercole  III  del  1780  in  parte  venda- 
la natura,  e  alla  grandezza  dell'animo  lo-  te  e  in  parte  tras[)orlale  a  Modena,  ed  al- 
io ubbidiscono  queste  cause  seconde.  L'è-  cune  delle  piìi  pregevoli  si  ammirano  nei 
miciclo,  che  racchiude  la  gran  vasca,  su  musei  di  Roma,  specialmente  nel  Capito- 
di  cui  si  scaricano  vari  gettiti  d'acqua,  è  lino.  Andò  così  la  villa  poco  a  poco  iu  ab- 
■veramenteslupendo,lerminandocon  più  bandone,  e  solo  per  non  vederla  perire  il 
scogli  in  mezzo  a'quali  svolazza  il  cavai  magnanimoduca  Francesco  IV  la  restau- 
Pegaseo.  Succede  a  questo  il  viale  delle  rò  in  alcune  opere  di  soslruzioni,  laonde 
ICQ  fontane,  che  liniscecol  prospetto  del-  dichiaròNibby:Quantoessafu  undìsplea- 
l'antica  Romaje  nell'orizzonte  più  remo-  dida  euiagnilica,altrettanlooggi  èsqual- 
to  vedesi  in  lontananza  laverà  Komamo-  lida,  cadente  e  spogliata  d'  ogni  bellezza 
dcrna,  veduta  che  forse  non  ha  pari  al  artiflciale,se  vogliansi  eccettuare  i  cipres- 
mondo".  Di  più  si  vuole  che  il  magico  si, edi  platani  secolarichesembrano  pian- 
complesso  delle  deliziose  bellezze  della  vii-  geme  l'antico  splendore;  le  superstiti  pit- 
ia, ispirasse  al  celebre  poeta  Ariosto,  l'O-  ture  sono  languide,  e  i  monumenti  dei- 
mero  ferrarese,  gran  parte  del  suo  ini-  l'arte  antica  non  piùesistono.  Inoltre  giù- 
mortale  poema  dell'  Orlando  furioso,  stamente  osserva  il  cav.  Bulgarini,  che  i 
quando  in  sì  ameno  luogo  si  tratteneva  cardinali  d'Esle  non  solamente  arricchi- 
col  cardinal  fondatore  (altri  dicono  che  rono  Tivoli  d'una  villa,  che  fu  il  tipomo- 
l'Ariosto  fu  nel  luogo  prima  che  fosse  derno  dell'arte  del  giardinaggio,  special- 
costruita  la  villa).  Il  Muieto  non  solo  mente  facendo  rivivere  il  costume  di  col- 
celebrò  l'animo  grande  del  cardinale  nel-  locare  ne'giardini  statue  e  urne,  per  cui 
l'orazione  funebre  pronunziata  iu  Ti-  sarà  sempre  rinomata,  come  quella  d'A- 
voli, ma  ancora  la  villa  nella  quale  rin-  driano  per  le  più  remote  antichità;  ma 
novo  le  giandezze  delie  ville  auliche,  con  che  tali  porporati  furono  veri  benefalto- 
que'  versi  che  riporta  1'  Album  di  Ilo-  ri  per  la  città,  che  brillò  ne'Ioro  gover- 
ma,  1. 12,  p.  226.  Ivi  si  legge  ancora  lo  ni  d'un'opulenza  e  magnificenza  mai  più 
stato  presente  in  cui  è  ridotta  la  villa.  Im-  veduta.  Sino  a  tutto  il  secolo  passato  idu- 
perocchè  la  sontuosa  villa  d'Este  trovasi  chi  di  Modena  solevano  nominare  con  di- 
spogliata di  tulle  le  belle  statue,  il  cui  no-  ploma  un  soprintendente  e  direttore  della 
vero  in  uno  alla  descrizione  della  villa  si  loro  reale  delizia  di  Tivoli,  che  dipeudea 
legge  nel  cav,  Bulgarini,  di  cui  mi  vado  dal  consiglio  supremod'economia  di  quel- 
giovando;sonorovinatequasi  tutte  le  con-  la  corte:  godeva  i  privilegi  come  i  mini- 
dotlure  che  animavano  tante  fonti,  zam-  siri  d'esteri  sovrani,  venendo  deputati  a 
piUi  e  giuochi  d'acqua,  ed  il  palazzo  spo-  lai  carica  di  solo  onore  i  primari  geuti- 
glialo  di  qualunque  ornametito.  L'archi-  luomini  tiburtini;  la  villa  avea  leiranchi- 
tetto  Ligorio  d'ordine  del  cardinal  Ippo-  gie,  ed  ora  soltanto  ha  l'esenzioue  de'da- 
litoscavòla  villa  Adriana,  nefecela  pian-  zi.  Seguendo  il  cav.  Bulgarini  passerò  ad 
la  e  vi  eslrasse  delle  superbe  statue  au-  accennare  quanto  d' importante  trovasi 
tiche,  che  unite  ad  altre  trovate  iu  altri  nelle  inU^ressanti  strade  del  territorio  di 
scavi  e  in  gran  parte  nel  territorio  tibur-  Tivoli,  delle  altre  sue  ville  e  monumen- 
tino, con  bassorilievi  e  altri  marmi,  ser-  li  antichi, 
virouo  per  arricchire  la  villa  e  il  palaz-  Strada  di  (^uiatiliolo.  Fuori  la  por- 


9©                   r  I  V  T  I  V 

ta  s.  Augelli  n  tinislra  si  disloccA  la  pin-  nei  1827  si  tfovarono  fra  min  enti  di  pre- 
ccfole  v:n  di  Qiiinliliolo,  cosi  deiiomi-  ziosi  iiianiii.  La /^/.?wr/<i:/(i//c  q/ dcll'ac- 
naia  dalla  villa  di  (^iiiniillo  Varo,  della  cadecnia  di  Cuitonn  del  p.  Giu>L*ppe  Iloc- 
ancliL"  del'e  Casoalelie.  NeliSS"!  fu  fallo  Ci>\ oì^nlvallx. [iitornonlUt ^illtidìMtiri. 
il  piazzale  iu  ^el^icit°coloavanli  la  porla,  lio  f  uf)iscu,siio  sitoc  rìiagiii/irt'nze.dìn 
e  ii)cs>a  in  piano  laiilo  la  scesa  che  la  sa-  niolleiscrizioni di nito\'0 scopcrtcsiin  Ti- 
iilo,  e  di  faccia  alio  shocco  de'cunicoli  fti  »o//  neli  ySó.  Il  Nibby  quanto  all'ubica- 
iiinalznlu  dal  iiitiiiicipio  un  monunieiilo  zioneècontinrioaqtiella  soslcnula  daCa- 
in  forma  semicirculare  con  iscrizione  in  bral,  per  cui  la  dice  non  lungi  dalle  ca- 
niarnio,  rhe  ricorda  essere  sialo  ivi  (ite-  dnic  del  (iunie  e  dalla  visla  del  luco  di 
gnrio  X\  I  a  rliniiare  ih  ."sbocco  dell' A  -  Tdjurno.cdel  conlluenlodcH'Albulajcioè 
menedal  munleLatillo.  Dopo  due  nii;;lia  frn'inonli  Catillo  e  l'esJiiavalore,  prima 
va  cpiesla  strada  a  congiungersi  con  quella  del  rotuilorio  di  s.  Anlunio,  dove  i  topo- 
dell'Aquoriao  Acquoria.edèpralicaladai  ^lafi  liburtini  suppongono  il  bosco  di  Ti- 
forestieri  cheraiinoil  giro  riciilraiidu  ilal-  buiiio  e  la  villa  di  (Mainilo.  Dice  nncura, 
la  porla  «lei  Colle, onde  ammirare  la  gran  dover  cedercalla  sonliiosilà  di  que-la  vil- 
cadula  ilell'Anienr,  le  belle  Cascalelle,  e  la  il  primato,  le  altre  8  ville  di  \  opisco. 
le  altre  delle  tli  MfCenale,  che  si  forma-  Alla  pendice  del  dirimpetto  monte  sopra 
iiodall'acqnedcviale  dal  limile  peracque-  una  deliziosa  collinetta  si  pone  la  villa  del 
dotti  sotto  la  citlìi,  le  quali  dopo  aver  scr-  poeta  Catullo,  già  controversa  se  >ituata 
•vitoagliopiticii  scaricatisi  nellìume.E  qui  nel  Lazio  o  nella  Sabina.  Sui  ruderi  fu  lab- 
ancora  si  mirano  alcune  ville  antiche,  e  bucata  ia  chiesa  di  s.  Angelo  in  Piavola, 
l'aspello  pittoresco  che  |)resenta  la  citlà,  ch'c  il  nome  del  monte  soprastante:  i  ca- 
ed  i  sorprendenti  punii  di  vista  che  si  e-  nonici  della  cattedrale  neli36o  la  cede- 
stendono  sino  al  mare  formano  un  me-  reno  coil'annes^o  terreno  agli  Olivetani, 
ravighu^o  quadro.  Il  1  .'inonumcnlo  anli-  che  fabbricarono  il  moiia>leroe  pianluro- 
co  che  si  rinviene  per  (jucsla  via  a  sinistra  no  il  circonvicino  bell'oliveto,  e  vi  diino- 
e  la  villa  di  Manlio  \  opisco,  posta  ove  raroiio  in  comunità  sino  oltre  la  metàdel 
prcenlcraenlesi  vede  ilbaralrocircoslan-  passato  secolo,  venendo  allenata  la  chie- 
te  alla  grotta  di  Nettuno  formalo  dal  fìu-  sa  nel  1822.  Il  fonte  d'acqua  perl'ettissi- 
Dìe,  della  quale  Stazio  lasciò  una  magni-  n)n,  che  poco  di  sotto  sorge,  forma  abbe» 
lica  descrizione.  1  due  sontuosi  palazzi  con  veratoio,  e  vuoisi  che  poco  disianle  fosse- 
altre  delizie  in  ambe  le  rive  dell'Aniene,  ro  delle  tern>e  per  uso  medicinale.  La  val- 
eraiio  congiunti  da  magnitico[>onle:avea-  letl.i  intermedia  al  pcMidiodel  monte, chia- 
ro 3  ordinidi  stanze  con  travi  dorale,  fon  mata  Truglia,  si  crede  già  bosco  e /»rf/.v 
tane  e  bagni  ornali  di  grandi  slaliie  di  consagralo  <i  Tiburto  per  esservi  stato  tu- 
bronzo,  d'oro,  e  di  marmo  con  porte  d'a-  mulatu  e  poi  elevalo  tru'nunii.  Indi  s'in* 
vono,  e  con  pavimenti  falli  a  figure  com-  contrano  il  convento  e  la  chiesa  di  s.  Au- 
poste  di  pietre  [)re7iose;  ne'giardini  era-  Ionio,  sino  al  1  S08  de'frali  del  3."  ordine, 
no  deliziose -selve  con  fonti  e  peschiere  n-  e  n('li8i()  concessi  u'gisiiili.  Si  vogliono 
durile  di  pini  e  abeti,  ch'erano  vicini  alla  labbiioHli  sui  roderi  della  villa  d'Orazio, 
caduta  del  liume.  Né  mancuva  la  celebre  secondo  Cabrai, Del  ReeSebastiani,  meu- 
acqua  Marcia  che  lrapa>>uva  il  lìumecoii  Ire  le  altrui  contrarie  opinioni  le  ripor- 
coMtlotli  di  piombo,  e /am|>illava  in  (pia-  lai  superiormente,  massime  parlando  di 
ki  lolle  le  stanze  degli  eilifizi  viigamen-  Liccn/a  e  Rocca  Giovine.  La  strada  ha 
le  piltuiale.  Di  tante  sonluoxe  iàbbriche  per  basamento  il  gran  canale  tagliato  nel 
lioii  iimaiigonu  che  pochi  iutieri  dalla  sasso  dalla  pai  le  del  monte  che  conduce- 
pai  le  del  monte  Catillu,  ove  in  uno  scavo  va  l'acqua  dcll'Aiiiene  alle  villedi  quota 


T  I  V 

contrada  ,  il  cui  principale  imbocco  nei 
1  835  si  rinvenne  presso  quello  ile'cunico- 
)i  nel  sepolcrelo  poco  dislantc  dal  ponte 
antico.  Al  fine  della  via  lotabile  e  dopo 
breve  discesa  è  la  chiesa  della  [Madonna 
diQninliliolo  rinnovata  neh  7 65, così  de- 
nominata almeno  (In  dal  secolo  X  per- 
chè fabbricala  sopra  parte  delle  rovine 
della  villa  di  Quinlilio  Varo,  ove  sono  due 
eremiti  con  comoda  abitazione  in  custo- 
dia dell'antichissima  edivulas.  Immagi- 
ne dipinta  in  tavola,  venerala  qual  pio- 
telti  ice  delle  messi,  per  cui  viene  condot- 
ta con  solenne  processione  in  città  in  o- 
gni  I.' domenica  tli  maggio,  collocata  in 
bella  macchina  di  fino inlagliodoiata. Nel- 
l'ingresso alla  porta  della  città  viene  sa- 
lutala con  una  salva  dii5oo  e  più  mor- 
taretti di^iposli  a  ridosso  del  monte  Galli- 
lo, che  producono  un  ed'etlo  sorprenden- 
te agli  spettatori.  Si  reca  nella  cattedrale 
overestaespostasinoalla  1  .'domenicud'a- 
gosto,  in  che  viene  riooiidotla  nella  chiesa 
rurale  colla  medesima  processione,  e  per 
un  mese  continuo  accorrono  a  visitarla  i 
cittadini,  celebrandosi  solenne  festa  con 
indulgenza  plenaria  nel  giorno  della  Na- 
tività di  Maria.  Presso  la  chiesa  furono  se- 
polti 1 36  cadaveri  morti  di  cholera  nel- 
l'agosto esettembre  i  837.11  sitoscelto  per 
una  villa  non  poteva  ei^sere più  vagoepiìi 
deliziosOjSlandosul  pendio  del  monte  Pe- 
schiavatore,  donde  si  gode  una  ujagnifi- 
ca  veduta  della  campagna  romana  fino 
al  mare,  e  dirimpetto  (juella  del  clivo  ti- 
burti  no,  delleCasca  tei  le  e  degli  avanzi  im- 
ponenti del  tempio  d'Ercole, delti  volgar- 
mente della  villa  di  Mecenate.  Questa  sor- 
prendente veduta  è  forse  la  più  amena 
delsuolo  tiburtino.Alcum  l'atlribinscono 
a  quel  Quinlilio  Varo  canilano  d'Augu- 
sto, con  lauto  suo  dolore  scoiditto  in  Ger- 
mania da  Àrminio]  altri  al  creinonese  a 
cui  l'amico  Orazio  consiglia  di  piantare 
uu  vigneto  uel  suolo  diTiburto.Le  vesti- 
gia sono  vaste  e  presentano  la  costruzio- 
ne reticolata  e  laterizia,  e  gli  ornati  era- 
no ricchissimi  e  nobili.  Pirro  Ligurio  vi 


TIV  91 

rinvenne  bagni  e  stufe,  il  cardinal  Sforza 
musaici  bellissimi  di  fino  lavoro  e  pavi- 
menti di  pietre  preziose.  Di  queste  il  car- 
dinal Innocenzo  del  Monte  rilegalo  a  Ti- 
voli da  Pio  IV  ne  estrasse'più  di  20  some 
non  maggiori  d'un  palmo,  che  mostrava- 
no gemme  frammiste  a  vene  d'oro  e  ar- 
gento; indi  fitte  lavorare  a  foggia  di  tavo- 
lini, servirono  d'ornamento  a'primigabi- 
nelli  d'Europa  sollo  nome  di  hreccìadl 
T'ivoli.  Dipoi  ErcoleCiaccia  vi  scavò  sta- 
tue, busti,  termini,  basi, capitelli  e  colon- 
ne, una  delle  quali  piramidale  con  belle 
sculture;  altri  vi  trovarono  quantità  di 
medaglie  consolari  d'a'rgento,  e  statue  co- 
me un  Mercurio  e  due  Faimi  portate  nel 
museo  Valicano.  \'erso  tramontana,  po- 
co distante  dalla  villa  di  Quiulilio,  si  po- 
ne quella  di  Ventidio  Basso, nella  contra- 
da che  conserva  la  denominazione  di /irt.v- 
sio  /- rt.f.vz";  ha  3  ripiani  e  consimile  a  quel- 
la di  Quinlilio,  perciò  circa  que' tempi  de- 
v'essere stata  fabbricata,  e  prendeva  l'ac- 
qua da'suoi  acquedotti.  Le  mine  de'due 
piani  superiori  presentano  fabbriche  di 
considerazione,  segni  di  peschiere  e  orna- 
li schei'zevoli,specia!meiitedi  fontane.  Nel 
clivo  del  monte  a  sinistra  sotto  la  vdla  di 
Quinlilio  Varo,  poco  lungi  dall'Aniene  e 
rimpetto  alla  villa  di  iMecenale,  sono  a- 
vanzi  di  nobil  villa  e  ove  furono  scava- 
te alcune  piccole  sta  tue,  uu  Mercurio  fan- 
ciullo recato  al  museo  Vaticano,  ed  un 
pavimento  di  musaico.  Si  crede  la  villa 
di  Giulia  amala  da  Properzio,  ed  anche 
il  suosepolcio.  Strada dcllx'.  Foh'erìcrc, 
L'aulica  strada  llomann,  che  mette  alla 
città  per  la  porla  del  Gol  le  denominata 
delle  Polveriere,  si  distacca  presso  que- 
st'opificio con  un  ramo  ch'è  l'antica  via 
Tli)urtina,  nella  discesa  0  strada  ilell'A- 
quoria.  Passa  sopra  l'Anieiie  con  un  pon- 
te ili  legno  costruito  nel  1  83r),  sostituito 
con  lina  luce  al  precedente  di  duedislrut- 
to  daiTimpelo  dell'  acqua.  Transitato  il 
ponte  s'iuconlia  quello  detto  Ponticelli 
d'un  sol  arco  d'aulica  costruzione  e  fuise 
residuo  di  quello  ove  passava  la  via  Ti- 


9»  T  I  V 

burtinn.  A  destra  sì  vede  V  nhhondnnfe 
sorgciilt'  (leirnc(|un  aiiiea  tanto  decantii- 
ta  |)fi-  Id  sua  buiità,che  scorre  sollo  tal 
ponte  e  per  vari  canali  si  scarica  poco  di- 
stante nel  (iiime.Lastrad.i  cuiiddcealMon- 
le  Rotondo,  a  .Monticelli  e  l'aloniharn.  Ap- 
pena sortili  dalla  parte  del  Colle  a  destra 
si  vedono  grandiosi  rd)l>iicali,  opera  di 
reticolato  incerto  in  sasso  di  monte,  i  (pia- 
li-dagli  scritlcjri  tiburlini  si  vogliono  ap- 
partenuti alla  villa  di  Mecenate.  Altri  vi 
ravvisarono  un  foro  o  un  ginnasio;  Aib- 
I)y  gli  avanzi  d'un  tempio  d'Ercole, poi- 
cbè  3  lecnpli  dello  stesso  nurue  die  a  Ti- 
voli, e  Fea  nella  Miscellanea  sostenne 
essereivi  la  villadi  .Mecenate.  Questo  son- 
tuoso fabbricato  (juadrihitero,  posto  in  a- 
menissima  situazione,  lia  tn>  circuito  di 
2175  pii'di,  si  compone  di  docginiuli  so- 
prapposte spianale  aperte  verso  la  campa- 
gna romana  e  dagli  altri  lati  circondale 
da  edilìzi,  sorretti  dalla  parte  di  tramon- 
tana do  giganlesclie  sostruzioni,sulle  tpia- 
b  erano  vasti  apjiai  lamenti  con  ampi  por- 
tici; ed  acciocché  restasse  congiunto  stan- 
te l'antica  strada  die  lo  divideva,  sopra 
la  medesima  fu  costruita  ima  grandissi- 
ma volta  con  lucernari  tuttora  visibili. 
Prese  così  in  seguilo  d  no(ne  di  Porta  o- 
seura,  come  si  lia  ila  una  bolla  del  «178, 
e  da'6\»/^/«/c»^//7/ di  l'io  II,  diocnilo  che 
a  que'tempi  vi  si  depositavano  le  merci 
per  pagaie  il  dazio.  Il  Ligorio  opina  ave- 
re appai  tenuto  ad  Augusto  per  esseresta- 
lo  istituito  erede  da  Caio  Cilnio  Alecena- 
te.  Gli  avanzi  continuati  di  magnilìr.he 
fabhriche  clic  esistono  da  (pieslo  sito  si- 
no al  lem  j)io<r  Ercole,  in  oggi  duomo,  fi  li- 
no credere  che  fossero  congiunte  per  cn- 
niodo  dell'imperatore,  e  forse  egli  le  avrà 
innalzile  sì  sontuose.  Il  luogo  in  .soggior- 
no anche  di  altri  imperatori  ,  i;  servì  di 
slulio  a  Michelangelo  liuouirroli  e  Da- 
niele d.i  Vullerra.  Il  locale  forse  lino  al 
ftccoio  \  porlo  la  denominazione  di  fhi- 
lazzo  a/iti'rn,ci\  una  porzione  del  fibbri- 
calo  r  ridotta  ad  ollicine  di  ferrarie,  e  sa- 
rebbe desiderabile  si  olcudcisci'o  ad  iil- 


T  1  V 

tri  lavorine!  resto  del  locale  pel  suo  man* 
tenimento.  Abbiamo  tb  I'.  IManpiez,  //• 
lustrazione  della  villa  tfi  Mecenate  in 
Ti\'olif  Roma  1812  con  figure.  \el  bivio 
della  vecchia  strada  Romana  e  dell'anti- 
ca d'.\(pioria,  dentro  un  orto  trovasi  l'e- 
dilizio appellalo  dagli  sci  iltoii  il  tempio 
della  Tosse,  o  del  Sole  secondo  Si-bastia- 
ni,  nitri  un  sepolcro  della  genie  ToSsia,  e 
ISibby  forse  una  primitiva  chiesa  o  Trul- 
Inni,  com'è  indicato  nella  bolla  di  Bene- 
detto \  Il  del  978,  col  (juale  vocabolo  nei 
tempi  bassi  si  chiamarono   gii   edilìzi  di 
forma  rotonda  come  (picslo.  L'edilìzio  si 
trova  iu  buon  essere,  con  facciata  piana, 
inlernamente  rotondo  e  all'esterno  ottan- 
golare d'opera  mista  appartenente  a'pri- 
ini  secoli  della  decadenza  dell'arte.  Ila  S 
vani,  su  ciascuno de'quali  soiiovi  ampi  iì- 
iieslroni,  e  nel  mezzo  della  volta  un  oc- 
chio somigliante  a  quello  del  Panlheoa 
di  Roma  e  gira  palmi  240.  Si  deve  la  sua 
conservazione  all'essere  stato  convertito 
al  culto  divino,  e  si  veilono  ancora  pit- 
ture cristiane  del  secoloXII  I  segnatamen- 
te del  Salvatore,  e  della  Madonna  detta 
volgarmente  s.  Maria  della  Tosse,  chie- 
sa che  restò  profanata  nel  principio  del 
passato  secolo.  Pocodistante  si  vede  la  la- 
pide che  ricorda  come  neirimpcro  di  Co- 
stanzo e  Costante,  il  senato  e  popolo  ro- 
mano fecero  spianare  il  clivo  tiburtino, 
onde  la  strada  tu  detta  pure  Coslanzia- 
ua.  Deve  essere  slata  apei  ta  (piesta  via  pel 
[lonte  Lucano,  per  evitare  la  troppa  erta 
via  Tiburtina,  che  ora  vedesi  nella  scesa 
deir.\(pioria.  Nella  spiantala  degli  urti  a 
tramontana  sta  la  contrada  Paterno,  ove 
e  nelle  grandi  soslruzioni  si  pone  la  villa 
d'Ovinio  l'alerno  console  nel  207,  o  di 
nitro  Paterno  ricco  avaro  rammentato  da 
Marziale,  l'rinia  del  ponte  dell'Afpioria, 
prcrsso  la  slr<ida  nella  ru|ie  incavala  nel 
Info,  è  un  antr<}  artificiale,  che  ha  3  un:- 
cine  alle  a  cuiiUMiere  urne,  da'topogratì 
tiburlini  denominalo  il  tempio  del  Mon- 
du.ma  daNibby  credulo  un  se[)olcro  inco- 
gnito antico,  u  uno  di  quu'ljuli  antri  con- 


T  I  V 

sagrali  dogli  antichi alledivinità  rustiche 
tutelari  del  luogo.  Pel  taglio  fallo  alla  roc- 
cia nel  1889  per  avere  maleriali,  fu  tol- 
ta la  parete  auleriore  (lell'antrOj  ed  ora 
si  vede  scoperlo  sino  alla  volta.  Trapas- 
sato il  Ponlicelli  sul  canaledell'accpia  au- 
rea, il  rudere  di  sepolcro  autico  si  crede 
di  L.  Cellio  per  l'antica  denominazione 
del  ponle,  e  poco  distante  ir>  un  antro  si 
vuole  che  fosse  altro  sepolcro  della  fami- 
glia del  poeta  Marziale,  ch'ebbe  in  Tivo- 
li la  villa, odicjualchealtro Marziale. Nella 
pianura  di  Campolinipido  sono  gli  avanzi 
d'una  villa  che  si  attribuisce  a  M.  Lepido 
triumviro;  dopo  i  piantali  di  fabbriche 
di  sontuosissima  villa,più  avanti  nella  con- 
trada Cozzano  sono  gli  avanzi  della  villa 
creduta  di  Cocceio.  Successivamente  si 
trovano  i  ruderi  delle  ville  di  M.  IMesio; 
di  Miniano  o  Virgilianoovverodella  gen» 
te  Herennia  e  passato  alla  Malridia;  di  L. 
Munazìo  Fianco  nel   luogo  denominalo 
Colli  Farinelli  (seguendoNibby  ilcav.Bul- 
garini  ivi  credette  che  surse,  ma  il  d."^  Sta- 
nislao Viola,  nel  suo  eruditissimo  e  cri- 
tico, Tivoli  nel  decennio  dalla  deviazio- 
ne dell'yénie/ie  nelTraforo,cieàe  più  pro- 
babile determinarne  l'ubicazione  in  quel 
tratto  del  lerriloiiodi  Vicovaro,  ove  fu 
scoperto  il  bel  cippo  sepolcrale  della  sles- 
sa gente  Munazia);  e  di  altra  villa  inco- 
gnita nel  luogo  detto  grotte  di  Scalzaca- 
ne, e  nella  sommila  del  monte  è  il  castel- 
lo diruto  del  medio  evo,  chiamato  Sara- 
cinesco e  oggi  Castellaccio,  di  cui  parlai 
descrivendo  l'odierno  Saracinesco.  Stra- 
da delli  Reali.  L'attuale  via  provinciale 
trapassata  la  città  sorte  per  la  porla  s.  An- 
gelo, e  prende  la  denominazione  antichis- 
sima de'Reali  insieme  alla  contrada,  dal- 
la già  quivi  esistente  villa  di  .Sif.iceredi 
Nwnidia,  percorrendo  4  uiiglia  e  mezzo 
sino  al  territorio  di  Vicovaro.  Anticamen- 
te era  una  delle  principali  vie  consolari, 
che  principiava  da  Tivoli  e  si  chiamava 
Valeria  ,  estendendosi   sino  al  paese  dei 
iiiarsi.  Allorché  nel  i  835si  dilatòsutprin- 
cipio  (questa  strada  al  ridosso  del  moute, 


TI  V  93 

furono  scoperte  le  vestigia  della  chiesa  di 
S.  Leonardo  col  borgo  abbandonato  di  Go- 
stafracida, nella  quale  era  sino  dal  i388 
la  compagnia  di  s.  Fiocco,  e  l'altro  servi, 
va  di  lazzarello  in  tempo  di  peste.  Nella 
I. 'vigna  a  sinistra  è  un  antico  sepolcro  in 
forma  quadra, e  credesi  appartenere  a  Ca- 
tillo  fratello  di  Tiburto,  a  motivo  che  il 
soprastante  ponte  da  tempo  immemora- 
bile con  tal  nome  appellasi.  Nel  medesi- 
mo luogo  sono  molti  avanzi  d'antiche  fab- 
briche  creduli  della  villa  di  M.   Valerio 
IMassimo  che  coslrm  la  via  Valeria,  e  nel- 
lo scavo  del  i844  *'  rinvennero  sepolcre- 
ti con  cadaveri  e  alcuni  di  gigantesca  sta- 
tura. Al  confine  della  villa  si  trovò  l'an- 
tico ponle  Valerio  nella  rolla  del  i  826,  e 
dopo  ili  esso  e  la  piccola  chiesa  di  s.  Agne- 
se si  pone  la  villa  di  detto  Siface  fatto  pri- 
gione da  Scipione  Africano,  che  rilegato 
in  Alba  Fucense  e  di  là  a  Tibur  per  es- 
servi custodito  onde  servire  al  trionfo  del 
vincitore,  ivi  morì  e  fu  onorato  con  pub- 
blici funerali.  Prossima  a  lai  villa  si  di- 
ce esservi  stata  quella  di  B^austino,  e  pas- 
sato l'olivelo  Valera  le  sbstruzioni  retico- 
late sorre^"evano  le  terre  della  via  Vale- 
ria,  e  dentro  l'oliveto  trovossi  un  sepol- 
cro che  per  la  sua  magnificenza  si  attri- 
buì al  re  Siface.  Nel  sito  dello  Torliglia- 
no  o  Turpigliano  si  crede  fosse  la  villa 
di  C.  Turpilio  console  romano.  Ne'rude- 
ri  poco  distanti  si  vuole  riconoscere  la 
chiesa  eretta  da  Onorio  1  a  s.  Severino, 
circa  20  miglia  da  Roma.  A  quasi  3  mi- 
glia sopravia  sono  ruderi  reticolati  attri- 
buiii  alla  villa  di  M.  Cerio  Pedaso  liber- 
to d' A  ureliano;  al  tri  poco  distanti  con  con- 
serva d'acqua  a  volta  ricordano  la  villa 
di  T.  Sabidio,  forse  di  quella  famiglia,  il 
cui  cippo  fu  rinvenuto  nel  sepolcreto  pres- 
so i  cunicoli.  Più  oltre  sul  dorso  del  mon- 
te Rampino,  gli  avanzi  di  conserve  d'ac- 
qua si  credono  della  villa  di  Tito  IMarcio 
sacerdote  feciale,  il  sepolcro  del  quale  si 
ritiene  presso  il  ponte  di  Francia,  donde 
nel  1835  si  trassero  grandi  travertini,ebei 
pezzi  di  coruicioue  di  marmo  riposti  nel 


f)\  T  I  V  T  I  V 

museo  Vnticaiio.  Strddti  dell'  Aijtinrr-  linn  dì  Roma  miglia  L\iyjc\oi  pa^M  "-c) 
^nii.  l'i  ima  d'cnlraie  in  cillìi  la  sltaila  sotlcira  e  li\  sopra  sosliiizioiii ,  e  piti- 
pioviiiciale  dalla  porla  s.  Croce  volge  un  lava  43r)8  quinarie  d'acqua,  corrispun- 
tronco  per  le  niiira  vpiso  la  Rocca  e  pas-  dcndo  of>ni  quinaiia  circa  ad  un'  oncia 
seggiala  de 'Tunii'ni  lialll:llt■l;^lala  d'ai-  L'arcoclieaccuvalca  la  via  coiir^rossi  inn- 
Lerì  d'olmo,  e  va  sniu  u  p(jrlu  s.  (ìiDVati-  si  di  liifuèravan7odi  (piesl'accpiedolto.n 
i»i,ove  «liiila  2. 'porla  lolla  nel  I  84.1  [trin-  mai  chevolc  moniunenlo  che  cenila  ai?'- 
cipia  la  via  d'Aqiiai'fgna,  COSI  denomina-  anni  d'esislen/a.  Il  2.°  ncqnedotlo  fu  liit- 
la  sino  al  ponte  degli  Arci  snche  la  con-  lo  costruire  ilal  senato  romano  nel  ()ut> 
trada,  stante  i  regi  acquedotti  anliclii  che  di  Roma  e  i  f 6  anni  avanti  Cristo,  essen- 
la  traversano;  dicliiarala  consorziale  via  do  consoli  S.  Sulcipio  ("mlha  e  L.  Aure- 
Empnlitiina  nel  I  8.'i8in  memoria  cliecon-  lio  Colta,  per  opera  del  pretore  Q.  Mar- 
duccva  oll'anlica  Ì'iiijìuIuiii.  Il  ponte  del  cioRe,da| quale  [>rese nome  d'acqua  lArr- 
rivo  degli  Arci  fu  costruito  dal  marchese  ria,  la  |)iìi  [)regevole  e  solo  per  uso  di  he- 
Thcodoli,ed  in  esso  si  pescano  delicati  bar-  vanda  «le' romani  :ol  tre  ru[>era  degli  schid- 
l)i  e  rovigimni.  iVon  mollo  lungi  dalla  por-  vi,  vi  si  spesero  circa  2  1  n. 000  scudi.  A- 
ta  è  la  chiesa  della  ÌNhidoniia  della  Feb-  vea originesotto  Arsoli  da  tutiequelleac- 
Ijic  della  pure  dclT  Aipiairgna,  ovn  nel  que  che  scoi  lotio  presentemente  la  \alla- 
r  annesso  fabbricalo  dimoiarono  alcuni  la,  e  si  scaricano  nell'Aiiiene.  Percorreva 
religiosi  nel  secolo  XVI.  Poscia  s'iiicon-  sino  a  Roma  miglia  Gì  e  pnssi  y  10,  cioè 
trailo  i  ruileri  della  villa  della  genie  Co-  miglia  54  e  passi  a.jy  soUoterra,  6  mi- 
ponia  tiburtina,  celebre  per  uomini  illu-  gliaepassic)37  soprasoslruzioniiircuale.e 
stri.  Dopo  un  miglio  è  un  antico  sepolcro  passi  528  sopra  semplici  sostrnzinni,  por- 
rotondo  mollo  guasto  con  alli  i  ruderi,  al-  landò  un  volume  di  j6qo  quinarie  d'ac- 
Iribiiiti  al  sepolcro  e  villa  di  C.  Aufestio  qua.  L'actpu-dollo  fu  restauralo  ila  Au- 
Solere  medico.  Sino  agli  archi  degli  ac-  gusto,  Tito,  M.  Aurelio  e  Antonino  l'io, 
quedolti  vedonsii  ruderi  e  tracce  dell'an-  Pochiavanzinerestano.il  3.°ncquedollo 
tica  via,  e  neli83r)  si  trovarono  camere  è  dell'acqua  (7^/»f//V/.  cominciato  da  Ca- 
di Ijagni  lastricate.  Poco  prima  del  ponte  ligola  l'anno  Sy  di  nostra  era,  fu  compito 
degli  Arci  sono  visibili  i  graiuliosi  avanzi  lad  5o  diiirimpeialoreCl.iudiodacui  pre- 
de'4  niei  avigliosi  accpiedolli  roiniUii  che  se  il  nume.  Pigliava  l'actpia  presso  la  ter- 
assoibivanO  circa  la  meladcll'Aniene;  at-  rad'Agnsta  prima  di  Subiaco,  percorrev-i 
tiaversavanu  gran  parte  dell'agro  tibur-  sino  a  Roma  miglia  46  e  passi  qol).  cioè 
tino,  davano  ac(pia  alle  ville,e  furono  de-  miglia  3G  e  passi  23o  sotterra,  miglia  9 
scrini  da  Froniino,  avcnd(.ne  parlalo  in  e  passi  567  so|)ia  sostruzioni  arcuate,  e 
tanti  luoghi,  ed  a  Sunixro.  li  i  .'ac(piedol-  passi  (ioq  sopra  semplici  soslruzioni,  [lor- 
XoitVyliiiciic  I  Ci  iliii),  Lillo  cosli  uiiedal-  laudo. |(>(»7i]uinaried'ac(pia.L'ai(]uedol- 
la  repubblica  romana  ranno  481  di  Ro-  lo  tu  reslaurato  da  Vespasiano  e  Uomizia- 
ina  e  3y3  avanti  Cristo,  essendo  consoli  no.noucheda  PapaAdriano  i  percondur- 
S.  CaiMlìo  e  L.  Papirio,  col  denaro  lica-  ne  pai  te  al  RattisterioLateraiiense.  Cli  a- 
vato  dalle  piede  nella  guerra  cniilru  l'ir-  vauzi  sono  in  maggior  quanlilà  nel  suolo 
ro  re  il'I^piio,  per  cura  dediiiimviri  RI.  Iibuiliiio  e  meglio  coiinci  vali  degii  idlri, 
Curio  DiMitalo,  e  Q.  Fulvio  Fiacco  cui  indizio  che  fu  l'ullimo  a  restare  abbnn- 
fu  commessa  l'opera  dal  senato. Comincia-  «lunato.  Siammiia  un  magnifico  arco  al- 
va  a  prender  l'acipia  d.dl'Anicne  20  mi-  tissinio  dell'acipiedotlo  che  accavalca  In 
plia  distante  da  TìtoIì,  uve  giunto  forni-  vin,  il  «piale  fu  fuilificalu  con  mnramen- 
va  d'aifjoa  la  cillìi  con  una  diiamiizione;  li  e  porta  che  ne  chiudeva  il  passaggio, 
percui  rendo  in  tuttu  sino  alla  purtaFs(]ui  e  sopra  con  elevata  torre  ora  cudeulc,  u- 


T  I  V 

pera  da'tiburtini  nelle  guerre  delle  fazio- 
ni deh  389.  Contemporaneo  al  3.°  è  il  4° 
accjuedollo  chiamato  dell'. ■//z?V«ei\7/ov'0, 
cominciato  parimenti  da  Caligola  e  termi- 
nato da  Claudio.  Principiava  5  miglia  so- 
pra Snbiaco,  quindi  da  Traiano  accioccbè 
noenasse  l'acqua  pura, intorbidandosi  nel- 
le pioggie,  si  aprì  un  nuovo  speco  in  uno 
de' laghi  artificiali  sulla  villa  di  Nerone. 
Percorreva  sino  a  Roma  miglia  58  e  passi 
700,  cioè  miglia  496  passi  3oosoUerra,e 
miglia  9  epassi  4oo  sopra  soslruzioni  e  ar- 
chi, che  presso  Roma  per  6  miglia  e  pas- 
si 49  I  erano  alti  sino  a  piedi  r  09,  per  cui 
era  il  più  alto  di  tutti  gli  acquedotti,e  por- 
tava 4738  quinarie  d'acqua  11  3.°  e  il  4-° 
dei  discorsi  acquedotti  costarono  scudi 
1,387,500,  somma  tenue  in  proporzione 
della  gigantesca  opera,  che  non  sarebbe 
bastala  senza  l'impiego  di  tante  migliaia 
di  schiavi.  Claudio  assegnò  4^0  persone 
alla  sola  giornaliera  custodia  de'due  ac- 
quedotti dopo  averli  posti  in  attività.  Po- 
chi avanzi  sono  nel  territorio  liburtino 
àeW .4niene]Yiiovo,  rimirandosi  solo  i  ma- 
gnifici archi  die  attraversano  la  vallata 
degli  Arci  a  circa  3  miglia  dalla  città  [iro- 
Teniente  dal  monte  Monitola,  da'quali  è 
traforalo;  altri  se  ne  vedono  trapassalo  il 
pontea  sinistra  dell'acqua  Claudia  che  so- 
no i  più  alti,  i  minori  appartenendo  al- 
V Anienc  Feccliio,  e  da'  medesimi  tutta 
la  contrada  prese  la  denominazione  degli 
Arci.  Nella  sommità  del  nionticello  Mo- 
nitola si  vedono  gli  avanzi  d'una  chiesa 
e  monastero  sopra  rovine  più  antiche,  che 
si  credono  d'im  caslello  de'  bassi  lempi 
dipendenteda  Tivoli.  Poco  lungi  dal  dor- 
so del  monte  Affliano  si  vedono  le  rovi- 
ne della  villa  di  Patrono  liherte  di  Co- 
modo, e  poco  lunge  fljrs'anclie  gli  avanzi 
del  suo  sepolcro,  ove  si  tiovarono  belli 
frammenti  di  statue  (il  d."^  Stanislao  Vio- 
la non  conviene  che  Patrono  fosse  noiìie 
proprio,  per  quanto  riferisce  a  p.  235  e 
seg.).  Nei  luogo  detto  Ammollaoci  si  po- 
ne la  villa  di  Attico,  e  dopo  un  miglio  i 
ruderi  della  villa  di  Fiacco  Acdio,  nel  si- 


T  I  V  9Ò; 

to  chiamato  Forca  di  Flaccia.  Strada  di 
Calciano.  Sortendo  la  porla  s.  Croce  si 
percorre  un  tratto  della  via  provinciale 
ui  piano,  e  all'incominciar  dalla  discesa  a 
sinistra  presso  l'icona  della  Madonna  del 
Serpente  si  distacca  la  strada  di  Carciano, 
così  denominata  anche  la  contrada  forse 
per  corruzione  di  Caxsiaiuiin  c\\iiPt^Gi\  nel 
secolo  Xdalla  sontuosa  villa  di  Cassio,  ov- 
vero dal  nome  antico  di  Ardano  p''gli 
Arci  o  acquedotti  che  vi  passano,  ed  in 
fatti  poco  distante  perciò  vi  è  il  luogo 
detto  degli  Arcinelli,  e  poi  la  valle  de- 
gli Arci  o  Arcese,come  dirò;  amena  pas- 
seggiata in  piano,  la  quale  estendesi  nel 
nie7zo  di  belli  oliveti  sino  a  Geiicoraio. 
godendosi  la  vista  variata  e  deliziosissi- 
ma della  pianura  romana.  A  sinistra  po- 
co distante  dalla  porta  si  vede  la  chie- 
sa della  Madonna  dell'  Olivo,  costruita 
nel  1021  dalla  nobile  flimiglia  Leonini, 
custodita  da  un  romito. Contiguo  è  l'ame- 
nissimo  palazzo  di  villeggialura  con  vil- 
letta della  principesca  famiglia  Sanlacio- 
ce  ,  avanti  del  quale  \\n  semicircolo  con 
sedili  serve  per  dilellevole  veduta  della 
sottoposta  campagna.  Da  presso  si  mira 
il  grandioso  e  bellissimo  f  djhricalo  di  vil- 
leggiatura del  romano  Collegio  de  Noììi- 
//(del  cui  stalo  attuale  feci  parola  nel  voi. 
LXIV,  p.  9,  i3,  16  e  2  i),  innalzato  dai 
gesuiti  nel  1  729,  ove  alloggiarono  Leone 
XII  nel  1826,  Gregorio  XVI  neh  834  e 
1845,  e  Pio  IX  neh84<>.  Vicino  e  den- 
tro il  medesimo  esiste  un  tratto  dell'ac- 
quedotto Claudio  che  serve  di  grotta.  Al- 
la pendice  del  monte  Ripoli  sono  i  cap- 
puccini, enei  mezzo  di  esso  era  la  magni- 
fica villa  Puibelli  che  gli  die  nome, poi  cor- 
rotto in  R.ipoli.  Procedendo  per  la  stra- 
da Cassiana  si  trova  altra  veduta  con  se- 
dili del  vastissimo  panorama  della  cam- 
pagna romana,  e  la  chieda  di  s.  Maria  di 
Carciano  eretta  da'Gismondi  e  custodita 
da  un  eremita.  Soprastante  a  sinistra  del- 
la via  è  il  bel  casino  deliziosissimo  di  vil- 
leggiatura del  duca  Braschi,  con  annessi 
ameoi  viali,  orli  e  oliveti,  ov'è  un  buon 


cjG  T  I  V 

tratto  dell' ncqiicilnlto  Claudio.  I  gesuiti 
nulifinf)  rnc<]iiisliirono  dii'St-bnslinni,  e 
nel  I  7S  I  pasMt  ili  potere  del  duca.  l*j  vi- 
cino rnllio  delizìo<>issimo  ciisìno  Saleiiio, 
COM  dello  perchè  il  cardinal  Salerno  lo 
fece  costruite  ne'primi  del  secolo decui su 
per  villeggiatura  sua  e  poi  del  collegio  j^re- 
co  di  Roma,  che  riunito  a  (|uello  urbano 
vi  si  recnrono  un  tempo  a  viilei^giare  ;^li 
ahiuni  ile'  collegi  greco  ed  urbano,  dal 
quale  nel  1  H4'-  passò  ni  collegio  irlandese, 
i  cui  alunni  ivi  si  portano  a  villeggiare, 
come  dissi  nel  voi.  XIV, p.aSa. Sotto  la 
strada  si  aniinira  la  inaguilica  villa,  che 
vuoisi  giìi  di  Caio  Cassio  Longino  (uno 
de'principali  congiurati  uccisori  diG.Ce- 
sare)a  3  gr.iiuli  1  i[);ani,clieconteneva  fon- 
ti, peschiere,  lemp.o  e  teatro  con  portici 
di  colonne  d'  ordine  toscano.  Gli  avanzi 
de'fabbricali  fìironoin  parleabbaltuti  per 
prender  materiali  oiiile  edificare  il  semi- 
nario romano,  ed  i  casini  ora  IJraschi  e 
Salerno,  ^egli  scavi  si  trovarono  statue, 
colonne  e  altri  fini  marmi,  non  però  A- 
polloe  le  Muse  scavale  nella  villa  di  Ibu- 
lo,  come  avverte  il  cav.  IJulgarini.  Prin- 
cipali scavatori  furono,  il  carilinal  Ferdi- 
nanilo  ileiNledici  poi  granduca  di  Tosca- 
na, l'arcivescovo  di  Siena  Banilim  l'icco- 
lomini,  i  rpiali  vi  trovarono  eccellenti  sta- 
tueche  ailornano  il  museo  l'io-Clementi  • 
nOjcioè  una  Pallade,un  Dacco,  l'erme  pre- 
ziose d' Insellino  e  d'Antisleiie,  di  l'ericlee 
d'Anacreonle,  di  Periandro,  di  Taletecdi 
Pitlaco.  So!  lo  il  casino  Salerno  è  un  sepcjl- 
croìii  grolla  scavata  nel  uionle,  eniro  la 
quale  furono  trovale  4  urne  rozze,  ed  a- 
vaiizi  degli  acfpiedutti  Amene  Vecchio  e 
Claudio.  In  fine  alla  [liccolu  discesa  si  tro- 
va la  chiesuola  della  INbidonna  delta  del 
p.  I\licliele  per  averla  nel  1  (xyj.  cosi  mila 
il  gesuita  p.  IMichele  Sanlelli  pel  novizia- 
to di  Roma.  Poco  distante  è  un  gran  re- 
cinto di  fabbriche  mitiche,  ritenuto  ima 
gran  piscina  lunaria  dell'acqua  Claudia, 
ed  un  castello  di  divisione  per  dare  l'ac- 
(|ua  alle  s(jtloposle  ville,  ed  il  Sebasliani 
credè  li'uvurvi  lu  villa  di  Zeuubiu  regina 


T  1  V 

di  Palmira.  Proseguendola  (tracio  si  per- 
viene ad  un  semicirculo  con  sedili,  e  poco 
al  (Il  sotto  la  villa  diM.Ijiutuil  giurista, 
padre  di  Af  Rruto  l'oratore,  asceiulenli  di 
ipiello  che  pugnali)  Cesare  unito  a  Cassio. 
Per  la  prossimità  delle  due  ville  credule 
di  Cassio  e  bruto,  si  dice  [irobabilc  da  Del 
Re  e  dal  Marzi,  che  forse  in  esse  fosse 
ordita  la  congiura  contro  il  dittatore.  La 
costruzione  della  villa  è  a  3  grandi  ripia- 
ni con  beliissime  sostruzioiii  di  reticola- 
to in  pietra  di  monte:  racchiudeva  ma- 
gnifiche fabbriche,  nc(|uedolli,fontaue, pe- 
schiere, ed  un  superbo  museo  tutto  scel- 
topers'i  sa[)ieiili  padroni. Vi  si  trovarono 
quelle  statue  e  erme  enumerate  dtd  cav. 
Rulgarini,  e  acquistate  dal  museo  Valica- 
no e  da  altri,  come  Apollo  Citaredo  e  7 
Muse  rotte  in  più  parti, poi  fu  trovata  l'S.' 
musa  Urania,  la  r).'  Euterpe  rinvenendo- 
si nel  palazzo  Lanccllotti  di  Roma;  non 
che  diverse  statue  egizie  di  marmo  nero 
e  un  bellissimo  coccodrillo  di  paragone. 
Presso  tpjesla  villa  apparisce  un  trallodel- 
r  ac(|ucdotlo  antico  dell'  acqua  Marcia. 
Proseguendoollreal  luogo  ilello  Arcinel- 
li, stante  gli  archi  de'condolli,e  discenden- 
do per  gli  oli  veli  si  trovano  grandiosi  a- 
vanzi  di  rovine,  denominali  Traianello  e 
creduli  della  villa  di  Traiano.  Cuntinuau- 
do  la  via  Cassiano,  circa  il  3."  miglio  s'in- 
contrano i  ruderi  della  villa  di  T.  li.  Ru- 
biio  Superstite.  Il  monte  che  la  sovrasta 
chiamasi  Calvo  e  comunemenle  Spaccato 
per  ducaperlure  alla  Nommil.i,  che  la  po- 
polare tradizione  dice  avvenute  alla  mor- 
ie del  Redentore,  l'rossiiuo  è  il  monte  .M- 
iliano,  il  piìialto  di  questa  contrada,  nel- 
la cui  sommità  fu  fabbricato  un  tempio 
alla  dea  Hona,  poi  convertilo  in  chiesa  di 
s.  .Abcliele  arcangelo  dello  in  valle  Arce- 
se,  ed  annesso  vi  lu  edilicato  un  monaste- 
ro da'cisterciensi.che  passalo  nel  1  3  1  8  al- 
le monache  di  s.  Lorenzo  in  Pane  e  Pcr- 
na  restò  col  tempo  abbandonato.  Piìi  ol- 
tre prossima  alla  stradti  si  trova  una  pe 
schiera  circolare, con  molli  ruileri  d'anti- 
ca villa  che  si  allnbuisce  a  Fosco,  pe'iiio 


T  I  V 

numeriti  rinvenuli,  e  la  statua  del  Tri- 
tone che  si  ammira  nel  luuseo  Vaticano. 
Sotloslaule  trovasi  la  conlratla  Pussia- 
no,  nome  corrotto  della  villa  Biissiana, 
e  nella  quale  eravi  il  tempio  di  Proserpi- 
na  fiussiana.  Verso  il  termine  del  terri- 
torio a  sinistra  sono  due  sepolcri  o  co- 
lombari incavati  nel  masso  con  piccole  ol- 
le di  terra  cotta  incassate  nel  muro,  nelle 
quali  è  tradizione  che  vi  fossero  trovati 
oggetti  preziosi,  e  perciò  sogliono  chia- 
marsi il  tesoro. 

Strada  Romana  e  Pedumentana.  La 
principale  strada  che  attraversa  il  tibur- 
tino  territorio  è  la  provinciale.  Il  tronco 
che  entra  dall'agro  Romano  a  Martello- 
nesinoaTivoli  conta  miglia  6  e  mezzo  cir- 
ca, e  anticamente  appellavasi  via  Tibur- 
tina ,  avendo  principio  dalla  porta  Vi- 
minale, oggi  Porta  s.  Lorenzo  fuori  le 
mura,  e  termine  a  Tibur  ,  vedendosene 
vestigia  prima  edopo  passalo  il  canaledel- 
V  acqua  solfurea,  tracciata  sino  al  ponte 
Lucano  sopra  sedimenti  di  detta  acqua. 
Al  presente  viene  denominata  strada  Ro- 
mana  sino  a'  due  depositi ,  che  dividono 
la  nuova  dalla  vecchia,  detta  delle  Polve- 
riere. Nella  circostanza  che  Pio  \  1  tran- 
sitò da  Tivoli  per  andare  a  Subiaco,  dal 
municipio  fu  aperto  il  nuovo  tratto  no- 
minato via  Rraschia,  come  leggesi  in  detti 
depositi,  e  si  fece  congiungere  colla  stra- 
da di  s.  Marco,  così  denominata  per  una 
chiesa  diruta  ove  presentemente  è  l'ico- 
na. Fu  anteriormente  detta  via  Peretta, 
perchè  riattata  dal  cardinal  nipote  di  Si- 
sto V,  sopra  un'antica  che  vuoisi  fatta  dal- 
l'imperatore Adriano  onde  accedere  dalla 
sua  villa  in  città.  Cosi  fu  agevolata  la  sa- 
lita e  resa  l'entrata  in  città  più  gradevole 
per  la  porta  s.  Croce,  ma  si  dUungòdi  cir- 
ca un  miglio  e  mezzo  dall'abbandonata. 
Al  fluedel  nuovo  tagliodella  via  Rraschia 
le  vie  che  vengono  dalla  ci  ttà, dette  delTar- 
laro  e  Piagge,  poco  prima  di  questo  punto 
venendo  a  contatto  si  uniscono  sboccan- 
do in  un  sol  ramo  nella  provinciale;  tra- 
versala la  quale,  uuovameute  si  divido- 

VOL.   LXXVI. 


TIV  97 

no  in  due,  la  sinistra  conduce  alla  villa  A- 
driana,  la  destra  si  congiunge  colla  stra- 
da consorziale  Pedumentana, tale  dichia- 
rala neli837,e  così  chiamala  perchècou- 
tluceva  all'antica  Pccluìn,  Da  Tivoli  al- 
l'osteria delle  Capanuelle,  coolìue  del  ter- 
ritorio, sono  per  questa  parte  miglia  4- 
Sorlili  dalla  porta  s.  Croce,  sotto  il  con- 
vento de'francescani  si  trovano  molti  ru- 
deri antichi,  creduti  la  villa  esepolcro  del- 
la gente  LcHia.  Più  oltre  moltissimi  rude- 
ri di  grandiosa  villa  si  reputano  di  quella 
di  Crispo  Sallustio  storico  romano  e  già 
di  Giulio  Cesare,  che  eslendevasi  al  luo- 
go detto  Magnano,  ove  un  recinto  di  mu- 
ri anlichi  servì  di  sepolcro  agli  ebrei  dal 
i4^3  sinché  in  Tivoli  dimorarono  io  per- 
messa riunione.Nella  scesa  della  strada  ro- 
mana in  luogo  detto  s.  Marco  sonovi  a- 
vanzi  di  grandiosa  villa  attribuita  a  Pu- 
blio Taplio  Capitone.  Sul  Unire  della  di- 
scesa la  vasta  contrada  Pisoni  contiene  gli 
sparsi  ruderi  della  magnifica  villa  di  Gneo 
Pisone,  che  forse  gli  portò  in  dote  la  fa- 
mosa tiburtina  Plancina  Munazia,  dove 
tra  le  cose  trovate  il  cav.  Azara  ministro 
diSpagna  vi  scavò  l'unica  statua  di  Britan- 
nico ei6  teste  di  filosofi  e  poeti  greci, ri- 
poste nella  biblioteca  reale  di  Madrid,  non 
che  il  singoiar  ritratto  d'Alessandro  Ma- 
gno ora  nel  museo  Vaticano.  Contigua  al- 
la villa de'Pisoni  verso  mezzogiorno  e  cir- 
ca due  miglia  da  Tivoli  si  trova  la  tanto 
famigerata  e  vastissima  villa  dell'  impe- 
ratore Elio  Adriano, il  cjuale  nel  costruirla 
ebbe  in  animo  di  ricordarsi  delleprovin- 
eie  visitate  da  luioellelunghissimesue  pe- 
regrinazioni per  tutto  l'impero  romano, 
e  sopra  tutto  de'luoghi  e  degli  edifizi  che 
maggiormente  lo  a  veano  colpito.  Non  pa- 
go di  farvi  rappresentare  quello  che  avea 
veduto  di  più  cospicuo,  di  ciò  che  neces- 
sariamente si  univa  ad  una  residenza  im- 
periale, come  palazzo,  terme,  luoghi  di 
spettacoli  e  di  studio,  e  quartieri  pe'sol- 
dati,  volle  perfino  etTigiarvi  i  luoghi  del- 
la vita  futura,  secondo  le  descrizioni  de' 
poeti.  Colla  vastità  del  concetto  di  questa 
7 


98  7  \y  11  \ 

moli'  l'oi  leiilo«a  nccoi  dossi  la  Sf|iiisìlc77n  va  a  opera  reticolala  ili  liifbcon  lignmpnii 
di  gtislo,cla  Kr<nluosilà  degli  01  nniiunli,  di  iDalloiiì  ,  ed  nuche  dclln  >lc&s<i  pietra 
e  s(i|)ia  Inlto  lu  |ii(jlusiunc  di  staine  e  di  lnvoiat.'iesijiiadrulaesHltoun-iile.  Lfniu- 
|iil((ue.  Giace  la  villa  sopro  min  collina  n  rn  cos'i  coslriiilecianoiiituiiaciile  di  grossi 
ftlrnli  ili  tufo  vidcniiicuc  po/zolaiia  a  vari  stinti  di  stucco,  ricopertu  da  fino  sitalo 
ripiani,  parie  naturali  e  parte  uiUTatti,  di  calcina  con  polvere  di  ninrino  a  vari 
in  una  circonfcreiun  di  G  tnii;lia.  Lii  ng-  colmi.  La  aia^'gior  parie  degli  edilìzi  c- 
grcgalo  sì  ampio  di  laiili  edilìzi  sendtra  runo  a  volta  tutta  piena,  ricoperti  di  la- 
più  lina  grande  città, clic  un  di|)orlo  sub-  strici  battuti  o  di  gran  legoloni  e  canali, 
urbano,  benclicd'un  iniptratorc  roma-  I  paNiinentierniio  la  maggior  parledi  inu- 
no.  non  ricoiiosccnd()>'eiu:  altro  disìgran-  saici  in  pietin  di  colmi  divcisi,  tia'quali 
de  vastità  e  magiiilìcci)7a.  per  cui  in<|iial-  molli  lìnÌKsiaii  operati  a  veduta,  altri  In- 
cile tempo  fu  da  n>olti  ibiamato  Th'oli  stricati  di  lini  marmi  colorati,  de'  quali 
xicchio.  quasi  die  ivi  fosse  l'antica  città,  n'erano  incrostate  le  pareli  di  molti  tem- 
L'eievate7.zndcl  suolo  della  villa  dalla  con-  pli  e  carnei  e.  Fa  veramente  stupire  il  con- 
finante estesa  piannia  romana,  rende  la  sidernie  clic  quantità  d'uomini  e  d'abili 
visuale  da  questi  fabbricali  per  ogni  pai  te  artisti  sieiio  (■ccor^i  persi  grandissimo  In- 
nmcnissima;  1'  aria  eccellenle,  ed  ancora  vero  ,  avuti  a  calcolo  anche  i  molteplici 
pussabiimcnte  buona  noli'  estate.  II  Irò-  porticati  di  colonne,  ornati  d'ogni  specie 
vnrsi  nel  niedesiaio  lerieno  il  tufo  difab-  e  statue,  il  tutto  di  fini  marmi.  A  lutto- 
brica,  eccellente  pcjzzijlana  per  cemento,  ciò  aggiungasi  il  travaglio  infinito  occorso 
i  monti  vicini  di  jiìelia  calcarea  per  fbr-  onde  traforare  il  Inln. pei  tnnli  ncrpiedolli 
mar  calce,  e  l'accpie  pei  impostai  In  e  per  e  tante  gaileiie  tla  [ione  in  coinuiiicazio 
servizio  della  villa,  il  fiume  navigabile  a  ne  per  vie  sollerranee  di  più  mig'ia  tutti 
poca  distanza  pel  trasporto  de'  preziosi  gì'  immensi  edilizi  di  sì  slerminala  villa, 
marmi,  du\è  contribuire  alla  scella  falla  Ma  btevefu  Indurala  di  (pieNt'impuiicnIe 
da  Adriano  di  questa  località,  che  potè  riuiiìonedi  (pianto  le  ni  ti  più  bebé  nel  lo 
COSI  disporre  di  quante  migliaia  d'  uomi-  ro  aureo  secolo  seppero  eseguire  e  iuiiln- 
ni  e  artisti  volle,  [)er  ultimare  sì  im  cuensn  re  dalla  Grecia,  Asia  eEgillo,  sotto  la  vo- 
villa  in  pochi  anni  (per  tulli  i  nominali  lonlàif  un  Cesare  mnestrod'ognunn  delle 
prodotti  naturali  del  lei  ritorio  di  Tivoli  3  arti  del  disegno  (senza  trascurare  per 
faciimenle  si  potrebbe  accrescere  l'orna-  questo  l'amministrazione  civile  e  militare 
mento  del  f.ibbricalo  della  città  con  l'è-  che  rionlinii),  che  volle  riunire  (juanto  di 
re7i(ine  di  eleganti  palazzi  e  d'un  miglio-  meraviglioso  sparso  nveano  per  lullo  il 
re  episcopio,  ponile  osservò  Maiocco.che  inouilo.  Dice  pcilanlo  Nibby,  potersi  eie- 
sebbene  Tivoli  ha  in  abbondanza  lullo  dcrechc  Adi  lallostes^odll  igesse  la  costi  11- 
qucllo  che  occorre  per  labbiicare,  pure  zionc  di  questa  villa,  nondimeno  lum  <  111- 
ilsuo  fabbricalo  è  mediurre,  e  non  vi  tro-  verosiuiile,  che  si  senisse  per  l'eseiuzio 
\ò  gli  eleganti  palazzi  indicati  dal  Ca-  ne  de'suoi  progetti  di  Deliiano  o  Demc- 
stellano).  Adriano  incomincii)  n  costruir-  trinno,  come  in  altre  cnrosliMi/e  piii  te- 
la nel  I  9.4,  cioè  dopo  il  suo  viaggio  fai-  ce.  Sebbene  l'islni  in  non  pai  b  d'altro  ini- 
lo  per  l'impero,  e  In  proseguì  sino  al  1  35,  pei  alore  tlop»)  Adriano  che  avesse  «liiuo- 
iiella  (piale  epoca  dopo  altro  simile  ving-  rato  in  (jiicsla  villa,  pure  dall'csseroi  Irò 
gio  61  ritirò  in  questa  sua  delizia, che  con-  vali  iiiessa  i  busti  d'Antonino Pin,M.  Au- 
tinuò  od  abbellire  di  fabbriche,  statue  e  relio ed  lilingnbalo.sembra  diesino  a  quc- 
pitture,  fìntile  hoi|iieso  du  grave  mnlat-  sloe  al  9. 1  H  siaslnla  liequentaln  dagli  au- 
tin  poilaloM  n  ISuia  vi  soccomb»'-  yel  1  3H.  gusti.  Alcuni  pi»  lesero  che  Garacnll  1  pre 
luUe  le  Idbbiiche  sono  coklruile  di  niu-  decesiuredLliogabalu  togliesse  le  C(i.sepiii 


T  I  V 
preziose  per  decorar  le  sue  terme  ;  altri 
con  più  raziocinio  opinarono  che  Costan- 
tino I  il  Grande  hi  spogliasse  de'inigliori 
ornamenti,  coriie  fece  in  Pionja  e  in  tutta 
Italia,  per  adornare  la  suaCostnntinopoli. 
L'  invasione  de'  barbari  che  disfecero  il 
romano  impero  certamente  la  fece  viep 
più  decadere,  e  Tolila  re  de'  goti  presa 
d'  assalto  Tivoli  nel  543,  e  quindi  asse- 
diala Pioma  e  trovata  resistenza,  si  ritirò 
a  Tivoli  neir  inverno,  e  per  non  potervi 
alloggiare  lutto  l'esercito  supiìPi  la  villa 
Adriana,  che  ne  restò  dannt-ggiata,  come 
posizione  vantaggiosa  e  isolata, nel  notlo  di 
varie  strade.  Dipoi  i  longobartli  che  tulio 
incendiarono,  gli  unni  e  i  saraceni  ciie  in- 
vasero il  territorio  tihurlino  ,  probabil- 
mente ricoverarono  nella  villa,  come  luo- 
go opportuno  e  naturalmente  fortificalo 
per  sicura  ritirala  delle  loro  aggressioni 
sopra  Roma  e  Tivoli;  per  cui  il  luogo  già 
abbandonato  dovè  sempre  più  decadere, 
specialmente  nell'opere  di  necessaria  ma- 
nutenzione. Ma  lo  slato  delle  fabbriche  in- 
dica un  devastamento,  causalo  e  non  pro- 
dotto solamente  dall'intemperie  e  dal  tem- 
po, pi  ima  col  fuoco  e  poi  col  piccone  at- 
terrale per  opera  non  tanto  de'  barbari, 
bensì  il  mutilamento  delle  statue  e  degli 
ornali,  onde  non  privarsi  d'un  ricovero, 
quanto  da'romani  e  liburlini  onde  toglie- 
re un  ulteriore  asiloa  tali  invasori.  Olfat- 
ti non  solo  si  diroccarono  le  fabbriche,  ma 
si  ebbe  cura  di  chiudere  tulli  gl'imbocchi 
delle  viesotterraneeche  potevano  pur  ser- 
vire di  rifugio.  Taluno  ancora  opinò  che 
i  primitivi  cristiani  devastassero  queste 
fabbriche,  cheaveano  servito  all'idolatria, 
e  che  furono  cagione  del  martirio  de'con- 
cittadini  ss.  Sinfoi  osa  e  figli;  poiché  A- 
driano  fu  troppo  superstizioso  seguace  del 
paganesimo,  onde  crudelmente  persegui- 
tò i  cristiani,e  tra  leallre  sue  vittime  com- 
prese s.  Alessandro  1  Papa.  Passata  la 
\illa  in  proprietà  de'privati,  servì  di  cave 
di  colonne  e  mai  mi,  specialmente  ()er  uso 
delle  chiese  di  Roma  e  Tivoli,  e  per  le  ca- 
se de'magnali;  il  terreno  fu  posto  a  col- 


TI  V  90 

tivazione,  e  gli  edifizi  mulilati  e  scollega- 
ti sempre  più  rovinarono.  Visitata  da  Pio 
Il  nell'eslatei  4(31}  vi  trovò  che  rimane- 
vano porzione  delle  volte  de'lempli  e  co- 
lonne de'portici,  e  le  vestigia  delle  pisci- 
ne  e  lavacri;  i  muri  erano  ricoperti  di  e- 
dere,  il  suolo  di  rovi  e  spine,  e  le  carnei  e 
già  abitate  dalle  regine,  ridotte  covili  di 
serpenti.  La  devastazione  delle  Hibbriche 
continuò,  massime  dell'opere  laterizie,per 
costruzioni  e  riparazioni  moderne,  e  men- 
tre Tivoli  abbonda  di  calce,  in  questa  fu- 
rono ridotti  i  preziosi  marmi.  Non  ostan- 
te i  musei  di  Uoma  e  d'Europa  possiedo- 
no molti  oggetti  tolti  daila  villa  Adriana; 
e  pezzi  informi  di  colonne,  capitelli  e  or- 
nali restano  sparsi  per  la  villa,  testimoni 
di  sua  magnificenza.  Il  i.°che  fece  un'e- 
satta descrizione  della  villa  fu  Pirro Ligo- 
rio,  di  cui  si  ha:  Pianta  della  villa  Ti- 
hiirtiiia  di  Adriano  Cesare  disegnata  e 
deseritta ,  dipoi  da  Francesco  Contini 
riveduta  e  data  alla  luce.  Ora  nuova- 
mente incisa  in  Roma  coW aggiunta  del- 
la sua  spiegazione,V\^oyina  ij 5  i  con  figure. 
II  celebre  Gio.  Ballista,  o  meglio  il  figlio 
F'rancesco  Piranesi,  nel  i  7S6  nconfrontò 
la  pianta  e  pegli  scavi  fatti  la  corresse  e 
l'incise  più  in  grande,  e  fa  p;irle  della  sua 
classica  raccolta.  In  questa  vi  sono  anco- 
ra incisioni  della  villa  d'Egle,  e  del  figlio 
Francesco  i  templi  di  Vesta  e  della  Sibil- 
la. Inoltre  abbiamo  ili  Giovanni  Bardi, 
Descrizione  della  villa  Adriana  e  di  al- 
tre già  adiacenti  nella  città  di  Tivoli. 
Fu  illustrala  e  pubblicata  dal  MorenÌ5p"'i- 
renze  1825.  A.  Nibby,  Descrizione  della 
villa.  Adriana,  Roma  1  827  con  pianta  e 
tavole.  T  iaggio  pittorico  della  villa  A- 
driana  composto  divedute  disegnate  dal 
vero  ed  incise  da  Agostino  Penna,  con 
una  breve  descrizione  di  ciascun  monu- 
mento ,  Roma  I  83 1-33-36.  Rimarca  il 
cav.  Bulgarini  nella  sua  bella  descrizione 
che  principalmente  seguo, che  manca  pe- 
rò nella  pianta  il  Liceo,  il  Pritaneo,  gl'In- 
feri e  gli  filisi,  forse  per  non  crescerne  la 
diraensione,iicl  resto  lodando  il  Penna  per 


loo  T  I  V 

esatle/.zn  e  utilità  del  In  voro.  Lo  slrndann- 

ticn  clic  coiiduceva  nlln  villa  si  dislarmvn 
Il  is«nt(i  il  ponte  LiicniKi,  e  vni^ciulo  pres- 
so i  sepolcri  de'St'ieiii,  metteva  all'incir- 
cn  fine  come  la  picsenle.  Le  piantagioni 
di  pini  e  viali  di  cipressi, clic  si  vedoiionel- 
l'inqresso  delia  villa,  furono  fatte  circa  il 
1780  dal  conte  Fede,  che  fiibhricò  il  ca- 
sino e  le  varie  cnsucce  coloniche  che  lo 
circondano,  acepiistando  vari  fondi,  for- 
mando così  mia  sola  eslesa  proprietà  del» 
le  principali  fabbrichedella  medesima.  Nel 
l8o3  passò  questa  possidenza  con  altri  be- 
lli al  duca  Draschi,  che  avendo  giù  aci{ui- 
slalo  il  latifondo  di  Roccabrnna  de'gesui- 
li,  ritmi  la  più  gran  parte  fabbricata  del- 
la villa,  b«  cui  descrizione  si  diviile  in  8 
sezioni.  I.  I  Teatri  greco  e  latino,  la  Pale- 
stra, le  Tempe.  2.  Il  Pecileele  Bibliote- 
che. 3.  Il  Palazzo  imperiale.  4-  Lo  Sta- 
dio e  le  Terme.  5.  Il  Clanopo.  6.  L'Acca- 
demia. 7.  Gl'Inferi  e  il  Liceo.  8.  Il  l'rita- 
iieo  e  gli  Llisi.  Sczioìic  1  .'Si  vede  il  teatro 
a  primo  ingresso  della  villa,  detto  Greco, 
ne'suoi  avanzi,  e  fra'monumenti  trovati 
sono  l'erme  colossali  della  Commedia  e 
Ti  agedia, por  tate  al  (Jinseo  Vaticano. Con - 
tigno  eiovi  i\n  atrio  cinto  da  portici,  che 
si  creile  servisse  d'Ippodromo  e  cavalle- 
rizza, e  in  mezzo  sia  va  il  giardino.  Appres- 
so sono  vestigia  di  tempio  creduto  di  INet- 
Inno,  trocce  della  Palestra  che  termina  al 
fiume  l'eneo,  tia'iudeii  sorgendo  actpia 
limpidissima.  Segue  una  gran  piazza  cre- 
iliita  un  giardino,c  camere  con  nicchie  [H;r 
staine, ornate  di  finissimi  slucchi.  Ln  e- 
difìziocon  nicchie  per  fontane  detto  Nin- 
feo, e  alcune  vestigia  di  tempio  dedicalo 
{die  Ninfe.  In  ipiesli  luoghi  Ligorio  ne- 
gli scavi  del  cai  (linai  d'  Lsle  tro\ò  statue 
e  mezze  figure  di  los^o  aulico.  A  levante 
delia  Palestra  trovasi  il  teatro  Latino  in 
|HJchi  avanzi,  e  tra  le  cose  ivi  rinvenute, 
oltre  la  statua  d'Adriano  trasportata  nel 
giardino  il'Lste  al  Quirinale,  ricorderò  il 
J'ancra/iaste  ora  ul  mu.seo  Ciipitolino,  il 
Iiuslo  di  I)omizia  e  l'erma  tl'I'^rcole  tia- 
sfenli  ni  museo  Volicauo.  Indi  comiocia- 


Tl  V 

va  l'amenissimn  vallr  di  Tempe  di  Tef- 
siii^lia,  con  in  mezzo  il  fiume  Penco.  iS'r- 
zi<i;/r  f./  Il  Ptcile  o  portico  d'Alene  c|ui- 
vi  Ili  ricopiato,  reslaiido  le  vestigia  de'ilue 
magiiilìci  portici,  una  ginn  piazza  e  l'es- 
sedra  ila  tiove  1'  imperatore  osservava  i 
giuochi.  Dalla  parte  di  ponente  la  piazza 
è  sorretta  da  sostruzioni  ,  che  mediante 
muri  si  fecero  servire  per  tante  stanze  det- 
te volgarmente  le  Cento  camere  o  cauie- 
rclle  a  più  ordini,  le  quali  vuoisi  che  fos- 
sero gli  alloggiamenti  dulie  guardie  pre- 
toriane imperiali:  il  torrione  circolare  for- 
se ne  conteneva  le  insegne  militari,  essen- 
dovi pure  il  <piarlieie  pegli  ulllziali  più 
distinti.  Ivi  si  scavarono  le  bellissime  sta- 
tue ili  Floia,  Arpociale  e  Antiiioo  Fgizio 
donale  da  Michilli  a  lìenedetto  XI V,  che 
le  fece  riporre  nel  musco  Capitolino,  e 
due  gladiatori  donati  al  principe  reale  di 
Polonia:  tiovossi  ancora  da  mg."^  Mare- 
foschi  la  statua  d  Endimione  giacente,  og- 
gi nel  museo  Vaticano.  Contiguo  al  l'e- 
cile  sono  gli  avanzi  del  tempio  o  scuola  de- 
gli stoici;  appresso  si  vede  il  iSatatorio,cdi- 
(ì/io  ben  conservato  con  portico  in  cui  e- 
laiio  colonne  di  giallo  antico,  enei  mez- 
zo della  fossa  che  conteneva  l'acqua  è  un 
cdifìzio  che  formava  un  isola,  al  ijuale  si 
andava  per  ponticelli  ornati  con  mostri 
marini,  tritoni,  nereidi, amorini  sopra  ip  • 
pocampi,  carri  guidali  da  diversi  anima- 
li, uccelli  guidati  da  genii.  Appresso  si  tro- 
va un'area  con  nicchie,  creduta  il  giar- 
dino della  biblioteca  greca,  la  cui  gran  sa- 
la con  tribune  e  nicchie  è  contigua.  Pas- 
sando in  un  atrio  con  portico,  trovansi  a- 
vaiizi  di  fontane  con  nicchie,  con  sala  <|tia- 
diilunga  e  altre  stanze  della  biblioteca  Ia- 
lina. Dopo  un  gran  corridoio  con  nllri  mi- 
nori è  una  galleria  con  ni(  t  hie  per  statue, 
che  lieevea  la  luce  da^^li  nbbaini  posti  nel- 
la sonimilii  della  volla  dipinla  a  grotte- 
schi; edifìzio  chiamalo  Elio  cammino  o 
sluia  solareocorridoio illuminato. Inqiie- 
sli)  Itiogomg.  Maiiloschi  tiovònlcnneca- 
mei e,  dalle  (|uali  rslrasse  da'pa\  imenli  T 
grandi  (piadri  di  musaico  finissimo,  cir- 


TI  V 

Gondali  da  un  festone  bellissimo  di  foglie 
e  nastri;  4  rappresentavano  maschere  sce- 
niche, e  il  5°  una  boschereccia  con  cen- 
tauri, (ulto  collocato  nel  museo  Valicano. 
AI  termine  del  corridoio  trovasi  una  bel- 
la loggia  scoperta,  donde  si  gode  magni- 
fica vecUila  e  la  sotlo[)osla  valle  di  Tem- 
pe.  Sezione  3.'  11  Palazzo  detto  imperia- 
Jeè  un  aggregato  di  tanti  edifizi,  tra'qua- 
li  primeggia  uno  grandissimo, composto 
di  varie  parli  a  due  piani,  il  cui  princi- 
pale [)ro>petio  guarda  lo  Stadio  a  ponen- 
te, ove  in  piani)  deirappartameiito  la  log- 
gia guai'da  la  campagna  romana.  Dalla 
parie  di  levante  era  un  portico  quadran- 
golare, dal  qn.de  entrasi  nelle  stanze  del 
palazzo.  Cooligue  sono  fabbriche  per  uso 
d'abitazioni  con  capricciose  denominazio- 
ni,ed  un  tempio  di  cui  sta  in  piedi  la  me- 
tà, con  innanzi  la  piazza  recinta  d'un  por- 
tico già  sostenuto  da  colonne.  A  levante 
si  vedono  per  metà  i  templi  di  Venere  e 
Dian3,ofabbrichedi  bagni.Indisonogran- 
diose rovine  sino  alla  valle  di  Tempe,  ap- 
partenenti al  palazzo  imperiale.  Si  distin- 
gue un  recinto  con  porlici  e  nicchie  per 
statue,  i  ruderi  d'altri  edifizi,  come  d'un 
tempio  creduto  di  Proserpina,  lasaladet- 
ta  Eco-corintio  per  le  dispute  accademi- 
che, intorno  alla  quale  girano  camere  e 
una  in  forma  di  basilica, creduta  sala  d'u- 
dienza, con  edilizio  ritenuto  l'abitazione 
de'ministri  imperiali. Quindi  viene  la  piaz- 
za della  d'Oro,  per  la  bella  situazione  e 
nobiltà  degli  edifizi  scopertivi:  era  circon- 
data da  un  portico  di  colonne  di  marmo 
bigio  con  capitelli  corintii,i 6  delle  quali 
sono  nella  sala  delle  IMuse  nel  museo  Va- 
ticano. Eravi  un  tempio  creduto  di  Cere- 
re, di  cui  si  vedono  le  rovine,  molte  came- 
re e  sale,  tra  le  quali  una  grande  ornata 
di  nicchie  per  statue  e  detta  Pinacoteca. 
Stanno  prossimi  i  vasti  portici  già  ornati 
di  colonne  che  andavano  a  terminare  pres- 
soTElio  cammino.  Ivi  turono  scavati  sta- 
tue, busti  e  allri  marmi,  trasportati  nei 
musei  Valicano  e  Capitolino  ed  altrove. 
Sezione  4.'  Lo  Stadio  pe'giuochi  atletici 


TIV  IDI 

fu  copiato  dalla  Grecia  e  in  parte  posto 
sottola  principale  facciata  del  palazzo,  re- 
standone avanzi  dicamerepe'giudicieper 
vedere  i  giuochi,  e  d'un  tempio  con  vasti 
semicircoli  ornati  di  nicchie  per  statue  e 
fontane.  Lateralmente  sorgevano  fabbri- 
che pegli  atleti  e  addetti  agli  esercizi  dello 
StadiOjtra  le  quali  il  magnifico  criptopor- 
tico quadrilungo.  Si  crede  che  nello  Sta- 
dio sia  stata  trovata  la  famosa  statua  del 
Gladiatore  moi  ibondo,oranel  museo  Ca- 
pitolino. Contigui  sono  gli  edifizi  dellese- 
parate  terme  per  le  donne,  a   due  piani 
con  porlici  econ  molte  camere,  vedendo- 
si le  vestigia  de'bagni  e  d'  un  vaporarlo. 
Mediante  una  piazza  si  va  a' ruderi  del- 
le terme  pegli  uomini  e  di  maggior  ma- 
gnificenza deiraUre,con  grandi  saleorna- 
le,e  perla  loro  ampiezza  si  crederono  pub- 
bliche. Tra  le  terme  e  il  Canopo  si  vede 
un  vasto  edifizio  di  più  piani,  camere  e 
logge,ritenutopel  Pretorio:  dicontro  gl'in- 
formi avanzid'un  tempioches'attribuisce 
ai  Dei  Lari.  Sezione  5. "Canopo  città  d'E- 
gitto, poco  distante  da  Alessandria,  avea 
il  sontuoso  tempio  di  Serapide,celebre  pe- 
gli oracoli,  dove  si  andava  a  mezzo  d'uu 
canale  d'acqua  per  la  festa.  In  tal  circo- 
stanza vi  concorrevano  in  barca  uomini 
e  donne  infolla, cantando  e  danzando  col 
più  sfacciato  libertinaggio,  e  perciò  d'ara- 
bo le  parti  del  canale  erano  alberghi  per 
tripudiarvi.  Adriano  avendo  veduto  que- 
sta festa  mentre  era  in  Egitto,  volle  nel- 
la sua  villa  ricopiare  tal  scena,  col  com- 
plesso degli  edifizi,  rivestendoli  tutli  di  fi- 
ni marmi.  Quindi  vedesi  la  lunga   valle 
scavata  pel  canale  che  riempito  d'acqua 
sosteneva  barchette,  eda'latisi  riconosco- 
no edifizi  con  camere  che  rappresentava- 
no gli  alberghi.  In  fondo  si  vede  il  gran 
tempio  che  avea  il  vestibolo  di  colonne, 
con  ninfei  ne'due  lati,  e  nel  seraicircolo 
nicchie  per  statue  e  fontane.  In  mezzo  al 
semicircolo  dopo  lungo  andito  nel  fondo 
era  il  sacrario  colla  statua,  dal  quale  sgor- 
gavano l'acque  che  inondavano  tutto  l'e- 
difizio.Superiormeote  sono  rovine  di  fab- 


I02                     T  IV  T  1  V 

biiclic  adoienti  al  Cniiopo,  e  le  vestigia  nii<;.i(lritiruieflllatorfuirncntis.\\rn${o 
«l'iin  ltni|ii<jcie<luto  d'Eicole.  M(jlle  >la-  sliiiìciicoIo  u  sioìittra   In  ilello  Zoleca  o 
tue  egizie  ili  niainio  nero  furono  trovale  sciiìi^liu  ili  vitliine,  ni  i|iiiile  è  uderriito 
in  (|iifsto  luogo, e  leacqnistò  dopo  In  me-  un  gì  nn  niccliione  ciediilu  tempio  di  Dui- 
ili  ddvecoluW  11  ilcaidiiialCaniillolMns-  na.  JN'clli'  rovine  (Ielle  fiibbiiclie  a  dtsira 
fcimi,  e  poi  pa<ts»iuiio  al  n)arclic>e  del  Cu-  si  trovò  il  prezioso  Fauno  di  russo  a  litico, 
spioanibascialoi  e  [lortoglicM,  le  altre  i  in-  e  l'erma  del  filosofo  Antisieiic  oggi  al  inu- 
venute  iieliy44  iimanzi  al  tempio,  sono  seo  Vaticano, iiisieiìien'diie  m.ignilìcican- 
un  idolo  egizio,  3  sacerdoti,  4  dilli-rcnti  dclabri  di  marmo  bianco  di  finissimo  in- 
statue  d'Isiilc  di  iiasalle,  un'etnia  d'Iside  taglio  tiovati  da  mg/  l]ulgariiii,  poicliè 
e  Api  di  paragone,  il  Dio  Canopo  di  ba-  alia  sua  nobile  iauii|^liii  muo  dal  iG-^  i  ap- 
selle  verde,  tulio  piirtato  al  museo  Ca|ìi-  pailiene  tal  parte  dell'Accademia,  e  tut- 
tolinu, e  al  \  aticaiiu  le  line  statue  lavorale  loia  vi  possiede  il  casino  sulle  rovine  del 
ad  imitazionetk'lle  igiziaiiedi  granilo  ros-  tempio  d'A  more;  in  taleai  ea  mg/Fiiriel- 
so  dette  i  l.ioei  di  Tivoli  nella  porta  della  ti  avendo  linvenirio  i  Centauri,  essendo- 
gran  sala,  cioè  a  guisa  di  Cariatidi,  Pio  De  vicini  i  grandiosi  avanzi  specialmente 
V  I  le  fi  le  porre  laterali  alla  gran  porla  del  portico.  Appresso   viene  il  3."  teatro 
di  della  sala  a  croce  greca  ;  olii  e  parte  della  villa  chiamata  Oileo,  già  a  due  or- 
d'un  ntusaico  abnssorilievo,  ed  idtri  mar-  dini  di  colonne,  e  lutto  incrostato  di  fini 
mi. Qui  noterò, che  Gregorio  \  \  1  nel  for-  uiarini,  di  cui  si  riconoscono  le  parti,  e 
luare  in  Vaticano  il  Musto  Cr< goritiito  nel  cpiale  sotto  Alessandro  VI,  nel  i.°>cn- 
Egizio,\\  raccolse  i  monumenti  egizi  dei  vo  della  villa,  si  Irovarono  le  statue  del- 
Muscì  Ctijiitolino  e  f  aticaiio,  e  d'altri  le  Muse  e  di  Mnemosine  loro  madre,  die 
luoghi  di  Iloina,  e  perciò  molli  di  (joelli  trasportale  nel  giardino  Valicano  a   teiii- 
provenieiiti  dalla  villa  Adriana.  Sezione  pò  di  Leone  X,  non  se  ne  conosce  la  sor- 
G.'  L'Acc.iilemia  era  un  campo  circa  un  tCiSVi/oz/c  ^."Gl'lideii  sonoa  levanledel- 
migliodislaiile  d'Alene,  lasciatoin  eredi-  l'Accademia.  Poco  lungi  dall'ingresso  a  si- 
ta alla  repubblica  da  Academo,ila  cui  pre-  nistra  sì  vedono  le  rovine  d'un  vasto  fi- 
se il  nome.  Fu  abbellito  di  viidi  e  altieri  difì/.io  con  grande  area  cinta  da  portico 
con  templi  dedicati  ad  Apollo, Diana,  bac-  già  ornato  di  colonne,  credulo  un  tempio 
co,  Pioiiieteo,  Minerva  e  Aiiioie.  Adiia-  di  Piulone  e  Proseipiiia.  L'ingresso  de- 
lio fece  riiopiaie  il  tutto  in  ipie^la  pai  le  di  grinferi  è  una  lunga  \allul.i  scavata  nel 
sua  villa,  e  di  diversi  ne  restano  gli  avan-  tufo,  che  termina  con  gran  nici  liia  orna- 
/i:  in  (jiielli  sontuosissimi  dtl  tempio  ere-  ta  di  tartari,  dalla'ipiale  incominciano  i 
duto  di  Prometeo,  nig/  Furietti  trovò  i  corridoi  che  nietlono  a  4  grandi  gallerie 
famosi  Ceiilauiidi  bigio  antico, atti  ibniti  sotterranee  tagliale  nel  lofo,  ingoiiihre  in 
allo  S(  alpello  di  ;\  i  islca  e  Papia,ed  in  mez-  parte  da  Ieri  a  e  acipia,  ricevendo  il  lume 
7o  al  tempio  d'Apollo  il  [neziosoquadrel-  a  mcz7o  di  alibaiiii.  Tiealtre  vie  sollcr- 
lo  dei  musijico  delle  Colombe,  tutto  posto  ranee  mettono  agrinfeii,  cioè  dal  palaz- 
nel  mu^eo  Capitolino.  Il  festone  a  fiori  che  zo  imperiale,  dall'Accademia  e  dal  pros> 
<  ircondava  il  musaico,  l'ebbe  il  cardinal  simo  teatro.  Verso  merzuifi  trovasi  a  dc- 
.\lbuni,clie  lopo<>enella  sua  villa  diUonia,  sira  l'acipiedotlo  che  portava  l'artpia  al- 
e  porzioiieiiedonìiali'eletloiediSassonia.  la  villa,  e  (ptiudi  si  arriva  ni  Liceo,  del 
Pel  collocamento  degli  stupendi  e  gì  andi  (piale  poi  he  rovine  rimangono,  e  le  trac- 
(entanii  nel  detto  mtisco, Clemente  XIII  ce  il'uii  gran  porti»  o  eonsimilc  al  Pecile, 
fice  incidere  una  medaglia  con  l'epigra-  oltre  gli  a\aii7i  di  magiiilici  hagni,  pies- 
fe:  Cura  J'ririripis  anelo  Musavo  Capi-  so  a'ipiah  è  una  .sorgente  d'acipia  ferml.-i 
Ialino.  E  nell'esergo  il  motto:  Celcberri-  con  due  grandi  couserve.  Sezione  8.""  Il 


TI  V  T  1  V                     io3 

Pritaneo  era  mi  eilid/jo  coinposlo  «lalM-  forma  ilell'antiche  costruzioni.  L'nn  posi* 
fazioni  e  templi  nella  rocca  fl'xVlenejOv'e-  lione  più  felice  della  villa  Adriana  è  dif- 
rano  inanteniili  i  soldati  veteiani,  e  i  be-  ficile  trovare:  da  una  parte i  monti  Ripo- 
nemeriti  della  patria  avcano  diritto  d'in-  li,  Peschiavatore  e  A Hliauo,  coperti  fino 
tervenire  a'pranzi  che  loro  la  repubbli-  alla  metà  di  giganteschi  olivi;  dall'altri» 
ca  apprestava.  Il  l'rilaneo  sorgea  niezzo-  l'aperta  campagna  rooiana, che  lascia  ve- 
(Pi  ilal  Liceo,  ili  luogo  anieuissimo  ripieno  dere  i  più  alti  moniiinenti  di  P«.oiua.  An- 
eli fabbriche,  le  principali  essendo:  tm  re-  cera  imponente  è  il  suo  aspetto;  l'alto  ci- 
cinto  fjuailralo  con  teoìpio,  altro  circola-  presso  in  ogni  parte  l'ombreggia,  e  l'ede- 
re con  tempio  rotondo,  altro  tempio  a  più  ra  si  arrampica  sulle  maestose  rovine,  che 
facce  con  li  ibuiia, avanzi  magnifici  di  fab-  in  lutto  abbracci-^no  una  circonferenza  di 
briche,  essedre  e  bagni,  una  galleria  con  7  miglia.  Poi  Ciw  (pti  acoennato,  giusta- 
pillurea  grotteschi  e  figlile,  e  la  palestra,  mente  dichiarò  i\ibby,  che  fralle  magni- 
Poco  distante  è  una  gran  piscina  ciicola-  ficeiizede dintorni  di  Roma  poche  [lonno 
re,  e  da  levante  i  ruderi  d'una  chiesa,  for-  contendere  il  primato  per  vastità  di  esten- 
se di  s.Slefano,  per  nominarsi  illuogocol-  sione,  varietà  di  furme,gustodi  ornameu- 
li  di  s.  Stefano,  nome  dato  a  un  villaggio  ti  e  ricchezza  di  monuaienli  scoperti  col- 
del  secolo  XIII  circa.  Si  crede,  che  aven-  la  portentosa  villa  Adriana,  posta  a  destra 
do  Adriano  raUlguratogrinfui  i,vollerap-  della  via  Tiburlina  e  circa  1  7  miglia  fuo» 
presentare  anche  gli  Elisi  che  si  pongono  ri  della  porta  Es(juilina  antica  di  R.oma, 
nella  vallala  tra  gl'Inferi  e  il  Liceo.  Tot-  dichiarando  vasto  l'argomentodi  sua  de- 
tavolta  non  sembra  adatto  il  luogo,  per  scrizione.  Che  se  ne'secoli  bassi  le  rovine 
non  trovarsi  alcuna  fabbrica  che  avreb-  ebbero  il  nome  di  Tivoli  vecchio^  se  tal 
be  dovuto  a  domare  un  sito  SI  delizioso,an-  supposto  meritasse  una  seria  confai  azione 
zi  esposta  la  vallata  a  lebcccio  in  trista  si-  non  avrebbe  mancato  di  farla;  e  che  pre- 
Inazione,  non  adatta  all'amenità  che  si  ri-  scindenilo  dall'  argomento  della  tradizio- 
chiedeva  per  gli  Elisi.  Laondesi  vuole  più  ne  degli  uomini  dotti  di  tulte  l'età,  l'uni- 
probabile  che  fossero  nel  colle  che  dal  Pri-  tà  delle  fabbriche,  le  scoperte  fattevi,  e  le 
taneo  si  estende  a  maestro,  ameoissimo  figtdine  che  da  3  secoli  vi  sono  state  tro- 
per  la  posizione  e  che  si  prolunga  di  prò-  vate  co'marchii  de'consolati  Adrianeisol- 
spello  a  tutta  la  villa,  ed  anche  per  le  ro-  tanto,  sciolgono  qualunfpie  dubbio;  d'al- 
vine d'un  condotto  e  di  5  fabbriche  ma-  tronde  Tivoli  rimane  sempre,  e  i  mona- 
gnillche.  Oltre  le  riferite  statue  e  marmi  menti,  che  ancora  conserva,  e  quelli  di  la- 
scavati  ne'luoghi  indicati,  il  cui  dettaglio  pidi  e  di  statue  che  vi  sono  stati  trovali 
più  copioso  può  leggersi  ne'citati  autori,  sono  testimoni  irrefragabili  della  sua  po- 
altro  novero  ne  riporta  il  cav,  Bulgarini  sizione,  e  dimostrano  quanto  sia  assurdo 
disquisiti  pregi,  ricordando  pure  que'bu-  di  traslocare  Tibiir  dal  luogo  che  occupa, 
sii  da  Giulio  incollocati  nella  sua  Villa  nella  falda  bassa  dov'è  la  villa.  Aggiuu- 
diPapa  Giulio;  dicendo  inoltre  che  sareb-  geNibl)y,che  sarebbe  opera  magnanima, 
be  opera  utilissima  che  il  governo  facesse  redimere  con  autorità  pubblica  da'  pos* 
sgombrare  le  terree  macerie  prodotte  sessori  privati  la  partedi  questa  villa  ch'è 
dalle  rovine  degli  edifizi,  nelle  quali  si  rin-  più  ricca  di  fabbriche,  porla  sotto  custo- 
venirebbero  altri  oggetti  pregevoli  e  ne  ilia  speciale,  e  disgombrandola  <lagl'  in- 
ricaverebbero lumi  infiniti  l'archeologia  terramenti  renderla  [)iù  accessibile  allo 
e  le  ai  li  del  disegno,  compiacendosi  di  ve-  studio  degli  archeologi  e  degli  architetti, 
dere  le  murarie  riparazioni  eseguite  dal  certo  che  molte  meraviglie  delliute  tor- 
governo  ad  alcune  delle  superstiti  fabbri-  nerebiiero  a  veder  la  b»ce.  La  via  uiUicii 
che  pericolaati ,  senza  pregiudicare  uiia  che  metteva  u  villa  Adriana,  trascorso  il 


loi  TI  V 

ponic  Liicniio,  volgevo  in  mezzo  di  due 
aulii  In  scpolci  i,  chv  per  ranliclnNsinin  dc- 
iioiiiìnnzione  di  quolu  cniilrodn  chjnrua- 
tu  >erena,  si  suppone  die  nppiulencsse- 
10  olla  fuaììg'io  Serena,  la  cpinle  si  crede 
ji\er  avuto  i\i  aiiclie  la  villa.  Alcuni  ()[)i- 
iiarono  die  i  due  sepolcri  de'Scrcni  ser- 
vissero d'ingresso  principale  alla  \illa  A- 
tlrituia,  per  cui  il  principe  Dorgliesc  iui- 
tunginò  iuiilariu  nell  ingresso  principiile, 
oggi  ajjbandunato, della  i^ua  villaPinciana 
in  lìonin,  ma  esaminali  bene  se  ne  ricono- 
sce rincoii)[)atiljilil;i.  l'roseguemlu  per  la 
slnidii  (Ielle  Cupaniielleoggi  l'edumenta- 
na,  traversalo  d  lòsso  Foce  (rivo  che  si 
scarica  nell'  Aniene,  terribile  nell'escre- 
scenze, che  dà  una  pesca  nella  primave- 
ra di  squadri,  barbi  e  roviglioiu),  a  drit- 
ti! si  trova  la  contrada  Cesarano,e  nell'a- 
diacenze sono  gli  avanzi  della  graiulio>a 
villa  de'Cesoni  con  raaguillcosepolcrOjper 
cui  il  vocabolo  Cesarano  deriva  da  Ceso- 
niano,  e  la  famiglia  Cesonia  ebbe  origi- 
neda Tivoli. Nelle rovinedella  villa  si  tro- 
varono slnlue  roUe  e  altri  murmi  lavora- 
ti, ed  anche  colorati.  Ritornasi  all'antico 
J-'onte  Lucano,  cos'i  chiamato  o  perchè  c- 
dificalo  da  M.  Plauzio  Lucano,  per  pas- 
sare ncllesuc  vicine  possessioni  che  rima- 
nevano divise  dal  liumc,  ovvero  pe7»<  /  o 
l>oschi  sagrijOper  una  memorabile  dislal- 
ia che  ivi  [nesso  ebbero  i  popoli  lucani  ilai 
romani,  con  l'aiuto  deconfederati  libur- 
tiiii,  ed  in  memoria  della  vittoria  ripor- 
tala. llp()ntcèsuirAniene,edl»a  3  ardii, 
ina  quello  verso  Roma,  da  cui  è  distante 
I  6  miglia,  è  ricostruito  male  e  con  poco 
sesto,  essendo  stalo  forse  replicalamente 
taglialo  in  tempo  di  guerre.  Narra  Nib- 
by,  die  Totila  tagliò  lutti  i  [lonti,  ch'e- 
rano sull'Aniene  fra  Ti  voli  e  Roma;  e  sul 
«Salario  fino  al  i  ^«jH  rimasero  le  iscrizio- 
ni di  Narsete,  che  dopo  tale  rovina  lo  ri- 
slaurò;  oiicl«  crede,  die  l'arco  di  mezzo 
«lei  LucaiK)  fjsse  tagliato  di  Totila,  e  da 
Warscte  rif'illo.  Quanto  poi  ol    restauro 
del  secolo  \V,  che  si  scorgeva  neli."ur- 
co,  Mibby  opina  die  sia  una  cunseguen- 


Tl  V 

za  delle  guerre  civili  di  Roron  chenfUii" 
Siro  in  qnell'epoca  i  suoi  dintorni,  e  for- 
se Nicolò  \  ,  che  tanto  operò  pel  risorgi- 
mento di  Roma,  rifece  pure  la  volta  di 
(|ueiraico.  Il  rialzamento  del  letto  del 
(ionie  Ila  ricoperto  l'antico  porto,  che 
alcune  volte  la  corrente  delle  acque  di- 
scopre a  ponente,  ove  si  nbbeverano  i 
bestiami.  Inoltre  ha  iuterralo  in  parte 
il  ponte,  e  perciò  le  piene  spesso  lo  su- 
perano e  guastano  ne'parapelli,  indi  pel 
rialzo  della  strada  tal  guasto  è  meno  fie- 
(jiiente.  Nel  pi  iiuipio  del  ponte  dalla  par- 
te verso  Tivoli  è  il  sepolcro  dell'illu- 
stre tiburlina  famiglia  IMauzia,  ricorda- 
ta di  sopra,  costrutto  in  tempi  felicissi- 
mi per  le  arti.  11  sepolcro  è  di  forma  ro- 
tonda, avente  r)6  palmi  di  diametro,  co- 
struito mirabihnenle  con  quadri  di  tia- 
verlino  bugnati, e  rassomiglia  a  (piello  di 
C.  Melella  che  descrissi  nel  voi.  LXI  V,p. 
i4o.Era  circondalo  d'un  recinto  quadra- 
to, del  quale  non  rimane  che  un  tratto  di 
faccia  la  strada  ornato  di  colonne  tronca- 
te, che  reggono  nel  mezzo  le  due  lunghe 
lapidi  esislentitlelie  5  antiche,  riguardan- 
ti alcuni  della  famiglia  Plauzìa.  collocate- 
vi in  tempi  posteriori,  in  alto  si  legge  una 
iscrizione  breve,  e  dovea  avere  certo  un 
cornicione  sormoiilaloda  una  calotta.  Do- 
vè servire  sino  ilal  principio  tie'bassi  tem- 
pi di  fortezza  C  baluanlo  di  guerra  delle 
fiizioui,  per  cui  la  parie  supcriore  In  in 
(jualcheassaltu  smaiilellatae  forse da'biir- 
buri.  Trovo  in  Nibby  che  (piesto  ponte 
viene  ricoiilalo  nelle  storie  de' tempi  di 
mezzo,  anco  por  l'importanza  slralegiia 
del  silo.  Sotto  Pasquale  II,  per  la  verten- 
za dell' A/nc.v///(/rc  (•crltsid^liclir^  gli  a- 
lemnnni  venuti  con  Lnrico  V  imperato- 
le, dopo  essere  stali  cacciati  da'romani, 
scorsero  la  Teverina,  passarono  il  Teve- 
re di  là  dal  Soratte,  e  devastando  la  Sa- 
liiiin  vennero  a  (pieslo  ponte,  e  da  os.so  poi 
Ulularono  al  ponte  IVIanimeo,  oggi  Mam- 
molo, dove  si  concluse  fra  ill'apa  e  l'im- 
peratore un  accordo.  Nel  i  1 5ii  sollevatosi 
il  popolo  romano  contro  rimpcralore  Fc« 


TI  V 
derico  I,  questi  insieme  col  Papa  Adria- 
no IV  uscì  dalla  città,  e  per  la  Teverina 
passato  il  Tevere  inconlro  a  INIngliano, 
percorsero  la  Cabina,  e  nella  vigilia  di  s. 
Pietro  giunsero  al  ponte  Lucano,  dove  a 
cagione  della  solenuità  risolverono  di  ri- 
manere. Ivi  il  dì  seguente,  celebrala  la 
messa,  vennero  i  legali  de'liburtini  a  pre- 
sentar le  chiavi  e  il  dominio  della  loro 
cillà  a  Federico  1,  il  quale,  come  poi  dirò 
a  suo  luogo,  non  accetlò  tale  olTerta.  L'a- 
ria calda  e  insalubre  della  pianura,  fece 
gran  strage  degl'  impellali.  Nel  gennaio 
1241  il  cardinal  Giovanni  Colonna  par- 
tigiano dell'imperatore  Federico  11,  con- 
tro il  Papa  Gregorio  IX,  occupò  questo 
ponteeMonlicelli,eli  munì  d'armali  a  se 
di  voti.  Si  conosce  da  un  documento  ripor- 
tatoda  IMiualori,  che  nel  I  i4i  fra  tutta- 
via un  forte, e  che  fu  restauralo nelleguer- 
re  del  1 4^5  da  Paolo  li,  il  cui  sleuìma  ri- 
mane ancora.   JNell' anno  i485  il   pon- 
te fu  occupato  da  Paolo  Orsini,  insieme 
al  Mammolo.  Questo  forte  fu  sempre  un 
punto  interessante  nelle  diverse  guerre 
onde  guardare  il  ponte,  ed  appartenendo 
al  comune, questo  lo  concesse  al  cardinal 
Ippolito  d'Este,e  dopo  la  di  lui  morie  ri- 
tornò alla  città;  ma  Sisto  V  neh  588  cre- 
dè per  sicurezza  porvi  un  custode.  Quin- 
di nel  1620  il  comune  accordò  al  cardi- 
nal Alessandro  d'Este  che  vi  fabbricasse 
una  palombara,  da  godersi  sua  vita  du- 
laute.  11  comune  possiede  il  contiguo  ter- 
reno, ma  le  costruzioni  e  abitazioni  inter- 
ne sono  rovinale.  jNeli835  il  camerlen- 
gaio  fece  scavare  intorno  al  monumento, 
ne  fu  riconosciuta  la  base  rotonda  e  i  re- 
sidui del  quadralo  che  lo  circondava;  fu 
osservala  la  porla  rimurata  e  per  un'au- 
gusìa  apertura  si  entrò  nel  sotterraneo, 
che  si  trovò  vuoto  e  inondato  d'acqua. 
Questo  monumento,  il  meno  guasto  di 
quanti  ne  presenta  il  territorio  tiburlino, 
Si  vuole  da  alcuni  per  un  tempio  nel  me- 
dio evo  con  vei  ti  lo  anche  pel  culto  divino. 
Per  unità  d'argomeutoagg'ungerò  quan- 
to al  pou  te  Mammolo,  Po«5  il/£2/«//uzt'w.y, 


T I V  io5 

della  via  Tiburlina,  sull'Aniene  circa  4 
miglia  da  Uoma,  presso  il  luogo  ove  si 
accampò  Annibale  contro  di  tal  cillà,  il 
ricavato  da  Nibby,  Analisi;  da  Nicolai, 
Mcmnric  sulle  campai^ne  di  Romaj  e  da 
Melchiorri,  Guida  di  Roma  e  suoi  con- 
torni, alaggio  a  Tivoli.  Presenta  due 
costruzioni  diverse  nella  massa,  e  vari  ri- 
sarcimenti posteriori:   in  origine  fu  co- 
struito con  massi  quadrilateri  di  tufi,  e 
che  era  composto  di  3  archi,  uno  mag- 
giore in  mezzo  e  due  minori  con  archi- 
volti di  travertino;  la  quale  costruzione 
appartiene  agli  ultimi  teuqji  della  repub- 
blica, e  di  essa  appariscono  vestigia  nella 
testala  verso  Roma.  L'arco  princi|)ale  pe- 
rò fu  ricostruito  nel  Vi  secolo,  ed  è  di 
tiavei  lino  :  esso  presenta  lostesso  tipo  del 
ponte  fomentano  e  del  ponte  Salario, 
onde  non  cade  dubbio  che  tale  ricostru- 
zione appartenga  a  iN'arsele,  come  quella 
del  ponte  Lucano,  dopo  la  ricordala  di- 
struzione di  Tolda,  allorché  da  Roma  si 
ritirò  a  Tivoli  :  della  slessa  cosLruzione  è 
uno  degli  archi  minori,  meno  l'archivol- 
to che   fu    posteriormente  restaurato   a 
mallnni.  R.imangono  traccie  de'parnpet- 
ti  rifalli  pure  da  Narscte  in  marmo,  co- 
me al  ponte  Salario,  e  parecchi  reslauri 
probabilmente  di  Nicolò  V.   Fondatore 
del  ponte,  secondoalcuni,  fu  Aulo  Corne- 
lio Mammula;  altri  però  dal  vedere  chein 
alcune  carte  del  medio  evo  è  dello  Mam- 
meo,  giudicarono  che    Giulia  Mamraea, 
madre  dell'imperatore  Alessandro  Seve- 
ro, lo  facesse  risarcire,  e  perciò  ne  pren- 
desse il  nome,  poi  alteralo  in  Mainniu- 
lus  e  da  noi  dello  Mammolo.  In  un  istro- 
menlo  del  1  o3o  è  c\\'\ama\Q ponte  Mani- 
mij  indi  col  nome  di  Mainmaewn,  che 
sembra  il  piti  corrello,si  ricorda  circa  l'an- 
no I  100,  nella  vita  ili  Pasquale  II,    pel 
descritto  accordo  ivi  concluso   Ira  quel 
Papa  e  il  suo  persecutore  Enrico  V,  es. 
sellilo  accauipalo  il  i.°co'  romani   sulla 
sponda  sinistra  del  fìunie,  l'altro  cogli  a- 
lemaoni  sulla  destra.  Il  ponle  IMammo- 
lo  separa  le  lenule  che  dividono  il  Lazio 


iof>  T  I  V  T  I  V 

ilailn  Sabini;  ili  maniero  che  quelb  par-  sovvenzione  del  canlinni  Ippolito  d'Kile^ 
ledi  iL'MUlf,  (lic  lesta  di  la  dair.\iiic'ne,  si  siTviioiioaH'iniporlodflIa  speso. CiiVi  fu- 
cuusulera  nella  S(d>iiia,  e  (piclla  parte  clic  i  (jiio  eiiniitiale  raci|ue  sta«nnnti  neV-iini- 
l'e^la  dì  ipia,  si  hIIi  iboisre  al  Lazio.  Pas-  pi  circonvicini,  le  (piali  nveaiio  cup<*rt(j 
sati)  d  ponte  Lucano  a  sinistra  si  vedono  la  snperlicie  d'un  alto  incroslainento  lar- 
gii avanzi  deila  cliicsn  di  s.  Kriuo,  volpar-  taroso  cliianialnTestiiiu,essc!idosiostrui- 
mente  detto  Kiniele,  eddicata  e  dotata  li  i  canali  deviatori  antichi,  de'(piali  ani* 
dipodeiida  Adiiaiio  W.  Piìi  oltre  si  liii-  pio  e  di  solida  opera  muraria  a    vol|;i  è 
Vfiigono  avanzi  «li  yi.mdiosa  villa  in  par-  (pielloche  vedesi  ne'terreni  di  \  allL-pilel- 
tc  ricoperta  d.drincruiìtamento  prodotto  la  ov'era  la  villa  di  Cossiiiio,  colla  dire- 
dall'accpin  solfiirea,  e  gli  avanzi  d'antico  zinne  dal  lago  al  ponte  Lucano.  Altro  ca* 
iicipiedotto,  rhe conduceva  tal  acqua  alla  naie  scaricava  l'acqua  verso  l'agro  roma* 
villa,ealla  cavade'lraverlini, forse  (lerdar  no.  Passato  il  canale  dell'acqua  sulfurea, 
molo  alle  seiilic:  si  ci  ede  che  l'osse  la  vii-  ;i  sinistra  si    vejlono  gli  avanzi  della  villa 
la  di  Cenlronio  l'isano  per  essersi  appel-  di  Marco  i'edonio,  eipiasi  rìnipelto  le  ve- 
lato il  luogo  Centrone,  cnagnillca  e  ricca  sligia  forse  ilei  suo  sepolcro;  mentre  in- 
piùde'celebri  templi  dellaFortuna  inPre-  conti  uni  casale  di  .Martellone  erauvi  i  ru- 
iieste  e  d  Ercole  in  Tivoli.  Il  luogo  chìa-  deri  del  sepolcro  di  Statilia.  l'rossiina  ai 
iiinlo  15arcoè  nome  corrolloda  Parco, per  ruderi  dell'altro,  did  i  84^  sbocca  la  stia- 
quello  riilotlo  a  caccia  ri'servata  da'car-  da  di  Mnniicelli,  nella  via  provinciuleTi- 
dinali  d'Este.  Il  1°  casale  dello  del  Bar-  bnrlina.  Pientlendo  la  direzione  del  ra- 
cu  (u  fabbricato  .sopra  un  antico  sep(jlcro.  mo  a  sinistra  dell'antica  via,  si  va  olle 
nel  quale  si  trovarono  medaglie  di  Set-  terme  falle  tìibbricare  da  Marco  Agrip* 
limioSeveio,e  un'iscrizione  che  dimostra-  pa;esi  ravvisano  i  inagnirici  avanzi  del'o 
va  esser  passata  la  villa  di   Cenlronio  a  medesime  vicino  al  lagodell'acqueAibu- 
Claudio  Liberale,  che  vis^e  a'iempi  di  ta-  le,  le  quali  meduinle  condotti  di  piouilio 
le  imperatore.  Il  sepolcro  è  visibile  nel-  vi  erano  introdotte,  porzione  de'quuii  lu- 
r  interno  del  casale  costruito  a  guisa  di  rono  rinvenuti   da*  cncnaldolesi   padroni 
tempio,  con  bellissimo  cornicione,  volla  del  luogo.  Le  rovine  sono  vaste  e  pnrzio- 
coii  ovato  in  mezzo  d'eleganti  ornati.  Dal  no  molto  interrale,  soltanto  può  acceder- 
ponle  Lucano  al  suddetto  luogo  a  sinistra  si  a  .\  caiiiere  bislunghe  per  uso  di  bagni, 
si  vedono  ruderi  di  tabbnche  atterrate  nel  con  volle   basse  e  pavimenti  di    musaico 
cecolo  \\  1  |)er  togliere  il  na>coiuliglioai  bianco,  nelle  quali  girano  ilne  ordini  di 
ladricheassaltavano  i  viandanti. Allora  si  gradini.  Da  cpiesle  terme  furono  eslrat- 
truvò  un'iscrizione  che  diceva  esser  la  vii-  te  colonne  di  verde  antico  da  Giulio  ili, 
la  de'Cossini,  famiglia  oriunda  da  Tivoli,  che  le  lece  trasportare  alla  sua  villa,  enei 
ascritta  in  Ilouiaall'ordine  erpiestie.Poco  secolo  passato  due  altre  e  vari  frammeii- 
piima  del  ponte  sul  canaledell'acqua  sol-  li  di  statue,  (jltre  diverse  iscrizioni  che  at- 
iiirca,  presso  la  sii  ada,  si  vede  il  rotondo  testano  l'utilità  delie ac(pie e  la  veneraziu- 
e  solo  rimasto  nucleo  del  sepolcro  di  M.  neclie  ne  aveanogli  antichi  romani,  chia- 
PI.IU7ÌO  Lucano.  Tale  canale  prende  o-  mandole  santissime,  e  ne  riparlerò  diceD- 
nginedal  lago  dell'acque  Albule,  e  si  sca-  do  dello  stato  geologico  del  territorio  ti- 
lica  lì  mezzoth  neirAnicne,  ilo[)o  il  cor-  burlino.  Per  tale  venerazione, ilalla  parlo 
So  di  due  miglia  circa.  Fu  aperto  a  iosi-  opposta  «lei  lago  si  vedono  rovine  d'aii- 
tiiiazione  del  cardinal  iiarlolomeo  della  ti<:o  tempio  ih'dicatoa  Igia  dea  della  s.i- 
Ciieva,  che  in  Tivoli  si  recò  adiportotiel  iiit.'i,  la  cui  statuì  ivi  Irov.ita  fu  [lorlata 
ì5^G,  donando  perciò  forte  sotuma,  che  al  museo  Valicamo,  ed  alcuni  confusero 
unita  a  scudi  7.000  del  comune,  e  altra  il  rudero  del  Icmpiu  con  quello  del  iamu* 


TIV  TIV                     107 

so  oracolo  di  Fauno  presso  la  solfatara  palliili  fantasmi  passarono  dinanzi  alla 
d'Arclea.  Si  riii  venne  pure  la  statua  semi-  storia.  E'  didìcile  trovare  un  luogo  piìi 
colossale  d'Apollo  Licio.  collocata  nel  mu-  atto  a  suscitare  pensieri  e  riflessioni.  Non 
seo  Capitolino,  ed  un'iscrizione  che  dice  parlo  di  Roma,  che  sola  dice  tuttociò  che 
avere  il  nume  avuto  un  tempio  in  fpie-  abbracciano  25  secoli;  parlo  solo  de'mo- 
sto  luogo.  Dalla  parte  superiore  dtl  lago  numeiitiodellememorierinchiusein que* 
verso  tramontana,  ne' terreni  delti  di  s.  sta  terra.  Eccoti  il  tempio  della  fatidica 
Antonio  ,  sono  sparsi  ruderi  antichi, che  Sibilla,  cui  accorre  a  consultare  nella  fo- 
si  credono  la  villa  di  Regolo  causidico  e  resta  Albunea  il  re  Latino,  e  ai  cui  ora- 
dotto  letterato,  poiché  Marziale  dice  che  coli  presta  fede  la  credula  gentilità:  ecco 
avea  la  villa  presso  l'acque  Albule,  4  ">'•  '  't^st'  d'un  tempio  sagro  ad  Ercole,  al  for- 
gila circa  da  Tivoli,  prossima  al  sagro  ho-  te,  di  cui  l'ignuraiiza  e  la  superstizione  fe- 
sco, che  si  crede  fosse  quello  dedicalo  al-  ce  un  nume.  Perchè  piìi  presl(j  fosse  can« 
le  Muse,  ove  il  cardinal  Ippolito  ne  rin-  celiala  sua  memoria  il  cristiaiie>iino  sul- 
veune  la  statue.  Al  di  solto  del  casal  s.  le  di  lui  rovine  innalzava  un  tempio  sa- 
Anlonio  sono  situati  i  piani  di  Conche, ove  grò  al  Dio  del  tempo  e  deirelermlà.  Va- 
sonosparsi  ruderi, specialmente  versoCol-  io  qui  lascia  le  delizie  della  su[)erbasua 
leferro,  della  villa  di  Zcnobia  regina  di  villa  per  correre  a  versare  il  proprio  san» 
Palmira,  avvenente  e  di  grande  ingegno,  gue  nelle  foreste  di  Germania:  e  ancora 
la  quale  con  coraggio  virile  alla  lesla  dei  ti  sembra  udir  la  voce  di  Cesare,  che  do- 
suoi  eserciti,  fu  per  molto  tempo  il  ter-  lente  per  tanta  perdita  esclama:  O  Varo, 
rore  de'popoli  orientali,  e  sconfisse  le  le-  rendimi  le  njie  legioni!  Qui  volgi  il  pen- 
gioni  romane  sotto  Gallieno  e  Valeriano.  sieroal  venosino poeta,  che  a  niezzoii  lus- 
Ma  vinta  al  fine  da  Aureliano  e  falla  pri-  so  e  la  ricchezza  di  sua  villa  com[)rala  colle 
gioniera  nel  274  colla  sua  fimiglia,  die  adulazioni,e  in  un  vivere  valiiltuoso,can- 
r  ultimo  spettacolo  a  Roma  del  trionfo  tale  lodi  della  povertà  ed  esorta  alla  tem- 
ali' uso  antico.  L'  imperatore  le  assegnò  peranza:  armalo  d'una  lira,  le  cui  corde 
poi  una  possessioneo  villa  ne'pianidi  Coa-  mandano  suoni  mesti  come  Simonide, de- 
che, ov'ella  dimorò  privatamente  il  resto  licati  come  Saffo,  fluidi  come  Ovidio,  ar- 
di sua  vita  come  una  matron:i  romana,  diti  come  Pindaro,  bellicosi  come  Tirteo, 
Un  erudito  ed  eloqtiente  anonimo  nel  t.  pungenti  come  Archiloco,  e  voluttuosi  co- 
12  óvW^jlLiiìn  di  Roììia  a  p.  i85  e  seg.,  me  Anacreonte, ora  decanta  a  Licinio  l'au- 
pubblicò  3  articoli  su  Tivoli:  Cenni  sto-  rea  mediocrità  da  cui  tutto  fece  per  solle- 
rici  colla  cattedrale  :  Le  rovine  di  Tivoli  varsi,  ora  flagella  colla  satira  pari  e  infe- 
col  monumento  de'Plauzi:  Il  cardinal  Ip-  riori,  ora  adula  i  grandi  e  un  inno  innai- 
polito  d'Este  e  la  sua  villa.  Quanto  alle  za  a'numi,  in  un  canto  insulta  Lice,  per- 
rovine  di  Tivoli,  egli  dice.»  Arrestando  il  che  invecchiala,  e  in  un  altro  vagheggia 
pensiero  sopra  queste  rovine  così  rapida-  Cloe  a  dispetto  di  Lidiajperòsem  [)regran- 
menle  descritte,  trovo  che  l'antica  Tivoli  de  e  dovunque  si  mostra  il  poeta,  senza 
non  è  pitiche  un  i/nmenso  ««-polcro,  ove  fermi  principi!,  ammirabile.Quirammen- 
giacciono  estinte  la  vanità  e  l'opulenza  di  ti  Catullo,  che  alla  eleganza  dell'espres- 
molti  romani  e  non  romani,  i  quali  per  sione  e  all'armonia  de' cai  mi  unisce  un 
virtù  o  per  vizio  e  infamia  eternarono  il  fango  d'ideesfioutatamente  lascive,  e  pa- 
loronoir.e  nelle  pagine  degli  annali. Ogni  role  oscene;  e  cosi  forma  della  poesia  uno 
zolla,  che  tu  prenn  coll'incerlo  piede,  co-  slromenlo  di  libidine;  e  i  suoi  versi  volut- 
pre  una  lombo:  una  voce  misteriosa  si  sol-  tuosi  consagra  a  Lesbia,  del  nome  della 
leva  da  queste  rovine,  li  sembra  udirla,  quale  credettero  onorarsi  n>olte  illustri 
e  con  essa  rimonti  a  que'secoli,  che  come  italiane.  Qui  Tibullo  collasua  musastan- 


io8  TIV 

eia  TÌtuperii  n  Delia,  e  privo  ili  quel  piii-o 
ariiore,  clieraiilò  l'oliaiva,  tliill'iia  passa 
airnii)ore,(liil  piniilual  riso,  dal  riuipio- 
vero  all'applaiisu, dallo  iiiinaccie  alle  pre- 
ghiere. Qui  Silace  re  della  Nuinidia,  che 
inuure  dupu  aver  .servitù  di  triuiiib  a  Sci- 
|iione,e  Zeiiohia,  la  grande  regina,  che  in- 
contra la  stessa  s<jile.  Il  sangue  e  il  sudo- 
re de'popoli  sono  impiegali  a  l'alibi  icare 
una  villa  ad  Adriano,  al  principe  che  vol- 
le essere  poeta  e  storico,  niateniaticu  e  fi- 
sico, pittore  e  scultore,  cantante  e  suona- 
tore, hotaiiicoeai  cliilelto;  che  volle  eter- 
nare li  suo  nome  in  Inghilleria  col  fal>- 
Lricarc  immenso  nuli  o.aTroia  col  costrui- 
re un  accpiedotlo,  in  Alene,a  (iertisalem- 
iDC  col  rialzare  le  rovinale  città,  in  Egil- 
toi  e  UoniH  col  costruire  templi,  ponti  e 
cenlo  altri  moniuuenti  (fra'fpiali  merita 
special  meii7ioiie  il  Mdiisolro  ora  (\/s/tl 
.V.  .Iiì^flo).  I\la  la  villa,  dove  il  principe 
si  porla  va  con  poeti  e  letterati,  a'<pialiera 
grande  mecenate;  la  villa,  dove  niostros- 
si  tristo  marito,  e  feroce  persecutore  dei 
credenti  in  Cristo,  non  iia  più  ci)e  rovi- 
ne... Qui  i  ruderi  .sono  (hspeiM  tra  il  pino 
e  l'olivo,  onde  ne  ha  diletto  lo  sguanlo, 
ma  li  si  stringe  il  cuore.  Un  profondo  silen- 
zio regna  fra  tpicsli  avanzi,  che  ora  sol- 
tanto cominciano  a  cessare  ilali'essere  iii- 
lierauicnledi-Npeisi.  Dove  sono  i  grandio- 
si suoi  oinunenti,  dove  le  colonne,  dove 
i  dipinti?  Tutto  distrussero  gli  uomini,  e 
questi  giii  da  secoli  furono  di>lrutti  dal 
tempo.  Quante  falihriche  non  furono  co- 
struite culle  sue  rovine?  Quanti  monu- 
inenti  non  luroiio  levati  da  cpicsto  luogo 
negli  ulliiiii  tempi?  'l'ulto  scomparve;  e 
leinipoiieiiti  ro\  me  rimastevi  destano  gra- 
vi pensieri  in  incute  a  chi  si  aggira  fra  es- 
se. Tutto  tiavulgc  il  tempo.  Le  sue  sta- 
tue,molte  sono  esistenti  nc'iousci  del  Va- 
ticano e  del  Campidoglio,  e  molte  sono 
passate  presso  lo  straniero  per  ingordo 
commercio  di  qualche  privato.  Appena  in 
Uaia  inuriui  il  principe  che  la  fece  edi- 
ficare, corsero  a  farne  guasto  i  Cesari,  e 
dopo  loro  vi  si  videro  aciiuarlicrali  i  bar* 


T  I  V 

bari  per  difendersi  negli  stessi  monumen- 
ti che  aveano  in  pai  te  distrutti:  e  il  van- 
dalismu  non  ces>.uidu  di  distruggere  uè 
lineo  nel  risorgimento  ilelle  arti.  In  villa 
niù  coll'essere  solcata  dovunquedall'arn- 
tro.  Così  se  prima  essa  presentò  un'imma- 
gine dell'impero  di  Adriano,  e  mostrava 
la  grandezza  roinan.i,ora  con  eloquente 
silenzio  mostra  la  vanilàdellccose  umane, 
e  la  stoltezza  di  chi  ad  esse  corre  dietro!  " 
Gli  opìficii  sono  numerosi  in  Tivoli, 
l'industria  vi  Horisce.  Situata  la  città  sui 
dall'origine  sull' Aniene,  che  faceva  una 
Cijscata  dentro  o  presso  la  città,  flovè  es- 
sere il  suo  popolo  dedito  alle  arti  e  all'in- 
iluslria  ,  tanto  maniiatluriera  pel  moto 
che  poteva  ricavarsi  colle  acque,  cpianto 
commerciante  per  la  produzione  delle 
medesime,  e  de'vari  prodotti  agricoli  per 
essere  irrigabile  il  territorio;  condiziono 
che  pili  o  meno  ha  sempre  mantenuto  si- 
no al  presente.  In  fatti  si  ha  da  Virgilio, 
che  i  tibiii  tini  colle  loro  oHìcine  nella 
guerra  di  Turno  contro  Dnea  fabbricaro- 
no le  armature  e  le  armi.  Seneca  fa  men- 
zione de'  cdici  liburtini,  e  dall'  antiche 
iscrizioni  si  ricava  che  esistevano  collegi 
o  università  di  artieri  e  industrianti,  che 
aveano  anco  patroni,  per  cui  doveano  es- 
sere molto  uperose;  e  tuttora  diverse  u- 
niversilà  artistiche  hinno  un  santo  per 
protettore.  Con  dettagli  e  statistica,  il  cav. 
lliilgai  ini  ragiona  ipianlo  in  Tivuli  si  col- 
tivarono e  coltivano  le  arti  e  mestieri,  i.i- 
cendone  l'enumerazione.  Nel  pontihcato 
di  l^iiolu  V  e  sotto  la  direzione  di  d.  Ma- 
rio Farnese  generale  di  s.  Chiesa,  furono 
introdotte  in  Tivoli  delle  inaCNtianze on- 
de lare  ugni  .sorta  d'  armi  il  i  guerra  ;  e 
furono  lavorate  i  "2, <jou armature  per  làu- 
ti [)er  l'ai  inerid  di  Castel  r.  Angelo,  Tooo 
per  quella  del  palazto  Vaticano,  e  l'istes- 
so  numero  per  le  due  simili  di  Ravenna 
e  Ancona,  oltre  l'essersi  fitti  8(t  pezzi  di 
artiglieria.  Nel  i(')"i<S,  per  l'impegno  del 
cardinal  Flavio  Chigi  governature  di  Ti- 
voli, da  Antonio  e  Bernardino  Bigoni  di 
Bergamo  mcrcauti  in  Ruma  fu  mtrupre- 


TI  V 

sa  lina  granile  manifaltura  di  lana  nella 
cittì),  riuscendo  ì  panni  eccellenti, a  gran 
beneficio  di  que'che  vi  presero  lavoro.  Il 
comune  concesse  a'Bigoni  vari  privilegi 
confermati  da  Alessandro  Vii,  ma  pare 
che  alcuni  di  essi  dopo  circa  yo  anni  fe- 
cero cessare  il  lanificio,  e  i  due  che  ante- 
cedentemente esistevano,  con  grave  dan- 
no-de'cittadini.  La  posizione  però  di  Ti- 
"voli  fa  sperare  che  presto  o  tardi  vi  do- 
\ranno  rifiorire  le  manifatture  di  lana  , 
ed  altre  filamentose,  come  le  canape  e  i 
lini  che  tanto  prospererebbero  nel  terri- 
torio ;  giacche-  il  moto  che  ponno  aver  le 
macchine  di  iti  lime  invenzioni  dall'acqua 
senz'aldina  spesa,  la  materia  prima  ossia 
la  lana  che  si  produce  colle  pecore  che 
pascolano  il  suo  territorio,  l'olio  prodot- 
to in  esso,  l'abbondanza  d'acqua  per  uso 
del  lavorio,  e  la  ca[iitale  vicina  per  lo 
smercio  delle  varie  mnnin\tture,  ne  for- 
mano i  pregi  d'una  sicura  speculativa  in- 
trapresa. Tuttociò  chiaramente  dimostrò 
il  sullodato  marchese  Luigi  del  Gallo  in 
un'erudita  memoria  letta  nell'accademia 
Tiberina  e  intitolata:  Tivoli  convertito 
alla  sua  vocazione,  dichiarando  che  la 
provvidenza  vuole  che  Tivoli  sia  una  cit- 
tà manifatturiera  utile  a  se,  a  Roma  e  al- 
lo stato,  invitando  tutti  per  coadiuvare 
alla  grand'opera  dell'industria  idro-mec- 
canica di  Tivoli  sulle  materie  filamento- 
se, proclamando  che  un  giorno  i  doni  con- 
cessi ad  essa  dalla  natura  saranno  di  pub- 
blico e  privato  vantaggio;  e  se  un  avve- 
nire propizio  volesse  che  l'Agro  romano 
fosse  colonizzato,  e  che  le  acque  del  Te- 
vere fossero  racchiuse  in  un  canale  navi- 
gabile, Tivoli  colla  sua  industria  forme- 
rà il  tripode  sagro  dal  quale  emanereb- 
be la  felicità  e  il  ben  essere  di  Roma  e 
delle  Provincie  meridionali  dello  slato.  11 
principale  opificio  che  sia  in  Tivoli  è  lo 
stabilimento  di  vari  lavorìi-  di  ferro  tra' 
grandi  avanzi  della  villa  della  di  Mece- 
nate, o  piuttosto  del  tiburlino  ginnasio  o 
altro  pubblico  edifizio,  come  già  rilevai, 
e  viene  ad  offrire  l'aspetto  il  più  piltore- 


TIV  109 

SCO,  mentre  quella  del  principale  ingresso 
con  veduta  la  pubblicò  V Album  di  Ro- 
ma nel  t.i3,  p.  9,21,  insieme  a  qualche 
nozionesullo  stabilimento.  11  luogo  èchia- 
mato  anche  l'arsenale  di  porta  Scura,  e 
ne  parlai  a  Terni  quanto  alla  sua  unio- 
ne alla  Società  Romana  delle  miniere  e 
sue  lavorazioni  di  ferro,  e  di  quella  delle 
ferriere  e  stabilimento  di  Tertu  stesso.Eb- 
be  origine  da  Pio  VI  neliygS,  nel  teso- 
rierato  di  mg.'  Ruffo  poi  canlinale,  che 
acquistòil  locale  da  alcuni  particolari,  so- 
pra le  di  cui  grandi  volle  erano  bellissi- 
mi orti  pergolati  di  pizzutelIo,chedistrus- 
se;  restaurò  le  volte  ed  espurgò  i  grandi 
ambienti  ,  costruendo  una  ferriera  onde 
servire  ad  un'armeria  per  l'esercito  che 
il  Papa  reclutava  onde  opporlo  all'inva- 
sione francese;  ma  l'impresa  non  si  effet- 
tuò totalmente.  Nel  i  802  dalla  camera  a- 
postolica  fu  venduto  il  locale  colle  mac- 
chie di  dotazione,  situale  nel  territorio  ili 
Rocca  Priora,  al  principe  Luciano  Bona- 
parte,  il  quale  oltre  le  ferriere,  vi  accreb- 
be un  forno  fusorio,  e  fece  fondere  anche 
cannoni.  Fu  poi  nel  1  8  1 5  acquistato  dal- 
la duchessa  diChablais,  e  da  essa  dato  col- 
le macchie  in  enfiteusi  all'avv.  Vannutel- 
li.  Preso  poi  in  affitto  daMultedo,  v'in- 
trodusse lavori  di  macchine  cilindriche 
per  la  preparazione  della  canapa  e  lino 
senza  bisogno  di  macerazione,  pompe  per 
eslinguere  incendi,  utensili  di  ferro  fuso, 
seghe  idrauliche,  torni  a  legno  e  a  metal- 
lo, macchine  da  far  viti  di  ferro  di  qua- 
lunque dimensione,  e  altri  «ggetli  (Ji  fer- 
ro; ma  l'intrapresa  si  arrestò  nel  1824. 
Quindi  il  locale  nel  1826  fu  preso  in  af- 
fìtto dal  tiburtino  Antonio  Carlandi,che 
lo  condussesinoali83o,e  chiamato  in  so- 
cietà Giovanni  Graziosi  di  Vellelri,  si  for- 
mò la  ditta  dello  stabilimento  di  Tivoli 
Graziosi  eCarlandi.  Oltenue  dal  governo 
che  60  poveri  della  commissione  della 
pubblica  beneficenza  diRoma  fossero  im- 
piegati nello  stabilimento  ed  imparassero 
l'arte,  e  cos'i  molli  da  vagabondi  riusci- 
rono abili  artisti.  La  città  deve  essere  ri- 


no  T  I  V  T  I  V 

conoscente  al  Carlnntli  per  avprcolln  sua  ne.  Ln  filcria  ilei  fono  con  ao  bobbine  n 
rpei osila  peifeziunalo  uno  slnbiliintnlo  macchine,  clie  lo  slirnno  a  lolle  le  ile-i  i 
lucroso,  die  rese  la  deserln  contrada  dai  da/ionidnl  grosso  ni  (ìiiisMino,  nella  ipiale 
Colie  animala.  Occorse  vistosa  spesa  per  vi  lavorano  ?.(>  persone.  Le  \ili  di  teno 
formare  sì  inagnifìco  stabilimento,  che  se  n  nioriKnte,  dalla  piii  grande  alla  più  pie- 
non  f  forse  di. ''in  lui  genere  nell'llalia,  cola  diinensionc,  diesi  lavorano  con  ii 
potrebbe  esserlo.econ  quello  di  Terni  ga-  niaccbinellee  4  torchi  per  farle  leste  itile 
reggia  ad  esserlo  dello  slato  pontificio,  ai  vili  da  iG  Ira  uomini  e  raga/.ci.  Cin'|ue 
quale  ambedue  formano  decoro,  e  però  grandi  torni  da  tornire  il  ferro  e  metallo, 
Deii<S44Ìl  n.  42  ^\e\\e  SSolizic  (lei  i;i(>r-  uno  a  macchina  espressamente  per  forma- 
no, parlando  delle  accademie  letterarie,  re  le  grandi  vili  ili  ferro,  e  due  macelline 
del  lealro  lìlodrainmalico,  e  dell'acca-  per  trapanare.  Dodici  piccoli  magli  |)er  le 
dcmia  lì  larmonica  ch'ebbero  luogo  in  Ti-  boi  lei  te  di  varie  dimensioni  o  puntelli  l'a- 
voli nell'oltohre, rimarca  che  nell'accade-  rigi,  con  3  rote  per  allilarle,  che  vi  lavo- 
mia  scolaslica(poichè  si  celebrò  pureipiel-  ranoi  G  persone.  I  letti,  cu mH,)è  e  altri  mo- 
la della  colonia  degli  arcadi  sibillini,  del-  bili  di  ferro, che  vi  lavoranoii  pers'ine. 
la  quale  già  lagionai),  piesiediila  dal  gè-  inoltre  si  iavorano  ferri  da  stirare  e  al- 
suila  p.  Carlo  Abirenghi,  stupeiidami-n-  tre  cose,  onde  sono  impiegate  giornil- 
te  12  giovani  di  quel  collegio  gcsinli-  mente  nello&labilunenlo  1  5Gpersone,sen- 
co  descrissero  in  vario  metro  la  linczza  za  computare  altre  yS  circa  ,  impiegate 
tld  lavorio  molleplice  del  magnilico  sta-  nella  faltura  e  trasporto  del  carbone  t\.ì\- 
bilimenloCiaziosi-Carlandi,giaccnle  su-  le  macchie  molto  distanti  dal  lerritorio 
gli  avanzi  liei  lcmpiod'i:)rcoie,ocoiiieal-  di  Tivoli,  perciò  di  vistosa  spesa  allo  sla- 
tri vogliono  della  villa  diMeccnaìe.Qum-  liilimenlo.  Il  feno  che  vi  si  lavorava  si- 
di  lo  stabilimento,  come  poi  narrerò,  fu  no  al  detloi84i>  era  proveniente  dall'  i- 
visitato  e  onorato  da  Gregorio  X\l  nel  sola  dell'Elba,  e  si  sperava  poter  lavom- 
i834,eda  PiolX  neli846- Due  anni  do-  re  quello  delle  miniere  che  doveanoal- 
po  ecco  come  si  trovava.  Lo  stabilimeii-  livarsi  nello  stalo,  e  delle  quali  e  c(ui  de' 
lo  si  compone  di  4o  <'^'''^i*''i^''>  l">'quali  cenni  sul  ferro  tenni  proposito  al  citato 
stanzoni  gianilissimi;  contiene  in  tiilloyS  articolo  Tehm.  Lo  stahiiimento  di  Tivoli 
macchine  lavorale  nello  stahilimenlo  da  a  delia  epoca  lavorava  2,100,000  libbre 
artisti  filli  venire espressamcnleda  Fran-  di  ferro  all'anno,  ma  il  solo  cilindro  ne 
eia.  Ln  principale  macchina  è  il  ciliiiilro  poteva  lavorare  3  milioni,  e  veniva  tra- 
della  faza  di  Go  cavalli,  che  lavora  il  Ter-  sportalo  lutto  in  llomn,  donde  si  dirama 
rocilindi  alo  scaldalo  col  Ionio  a  rivcibe-  nella  |)artc  meridionale  delio  slato.  L'au- 
ro, in  cui  vi  sono  inipiegati  1  2  nomini.  Ln  noa  spesa  di  questo  stabilimento  nsren- 
niasso  di  ferro  della  lunghezza  d'un  me-  deva  a  circa  scudi  Go, 000.  Nel  i<S.((>  dalla 
tre  e  della  grossezza  di  4o  centimetri  con  ditta  Graziosi  e  Carlandi  passò  lo  slobì- 
celenlà  sorprendente, passando  per  degra-  limento  alla  Società  Romana  delle  mì- 
dale  scnnnlaluie,  viene  lidolto  a  un  Ilio  niei  e  e  sue  lavorazioni  di  lei  ro,  dalla  qna- 
lungo  4  meli  i  e  centimetri  Go,  grosso  1  5  le  lultorn  viene  condotto,  con  notabile  ili- 
cent. cpialoia  non  vogliaaneslarsialledi-  minuzionedi  lavori  neli(S4S.  Vi  sono  nl- 
nnnsioni  che  si  desiderano.  La  ferriera  ad  tic  .\  ferriere,  una  di  Carlandi  che  lavo- 
iiM)  di  Francia  ha  4  fuochi  con  2  grandi  ra  pel  gran  slabilimento  con  3  magli  e  2  1 
inngli,die lavora giornoe  notte,esonoim-  lavoranti,  che  può  produrre  ferro  grosso 
piegale  alle  forge  3i  persone.  La  fonde-  baltulo  e  distendÌDO  circa  Go,ono  lihhre 
ria  ove  il  ferro  si  fìinde  con  mndt  111  per  l'anno.  L'nllie  3  appartengono  a'Santi- 
qiialuiKiue  uso,  in  cui  luvurano  'ii  [terso-  ui,  l'elrulini  e  Severi  con  2  magli,  e  pò- 


TI  V 

Irebbero  prodiii-re  circa  3oo,ooo  libbre 
l'alino  |)er  ciascuna;  malavoravaiio  poco 
alla  ridetta  epoca, giacché  lo  stabilimento 
che  lavorava  il  ferro  ciliiidralo  Io  clava  al- 
l'islesso  prezzo  cbe  il  battuto.  Vi  sono  due 
raniiere  da  maglio,  nelle  quali  si  costrui- 
scono ogni  sorta  di  pezzi  di  rame  grezzo 
peresserepoi  ridotti  ad  utensili  nelle  bot- 
teghe dacal(lcraro,e  viene  quasi  tutto  con- 
dotto cos'i  in  Putma  e  in  qualche  paese  vi- 
cino :  può  lavorare  con  3  uomini  circa 
4o, eoo  libbre  l'anno  per  l'opifìcio.  11  fiu- 
me Aniene,  devialo  in  canali  ,  appresta 
allo  stabilimento  la  forza  tielle  sue  acque, 
e  con  ricambio  di  tililità  e  di  bellezza, quin- 
di uscendo  forma  le  leggiadrissimeCasca- 
telle.  Di  più  in  Tivoli  esistono  3  cartiere 
di  carta  ordinaria  per  involli.  La  fabbri- 
ca delle  polveri  da  sparo  e  da  caccia  forse 
vi  fu  introdotta  poco  dopo  la  loio  inven- 
zione, di  pioprietà  della  camera  aposto- 
lica, ed  esisteva  fuori  la  porta  s.  Angelo, 
ove  sono  i  ruderi  della  villa  di  Vopisco. 
Kel  I  663  saltò  in  aria  tutta  la  fabbrica  con 
gravissimo  danno  delle  case  vicine,  onde 
il  comune  fece  istanza  al  Papa  perchè  la 
polveriera  fosse  da  quel  luogo  rimossa,  e 
allora  furono  fabbricati  gli  edifizi  fuori 
della  cittàove  piesentcmcnte  esistono. Nel- 
la città  in  un  edificio  vi  è  la  u)acchiua  ci- 
bndrica  colla  quella  si  trafila  il  piombo 
per  le  boette  dell'amministrazione de'sali 
e  tabacchi.  L'armeria  pontificia  in  altro 
edifizio  ha  macchine  per  trapanar  le  can- 
ne da  schioppo,  e  per  arrotare  armi  gros- 
se. Vi  sono  IO  mole  da  grano, ma  le  molte 
mole  a  rifolfa  costruite  ne'paesi  vicini  che 
n'erano  privijUe  resero  diverse  inoperose. 
I  niolini  a  olio  sonoi4>  con  macine  per 
le  olive.  Un  tempo  esistevano  n  concie  di 
pellami,  ridotte  a  una  di  suola.  In  Tivoli 
vi  fu  ima  stamperia  neli626ili  France- 
sco Felice  Mancini,  di  cui  esistono  molti 
libri  impressi  nella  medesima;  decaduta 
per  la  vicinanza  a  Roma,  neh  643  il  co- 
iiuuie  procurò  aiutarla,  ma  dopo  pochi 
aimi  terminò  di  esistere.  Tivoli  è  stata 
sempre  piazza  di  commercio  minuto;  eb- 


T  l  V  ut 

be  sempre  privilegi  per  fiore  e  mercati,  a  n- 
clie  settimanali  per  concessione  deli83  i. 
Il  cav.Bulgarini,con)e  già  accennai,  tratta 
dottamente  anche  della  superficie  e  fera- 
cità dell' A  groTiburtino,quanto  fu  deciiu- 
tato  tlagli  antichi  autori  per  la  fecondità 
e  abbondanza  ,  comechef  nella  maggior 
parteirrigabiIe,massimepe'pomelie  frut- 
ti d'ogni  specie  belli,  buoni  e  saporosi,  spe- 
cialmente l'uva  rinomata  da  frutto  delta 
pizzutello  e  pergolese  ;  e  quando  il  duca 
d'All)anel  i  556  occupò  Ti  voli  con  i  5, eoo 
uomini,  tra  fanteria  e  cavalleria  ,  per  la 
gran  copia  delle,  vettovaglie  soleva  dire, 
che  Tivoli  era  Napoli  piccinino.  Antica- 
mente si  estendeva  moltissimo,  e  presen- 
temente comprende  rubbia  45(")0,  suddi- 
viseiu  terreni  seminativi  a  cereali, ad  orti. 
a  prati  e  pascoli,  a  pascoli  cespugliati,  a 
macchie  e  boschi  cedui  con  terreno  an- 
nesso sterile,  caseggiato  rustico  e  super- 
ficiedella  città  con  orti  e  giardini  interni. 
Anticamente  l'agro  tibiirtino  era  abitato 
da'colnni:il  superiore  da'cos'i  detti  Aiiie- 
riicolae,e  l'inferiore  óa  Sanates.  Presen- 
temente non  è  abitata  la  campagna,  tran- 
ne le  casipole  delle  vigne  e  alcuni  como- 
di casali  de'grandi  lenicnenli,  che  servo- 
no anche  per  diporto,  ma  nel  colmo  del- 
l'estate quasi  tutti  ricoverano  in  città,  seb- 
bene l'aria  non  sarebbe  uocevole  special- 
mente ne'colli,  qualora  si  usassero  le  de- 
bite precauzioni.  Una  raccolta  di  piante 
botaniche  le  più  interessanti,  formata  da 
un  professore  di  tal  scienza,  la  pubblicò 
il  d.'  Capp(dloe  ripiodusse  il  cav.  Bulga- 
ritii.  Questi  ed  eziandio  con  dettagli  passa 
a  discorrere  tielle  rotazioni  agrarie  ,  ce- 
reali e  prodotti  minori;  de'pascoli,  prati 
e  bestiame;  degli  uliveti  e  olio,  giacché 
la  principale  coltiva/ione,  piantagione  e 
prodotlodel  terriloriosono  gli  uliveli,che 
vi  prosperano  nelle  terre  calcaree  e  brec- 
ciose  con  terriccio,  rendendo  ragione  del- 
le molteplici  specie  tl'tdive  del  territorio. 
L'olio  di  Tivoli  nella  massima  parte  rie- 
sce buono  per  condimento,  ed  eccellente 
per  ardere,  ed  il  chiaro  fuocalo  e  brillo 


119.  TIV  TIV 
(Iella  fi.imina  che  proiluce,  lo  ì'a  tlisliii-  inno  ohMigali a  cambiare  col  vino  di  Tl- 
gueie  in  siinei  ini  ila  ii^ii  alili  olii.  Ad  onta  voli,  prod)en<lasi  perciò  in  «|iJe' paesi  la 
deH'iniinensn  piantagione  degli  ulivi  nel  (ollivazioiic  della  vite,  e  qdalura  gli  adi- 
teti itoiio  tibiirtino,  potrebbe  aiiineiitnrsì  tanti  ne  piantassero,  si  mandavano  solila- 
di  piìi  del  doppio.  Non  siconusceqnando  ti  a  distruggere  le  piantagioni.  Legge  dii- 
fosse  qnivi  introdotto  l'ulivo,  ma  certa-  ra  e  prepotente,  die  i  liburtini  sosteneva- 
nieute  gli  nnticbi  romani  l'aviniino  col-  no  per  animare  e  garautiie  le  loro  vigne 
ti\ato  nelle  loro  ville,  e  dopo  la  dislnbu-  e  spaccio  de'vini.  Fece  l' enumerazione 
zìoneilelle  medesime  i  tibiiitiiii  neavian-  delie  (|nalilà  il'u ve, e  tle'di versi  frutti.  Se- 
no propagata  la  piantagione,  giacché  si  gue  la  desci  izione  degli  orti  di  pizzntello 
hanno  monumenti  del  secolo  X.  in  cui  già  e  pergolese,  dell'ortaglie  e  de'  gelsi.  Gli 
gli  uliveti  formavano  grandi  corpi,  e  dal-  orti  pergolati  di  pizziilello  o  uva  corna,  e 
l'aiilicliità  ilegli  ulivi  diTi  voli  do\  è  prove-  pergoicse  formano  uno  deprinoipali  ra- 
nire  il  privilegio  che  la  città  gode  ilinvia-  mi  dell'industria  agraria  di  Tivoli,  e  di 
re  ogni  anno  inlloma  pei  parte  il'un  l'uni-  lucroso  commercio  con  Roma.  Sono  ca- 
glio del  comune  al  palazzo  apostolico  con  lebii  ed  eccellenti,  il  pi/zutclloo  uva  da 
lettera  diretta  a  mg. 'maggioriloino  le  pai-  mangiare  polposa  croccante  color  verde 
me  o  rami  d'ulivo  per  dispensarsi  nella  pallido,ed  il  pergolese  uva  rossa  scura  da 
cappella  pontificia  la  domenica  delle  Pai-  mangiare  polposa  e  granellosa,  i  terreni 
ined,ill*iip.i,a'canloi  i,a"caiulalari  de'car-  sono  Icracissiini  ad  uso  d'ortaglia,  e  rcn- 
dinali,  «'maestri  osliari,  a'uia/zieii  e  ad  dono  i  necessari  erbaggi,  che  pnimenli 
altri, dopoavervi  altaccatocrocelletli  pai-  sono  descritti  dal  cav.  Bulgarini.  I  gelsi 
me  gialle:  della  provenienza  dell'  altre  bianco  e  nero  hanno  vigorosa  vegelazio- 
7''^/////r  gialle  intrecciate,  che  pure  ilal  l*a-  ne,  ma  essendo  il  numero  ristretto,  l'in- 
pa  si  distiibuiscono,  parlai  a  quell'arti-  dustria  de'bachi  da  seta  è  poca.  Tra ver- 
colo.  Leggo  nelle  Bn\'i  iiidictizìnni  de'  saiido  r.\nieiie  il  territoiìo  tdjurlino  iiel- 
rrninniiirii  nniilifirii.  esliatle  a'  nostri  la  sua  maggior  lunghezza,  non  leltiiineo, 
giorni  da' mg."  Fornici  e  de  Ligne,  da  n)a  continuamente  serpeggiante,  ha  uii'e- 
altro  pili  copioso  lavoro  di  mg.'  Dini,  che  stensione  ragguardevole  di  ripe.  I  terreni 
prima  le  palme  prelatizie  si  davano  dal  contigui  alle  ripedeirAniene,spcciahnea- 
Papa  sino  a'maestri  delle  cei  emonie.  Da'  le  dopo  la  sua  caduta,  e  quelle  di  vaii  fossi 
camerieri  segreti  in  gùi  si  dava  di  olivo  sono  vestiti  di  canneti.  I  boschi  sonrj  si- 
verde.  Ciò  durò  sino  al  pontificato  ili  l'io  tuali  neiiionti,  e  iie'secoli  decorsi  conte- 
Vii,  e  d'allora  in  poi  cominciò  una  [)iìi  nevano  mollo  selvaggiuine,  che  dava  luo- 
copiosa  dispensa  di  palme  gialle  ossia  go  a  grandi  cacce,  le  «piali  reca vanninol- 
prelatizie.  Da  tali  rami  d' ulivo  di  Ti-  to  divertimento.  Conclude  il  cav.  lìulga- 
voli  si  ricavano  le  Ceneri, cìie  nel  [)rimo  lini,  dicendo  de'prodotti  e  del  consumo, 
giorno  «li  (piaresima  del  seguente  anno  che  il  territorio  liburlinosefossctullocol- 
il  l'apa  riceve  e  impone  nella  stessa  cap-  ti  vaio  e  colonizzato,  produrrebbe  ogni  co- 
pella  pontificia.  Indi  con  eguali  ed  eslese  sa  neces^ulia  pel  vivere  coinod, unente  di 
cognizioni  agronomiche,  il  cav.  Diilgarini  due  vollcmaggioredeirulliialepo|)olazio- 
lagiona  «Ielle  vigne,  del  vino,  e  degli  al-  ne,  oltre  una  forte  esuberanza  di  prodol- 
brrida  fi  ulto.  La  vite  ancora  sempre  prò-  li  in  olio,  uvaineda  mangiare  e  altri  ge- 
*l)en>  nel  suolo  libiirlino  con  eslesi  vigneti  neri,  il  tutto  provando  con  «liligenti  cal- 
e  copioso  commercio  [ler  la  bontà  del  vi-  coli.  Quanto  allo  slato  gotdogicodel  ter- 
no; e  ne' bassi  tem[)i  ne'meicali  setliina-  riloriu  libili  tino,  si  ha  del  il.'  Cappello: 
naii  che  si  facevano  nellacittà,  i  paesi  sog-  Sfi^f^io  sitllti  (oiìn{;nifitiJisiiit  <li  l  suolo 
gettidove«nopoitaieleloiodcriaU',ch'e-  ili  Tis-ull,  Roma  1824,  nprodollo  uiichc 


TI  V  T  I  V                    ii3 

iìa\Mavocco,3lonufnenti dello StatoPon-  il  loro  colore  naturale.  Una  specie  di  tu- 
/;//Wo,  1. 1 1,  p.  r  12.  Io  però  dirò  in  breve  fo calcare  si  rinviene  alle  pendici  di  alcu- 
sullo  stato  geologico  del  territorio,  qnan-  ui  monti,  di  dilTereuti  specie;  in  diverse 
to  riportò  nella  par.  i.\cap.  7,  il  cav.  Bui-  contrade  trovasi  il  tufo  vulcanico, e  la  poz- 
garini.  La  superficie  del  territorio  tibur-  zolana  di  3  colori  e  composta  d'un  lapil- 
tino  presenta  al  geologo  due  dilferentispe-  loa  grani  di  lava  porosa  con  amfigenavi- 
cie  di  roccia  calcaria,  la  secondaria  e  la  trea  eccellente  per  cemento.  Non  essendo- 
terziaria:  il  tufo  vulcanico,  la  pozzolana,  vi  atlcUto  tracce  di  spenti  vulcani,  tanto 
il  travertino  e  l'alabastro  prodotto  dalle  nel  territorio  tiburtino,  che  ne'paesi  vici- 
deposizioni  dell'Aniene,  il  travertino  prò-  ni,  né  essendo  presumibile  che  quelli  dei 
dotto  dall'acque  Albule  in  uso  alledeco-  monti  albani  abbiano  potuto  causare  ta- 
razioni delIefabbriche,chiaraatodaglian-  li  materie  stante  la  grande  distanza,  può 
lichi  lapis  tihurtinus.  Di  roccia  calcaria  darsi  che  le  rocce  siano  provenienti  da  in- 
secondariaastrati  verticali  orizzontali  pili  cendi  sottomarini  che  sospinte  le  abbiano 


o  meno  inclinati,  e  spesso  della  grossez- 
za da  un  metro  a  5  centimetri  sono  con- 
formati nella  maggior  parte  i  monti  sub- 
apennini  di  Tivoli.  Siccome  la  roccia 
spesso  contiene  della  pietra  focaia,  e  por- 
zione è  a  strali  che  nel  cavarla  si  frantu- 
ma, non  è  perciò  d'eguale  bontà,  onde  o- 
gni  monte  ha  delle  parti  in  diverse  espo- 
sizioni dalle  quali  si  cava  la  piti  buona  per 
la  calce,  che  essendo  eccellente  è  molto  ri- 
cercata in  Roma.  Nel  traforo  del  monte 
Catillosi  sono  rinvenuti  tra  la  calcaria  nu- 
clei di  testacei,  stalagmiti,  e  stalattiti  ala- 
bastrine ondulose  con  cristalli  confusi  d'u- 
na bellez/.a  sorprendente.  Alcuni  miglio- 
li  passarono  in  possesso  di  distinti  perso- 
naggi romani  e  esteri,  molti  pezzi  furono 
ricercali  per  vari  gabinetti  di  mineralo- 
gia, altri  meno  belli  servirono  ad  ador- 
nare le  paieli  d'una  cameretta  nel  casino 
sopra  l'indjocco  del  traforo.  Alle  pendici 
del  monte  Calvo  per  la  via  Aquaregna, 
si  scopri  una  cava  di  breccia  corallina  d'un 
rosso  pallido,  molto  compatta  e  suscetti- 


alla  superficie.  Una  singolarità  rapporto 
alle  rocce  si  è,  che  il  corso  del  fiume  A- 
niene  le  separa  affatto  dalle  calcaree;  le 
une  sono  a  sinistra,  le  altre  a  destra  pros- 
sime entrambe  al  fiume.  Rimarchevole 
è  lo  strato  di  tufo  vulcanico  pietroso  della 
rupe  soprastante  alla  via  Torricella  rim- 
petto  al  ponte  Aquoria,  parte  del  quale 
forma  base  ad  una  volta  naturale  di  de- 
posizioni compatte  fluviatili  del  cos'i  det- 
to tempio  del  Mondo,  o  antico  sepolcro. 
Le  rocce  tartarose  prodotte  dalle  depo- 
sizioni dell'Aniene  sono  distinte  in  3  spe- 
cie di  travertino,  più  o  meno  dure  e  lu- 
centi: sopra  tali  rocce  è  fabbricata  la  cit- 
tà, ed  è  circondala  sino  a  qualche  distan- 
za dalle  medesime.  Lo  sprofondo  che  si  os- 
serva dalla  grotta  di  Nettuno  sino  al  pun- 
te Lucano  sembra  prodotto  dall'acque  del- 
l'Aniene.che  corrosero  co'secoli  le  materie 
che  cogli  stessi  secoli  eransi  antecedente- 
mente dal  medesimo  prodotte,  quando  il 
mare  avrà  inondato  le  attuali  pianure  e 
raltenuto  il  corso  del  fiume.  Tali  rocce 


bilead  essere  lavorata,  prendendo  bel  pu-     sono  capaci  di  bel  pulimento,  percuichia- 


limento:  si  stacca  a  rocchi  compatti  e  può 
servire  a  vari  lavori.La  roccia  calcaria  ter- 
ziaria si  rinviene  nelle  colline  sottostanti 
al  monte  Peschia valore,  e  segnatamente 
in  un  colle  chiamato  Collenocello.  Il  ter- 
reno per  lo  più  marnoso  contiene  fossili 
calcinati  di  cardi,  ostriche,  pettini,  vene- 
ri; ed  alcune  di  tali  conchiglie  marine  si 
sono  rinvenute  che  couservavaao  ancora 

VOI..   LXXVI.  


masi  alabastro  della  grotta  di  Nettuno 
qualche  masso  compatto  fra  ni  misto  a  stra- 
ti più  friabili,  ed  ha  il  colore  e  venature 
simili  al  bel  legnodi  noce.  Pio  VI  nel  1786 
concesse  al  comune  la  facoltà  di  cavare 
alabastri  e  altre  pietre  mischie,  per  esser- 
si a  quel  tempo  fatte  indagini  su  tal  pie- 
tra. Vari  lavori  con  tale  alabastro  si  fe- 
cero per  comu^issiune  di  alti  personaggi. 


ì^^ì^ffmtA 


ii4  T  I  V 

tra'tjuali  due  (avule  dn  digiune'  peil'im- 
pcratuic  Francesco  I,  che  multo  tal  pie- 
tra apprezzò.  Ultipis  lilnirtinus  dogli  nn- 
ticlii  ri>niMiii,  (  lii.iiniilo  poi  travertino,  si 
trova  nellii  piiimiin  del  territorio  didln 
tenuta  di  Miuti-llone  fino  al  ponte  Luca- 
no, e  fosso  cliian)ato  dc'l'rnli,  a  »tiiitiiì- 
C-azioni  più  o  n)eiio  profonde  e  solide.  Si 
è  rormulo  dall'acque  Albule,  clic  preci- 
pitano anco  al  pi oeiilc  carbonato  di  cal- 
ce, esalando  {^a»  idrogeno  solforato;  piii 
compatto  (piello  formatosi  ucll' oscuiit.'i 
litlle  viscere  della  terra,  piìi  fi  iubile  quel- 
lo formato  dall'acque  st.ign.inli  sotto  la 
piena  azione  della  luce.  Il  i .°  si  rinviene 
lidie  cave  a  6  e  più  metri  di  piofondità, 
c*l  è  eccellente  pei  decorazioni  ili  labiiri- 
(lie, staccandoci  a  rocclii.  Il  2.  trovasi  su- 
perficiale sino  a  circa  2  miglia  di  distan- 
za ,  lungo  e  lateralmente  il  canale  della 
solfatara,  fi  iiibile,chinmatoTettina  e  buo- 
no soltanto  per  [tielra  da  fibbrica,  nias- 
bime  pegli  ardii,  staccandosi  coli' azione 
del  piccone  a  piccole  lastre.  La  pielia  può 
aver  4  distinzioni, cioè:  travertino  bianco 
solidissimo  in  parleconcrezionato  a  frat- 
tura ineguale  soiorta  e  opaca,  ed  èia  mi- 
glior qualità  per  pietra  da  scalpello;  tra- 
vertino con  pori  e  cavità  globulose  die 
sembrano  pi  odotle  nella  foi  ma/ione  del 
travertino  dallo  sviluppo  del  gas  idroge- 
no solforalo;  travertino  solidissimo  di  co- 
lor cenerino  cbiaro  sparso  di  cavila,  che 
percosso  Iramanda  un  odor  ft^lido  del  così 
detto  ^/y.i/v.s/////f/Ayliavertiiio solidissimo 
coD  cellule  coiicrezinnate  a  fi  altura  sca- 
gliosa, luccir.-mlc,  con  in)pronta  di  foglie 
e  fusti  di|)iante  incrostate  di  calcaria.  IN'el 
cavaisi  il  travertino  si  taglia  e  quindi  la- 
vora ctjii  fieilità;  non  è  mollo  pesante  e 
resiste  all'  inleinpeiie  iitmosfeiicbe.  an/i 
C'sposlr>  all'ariii  s'indili  isie.  I  monumenti 
anticbi  e  moderni  tli  Uonia,KÌ  sagri  clic 
profani, ma  nifeslameiilelocontestano, per 
cui  a  ragione  si  esempi  e  detto,  M- 7V/<///7/- 
/iO//<«;7//o;»-/i'o////^;////r/;e se  perde  il  bian- 
co acquista  una  linla  bruna  giallognola 
(lic  dùuDU  vcnciaudu  uria  ullc  fubbiiclie. 


T  I  V 

Le  cave  moderne  danno  un  travertino  di 
miiioi  solidità  ccoin|)alte77adeiranliclio, 
oiid'è  piìi  facile  a  esca  vai  si,  per  la  qual 
cosa  I  autidie  restarono  obbandonate,  ma 
con  una  spesa  maggiore  poti  ebbero  esse- 
re riatli\ale,  per  aver  pietra  di  qualità 
superiore.  Si  ravvisano  ancora  nel  luogo 
dettoli  Darclietto, a  sinistra  e  poco  distan- 
te dal  ponte  Lucano:  occupano  la  super- 
ficie di  circa  3()  robbia  tli  terreno  o  meti  i 
(piiidiali  ')  74, 'JiSo, d'una  media  profoiidi- 
tii  ili  metri  1  o,per  cui  gli  antichi  cavarono 
da  queste  latomie  metri  cubi  5,')4^,3o7 
di  travertino  per  decorazione  dell'antica 
capitale  del  mondo,  ove  veniva  traspur» 
tato  pel  fiume  Aniene,  come  notò  Slra- 
bone,  essendo  la  cava  prossima  e  il  porlo 
presso  il  ponte  Lucano.  Cogli  avanzi  della 
pietra  cavatasi  formò  un  monticcllo  pros- 
simo alle  cave,  chiamato  oggidì  il  Monta- 
ro7zo  del  Bai  co,  ed  altri  piccoli  cumuli 
tli  tali  scaglie  stillo  sparsi  nelle  metlesime 
cave,  che  stante  l'inondazione  del  (ìiime 
cui  il  luogo  va  soggetto,  si  sono  ricoperte 
d'  ottimo  terreno  vegetabile  di  vigorosa 
produzione.  Non  si  conosce  1'  epoca  del- 
l'abbandono delle  cave,  ma  sembra  tpidla 
del  decadimento  della  lomana  possanza, 
e  l'uso  che  [lusteriormeute  si  fece  tli  que- 
sta pietra  in  Roma,  toglientlola  tlagli  an- 
tichi itionumenli,esegnatameiite  tlal  Co- 
/o.v.vrOjper  costruire  tpielle  fabbriche  che 
ricordai  nel  voi.  LXX-III,  p.  247,  ripar- 
lando tli  ipieiranfiteatro,  il  ehe  prova  che 
le  cave  erano  inoperose.  L'abboiitlanzache 
occorreva  tli  tal  pietra  per  la  sontuosa  fab- 
brica ilell'odierna  Chicsii di s.  Piciro  in 
1  '</fii  <ni<),\\  più  vasto  e  più  splendido  teui- 
pio  tiel  mondo,  fece  circa  il  1 5oo  attivare 
lemodernecave  tli  travertino,  postea  sel- 
tenlrionetlell'anlidie,  nella  contraila  lid- 
ie l'osse  (nome  e  eavilii  derivati  ila'tra- 
veilini  ivi  estratti  [ler  formarne  calce, on- 
de vedonsì  ivi  e  altrove  le  fornaci  per  cuo- 
cerla, ma  però  dessa  è  mollo  inferiore  in 
(jiialilà  lidia  calcaria),  e  nel  luogo  detto 
s.  Clciiieiilr,<;hesono  sì  abbondanti  di  pie- 
tra da^iulerlasuiumiuislrarcaqualuiKjiie 


T  I  V 

richiesta. Leone X  con  breve  del  1 5 ledo- 
no nniiualinente  in  compenso  alla  città 
molle  rnbbia  di  sale  (alcuni  dicono  5o), 
in  conleinpiazione  de'lraverlini  cbesie- 
straevano  dal  suo  territorio  per  1'  inco- 
minciata grandiosa  f.ibbrica  di  s.  Pietro, 
che  dipoi  fu  pure  decoiala  da  quella  sel- 
va di  colonne  che  rende  inìponente  e  u- 
nica  la  sua  magnifica  piazza.  Continuan- 
dosi nel  1620  a  cavare  i  travertini  per  es- 
sa, in  una  cavità  de'medesimi  si  trovò  un 
granchio  terrestre  di  4  libbre;  e  nel  1827 
spezzandosi  un  masso  si  lrov<irono  ossa 
incrostate  d'un  bue  benissimo  conserva- 
te. Le  rinomate  acque  Albule  verso  ove 
confluiscono  coli'  Auiene  hanno  inonda- 
to i  terreni,  e  formarono  concrezioni  cal- 
caree, investendo  le  varie  erbe  ,  per  cui 
si  vedono  de'  pezzi  imitanti  varie  forme 
delle  medesime,  d'una  delicatezza  e  con- 
formazione sorprendente,  bianchi  quan- 
to il  zucchero, per  cui  i  frantumi  con  più 
o  meno  investimento  del  carbonato  di 
calce  in  minuzzoli  vegetabili  rassembra- 
no  veri  confetti, de'quali  negli  ultimi  due 
secoli  se  ne  parlò  mollo  dagli  scrittori,  e 
singolarmente  dalINlorei  nel  suo  Autimno 
Tibiirlì'nOfChìamaù  volgarmente  Coufet- 
ti  di  Tivoli,  rammentali  per  la  loro  spe- 
cialità in  tulli  i  trattati  di  mineralogia. Po- 
co lungi  dal  casale di!\Iartellone,prossimo 
alla  strada  romana  e  al  confine  del  terri- 
torio tiburlino,  si  trova  il  laghetto  chia- 
matoLago  de'Tartari,che  occupa  circa  un 
rubbio  »li  terreno,  prodotto  dall'acque  di 
scolo  delle  superiori  campagne,  per  cui  nel 
colmo  dell'estate  è  in  secco.  Le  sponde  di 
questo  stagno  sono  per  qualche  estensio- 
ne ricoperte  a  varie  profondità  di  tartari 
bellissimi,  di  cui  gli  antichi  fecero  uso  per 
ornamento  de'uinfei  e  altri  grotteschi  nel- 
le loro  ville,  e  tullora  sono  escavali  per 
simile  decorazione. Questi  tartari  sono  stali 
prodotti  da  una  sorgente  che  ivi  scaluù  e 
ora  ostruita  dell'acque  Albule  miste  alle 
pluviali,  ricoprendo  con  una  concrezione 
calcarla  solida  e  sonante  giallognola  simi- 
le al  traveiliuo  i  diversi  vegetabili,  for- 


T  I  V  1.5 

mando  de'pezzi  oltremodo  belli  e  bizzar- 
ri, imitanti  strettamente  le  materie  inve- 
stite che  sono  erbe  e  aibusli  (si  diceche 
per  le  sue  materie  calcaree  e  tarlarose,  la 
circonferenza  del  lago  va  restrhigendosi). 
Le  minerali  acque  Albule  sorgono  a  cir- 
ca 4  miglia  da  Tivoli  a  tramontana  della 
strada  Romana,  a  un  miglio  dal  ponte  che 
taglia  la  via  e  accavalca  il  canale  ili  scolo 
delle  medesime ,  aperto  dal  cardinal  Ip- 
polito. La  sorgente  forma  un  lago  ovale 
detto  della  Solfilaia  e  delllsole  inalanti, 
largo  metri  6  r, cent.  66,  lungo  metri  1 44» 
cent.  5^,  gira  metri  297,  cent.  75,  pro- 
fondo nel  centro  metri  3c).  Viene  il  Iago 
circoscritto  da  un  uìuro  antico  sollanlo 
nell'imbocco  del  canale  di  scolo.  Secon- 
do il  ^acó, Discorso  deir Ac(jue  Albule, 
bagni  di  Tivoli,  Roma  1  563,  e  riprodot- 
to nel  Discorso  delle  Acque  Albule^  ba- 
g/ii  di  Cesare  Augusto  a  Tivoli,  ec.,R.o- 
ma  067,  avea  il  lago  un  miglio  circa  di 
circonferenza,  per  cui  si  è  nulabilinente 
ristretto  forse  per  l'isulelte  natanti.  Si  for- 
marono queste  da' diversi  galleggianti  e 
grumi  di  piante  acqualiche  avviluppati 
dalla  uìateria  condensala  calcare  e  solfn- 
readell'acquejsu'quali  cadendo  i  semi  del- 
le circostanti  piante  palustri,  e  svolgen- 
dosi quindi  con  rapida  vegetazione  si  ag- 
glutinavano sempre  più  con  tali  sostanze, 
ecosì  preseroformad'iso'ette  galleggianti, 
che  sospinte  pel  lago  da'  venti,  finirono 
col  diventar  terra  ferma  attaccandosi  per 
tali  materie  alla  riva.  Nel  1  67  i  essendove- 
nei  6,chiamavasi  il  Lagodellei6  barchet- 
te; nel  1814  n'esistevano  i4>  le  quali  era- 
no quasi  tulle  sparite  nel  1827,6  preseu- 
teiuente  appena  se  ne  osserva  alcuna.  Ri- 
stretto così  il  lago  della  Sulfatara,  presa 
sempre  più  la  forma  ovale,  e  raddensato 
maggior  volume  d'acque,  colla  lorofurza 
tra^poitano  via  subito  i  galleggianti,  che 
davano  luogo  alla  formazione  dell'isule, 
onde  diflìcilmenle  se  ne  formano.  Quan- 
do tulle  esistevano  forn)a\  ano  un  piospet- 
to  delizioso,  giacché  alcune  erano  capaci 
a  sostenere  i  o  persone,comc  racconij  Due* 


I  I  r>                 T  I  V  T  I  \ 
ci.  UiiTcccIiioboTallierc  narrò civcno'pil-     l.)f;olin  unon  due  fumili  inferiore  nllosta* 
inulel  cori  ente  secolo, 0(;li  (U)ii  IMI  l)iic  pn-      to  dcirnlnioslora.  Le  Allxilc  furono  de- 
ilosi  sopra  una  di  tnli  isolo  nlliavcisò  il      rniit;itc  per  uli!i<>sin]c  asnnnre  molti  lunii 
laf^o.  Il  r.'ipido  acci csciinciilo  della  vegc*      >\n  Slrahone,  Vifnivio,  IMiiiio,  G.deiio   e 
l.i7Ìonf  dulie  medesime  iii  conlVonlode-      jdlii  scrillori  anlicliì  ricordali  da  Nibby, 
t;li  altri  v«-o(.i;d)ili  circostanti,  ftj  ricono-      nel  1. 1 ,  p.  i\>\c\V Analisi  de  dintorni  di 
sciutoda  Davy  per  contenere  l'actpia  Ai-      lionin.  Egli  dice  die  (|ue«t'acqna  ha  co- 
l)ula  in  soluzione  una  quantità  di  gas  a-      me  altre  acque  sulfuree  la  pro[)rielà  di  pe- 
tido  carbonico  supcriore  al  suo  proprio  tiificare;  e  die  là  dove  sbocca  nell'Aiiic- 
\oluine,  e  clic  da  cpic'^to  £;as  tlcrivava  la  ne   si  formano  piccole   concrezioni,  che 
rigogliosa  \egelazK)tic.  Qunuloal  vobune  somigliando  a'corifelti,  sogliono  appellar- 
deirac(|ue  cbesgoigadal  lago  bi  misuralo  si  Confetti  di  Tii-oli.  Indi  nel  t.  3,  p.  qc), 
dal  p.  Cabrai  in  palmi  cubi  1 4  SiGjO  circa  trattando  della. SoZ/J/r^^/ei^oZ/J/rw/r//*/. 
1  5r)  metri  cubi  per  ogni  minuto. Le  acque  e  del  Lnru^  edcWOrnndmn  Fati  ni.  coi- 
Sono  dette  sol(uiee,e  furono  dagli  antichi  i<'gge  quelli  che  erroneamente  Io  posero 
chiamale  Albule  e  Albunee  dalla  lorolat-  presso  i  laghi  dcll'Albule,  mentre  l'ora- 
Ica  biaiidiez7a,  ed  esalano  un  disgustoso  colo  di  Fauno  e  i  detti  luoghi  sono  nella 
odore  solfureu  simile  alle  uova  putride,  via  Ardeatina  checonduce  ad  Ardca;  ma 
che  si  s[)ande  a  circa  un  miglio  di  dislan-  chiamandosi  Albunea  la  sua  selva  profon- 
da a  seconda  del  vento  chespira.  Talvolta  da  e  tetra,  alta  e  vastissima  ,  ed  avendo 
nel  lago  e  nel  principio  dcll'iiubocco  del  il  luogo  anch'esso  un  fonte  d'acque  calde 
canale  soltanto  l'acqua  esala  quantità  di  e  solfuree,  lo  fece  confondere  con  quel- 
gas  acido  idio-solioiico,  che  a  circa  ilue  le  della  via  Tiburlina,  della  cui  salubri» 
palmi  d'alle/za  è  baslante  a  togliere  il  re-  là  trattò  pure  il  ricordato  d/  Neri  tibur- 
.'ipiio  e  far  cadere  in  asfissia,  che  può  cau-  tino,  De  Tihiirlini  tit-rix  sdluhrit/ite,  al 
saie  anche  la  morte,  se  [ircsto  non  si  eie-  cap.  i-j.  Dell'acque  Albule,  Svetonio  di- 
va il  colpito  da  terra  ad  una  maggiorai-  ce  nella  vita  d'Augusto,  die  esso  ne  usò 
lez/n;  caso  che  si  vede  accadere  agli  ani-  spesso  per  bagni, e  ne  ripiirla  in  (piella  di 
niidupiadiupeili  e  volatili  che  vanno  a  pa-  Nerone,  che  le  coiiilussc  pel  medesimo  og- 
scersi  nelle  spondedel  lago.  INiun  pericolo  getto  nel  suo  palazzo  in  Roma.  Per  la  lo- 
vi  e  di  tali  sinistri  lungo  il  canale,  e  niu-  ro  virtù  gli  antichi  santissime  le  chiama  • 
no  ve  ne  sarebbe  se  incondottale  l'acque  iono,e  loro  innalzarono  teinpli,comediCi- 
si  portassero  jier  uso  di  bagni  nell'anti-  bele,  e  le  terme  sontuosissime  fal)bricatc 
che  terme  come  aijlicomenlc.   Il   sapore  da  ÌM.  Agrip[)a,  o  a' suoi  tempi,  o  dallo 
delle  Albule  è  un  disgustoso  acido.  L'a-  stesso  Augusto  perchè  le  iVecjueiitò,  dau- 
iialisi  chimica  ancora  si  descrive  dal  cav.  no  a  conoscere  la  moltitudine  di  gente  che 
l'ulgarini,  e  falla  da'professori  Cappello,  le  usarono;  giacché  narra  IJacci,  che  ville 
'Iroinpeo  e  l'eielli.  Gettando  sassi    nel  il  luogo  sgombro  da  macerie,ilsulo  gran- 
mezzo  del  lago,  succede  il  fenomeno  cu-  de  bagno  pubblico  polca  contenere  i  ooo 
liosodeireccitamenlodiipiasi  una  piccola  persone,  oltre  i  molli  bagni  separali  cir- 
tempesta,  prodr)tta  da  una  gran  [>arte  di  costanti  al  medesimo,  che  dalle  stufe  rin- 
gasclie  svolgesi  dal  fondo,  per  cui  l'acque  venule  si  argomenta  che  i  bagni  degli  un- 
.s  innalzano  con  romoresunilc  all'  acqua  lichi  venivano  presi  anche  riscaldali.  JDc- 
che  bolle.  Si  osserva  che  sulla  linea  di  pas-  caddero  dalla  loro  celebrità  coli'  impero 
saggio  del  pas  l'acqua  acquista  una  liin-  romano,  le  terme  andarono  in  rovina,  e 
pidezza,  In  quale  si  deve  alla  dissoluzione  ninna  notizia  esiste  che  fossero  più   fi-c- 
<ld  calcano  in  vii  lii  dell'acido  carbonico  (pienlate.  Se  non  che  il  ricordalo  d.'  An- 
che si  svolge.  La  ltm[»ertilura  trovasi  sul  urea  Uacci  medico  coudoUo  di  Ttvuli,  e 


T  I  V 

pììi  tardi  di  Sisto  V,  le  tece  rivivere  alla 
loro  celelirità  col  citato  dotto  Discorso, 
inserito  dal  d.'  Agostino  Cappello  nel  dot- 
tissimo suo  Ragioiuiinciilo  sui  l)ngni  mi- 
nerali pr-esso  Tivoli,  Roma  1837,  i83f) 
e  1840,  i  cui  3  articoli  furono  inseriti  nel 
Giornale  Arcadico  di  tali  epoche.  Il  d/ 
Cappello  nel  Ragionainento  perla  restau- 
razione di  tali  bagni,  dice  die  dopo  lun- 
go tempo  in  cui  l'uso  dell'AlbuIe  non  fu 
che  empirico  e  di  sola  esperienza  pratica, 
stante  le  posteriori  scoperte  de'Ioro  prin- 
cipii  costituenti  fatte  dalla  chimica,  ne  po- 
^è  spiegar  l'utilità  e  farne  ragionato  uso 
per  la  medicina.  Si  ha  dal  Dacci,  che  il 
dotto  giurecotLsulto  tiburtino   V^incenzo 
]\Iaucini,essendo  il  luogo  di  sua  proprietà, 
con  molta  spesa  e  utilità  pubblica  restau- 
rò i  bagni,  come  ancora  si  riconosce  da* 
n)oderni  muri  frammisti  agli  antichi;  ma 
tali  restauri  non  durarono  che  circa  mez- 
zo secolo,  e  [)oi   i   bagni   restarono  nuo- 
vamente abbandonali.  Il  eh.  d.'  Cappello 
prova,  chele  Albule  sono  efficaci  a 3  mor- 
bosità prese  per  bagno  e  per  bevanda:  1.' 
a  tulle  le  malattie  dell'organo  della  pelle; 
2.°  alle  di>crasie  umorali,  in  ispecie  se  de- 
rivano da  cutanei  morbosi  consensi,  o  re- 
trocedimenti;  3.  '  per  lutti  i  morbi  delle 
vie  orinarie.Egli  quando  fu  eccellente  me- 
dico condotto  in  Tivoli  ne  esperimento 
nelle  varie  malattie  renìcacia,esimilmen- 
te  quando  lo  fu  il  eh.  d.'Benedello  Monti, 
oggi  benemerito  professore  e  direttoredel- 
l'ospedale  de'benfiatelli,  civile  e  militare 
e  de'  dementi  in  Ancona;  entrambi  per 
pubblica   utilità   zelantissimi  promotoii 
della  restaurazione  degli  antichi   bagni. 
Osserva  il  cav.  Bulgariui,  che  sebbene  ciò 
non  era  ancora  avvenuto  nel  1848,  tut- 
tavia varie  persone  si  recavano  in  Tivoli 
a  far  i  bagni,  o  nel  canale  presso  il  lago, 
o  facendo  trasportare  l'acqua  in  città,  o 
facendone  uso  per  bevanda,  e  che  tutti  ne 
[)rovavano  giovamento;  facendo  voti  pel 
riattamento  delle  terme,  se  non  da'par- 
ticolari,  dal  governo  protellore  della  pub- 
blica igiene,  come  avea  fatto  di  altri  ba- 


T  1  V  117 

gni  minerali.  Aggiungerò,  che  neh 85 1 
una  società  di  romani  e  tiburtini  intra- 
preseil  restauro  e  il  riattivamento  con  suc- 
cesso de'  bagni  dell'acque  Albule.  Si  leg- 
gono nel  Giornale  eli  Roma  deli 852  a 
p.  624,  e  del  1 853  a  p.  5 1 6,  i  pregi  e  \\ 
celebrità  dell'acque  Albule  presso  Tivoli, 
dalla  remota  antichità  appellate  santissi- 
me per  le  numerose  guarigioni  de'mor- 
bi  che  operavano,  onde  Augusto  vi  eresse 
un  magniflcostabilimento  di  bagni.  Siri- 
corda  quello  pubblico  per  loco  persone, 
e  i  bagni  parzialiche  io  circondavano.  Che 
l'ornavano  statue  greche, preziosi  marmi, 
lapidarie  votive  dedicate  nel  tempietto 
presso  il  maggiore  de' 3  laghetti  e  ivi  e- 
retto  alla  dea  dell'acque  Albula  o  Albu- 
nea,  famosi  musaici,  superbe  colonne  di 
serpentino  e  verde  antico  e  splendidi  por- 
tici :  qui  dappresso  si  trovarono  la  sta- 
tua semicolossale  d'Apollo,  ora  nel  mu- 
seo Capitolino,  e  le  statue  d'  Igia  e  Isi- 
de esistenti  nel  museo  Vaticano.  Per  la 
valentia  dell'acque,  meritarono  cheGa- 
leno  tenesse  solo  ragionamento  di  tal  fon- 
ie minerale.  Che  il  J3acci  si  rese  celebre 
per  la  sua  opera  De  Tkennis,  ove  trat- 
ta dell'  Acque  Albule  j  e  siccome  stalo 
medico  di  Tivoli  e  poi  di  Sisto  V,  l'acque 
riacquistarono  il  loro  credito  e  operarono 
prodigiose  guarigioni.Che  anco  altri  le  ce- 
lebrarono e  analizzarono,  principalmente 
il  d."^  Cappello  colle  3  Memorie  lette  nel- 
l'accademia de'Lincei,che furono  pubbli 
cale  dal  Giornale  ^rcrf^^Z/co  e  stampate 
a  parte.  Ma  essendone  esaurita  l'edizio- 
ne, la  società  formatasi  per  la  riapertura 
de'bagni,  dopo  averli  migliorati  nel  giu- 
gno 1 853,  notificava  che  avrebbe  ristam- 
pato le  Memorie,  poiché  dottamente  pre- 
scrivono le  regole  per  l'uso  dell'acque  sia 
per  bagno,  sia  per  bevanda.  PviferisceStra- 
bone,  che  le  Albule  scaturivano  da  molte 
sorgenti,  poiché  forse  a'suoi  tempi  molti 
laghetti  avranno  esistito;  oggi  però  per  le 
petrificazioui  successive  e  pe' crolli  avve- 
nuti,solo  3  sono  i  laghi,  uno  maggiore,ed 
è  il  descritto  lago  dell'  Isole  Natanti,  gli 


I  1 8  T  I  V  T  I  V 
alili  (Ine  tniiiori  cliinmansi  lai^o  delle  Co-  siri  personaggi,  veilemlo  In  donzella giiio- 
jomxllc  e  Ingo  ili  *.  (novamii.  Il  liii^litllo  Cine  f'u  pi  esu  il'ainore,  e  non  cnpren<io  il 
tifile  ("oloiiiieMe  sciiiica  le  hleSNe  ac(|(ie  mio  fuoco  la  rapì  e  la  eondusse  in  Ilonia 
Alhole  nel  lago  maggiore  a  cni  è  vicino;  è  (<piesla  alla  biella  epoca  non  esisU-vn,  on- 
lungo  inelii  ^4)  lai'g»»  4^i  piofoudo  5i  de  riuiurcò  Ueiupstero  ueW Jùriiriii  He- 
nel  cenilo.  Quello  ili  s.  Giovanni  e  circa  i,v//(',clie  il  greco  storico  non  precisò  l'an- 
ine77.o  mìglio  Innliino  n  tranionlana,delto  no  dell'avveniinenlo,  e  piiiltoslo  doversi 
già Bie'ciano odi  Ni  ione,  è  profondo  ine-  ricoiuxcere  dal  contesto  della  storia  ima 
Iri  23  nel  centro,  la  cui  uc(pia  contiene  presiin/ione, cioè  cliel  etrusco  Calcio  col- 
meno  zolfoepiìi  .ihbondan/n  il'acido  car-  ravvenenle  f.inciulla  ^lg^l  verso  cpiclla 
bollico,  per  cui  bevendola  sembra  aceto-  contrada, nella  <|uale  fu  poi  fabbricataUo- 
sa, e  nini  è  tanto  biancastra  di  color  latteo  ma).  Il  pailre  inseguendolo,  e  non  polen- 
conie  r  altra  Albula:  il  laglielto  non  ba  do  |)iendei  In,  si  gettò  nel  fiume  l'aren- 
scolo  apparente,  ma  sembra  l'abbia  sol-  siu,  il  (piale  cangiò  il  nome  in  Anieiie:  a 
Ieri  aneo,  giaccbè  in  molta  distany.a  sorge  S.ilia  poi  congiuntosi  Calcio  naccpieio 
dami  laglielto  abbondante  capo  d'ac(pia  Latino  e  Salio,  da'(|iiali  i  più  nobili  Iras- 
delta  arelosadaUuognsloacidulo,  la  (jua-  sero  origine".  Varia  è  la  forma  ilei  nome 
le  mediante  canale  o  forma  scorrendo  pa-  di  cpiesto  nome;  egualmente  unlicn  può 
lule'la  al  canale  dell' Albula,  si  perde  in  dirsi  quella  di  /Inicii  e  di  Anio:  da  A- 
iinn  filosa  sotterra  e  in  parie  risorge  nella  nicii  venne  .Jnicnin.  Ne'leuipi  bas^i,  spe- 
coiilradii  di  lìarco.  Altre  sorgenli  sono  il  cialiuenle  dopo  cb'è  eiil rato  nella  piami- 
lagbello  diir  Inferno,  verso  il  casale  ili  ra,  trovasi  nellecronacbe  e  nellecartean- 
Martellone,  e  le  (\ue  di  lale  tenuta  cbia-  lidie  cbiamalu  col  nome  di  Tibcriu.y, 
D>ale  liugo  e  Z amarla;  altra  piccola  sor-  Tilntrius,  Tivcronc,  eil  ancbe  Tìbcrìs, 
genie  solfmea  trovandosi  nella  tenuta  di  I  moderni  indislìntainenle  lo  cliiainanu 
Cesarann.Lasuindicalaacipia  Feriala  del  Aniinv  e  Tt\'croìi(\  Vedasi  narluloinco 
Liceodella  villa  Aili  lana,  sol  gè  in  una  vi-  (iaiuloKì,  Lettera  sul  Ti\er<tni\  Uoina 
glia  (ili\ei>a  da  cpiella  di  cui  parlai  lui  iGSi).  In  essa  Iralta  delcaibon  fossile,  o 
voi,  LXX,  p.  242),  e  viene  così  cliìamala  scbislo  bituminoso,  cbe  si  trova  in  Filel- 
dal  sapore  alquanto  agro,  dicendoshcon-  lino  e  nelle  sue  vicinanze  lungo  il  corso 
leiieie  bicarbonato  e  Solfato  di  ferro,  e  dell' Anieiie  ossia  Teverone.  I*.  Antonio 
tpialilie  poco  di  magnesia:  vieneda  molli  Corsigiiani,  De  Aiiiene  ne  I  iac  Fole- 
beviilacoii  giovamento, e  il  l'acci  la  crede  riae  iiDiitilitis  Synontiea  eriarrn(io,e(ti 
oppoiliina  a  resliiogeie  1  flussi.  S/iinlntei  Oppj/ionnmeiittiyiiee  non  pr»- 
II  celebre  limile  Aniene,  precipitoso  e  .ii'/noruni  loenruni  Jnserijìtinnes  rilute- 
lomoreggiante,  che  in  ogni  tempo  fu  e-  dani  arcessvre,  Romaei  7  18.  Nibby,  A- 
minenteniente  utile  a  Tivoli  e  al  suo  lei-  nalìu  (le'dintnini  di  lUnmi  1. 1,  p.  1  ^{j^ 
litoiio,  e  ne  accresce  i  singolari  [ucgi,  in  dell'. ////Vv/r, dove  corregge  Strobone  per 
principio  SI  cbinmò  l\ireusio,  e  cambiò  aver  cieilulu  clic  1'  Aniene  venisse  da  Al- 
ti nome  dopotliè  Anio  o  Annio  re  ile'to-  baFuceiisc,cillìi  Ialina  nel  paese  de'mar- 
fccani  vi  si  giuò  e  aniie;^ò,  circa  1'  anno  si,  poiché  in  falli  il  bacino  dell'Aniene  è 
932  avanti  l'era  volg  ire.Quesl'nnlica  tra-  separalo  da  «piella  città  dj'bacini  del  Tu- 
HÌ7.ione,ricordala  già  da  Aristide  e  da  Po  lano  e  del  Salto,  inlluenti  del  ^'elino,  e 
hsl<ire,  iie'segnenli  lei  unni  ci  fu  consci-  diviM  (Va  loroda  inonlagiieallissime,(pia- 
>ata  da  Plularco  nc'/'<//////r//5  )ti."An-  li  sono  quelle  cbe  cosliluiscono  il  dorso 
Ilio  poi  re  de'loscani,  avendo  una  figlia  priiu  ipale  deirA[ieniiino.  (poesia  lagio- 
(b  belle  (r.rme,  di  nonieSalia,  la  cuslodi-  ne  mcilesima  lece  declinai  e  il  dolio  Nib- 
va  vergine.  Calcio  pero,  uno  de'piU  illu-  b)  dairupinioneeuicssudaalcum.cherA- 


T  I  V 
iiieiie  potesse  tic  ri  vare  dal  lago  di  Fuci- 
no, per  quanto  riporta.  'l'ulti  conven- 
gono, che  r  A n iene  scatuiisce  daj^li  A- 
pcniiiiii  ne'  dintorni  di  FileUino,  Trevi 
(ili  cui  a  Frosinone)  e  Valle  Pietra  (di 
cui  a  SuBUco),  le  cui  prime  scaturigini 
sono  nel  territorio  di  Filettino,  per  va- 
rie polle  ove  poco  dopo  formava  tre  a- 
meui  laghi  artificiali  coNtruiti  da  Ne- 
rone, che  poi  servirono  per  comodo  de- 
gli antichi  acrpiedotti  romani,  da'  quali 
prese  nome  T odierno  Sii!iiaco{r  .),  ove 
riparlai  dell'  Aniene  e  de'  suoi  acquedot- 
ti, che  Nibby  descrive  a  p.  i  61,  Anio  f  e- 
tuf  et  No'^'a.  Già  di  sopra  discorsi  di  tali 
acquedotti, e  di  quando  i  romani  bisognosi 
di  maggior  quantità  d'acqua  potabile  ri- 
corseroall'Auiene.Diceil  d/Cappello,luu- 
gi  uu  miglio  da  Trevi  scaturisce  l'Anie- 
ne,  massime  ne!  sito  chiamato  lo  Pertu- 
sn,  e  discorrendo  per  orride  e  rovinose 
balze,  fra  le  quali  ammirasi  con  islupore 
e  venerazione  quello  scoglio  distinto  col 
nome  di  s.  Speco.  Arricchito  quivi  1*A- 
niene  di  piccoli  influenti,  die  campo  alla 
magnificenza  del  romano  impero  di  for- 
marvi 3  piacevoli  laghi,  oggi  dispersi,  da' 
quali  prende  la  sua  et  imologia  Subiaco, 
Sulìlaqueiun.  Furono  questi  laghi  chia- 
mati Simbruini  da  Tacito,  e  fouti  Sim- 
bruini  da  Celso.  Percorre  1'  Aniene  con 
rapido  corso, generalmente  romoreggian- 
le,  e  in  parte  tra  gli  scogli,  circa  4u  mi- 
glia, sino  alla  celebre  e  antica  caduta('ie- 
condo  il  Bulgarini,  me  utre  poi  cou  IN'ib- 
by  dice  che  l'Aniene  ha  dalle  sorgenti  fi- 
no al  suo  confluente  nel  Tevere  circa  80 
miglia  di  corso)  dentro  la  provincia  della 
Co/narra  di  Roi/ur,  ne' governi  distret- 
tuali di  Tivoli  e  Subiaco,  ingrossato  da 
vari  rivi.  Attraversava  le  antiche  campa- 
gne degli  equicoli,  e  divideva  la  Sabina 
dal  Lazio.  Gli  antichi  celebravano  la  lim- 
pidezza, freschezza  e  placidità  dille  sue 
accpie,  s'intende  sempre  prima  di  preci- 
pitarsi nella  pianura.  Secondo  le  osserva- 
zioni del  cav.  Dischi,  sembra  che  l'Anie- 
ua  tacesse  la  sua  gran   cascata  presso  il 


T  1  V  119 

tempio  di  Vesto,  precipitandosi  da  un  al- 
to scoglio  e  da  un'alta  ru[)e;  che  formato 
col  volume  dell'acque  cadenti  un  lago  ar- 
tefatto, sostenuto  da  muraglione,  i  rude- 
ri del  quale  anche  oggi  si  vedono  nel  co- 
si detto  ponte  Lupo,  si  scaricava  sotto  il 
detto  tem()io  di  Vesta  e  con  nuova  cadu- 
ta sboccando  dall'  indicato  muraglione, 
cadeva  nella  sottoposta  profonda  valle,in- 
di  scorreva  a  irrigare  gli  ubertosi  campi 
tiburtini.  L'Aniene  dalla  sua  origine  sino 
alla  sua  unione  col  Tevere  ha  1  i  ponti. 
11 1  .°di  Cominacchio  oCumunacchio (vo- 
cabolo derivato  da  Coinniitiiis  arjiiajV.o- 
me   notai   nel   voi.  LXX,  p.  21 3,  per- 
chè il  fiuuiicello  di  Valle  Pietra  si  uni- 
sce ivi  a  quello  di  Trevi)  sotto  Jenne; 
2.°  di  s.  Francesco  presso  Subiaco  ;  3." 
tra  r  Agosta  e    -Marano;  4*°  ''"^  Rovia- 
no  e  Anticcli;  5."  sotto  Vico  varo;  6.°  il 
Gregoriano  sopra  la  chiusa  vecchia  den- 
tro Tivoli  ;  7.°  dell' Aquoria  e  di  legno 
mezzo  miglio  sotto  la  città;  8.°  Ponte  Lu- 
cano nella  strada  romana  a  2  miglia  dal- 
la città;  9.*  il  Mammolo  nella  detta  stra- 
da 4  tniglia  da  Roma;  10.°  nella  via  No- 
mentana  3  njiglia  da  Roma  dalla  porta 
Pia,  detto  Lamentano;!  i. ° il Salaro  sul- 
la via  Salaria  a  3  miglia  da  Roma.  Poco 
distante  da  questo  ponte  Salaro  imbocca 
nel  Tevere  l'Aniene,  il  quale  fino  da'bas- 
si  tempi  fu  chiamato  Teverone,  cioè  do- 
po aver  fatta  la  sua  caduta  presso  la  cit- 
tà, e  percorso  80  miglia  dalla  sua  origi- 
ne, il  che  riferisce,  come  notai,  anche  il 
cav.  Bulgarini.  Questi  aggiunge,  che  la 
pesca  che  dà  il  fiunje  nel  tei  ritorio  tibur- 
tino  consiste  in  trote  (che  altri  scrivono 
trotto)  stellate  d'un  sapore  squisito,  rin- 
venendosi del  peso  da  3  a  6  e  più  libbre. 
Si  pescano  pi  ima  della  caduta  unitamen- 
te a  delicati  barbi,  roviglioni  e  gamberi. 
Dopo  la  caduta  le  trote  si  rinvengono  si- 
no al  ponte   dell'  Aquoria,  nel  qual  sito 
si  prendono  lauìprede,  e  passato  il  ponte 
Lucano  anguille,  squadri,  barbi  e  rovi- 
glioni di  qualità  a'primi  iuferiore.  Par- 
laudo  Nibby  delie  soVgeuli  e  corso  del- 


120  T  I  V  TI  V 

r  Aiiìpne,  chiama  limpidissima  e  gelida  stesse  da  lui  lasciiitenel  tempo  <lel  rista- 
la sua  nc<p<a,  anicnissidia  la  coiivalU:  in  può:  quindi  (liiclic  rimase  libero  andù 
che  SI  (iniscono  le  snigeiili,  oiid)rosa,  pil-  soi^i^elto  a  canf^iaiiicnli  cuiilitiui,  e  (piao- 
torcsca  e  sulinga  In  valle  clic  percorre  lì-  do  la  rilcimlo  da  chiuse  artificiali  andò 
no  a  Subìaco.  Rompendosi  l'acque  fra  i  cercando  un  varco,  or  nella  destra,  ora 
sassi  calcarei,  che  le  attraversano,  forma-  nella  sinistra  ripa.  Aggiunge  Nibliy,  che 
no  successive  cadute,  fra  le  quali  merita-  l'Anienedopo  la  caduta, per  un  piano  for- 
no particolar  menzione (piella  diesi  am-  tetnente  inclinalo  discende  nella  pianuia 
mira  presso  il  ponte  di  Coininacchio,  e  ro(iiana,dove  assumendo  uncaratlere  lul- 
«piella  bellissima  sotto  Jenne.  A  Subiaco  to  placido  mesce  nel  Tevere  (f^.)  le  sue 
formava  3  laghi  artificiali  e  successive  ca-  acque  3  miglia  fuori  della  Porta  St/lti- 
dute,  del  tutto  scomparse.  Nel  detto  trat-  ria  di  Roma,  dopo  avere  ricevuto  sulla 
lo,  r  Aniene  fra  Trevi  e  Subinco  riceve  riva  sinistra  rac<joe  «lei  Veresi  e  dell'O- 
H  destra  d  rio  Pantano  volgarmente  de-  sa,  e  sulla  destra  le  Albidc  e  quelle  ilei 
nominato  il  fosso  di  Valle  l'idra,  eguale  Rlagiigliano.  Il  suo  letto  abbandonato  a 
per  voiiuiie  e  limpidezza  all' Aniene  stes-  se  stesso  è  irregolare  per  ogni  parte,  pie- 
so,  e  sotto  Jenne  quello  dell'  Acquaviva  no  di  scogli,  attraversato  da  alberi  e  da 
sulla  riva  sinistra.  Dopo  Subiaco,  circa  6  tronchi  caduti,  interrotto  da  banchi  tli 
miglia  distante,  confluiscono  neli'Aniene  subbia,  e  da  isole  coperte  di  pioppi  odi 
l'acipie  della  valle  di  Ponza,  Airile,Tuc-  salci.  Questo  carattere  è  pittoresco,  ma 
Gianetto  e  Cautelano,  sulla  riva  sinistia;  così  ogni  ulilitàolio potrebbe  trarsi  da  es- 
e  dopoAgosta  ilrivo  della  Claudia,e  quiii-  so  è  perduta.  Gli  antichi  lo  àveano  fallo 
di  quello  della  Marcia  e  di  tutta  la  valle  navigabile.ilmenodal  ponte  Lucano  fino 
d'Arsoli  sulla  destra.  Dopo  il  bivio  della  ni  suo  confluente:  infitti  Straboue  mo> 
strada  di  Subiaco  e  di  cpiella  di  Riofied-  stia  che  in  esso  iud>arcavansi  i  massi  di 
do,  circa  32  miglia  da  Roma,  influiscono  pietra  liburlina,gabim,  e  rossa  ossia  tu- 
in  esso  l'acque  argentine  del  rivo  Ferra-  fi,  che  venivano  a  Roma.  Era  ancora  na- 
ta a  destra,  e  due  miglia  più  oltre  (juelle  vigabde  all'epoche  di  Procopio  e  di  Pe- 
del  Digenzia,  Quasi  rimpetto  a  s.  Cosi-  trarca.  Ma  ne'tempi  bassi  anche  l'Anie- 
mato  riceve  il  tribolo  del  Giuvcnzano,  e  ne  venne  negletto,  e  lu  navigazione  rima- 
ili  là  scorrendo  sempre  in  un  letto  incas-  se  interrotta.  Trovo  nella  vita  di  ìNìcuIò 
solo,  ondjioso  e  pieno  di  scogli,  con  im-  V  del  i4  17,  che  per  couìodo  del  Iraspor- 
pcto  si  prepara  al  salto  precipitoso,  che  lo  de'iii.iteriali  per  fabbricare  in  Roma, 
fa  a  Tivoli.  Ivi  si  riconosce  che  in  origine  fece  purgare  l'alveo  dell"  Aniene,  che  si 
le  falde  del  monte  Ripulì  a  sinistra,  e  del  uuiscenl  Tevere.  Giulio  11  del  l 'ìoZffi'a  le 
Colilloa  destra,  tal  barriera  opponevano  tante  opere  granili  che  intraprese,  spur- 
al  fiume, che  le  sue  acipie  per  lungo  lem-  gò  l'aUeo  del  Tevere  e  dell'Aniene,  on- 
pn  lottarono  ad  aprirsi  un  varco  verso  la  de  questo  di  nuovo  fosse  navigabile. Ten- 
pianura  romana,  ed  in  (picslo  frattempo  tarono  la  lipristinazione  della  iiavigazio- 
lormarono  sedimenti  e  mcrosln/ioiii  tali,  ne  i'aolo  III  e  Gregorio  Xlll.  Di  sopra 
che  reca  meraviglia  1' nlte7za  alla  quale  ricordai  il  canale  navigabile  che  Sisito  V 
giiin'.ero:  e  rpiesin  è  quella  tal  roccia  o  voleva  coslruirccoirac<jue  dell'Anieneda 
^asso  friabile,  sul  quale  giace  la  città  di  'J'ivoli  a  Roma,  rimarcando  grimmrn.si 
Tivoli.  Ma  sia  pel  peso  di-ll'acijua,  sia  per  vantaggi  che  ne  sarebbero  tlcrivali.  Cle- 
ipiali  he  catnsliole  a  noi  ignota,  il  fiume  mente  XII  neli^'!(>  determinò  rendere 
nprissi  finalm<>nle  im  varco  lia'due  mon-  navigabile  1' Aniene  con  una  spe%a  di 
li,  e  per  la  rapidilii  del  suo  corso  succcs-  9.o,uo«)  scudi,  che  non  esegui;  il  che  nel 
sivamenlc  limaudol  foraudo  le  malcrie  i  7<ji  inutilmente  lento  pure  i'io  VI.  Dt- 


TI  V  T  I  V                    121 

cliiara  Nibby,  clie  certamente  la  naviga-  sono  noli  quali  altri  danni  arrecasse  il  fin- 
zinne  tlell'Aniene  mollo  profìcua  sareb-  me  poslerioroìente,  e  solo  si  ha  notizia 
beai  commercio  interiiocla  Subiaco a  Ro-  che  nel  secolo  V  de'tre  laghi  Simbruini 
ma,  polendosi  per  mezzo  di  chiuse  farsi  dueerano  periti,  secondoil  p.Kircherci- 
cjueslo  fiume  navigabile  da  quel  punlo  fi-  lato  dal  cav.  Ijulgarini.  Narra  questi  che 
no  a  Tivoli;  come  da  Tivoli  a  Roma  ilo-  coiraiuiar  de'  secoli  lasciato  l'Auieue  in 
pò  il  ponte  dell'Aquoria;  e  daSubiaco  fi-  btilia  di  se  slesso  e  senz'alcun  freno,  a  ca- 
llo al  ponte  diCominacchio  potrebbe  pur  gione  forse  de'disgraziali  tempi  avvenuti 
farsi  navigabilea  piccole  barche  o  a  zalte-  dopo  lo  sfascia  mento  del  roniano  impero, 
re.  Ora  il  ponte  di  Cominacchio  potrebbe  foimò  quell'abisso  che  presentemente  si 
servile  comecentro  di  deposilo  delle  mer-  vede  dalla  rupe  soUoposta  al  tempio  della 
ci  provenienti  dall'in  terno  della  IMarsica,  Sibilla,siiioal  pouleLupo,edalla  parte  op- 
e  dalla  parte  alta  della  provincia  di  Cam-  posta  della  Siipa,  e  dipoi  chiamata  canal 
pagna;  ma  forse  troppo  costosa  impresa  Cernino,facendosparirela  grandiosa  villa 
sarebbe  questa  a'  tempi  nostri.  Men  co-  diìM.Vopisco, logorando  un  (nontedi  parti 
stosa  e  di  grande  ulilitìi  potrebbe  essere  tartarose  da  se  slesso  prodotte  ne'  tem- 
quella  di  fai  lo  un  mezzo  d'irrigazione  per  pi  anteriori  all'istoria, scavóuido  e  forman- 
una  gran  parte  delle  terre  dell'Agro  Ro-  do  in  ultimo  nel  vivo  sasso, prima  di  giun- 
mano,  a  settentrione  e  a  oriente  di  Ro-  gere  all'alveo,  le  grolle  di  Nettuno  e  del- 
ma.  Quanto  a  rendere  nuovamente  na-  le  Sirene,  abissi  riconosciuti  versola  me- 
vigabile  l'Aniene,  pensa  il  cav.  Bulgarini  là  del  secolo  passalo,  e  resi  praticabili  a- 
che  non  si  potrebbe  eseguire  se  non  con  gli  amatori  delle  belle  arti  sul  principio 
una  forte  spesa  d'arginatura  per  reslrin-  delcorreote.  Asserisce  il  Viola  nella  CrO' 
gere  e  innalzar  le  acque  in  un  gran  trai-  naca.,  aver  l'Aniene  da  questo  lato  co- 
to;  e  forse  sarebbe  nella  i.'grau  piena  sor-  stituilo  anticamente  un  lago  artificiale, 
montata  e  fracassala,  stante  la  inolia  pen-  sebbene  la  detta  villa  fosse  dal  fiiune  di- 
denza  che  il  fiume  conserva  sino  a  ponte  visa,  né  vagante  e  incerto  allora  egli  scor- 
Mammolo.  Varie  vicende  ebbe  le  cadula  revafra  gli  scogli,  ma  da  alta  rupe  in  bas- 
tlell'Aiiiene,  che  sempre  a  senso  d'autori  sa  valle  si  precipitava,  essendo  ambo  le 
antichi  ha  formato  nella  città,  descritte  sponde  guarnite  d'abeti  e  di  fiori,  talché 
egregiamente  nella  Cronaca  del  d.'  San-  il  geniale  Vopisco  potea  passare  comoda- 
te Viola.  La  i.' che  si  conosca  é  quella  a V-  mente  ad  un  altro  suo  palazzo,  che  sor- 
venuta  l'anno  di  Cristo  io5,riferita  da  Pli-  geva  incontro  al  principale,  passando  pel 
nio  al  suo  amico  IMacrino,  che  screpolò  magnifico  ponte  le  cui  reliquie  sono  det- 
monli,  abbattè  abitazioni,  e  produsse  im.-  te  Lupo  ;  ponte  che  formava  riparo  al 
mense  rovine.  E"  probabileche  in  un  pò-  lago.  Osserva  il  cav.  Eulgarini,  essere  e- 
steriore  ignoto  e  simile  disastro  abbando-  videnle  che  il  fiume  dovè  abbassare,  co- 
nasse il  fiume  l'antica  caduta, quale  in  par-  mesi  rileva  da'  due  ponti  antichi  che 
tesi  rinviene  tuttora  passato  il  tempio  del-  mettevano  alla  via  Valeria,  rinvenuti  nel- 
la Sibilla  superiormente  al  ponte  Lupo;  la  rotta  deli826,  e  dall'acquedotto  che 
ammirandosene  lesostruzioni  d'operare-  dava  l'acqua  alle  ville  antiche  della  con- 
ticolala  in  4  grandi  corridoi  chiusi  dalla  trada  Quintiliolo,  rimasto  superiore  di  5 
parte  della  città,  ove  l'acque  sopra  le  voi-  metri  al  presente  livello.  Nello  spurgo  e- 
te  scorrevano  terminando  con  archi  di  al-  seguito  neli  835  dell'acquedotto  suddet' 
to  sesto  in  linea  trasversale,  da'quali  pre-  to  fu  trovalo  ricolmo  disola  fluvialilede- 
cipitavansi  nella  vallesottoslante,ostruen-  posizione,  e  però  conviene  supporre  ne' 
do  in  parte  con  belli  stalattiti  la  Incede'  tempi  della  decadenza  qualche  ignota  ca- 
medesimi,  come  tuttora  si  osserva.  INoa  tastrofe  avvcuulu  all'Auieue,  cioè  chela 


IM                    T  I  V  T  1  V 

non  prnn  pìenn  piiina  rostiuiste,  qMÌn<li  ma.  In  l;ilc  circost.in?!  Innoconio   VIIT 
min  1 1.(1.1  a<!i:iulfssealla  cnleiiitln  e  si  ;ilj-  «loiiò  .^00  (lucali  oiiJo  lipir.tre  al  muro 
l>,is<n«'ic  il  (iiiiue,  lasmauiio  l'acquodollo  di  cliiiisa,  per  cui  erano  in  secco  i  canali 
in  secco.  Uostumlo  inoperoso,  i  proprie-  dt'gli  edifici,  intiando  il  suo  nipote  mg.' 
lari  delle  ville  non  si  dierono  caiico  d'e-  IMjUco  Cil)0  qua!  commissario  aposloli- 
spiur^.irlo,  vedendosi  il  haltoa  Tnina  di  co,  acciò  provvedesse  al  disastro  spa*ea- 
c.inale  scoperto  allo  -hocco  de'cunicoli  ri-  toso  avvenuto  nel  1  \H().  I^orlò  seco  l'ar- 
pieno  della  -tcs-a  ili-pnsizione,  coitiein  al-  cliiletlo  Lorenzo  Pietrasantu.clie  fece  più 
tri  vali  punti  del  ^uo  corso.  M"  da  notar-  avanti  costruire  il  ujuraglione,  allo  pai- 
si  che  il  di-asho  non  può  essere  stalo  quel-  mi  48,  lasciando  per  lo  scolo  delle  acque 
lo  del  io")  come  alcimo  ha  creduto,  poi-  un'apertura  o  poi  la  nel  mezzo, che  fiirico- 
chè  la  villa  di  Vdpisco  e  le  le  allie  «Iella  nosciula  nella  rolla  del  1  8.'. G murata  con 
contrada  di  Quinliliolo  sarehhero  resta.  poca   solidilìi.  Il  .Marocco  compendiosa- 
te  prive  dell' ahbmul. iute  accpia  del  Ilo  menleripoi  la  nel  1. 1  2,p.  7,lar'/oA^7(V7  del 
me,  non  conoscendosi   allro   acquednllo  ,1/  Sante  Viola  dcHe  diverse  vicende  del 
posici  loie;  eia  strada  Valeria  senza  ()on-  fiumeAnieneinTi  voli, lino  alla  ileviazione 
le,  non  rinvenendosi  altro  che i  due  men-  del  medesimo  ne'cunicoli  del  monte Calil- 
zionati,  il  che  è  un  inconveniente  incie-  lo.nonchède'suoi  antichi  acquedotti. /«/V- 
ihhile,  mentre  dopo  il  1  o  "t  conlinuò  per  ne  l 'cccliìii  e  .ìtiicnc  .V/zoro.  Os<erva'col 
mollo  lenipola  Hondezzadcl  romano  im-  d.'  \'iola  chcdopola  metà  ilei  secolo  XV 
pero.  Dopo  lali  ignote  lolle  dovettero  co-  comincia  la  stona  a  parlare  di  ri[)arazio- 
slruirsi  nuovi  canali  |)iìi  bassi,  che  tra-  ni  dell'Aniene.  Dopo  aver  abbandonata 
versavano  la  cillà  per  dar  l'acqua  agli  e-  la  vecchia  cadula,  eil  abbassalo  l'antico 
dilìzi,  giacché  si  rinviene  che  sino  dal  se-  suo  alveo, dovea  l'Aniene  precipitarsi  dal- 
colo  1\  eseguenti  esistevano «piesli  pres-  1'  allo  del  suo  nuovo  alveo  senza  stabile 
so  r  episcopio  animali  col   cinale   dello  1  ipaio  e  so»le^no,   fra    (pielle   co \ eroe  e 
dell.i  Ft»rina.Ncl  1  3o  T,  stante  una  f.)rlis-  meati  ch'erasi  scavato  inconlro  al  ponte; 
simaaliiivione  epel  nai  rutoa  SuBiAco.pe-  poichèdel  muiaglione  fabbricalo  per  Tor- 
ri 1   nltinio  de' laghi  Simbriiini,  come  si  mar  la  chiusa  non  si  f»  menzione  prima 
ha  dalla  cronaca  Sublaiense.  Qnesla  inol-  del  i.'f^c)  e  1490.  Di  più  dice  IMarocco,elo 
Ire  fa  menzione  di  due  grandi  piene,  che  leggo  pure  nel  d.'  \'iola,.he  per  la  forlis- 
cagionarouo  n)olti  danni  negli  anni  1  :\^^  )  sima  piena  del  1  |.S()  con  danni  e  spaven- 
ei4.'-o.  .Mira  avvenuta  nel  gemi  aio  1  j3?.  lo  della  cillà,  Innocenzo  Vili  non  sol» 
lovinòmollecaseconliguealla  porla  Cor-  inenle  per  le  riparazioni  sommmistiù  al 
nula  OS.  \ngclo,e  avendo  il  fiume  corro-  comune  i  4«io  ducali,  ma  gli  conilonò  per 
so  il  proprio  letto  lai  taroso,  si  abbassò  in  duo  anni  il  Inliulo  stabile  o  annuale  sus- 
modo  che  lasciò  le  bocche  degli  edilìzia  sidio  rielleiooo  libbre  che  Tivoli  paga- 
t>ec«d  Si  iloveiierocoslriiire  ripari  con  vi-  va  annualmente  all'erario  |)oulilicio,  con 
slosa  spesa,  e  avendo  il  connine  esauriti  breve  de'i3  luglioi4^fV  Antonio  Valle- 
i  denaii  dell'eiaiio,  fu  coslrello  prende-  ranis, allora  conlediTivcili, contribuì  gra- 
ie a  picNlilo  aoo  ducali  dal  vescovo  Ce-  luilamenle  con  somma  di  denaro  pe'ie- 
».ai  i,  onde  ullimare  i  lavori,  compiti  al  fi-  slam  i  della  cascala.  Sembia  che  sino  al- 
iiir  ili  f.libiaio.  Neli/|f)0  si  ha  lai. "me-  loia  la  nuova  cascala  dell' Amene  non  a- 
mona, ch'esisteva  già  un  miiraglioiie  co-  ves-e  un  parapetto  siabilf,  e  che  111  oc- 
hlruilo  forse  co'  ripari  falli  nel   i433!,  il  castone  di  npiii  ordinali  dal  l'ielrasanla 
(piale  fu  un  venulo  molto  logoro  e  per  una  si  pensò  di  stabilirlo  col  muiaglione,  con 
mela  nella  rotta  ilei  1  Sat),al  paroe  prossi-  poi  la  per  dar  esilo  e  scolo  alle  acque,  0 
iijoairiiuboccalura  dcH'acqucdotlo  l"'or-  per  memoria  vi  lu  posto  lo  stemma  d'In- 


T  I  V 

iiDctnzo  Vili;  ma  l'aico  tlella  porla  non 
ben  cosUuito,  fu  cagione  della  lotliira 
del  muio  nelle  rotte  snccessive.  Ullciio- 
li  danni  si  causarono  alla  chiusa  per  lu 
forte  alluvione  deli53i:  il  fiume  si  ab- 
bassò,edun  anno  restarono  iuopeiosi  gli 
opificii.  D'ordine  di  Cleuieiite  VII  furo- 
no costruiti  castelli  di  Ugnami  ripieni  di 
fascine  e  materiali,  al  qiial  elletto  si  de- 
molirono alcune  vicine  case, e  così  resta- 
rono rialzate  le  acque  colla  spesa  di  scu- 
di 2000.  Altri  danni  avvennero  alla  chiu- 
sa allorché  l*io  IV  Irovavasi  in  Tivoli: 
accorse  il  Papa  sul  luogo, servilo  dal  car- 
dinal I[»polito  governatore  della  citlà, or- 
dinando al  magistrato  che  subito  si  ri- 
parasse al  guasto,  e  donando  a  tal  ellelto 
scudi  700,  che  nulli  ad  altra  forte  som- 
ma servirono  per  riattare  e  rialzare  il  mu- 
raglionedi  Pieirasauta,  togliere  tanto  de- 
clivio e  frenar  l'impeto  del  fiume.  Quin- 
di a  minorar  l'acque  alla  clnusa  e  rimuo- 
vere il  pericolo  d'altre  roviue,  si  apri  un 
diversivo  al  medesimo  sotto  porla  s.  An- 
gelo, che  fu  chiamalo  Canal  della  Stipa  e 
ullimato  neh  576.  Avendo  Pio  IV  inca- 
ricato il  cardinale  a  sorvegliare  la  perfe- 
zione e  sollecita  esecuzione  de'Iavori,  ed 
essendo  da  esso  terminata  la  costruzione 
della  sua  villa  dEste,  egli  mandò  le  ac- 
que dell'  Aniene  nel  grande  acquedotto 
scavato  nelle  viscere  del  colle.  Indi  nel 
i58c)  si  manifestarono  nuovi  danni  nel- 
la chiusa,  ne  roviuò  porzione  di  muro  e 
si  abbassarono  l'acque:  questa  rotta  al- 
cuni la  paragonarono  quasi  a  quella  del 
1826,  tante  volte  ricordala  e  della  quale 
Tado  presto  a  parlare,  Sisto  V  vi  mandò 
rarchitelloFontaua,il  quale  fece  una  peri- 
zia ragionala,  che  non  fu  eseguita  per  esser 
troppo  \islosa  la  spesa,uella  quale  con  fino 
accorgimento  pievide  i  guasti  avvenuti 
nella  rotta  del  1826.  Il  celebre  Fontana, 
perito  anche  nell'idrauliche  teorie,  aven- 
do conosciuto  che  il  veloce  corso  deil'A- 
niene  avrebbe  |)otulo  col  tempo  produr- 
re la  rovina  della  città,  opinò  che  un  nuo- 
vo muro  si  cosi! uisse  dietro  all'aulico  1  o 


TIV  123 

canne,  per  evitare  i  grandi  pelaghi   che 
sono  nella  platea,  allo  palmi  4o  e  di  pro- 
porzionala gros<iezza;  il  quale  muro  lo 
voleva  fiancheggialo  da  due  altri  muri , 
ed  uno  a  sinistra  verso  la  città,  onde  il 
fiume  non  (àcesse  corrosioni  nel  terreno, 
e  per  sostenere  le  case.  La  giustezza  di  sue 
previsioni  meglio  si  conobbero  nella  rot- 
ta deliSiG.  In  della  sciagura  furono  ri- 
conosciuti i  lavori  eseguili  in  tal  epoca  nel- 
l'alveo basso,  onde  mandare  l'  acqua  al 
canale  costruito  da  Giacomo  del  Re  per 
animare  gli  0[Mficii  della  coulrada  Ve- 
sta neli58q,  liallivalo  in  lale  circostan- 
za, e  in  onore  di  Leone  XII  chiamato  Ca- 
nal Le(niino.  Intanto  altra  fortissima  pie- 
na nel  1  5q2  fece  maggiori  rovine,  caden- 
do ancora    porzione  ilella  strada  e  chie- 
sa di  s.  Lucia,  sostenuta  ila  un  grosso  mu- 
ro, quale  nel  cadereollurò  l'apertura  che 
si  era  fatta  il  fiume  tra  la  ripa  e  il  mu- 
raglione  della  cascata.  Allora  fu  esegui- 
lo il  [ìrogetlo  del  p.  Giovanni  Piosco  ge- 
suita ed  esimio  architetto,  col  ringrossare 
al  di  fuori  il  mura^Iione  del  Pietrasan- 
la  e  rinforzarlod'ogni  parte, e  così  torna- 
rono r  acque  al  livello  de'canali,dopo  3 
anni  che  il  fiume  era  restalo  senza  chiu- 
sa. Il  municipio  per  eternar  la  memoria 
di  questo  fatto   fece  costruire  due  Icone 
con  l'iuìmagine  di  s.  Giacinto  domenica- 
no, l'una  con  analoga  iscrizione  posta  ove 
accadde  poi  il   principio  dell.i   rolla  del 
1826,  che  subbissò;  l'altra  sopra  il  canal 
della  Forma,  e  che  fu  immurata  entro  il 
pilone  del  ponte  di  pietra  nel  i834,  invo- 
cando eletto  santo  a  paiticolar  protettore 
con  vane  sagre  funzioni  che  tultoiasi  pra- 
ticano. iNarra  il  Crocchiante,  che  in  tale 
disastro  disperando  i  tiburlini  il  soccorso 
dell'arte,  ricorsero  al  divino  aiuto  implo- 
rando l'intercessione  di  s. Giacinto,  e  nella 
notte  precedente  alla  sua  festa  cadde  uq 
gran  muro  sulla  bocca  dove  tulio  preci- 
pitava nel  fiume,  e  facendo  argine  ad  es- 
so ritornò  l'acqua  agli  edilizi.  Tosto  i  cit- 
tadiui  fabbricarono  un  grosso  (uuro  su 
quella  l'ulna.  Quindi  fu  slaluittt^li  portar- 


134  'i  '  V 

sì  opni  nnno  il  magislralo  nella  cliiesa  dei 
iIoiiiL-iiiaitii  col  II  il)iilo  ili  (Ine  torcic,  e  do- 
po i  secondi  Tcs[>cii  Ciinlali,cu'd()inenica- 
ni  la  piocesMonc  si  reca  n  benedir  colla 
reliquia  del  santo  il  fìiunesid  ponte  del 
lii  calcala.  L  aitliilello  Clicrub.ni  inter- 
pellato dal  nxi^islialo  sul  progetto  del  p. 
l\osco,  fu  d'awiso  che  il  nuovo  niuiosi 
traesse  più  in  dietro,  ma  sotto  il  cerchio 
inioiediulaniente  per  Don  basarlo  sopra 
caverne,  grotte  e  ripe  ruinose.  Fu  pari- 
mente S'Olio  la  direzione  del  p.  Roseo  in- 
crandilo  ecopeitoil  caii;il  dcvialniio  ilei- 
la  Sli|ia,  costruito  nel  i  J'jCi,  rinvenetido- 
sene  l'inibocco  con  incastrati  tavoloni  di 
quercia  nel  ibaG  sino  all'  abbassamento 
dell'alveo  causalo  dalla  della  rolla;  il  che 
vieppiù  dimostra  essersi  in  tal  disastro  ab- 
bassalo il  iùime  al  medesimo  livello  del 
1  58()  al  i5c)7.  Del  Ile  accenna  che  dal 
1  5^9  ali5(j7  vi  furono  varie  fortissime 
alluvioni,  a  motivo  che  il  precipitoso  A- 
liienene'lempi  di  piopi^ie  cresce  lauto  che 
rende  spavento;  sovente  faceva  grandissi- 
uti  daiMii  a'ponli,  alle  vigne  e  alle  posses- 
sioni che  vi  conlìnano,  ed  alle  case  ciico- 
stanli  al  uini  u  che  sosteneva  In  alto  il  lìu- 
ine  per  crescere  le  acque  in  servizio  degli 
edilizi  e  opificii  della  ciUà.iVuovi  danni  se- 
guirono nel  I  ()(n),  e  l'ai  chilello  cav.  lìcr- 
nini  propose  le  lìpaia/ioni  da  finsi  alla 
chiusa  e  al  siuldellu  canal  della  8lipa,(|ua- 
le  perciò  in  seguilo  denoiiiinos-i  aiichfl5er- 
nino.  Dipoi  neliGyi  il  cardinal  l'ahuzi, 
ch'era  alla  testa  del  governo,  inviò  a  Ti- 
voli mg.'  Domenico  Giannuzzi  vescovodi 
Diocle.'i, ad  ossei  Viire  i  pericoli  niiuaccia- 
li  dal  Liei  nini,  accoin|)agnalo  dagli  ai<:hi- 
telli  Gattelli,  Legendra.cp.  Taglia  dome- 
nicano. Allora  si  spurgava  il  chiavicunc 
sotto  lo  «ilnitrieia.  per  deviare  porzione 
deirar(|ueecosì  diininuireil  male  che  mi- 
uacoiava  il  miiragiionedella  chiusa.  (^>inii- 
tli  consigliarono  di  far  l<j  s|iiiig()ani:hi:dil 
canale  delia  Slipa,  per  vieppiù  indeboli- 
ic  il  peso  del  fiume  sul  dello  muiaglio- 
ne.  Deviatosi  tulio  il  fiume  e  restati  in  sec- 
co la  chiude  il niuiogliune, poterono  ve- 


TI  V 

dersi  esattamente  Intte  le  rotlnre  e  lesio- 
ni esistenti,  e  si  eonobbe  il  male  maggio- 
re di  quello  che  si  credeva.  O  per  econo- 
mia o  per  oscitanza  nulla  si  fece.  I  dan- 
ni continuarono  sino  al  i68o,  ed  il  cav. 
Dernini  impedito  dall'età  propose, a  ripa- 
rare r  imminenti  mine  che  minacciava- 
no, l'archilelto  ÌMatliade  Uossi  alla  dire- 
zione de'iavori  che  SI  fecero  al  miuaglio- 
ne  di  l^ielrasanta  screpolato,  consunto  di 
ciglio  e  mancante  di  platea  ,  costruendo 
de'coiitrallorti  e  alli  i  rinforzi,  e  tali  lavo- 
razioni lui  uno  ultimale  nel  luglio  1(383. 
Da  tale  epoca  al  iS>Gconlansi  circa  al- 
tre l'T  riparazioni  (descnlle  dal  d.'  Sante 
Viola,  e  ripetute  dal  M.irocco  e  da  altri 
scritturi  che  poi  ricoi'deiò).il  murodichìti- 
sii,  ora  guaslo  nel  ciglio,  ora  ne'fundanien- 
li  e  platea,  ed  al  canal  d  ella  Slipa,  che  si 
abbassò  iluc  vollccon  dil.imnzioni  del  ca- 
seggiato allora  superiormente  esistente. 
Le  principali  alluvioni  accadute  in  tal  pe- 
riododi  tempo  successero  negli  anni  i  72(3, 
I  74u,  I  8o  f,  i8oj  ei  8o().IVel  i  8?.?,  fu  ri- 
conosciuto un  gorgo  pi  olundo  all'estremi- 
tà desila  del  muraglioiie,  nel  ipiale  luo- 
go si  apri  la  gran  rolla  nel  me/zodi  dei 
iGnovembrei  82G,a  motivo  d'una  straor- 
dinaria piena, causala  dalla  caduta  di  mol- 
ta neve  che  venne  sciolta  da  cunlinuale 
e  diioUissime  pioggie,  divenendo  il  fiume 
gonlìoeiiia>pellosp.ivenloso.ln  [xiiheorc 
l'alveo  ilei  fiume  si  abbassò  8  meln, crollò 
ipiiiuli  la  strada  di s.  Valerio,  che  metteva 
alle  l'alazza, e  quella  di  s.  Lucia  insieme  n- 
gli  avanzi  della  chiesa  (ch'era  slata  già  di- 
rupata ncH'alluvioni  del  i  'ySi)  e  seguenti 
anni), e  i  8  case  circostanti  ;poi /.ione  del  pa- 
lazzo lìnschi  con  il  giardino,  e  di  (3  altre 
case,  i  residui  delle  quali  restarono  ()eri- 
colanli  in  un'altezza  di  33  metri.  Tutta 
questa  massa  formò  un  argine  all'abbas- 
salo lello del  fiume,  chea' I  7  scoprì  i  sud- 
ditli  lavori  ilei  ili).'.,  e  ulteriormente  si 
abbassò  in  seguilo  fino  a  metri  1  8,  senza 
piii  profondarsi,  rrstaiuiu  la  popolazione, 
eh'  ero  fuggita  dalle  coiilrade  adiacenti, 
caluiala  dal  timore  avuto  il  t.°gioruo  del- 


I 


T  1  V 

Ja  rovina,  nel  quale  spaventata  i'immagi* 
nò  che  parte  della  città  subbissasse.Meiila 
leggersi  il  d/Sanle  Viola  che  trovossi  pre- 
sente oculate  testimonio  di  tutta  quanta 
l'infelice  e  disastrosa  catastrofe.  Di;sc.rive 
la  violenza  e  furia  delleacque  nell'inunen- 
sa  loro  mole,  precipitarsi  nella  cascata,  in- 
tronare e  spaventare  orribilmente  gli  a- 
Litantì,  specialmente  que'che  abitavano 
nel  caseggiato  sulla  sponda  sinistra  delfiu- 
ine."Iniprovvisamenteal  trambusto  eor- 
l'ibile  fracasso,  che  dall'impetuoso  urto 
dell'acque  sentivasi,  subentrò  una  specie 
di  quiete.  Ma  poi  con  estrema  sorpresa  os- 
servai che  il  fiume  avea  deviato  il  corso 
•verso  la  sponda  destra,  lasciato  in  secco  il 
ciglio  della  cascata, ed  erasi  aperto  un  nuo- 
vo varco  verso  la  parte  del  muraglione  di 
Pietrasanta,  ove  già  in  precedenza  eian- 
si  veduti  trapelare  de'rivoletli,  ed  appiè 
della  quale  esisteva  quel  gorgo  o  quella 
caverna,  di  cui  si  è  fatto  parola,  ed  a  cui 
ia  debito  tempo  non  si  erano  apprestati 
i  convenienti  rinjedi.  In  questo  luogo,  già 
indebolito  nel  basso,  erasi  il  fiume  getta- 
lo, mediante  una  profonda  fossa  improv- 
vidamente scavata  per  deposito  di  calce. 
In  brevissimo  tempo  lece  sparire  la  parte 
destra  del  muraglione,  e  slargatosi  quel 
nuovo  imbocco  divenne  una  voragine,ral- 
veo  del  fiume  cominciò  ad  abbassarsi,  i 
condotti  degli  opifìcii  restarono  senz'ac- 
qua, e  la  cascata  cessò  di  essere  cascata.  Il 
1  ."spettacolo  che  a'miei  occhi  si  presentò, 
e  che  fu  lai. 'vittima  della  catastrofe,  fu 
la  casipola  d'un  povero  contadino, chemi- 
nata  dall'acqua  ne'fondamenti  vidi  stac- 
carsi intera,  e  perpendicolarmente  preci- 
pitare in  quella  voragine,  la  quale  pensai 
che  col  materiale  di  quella  mina  potesse 
ostruirsi,  ma  vi  oppose  quell'islcsso  impe- 
dimento, che  la  caduta  d'un  sassolino  a- 
vrebbe  potuto  opporvi.  Intanto  il  volume 
dell'  acqua  ,  sempre  più  sprofondandosi 
nell'aperta  voragine,  andava  da  un  mo- 
mento all'altro  abbassandosi,  e  gli  opifi- 
cii  divennero  inutili  e  ino[)erosi.  Questo 
strepitoso  evento  gettò  ^li  abitanti  nella 


TIV  i2j 

pifi  gran  costernazione,  poiché  in  un  mo- 
mento privi  dell'opera  delle  mole  a  gra- 
no e  da- olio  tanto  in  quella  stagione  ne- 
cessarie...Quindi  la  fatale  calaslrolesi  svi- 
luppò in  tutta  la  sua  terribile  forma  ed 
estensione:  gli  abitanti  furono  s'iiiltamou- 
te  compresi  dallo  spavento,  che  già  loro 
parca  d'  esseie  dal  fiume  ingoiati.  Nella 
sera  del  27  l'aspettodi  Tivoli  pareva  quel- 
lo d'una  città  presa  d'assalto".  Fortuna- 
tamente ninno  perì,  solo  molte  masseri- 
zie e  una  grandissima  quantità  di  vino,  o- 
lio  e  grano  non  poterono  salvarsi,  ed  un 
terribile  eccidio  di  centinaia  di  persone 
sarebbe  avvenuto,  se  il  disastro  accadeva 
di  notte.  Restarono  in  secco  l'acquedotto, 
che  dava  l'acqua  a  villa  d'Este,de!la  por- 
tata di  4  canali  di  palmi  2  172  riquadrati 
d'acqua  per  ciascuno;  quelli  di  Brizio,  del- 
la Forma,  di  Spada,  di  Casacotta,  ciascu- 
no dell'anzidetta  portata;  quali  animava- 
no48  edifizi,  che  davano  moto  a  86  mac- 
chine, e  per  l'ultimo  l'acque  de'due  pri- 
mi innafliavano  80  orti  suburbani,egli  al- 
tri due  formavano  le  belle  pittoresche  Ca- 
scalelle.  Pel  pianto,  lo  squallore  e  la  ge- 
nerale desolazione  degli  animi,  il  vescovo 
Canali,  poi  cardinale,  implorò  da  Leone 
XIl  pronto  rimedio  alle  gravi  e  deplora- 
bili rovine  prodotte  dall'Aniene.  Il  Papa 
d'a ni  mogrande,com mosso  appena  saputo 
r  infortunio,  prontamente  spedì  soccorsi 
di  pane  e  farina, il  consiglio  d'arle,e  il  ce- 
lebre mg.'iNicola  M.'  Nicolai,  di  vaste  co- 
gnizioni,qual  commissario  apostolico,mu- 
nito  d'ampie  facoltà,  il  quale  poi  pubbli- 
cò: Sullit  costruzione  della  nuova  Chiu- 
sa dell'  Anione  in  Tivoli  per  la  rotta. 'se- 
guita li  16  novembre  1826,  Relazione^ 
Roma  1829.  In  essa  cogli  altri  progetti  vi 
èpureilP/'og^(?/todel  cav.  Settimio  Rischi, 
con  Dissertazione  storico-idraulica, \ìve- 
cisainente  inserita  nella  stessa  Tyhurtina 
reparationis  yJnicnis,  n.  x  e  xi.  Il  prela- 
to volendo  dare  pronta  evasione  al  pon- 
tificio incarico,  il  i.°  dicembre  si  recò  in 
Tivoli  e  fissò  la  sua  residenza  nel  conven- 
to dì  s.  Riagio  de'domenicani.  La  di  lui 


ìiG  T  I  V  T  I  V 
presenza  e  singolare  energia  impose  uno  provvisorii.e  rivolgentlosi  U  cura  del  go- 
slrnonlinario  nioto  nll'auihinienlo  ile'la-  verno  alla  scella  del  convenienle  rip.uo 
vori  sinhililijcon  sovrana  aulorirzazione  radicativo,  mg/Nicolai  conoscenilocpi.in- 
impinntò  una  coinoìissione  consuliivo  ,  la  n»atiirilà  di  consiglio  si  richiedesse  |)er 
coniposla  di  persone  rilnnli  e  praliclie,  ini'opera,  die  p(jrlar  dovea  n'  posteri  la 
perchè  ntl  decorso  (Il-'Iu  voli  pr()p(>iie>isc  il  più  remota  impronta  del  genio  sovrano 
suo  divi>anunlo,  e  dasse  le  nnahighe  in-  che  l'orilinava,  opera  di  grave  dispendio, 
iÌDrniazioni  sopra  ogni  parledell'ammini-  di  molte  dilhcoli.i.rd  incm  hi§ogiiava  evi. 
strazione.  La  commissione  pregiò  all'am-  tare  i  direllich'ehhero  luogo  ne'riparidei 
luini^liaz.ione  e  all'a/icndi  grandi  servi-  tempi  anlerion;  nella  sua  sagacitj  s\  cir- 
gì,  signalamente  per  la  fornitura  dell'im  condii  di  uomini  e>perlissimi,  e  co'piih- 
mensa  cpianlilà  del  legname  necessario,  blici  giornali  provocò  i  lumi  ili  tolti  gli 
In  sì  luttuosissima  circostanza  Tivoli  ri-  nrcbitelti  idraulici,  promeltendo  i  benigni 
pete  la  sua  ulteriore  esistenza  dalle  pa-  riguardi  del  governo  per  chi  esibisse  un 
terne  e  amorose  solleciludinidiLeoneX  II.  piogclto,che  riunendo  tulle  le  visle  della 
Si  fecero  subito  lavdii  provvisoi  ii  a  salva-  masiiiore  utile  solidità  ed  economia  ,  si 
ripa,c  hi  scopertoa  3ili(end)ie  ilsoprad-  fosse  giudicalo  agli  altri  piefeiibile.  In 
dello  canale  nnliro  e  denominato  Leoni-  breve  tempo  fuoiio  presentali  7.3  progel- 
no  pel  l*apa,  e  rS  dicembre  per  esso  l'ac-  ti.  e  mg."^  Nicolai  li  sottoposi;  all'esame 
que  sboccarono  dalla  parie  opposta  del-  del  consiglio  d'arte,  che  da  lui  venne  au- 
la città,  nella  conlrad.t  Vesla,  animando  lorizzalo  a  proporre  il  suo  progetto.  Su 
I  7  opiliciiiNla  questo  benefizio  fu  di  c<.r-  di  che  insorsero  tlicerie  e  critiche,  per  di- 
ta durata.  Ad  onla  che  le  sagaci  cure  del  venire  lai  corpo  giudice  e  parte:  non  per- 
comniissario  l()Ssero  diietle  a  niaulener  tanto  il  prelato  ebbe  le  sue  ragioni,  per 
le  acqneindeltocanale  pei  gli  opificii,  ed  mantenersi  fermo  nel  dichiaralo.  Bensì 
i  laveria  tale  scopo  eseguili  fossero  inol-  desiderando  che  in  sì  grande  intrapresa 
liali  per  ultei ioli  vantaggi;  le  pioggie  in-  non  si  proceilesse  alla  scella  del  paiiitu 
cessanti,  Io  scioglinicnl'i  <lelle  nevi  delle  da  prendersi  senza  l'inlervento  e  l'inter- 
vicinenionlague,  non  uienoche  le  sliaor-  pell.izione  d'un'  apposita  comniissione, 
dinarie  cscrescenzee  il  progressivo  abbas-  «piesla  lo  depulala  da  Leone  XII  per  e- 
sainenlo  del  livello  del  lìunie,  resero  i  rei-  saminaie  gli  esibiti  progetti  per  la  de(i- 
tcrali  tentativi  di  ninno  elVelto.  La  pie-  niliva  sistemazione  del  fiume  Aniene, che 
iia  de' I  5  geniiaioiBjir  fu  delle  più  mi-  mg.'  Nicolai  in  compemlio  riporta  nella 
nacciaiiti,  e  lese  imitili  tulli  i  lavoii  ese-  ricordala  IxcUi-innr,  e  in  dettaglio  colle 
guiti  per  inliodiure  eniaiileneic  le  ac-  rispettive  piante  nella  Tilntrlliid  rrjìtirti- 
que  nel  condollo  Leonino.  L'ingegneie  //o///.v  .-////(///v.  L'autoreanonimo  del  pro- 
ispettore  Gozzi  .si  propose  risarcirli  con  getto  n.°  vi,  propone  la  deviazione  del  fiu- 
nuovi  [irogetli,  ina  la  massima  piena  sue-  me  fuori  di  cillà.di  là  dall'ospedale  di  s. 
ceduta  a*23  dubito  mese,  li  percosse  lai-  ("»io\anni.  fuori  della  porla  omonima,  fa- 
nieiilc  che  nella  3."  parie  fui  ono  disimi-  cciidolo  passare  avanti  quella  di  s.  Cro- 
li,  e  si  abbandonarono  altri  Unlalivi  si-  (e,  e  l'abbandono  del  vecchio  niuiaglio- 
no  a  migliore  stagione.  Il  Gozzi  insienn!  ne  e  delta  cascata.  Questo  progetto  è  di 
all'altro  ispettore  ingegnere  Ihandulini,  un  zelante  tiburtino,  prima  dehpialeniu* 
sgoinenlati  da  detta  |)iena  ,  chiamaiono  no  vi  avea  pensato, e  sembrò  vantaggìo- 
0  Tivoli  per  visitar  nunsuiiM-nle  l'Anie-  so  e  sperabile  di  esecuzione.  Il  civ.  Bischi 
ne  1  niembi  i  del  roiisi^lio  d'ai  te,  onde  vi  et>ibì  i  lammentali  propelli  n.  x  e  xi,  pro- 
si recai  (/iio  i  prolessoii  \  enluioli  e  Scic-  pom mio  pure  l'abbandono  del  decrepi- 
eia.  Avvicinandosi  ti  line  di  tulli  i  lavuri  tu  muiagliune,  e  la  dcviaiiuuc  dcll'Anic 


T  I  V 

ne,  poiché  dimostrò  che  al  leinpo  devo- 
niani antichi  il  fiume  teneva  altro  corso 
sulla  destra,  e  precipìtandusi  da  un  allo 
scoglio,  facea  la  sua  cascala  sopra  la  boc- 
ca o  cava  delle  Sahiiiriere,  per  una  linea 
spiccandosi  dal  ietto  presente,  vicino  al- 
l'imbocco della  Sli[)a.  Quindi  precipitan- 
dosi da  un'altezza  poco  minore  della  ca- 
duta delVelinoalle  IMarmore  (che descris- 
si a  IiiETi  e  Terni)  formando  un  laghet- 
to nel  sottoposto  catino;  donde  poi  con 
allra  caduta  a  ponte  Lupo  prendeva  cor- 
so nella  valle.  In  sostanza  voleva  rivolta- 
re il  fiume  nell'antico  alveo,  e  alla  primi- 
tiva l)0cca  e  caduta,  dopo  averla  adatta- 
ta, guarnitone  il  labro  e  rimurati  i  con- 
dotti escavati  sotlo  le  sahiiiriere.  Il  con- 
siglio d'arte, cui  fece  impressione  il  pro- 
getto del  cav.  Dischi,  lo  dichiarò  degno 
di  molta  considerazione  e  studio,  perchè 
allontanava  il  minaccioso  fiume  ilalla  par- 
te più  abitata  di  Ti  voli,  e  co>\  lisparmia- 
re  nuove  disgrazie  e  le  continue  appren- 
sioni. L'autore  anonimo  del  progetto  n.° 
XV  raccomanda  pure  la  deviazione  dei 
vigorosissimo  fiume,  per  preservare  in 
perpetuo  la  ci  Ita  da  sciagure,  incomincian- 
dolo colle  parole:  Remota  causa,  remo' 
K'ctur  efjectits.  11  d.*^  Cappello,  cui  Tivo- 
li deve  indimenticabile  riconoscenza,  per 
lutlociò  che  dottamente  ha  scritto  a  fa- 
vore di  essa,  nel  1827  lesse  nell'accade- 
mia de'  Lincei  e  pubblicò  in  Roma:  Ri- 
J/essioiii geologiche  sugi:  avK'cm'/ììciitì re- 
ccntcmetite  accaduti  nclcorso  dell' Anic' 
ne.  Sebbene  si  fossero  già  esibiti  i  proget- 
ti a  mg.'  commissario,  anch'egli  fece  co- 
noscere la  necessità  della  deviazione  del- 
l'Aniene,  onde  mettere  in  sicuro  la  sem- 
pre minacciata  citlà,  n»aIgrado  di  qualiui- 
que  riparazione  che  si  ado[)erasse  senza 
tal  diversione,  ne'seguenli  termini."  Sca- 
vanti le  ultime  rovine  leggerissimo  ter- 
reno scorgeasi  sollerra  sulla  sinistra  riva 
del  fiume,  assicurasi  che  di  presente  più 
inanifestamenle  si  osserva.  Questa  circo- 
stanza congiunta  colla  locale  idrografìa,  e 
colla  generale  friabilità  del  suolo,  in  uu 


TIV  17.7 

co'  numerosi  meati  che  vcggonsi  soprat- 
tutto nel  luogo  dov'era  l'ullima  caduta, 
e  più  nel  luogo  compreso  col  nome  di 
grotta  di  Nettuno  ,  debbono  suscitare  il 
massiujo  interessamento  per  la  deviazio- 
ne del  fiume,  onde  mettere  al  sicuro  la 
sempreniai  minacciata  città, malgrado  di 
qualunque  riparazione  che  si  adoperasse 
senza  la  delta  diversione".  Raccolti  dun- 
que tutti  i  progetti  d'idraulici,  architetti 
ealtri,a'25  maggio  1827  la  congregazio- 
ne deputata  nelle  stanze  del  cardinal  So- 
maglia  segretario  di  stato,  stabili  due  que- 
siti o  dubbi;  dopo  la  lorodiscusMone  e  ma- 
turo esame  sul  radicativo  riparo  dell'A- 
niene  che  meiitasse  a  preferenza  degli  al- 
tri d'essere  sottoposto  all'approvazione 
del  Papa,credette  più  soddisfacente  il  pro- 
getto del  consiglio  d'arte,  per  riconoscer- 
vi la  solidità  e  ulililà  dell'opera,  e  l'eco- 
nomia. In  sostanza  propose  il  consiglio,  di 
costruire  uu  nuovo  muraglione  di  chiu- 
sa più  in  dietro  della  vecchia,  per  basar- 
lo sopra  un  fondostabile.Piidtirreessouui- 
raglionealla  metà  dell'altezza,  perchè  ser- 
visse di  rinforzoal  nuovo  muraglione, con 
cui  formare  tutto  un  corpo  di  chiusa  dop- 
pia, e  spezzasse  la  caduta  dell'  acqua,  la 
quale  così  shoccherebbe  prima  del  mu- 
raglione nuovo  sulla  platea,  fra  questo  e 
il  vecchio,  e  quindi  dal  muraglione  vec- 
chio ridotto  alla  metà  dell'altezza,  e  for- 
tificalo al  [)iede cogli  scogli.  Dalla  costru- 
zionedel  muraglione  ricavava i  piloni  pel 
nuovo  ponte,  i  quali  fortificavano  anco- 
ra la  nuova  chiusa.  Poscia  la  commissio- 
ne deputata  esaminò  e  discusse  il  meto- 
do e  il  modo  per  ripartire  la  spesa  che 
dal  progetto  fu  calcolata  scudi  4  ijooo, de- 
liberando, f. "Che  due  decimi  spellassero 
alla  comunità,  e  utenti  dell'acqua  del  fiu- 
me. 2."  Che  tre  deci  mi  som  ministrasse  l'e- 
rario pubblico.  3."  Checinque  decimi  pa- 
gassero le  comunità  dello  slato,  ad  esem- 
pio dell'imposte  praticate  a  favore  di  al- 
tri luoghi  da  molli  Pa|)i  per  opere  pub- 
bliche. Il  Papa  approvò  il  progetto  e  il 
contributo  delle  spese  a'3o  maggio,  e  il 


ia8  TIV  TIV 

i.°giiigno  fu  dato  principio  nll'csccnzione  lo  sulla  ilestra  quanto  sulla  tinistrn  rivn 
tlellii  pi  limi' opera  con  miinhìlc  {ilncrilà,  o^ni  parte  ilell*  intraprese  rìpiiraziuni,  il 
sollcciluiiiiie  ed  esattezza.  Siccome  il  più  l'.ipa  ac<:onipai^iiato  da  nii;/  iVicul.ii  e  dal 
interessante  scopo  era  (piello  di  lidonar  caiclinal  Isoard  che  »i  si  tro»a»a  a  villcg- 
l'arcpia  al  canale  Leoinno,  cosi  conilotti  f;i;>i'«',  volle  t■^S(M■e  dislosanjeiite  iidornia- 
a  hnon  termine  i  lavori  murari  sul  lato  to  d'ugni  parlicoluritii  non  menude'Iavo- 
sinistro  della  nuova  cliinsa,  ed  essendosi  ri  eseguili,  elicili  quelli  clic  rimanevano 
fin  da'  IO)  agosto  comincialo  a  rilVenare  ad  eseguirsi  percomlm  re  a  perfezione  l'o- 
l'acque  col  progressivo  innalzamento  del-  pera;  e  raccomandando  la  solidità  e  l'af- 
la  gal)l);onatii,  a'7  setleudne  in  piesen/a  liettameiito  de'  lavoii,  mostrò  la  sua  so- 
di gian  popolo  accorso  alle  rive,  fitte  ri-  vrana  sodilisfizione  sullo  stato  dc'mcde- 
niuoverele  usciaredel  dettocondottomu-  simi.  Intanto  la  fima  d'un  così  insperalo 
nilo  di  saldi  lavori,  tanto  nell'imbocco,  e  fausto  avvenimento  era  trascorsa  non  so» 
quanto  in  tutto  il  suo  andamento,  ed  es-  lamenteper  la  città  di  Tivoli,  ma  pur  au- 
sendosi  sollevale  rac(pie  per  la  1  esistenza  che  nel  contado  e  nc'circostanti  paesi.  \ 
di  della  gahhionata.eiilrarono  in  esso  ca-  poco  a  poco  si  coprirono  e  calcarono  aui- 
nalCjC  trascorrendo  in  copia  esoheraiite,  hedue  le  ripe,  le  vie  contigue  ed  i  luoghi 
s'introdussero  in  lutti  gli  o[)iricii  della  con-  più  rilevati  d'un  airollamcnto  indistinto  di 
Irada  Vesta,  riportando  la  forza  motrice  persone  d'ogni  sesso  e  d'ogni  età,  che  fé- 
a  tulle  le  macchine  in  essi  esistenti.  Con-  cero  risuonar  l'aria  di  plausi  e  di  conli- 
tentoill'apadel  ritornodell'accpie  nelcon-  noe  grida  espresse  dai  sentimenti  della 
dolio  già  a  suo  onore  (liiamalo  Leonino,  pubblica  riconoscenza  ed  esultazione.  Le 
e  lieloancora  pel  rapido  avanzamentodei  porte  della  città  non  bastavano  alle  tur- 
lavori  terminativi  di  cui  era  giornalmen-  bede'contadini  che  si  ailretlavano  apren- 
te istruito,  impaziente  di  vederli  al  più  der  parie  del  comune  gioioso  trasporto, 
presto  ultimati,  e  desideranilo  conoscerli  e  le  incessanti  dimostrazioni  d'amore  e  di 
di  persona, a'  i  7  ottobre  (e  non  come  sciis-  divozione  facevano  fede  della  general  coni- 
selo altri  di  setteuibie)  dello  stessouS?.7  mozioneile'cuori.  Il  l*apa  vide  l'accpiache 
all'improvviso  comparve  in  Tivoli,  pre-  s'inlroduceva  nel  canale  Leonino,  per  fai* 
ceduto  da  nig."^  Nicolai.  Si  legge  nel  n.°  agire  gli  opificii  della  contrada  di  Vesta; 
84  del  Ditirio  di  liunin,  e  nella  Crona-  tlal  tempio  denominalo  della  Sibilla  os- 
ca  del  d.'  Sante  Viola,  che  vi  giunse  fuo-  servò  il  glosso  volume  d'acqua,  che  nel 
ridell'espetlazionedi  tulli  a  ore  1  7, e  si  re-  canale  della  Stipa.con  forte  spesa  reslau- 
cò  a  ricono-cere  i  grandiosi  lavori  che  d'or-  rato,  si  deviava  a  destra  ilei  fimue  e  con 
dine  suo  si  eseguivano  a  riparo  della  me-  alla  e  bella  cascata  aiulava  a  scaricarsi  in- 
inorabilc  rolla  dell' Aniene  de' 1  (i  no  veni-  contro  la  grolla  di  Nettuno.  Quindi  Leo- 
breiH^.G.  Entralo  per  la  porta  Sanlacro-  ne  XII  retrocedendo,  presso  il  ponte  di  s. 
ce,  ondòn  smontare  nel  collegio  gesuiti-  Marlinoil  clerosecolareprocessionalmen- 
code'nobili,  ricevuto  ila  mg.'  iNicolaiedal  le  e  con  croce  alzala  venne  benlgnamcu- 
p.  Lineo  leltnrc  del  medesimo.  Intanto  le  accolto  e  ammesso  al  bacio  del  piede, 
il  suono  de'sngri  bronzi  di  tulle  le  chiese  Sui;cessivnmeiitegiun»eall"oHizio  dcgl'in- 
tlella  città  annunziò  il  consolante  e  prò-  gegneri,  detto  l'Osscrvatoiio,  posto  sulla 
spero  arrivo.  Dopo  breve  dimora  nel  col-  destra  sponda  della  chiusa,  donde  rimirò 
k'gio,  e  dopo  essersi  degnalo  di  ammet-  111  tntla  la  sua  ostensione  il  quadro  delle 
terc  al  bacio  del  piede  i  pp.  gesuiti,  ed  al-  mine  e  «piello  delle  lavorazioni  in  corso, 
tri  individui  iagf«nai(|cv«jli  ivi  presenti, si  l'ti  rominovcnle  scena  (piando  il  Papa 
porlo  u  vidiie  le  luinecd  i  lavori  dalla  conniarvi;  su  piccolo  baiarne  in  dello  of- 
bua  magmiicenza  ordinali,  l'crcorsa  lau-  litio,  poiché  circa  5oo  lavoranti  prostra 


T  I  V 

ti  genuflessi  e  con  voci  alte  e  di  vote  plau- 
dendo invocarono  l'apostolica  benedizio- 
ne,chepaternameule  fu  loro  data.  Indi  le- 
calosi  nella  caltedrale  imparici  ai  popoli 
concorsi  la  benedizione  col  ss.  Sagramen- 
to  (secondo  il  Diario  di  Roma,  o  la  ri- 
cevette al  dire  della  Cronaca),  e  quin- 
di nella  contigua  sagrestia  ammise  al  ba- 
cio del  piede  il  clero  raccollovisi,  sì  seco- 
lare che  regolare,  la  magistratura,  i  pub- 
blici impiegali  e  le  più  distinte  persone 
della  città.  Passò  poscia  nella  casa  di  vil- 
leggiatura del  collegiode'nobilidireltodai 
gesuiti,  e  dopo  aver  espresso  il  piìi  beni- 
gno interesse  per  l'istituto  e  prosperamen- 
to del  collegio,  pel  suo  zelo  ripristinato, 
lasciando  l'elemosina  di  scudi  iiS  da  di- 
stribuirsi da'parrochi  a'più  indigenti  del- 
la città,  si  ripose  in  viaggio  per  Roma,  ove 
giunse  sidl'inibrunir  della  sera.  Non  è  da 
descriversi  a  paiole  la  commozione,  il  giu- 
bilo e  l'entusiasmo  eccitati  in  Tivoli  dal- 
la presenza  del  provvidentissimo  e  bene- 
fìcentissimo  Leone  XII,  il  quale  sensibile 
alla  sciagura  occorsa  alla  popolazione, niu» 
na  cura  e  dispendio  pretermise  per  ripa- 
rarla. La  gratitudine  de'tiburtini  sarà  in- 
delebile, avendo  registrato  tra'giorni  fau- 
sti, quello  nel  quale  Leone  XII  decorò  e 
consolò  di  sua  presenza  la  città.  Questa  vi- 
sita sovrana  impresse  attivissimo  movi- 
mento al  sollecito  proseguimento  de' la- 
vori, cosicché  ne'primi  di  settembre  1828 
potevano  dirsi  toccareil  compimento,  per 
la  chiusura  della  Stipa  con  tavoloni  e  or- 
digni. Questa  operazione  eseguita,  le  ac- 
que dell'Aniene  nella  notte  de'i5  innal- 
zandosi toccarono  la  soglia  e  cominciaro- 
no a  versaisi  negli  acquedotti  degli  opi- 
ficii;  dato  a'quali  il  regolamento,  le  stes- 
se acque  sempre  più  eie  vandosi, nella  stes- 
sa sera  a  2  ore  di  notte  si  videro  traboc- 
car nella  nuova  chiusa  con  sommo  con- 
tento degli  abitanti,  i  quali  con  faci  acce- 
se erano  accorsi  per  veder  il  fiume  difcen- 
dere  per  Io  scivolone  nella  nuova  caduta 
e  nel  suo  alveo  inferiore.  In  sostanza  nel- 
lo spazio  dii4  mesi  fu  compila  la  gran- 

VCL.   LXXVl. 


T  I  V  129 

diesa  costruzione  e  ripristinazione  della 
nuova  chiusa, colla  spesa  di  scudi  80, 447- 
Ecco  come  il  cav.  lìuigarini  riferisce  in 
breve  le  lavorazioni  f.^llesolloLeoneXII. 
Fu  costruito  un  nuovo  muragiione  paral- 
lelo al  vecchio,  della  stessa  altezza  e  lun- 
ghezza, 20  metri  addietro,  costruendosi 
a'due  fianchi  due  grossi  piloni  alti  a  so- 
stenere un  arco  per  ponte.  Attaccati  a 
questi  sono  due  muri  a  scivolo,  che  inte- 
stano al  vecchio  muro  tagliato  a  metà. 
L'intervallo  tra  questo  e  il  nuovo  è  ripie- 
no di  breccie  disposte  a  scivolone,  lastri- 
cato di  grosse  pietre  di  moulead  opera  in- 
certa; così  questi  muramenti  formano  uà 
solo  masso,  e  una  doppia  caduta  a  scivolp. 
Dalla  parte  destra, ove  il  (lume  erasi  aper- 
to l'alveo,  furono  costruiti  due  grandi  mu- 
ri intestali,  uno  dal  pilone  sino  alla  spon- 
da,l'altro  dal  vecchio  muragiione  alla  det- 
ta sponda.  Per  rialzare  le  acque  sino  al- 
l'imbocco devialorio  della  Stipa,  furono 
adoperati  gabbioni  cilindrici  ripieni  di 
breccie,  lunghi  4  nietri:  in  tal  guisa  pote- 
rono eseguirsi  i  lavori  senza  pericolo.  Le 
ripe  franate  della  città  furono  sorrette  da 
continue  palafiltea 4 ordini  di  travidi  ca- 
stagno battuti  e  collegati  con  traverse,rul- 
timo  ordine  delie  quali  trovasi  a  un  me- 
tro sott'acqua.  Ultimati  i  lavori  e  calati 
i  tavoloni  nel  canal  della  Stipa,  impedi- 
to perciò  il  corso  all'acque,  il  fiume  in- 
cominciòa  rialzarsi,  e  a'  1 .5  settembresud- 
detto  toccò  le  soglie  degli  acquedotti  per 
gli  opifici!,  e  alle  2  ore  traboccarono  dal- 
la nuova  chiu'ia,  formando  una  nuova  e 
bella  caduta. Mg. "ìNicolai  conosciuto  il  ter- 
mine delle  lavorazioni  dirette  dal  Gozzi  e- 
gregiaoiente, nella  fine  d'ottobre  iSab  fe- 
ce licenziare  tutti  gl'impiegati,  sciolse  l'a- 
zienda amministrativa  e  cessò  dal  commis- 
sariato, che  col  solito  suo  attivissimo  ze- 
lo e  accorgimento  a  vea  esercitato.  Per  mo- 
tivi di  salute  di  mg.'  Nicolai,  il  Papa  a- 
vea  nominato  pro-conitnissario  1'  ottimo 
mg.'  Domenico  Cattaui  di  Brisighella,che 
con  diligenza  funse  l'ulfizio.  Malgrado  la 
robustezza  de'lavori  ultimati, l'idrauliche 

9 


i3o                    T  I  V  T  I  V 

ojt<'rH7ioni  <l«'l  raggHaidevole  consiglio  rommis^ionc  visi  recò  «'5  agosto  i8if), 
d'niif,  poiollenoie  la  complela  l'scciuio-  ctl  cssciulo  f>lata  in  piecedon/a  i-iino>>sa 
ii('cl«-l  Miopiogetlo,  iiondiuicnoralNcoiii-  i'ac<|iiii  tlalla  cailuhi,  deviata  iiell' cinis- 
feiion-  del  lliime  per  la  cadiila  e  grolla  sario  Uerniiio  o  della  Stipa,  potè  con  ttit- 
di  JVi'tluiio  cuulinoò  ad  averci  di  iiiìta,  a  lo  l'agio  r</irc  le  [liìi  attente  osiicrvnziuni 
farvisi  delle  riparazioni,  ed  a  spaventare,  e  gli  opportuni  rilievi,  che  ne  fecero  ar- 
II  gran  Leone  XII  [ìioseguiva  sempre  a  gonieiilo  di  ragionato  rapporto  die  a' g 
rigiiiiiilare  le  cose  di  Tivoli  con  henigno  pi  esentarono  a' due  cardinali.  In  esso  la 
ocrliio, e  iiell'iidiie  i  limoii  concepiti  per  commissione  riferì, die  i  mniaglioni  del- 
l'alveo inferiore  dcll'Aiiitiie,  die  in  prò-  la  diiiisa  erano  in  pei  lettissimo  stato, uial» 
posilo  ordini  pressanti  al  carilinal  Dandi-  grado  le  avvenute  piene;  ma  quanto  al> 
ni  piefellodel  buon  governo,ma  o'io  feb-  l'alveo  inferiore  sotto  la  chiusa,  dichiarò 
braio  I  829  cessò  di  vivere.  L'infausto  an-  chela  platea  dopo  la  chiusa  trovavasi 
niin7Ìo  di  sua  imtnaliiia  morte  com[)re-  sconvolta,  e  in  «jnalche  luogo  le  sponde 
w  l'orbe  cattolico  di  somma  tristezza,  e  ancora.  Chele  acque  del  fontanazzo,  la- 
la  bcndicata  Tivoli  nel  suo  cordoglio  voi-  sciato  sotto  il  pilone  destro  della  chiusa, 
le  celebrare  un  funerale  in  pio  siillragio  si  risolvevano  in  iiltrazìone  fino  avanti  la 
ni  munifico  l'untefice  nella  chiesa  di  s.Sin-  grotta  di  Nettuno;  che  il  pilone  il  (|iiale 
((irosa  decorosamenteornala  a  lutto,  col-  sosteneva  i  voltoni  natuiali  di  essa,  vcdea- 
rinlcivenlo  della  niai;i>tialuia.  Il  p.  IJe-  si  mollocorrosoe  assottiglialo  dall'acipie, 
neltelli  gesuita  con  robusta  tlo(pieiiza  ne  rimarcandosi  unosgioltamenlo  profondo 
disse  la  lunebre  orazione,  e  nel  celeltrar-  verso  il  tempio  di  \  e<la;in  generale  poi 
ne  le  gloriose  gesta,  1  ammentò  non  me-  in  lutto  quel  cratere,  che  comprende  la 
110  con  \ivi  colori  i  tanti  benefizi  versa-  regione  di  Vesla,  la  grotta  di  \ettnnoe 
li  dal  venerando  defiinlu  sugli  abitanti  di  delle  Sirene,la  Salniiriera,  la  Stipa,  la  vii- 
'Jivoli.  Intanto  la  congregazione  del  buon  la  di  Vopisco,csistevaiio  delle  cavità,  mol- 
governo  ricevendo (piolidianamenlesini-  le  sconnis^ioni  di  massi,  e  fragilità  di  mn- 
stri  rapporti  sull'alveo  inferiore  dell' A-  leria,  quale  veniva  continuamente  corro- 
niene,non  mancò  di  ordinare  nuovi  lavo-  sa  dall'acque  dcirAniene,  sempre  inclma- 
ri,  finché  cessola  la  stagione  delle  piene  e  lo  e  lemlente  ad  approfondarsi.  Dn  tutte 
dell'impetuose  piogg'C  de' I  8  e  19  giugno,  (juesle  artislico-geologiche  osservazioni, 
il  canliiial  Daodiiii,  il  cartlinal  Albanise-  la  commissione  dichiarò  non  essere  asso- 
gutario  distato  del  nuovo  Papa  Pio  Nili,  lulaiit  etile  sicura  (p  lei  la  pai  le  della  città 
e  mg.' Malici  tesoriere  si  portarono  in  Ti-  rispondente  alla  sinistra  del  fiume;  ed  al- 
voli  per  ispezionare  e  conoscere  lo  slato  lesa  la  poca  sotidilà  variabile  della  roc- 
crandamcnto  dell'alveo  inferiore,  che  ri-  eia,  robbassamenlo  considerevole  e  prò- 
conobl)cro esigere  tutla  raltenriuiìe.  Per-  gressivo  della  platea  ,  il  debole  sostegno 
tanto  noMiinaroiin  una  commissione  spe-  del  pilone  della  grotta  di  Neltunn,  pnler- 
ciale composta  de'pi(jfessoi  iOiuseppeOd-  si  lemerc  la  rinnovazione  eli  que'  deso- 
<li  matematico, CJenieiile  I'\ildii  archilei-  Innli  avvenimenti,  che  altre  volte  funesta- 
to ingegnere,  e  Pietro  Carpi  mineralogo,  rono  Tivoli.  Aduncpje  per  l'aspetto  mi- 
con  Gaetano  Diainilla  minulante  della  naccìoso  dell'alveo  inferiore  dell'Aniene, 
congregazione  per  segielario.  Ad  essa  coni-  la  commissione  a  impedirne  i  dan  ni  con 
miseio  d'accedere  kubito  sul  luogo,  (li  nt-  solleciti  lavori,  propose  di  subito  linfor- 
lentamente  esannnaie  il  fiume  e  riferire  zare  il  pilone  o  pilastro  di  l/irlaro  isola- 
(piali danni  se  ne  |)olessero  temere,e(pnu-  lo  della  grolla  di  IS'el limo,  per  impetlii- 
«Il  propone  gli  opportuni  rimedi  ,  onde  ne  l'iireparabili  conseguenze;  e  di  riem- 
pi esci  var  Tivoli  ila  ulteriori  pericoli.  La  pire  con  buon   muramento  i    vani  e  in- 


T  I  V 

grollao)e»ili,eq«in(li  veslirlo  specialmen- 
te nella  parie  opposta  alliinpeto  delle  ac- 
que con  grossi  tavoloni  di  rovere  ben  slrel- 
li  e  fermati  con  forti  fasciature  di  ferro, 
che  circondassero  tutto  il  pilone  dal  pie- 
de sino  alla  curvatura  della  volta  natu- 
rale. Tutto  fu  eseguito  colla  possibile  so- 
lidità e  maestria  ,  ne' seguenti  uìcsi  del 
I  83o  ei83  I.  Ma  a'28  dicembre  i  83  i  la 
fortissima  piena  avvenuta  fu  di  tanta  for- 
za, che  rovesciò  quasi  tutti  gl'indicati  la- 
vori, e  totalmente  percosse  il  pilone  pres- 
so la  grotta  di  Nettuno,  che  non  restò  ve- 
stigio di  cos'i  robusto  vestimento;  disaslro 
che  più  di  tutti  recò  stupore  al  tilnuti- 
no  Giacomo  Maggi  ingegnere  esecutore 
dei  vestimento, tanto  sohdo  del  pilone,lut- 
to  vedendo  perduto  con  gran  meraviglia. 
Prima  di  descrivere  l'avventuroso  decre- 
tato da  Gregorio  XVI, che  salvò  Tivoli  da 
altre  tremende  rovine,  conviene  accenna- 
re la  relazione  sul  da  fiirsi  che  dovciini  pre- 
sentare al  suo  predecessore  Pio  \  III. 

I  suddetti  rispetlabiii  n)embri  della 
commissione  speciale,  occupandosi  de' 
mezzi  per  liberare  stabilmente  Tivo- 
li da  nuove  catasliofi,  e  de'progetli  sub 
la  deviazione  dell'  Aniene,  quale  unico 
mezzo  della  salvezza  di  Tivoli,  fra'quali 
quello  già  lodato  del  cav.  Bischi,  che  ri- 
conosciuto degno  di  considerazione,  pu- 
re anch'essi  svilupparono  quasi  le  stes- 
se didlcollà  opposte  dal  consiglio  d'  ar- 
te. Per  altro  restò  ferma  nel  parere,  che 
a  liberar  Tivoli  da  una  continua  appren- 
sione e  risparmiai  le  nuove  sciagure,  uni- 
co rimedio  radicale  era  la  deviazione  del 
fiume.  Indi  il  prof.  Folchi  romano, mem- 
bro della  commissione  e  architetto  idrau- 
hco  valentissimo,  dopo  nuove  ripetute  vi- 
site sulle  località,propose  il  grandioso  pro- 
getto di  sottrarsi  dalle  dubbiezze  che  in- 
gerivano quello  del  cav.  Dischi  e  di  altri, 
allontanando  la  deviazione  dell'  Aniene 
da  que'viziosi  luoghi,  ed  assicurandosi  con 
un  colpo  decisivo  della  stabilità  dell'ope- 
ra. Egli  propose  d'aprire  un  diversivo  per 
entro  le  viscere  del  monte  Catillo,  chia- 


TIV  i3i 

mate  comunemente  monte  della  Croce, 
perchè  sidla  sua  vetta  da  tempo  imme- 
njorabite  si  venera  una  gran  croce  di  le- 
gno.Si  dice  che  quasi  eguale  concetloavea 
concepito  Luigi  Tornei  possidente  tibur- 
tino,  e  che  il  p.  Giuseppe  iMarchi  gesuita 
con  esso  avea  confidenzialmente  alquanto 
discusso  e  sviluppato.  11  d.'^Stanislao  Vio- 
la esplicitameute  all'erma:  -■-•  Che  il  primo 
a  manifestar  l'idea  del  traforo  del  Catillo 
fu  un  concittadino  nostro  mollo  intelligen- 
te, Luigi  Tornei  ,  e  voleva  giustizia  che 
(dal  cav.  Bulgarini  nel  compendìo  della 
Cronaca  dell'  Aiùcne  scritta  da  Santo 
Viola  ,  illustre  padre  dello  stesso  eh.  d/ 
Stanislao  Viola)  sene  facesse  ricordo;  che 
arridendo  al  eh.  d."^  Agostino  Cappello  , 
la  coltivava  e  cotifermava  condotti  e  ra- 
gionati scritti  ,  e  voleva  la  storia  che  ne 
avesse  plauso;  che  da  ultimo  esaminan- 
dola con  veduta  speculatrice  il  eh.  inge- 
gnere cav.  Clemente  Folchi  (dal  Papa  Pio 
IX  dichiaralo  commendatore  esuo  archi- 
tetto particolare)  l'adottava,  e  ne  compi- 
lava il  gran  progetto  che  tanto  lo  saliva 
ad  onoranda,  il  quale  progetto  unito  ad 
una  esecuzione  la  più  perfetta  gli  rime- 
ritava la  gratitudine  de'liburtini,  che  lo 
ascriveva  alla  cittadinanza  e  al  [>atriz.iato 
loro."Lequestioni,alle  quali  qui  accenna  il 
d,"^  Viola  intorno  all'idea  o  concetto  del- 
l' opera,  si  suscitarono  massimamente  a 
fatto  compiuto,  fallo  da  onorare  non  solo 
chi  lo  attuò,  ma  chiunque  Io  precorse,  o 
vagheggiò  col  pensiero.  Certo,  che  doves- 
se divergersi  il  corso  dell'Aniene,  era  opi- 
nione anche  de'  meno  intelligenti  dell'ar- 
te prima  che  la  commissione  presentasse 
al  governo  il  piano  del  cav.  Folchi,  cioè 
o  pel  monte  Catillo,  o  per  la  Stipa  del  ca- 
nale Bernino,  o  per  la  costa  verso  Roma. 
Tale  opinione  di  deviazione  del  fiume  fu 
una  conseguenza  necessaria  della  cattiva 
riuscita  di  lutti  gli  altri  mezzi  preceden- 
temente adoperati  per  salvare  la  città  da' 
guasti  dell'xVniene  divoratore;  della  quale 
cattiva  riuscita  avea  vaticinato  il  d.'  Cap- 
pella, come  sopra  ho  rammentato,  nelle 


.32                     TIV  TIV 

siìc  /\i//i  ssioni  ficdlapichr :  n)n  qunrì\n  a\-  Tivoli,  nltribuito  nll.i  Sibilla;  rnglonnlo 
l'iilcfi  iVIicissima  didivei'geie  rAiiieiir  per  in  modo  diverso  dalle  comuni   opinioni 
un  tnifuro  da  prnlicniiii  con  tutto  il  ma-  sulle  derivazioni  de'nomi  7V/mr  (ch'egli 
"iNttio  nilislico  H  II  a  verso  del  monte  Ca-  crede  dall'Elei  delle  in  antico  li  foco  da' 
lillu,  (jiicsta  sidevccftlnsivninontenl  som-  vetusti  loro  liosclii  che  circoniinvano  e 
uio  ingegnere  che  [)0Ì  la  realizzò.  Volen-  ciioprivimo  il  suolo  occupiiln,  onde  l'Ii- 
do  letrdjuire  1'  egregio  Tornei  ,  suocero  ni<i  di>se  che  Tiliurto  sotto  Ire  elei  iiinu- 
deirciicomialo  d.'  \  iola,  della  giusta  lo-  p,ttriituti  Irntltlur.  aWoicUi  la  città  si  fab- 
de,  the  a  lui  >i  debbe  tra'progettotori  de'  bi  icava  o  riedilìcava),  monte  Catillo  (il 
diversivi,  tale  lode  consiste  nell'avei-  egli  cui  nome  re[)ula  proveniente  da  cnlus 
progellulo  unalveoapei  to  lungo  il  monte  che  già  signibcò  artitus,  e  forse  già  de- 
stessojcosa  ben  diveiSii  ilal  vero  traforo  del  nominato  Moiitc  yiciito),  come  pure  ilel- 
Catillo  immaginato  ed  eseguilo  dal  cnv.  la  (lenoiiiinazionc  di  7'(n<7(  (che  con  dis- 
Folchi,  che  non  <ulolh>  il  piano  di  alcu-  seriazione  si  e  studiato  provare  essersi  an- 
no, ma  fu  maestro  a  se  slesso.  Quindi  con  coia  dello  7'//<'/*,dalle  lifc  in  mezzo  a'cui 
tutta  ragione  il  Papa  Gregorio  XVI  nel-  boschi  o  nasceva  o scorreva, poiché  il  più 
ronorifico  bi  ève  apostolico  indirizzalo  ab  aulico  suo  nome  Àlbtilii  non  è  mai  si  ilo 
lo  stesso  cav.  Folcili  nell' accompagnare  clicquellodeUdllimo  suo  tratto),  e  dello 
la  decorazione  ecpieslre  colla  quale  l'in-  eziandio  sul  nome  antico  d'una  porzione 
signì,  tolse  a  lodarlo  colle  seguenti  digni-  della  città  (dichiarando,  non  perchè  pe' 
tose  parole,  che  leggo  nella  nota  5.'^  del  primi  l'abitarono  i  siculi,  ma  probabiU 
iMiiscunt  Crci;ori(ìnum  CarmviiAx  moo-  mente  per  essere  essa  dalla  principal  par- 
signor  Gio.  lìallisla  Piosani,  colla  tradu-  te  disgiunta  per  l'inlerposizionc  del  fin- 
zione  in  italiano  del  cav.    Gaspare  Ser-  me  e  a  quella  legala  solo  con  un  ponte, 
vi:  M  i\o.y  iiiininic  lutei  te  non  ìimlio-  quando  l'Aniene  co'suoi  mobili  rivi  scis- 
crì  ìiigcnio  orna  Inni,  lihcralinm  artluni  se  in  due  porzioni  la  città,  l'intermedia 
nnprinw  excullum,  cxiniiìsque  animi  ingbioltando,  l'altra  lasciandone  dal  ri- 
(lolihns  spcctntuni  sin^ulnri  cura,  stu'  ma  nenie  v/V////*^/,  cioè  tagliata  fuori),  ren- 
tlio,(lili^rnti{i  ca  omnia  jìcrngcrc  cjudc  de  quindi  ragione  della   sua    visita   alla 
///'/  (ìcnìiindantur.  et  arcliitcctitrac  ac  uuova  caduta  dell'Aiiiene.  Descritto  po- 
niucltinariac  artis  pcritia  adco  excel-  scia  con  eloquenza  il  luogo  espresso  nel 
lere  ut  nroi'ido  sane  Consilio  ralioneni  prodotto  disegno,   ricordali  i  tunnel  di 
od  Culillumniontcm prospere Jeliciter-  Londra,  e  di  s.  Rlaur  presso  Parigi,  per- 
nuc  Ànienis  cursuni  communi  omnium  corso  esso  pure  da  un  canale  ;  ricordato 
laude  d(Jlectendi  non  modo  cxco^iltt'  le  misure  dell'interne  gallerie  o  cunicoli, 
^•eri'i  veruni  idem  opus per/ìeiendiini  cu-  la  (juanlità  d'acque  che  vi  corrono,  quel- 
/•«■.?.  Quo  cii  Cd  eie.  Il  prof  Orioli,  colla  la  della  caduta;  e  indicato  le  biaccia  ini* 
nota  sua  dottrina  ed  erudizione,  nel  1. 1  7  piegale  nel  lavoro,  e  le  spese  di  piii  che 
deir-^//'//m  di  Roma,  pubblicò  col  n."  ifj  80,000  scudi,  per  lo  stupendo  traforo  del 
de'9.2  giugno  iJ^Gio  un  suo  interessantis-  Catillo  onde  l'Aoicne  biftiicalo  vi  scorie 
Simo  arlirolo  intitolato:  /  mi  visita  a  Ti-  dentro,  e  riunito  al  di  lii  si  precipita  d'un 
v(di  ed  <iU<t  nuova  rati iita  dell' ylniene,  salto  meraviglioso    nelle    soggette   valli, 
insieme  al  disegno  in  incisione  rapprc-  Tutlociò  premesso,  enncluile.  »  Quanto 
ftcnlante  raspctlo  del  ponte  antico  e  del  durerà  questo    mirabile  diverticolo    del 
sepolcreto  presso  il  medesimo  nel  tuo-  iiume  (ed  in  mezzo  a  roccia  di  si  gran  con- 
nienlo  nel  quale  scavavasì  in  Tivoli.  Il  sistenza  durerà,  è  da  sperorc,  ogni  cor^ 
eh.  strinole  tiopo  avere  riportato  il  pò-  ror  di  secoli)  siuà  ron  lode  ricordato  l'ar- 
polare  e  tradizionale  iuuc&lo  prc&at^io  su  due  e  il  valoic  del  pi  celar  isi>i  tuo  mieli- 


TI  V 

ce,  che,  non  inventata  ancora  la  macchi- 
na di  Maus,  osò  e  condusse  a  pronto  e  bel 
termine  una  impresa  da  giganti.  L' im- 
portanza del  lavoro  è  provata  dalle  que- 
stioni stesse  che  poscia  sorsero,  per  dispu- 
tare al  sig.'  Folcili  una  parte  almeno  del- 
le sue  corone.  Si  volle  aver  vanto  d'aver 
primi  indicato  la  necessità  dell'  opera. 
V'ha  chi  pensò  e  scrisse  aver  preoccupa- 
to l'idea  del  luogo,  /«r^e //r/*^^.  La  dispu- 
ta è  di  niun  valore  pel  pubblico.  Una  co- 
sa è  n)anifesta,  che  b  gloria  dell'artefice 
resta  intera,  ed  estrinseca  a  queste  gare 
ed  a  questi  contrasti.  Forsechè  men  s'o- 
nora l'architetto  per  questo  che  un  altro 
venga  a  dire  d'avergli  o  dato,  o  mostra- 
to l'area  su  cui  dovrà  egli  operare  nel  fat- 
to le  meraviglie  dell'arte  sua?  Pteni;  sta 
poter  lodarsi  l'aver  preveduto  che  l'an- 
tico luogo  non  era  buono,  e  uu  migliore 
bisognava  sceme.  Ma  spingasi  anche  la 
lode  tino  all'aggiungere:  io  posi  il  dito  do- 
ve il  lavoro  era  da  tentare.  Che  è  lutto 
questo  a  fronte  dell'  aver  immaginato, 
calcolato,  e  fatto?  Da  che  lato  è  la  pro- 
fondità della  scienza?  Da  che  lato  la  dif- 
ficoltà? Da  che  lato  il  bisogno  del  giusto 
preordinamento  di  tutti  i  particolari  ? 
S'abbia  ognuno  la  parte  di  merito  che  può 
spettargli  :  ma  il  traforo  del  Catillo  sarà 
in  ogni  secolo  avvenire  gloria  inteme- 
rata e  non  menomata  del  sig."  cav.  Cle- 
naente  Folchi.  "  Si  è  creduto  che  sulla 
vetta  del  Catillo  fabbricasse  una  città  Ca- 
tillo fratello  di  Tdjurto  e  figlio  di  Catillo 
seniore,  ma  giammai  su  quelle  roccie  si 
rinvenne  alcun  vestigio  di  edifìzi. Bensì  an- 
ticamente per  caso  si  scoprirono  nelle  fal- 
de del  monte  due  anditi  verso  la  via  Va- 
leria in  un  terreno  del  comune:  ili.°  di 
forma  quadrangolare  a  opera  reticolata; 
l'altro  più  verso  Tivoli  pare  più  antico  e 
contenere  un'urna,  che  la  tradizione  vuo- 
le il  sepolcro  diCatillogiuniore,e  che  da  tal 
sepolcro  prese  nome  il  sovrastante  mon- 
te. Questo  monte  a  conlatto  colla  Stipa, 
il  prof.  Folchi  felicemente  scelse  per  de- 
viare con  sicurezza  l'Aaieue,  e  per  liberar 


T  1  V  i33 

Tivoli  da  nuovi  spaventosi  disastri,  e  an- 
co dall'intera  rovuia.  11  monte  Catillo  è 
composto  di  pietra  calcaria  secondaria,  e 
\)e\  progetto  del  prof  Folchi  dovea  por- 
tare il  fiume  a  sboccare  a  destra  sotto  la 
icona  del  Salvatore  nella  via  delle  Casca- 
telle,  distante  dalla  porta  s.  Angelo  circa 
metri  200,  con  ampia  e  declive  cascata 
al  di  là  della  grotta  ilelle  Sirene,  ove  prò- 
siegueil  pendio  del  monte.  Che  questa  lo- 
calità ove  dovea  scaturire  dal  ventre  della 
montagna  un  tanto  sgorgo  d'acqua,  con 
mirabile  caduta  alta  circa  100  metri,  sa- 
lebbe  tale  ,  che  ove  nella  parte  opposta 
incomincia  a  presentarsi  la  magica  vista 
delle  tanto  celebrale  Cascatelle,  si  sareb- 
be veduto  in  pari  tempo  la  nuova  Cascala 
ancora,  onde  la  parte  pittorica  vi  acqui- 
sterebbe composizione  e  novità  ,  veden- 
dosi con  temporanea  men  teCascata,Casca- 
stelle  e  prospettiva  di  Tivoli.  Tale  mira- 
bile progetto  fu  lodalo  dal  d."^  Cappello 
negli  Opuscoli  scientifici,  con  queste  pa- 
role. »  L'ingegnere  cav.  Folchi,dopo  «na- 
turo e  grave  pensare,  immaginò  un  pro- 
getto degno  di  romana  opera, come  quello 
che  presenterebbe  magnificenza  esolidità 
perenne,racchiudeiido  medesimamente  il 
non  lieve  obbielto  dell'economia. "Il  eh. 
Folchi  fissò  e  scelse  il  principio  ilella  diver- 
sione del  fiume,  tanto  pel  di  lui  andamen- 
to, che  per  la  maggior  prossimità  del  mon- 
te nella  vigna  Lolii  sovrapposta  al  canale 
della  Stipa,  presso  la  quale  vigna  si  riu- 
nisce la  facile  diversione  dell'acque,  l'im- 
raediala  qualità  del  masso  costituente  il 
pie  del  raonte,e  l'elevatezza  sufficiente  per 
sottopassare  la  via  Valeria  colla  volta  del 
nuovo  emissario.  Gli  egregi  colleghi  del 
cav.  Folchi,  assicurati  che  le  qualità  in- 
terne del  Catillo  non  doveano  variare  da 
quelle  sperimentate  in  due  gran  saggi  nel 
1 829  con  buon  successo  eseguiti,  oltre  al- 
tri precedenti  tagli  falli  della  slessa  pie- 
tra nelle  decorse  lavorazioni  per  la  ripri- 
stinazìone  della  chiusa.  Tutto  verificato 
e  combinato,  i  professori  della  commis- 
sione asseozisati,  il  cav.  Folchi  si  occupò 


i3i                     T  I  V  T  I  V 

alacicmcnle  dicompiliirc  il  proposlo  ilio  l'nlrcn  inferiore  dell.-i  caduta  e  la  ca»cr- 
proyclto  II)  ilell;if;li(>,  colle  lurine,  tlinici)-  n,i  ilclla  ^|■oUa  di  Ncfllimo,  potiehUc  ob- 
siodì  c  aicludo  d'esecuzione,  che  si  lci;i>e  IiIii;ìii- d  liiunend  aprirai  iillroved  f^uocor- 
iirlle  Mi  lìiorir  e  dot  untcfiti  per  scr\nc  so  a  diitiiio  della  cillii.  (^onclii^e  il  duca, 
lilla  storiti  dvllii  Chiusa  di  Tì\'oli.  La  che  tuli  e  altri  minacciaiili  pericoli,  iiou 
notizia  di  tal  progetto  rapìdniiieiile  si  dif-  solo  prescrivevano  eincidcnvano  l'adesio- 
iuse,  e  presentò  alla  penetraiione  dogi'  i-  ne  al  progetto  della  deviariuiie  del  iìurue, 
draulici ,  geologi  e  arcliitelti  ingegneri  ,  ma  ne  consigliavano  1' oeciizione  t-tmsx 
an)[)io  tenia  ili  p;irlaie,di>cnieree  r.igio-  perdila  di  tempo  e  sollecitamente.  I  car- 
naie.  Chi  diceva  un  simile  piogelto  an-  dinali  sebbene  restarono  appagati deMnc 
dare  ast.diilireper  lasuaim[)onenlegran-  sfiggi  pareri,  per  maggior  maturità  e  cir- 
diosità  nn  lavoro  europeo;  chi  ne  rimar-  cospe7Ìone  ,  deliberaruno  consultare  il 
cava  i  dilì  Iti  e  le  notabili  eccezioni,  altri  prof  Venturoli^anchessoconoscitoredel- 
l'ileiienilold  inutile  dopo  la  ripristmnzio-  le  localilii,  giìi  menibi  otiel  cons  iglio  d'ar- 
ne  della  i  liiuva.  I  caidinali  Albani,  Dan-  te  per  la  i  ipristmaz-ione  (leda  chiusa.  Il 
dini  e  Uivaiola,  componenti  la  parlico-  prolessoie  dopo  aver  esaminalo  il  proget- 
lare  congregazione  preposta  a' lavori  del  to  del  cav.  Folchi  etle'suoi  colleghi,  sulla 
liume  Anienein  Tivoli,  compresero  lim-  de\'«azioue  dell'Aniene  nel  monte  Calillo, 
portanza  e  solidilìi  dell'opera,  non  che  la  dopo  essersi  portato  sulla  faccia  del  luo- 
la  sua  grandezza  e  i  conseguenli  vantag-  gocol  cartlinal  Agostino  Uivarola  preiclto 
giosiertelli.  Nondimeno  [lerprotederecon  dell'accpie,  nelt'eslensione  de'siioi  lumi, 
pili  sicurezza,  richiesero  al  prof.  Carpi  un  a'27  giugno  1 83()  rassegnò  il  suo  ra|)[)oi- 
^eparalo  patere,  il  quale  corrispose  dot-  to  al  cardinal  Albnni;tuttavia  le  dillicullù 
lamente,  dimostrando  con  sode  geologi-  che  si  presagivano  da  tal  autorevule  sìa» 
•  he  ragioni  la  necessità  di  allontanare  da  dacalo,  non  presentarono  gran  importan- 
Tivoli  r  Aniene,  mediante  ima  diveisio-  za,  come  si  può  vedere  nel  Viola  che  le 
ne,  essendone  il  suolo  poco  solido  e  là-  lipoila,  quindi  ris[>osero  a"i3  settembre 
I  ile  ad  essere  coiro.so  e  minato  dalle  mi-  i  mtuibri  liella  commissione  cui eranosla- 
naccìaoli  sue  ac(]ue  ;  convenendo  colla  te  comunicate,  dileguandole  con  ragioni 
tomniissione  nel  piano  di  forare  diretia-  fìsiche,  geologiche  e  idrauliche.  Così  di- 
luente il  monte  della  Croce  o  Calillo,  fìir-  sciolte  le  obbiezioni  e  dillìcoltà  del  volo 
mando  due  cunicoli  copcrli  per  dar  pas-  Venluioli,  ch'egli  stesso  avea  qualificate 
.^aggio  a  tutte  le  acipjc  del  liucuc,  anche  superabili,  con  convincenti  ragioni,  i  car- 
nelle  sue  gì  nudi  piene.  I  cardinali  volle-  dm. di  si  coideraiaioiio  dell' olliino  con- 
io sentire  il  parere  eziandiodel  duca  della  cepimento  del  cuv.  Folchi ,  e  statuiruno 
Torre,  personaggio  e-operlissinio  in  lai  di  farne  rflp[)ortu  a  Fio  \' 111  per  la  san- 
Djaleria,  il  quale  dottamente  sviluppò  la  zit)ne  della  progettata  deviazione  dell'A- 
qualilà  e  lo  stalo  dell'alveo  inleiioic  del-  niene,|ioichèl'escavazionetle'duc cunicoli 
1  Amine,  diinosliando  pel  icolosissiuia  la  preveniva  tutti  i  pencoli  ì\ì\  cui  era  mi- 
pai  le  delia  cillà  situata  sulla  Sponda  si-  iiacciala Tivoli.  La  morie  di  l'io  \  111  iin« 
nislra,  e  minacciante  la  grolla  di  IN'eltu-  pedi  di  presenlarglisi  lii  ragionata  relazio- 
no per  la  fi  iabilitit  del  suolo,  per  l'impeto  iie.A'2 febbraio  1 83  1  gli  succcsseGregorio 
del  fiume  che  ivi  precipitosamente  si  di-  X  Vlconislraordinanacompiucenzade'li* 
Miaiica  ,  ui  landò  lo  scoglio  che  regge  il  burlini,  che  locuiioscevaiio  peisonalmeii' 
tempio  di  \  està  e  altri  fabbricati,  «piin-  le,ii\iiido  Irequenlato  Tivoli  da  abbaio 
di  d  suo  (I  ollanunto  inevitabile  coli  an-  camaldolese,  e  successivamente  da  cardi- 
dar  del  tempo,  e  tanto  più  disastroso,  in  naie  (<  loè  negli  ottobri  11828  e  i83o  re- 
quanto  che  neoipicndo  colle  sue  roviuc  candusi  a  SubiuvOfC  lu  aml>cdue  le  vullc 


TI  V 

clibi  onore  d'accompngnarlo:  nella  i/ a* 
ao  e  a'24  dimorò  nella  casa  de'suoi  ca- 
maldolesi conligua  alla  chiesa  di  s.  An- 
drea, nella  2.'  a'2,  3  e  7  ottobre  nel  con- 
vento de'mìnori  osservanti,  pranaando  al 
collegio  greco  ov'erano  gli  alunni  di  Pro- 
paganda, nelcjualeeravaniostati  a  desina- 
re col  card.  Vidoni  protettore  del  collegio, 
nel  precedente  anno  a'  1  2  ottobre);  e  per- 
ciò snpea  bene  le  località  e  lo  stalo  del  (ìu- 
me  Aniene,  anche  per  le  vaste  sue  cogni- 
zioni come  profondo  scienziato.  Anoge 
qnauto  si  legge  nella  relazione  storica  di 
mg.'  Massimo.  >»  Né  a  tal  deviazione  po- 
nea  mente  per  lai. 'volta  il  santo  Padre 
nel  presentar  che  gli  si  facea  1'  analogo 
mentovato  progetto,  o  dopo  la  compila- 
lazioiie  di  questo.  IMolti  anni  innanzi  a- 
veane  cooosciulu  la  necessità.  Notissima 
eragli  la  posizione  e  corso  deli' Aniene,  per 
essersi  varie  volte  infraltennto  io  quella 
città  ed  abbate  monaco  camaldolese,  e  poi 
cardinale  dnli  8  1  6  all'anno  i83o.Più  vol- 
te erasi  imbattuto  nel  veder  rigonHo  di 
picli  e  il  nostro  fiume  flagellar  le  sponde, 
e  minacciar  a  rovina  le  case  circostanti 
ed  i  celebrali  monumenti  dell'antichità, ed 
in  una  di  queste  permanenze  con  felice 
percezione  venne  egli  nell'idea, e  manife- 
slolla  a  chi  gli  era  dintorno,  che  solo  un 
nuovo  alveo  da  scavarsi  nel  monte  alla  de- 
stra riva,  avrebbe  potuto  eflicaceraenle 
por  freno  aH'mdoniitu  e  furibondo  Anie- 
ne. "  I  tìburtini  pertajito,  fondatamente 
concepirono  le  più  alte  iiperanze.  In  falli, 
calmati  appena  i  primi  furori  de'disordi- 
ni  politici  scoppiati  nelT  ascendere  il  tro- 
no pontificale,  con  animo  impavido  e  fer- 
mo ,  il  Papa  sino  dal  marzo  e  fra  tante 
gravi  cure,  anche  sopra  a  Tivoli  rivolse 
le  sollecitudini  del  paterno  suo  animo.  I- 
struito  dalla  congregazione  de' cardinali 
di  quanto  erasi  operalo,  e  di  ciò  die  re- 
slava a  farsi,  esaminata  maturamenle  la 
relazione  falla  pel  predecessore,  restò  in- 
timamente persuaso,  che  le  rocce  compo- 
nenti la  grotta  di  Nettuno  essendo  di  se- 
dimenti tartarosi  io  parte  friabili,  era  iue- 


TIV  i35 

vilnhile  col  tempo  una  rovina  della  me- 
desima, e  che  per  allontanare  il  pericolo 
per  sempre  dalla  città  e  tranquillare  i  tre- 
pidanti abitanti  non  eravi  altro  sicuro  u- 
spediente  che  deviare  il  fiume  pe'lrafori 
del  monte  Catillo  immaginati  dalcat.Fol- 
chi,  ingegnere  della  congregazione  dell'ac- 
que. Perciò  ne  ordinò  ad  esso  stesso  la 
pronta  esecuzione  col  chirografo  de'q  giu- 
gno 1 832,  all'energico,probo  e  intelligeu- 
te  cardinal  Rivarola  prefetto  ilell'acque, 
nato  fatto  pereseguire  grandi  imprese, co- 
nte lo  celebrai  nella  biografia,  con  ani- 
[>le  ftjcoltà  d'approvare  quelle  modifica- 
zioni al  progetto,  che  in  atto  d'esecuzio- 
ne dal  direttore  cav.  Folcili  si  credessero 
opportune,  e  presiedere  alle  lavorazioni. 
Nel  nobilissimo  chirografo,  che  pe'  libur- 
lini  fu  iride  d'inesprimibile  giubilo  e  di 
pace,  Gregorio  XVI  dichiarò,  che  sebbe- 
ne l'acque  dell' Aniene  fossero  slate  raffre- 
nale e  regolate  in  Tivoli,  eoo  robusto  mu- 
raglionefalto erigere  da  Leone  XII,  e  seb- 
bene con  questa  opera  degna  della  più  alta 
lode  erusi  ridonala  l'attivila  agli  opifici!, 
il  corso  alle  fonti,  e  lo  splendore  a  quelle 
singolari  bellezze  della  natura,  pure  i  pe- 
ricoli affrontali  e  le  difficoltà  superate  per 
innalzar  l'acqua  all'antico  livello,  non  che 
le  giavi  spese  perciò  sostenute  non  erano 
state  suflìcienti  a  calmare  i  timori  di  nuo- 
ve disgrazie  sempre  cresciuti  nella  popo- 
lazione, e  ad  assicurare  il  vigile  governo 
sull'indole  devastatrice  del  fiume.  R.imar- 
calo  perchè  non  trovavasi  sicura  la  parte 
della  città  rispondente  alla  sinistra  del  fiu- 
me, pel  narrato  di  sopra,  i\  dichiarò  nel 
suo  penetrante  ingegno  persuaso,  per  la 
conoscenza  delle  località  del  fiume  e  delle 
locali  situazioni, dell'indispensabile  diver- 
sione deli'Aniene  entro  il  monte  Calillo, 
qual  necessario  provvedimento  per  ri- 
muoveie  con  decisiva  opera  tanti  peri- 
coli, ridonando  la  (juicte  alla  città,  assi- 
curando l'utilità  che  da' suoi  opificii  de- 
riva a'proprietari,  alla  capitale  e  allo  sta- 
lo, e  voler  porre  un  linea  tante  spese  an- 
nue peluiaulenimcnto  del  fiume  iu  quel 


iZ(]  T  1  V  T  I  V 
posto.  Ordinò  1' esecuziono  tli'l  prof^etto  M  w:;t;i  «cciitorc  de'  lavori,  come  lo  era 
per  alloiilaniir  «la  Tivoli  rAnicne,  divcr-  sl.ilo  de'precedi'nlijCOmniiicnndagli  leop- 
tciiddli)  dall'iiltuiile  rur>()  e  caduta,  ron  porliinc  i>lr(t7.i()iii  >>(ii  Lvori  preparHlorii 
ii^oli^crlu  a  ilolrn  sotlu  d  monte  Catdio  da  iiitra|irfii(KM!>i,  ed  t  n(-ccsì>ari  scliiari- 
nilu  ^i^na  L«dli  a  metri  5i  sopra  d  di-  nienti  per  rultiiazioiie  del  suo  progetto, 
veisixodella  Stipa,  eonaUeosutlcrraneo  II  cardinale  nncura  si  portò  a  Tivoli  a  i- 
iirlle  viscere  del  monte  Calillo  lungo  lUe-  spezionare  i  lavori,  alla  cui  sorveglianza 
ili  ?.()4  a  due  cuniculi  di  sesto  acuto, eia-  si  dedicò  pure  il  segretario  della  cnngre- 
scuiiu  de'ijnali  largo  i  o  metri  ncirimboc-  gazione  ilell'  ncque  e  della  coiuinissione 
ro(postocul  ciglio  all'altez.ra  ilella  cliiusa  per  r.\iiieiic,ing.  l'ranccsco  Saverio  Mas- 
d'nli(jra),  la  cui  sezione  è  cosliluilada  un  simo,  ancli'esio  benemerito  delle  lavora - 
rettangolo  alto  due  metri,  sormontatoda  zioiii  all'Aniene  con  indefessa  vigdaiiza: 
un  arco  gotico,  formato  di  tluc  archi  cir-  Tanto  il  cardinale  clic  il  prelato  gareggia- 
colai  i  del  raggio  di  metri  i  i  e  i  /i.Che  i  cu-  rono  nelle  ri[)etute  visite  n  Tivoli,  per  ac- 
nicoli  si  formassero  colla  pendenza  e  se-  celerare  i  lavori.  Pel  meglio  il  cardinale 
7Ìone  compcleiile;  cosi  per  un  largo  e  de-  die  a  collimo  l'impresa  del  traforo  de'due 
dive  sbocco  si  emette  il  fiume  nell'oppo-  cunicoli  ,  cioè  il  destro  a  Giacomo  Tosi 
sto  fianco  del  Dionte  sotto  l'icona  del  Sai-  capomaslro  tivolese,  il  sinistro  a  Filippo 
Tatore  nella  strada  di  Quinliliolo,  dove  Vannelli  comasco,  capo  d'una  compagnia 
precipita  nell'alveo  inferiore,  al  di  là  del-  di  tirolesi,  saiimnrincsi  e  lavoranti  del  re- 
la  grotta  delle  Sirene,  i^er  la  spesa  poi  cai-  gno  Lombardo-\  eiielo,  T  altro  avendo 
colata  in  scudi  4^,000,  il  l'apanrdinòche  per  lavoratori  liguri  e  abruzzesi.  Agli  uni 
dovesse  rimnncre  in  vigore  il  ri[)arto  già  e  agli  ulti  i  se  ripatiiaroiio,  subentrarono 
approvalo  per  la  spesa  principale,  ossia  i  tivolesi  già  istruiti.  JNellosterrnoiento  in- 
per  la  ri[>rislinazione  dellacliiusa  suttuil  traprcso  per  la  deviazione  del  lìume  ,  si 
commissariato  di  nig.^  Nicolai  ;  cioè  per  scoprì  un  antico  sepolcreto,  chiuso  dalla 
5  ilecimi  sopra  tulle  le  conumità  ,  ossia  parte  del  monte  da  muro  reticolare  che 
tutti  i  possidenti  dello  stalo:  per  due  de-  sorreggeva  l'antica  via,  e  del  (piale  già 
cimi  sull.'i  comniiilà  di  Tivoli;  e  per  Ire  feci  [>arola.  Vari  cippi  e  lapidi  rinvenute 
decimi  sopra  il  pubblico  erario,  in  i'or-  furono  disposte,  come  si  vedono  ,  prima 
ma  del  centesimo  addizionale  sulla  fon-  dell'imbocco,  fra' quali  i  monumenti  di 
diaria  o  estimo  catastale  rustico  attivalo  Caio  13icleio,  di  Senecione,  e  di  Sabidio 
per  la  riprislinazioiie  della  chiusa,  e  li  di  ISIassimo.  Si  scoprì  meglio  l'arco  di  pon- 
cui  percezione  non  era  stala  maiiiilei  rot-  le  1  invelluto  nel  1  >S?.("»,  un  grande  acipie- 
ta.  Il  cardinal  lUvaiola  a' 1  (.giugno  par-  dolio  e  vari  altri  oggetti  d  anlicliilà  tra- 
tccipòil  firinalochirogratìialla  magislra-  sportati  ne'miisei  di  Uuma.  Di  tutto  ne  dà 
tura  di  Tivoli,  ed  alla  commissione  con»  contezza  il  d. Sante  Vioia  (e  il  Marocco  che 
sultiva  stabilita  dalla  congregazione  del  riprodusse  in  buona  parte  la  Croiuica), 
buon  governo  per  sorvegliare  i  lavori  prima  del  (piale  nel  1  H3  ^  si  pubblicarono 
provvi^ol•li,  e  vi  aggiunse  il  cav.  Settimio  coll(?  slampe  e  [tiante,  dal  cav,  Cleireiile 
Liscili  di  cui  conosceva  le  relative  cogni-  Folcili: /u/^'^;(;/<//m<7//(>  stille  scoperte rc- 
zifjnieubililà,  ficendone  mcrilamciilesc-  ciiilcinr/ite  Jdtlc  in  'rì\'oli,  letto  iiclV  oc- 
grclario  Sante  Viola.  Quindi  il  cardinale  endemia  romana  il'  arclu'ologia  li  18 
volendo  sen7n  1  ilardo  dar  principio  nH'er-  niiirzo  i833:  Jinpionanu-iito  .tulle  seO' 
cnleo  lavoro,  commise  al  cav.  l'otclii  di-  /terle  filile  in  'I'i\'i)li dnl  mnrzoiH33  nl- 
reltoiedcputnto  dal  Papa,  di  portarsi  su-  f  iii>rile\%ì,\, letto  iteli'  (leeddemitj  ro- 
bilo  in  'J  I  voli,  come  fece  a'  1  (ì:  ivi  col  con-  miiini  iF  iti-elieolni^iii.  Nello  stesso  i  83a 
scuso  del  turdinule  deputò  1'  ingeguerc  l'avv.  Cailu  Fca  die  ullc  slampe:  Sehia- 


TI  V 

rallenti  sul  niioi'o  cim's^an'o  (JeirAnie- 
^  ne  in  Tivoli.  Nel  novembre  s'incominciò 
in  4  punti, -gioi-no  e  notte,  a  tagliar  la  pie- 
tra calcaVe  con  picconi,  mazze  e  zeppe  di 
feii'o;  ma  più  ancora  con  piccole  mine  , 
cioè  a'tlue  imboQclii  e  sbocchi  LÌe'cunicoli, 
larghi  all'imbocco  metri  io, alti  c), confor- 
mali a  arco  gotico,  con  marciapiede  pra- 
ticabile d'intorno  al  pilone,  grosso  3  me- 
tri, che  cTivide  i  medesimi.  La  lunghezza 
è  di  metri  280  ,  restringendosi  propor- 
zioiialamentela  sezione  dell'uno  per  100, 
come  ancora  la  pendenza;  per  cui  ad  alcu- 
ni di  quelli  che  recavausi  a  vedere  i  lavori, 
consideratala  durezza  della  pietra,  parca 
impossibile  l'esecuzione  del  progetto;  al- 
tri ammettendola,  dicevano  non  bastare 
all'uopo  8010  anni.  Intanto  coll'entrare 
del  1834  il  duplice  gran  traforo  progre- 
diva a  giganteschi  passi.  I  due  coraggiosi 
intraprendenti,  sotto  la  direzione  dell'at- 
tivissimo architetto  ingegnere  Folcili,  e- 
niulandosi  reciprocamente  con  plausibile 
zelo  nello  sperperare  le  viscere  del  monte 
Catillo,  travagliavano  in  guisa  che  a'5a- 
prile  già  aveano  cavato  di  pietra  e  scaglia 
metri  cubi  9773  e  cent.  191;  già  la  for- 
ma conoidale  de'due  cunicoli  nel  suo  sin- 
golare aspetto  si  ammirava,  e  si  attirava 
l'attenzione  e  lo  stupore  di  tutti,  e  già  si 
presagiva  non  lontana  la  loro  apertura  e 
sfondo.  Intanto  mg."^  IMassimo  sovente  si 
recava  in  Tivoli,  ed  oltre  all'esalta  ispe- 
zione de' lavori  cura  va  il  collocamento  sim- 
metrico de'monumenli  rinvenuti,  con  a- 
naloghe  piante  di  cipressi,  pini,  salici  pian- 
genti, e  altri  simili  vegetabili  e  arbusti; 
laonde  prima  di  pervenire  all'imbocco  de' 
cunicoli ,  a  destra  si  presenta  la  località 
con  aspetto  vago,  vario  e  istruttivo,  poi- 
ché oltre  gli  accennati  oggetti  antiquari, 
si  vedono  il  principio  dell'antico  acque- 
dotto, archi  e  segmenti  d'un  ponte,  sotto 
il  quale  un  tempo  corse  col  suo  alveo  l'A- 
uiene.  Tutto  il  terreno  restante  della  vi- 
gna Lolli  fu  vestilo  d'alberi  sempre  ver- 
di,ed  essendosi  conosciuta  la  necessità  d'a- 
prire una  strada  di  comuaicazioue  dul- 


TIV  137 

l'imbocco  allo  sbocco,  ne  fu  subito  forma- 
to ed  eseguito  \\  piano;  ed  in  breve  sgom- 
brati gli  scogli  e  i  dirupi,  quasi  magica- 
mente divenne  comoda  e  ollremodo  ame- 
na, presentando  nella  sua  estremità  e  pri- 
ma di  scendere  a'curjicoli,  una  seducente 
prospettiva  costituita  da'templi  diVesta  e 
della  Sibilla,  da'soltoposti  ruderi  della  vil- 
la diVopisco,dairalte  rupi  e  balze  dell'an- 
tica caduta  dell'Aniene. Dalla  medesima 
strada  si  vagheggia  altresì  la  grotta  diNet- 
tuno, che  versa  le  sue  acque  nel  sottopo- 
sto cratere,  e  quella  del  .Sirene,  che  se  le 
ingoia  nel  suo  inconcepibile  baratro;  e  gi- 
rando poco  lungi  lo  sguardo,  si  rimira  l'e- 
stesa località  del  colle  ove  sorgeva  la  villa 
di  Q.  Varo,  su  amena  collina  il  salubre 
e  pacifico  predio  del  poeta  Catidlo,  e  di 
prospetto  il  delizioso  casino  campestre,  o- 
ve  sovente  si  ritirava  il  poeta  Orazio  a  ri- 
crearsi colla  vista  dell'Aniene,  piecipitan- 
tesi  dall'altezza  di  sua  caduta,  coll'ombre 
del  boschetto  di  Tiburno,  e  co'pomeli  i- 
numidili  da'ruscelli.  Alle  notizie  che  gior- 
nalmente ricevea  sul  mirabile  progresso 
de' lavori  nel  traforo  del  monte  Catillo, 
Gregorio  XVI  ne  risentiva  piacere  e  gra- 
dimento, tanto  piij  che  già  andavasi  as- 
sicurando che  il  beneficio  proposto  a  van- 
taggio de'tiburtini  e  de'tanli  loro  o[)ificii, 
quanto  prima  si  sarebbe  realizzato.  Seb- 
bene dal  cardinal  Rivarola  il  Papa  era  con 
precisa  esattezza  periodicamente  istruito 
sull'andamento  de'  lavori,  tuttavia  deli- 
berò di  recarsi  a  Tivoli  per  vedere  e  in- 
coraggiare la  meravigliosa  intiapre.sa,  e 
quindi  visitare  il  s.  Speco  di  Subiaco.  Ivi- 
porta  il  Supplimento  al  n.°  37  del  Diario 
di  Roma  del  i834,  che  a'28  aprile  a  ore 
i4  giunse  in  Tivoli  Gregorio  XVI;  ed  era 
ancor  lungi  dalla  città  due  miglia,  quando 
il  popolo  cominciò  a  dar  segni  di  quel  sin- 
cero attticcamento  e  special  divozione  che 
nutriva  verso  sì  benelico  padre  e  sovra- 
no. Uno  stuolo  di  circa  80  giovani  tibur- 
lini  ripieni  di  gioia,  dislaccò  ivi  i  cavalli 
dalla  carrozza,  e  caricatosi  del  dolce  e  o- 
noralo  peso,  tutto  esultante  trasportò  il 


1 38  T  I  V  T  I  V 

I*apa  ni  collegio  (le'nohlli  diretto  ila'ge-  vinzìoiic  lieirAnieiic.ol  ammirata  la  grin> 

Milli,  ov'  CHI  |ii  epuriilo  l'  alloi^giuiiitiilo.  ilc/za  d'opera  m  ìiiiiikji  fair,  entrò  nel  cu- 

l'oco  prima  del  ilello  collegio  erge.isi  un  incoio  dodr)  dclliuihocco,  ascese  il   Iro- 

magiiilico  arco  (rionrde  ,  sidla  cui  cima  no  in  creltoa  inelìi  circa  dello   slesso  cu - 

ilalla  parte  di  Iloina  sovrastava  il  ponti-  nicolo,  e  con  suinuia  benignità  ricevè  a) 

flcio  slemma  con  analoga  iscrizione,  ni-  bacio  ilei  pietle  gl'intraprenJenli  Tosi  e 

Ira  essendo  dalla  partedi  'inoli  sotto  l'ar*  \  unnclli,  e  tutti  i  loro  200  lavoranti  cir* 

me  del  con)iine,  die  fece  eiigerc  il  mac-  ca,  dando  a  ciascuno  una  corona  con  ine- 

slosoarco,  e  niidicdne  si  leggono  nelSop-  chiglia  benedelta,  consolandoli  e  incorag- 

plimento.   Diceva  la   1.*  Cn-^nrin  .\f  I  giaiuloli  al  prost-gniinenlo  del  coininciato 

J'onl.  Mdx.  -  Catillum  Monlcin   Ausu  Iraloro.  Fu  verauieule  nnponenle  spelta- 

linmano  Perfora luìnin  Jusserit  -  Ut  A'  colo  il  vedere  entro  le  viscere  d'un  monte 

nicnìs  l  ndis  .Xovo  Ah'co  Infreiuitix  -  il  Pontefice  assiso  in  trono,  avente  a'iali 

l  rf'tm  Ifiiiir  Tiitiirctitr  -  Pi/rnili  Fu-  in  porpora  i  cardinali  Uiario  e  Tdvarola 

ì'iiro  -  MnlilioiH'iiì  Tdiìli (^jH'ii^  fmi-^u-  piepo>lo  all'amministrazione  e  zelanlis- 

/•o  -  Ort/o  Et  Pojuihis  Tibiirtiniii  Grtiti  mÌmio  proinoloic  dell  impresa,  corleggiato 

Animi Kraa.  Giunto  appena  il  Papa  sollo  da'prel.ili,  alla  presenza  del  magistrato  e 

l'arco,  il  festevole  suono  di  tutte  le  cam-  di  molli  distinti  astanti,  olire  la  turba  de- 


pane,  l'aruionia  de'musicali  slrumenU,  lo  gli  operai.  .Sopra  i  cunicoli  si  leggeva 
strepitoso  rimbombo  de'niortaretli, le  ve-  grandi  caratteri  dorati:  Graiulitatis  et 
le  vivacissime  acclamazioni  del  popolo  nii-  Miii^nif/irnfiiir  -  (ì  redolii  XI  I  Pont. 
ineroso,  eccitarono  nel  cuore  di  tulli  una  M<i.r.  -  Opus  finniort/iir.  Si  compiacque 
piacevolissima  sensazione,  e olbirono  allo  inolile  il  Papa  d'osservare  il  sepolcreto 
«■'Miai do  una  soiiuendenle  veduta.  I  car-  rinvenuto  nel  cavo  delle  terree  dell'an- 
dtiiali  Uinrioe  Rivaiola. la  primaria  pre-  tipetto  del  monte,  il  gruppo  de  cippi  se  • 
l.itura  romana,  lia'tpiali  il  goveriuiloie,  polciali  e  le  numerose  lapidi,  dal  gusto 
il  tesoriere,  il  piesidenle  della  Comnrca,  e  «Lilla  diligen/a  di  monsignor  Massimo 
mg.  Plebi  vescovodi  Tivoli,  la  nobile  ma-  ben  disposte,  onde  appagare  la  pubblica 
gistralura  della  cillìi.il  clero  secolare  e  re-  curi(jsità,iion  menorbe  le  brame  degli  sin- 
golare e  le  conlrakrnile  riceverono  Gre-  diosi  e  amatori  delle  cose  anticbe  :  osscr- 
gorio  XVI, a  cuiilcav.  Francesco  Uulga-  v«)  parimenli  la  piacevole  passeggiala  ri- 
lini  gonfaloniere  divnl.imeute  presentii  le  cavala  alle  f.ilde  del  detto  monte,  e  giuii- 
cliiavi  (Iella  città.  .Agli  alleslali  della  [iiib-  se  per  <jiieila  a  mirare  gli  alili  dueetmi- 
blica  esultanza  e  dell' universale  venera-  coli  dello  sbocco.  ()invi  Grcgori<>  XVI  al- 
zione,  il  Papa  corrispose  con  quella  be-  (]uanto  si  trattenne  nella  s|)ecula  forma- 
iiigna  afiabilità  tutta  sua  propria.  Asceso  In  per  osservare  quel  superbo  teatro  ili 
noi  alla  loggia  del  c(jllegi<>,  col  cuore  coin-  vaghe  scene  pittoricbe  die  presenta  la  bel- 
mosso  beiiedi  tulio  d  popolo,  (piindi  pie-  l.i  naliira.  Disceso  dipoi  al  cunicolo  sini- 
cedulo  dal  clero  e  da'sodalizi,  il  Papa  in-  slio,  il  Papa  fu  vivamente  sorpreso  nel  ve- 
ccilemlosollo  baldact  limosi  recò  alla  cai-  derlo  in  tulla  la  sua  lungbezza  vagimen- 
ledrale,  ove  da  mg.'  Soglia  elemosiniere  le  adorno  di  festoni  di  inirloc  di  piii  or- 
ticevè  lu  trina  benedizione  col  ss.  Sagra-  dini  di  faci, che  lo  rendevano  veramente 
iiicnlo,  e  passalo  nella  sagieslin  grazio-  mirabile  e  straordinario  spcllacolo.  Oui 
iamenlf  ammise  al  bacio  del  picile  il  ca-  il  ciidmnl  Uivarola  preseniò  al  IVipu  il 
pilolo,  il  ilero,  le  conlialeinile  e  nllri  die  cav.  Folcili  aiilmc  del  piogetlo  e  ibret- 
>i  si  trovavano  presenti.  Dopo  di  clic  Gre-  loie  dt;l  lavoio;  e  sua  Sanlilà  si  aimpiao- 
cono  XVI  s' .ivviò  a  visitare  i  soipren-  que  (dicilnre  l'ollimo  ardiilello  colle  più 
denti  lavori  del  monte  Cutiilo  per  la  de-  graziose  parole  di  pieniskioia  sodJiifazio- 


TI  V 

ne,  per  la  prospera  riuscitn  dell'impresa, 
progresso  e;  pei  l'clto  generale  andamento 
de'Iavori.  Uscito  dal  cunicolo  a  sinistra, 
il  Papa  passato  al  destro  gli  fu  mostrata 
la  proioiidità  a  cui  era  portato  il  cuspi- 
de per  mezzo  dell'accensione  d'un  (uoco 
artificiale  rosso,  pel  quale  facendosi  pas- 
sare alcuni  uomini  sembravano  ombre 
cli'errasseio  per  quelle  caverne.  Le  quali 
cose  meritarono  ciliari  e  ripetuti  segni  del 
sovrano  aggradimento,  e  l'applauso  ge- 
nerale de'cucostaoli,  anche  pel  magnifi- 
co e  sorprendente  effetto,  che  da  quel- 
la altezza  la  nuova  caduta  sarà  per  pre- 
sentare. Da  questo  lato  sopra  i  cunicoli  si 
leggeva:  In  Ingresso  Aitsus  -  In  Exitu 
T  irtus.  Pvestituitosi  io  città  il  Papa,  vi- 
sitò il  monastero  della  INIadonna  degli  An- 
geli, e  ammise  al  bacio  del  piede  le  reli- 
giose. Tornato  al  collegio  de'nobili,  volle 
il  Papa  ricevere  particolarmente  la  com- 
missione dell'Aniene,  colla  quale  si  trat- 
tenne.ragionando  sull'apertura  del  mon- 
te e  commendandone  la  niaestrefule  e- 
secuzione. Nelleore  pomeridiane,  Grego- 
rio XVI  accompagnato  dal  cardinal  l\ia- 
rio,  e  da'prelati  maggiordomo,  maestro 
di  camera,  governatore  di  Pioma,  tesorie- 
re, presidente  della  Comarca,  oltre  altri 
illustri  prelati  e  distintissimi  personaggi, 
oltrepassato  il  palazzo  della  villa  d'Este,si 
diresse  a  quell'antica  creduta  di  Mecena- 
te, ove  Graziosi  e  Carlandi  aveaiio  for- 
mato il  suddescritlo  stabilimento  di  su- 
perbi lavori  di  ferro.  Giuntoli  Papa  a  sì 
grande  opificio,  accolse  con  singoiar  be- 
uignità  i  nominati  intraprendenti,  esi  de- 
gnò di  minutamente  osservare  le  molte 
macchine  ivi  costruite,  il  processo  de'Ia- 
vori di  tutte  le  viti  dalle  massime  alle  mi- 
nime, i  mirabili  filatoi  di  ferro,  e  i  vari 
oggetti  su'quali  peritamente  si  affaticava- 
no tanti  industri  operai.  Su  di  che  il  Pa- 
pa dimostrò  tal  sovrana  soddisfazione  e 
compiacenza, cheavvalorò  lo  zelo  de'com- 
mendevoli  iotrapreudenti,  che  bravando 
la  diflJcoltà  dell'impresa  erano  giunti  a  i- 
slilulre  coll'impiego  di  ragguardevole  ca- 


TIV  139 

pil.ile,unoslabilimeiito  tenuto  unico  di  tal 
genere  in  Italia.  Finalmente  il  Papa,  con 
modi  cortesi  ricevè  al  bacio  del  piede  il 
Cariatidi,  il  Graziosi,  le  loro  famiglie  e  gli 
addetti  all'opificio.  Nella  sera  il  santo  Pa- 
dre si  portò  al  casino  della  nobile  acca- 
demia ecclesiastica,  e  fu  spettatore  d'un 
vaghissimo  e  grandioso  fuoco  artificiale 
incendiato  sui  due  cunicoli  dell'imbocco, 
per  cura  del  cardinal  E-ivarola  e  diretto 
dal  marchese  Longhi.  Dopo  di  che  mg."^ 
Sinibaldi  preside  di  detta  accademia,  fe- 
ce gradire  al  Papa  e  al  cardinal  Pvivarola 
y\n  rinfresco,  di  cui  venne  pur  servita  la 
pontificia  famiglia,ed  i  ragguardevoli  sog- 
getti che  ivi  si  trovarono  presenti.  In  tale 
sera  la  città  fu  spleudidamente  illumina- 
ta. La  porta  s.  Croce  era  adorna  di  faci 
che  ne  rischiaravano  il  disegno,e  che  unite 
a  quelle  molte  che  si  estendevano  d'am- 
bo i  lati  sino  alla  residenza  papale  e  al- 
l'arco trionfale,  producevauo  un  elfetto 
meraviglioso.  Su  detta  porla  leggevasi:  A 
Papa,  Gregorio  A7^/,  hencficentissìnio 
principe,  la  città  di  Ti\-oli  ricono-ycew 
te.  La  fontana  della  piazza  del  Trivio,  il- 
luminata similmente  a  disegno,  mostra- 
va tra  lo  splendore  di  pii^i  faci  il  busto 
del  Papa  con  questa  iscrizione:  Felice  cit- 
tà, cìie  raccliiudi  sì  magna iiiino  GeraC' 
ca.  La  città  fu  piena  di  esteri  e  romani 
personaggi  d'alte  classi,  venuti  per  am- 
mirare la  grandiosa  opera  del  monte  tra- 
forato, e  per  goJere  da  vicino  il  magna- 
nimo Pontefice.  Alle  ore  i  i  del  successivo 
29  aprile  il  Papa  colla  corte  partì  per  Su- 
biaco,  e  ritornò  a  Tivoli  ad  ore  20  de'2 
maggio.  Ricevuto  alla  porta  di  s.  Angelo 
sul  principio  della  via  Sublacense,  dalla 
magistratura,  dal  clero,  e  dalle  iterate  af- 
fettuose acciamazioni  di  lutto  il  popolo, 
traversò  a  piedi  l'estensione  della  strada 
delle  riiine,e  risalito  in  carrozza  nella  piaz- 
za de'  Palatini,  pervenne  al  collegio  de' 
nobili  e  de'  gesuiti  sua  residenza.  Nella 
sera  si  rinnovò  l' illuminazione,  e  l'arco 
trionfile  fu  tutto  adorno  di  torcie  di  ce- 
ra. Alle  ore  2  della  uotle  ebbe  luogo  al- 


i4o  T  I  V  T  l  V 

tio  fiioro  arlifioiale,  incendiato  n  conveV  Giovanni  Potini,  i  Dcrn^illalii  di  P. Lii- 
ncvulc  distanza  dulia  lesulen/.a  |)oiililìcin,  cani,  e  ilei  eh.  d/  Fabio  Sorgenti  segic - 
nel  piazzale  dettodella  Veduta. Nella  inat-  tnrio  del  cotdinal  Ilivarula,  Pclfaiislis- 
fina  seguente  il  l*ii|)i  volendo  dccoraredi  sìin(ì  nrris'o  in  Ti\'(>tì  tirila  Santitù  ili 
sua  presenza  la  li^la  dell.i  liaslazi(inc  dal-  jV.>S\C  riiiorin  \f^  I  filiccmcntc  recintili 
la  chiesa  i-nialediQuinldiolo  in  quella  del  /e,  f  ^A",Uonja  i  834-  Incpiestopei  la  ^e^ta 
dnunin,ilella  innacolosa  immagine  della  di  s.  Pietro,  d  Papii  t'ece  incidere  la  con- 
fi. Vergine. si  portò  o  ore  i  4  i"»  casa  Uegno-  Riieta  medaglia  esprimente  l'hnbocco  de' 
nicol  suo  uohile  seguilo.Tostoche  la  s.lu»-  due  Cunicoli,  con  l'epigrafe:  Ciilillo \fnti- 
magincentiò nella  porla  della  citili, seguì  tr  nd  Aniriictii  advcrtnuliuii  i)rrl(>fs(ì 
l'esplosione  ili  numerosissimi  inortaitlli  rlits'iijiinin  cliulihits  nccurrit.S.  mezzo  ilei 
dl^pllsti  tra  le  hd/e  del  inolile  Gallilo,  i  cardinal  llivarol.i,  il  Papa  donò  tale  me- 
quali  echeggianilo  per  le  circostaiili  cui-  d.iglia  al  goveinaloi  e  delegalo  dellacijue 
Ime  produssero  un  alletto  sorpienden-  ed  a  lutti  i  memhri  della  cominissionecon- 
te.  Compita  la  solenne  e  decorosa  |)ro-  sulti  va.  La  sovrana  visita  non  potè  non 
cessione,  il  Papa  si  restiluì  alia  sua  ahi-  nggiuugoie  un  forte  stimolo  ull' attività 
tazione  ,  e  dopo  aver  onorato  della  sua  e  premura  degl'  intraprendenti,  e<l  al  ra- 
niensa,  come  a' "zS  api  ile,  il  cardinal  Ui-  pido  progresso  del  traforo  del  monte  Ca- 
varola,  l'autorità  eccIcsiaNtica,  governa-  tillo.  Quale  stimolo  dipoi,  mediante  il  ze- 
tiva  e  municipale,  ed  il  p.  Passerini  gè-  lo  del  cardinal  Rivarola,uon  fa  inai  ral- 
suila  relloie  del  collegio,  ad  ore  20  die  lentato.  Il  Papa  nella  sua  visita  osservò 
dalla  loggia  di  cpicsto  la  sua  apostolica  he-  che  il  passaggio  ccomunicazrone  della  cit- 
nedizioiie  a  una  molliludine  di  popolo  tà  colla  via  Valeria  e  Sublacense,  prati- 
che rii-initiva  la  grande  strada  e  lo  spi.iz-  cala  dal  commercio  ilei  vi.ino  Ahiuz/o, 
zo  innan/i  il  palaz/u  Santacroce,  ed  af-  di  pai  le  delia  Sabina  e  ilell'ahh.izia  ili  Su- 
follala  slendevasi  sino  all'Icone  detta  del  biaco,  era  alìidala  a  un'angusta  e  casca- 
Serpente.  Dopo  mezz'  ora,  avendo  fatto  liccia  peilagna;  die  il  passaggio  si  faceva 
distribuire  abbondanti  limosine  a'poveri  in  discesa,  e  (piindi  con  nutabdissimo  iu- 
e  ilale  nuove  piove  di  munifieenlissiino  conveniente  eperic(do'dovea  risalirsi,  per- 
cuore ,  (iiegoiio  X.V1  si  [xise  in  viaggio  ciò  nella  sua  magnanimilà  ordinò  la.co- 
per  Ilunia,  accompagnalo  da  inhiiile  he-  striizioiie  d'un  arcua  guisa  di  .sicuro  e  so- 
nedizioni  del  popolo  tibiirtino  tripudiali-  lido  ponte,  che  fu  edilicalo  egregiamente 
te  di  giubilo.  Indi  il  Papa  in  segno  di  pie-  sulla  chiusa  dcll'Aniene,  e  vi  fu  collocato 
no  conlcnlo,  donò  due  preziose  medaglie  sulla  fronte  il  ponlilìcio  stemma.  Intanto 
d'oro  al  cardinal  Ilivarnla,  e  decoro  con  il  traioroandavHcresceiido,ed  inlernando- 
onoiilìco  breve  dcH'ordine  di  s.  (aiego-  .si  nel  monte  in  modo  mirabile,  nella  notte 
rio  1  da  lui  isli  lui  lo  il  benemcnlocav.  Cle-  ile' 4  novembre  1  ^i\  nel  cunicolo  dell'in- 
nienleFolchi.  Il  d.SanleViola  nella  Cro-  Irapreiidenlc  Vannclli  seguì  felicemente 
nat'fJ,  e  Marocco  che  quasi  la  riprodusse,  l'apertura  del  cuspide,  gli  nniinosi  operai 
pubblicarono  le  iliverse  onoriirie  iscrizio-  r.iddoppiando  dell'attività  notte  e  gior* 
Ili  che  si  «idcio  in  Tivoli  nel  iàiislo  av-  iio,(pjelli  che  spicconavanr)  dall'imbocco 
veniinenlo,  incliisivamcnte  a  cpiella  pò-  h'mconlrarono  con  (pielli  che  spicconava- 
ila  sul  casino  ilell'accadeinia  ecclesiastica,  no  dallo  sbocco,  eslernaudo  collo  strepi- 
e  neir  opilicio  ilella  compagnin  Graziosi  lodi  festevoli  voci  la  reciproca  soddisfizio- 
e  Carlandi.  lo  le  posseggo  negli  originali  ne  e  allegrezza.  Spedita  la  consolante  noli- 
die  furono  umiliati  ni  Papa,  insieme  n  lut-  zia  al  cardinali  varula,n  mg. '.Massimo  cai 
te  le  poclichc  composizioni  che  gli  furo-  cav.  l'ulchi,  riuscì  ad  essiili  somuiogradi- 
uo  uUcrlc  iu  uma^gioicuuiu  l' OUt  del  cau.  iuculo,e  lut  oiiu  1  pruni  u  pusiure dello kluu- 


T  I  V 

do. L'i  ntraprendenteTosi  avendo  più  lun- 
go il  suo  cunicolo,  a'27  novembre  segui 
Io  sfondo  e  l'aperlura  dei  cuspide  mede- 
simo, e  l'aria  e  la  luce  deihi  pai  te  dello 
sbocco  si  ricongiunse  con  quelln  della  [ìar* 
te  dell'  imbocco.  Lo  stesso  entusiasmo  e 
la  medesima  gioia  provata  dagli  altri, si 
manifestò  ne'suoi  lavoranti.  Lo  sfondo  in 
ambedue  i  cunicoli,  incontratisi  da  4pi'n- 
ti,  si  riconobbe  esattissimo,  tanto  nella 
pendenza,  quanto  nella  linea,  ed  in  tutte 
le  altre  dimensioni;  restando  i  cunicoli  a- 
perii  colla  escavazione  di  35, 000   metri 
cul)i  di  pietra,  la  maggior  parte  scossa  da 
58,658  mine,  impiegandovisi  73,386  de- 
cine di  polvere.  Tale  sfondo  de'due  cuni- 
coli,in  sì  breve  tempo  eseguito,  fece  gran- 
dissimo strepito,  e  ne  parlarono  anche) 
pubblici  fogli,  e  già  li  celebrai  parlnndo 
del  Tunnel  di  Londra.  Gregorio  XVI  ri- 
cevuta la  consolante  notizia  disi  felice  av- 
venimento, versò  le  sue  beneficile  grati- 
ficazioni tanto  sugi' impresa  ri,  quanto  sui 
lavoranti.  Eccoci  pertanto  pervenuti   al 
quasi  totale  compimento  dello  scopo  del 
meraviglioso  progetto  del  cav.  Folchi,e 
insieme  svanito  il  timore  e  i  dubbi  di  co- 
loro che  nella  esecuzione  d'impossibilità 
e  di  sommo  dispendio  il  vestivano,  o  che 
sognavano  il  lungo  tempo  di  più  lustri  per 
traforare  il  monte  Cullilo,  e  formare  le 
gallerie  ocnnicoli  perla  nuova  caduta  del- 
l'Aniene.  Questo  tempo  invece  si  ristrin- 
se al  breve  intervallo  di  circa  1 5  mesi:  il 
fallo  sembra  incredibile,  ma  pure  è  sto- 
ria indubitata  e  certa.  Rlemorabile  im- 
presa, emulatrice  dell'antiche  opere  ro- 
Djane,  stupenda  e  meravigliosa.  Compito 
il  solido  lavoro  del  suddetto  nuovo  ponte 
sopra  i  piloni  della  chiusa,  cou  due  gran- 
di piazze  dalle  sue  parli  laterali,  che  pose 
a  livello  la  strada  falla  sino  alla  porta  del- 
la città,  il  ponte  fu  denominato  Grego- 
riano, e  le  due  piazze,  abbellite  di  varie 
piantagioi>i,  furono  chiau)ate  Jiivarolae 
AJassinio.  Spianale  le  due  gallerie  de'cu- 
nicoli  e  meglio  la  destra,  il  cardinal  Ui- 
varol n,operosissimo  in  tulio, fece  Iraspor- 


TIV  i4i 

tare  la  processione  di  Quintiliolo  a'  24 
maggio,  per  falla  transitare  nell'interno 
di  dello  cunicolo  o  galleria  destra,  e  così 
vestire  la  religiosa  funzione  d'uno  straor- 
dinario avvenimento,  e  d'una  singolarità" 
da  non  potersi  mai  più  rinnovare;  e  per- 
chè nella  medesima  circostanza  si  potesse 
far  la  benedizione  e  l'inaugurazione  tanio 
delle  gallerie  quanto  del  ponte,  il  che  de- 
corosamente eseguì  il  vescovo  mg.'  Fichi 
con  apposito  lilnrgico  rito,  alla  presenza 
del  clero  secolare  e  regolare,  delle  confra- 
temile,  della  magistratura,  e  del  nume- 
rosissimo popolo  commosso  di  divozione, 
tulfo  rammentando  la  lapide  marmore;i 
che  dipoi  pose  per  memoria  l'amministra- 
zione dell'Aniene  a  mezzo  i  cunicoli  verso 
lo  sbocco,  quale  si  legge  a  p.  1  7^  dell'o- 
puscolo Tivoli  nel  decennio.  II  cardinale 
volle  assistere  alla  bella  funzione,  facen- 
do simmetricamente  illuminare  a  giorno 
la  galleria  o  cunicolo  destro,  lungo  quasi 
i3oo  palmi,  largo  e  alto  palmi  4^ ,  «i- 
schiarato  da  cima  a  fondo  da  numerose  fa- 
ci. Oltre  la  processione  vi  circolò  un  po- 
polo immenso,  tra  gli  armoniosi  concerti 
delle  bande  musicali,  egli  echeggiamenli 
de'  sagri  cantici  e  delle  divole  preci,  ed  il 
complesso  di  'ante  circostanze  formò  un 
assieme  di  magico,  di  religioso,  d'impo- 
nente, anche  pel  rimbombo  delle  battei  ie 
de'morlari  collocate  fra  le  balze  del  Ca- 
tillo,  e  il  suono  di  tutte  le  campane  della 
città.  Nella  sera  il  cardinale  fece  ripetere 
l'illuminazione  della  della  galleria,  e  no- 
bilissimi esteri  personaggi  la  percorsero  in 
carrozza.  Frattanto  i  grandiosi  lavori  del 
perfezionamento  dt-lle  due  gallerie  ocn- 
nicoli. mediante  le  ripetute  visite  e  ocu- 
lari ispezioni  del  cartlinal  Rivarola,  l'as- 
sidua direzione  del  cav.  Folchi  a  bella  po- 
sta stanziatosi  in  Tivoli  ,  la  diligenza  di 
Giuseppe  lAIarmorelli  architetto sosliluilo 
ingegnere esecutoreal  alaggi  impellilo  ad 
agire  per  motivo  di  salute,  proseguivano 
perfettamente  senza  ritardo.  Quimli  per- 
chè in  ogni  tempo  e  in  qualunque  occa- 
sione potesse  ispezionarsi  il  corso  interno 


1  'p  T  I  V 

del  (ìiime,  in  (udii  lii  Itin^licrrn  i1cll(>  due 
^nlli'iie  si  cesti  u"i  cuinucla  sciilu  rii.aviilii 
nel  monte,  poi  tonte  al  mnrciapìcdo  dtlle 
due  giilleiie  vcivo  il  loio  sbocco:  il  mnv 
»in|>ÌKli'  dilla  tltslra  è  iiin^n  mi-lii  ì"], 
«jnelln  della  sinistra  2^3.  Liiii"()  i  imìii- 
ciapifili  sono  collocali  i  conispondenli 
bracciuoii  di  feno,  per  pollisi  con  ogni 
sicmezrn  percorrere  i  due  sotterranei  al 
vei.InNcguitosi  fece  scrupoloso  e  arem  alo 
esame  in  lolle  le  sue  |>ai  li  tiel  pm  NmiIoso 
tiaforo,  tallio  laterali  che  nel  tòlto  del 
medesimo,  con  murarie  ripara7Ìoni  per 
rendere  piìi  stabile  la  grandiosa  operario- 
nc.IVella  parte  dell'iniboccaluiH,  menti  e 
si  andava  armando  il  fiiiiiie  Ti'r>o  la  si- 
nistra sponda  ,  si  eseguirono  dell'  opere 
murarie  e  di  terra,  per  islaigare  l'alveo 
\erso  la  destra  spniuli,  onde  il  (ìiiniupiii 
acconciamente  e  rapidamente  putcss(>  a 
suo  tempo  introdursi  nelle  gallerie  del- 
l'imbocco. Per  fermare  quindi  l'ingiesso 
e  la  discesa  dtrlle  ncipie  nella  cliinsa  *otlo 
il  ponte  (Iregoi  iano,  «piale  tliius»»  aiidii- 
Ta  nd  abbandonarsi,  si  fece  costruire  sul 
ciglio  della  stessa  iliiin,;»  un  argine  di  mu- 
ro lungo  metri  7.6  e  largo  3,  lasciandosi 
nel  me77o  del  muro  un  incile  di  metri  ?,, 
onde  aH'f.ccasioiic  possa  la  siidiletla  «Iiiu- 
sa  ravvivarsi.  Termiiialo  l'ariiine,  si  co- 
struii (>iio  (pondi  e  furono  collocali  e  n- 
tlattali  due  gravi  e  granili  portoni  di  ro- 
vere incatramali.  Sopra  l'imbocco  della 
galleria  destra  In  posta  a  grandi  cai  atteri 
pnimai  I  di  l)iou7o  la  seguente  i^ci  Ì7ioim'; 
Cr(f^nriii\  \  /  l  l'oiil.  Mn.i .-  .td  /■liiic- 
ncni  infrfniiii(luiiì  -  Monte  ncrfiìssn-^Yn- 
viimÀL'cum  (ipcruil  -  /Inno  Mi>ccc\\\r- 
Curnntr  yiu^u^ti'nn  Hivnrola  Cniflina- 
li-  Francì.'<io\n\-frloMfi.rimo -  I.\  f-'ìr. 
l  ìli.  Cnr.  ah  /lilis  -  Clemente  Folciti 
rij.  fili  liileclo  SoUrpnieti  poi  dello  sboc- 
co tleli'acque  (ti  scolpila  la  siiddelta  e[»i- 
graie:  Inlnf^rcsso Àiiiiix-  InK.rilnsl  ir- 
Ins.  Sul  line  di  settembre  rHSI  i  lavori 
pr(-|i!trMlni  li  per  la  deviazione  del  liume 
esscnilo  al  loio  termine,  e  la  consolante 
notizia  peivenulu  a  tiie^uiiu  X\  i,  egli 


T  I  V 

slabiTi  il  giorno  7  tlcl  successivo  ollobi  e 
per  la  formale  e  strepitosa  devia/ione  del- 
l'A  niene  nel  duplice  tiafoio  tielle  visce- 
re del  monte  Catillo,  e  la  di  lui  venuta  111 
'Jivoli,  salvata  per  sempre  dalle  devasta» 
zioni  del  ((iribondo  liume,  mediante  i 
grandiosi  lavori  portati  a  totale  e  felice  lo- 
ro compimento  nello  spazio  di  soli  3  an- 
ni. Siirattu annunzio  pubblicatodal  n.  .^n 
delle  .Yotizie  ilei  tiionio  di  Roma,  mi-e 
in  cuiiosilii  e  movimento,  per  dir  così  , 
tutta  Roma,  gli  abitanti  del  circondario 
tibui  tino,  non  inenocliedel  vicino  Abruz- 
zo, tanto  per  venerar  il  l'ontelìce,  (pianto 
per  goilere  del  raro  spettacolo  (ild.'  Sta- 
nislao Viola  dice  cbeTi\oli  era  gremito 
di  I  2,000  forastieri),  il  (piale  non  si  potrà 
di  sintile  iiuuiagiiinrsi,se  non  si  rimonta 
co!  pensiero  asecoli  dell'anliclie  romuie 
magnificenze.  Pertanto  se  ne  leggala  re 
lazione  nelSupplimentoal  n."82del  Din 
rio  (li  Ho/mi  del  1  83  7,  die  (pii  ri[)rodiii  - 
rò  con  alcune  aggiunte.  La  grande  di  ver 
sione  (leirAniene,  che  lòinia  uno  de'p  ìi 
bei  fasti  del  ponlilicalo  glorioso  di  (>ie- 
gorio  XVI,  e  che  altamente  onora  colo- 
ro che  ne  zelarono  la  esecuzione,  e  l'egre- 
gio archilcllo  che  ne  condusse  riin|iiesa, 
richiedeva  d'essere  decorata  dalla  presen- 
za dell'ottimo  principe.  Infatti  egli  si  con- 
dusse a  Tivoli  o't»  ottobre,  e  vi  giunse  a 
orei(ì,  incontrato  presso  il  ponte  Luca- 
no da'conli  Retti  e  Rriganti  Colonna  pa- 
trizi della  citili  e  suoi  deputati,  per  ras- 
segnargli i  rispettosi  (miaggi,  e  le  piii  di- 
vote e  sincere  dimostrazioni  della  patrio 
riconoscenza.  Indi  più  oltre,  poco  prima 
della  salita  ,  per  la  via  degli  Oliveti  un 
drappello  di  circa  70  giovani,  vestili  di 
uniforme  color  bianco,  ottenne  di  distac- 
care i  co  valli  della  di  lui  carrozza,  e  ca- 
ricandosi ilei  soave  peso  ,  la  porli)  velo- 
cemente per  la  salita,  fia  l'entusiasmo,  la 
più  viva  gioia ,  ed  i  ripetuti  e  clamorosi 
evviva,  (ino  al  nobile  e  omcnissimo  pa- 
lazzo del  diiba  di  Coichianu  d.  Luigi  San- 
tacroce, con  vaga  e  decente  eleganza  di- 
sposto e  destinato  per  olloggio  del  Papa, 


TI  V 
che  l)cnignamente  ne  n\en  eccellalo  Tof- 
feria,  l'iesso  lai  palnzzo  a  ctiia  e  diligen- 
za del  gonfaloniere  cav.  Francesco  I3ul- 
gnrìnì,  come  nel  decorso  anno,  era  stalo 
eretto  un  superbo  e  magni  fico  arco  trion- 
fale di  bel  disegno  (con  isciizioni  ripor- 
tate dal  Viola),  ed  ove  da  Ini  e  d;tgli  altri 
membri  della  civica  magistratura  gli  fu- 
rono presentate  !e  chiavi  della  città,  fra 
gli  applausi  del  popolo  libnrtino  esultan- 
te e  riconoscente,  Io  strepito  de'mortari , 
il  suono  armonioso  de'musicali  strumenti^ 
e  il  festevole  suono  di  tutte  le  campane 
della  città.  Al  discendere  dalla  carrozza, 
il  Papa  fu  ricevuto  da'cardinali  Biigno- 
le  e  Rivarola  ,  e  da'  prelati  governatore, 
tesoriere  e  Massimo  cliierico  di  camera, 
oltre  il  vescovo  monsignor  Pichi.  Indi 
sotto  baldacchino,  con  l'accompagno  del 
clero  secolare  e  regolare,  si  portò  nella 
vicina  chiesa  de*  minori  osservanti,  ove 
dopo  avere  orato  ìunan/i  !à\  ss.  Sagra- 
mento,  e  all'antichissima  miracolosa  im- 
magine della  B.  Vergine,  compartì  la  tri- 
plice benedizione.  Poscia  assistilo  dal  car- 
dinal Brignole  e  da  «ng.'  Massimo,  tra- 
versando la  città  giunse  sul  nuox'o  ponte 
Gregoriano  costrutto  sulla  chiusa  dell'A.- 
niene,  ammirando  la  grandezza  dell'ar- 
co che  ha  qo  palmi  di  luce,  la  sua  soli- 
dità e  l'eleganza,  la  cnnioda  posizione  e 
tutti  i  dintorni;  si  trasferì  (|uindi  all'im- 
bocco de'cunicoli  aperti  nel  monte  Ca- 
tillo,  già  preparatie  pronti  a  ricevere  nel 
seno  delle  loro  gallerie  V  intero  volume 
delle  acque  dell'Aniene,  mediante  i  pen- 
nelli all'uopo  costrutti,  e  i  polloni  situa- 
ti nelle  due  imboccature  per  contenerlo. 
Ivi  lesse  la  suddetta  iscrizione  in  lettere 
di  bronzo  infìtte  nel  marmo,  situata  sul- 
la fronte  de'cunicoli,  lunga  3o  palmi,  al- 
ta 1 5.  Veduto  il  Papa  l'esteriore  appara- 
to delle  due  mirabili  galleiie,  fu  ricevu- 
to all'  ingresso  della  destra  dal  cardinal 
Rivarola  e  dal  direttore  architetto  cav. 
Folcili;  la  percorse  a  piedi  in  tutta  l'e- 
stensione d'oltre  un  5°  di  miglio,  ester- 
nando ad  ambedue  la  piena  soddisfazio- 


TIV  i.r> 

ne  (ho  provava  nel  contemplare  ini'opc- 
ra  così  grandiosa  e  straordinaria,  con  tan- 
ta celerità  e  arte  portata  a  perfetto  com- 
pimento. Nell'estremità  della  stessa  gal- 
leria, verso  lo  sbocco  e  la  nuova  caduta, 
con  pari  soddisfazione  osservò  la  sua  al- 
tezza ch'è  di  quasi  5oo  palmi,  i  lavori 
eseguiti  nel  piazzale,  su  cui  sboccando  le 
acque  andranno  a  formare  lo  spettacolo 
di  tal  nuova  caduta  :  e  dopo  aver  ammi- 
rato quanto  era  rimarcabile  e  degno  del- 
la sovrana  attenzione  ne'dinlorni,  e  lun- 
go la  villa  di  Vopisco,  Gregorio  XVI  si 
diresse  al  palazzo  Santacioce,  accolto  dal 
duca  d.  Luigi  e  sua  nobile  fimiglia,da' 
cardinali  e  prelatura.  La  sera  d'un  gior- 
no sì  fausto  e  memorabile  venne  solen- 
nizzata con  luminarie  e  fuochi  d'artifì- 
cio, diretti  dall'arlificieie  Giuseppe  Riz- 
zo di  2. "classe  del  coi  pò  d'artiglieria,  sul- 
lo stile  delle  girandole  di  Castel  s.  An- 
gelo. Circa  un'ora  di  notte,  il  Papa  si  re- 
cò in  carrozza  a  vedere  illuminata  la  lun- 
ga strada  dall'Icona  del  Serpente  con  co- 
lonne e  festoni  di  mirto,  fino  alla  porta 
s.  Croce  con  simmetrico  disegno  del  paii 
illuminata,  con  iscrizione  che  si  legge  nel- 
la C/-07ifl'r<7delViola. Transitando  la  pon- 
tificia carrozza  la  via  a  destra  e  a  sinistra 
splendida  di  faci,  e  abbellita  di  festoni  di 
mirto,  potèammirare  l'ingegnoso  ed  ele- 
ganteaddobbamento  dell'arco  delTrivio, 
e  quindi  il  vago  ornamento  del  prospet- 
to della  fontana,  nella  cui  fronle  in  mez- 
zo a  mille  simmetriche  fici  si  ergeva  lo 
stemma  pontifìcio,  con  epigrafe  di  ric(t- 
noscenza,  ri[)ro(lotta  pure  dal  Viola.  Ol- 
trepassando il  nuovo  ponte,  e  proseguen- 
do il  cammino  fuori  la  porta  di  s.  Ange- 
lo, anch'essa  ornata  a  disegno,  giunse  il 
Papa  in  un  locale  eminente,  appartenen- 
te al  principe  Massimo  e  dirimpetto  al- 
lo sbocco  delle  due  g.illerie,ove  subito  in 
magnifico  trono  di  forma  gotica, congiun- 
to a  due  grandi  ale  di  loggiati  per  la  sua 
corte,  pe'  principi  e  nobiltà  romana,  fu 
spettatore  del  divertimento  dell'incemlin 
d'un  gran  fuoco  artificiale,  acceso  a  pie 


i44                    T  I  V  T  I  V 

del  Calillo,  illuminniuloilhnsso  del  mon-  e  nllnra  In^ciato  libero  del  Inllo  il  corso 
te  ed  i  suoi  trnfui'ì.  IJello  sopra  lutto  e  nll'Anienc,  questo  si  avviò  in  un  bnlciio 
imponente  lu  lo  spettacolo  di  cpiella  pai-  n  invadere  i  cunicoli,  e  tutta  spicf^andu 
te  del  fuoco,  che  simidnntlo  la  nuova  ca-  la  pompa  delle  ^iil  temute  sue  ac<pie,co<- 
(luta  dell'Aniene,  cpinle  sarebbe  1'  indo-  me  liveienle  all'nsi^elto  d<.l supremo  Gè- 
mani,  con  una  uìirabile  pioggia  di  fuoco,  rarca,  si  precipitò  nello  smisurato  b.ira- 
che  sboccanilo  da'  cunicoli  e  percurren-  tro,  che  sottuslùalla  nuova  caduta  arte- 
do  In  via  destinata  alle  accpie,  f<iìi  sccn-  fatta,  unica  in  questo  genere  nel  mondo, 
dendo  per  le  scoscese  babe  dello  stesso  alta  metri  i  17.  Fu  spettacolo  niai;ni(ìco, 
Calilio,  riempii  tulli  di  meravjnjia  esiti-  iuipnnciite,  sublune,  mai  |>iìi  veduto,  da 
pore.  Cfioperarono  olla  confe/ione  e  in-  non  potersi  espruncrc  con  parole,  sebbe- 
cendio  de  fuochi  pirotecnici  i  cannonieri  ne  pienamente  il  godessi  presso  il  giubi- 
artilicieri,  nonché  i  fuochisti  romani,  i  laute  l'ontelìce.  imperocché  si  videro  a 
quali  meritarono  lode,  s'i  per  le  dilllcoltà  un  tratto  le  onde  orgoj^liosee  rigonfie  en« 
vinte  in  guarnire  il  precipizio  del  mon-  Irar  fiuibonde  con  unpelo  nelle  scavate 
te  delle  necessarie  armature,  e  s"i  per  l'è-  viscere  ilei  Catillo,  e  accavallandosi  l'ima 
satta  esecuzione  d'  ogni  loro  opera.  Né  sull*  altra,  spumeggianti  traboccare  per 
vuole  essere  taciuta  la  destrezza  de' me-  la  solloposta  scabro>a  falda  del  monte, 
desimi  pontificii  cannonieri,  i  quali  con  precipitanti  e  frementi,  alla  vista  di  Gre- 
UDB  sezione  di  soli  due  cannoni  da  cani-  gorio  XVI,  che  imprigionate  le  avea  col 
pagna,  eseguirono  tutta  la  manovra  de'  genio  del  cav.  Folchi,  e  formando  una 
colpi  e  deliesalve,  che  duiìaiidata  la  cir-  nuovo  meravigliosa  caduta,  proiluceiido  t 
costanza.  Finito  fjuest'onesto  spettacolo,  faggi  del  sole  iridi  brillanti.  L' artificia- 
il  Papa  fece  ritorno  alla  sua  re>itlenza.e  le  caduta  de' cunicoli  si  getta  nella  valle 
stabiPi  che  nella  seguente  mattina  del  7  sì  Til)iirtina  con  tanto  strepito  e  fragore 
sarebbe  dato  luogo  alla  divergenza  del  che  si  senteassai  dilontanojl'acquaavun- 
fìume  Aniene  nel  nuovo  suo  alveo,  pre-  za  in  bianchezza  la  neve,  e  si  fange  tra 
paralo  nelle  c\i\e  gallerie.  Pertanto  un'o-  gli  scogli,  con  evaporazioni  continue  che  si 
ra  prima  del  meriggio,  (iregorio  X\  1  in  convertono  in  iritli  variopiule.il  fcNlevoie 
giorno  SI  memorabile  lulla  storia  di  Ti-  enumeiO'io  rimbombode'cannoni,lostie- 
voli  e  in  quella  dell'arti,  si  portò  nel  sud-  pilo  di  2000  mortaretti  nel  sovrapposto 
detto  luogo  del  magnifico  trono,  con  no-  monte, In  soave  arnionin  de'mnsicalisli-o- 
bile  e  numeroso  corteggio.  Da  quella  se-  menti,  il  grido  spontaneo  ilella  comune 
ducenlraiiliteatiale  posizione, il  Papa  pò-  cs.iiltaiiza,  lafolla  molliluihne  degli  spel- 
t»;  vagheggiai  e  l'immenso  jiopolu  Ira  ipieb  latori  accorsi  d'  ogni  parte,  e  1' nmcnilìi 
le  circostanti  localitii  tliUiiso,  e  accorso  stessa  del  sito  veramente  liMiianlico,  re- 
per  godere  In  sorprendente  e  grandiosa  o-  sero  lo  spettacolo  nuovo,  unico  edemi- 
peiazione.degna  dell'antica  romana  gran-  nenlemrnte  meraviglioso,  e  di  tal  subli- 
dezza.  Vi  nssislerono  pure  la  regina  ve-  me  com|ilesso  che  non  è  dato  alla  penna 
dova  delle  due  Sicilie,  d.  .Michele  I  re  di  <li  convenientemente  descriverlo.  Questo 
l'orlogallo,  il  fiore  della  romana  prela-  fiiislissimo  avvcniinento  fu  un  insigne 
tuia  mobilia.  (^)niiidi  (l,'itoap|)(;na  il  pon-  tiioiilo  dell'arte,  una  gloria  italiana;  un 
tilicio  cenno,  spalancati  per  ben  coinbi-  grande  pensiero  felicemente  concepito  e 
nato  artificio  del  cav.  Folchi, che  ne  di-  prontnmente  condotto  n  termine:  cosi  In 
rigcva  la  manovra,  i  portoni  anticipala-  iin'illuslie  e  monumentale  città  salvata, 
mente  collocali  iieHiinbocco  per  conte-  un  luogo  traslormaload  uicunto  degli  nm- 
iieie  il  liiniu'.dringiesso  de'liafiii  i,  e  per  miraloii,  la  natura  soiirallilla  dall'iiigc- 
teoei c  quando  occorra  iu  &cccu  i  cunicoli,  guo  possente  dcll'uoino.  Giorno  di  [)ett:u- 


T  1  V 

ne  gloria  pei"  Gregorio  XVI,  di   elerna 
liraemljranza  pe'libiulini,  ed  iiiimortiile 
pel  cav.  Folcili.  Il  Papa  velluti  com  pie- 
natnciite  adetnpili  i  voli  del  benellco  suo 
animo,  e  assicurala  la  città  di  Tivoli  da 
ogni  [)ericoIo,  esternò  con  elFu  sione  d'a- 
nimo i  sensi  del  suo  gradimento  al  car- 
dinal Uivarola  e  a  mg.'  Massicno,  bene- 
meriti delle  seguite  lavorazioni,  ed  al  cav. 
Clecnente  Folcili  inventore  ed  esecutore 
della  stupenda  e  gigantesca  opera  che  il 
cav.  Bulgarini  qualificò:  una  delle  prin- 
cipali opere  artistiche  dello  stato,  ed  il  più 
\antaggioso  e  onorevole  monumento  del 
pontificato  di  Gregorio  XVI.  Egli  dice, 
che  le  spese  occorse  dalla  rotta  del  i  826, 
a  tulle  le  ultime  lavorazioni  e  addiziona- 
li sino  al  1840,  ascesero  a  284>ooo  scudi, 
ripartili  come  notai  superiormente.  L'an- 
nalista Coppi  ecco  come  laconicamente 
registrò  l'infrenaraento  dell'Aniene."  La 
celebrità  di  Tivoli  nell'archeologia  e  nel- 
le belle  arli  rese  famoso  un  avvenimen- 
to,che  del  resto  apparterrebbe  più  ad  una 
storia  municipale,  che  all'universale  Ita- 
lia. Nel  fiume  Aniene,  che  scorre  presso 
quella  citlì»,eravi  una  chiusa,  la  quale  ne 
innalzava  le  acque  e  le  dirigeva  a  muo- 
vere 48  opifìcii,  ed  a  formare  pittoresche 
cascale.  Nel  giornoiG  novembre  1826  il 
fiume  si  aprì  un  nuovo  letto  fra  la  chiu- 
sa e  la  destra  sponda,  ed  in  tal  guisa  ab- 
bassandosi al  naturale  livello,  lasciò  gli  e- 
difizi  inoperosi  e  le  deliziose  cascate  su- 
periori. Franò  nel  tempo  slesso  un  trat- 
to della  sinistra  sponda  e  rovinarouo  20 
case.  Ne'seguenti  unni  fu  (pel  molo-pro- 
prio diLeoneXlI)  dipoi  ristabilita  la  chiu- 
sa, si  scavarono  due  cunicoli  nel  prossi- 
mo monte  Catillo  per  far  cadere  il  fiu- 
me lungi  dalla  città,  e  se  ne  adornarono 
con  viali  le  sponde.  Si  spesero  in  que'la- 
vori,  che  durarono  fino  al  i835,  scudi 
186,000.  Di  questa  spesa  un  5.°  fu  a  cari- 
co della  comunità  di  Tivoli,  il  rimanen- 
te fu  sopportata  dallo  stato  (per  la  notifi- 
cazione del  tesoriere  de'  1 8  agosto  1  827)". 
A  conservare  per  sempre  la  memoria  del 
VOL.  Lxxvr. 


T  I  V  145 

fatto,  fu  coniata  e  nello  stesso  giorno  dal 
Papa  dispensala  una  gran  medaglia  mo- 
numentale, in  oro,  in  argento,  in  nietallo, 
del  diametro  di  pollici  2  e  q  linee,  com- 
mendevole lavoro  diLoreuz,il  cui  fac-simi- 
le  pubblicò  V Album  di  Roiiia*\t\  i836 
nel  n."43.R.appresentada  un  lato  l'ingres- 
so dell'Aniene  entro  i  cunicoli, con  l'aspet- 
to di   tutti  gli  antichi   monumenti  sco- 
perti nell'occasione  de'lavori.  Gira  all'in- 
torno l'iscrizione:  Gregorius  Xf^I Ait- 
su  Romano  sacri  principatus  anno  II 
inchoai'it  f^ perfecit.  Si  vede  nell'altra 
parte  l'  egresso  dell'  Aniene  da'  cunicoli 
stessi,  colla  grande  nuova  caduta,  e  alla 
destra  la  città  di  Tivoli.  L'epigrafe  dice: 
Tiburtcs  Catillo  perforato  inducto  A- 
niene  servati  anno  Domini  mdcccxxxv. 
Questa  medaglia  è  un  vero  panorama, 
che  ne'suoi  diversi  piani  mostra  al  vivo 
tutta  la  scena  dell'incantevole  e  magico 
luogo.  Tutto  lieto  il  Papa  si  restituì  al 
suo  alloggio,  accollo  cammin  facendo  da' 
giusti  e  sinceri  applausi  specialmente  del 
tiburtino  popolo,  penetralo  sempre  dal- 
la vi  vace  immagine  del  le  grandissime  ob- 
bligazioni dacui  si  seutiva  animato. Nella 
sera  il  santo  Padre  amorevolmente  am- 
mise al  bacio  del  piede  tutti  i   membri 
della  commissione  consultiva,  presentati 
dal  cardinal  Rivarola,  a'quali  fece  la  più 
benevola  e  consolante  accoglienza.  Nella 
mattina  seguente  il  Papa, dopo  aver  pro- 
fuso moltissime  beneficenze  sul  predilet- 
to suo  popolo  tiburtino,  si  portò  alla  pon- 
tificia villeggiatura  di  Castel  Guudolfo , 
accompagnalo  dalle  benedizioni  sincere 
di  tutta  la  città  di  Tivoli,  la  quale  ne'glo- 
riosi  suoi  fasti  eternerà  la  memoria  del 
suo  benefico  padre  e  sovrano,  il  quale  la- 
scia vai  più  speciali  e  segnalali  monumeu- 
ti  del  suo  grande  animo.  In  Tivoli  furo- 
no olferti  a  Gregorio  XVI  diversi  com- 
ponimenti poetici  celebranti  le  sue  gesta 
e  il  memorabile  descritto  avvenimento, 
idi  cui  originali  posseggo, fra'quali  quelli 
di  Francesco   Palmieri,  le   Canzoni  del 
cau.  Viola,  V Epigramma  del  cau.  Gio- 
10 


i46                    T  l  V  TI  V 

tinnii  Potini,  \[  Scndfo  del  p.  Degli  An-  lire  pnnlifirntn.  Klihc  pur  liK.fjn  onn  biil 
tniij  »p^oi{ìu\ano,  V  .infirrcnii(i(  u  <li  A-  laute  e  .'irnirniio*^  rnntnln  p()<i|ii  in  iniisi- 
gncsc  Lucani.  Giunto  n  Cnslel  G.-indolfo,  cn  cliiH'unibro  Tibi-i  io  Naiulurri  di  Tre- 
ii  Papa  licevt-  r/y>/^/-/7/////;/7  dil  p.  dio.  vi,  niiicstio  di  cappello  in  Tivoli.  La  liiu 
Haltista  Ro.viiii,  ora  vescovo  d'J'^iilica  e  ga  iscrizioni;  inipiessa  in  inniini)  sotto  il 
vicario  del  capitolo  \  alleano,  the  si  leg-  poiililii  io  hiislo,  d«-l  eh.  d.  (ìiielinuj  C»  Li, 
pe  nel  n."  4?-  delle  yotizii- dt  l i;i(>nio  «lei  e  die  lii  liiama  in  coni|)riidio  la  storia  de' 
iSS^i  e  il  Soiicito  ili  Giuseppe  Villctli,  n;>nati  avreninienlijden'i  speeialiesegoa- 
anch' essi  facendo  eco  a'  poeti  libnrlini.  iati  benelizi  recali  a  Tivoli  da  Gregorio 
Non  solamente  io  Tivoli  le  muse  e  le  arti  \  V  1,  olire  l'onorevole  menzione  del  car- 
nei famoso  giorno  7  ottobre  encomialo-  duini  llivarola  piotctture  della  città,  di 
no  a  gara  il  niuinlit  eiilis^iino  Gregoiio  mg.'  M.issinio  e  ilei  cav.  l'olrhi,  si  può 
Wl,  ma  anclic  la  miisua  aggiunger  vi  leggere  nel  \  iola.  Inoltre  nelle  sale  uni- 
volle  i  suoi  melodiosi  coiieeiti  per  reniler  nuipali  vi  t' pure,  come  già  ricordai,  il  bii- 
più  lieta  quella  solennità.  Il  eh.  Tomma-  sto  marmoreo  di  Leoue  XII,  con  sinnle 
so  Panzieri  compose  un  inno, che  vesti  di  analoga  isciizinne.  Il  municipio  per  le  cu- 
soavi  note  musicali  llulUielc  Simoiietli  re  lU  1  gonfdoniere  cav.  lìulgaiini  ilecrc- 
bravo  dilettole  del  coiu:trlo  de'diagoni  li»  puie  elicla  via,  die  dalla  piazza  di  *, 
pontificii.  Fu  canlalo  durante  il  desinale  \  aUrio  guida  al  ponte  sulla  chiusa,  ve- 
lici Papa  e  dispensato  in  islampa,  indi  ri-  nisse  denominala  /  in  del  Ponte.  Ciiego- 
piodollo  nel  citalo  ^/A/////,precedulo  da  liniK»;  e  che  il  Iraito  di  strada,  che  im- 
elegante  iscrizione  di  mg.'  Gabiiele  Lau-  mediatamente  prende  l'iudiocco  ne' due 
reani.  cunicoli,  fosse  detto  Ingresso  ni  Trnfo- 
Karra  il  d.'  Sanie  Viola,  die  la  città  ro  Gre^nriniio.  Di  più  il  cardinal  Riva- 
diTivoli, desideranilù  lasciare  fra  ledi  lei  rola  five  f.ibhricare  la  torre  nell*  antica 
mura  un  perenne  attestalo  di  [lalria  ri-  piazza  di  s.  N  alerio,  e  vi  pose  un  esatto 
conoscenza  verso  ilclemenlissimoGrego-  orologio  e  la  meridiana,  e  fece  restaurare 
1  io  W\,  mercè  lo  zelo  e  1'  ingegno  del  l'orologiodella  toi  rede'ininori  osservan- 
(.av.Lulgarini  goiifaloiiiere,do[)oaver  liit-  ti,  nel  con  vento  de'(|u,ili  soleva  alloggia- 
to in  precedenza  pitturare  la  sala  gran-  re  nelle  sue  ficipicnti  visite  a  Tivoli.  Nel 
•  le  del  municipale  palazzo,  a'  i3  dicem-  suddillo  luogo  ove  il  Papa  l.beiatoreGre- 
bie  i  H3j  fece  collocare  in  essa  nn  monu-  goiio  XV  1  (Ile  il  segnale  per  lo  sbocco 
mento  marmoreo,  contenente  il  busto  di  dell'Aniene,  per  le  |uemure  de' gonfalo- 
(iregnrioXN'l  scolpitodal  Millodato  com-  nieri  conte  Piisterla  e  cav.  Hiilgarini,  fu 
niend.  Tenerani,  e  ne  fu  e>cguila  la  so-  dpoi  costruito  un  n)onumenlo  con  ipiel- 
leniicinnugurazione  in  mezzoagli  appiau-  lisci  izione  che  lipcMt.mo  il  d.  Stanislao 
si  |)iìi  volte  ripetuti  del  tibiiiiino  popò-  \  \o\u  a  pi  77,  eil  il  cnn.  Polinia  p.  ao 
lo,  il  (piale  nel  rimirale  il  venerando  bu-  ihW Jdogio  fmiehre  del ciiiulitìiil  l\ì\'ij~ 
sto  nou  potè  astenersi  dal  versar  lagrime  rola  protettore  di  Tn'oli,  la  quale  cillù 
di  tenerezza  e  di  ricon(jScenz.i.  In  (piesla  in  molle  gli  celebri")  solenni  funerali.  Il 
(ommo\enlefimzione  la  colonia  degliAr-  cav.  Folcili  fu  nggregato  dal  municipiu 
cadi  Sibillini,  dopo  analoga  e  fijrbita  (irò-  tibuilino  al  suo  patriziato  e  cittadinanza, 
sa  recitata  dal  conte  (iiiisep|ie  lliiganli-  insieme  al  governatore  di  Tivoli  delegato 
Colonna  vice-cnslodedella  medesima,col  d"a(quecav.biiigiCapi.ll  libiirtinod.'San- 
suono  festevole  delle  sue  (x-tre  eslernùau-  le  Viola  ci  diede  rim|>orlanlc  e  bellisoimH 
ch'essa  i  giunti  encomii  al  somujoGerar-  Criimun  delle  ducrse  \'ieende  dei  fin- 
ca, iiinal/aiidu  i  piii  (uvuli  voti  al  lielo  me  .'imene  in  Tivoli  sino  alla  deeiazio- 
[>ci  lui,  ed  augurandogli  un  lungo  e  fé-  ne  del  réiedeiimo  nel  traforo  del  monte 


1  I  V 

Catillo.  Roma  iS3;').  La  2.'  parie  ivi  l.i 
piihMiiù  in'li83(ì,  ove  a  p.  36  lifciisce, 
elle  devialo  il  lìiiiue  pe'cuiiicoli,  si  ebbe 
occasione  di speiiiiientanie  subilo  il  salu- 
tevole ellet lo,  quando  iie'()siu»i  giorni  di 
febbraio  1 836  sopravveiuiero  pioggie  di- 
loltissime  e  continuate,  accresciuto  dallo 
squaglio  delle  nevi  nelle  vicine  e  sovrappo- 
ste montagne,  ed  a'6  di  dello  mese  si  fece 
luogoad  una  delle  piene straordinariedel- 
l'Aiiiene.  Questo  fìun)e  precipitava  dal- 
l'alto dell'antica  chiusa  con  tanlo  iujpelo 
e  fracasso, che  recò  spavento  agli  abilanti 
del  caseggiato  della  contrada  s.  \  aleiio  e 
Vesta. L'actpia  che  precipitava  dalla  nuo- 
va caduta  era  eguale  in  volume  a  quella 
che  cadea  nell'antica.  L'apertura  de'diie 
cunicoli,  e  il  giù  seguito  traforo  del  nion- 
le  Callllu,  liberò  tnanifestauienle  in  sif- 
fatta occasione  la  città  di  Tivoli  d.i  que' 
danni  e  da  quelle  mine  succedute  nella 
rolla  del-  1826.  Dopo  cessata,  o  almeno 
diminuita  la  riferita  piena,  il  popolo  cor- 
se ue'templi  a  ringraziare  Dio,  e  a  bene- 
tlire  il  munilìcentissimo  Gregorio  X\  I, 
il  quale  col  suocoraggio  e  perspicace  prov- 
videnza, con  fermezza  e  perseveranza  fu 
autore  della  decretala  magnifica  opera 
del  traforo  e  della  mirabile  sollecitudi- 
ne con  cui  r  avea  fatta  eseguire.  Senza 
di  questa  sollecitudine,  oguimo  può  Cou- 
gelturare  a  (juali  teri  ibili  danni  saiebbe 
stala  allriuienli  soggetta  nuovauieiile  Ti- 
voli a'tì  febbraio  1 836.  La  piena  delle  ac- 
que fu  cosi  imponente  e  precipitosa  con 
taut'iriipelo  dall'antica  chiusa  nell'alveo 
inferiore,  che  tutte  le  ru[)i  e  tutti  gli  sco- 
gli antichi  e  naturali,  che  vestivano  e  for- 
mavano il  raio  spettacolo  della  grotta  di 
Nettuno, furono  dislogati  e  nella  parte  an- 
teriore fatti  cadere  ;  cosicché  a  piedi  di 
questa  grotta  si  vedono  ora  a  guisa  d'im- 
mense congerie  quelle  rocce  naturali,  for- 
mate dal  corso  di  tanti  secoli,  e  che  in  fi- 
ne unaliuvione  dell'Aniene  ha  rese  inu- 
tili e  inoperose.  Se  dunque  la  vohmiinosa 
porzione  d'  acqua  che  ingoiavano  i  due 
cunicoli,  fosse  precipitala  nella  vecchia 


T  1  V  147 

chiusa  e  nell'alveo  inferiore,  il  tempio  di 
Vesta  e  gli  altri  antichi  monumenti  dif- 
fìcilinenle  sarebbero  rimasti,  e  inevitabile 
era  il  loro  crollo, se  tutto  il  fiutne  vi  fos- 
se percorso.  Essendo  scomparsa  la  grot- 
ta di  iSeltuno  colla  rupe  adiacente,  di- 
venne inutile  la  comoda  strada  futa  in 
parie  nel  i  809  dal  general  ìMiollis  gover- 
natorediRoma  per  iscenilervi.il  cav.  Fol- 
chi  avea  tracciato  sentieri  per  discende- 
re alla  grotta  delle  Sirene,  e  risalire  al 
tempio  di  Tiburno,  congiungendoli  con 
detta  via.  Osserva  iNibby,come  ne'lempi 
moderni,  così  negli  antichi,  Tivoli  fu  ce- 
lebre per  la  cateratta,  che  ivi  l'Aniene  fi- 
ce  va,  la  quale  ebbe  però  varie  vicende, 
essendolo  varie  epoche  in  diversi  luoghi 
avvenuta.  La  memoria  piìi  antica  che  ci 
rimanga  negli  scrittori  della  caduta  na- 
turale, è  del  25  I  di  Roma,  di  Dionisio, 
che  dice  il  fiume  navigabile, ed  in  cui  l'A- 
niene si  precipitava  da  alta  rupe  a  [)iom- 
ha  in  una  voragine  profonda  sotto  la  cit- 
tà, come  a'tempi  di  Slrabone  e  di  Stazio; 
ed  un  secolo  dopo  ricorda  Properzio  col- 
lo stesso  carattere  la  cateratta  e  caduta 
del  fiume,  cioè  naturale  e  a  scaglioni  e 
non  artificiale  da  un  muro  di  chiusa,  co- 
m'era negli  ultimi  tempi  che  precipitavasi 
in  massa.  Dopo  varie  vicende  il  fiume  si 
aprì  un'altra  strada,  e  sparpagliato  nella 
pianura  dal  cauto  delle  vie  Coslanziana 
e  Tiburtiua,  formò  le  grotte  delle  Sirene 
e  di  Nettuno,  ed  i  loro  laghi  e  ristagni; 
aprissi  meati  colla  «uà  impetuosilà,che  di- 
vennero caverne  e  le  quali  posero  a  sec- 
co i  ristagni  :  catastrofe  avvenuta  verso  il 
io5di  nostra  era.  Poscia  le  acque  apri- 
vonsi  un  varco  sulla  ripa  destra,  e  lascia- 
rono isolato  il  muro  di  chiusa  fallo  da 
Pietrasanta  e  molte  volte  successivamen- 
te restaurato,  pel  quale  il  fiume  formava 
una  nuova  cateratta  artificiale.  In  appres- 
so fu  dopo  il  182G  rialzalo  il  muro  eoa 
gravissimo  dispendio,  e  riconosciuto  tut- 
tavia iusullicieiite,  fu  adottato  il  proget- 
to immaginato  dal  cav.  Folchi  d'allon- 
tanare per  sempre  il  corso  del  fiume  dal* 


i48                    T  I  V  TI  V 

l'uDlica  chiusa,  furainlo  con  due  cunicoli  tli^pridc.  Qui  t'.is^alc  un  involonlnrln  or- 
li inolile  Gallilo,  e  IiktixIoIo  .<>cìU'Ìc:iic  di  i  me  iill'iispillo  di  cusc  si  tetre  C(|unsi  iiii- 
l.i  il<dla  grolla  delle  Sirene.  Quindi  ini-  slciiose;  e  i](iniiluiii|iie  il    tuo  |>ii&so  sia 
ponenle  per  ogni  riguardo  è   la  veduta  liaiico  et>icuiu,  nondtincno  spesso  li eiiii 
della  nuova  da  ipialniKpie  punto  si  miri,  tiellu  tua  persona,  ti  arresti  silenzioso  e 
sia  venendo  da  Quinliliolo,  sia  vedendola  Iri.sto.  L  da  (pieslo  iiiipoiiente  aspetto  li- 
iliriinpello  dalle  liilue  dell'ari (i[)uli  liliur-  movi  lo  sguordu  per  ai  restai  lo  sui  pochi 
tina,  sia  allacciandosi  superiormenlc  dal-  avanzi  della  villa  di  \  opisco,  che  alcuni 
lu  strada  di  porla  s.  Angelo,  verso  Quin-  storici  si  ostinano  a  volerlo  liburlino.  Al- 
liliolo.  Molte  delle  discorse  cose  reln(|ueii-  lora  vengono  alla  memoria  i  versi  di  Sta» 
le  penna  ihl  giù  lodalo  cav.  Zanelli,  nel  zio;  ma  cerchi  invano  le  annose  piante, 
n.°   20  del  Diario  di  Roma  del  i844)  '^''•^  '^  lacevnno  corona,  gli  abeti  e  i  pini 
f]uando  dimorava  in  Tivoli,  in  com[>les-  disposti  con  bella  simmetria,  le  inaeslo- 
so  le  compendiò  colle  seguenti  parole,  cioè  se  terme,  i  bei  melalli  di  Corinto,  e  tulle 
nella  siimmenlovala  orazione  accademi-  quelle  altre  cose,  che  vi  descrive  (pie!>to 
ca,aggiuiigendovi  la  descrizione  della  pie-  tumido  poeta.  Scomparve  lìn  anco  il  suo- 
na de'27  febbraio  1 844- "^c  il  p^isso  sof-  lo,  in  cui  una  villa  sì  grande  e  maestosa 
fermi  sul  nuovo  e  maestoso  ponte  Gre-  sorgeva:  il  fiume  vi  ha  formata  un'ini- 
goriano,  il  luo  sguardo  si  arresta  a  mi-  mensa  e  spaventevole  voragine.  Dui  pro- 
lare  il  luogo  deiranlica  caduta,  e  il  luo  fondo  burrone  rimoiilando  versoli  Ca- 
pensiero  si  ferma  a  considerare   c|uaule  lillo,  vedi  un'opera  alTalto  model  na,  ma 
pene  deve  avere  arrecato  alla  cillà  que-  che  nella  grandezza  nulla  ha  da  inxidia- 
sto  fiume,  e  com'essa  ora  sarebbe  in  fine  re  alle  decantate  opere  di  Roma  antica: 
perita  se  in  diversi  tempi,  e  specialmente  sono  i  due  cunicoli  dovuti  alla  iiiunifi- 
{dlorquandoaweniviino  giossealluvioni,  cenza  del  felicemente  regnante  Gregorio 
ì  sommi  l'onlefici  non  fossero  accorsi  a  XVI.  Così  l'Aniene,  die  spesso  minaccia- 
frenare  con  grandi  ripari  il  lui  ore  delle  va  d'ingoiarsi  una  parte  della  sovrastan- 
onde.  Ove  sarebbe  ora  il  tempio  della  Si-  le  città,  veniva  fitto  deviare  dall'antico 
bilia  convertito  in  chiesa  cristiana,  e  il  suo  corso:  e  uscendo da'trafuri  del  inou- 
irieiavìglioso  tempio  della  dea  VeslaV  11  le  Catillo,  forma  una  cateratta  delle  più 
lìiimc  continuamente  percuotendo  con-  grandi  e  imponenti.  Ijssa  non  può  essei* 
Ilo  lai  u|)e  alli^sima  e  perpendicclare,  so-  meglio  veduta,  che  stanili)  [nesso  l'ere- 
pra  cui  posa  tjiieslo  prezioso  avanzo  di  mitaggiodis.  Antonio,  .situato  dove  sor- 
pei fetta  urchilettura  deiranlichilà,  l'a-  geva  la  creduta  villa  del  \  enosiiio:  là  tu 
Trehbe,  non  vi  ha  dubbio,  travolto  nel  vedi  il  liumeusciiecon  impelo  dalle  due 
precipitevole  suo  corso,  e  a  noi  non  re-  bocchedel  monlcegiìi  pie<*ipilarein  pio» 
Slerebbe  the  la  trista  memoria  che  fus^e  fonda  voragine:  giamle  né  il  fragore  e 
esistilo.  Qual  oriido  maestoso  non  si  prc-  cu|)o;  l'onda  biancheggiante  cadendo  su 
senta  innanzi  al  tuo  sguarilo,  allorquan-  scogli  tosto  furiosamente  riuibal/a,  spu- 
do,  dal  tempio  delia  Sibilla  giù  sccnden-  ma,  bolle  e  manda  un  fumo,  che,  al  ca- 
do, li  felini  innanzi  al  luogo  in  cui  sor-  der della  sera,  presenta  iridi  vaghe  e  iiail- 
peva  la  maestosa  grolla  di  fsettuno!  Che  lifinmi,  e  che  poscia  ricade  e  disperdesi 
ie  dii  rpii  movi  alla  grolla  delia  Sirena,  viignndo sopra  la  voragine,  che  la  inghiot- 
vedi  le  migluiii  bi/zaii  ledella  nalura;una  te.  ISini  una  volta,  ma  dicci,  e  cento  io 
vòlta  iiiiillifòrme,  do<'e  l'erba  e  il  musco  ho  lì.'>siito  sopra  «.li  questa  il  mio  .sguor- 
tiemano  sotto  il  lui  bine   della   pioggia  do;  nondimeno  non  ha  fatta  in  me  quel- 
slanciata  dalla  massa  (]ell'ac<|ua  cadente;  la  profonda  impressione,  che  hanno  sen- 
un  abisso  Kpoxenlcvole,  in  cui  questa  sì  titu  multi  ului;  luise perche  l'ucchiu  uiiu 


T  1  V 

era  abituato  a  vedere  le  imponenti  ca- 
ilute  del  Reno,  della  Slauback  e  di  Fis- 
se vache  in  Elvezia.  Ma  il  giorno  i'^  del- 
l'or caduto  febbraio,  la  cascala  dell  Anie- 
iie  mi  ha  presentato  uno  spettacolo  sì 
grande,  che  nulla  potevo  meglio  deside- 
rare: non  saprei  meglio  descriverla,  che 
col  chiamarla  poetica.  Il  (lume  per  un  pio- 
vere a  dirotto  di  alcuni  giorni  si  era  gon- 
fiato a  dismisura;  dì  mollo  vinceva  la 
piena  dell'annoi  836; e  il  fragor della  sua 
caduta  sembrava  quello  del  tuono, quan- 
do è  imminente  fiera  procella.  Una  ca- 
duta sì  imponente  non  vidi  mai.  Quanto 
non  era  maestosa,  veduta  dal  tempio  di 
Vesta  !  Le  acque  uscendo  furibonde  da' 
cunicoli  vedevansi  come  sospese  slanciar- 
si al  basso  sopra  de'raacigni,  e  là  tosto  rim- 
balzate in  alto  presentavano  forme  da  non 
potersi  descrivere:  1'  un'onda  l' altra  in- 
calzava torbida  e  spumante,  e  la  prima 
ripercossa  in  alto  si  tramutava  in  una  te- 
tra colonna  di  fumo  acqueo,  che  da  al- 
tre era  seguita;  e  tale  ne  era  l'aspetto  e 
il  fragore  che  si  sarebbe  potuto  rassomi- 
gliare a  quel  denso  fumo  e  a  quel  rumo- 
re di  una  scarica  simultanea  di  molti  can- 
noni udita  e  veduta  di  lontano.  11  flut- 
to getlavasi  nel  profondo  a  grand'arco,  e 
travolgeva  nel  suo  corso  e  tronchi  e  sassi 
e  ratni,  che  giù  precipitando  rompevan- 
si  ;euna  piacevole  veduta  erano  gli  scher- 
zi formali  dalle  acque,  che,  uscite  da'cu- 
nicoliappena,andavanoa  percuotere  con- 
tro due  grossi  cippi,  che  nel  corso  ordi- 
nario dei  fiume  servono  ad  ornamento. 
Né  meno  imponente  spettacolo  presenta- 
va il  fiume  dalla  parte  del  ponte  Gregoria- 
no. Una  considerevolissima  quantità  di 
acque  aveva  presa  l'antica  direzione  del- 
l'Aniene,  e  vi  t'ormava  quella  maestosa  ca- 
duta, che  ci  hanno  descritta  molti  scrit- 
tori italiani  e  stranieri.  1  tiburtiui  moveu- 
(ìiO  chi  sulla  via  di  Quintiliolo,  che  pren- 
deva questo  nome  daQuiulilio  Varo,  chi 
sy/Ierniaiidosi  sul  ponte,  e  chi  traendo  al 
tempio  di  Vesta,  miravano  con  diletto  ed 
esultanza  questo  spettacolo,  che  presenta- 


T  I  V  ,49 

va  il  fiume.  Ma  questa  piena,  due  lustri 
indietro,  anzicliè  mettere  piacere,avrebbe 
portato  a  loro  terrore; avrebbe  rinnovato 
la  terribile  catastrofe  dell'anno  1 8?,6;  mol- 
ti come  allora  avrebbero  mandate  dispe- 
rate grida,  sarebbero  tutti  accorsi  al  tem- 
pio a  domandare  soccoiso  e  misericordia: 
quante  famiglie  sarebbero  rimaste,  come 
allora,  senza  casa,  perchè  portata  via  dal 
fiume?  Quante  lagrime,  quanta  miseria! 
IMa  la  Provvidenza  impeiliva  tanti  mali; 
i  cunicoli  del  monte  Catillo  assicurano  la 
città  dal  furore  del  fiume.  Perciò  tra  la 
folla,  che  moveva  a  vedere  la  caduta,  spes- 
so udivasi  ripetere:  Oh!  benedetto  Gre- 
gorio XVI  !  Oggi,  se  Tivoli  non  piange, 
è  debitrice  a  lui.  Egli  ha  salvata  la  città: 
qui  dovrebbero  trovarsi  coloro, che  disap- 
provavano un'opera  sì  grande!  Queste  e 
altre  parole  erano  dettate  dall'intimo  del 
cuore,  erano  dettate  dalla  gratitudine:  e 
il  nome  del  regnante  Pontefice  vivrà  eter- 
namente benedetto  nella  bocca  de'tibur- 
tini ,  i  ({uali  sono  a  lui  debitori,  se  in  que- 
sto giorno  presouta  loro  un  grato  spetta- 
colo la  piena  dell'Aniene,  anziché  terro- 
re. Lo  straniero,  se  oggi  fosse  stato  a  Tivo- 
li, avrebbe  seco  portala  la  rimembranza 
d'un'impoiienle  veduta,  qual  é quella  del- 
la cascata  dell'Anieoe,  quando  trabocca 
per  le  sue  acque:  e  io  ora  soltanto  dimen- 
tico  le  celebrale  cadute  dellaSvizzera,  per 
che  parmi  che  nel  27  febbraio  tulle  sie- 
noslate  superate  daquelledi  Tivoli". Ri- 
ferisce il  cav.BuIgarini,  che  le  grandi  pie- 
ne cui  si  succedono  sempre  piti  in  questo 
fiume,  sembrano  derivare  dal  soverchio 
disboscamento  e  cattivo  metodo  di  coltu- 
ra de'monti  ricoperti  ne'tempi  antichi  di 
annose  tbreste;  giacché  le  pioggie  scorro- 
no e  non  si  fìltiano  nella  terra,  ratienu- 
te  dalle  raiaificazioui  e  radici  degli  albe- 
ri, e  da  piantagioni  orizzontali.  Per  que- 
«la  ragione,  e  perchè  gli  alberi  coprendo 
la  terra  dall'azione  diretta  del  sole  dimi- 
nuiscono l'evaporazioni  dell'acque  plu- 
viali, il  disboscamenlo  f<i  iliuiinuirelesur- 
genti,  ed  impoverisce  così  il  fiume  di  ac- 


,  -o  TI  V 

<|iie  iiLll'eslale,  Qucsli  due  ppinioinsi  cf- 
liiti  Ola  si  ricoiioscuno  ncH'Aiiictio.  VA 
1 .  '  si  hutinu  |)i»-ne,  calcoliilii  Iti  massima 
tlal  c«insii;li()  d' iiiii'  sopui  il  ciglio  della 
v<c»:l>iacliinsii,  della  pori. ila  di  intlri  cn- 
1)1  iSopei  ORiii  niiiiulo  «•L'condo,C(iiii|)ic- 
ii  nielli  4>^  che  iic  as>oi  l><»iio  i  canali  de- 
gli edilizi.  Esse  portano  iiniiieiise  fpianti- 
tà  ili  uialeii«';>"«''>li'*'*  f^sciidoslala  la  par- 
li c>eavi>la  «Icll'alveo  nella  rolla  dtl  i  Sx6 
luiig;i  3  miglia,  ovvero  metri  44^7»  'i** 
gn  -io  metri,  piofDiida  negli  eslreiui  ila 
I  X  metri  a  nulla,  vi  è  occorso  un  volu- 
me «li  deposizioni  di  metri  cubi  54o,ooo, 
clic  lianno  Colmalo  in  8  anni  la  suddet- 
ta prolonililà  (egli  scriveva  ncli8.i8).  Si 
|iin)  calinlare  a  iluc  volto  magi^ioie  la  ma- 
teria esportala   dallo  sdoramento  della 
COI  renic,e  così  coiiipnlai  co  più  d'un  mi- 
lione di  metri  cubi,  che  il  lliime  toglie  di 
terra  alle  montagne,  clic  sino  alla  cadu- 
ta lo  circondano,  ogni  8  anni;  e  (juiiidi  si 
può  inimaginare  qual  daiiiio  ne  avverrà 
co'secoli  st'  non  si  piantano  macchie, e  non 
Sì  pralicheranno  melodi  di  cullivazione  e 
pianlagioni  orizzontali.  1\1  2."  se  ne  ha 
IMI  eiU'llu  incontrastabile,  giacché  dalle 
sorgi  nli  dt-ll'Anieiie  gli  anlichiac(puHlot- 
li  romani  piendeviino  quinarie  d'acipia 
1<S()33  ,  cioè  circa  la   mela  dell'  alluidc 
(iiime  in  i><talo  ordinario.  Una  ipuiiitila 
ne  consuainvnno  le  antiche  ville  del  »>uo- 
\i)  tihurliiio,  come  già  notai  e  si  è  ricono- 
sciuto ilal  grande  acipiedolto   rinvenuto 
pri'>*o  l'iinboico  ile'iiinicoli;  olire  ili  che 
gii  autori  antichi  parlano  della  gran  ca- 
duta già  rammentata  ,  per  cui  le  ac(]iic 
doveanu  essere  in  (piantila.  S'aggiunga, 
che  dopo  In  cadnla  dicono  essere  il  (iu- 
ine  navig/ibile,  e  peiùd  un  volume  con- 
kidcievole.  Tenuto  a  calcolo  tiitlocio,  le 
atipie  del  fiume  presenteinciile  nello  sla- 
to oidinai  io  si    ravvisano   iidinilameute 
diminuite  dall'antica  (piantila,  non  per 
altro,  che  per  1  anzidette  lagujni, e  si  hai) 
no  memorie  sempre  instabili  della  navi- 
g.i7ioiied<-l  liuiiic  ne'teinpi  piii  recenli.  Il 
|iielulo  MiiMiiuu  compilo  e  pubblico  nel 


T  I  V 

i83S  coTi|)i  camerali  in  a  tomi  in  foglio, 
un  di'ttaglio  de'luvori  dali 828  ali837, 
che  intitolò:  livlazùnu'  sinrica  del  Ira' 
fora  (Iti  Monte  CalìUo  per  l'innU'cazio- 
ne  (lei  filane  ylnu  iH\con\  f\  la\'nle  inci' 
se,  eior  jìKinte.  spneeitti  e  nrnfìli.  Le  sue 
benemerenze  furono  premiale  da  (Grego- 
rio XV  iconsuccessivamenle  promuover- 
lo a  suo  Mtieslro  di  Cameni  e  Maiii^ior- 
donw ,  con  crearlo  cardinale  e  legalo  di 
linvenna,  e  concederlo  a  Tivoli  [)cr  pro- 
UUoie.  Quindi    subentra  alla   storia    di 
ipianlu  in  un  decennio  è  avvenuto  d  iin- 
porlante  in  Tivoli,  e  precipuamente  le  >ì- 
ccndedell'Aniene  in  seguito  della  Crniut- 
Cd  |>ubblicata  dal  dotto  genilore,  del  eli. 
d.'  Stanislao  Viola  con  l  encomiala  ope- 
ra: Jienli  nel  decennio  dtilla  deviazione 
del  filane  Anicne  nel  traforo  del  Mon- 
te Catillo  avvenuta  il  7  ottobre  1 83  5,  .vj- 
no  all'ottobre  1 845.  con  la  serie  di  an- 
tichi nionnnicnti  scritti  ritrovali  e  lo- 
ro illiistr/rzìone,  con  ylppendice.  Uoina 
i8j8.  Celebra  rincremento  e  prosperi- 
tà di  Tivoli  dopo  la  rotta  del  i82(),deplu» 
rabile  inforluuio  che  provocò  le  ma;;ua- 
nime  munificenze  di  Leone  XII,  e  («lo- 
gorio Wl  che  chiama  liberatore  di  T'i- 
voli,  narrando  lesuccessive  cure  pel  coni- 
pimento  de'Iavori  del  Calillo  e  de'Iuoghi 
uccessoi  ii,  (pianluiKpie  già  fosse  difesa  la 
città  per  la  deviazione  del  fiume,  «piindi 
i  monumenti  d'imperitura  riconosccn/.d 
delia  medesima,  la  solenne  inaugurazio- 
ne del  busto  di  Oregorio  XVI  ,  nccuin- 
pagiiata  da  accademie  di  suono,  di  canto 
e  di  poesie.  Come  il  Papa  a  dimostrar  la 
fermezza  perseveranle  dell'ammu  suo  al 
bene  della  città,  nell'urdinare  il  munte- 
nimento  e  leaccessorie  bisogne  della  gì  an- 
d dpei  a,coiil(;rmò  il  cav.l''Mlchi  a  direlloie 
pei  pi  Ino  di  (p  lei  le,  e  con  esso  eziandio  ind- 
ia SUI)  calli  a  1  ingegnere  Maggi,  hi  per  assi- 
stere a  (pianto  riuianeva  a  farsi,  come  per 
invigilare  alla  conservazione  del  già  fallo, 
onde  remlt-re  vieppiù diiraluro e maeste' 
voli-  il  grandioso  lavoro,  l'inuiiui  a  le  pro- 
gressMe  operazioni   del   cuv.  l'ulchi  pel 


T  I  V 

compitnenlo  e  maiitenimenlo  de'  lavori 
(!cl  tiaforo,  sia  nell'interno  che  ne' din- 
torni;  clie  visilù  l'etnissaiio Bernini,  qua- 
li l.jvori  oicimò,  e  la  successiva  approva- 
zione dell'opercilo  del  Maggi.  Glie  visita- 
la la  grotta  di  Nettuno,  ora  squallida  e 
OTe  il  fioco  nìortnorio  dell'acqua  ricorda 
la  stia  celebrila,  ordinò  alti  i  lavori  a  mi- 
glioria e  stabilità  di  quanto  erasi  opera- 
Io,  conipiaceudosi  cli'erasi  collo  nel  seguo 
con  averla  sgr.tvata  del  peso  della  demo- 
lita chiesa  di  s.  Rocco.  Io  qual  moilocol 
Blai'"!  simmetrizzò  le  co>e  antiche  disco- 
perle,  le  ordinazioni  pe'lavori  dell'antico 
breccelo  e  ne'luoghi  limitrofi,  e  vigilali  i 
lavori  accessori!  e  i  cunicoli,  si  occupò  dei 
ripari.  Piiporta  il  riassunto  generale  del- 
l'operalo dal  1826  al  i844> '"  ""0  al  'O" 
tale  della  spesa  che  classificò:  Costruzio- 
ne e  riprisliuaz.ione  della  nuova  chiusa 
nel  comiaissarialo  di  mg.'  Nicolai,  scudi 
80, 447-  i'*^i"  '^  grand'opera  del  traforo 
perfettamente  compiuta  e  a  lutto  ili  83  d, 
scudi  176,0  18.  Spesa  de'Iavori  accessorii 
e  di  manutenzione  dal  i836  a  tutto  il 
i844)  scudi  35, ic)5.  In  conseguenza  la 
spesa  totale  in  luUo  salì  a  scudi  29  1,66  i. 
Fece  pure  il  novero  de'sovrani  e  princi- 
pi reali  d'ambo  i  sessi,  che  tli  persona  re- 
carousi  appositamente  da  Roma  ad  ono- 
rare e  ammirare  la  grandiosa  opera  del 
traforo.  Ecco  poi  come  descrive  l'attua- 
le caduta  dell'Aniene,  mirata  di  prospet- 
to dalla  costa  del  monle  diavola,  ossia  dal 
podere  del  principe  Massimo  ov'è  il  sud- 
descritto  uionumeulo  di  Gregorio  XVI. 
»  llCatillo  a  manca,  che  maestoso  torreg- 
gia, ti  n)oslra  il  viscere  aperto  da  un'in - 
vulnerabile  mano,  la  quale  ti  ridesta  del 
passalo  una  ventura  singolare,  nuova,  ve- 
neranda (la  processione  di  Quiiililiolo  che 
percorse  il  cunicolo  destro,  e  la  benedizio- 
ne tle'cunicoli),  ed  ora  li  slancia  nel  pie- 
no volume  il  terribil  ma  domalo  Aniene, 
che  con  islupenda  parabola  l)iega  il  suo 
corso,  e  fragoroso  e  mugghianle  s'inabis- 
sa ili  fra  gli  scogli  sottam, frangendosi  in 
mille  punii,  e  indietreggiando  il  flutto  rc- 


TIV  i5i 

trogrado  con  esso  si  amoioglia  ed  in-;ie- 
me  precipita  nel  f nido, con  le  acque  del- 
le grotte  di  Nettuno  e  delle  Sirene  s'am- 
massa e  dagli  occhi  sparisce:  allora  non 
altro  tu  vedi,  che  un  d^nso  alzarsi,  un  ca- 
dere, un  rialzarsi  di  spessissimi  sprazzi,c!ie 
nello  spandersi  per  l'aere  divengono  nu- 
bi, o  con  le  nubi  si  confondono,  e  come 
i\n  conlinovato  movibile  sipario  la  sor- 
prendente scena  ti  nasconde  di  tante  bel- 
lezzedella  natura  e  dell'arte,  e  soprappiù 
i  ruderi  della  villa  di  Vopisco".  Di  sì  pre- 
gevole e  interessante  opera,  lungo  sareb- 
be il  darne  anche  un'idea,  essendo  corre- 
data inolile  di  due  utilissimi  indici,  ili." 
delle  materie  concernenti  il  municipio  e 
l'Aniene;  il  a.°  de'  nomi  contenuti  negli 
antichi  monumenti  scritti,  delle  cose  e  del- 
le parole  notabili  originate  da'medesimi. 
Gregorio  X  \  I  sempre  amorevole  co'li- 
burtini  e  compiacendosi  dell'opera  che  a- 
vea  infrenato  l'Aniene, per  la3.^  volta  vol- 
le consolarli  di  sua  presenza  e  insieme  ri- 
goderei mirabili  cunicoli.  Appena  si  ditfu- 
seperTivoli  ilgralissimoannunzio,che  sui 
primi  d'ottobre  1  84^  ilFapa  avrebbe  nuo- 
vamente onorata  di  persona  la  città,  una 
slraordinaria  allegrezza  s'impossessò  de- 
gli animi  di  tulli  gli  abitanti;  e  fi  a  L'au- 
torità e  i  cittadini  si  vide  nascere  nobilis- 
sima gara  per  tributare  all'  adoralo  so- 
vrano e  al  munificentiisimo  benefattore 
le  [nù  vive  dimostrazioni  di  riconoscenza 
e  ili  aifello.  Ed  allinchè  nella  somma  ri- 
strettezza del  tempo  potesse  portarsi  ad 
ottimo  fine  tuttociòche  di  comune  accor- 
do si  a vea  divisato  di  fare, con  saggio  prov- 
vedimento il  gonfaloniere  Filippo  Cocca- 
nari  dislribuìfra  gli  anziani  e  principali 
signori  i  diversi  incarichi;  e  mercè  la  loro 
intelligenza  e  attività  in  pochissimi  gior- 
ni venne  il  tutto  puntualmente  allestito. 
Quanto  iK^bilmente  e  decorosamente  si 
feceda'tiburtuii,  anche  in  (juesta  lieta  cir- 
costanza,fu  pubblicalo  da'u.'  81  e8  3ilel 
l)iai-io  (li  li.oìiun\ii\  I  84j,e  dal  u°^o  del 
1.12  iXiìW ALbiiin  di  Roma,  il  contenuto 
del  quale,  colle  epigrafi  e  iicrizioni,  non 


i5a  T  I  V 

meno  che  co'disei^iii  cleU'niTO  gotico, del- 
la Tcdiiln  della  cascala  dcH'Anieiie,  e  del- 
l'arco di  ferro  t'uso,  fu  slampnlo  o  parie 
col  lilolu  di  Relazione  delln  gita  di  sua 
Siintilà  Crez.f>rio  \f/ felicemente  re- 
fndnfe  in  Tivoli  nel  di  i  ollohreii^^'y. 
1100131845.  Fuori  della  cillà  non  lungi 
dal  casiuodi  villeggiaUna  del  collegio  dei 
nobili  dirello  d.i'gesuili,  sorgeva  sulla  de- 
liziosa %ia  di  Carciano  un  grandioso  ar- 
co golico,  varialo  di  molle  decorazioni,  ed 
avente  stilla  cima  la  sl.ilua  della  Ileligio- 
ne,  e  da'dne  lali  due  iscrizioni  celcbi un- 
ti le  pontilìcie  munificenze.  D.dl'arco  si- 
no allo  porta  di  Santacroce,  in  ambedue 
le  |>arli  erano  siluale  di  trailo  in  trailo 
delle  slal  ne  fi  ammezzate  da  trofei  che  sor- 
{■(.rrnevano  fesliaii  di  mirto;  analoga  sitn- 
nì<-lria  presentava  l'abbellimciilo  dell'e- 
slerna  facciata  della  suddetta  p(>rla;  e  sol- 
lo  lo  slemuia  poulilìcio  si  leggeva  un'e- 
pigrafe snll'estdlanza  de'liburlini  pel  ri- 
torno tlel  l'ontelicelra  loro.  La  via  prin- 
cipale della  citlìi,  die  dali'iudicala  poi  la 
si  estende  sino  al  ponte  Gregoriano,  era 
tutta  messa  a  festa  jier  mezzo  di  doppia 
fila  di  colonnelle  vestite  di  mirto  e  con- 
piunle  fra  loro  da  arcbelli  e  festoni  del- 
la slessa  verdura.  Rompevano  la  mono- 
Ionia  di  queir  ornalo  e  vi  aggiungevano 
piacevole  varietà  due  ardii  graziosamen- 
te fuiuiali  con  di  appi  a  vari  colori,  l'uno 
presso  l'abitazione  de'  Coccanan,  Tallio 
accanto  alla  fontana  ,  ciascuno  con  due 
iscrizioni  di  giubilo  e  di  riconoscenza.  Il 
ponte  \eniie  detoralodi  4  staine, die  rap- 
piesenlavano  i  ss.  l'rotetloii  della  cilla; 
e  fra  il  ponte  e  la  porla  N'aleria  si  eleva- 
la un  ben  inleso  arco  di  vei  duro,  le  cui 
pareti  interne  ed  esterne,  unilainenleallo 
stemma  pontificio  clic  v'era  sovrapposto, 
sì  vedevano  con  bellissimo  ordine,  «jiiasi 
B  forma  di  ricamo,  liveslile  di  [ii7znlello 
e  di  peitjolese,  u\e  piegialis«.ime  fia'liluii  • 
tini,  e  die  fot  mano  uno  de'  loro  pillici- 
pali  prodotti,  il  che  rimnrcni  a  suo  luogo: 
in  2  iiicdiie  aperte  ne'lati  interni  ddl'ar- 
cu  ciauu  cuUucali  due  grandi  >asi  dolati 


T  1  V 

ricolmi  di  varie  finlla;  e  i  sentimenti  de- 
gli agricoltori  che  gli  eressero,  esullanli  e 
Mconoscenli,  erano  indicali  da  due  iscri- 
zioni. Con  eguale  scilleciludine  il  cav.  Fol- 
cili si  occupò  dell'abbellinienlo  della  vil- 
la pubblica, che  si  estende  lunghesso  il  Ira- 
loro  del  monte  Calillo,  e  della  (jualc  va 
Tivoli  egualmente  debitrice  alia  pontifi- 
cia provvidenza,  come  venne  additalo  da 
un'epigrafe,  l'resso  l'imbocco  e  lo  sbocco 
del  fiume  slavano  eretti  due  magnifici  pa- 
diglioni alla  foggia  oiieiitale;e  le  bcllevie 
che  guidano  a  (piesti  due  punti  nc<piista- 
vano  nuovo  pregio  du'cocdit  di  festoni  di 
mirto  e  lauro,  che  disposti  con  elegante  di- 
segno e  frammezzali  da  pendenti  vario- 
pinti lampioni  ficevano  di  se  mostra  va- 
ghissima ,  senza  togliere  allo  sguardo  In 
pio<.pelliva  della  circostante  incantevole 
scena.  Nel  tempo  stesso  i  pp.  gesuiti  e  i 
nobili  giovani  da  loro  educali,  tutti  pie- 
ni di  giubilo,  perchè  il  loro  casino  fosse 
prescelto  a  soggiorno  del  Papa,  non  om- 
nii>eio  alcun  genere  d'  apparecchio  per 
accogliere  con%enieiitemeiite  cotanto  o- 
spile;  ed  i  sentimcnli  da  cui  ci  ano  anima- 
ti si  leggevano  espressi  in  un'  epigrafecol- 
locata  nel  cortile  d'incontro  all'ingresso. 
Né  minore  fu  il  movimenloela  gioia  che 
regnavo  nel  grandissimo  opificio  di  Gio- 
vanni Graziosi  e  Antonio  Garlandi.  Gra- 
tiitSiini  ni  singolare  onore  della  visita  coni- 
parlila  da  Gregorio  W  lalle  loro  lei  ne- 
re, adornarono  con  enlusiasmo  il  vaslu 
edifizio,  nella  dolce  lusinga  che  il  magna- 
nimo protettore  e  animatore  ilelT  iii'lii- 
slria  nazionale  si  volose  degnare  di  con- 
templarvi la  fusione  del  ferie,  il  meccani- 
smo della  trafila,  e  l'esecuzione  di  tanti 
SI  pregiati  lavori,  die  si  allirano  giusta- 
mente l'atlenzione  degrinlelligenli  si  ita- 
liani che  cktcri.  .SiilT  ingresso  elevarono 
un  mirabile  arco  luMo  di  ferro  fuso  ,  le 
cui  basi,  colonne,  capi  lei  11,  cornicioni,  bas- 
sorilievi, slemmi  e  fregi  di  luUa  fiiHvza 
erano  opera  di  artisti  liburtini,ed  a  lei 
tei  e  dorate  erano  scritte  1  epigrafi  ana- 
lo;;hc  alla  Solenne  circostanza,  lu  mezzo 


T  1  V 

a  tali  preparativi,  spuntò  il  giorno  aspet- 
talo, salutalo  nell'alba  dalle  torri  libiir- 
tine  collo  sparo  dì  grossi  mot  lari;  ed  al- 
lora in  un  subito  apparvero  decorale  di 
tappeti  e  di  drappi  lefiuesireei  balconi 
di  tulle  le  case,  lungo  le  vie  specialnienle 
per  le  quali  dovea  passare  il  Fapa.Cuca 
le  ore  1 4  i/^,  fra  le  più  vive  acclamazioni 
de'liburliui  e  dell'accorse  vicine  popola- 
zioni, fra'concerti  della  banda  municipale 
e  il  suono  di  tutte  le  campane,  Gregorio 
XVI  arrivòalla  sommila  deila  strada  de- 
gli Oli  veli.  Ivi  si  compiac(pie  il  Papa  di 
permellere  che  una  scelta  schiera  di  cir- 
ca i  co  giovani  vestili  unifurmemenle  di 
bianco  con  tracolla  gialla,  guidati  da  al- 
cuni signori  tiburtini,  tirasse  la  sua  car- 
rozza. Alla  porla  deila  città  gli  furono  pre- 
seulate  le  chiavi  dall'encomiato  gonfalo- 
niere Coccanari,  e  gli  tributarono  il  di- 
volo  ossequio  la  magistratura,  il  gover- 
iiatorecav.  Lorenzo  Mundinie  tulle  le  al- 
tre pubbliche  autorità  civili  e  militari,  io 
mezzo  all'atFullalo  popolo,  accresciuto  da 
grandissimo  numero  di  forestieri.  Giun- 
to alla  chieda  de'minori  osservanti,  vi  fu 
occulto,  oltreché  dal  loro  p.  generale,  dal 
cardinal  Bianchi ,  e  da'monsignori  Gigli 
vescovo  diocesano,  Ptosani  ve.>covo  d'Eri- 
trea presidente  dell'accademia  ecclesiasli- 
ca,  e  Lucciardi  ora  cardinale  presidente 
della  Comarca.  Il  Papa  ricevuta  la  bene- 
dizione col  \  enerabile,  da  mg/ Criganli- 
Colonna  arcivescovo  di  Damasco,  passò  a 
piedi  sotto  baldacchino  sostenuto  da  4  t;a- 
iionici  al  convillo  del  collegio  de'nobili, 
preceduto  dal  clero  secolare  e  regolare,  e 
seiiuito  da  scello  niuiieroso  corleiri^io.  fra 
i  quali  dislinguevasi  il  bali  Iv.  Gio.  Anlo- 
lìio  Cappellari  della  Colomba  gran  prio- 
re dell'  ordine  gerosolimitano  del   regno 
Lombardo-Veneto,  nipote  di  suaSautilà. 
Al  convillo  fu  ricevuto  dal  p.  generale  del- 
la compagnia  di  Gesìi  alla  testa  di  quel- 
la religiosa  famiglia,  e  de' giovani  allievi 
schierati  in  doppia  fila,  ed  a  pie  delle  sca- 
le alcuni  de'piii  giovani  convittori  recita- 
rouo  un  breve  componimento  poetico,  ed 


T  I  V  i53 

umilmente  gli  offrirono  in  omaggio  dei 
bellissimi  (imi,  che  il  Papa  nccoNe  ne'mo- 
di  i  più  alfetluosi,  e  graziosamente  amò 
riversare  sulle  loro  teste.  Salilo  nell'ap- 
parlaraento  che  gli  era  stalo  apprestato, 
compai  fi  dalla  loggia  l'apostolica  beuedi» 
z.oiie  aliimmensa  molliludiue,  che  tutta 
ingombrando  la  via  e  i  sottoposti  oliveti, 
faceva  echeggiar  l'aria  d'incessanti  voci 
di  giiiL'ln,  alle  quali  si  veniva  mescendo 
il  rimbombo  de'mortari,e  rarmonia  del- 
la banda  liburtina  e  di  quella  del  2.°  bat- 
taglione de'  cacciatori  ponldlcii.  Poscia  e 
con    cortesi    parole  ammise  al  bacio  del 
[)iede  i  prelati,  il  capitolo,  il  governatore, 
il  magistrato,  il  convitto  de'nobili  co'ge- 
suili  loro  direttori  ,  la  nobile  accademia 
ecclesiaslica,  il  collegio  irlandese,  i  diver- 
si religiosi  e  principali  signori  della  città, 
ed  altri  che  vi  convennero,  fra'  quali  la 
principessa  alassimo,  il  duca  e  la  duches- 
sa braschi,  e  il  principe Odescalchi.  Do- 
po aver  preso  breve  riposo,  discese  per  an- 
dare a  vedere  i  cunicoli,  e  benedisse  nel- 
l'atrio del  convitto  la  numerosa  scolaresca 
de'fralelli  dellescuolecrisliane.i  quali  am- 
mise al  bacio  del  piede  ,  che  disposta  ia 
due  ordini, per  bocca  d'un  fanciullino  poe- 
ticamente gli  ^espresse  i  voti  e  i  sensi  del- 
la sua  ingenua  allegrezza.  Non  è  possibile 
descrivere  con  parole  l'enlusiasmo  ila  cui 
era  no  coni  presi  gli  a  ni  III  ide'cit  ladini,  men- 
tre il  Papa  traversava  lentamente  la  cit- 
tà; su  tutti  i  volli  si  scorgeva  dipinta  la 
gioia,  gli  evviva,  gli  auguri!,  le  acclamazio- 
ni partivano  da  tulli  i  ìabbri:  pareva  una 
festa  di  famiglia  d'intorno  all'amalo  pa- 
dre. Passalo  il  ponte  Gregoriano,  si  ter- 
mo con  vera  compiacenza  a  contemplar 
l'arco  di  pizzutello,  e  lodando  l'idea  e  l'e- 
secuzione, ebbe  la  degnazione  di  gustar  di 
quelle  uve,  e  distribuir  di  que'frutli  alle 
persone  del  suo  corteggio,  mostrando  po- 
scia il  suo  piacere  di  vederlo  nel  tornarvi 
spogliato,  ii  che  era  avvenuto  dopo  brevi 
islauli  dal  popolo.  Fiatlauto  il  monte  Ca- 
lìllo,  che  gli  stava  dirimpetto,   rintrona- 
va dallo  sparo  di  2000  mortari,  i  (piali 


i54                    TIV  TIV 

ilispoMi  tu  fipi  l'cilncon  iinn  specie  di  siin-  (1i>rii2Ìonpppravcisìbcn  contlollaeman- 
nicli  i;i  u'iliiiiie  picsfiilava  rnDiuiif^iiaMli  leiKila  un'opera  colaiilo  cai  a  ni  paleiiio 
imallucco  ili  biillugliu.efiicevnnouii  bel-  suo  cuore;  e  si  «l<quò  gradire  tifile  mani 
]i»»iiiio  %cdciL'  e  sentire.  Al  piin»  ipiodel-  dr!  meilcsinio  IMlu^lr.l7.ione  arclieolo^i- 
)a  \i11m  pubblica,  che  coni;iiiiii'c  liudjoc-  ci  (le'nioiiiinieiili  ivi  linvenuli  ed  ivi  col- 
to e  loMbdcco  de'cunicoli  (Jiej^oriani,  Irò-  loculi  ad  oiiiaiiieiilu  del  passesJigio  pubb'i- 
^o^si  a  riceverlo  il  cav.  Clcmcnlo  lolclii,  co.  Risalito  in  carrozza,  e  traversando  le 
cb't-bbe  poscia  l'onore  d'accompagnarlo  ste>se  vie  tra'inedesiini  attestati  di  divo- 
per  lutto  il  tempo  di  quella  visita,  e  di  tissiiua  generale  esultazione, onorò  di  sua 
venirgli  udilit.iiulo  pailitauKMilo  i  lavori,  graziosa  vi>ila  il  caidin.il  bianchi  nel  ca- 
che dall'onobrei  835  in  poi  vi  furono  ag-  sinodi  viiicggialura  de'inon  ici  cainaldo- 
giunti.  Si  recò  priinieraineiiteallo  sbocco,  lesi,  di  cui  il  porporato  è  abbate  geiiera- 
e  (jiii  sollo  inagndico  padiglione  mentre  le,  e  (piiudi  lece  ritorno  al  convitto  de'iio- 
jiiiiiuirava  le  pittoresche  vedutc.chc  la  un-  bili.  Dopo  il  [iraiizo  il  Papa  ebbe  la  de- 
tuia  sembra  over  adunato  in  (pie'ilinlor-  gnazioned'acconsentiiealle  brame  dc'ge- 
111,  si  ce  II)  piaceva  d'mtei  tenersi  bcMiigna-  suiti,cona'!sislereaglispeiiiuenli  (ìsicidcl- 
iiieiilein  lunghi  collocpii  artistici  col  ine-  la  luce  elctlrica,  (L'i  telegrafo  elettrico,  e 
desiino  cav.  lolchi,  sulla  giaiuliosilù  del  della  macchina  elellro-ineocanici,  che  a 
progetto,  sulla  ielicilà  dell' esecuzione,  e  lui  esposero  que'nobili  allievi  sotto  la  di- 
siigriinineiisi  vantaggi  che  dal  traforo  del  razione  del  p.  della  Rovere,  e  che  lutto 
Calillo  ne  sono  derivati  alla  città  di  Ti-  si  attirarono  il  suo  sovrano  aggradiincn- 
voli.  .Solo  chi  vi  fu  presente  potò  animi-  lo.  Dalla  gravità  deire*perieiize  si  passò 
laie  il  magico  clhllo,  che  proiliicevano  alla  piacevolezza  del  iliverlimento,  e  bai 
in  «pie'uKMiienti  e  il  riinioie  dell' acfpie  cantici  e  i  suoni  venne  innalzalo  dagli  stes- 
della  gran  cascata,  che  accresciute  nrlilì-  *>i  giovani  del  convitto  un  globo  areosla- 
ciaUneiilc  |)er  la   momentanea  chiiisuia  lieo  fi egiato  delio  stemma  ponlilìcio  e  di 
dei  canali  degli  opilicii  si   precipitavano  analoghe  iscrizioni. Che  se  lasovcichia  an- 
macstosamentc  in  gran  copia  (la'ciiiiicoli  guslia  del  tempo  non  gli  permise  di  visita- 
pei   una  caduta  <ii  i  9.0  metri  (110  dice  il  1  e  lo  stabilimento  di  (jiaziosi  e  Carl.mdi, 
Duino  o  circa  :ioo  p.iliiii  )  e  le  sinfunie  come  era  suo  piacevole  e  vivo  ilesiderio, 
delle  bande,  e  gli  applausi  iterati  del  pò-  fu  peri)  visitato  e  ammiralo  dal  suo  uipo- 
polo  disseminalo  fra  gli  alberi  e  le  rupi,  te  bah  Cajipellai  i;  ed  il  Papa  accolse  be- 
t  l'eco  prolungato  (fel  monte,  llecatosi  in  nigoamenle  il  di>eguo  dell'arco  di  ferro 
seguito  ali'iuibocco,  nella  loggia  degan-  fuso  (»l■e^o  col  mezzo  ilei  d,»gherrolipo,clie 
teiiienle  ad.lobiiatadelcasinodeirammi.  da'medesimi  gli  vi-iine  umiliato ,  e  colle 
iiistiHzione  dcirAiiiene,  vi  fi  sidutalo  da  poi  eonsoLinti  parole  animò  entrambi  a 
un  coro  di  scelti  cantanti,  che  da  le  pian  proseguire  un'intnipresa,  che  reca  cotan- 
te di  graziosa  selveltn  ripetevano  rinno  ta  iilililà  e  onore  allo  stato  ponlilicio.Co- 
liprodolto  ù.xW  yì Illuni ,  appositamente  M  Irnscorse  al  pari  del  lampo  ipiel  forlù- 
coiiiposto  per  si  fiuola  occ.isioiie,  inaile  nato  giorno, ed  il  l'onU  (ice,  ilopo  aver  più 
lodi  di  Gn-gorio  \\  l  e  con  c.ildi>siini  vo-  volte  m.inii'oiala  a  iiiì;.'  vesojvo  (jigli,al 
ti  per  la  sua  prospera  conserv.izu/iie.  biu-  goxcriiiiloie  e  al  goidaloiiieie  la  sua  con- 
bi  I  ;;iiitissiinu  al  l'apa  il  vedere  il   cors<)  lentezza,  cdupu  aver  lasciale  generose  le- 
dei buine,  la  spoinla  sinistra  miinila  ih  si unotiinnze  di  sovrana  beiielìceiizn,  com- 
hillo  ed  elevato  albuccelo,  e  la  citlii  assi-  parti  ili  nuovodalla  loggia  l'apostolica  be- 
curata  per  seinpie  da  ogni  pencolo;  e  piii  uedirioiie,  e  cmn  Icore  a  1   1/9.  ripulii  ab 
volle  cco'piugiuziosi  modialteslo  alcav.  li    vulln  di  U.iui.i,  ae.  oinpagn  ilo  d  l'pjii 
Toichi  li  »uu  conUuio  e  la  sua  piena  sud-  fervidi  voti  di  tutta  lapupolazioiic.  iNòcol 


I 


T  I  V 

gioiiio  fiiù  la  gioin,  poicliù  nella  sera  vi 
l\\  illuminazione  geneiale  lìella  citlìi  e  un 
ben  inteso  fuoco  d'aiti  fi  zio  i  a  p|)resentanltì 
la  cascata  deli' Aniene  dal  trafuro  delCa- 
lillo.  Il  santo  Padre  fu  pago  di  sì  bel  gior- 
no, ed  i  liburtini  lo  ebbero  a  grandissima 
Ventura  (Va  le  tante  sovrane  beneficenze, 
che  saranno  loro  d'  indelebile  eterna  ri- 
cordanza. In  Tivoli  furono  presentali  al 
Papa,  e  da  me  si  possiedono  in  originale 
persuo  donativo:  uncorapouimenlo poe- 
tico con  erudite  note,  del  canonico  Sta- 
nislao Rinaldi;  1'  inno  di  mg.'  Briganti- 
Colonna  arci\escovo  di  Damasco  ,  etic- 
hi aule  la  venuta  di  Gregorio  XVI  in  Ti- 
voli per  la  3.'^  volta,  poi  recitato  a'y  otto- 
bre nella  solenne  adunanza  degli  Arcadi 
Sibillini,  tenuta  per  festeggiare  tale  av- 
venimento; lopusiidlo  elegantemente  fit- 
to im[nimeredal  munici|)io  tiburlino,col- 
la  raccolta  dell'epigrafi  di  sopra  ricorda- 
te, insieme  al  suddetto  inno;  l'opuscolo 
italiano-francese  intitolato:  Brevi  cenni 
sul  traforo  del  monte  Ca  lilla  eseguito  in 
Tivoli  per  la  diversione  dell'  Aniene,  al- 
la quale  stampa  furono  aggiunti  mss.  l'i- 
scrizione monumentale  rammentata  su- 
periormente e  coliocata  nel  luogo  ove  il 
Papa  die  il  segno  per  la  solenne  introdii- 
zionedell'acque  ne'cunicoli;  l'altezza  del- 
le piene  straordinarissime  avvenute  nel- 
l'Anieneecunicoli  Gregoriani  dopo  la  di- 
versione, cioè  a'G  febbraio!  836  di  metri 
4,  de'aHfebbraio  1(344  *-''  m^t'"'  4-6(3,  dei 
3  e  4  novembre  1844  <^''  "f^elri  5.27;  ed 
il  novero  de'sovrani  e  principi  d'ambo  i 
sessi  che  visitarono  i  cunicoli  e  in  quali 
giorni.  Ptiporta  il  Siipplimenlo  al  n."  Si 
del  Diario  di  lionia  del  1  846,  che  [)er  la 
pianta  morte  di  Gregorio  XVI,  il  capi- 
tolo lihurtino  riconoscente  celebrò soleii 
ne  funerale  nella  cattedrale,  con  messa 
cantata  dalla  1 . 'dignità, coll'assisteiiza  del 
vescovo  njg.'  Gigli,  il  (juale  dopo  le  4  as- 
soluzioni eseguile  da'cauonici  più  anziani 
IL'ce  la  5.'  al  magnifico  tumulo  con  iscri- 
zioni mortuarie  celebranti  le  gloriose  ge- 
sta del  munifico  sovrano  e  padre.  Queste 


TIV  i5ì: 

venneroancoraencomiatedalcan.  decano 
d. Giovatali  Potini,  con  dotto  elogio  fiine- 
bre;  Tnfiinere(h-egorii\f'IPont,Max, 
O ratio  hahita  in  Ecclesia  cathedralis 
Tihuris  IV  idus  junii  anno  MDCCCXLVr, 
quani  R.'i'o  Canonicoruni  Collegio  cu- 
jus  cura  juxta  sole/nnia.  peracta  snnt 
idem.  D.  D.  /?.,  Fulginiae  i58o;  e  l'af- 
follato popolo  con  lagrime  di  dolore  e 
gialiludiue,  composto  a  mestizia, benedi- 
ceva la  mano  del  gran  Pontefice  liberato- 
re, e  gli  pregava  ilal  cielo  pace  e  requie 
sempiterna.  Ora  passo  compendiosamen- 
te a  liescii vere,  col  Nibl'y,  col  Bulgarini, 
con  rUghelli  e  con  altri,  le  notizie  stori- 
che di  Tivoli  e  de'suoi  vescovi. 

Tiburfu  fondata  da'siculi,secoiidoDio- 
nisio,  il  quale  per  prova  allerma  che  a  suo 
tempo  chiamavasi  ancora  Sicelion  una 
parte  della  città,  che  ricordava  quella  i. 
origine.  Dice  iNibby  che  questo  nome  sem- 
bra che  fosse  quello  originale  della  città, 
quasi  centro  di  quel  popolo  antichissimo. 
Solino  enumerando  le  città  piìi  antiche 
d'I  (alia,  e  accennandone  l'origine, riferisce 
di  Tibiir, cheTiburto,  Cora  e  Calillo  figli 
di  Calillo  nato  da  Amfiarao  depulsis  ex 
oppido  Siciliaevcteriùus  Sicanis  a  nomi- 
ne Tiburti  fratris  natii  maxi/ni  urbeni 
vocarunt. I n  (j ueslo  passo  nota N i bby,quel- 
Voppidu/n  Sieiliae.  cìie  iì  lui  sembra  de- 
tenni na  re  il  nome  origina  le  del  la  ci  Uà, che 
dopo  la  colonia  argiva  fu  appellata  Tibur: 
noia  ancora  la  sostituzione  di  Sicanis  io- 
vece  di  S7rulis,9ia  per  difello  de'copistl, 
sia  per  un'allusione  di  vetei'esnne  Sicani 
di  \  irgilio,  che  sono  i  siculi  stessi,  che  il 
poeta  fn-zato  dal  metro  volse  in  sicani. So- 
lino cita  l'imporlanlissima  opera  che  Ca- 
tone scrisse  ò>ì\\' Origini  delle  città  d'I' 
^^//zV7,opera  sventuratamente  perduta,dai>' 
la  quale  appariva  che  n'era  stalo  fonda- 
tore (Calillo  arcade,  ammiragiio  della  flot- 
ta d'EvMiidro;  ma  Sestio,  secondo  lo  stes- 
so Solino,alieiiua  essere  stalo  fuiulalo  Ti- 
bur dalla  gioventù  argiva  venuta  insieme 
con  Calillo  iu  questa  parte  d'Italia,  vale 
a  dire  che  Calillo  fii^lio -d'Auifiarau.  do- 


iS6  T  I  V  T  I  V 

pò  l.i  innitc  protlii^ids;!  ilei  pndic,  avvc-  il  Tìì<nr  Àrc^cum  (y\  i\\  poro  |in<;lerioieal 
luit.i  presso  Tello,  pei  cotii.inilo  di  Oicleo  SucHim  tie'sìculi,  e  la  (pieslione  rilieiie 
suo  avo,  fu  con  una  ili  quelle  spedizioni  tidiir^i  al  più  ad  una  Ireiiliiiii  d'anni.  No- 
che  cliianiaronok'(T,^//cr»//;.peicliècom-  ta  di  più  il  Nil)l)y,  die  semieiulo  la  tradi- 
jio^te  di  giovani  nati  nella  ste^^a  priniave-  7Ìniie  piìi  ricevuln.clie  fa  di  (Àildlo  I  un 
la,  nincid.ito  in  Italia,  dove  pi  oci  e»)  3  fi-  (i^lio  d'Anili.iiao,  ne  segue  aperlaHienfe 
gli.  1  il)Ui  lu,Coia  eCalillo  ll,e(pic<ili  scac-  un  nnacronisinu  per  parie  di  Viigilio,  il 
ciati  i  siculi  u  i  sicani  da  Sirilitt.  chiama-  ({uale  fa  |)render  parie  a'suui  figli  nella 
ronuTibur  la  città,  dal  nome  del  loro  Ira-  f^uerra  contro  Enea,  i  (piali  prohabilinen* 
tello  maggiore  Tibullo.  Iiuli  iNibby  ripor-  te  regnarono  insieme  rormando  una  «pe- 
tnle  le  ICNlimonianze  di  Orazio,  ili  Silio  ciedi  triumvirato.  Forse  Virgilio  segui  la 
e  «li  (K'idiOjdice  lisullarc  da  tali  autori'  tindi/ioncclie  insinuava  esser  Calillo  I  uà 
là,cl;e  la  cillù  fuiidata  da'siculi  e  cliiama-  «icaile  e  ammiraglio  d  Evandro,  ma  re- 
la  Siciliaera  stala  ilalla  colonia  argiva  cin-  cliercbbe  sorpresa  trovare,  clic  rainmi- 
ta  ili  mura  e  chiamala  Tibur  ad  onor  di  raglio  invece  di  rimanere  presso  il  suo  si- 
Td)tii  lo. Dionisio  mostra  chiaramenteclie  (^noic,  Hjsse  divenuto  un  re  indipendente 
gli  abitanti  primitivi  di  (piesta  parie  di-  ila  lui  in  guisa  da  unirsi  i  suoi  lìglt  nella 
talia,  prima  della  venuta  de'pelasgi,  ch'è  leg  i  contro  di  Enea  ospite  e  amico  suo; 
q  laiitodiie  prima  dell'espulsione  dc'sicu-  e  più  ain;ora  che  un  arcade  fosse  l'amaii- 
li,  abitarono  sui  monti  piccole  città  e  non  raglio  d'Evandro,  riflettenilo  essere  gli  ar- 
inurate,  ed  avere  i  pclasgi  appreso  loro  a  caili  il  popolo  più  mcililerraneodel  l^elo- 
foililìcaile  e  cingerle  di  mura. e  la  colo-  ponneso.  Nondimeno  |)onendo  da  canto 
ma  argiva  fece  appunto  ipicsto.  Osserva  ranacroiiisino,  i  versi  di  N'irgilio  mostra' 
INibby  sul  nome  Tibiii-,  che  faccvasi  de-  nochede  i  fr.ilelli.Tdiurlo  era  il  piùan- 
livaie  da  Tiburto  o  iiburno,  nomi  che  ziano. e  come  tale  si  rimisi;  in  Tibur,  che 
piuttosto  dircbboiisi  derivativi  essi  stessi  da  lui  avea  tratto  nome,  mentre  i  fratelli 
ila  Tibur,  invano  cercasi  il  significato  nel-  suoi  C-ilillo  e  Cora  uscirono  in  campo. 
le  lingue  antiche  conosciute,  sembra  che  Tranne  l'imprese  segnalate  da  loro  falle, 
ilovi  ebbe  derivare  dalla  stessa  origine  di  secon.Io  Virgilio,  nella  guerra  latina  con- 
///('/'/•/v,  Tltyliiùs  o  Tilicris^e  perciò  ri-  tio  l^iica  aiutando  Turno,  e  la  tradizio- 
inane  nascosto  nell'  anlichissime  lingue  ne  vaga  che  Gallilo  vi  moi'is<e  dopo  aver 
de'siculi  e  de'|)elisgi.  Iiiollre  ÌNibby,  per  fondata  un'altra  città  in  Italia,  e  Cora  o 
le  ragioni  che  adduce,  confutando  l'asser-  Corace  edificasse  Cora  nel  paese  de'volsci, 
zione  del  .Sebastiani,  che  stabdì  la  fonda-  non  si  hanno  altre  memorie  ih  loro.  Sul- 
7Ìone  di  Tibiiri  9.1')  1  amii  avanti  l'era  voi-  le  origini  primitive  ili  Tibur,  il  d.'  Sla- 
mare, restringe  la  data  della  primitiva  ioii-  niilao  Viola  è  di  diveisao|)iiiione  del  cav. 
ilazione  almeno  all'amio  i  30  |,o  crede  non  Ihilgarini,  e  si  avvicina  al  n.iir.ilo  da  Nib- 
poteisi  dire  l'osteriore  a  (|ucirepoca,  cioè  by,  imperocché  egli  dice,  Cullilo  arcade 
all'anno  (ti  i  avanti  la  fondazione  di  Ilo-  figlio  d'Amlìarao,  dalla  sua  patria  eiuìgrò 
ma.  Che  l'epoca  della  morte  d'Amfi.irao  con  l'Evandro  argivo,  alla  cui  (lolla  s'im- 
padre  di  Cilillo  I  secondo  loiidaloredii-  pelilo  in  ipialilà  di  prcletlo:  che  arrivati 
na  città  su  questo  colle,  dopncliè  (piai-  in  Italia  luroiio  ambedue  benignamente 
c\ì<'.  anno  prima  crasi  da'siculi  loiid.ita  la  accolti  da  l'hanno  re  del  Lazio;  che  Evan- 
citili  (Il  Sicelia  o  Sicilia, che  furono  coslret-  dio  si  fermi»  nel  colle  presso  il  Tevere,  da 
liidjb.indon  irenel  I  3()o  trasmigrando  in  l'aliante  uouiato  L'allanteo,  poscia  Mniìlr. 
Sicilia,  e  sulla  ipialesuise poi  ilTibur  de-  Piiliiti/io  ;  e  Calillo  sih  il  colle  irrigalo 
gli  argivi,  (picsla  può  delei minarsi  poco  diill'  Anieiie  presso  gli  Apciinini  ,  ne  di- 
pu»tciiurc  ali  aunu  klcs^ui  Jòu,  e  ipiiudi  scacciò  i  sicam  che  1  abitavano,  e  vi  cJi- 


T  I  V  T  l  V  1 77 
fico  le  mura  per  lui  delle  di  Catillo.  La  poli  con  Pioma  nel  suo  annosGS,  in  ma- 
quale  denominazione  si  mantenne  sem-  niera  the  i  sabini,  quindi  <^\ì  equi,  poscia 
pie  presso  gli  storici  e  scriUoii,e  fu  can-  i  volsci  inl'estondo  il  leriilorio  de'liburti,i 
tata  da'poeli.  Catillo  procreali  3  figli  in  romanipiù  vollegliaiutaronoarespingei'* 
Italia,  Tibullo,  Corace,  Catillo  11  di  cui  li.  Continuando  la  confederazione  e  ami- 
tace  la  storia,  e  solo  una  vecchia  e  incon»  cizia  de'due  popoli,  quando  Virginio  uc- 
cludenle  tradizione  vuole  che  fabbricasse  cise  la  propria  figlia  Virginia,  onde  lilje- 
una  città  sul  monte  clic  ne  porta  il  nome,  rarla  dall'  infamia  del  decemviro  Appio 
Di  Corace  si  sa,  che  trasferitosi  tra'volsci  Claudio,  scelse  Tibiu'a  volontario  esdio. 
col  nome  di  Cora  vi  rifabbricò  la  distrut-  Dubitundo  poi  i  romani  della  fede  de'li- 
ta  città  di  Bardano.  ATiburto  primo  na-  burli,  e  perchè  nel  894  di  Roma  senza 
lo  si  sa  puie  che  il  padre  die  il  paese  con-  provocazione  e  a  insinuazione  de'netnici, 
quistalo  de'sicani,  cui  onorò  del  nome  Ti-  essi  chiusero  le  porle  a'consoli  C.  Sulpi- 
biir  poi  Th'olij  ed  avendo  consagralo  la  ciò  e  C.  Licinio  Calvo  reduci  dalla  presa 
città  adErcole, quando  morì  fu  annovera-  dell'ernica  Ferentino,  quest' affronto  fu 
lo  tra  gli  Dei  e  gli  si  dedicò  un  bosco.  Non  rullin)o  impulso,  perchè  dopo  molli  la- 
lasciando  successori,e  verun  auloi  e  facen-  menti  da  una  parte  e  dallallra,  do[)0  a- 
do  menzione  di  principe  che  Tibur  reg-  ver  domandato  il  risarcimento  delle  co- 
gesse,la  cillàsi  dovè  governare  in  repub-  se  per  mezzo  de'feciali,  venne  intimata  la 
blica,ed  ebbea  sosleneregli  allacchidegli  guerra  a'iiburti.  Una  scorreria  però  che 
scacciati  abitatorijCollegati  co' vicini  equi-  fecero  i  galli  senoni  fino  al  ponte  .Salario 
coli,  quali  vinti  ingrandirono  colle  loro  presso  Roma,  sospese  per  alcun  poco  imo- 
terre  le  dipendenze  di  Tibur.  Siaedeche  vimenti  de'romani  contro  Tibur  :  ma  es- 
per  vari  secoli  debba  essersi  governata  in  sendosi  i  galli  per  la  prodezza  di  T.  Man- 
pace  e  confederazione  con  altre  città  la«  lio  Torquato  allontanati  da  Roma,  si  ri- 
tine,  nulla  dicendone  l'istoria,  e  quindi  tirarono  nelle  terrede'tiburli,edopoaver 
soggiacque  alle  vicende  generali  della  na-  stretta  con  loro  un'alleanza,  passarono 
zione.  Tulio  Ostilio  re  di  Roma  spedì  al-  nella  Campania.  Allora  i  romani  inaspri- 
le  latine  popolazioni  ambasciatori  onde  a  lisi  maggiormente,  si  rivolsero  con  vigo- 
lui  si  arrendessero  ;  ma  in  un  congresso  rosa  forza  contro  i  tiburli,che  oltre  la  1." 
tenuto  dalle  medesime  alia  selva  Ferenti-  colpa,  l'altra  più  grave  aveano  commes- 
na,  decisero  d'opporsi  colla  forza  alle  sue  sa  d'essersi  collegati  co'  barbari  loro  fieri 
domande.  Nell'anno  i  1  5  di  Roma  gli  sue-  nemici, che  al  leu  la  va  no  al  la  sicurezza  dei- 
cesse  re  Anco  Marzio, il  quale  poi  die  lo-  l'Italia:  ma  quelli  invocarono  il  soccoiso 
10  battaglia,  e  vinti  spianò  alcune  città,  de'  galli  reduci  dalla  Campania,  laonde 
costringendo  gli  abitanti  ad  aumentare  il  così  fiero  a'^petto  prese  quella  guerra.chei 
popolo  di  Roma.  Tarquinio  Prisco  vinse  romani  scelseroadillatoreQ.ServilioAha- 
replicate  volte  i  latini  e  loro  confederati,  la,quando  videro  i  galli  e  i  idjurti  segnata- 
ma  Tibur  in  tali  lotte  ebbe  sempre  sorte  inentedevastareedepredaiei  terrilorii  la- 
di  non  solfiire  disastri,  e  fu  compresa  nel-  bicani,albani,tusculani,  ed  inlinioriti  fecc- 
ia pace  data  da  quel  re,  che  poi  fu  soc-  ro  pure  voli  pubblici  per  l'esito  felice  dei- 
corso  da'liburti  nelle  varie  guerre  che  via-  la  guerra.  Fortaronsi  i  galli  ad  assaltare 
se.  Nella  lega  delle  città  latine  onde  ri-  Roma,  ed  i  tiburli  restarono  in  riserva  e 
mettere  in  trono  Tarquinio  il  Superbo,  la  presidio  della  loro  città.  1  galli  furono  di- 
principale fu  Tibur,  poiché  nella  dislalia  sfatti  sotto  le  mura  di  Roma,  ed  il  con- 
de'latini  al  lago  Regillo,  il  console  Aulo  sole  G.  Petelio  che  sorvegliava  le  uiosse 
Postumiolrionfùde'liburli  come  capi  dei  de'liburli,  sotto  Tibur  li  costrinse  a  rieii- 
popoli  coilegali  Si  liLonciliarono  tali  pò-  Irare  insieme  co'  rimasugli  dell' esercito 


i58  T  IV  11  V 

pnilico  rntio  le  iimrn,  od  oltrnnp  ppicièi  roii'olr  INipilio  LciimIc  dt-vastòil  Icnilit*  j 
gliunoii  del  ti  ioiifo  S()|irii  n  in  lied  tu-  i  pò*  i  in  ldiiniiiio,c  nel  seguente  niinodcoiiào- 
poli  vinti  nel  Spaili  Hoina.  I  tilxirli  pie-  l<;  M.Nuleriu  Publicola  prese  Kiupuluiti, 
sero  a  sclicrno  tale  trionfu,  rpmsi  tlip  fos-  enei  n)a[^pio4f'i  ilcoiisoIcM.  Fabio  Ani- 
se  stn  lo  :irc(ji(l;ilo  per  iiu'ini|)re>u  da  nid-  hnstoc^pni^nnSiixnlii:  i  lihiirlinicos'i  per» 
la,  iliceiulo  elle  il  auisuie  non  ii  veti  coni-  deroiio  due  <lelie  loro  migliori  città  eoo 
l>:ittiiloincnniponpcrlocon  lurOjitia  p(*r-  vari  castelli,  ed  avrelilieiu  perduto  alire 
elle  pcclii  spetlaluri  accorsi  fiioi'ì  della  terre  .«e  non  ave'«<cro  d('p(»lc  le  armi.  Di 
porta  a  veder  la  fiipa  e  lo  spavento  de'gal-  questo  tnonf)  di  Ambiislo,  couicdel  pre- 
li,  ì  (piali  vedendo;»!  attaccali  son^a  resi-  cedente  di  Pclelio,  scl>l)eiie  niile  ne  iìtsse 
Slen/a  cianai  rìliruti  eniio  te  mina,  ven-  la  vittoria,  se  ne  hanno  le  nicinnric  nei 
ne  crcdnla  da'roinani  un'a/ioiie  de^na  di  f.isli  tiioiif.di  r.;ipitolini.Si  fere  la  pace.clic 
trionfo.  Quindi  i  idjui  ti  per  nio>liiMe  in  potili  anni  dniò,  alloa  la  mossa  ^eiiera- 
tjiinnlo  j)oco  conio  tenevano  i  romani,  e  le  falla  daLilini  per  iscuolere  il  gio^o  io- 
ni inacciaiidoli  di  vendetta,  nel  seguente  mano.  In  cpiella  le^a  entrarono  nuche  i 
anno  si  portarono  con  poche  truppe  di  tihurlini,  e  furono  dc'piìi  ostinali  a  de- 
notte  ad  assalire  la  porla  di  Uonia  tiella  porre  le  armi,  poiché  anco  dopo  la  disfal- 
via  Tdìnilina,  recando  alla  città  spaven-  la  i^ciuMaicsollerla  da'Iahni  nel  4'  », l'au- 
to e  confusione,  per  non  sapere  i  romani  no  sei^nente  si  unirono  in  una  lega  par- 
la foi za  e  condizione  dell'inimico.  Sortiti  ziale co'prencstini  e  co'vclitcrni,  onde  su- 
pciòi  consoli  cogli  eserciti  per  due  di  ver-  steneie  Pcdu/n  città  Ialina  assediala  dai 
se  parli  daila  città,  si  avvidero  che  il  ten-  romani.  Però  nel  4'  7  '1  console  L.  Furio 
Itilivo  era  l'opera  dcll'ardilezza  di  pochi  Cannilo,  vera  furia  di  {guerra,  attaccò  i 
tiburtini,  che  inseguili  e  già  slancili  furo-  lihuiti  sulto  le  mura  di  Pedo,  e  malgrado 
no  disfiilti  e  in  parte  uccisi.  S\  crede  da  ima  dispctiila  sortita  falla  dagli  asNediati, 
alcuni  storici,  che  per  r|ueslo  fallosi  eri-  vinse  gli  uni  e  gli  alili,  e  nel  sctlemlirc 
gesse  in  Roma  la  Pila  Tiburlina,  nppcn-  prese  colle  scale  la  terra  d'assalto:  dipoi 
deiidovi  le  spoglie  degli  uccisi,  e  che  pò-  per  domai  ne  rarioganza,  in  pena  gli  fu- 
.scia  servisse  di  basilica  al  vico  o  boigodei  rono  lolle  varie  miglia  di  territorio  dal- 
'Iibuili  per  le  loro  adonanze.  L  cei  loche  la  parie  di  1  ikchIo  e  di  Uoina.  A  Caniil- 
ivi  appi«'>so  ebbe  conligoa  la  ca>a  il  poe-  \n  fu  decidalo  il  trionfo  sui  pedanei  e  li- 
lii  Marziale,  com'egli  allerma,  e  lo  ripor-  burli,  ed  una  >talua  e(|uestre  nel  foro  io* 
tn  onclie  il  ÌNlai/i.  Questi  dice,  che  sorge-  mano, onore  allora  mollo  raro. Questo  fit- 
va  alle  radici  «lei  Moiilc  (Juiiiiidlc  dal-  lodiè  linea  (juilia  guerra  (piasi  civile.  Nel 
la  parie  del  7' o/o  ^frcliiiiioiiln,  ov't;  oggi  .senalus-consnlloemanalo  in  tal  ciicoslaii- 
la  chiesa  di  s.  ÌNicola  in  Arcione.  Iin^llre  za  si  ftrede'lilnii  li  e  de'preneslini  unaca- 
crede  il  Maidiche  la  Pila  o  basilica 'libili-  legnila  particolare:  essi  Inrono  niiillalidi 
tino  fosse  un  luogo  pubblico  nel  tino  per  una  parie  delle  menzionale  terre, non  fan- 
comodo  de'iiegozianli;edilì::nla  informa  to  perchè  erano  insorti,  pena  cheaveauo 
sIL-rìra  rappieseiilanle  la  rotondila  della  coinunecoglialtri  latini,  ma  perchè  quasi 
terra, e  pi  ese  il  nome  da'tiburliiii,  i  qua-  allediali  del  dominio  romano  aveaiio  iia 
li  solevano  appendere  i  loro  Irolei  nel-  di  liitlo  lega  co'gulli.  Dopo  (piell'avveni- 
raduiceiile  piccola  colonna.  In  breve,  il  inculo  i  libniti  piii  minsi  mossero, aiiziTi- 
JNIaizi  ntittne,  che  la  Pila  (ihnrtina  era  il  bur,compPiencsle, Napoli  e  altre  «itlà  d'I- 
luogo  e  la  basilica  per  le  radnnunze  dei  talia,rii  cilliummniie,libern  ecoiifederatu 
libili  tini,  che  abitavano  il  luro  vico  obor-  dei  lomani,  governandosi  col  suosennlo  e 
po  in  r.onia.  La  guerra  ronlinnò  accanì-  leggi.r  In  eosi'.enipie  1  ic(mo»niii(.i,iii  mo- 
ta [icr  parecchi  anni:  nel  'ò<ji)  di  iluina  il  do  clic  vi  si  poteva  espiare  l'esilio^  v  od 


T  I  V 

443  di  Boma  essendovisi  rifugiali  i  tila- 
cini friggiti  da  Roma  pel  rigore  de'ceiisuii 
che  aveano  loro  proibito  di  non  mangia- 
re ne'  templi,  ove  suonavano  nel  tempo 
de'sagrifizi,  furono  dal  senato  spedili  am- 
basciatori a'iibiiili  onde  procurassero  per- 
suaderli a  ritornare,  essendo  necessari  pei 
sagrinzi,ed  avendo  usalodegli  stratagem- 
mi per  riuscirvi,  furono  di  molto  aggradi- 
meli lo  a'roma  ni. Imperocché  a  vendo  cliia- 
mati  i  libicini  nella  curia  per  esortarli  a 
ritornare  in  Roma,  ma  non  potendo  né 
persuaderli,  né  costringerli,  ricorsero  ad 
un'astuzia.  In  un  di  festivo  iuvitnronli  di 
qua  e  di  là  col  pretesto  d'accompagnare 
e  celebrare  col  suono  i  banclielti  sagri,  e 
pervennero  ad  assopirli  col  vino  :  allora 
presi  dal  sonno  li  raiseio  sopra  carri  e  li 
portarono  a  Roma,  e  la  cosa  fu  con  tale 
ai  tifizio  condotta,  che  essi  non  si  sveglia- 
rono, se  non  dopo  die,  lasciali  sui  carri  nel 
foro,  sopravvenne  il  giorno.  Allora  alFul- 
lossi  intorno  a  loro  il  popolo,  ed  ottenu- 
to il  consenso  di  rimanere,  fu  a'iibicini  ac- 
cordato il  privilegio  di  andare  ogni  anno 
per  3  dì  sopra  carri  percorrendo  le  stra- 
de di  Roma,  canlando  e  suonando  con 
quella  licenza  quasi  di rebbesi  solenne  che 
a'iempi  di  T.  Livio  ancora  continuava,  e 
fu  loro  reso  il  diritto  di  mangiare  nel  lem- 
pio  di  Giove,  la  cui  abolizione  a  vea  porta- 
to tutta  questa  faccenda.  Forse  questo  di- 
ritto di  rifugio  ed  immuni'.à,  unito  alla 
vicinanza  di  Roma  ed  all'  amenità  del  si- 
to, fu  causa,  secondo  Nibby,che  i  dovizio- 
si romani  fondassero  tante  ville  nel  suo 
territorio.  JVelle  guerre  de'romani  contro 
i  cartaginesi,  Fabio  Massimo  in  Tibur  or- 
dinò che  si  portassero  i  nuovi  cosciilti  di 
due  legioni,  dove  le  unì  insieme  coll'eser- 
ciloconsolare  portatogli  da  Fiacco.  Ivi  fur- 
mò  e  istruì  il  suo  esercito,  e  quello  <le'con- 
federati,  tra' quali  i  tiburti  per  lo  spazio 
che  durarono  militarono    valorosamen- 
te, e  ne  sopportarono  con  costanza  i  disa- 
stri, massime  quello  di  Canne.  Sollrì  mol- 
to il  territorio  nel  passaggio  dell'esercito 
diAuuiba!e,il  quale  tragittò l'Auienepies- 


T  I  V  I 59 

so  lo  sbocco  dell'acque  solfuree,  allorché 
non  potendo  penetrare  in  Capua,  fece  il 
diversivo  ili  andare  ad  assediare  Roma. 
Quindi  terminatala  guerra  vollero  i  ro- 
mani per  gratitudine  che  i  libui  li  fossero 
ascritti  alla  ciltadinanzadi  Roma,  ed  i  lo- 
ro cittadini  vennero  ammessi  a  tutti  glio- 
iiori  della  repubblica,  come  lo  attestano 
tanti  monumenti  rinvenuti.  L'  degna  di 
memoria  la  morte  di  Siface  re  di  ÌN'umi- 
dia,aTvenula  inTibur  rannodiR.oma55i, 
due  anni  dopo  essere  stalo  fallo  pi  igione 
nell'Africa.  Egli  da  principio  fu  manda- 
to per  ordine  del  senato  ad  Alba  Fuceii- 
se  per  esservi  custodito,  e  di  là  poscia  con- 
dono a  Tibur  e  destinalo  a  servir  ti'  or- 
namento al  trionfo  di  Scipione,  ed  ivi  o- 
norato  di  pubblici  funerali,  siccome  di- 
chiarai più  sopra.  iVarra  iVibby,  che  nel 
palazzoBarberini  diRoma  si  conserva  una 
tavola  di  bronzo,  sulla  (piale  è  inciso  y\n 
senatus-consullo,  che  dichiara  essersi  i  ti- 
burti ben  discolpati  da  un'accusa  grave  in- 
nanzi il  senato  di  Roma:  lo  stile  di  questo 
importante  documento  appartiene  all'e- 
poca della  guerra  sociale,  e  perciò  è  ra- 
gionevole ci  edere,  che  l'accusa  (Iella  fpia- 
le  si  discolparono  i  tiburti  tendeva  afmli 
comparire   rei  in   quella  lega;  essendovi 
nettamente  espresso,  non  potere  esistere 
il  fatto  apposto  a'tiburti,  perché  non  avea- 
no né  molivi,  uè  forza,  né  iilililà.  In  que- 
sto importantissimo  moniiuieuto  non  leg- 
gendovisi  la  data  de'consoli, die  motivoa 
varie  opinioni  sull'epoca,  e  JN'ibby  credo 
dover>i  alti  ibuire  a  circa  la  metà  dtl  \  Il 
secolodi  Roma,  e  perciò  essendosi  i  tibur- 
ti purgali  della  taccia  d'aver  avuto  parte 
in  quella  lega  ,  fossero  tosto  ammessi  al 
godimenfodella  cittadinanza  romana,  in- 
sieme cogli  altri  latini,  ecogli  cUusci,  di 
cui   si  volle   ricompensare   la   neutralità 
piuttosto  che  la  fedeltà  mostrala  in  quel- 
la guerra.  Il  cav.  Bulgariiii  riferisce  col 
INIarzi  ,  che  il  monumento  fu  rinvenuto 
presso  la  cattedrale  già  tempio  d'Ercole, 
ed  opinò  che  appartenesse  alla  condotta 
da'tiburli  tenuta  nella  guerra  de'vulsci, pei 


if.o  T  IV  T  I  V 
sns|n.tti(l«'nTati«l;\ll'nvei-liovntnnollcfìln  Io  il  tesoro  diesi  ciislo«liTn  nel  (empio  di 
vr.l.sce  nlcuiii  loiosoltlali;  e  i  lic  si  j;iiislili-  l'.ivolp,  nell.i  guerra  die  sosli-iiL-viiCdUlr.) 
rniono  iu  iiìodo  da  conlcrmarsi  luinvn-  Lucio  A iilonio,  cioè  quaiulo  (urono  pure 
niente  la  pace  nel  tempio  ili  Cnsloie,  in-  t-tpilati  (pieili  ili  Saturno  iu  Roma,  delln 
cisn  in  una  (avola  ili  litonr.o  e  collocata  l'ottima  in  Anzio,  ili  (ì ìunoiic  a  i.auuvio, 
nel  tcmpioirLicoli'ciitaiKiG8.Qiiesl'as-  e  di  Di.m.i  a  ^cini.  <)Ua\io  lesluto  iissu- 
scizioiieru  entcìidata  dal  il.'  Staiiisl.io  luto  padrone  del  loniano  impero  e  pie<u 
\'ujla,  7V\v»//  mi  ilcn-iiiiin.  p.  ix,  |ìcr  Iu  il  nome  d'Augusto,  si  portò  spesso  in  Ti- 
scoperta  storica  faltadal  celfbieE.n.  Vi-  hur  nella  villa  del  suo  favoiito  Caio  Cd- 
sconli,  il  quale  commentando  l'iscrizione  nio  Mecenate,  cortej^giato  ila'  più  faiuosi 
incisa  in  Lronro  del  pretore  Lucio  Cor-  letterati,  e  dava  di  sovente  udienz»  p.il>- 
iielio,  dicliiaiò  spettare  all'  anno  C)C>\  o  Mica  ne'summi'iitovali  portici  del  lempio 
f>r)-7,  e  I  ipiiardaie  la  f^ucira  sociale,  die  i  d'l:lic(jlc.  Come  nci^li  ultimi  tempi  ilcila 
popoli  latini  Mliillaiidosi  mo^sa  avcniio  icpiibMioa,  com  sotto  i  pruni  Ce>aii,Ti- 
coiid'o  i  romani,  e  die  essendo  nalodiib-  bur fiorì  grandemente, aiiclie  perdici  piìi 
Lio  sulla  Ielle  de'tiburlini,  come  vicini  ai  doviziosi  romani  fabbricarono  nel  terii- 
popoli  ribelli,  dietro  le  loro  rimostranze,  torio  sontuosissime  ville.  Questa  fu  l'epo* 
ne  fu  riconosciuta  l'innocenza,  e  quel  be-  ca  della  maggior  sua  gloria.  Sopra  i  [nt- 
iielicopietore,  in  assenza  de'coiisolijcb'e-  toresdii  suoi  colli  accorrevano  i  romani, 
lauo  |)ailili  alla  testa  dell'armala,  prole-  stancbi  di  battaglia  e  di  nssedii,e  desidc- 
riva  quel  veiiprandosenalus-consullOjCbe  rosi  di  conduire  una  vita  piacevole;  e  in 
ila  ogni  macchia  li  rimondavo.  Per  il  die  poco  tempoTivoli, grande  già  pe'suoi  lem- 
ad  onore  e  ricordanza  perenne,  lo  scolpi-  plimarmurei  d'eccellente  ardiiletlura,  fu 
rono  i  libuitiiii  in  bronzo  etl  allogarono  abbellita  da  molle  e  meravigliose  delizie 
ni  coppello  del  mondo  nd  foioo  nel  pa-  campestri,  dove  in  larga  copia  profusero 
lazzo  senatorio.  JNclla  tristissima  sene  dei  il  loro  lusso.  Tivoli  divenne  un'appendi- 
niali  die  accompagnarono  le  guerre  civi-  ce  di  Iloma  conquistatrice  del  mondo,  la 
li  diSilla, Cesare  e  de'lriumviri,  ilice  Nib>  delizia  de' romani  :  in  essa  accorrevano 
l)y  che  Tibur  risentì  minor  danno  di  al-  consoli  e  imperatori,  senatori  e  ricchi  pa- 
tiecid.iiiiloi  no  aUoma.perdic  seguì  seni-  trizi,  a  passare  giorni  beali  iu  un  vivere 
pie  una  politica  evasiva,  iiidinaiido  sem-  molle:  allora  vi  sivede.nio  le  migliori  sla- 
pre  verso  la  [larle  piepondeiante  senza  lue  di  greco  scalpello,  allora  le  sponde 
sbilanciarsi.  Infatti  nelle  gueiie  civili  di  dell'Amene  risuonavnno  de'versi  di  Vir- 
I\L'u  io  e  Siila,  il  console  Cinna  si  portòin  gilio  e  Orazio,  di  Catulloc  altri  poeti,  co- 
libur,  e  mila  piazza  del  tempio  d'Lico-  III  diiamali  dalla  liberalità  de'mecenati, 
le  niringò  il  pnpolo,  perorando  a  favore  e  dall'amore  del  piacere.  La  sua  viciiian- 
ili  Mano;  ma  coiivoralu  il  senMo,  un  se-  za  a  lioma  e  la  fiecpieiizn  di  coloio,  che 
nioie  dissuase  il  popolo  a  prender  le  [lar-  vi  si  portavano  a  ili[)orto,  I)en  presto  la- 
ti ili  quello,  e  solo  a  dichiararsi  neutra-  vorirono  l'introduzione  e  il  propagamen- 
|p,  e  si  lisparmiò  così  la  vendelln  di  Sii-  to del  cristianesimo,  senza  che  però  si  pos- 
ta. Marc'Antoiiioinlimoritodalla  defi^zio-  sa  con  siciwezza  determinare  ranno  in 
nedi  due  legioni  a  favole  d'Ottavio,  si  li-  che  la  prima  volta  vi  fu  predicalo.  Cir- 
tiiì)  ndla  villa  di  Meldio  Scipione  in  Ti-  ca  ranno  i  3S  di  noslia  era,  avvenne  il 
bur.  ove  senatori  ecavalieri  romani  si  por-  mai  tii  io  de'dburtini  i  ss.  (ìetiilio,  Sinfo- 
laronoa  ritrovai  lo,  cu'(|uali  parlò  sdegna-  rosa  e  loro  7  lìgli,  onde  cicdcsi  che  d  cri- 
Io,  lugn.-indoKi  di  Ciccronc,ed  ove  radunò  stianesimo  già  vi  fosse  propagalo,  e  ben 
un  esercito  di  partitanli  ascendi  nte  a  \  presto  si  dilliise  in  modo  che  meritò  lo  sc- 
Ifgloni.Mufurscpcr  questo,  OUavio  espi-  de  vescovile.  Niuna  memoria  si  he  di  li- 


T  I  V 
voli  Jegna  di  particolare  rimarco  fino  al 
43  ),  in  cui  Genserico  re  de' va  rida  li  danneg- 
giò mollo  il  lerrilorio.  All'epoca  delia  guer- 
la  gotica  nienlreVitige  rede'goti  l!assedia- 
va,  la  città  si  difese  valorosamente,  onde 
dato  il  guasto  alle  campagne  levò  l'assedio 
e  si  portò  a  quello  di  R.oma.  Belisario  co- 
mandante dell'armata  greco-romana  fece 
risarcire  le  mura  di  Tivoli,  quando  man- 
dò a  occuparla  da  Mautuo  e  Sintue  con 
5oo  soldati  in  soccorso  della  medesima,  i 
quali  unitamente  ai  tiburlini  continua- 
niente  inquietarono  nelle  sortile  i   goti 
ch'erano  all'assedio  di  Roma,  e  che  co- 
stretti furono  ad  abbandonarlo  per  soc- 
correre Ravenna,  ove  Belisario  vinse  e  fe- 
ce prigione  Vitige  nel  53q.  Il  successore 
di  questi  Totila  venne  a  porre  di  nuovo 
l'assedio  a  Tivoli,  che  Belisario  rafforzò 
con  un  presidio  d'  isauri,  i  quali    venuti 
in  dissensione  cu'militi  tiburtini  che  difen- 
devano la  città,  essi  volendosi  vendicare 
di  tal  contesa,  dierouo  di  notte  tempo  iu- 
gressoa'goti  nella  città;ed  avvedutisi  gl'i- 
sauri  del  tradimento,  anziché  pensare  a 
difenderla  ,  1'  evacuarono  e  pervennero 
(|uasi  tutti  a  salvarsi.  ]Ma  i  goti  fecero  man 
bassa  degli  abitanti, e  nell'orrenda  strage, 
non  risparmiando  donne  e  fanciulli,  tru- 
cidarono perfino  il  vescovo, e  in  modo  tan- 
to atroce  che  Procopio  lo  tacque  per  non 
lasciare  a'posteri  un  monumento  d'inu- 
manità; inoltre  incendiarono  e  dirocca- 
rono le  fabbriche  tanto  profane  che  sagre. 
]Nel  numero  de'lrucidati  vi  fu  Catello  o 
Catilio,celebre  personaggio  di  que'tempi. 
Cos\  Tivoli  già  forte  e  florida,  per  la  di- 
scordia de'propri cittadini  co'difensori,nel 
543  fu  ridotta  in  miserando  stato.  Asse- 
diala poi  Roma  si  difese  valorosamente, 
e  Totila  fu  costretto  ritirarsi  in  Tivoli  per 
tutto  r  inverno,  risarcendo  la  rocca  ove 
ripose  il  denaro,  e  le  mura  che  i  suoi  sol- 
dati aveaiio  diroccate.  Tale  distruzione  di 
Tivoli  dall'annalista  Muratori  si  diceav- 
venula  nel  544>e  la  riedificazione  nel547. 
INibby  corregge  il  Sebastiani,  che  fece  ta- 
gliare da'  romani  i  ponti  dell' Aniene,  il 

VOL.   LXXVI. 


TIV  i6r 

che  precisamente  Operò  Totila  nel  ritirar- 
si da  Tivoli ,  come  si  prova  dfiUe  lapidi 
già  esistenti  al  ponte  Salario,  e  dal  riferi- 
to da  Procopio  testimonio  oculare,  De 
Bello  Co</i/"co. Presa  quindi  Roma  da  To- 
tila, fu  poi  sconfitto  e  ucciso  da  Narsete, 
e  nel  556  restò  libera  Tivoli  e  l'Italia  tut- 
ta da'goti  suoi  barbari  devastatori.  Con- 
vertiti dall'  imperatore  Giustiniano  I  in 
ducati  gli  stati  riconquistati ,  Tivoli  fu 
com  preso  nel  d  ucato  Romano,che  descris- 
si a  Roma  colle  sue  vicende,  ed  il  quale 
si  conservò  fedele  all'imperatore  d'orien- 
te, non  Ostante  che  gli  altri  ducati  fosse- 
ro quindi  invasi  da'longobardi.  Narrai  a 
Sovranità  de'Romani  PoxVTEfici,  le  gran- 
di benemerenzede'Papi  co'popoli  abban- 
donati dagfimperatori  alle  barbarie  dei 
longobardi,  contro  i  quali  indefessamen- 
te li  difesero;  finché  Leone  III  Vlsaiwi- 
co  per  perseguitare  le  ss.  Immagini  e  il 
Papa  s.  Gregorio  II,  avendo  questi  inu- 
tilmente cercato  di  convertirlo  da'suoi  er- 
rori e  dalle  sue  iniquità,  lo  scomunicò  ed 
assolvè  gl'italiani  dal  giuramento  di  fedel- 
tà e  da'tributi;  laonde  il  ducato  Romano 
verso  il  ySo  e  compreso  Tivoli  (e  le  a- 
diacenze  ,  come  accennai  pure  nel   voi. 
LXX,  p.  276),  volontariamente  si  sotto- 
mise al  principato  temporale  della  s.  Se- 
de e  de'Papi.  Una  cronaca  riportata  dal 
Petrini  nelle  Memorie  Prenestine,  rac- 
conta che  Astolfo  re  de'longobardi,  nel- 
la scorreria  che  fece  nel  ducato  Romano 
nel  752,  per  cui  Stefano  III  ricorso  al- 
l'aiuto di  Pipino  re  di  Francia,  salì  con 
6000  armati  nel  campo  tiburtino  e  con- 
cluse un  trattato  colle  città  di  Tivoli  e  di 
Preneste,  mentre  i  romani,  sebbene  fos- 
sero sopralfatti  da  spavento,  non  vollero 
aprire  alcuna  trattativa.  Pipino  calalo  in 
Italia  costrinse   Astolfo  a  restituire  alla 
chiesa  romana  l'usurpate  terre,  ed  altre 
ve  ne  aggiunse  il  re  in  perpetuo  dono  a 
s. Pietro.  Dipoi  minacciando  Roma  e  il  suo 
ducato  Desiderio  le  de'longobardi.  Papa 
Adriano  I  implorò  il  soccorso  di  Carlo  Ma- 
gno, che  vinto  Desiderio  e  dato  termine 
1 1 


x(h  TIV  TIV 

ni  icL'iuilor.gdbnMliro, coiiferinò  cnm|ili<)  Tivoli  sles'^n,  coinc  il  l'oio  ,  il  Vico  Pa- 
le (Innnrioni  falle  tini  pndie  Pipino  ;illn  Irizio,  l'Iùiripo  colla  clucsn  di  s.  Alessnn 
s.  St'tie,  e  mento  che  in  Ini  s.  Leone  III  ilio, e  le  mole  vicine  all'episcopio,  la  cliie- 
ii[>i;sliiiasserinipci<>(rorci(lL-nle,n«lqua-  sn  eli  s..Pnnln,  la  regione  tk'll.i  Foinu'llo, 
U-  jjli  successe  il  lif^lio  Lodovico  I  il  l'in.  In  portn  Mog^iore,  l.i  pnita  Oscura,  le aiu- 
Qni  sto  principi- agi'iinise  alilo  «lunavioiii  la,  la  cliii-sa  ili  s.  Pantaleo,  la  conimela 
(Il  sImIi  alla  s.  S<ile,  e  in- loiilei  ino  il  suo  della  Plaz/iila,  varie  posleine  e  fra  que- 
piii'cipalo  n  8.  Pasijnale  I  iieir8i7,  col  sic  quella  di  Vesla,  il  nu)iiaslei-o  di  s.  Be- 
celeliie  diploma,  in  cui  si  legge:  Slatiio  nedello,  la  conliada  di  Caslto  Velerecol- 
et  vonct'do  liln'  l>.  l\'tro  et  prò  te  ì  ira-  le  diaconie  di  s.  Maria  e  di  s.  Giorgio  ce. 
riu<itioiiì  narlibus  Caìiiiuiniac.ucc unii  Compila  la  reslaiira/ione  drlla  chiesa  de' 
<7  Tiliif  ctini  otiìiiiltis  fiiiìlut.s  et  teriilo-  ss.  ricnciltllo  e  Scolastica  di  Snbiaco,  il 
/v»  ad  edsileìii  ei\-!ltiles  jìerdneiiti'ì'iis.  nie<lcsinio  llenedello  \  II  a'  4  <I'feiii|jie 
La  cillìi  di  Tivoli  ne'sfcoli  barbali  fu  <)8  1  ne  fece  la  cousagi azione;  perciò  fu  di 
lompresa  nelle  sciagure  che  afllisseio  Ro-  passaggio  in  Tivoli.  Wel  C)r)8  l'imperalo- 
ma  e  il  suo  ducalo,  sia  per  le  polfiili  fa-  re  Ollone  III  si  porlo  a  lloiiui,  conun'ar- 
•/ioiii,  sia  per  le  tU'ploiabili  invasioni  «le-  mala  tedc-ci  [>ei  ripi  istillarvi  Papa  ("ne- 
gli iiiigheri,  sia  pei  (jtieile  de'saraienijche  gni  io  V  nella  sovranità,  e  liberarla  dal 
in  piì.1  incontri  sconbssero  le  milizie  e  le  liranno  Crescenzio,  di  cui  Tivoli  a\ea  se- 
llolle  ponlilìcie,  massime  di  s.  Leone  IV,  guilo  il  parlilo,  e  perciò  riconosciuto  l'an- 
<MoViinni  Vili  e  Giovanni  \,  il  (|iinle  si  tìpapaGiovanm  X  V  1 1  da  lui  inli  uscIVInn- 
collt'gò  con  altri  ptincipì  d'Italia  e  disfe-  dò  l'imperalore  a  Tivoli  il  suo  capitano 
re  i  ••arareni  anche  presso  Vicovaro;  laon-  Mazzolino  per  orciipaila,  ma  i  tibiirlini 
delo  storico  d.'  Sanie  V  iola,  ed  alili  scrii-  essendosi  dilesi  e  lucido  il  capilano,Ollone 
Ioli,  I  ifeiiscono  the  i  residui  tle'saraceni  III  forlemeiite  sdegnato  in  [lersona  la  cin- 
labbricassero  il  diruto  castello  tli  vSnraci-  sedi  formitlabile  assedi«),e  ridottala  all'e- 
nesco  vecchio  ne'monti  vicini  a  Ti  voli. Nel-  stremo,  i  cittadini  implorarono  la  media- 
rSìiS  s.  Leone  IV  onorò  di  sua  presenza  zione  di  s.  Uomualdo  istitutore  de'camal- 
'jivoli,  allorfpiaodo  si  retò  a  consagrare  dolesi,  the  tra  loro  rilrovavasi,  ed  olleii- 
dne  altari  del  s.  S[)eco  di  Subiaco.  Allrel-  ne  il  perdono  a  condizione  che  ilemolis- 
taiilo  lece  papa  Giovanni  XII,  nel  recarsi  sero  porzione  delle  mura  di  cinta  ,  con- 
ni monastero  sublacense  nel  t)58,  o  co-  segnassero  incatenalo  l'uccisore  del  capi- 
me  altri  vogliono  nel  1)03.  l^arecchi  do-  tano  alla  madre,  e  (lasserò  ostaggi  in  pe- 
eumenti  rimangono  pei  tinenli  alsccoloX,  gno  di  loro  fedeltà;  il  che  eseguito  leslò 
che  moslianoTivijlicitlàgrandeper quel-  libera  la  città,  come  si  ha  da  s.  Piei  Da- 
l'epoca,  industriosa  e  polenle  :  alcuni  di  miani,/// T/Vr/ v.  l{onitttdtìì.O>se\\aVa\\- 
questi  furono  raccolti  dal  Fea  nelle  Con-  nali>la  liiualdi,  che  Dio  a  bene  de'iivo- 
xid(  niziotiì  storieo-fìsielie.nhe  pubblicò  lesi  ispirò  s.  Romualdo  a  recarsi  dall'im- 
nel  1827;  altri  si  leggono  nel  Chronieoii  peraloreperrinunzinrgli  l'abbazia  diClas- 
/V/r/rv/vr.  riportalo  dal  Minatori, /ùr»///  se,  da  lui  ricevuta  per  1  iformare  i  disso- 
flid.  srn'iif.;  ma  ''p^'ciolniente  merita  ri-  luti  monaci,  i  (piali  sebbene  lo  avessero 
COI  do  la  bolla  emanala  nel  ()7<S  da  l'>eiie-  richiesto, dipoi  mormoravano  di  lui  egli 
dello  VII,  indicata  daH'L'ghelli  luW  f/t/-  fecero  tanta  noia  che  l'indussero  a  riti- 
Un  saerdfi  ripoilolaesatinmenledal  Ma-  raisi.  Inoltre  il  vinlomitigòlacollera  dei- 
inni  ne'  Pfipiri  dijìloiiidliei  a  p.  '?.3().  In  la  madie  di  Mazzolino,  e  pe'suoi  prieghi 
(jnella  bolla  si  delerrninano  la  giiirisdizio-  ebbe  misericordia  dell'uccisuie  del  figlio, 
ne,  i  beni  e  1  dinlli  del  vescovo  libiutino,  che  lo  liiiKuidò  libero  a  casa  sua.  in  'fi- 
c  SI  nuujiuano  molle  conliade  e  chiese  di  voli  ì>.  llomualdu  (piasi  pcrbuuse  l'iinpe- 


T  I  V  T  I  V  i63 
ratore  n  rinunziare  la  dignilà  e  farsi  mo-  recò  alcun  danno,  né  a'cilta(.lini,  né  alla 
naco,  e  convertì  il  suo  intimo  famiglia-  cillìi.  Nel  i  o52  Tivoli  venerò  il  Papa  s. 
re  e  fivorilo  Tanitno  tedesco  a  render-  Leone  IX  nel  portarsi  al  naonastero  de' 
si  monaco,  in  [x-nilenza  dello  spergiuro  e  ss.  Benedetto  e  Scolastica,  ed  al  s.  Speco 
frode,  colla  quale  avea  indotto  Crescen-  di  Subiaco.  Dalio44s'"o  al  107 3  conti- 
zio  a  consegnare  il  Castel  s.  Angelo,  sai-  nue  vertenze  si  suscitarono  tra  l'abbate 
va  la  vita,  ed  in  vece  gli  fu  mozzata  la  te  potente  di  Subiaco,  ed  il  vescovo  e  ina- 
sta. Indi  s.  Romualdo  partì  da  Tivoli,  e  gihtrato  di  Tivoli,  die  vennero  ad  aperta 
passò  a  Munte  Cassino  con  Tamrno  mo-  contesa  arroandoi  lorodipendenti,  e  bal- 
iiaco,  e  con  Bonifacio  poi  apostolo  della  lendosi  con  grave  danno  per  la  dilTeren- 
B-USsia,  ed  altri  tedeschi  da  lui  persuasi  ad  za  di  giurisdizione  di  alcuni  paesi,  parte 
abbandonare  il  mondo.  Grati  i  tiburtini  posseduti  dalla  città,  altri  ceduti  dal  ve- 
a  s.  Romualdo,  poscia  l'assunsero  per  imo  scovo  all'abbate  e  segnatamente  su  Ge- 
de'loro  protettori, stabilendo  che  ogni  an-  rano,  cui  finalmente  s.  Greg<HÌo  VII  com- 
no  il  magistrato  portasseal  suoaltare  delle  pose.Narra Tolomeo daLucca,  come  l'im- 
torcie  di  cera.  Allontanatosi  Ottone  ili,  peralore  Enrico  IV,  fiero  persecutore  di 
i  tiburtini  tornarono  a  dichiararsi  indi-  quel  gran  Pontefice  e  della  Chiesa,  reca- 
pendenti  nel  iodi,  perchè  in  una  certa  tosi  a  Roma  assediò  Tivoli,  la  prese  e  le 
questione  ciedevano,  ch'egli  avesse  trop-  recò  molto  danno,  fatto  che  non  potè  av- 
po  favorito  i  romani;  quintli  tornalo  l'un-  venire  che  nel  i  08  r  01  082.  Dopo  l'espu- 
peratore  in  R.oma,  si  recò  nuovamentead  gnazione  della  città  liburlina,  l'icnpera- 
assediareTivoli.L'assedioandandoin  lun-  tore  nel  ritirarsi  tla  Pioma  per  evitare  i 
go,  inasprì  Ottone  IH  e  prese  la  determi-  calori  estivi,  vi  mandò  come  suo  luogo- 
nazionedifarmanbassa  de'tiburtini.Que-  tenente  l'iniquo  antipapa  Clemente  III 
sti  pelò  vedendo  di  non  poter  più  resistere,  da  lui  creato,  perchè  di  là  aves«e  potuto 
interposero  la  mediazione  di  Papa  Si! ve-  continuare  il  blocco  di  Uoma,  a'cui  danni 
stroll,  come  notai  nella  sua  biografia, e  di  spesso  si  recava.  Egli  slesso  però  nel  1084 
s.  Bernardo  o  BerUAVardo  vescovo  d'IIil  vi  fu  assediato  da  Ruberto  Guiscardo, ac- 
desheim,poichèan".bedueeranoslati  mae-  corso  in  Roma  alla  difesa  di  s.  Gregorio 
stri  dell'  imperatore,  e  si  arresero  umil-  VII,  dopo  aver  dato  il  guasto  alla  città, 
mente  a  discrezione,  entrandovi  Ottone  essendosi  il  Papa  ritirato  in  Castel  s.  An- 
III  colPapa  e  con  detto  vescovo,  e  concesse  gelo.  Roberto  prese  Tivoli  indebohta  nel- 
loro  l'implorato  perdono.  Tangmaro  nel-  le  forze,  e  dalle  prede  che  ne  raccolse  fe- 
la  vita  di  s.  Bernwardo,  ecco  come  de-  ce  l'offerta  in  Monte  Cassino  di  r  2  libbre 
scrivequesta  dedizionede'tiburtini.I  prin-  d'oro  al  monastero,  diioo  schifiti,  e  di 
cipali  de'cittadini  si  presentarono  dinanzi  un  pallio  grande  sopra  l'aitai  e;  indi  Rug- 
l'imperatore,  solo  coperti  da  mutande,  e  giero  restituì  la  città  al  Papa.  Pare  che  do- 
nella  destra  tenevano  spade,  nella  sini-  pò  il  ritiramento  di  s.  Gregorio  VII  a  Sa- 
stra  scope,  e  dichiararono  non  meritare  lerno,  gl'imperiali  comandanti  da  Guar- 
neppure  la  vita,  oiid'egli  ferisse  colla  spa-  nieri  marchese  0  duca  d'Ancona,  ripren- 
da que'che  ne  giudicava  degni,  e  facesse  desseroTivolicoll'antipapaacuiEnricoIV 
flagellare  colle  sco[)e  gli  altri,  attaccati  ad  ne  affidò  il  reggimento.  Dopo  la  morte  di 
un  palo:  se  voleva  che  spianate  fossero  le  Clemente  III,  successivamente  l'impera- 
mura,  essere  pronti  ad  eseguirlo,  e  non  tore  fece  succedere  nell'antipapaloAlber- 
opporsi  per  l'avvenire  mai  più  a'suoi  vo  to.  Teodorico,  e  Maignulfo  0  Waginoifu 
Ieri.  Ottone  III  placato  nel  risentimento  che  prese  il  nome  diSiUeslro  IV,  ilquale 
da  Silvestro  II  e  da  s.  Bei  nardo,  conten-  da  Berlonecapo  e  rettore  della  milizia  ro 
tossi  di  quest'alto  di  sommessione  e  non  tuana  fu  condotto  a  Tivoli, ove  comau- 


iG4  T  I  V 

dava  ritinrnieiì.  Alciitiì  pieti'ndonothe  il 
r.ilsoSiIveslioIN  litssc'i-l«Mlo  in  Tivoli,ncl 
coniplottcsosIciMito  (Iti  innrciicsc  («iiar- 
nidi,  il  (junle  pciò  c'M)e  l'uiilu  ili  vedete 
i  suoi  sfuizi  dalla  parie  caltolica  male  ac- 
colli; e  Lodovico  Agnello  Anastasio,  [sto- 
ria (Il  i(li .ìntiiuijii,i{feyì%ceche  Maginid- 
fo  fu  dello  in  Kavenna  per  opera  dello 
slesso  Gtiainieri,  e  ilie  india  non  mollo 
morì  esulee  vagabondo.  Da  Tivoli  gl'un- 
pcriali  e  gli  scismalici,  collegoli  co'prin- 
cipali  baioni  romani  libelli  al  Papa  Pa- 
squille  li,  a  questi  e  suoi  fedeli  aderenti 
recavano  grandissime  molislie,  e  posero 
l'assedio  ad  Albano.  I\Ia  Pasquale  li.  men- 
tre ad  Enrico  IV  era  succeduto  il  figlio 
Enrico  V,  altro  acerrimo  persecutore  del- 
la Chiesa  e  del  suo  venerando  capo,  colle 
sue  milizie  si  mosse  da  Konta  [ler  pren- 
dere Tivoli  ad  ogni  costo,  allora  domi- 
nalo da  Pier  Colonna.  Pertanto  e  coll'aiu- 
lo  de'tluclii  di  Gitela,  o  di  Riccirdo  del- 
rA(|uila  duca  di  Gaeta,  olire  la  ricupera 
di  altri  suoi  dominii,  lo  riconquistò  nel 
1  I  OC)  al  dire  di  Muratori,  dopo  gran  fa- 
tica per  la  lunga  resistenza,  perdita  di  sol- 
dati e  gravi  danni  patiti  dalle  milizie.  Pa- 
squale II  ritornò  in  Tivoli  allorché   nel 
I  I  I  6  si  portò  in  Subiaco  in  aiuto  dell'ab- 
ljateGiovanni,e  colle  sue  milizie  unite  alle 
abbaziali  lol>e  Allile  dal  romano  Udemon- 
do  the  l'avea  occupalo,come  pure  ritornò 
Ponza  alla  soggezione  dell'  abbaia  subla- 
censc,che  guernila  di  mura  e  valide  torri 
fece  espugnai  e  da'suoi.eipiindi  furono  de- 
molite le  mura,  la  rocca  e  mutilate  le  tor- 
li. Pare  che  Pasquale  II  ripassasse  da  Ti- 
voli neh  I  I  7,  poiché  a'28  agosto  lo  tro- 
te nel  nionaslrro  sublacinse  e  nel  s.  Spe- 
co. Pcifpiiilihe  Itnipo  Tivoli  liinase  sog- 
getto al  Papa,  e  Iteli  1  3^  rimperaloreLo- 
iaiio  11  reduce  da  Aioule  Cassino  insie- 
me con  Innocenzo  II, do|)oaver  preso  Pa- 
Iestrina,n'3o  setti  nibrc  si  accampò  pres- 
so Tivoli,  non  peiìi  n  suo  danno,  poiché 
era  in  ni  inonia  pei  li-tta  sia  toii  lui  che  col 
Papa.  Le  discordie,  il  grave  scisma  del- 
rniitipnpa  Anacleto  II,  e  le  fazioni  avvc- 


T  I  V 

mite  negli  siali  d'  Italia  nel  pontificalo 
d'Innocenzo  II,  dieiono  occasione  n  vari 
popoli  <!i  sottiarM  dalla  sua  tibbidicn/a, 
lia'(|uali  furono  i  tiburlini,  che  disubbi» 
dienti  a  cagione  dello  scisma  che  gli  avea 
avvezzati  all'insubordinazione,  ardirono 
di  resistere  al  Pupa  e  fecero  continue  scor- 
rerie ooiitro  i  romani;  e  non  curando  le 
pontificie  a mmonizioi>i,restaiono scomu- 
nicati per  due  anni.  Intanto  Innocenzo  II 
unite  le  sue  milizie  a  quelle  de' romani, 
che  anelavano  di  domare  questa  cillà  li- 
milrofa,  neh  ì^i  si  portò  ad  assaltare  la 
città,  che  difendendosi  valoiosamcnie  fu 
cinta  d'as>e<lio  senz'ordine  militare.  Usci- 
rono improvvisamente  i  cittadini  con  tul- 
le le  forze  attaccando  i  nemici  con  laiilo 
impeto,che  fatta  di  essi  una  tremenda  stra- 
ge, posero  il  rimanente  in  vergognosa  lii- 
ga, impossessandosi  del  campo  con  tulio 
quanto  il  bagagllue  facendo  immenso  bol- 
lino. Da  (picsla  disf-itta  si  vuole  che  aves- 
se origine  l'irreconciliabile  inimicizia  Ira' 
romani  e  i  tiburlini,  la  quale  durò  per  lun- 
gotempo.llìiuarca  l'annalista  Rinaldi,chc 
i  romani  divenuti  inesperti  nelle coseguer- 
1  esi;he,ed  assai  drgenerati  dall'antica  [iro- 
dezza,  furono  con  vitupero  fugati  e  umi- 
liato il  loro  fasto.  Ma  1'  audacia  e  la  di- 
subbidienza de'tivolesi  non  lardò  a  rima- 
nere punita;  ed  alcuni  con  Marocco  vo- 
gliono che  l'epiteto  loro  dato  di  superbi 
derivasse  dall'alterigia  di  non  volersi  sol- 
lomtllere  a'romani.  Inaspiito  il  i'apa  e 
i  romani  per  lale  rolta,radunato  un  mag- 
giore esercito,si  porlaronocon  tutte  le  for- 
ze della  Chiesa  nel  seguente  anno  nd  as- 
salire Tivoli.  I  cittadini  non  potendo  re- 
sistere a  tante  fòrze,  dopo  aver  patito  lun- 
go assedio,  inviarono  ambasciatori  ad  In- 
nocenzo II  ad  implorare  |ierdono,  che  il 
Papa  benevolo  concesse  ribcnedicendoli, 
soltanto  esigendo  ostaggi  e  nuovo  giura- 
mento di  fedeltà,  riportato  dal  Muratori, 
Jiiliif.  inai.  in\\  I.  G,  p.  1%\  :  dopo  le 
iitiinole  generali  ivi  si  aggiunge:  l'iijui- 
liiin  /ùi/ihiiiiini,  (Hìltifint  J  ihiiiliiiain  , 
Dottiiiniliirds,  ci  lùi^dliii  f/iuic  ronuìni 


TI  V 

Pontifices  ibidem habucnmt,  et  inunitio' 
neni  pontis  Lucani,    Vicovarwn,  San- 
ctian  Pnliiin,  Castellnni  Bovcrani,  Can- 
taliipum,  Bnrdcllatn,  Cicilianicrn,  et  a- 
Ha  Regalia  h.  Pctri,  quae.  habel,  adju- 
tor  ero  ad  retinenduni,  quae  non  habet 
ad  recuperandiiin,  et  recuperata  ad  re- 
ti nenduin  et  de fendeiiduni  cantra  onines 
hoinines.  Comitalum  quoque  et  Recto- 
riani  ejusdeni  civitatis  Tiburtinae  in  po- 
testateni  domini  Papaelnnocentii  etsuc- 
cessoruni  ejns  liliere  diniittam  efc.  Da 
questa  fortnola  apparisce,  che  Tivoli  a 
quell'epoca  avea  estesa  la  sua  giurisdizio- 
ne a  ponte  Lucano,  Vicovaro, s.  Polo, Ca- 
stel Boverano  oggi  diiulo,  e  che  in  altre 
carte  si  appella  Buberano  e  Barbarano 
(di  cui  parlai  nel  voi.  LXX,p.  2  i8e25g), 
Cantahipo,  Bardella,  eSiciliano  o  Cicilia- 
no:  inoltre  che  il  ponte  Lucano  era  mu- 
nito, onde  crede  Nibby,  che  di  già  il  se- 
polcro de'Plauzii  fosse  stato  ridotto  a  tor- 
re 0  fortezza.  Non  contenti  i  romani  delle 
condizioni  della  pace,  e  volendo  che  più 
sensibihnente  fosse  fiaccato  l'orprosilio  de* 
tiburtini  ,  domandarono  al  Papa  che  si 
smantellassero  le  mura  della  citlà,  eche 
gli  abitanti  fossero  espulsi  e  dispersi  per 
tuttala  provincia.  Non  volendo  Innocen- 
zo II  aderire  a  queste  ingiuste  richieste, 
né  incrudelire  contro  i  tivolesi  sottomessi, 
i  romani  eccitali  dal  turbolento  Arnaldo 
da  Brescia,  discepolo  d'Abelardo  (avendo 
di  lui  riparlato  nel  voi.  LXXIV,  p.  53), 
e  da'  fanatici  eretici  suoi  seguaci,  nemici 
de'dominii  temporali  della  Chiesa,insorse- 
ro  furiosamente  in  aperta  ribellione,  e  ra- 
dunali in  Campidoglio  ristabilirono  l'or- 
dine de'senalori,  trattarono  di  ripristinar 
l'antica  repubblica, e  dichiaratisi  indipen- 
denti! ntimaiono  guerra  a'tiburlini  e  rien- 
trarono in  campagna.  Tutto  questo  cagio- 
nò grave  dispiacere  ad  Innocenzo  11, e  mo- 
li nei  settembre  1 1/\.3.  Dice  ilNibby,  che 
questo  stato  d' insurrezione  durò  parec- 
chi anni,  senza  che  però  Tivoli  fosse  mai 
direttamente  attaccato.  Il  cav.  Bulgarini 
riferisce  col  patrio  istorico  Nicodemi,che 


T  I  V  i65 

nei  1 144  pitvedendoi  tiburtini  un  assalto 
de'roruani,  per  sottomettere  la  città  alla 
loro  giurisdizione,  chiusero  la  porta  infe- 
riore della  città  delta  del  Colle  coti  una 
saracinesca,  e  deviata  una  gran  quantità 
d'acqua  dell' Aniene  de'corsi  interni  die- 
tro  la  medesima,  allorché  i  romani  si  ap- 
pressarono, apertala  a  un  tratto  sgorgò 
con  tal  violenza  l'acqua  accumulatasi, che 
li  manomise  e  danneggiò  grandemente, 
rovesciando  pedoni,  cavalieri  e  cavalli,  af- 
fogali e  rapiti  da  un  precipitoso  torrente; 
dal  che  ebbe  origine  la  tradizione,  che  i 
romani  frementi  per  vendicare  questo  fat- 
to deplorabile  di  annegamento  improv- 
viso, marcarono  in  froutecon  un  ferro  ro- 
vente quanti  tiburtini  capitarono  in  quei 
tempo  in  Roma,  onde  fu  dato  il  sopran- 
nome di  cotti  in  fronte  a'tiburlini;  e  que- 
sti alla  loro  volta  tagliarono  in  più  parti 
ia  superficie  del  capoad  ogni  romanoche 
cadde  in  loro  potere.  Roma  frallanlo  re- 
stò in  miserabile  trambusto  ne'brevi  pon- 
tificati di  Celestino  II  e  Lucio  lì;  ed  Eu- 
genio III  appena  eletto  nel  febbraio  i  i^% 
fu  costretto  dagli  arnaldisli  a  fuggir  da 
Roma  a  Monticelli  ed  a  Farfa,  e  dipoi  co- 
stretto a  ritirarsi  in  Tivoli,  perseguitato 
nella  fuga  da'ribelli  romani  con  saette  e 
altre  armi,  perchè  non  avendo  potuto  fre- 
narli gli  avea  fulminati  di  scomunica. Non 
vedendosi  il  Papa  sicuro  in  Tivoli,  fece 
passaggio  in  diversi  luoghi,  da'quali  esor- 
tò i  tiburtini  a  forzare  i  romani  a  desiste- 
re dalla  ribellione.  Secondarono  i  mede- 
simi ii  suo  desiderio, e  raccolto  un  eser- 
cito, e  chiamato  ad  ingrossarlo  i  popoli 
del  Lazio,  andarono  a  cingere  d'assedio 
Roma,  e  forzaronla  ad  una  concordia  col 
Papa  ed  a  ritornare  nella  sua  ubbidien- 
za. Eugenio  IH  nel  dicembre  dello  stesso 
I  145  rientrò  in  Roma  e  vi  celebrò  le  fe- 
ste del  s.  Natale,  ma  dipoi  fu  costretto  ri- 
parare in  Francia.  Sfogarono  in  seguito 
i  romani  il  loro  rancore,  invadendo  il  ter- 
riloriodiTi  voli,  e  troncando  il  capo  a  mol- 
ti cittadini  o  appiccandoli.  Tornato  nel 
1  i4<j  il  Papa  io  Roma,  i  romani  doman- 


i6G  T  I  V  T  I  V 

dai  (ino  il)  oppresso  a  Engenib  III  di  vo-  1  raccellN,  ma  ikid  vnli;n«lo  leilerc  i  «li- 
ler  so)nn!cllale  le  imiia  di  Tivoli,  ed  e-  nlli  dcH'iillealo  l'api,  al  niedcMinu  la  re» 
.stniiiinnie  la  cillà;  ma  il  l'.i[)a  memore  slilm  s.dvo  ///  oninihits  jurc  ÌiiìjhiÌiiU. 
de  l)enelÌ7,i  licevuli  non  volle  accudirvi,  IMo^ll'os^i  jjialo*er>oi  libiitliiii  conceden* 
per  cui  fu  cusli'cltu  di  nuovo  a  fuggire  il  do  loro  di  servirsi  della  sua  insegni)  iin- 
lororisenlimeiilo.iilirandosiprimaiiiCa-  pei  iale,  risarcì  le  guaste  mura,  dilatò  le 
slels.Aiigelo,poiilimoròper (piulcliclem-  medesime  includendu  deiilro  la  cillìi  lo 
pò  in  l'ule^liina  ,  ed  in  Tivoli,  ove  sor-  spazio  che  oggi  occupano  por/ioiie  ilelle 
pre»o  da  grave  malattia,  ivi  morì  nella  contrade  s.  Croce,  l'Inversata,  CoUercno 
riolle  venendo  rS  luglio  I  i  53,  ed  il  di  Ini  e  di  via  Maggiore;  (piindi  s<iirrenilo  il  suo 
corpo  III"  trasportalo  con  solenne  pom[)a  esercito  a  cagione  dell'estiva  stagione,  ri- 
in  [loma  nella  bnsilicaValicana. Altri  nar-  tornò  in  Lombardia.  L'annalista  Rinaldi 
rano  clic liugenio  ni  si  portò  a  Tivoli  per  però,  ecco  come  riprolllls^e  il  racconto 
sollevale  l'animo  dalle  cure  ilei  poni  idea-  d'Oltonedi  Frisi  nga  coiileiu|)oraneo.  D(j- 
lo,  dopo  es-ersi  recato  in  Francia  per  ikju  pò  ruisiii  re/.ione  de'ioinaiii  contro  i  te- 
acconseiitlieallasniantellazionedellemu-  ilesclii  »  il  Poiilelice  e  rim|)eratore,  poscia 
radiTivoli,allaqoaIetutlavolla  dovè  con-  che  furono  passali  per  la  Sabina  e  per  la 
venire,  non  potendo  più  ritenere  l'impe-  Farf.i,  giunsero  nella  vigilia  di  s.  l'ielro 
lo  de'romani,  secondo  l'anonimo  autore  ni  ponte  Lucano,  e  delerminarono  diquì- 
della  cronaca  cassinese  presso  il  Muralo-  vi  l'einiarsi  a  celebrare  così  gloriosa  so- 
ri,  Hir.  fttil.  sciint.  t.  5,  p.  Gj.  Conti-  lemiilii.  1'^  anilaioiio  alla  inesca  amendue 
nuando  i  romani  a  tumultuare  per  sug-  parimenle  coronali.  All'hora  i  tivolesi,  co- 
geslionedegli  arnaldisli,con  un  senato  de-  me  perlìdi  e  contumaci,  desiderando  ili 
mocratico  e  fiiziosi  popolari  arditissimi,  levarsi  dal  dominio  e  dalla  giurisdizione 
Papa  Àdiìano  IV  nel  i  i55  si  portò  a  in-  del  Pi  inci|)e  degli  Apostoli, per  niente Iia- 
loiiliaie  rimpcratoieFedeiico  I  ondeco-  vendo  la  leile  da  essi  giurata  a  Adriano 
ronarloiiis. Pietro, creilendo  così  intimo-  Pa[)a  e  a'successori  di  lui,  furono  anlili 
lire  gl'ii  recjiiieli  e  disiibbidieiiti  romani;  di  rappresentarsi  all' imperatore,  e  asse- 
ina  a'i8  giugno  neirallo  della  curo/ia-  gnategli  le  chiavi  della  città  si  iliedero  a 
ziciiìc,  essi  assalirono  i  tedeschi  e  ne  veu-  lui.  Il  (jiial  fallo  havendo  a  grave  oltre 
ne  rpiell'oriibile  couilitlo  che  descrissi  a  misurali  Ponleflce  con  tutta  la  Chiesa  ro- 
l>oMA,pci  CUI  e  come  ricordai  pure  nel  voi.  inana,se  ne  dolse  con  Fedeiigoe  a  piii  iii- 
LXIX,  p.  yt),  nel  dì  seguente  egli  e  l'im-  stantia  il  pregò,  che  come  ipiegli  il  quale 
pelatole  si  attendaiono  a  ponte  Lucano,  tra  pioprio  avvocali^  ilelia  Chiesa  roma- 
e  poi  si  ritirarono  in  Tivoli,  che  ristorò  na, gli  volesseiestiluire  l'istussa  città,  ch'c- 
r  esercito  mancante  di  viveri.  Raccontai  ra  stata  per  antico,  ed  era  di  s.  Pietro.  £ 
già  supcriormentr,chc  nella  festa  di  s.  Pie-  l'Augusto,  lenulo  consiglio  co'suoi  prin- 
lio  il  J'apa  reltbrii  l.i  messa  sotto  le  leu-  cipi,  e  conosciuta  la  venia  ,  gliela  rendè 
de,  presente  1'  iinpci.iliiie  incoriniato,  e  senza  indugio;  e  ordinò  con  una  sua  let- 
lutloreseicilosehieiato  in  ballaglia  prcs-  lera  (la  (piale  si  coii>ervu)  che  dovessero 
so  il  ponte  Lucano;  e  per  memoria  di  la-  ubbidire  e  servire  al  Papa,  come  a  signo- 
le  nvv(  iiimento  Adriano  IV  fece  poi  eri-  re  e  padrone  loro.  E  (pie»lo  lece  l'impeia- 
gere  nel  luogo  la  oiemoiala  chiesa  dedi-  loie  ,  acciocch(ì  siccome  i  roiooni  erano 
cala  a  H.  Ermete,  (piale  dirul.'i  ancora  e-  maUontenli  di  lui.  Così  egli  non  venisse  a 
sisle.  Ritornalo  in  iìoma  il  Pa[>a,  i  libili»  eoiieilai  si  contro  anche  il  Pontelice,  nel- 
lini  per  sottrarsi  all'odio  de'romani  olhi-  le  cui  mani  era  il  commuovere  il  princi- 
lono  le  (liìaM  della  città  aUimperdloie,  pedi  Capo\a,  il  duca  di  Puglia,  ed  ezinu- 
mcllendosi  sotto  il  suo  doiuiuiu.  Federico  dio  il  re  di  Sicilia",  il  iN  ibby  poi,  con  Tu- 


T  l  V 

lomeo  da  Luca, dice  che  l'imperalorel  ro- 
tata Tivoli  smantellala,  ordinò  che  venis- 
se restaurata  iiifit\'orein  Eixlesiac:  i  li- 
burtini  dal  canto  loro  fmono  cosi  grati 
di  questo  favore,  che  secondo  il  cardinal 
Rosselli  d'Aragona,  nella  vita  di  Adria- 
no! V, pi  esentarono  all'imperatore  le  chia- 
vi della  città  in  segno  di  dedizione;  questi 
però  per  le  rimostianze  del  Papa  le  resli- 
tiM  loro,  e  nello  stesso  tempo  esortollia  ri- 
manere ubbidienti  al  Papa.  Inoltre  sul 
punto  di  partire  per  l'Italia  superiore,  on- 
de dare  al  Papa  un  conlr.issegno  del  suo 
alletto,  in  un  diploma  iliielto  a'tiburtini 
dichiarò  loro  di  essere  sudditi  fedeli  del 
Papa,  dì  servirlo  divotaniente  e  di  ubbi- 
dirlo, sciogliendoli  da  ognigiurannenlodi 
fedeltà,  che  a  vesserò  fatto  verso  di  \\x\,  sal- 
vo Uimeiipeì-omidajare  imperiali , e  sal- 
vo in  oiììnibus  jure  i/nperiali.  Disgusta- 
tosi l'imperatore  in  seguito  con  Alessan- 
dro III,  per  sostenere  lo  scisma  dell'anti- 
papa Vittore  V,ed  essendosi  ne'latini  nuo- 
vamente risvegliato  il  desiderio  di  libertà, 
unì  le  sue  truppe  a'tiburtini,  chedierono 
notabile  rotta  all'esercito  romano,  e  re- 
stali padroni  del  campo,  scoisero  saccheg- 
giandosino  alle  porte  di  Uoma,  impadro- 
nendosi di  s.  Pietro;  e  nel  riparto  delle 
ricche  prede  n'ebbero  i  tibnrtini  buona 
parte,  come  narra  Del  l\e.  INibby  invece 
riporta, con  l'autorilàdel  mentovalo  car- 
dinal biografo  auched'Alessandro  Ili,  co- 
me dopo  la  rotta  che  i  romani  ebbero  nei 
prati  Porzii  da'  tusculani  ai  3o   maggio 
I  167,  rotta  che  dagli  storici  contempora- 
nei fu  paragonata  a  quella  di  Canne,  si  for- 
mò una  lega  di  liburtini, albanesi,  tuscula- 
ni e  altri  a  danno  di  Roma,  e  però  non  ve- 
ro il  riferito  dall'autore  della  Tivoli  illu- 
strata, che  asserisce  essere  i  tiburtini  in 
quell'azione  alleati  de'romani, e  che  ripre- 
so il  vessillo  venuto  in  potere  de'luscula- 
ni,  ottennero  perciò  in  lloina  molli  ono- 
n.Ed  incouferniadi  che  va  nolato,clicTi- 
voli  era  slretlamenle  ligia  di  Federico  I, 
il  qiJuleaveo  spedilo  Piinaldo  arcivesco- 
vo di  Colonia  in  alalo  de'  tusculani,  pel 


T  I  V 


167 


cui  mezzo  questi  guadagnarono    la  bat- 
taglia.   zVIloripundo  si  convennero  alle 
liittlativedi  pace  tra  Ale>saiidro  III  iliuìo- 
ranteii)  Anagni  e  Federico  l,  gli  amba- 
sciatori di  questi  si  fermarono  in  Tivoli, 
aspettando  il  sai  vacoiidoi  lo  per  recarsi  dal 
Papa.  E'  importante  il  rilevarsi  da  ciò,  es- 
sereallora  Tivoli  di  fatto  unas|)ecie<li  cit- 
tà imperiale,  ed  apparisce  chiaro  che  in 
que'lempi  e  sino  alla  i  ."mela  circa  del  se- 
colo seguente,  Tivoli  fu  sempre  indipen- 
dente eostile  a  Pioina,  tranne  quanti'»  cou- 
coi\se  a  debellare  il  Tuscolo.  Continuando 
l'astio  de'rouiani  contro  i  liburtini,  nel- 
la famosa  concordia  che  stipulaiouo  con 
Clemente  111  nel  i  188,  che  riportai  nel 
voi.  LVIU,  p.  272,  si  riservarono  il  pos- 
sesso del  ponte  Lucano,  e  che  se  il  popo- 
lo romano  Volesse  muovergueira  a'tibur- 
tini, il  Papa  non  potesse  iinpcdirlo.  Più 
dure  condizioni  esigeiono  i  romani  per 
Tuscolo,  convenendo  il  Papa  alla  sua  di- 
struzione, laonde  i  tusculani  chiamato  in 
soccorso  l'imperatoreEnrico  Vl,gli  si  sog- 
gettarono e  ottennero  una  guarnigione 
tedesca.  Ma  Enrico  VI  recatosi  in  Roma 
per  esservi  coronato  a' 1  Caprile  1  fgi  da 
Celestino  111,  restituì  la  città  di  Tuscolo 
al  Papa,  chela  consegnò  al  senato,  dopo 
avere  inutilmente  tentato  di  ricondurre  gli 
abitanti  alla  sua  ubbidienza.  Conoscendo 
i  romani  la  forte  posizione  del  Tuscolo, 
chiamarono  i  tiburtini  in  soccorso,  per  au- 
mentare le  forze  onde  espugnarlo  e  di- 
struggerlo. Narrano  gli  storici  tiburtini, 
che  stando  essi  co'romani  all'as^etlio  di 
Tuscolo,  una  vedova  nati  va  di  Ti  voli  ch'e- 
ra nella  città,  additò  loro  la  parte  più  de- 
bole, onde  dato  ivi  un  forte  assalto  se  ne 
impadronirono,  e  procurarono  cosi  l'in- 
gresso all'esercito  romano,  che  sì  celebre 
città  distrusse  da'fondauìenti  nel  suddet- 
to mese,  ed  i  miseri  abitanti  residui  del- 
l'eccidio, [>arte  fondarono  la  nuova  città 
di  Frascati  {^ove  d'ssi  che  l'imperatore 
ordinò  a'suoi  tedeschi  eh.;  la  presidiava- 
no, di  non  lare  rcsislcuzu  a  romatii  e  d'a- 
prir loro  le  porte  da  essi  eustodiie,  come 


i68  T  I  V  T  I  V 

fecero  o  nn/i  uccìdendo  i  poclii  tii^cula-  no  per  non  prondcie  impegno;  mn  per- 
ni che  ivi  erniio  a  difenderle)  e  circostan-  che  il  non  inlervcinie  ei;i  pregiudizievo- 
li c.islelli,  ed  nhuni  si  rii-nverarono  in  Ti  le  al  privilej^io,  vollero  i  hhurlnii  concur- 
>'oli  ii)(|Uell.i  pnrtcoccrcsciuta  da  Federi-  dare  la  dill'crenza  in  (|uesla  guisa:  Cheli 
cu  I.  Volle  il  senato  romano  compensare  gonfaloniere  del  popolo  romano  procedes- 
l'aiuto  ricevulo,  e  decretò  che  uno  sten-  se  solo  col  suo  cavallo  ,  poi  seguitasse  il 
dardo  preso  anlecedenleinenle  a'romani  tiburlino,  in  mezzo  però  u  due  cavalieri 
da'luvcidani,  e  che  fu  rinvenuto  da'libor-  sindaci  del  popolo  romano  parimenti  a 
lini  nell'espugnazione  della  cillà,  dovcs-  cavallo,  e  che  dovessero  portare  in  mniio 
se  portarsi  da  un  nubile  de'  medesimi  n  una  mazza  di  legno  tornita  ,  lunga  due 
cavallo  con  pompa  ne'pnbblici  spettacoli  palmi,  con  due  anelli  d'argento.  Incsccu- 
che  si  facevano  in  Roma  a  Testaccio,  nel  zione  di  che  furono  eletti  dal  consiglio  8 
Ciirnt\-(ilf  ili  Jioniii  (/  .).  di  cui  riparlai  iiol)ili  cittadini,  due  per  contrada,  the  in- 
a  Sknato  Romano, e  ne'quali  erano  tenu-  lervenisseio  in  dette  feste.  Lrano  vesti- 
ti i  liburtini  di  mand.ue  alcimi  destri  ti  con  giubba  di  raso  paonazzo,  calze  e 
giiiocatori.  Narra  il  Crocchiante,  che  in  maniche  d'incarnato  con  velo  bianco  se- 
detti famosi  giuochi,  l'alfiere  tiburlino  pra,  bordncchini  simili  a  mezza  gamba 
portava  a  cavallo  il  vessillo  d' ormesino  di  raso  paonazzo  con  isperoni  adibbiati 
rosso,  che  riceveva  a  nome  della  cillà  di  d'oro,  cimieri  di  tela  d'  oro  con  sue  pen- 
Tivoli  dal  popolo  romano  colle  sigle:  nacchiere,  sciarpa  a  traverso  le  spalle  di 
-fff  A. /'.  ^  >. /l'.j  e  non  gi;i  come  alferma  il  lalfettano  ranciato  ,  scimitarra  pendente 
]Nicodcmi:  A. /'.  (^).  Z".,  il  (piale  alliei  e  ti-  al  fianco  e  bacchettine  in  mano.  Caval- 
buitino  andava  in  compagnia  ed  alla  si-  cavano  [)oi  tutti  giannetli  di  Spagna  guar- 
nistra  d'altro  alfiere  romano,  che  porta-  nili  con  gualdrappe  di  tall'eltano  giallo, e 
va  uno  stendardo  simile  (cioè  il  Cniiftì-  con  infinità  di  iiH.-jxjlini  attorno  il  caval- 
lonirrc  ilei  fx.jinln  roinnuo),  privilegio  lo,  e  con  beìlissiine  pennacchiere  sopra  le 
che  dm  ò  sino  a  l'a(jlo  III,  al  cui  tempo  si  teste,  con  selle  e  cogli  arcioni  dorali.  Ne|- 
j  innovai onoi  giuochi  carnevaleschi  diTe-  l'agosto  o  settembre  i  202  (o  neli7.i9.se- 
staccio,e  riuscirono  i  p^ii  magnilici  ile'si-  conciò  Ferlone)  fu  a  Tivoli  Innocenzo  MI, 
no  allora  celebrati,  onde  vi  furono  invia-  pollandosi  a  Subinco  per  rifunnare  l'os- 
ti 8  giovani  patrizi  liburtini.  E  qui  note-  servanza  monastica  de' benedettini.  De- 
rò  col  cav.  l'uilgarini.che  in  tempo  di  Ni-  scrivendola  Cliicti  (Ic'ss,  t'ito  e  Mode- 
colò  V  essendo  nata  discordia  Ira'roma-  sin.  ivi  e  altrove  parlai  dell'arco  di  (^al- 
ni e  i  libuilini,  se  l'aUlere  di  fpiesti  do-  heno,  che  ne'li'inpi  bassi  per  la  prossimi- 
vesse  andare  «lei  pari  col  gonfaloniere  del  là  ilella  chiesa  Iti  detto  di  s.  Vito,  nume 
popolo  lumaiio,  fu  risoluto  che  il  cavai-  che  ritiene.  In  esso  (inoa'nostri  giorni  ri- 
Io  del  tibui  tino  arrivasse  al  collo  del  ro-  masc  una  cilena, alla  quale  furono  già  ap- 
mano,  poi  alle  s|)alle  e  cos'i  si  andava  scm-  pese  due  chiavi,  che  alcuni  sirillori  atti  i- 
pie  piii  indirli  u  dal  tibiii  tino,  per  cui  una  biiirono  erroneainente  a  Tivoli,  perciò 
volta  portando  lostendardoun  bravogen-  confutali  anche  d.i  Crocchiante  eda  Nib- 
tiluumo  nelle  armi,  si  venne  a  tal  conte-  by;altri  l'alti  ibuiionoa  Tuscolo, città  do- 
sa per  lii  dilferenza  con  (>iuliaiio  ('esari-  matacdislrultada'romanineldctloi  i()i, 
Ili,  «he  poi  lava  (piellodel  popolo  romano  e  dicevansi  ivi  poste  come  trofeo  munici- 
come  suo  gonriloni«-ie, the  si  fece  una  di-  pale  tli  Roma.  Le  chiavi  non  appartenne- 
sliila.l.t  ijti.ile;  fu  iinpetlita  per  l'iiileipo-  10  m'-  a  J'tiscolo  ^comc  crede  Crocchian- 
biziune  diautoi«:vuli  amici  Oiiindi  ipian-  te),  e  moltt»  meno  a  Tivoli  che  propiia- 
«lu  i  tibtutini  buono  intimati  dal  l'apa  incute  non  fu  mai  presa  ne  tempi  bassi 
pei  delti  giuochi,  non  vi  com[iai  ve  alcu-  in  guisa  d.i  poi  ture  u  Uuuia  le  chiavi,  e 


TI  V 

Tuscolo  fu  lolalmenle  spianato.  Esse 
piuttosto ricoidano  la  sommissione  di  Vi- 
terbo neli  200,  e  lo  afferma  pure  il  p.  Ca- 
simiro da  Roma,  quando  il  popolo  viter- 
bese intimidito  per  le  forze  spedite  da'ro- 
mani  contro  di  esso,  concluse  il  trattato 
di  sottomettersi  colla  condizione  di  cede- 
re la  cau)pana  del  comune,  che  fu  posta 
nel  Campidoglio,  e  con  essa  i  romani  por- 
tarono pure  la  catena  della  porta  Salsic- 
chia  colle  chiavi,  che  adissero  all'arco  di 
Gallieno. 

Continuando  Tivoli  nell'indipenden- 
za, vuole  Nibby  che  neh  27.5  vi  cercò  un 
ricovero  Onorio  111  angustiato  da'ioma- 
nijConsiderandolo  come  luogo  sicuro, per- 
chè nemico  de'romani  slessi.  Invece  tro- 
vo in  Cancellieri,  Lettera  siili'  aria  di 
Roma  p.  ig,  che  Onorio  III  soleva  anda- 
re nell'estate  a  villeggiare  in  Tivoli,  par- 
lando di  due  lettere  date  ivi  ne'mesi  di 
giugno  e  di  agosto  1226.  La  1. "responsi- 
va all'arcivescovo  di  Spalatro,  a  cui  par- 
tecipa che  non  poteva  ultimarsi  certo  ne- 
gozio per  l'assenza  da  Roma  de'cardina- 
\\,proptcriiitemperiem  aeris  ahsentihus. 
L'altra  è  di  proroga  del  termine  per  pre- 
sentarsi in  curia  a'due  eletti  nel  mona- 
stero di  s.  Facondo,  della  diocesi  di  To- 
ledo: Qiiiini  nos  propter  aestivos  calo- 
res,  et fratrum  nostrorum  ahsentiam 
procuratores  licentia^'erimiis  wiiversos. 
Poiché  le  vacanze  da'negozi  davansi  al- 
lora ne'mesi  piìi  caldi,  e  specialmente  ne' 
tempi  canicolari.    Durando  i  torbidi  di 
Roma, per  l'inimicizia  dell'imperatoreFe- 
derico  II  ingratamente  avverso  alla  chie- 
sa romana,  costrinsero  Gregorio  IX  nel 
I  228  a  ritirarsi  in  vari  luoghi,  e  fra  que- 
sti anche  in  Tivoli,  ove  consagrò  l'anti- 
ca cappella  del  ss.  Salvatore  nella  catte- 
drale, come  tuttavia  si  legge  nell'iscri- 
zione; indi  nel  luglio  si  recò  al  s.  Speco, 
ove  si  trattenne  anche  nell'agosto  consa- 
granduvi  l'altare  di  s.  Gregorio  I.  Ma  i 
romani  sempre  intenti  a  perseguitare  Ti- 
voli, determinarono  d'  assoggettarla  ad 
annua  conlribuziune,  preleusioue  che  ri- 


TIV  169 

cusata  da'cilfadini,  die  luogo  a  vari  fatti 
d'armi  e  devastamenti  reciproci  nelle  lo- 
ro campagne  nel  1 236;  ed  i  tiburtini  a- 
iutati  da' viterbesi  loro  confederati,  sac- 
cheggiarono i  castelli  romani  di  Lunghez- 
za e  Castel  Arcione.  Ritornato  Federico 
II  negli  stali  romani,  s'inasprirono  le  fa- 
zioni potenti  de'guelfl  e  ghibellini,  e  por- 
tatosi in  Rieti,  ivi  i  tibiutini  mandaro- 
no a  chiedergli  soccorso.  L' imperatore 
subito  si  mosse  col  suo  esercito,  ne  occu- 
pò la  cillà,  da  dove  unite  le  sue  truppe 
alle  milizie  de'citladini,  fece  tali  eccidir 
nelle  campagne  romane,  che  riuscì  per- 
sino a  imprigionare  due  cardinali.  Ric- 
cardo da  s.  Germano  narra  che  l'impe- 
ratore prese  Tivoli  insieme  con  altre  ter- 
re della  Chiesa  de'dinlorni  di  Roma  nel 
I24r,  ed  ivi  per  qualche  tempo  fissò  la 
sua  residenza,  lenendovi  prigioni  il  ve- 
scovo di  Palestrina  cardinal  Fecoraria  e 
il  cardinal  Oddone.  Ritiratosi  Federico  II 
da'douìinii  della  Chiesa, i  romani  arden- 
do di  risentimento  marciarono  a'  danni 
diTivoli, dando  il  guasto  alle  vigne  e  agli 
oliveti  nel   124^»  '"di  cingendola  d'  as- 
sedio, e  respinti  più  volte  con  notabili  per- 
dile, continuarono  una  guerra  di  deva- 
stazione per  più  anni.  Morto  Federico  li, 
dipoli  romani  ritornarono  nel  i  a54su  Ti- 
voli e  formalmente  l'assediarono  nella  set- 
timana dopo  Pasqua,  e  vi  rimasero  fino  al 
mese  di  settembre. Assediali  però  i  tivolesi 
con  vigore,  e  stretti  dalla  prolungazione 
dell'assedio,  procurarono  una  concordia 
colla  mediazione  d'Innocenzo  IV,che  sortì 
il  bramalo  elfetlo,  avendo  il  Papa  spedito 
a  tal  uopo  maestro  Arlotto  nolaro  della 
curia,  e  nello  stesso  mese  venne  conclusa 
la  pace.  Nel  lungo  concordato  principal- 
mente fu  stipulato,  chei  tiburtini  a  titolo 
di  compenso  pe'danni  recati  a'roraani,  si 
obbligarono  di  pagar  loro  ogni  anno  il  1  ° 
novembre  il  censo  di  1000  lire,  poi  por- 
tato a  I  000  fiorini:  i  romani  dal  canto  lo- 
ro presero  Tivoli  sotto  la  propria  prote- 
zione e  vi  mandarono  un  conte,  il  quale 
alla  fine  del  suo  governo  era  soggetto  al 


I70  T  I  V 

siminralo  (le'«iu(lici  scelli  dui  comune  di 
Tivoli, e  q^lc^l^» colile (lovea  iiiniiiinistrar 
id  ijiiislizin  sccoiulo  ijli  sliiliili  del  coinii- 
ii(*  ,  itisiciiic  colle  mitili  ilìi  cotniniiili  di 
Tnoli.  Qtieslo  IralLilo  In  ^ulU)^cl  ilio  [»er 
|)iirte  de'roiii.iiii  dn  L<ireti7.<>  di  l'laiicìi,e 
pei  niirle  de'liixii'liiii  t\n  Uaintddo  di  (jio- 
v.iiiDi  Gregorio.  Nil.ihy  che  rm«ii'ln  tali 
i-('iidiziotiì  diceclie  si  nfeiiscono  dalMico- 
tUiiii  Hllnniio  1  i'5f),  ma  parcelle  aiiterio- 
le  ileMm  eN>eie  la  paci(ica7Ìoiie  ,  poiché 
I'  miei  posilorc  Innocenzo  IV  eia  nioilo 
a'y  dicembre  I  2 '')4<  f^'  '"  qoesl'nnno  era 
a  V temila  lasonlmls^i()lledlTivoli.l•'ll  ben- 
M  >lipMlaluin  late  anno  e  nenporla  il  le.slo 
il  \  ilale,  iS'loii/ì  (lipldiìi/iticd  de'  sena- 
ttridi  ll(ìtnri,i\  p.  .')8().  La  somma  di  (pie- 
blu  concordalo  viene  desciiMadal  cav.lJnl- 
gai  ini  come  segue.  Che  Tivoli  pagas>e  a 
romani  l'annuo  censo  di  i  ooo  lil)bre,coin- 
prese  le  i^u  i  lie  già  pagava  pel  possedi- 
menlo  ili  Carsoli,  tlie  eipiivalgono  a  scu- 
di alio.  Che  i  romani  avessero  la  rello- 
lia  della  cillìi,  polendo  spedirvi  y\u  conte 
che  animinishnsse  le  leggi  uiimicipali  cu- 
ijinlali vamenle  a*  magisliali  ordinari,  e 
fisse  obbligalo  a  sindaea/.ione.  Che  la  città 
avesse  dirillo  a  noiinnare  il  proprio  ina- 
gistralo  col  titolo  ili  ctpomilizia,  e  rifor- 
masse  i  propri  slaluli;  eclie  il  pesodi  com- 
pensare i danni  cagionaluhnaiile  la  guer- 
ra fusKe  n  carico  de'rouiaiii.  Cos'i  lerminù 
ima  guerra  che  nvea  desolali  i  due  ter- 
nloiii  per  4 '>  anni,  e  ne  scorsero  quindi 
molti  in  pace,  l'aie»  he  Alessandro  I  V  [»  is- 
sasse da  Tivoli  nel  leearsi  nel  i  ?.(ìo  n  mo- 
nasteri dì  .Siihiaco.  e  dopo  breve  dimorn 
6i  trasferì  a  Jenne  suo  luogo  natale,  e  vi 
restò  neir estate.  Dopoché  Clemente  IV 
investì  del  regno  delle  due  .Sit;ilie Carlo  I 
d'Aligli),  Corraduio  niptjledi  Federico  11 
marcio  per  ricoii<pii"<larlo,  e  mll  agosto 
I  7.(»«S,  Sullo  gli  occhi  del  Papa  e  de'cardi- 
nnli,  guidato  da'roinani  passò  per  Tivoli, 
ove  allora  essi  risiedevano,  con  gran  mol- 
liludii.e  (Il  ulnbellini  ncH'aiulare  per  l'A- 
bruz7<i  ue!('oiil.iiloiirragliaco7./o  ne'Mai- 
ki  vcisu  Alba  i''uccUK-f  nelle  cui  pian  UIC 


T  I  V 

il  suo  esercito  fu  miseramente  disfatto  a' 
.>.  T  di  detto  mesi*.  Onorio  IV  ne'due  anni 
che  regnò  nell'est. ile  del  i  2<S)  e  i?.H(l  si 
porli»  a  diporto  in  Tivoli,  ove  elargì  molli 
alti  (Il  beuelicenza  e  concesse  con  suo  bre- 
ve la  chiesa  di  s.  biagio  n'douienicani,  ri- 
tnoveiidone  i  due  curali  che  aggregò  alle 
collegiate  ih  s.  Pietro  e  di  s.  Paolo.  Per 
le  fimose  verten/e  tra  Bonificiu  VI  11  ed 
i  Colonna,  dopo  avere  il  Papa  fatto  e- 
spugnar  loro  /'<tl(  '^triiirr,  i  due  cnrdiuali 
Giacomo  e  Pietro  Colonna  deposti  reca- 
tisi dal  Papa  ili  Hicfi,  vestiti  in  abito  pe- 
nitente, ollennerorassuluzione  dalla  sco- 
muiiica,e  indi  si  ritirarono  in  Tivoli.  Ma 
insorti  niKjvi  dissapori,  nel  l3o3  (iiaco- 
iiKi  Colonna  dello  .Sciarla  ini(|uamente 
oltiMggii)  Ijoiiificio  Vili  in  Anagui,  e  do- 
po la  sua  morte,  avvenuta  in  ottobre,  in- 
vase  r  abbazia  di  Subiaco,  e  la  governò 
Con  mollo  rigore.  iNel  i3oj>  i  magistrali 
tibtiilini  compilarono  un  corpo  ili  leggi 
ossin  stallilo  pati  io,  chea secotula  del  del- 
lo concordalo  fu  approvalo  dal  senato  ro- 
mano; importante  ilocumento  io  perga- 
mena ch'esistcorigiiiale  neirarchi  vio  imi- 
nici|iale.  Ili  detto  anno  avvenne  lo  stra- 
no Irasrerìinento  della  resilienza  papale 
da  Roma  in  Avignone,  [»er  volere  del 
francese  Clemenle  V.  Perciò  in  lloma  di- 
vennero, come  in  Tivoli,  più  facili  e  più 
fietpieiiti  le  civili  discordie,  che  lalvulla 
degenei  aroiio  in  aperte  guerre  Ira'  Co- 
lonnesi  e  gli  Orsini.  Dice  il  Co[)pi,  nelle 
Miiiioric  ('r>/r;///,cv/.  essere  ignota  la  pri- 
ma causa  di  tali  inimicÌ7Ìe,  ma  si  sa  che 
Bonifacio  Vili  nella  sentenza  de' io  mag- 
gio ì7.i)'j  di  deposizione  dc'suddctli  car- 
dinali ,  dichiari)  che  i  Colonnesi  molte 
volle  ingratamente  aveano  comballu- 
lo  la  casa  Orsina,  da  rpiesta  beneficiti  o 
specialmente  ili  Nicoli)  111  di  tal  funi- 
glia.  Oiiindi  gli  Orsini  erano  inlervcnuti 
alla  devastazione  de'  beni  ile'  Colouncsi 
nello  stesso  unno,  (pianilo  il  Papa  intra» 
piese  a  sotloineltcì  li  coll'anui  leinpoia- 
li,  per  cuipi  oinolgn  .mi  he  la  crociala  con 
tro  i  Coloiincsi  scouiunicali,  concedendo 


TIV  TIV                     17. 
a'crocesignali  le  stesse  indulgenze  confe-  è  en-iìla  e  f?eve  ritenersi  r  3  1  5,  eil  a'2  i  lu- 
rite  a  quelli  che  aiitlavano  a  soccorrere  glioscrisseFerreloV-ittà  lungi  1  8  miglia  da 
Terra  Santa,  e  per  legato  di  essa  deputò  lioiiia,  la  quale  sebbene  fosse  soggetta  al 
il  cartlinaliMalteod'Acquasparla,  per  ec-  popolo  romanofavorivai  Coloniiesi,e  per- 
citare  gl'italiani  a  couib.itiere  contro   i  ciò  alFelta  va  d'essere  del  partito  imperia- 
Colonnesi.  Con  tali  forze  i  pontificii,  do-  !e,  partendo  da  Roma  dopo  aver  spianate 
pò  lunghi  assedii  e  mollo  spargitueulo  di  le  case  d'Annibaldo  e  Giovanni  Savello, 
sangue,  presero  Colonna,  Zagarolo,  Ne-  e  la  torre  di  s.  Marco,  luogo  forte  degli 
pi  e  altri  castelli  de'Colonnesi,  e  Bonifa-  Annibaldeschi,  come  notai  nel  voi.  L,  p. 
ciò  Vili  li  donò  agli  Orsini  e  ad  altri  no-  227.  Sembra  che  colla  presenza  d'Enrico 
bili  romani.  Quindi  tra  le  due  famiglie  a-  VII  la  fazione  de'ghibellioi  in  Tivoli  pure 
mare  rimeoibi  auze,anchedopo  la  restitu-  si  ravvivasse  e  poi  aumentasse,  ed  altret- 
zione  de'medesimi ,  eziandio  a  danno  di  tanto  fece  quella  de'gueld,  a  segno  che  si 
Tivoli,  come  andrò  dicendo,    guelfi  es-  divisero i  cittadini  ne'due  terribili  partiti, 
sendo  gli  Orsini  e  ghibellini  i  Colonnesi.  i  quali  aveanoi-2  bandiere,  6  per  fazione, 
Intanto  Tivoli  restandoben  iilfetta  al  par-  composte  di  fascie  a  traverso,  6  piinci- 
tito  imperiale  de'ghibellini,  quando  l'im-  pi;iiido  coi  bianco  e  poi  il  nero,  6  altre  a- 
peratore  Eurico  VII  gran  fautore  di  essi  veano  prima  la  fascia  nera  e  poi  la  bian- 
iieli3[2  si  recò  in  Pvoma,  appena  coro-  ca.  Si  fortificarono  nelle  proprie  case  in- 
nato a'aq  giugno  l'abbandonò  per  le  ini-  nalzando  torri  e  tirando  catene  di  ferro 
miciziede'guelll  Orsini,  per  mancanza  di  attraverso  le  strade  per  impedire  il  tran- 
denaro  e  vettovaglie,  e  perchè  giubilava  silo,  molte  delle  quali  torri  ancora  si  ve- 
degli  esaceibati  romani  per  la  conlribu-  dono  nellecasedelle  primarie  fiuiigliean- 
zione  che  avea  dovuto  loro  imporre.  La-  lidie.  Continue  scirainuccie  ;iccadevau(j 
sciando  in  Roma  il  presidio  di  3oo  uo-  tr,i'pirlili,e  i  capi  de'Colonnesi  pochi  an- 
mini  assistiti  da'Colonnesi,  ch'erano  co-  ni  innanzi  fuggiti  dall'esterminio  di  Pa- 
nie sempre  alla  testa  della  azione  ghibel-  Icslrina  eransi  rifugiati  nelle  case  della  fa- 
ima,  se  ne  andò  a  Tivoli,  ove  die  udien-  zione ghibellina  a  Tivoli,  che  prevalendo 
za  al  cardinal  Faugerio  legato  di  Clemen-  in  allora,  distrusse  Caslel  Ap'jllonio  ap- 
leV  residente  in  Avignone, e  trattò  molti  pntenente  a'guelfi  Orsini,  gli  abitanti  del 
alfari, ritornando  in  Uoniailopo  la  fesladi  (piale  fabbricarono  l'odierno  Caslel  ìMa- 
s.Domenico.Rica vocia  iN'ibby,cheirorna-  dama.  Vedendo  PapaGiovanni  XXI I  che 
ni  partigiani  diill'imperatore,nonvolendo-  Lodovico  V  il  Bnvai-oix  trattava  da  ira- 
iie  perdere  la  presenza  dopo  la  coronazio-  peralore  senz'averne  ricevuto  la  pontifi- 
ne,  e  dicendo  egli  volersene  allontanare  eia  confiii ma,  e  perchè  [iroteggevH  gli  e- 
per  l'aria  cattiva,  gli  dichiararono:  Non  retici  friilicelli,  da  Avignone  gli  lanciò  la 
più  di  16  miglia  distante  da  qui  è  Tivoli  sentenza  di  scomunica.  Ma  Lodovico   V 
città  Qiollo  salubre,  nella  quale  risieden-  sprezzando  le  censure  ecclesiastiche,  cliia- 
do  potrai  evitare  i  calori  estivi,  finché  en-  malo  da'  romani  sdegnati  per  vedere  la 
trando  l'autunno  l'aria  sarà  rinfrescala  residenza  pontificia  stabilita  in  Provenza, 
da'sodii   salutiferi   dell'aquilone.  Enrico  si  recò  in  Piom.»  nel  gii-imaioi  828, abitò 
VII  fu  accolto  in  Tivoli  eoo  magnificenza,  il  palazzo  graiule  de'Colonnesi,  e  vi  fuco- 
riferendo  Eeircto  storicocontemporaneo,  ronato  a' 1  7  in  re  de'romani  da  Sciarra 
che  la  citta  era  di  piccola  estensione  e  pen-  Colonna,  in  memoria  del  (juale  allo  egli 
ilenteda  un  colle,fresca  pe'venli  e  riccadi  e  i  suoi  discendenti,  all'antico  stemma 
acqua  gelida  sorgente.  L'altro  contempo-  gentilizio,  ch'era   una   colonna,   vi   ag- 
raneo  i\iusSalonaira,chel'iaiperatoreriti-  giunsero   ima  corona;  poscia  scismatica- 
rossi  ÌDTivolia'20  luglio  I  3o7(questa data  menie  depose  Giovauui  XXil,  e  a'  12 


lj%  T  I  V  T  I  V 

ong^io  elesse  in  anlipnpa  Yirnlh  J'  n-  AI)l>anrlonato  fì.i  Lodovico  V,  l'anlipripn 
poìttiila  fruiicesciJiiu  e  lunatico  iralicello.  si  sulloniiitc  a  Giovanni  WII  ciiicuiidut- 
Lo  provvide  d'un  mae%lo$o  corteggio,  e  to  in  Avignone,  mentre  gli  anticardiauli 
lo  fece  tiallarccon  isplondula  mensa.  Re-  egli  altri  scism.itici  fuggirono,  terminan- 
catiisi  Tantipapa  in  Ti v(j|i,  vicreò  7  anti-  do  cosi  l'apparente  loro  dignità  ricevuta 
cariliiiali,  cillà  occupata  colle  armi  da  Lo-  in  Tivoli.  Questa  città  dopo  la  pace  del 
<Io\icoV,in  uno  a  Vellcli  i  ed  a  molti  al-  1  254  rimase  sempre  in  armonia  con  ^^' 
tri  luoghi  vicini,  come  leggo  in  Pclrini  ;  ma,  a  segno  die  <piando  il  fumoso  tribù- 
il  (]uale  rimarca,  che  Lodovico  V  non  ar-  no  Cola  di  [lieii7.o,  di  cui  riparlai  nel  voi. 
di  assalire  Paleslrina, sebbene  sapesse  che  LYXIII,p.  3o3,  dopo  essere  stato  da  In- 
vidiniorava  il  suo  dìchiaiatonemicoGiu-  nocenzo  \'I  cavato  dalla  prigione  d'Avi- 
como  Colonna  canonico  Lateraneiise,  che  gnone,  in  cui  era  stalo  posto  per  voler  ri- 
poco prima  avea  pubblicata  in  Roma  so  pristinare  l'antica  repubblica  roinina,  e 
iennemenle  a  suo  .scorno  la  sentenza  pa-  inviato  a  Roma  neh  3)3, ove  a'a8  ago- 
pale  contro  di  lui  fulminata,  onde  poi  fu  sto  il  Papa  lo  fecedichiarare  senatore, per 
fìilto  vescovo  di  Lombez.  Pare  che  anco  frenare  le  fazioni  massime  de'prevaleiiti 
Lodovico  V  fosse  in  Tivoli, quando  Tanti-  ghibellini  e  la  tirannia  di  Daroncelli,  Co- 
papa  creò  i  7  pseudo-cardinali,  i  quali  (u-  la  stabilì  in  Tivoli  il  suo  quartiere  gene- 
rono:  Giovanni  vescovo  d'Ostia,  Giovan-  rale,  per  muoversi  contro  i  Colonuesi  di 
ni  prete,  Ermanno  prete,  iN.  vescovo,  fr.  Palesti  ina. \e'4  giorni  in  cui  Coli  di  Rien- 
Nicola  prete  di  Fabriano, di  cui  parlai  nel  zo  si  fermò  in  Tivoli,  colla  mirabile  sua 
■voi.  XXll,  p.  261,  Pietro  Oringa  diaco-  eloquenza  arringò  il  popolo  nella  piazza 
no,  Giovannidiacono,  Francesco  vescovo  dell'Olmo  o  Poggio,  o  di  s.  Lorenzo,  nel 
d'Albano, Doiiif.<cio,Ni\.  (forse  U-.  Miche-  parapetto  de'P.illoni, e  lo  persuase  ad  as- 
le  da  Cesena),  Paolo  vescovo  di  Uieli  (per  sociarsi  alla  sua  lega,  dicendo  loro:  »Vo- 
aver  deposto  il  legittimo  Raimondo,  che  glio  fare  la  oste  sopra  Palestrina,  e  fare 
come  suo  vescovo  a vea  processato  Tanti-  il  guasto  generale:  dunque  prego  voi  li- 
papa  per  aver  vivente  la  moglie).  Il  p.  Ca«  vertini  diedi  buon  ciioreciaccoinpagnia- 
simiro  d.i  Roma  ,  descrivendo  le  notizie  te,  in  tanta  necessitate  ci  sovvengliiate  e 
del  convento  tli  s.  Maria  Maggiore  in  Ti-  non  ci  abbandoniate".  Unite  Cola  le  sue 
voli,dicedieTantipapacreòpureaiilicar-  milizie  romane  a  quelle  de' liburliui,  di 
dinalcfr.  Michele  da  Cesena  fiate  tlcl  con-  Velletri  ed  allo  masnade  de'()aesi  vicini, 
vento,  il  quale  ne  fece  penitenza  e  fu  au-  portossi  ad  assediar  Palestrina  colTinten- 
toied'un'esposizione  del  Miscrcrr.  incoi  zione  di  distruggerla.  Pose  il  campo  pri- 
riprova  la  falsa  dignità  e  l'antipapa.  Co-  ma  a  Castiglione  di  s.  Prassede,  e  poscia 
slretlr»  questi  per  mantenersi  a  rubare  i  presso  l.i  chiesa  di  s.  Maria  de  Vili. 1,  nel 
vasi  delle  chiese,  ed  a  vendere  siiumiiaca-  sito  detto  il  Campo,  distante  un  miglio  da 
mente  i  bcnedzi  ecclesiastici,  dovè  (uggì-  quella  città,  e  la  cinse  d'assedio.  l*erò  do- 
rè co'suoi  anticardinali  a  Todi,  ove  rag-  pò  vari  giorni  d'inutili  assalti,  ed  esage- 
giunto  da  L(k1<jvìco  V  che  a"4  agosto  era  randogli  i  suoi  la  diflicoltà  dell'impresa, 
slatocaccialu  da  Pioma  colle  sassate,  insie-  naccpie  gelosia  tra  le  truppe  ili  Tivoli  e 
me  passarono  a  /Vs^/, ricevuti  con  [)unipa  quelle  di  Velletri,  e  «i  scopri  una  congiii- 
unitamentea'iiilsìcardinali,i  (piali  cotiiNi-  ra  di  ghibellini  ordita  contro  la  vita  di 
colò  V  vi  fecero  il  Solenne  ingresso  a'3gen-  Cola,  macchinata  dd  faniosoir.  Monrea* 
naioi32r).  Ivi  l'antipapa  sacrilegamente  le  suo  capitano  e  riferita  da  una  sua  ser- 
consagrò  più  vescovi,  dichiarò  di  nuovo  vu  al  Rienzi.  Questi  abbandonalo  Tasse- 
cardinale  Visconti  scomunicato  d.d  Papa,  dio,  e  dato  il  guasta  alle  campagne,  .sciol- 
c  ìdvìò  ledali  iu  diverge  parli  del  uioudu.  i>c  l'cbcicilu  de'cullcguli,  e  di  liluò  iu  Ru- 


TI  V 

ma  nel  1 354,  ^^  '*'  fece  fagliar  la  feita  a 
fr.  Monreale,  e  creò  capitano  del  popolo 
romano  Riccardo  degli  Annil)a!di  signo- 
re di  Monte  Compatri,  coli'  incarico  di 
rinnovar  l'assedio  di  Galestrina.  Dice  Pe- 
trini,  che  Riccardo  perito  e  valoroso  mi- 
litare non  lasciò  di  molestar  i  Colonne- 
si  e  la  città;  ma  siccome  il  fantastico  Co- 
la lo  depose  poco  dopo  dal  la  carica,  stan- 
chi finalmente  i  romani  di  più  sodrire  le 
sue  stranezze,  a  furia  di  popolo  l'uccise- 
ro VS  settembre.  A  que'tempi  apparten- 
gono due  leggi  municipali  di  Tivoli,  che 
scolpite  in  marmo  stavano  nel  cortile  del 
palazzo  Boschi, quali  si  riportano  da  Nib- 
by.  Nel  I  356  ebbero  i  liburtini  molli  fat- 
ti d'armi  coll'abbate  di  Sid)iaco  Adema- 
ro francese,  e  quindi  cogli  Orsini,  che  fu- 
rono entrambi  batluli.  Ma  quanto  all'ab- 
bate sublacense,  la  tradizione  de'  subia- 
cesi  e  la  cronaca  del  p.  Mirzio  ritengono 
che  r  esercito  abbaziale  in  detto  anno 
trionfò  de' tiburt in i,comandato  da! l'abba- 
teAdemaro,  il  qualecollespoglie  eriscat- 
lo  de'prigionieri  edificò  a  Suhiacn  il  pon- 
te a  sinistra  delia  via  Corsa  con  unica  ar- 
cata. Il  bellicoso  abbate  fu  crudele  co'suoi 
monaci,e  per  sospetti  ne  fece  barbaramen- 
te morire  alcuni  in  Jenne,  onde  poi  fu  co- 
stretto in  Avignone  a  rinunziare  l'abba- 
zia. Non  molti  anni  dopo,  e  nel  1870  se- 
condo Corsignani,  si  accese  la  sanguino- 
sa guerra  fra'livolesi  e  Corrado  d'Antio- 
chia conte  d'Anticoli,  il  quale  dopo  esser- 
si armato  ne'Marsi,  pretendeva  che  i  suoi 
vassalli  non  fos«ero  soggetti  a  pagare  la 
gabella  del  passo,  che  da'tiburlini  si  esi- 
geva allorché  transitavano  con  robe  per 
la  città.  Varie  scaramuccie  si  successero, 
e  finalmente  a"2o  dicembre  i  872  sul  pia- 
nodella  montagnadi  detlocastellosi  ven- 
ne a  una  formale  battaglia,  nella  quale 
restò  Corrado  sconfitto,  e  vi  morì  il  co- 
mandante de'tiburtini  Meolod'Andreoz- 
7,0  Ricciardi,  il  di  cui  corpo  con  pompa 
fu  trasportato  e  sepolto  nell'antica  catte- 
drale con  analogo  epitaflio.  Chiamali  i  li- 
builiui  con  ielleia  de'4  maggio  1  SyS  dal 


TIV  173 

senato  romano,  1  loro  ambasciatori  ebbe- 
ro parte  a  quegli  accordi  che  accennai  nel 
voi.  LVIII,  p.  3oi,  pel  ritorno  in  Roma 
da  Avignone  di  Gregorio  XI.  Indi  i  tibur- 
tini  incontrarono  gravi  spese  per  tenere 
in  piedi  una  soldatesca  in  istato  difensivo, 
trovandosi  in  mezzo  alla  guerra  accesasi 
tra  l'abbate  di  Subiaco  e  il  Sa  velli  signo- 
re di  Palombara,  non  che  per  la  peste  e 
carestia  avvenuta  nel  i  876,  e  pel  passag- 
gio dell'armata  dell'Orsini  conte  di  Ta- 
gliacozzo.  Universale  fu  l'esultanza  pel  ri - 
pristinamento  della  pontificia  residenza 
in  Roma,ove  solennemente  fece  l'ingresso 
GregorioXla'i  7  gennaio  i  377. Ma  breve 
fu  il  contento,  poiché  morto  il  Papa,  indi 
rS  aprile  1378,  e  concordemente  fu  elet- 
to per  successore  Urbano  VI,  il  quale  cor- 
reggendo i  costumi  de' cardinali,  ed  essi 
malcontenti  per  non  potere  ritornare  io 
Avignone,  col  pretesto  di  evitare  i  caldi 
dell'estate  alla  fine  di  giugno  i  i  cardin;ili 
francesi  e  il  cardinal  de  Luna  spagnuolo 
si  ritirarono  in  Anagni ,  mentre  il  Papa 
a'26  passò  in  Tivoli  con  4  cardinali  ita- 
liani, e  chiamandovi  da  Anagni  gli  altri 
si  scusarono  col  pretesto  della  scarsezza 
de'viveri  e  degli  alloggi.  Urbano  VI  dai 
tiburtini  fu  trattato  nel  palazzo  pubbli- 
co splendidamente  per  due  mesi,  nel  qual 
tempo  concesse  loro  molte  grazie,  e  creò 
cardinale  il  vescovo  Ruflini,  ch'era  stato 
unode'custodi  del  conclave.  Intanto  i  car- 
dinali dimoranti  in  Anagni  a'  9  agosto 
pretesero  deporre  Urbano  VI,  e  trasferi- 
tisi in  Fondi,  ove  attrassero  3  de' cardina- 
li che  aveano  seguito  il  Papa  a  Tivoli,  con 
promettere  segretamente  a  ciascuno  il 
pontificato,  a'20  settembre  elessero  l'an- 
tipapa Clemente  FU,  il  quale  recando- 
si iu  Avignone  vi  stabilì  il  lagrimevole 
grande  Scisma  (V.)  d'occidente.  Alcuni 
storici  patrii  narrano  che  i  tiburtini  si  di- 
chiararono per  Urbano  VI,  e  mandai ono 
ambasciatori  acciò  si  portasse  in  sicuro 
nella  loro  città,  ritardandola  sua  anda- 
ta a  Ti  voli,  il  che  non  è  verosimile,  essen- 
do il  Papa  sicuro  iu  Roma,  perché  i  ro- 


174  I  IV  T  W 
mani  firairipnle  l>ii<iiinvano  die  vi  fo^^e  do  i  liliurtini  Rin.tlilu  coslielln  a  rhWvIef 
In  ir%idi-iiza  pontilicin,  ili  empii  7  poiili-  la  pace,  nel  iZHi  stcsio  venne  slipul.iln 
fìcnli  n'erano  reslali  privi  con  grnvissinji  co'patli:  che  restasse  tulio  il  bollino  fat- 
tlanoi.  E  intani,  Urbano  \l  toinaiulo  da  te  sugli  Orsini  o'  lihiulini;  die  l'u&sero  le- 
livuli  a  Roinn  cui  cardinal  Tohaldt^clii,  sliliiili  scainbicvulmciile  i  pnj^ionieri  ;  e 
paislì  ai\  aiìtl.we  \\  juiL. -zzo  dpdst'ilno  ti'i  che  fusse  in  '•e:;inlo  Ira  le  parli  alleanza 
.s.  }]t!ii(t  Ili  7/v7.s/(ri7«'.dovea'G  novelli-  oircnsiva  e  dden^iva.  In  lai  circoNlan/a  il 
Liei  378  depose  e  scoinunicò  l'aiilipaiia  suddcllo  conte  d'  Anlicoli  prese  parlilo 
e  i  suoi  fauloiì.  Raccontai  n  Marino  In  pegli  Orsini,  e  donneggiò  il  territorio  ili 
vittoria  riportata  nel  1879  presso  di  esso  Tivoli,  in  tempo  che  le  truppe  erano  nl- 
dalle  milìzie  ponlifìcic,  umlc  alle  lilniili-  le  prese  co'medcsimi,  per  cui  poslerior- 
ne,  sull'ai  mala  degli  scismatici.  I>scu(lo-  melile  1  libili  lini  si  mossero  controlli  lui, 
si  poi  ribellato  Rinaldo  Orsini  con'e  di  eiitrovalolo  accampalo  vicino  al  suo  pon- 
Tagliacoz7o  co'suoi  morsi  contro  Liba-  te  sull'AniciK',  lo  sconfissero  e  fugaioiio 
no  \  I,  questi  stimolò  i  liborlini  a  fargli  a'23  gennaio  1 38 1:  ritiratosi  dentro  il  ca 
guenaje  bencliècnme  limitrofi  deMomi  •  stello,  dopo  un  mese  d'assedio  fu  preso 
iiii  stessero  in  pare  e  confederazione  (e  ne  d'assalto  e  il  conte  venne  fatto  prigionie- 
ripoita  le  prove  Corsigiiani),  pur  noudi  ro.  l'er  1  iarquislaie  la  libertà,  fu  coslrel- 
n)eno,oiiile  condi-icfnileie  ai  l'a|inariol-  lo  a  coiu  luileie  la  pace  nel  i3S3  vanlag- 
larono  2000  soldati  a  piedi  e  :^oo  a  ca  giosa  pe'  liburlini;  iin|>ei'Occhè  si  obbii- 
vallo,  oltre  800  soldati  citlailini.  Ci  caro-  g*>  il  conte  a  somministrare  le  sue  lru|)|H: 
no  comandante  il  famoso  Adriano  Mon-  (piando  abbisognassero  a' liburlim;  che 
taneucitlailino tiburtino,esiguoredi Col-  dovesse  ritenere  un  cittadino  tiburtino 
li,  Olicela  e  Rocca  di  Roltc,  il  (juale  in-  per  caslelianu  a  sue  spe>e.  e  nel  casieilo 
vase  tulli  i  ca>lc'lii  de;;li  Oisiiii,  e  scoii-  vi  dovesse  essere  iualbernta  la  bandiera 
fisse  il  loro  esercilo  sotto  Tajjliaco7Zi;im-  di  Tivoli, ed  allre  di  ««eia  ne  dovesse  pie- 
perocchè  narra  il  Corsignani  che  il  pos-  sentale  ilgioruudi  s  Lorenzo  di  quell'ali- 
sente  esercito  tibiirliun  marciato ne'Mar-  no  alla  catletliale; che  pagasse  4oo  fiori- 
si per  la  via  del  castello  della  Scarpa,  ni  il'oio,  e  che  desse  ostaggi.  Così  inleres- 
guadagnò  il  suo  ca>lc-lIo  d'  Aniicoli  ,  su-  sanie  si  stimò  tale  vittoria,  che  il  munì- 
però  i  car.solaiii  e  rompendo  le  inilizie  cipio  hburtino  volle  cleinnine  la  memo- 
nemichi-,  con  fugarle  c$|iiigiiò  Tagliaco?-  ria  con  riinembianza  annuale,  e  per  leg- 
zo.  Indi  passali  i  tdiurtini  nel  piano  del-  gesUilutaria  decrelò;Ciic  in  ugiiiaiino  nel 
la  Mai!>ii.a,  ivi  successe  una  ginn  bitUi-  giorno  di  s.  Vincenzo  martire,  in  cui  se* 
glia, dove  morii  ono  molli  libiirlini  111  uno  guì,  il  magistrato  si  portasse  alla  chiesa 
ni  couiandanle  .\ilrinno';  ma  linfoizalisi  di  lai  santo,  e  tacesse  presentare  in  obla- 
con  nuove  icclute,  i  libiiitini  abbaile-  zione  due  lorcie  di  cera.  CoU'anno  1  383 
rono  la  genie  Orsina  e  devastarono  lai-  enliò  in  Homi  una  mortale  epidemia, on 
mente  i  campi, che  per  molti  anni  glia-  de  Urbano  VI  a' 19  aprile  si  ritirò  in  Ti- 
Lilanli  ne  piansero  i  danni,  indi  nell'in-  voli,  dove  sì  trattenne  un  iiicsc  godendo 
verno  l'esercilo  fece  ritorno  a  Tivoli.  Nel  dell'aria  salubre,  secondo  il  Novaes,  altri 
I  387.  il  conte  Riiinido  riliialosi  in  Taglia-  diccndoche  vi  restòsinoal  settembre  por- 
C0Z7O,  spelli  a'iibuiliiii  per  ambasciatore  tandosi  a  Ferenliiio.  l*o»cia  passò  nel  re- 
Ang<  lo  1)1  lineili  di  (.ancellieri  per  paci-  gno  dì  Napoli,  donde  si  lecò  a  Perugia 
ficarsi  Ma  nrre^lAlo  per  vìa,  scrisse  una  scomnnìcandoii  sunnominaloUinalduOr- 
Iclleia  td  rapouidizÌH  di  Tivoli,  per  di-  sini  invasoredi  Spolcli,  e  l'B  agosloi388 
chìarare  le  pardìche  intenzìnnidel  suo  si-  pai  lì  per  Tivoli;  ma  caduto  dalla  mula  e 
gnureedrid^liacuzzoidiinoduclic  vedeti  icslalu  malconcio,fu  in  lui  modo  porta- 


TT  V 

fo  a  Tivoli.  Gli  andarono  incontro  mol- 
li romani,  pregandolo  ritornale  mi  Roma, 
il  che  ricusò  di  fare  ,  passando  invece  a 
Ferentino,  da  ilove  poi  nell'ottobre  vi  si 
recò  ,  al  riferire  di  Novaes.  Nello  stesso 
I  388  l'antipapa  fecea  vangare  nuovamen- 
te verso  RoiDa  i  snoi  guasconi  e  breto- 
ni, corseggiando  per  la  Sabina  e  pel  Pa- 
trimonio. Anelando  di  ventlicarsi  di  Ti- 
voli per  essere  di  voto  a  Urbano  VI,  i  ti- 
I)urtini  si  collegarono  col  Savelli  signore 
di  Palon)bara,ecoi»  iSicolòe  Lorenzo  Co- 
lonna, fortidcando  la  città.  Tanto  bastò 
perchè  i  nemici  si  allonlanassero.l  liburli- 
ni  egualmente  evitarono  col  loro  atte"- 
giamento  guerresco  le  rapine  che  anda- 
va commellendo  ne'paesi  dei  Lazio,  Gio- 
vanni Augnd  capitano  di  ventura  di  fan- 
ti e  cavalli  inglesi.  In  questo  tempo  eravi 
in  Tivoli  una  sinagoga  di  ebiei,  presso  il 
convento de'domenicani,  i  quali  ebrei  ac- 
cresciuti di  numero  divennero  baldanzo- 
si e  inquieti.  Il  municipio  temendo  che 
tui  bassero  l'ordine  pubblico,  li  frenò  or- 
dinando che  dovessero  portare  un  man- 
tello  rosso  sulle  spalle  per  disluignersi  da- 
gli altri  cittadini,  sotto  pena  della  vita  e 
della  confisca  de'beni.  Nel  1889  insorse- 
ro delle  questioni  tra  gli  Orsini  ed  i  ti- 
burtiniperalcune  prede,  che  diversi  con- 
tumaci cittadini  commettevano  sopra  le 
terre  di  quelli;  come  ancora  ebbero  del- 
le doglianze  pel  medesimo  col  castellano 
di  Laiiano, che  inquietava  gli  Orsini  d'or- 
dine d'Urbano  VI,  ma  tutte  furono  ac- 
comodate. Quindi  l'esercito  avventuriere 
de'bretoni  partigiano  dell'antipapa, s'im- 
magiuò  nello  slesso  anno  di  sorprendere 
Tivoli,  ch'era  fedele  e  ubbidiente  a  Ur- 
bano VI,  ed  ancorché  avutane  i  tiburti- 
ni  notizia  dall'alleato  Savelli  signore  di 
Palouibara,  fu  tale  la  rapidità  della  mar- 
cia, che  si  trovarono  i  bretoni  subitamen- 
te a  ponte  Lucano,  onde  la  debole  guar- 
nigione della  torre  si  rifugiò  in  città.  I  bre- 
toni mandarono  a  Tivoli  un  trombetta  a 
notificare,  che  loro  si  pagasse  una  forte 
conlribuziune,ai  che  fu  risposto  si  accon- 


TIV  17'J 

sentirebbe,  chiedendo  tempo,  e  intanto 
mandando  rinfreschi.  Pelò  i  tiburtini  ra- 
dunate le  milizie  e  sopraggiunta  la  notte, 
le  diressero  per  3  dilFerenti  parli  sopra  i 
bretoni,  e  al  segnale  concertato  piomba- 
rono su  di  essi  e  ne  fecero  tremend;i  stra- 
ge; molli  ne  condussero  prigionieri  in  cit- 
tà, e  pochi  si  salvarono  coila  fuga.  Suc- 
cesso a  Urbano  VI  il  Papa  Ronifacio  IX, 
e  domali  i  tumidluauti  romani,  elargì 
molti  benefizi  a  Tivoli,  coli' accordargli 
la  suddetta  indulgenza  plenaria  alla  chie- 
sa de'fraucescani,ed  anche  una  fiera  fran- 
ca, la  quale  però,  al  dire  del  p.  Casimiro 
da  Roma,  i  tiburtini  1'  implorarono  dui 
conservatori  di  Roma  a  mezzodì  fr.  Pie- 
tro da  Ceccano,  pel  tempo  in  cui  durava 
l'indulgenza,  e  ne  ripoila  il  [)rivilegio  a 
p.  343,  concesso  a'2  i  agosto  i  395  [)er  8 
giorni.  Inoltre  Bonificio  IX  riportò  il  tri- 
buto del  censo  a  1  000  libbre,  che  la  città 
pagava  al  senato  romano,  il  quale  pre- 
potentemente l'avea  esatto  per  1000  fio- 
rini; ed  i  tiburtini  si  mostrarono  grati  col 
Papa,soccorreiidolo  culle  loro  milizie  con- 
tro i  Colonna,  i  quali  perciò  devastarono 
in  parte  le  loro  campagne,  ma  dalle  for- 
ze riunite  a'  tiburtini  furono  costretti  a 
chieder  la  pace.  Due  volte  Tivoli  ebbe  a 
sostener  gli  attncchi  dell'ambizioso  Ladi- 
slao re  di  Sicilia,  che  avea  occupalo  mo- 
mentaneamente Romn  nel  I  4o4)«'d  in  en- 
trambi fu  respinto, benché  molto  danno  ca- 
gionasse al  le  campagne. I  n  questo  lem  pò  le 
fazioni  de'guelfi  e  ghibellini  chiamate  in 
aiuto  dagli  Orsini  e  Coloiinesi,  suscitaro- 
no infiniti  mali  alla  città.  Diverse  delle 
principali  famiglie  degli  Oddoni,  llperi- 
ni, Sebastiani, Tuba  Idi, Cocca  nari,  Zacco- 
ni.  Briganti,  Falasconi,  Ricciardi,  Forna- 
ri,  IVI  anni,  Petrarca,  Leonini,  Croce,  Zap- 
pi ed  altre  erano  ogni  dì  alle  mani,  e  mol- 
le uccisioni  accadevano,  poiché  il  capo- 
milizia  per  porvi  un  freno  nel  i4o7  ''"• 
pose  forte  multa  a'fautori  de'  disordini. 
Qui  con  iVibhy  noterò,  che  nel  maggio 
1406  Ceccolino  capobanda  di  masnadie- 
ri prese  CasteirArcione,  il  quale  secondo 


i7<i  T  I  V  T  I  V 
il  irislo  costume  dc'lcmpi  si  mise  a  lor-  vnre  il  suo  risentimento;  ma  maggiori  nf- 
menlare  i  vicini  e  spi-cialinenle  a  vessare  f.iii  il  chiamarono  a  Napoli,  ove  coniinsM- 
i  NÌanilanti,  onde  i  libiutini,  che  risenti-  inostagji^io  vari  de'priuiif^ciiliiuuininicil- 
xano  giavc  danno  (lall'csislenzadi  (picsto  ladini,  che  avea  chiamati  alla  sua  corte, 
ca>lello,  dipoi  nel  i.j-2()  lodislrusseio.  Se-  n' (piali  per  riscattarsi  convenne  pjj^are 
conilo  il  diarista  Dellìni,  presso  il  Mura-  furti  S(jmme.  Fintlanlo  il  conte  da  lui  no- 
tori, pare  che  Ladislao  penetrasse  in  Ti-  niiiialo  Giordano  de  l'istoribiis  tirauncfj- 
voli,  ed  ordinasse  che  fosse  rortincata,ov-  giava  Tivoli,  e  non  curando  il  concorda- 
verociòfecequando  rioccupala  Roma  col-  to  disponeva  a  suo  talento  delle  cariche, 
l'escrcilo  nea>sunseilscnatorat<)  nel  I  ji.|.  imponeva  ta<ise,  coniìscava  i  beni  a'par- 
In  falli  ripoiln  il  cav.  Diilgai  ini,  die  nel  tigiani  degli  Orsini,  e  fivoriva  i  Colonne- 
l4i3si  mosse  nuovaiuenle  Ladislao  per  si  ,  ed  a  questi  die  in  potere  la  Ione  di 
occupare  Roma  e  Tivoli.  Che  i  lihm  lini  ponte  Lucano.  Ma  i  partigiani  degli  Or- 
fedeli  al  l'apa  Giovanni  XXIII  si  piepa-  sini,  chiamatili  in  soccorso, coslrussero uà 
rarono  alla  difesa,  e  munirono  segnala-  ponte  ili  legno  sull'Aniene,  onde  avere  il 
niente  la  Ione  di  ponle  Lucano  d'una  libero  transito  pei  loro  terreni.  Morto 
Lombarda,  isti  omenloda  guerra  di  lecen-  quindi  Ladislao  ne'[)iimi  d'agosloi4<l 
te  trovato.  Chiamati  in  aiuto  gli  abitanti  in  Gallicano,  nac(pie  tomnlto  in  Tivoli 
de' loro  castelli,  formarono  un  corpo  di  tra'due  partili;  l'  uno  voleva  dichiararsi 
4ooo  fanti  e  5uo  cavalli, che  marciali  in-  indipendente,  l'altro  voleva  riconoscere 
contro  a  Ricciardo  della  Molara  ribelle  la  vedova  regina.  Venuto  però  in  Tivoli 
del  Papa, che  andava  dando  il  guasto  al-  pei'conle  Cola  Porcio  cavaliere  romano, 
le  loro  campagne,  lo  sconfissero  e  posero  gli  riuscì  sedare  i  luinulli  e  rip<jrtarc  ai- 
in  fiiga.  Avvicinatosi  Ladislao  a  Roma,  la  divozione  del  Papa  la  cillìi.  Fm-oiio  poi 
queslaanzichè  difendersi, r8giiigooi4i  3  riorganizzatele  milizie  per  combattere 
l'accolse,  e  fucoslielto  il  Papa  a  fuggire,  alcuni  signori  de'circonvicini  castelli,  che 
Costernati  i  tiburtini  da  questo  fatto,  si  aveanodanneggiato  il  tei  ritorio,  e  per  non 
videro  giungere  un  messo  del  comandan  ■  darne  il  comando  ad  alcmio  delle  due  fa- 
te del  re  per  persuaderli  a  patteggiar  con  zioni,  in  cui  Tivoli  era  diviso,  ne  fu  scelto 
lui, onde  stipulare  un  Irallato.  Si  conven-  il  romano  cav.  Cenci.  iMa  interpostosi  il 
ne:  Che  dimenticata  ogni  olfesa,  seguilas-  Conti  signore  di  Poli,  le  cose  furono  ac- 
se  col  re  la  medesima  alleanza  ch'era  col  comodate  senza  spargimento  di  sangue, 
Papa  e  i  romani:  Che  dovesse  pagare  lo  e  la  lillà  rientrò  in  possesso  della  torre  al 
slesso  censo,  che  a  cpiesli  pagavano:  Che  ponte  Lucano,  già  occupalo  da'Colonna 
i  tiburtini  si  governassero  colle  loro  leg-  partigiani  di  Ladislao.  Nel  i  j  i  7  Braccio 
gi,  e  che  le  li  up|)e  regie  non  potessero  en-  da  Montone  valoroso  capitano  e  avven- 
Iraie  in  cillà  armate:  Che  il  re  nominas-  liniere,  profillando  degli  scismi  che  an- 
se il  conte,  ma  gli  altri  magistrati  di  Ti-  cura  laceravano  la  Chiesa  priva  del  supre- 
•voli  col  consenso  del  popolo:  Che  licen-  mosuocapo,  divisòd'impadronirsi  di  Ro- 
ziassero  le  truppe  alleale,  e  la  città  fosse  ma,  protestando  conservarla  pel  Papa  che 
custodita  dalle  proprie  milizie.  Pocodu-  dovea  eleggersi,  e  perciò  volle  prima  oc- 
rì>  tal  concordato, giacché  volendo  l'insa-  cupar  Tivoli,  ove  si  rivolse  col  suo  eser- 
ziabile  Ladislao  spogliare  gli  Orsini  della  cito,  intimando  la  resa.  Si  opposero  i  cil- 
conlea  di  Tagliacozzo,  intimò  a'tiburtini  ladini,  massime  per  essersi  ricoveralo  nel- 
checiòcseguisserocnngiunliallesuelrup-  la  cill.i  il  cardinal  Lucio  Conti  de'signo- 
pc,  ni  che  si  ojtposeio  per  essere  nlloia  i  ri  di  Poli,  la  cui  famiglia  era  loro  alleala, 
tiburtini  slicUi  alleati  con  tal  famiglia.  Inasprito  Ihaccio  per  la  ripulsa  vi  pose 
Voleva  ih  e  iccarMiu  Tivoli  pei  faryli  prò-  furie  assedio^  tua  i  cilladiui  si  dife&ero  vu 


TI  V 

lorosamente  e  fecero  molte  sortite,  nelle 
quali  gravi  danni  recarono  alle  truppe  di 
Biaccio,  che  dopo  vari  giorni  fu  costret- 
to abbandonar  l'assedio,  portandosi  colia 
sua  armata  verso  Roma.  Se  ueimpadro- 
ìù  a' 16  giugno,  ed  a'26  0  27  agosto  ne 
fu  espulso  da  Sforza  Altendolo  il  Gran- 
fie. L'i  I  novembre  finalmente  nel  sinodo 
di  Costanza  fu  eletto  Martino  V,  che  e- 
slinse  lo  scisma  e  ridonò  la  pace  allaCliie- 
sae  all'Italia,  entrandolo  Roma  a'28 set- 
tembre 1420,  donde  poi  si  recò  a  Tivoli 
eviera  a'i5  e  29  luglioi422.  Il  cav.Bul- 
garini  ritarda  la  gita  di  Martino  V  a  Ti- 
voli, poiché  dice,  ristorala  Romada'tanti 
solferti  danni,  volle  Martino  V  riposarsi  da 
tante  fatiche, e  nel  i43o  perciò  passò  inTi- 
■voli, accolto  con  feste  e  ripetute  acclama- 
zioni,portandosi  a  risiedere  presso  il  vesco- 
vo Cesari,chedasuofamigliareavea  prov- 
veduto di  questo  vescovato.  Le  discordie 
intanto  tornarono  a  lacerare  Roma,  per- 
chè morto  nel  1 43  i  Martino  V,  i  suoi  pa- 
renti Colonna  insorsero  contro  Eugenio 
IV,  e  le  agitazioni  si  estesero  a'paesi  vi- 
cini. Perciò  il  senato  nell'istesso anno  pub- 
blicò un  severissimo  edillo, che  compren- 
deva gli  abitanti  tanto  dell'una  che  degli 
altri:  ma  Tivoli  non  volle  riceverlo  per  es- 
sere stabilito  nella  convenzione  del  1  254, 
che  la  città  dovea  da  se  emanare  le  leg- 
gi. Quindi  nel  i432  Giovanni  Sebastiani 
capomilizia  ,  conoscendo  la  necessità  del 
contenuto  dell'editto,  con  allri  9  giure- 
consulti cittadini,  compilarono  delle  leg- 
gi penali  che  furono  aggiunte  allo  statu- 
to patrio,  formandone  il  3.°  libro.  Non  o- 
stanle  la  città  era  divisa  in  due  fazioni;  la 
famiglia  llperini  era  capo  di  quella  degli 
Orsini,  l'altra  de'Manui  di  quella  de'Co- 
lonnesi.  Trovavasi  lai."  in  possesso  della 
città  col  conte  di  Tagliacozzo  alla  testa, 
allorché  JNicolò  Forte-braccio  della  Stella 
parlilante  Colonnese  e  capitano  del  duca 
di  Milano  si  portò  ad  assediarla;  ma  sor- 
titi i  tiburtìnìjlo  posero  in  fuga  sino  a  Su- 
biaco.  Tornato  nuovamente  all'assalto,! 
fuorusciti  partigiani  Culuuuesi  iuutiùut- 
voi.,  ixxvi. 


TIV  177 

taccarono  gli  Orsini,  che  furono  costret- 
ti uscirne  col  conte  loro  comandante  ,  e 
così  l'occupò  il  sanguinario  Fortebraccio 
nel  1433,  ferocemente  saccheggiando  gli 
averi  denli  attinenti  aqli  Orsini  e  uccideii- 
donecon  molte  atrocità,  molli  precipitan- 
done anche  dal  le  calerà  t  le  dell' Aniene.  in- 
tanto il  capitano  Altendolo  inviato  dallo 
Sforza  partigiano  del  Papa  ,  si  avvicinò 
alla  città  e  la  cinse  d'assedio;  ma  il  For- 
tebraccio col  partilo  Colonnese  fece  sì  for- 
te resistenza,  che  obbligò  l' Altendolo  a 
proseguir  l'assedio  con  grave  danno  delle 
campagne;  e  finalmente  levollo,  quando 
seppe  che  Eugenio  IV  a'23  giugno  1 434» 
per  la  ribellione  de'romani  suscitala  dai 
Colonnesi,  era  fuggito  da  R.oma.  Il  For- 
tebraccio seguendo  le  istruzioni  del  duca 
di  Milano,  fiero  nemico  d'Eugenio  IV,  non 
solo  occupò  i  luoghi  dell'abbazia  di  Subia- 
co,  ma  recatosi  colle  sue  truppe  in  Ge- 
nazzano,  ad  onta  della  pacificazione  segui- 
la nel  1433  tra'  Colonnesi  e  il  Papa  (nel- 
la quale  i  Colonnesi  restituirono  il  ponte 
Lucano,  e  il  conte  di  Tagliacozzo  e  Ri- 
naldo Orsini  suo  fratello  consegnarono  a 
Eugenio  IV  Tivoli),  sovvertì  Lorenzo  Co- 
lonna signore  di  Palestrinae  altri  nobi- 
li romani,  i  quali  fecero  la  delta  sommos- 
sa e  occuparono  il  governo  di  Roma  per 
breve  tempo,  essendosi  opposti  alla  loro 
fellonia  i  cittadini  savi  spalleggiali  da  Or- 
sino Orsini,  e  la  sedizione  cessò  a  fronte 
degli  sforzi  di  Lorenzo  Colonna.  Ricove- 
ratosi il  Papa  in  Firenze,  mandò  tosto 
un  forte  esercito  per  sedare  i  tumulti  di 
Roma  e  circonvicini  castelli,  comandato 
dal  celebre  vescovo  Giovanni  Vitelleschi 
[)0Ì  cardinale,  il  quale  trattando  umana- 
mente il  Colonnese,  a'i4  agosto  1 43  5  gli 
fece  rinnovare  la  precedente  concordia,  e 
la  pace  fra  la  chiesa  romana  e  Lorenzo 
Colonna;  e  la  città  di  Tivoli  ritornò  al- 
l'ubbidienza di  Roma,  da  cui  erasi  da  3 
anni  sottraila,  come  registrò  il  contem- 
poraneo Paolo  di  Liello  Petrone  nella  sua 
Mesticanza.  Ma  neli436  Poncelletlo  Ve- 
uerauieri  rifugiatosi  iu  Paleslrina  per  a- 
12 


178  r  1  V  T  l  V 
vn  liiilaloiina  a.'sdllevazionc  in  Roiiin,e  dolore  delld  presa  di  (^isIntUinnpolì  fjilln 
I.oieiizoCulonnaoltrernssiitncnicla  pio-  da'liircliì,  fu  invitato  dal  cnpoinìlitìa  e  si 
lezione  facendo  rnrreiìe  nella  campagna  poi  tu  nella  cillii,  ove  fu  splendidaineiilc 
romana,  fece  likolvere  il  valoiosio  Vitcl-  trallalo  nel  palarlo  del  |itil>lilico  per  liil- 
If.stlii  a  spogliarlo  di  l'alcsliina  cdell'al-  ta  l'islalo  deli.j'S.  Il  successore  Calisto 
tre  sue  terre,  il  che  esei^iù  rigorosamcn-  111  eziandio  si  mostrò  piopenso  per  'li- 
te. In  pari  tempo  nel  i43G  fece  tornare  voli,  e  ieje  vari  brevi  per  piolej^f^ere  l'in- 
tuiti gli  nitri  insorti  Itioglii  nll'uhbidien-  dipendenza  di  sue  fnincliigie.e  vi  mandò 
28,!ibornndospccia!menle  Tivoli  dall'an-  come  commissarioapostolico  il  vescovo  ili 
guslie  elle  provava,  per  essersi  imposses-  Siraciis;i,  onde  provvedere  alla  tiancpnili- 
sato  de'ponli  I\Iamm()Io  e  Lucano  snll'A-  là  dcll.i  cillìi  agitala  dalle  fazioni  de'ilne 
nieiie  il  conte  Antonio  ila  Puntcdera,  gè-  capi,  llpciini  che  teneva  pig'i  Orsini,  e 
iieio  del  signore  di  \  almoiiloue  e  colle-  lìriganti  pe'  Colonnesi.  Questi  due  capi 
gaio  con  altri  libelli.  Prolìllando  quindi  clic  tendevano  a  farsi  tiranni  della  patria, 
dell'inlernc  scissure  de'liburlini,  l'abba-  bencliè  tra  loro  contrari,  Icnlarono  favo» 
le  di  Subiaco  Giacomo  Cordoni  non  pa-  rire,ma  iiuililnieiite,  vari  tentativi  die  fe- 
gò  per  5  anni  il  liibuto  clie  dovea  di  i  oc  ce  per  occupar  Tivoli  Jacopo  Piccinino 
libbre  di  trote  arioslite,  nella  vigilia  di  s.  ca|iiliiiio,  mandalo  dal  le  di  i\ap(di  I-'er- 
Loienzo.  Nelpassare  da  Tivoli  alcune  ma-  limando  I,  naturale  del  delunlo  Alfonso 
cine  da  molino  dell'abbate,  i  tiburtini  le  \ ,  ad  invadere  gli  stati  della  Cliiesa;  tul- 
vitcnnero  per  rappresaglia;  ìndi  nacque*  la  volta  i  id^urtini  condiscesero  a  soniini- 
ro  delle  minacce,  e  si  ricorse  poi  alle  ar-  nisli  are  vettovaglie  pel  suoesercito,il  (pia- 
mi; ma  saputasi  la  questione  dal  cai  ilinal  le  fece  molto  danno  alle  campagne,  l'io 
Mezzarota  legalo  inllorna  del  Papa,  tan-  Il  aveiulo  nominato  generale  di  s.  (  liies.i 
lo  si  adoprò  ilie  conciliò  la  vertenza  nel  Fedeiicoconle  d'I  rbino,  onde  sottomel- 
144'  col  fare  obbligare  l'abbate  a  pagar  tere  i  baioni  ribelli  e  quietare  i  tumulti, 
annualmente  in  cambio  delle  trote  3olib-  questi  si  avvicinò  col  suo  esercito  per  en- 
bredicera  nuova  o  l'equivalente  in  denn-  Irate  nella  città,  ma  il  Briganti  fece  clnu- 
lO.A'qgennaioi  447  *^"''*''"^ '*"'''^"'^"'  deie  le  portee  nol[)ermise,  per  non  colli- 
so V  d'Aragona  e  re  di  Sicilia,  e  d'ordine  proinetlere  la  sicuie7za  della  niedesinia. 
d'  Eugenio  l\  suo  alleato  vi  fu  licevulo  il  l'apa  considerando  (pianto  fosse  inle- 
con  Solenni  dimostrazioni  d'onore,  e  [lOco  ressanle  pel  suo  dominio  l'avere  a  lui  di- 
dopo morendo  il  Papa  gli  successe  Nicolò  voto  Tivoli,  determinò  portarvisi  nel  lu- 
V.  Ne'vari  mesi  che  il  resi  trattenne  in  glioi  4^}' ,  per  la  strada  che  indicai  col  Pe- 
Tivoli,  rinl()r7Ò  le  forlifìcaziooi  della  cil-  trini  nel  voi.  LXX,  p.  28-2,  e  fu  ricevu- 
ta, e  si  mostrò  generoso  cogli  nbitaiili  e  to  con  acclamazioni,  ed  incontratoda  tnl- 
la  sua  Olmata  destinata  contro  i  lìoieiiti-  t<i  il  popolo  pm  tiimloin  mano  palme  d'o- 
lii,spendcndodenaro  con  profusione.  Tra  livo.  Alloggii)  per  3  mesi  nel  convento  dei 
i  tanti  personaggi  che  furono  u  trovare  francescani  di  s.  Maria  Maggiore  ,  ove 
Alfonso  V  inTivoli,  vi  fudue  voltes.Gio-  chiamati  i  capi  delle  fazioni  Tocci  llperi- 
vanni  da  Capistiano  clic  molto  pùi  infliù  ni  e  (Clemente  briganti  Colonna  co'Ioru 
colle  siiepiediihc  h  mitig.Tr  le  discordie  principali  seguati,  gli  ainuion'i  pe'pa«s;i. 
tra  le  fazioni  de'  cittadini,  di  ipiello  che  ti  falli,  e  coiiccilette  un  general  piidonn; 
opcròroicivescovodibeneveiitoHiiterior.  e  culla  sua  faconda  eloquenza  dimo.str() 
incnle  (leiciò  mandato  dal  Papa.  Nicolò  loro  la  necessità  che  avea  della  custrn/io- 
V  confermò  i  privilegi  clicTi  voli  nvea  del-  ne  d'una  rocca  nella  pai  le  più  elevata  del- 
IVsi-u/.  Olle  delle  tasse  indipendciiti  iiien-  la  città,  a  sim  difesa  e  per  freno  ilelle  per- 
le da  Uuiua,  e  iilrovuudusi  indi»iiuslupcl  uicioScÌJZiuui,al  chcaLCuiisciilcnduvi  au- 


T  1  V 

che  la  popolazione,  questa  prestò  l'opera 
sun,aveinIo  il  Papa  soltanto  paqalo  i  inate- 
liali,  e  dal  suo  nome  fti  detta  P/Vr.Ne'S  me- 
si esiivi  che  Pio  li  vi  dimoiò,  si  dilettava 
di  passeggiare  a  piedi  colla  sua  coi  le,  e  vi- 
sitava con  compiacenza  le  antichità,  che 
servivano  di  pascolo  alla  sua  vasta  eru- 
dizione.Coni  mise  al  cardi  nalProsperoCo- 
loiuia  di  piesiedere  all'erezione  della  roc- 
ca, e  dipoi  l'incaricò  di  chiedere  a'iibnr- 
lini  iu  imprestito  i  loroarnesi  militari, che 
furono  pronlamenLea  lui  consegnali,  tra 
i  <|uali  3oo  armatuie  di  ferro  complete 
di  proprietà  privata, olire  tulle  quelle  del- 
la pubblica  armeria,  e  con  tale  pretesto 
furono  tolti  per  non  più  resUluirli.  Di  al- 
tre cose  operale  da  Pio  li  in  Tivoli  nel 
suo  soggiorno,  feci  ricordo  più  sopra.  Ivi 
al  modo  narralo  dal  Coi  signani,  si  abboc- 
cò con  Giovannella  conlessa  di  Celano, per 
gli  oltraggi  ricevuti  dal  figlio;  e  dopo  es- 
sere sialo  al  s.  Speco  di  Subiaco,  ritornò 
a  Roma  a'6  ottobre,  seconilu  Novaes.  Pio 
li  tornò  a  Tivoli  neli463,  poiché  leggo 
nel  p.  Tosti,  Storiti  di  Monte  Cassino,  t. 
3,  p.  I  7  I ,  che  rS  luglio  nel  palazzo  a[)0- 
stolico  presso  s.  Francesco  vi  ricevè  il  giu- 
ramento di  fedeltà  da'sindaci  e  oratori  di 
Ponte  Corvo  (P'-J.  Come  Pio  li  ragionò 
di  Tivoli  ne'suoi  Commentar ii,\o  ripro- 
dusse il  Marocco. 

Adonta  dell'energiche  provvidenze  di 
Pio  II  per  la  pubblica  quiete,  le  discor- 
die e  le  risse  si  rinnovarono  ne'  pontifi- 
cali di  Sisto  IV  ed'  Innocenzo  Vili,  ed 
il  I."  vi  si  recò  a  villeggiare  nell'estate 
1472,  ed  ambedue  largheggiarono  con 
Tivoli  in  darle  nuovi  privilegi.  Inoltre! 
due  Papi  inutilmente  mandarono  a  Ti- 
voli i  loro  commis!>ari  apostolici  per  se- 
dare le  agitazioni  prodotte  dalle  ostina- 
te fazioni.  Si  ridusse  la  città  per  siifalti 
dissidii  a  poco  a  poco  spopolata  e  priva 
di  bistro,  e  furono  costretti  i  tiburlini  a 
far  leggi  onde  allettare  i  foraslieri  a  sta- 
bilirsi tra  loro  per  ripopolarla,  che  in  q 
articoli  si  ponno  leggere  nel  cav.  Bulga- 
rini;  fra'quali  sono  riuiarcubili  l'escnzio- 


TIV  179 

ne  d'ogni  imposizione  peno  anni,  ed  il 
fitto  delle  case  che  avessero  scello  per  a- 
bitarvi,  peli. "anno  Io  pagherebbe  1' era- 
rio pubblico.  Le  fazioni  si  riaccesero  mag- 
giorineiile  allorché  neli48(3gli  Orsini  e 
i  Culonncsi  vennero  alle  numi  co'Ioro  e- 
sercili  ne'piani  del  teriitorio  verso  Mon- 
ticelli. 1  parligianide'priini  Leonini, Cro- 
ce e  Tobaldi,  e  de'secondi  Zaccoiii,  Bri- 
ganti, Cocanari  e  Fornari,  co'Ioro  segua- 
ci presero  le  armi  in  città  e  marciarono 
a  congiungersi  a'Ioro  protettori.  Orren- 
da fu  la  strage  della  battaglia,  restando- 
vi 4000  morti,  oltre  molli  feriti  che  tra- 
sportati in  Tivoli  furono  curati  da' loro 
fazionari  :  però  la   vittoria   restò  a'  Co- 
lonnesi.  Il  Crocchiante  dice  che  la  san- 
guinosa battaglia  seguì  nell'aprile 1 49 1, 
nel  silo  detto  i  Prati,  nelle  vicinanze  del- 
la chiesa  di  s.  Filippo  alle  Fosse, echere- 
slòsul  cainpoaiicoAntonellosigiiore  d'Al- 
bano; deplorando  che  i  parliti  degli  Or- 
sini e  de'  Coloniiesi  per  quasi  due  secoli 
furono  cagione  della  dispersione  e  distru- 
zione delle  primarie  famiglie   tiburtine. 
L'  Infessura  scrisse  nel  suo  Diario,  che 
Alessandro  VI  nel  1492}  appena  eletto, 
concesse  al  cardinal   Giovanni   Colonna 
l'abbazia  di  Subiaco  con  tutti  i  suoi  ca- 
stelli,in  padronato  taiiloa  lui  che  alla  sua 
casa  io  perpetuo.  Ma  poco  durò  il  favore 
pontificio  verso  i  Colounesi.  Di  più  Ales- 
sandro VI  spedi  vari  brevi  e  commissari 
apostolici  per  sedare  le  dette  discordie; 
aumentò  di  fortificazioni  la  rocca,e  si  por- 
lo egli  stesso  nel  i494  '"^  Tivoli,  passando 
poi  a  Vicovaro  per  abboccarsi  con  Aliòu- 
so  II  redi  Napoli,  il  tultogiàavendo  nar- 
rato. Le  sollecitudini   d'  Alessandro   VI 
per  pacificar  gli  animi  riuscirono   vane, 
menti  e  duecompagiiie  di  cavalleria  man- 
dale dal  medesimo  per  mantenere  l'or- 
dine nella  città,  furono  respinte  dagli  au- 
daci fazionari,  ch'eransi  impadroniti  due 
per  parlilo  delle  4  porte  della  città.  Nel 
passaggio  che  fece  per  Tivoli  Carlo  Vili 
re  di  Francia  nelr495  per  la  conquista 
del  regno  di  Napoli,  i  liburliui  non  per- 


uSo                     T  I  V  T  1  V 
misero  l'ingresso  clic  a  lui  con  soli  3oo  /ione  (rHppiccarlo  n'merlì  della  torre.  Sì 
cavalieri,  restando  fiinri  delle  iniua  l'è-  diCese  <|uc.sli  sino  a  tiode  avanzata,  nella 
sercilo.  Si  riiiccese  poi  la  l.izione  (orsina,  (jindc  per  isti  ata^cmnia  di  due  buoni  cit- 
e  Giulio  Tulialdi  sosteniilo  da'soldati  de'  tndiiii  polo  t'ii^;;iie.  Tornalo  dopo  «piai- 
cuslellidiipielhi  liiiniglia  riiliò  nella  città  the  tempo  e  liic.endosi  per  timore  atcoin- 
all'iinprovviso,  e  unitosi  a'Lcoiiini,  fece-  paj^narc  da'soldiiti  per  la  città,  incontra- 
lo un  estcrininio  del  partilo  Golonnese, di  tolo  Ippolito  Tobaltli  bravo  guerriero  co' 
maniera  che  iiu  solo  fanciullo  della  fami-  suoi  armati,  ne  nacque  s'i  fiera  /ulfa,  che 
i;lia  Fornari  potè  tlalla  niilrice  salvarsi  ne  reslaiono  feriti  il  conte  e  Tobaltli.  A- 
dcntro  un  p.ij^liotie.  Finaliiieule  le  funi-  ilriaiio  \l  confermò  a  Tivoli  molti  pri- 
glic  de'  baroni  iliscurdi.  temendo  d  una  vilegi  elie  aveale  tolto  il  senato  romano, 
armata  che  il  Papa  uvea  adunato  per  e-  e  per  quietare  le  con.tinue  discordie  che 
sterminarli,  convennero  alla  tregua  sot-  insorgevanocol  medesimo,la  dichiarò  in- 
toscritta  presso  il  ponte  dell' Aquoria  in  dipendente  dalla  rettoria  di  esso  e   solo 
un  giardino,  presenti  i  capi  delle  fazioni  spellante  alla  s.  Sede,  quindi  vi  nominò 
della  cillà  liuiiili  a  banchello;  e  furono  il  conte  governatore,  ^'ella  biografia  di 
stabiliti  vari  matrimoni,  tra'cpiali  una  11-  jUiirti'll(>  //narrai.che  neh  J24  passan- 
t;liadel  principeOisinidi  Vicovaro sposò  doegliin  Roma  a  incominciar  la  sua  car- 
Uaitolomeo  Sebastiani,  unode'cipi  della  riera,  trovò  che  Clemente  VII  erasi  riti  - 
fazioneColonnesediTivoli.  11  eh.  ab.Cop-  ralo  in  Tivoli  per  l'invalsa  credenza  che 
pi  nelle  .)/(v/?o//(r(v/o////c.v/.dicenilo  delle  dovea  succedere  un  diluvio  universale, 
guerre  cogli  Orsini,  ali" anno  ijf)''  narra,  ed  ivi  recandosi  colla  sua  dottrina  ne  mo- 
chedopola  baltagliacampalediMonticel-  slrò  la  falsità  e  tranquillò  il    Papa.    Nel 
li,  vinta  da'ColonnesijCoH'inlera  disfatta  1  527  sotto  di  questi  seguì  il  fatalissiiuo 
di  2800  fanti  degli  Orsini,  Alessandro  VI  sacco  di  Ronw.  per  opera  del  riprovevole 
s'interpose  per  la  pace;  ma  i  combattenti  esercito  del  duca  di  Borbone  e  de'faulori 
sospettarono  che  invece  procurasse  d'in-  Coloimesi.  Perciò  in  Tivoli  si  riaccesero 
dui  li  a  continuare  la  guerra,  aflinchè  vi-  le  fizioni,  ma  avvicinatisi  alla  città  i  sol- 
cendevolmente  si  distruggessero. Quindi  i  tlati  del  duca,  trovarono  opposizione  in 
capi  si  unirono  a  Tivoli,  e  si  pacificalo-  ambo  le  fazioni,e  furono  costretti  accani- 
iiosenzainedialori.Stabilirouola  recipro-  parsi  fuori  di  essa.  Intanto  ralforzati  i  par- 
ca restituzione  delle  terre  occupate,  e  fìs-  titanti  Colonnesi  dal  cardinalPompeoCo- 
sarono  che  per  Albe  e  Tagliacozzo  si  \^ìì-  lonna,  fecero  strage  degli  Orsini,  s   iin- 
cesse  un  compromesso  in  l'etlerieo  I  re  possessarono della  rocca  togliendone  por- 
di  INapoli,  il  «piale  decise  nel   i4on  che  zione  dtll'artiglieric,  e  ponemlovi  un  di 
spettavano  a'Colonnesi,  in  uno  alla  baro-  loro  partigiano  cittadino  per  castellano, 
iiia  di  Carsoli.  INe'pontilicati  di  Giulio  11  ritirandosi  poscia  carichi  di  prede  sopra 
e  Leone  X,  i  «piali  sollevarono  a  cospicue  Subiaco  e  Palestrina.   Appnilìttando  di 
dignità  diversi  gentiluomini  ti  burli  ni,  ma-  «piesto  sconcerto  le  milizie  di  Hoi  bone  eQ> 
rilandfj  L(-r)ne  \  una  sua  nipote  a  Vin-  traniiio  nella  città  e  continuarono  n  sac- 
cenzo  Lcfjnini,  non  vi  furono  notabili  av-  chcggiarla.  Il  partilo  Orsini,  alla  cui  te* 
venimenli.  Solo  i   cittadini  ebbero  delle  sta  era  Lobnldo, avendo  chiamato  in  snc- 
vcrtenze  cu' romani  per  fatti  di  giuiisdi-  corso  Napoleone  Orsini,  «piesti  si  portò 
zione,  ed  un  conte  governatore  per  que-  nella  città  e  fece  man  bussa  sopra  i  C«jlon- 
st'o^gello  ebbe  «Ielle  altcrcazioni  col  ma-  iicnÌ,  mettendo  n  sacco  e  a  iuoco  i  loiu  a- 
gistrato,  che  fatta  suonar  la  campana  ad  veri;  piese  la  rocca,  e  il  suo  caNlcllanu  fu 
urme,  si  portò  il  pop<do  nll'assnllo  delia  gettilo  nelle  cateratte  dell  Amene.  In  tal 
l'uccaj  o*c  dimorava  il  conle,  con  inteu-  inodoTivuh  ucli  J27  tu  bacchcg^ialu  ptr 


T  I  V 
la  discordia  Je'cilladiiii  3  volte,  reslanJo 
in  cleplonihile  stalo,  ed  avendo  perduto 
a  caus«  degl'iiiceiidii  i  più  preziosi  docii- 
nienli  ne'pubhlici  e  privali  arcljivii. Nuo- 
vi lumulli  insorsero  nella  cillà  allorché 
Paolo  111  volendo  reprimere  l'orgoglio 
del  perugino  Dagliene,  mandò  4  '"apilani 
onde  conoscere  le  milizie  che  Tivoli  po- 
teva somministrargli.  Allineale  queste  ia 
rassegnSjSi  conobbe  che  due  patrizi  erano 
stati  posti  tra  le  fila  de'  popolani,  e  per 
questo  sbaglio  si  venne  dalle  due  classi  al- 
le mani,  e  fu  tale  il  trambusto  che  i  pa- 
trizi furono  costretti  a  ritirarsi  in  consi- 
glio nel  convento  de'domenicani,onde  de- 
liberare come  reprimere  tale  inconvenica- 
te.  Que'  del  popolo  si  radunarono  fuori 
di  porta  s.  Croce,ed  apparve  fra  essi  il  ter- 
ribile Tobaldi, che  sguainata  la  spada  li 
persuase  a  prendere  le  armi  e  farlo  capo, 
onde  attaccare  i  suoi  nobili  neniici;  ma 
sopraggiunli  i  capitani  delPapa,il  prelato 
luogotenente,  e  il  concittadino  vescovo 
Cruce,tanlo  si  adoprarono,  che  il  tumulto 
momentaneo  si  calmò,  li  Tobaldi  però  fu 
creduto  da' patrizi  il  fomentatore  del  pò- 
[)olo,  e  tanto  lo  perseguitarono  che  restò 
ucciso  dopo  fiere  scaram  uccie.  Gli  abitanti 
di  Castel  s.  Angelo,  che  denomi uossi  Ca- 
stel Madama  a  cagione  della  nuova  pa- 
drona IMargherita  d'Austria  naturale  di 
Carlo  V  ,  falli  arditi  dall'  autorità  della 
nuova  padrona  tentarono  deviare  strada 
per  non  pagare  la  gabella  del  passo,  al  che 
rimediarono  i  liburtiui  colla  costruzione 
di  nuovi  muri  e  altra  porta  che  metteva 
alla  strada  del  loro  castello.  Allora  i  castel- 
lani immaginarono  d'diudere  tale  prov- 
vedimento col  fare  un  ponte  suHAuiene, 
e  cos'i  transitare  per  s.  Polo  a  Roma.  Si  ven- 
ne alle  mani  da'due  popoli,  e  si  distrusse 
du'liburtiui  il  ponte;  quindi  continue  sca- 
ram uccie  accadevano  colla  peggio  della 
parte  più  debole  de'  castellani,  massime 
ueir  eccidio  narrato  di  sopra  fuori  della 
porta  de'Prati,  per  aver  questa  di  notte 
incendiata;  per  cui  il  Papa  mandò  un  com- 
miìsurio  apostolico,  il  quale  costrinse  le 


T  I  V  i8i 

popoLizioui  a  dar  sicurtà  di  non  olfender* 
si, ed  a  procurare  un  accomodamenlo.Più 
di  tutti  però  contribuì  a  mitigare  la  di- 
scordia de'due  popoli  s.  Ignazio  Loiol.i, 
che  frequentava  Tivoli  e  dava  principio 
alla  sua  benemerita  Società  di  Ccsìi^^  ."j, 
riferendo  il  Marzi  che  lai /sua  abitazio- 
ne fu  nella  villa  di  M'jcenate,  presso  la  di- 
strutta chiesa  di  s.  Maria  del  Passo,  san- 
tificata e  illustrata  da  lui  eda'snntie  dodi 
suoi  com[)agni.  Neli53()  Paolo  MI  si  re- 
cò neli'  estale  in  Tivoli,  e  vi  fu  ricevuto 
solennemente  con  quelle  grandi  feste  e  ac- 
clamazioni, il  cui  dettaglio  si  legge  nella 
Storia  del  d."^  Viola  t.  3,  p.  iq6.  Il  Can- 
cellieri dice  che  Paolo  III  soleva  portarsi 
qualche  volta  iu  Tivoli.  Mentre  il  Papa 
dimorava  nella  rocca  Pia,  a'3  settembre 
I  539  colle  gravi  parole:  Digitili  Dei  est 
hic,  approvò  le  mirabili  regole  dell' en- 
comiata compagnia  di  Gesù,  presentate- 
gli da  s.  Ignazio,  il  quale  nel  detto  luo- 
go fondò  nel  1548  un  collegio  inTivoli, 
il  quale  vanta  la  gloria  d'essere  stata  in 
certo  modo  la  culla  del  venerando  istituto 
de'Ge,9;/?7/,  come  il  vicino  Subiaco  lo  era 
stalo  delbenemereulissimoordinede'^o 
?zef/t"^i//^/.Questomirabileavveaimentofa 
celebrato  anche  dal  Viola,  e  dal  prof.  Vac- 
colini  nellabiografia  di  Paolo  III, che  pub- 
blicò nel  t.  4jp.j63  AdV  A  Ih  Hindi  Roma, 
con  questegiuste  e  veridiche  parole.»  Con- 
fermò la  compagnia  di  Gesù  ,  che  tante 
conquiste  aggi  unse  allaChiesa,e  tanta  mes- 
se raccolse  nel  campo  delle  lettere:  quella 
vigile  e  chiara  compagnia,che  come  il  sole, 
dopo  a  ver  piena  del  suo  lume  la  terra,  nou 
tramontò  che  per  rinascere  più  sfavillan- 
te!" La  solenne  professione  ebbe  poi  ef- 
fetto nella  basilica  di  s.  Paolo  di  Pioma, 
come  rilevai  ne' voi.  Xll,p.  204,  LXXlIf, 
p.  3)5.  Sebbene  già  in  Tivoli  erano  co- 
minciati i  governatori  cardinali,  che  tanto 
lustro  gli  accrebbero,  la  serie  de'quali  fu 
interrotta  da  altri  governatori,  come  può 
vedersi  anche  nel  Marzi  a  p.  23  ,  Paolo 
III  neh 540  con  breve  esistente  nell'ar- 
chi vioValicano,arQjadio  2C)jt.  I  2  2,p.  1 2  f , 


iS,  TI  V  T  I  V 

iiìùiA ^f<l!^gion!(>mo tifi P(ì/>ti.a\\nrn  Ad-  llficaJo  da  Giulio  III  per  Tivoli,  e  dalla 

10  Mtustrn  tli  cti.'.d,  il  governo  e  Li  cu-  |)rmci|)essii  si;;nora  dtl  Cusicllo,  e  pnli- 
Mtllania  dclln  cillìi  e  rocco  di  Tivoli,  co-  blicalo  nel  i  555.  Altre  iiotÌ7Ìe  le  lipoilai 
niepci'i|iialcliL' teiiipu  nì  c<)iist'r\ò,  per  es-  disiipiaa  Castel  Madama.  Divenuto  I*a- 
scMc  stala  una  delle  citili  suliurhane  di  vii-  [»a  Paolo  l\  indetto  anno,  i  acconta  nella 

11  ì!gìaliu-a  ponlifiiinjprinia  die  Tosse  sia-  sua  storia  il.Nfivnes, che  licoluiò  di  henen7.i 
l)iiita  a  lifitcl  CiHi'Jolfo.  Uiniarclievole  i  romani, confermò  od  essi  i  privde^i  anli- 
fu  ancora  il  ponliricalo  di  P.iolo  III  per  chi.e  restituì  loro  la  città  diTivoli,[>rivan- 
Tivoli,  a  motivo  d'essersi  quietate  le  fa-  dune  del  governo  il  cardinal  lp[)olitod'E- 
zioni  per  opera  del  cardinal  della  Coeva,  ste,  ma  poi  ne  fu  ieinlegialo.il  Croctliiau- 
il  ijuale  dimorando  splendidamente  nella  te  d()[)i)  avere  liportalo  lu  senlenya  di  A- 
tilla  tanto  si  ad()|)rò  Ira'capi  delle  mede-  driano  \  I  del  rj2l,  colla  quale  terminò 
Siine,  die  riuscì  di  conciliare  i  potenti  To-  ogni  pretensione  del  popolo  romano  su 
baldi,  Cocunari,  Zacconi  e  altri  primari  Tivoli,  riferisce  clic  tuttavia  nel  pontifi- 
iunnenti, infilali  in  ungranbanclietlo.nel  cato  di  Paolo  IV  avendo  i  romani  lilenta- 
lempodel  quale  il  notai  oiogò  la  pace  sta  lodi  suscitare  leloro  pretensioni  su  Tivo- 
Itililatra  le  parti  neliT.^G,  sanzionala  dal  li,  e  il  Papa  non  sapendo  la  sentenza  del 
Papa  col  perdono  a'deliiupienli.  IMaiglie-  predecessore,  la  spedi  loro  favorevole;  ma 
rila  d  Austria  era  slata  iielrji4o  a  villeg  poi  informatosi  della  sentenzadi  Adiiano 
giare  in  Tivoli,  ed  alloggiando  nel  palaz-  VI,  rivocòciòclie  avea fatto  e  rientrò  nel 
20  pubLlico,  la  città  le  die  sontuose  fé-  possesso  di  Tivoli  della  s.  Sede.  Dicliia- 
6te  di  cacce  e  di  lotte,  balli  e  altri  spet-  ralasi  la  già  discorsa  e  funesta  guerra  tra 
tacoli.  La  suo  corte  si  mostrò  brillaiilis-  Paolo  IN  e  l'ilippo  11  redi  .Sp.igna,  fece 
sima,  e  le  gentildonne  tibtii  tine  fecero  a  (jiiesli  invadere  dal  dura  d'Alba  viceré  di 
gara  onde  coileggiaila ,  con  abiti  di  co-  Napoli  gli  slati  pontifìcii  di  Mariltiuia  e 
.stunie  descritti  dal  Zappi  e  dal  bulgari-  Campagna  neli55G.  Arrivato  col  suo  e- 
ni,  di  che  la  principessa  si  mostrò  molto  seroito  ne'[tiani  di  ponte  Lucano,  mandò 
grata  e  contenla.  La  sua  dimora  in  Ti-  in  Tivoli  un  aialilo  a  sapere  se  vedeva  ar- 
voli  contribuì  multo  aprelmiinai  i  d'una  rendersi  o  difendeisi.  Lra  già  stata  lu  cil- 
stabilr  concordia  co'suoi  vassalli  di  Castel  là  evacuata  «lalle  truppe  del  Papa  ,  i  di 
ftladama,  e  fu  accelerata  dal  dello  iiicen-  cui  comaiidaiiliavcanoriconusciuttt  l'ini- 
dio  fatto  da'caslellani  della  2."  porla  della  possibilità  di  ilifenderla  contra  la  formi- 
citta  costruita  nellaloiostradaondeobbli-  dabile  artiglieria  che  avea  l'esci  cito  spa- 
gai li  a  pagar  la  gabella  ilei  passo,  e  dalla  gniiolo.I  tibui  lini  pertanto  spedirono  due 
inemoiala  strage  iàtla  da'til)urtini,i  quali  ambasciat<iri  a  presentar  le  chiavi  della 
solici  raiunoi  loro  cadaveri  sotto  la  S(jglia  città  al  duca.ilcpiaie  ne  lu  contenl<)(rillo# 
della  sItNsa  porta. Talché  ne  venne  una  in  die  fl'ce  dipingere  nella  galleria  di  su»  «- 
suMczione  gencialcde'tlue  popoli.  Inter-  bilazione  du'  fratelli  Zuccari,  un(>ioce 
postoti  il  citladino  vescovo  Cioceeallri  di'eiacapomilizia,etutloia  si  vede  al  Trc- 
prininri,  si  conxcnne  tlalle  parti  nmeller-  vio  nella  casa  ora  posseduta  da'Petriicci), 
ne  la  vci  lenza  all'ai  biti  io  d'un  compio-  e  si  portò  col  seguilo  de'suoi  generali  iii 
mis^iiriu  sieito  nella  jieisona  di  Camillo  Ti  voli, !\larc'Anloiiio  e  Pompeo  (àiloiina, 
Orsini  signore  di  IMenlana.  il  kjuhIc  de-  i  pi  iiicipi  di  Stigliano  e  di  bisignaiio,  i 
cise:  Che  i  CHklellani  dovessero  pagare  In  conti  di  i'opoli  e  di  Abittalone,  Ascaino 
delta  gabella,  e  che  a'iibiirlini  tosse  tolto  della  Cornia,  e  (jÌo.  liatlisla  Ailhtlicho 
porzione  di  territorio  verso  quel  castello,  hi  nominalo  conte  govcrnaloru  di  Ti- 
e  se  ne  icgòralloda'iiolaii  de'diie  rispel  voli,  avcndmie  il  duca  preso  possoso  pel 
livi  luoyhi  a'ij  bLllcnibici5j3,  [101  ru-  it  duSpagiia.  Lgludlojjgiònel  pului^o  del 


T  I  V 

pubblico,  i  primi  generali  furono  accolli 
dal  vescovo  Croce,  e  gli  aliti  cUi'piiniari 
cilliiiiiiii,  i  quali  nulla  fecero  mancare  pel 
soslenlauìento  dell'esercilo,  die  usò  la  più 
severa  disciplina.  IMenlreerail  duca  in  Ti- 
voli, 0[)eraiitio  il  cainbiamenln  di  regime 
de'uìagislrali  della  ciltà, mandò ilcuuiaii- 
dante  Vespasi;ino  Gonzaga  a  occupare  Vi- 
covaro;  ma  Irovalavi  t'orlissima  resisten- 
za bisognò  allo  slesso  duca  colà  portarsi 
coll'armala,  ed  all'Orsini  signore  di  detto 
luugo  convenne  evacuarlo, lasciando  il  du- 
ca presidio  spagmiolo  nella  rocca,  come 
e  meglio  dissi  descrivendo  Vicovaro.  Ri- 
tornato a  Tivoli  ed  essendo  cominciato 
l'inverno,  e  soffrendo  l'esercito  per  noa 
potere  la  città  tutto  contenerlo,  ne  man- 
dò porzione  aPidombam,  Valaiontone  e 
Palestrina.  Sulla  primavera  il  duca  partì 
coli'  armata  per  espugnare  Ostia,  ordi- 
nando prima  a'  cittadini  che  portassero 
le  aruji  nella  rocca,  ove  depositarono  5oo 
picche,  e  una  quantità  di  fucili  a  miccio 
ed  a  rota;  e  per  vieppiìi  assiciu'arsi  della 
fede  de'liburtini  fece  prendere  8  indivi- 
dui delle  primarie  fatniglie,  e  li  fece  rin- 
chiiidere  dentro  la  rocca  di  Vico  varo.Stan- 
do  il  duca  all'impresa  d  Ostia  sopraggiun- 
sero nel  1 577  in  Tivoli,  pel  Pa[)a,  Pietro 
Strozzi  al  servizio  del  collegato  re  di  Fran- 
cia Eniico  11,  il  duca  di  Faliano  Carafa 
nipote  di  Paolo  IVjC  Giordano  Orsini  col- 
le milizie  della  Chiesa,  composte  di  circa 
6000  uomini;  il  conte  di  Popoli  l'abban- 
douò,ed  essi  ripresoli  dominio  della  città, 
tolsero  i  magistrati  eletti  dal  duca  d'Al- 
ba^  ed  il  governatore  Aiflitli  fu  costretto 
partire  gravementemalalo.  Quindi  si  [«or- 
larono all'espugnazione  di  Viccivaro,  ma 
benché  il  comandante  fossetti  rato  sopra 
Subiaco,  lasciandovi  una  debole  guarni- 
gione spagnuola,  resistè  questa  a'fleri  as- 
salti de'papalini,  i  quali  rovesciale  mura 
e  caie  con  l'artiglieria  per  5  giorni  con- 
tinui, entrarono  fìnalnienlenel  paesee  ta- 
gliarono a  pezzi  quanti  incontrarono,  ri- 
tirandosi i  residui  spagnuoli  nella  rocca, 
la  quale  cederouo  salva  la  vita,  e  così  re- 


T  I  V  i83 

starono  liberi  gli  8  liburlini  ritenuti  iu 
ostaggio.  Nel  ritorno  che  fece  Tarmata  del 
Papa  in  Tivoli,  alcune  compagnie  di  sol- 
dati guasconi  del  re  di  Francia,  capita- 
nati dal  general  Ceury,  divisarono  dare 
il  sacco  alla  città;  ma  il  comandante  Tor- 
quato Conti  iluca  di  Poli,  sempre  stretto 
allealo  de'liburtini,  fece  rideltereagli  uf- 
fìziali  che  ciò  sarebbe  dispiaciuto  a  Paolo 
IV  pel  gran  vantaggio  che  Tivoli  a  Pio- 
ma  recava,  e  che  potevano  arrivare  i  ne- 
mici spagnuoli. Finsero  rimaner  persuasi, 
ed  usciti  la  porta  s.  Croce  retrocederono 
in  disordine,  gridando  all'  armi,  perchè 
nnsero  si  appressasse  il  nemico;  ma  non  fu 
cheunostralagemma  per  suscitare  tumul- 
to, mentre  giunti  nel  mezzo  della  città  gri- 
darono: sacco  sacco j  al  che  il  detto  du- 
ca sguainando  la  spada  disse  ;  fermate- 
vi giacché  anche  io  sono  uilìziale  del  Pa- 
pa e  della  corona  di  Francia,  ed  un  teme- 
i-arioche  non  voleva  quietarsi  con  un  col- 
po l'uccise,  l  cittadini  prendendo  animo 
si  sollevarono,  etl  i  guasconi  si  posero  in 
fuga  sulla  via  di  V^icovaro;  il  duca  colla 
spada  alla  mano  glinseguì.ed  arrivati  al 
ponte  levatoio  di  legno  sull'Aniene  molti 
per  confusione  caddero  in  quella  voragi- 
ne, ed  il  duca  vedendo  un  soldato  restio 
nel  passarlo  ,  continuando  ad  esclamare 
sacco  .?/^rrro,prese  per  la  brìglia  il  cavallo 
e  cacciollu  con  esso  gììi  dal  ponte,  i  rico- 
noscenti cittadini  si  adunarono  in' con- 
siglio ,  e  per  acclamazione  dichiararono 
franca  dalle  gabelle  la  casa  Conti  con  lutti 
i  vassalli  de'  suoi  feudi,  privilegio  che  a 
niun  alleo  principe  era  stato  giammai  con- 
ceduto. Intanto  il  duca  d'Alba  mandò  1000 
fanti  a  rinfòrzo  di  Marc' Antonio  Colonna, 
che  neir  agosto  teneva  inquiete  le  vici- 
aaiize  di  Uoma,  i  quali  occuparono  Ti- 
voli. 11  Papa  minacciato  d'un  assalto  not- 
turno di  Roma  dall'  esercito  spagnuolo  , 
chiamò  dall'assedio  di  Civitella  di  regno 
il  duca  di  Guisa  colla  sua  armata  Francese 
mandata  dal  redi  Francia  in  suo  Soccorso, 
e  gifjlfece  occupare  Monte  Rotondo  e  Ti- 
voli. Stando  in  questa  città  il  duca  di  Gui- 


i84  T  I  V  T  I  \ 
Ila,  In  ricliinmalo  <lal  re  per  In  mcmorn-  Maria  cnncella  senza  la  colpa  ori(>inalc, 
Mie  rotta  ovnla  tlafVnncosi  a  s.  (Jiicntin;  di  riccainciitc  ornate  una  cappella  «Iella 
P(l  il  Papa  fu  roslrello  f  ir  pane  col  redi  cattedrale  dedicala  alla  ss.  Immacolata 
Spagna  «' i  4  selltinbrc  i  VJ^,  stipulata  in  Conceyione  colla  sua  slnloa;  mentre  indi 
(.>avenellaeasnI\lallei,oinqni'lla  ile'LeoD-  a  poco  il  contagio  desolalorc  scoppiò  in 
cdli  secondo  l'etrini,  li  a  il  cardinal  Ca-  $.  Polo  conlnianle  col  teri  itorto,  i  cui  a- 
ralii  nipote  di  Paoli)  IV  e  il  duca  il'Alba  lutanti  nel  di  precedente  in  buon  nume- 
nc(]uarlicralo  in  Gcnazzano,  e  cos'i  fu  pò-  ro  cransi  portati  a  Tivoli  a  provvederci  di 
sto  fine  a  questa  infelice  guerra,  che  de-  quanto  abbisognavanoeconfessarsi,  olcu- 
scrissi  ni  1  \ol.  L\  ,  p.  234  ^  articoli  re-  ni  {Ic'qnali  periiononel  ritorno,  come  pe- 
lativi, per  la  quale  In  demoIlla  in  Tivoli  riiono  molli  de' circostanti  popoli.  Pub- 
la  cbica  di  s.  Cileniciile,  pei cbè  eia  d'un ■  blicalo  il  voto, si  studiarono  i  liburtini  di 
pedinuiilo  alle  lortilìcazioni  delle  mura  manifestare  individualmente  la  propria 
tlella  ciuà. Tornala  Tivoli  in  lianquillilà  divozione  verso  la  B.  Vergine,  con  farne 
f.olloil  dominio  pontificio,  vi  si  recò  Paolo  dipingere  l'ituinagine  sotto  tale  titolo  nel- 
IV  a  ristorarsi  dalle  patite  angustie,  e  di-  le  caseenelle  vie, non  die  sulle  poi  ledclla 
inorò  nella  bit  azione  di  Croce;  iiiili  anche  cill;i,esulleabita7.ioni  de'citlndini  fu  posta 
il  successole  Pio  IV  nel  ì  56i\  oiioiò  di  l'iscrizione  che  riporta  il  Marzi.  Siincfus 
sua  presenza  la  città,  come  toccai  di  so-  Deus,  Suncius  Fiirtis,  Sanctus  Iininor- 
pia.  Gregorio  XIII  nel  i  5^0  recossi  in  Ti-  talis-,  per  Inimavulatatn  Comcptioncni 
voli,  invitalo  a  grjdere  le  delizie  della  vdla  Murine  scnipvr  ì  irginis,  libera  nos  a 
d'Lste  dal  cardinal  Luigi  d' Esle  allora  pccca(o,et peste, et rnfserere nohis.Conlu 
governatore  ilella  citlìi,  ricevuto  da'eilla-  nuatidoTi  voli  a  goderei  privilegi  accoida- 
dini  consegni  tli  straordinaria  allegrez-  ti  da'I'api  e  la  pace  che  regnava  ne'loro 
za,  ed  ubilo  [)ure  nella  della  casa  di  Cro-  dominii,  dessa  restò  turbata  nel  i  784  per 
ce,  la  quale  passata  in  proprietà  di  Ma-  la  guerra  insorta  tra  gli  spaglinoli  e  ilede- 
lio  Carlo  Mancini,  neliG46  vi  fece  scoi-  sebi,  che  si  disputavano  la  conquista  del 
])ii  e  in  memoria  de'diie  Papi  espili  1'  i-  regno  delie  due  Sicilie.  Carlo  inranle  di 
scrizione:  (Ji/od  Ptiuliis  JJ'  et  Grcgo-  Spagna,  pretendente  al  medesimo,  passò 
rius  XUI ad  liane  flnniii/n  accesseiiiit,  nel  marzo  per  Tivoli  con  l'esercito  corn- 
ee. Il  d/  Stanislao  Viola  rilevò,  che  il  posto  di  19,000  fanti  e  Gooo  cavalli,  il 
rasino  acqnislnlo  dal  principe  Torhinia,  piincipe  alloggiando  nel  palazzo  Uigna- 
fu  pure  nobi'ilalo  a'i4  gf'iiaioi  83<)  dal  no.  Partilo  alla  volta  di  Zagarolo,  e  oc- 
regnante  Alessandro  II  imperatoi edelle  ciipalo  il  reame,  ripassò  poi  per  Tivoli 
jiiissie,  (juniido  da  pi  inci|ie  <  ledilai  io  si  onde  conquistai' la  Lombardia. Quindi  nel 
re(òa  \isilaie  la  gì  and  opua  del  tiafo-  1744  i  tetleschi  in\a««ero  il  territorio  e  la 
ro  de'cunicoli.  Neh  778  mori  in  Tivoli  citili  di  Tivoli,  ed  avan7aiidosi  gli  spa- 
li celebre  cardinal  I\Iadiiicci  decano  del  gnuoli,  fu  un  continuo  di  marce  e  con- 
sagro collegio,  ov'eiasi  poi  lato  a  godere  Iromarce  degli  uni  e  degli  altri,  con  isca- 
le  singolari  amcnit;i  della  villa  d'IC>te,  o-  ramuccie  e  timore  che  si  venisse  a  una 
spilalo  niagnilicamenle  dal  dello  cardi-  generale  ballaglia  con  dannodel  lerrilo- 
nal  l-,uigi.  Miro  cardinalecheccs-^òili  vi-  1  io,  disaslro  che  toccò  a  \  elletri  la  notte 
verein  Tivolia'i  4  IcbbiaioiOi  .S,lu  Pao-  <!(■' 1  o  agoslo.  l-'inalmcnte  i  tedeschi  si  ri- 
If»  llniilio  Sfondrati  nipote  di  (iregorio  tirarono,  e  tornò  laralnia  ne'ciltadiniche 
W\ .  iVella  tenibile  peste  del  iG5(]  Ti-  molli  danni  e  vistosissimi  dispendi  aveano 
»oli  ne  andò  completaincnle  esente,  [ire-  solferli  in  lali  passaggi. Nel  1  78»)  recandosi 
M-i  vi(/iiii:e  (.he  i  cittadini  alli  ibuirono  al  nella  sua  abbazia  di  Siibiaco  per  consa- 
\ulu  dcciclutu  u'24  giugno,  iu  ouuic  di  grurc  la  collegìala  da  lui  maguiiicamculc 


TIV  TIV                    i85 

edificata,  il  Papa  Pio  VI,  giunse  a  Tivoli  stnfo  pontiricio,clopo  alcuni  giorni  si  resli> 
per  la  nuova  strada  che  dal  ponte  Lvica-  luìaSubinco.  Ivi  venne  aggredito  e  supe- 
no  vi  conduceva, cambiando  i  cavalli  alle  rato,  onde  soggiacque  la  città  a  3  ore  di 
Tavernucole.  Ad  oi-ei6de'i8  maggioeu-  saccheggio  per  opera  degli  stessi  francesie 
trò  nella  città,  ricevuto  dal  vescovo  mon-  corse  pericolo  d'essere  inoltre  bruciata.  II 
signor  IManni  alla  testa  del  clero,  dal  go-  cn[)itano  Caponi  si  rifugiò  a  Trevi,  viri- 
vernalore  e  m.igistrato,  al  suono  di  tutte  sarei  le  mura  e  si  fortificò,  e  da  dove  per- 
le cara  pane,  ed  al  conlinualosparodi  tutti  seguitò  il  nemico  sparso  ne'dintorni,  sino 
i  mortaretti.il  Diario  di  Ro/iicnWce  che  al  ripristinamento  del  governo  papale.  E- 
il  Papa  scese  alla  cattedrale,  ove  orò  buon  letto  nel  1800  Pio  VII  già  vescovo  di  Ti- 
ispazio  di  tempo,  e  da  altri  si  vuole  che  voli,tra  le  dimostrazioni  di  gioia  fatte  dal- 
discendesse  alla  chiesa  de'domeuicani;  in-  la  città,  diròiliqtielia  pel  suo  possesso, che 
di  proseguì  il  viaggio  per  Vicovaro.  A'25  apprendodalCancellieri  nella  Storia  dei 
niaggioPioVI  partilo  daSubiaco,  ripassò  possessi.  In  questa  funzione  si  recarono 
per  Tivoli  festeggiato  e  ossequiato  nuo-  in  Roma  spontaneamente  a  festeggiarlo 
•vamente,  continuando  il  vaggio  per  Ro-  le  bande  musicali  di  F'rascali  e  di  Tivoli, 
ma  dopo  aver  visitato  la  cattedrale.  Nel  che  si  collocaronoinduegraudi  orchestre 
1792  Pio  V!  fece  incidere  una  medaglia  simmetriche,  erette  incontro  alla  basilica 
esprimente  l'Aniene  giacente  personifica-  Laleranense,e  suonarono  per  tutto  il  gior- 
toe  coronalo  di  canne, versando acquada  no.  La  banda  tiburtina  avea  l'uniforme 
un  vaso,  vedendosi  in  distanza  il  tempio  di  panno  bleu,  calzoni  lunghi,  stivaletti, 
della  Sibilla,  coli"  epigrafe:  Navicidariis  giaco  rosso,  paramani  di  tal  colore,  e  cap- 
PrfYe/Y' /if^v.?oi  792.  Pare  che  questa  me-  pello  con  pennacchio  bleu  e  rosso.  Del- 
daglia  alluda  al  suo  tentativo  di  ritorna-  la  gita  a  Tivoli  e  dell'operato  da  Leone 
re  navigabile  l'Aniene, ricordato  a  suoluo-  XII  per  l'Aniene,  ne  discorre  anco  il  suo 
go,  imperocché  quel  Papa  che  voleva  in-  biografo  cav.  Artaud,  Storia  di  Leone 
trapreuderneriropiesa  diresse  in  talean-  A//,  t.  3,  p.  1 29.  Delle  3  volte  in  cui  Gre- 
no  un  corrispondente  chuografo  al  cele-  gorio  XVI  si  portò  a  Tivoli,  e  delle  sue 
bre  tesoriere  mg.'^  RulFo,  il  quale  lo  pub-  grandi  lavorazioni  per  la  deviazione  del- 
blicò  con  editto  colla  storia  del  fiume  ed  l'Aniene,  abbastanza  ne  ragionai  parlan- 
i  regolamenti  per  l'operazione,  per  la  qua-  do  dell'Aniene.  Anche  d  regnante  Pio  IX 
le  si  sperava  di  veder  navigabile  l'Anie-  onorò  di  sua  presenza  Tivoli.  Lai. 'volta 
ne,  anche  più  in  su  del  ponteLucano,  ma  fu  a'i4  ottobre  1846,  e  liferisce  il  n.''83 
le  terribili  vicende  politiche  che  rapida-  del  Diario  di  Roma, che  pressoi!  confi- 
niente  si  successero  ne  impedirono  Tese-  ne  fu  incontrato  dal  vescovo  mg.'  Gigli, 
cuzione.Ilch.avv.DeIMinicisne'Cr/?72z"/i«-  insieme  alle  deputazioni  del  capitolo  ecle- 
////.vw^^/Z/Vf  riferisce  che  nel  1797  in  Tivoli  ro, ed  alle  porte  della  città  la  magistratu- 
si  battè  moneta  di  rame  erosa,  Tivoli  se-  ra  municipale  gli  umiliò  le  chiavi  della 
gnendo  i  destini  di /io/««(/''.),  soggiacque  città  insegno  di  venerazione  e  sudditau- 
alle  deplorabili  vicende  politiche  e  cam-  za.  Il  Pa[ta  discese  alla  chiesa  di  s.  Fran- 
biamenti  di  governi  superiormente  indi-  cesco,  ricevuto  dal  detto  prelato,  da  mg.' 
cali.  In  tera[)o  della  repubblica  del  dccli-  Rosaui  vescovod'Eritrea  e  presidente  del- 
nare  del  secolo  passato,  da  Subiacosi  recò  l'accademia  de'nobili  ecclesiastici,  e  dal  p. 
ad  occupare  Tivoli  e  la  sua  fortezza  nel  generale  de'minori  osservanti;  e  da  nig.' 
1  799Gio.PasqualeCaponicapitano  na[)o-  Trucchi  vescovo  d' Anagni  fu  impartita 
letano  con3oo  soldati  irregolari;  ma  poi  la  benedizione  col  ss.  Sagramento.  Indi  il 
rifiellendo  che  non  avrebbe  potuto  resiste-  Papa  passò  nella  casa  di  villeggiatura  del 
re  u'repubblicani  francesi  iu\abGri  dello  collegio  de'nobili, accollo  dal  p,  generale 


i8r>  T  1  V 

tle'«5C«uili,C(t'iiobilicon»illoi-i,  edalluloj»- 

;;in  Miibiliiienlen(l>lul)l)n(n  heiiedi  il  popo- 
lo. Poscia  i\  coiuKis>c  n  osservane  il  Ud- 
irlo del  munte  Calillo,  di  cui  gli  die  con- 
tezza il  ciiidinal    Massimo   pirrcllo  del- 

I  «icqne  e  slradee[)rolcllorc  ili  Tivoli.  Ri- 
tornalo al  collegio,  si  i'onipÌH(;(|iie  di  o«si- 
sk-re  ugli  espeiinienti  di  ii%ìc.i  e  ad  una 
cintata  ese:;uila  da'convillon  ed  apposi» 
t  unente  composta  ptM"  giorno  sì  aweii- 
liiroso.  Nella  pia7z;i  llivaroU  ergcvasi  un  i 
colonna  mcss  i  a  stucchi  e  dipinture,  sul- 
la cui  souKiiilà  era  personiluata  la  virtù 
«Iella  Clemenza,  né  mancarono  le  anno- 
ile dtllc  b.imle.  le  llorilure  e  altre  festo- 
s-i-  ncioglicnze.  Nelle  ore  pomeridijne  per 
la  villa  d  Este  il  Papa  si  Irasfeii  a  vede- 
ri' il  grandioso  >lal)iliinento  delle  fcrrie- 
1 L"  creile»  d.i  Graziosi  e  Curlandi  islitiilo- 

II  del  medesimo,  i  quali  insieme  a  Benuc- 
ti  fijiidatoredcli'.iUrodi  Terni  ebbero  lo- 
Imre  di  riceverlo.  Iraltent-ndusi  a  lungo 
nt'lle  oHìcine.  Vide  le  macchine,  i  model- 
li de'i'onti  di  ferro,  e  discese  a  visitare  i 
fuochi  delle  ferriere  e  le  loro  Imponenti 
Il  iltnie,  ove  il  ferro  crudo  è  convcrtito 
in  malleabile.  Enliatoin  segolo  nella  sa- 
l.i  ile'ciliiulri,  osservò  l:i  celeiitàcon  che 
il  ferro  reso  malleabile,  siconlìi'ura  in  lui- 
teledimensionì  necessarieagli  arlislije  vi- 
de poi  le  macelline  pel  ferro  fd  ito,  b  fon- 
deria ove  coltisi  il  ferro  in  dilferenli  starn- 
ile, fra  le  (piali  formossi  il  di  Imi  >tCMinM. 
i '.issato  liiidlmeiile  sotto  un  arco  di  ferro 
fuso,  in  tniii  stanza  ammise  al  bacio  del 
piede  tutte  le  persone  dello  stabilimento, 
encomiando  i  delti  3  inlraprendeiili  per 
si  vasti  opilìcii,  e  pei  ilevanli  progressi  del 
lilnirlino,  aveiitlo  appreso  con  piacere  la 
concepita  associazione  del  mpde>imo  con 
ipiello  ancor  più  giginlesco  di  Terni,  al- 
rim|U'e»a  delle  miniere  di  fèrro  dello  sta- 
lo ponlincìo,  onde  non  più  aver  d'uopo 
ili  ricoircreairesterojsì  perla  materia  pri- 
ma e  sì  per  le  mamfallure.  Dnpij  di  «he 
il  Papa  asceso  in  carrozza,  tra  gli  applau- 
di p.iiti  per  lloiiia.  Questo  avvenimeiilo 
venne  ricordato  dal  cu  v.  Uulgarini,  e  me* 


T  I  V 

glio  dal  d.'  Stanislao  Viola,  celebrando 
r  entusiasino  col  (|uale  rivercnlemenie 
l'accolse  il  popolo,e  rammentando  pe'del- 
lagli  l'opuscolo:  reste  in  Ti%'oli  e  gita 
(Uiiiiiitnortttl  Pio  f\in  questa  città  lu-l 
i4  o//o/*rci84^,  Roma  tipografia  Meni- 
caiiti.  Pertanto  eg'i  si  limita  a  dire.«»Nul- 
lid'Uicno,  m'avviso,  sarà  condonato  al- 
l'amor p.ilrio,  sea  doviziosa  corona,  e  ail 
onoranza  di  questa  rozza  mia  operetta  ri- 
vergo  in  ischizzo  quella  fausta  gioruuta, 
I  4  ottobre,  nella  quale  la  patria  mia  si 
se^ualògrandemenle:  i  7000  abitanti,  di 
che  è  composta,  divennero  un  solo,  tan- 
to era  unisono  il  movimento,  unanimi  le 
volontà,  i  cuori  :  universali  l'empito  e  la 
gara  per  render  palesi  le  spontanee  cor- 
dialità, ondecliè  all'  arrivo  dell'  augusta 
persona  e  durante  li  breve  sua  dimura, 
bandiere sveiiio!anlid<il  cacume  de'mon- 
ti,  dai  merli  della  rocca,  dalle  torri  delle 
chiese,  dall'alto  delle  case,  dalle  finestre, 
da'balconi:  senza  numero,  molti  ed  iscri- 
zioni a  plauso  del  Gerarca  in  ogni  ango- 
lo delle  strade,  nelle  bandiere,  sulle  por- 
le della  città, delie  case,  delle  chiese,  de' 
moiiisteri,  de'conventi:  concerti  musicali, 
più  cori  di  garzoncelli  di  fimiglie  ilistiii- 
le  festeggiami  per  ogni  dove:  poesie,  ar- 
chi trionfali  (e  magnifico  fu  quello  del- 
lo stabilimento  Graziosi-Carlandi),  una 
grandiosa  coloni)  i  alla  l^arc  a  mezzo  la 
gran  piazza  presso  il  nuovo  ponte:  oltre 
7,000  mortai  dal  basso  alla  cima  del  Ca- 
lillo e  lungo  la  via  Valeria  incendiati.  Al- 
la dipartita  non  ristavano  le  allegrezze. 
Annottava,  e  i  reverendi  templi  della  Si- 
billa e  di  Vesta,  l'imbocco  e  lo  sbocco  dei 
Cunicoli,  il  piiioello,  il  niKivo  ponte,  il  ru- 
stico anfiteatro,  i  viali  del  Vopisco,  la  cit- 
tà per  quanto  essa  è,  illuminati  tìirnno 
di  tanto  splendore  di  luce  che  ti  obba- 
glia  va  la  vista  :  un  incendio  di  fuoco  ar- 
tiliciale  alle  falde  del  Calillo,  attirò  la  co- 
mune curiosità.  Dopo  alcun  giorno  (d  1  8 
(I-I  mese)  l'adunanza  degli  Arcadi  Sibil- 
lini con  poetiche  ispirazioni  e  con  epi- 
grafi, nella  gran  sala  del  palaitu  uiuuici- 


T  IV  T  I  V                     187 

palo  solennizzava  il  grand'  alto  della  so-  lo  ìlaW Album  di  Roma,  t.  32,  p.  34,  e 
VI  una  clemenza  del  i  7  luglio,  VJninixtì'a,  chil  Giornnlcdi  P,ornnAe\i^'ì^)a  |).  372, 
dove  si  videro  e  si  udirono  rinnovale  le  che  fanno  elogi  dell'aiilore  del  lù/ggio 
non  conipte  dimosli  azioni,  che  a  buon  di-  pitlorico-antì(jHario.  Ma  poi  consideran- 
rillo  si  convenivano  ad  un  sovrano  ma-  do  meglio  il  narralo  da  essi,  e  per  creder- 
gnanimo,  pio,  clemente,  che  avea  perse  si  dal  contenuto  d'amljedue,  che  i  lo- 
ia pubblica  fede,  la  slima  de' monarchi,  pografi  lilnirtiiii  non  liauoo  concepito 
la  venerazione  de'popoli,  il  volo  del  mon-  nemmeno  l'idea  della  villa  Adriana,  il  cui 
do".  La  1.'  volta  in  cui  Pio  IX  onorò  Ti-  colossale  disegno  si  dice  aver  egli  pel  pri- 
voli  di  persona,  fu  8*27  maggio  1847,  nel  mo  scopeilo,  cioè  quanto  a  dire  la  città 
recarsi  a  prendere  possesso  dell'abbazia  Tiburtina  foggiala  dall'imperatore  Adria- 
di  Subiaco,  e  nel  ritorno  che  fu  a'3  »  di  no  alla  maniera  d'Atene,  e  che  tal  villa 
lai  mese.  Come  fu  accollo  nulla  disse  la  non  solo  comprendesse  l'intero  territorio 
slampa  periodica.  Per  le  beneficenze  da  Tdjiu  tino,ma  giungesseancorasinoaCa- 
lui  fatte  all'abbazia,  la  memoria  fu  scoi-  stel  Madama, Ciciliano,  Vicovaro,  ed  an- 
pila  in  marmo;  ed  il  proprio  busto  mar-  cheaGuadagnolo^adunqueper  tutte  que- 
moreo  dal  Fapa  donato  al  comune,  que-  ste  singolarità,  non  solamente  deposi  il 
sto  lo  collocò  in  una  sala  del  palazzo  go-  pensiero  di  farne  cenno,  ma  eziandio  mi 
vernalivo,  SeguendoTivolilasortedi  Uo-  astenni  dal  leggerlo,  allrinienlidovea  ne- 
luaedel  rimanenledello  statopapale,an-  ccssariamente  entrare  in  lunghe  disami- 
ch'esso  patì  le  conseguenze  dell'anarchia  need  in  gravi  discussioni,  ed  esserequin- 
e  della  repubblica  del  1849,  chedescris-  di  in  op[)osizione  a  quanto  (àiora  è  stato 
si  e  deplorai  negli  articoli  l'io IX,  Roma,  scritto  e  sostenuto  da  tanti  rispettabili  e 
Sovranità' ce.  Oltre  gli  storici  summen-  benemeriti  delle  celebri  antichità  libar- 
tovati,  scrissero  di  Tivoli:  Girolamo  Fa-  line,  che  come  altri  non  dubitai  disegui- 
bri,  Relazione  della  ciltà  di  'Tivoli  e  suo  re.  Tutto  questo  poi  non  era  lavoro  per 
tenitorio,  nel  l,  3  delle  Lettere  memo-  le  mie  limitale  forze,  ed  inoltre  non  pro- 
rabili,  Roma  1672.  Giovanni  Pelroski,  porzioiiato  a  un  articolo  di  DizionanOy 
Trigonoììietria  dioeeesis,  et  agri  tibia--  il  quale  pel  complesso  delle  grandi  pre- 
tini  topographia,  veteribìLS  k'Hs,  villis,  rogati  ve  di  Tivoli,  per  quanto  mi  sia  in- 
caeteriaqiie  aiitiquis  moiiumentis  exeid-  gegnato  ili  renderlo  breve,  e  per  cui  nep- 
ta,  Uomaei  767  con  figure.  Giacomo  Pi-  pure  usai  della  Storia-  di  Tivoli  dell'en- 
liarolo,  Origine  di  l'idoli,  nel  Trattato  comiato  d.'  Sanie  Viola,  lultavolta  è  riu- 
delle  cose  pia  memorabili,  Roma  1721,  scito  prolisso  oltre  il  consueto.  Lasciando 
Sante  Viola,  tS^orm  r//  Tivoli  dalla  sua  di  rifilile  il  riportato  dal  citato  yi //»?</?«, 
origine  fiiìoalseeolo  X  ri  I.Koiun  l'ai  <^,  perchè  si  conosca  almeno  nella  sostanza 
G.  Maiocco, Alo/aimentidelloStatoPoii-  l'operalo  da  Fabio  Gori,  solo  riprodurrò 
tijieio,  1.1  I,  p.  83  eseg,  Viaggio  pitto-  quanto  in  ili  lui  lavoresi  asserisce  in  dello 
rico-antiijuario  da  Roma  a  Tivoli  e  Su'  Giornale,  stdle  novità  dal  medesimo  in- 
biaeo  sino  alla  famosa  grotta  di  Colle-  trodotte  nell'archeologia  delle  classiche 
pardo,  deseriito  la  prima,  volta  da  Fa-  parli  di  Tivoli.»  Pochi  sono  gli  archeolo- 
bio  Gorieonimportaiiti seopertearrlieo-  gi  che  parlalo  non  abbiano  ilelle  magui- 
logiehe  del  medesimo  autore,  Roma  fiche  ruine  spi!isenell'agroTibiulino,ma 
I  855.  Quest'opera  si  rese  di  pubblica  ra-  per  iiun  so  f|tu»le  fatalità,  (piasi  tulli  co- 
gione  dopo  che  fu  dispensalo  il  mio  voi.  piandosi  l'uni'altro,  non  sidegiiaronoap- 
LKX,  che  contiene  l'articolo  Subiaco,  e  [ìlicare  ad  esse  la  critica.  Rigettala  l'au- 
per  questo  di  Tivoli,  nella  sua  rifusione  loi  ita  di  ogni  antirpiario,  l'autore  dopo 
lu'era  proposto  di  consultarlo  pel  rifori-  quatlro  anni  di  studi  e  gite  faticose  si  è 


i88  1  I  V 

convinto  clu:  non  solo  il  territorio  di  Ti  • 
vnli,  in.'i  |»nr  anco  f|ncll«»  di  Cnslci  Ma^ 
daniii,(iicdinno,  \  icovarn  ec.  ftnono  im- 
piegali per  la  stia  villa  dall'iinper.itoreA- 
driuno.  E  a  fortu  di  confionti  è  ijiiintoa 
conoscere,  che  in  riiiesta  vdia  eia  india- 
ta Atene  co'l'i()[)ilei,  Templi, con  la  t^i'ot- 
ti  di  Pane,  col  nniro  pelasgico,  llisso,  Sta- 
di, Tenlii  ec.  Ha  fis>(ati  i  voii  e  indubi- 
tati sili  dell'  Accndeiiiia  e  dei  Liceo,  non 
rlie  rintracciale  le  vicinanrcdel  Pritaneo. 
Ila  pili  licoiicsciulo  l.i 'I  enipe,  lialiocca- 
ta  ectiinpiessa  (inora  da'iopogralì  nel  fos- 
s(i  l'i  luiliizzdl  in  silo  do\e  cliitMupiedi 
riconoscerla  è  in  gì  ado.  l'er  lo  che  fa  me- 
ravi"lia  come  in  ridicolo  non  niellessero 
migliaia  e  migliaia  di  iellerali  viaggiato- 
ri le  uI>icazioni  delle  ville  di  Cassio  e  Bru- 
to,de'l'i-xnii,  Sereni  ec,  ma  si  bevessero 
le  grossolanesentcnzodelle  _i;///V/('.  De'ler- 
nlorii  di  \  icovaro,  Subisco  e  Trevi,  dei 
quali  pochissime  notizie  si  hanno  in  istain- 
pa  ,  lia  il  medesimo  composta  la  prima 
descrizione,  scoperto  il  sito  di  Varia,  del- 
lai.  piscina  liinaria  ded'  Anieiie  Nuovo, 
e  dc'la|.;hiSul:)luceiisi;  copiala  cpialche  ro- 
mana iscrizione  inedita;  estratti  dagli  ar- 
chivi alcuni  falli  curiosi  de' bassi  tempi; 
descritto  scogli,  grotte  ,  cascate  ed  altri 
luoghi  romantici  igiioli  a'pacsisli,e  (ìiial- 
meiile<lii(liala  l'epoca  ed  il  mciilodi  mol- 
ti dipinti,  fi  a'cpiali  pi  iine^giano  i  celebri 
iillrcsclii  del  s.  Speco.  AtleM  i  cambiameli 
ti  di  varie  credenze  che  per  tali  scoperte 
succederanno  in  archeologia  ,  scriveiiilo 
pel  solo  progresso  della  scienza,  l'aulore 
prega  le  accademica  decidere  tali  (piestio- 
iii  rilevantissime,  e  (pialumpie  It-tterato 
a  darne  un  equo  giuili/n),  aliiucliù  nelle 
posteriori  edizioni  si  cancellino  i  ditelli, 
()  si  ributtano  gli  argomenti  contrarii. 
l'ossa  questo  lavoro  svet^hare  tanti  inge- 
gni e  ricchi  italiani  dormenti  neghinosi 
sulla  gleba  che  i  iiioiiuiueiili  cela  de'no- 
siri  maggiori". 

Lu  Ielle  cristiana  fu  introdotta  in  Ti- 
voli ne'  tempi  apostolici,  come  allcrm.i 
rUghclli  nell'//«/m  siuru  l.i,  p.  i3oi, 


1  l  V 

Tihiirtini  Kjiiscttpt  ;  ed  il  Marzi  mAYTli- 
sturiti  ili  Tifali,  riferendo  che  i  ss.  Pie- 
tro e  Paolo  principi  degli  apostoli  divul- 
garono l'evaiigelo  e  piantarono  la  fede  di 
Cristo  ne'Iuoghi  ciicouvicinia  liOma,ag- 
qiiiiige  che  vuoisi  che  perciò  i  tiburlini 
abbiano  più  volte  uditi  griiiscgnamenli 
di  Pietro,  e  la  voce  di  l'aolo  predicante, 
comecon  doltodiscorsoalVermò  mg.  Sua- 
rez  nel  2.°hhro  della  sua  Pracncslcs  mi' 
liijittir.  I£d  in  vero  ben  a  ragione  vanta 
Tiv(di  la  felice  sorte,  e  riconosce  dal  fa- 
vore divino  il  privilegio  d'essere  una  del- 
ie città  tra  le  prime  illuminate  colla  Iti» 
ce  evangelica;  laonde  dice  il  Marzi,  che 
messe  preziosa  dell'  apostolica  semenza 
furono  Ksiiperanzio  prete  ordinato  da' 
primi  successori  di  s.  Pietro,  il  gran  dot- 
tore Oetulio,  il  tribuno  A  malizio  e  Pri- 
mitivo, la  consorte  di  Oelulio,  Sinforosa, 
ed  i  suoi  y  figli  martiri  lortissimi  di  Cri- 
sto e  lumi  chiarissimi  della  nascente  chie- 
sa tiburtina,  tosto  illustrala  anclie  da  s. 
Lluslachio  e  sua  famiglia, e  da  s.  Vittoria 
[iropag.iliice  della  fede.  iNelc32  l'impe- 
ratole .Adriano  fece  martirizzare  Papa  s. 
Alessandro  I,  dopo  aver  convertito  alla 
fede  s.  Uermete  o  Lriuele  prefetto  di  Ro- 
ma con  tulta  la  sua  famiglia,  e  il  tribù* 
no  Quirino  colla  figlia  s.  U.dbina.  Dipoi 
i  tiburlini  elessero  a  pruletlore  primario 
s.  Alessandro  i,  e  cieilono  possederne  il 
corpo,  il  (piale  viene  contrastalo  i\-\  tutte 
quelle  chiese  che  riporta  il  iSovaes  nella 
Storiti  (li  s.  Alvsstiiulrn  A,  di  che  riparlai 
nel  voi.  LXXIII,  p.  tot  e  toy,  dicendo 
del  suo  sepolcro  di  recente  rinvenuto  nel- 
la via  iN'omcnlana  e  Salaria,  probabil- 
mente meglio  possedendoneesse  una  par- 
ie. Altri  patroni  ili  Tivoli  sono  i  nomi- 
nati ss.  Gelulio  e  Sinforosa,  co'Ioro  7  lì- 
gli,  i  ss.  Amanzio,  l'rimilivo.  Cereale,  ed 
altri  ancora,  come  s.  RomuaMo.  Dichia- 
ra il  Marzi,  che  la  suddetta  chiesa  edifi- 
cata a  ponte  Lucano  da  Adriano  IV  a  s. 
Ermete,  tale  Papa  la  dedicò  pure  in  ono- 
re del  patrono  s.  .Messaiidro  I,  e  ili  s.  Lo- 
renzo titolare  della  callcdrale.  luuallia- 


TI  V 

to  il  suolo  di  Tibur  dal  sangue  fecondo 
e  glorioso  de'suoi  martiri,  che  tinsero  an- 
che le  acque  dell'Aniene,  ad  onta  che  i 
persecutori  della  Chiesa  cercassero  dar- 
rcstarne  i  progressi,  ad  onta  che  il  cri- 
stianesimo dovè  incontrare  molte  di/li- 
coltà  per  stabilirvisi,  perchè  troppe  false 
divinità  eranvi  ailorate,  tultavolta  ripor- 
ta il  Novaes  che  la  chiesa  tiburtina  me- 
ritò che  Papa  s.  Igino  dei  i  54  'i  stabilisse 
la  sede  vescovile,  e  tra' 6  vescovi  da  lui 
creati,  uno  ne  destinò  per  Tivoli,  benché 
il  Nicodemi  anticipi  l'erezione  al  i  38. Re- 
stò sempre  la  sede  immediatamente  sog- 
getta al  sommo  Pontefice,  anzi  talvolta  i 
vescovi  di  Tivoli  furono  annoverali  tra' 
7  Vesco\,'i suhurhicari,  ebdomadari  del- 
la basilica  Lateranense  e  sullVaganeidel 
Papa,  comeatteslano  l'Ughelli,  e  il  Piaz- 
za nella  Gerarchia  cardinalizia^  non 
meno  che  il  cardinal  Brancacci,  nella  sua 
Disscrt.  (le  Optioìie  sex  Epi scopa tuiim. 
^  Ora  per  lo  più  il  vescovo  di  Tivoli  è  as- 
sistente al  soglio  pontifìcio.  Come  non  si 
può  precisare  l'  anno  dell'  introduzione 
del  cristianesimo  in  Tivoli, cosi  l'origine 
della  sede  vescovile  tiburlina,  poiché  si 
\uole  anche  anteriore  all'epoca  accenna- 
ta da  Novaes.  Sebbene  nel  pontificato  di 
s.  IMelcbiade  l'imperatore  Costantino  1  fe- 
ce trionfare  la  Croce,  die  pacealla  Chie- 
sa, e  permise  il  pubblico  culto  cristiano, 
pure,dice l'Ughelli, non  si  conoscono  iiio- 
tni  de'  suoi  vescovi  sino  a  Paolo  da  Ti- 
voli, che  il  Giustiniani,  il  Crocchiatile  e  il 
cav.  Bulgarini  nella  necrologia  de'vesco- 
\ì  tiburtiui,  lo  dicono  traslato  dal  vesco- 
vato di  Gubbio,  e  fattoi  ."vescovo  di  Ti- 
voli nel  353.  Nell'elezione  di  l'apa  s.  Da- 
Diaso  1  nel  367  insorse  il  2.  antipapa  Or' 
sicino  C^-)  nella  basilica  di.Sicii;o,il  qua- 
le fu  cuusagrato  da  Paolo  vescovo  di  Ti- 
voli, quindi  nacque  una  terribile  sedizio- 
ne in  cui  restarono  uccise  in  un  siorno 
iSj  persone, onde  l'antipapa  fu  caccialo 
da  Roma  d'  ordine  del  prelelto  Gioven- 
zio,  e  quale  perluibature  pubblico,  in>ie- 
me  agli  scismatici  suoi  adercutiMI  INico- 


T  I  V  189 

demi  nfferma,  clieil  vescovo  Paolo  si  pen- 
tì poi  di  tale  falsa  ordinazione,  e  che  mo- 
li in  concelto  di  santità,  come  lileva  il 
Crocchianle,  che  a  p.  79  riporta  la  serie 
de'vescovi.  Il  2.°  vescovo  che  si  conosca 
fu  Fiorenzo  del  ^02,  al  quale  scrisse  Pa- 
pa s.  Innocenzo  1  sopra  una  rimostran- 
za fattagli  da  Orso  vescovo  di  Nomento, 
intorno  alla  giurisdizioue  usurpatagli  del- 
la parrocchia  Feliciense  di  sua  diocesi. 
Candido  vescovo  si  trova  dal  4^5  al  5o2 
sottoscritto  in  diversi  concilii  romani, fra 
i  quali  in  quelli  di  s.  Felice  II  detto  II[ 
e  di  s.  Simmaco.  N.  fu  crudelmente  uc- 
ciso da'goti  nella  presa  della  città  nel  543, 
ed  il  ^icoilenii  lo  chiama  Calillo.  Ana- 
stasio I  del  5f)3  sottoscrisse  a  un  indul- 
to da  s.  Gregorio  I  concesso  nel  sinodo 
romanoatla  chiesa  di  s.Medardo  in  Fran- 
cia ;  intervenne  ancora  a'concilii  adunati 
da  quel  Papa  nel  5c)5  e  nel  601, ma  l'an- 
notatore dell'Ughelli,  Coleti,  chiama  fit- 
tizio l'indulto  o  diploma,  e  dice  il  vesco- 
vo fiorito  nel  549-  Anastasio  1  fu  effica- 
ce difensore  di  sua  chiesa.  Decorato  in- 
tervenne nel  649  uel  concilio  di  Latera- 
no,  celebrato  contro  i  monoteliti  da  Pa- 
pa s.  Martino  1. Nel 680  il  vescovoMau- 
rizio  fu  al  sinodo  romano  di  s.  Agatone. 
Anastasio  II  si  trova  sottoscritto  nel  sino- 
do di  Roma  tenuto  nel  721  da  s.  Grego- 
rio II,  contro  i  matrimoni  illeciti.  DiGio- 
vanni  i  si  la  menzione  nellaCrooaca  Su- 
blacense  all'anno  758,  e  dal  Baronio  nel 
7G1.  Teodosio  o  Teodorico  del  772  nel 
seguente  anno  fu  da  Papa  Adriano  I  in- 
vialo col  vescovo  d'Albano  a  Desiderio 
re  de'long(;bardi,  acciò  non  entrasse  ne' 
confini  del  territorio  di  Roma  sotto  pena 
di  scomunica  :  ritrovatolo  con  ^e^er(:ito 
a  Viterbo,  od  a  Terni,  gli  parlarono  con 
tanta  efficacia, che  il  re  atterrito  dalle  mi- 
nacciate censure,  si  persuase  e  retroce- 
dette. Luceuzi, altro  commentatore  d'U- 
ghelli,  aggiunge  Paolo,  che  fu  al  sinodo 
romano  deli'826.  Orso  fu  a  quello  tenu- 
to da  s.  Leone  IV  iieir853.  Il  Coleti  ri- 
porta Leone  vescovo  tiburtino  inteive- 


I  (,o  T  I  V 

unti)  ni  cnncilioromnno  il»  II'.Sl')  i .  Lhcrlo 
u  il(ii'l)eilo  nel  q.j  T  "lltiiiietld  IM.iììdo 
o  Martino  Iti  la  linnovnziune  e  cunfcr- 
nin  ile'|»rivil<.'f;i  concessi  aila  cliu's:)  di  Ti- 
>uli  (la  alili  l'tipi,  culi  (lijilotua  che  Icg- 
s,vii  neirUylielIi,  in  cui  suno  cIcmi  ilk' le 
t;i(iris(IÌ7.i(>iii  e  possessioni  di  sua  ilioce!>i. 
Giovanni  11  del  q\'j  fu  pieseiile  al  con- 
cilio loniaiK)  del  ()()3,e  concesse  al  niona- 
steio  di  Subiaco  nello  stesso  anno  i  4  P^^' 
si  ili  Cantei  mio, Ciciliaiio, Marano  es.  Fe- 
licita, l'iiijia  di  tale  epoca  rU^Iielli  ri- 
poi  la  un  suo  diploma  dato  nel  |)oiitilìca- 
lod'Agnpilo  II, di  concessioni  l'altea  l'ie- 
tro  de  Vico  e  suoi,  col  consenso  del  cle- 
ro ;  ed  altro  diploma  simile  emanalo  sot- 
to Gio\  anni  XII  a  favore  di  GiovaniiiTal- 
loiio  e  suoi;  i  rpiali  doniuu'iiti  rigu;udu- 
no.'ilìitlidi  liciii  della  i  liiesa  lihurtina  col 
heiieplacilo  di  detti  Papi,   principiando 
essi  col!a  fui  mula  Joanneliiitnili  Jljìisco- 
jìo  s,  J'ilntrtiniie  Kcch-sine.  A  r vizzo  del 
f)7  I  concesse  alcuni  beni  all'abbazia  di 
Sidtiaco,  col  consenso  di  P.ipa  Giovanni 
XV  e  del  suo  clero,  con  atto  presso  I  Li- 
mbelli, il  (piale  pare  die  Io  coiiloiidi  con 
Amizzo,  cui  piuttosto  debbe»i  attribuire 
la  concessione.  L'Ugbelli  ed  i  suoi  anno- 
latori  non  conobbero  ("»iovaniii  111  ri[tor- 
lalo  dal  («iusliiiiaiii,  l)c\cscnK'i  di  J'n'o- 
li,  e.  seguito  dagli  altri  storici  tiburlini, 
il  f|u;ile  vescovo  nel  f)78  ebbe  da  IVne- 
dettu  \  li  alcuni  privilegi  per  la  sua  cliie- 
sa,  colla  bolla  di  cui  feci  superiormenle 
ricordo, dicendo  di  molle  conlradeecliie- 
.se  di  'J  ivoli  in  essa  nomiiitle,  incomin- 
ciando C(dle  parole:  I^ilcctissi/iin  tittiuc 
]\r\'cri  lUissinio,  ci  Si  iciiti^siiiio  jrolri 
Joninii  Doniiiii  ^rnlift  s/J'ihiirtimii'Kr- 
r  Ir  si  a  e  h. pi  scopo.  Amizzo  o  Amizzonc  si 
trova  nominato  nella  donazione  i  iporta- 
In  dairUgliflIi,  e  fatta  dalla  diiesa  di  s. 
Martino  di 'i'ivoli  nel  ()H?.,al  monastero 
di  S.Agnese  fuori  di  porla  Nonienlana,  al- 
lora delle  monache  bcnedcltine,  e  in  una 
ennicu«i  «l'alcuni  beni  di  sua  chiesa  a  3/ 
pitiOlai'ionc  r.ill.i  iM-l  ()qo.  Gualltro  IVa- 
tcllu  del  cunlc  liburUnu  fu  bcncfallurc 


r  I  V 

del  monastero  di  Subiaco,  nel  ioni  nel 
ponliiicato  di  Sil\e%lro  II.  L'LgheMi  ri- 
produsse la  donazione  latta  nel  incdcsi» 
ino  pontificato,  e  non  nel  i  oi  i  come  ri- 
poi  t.ino  niellili  sloi  it:i  tiburlini,  da  diver- 
si tiburlini  <illa  cattedrale  di  s.  Loicn/u. 
(ieranlo  fu  vescovo  nel  i  oi3.  liossone  bi- 
bliotecario della  chiesa  romana,  arcipre- 
te della  calledrale  di  Tivoli  e  poi  suo  ve- 
scovo nel  I  023  o  I  07.\,n\\\\o  in  cui  inor'i 
Papa  neiiedelto  \  III,  legnamlo  il  quale 
Slefiiio  nobile  liburlino  ilunò  albi  catte- 
drale i  suoi  beni,  con  allo  pubbliC'ito  da 
Lghelli,  che  lo  dice  morto  neho^r).  In 
questo  gli  successe  Benedelto  I,  e  fu  con- 
sagiatoda  Papa(»iovanni  XI  \  detto  XX, 
il  (piale  gli  confermi)  i  beni  e  le  ragioni 
di  sua  chiesa.  Il  Grocchianle,  seguendo  il 
Giustiniani,  ciede  che  Benedetto  I  morì 
neir  islesso  anno,  ed  allretlanlo  appari- 
sce neULgheili.  Questi  quindi  riferisce, 
che  nel  io3o,  e  meglio  il  Coleti  neh  o2f), 
fu  vescovo  Giovanni  IV, il  (piale  nella  con- 
cessione presso  l'Ughelli,  fitta  al  clero  li- 
burtino,///(7//(7.7/(v/t  onincin  tic  inorluO' 
rum,  conH'ìiliciitc  cuiictd  congrega lionc 
Kpiscopii.  si  sottoscrisse  con  (|uesta  (or- 
inola: Joamirs  Scrviis  ScrvornniDci  s. 
Tihurtinnc  F.cclcsiae.  Che  a'29  maggio 
io?,<)  («iovanni    W    fosse  già  vescovo  di 
Tivoli,  si  ricava  da  im'enliteusi  perpe- 
tua fatta  da  lui  al  monastero  di  Subiaco, 
e  riferita  dal  Giustiniani,  ne'foiidi  diCan- 
lerano,  della  Rocca  di  monte  Crofu,  ed 
in  (pulii  di  Ibicciano,  s.  Felicita  e  .Mara- 
no. L'Ughelli  riporta  un  atto  di  pclixio- 
ne  di  Ago  abbate  di  s.  Vincenzo  in  ter- 
ritorio Fhig^ciisp.ipinc  est  siihtiis  Moii' 
tirclìi,Uìciù  è  ricordato ./n^/»m"  Dei gra» 
tilt  liuiììili  Episcopo  Tilmrtiiide  Kcclc» 
sitic,  che  fece  In  concessione  ro7/.vr////(7j<(? 
I  ivìy;rti;iitioiic presìylcroruni.  iN'el  1  o3f) 
il  medesimo  vescovodii^  ni  moiinstero su- 
bì.icense  altri  beni,  e  nel  1  o^  4  gli  lece  al- 
tra donazione,  come  può  vedersi  in  Giu- 
stiniani. Nel  lo^f)  Pia  vescovo  IJeiiedel- 
lo  II,  leggendosi  sotfosciilto  nella  bolla 
data  m  tal  anuo  da  s.Lcuuc  1\  in  fuvuic 


i  IV  T  l  V  191 

(kl  vescovo  (.li  Bergamo.  Gli  successe  Gre-  per  quanto  dissi  a  quella  biografia,  e  sic- 
goiio  nel  meJesiuio  ponlificato,  il  (|Uii!(;  coinè  il  caitlinal  Otlonc  da  Brescia  fu 
el)I)e  fine  nel   io54-  Giovanni  /    fu  da  cumpa^no  del  Rivollella  in  alUe  legazio- 
Vitlore  !I  cicalo  cardinale,  e  perciò  di  ni,  il  Giustiniani  diluito  che  fos>e  il  ve- 
lui  come  di  tulli  i  cardinali  vescovi  di  Ti  scovo  tibm  tino,  mentre  sono  due  perso- 
voli  alle  biografie  ne  riportai  le  notizie:  naggi  diversi.  Milo  o  IMdoiie  intervenne 
indi  nel  loSg  assi>lè  al  .concilio  di  Late-  nel  1  179  al  concilio  di  Lalerano  III  cele- 
rano  celebrato  da  Nicolò  li.  Nel  107  t  A-  brato  da  Alessandro  Illjad  esso  Lucio  11[ 
damo,  il  quale  ebbe  gravi  controveisie  nel  i  i83  commise  una  causa  tra  il  cardi- 
con  l'abbate  di  Snbiaco,  sulla  giuriseli-  nal  Simone  Borelli  abbate  di  Subiaco,e 
zione  temporale  del  castello  di  Gerann,  R.iccardo  signore  del  Castel  d'Arsoli,  co- 
di Ifusa  mente  ri  feri  la  dal  Giustiniani  in  un  me  si  badai  registro sublacen^e, e  poi,  co- 
all'accordo,  in  forza  del  quale  restò  il  ca-  me  parlando  d'Arsoli  notai,  il  Papa  stes- 
stello  all'abbate,  e  la  cbiesa  di  s.  Lorenzo  so  laiulalilitcr  deterniinavitj  inoltrelMi- 
presso  il  Qjedesimo  con  l'entrate  al  ve-  Ione  a'4  ottobre  1  187  consagrò  la  chiesa 
scovo.  !\Ianfredo  monaco  cliiniacense,  nel  di  s.  Minia  Maddalena,  il  che  si  appreii- 
Ilio  consagiò  la  chie>a  de' ss.  Biagio  e  de  dal  Giustiniani.  Verso  il  1209  N.  cui 
Romano  di  Snbiaco,  d'uno  de' 12  mona-  scrisse  Innocenzo  IH,  sulle  donne  legale 
sieri  di  s.  Benedetto,  come  apparisce  dal  -  da  voto,  ed  il  Crocehiante  aggiunge,  che 
l'iscrizione  marmorea ripoit;ita  da Ughel-  tal  Papa  nel  1  2i5  confermò  alcune  coni- 
li, ed  intervenne  nel  i  i  i  7  alla  dedica/io-  posizioni  fatte  tra  il  vescovo  e  l'abbate  di 
ne  della  chiesa  di  IMleslrina  latta  da  Pa-  Snbiaco  Romano  per  materie  di  giurisdi- 
squale  11:  di  più  riconciliò  Giovanni  ab-  zione  spirituale.  Inullie   avverte    Croc- 
bate  di  Subiaco,  cogli  abitanti  di  Trevi  chiante,  che  furse  l'anonimo  vescovo  fu 
ch'erano  in  armi  guerreggiando  per  Jeii-  Gìmcoiìio  Anlonio  Cohuina  non  conosciu- 
ne,  come  narrai  nel  voi.  LXX,  p.  219.  lo  uè  dairUghelli,nè  dalGiusliniani,poi- 
Guido,  ministro  dell'altare  Laleranen-  che  Cornelio  Maracci  mtW {stona  Pic/i- 
se,  neh  i3o  o  neh  i33  fu  da  lnnocen7.o  tiaa  per  tale  io  riporta,  dicendolo  figlio 
]|  creato  cardinale.  Dice   il    Piazza,  che  d'Odoardoe  fratello  di  Matteo,  col  tpiale  ■ 
Guido  vescovo  cardinale  di  Tivoli  e  as-  si  recò  in  Tivoli  a  prendere  [lossesso  del 
sistente  alla  basilica  Lateranense,forse  fu  vescovato,  in  cui  visse  lungainente,e  che 
tolto  da  tal  servizio  del  Papa,  per  le  gare  dal  detto  Matteo  Colonna  discende  la  no- 
antiche  de'tivolesi  co'romani.  Consagrò  bile  libuilina  fmiiglia  Briganti  Colonna, 
la  chiesa  di  s.  Valerio,  che  esisteva  ove  è  Trovo  inoltre  nel  Parisi,  [slruzioìù,  t.  2, 
presentemente  piazza  Ivivarola,  e  consa-  p.  289,  cherUghellieil  Giustiniani  igno- 
grò  pure  quella  di  s.  Slefmo  protomar-  rarono  il  vescovo  Teodino,  a  cui  Inno- 
lire  in  l'oli  r  I  I  marzo  i  1  38,  nel  quale  cenzo  IH  nel  1209  diresse  la  lettera  posta 
annoavea  sottoscritto  la  bolla  d'innocen-  fra  le  decretali  cap.  i  o  de  Prohat.je  che 
zo  II  pel  monastero  di  Sassovivo.  Uomo  di  que>lo  Teodino  intendeva  Innocenzo 
di  rara  bonlà,  procurò  sempre  la   pace  IV  pirlaie  nel  breve  /Id  nostrani,  (li- 
neila cillà  lacciaia  dalle  fazioni.  Ottone  rellOHll'abbite  di  Subiacoe  riportatodal 
nel   I  107  kal.  sepleuib.   intervenne  alla  p.  Casimiro  ila  Pioma  a  p.  336  delle  J/<:"- 
consagrazione  della  grotta  o  chiesa  iufe-  r/ioiic,  e  di  lui  nominatamente  farsi  pu- 
riore  della  cattedrale  di  Rieti  falla  dal  ve-  re  menzione  in  un  antico  registro  del  mo- 
scovo  Dodone,  co'  vescovi  di  Naini  e  di  naslero  di  s.  Gregorio  I.  Ber.ddo,  Berar- 
Furcoiiio. -Neh  1  bo  fu  invialo  da  Aìessan-  do  o  Veialdo  eletto  nel   1243  da  Inno- 
dro  lil  col  c.irdin.d  A nìnzoiiQ Iii\,'ol te/la  cenzo  IV,  o  nel  i  253  secondo  Ughelli,  al 
a£uiauuele  Comueuo  imperatore  greco,  «juale  vescovo  nel  1 256  Aleìsandro  IV  or- 


i(,2  T  I  V 

dilli)  rol  l)icvc  Siiircnic  ililrrtionix  ri/jr- 
r///A,dia»iisfgu.>rc(Ic'nnilivainentca'rnin' 
cesinni  il  monastero  e  cliiesii  di  s.  Mai  ia 
IMof^^^ioie,  e  ili  riparlile  i  poclii  lìeuedcl- 
tini  clic  l'aveaiiu  iii  cura  lic'inoiiustcìi  di 
S.CIeinciilcedi  s.  Angelo;  il  vescovo  pruii- 
tamenle  iibbiili,  cuii  allo  in  cui  s'intito- 
la: i^o\  Uirìildii'ì  iiiiscrtilioiic  <li\iiiii  li- 
Cd  iiitìl^iiits  r'jùsconiis  Ti/nirti/ì.  Ales- 
sandro I V  nominò  a  succeilerlo  Gollinc- 
tlo  o  GofFiedo,  non  nelle  epoche  riporta- 
te da  Croccliiante  e  Bulgarini;  iiiili  nel 
iT.G'j  Clemente  IV  Io  trasleiì  a  Rieti.  Il 
cardinale  legato  lliccnido  Annili.ildi  nel- 
l'istesso  anno  gli  soslitiù  Giacomo  l.che 
il  Papa  coni'ermò:  fu  loilalo  per  dottri- 
na, pietà  e  morigeratezza,  rirormando  il 
clero  col  sinodo  celebrato  a'  2()  novem- 
bre! 280,  in  cui  slaluì  ottime  costituzio- 
ni. Sabatino  o  Sabarizio  o  Sabnnzio  elet- 
to neh  281  da  Martino  IV,  conferiud  le 
indulgenze  concesse  da  una  riunione  di 
molti  vescovi  alla  cliiesa  parrocchiale  di 
s.  Vincenzo  in  Tivoli,  ove  si  leggono  in 
parte  scritte  con  c.iralteri  gotici. Nel  1  3  1  <S 
fi.  Giacomo  II  de'minoii,  inoii  nei  i  jio. 
In  questo  gli  successe  fr.  Giovamii  \  I  da 
Cesena  (come  ricavo  dal  p.  Casimiro)  del 
medesimo  ordine,  che  zelò  con  fr.  Arnol- 
do vescovo  di  Segni  (che  altri  chiamano 
fr.  Pietro,  eletto  nel  i333  e  liaslato  ad 
Aleria  in  Corsica  nel  1  34^jOndc  nel  1  34(> 
gli  successe  fr.  Guglielmo:  servano  «pie- 
ste  date  a  siip|ilirc  altra  le/ione  riportata 
a  Sec.m)  pel  buon  regolamento  degli  ec- 
clesiastici, facendo  alcune  costituzioni,  le 
(juali  riconosciute  troppo  rigorose,  furo- 
no in  seguito  a  istanza  de'canonici  modi- 
ficate dal  vescovo  Valerinis.  j\eli337  fv.  gi-iido  I 
Ihanca  romano  domenicano  dello  dal  ca- 
pitolo per  via  di  compromesso,  morto  in 
Avignone  prima  delia  consagrazione.Re- 
iicdetlo  XII  nello  slesso  ainio  (pii  Irasii;- 
II  da  'J'ine  il  domenicano  fi. Giovanni  \  11 
da  (iinevia,  morto  nel  1  3 4 2  e  sepolto  in 
s.Iiiagio  Con  cpilaHio  riportalo  da  Uglicl- 
li,  ove  ti  legge  cliclu  confessore  del  Dei- 
lino  (Il  1-' rancia.  Nuli  343  Nicola  da  Vcl- 


T  1  V 

letri  canonico  di  Todi,  cui  successe  lu-I 
I  3  7<>  fi.  1), miele,  il  (piale  nel  i3()o  ac- 
consenfi  che  i  canouici  della  cattedrale 
donassero  la  chiesa  di  s.  Angelo  iu  Piavo- 
la  a'  monaei  Olivetani,  ora  soppressa  eoi 
luunaslcro.  Lib.mu  V  nel  1  3(')7  vi  trasfe- 
rì da  Iscinia  il  diinenicano  fr.  Filippo  ile 
/f'/////j/ romano, che  cclebiò  il  sinodo  dio- 
cesano il  I. "dicembre  I  3()(),  [)oi  ere  ito  e  ir- 
(liliale  da  Urbano  \  1,  In  cui  canonica  eie- 
zione difese  colla  dottrina  e  colla  predi- 
cazione, in  cui  era  eccellente,  facendo  in- 
oltieconosceienella  sua  legazione  a  tuli,» 
l'Italia  che  1'  intruso  Clemente  VII  n-m 
era  vero  successore  di  s.  Pietro,  ma  bciis'i 
antipapa  scomunicato:  comuienlò  il  iii). 
f)  deT^'isici  d'Aristotile.  Neli38o  Pietro 
Cenci  nobile  romano,  che  confermò  i  ca- 
pitoli della  confralei  iiita  dellas».  Annun- 
ziata, giù  sop[)ies5a.  Libano  VI  gli  sur- 
rogò nel  i38i)  Pietro  Stiglia  nobile  ro- 
mano, che  ricompose  nel  i3c)0  insieme 
con  Donato  Toleto  abbate  di  s.  Lorenzo 
d'A  versa,  alcune  controversie  fra'monaci 
e  i  conversi  dell'abbazia  di  Subiaco;  se- 
polto nella  calledrjle  con  epitalUo  ripro- 
dotto da  IJglieili.  IJonif.icio  IX.  neli3i)8 
elesse  il  suo  cameriere  Domenico  de  Va- 
lerinis canonico  dì  s.  Giovanni  in  Lalc- 
I ano,  che  nel  dicembre  i4<^^  l(-'^c  alcune 
costituzioni  per  la  collegiata  di  s.  Pietro, 
e  model  ò  quelle  deci  el.ile  pe'canonici  del- 
la cattedrale  dal  predecessore  Giov.mni 
VII,  e  morto  in  Roma  fu  sepolto  nella 
della  basilica  coH'isciizione  prodotta  da 
Ughelli.  .Martino  V  neli4iBgh  surrogò 
Sante  da  (Jave  canonico  della  medesima 
basilica  Lateiaiiense,  il  «piale  congiiin- 
gi'iido  la  sapienza  u  singolare  prudenza, 
meritò  diverse  cariche  dal  Papaetpiella 
di  vicario  di  lloma, esercitando  la  (|Uolc 
i  vi  mori  nel  1 4'^-7>  ^'f^'  tumulato  in  s.  Ma- 
ria Auova  con  cpilalllo  presso  I TJghelli. 
Martino  V  nello  stesso  anno  gli  soslitiù 
il  suo  cubiculario  Nicola  de  Cesari  di  Ci- 
«diano  (iifJiesi  di  Tivoli,  ch«r  per  riparate 
r  impelo  dell'  Aiiieiie  presti»  ul  comune 
200  ducali,  ed  accolse  .Martino  V  nell'c- 


I 


T  I  V 

piscopio,  allorché  si  porlo  in  Tivoli  nel 
i43o.  Molto  il  Papa,  contro  la  volontà 
flcl  successore  Eugenio  I V,  da  Stefano  Co- 
lonna fu  carcerato  con  Oddo  Poccio  vi- 
cecaoieriengo,  acciò  manifestassero  i  te- 
sori di  Martino  V.  Liberato  dalla  prigio- 
ne, intervenne  nel  1439  al  concilio  di  Fi- 
renze, e  neh  44?  lice  ve  nella  sua  residen- 
za Alfonso  V  d'Aragona  re  delle  due  Si- 
cilie, che  il  Nicodemi  dice  accolto  con  ogni 
onore  a'9  gennaio  dal  camerlengo,  dal- 
l'abbate di  s.  Paolo  e  dal  capomilizia.  De- 
stinato governatore  di  Spoleto,  vi  frenò  le 
fazioni,  e  morendo  nel  i45o  in  Foligno, 
lasciò  alla  sua  chiesa  nobili  suppellettili, 
ed  un  gran  calice  con  patena.  11  Marini, 
Archiatri,  1. 1 ,  p.  1 53,  dice  che  de  Cesari 
(a  uno  tie  /{.  registratori o  c\is[od[  o  mae- 
stri del  registro  delle  bolle,  carica  allo- 
ra di  tnoltu  importanza  e  considerazione, 
poiché  il  più  delle  volte  veniva  conferita 
a  vescovi.  Nicolò  V  nel  1 4^0  fece  vescovo 
il  suo  confessore  fr.  Lorenzo  de'miuori, 
il  quale  ottenne  dal  Papa  la  bolla  Ad  Ec- 
clcsiarum  omiiiimi,  riportata  da  Ugliel- 
li,  onde  l'entrate  de'canooici  furono  ri- 
dotte in  distribuzioni  quotidiane,  e  me- 
diante indulto  dispose  che  la  mensa  e  il 
clero  fossero  esenti  dalla  rata  di  contri- 
buzione per  pagare  la  somministrazione 
da  Tivoli  dovuta  al  popolo  romano,  cbe 
Calisto  111  poirivocò  ili.*'giugnoi435a 
istanza  della  città.  A'20  settembre  9  car- 
dinali, nominati  da  Crocchiaute,  conces- 
sero alcune  indulgenze  all'ospedale  della 
ss.  Annunziata.  Donò  alla  cattedrale  nu- 
merose suppellettili  e  paramenti  sagri  di 
nobile  lavoro.  Sisto  IV  nel  1 47  i  elesse  An- 
gelo 1  Lupo  Mancini  nobile  tiburtino, 
\ersatissimo  nelle  lettere  e  nelle  leggi, pio 
e  prudente,  per  cui  funse  con  decoro  va- 
rie delegazioni  e  governi  aftidatigli  da'Pa- 
pi,  cioè  del  Lazio,  di  Rieti,  di  Città  diCa- 
stello,  Ascoli,  Perugia,  Fano  e  della  Mar- 
ca. Edificò  la  sagrestia  nella  vecchia  cat- 
tedrale, ove  nel  i485  fu  tumulato  con 
isplendido  epitafiioche  può  leggersi  in  U- 
ghelli.  Questi  nella  serie  de' vescovi  di  To- 

VOL.  LXXVl. 


T  I  V  193 

di  e  di  Spoleto  dice  che  nel  i^n'i-  lo  fu 
della I. 'Costantino  Erull  di  Narni,  donde 
fu  traslalo  a  Tivoli,  e  nel  1 474  ^  Spoleto, 
ma  gli  scrittori  tiburtini  non  nefannoal- 
cuna  menzione.  Antonio  de  Grassis  no- 
bile bolognese,  referendario  delle  duese« 
gnature,  uditore  generale  del  s.  palazzo, 
eletto  nel  i486  da  Innocenzo  Vili,  mo- 
derò qualche  costituzione  capitoIare,e  sic- 
come uomo  di  merito  avrebbe  percorso 
una  carriera  luminosa,  se  la  morte  non  Io 
colpiva  in  Roma  nel  1 49' ,  dopo  avere  ini- 
ziato pel  cardinalato  il  nipote  Achille  de 
Grassis.  A'28  aprile  gli  successe  Evange- 
lista de  Maristelli  di  Cave,  che  pati  mol- 
li travagli  per  le  discordie  e  fazioni  san- 
guinose che  lacerarono  le  principali  fami- 
glie di  Tivoli,  morendo  in  Roma  nel  1 499- 
A'2  ottobre  Alessandro  VI  gli  sostituì  Au- 
gelo  li  Leonini  nobile  tiburtino.chiaro  per 
virtù  ed  erudizione  in  molle  scienze,  or- 
nato di  prudenza  e  d'altre  belle  doti,  di 
singoiar  facondia  e  di  grato  aspetto,  da 
dello  Papa  inviato  prima  collettore  e  poi 
nunzio  apostolico  alla  repubblica  di  Vene- 
zia, perchè  avea  essa  colla  forza  occupato 
Ravenna  e  Rimini,  e  per  la  liberazione 
del  cardinal  AscanioM.'Sforza  prigione  in 
Bourges.  Da  Giulio  II  fu  mandato  a  Bo- 
logna per  vice-legato  e  governatore,  indi 
commissario  apostolico  a  Fano  contro  al- 
cuni nobili  che  per  civili  odii  aveano  po- 
sto la  città  in  agitazioni,  e  promosso  nel 
i5og  all'arcivescovato  di  Cagliari.  Tor- 
nato in  patria  onde  prepararsi  alla  digni- 
tà cardinalizia  che  gli  voleva  conferire 
Leone  X,  a  cagione  pure  del  matrimonio 
segLTJto  tra  il  suo  fratello  o  meglio  nipo- 
te con  Barlolomea  nipote  del  Papa,  tra  le 
più  lusinghiere  speranze  prematuramen- 
te vi  morì  neh  517,  e  fu  sepolto  nella  cat- 
tedrale Ifi  magnifico  monumento  di  mar- 
mo, cot^tìtirevole  epitalTio  riferito  da  U- 
ghelli.  Aure  notizie  sopra  Angelo  II  Leo- 
nini si  ponuo  leggere  nel  citalo  Marini, co- 
me medico  di  Leone  X,  riproducendo  l'i- 
scrizione sepolcrale  esaltamente  ,  e  non 
scorretta  come  la  pubblicarono  UghelU  e 
i3 


,94  TIV 

puiecilii  storici  tibiulinì,  in  uno  n)  (1i>ti- 
co  scolpito  nc'lln  fi  Olile  deH'iiin.T. Nel  i  5of) 
Giulio  li  gli  avL'ii  il<ttu  a  6iicc<-s>ui(- il  ni- 
|)oIc('hiiiìIIo  Leonini  nobile  tihuiiinOjfor- 
liilo  ili  singolare  dottrina  e  prudenza,  e 
<|iiiiuli  l'inviò  iiiAvi<;nonepei°  »ii;e-lcg;ilo, 
t*  nunzio  a  Luigi  XII  ic  di  Fi.incui  pei 
rolli I (idei e  la  pace;  mli  i  Mime  al  conci iiu 
(il  Lnlerano  V ,  rduimò  la  lassa  degli  e- 
iDoIntuenli  delia  cancelleria,  e  fece  mol- 
ti ii.sloi;in»cnt'  nel  palazzo  \ escovile,  ino- 
I  «-ndo  nel  I  527  in  lìonia  al  diie  d'L'gliel- 
li, in  somma  tsliiuazione  pl(S^o  1  principi, 
o  in  Tivoli  conie  lift^iisce  il  Zappi.  Qui 
noleiò  col  INLtiiiiì,  che  Camillo  deve  aver 
ceduto  in  qualciicmodo  lempoianeaincn- 
te  il  vescovato  di  Tivoli  al  cardinal  Fran- 
cesco Soilcriiii,  elle  in  più  bolle  e  bievj 
si  nomina  vescovo  di  Tivoli  dali  ■*)i4  in 
poi.  e  cos'i  anche  lu  Ile  lettele  del  Sadole- 
lo,  ne'diari  del  Grassi,  e  in  uim  sua  sles- 
sa lettera  citala  dal  Manni  nel  l.  3  de'AV- 
liilli,  p.  58.  Ma  di  nuovo  tornò  Camillo 
a  inlitolursi  vescovo  Tibui  lino  neh  5  18, 
e  non  più  li  Godermi,  che  rL':;lielli  non 
conobbe.  Inolile  il  Marini  parla  della  par- 
rocchia di  s.Simconedi  l'iuma,  clic  rinun- 
ziata  àu\  cindinal  Sclafenati,  chela  teneva 
in  cuujmenda,al  suo  medico  Angelo  Leo- 
iiiiii,  (picsli  la  rinunziò  al  nipote  Camillo, 
poi  l'ebbeioLeoiiiio  Leonini  di  Ini  nipote, 
indi  il  cai  dinal  Ascnnio  .^fìji  za,  e  di  nuovo 
allro  Leonmidi  nome  (iio.  Domenico,  ^'cl 
genuaioi5a8  Clemente  VII  dichiarò  ve- 
scovo della  patria  ÌMarc'  Antonio  Croce 
nubile  ilella  medesima,  già  suo  cameiie- 
10  sppielo,  cinonico  de'ss.  Celso  a  Giulia- 
no di  Knma,  Iregiato  di  singolare  ii.tf>gii- 
tà  e  innocenza  di  costumi.  Assistè  in  Do- 
loglio  alla  solenne  coionazione  di  Carlo 
V  latta  dal  rapa,si  trovò  presente  in  Ti- 
voli r|uaijdo  Paolo  111  approvò  la  vene- 
landa  compagnia  di  Geoii,  e  suo  nipote 
Lucio  ne  piese  l'abito  dalle  mani  di  s.  I- 
gnazio;  intervenne  al  concilio  di  Trenlo, 
goveiuò  per  ^(jannì  sapienremenle  la  dio* 
resi,  e  la  latsr^nò  al  nipote,  nella  cui  as- 
senza moi  1  ili  Tivoli  nel  1  563',  e  npali  lo- 


T  I  \' 

lo  sulla  di  lui  tomba  nella  calteilnde  gì 
cres>e  una  memoria  marinoiea  con  oiio- 
ridco  epitallio.  Gio.  ^Viidiea  (^loce  iiobi 
le  liburlino,  versatissimo  nelle  lellere  u 
mane  e  Della  giurisprudenza  ,  canonico 
della  nietiopolitana  ili  Napoli,  abbate  di 
s  M.uia  de'l'orcili,  rettole  di  molli  bene- 
fizi eccle»iu^lici,  fra'ipuli  dell.i  chiesa  di 
s.  Andrea  al  Quii  ionie,  che  poi  cede  con 
l)ene[ilacito  apostolico  <illa  compagnia  di 
Gcsii, come  descrissi  nel  voi.  XXX.,  p.  1 68. 
Nel  I  554  pt^i"  rassegna  dello  zio  e  consen- 
.so  di  Giulio  Ut  ricevè  «piesto  vescovato, 
coiis.ii;iò  la  chieda  della  ss.  Annunziala, 
e  con  .Marc'Aiitoiiio  Colonna  arcivescovo 
di  Taranto  e  coiumendalario  di  Subiaco, 
poi  cardinale,  concordò  le  diireieuze  sul- 
la giurisdizione  spirituale  ,  dichiarando 
cheSub  acocon  allit  10  lene  fossero  com- 
prese nella  dioce>i  di  Tiioli.  Nel  1  556  al- 
loggiò il  principe  di  Stigliano  con  altri  ca- 
pitani di  Filippoll  redi  Spagna,  ucilasud- 
descritta  gnei  re  contro  l'aolo  IV  soUu  il 
comando  ilei  feroce  duca  d'Alba.  Fu  go- 
veiiialoie  d'Orvielo,  e  ne  ottenne  la  no- 
bile cilladinanza  in  uno  u' suoi  porteli, 
non  che  vice  legalo  delia  provincia  del 
Palriuióniu  per  l'imposizione.  Nella  chie- 
sa di  8.  Spinto  di  Roma,  tdia  presenta  di 
i4  cardinaii,  pronunziò  uii'eleganle  ora- 
zione funebre  nell'eseijuie  ilei  conte  i^or- 
romeo  generale  di  s.  Chiesa  e  nipote  di  l'io 
IV  nel  I  562.  Si  lecì)  .d  concilio  di  Tieu- 
lo,  ed  a'  i4  sellcaibie  i585  celebrò  uu 
vantaggioso  .sinodo,  ed  introdusse  in  Ti* 
voli  i  carmelilniii.  Mori  nel  1  5i)'j  con  do- 
lore universale  di  tutta  la  città  e  diore- 
si,  siccome  priideiilis»imo  e  ornalo  d'ogni 
virtù,  e  (il  sepolto  presso  lo  zio  cun  bel- 
lissimo epitadio  espresso  dall'Cghelli. 

Nello  stesso  1  rtc^5  Clemente  Vili  nuiin- 
nò  vescovo  Domenico  J Uh  hi  di  iWggiu 
ili  Modena,  goveinaloie  ih  Ilouia  e  poi 
:iudinale.  Aggiunse  le  dignità  hI  rajulo- 
hj.secondo  l'L  glielli  eil  Crocchianle,  li'iu  • 
cipiele,  di  decano  e  pieposlu,  iktitui  le 
prebende  teologale  e  del  ]u  n  ilenz  un  ,  si  li- 
bili la  giuiisdizionc  Icuipoiale  dclid  sua 


TIV  TIV                    191; 
curia  in  Tivoli.  Ebbe  folli  questioni  con  slocalo  Mario  Orsini  barone  romano,  mo- 
Sicinio  Sebasliniii  capoiuilizia ,  per  aver  slrantlosizelanledifensoredeVruittidisiia 
deiiiolilo  di  [)io|)ria  autorilà  una  porzio-  chiesa,  massi  inamente  per  1'  antica  con- 
ile della  chiesa  dis.  Maria  del  Portico,  af-  troversa  giurisdizione  con  l'abbale  coin- 
lìne  di  raddrizzare  la  strada  dis.  Lucia,  niendatariò  di  Subiaco  cardinal  Scipione 
e  per  la  revoca  specialmente  che  voleva  Borghese,  tanto  dibattuta  da'loro  prede- 
degli  statuti  municipali  in  quella   parte  ccssori.  Procurò  che  i  canonici  delia  col- 
che  ledevano  i  privilegi  degli  eccIesia^li-  legiata  di  s.    Pietro  fossero  dichiarati  di 
ci,  ed  Qlteiine  dal  Papa  per  couipr()n)is-  residenza,  che  la  morte  gì' impedì  elFct- 
sario  il  cardinalZacchia,  che  decise  la  qua-  tuare  e  l'eseguì  il  successore.  Piisarcì  il  p  1- 
slione  a  flivore  degli  ecclesiastici.  Nel  i6o5  lazzo  vescovile,  e  vi  eresse  una  cappella 
poco  mancò  che  non  f()sse  sublimato  al  in  onore  di  s.  Caterina  verginee  marti- 
triregno  in  luogo  di  Paolo  V.  Dedicato-  re, ornala  di  (ini  stucchi  e  dipinta  dal  cav. 
si  a  scrivere  una  voluminosa  opera  lega-  Manenti,  che  oggi  più  non  esiste.  Cessò 
le,  e  per  le  cariche  addossategli  in  Roma,  di  vivere  in  Tivoli  nel  i634,  ed  il  snocor- 
oltenne  di  potere  rinunziar  la  sede  al  ni-  pò  fu  tras[)ortato  a  Licenza,  feudo  per  la 
potè,  e  morto  in  Roma  nel  1  G20  fu  se[)ol-  3.'  parte  di  sua  famiglia,  e  sepolto  nella 
to  nel  suo  titolo  di  s.  Pietro  Monloriocou  cappella  di  s.  Giacomo  della  chiesa  par- 
semplice  epigrafe,  che  riporta  Ughelliin-  rocchiale.  Urbano  V'III  a'2  i  agosto  qui* 
sieme  alla  splendida  iscrizione  o  cenola-  vi  trasferì  da  Recanati  e  Loreto  il  cardi- 
fio  scolpito  nella  cattedrale  di  Reggio.  A'el  nai  Giulio /io/??c/,milanese,cheampliòre- 
1606   per  rassegna  de!  piecedeiile  zio,  piscopio,  demolita  veccbia  cadente  basi- 
Paolo  V  vi  trasferì  da  Narni  il  di  lui  ni-  lira  cattedrale  e  la  ricdilìcò  a  sue  spese, 
pole  Gio.  Datlista  Toschi  di  Reggio,  che  fornendola  di  ricche  suppellettili  e  consa- 
governò  lodevolmente  e  neli62i  fu  tra-  grandola,  per  cui  sulla  porta  fu  (tosta  la 
slocato  a  Rieti.  A' 5  maggio  dall'arcive-  lapide  che  si  legge  in  Ughelli.  Demolì  la 
scovato  di  Gonza  passò  in  questa  chiesa  chiesa  collegiata  di  s.  Paolo,  aggregando 
il  già  governatore  di  Tivoli  cardinal  Dar-  i  canonici  alla  cattedrale,  e  fibbricò  col 
tolomeo  Cesi  romano,  vescovato  ch'egli  proprio  peculioil  presentesem.inario.Sop- 
gradì  al  sommo,  poiché  essendo  vecchio  presse  la  collegiata  di  s.  Pietro,  e  riunì 
e  malsano,  sperava  col  beneficio  del  salu-  i  5  canonici  coll'arciprete  alla  catledra- 
bre  clima  di  godere  migliore  sanila;  ma  le  colle  sue  rendite. Concordò  le  questio- 
restarono  defraudatele  sue  speranze, poi-  ni  tra  la  mensa  vescovile  e  il  comune  di 
che  a' 18  ottobre  vi  morì  di  grave  infer-  Tivoli  circa  il  macello  e  forno,  ricevendo- 
miià  con  qualche  sospetto  di  veleno;  tra-  neannui  scudi  200.  Finalmente  nel  i638 
sportalo  il  cadavere  in  Roma  d'ordine  del  il  cardinal  Roma  compose  le  lunghe  e  coii- 
Papa,  fu  sepolto  nella  basilica  Liberiana,  tinue  differenze  dibattute  fra'  vescovi  di 
I  liburlini  ne  furono  dolentissimi,  e  la  cai-  Tivoli  e  l'abbate  di  Subiaco,  essendone 
tediale  si  ebbe  per  suo  lascito  le   nobili  commendatario  il  cardinal  Antonio  Dar- 
suppellellilisagre. Gregorio  XV  nel  1622  berini  nipote  d'Uibano  Vili, sulla  giuris- 
elesse  il  cugino  e  concittadino  cardinal  dizione  spirituale,  cedendo  ad  esso  ed  ai 
Marc'  Antonio  Gozzadini  bolognese,  il  suoi  successori  abbati  commendatari,  un- 
quale  fece  il  solenne  ingresso  nella  città,  dici  paesi  dell'abbazia  mediante  l'annua 
e  celebrò  il  sinodo  diocesano  per  la  rifor-  per[)etua  retribuzione  di  scudi  ^00,  e  lo 
ma  de' cosi  unii;  indi  lo  slesso  Papa  a'  7  riporta  anche  1'  Ughelli,  che  ancora  dal 
giugno  1623  lo  trasferì  a  Faenza, che  non  cardinal  abbate  di  Subiaco  si  sommin  - 
potè  occupare  per  essere  morto  nel  sei-  strano  alla  mensa  tiburtina,  il  che  lile- 
lembre.  Da  Bisignanoneli624  quifu  tra-  vai  a  Subiaco,  oltre  annui  scudi  60  che 


196  T I  V 

sempre  paga  al  capìtolo  per  compenso  dei 
l>eni  cli'esso  nveM  nfH'iihhazin,  come  no- 
tai pni  landò  di  esso  I  paesi  ceduti  fm  o- 
no,  Subiaco  oia  cillìi,  liocca  Canterano, 
Rocca  di  Mezzo,  Rocca  s.  Stefano, Came- 
rata, Canterano,  Ceivai  a,  Cerreto,  Cera- 
no, Agosta,  Marano.  11  cardinal  Roma  di- 
venuto decano  del  sagro  collegio,  e  per- 
ciò vescovo  d'Ostia  e  Vclletri,  ritenne  il 
vescovato  di  Tivoli,  che  governò  con  pa- 
storale sollecitudine  e  l'aiuto  di  3  religio- 
si,moreudo  inRoma  a'  1 6  setten)bre  1 652 
nello  stesso  giorno  e  ora  in  cui  era  nato 
C8  anni  prima,  come  fu  espresso  sulla  i- 
scrizione  sepolcrale  riprodotta  dal  Croc- 
cliiante.NeU'ottobreglisuccesseil  cardinal 
Marcello  Santacroce  nobile  romano,  che 
celebrò  e  stampò  il  sinodo  diocesano,  ed 
esercitò  molti  alti  di  beneHcenza  nella  pe- 
ste del  1 656,  di  cui  Tivoli  restò  esente  pel 
narrato  voto  olla  ss.  Immacolata  Conce- 
zione; aumentò  le  sagre  suppellettili  del- 
la cattedrale,  ed  in  essa  con  vistosa  spe- 
sa fabbricò  l'attuale  bella  sagrestia,  con 
disegnodelcav.  Bernino.  Morto  nel  1674 
01675  per  soppressione  d'orina,a'28  gen- 
naio 1675  Clemente  X  nominò  vescovo  il 
cardinal  Federico  Sforza  nobile  romano, 
che  donò  que'sagri  utensili  ricordati  nel- 
la biografia,  ed  ordinò  ì  parati  per  tutta 
la  cattedrale,  che  la  morte  avvenuta  a'24 
maggio  167(5  gl'impedì  d'eseguire.  A'22 
del  seguente  mese  gli  successe  il  cardinal 
Mario  ylllxrici  o  Albrizi  nobile  napole- 
tano, figlio  d'una  Farnese,  che  ornalissi- 
monelle  lettere,  dottore  in  giurispruden- 
za e  maestro  in  sagra  teologia,  Clemen- 
te X  successivamente  lo  fece  nel  1 67  i  ar- 
civescovodi  2\i!OC(;iavea  in  par  tiliUA  e  nun- 
zio di  Vienna  uH'itnperalore  Leopoldo  I, 
incarico  che  esercitato  con  somma  probi- 
tà e  diligenza,  gli  meritò  che  0*27  maggio 
1 675  lo  crea>>e  cardinale  dell'ordine  dei 
preti  e  gli  conferisse  per  titolo  la  chiesa 
di  s.  Giovanni  a  l*oila  Latina,  dichiaran- 
dolofjiiindi  vescovo  di  Tivoli.  Alla  catte- 
drale lece  la  cioced'  argento  per  accom- 
pagno de'G  simili  glandi  candellieri  do- 


TI  V 

nati  dal  predecessore;  ma  mentre  la  sua 
«  Illesa  avea  concepite  speranze  per  cose 
maggiori,  nel  1679  la  rassegnò  al  seguen- 
te successore,  dopo  averla  governala  cir- 
ca 4  anni.  Caduto  infermo,  pertinaci  feb- 
bri lo  condussero  al  sepolcro  a'iq  settem- 
bre 1 680  in  Roma  nell'età  di  57  anni,  la- 
sciando la  sua  copiosa  e  scelta  libreria  al 
collegio  Urbano  della  Con^rcgaziunc  di 
f>ropaf;n/i(la  fide  di  cui  era  stato  segre- 
tario. Con  solenne  pompa  fu  tumulato 
nella  basilica  Liberiana ,  ove  gli  posero 
una  semplice  marmorea  epigrafe,  secon- 
do la  di  lui  umile  intenzione,  i  cardina- 
li Altieri  ,  Caipegna  e  Marescotti  esecu- 
tori testomentaii,  e  si  legge  nell'Ughelli 
e  nel  Crescimbenì,  L' Istoria  di  s.  Ciò- 
vaìiìd  adunili jìorta  Latina^  il  quale  ri- 
ferisce interessanti  notizie  del  porporato. 
A"4  settembre  1679  Innocenzo  XI,  accet- 
tata la  rinunzia  del  cardinal  Alberici,  pre- 
conizzò vescovo  di  Tivoli  il  cardinal  Ga- 
leazzo 3/(/rt.v(0/</ nobile  romano,  lascian- 
do la  legazione  di  Ferrara.  Pieno  di  ze- 
lo e  di  paterno  amore  per  la  sua  chiesa, 
fece  quelle  belle  opere  già  descritte  ,  ri- 
formò il  clero  con  nuovo  sinodo  stampa- 
to nel  1 682;  nella  cattedrale  fabbricò  uà 
coro  di  noce  pe'canouici,  ornò  la  cappeN 
la  di  s.  Lorenzo  di  pietre  colorite  e  l'ab- 
belPi  di  4  pregievoli  quadri  dipìnti  a  olio, 
ed  inoltre  decorò  con  pietre  bianche  e  ne- 
re l'altare  del  ss.  Crocefisso,  ed  eresse  uà 
canonicato  di  padronato  della  sua  fami- 
glia che  tuttora  l'esercita.  Nel  1 684  rinun- 
ziò la  sede,  coU'iiidulto  apostolico  di  po- 
ter continuare  il  coiircrimento  de' bene- 
fizi ecclesiastici  della  citlìt  e  diocesi  spet- 
tanti alla  dataria.  IN'è  punto  diminuendo 
il  suo  ajfetto  per  Tivoli,  gli  elargii  quegli 
altri  benefìzi  che  già  narrai, con  edifica- 
re il  mona>lero  di  s.  Anna,  e  donando  al 
capitolo  scudi  5uo  per  un  annuo  anni- 
versario j)er  l'anima  sua,  eguale  a  (luci- 
lo che  il  seminario  celebrava  al  cardinal 
Roma.  L'i  i  gennaio i 684  (i68()  dicono 
le  .\otìiic  di  Juinia  che  pel  i. "lo  pubbli- 
carono) Alessandro  Vili  nominò  vesco- 


TI  V 

vo  Antonio  Fonseca  nobile  romano,  ca- 
nonico della  Chiesa  di  s.  Lorenzo  in  Dei' 
maso  (di  cui  ne  scrisse  la  storia  pubbli- 
cala nel  I745)>  spettabile  per  dottrina, 
probità  esingoiar  prudenza,  ripugnante 
accettò  la  dignità  con  plauso  de'tiburti- 
ni,  che  governò  con  ogni  diligenza,  giu- 
stizia e  con  tutte  quelle  virlìi  che  lo  re- 
sero amabile  a  tulli.  Volle  esercitare  con 
amore  le  sagre  funzioni,  sebbene  perve- 
nuto alla  grave  età  d'83  anni,  con  tanta 
assiduità  che  Fu  segno  all'ammirazione  di 
tutti.  All'  ospedale  di  s.  Gio.  Evangelista 
unì  quelli  della  ss.  Annunziata  e  di  s.  Ma- 
via  del  Ponte,  con  l'obbligo  di  mantener- 
vi tutti  i  letti  soliti  innalzarsi  pegl'iufer- 
mi,  e  perchè  questi  fossero  meglio  assi- 
sliti  operò  la  riunione.  Mandò  ad  effetto 
il  legato  Raulini,  il  quale  dispose  l'erezio- 
ne del  monte  frumentario,  e  di  far  nomi- 
nare un  dottore  che  dettasse  le  istituzio- 
ni civiH  e  canoniche,  non  che  un  giova- 
ne cittadino  fosse  mantenuto  agli  studi  in 
Roma,  facendo  il  tutto  pagare  da''dome- 
nicani  in  conformità  del  medesimo  lega- 
to, ora  affatto  perduto.  Risarcì  con  vago 
soffitto  intagliato  e  dipinto  l'episcopio,  ed 
ordinò  che  nel  seminario  s'insegnasse  fi- 
losofìa. Da  Clemente  XI  fu  annoverato 
qual  [."prelato  della  legazione  del  cardi- 
nal Barberini,  inviato  a  Napoli  per  com- 
plimentare nel  possesso  Filippo  V  re  di 
Spagna,  e  nel  ritorno  lo  annoverò  tra  i 
▼escovi  assistenti  al  soglio,  ed  intendeva 
promuoverlo  a  più  vantaggiosa  sede,  la 
quale  ricusò  per  1'  affetto  che  portava  a 
Tivoli  patria  della  madre.  Nel  1 728  si  re- 
còcol  capitolo  a  ossequiar  Innocenzo  XIII 
nella  villa  Catena  di  Poli,  nel  lyaS  in- 
tervenne al  concilio  romano  celebrato  da 
BenedettoXI  I  I,e  morto  nel  febbraio  1 728 
fu  sepolto  nella  cattedrale. BenedettoXIII 
nel  1728  conferì  il  vescovato  al  cardinal 
Curzio  Origo,  che  non  l'accettò  per  non 
lasciare  la  prefettura  della  congregazione 
del  concilio;  quindi  vi  nominò  il  cardinal 
Fraocesc'Anlonioi^i'/ifdi  Minervino,  che 
dopo  pochi  giorni  lo  rinunziò.  Allora  il 


TIV    ^  197 

Papa  a'r2  aprile  vi  nominò  il  suo  confes- 
sore d.  Placido  Pozzangheri  o  Pez7anche- 
ri  nobile  piacentino  e  vescovo  d'  Imeria 
in  partibux^  abbate  generale  della  Trap- 
pa,  che  prese  possesso  nel  giugno  1729. 
Convocò  il  sinodo  diocesano,  fece  molte 
riforme  per  le  quali  fu  in  continue  que- 
stioni, massime  col  capitolo  ,  e  molte  di 
esse  furono  d'ordine  pontifìcio  lolle.  Sop- 
presse il  sodalizio  della  ss.  Annunziata, ed 
eresse  cosuoi  beni  la  chiesa  e  casa  per  la 
congregazione  della  Missione.  Estinse  pu- 
re la  confraternita  di  s.  Giovanni,  e  cogli 
ospedali  ivi  riuniti  dal  predecessore  gli 
affidò  a'religiosi  benfratelli,  e  dipoi  nel  lo- 
cale fece  ricostruire  piìi  in  grande  il  mon- 
te di  pietà.  Inoltre  soppresse  la  congre- 
gazione de'gentiluomini  della  ss.  Conce- 
zione, riunendola  a  quella  del  ss.  Salva- 
tore; ed  eziandio  eslinse  la  compagnia  del 
ss.  Rosario,  concedendo  i  suoi  benia'do- 
menicani.  Pastore  d  i  somma  pietà  e  libe-  • 
ralissimo  co' poveri,  morì  1' 8  dicembre 
1737  e  fu  sepolto  nella  cattedrale,  ove  gli 
pose  un  epitaffio  il  successore.  Questi  fa 
Francesco  de'conti  Castellini  forli vese,fat- 
lo  vescovo  a'i3  marzo  1758,  che  fece  il 
magnifico  ingresso  nella  città.  Edificò  la 
chiesa  rurale  della  Madonna  di  Quiuti- 
liolo  colle  oblazioni  de'  divoti,  istituì  l'e- 
sposizionedelss. Sagramentoin  ogni  gior- 
no colla  benedizione  a  turno  in  diverse 
chiese  della  città,  e  fu  Iraslato  a  Rimini 
a' 17  dicembre  1764- Gli  successe  Tora- 
masoGalli  romano  uditore  della  nunziatu- 
ra di  Madrid  nello  stesso  dicembre  1 7641 
ma  recatosi  in  Roma  e  sorpreso  da  vio- 
lenta malattia, morì  nel  maggio  1 763,  on- 
de si  portarono  ad  assistere  all'esequie  ia 
s.  Maria  sopra  Minerva  due  canonici  del- 
la cattedrale  e  due  gentiluomini  consigi  ie- 
ri. A'5  giugno  fu  eletto  Giulio  Matteo  Na- 
tali di  Olelta  diocesi  di  3(ebbio  nell'isola 
di  Corsica  (in  fine  di  Uile  articolo  ricor- 
dai una  sua  opera), vescovo  d'Abdera  in 
partibus  e  suffraganeodi  Sabina,  che  ab- 
bellì la  cappella  del  seminario  di  cui  fu 
benefico,  e  visse  oiodestamente  dando  tut- 


HT)S 


T  IV 


lo  per  limosina,  per  cui  più  volte  s'impe- 
gnò li»  puca  aigenleria.  Fu  cos'i  slimalo 
dalla  popoliizioiie  per  le  sue  i  are  vii  lìi,clie 
slaiilc  li  cattivo  governo  tl'un  vicegeren- 
le,  il  n)a5Ì>lralo  supplicò  Clemente  XIII 
onile  conferisse  le  eli  lui  facoltà  al  vesco- 
vo, che  acconlale, disimpegni)  l'ufllzio  |)cr 
3  iiunicnu  publ'lica  suddislazione.  Si  pur- 
lò  col  magistrato  ni  forma  puhblita  n  os- 
sequiare limperatore  Giuseppe  II,  allor- 
ché si  recò  in  Tivoli  a'  2c»  marzo  lyOf). 
Amante  dc'gesuili,  non  ebbe  cuore  di  pub- 
blicare il  breve  di  CleinenleXlVjpinlan- 
dosi  fuori tli  diocesi  in  l'aloudjara  e  tiicen- 
dosi  supplire  dal  vicario  generale;  e  tan- 
to poi  si  adoperi),  che  ottenne  dal  Papa 
per  grazia  singolare,  che  la  loro  chiesa  fos- 
se olllciata  da'medesimi  gesuiti  spogliati, 
riuniti  in  convitto  e  [tresieduti  da  un  ca- 
nouico  della  cattedrale.  So[)pr('sse  la  [)ic- 
cola  parrocchia  di  s.  Valerio,  applicando- 
ne le  rendile  per  la  manutenzione  della 
fiibbrica  del  duomo.  Moiì  a'  28  agosto 
1782  e  fu  sepolto  nella  calleilralecon  o- 
iiorifìco  ep'tallio.  Pio  Vi  a'  iC)  dicembre 
dicliiaiò  ve.scovo  il  suo  parente  e  concit- 
tadino d.  Gregoiio  Barnaba  Chiaratnon- 
li  uobiledi  Cesena  e  abbate  cassi  nese.  Ili- 
lerisce  il  eh.  Pistoiesi  nella  f  ita  di  Pio 
ì  II,  che  appena -Saputasi  in  Tivoli  l'ac- 
(  aduta  elezione  di-l  nuovo  pastore,  il  ca- 
nonico iJosihi  vicario  capitolare  tiopo  i 
primi  vespeii  fece  inluunaie  a  Dio  l'inno 
di  lode  alla  presenza  del  magistrato  e  del 
popolo.  Il  giorno  poi  de'2  1  dicembre  ri- 
correndo la  lesta  di  s.  Tommaso  aposto- 
lo, il  cardinal  de  /dada  nella  chiesa  di  s. 
An»brnfiindella  ]Mii>Mma,  allora  delle  mo- 
nache benedettine  (ed  oia  delle /'/vz/kt- 
:( anc,i.otnv  notai  nel  descriverla  nel  voi. 
XXVI,  p.  194).  'o  consagrò  in  vescovo, 
assistilo  tla'[)ielali  Contessini  arcivescovo 
d'Atene  e  \  <dpi  arcivescovo  di  Neocesu- 
rea.  Il  nuovo  vescovo  si  tiasleri  dal  ceno- 
bio ni  veorovuio, e  i  diocesani  gli  dieiono 
1  più  vivi  conti  assegni  «li  attaccamento  e 
di  lispello,  e  tutta  ta  diocesi  esultante  di 
gioia   celebrò  al  pastore  pubbliche  ieslc 


T  I  V 

e  privale  accademie.  Preso  possesso  nel 
di  seguente  per /jro</av//or<7/;.  indirizzò 
al  suo  giegge  una  |)ia,  zelante  ed  erudita 
lettera  pastorale  a' 1  o  gennaio  i^SS:  /•-'- 
pi. stola  rastoralis  od  Clcruni  et  Pojni' 
litin  Tiburtinunì,d.Gre^orii  Cltiranion' 
tiordinìs s.  Benedirti rorigrtgfjlinnisCti' 
.^inensisy  Dei  et  apostoliede  Sedis  gru- 
fiti J-'i>iscof)i  Tihurfi/ii.SS.  J).  N.  Pii  Pii- 
jìoe  /  Jpraehiti  doiuesliri ,et  Pontifieio 
Solio  assistenti»,  lo  questa  pastorale,  per 
la  condizione  de'lenipi  è  degno  di  rimar* 
co  il  seguente  passo.  Perieidosti  teiiipo- 
rn,  rniiie  mirti  siiinus^  oniiieni  solliritu- 
di/it  Ili ,  industriaiiufiie  \-estrani  requi- 
riiiit.  Nostis  sane  ijUtiinplurinios  infeli- 
rissiinis  ìiisce  diebus  exurrcxissv  ìioini- 
ne  seijìsos  amantes,  cfatos ,  siiperbos^ 
hlaspìieinos,  tiunidos,  et  \'oliiptaluni  nui- 
gis  anintores,  qnani  Dei,  qui  iinjioteii- 
ti ,  ne  per\'ersa  pliilosophandi  lihidinc 
no\<a  rredendi,\'iveiidiqueprarrepta  ron- 
fi ngeiites,  simplieem  /idei  rationem  si- 
nuosis  eirruniitionihus^Jlexiiosis  amha- 
gilnis,  s'erborumque  lenoeinus  ronrulea- 
re  omnibus  viribus.opibu  .riie  nitantur. 
»  Qui rom'rrsi sunt  in  %'aniloquium  volen- 
tes  esse  legis  doetores,  non  inteiligentes, 
netnte  quae  loquantur,  neqìic  de  quibus 
af/ìrinant'.i  ad  Tiiiwt.i.  Qin  dirteriis, 
atque  (Il  lumniis  imperiti'!  fueumfaeiunt; 
qui dem'tfiie  e.reerabili.  insanoque  rniui- 
iu  aderisus  Deimi  belianfes,  se  aliqiiiil 
magni  esse pulant,  eo  rpiod  oiniiein  e.vue- 
rint  religionem.  Comprendendo  il  peso 
del  sagro  u)inislero,  cpiindi  si  applicò  u- 
laciementf  alla  cura  e  governo  del  popo- 
lo a  lui  allidalo,  e  perciò  tutto  adoperos- 
si  alla  santificazione  dell  anime,  e  coll'e- 
senipio  tlella  propria  inansiietuiline  le  in- 
vogliò all'acquisto  del  cielo.  A  sechiamo 
tiirettiiosamente  il  popolo,  colla  paterna 
V(/cc  ainmaoliandolo,  lo  edilicò  colle  o- 
pere  di  pi«tà;  e  menti  e  zelava  per  mena- 
re nella  strad.i  della  salute  al  di  vin  pasco- 
lo le  p.icilìihc  ngnella ,  avvenne  un  caso 
grave.  In  gunnii  di  festa  appese  alle  mu- 
la esterne  della  cultcdralc  e  dell'  epìscu- 


TI  V 

pio  si  videro  pubblicamente  vemleie  del- 
le inwiiagini,  fra  le  qi\;di  ijravi  quella  di 
ClementeXIV  iudtbilamenh;  fregiata  col- 
la caratteristica  di  beato.  Ciò  pei  turbò  il 
bnoii  vescovo,  ed  all'  istante  fece  mostra 
del  giusto  suo  potere.  Prima  tentò  d'im- 
pedirne la  verìdita  e  segiiatajnenle  la  clan- 
destina, ma  vi  fu  chi  fluttuando  fra  la  ra- 
gione e  il  furore  sconsigliatamente  si  op- 
pose. Allora  volle  farne  inlesa  la  s.  con- 
gregazione de' riti,  e  scrisse  al  p.  Maina- 
dù  maestro  del  s.  palazzo  suiraccaduto. 
Questi,  si  vuoie,clie  poco  curasse  le  rimo- 
stranze del  vescovo, e  anzi  difendesse  l'av- 
venuto per  aderire  al  correligioso  dome- 
nicano vicario  del  s.  odizio  in  Tivoli,  che 
sosteneva  la  cosa.  Non  sembrando  tutto- 
ciò  credibile,  si  riputò  meglio  che  il  p.  Ma- 
machijdopo  essersi  abboccato  col  vesco- 
vo, recatosi  a  tale  effetto  in  Roma,  senza 
aiuto  alcuno  neiro[)era,  col  Papa  ne  (en- 
ne definitivo  proposito.  Altri  [loi  voglio- 
no, che  il  vescovo  alla  fiera  per  s.  Loren- 
zo avesse  concesso  la  vendita  di  certe  in 
cisioiii  rappresentanti  la  canonizzazione 
del  cos'i  detto  b.  Labl)rè,  e  che  il  nomi- 
nalo vicario  del  s.  olljzio  ,  credendosi  in 
questo  superiore  al  vescovo,  si  chiam;isse 
Difeso,  perchè  non  erasi  a  lui  domandato 
il  ilovulo  permesso.  In  tale  frangente  mg.' 
Chiaiamonti  mostrò  d'  essere  ben  degno 
di  coltivare  una  più  vasta  fra  le  vigne  e- 
)ette  del  Signore.  Questa  prima  prova  di 
verace  zélo,colla  quale  die  manifestamen- 
te a  conoscere  la  sua  fortezza  d'animo, 
[)0Ìchè  raffrenò  i  cattivi  e  fu  sollecito  d'al- 
lontanare dalla  sua  gregge  ogni  male, 
determinò  Pio  VI  di  promuoverlo,  do- 
po due  anni  e  due  njesi  di  lodevole  ve- 
scovato, al  cardinalato,  e  d'affidargli  un 
ovile  più  vasto  e  più  pingue  e  gi'egge  più 
numeroso.  Pertanto  a'i4  febbraio  1785 
lo  creò  cardinale  e  trasferì  alla  sede  d'/- 
inolft.  Aggiunge  il  Pistoiesi ,  non  potersi 
esprimere  il  dftlore  del  popolo  tiburlino, 
«;he  in  lui  pianse  la  perdita  d'un  egregio 
pastore,  e  molto  più  quella  d  un  amoro- 
sissimo padre;  mentre  il  cardinale  cesio 


T  I  V  .99 

doìenlissinìo  di  dover  lasciare  i  suoi  dio- 
cesani, fin  da'iG  dicembre  178  j.  Narra 
il  cav.  Bulgarini,  che  il  vescovo  Chiara- 
monti  colle  sue  singolari  doti  si  acijuislò 
l'amoregenerale  di  tutti,  e  nell'omelia  di 
congedo  il  popolo  pianse  di  tenerezza,  e 
fu  da  migliaia  di  persone  accompagnato 
fuori  la  città  nella  sua  partenza.  Rimar- 
chevole è  la  memoria  che  trovasi  scritta 
di  quel  tempo,  avergli  molti  cittadini  au- 
guralo e  predetto  il  triregno.  R.itornato 
il  cardinale  in  Tivoli  per  passare  al  mo- 
nastero di  Subiaco,  la  ci  Ita  gii  fece  ma- 
guidcìie  feste,  quindi  nel  1800  Riassun- 
to al  pontificalo  col  nome  di  Pio  VII,  ed 
in  tal  suprcwna  dignità  fece  molto  bene  a 
Tivoli,  contribuendo  pel  ripristinamento 
del  collegio  de' gesuiti  nel  181 5,  ed  alla 
spesa  della  pittura  del  duomo,  e  donan- 
do a  tal  cattedrale  4  calici  d'argento  di 
fino  lavoro.  Pio  VI  nel  concistoro  de' 1 4 
febbraio  r  785  dichiarò  vescovo  di  Tivoli 
Vincenzo  Manni  di  Fabriano  ,  uomo  di 
merito, di  singoiar  bontà  e  pietà,  indi  nel 
1789  intervenne  alia  solenne  benedizio- 
ne data  da  Pio  VI  nella  festa  dell'Ascen- 
sione in  Subiaco,  e  nel  seguente  giorno 
allaconsagrazione  di  quella  collegiata  fat- 
ta dal  medesimo  Papa.  Il  prelato  sicco- 
me affezionato  alle  leggi  dell'altare  e  al 
trono,  ebbe  a  solfrire  nel  1799,001  con- 
te Carlo  Briganti,  Angolo  de  Angelis, 
Luigi  Lolli,  Pietro  Paolo  Rulg-ìrini,  Sci- 
pione Bottipiani  patrizi  tiburtini,  una  du- 
ra prigionia  in  Roma  nella  turbolenta  re- 
pubblica, accusati  di  contrarietà  per  la 
medesima  e  parziali  del  Papa.  Subirono 
perciò  un  gimlizio  di  comaìis^ione  milita- 
rCj  con  mollo  dispendio  ,  e  scamparono 
la  morte  nìiracolosamenle  ,  ripatrlandu 
con  esultanza  generale  della  popolazione. 
Nell'impero  di  Na[)oteone  l  fu  il  vescovo 
deportalo  in  Francia,  riloiuandoin  trion- 
fo alla  sua  sede  nel  1 8  f  4)  accogliendolo  il 
popolo  con  feste  e  acclam  izioni  tali  che 
il  buon  pastore  pianse  di  tenerezza.  Mo- 
ri nell'aprile  1 8  1  5,  e  fa  sepolto  nella  cat- 
tedrale con  solenni  funerali.  Pio  VII  suo- 


3  00  TI    V 

cessi%amenlc  iliè  per  vescovi  a  Tivoli,  il 
aaluglioiBiG  Ir.  Alessaiulio  Banfi  mi- 
lanese,generale  de'teiesiaiii,  morto  in  Ro- 
ma a'  1  3novembre  1817;  a'iGmarzo  1818 
Giuseppe  Crispiuo  Mazzoni  di  Ravenna, 
indi  nel  febbraio  1820  traslalo  a  Cervia: 
inoltre  vi  destinò  il  p.  ab.  d.  Mauro  Cap- 
pellnri,  che  por  umiltà  t'ece  di  tutto  per 
essere  dispensato  ,  poi  cardinale  e  l'ajia 
Gregorio  XVI.  Laonde  Pio  VII  die  il  ve- 
scovato in  amministrazione,  col  breve  A- 
poiloliii  nostri,  de'  j  8  luglio  1 820,  Bull, 
lìoni.  cont.  1. 1 5,  p.  3  I G:  Dc/mtatio  {/timi- 
nistraton's  ad  mituin  s.  Scdis perdura- 
(uri  Erch'siac  Tibitrlinac. Pevl'duloFian- 
Cesco  Canali  dì  Perugia  vescovo  di  Spo- 
leto fu  dai  Papa  deputato  amministrato- 
re della  chiesa  di  Tivoli,  ed  a'28  agosto 
lo  trasferì  a  questo  vescovato.  Risarcì  l'e- 
piscopio, e  Leone  XII  a'2  I  maggioiBay 
Io  nominò  arcivescovo  di  Larissa  in  par- 
libus,  e  segretario  della  congregazione  dei 
vescovi  e  regolari,  poi  creato  cardinale  da 
G regorio  X  V I .  Nel  concistoro  de' 2  i  mag- 
gio, Leone  XII  elesse  vescovo  mg."^  Fran- 
cesco de'conti  Pichi  d'Ancona,  già  arci- 
diacono di  quella  cattedrale  e  1. "dignità, 
indi  priore  della  cattedrale  d'Asisi  e  pa- 
rimenti I  .dignità,  e  poscia  vescovo  di  Lid- 
da  ///  partil'us,  dalla  quale  chiesa  Io  tra- 
slocò, assolvendolo  dal  vincolo,  essendo 
a  (|ueirepoca  ancora  arcidiacono  e  [)rio- 
re.  l'iocurò  delle  elaigizioni  da'divoli.e 
fece  la  nuova  macchina  della  Madonna  di 
Quinliliolo,  e  pcifezionò  la  facciata  del- 
la sua  cliie.xa  rurale.  Partite  dalla  città  le 
maestre  [)ie  Venerine,  vi  chiamò  da  Na- 
poli le  suole  della  Carità  dcll'isliluto  Ile- 
i;ina  Co<  ti,  ossia  delle  Sarcilc  della  Ca- 
lità  di  I3esnn(on  ,  di  cui  parlai  nel  v(j|. 
LXVII,  p.  2'.'.G,  contrdjuendodel  [troprio 
u  ingrandire  il  locale,  onde  ricevere  in  e- 
ducazione  fanciulle  di  ci  vd  condizione.  Ri- 
nnn/iala  spontaneamente  la  sede,  Grcgo- 
j  IO  W'I  a' 17  dicembre  iH/jo  lo  triisierì 
e  pioinossc  air.ircivescovalo /// /;(/////'«v 
d'Lliopoli.  tiitouiiando  nella  proposizio- 
Ut*  (Xjociblonalc  il  6uo  pastorale  governo. 


T  I  Z 

indi  dichiarandolo  pure  canonico  Vati- 
cano. ÌN'el  concistoro  precedente  de' 1 4  n'*' 
Gregorio  XVI  avea  preconizzato  l'odier- 
no vescovo  mg.'  Carlo  Gigli  patrizio  d'A- 
nagni  e  canonico  prima  di  s.  Maria  in  Via 
Lata  e  poi  di  quella  cattedrale,  con  quel- 
l'elogio e  novero  di  onorevoli  uflìzi  da  lui 
esercitati,  che  si  leggono  nella  proposizio- 
ne concistoriale,  nominato  poi  patrizio  ti- 
burtino,  zelantissimo  e  benemerito  pasto- 
re,per  quanto  sono  andato  riferendo. Gre- 
gorio XVI  colle  lettere  apostoliche,  Stu- 
diuniquo  ///jy;('/?\f',de'2  Snovembre  1 84  ' , 
dismembrò  molti  paesi  dalla  diocesi  di  iSa- 
bina.  Con  alcuni  di  questi  si  formò  la  nuo- 
va diocesi  di  Poggio  Mirteto,  altri  furo- 
no aggregati  alla  diocesi  di  Narni,  ed  i  4 
seguenti  furono  aggiunti  alla  diocesi  di 
Tivoli,  cioè  Canemortb,  Pelescia,  Pozza- 
glia  e  IMontorio  in  Valle,  che  nel  descri- 
verli nel  voi.  LX,  p.  3g  e  seg.,  notai  la 
I.  visita  fatta  ad  essidall'encomiato  mg.' 
Gigli.  Di  più  Gregorio  XVI  con  decre- 
to del  cardinal  Polidori  prefetto  della  con- 
gregazione del  concilio,  quale  esecutore 
delle  lettere  apostoliche  de'  19  febbraio 
1842,  eziandio  tolse  dalla  diocesi  di  Sa- 
bina, ed  aggregò  a  questa  di  Tivoli,  i  pae- 
si di  Palombara,  Castel  Chiodato  e  Cre- 
loiie.  Questi  ultimi  però,  con  risoluzione 
di  delta  congregazione  de*  25  settembre 
1817,  approvala  e  confermata  dal  Papa 
Pio  IX  a'2 7  ilello slesso  mese, furono  nuo- 
vamente smembrati  dalla  diocesi  di  Ti- 
voli, e  di  nuovo  riuniti  alla  diocesi  di  Sa- 
bina. Dal  tempo  d'Urbano  Vili  la  dio- 
cesi di  Tivoli  non  avea  ricevuto  altre  va- 
riazioni: allora  fu  ristretta,  e  da  ultimo 
ampliata.  La  ricordata  proposizione  con- 
cistoriale, prima  di  tale  aumento,  dice  che 
l'ampia  diocesi  si  estendeva  per  2?  mi- 
glia circa,  e  conteneva  28  luoghi.  Che  0- 
gni  nuovo  vescovo  era  lassato  ne'libri  del- 
la camera  apostolica  in  fiorini  100, ascen- 
dendo le  rendite  della  mensa  a  circa  an- 
nui scudi  2000  liberi  e  senza  gravami. 
TIZIA  0  TIGIA,  Tliizibi.  Sede  vesco- 
vile dell'Africa  della  provincia  Tripoli* 


TIZ 

tana,  sotto  la  metropoli  dì  Tripoli.  Ebbe 
a  vescovi,  Apto  o  Alto  che  trovossi  co' ve- 
scovi cattolici  alla  conferenza  di  Cartagi- 
ne nel  4'  '>  ed  Onorato  nel  4^4  esilialo 
come  cattolico  da  Unnerico  re  de' vandali. 
Morcelli,  Afr.  dir.  1. 1. 

TI  ZIG  A,  Thisica,Tyzica.  Sede  vesco- 
vile della  provincia  Cartaginese  procon- 
solare nell'Africa  occidentale,  sotto  la  me- 
tropoli di  Cartagine,  di  cui  si  conosce  No* 
vello  suo  vescovo,  del  quale  parla  s.  Ago- 
stino nel  suo  libro  contro  i  donatisti.  Mor- 
celli, Afr.  chr.  1. 1. 

TLASCALA  o  ANGELOPOLI ,  o 
PUEDLA  DE  LOS  ANGELOS  (  Tla- 
scalen).  Città  con  residenza  vescoviledel- 
l'America  settentrionale,  nella  repubbli- 
ca di  Messico.  Questa  sede  istituita  prima 
in  Tlascala,  fu  poi  trasferita  in  Puehla 
ove  tuttora  esiste. Perciò  vari  scrittori  con- 
fusero le  due  città  in  una,  onde  parlando 
d'ambedue  ne  farò  le  distinzioni.  Prima- 
mente riferisce  il  cardinal  Ealufli  ,  nella 
dotta  sua'opera  ,r.^/«er/ca  un  tempo  Spa- 
glinola riguardata  sotto  V aspetto  reli- 
gioso dall'epoca  del  suo  discuopriinento 
sino  ali  843,  che  Leone  X  dopo  aver  co- 
stituito la  chiesa  di  Y\xca\.anoJucatan{xìt\ 
quale  articolo  dissi  del  suo  ripristinamen- 
to),la  trasferì  in  Tlascalae  poi  in  Puehla 
(secondo  Comraanvillej/^tozVe^fe  tous  les 
jEveschez,  la  traslazione  si  effettuò  a  Los 
Angeloso  Pueblao  Angelopoli  neli55o). 
Perciò  dichiara,  che  s'ingannarono  il  p. 
Egidio  Gonzalez,  Giovanni  Diaz  de  la  Cal- 
le, ed  altri  che  asserirono  la  chiesa  di  Pue- 
bla  essere  stata  eretta  da  Clemente  VII. 
Fu  Leone  X  che  colla  bolla  Sacri  Apo- 
stolatuSy  de'g  gennaio  1 5 1  8,  elevò  in  cat- 
tedrale la  chiesa  parrocchiale  di  s.  Maria 
de  los  Reniedios  nella  penisola  di  Yuca- 
tan.  Oltre  che  dalla  detta  bolla,  appari- 
sce ancora  da  real  Cedola  de' 19  settem- 
bre i526,  che  Clemente  VII  a'i3  otto- 
bre 102  5,  colla  bolla  Devotionis  luae,  e- 
stese  i  litnili  della  medesima  chiesa,  e  fa- 
collìzzando  i!  le  di  Spagna  a  fare  la  cir- 
coscrizione di  tale  diocesi,  decretò  la  tra- 


TLA  201 

stazione  della  sedediYucatan,  avendo  co- 
nosciuto non  essere  adatto  in  quel  tempo 
il  luogo  di  s. Maria  de  losReniedios  per  ca- 
podella  nuova  chiesa.  E  siffatta  traslazio- 
ne  venne  per  equivoco  creduta ,  e  detta 
un'crezione,il  cui  eseguimento  fu  in  realtà 
del  predecessore  Leone  X.  In  virtù  delle 
due  ricordate  bolle,  ili .°  vescovo  Giulia- 
no Garcès,  chiamato  ancora  vescovo  Ca- 
rolense,  fissò  il  seggio  in  Tlascala,  il  cui 
atto  comincia  colle  parole,  Cuni  im'ictis- 
sinius  Romanorum,  fatto  in  Granata  nei 
i5%Q.  Questa  sede  vescovile  in  tal  modo 
traslata  e  stabilita  in  Tlascala,  fu  poscia 
nuovamente  rimossa,  e  posta  in  Puebla, 
ove  tuttora  esiste,  ed  ove  fu  di  tanta  uti- 
lità a'  fedeli,  come  afferma  l'encomiato 
porporato.  Noterò,  che  il  vescovo  Giulia- 
no era  domenicano,  e  co'correligiosi  Do- 
menico Betanzus,  e  Bartolomeode  las Ga- 
sasi." vescovo  di  Chiapa,  gareggiarono  di 
coraggio  e  di  zelo  nella  magnanima  im- 
presa di  difendere  e  patrocinare  contro 
le  più  crudeli  e  inaudite  violenze  gì'  in- 
felici americani  indigeni.  Dirò  di  più,  che 
i  due  primi  ottennero  da  Paolo  III  una 
solenne  dichiarazione,  a  favore  degli  a- 
mericani,  e  las  Gasas  consagrò  a  lor  van- 
taggio una  vita  poco  minore  d'un  secolo; 
passò  e  ripassò  più  volle  l'Oceano  per  re- 
carsi nella  corte  di  Spagna,  sostenne  con 
eroica  fortezza  l'episcopato  di  Chiapa,  e 
spese  gli  ultimi  avanzi  d'una  logora  esi- 
slezza  nello  seri  vere  in  difesa  di  quelli,  pe* 
quali  ne  avea  spesa  la  parte  migliore  nel- 
l'affronlarei  più  duri  e  travagliosi  cimenti, 
il  trattato  intitolato  ;  La  tirannia  degli 
spagnuoli  neir  Indie  Occidentali.  Nelle 
annuali  Notizie  di  Roma  sono  registrati  i 
seguenti  vescovi  di  Tlascala  o  Puebla  de 
los  Angeles,  con  l'epoche  di  loro  preco- 
nizzazioni  in  concistoro.  Nel  i  743  Dome- 
nico Panlaleon  di  Palma,  da  Benedetto 
XI V  traslato  da  s.Domingo,indi  nel  1 749 
il  Papa  deputò  Michele  Anselmo  Alvarez 
de  Abreu,  di  Laguna  delle  Canarie,  ve- 
scovo di  Chisamo  in  partibus  ,  ad  eser- 
citare i  pontificali  nella  diocesi  di  Tlascala 


ao-                     T  LA  TLA 

e  l'iielila  tle  los  Ai)i;rliis.  NcliyO)  Kinn-  sede.  Il  capiiolo  si  rompone  ili  7ili£»nil*i, 
cr«ic;(>  (le  !•  nliiiin  y  Kiiein  ili  Teiz-if^fl  tlio-  In  i  /iklie  (|ii.»li  »•  il  ileciuio,  di  i  .\  canonici 
ce>i  di  Signcn?!!;  mi  i  '"73  ViMorinno  Lo-  cninpicsc  U-  pi'el»onde<lt'l  leologu  edel  pe- 
pe/Oon7ido  del  dello  lii(ig<i;nel  i  788  Già-  nileiuierc,  di  12  beneliciali,  G  de'  quali 
filino  Sleftino  de  Kclieverziu  y  tlgiicMia  denominati  pnrtìnnnrii  e  gli  altri  sriiii- 
tli  s.  ("«lacomodidiiha,  traslto  (In  tnl  cliie-  jinrtii<iiiifil ,  oltre  i  cappellani,  i  preti  e 
sa;  nel  I -qoS.dvalore  de  li;ein  Pica  y  So-  cliierici  addetti  ni  servizio  divino.  NilLi 
loniayor  (il  Centa;  nel  1  So 4  EnuiiHieie  catlcdialecol  baltisterio  vi  sono  due  par- 
li^iiazio  («onyalrz  del  Canipillo,  di  Glia-  roclii  per  la  cui  a  dell' anime,  e  nnipetlo 
d.daxara  ;  nel  181  4  Antonio  Gioaccliino  sur^e  l'episcopio  poco  lim^ì,  edifìcio  con- 
l'erez  Marlinez  ,  di  Piiebla  los  Angelus,  veniente  e  comodo.  In  Tlascala  vi  sono  \ 
A  suo  tempo,  !*io  \'ll  colla  Itolla  Lin\'crsi  cinese  parroccliiali  munite  del  s.  fonte,  f) 
tlomiiiici  s;ì'vt  is  ,  de'?.  1  fclibraio  i8i('>,  conventi  di  religio>i,i2  monasteri  di  ino 
lììiU.  Rolli,  cniif.  \.  I  3,  p.  4''f)>  oeiristi-  iiailie,  di  versi  Snd.ilizi,  delle  altre  cliicse, 
Ini  re  il  vescovato  di  Chi  lupa  (che  mm  pa-  3ospc(lali,ilsemmarioeaItri  sta  l>il  unenti. 
re  fosse  prowfdulo  di  vescovo  e  la  sede  Ogni  nuovo  v(;scovoè  tassato  nc'libii  del- 
non  più  esiste),  lo  formi)  con  parte  delle  la  cameni  apostolica  in  fiorini  33.  La  dio- 
diocesi  di  [Messico,  IMechoachan  eTIascala  cesi  ì'  a  01  pi  issi  ma,  e  con  tiene  molli  luoghi. 
viily^n  ì'ticl'lti  (le  /  >^  Jiii^clos.  Ntd  1  83  l  TlaoC.da  o  Tlascalla,  città  del  Messico, 
Gregorio  XVI  dichiarò  vescovo  France  piese  la  dcooininazioiie  dallo  stato  e  pro- 
teo Paolo  Vascpie?,  diTlascala;  e  per  sua  vincia  del  suo  nome,  celebieper  rimcin- 
inoile,  il  regnante  Pio  IX  a' "27  settem-  hranze  storiche.sede antica  de're  diTezac- 
!)re  iS'Ta  vi  trasferì  da  Chiapa  Giusep-  eoe  poscia  de'ie  d'O'Otclolco,  di  Tizatlan 
ne  iM.'  Luciano  llecerra  di  J.ilapa  dioce>i  edi  Ouiahuaizilan.  Questa  tetrarchia  e  --ì 
di  Tlascala,  il  (pialece^saiulo  preslodi  vi-  com|)Osta,  e  che  tutta  si  lacchiudevii  nel 
vere,  il  Papa  nel  loiicistoro  de'ìj  marzo  petiuielrodi  poche  leghe,  si  caiiiJ)iò  pi  0- 
l855  preconizzò  1' odierno  vescovo  mg.'  slo  in  re[)uhhlica  oligarchica,  di  cui  i  \ 
l'elagio  Antonio  Lavastida  (liZamora  dio-  supremi  capi  ereditarii  componevano  la 
tesi  (Il  !\Ie(  hoaran,  canonico  di  rpiella  cai-  dieta,  deliberando  della  pace  e  della  guer- 
tediale  e  piolessore  nel  seminario,  esami-  ra,  enunendo  lutti  i  potei  i.  Prosperò  «pie- 
natore  sinodale  e  vicario  generale  della  sto  nuovo  sialoa  dispetto  de'confinanti,  e 
slessa  du^cesi.  Ora  daiò  un  estratto  di  siui  diveimt'  in  principio  (h-IT  Vili  scc(do  di 
proposizione  concistoriale,  cuiitencnte  lo  nostra  era  il  piii  potente  di  tutta  la  re- 
slato  presente  del  vescovato,  lo  America  gione  dell'Anahiiac,dopu  l'impero diMes- 
»e|ilentrionalì,  ac  |Maccipuc  in  reipuhii-  sico.  Allora  si  denominò  licpuhhlird  di 
cae  Mexicaiiaeaiiipli^sima  provincia  Tla  Tlascttlldii.  che  \t\\e  terra  di  a!>ho:i' 
scalensi,  civilas  de  llaNcala  ab  ipsa  pio  dtinzii  o  del  i^raiio,  per  (piello  che  fei  a- 
vincia  sic  (luta,  ac  etiain  Angelopolis,  vel  cernente  proddceva,  ed  i  popoli  insieme 
vulgo  Piifhlft  f/f /o.9.'///^'(7o.v  noncupata,  fuii  cluamaronsi  7Vr/vr////<v/H",- (piindi  la 
plano  in  loco  nedifìcata  conspicitur,  (piae  città  federale  di  Tlnscala  notabilmente  si 
ili  suo  ampio  circuito  ultra  sex  mille  cuti-  ac<:iebbc.  I  (juattro  monticelli,  seggio  de'.j 
lineili  diiinus,  atipie  a  septuaginta  cuci  regoli  o  cacichi, di  vennero  muniti  baloar- 
ter  millibus  inhubitaliir  mcolis.  La  cai-  di  [losli  a'.^  punii  cardmili.  che  dif'onde- 
tedrale  è  sotto  l'invocazione  dcU'Imma-  vano  la  suggella  pianura.  l/abboiidaiD'a 
colala  Concezione  della  li.  Vergine  Ma-  dil  leirilorio  bagnato  i\.\\  Naspa  o  Ila- 
ria, ottimo  e  grandissimo  edifìcio,  essen-  scala,  che  scorre  poi  nello  stalo  di  Piie- 
di»  d  vescovo  siiUVaganeo  del  metropoli-  bla,  j»e*H(ioi  prodotti  vi  chiamò  ben  pic- 
luno  di  Messico,  sino  d.dl'crczionc  della  sloiviciiùa  laro  utili pcrmulazicn>, e TJa- 


TLA  TLA  2o3 
scala  divenne  un  emporio,  e  cosi  forleche  parie  boreale  si  esten^le  un  nUipinnofer- 
fu  tenuta  ine^pngnjibile;  il  territorio  non  lili>si(no,  eil  ovunque  prosperano  le  Iro- 
era  njen  popolosodellacapilale,arrivanclo  [)iche  proiKizioni.  Kacclinule  be'marini  e 
la  ri  pubblica  iliTlascala  a  coniar  3oo,ooo  copiose  saline,  non  che  miniere  d'argento, 
abitiiiiti.  Tutte  le  città  erano  rette  da  una  Le  j^randi  proprietà  sono  nella  maggior 
specie  di  baroni,  che  prestavano  vassal-  [)arle  possedute  da  case  religiose,  spedali, 
laggiù  a*4  capi,  ma  insieme  uniti  compo-  capitoli  e  altri  corpi  morali.  Le  repubbli - 
nevano  il  gran  consiglio,  die  eleggeva  il  che  di  Tlascala  e  di  Cholula  sono  com- 
pia prode  a  coiuaiidanle  d'armi,  discute-  prese  nel  suo  territorio,  e  vi  si  rinvengo- 
\a  le  più  iuiporlanti  rpieslioni  della  re-  no  interessanti  monumenti  archeologici. 
pubblica,e  somministra  va  un  contingente  La  popolazione  delloslato  sorpassa  un  rai- 
d'aimi  e  di  viveri  ne'casi  di  guerra,  giù-  lioiie  d'abitanti,  indiani,  meticci  ed  eu- 
sla  i  costumi  europei  'lei  medioevo.  Que-  ropei.  Quasi  tutto  il  paese  è  una  pianura 
sti  popoli  nemici  de'uieàsicani,  sostenne-  con  imu)en*ii  S[)azi  incolti.  I  progressi  del- 
io il  loro  governo  contro  i  re  di  INlessico  l'industria  edel  commercio  sono  stali  leu- 
sino  all'arrivo  degli  spagnuoli.  Tale  era  tissirai  in  questa  contrada.  Chiatuavnsi 
lo  stato  di  Tlascala  al  giungere  di  Fer-  qnesto  paese  una  volta  fiasca,  e  formava 
dinando  Cortes  ne' primordi  del  secolo  un'antica  repubblica,  che  manlenevasi  in- 
XVI,  che  ne  fece  la  cooijuista,  quindi  su-  dipemlentead  onta  degli  sforzi  dir'sovrani 
In  le  vicende  ili  Messico.  La  città  di  Tla-  del  Messico;  repubblica  che  fu  di  gran  gio- 
scaia,  a  8  leghe  da  quella  di  Messico,  giace  vamento  all'animoso  cotiquistatoie  Cor- 
alle  radici  d'alta  montagna  e  in  riva  al  tes  per  soggiogare  il  Messico.  Il  suo  terri- 
fiumicello  clie scu icasi  nel  grande  Ocea-  torio  e  quello  di  Cholula  racchiudono  tra 
no.  All'ai  livo  degli  spagnuoli  era  impor-  altri  monumenti  d'un'anlica  civiltà,  de' 
tantissima,  ma  poi  perde  molto  del  suo  templi  dedicali  alledeità  messicane.di  co- 
spleiiduie.La  religione  cattolica  dagli  spa-  struzione  notabilissimo;  tale  è  soprattutto 
gnuoli  introdotlaebbe  iiiTlascala  una  del-  la  fimosa  piramide  di  Cholula.  La  città 
le  primarie  cattedrali  messicane, ed  ivi  si  di  Fuebla  de  los  Angelo»,  capoluogo  dello 
aprirono  i  primi  conventi  a'religiosi.  De-  stato  omonimo,  a  27  leghe  da  ^lessico  e 
c;idde  poi  sempre  la  llasòalese  rinoman-  4^  '^^  Vera  Cruz,  sorge  nella  elevata  pia- 
za,  uè  poteva  i!  nuovo  ordine  di  ci  se  do-  nura  di  Aca-sete,  sotto  un  clima  caldo  e 
pò  la  rivoluzione  portarvi  risorgimento,  secco,  residenza  anch'  essa  del  vescovo  e 
Capoluogo  dello  sialo  omonimo,  Tlasca-  delle  autorità,  e  la  corte  di  ^iustizia,  ol- 
la è  residenza  del  proprio  vescovo  e  delle  tre  ipiesto  stalo,  ha  giui  id  ziooe  su  quel- 
autorità. Usuo  territorioècoperlodimon-  li  di  Vera  Cruz  e  di  Oa^taca.  E'  una  del- 
tagiie  ben  coltivate  all'ovest,  e  vestite  di  le  piìi  belle  città  dell'America  settentrio- 
pei  petue  nevi  al  nord;  e  sono  in  generale  naie,  con  strade  larghe  e  ihille,  lastrica- 
soggelle  a  violente  buffere, ad  irruzioni  di  te  di  larghe  pietre,  e  da  ambo  i  lati  guer- 
torrenti  distruttori,  ed  a'ierremoti;  non-  nile  di  marciapiedi  di  iiolabde  pulitez- 
dimeno  il  paese  ha  numerosa  popolazio-  za  ;  le  case  per  la  maggior  parte  di  tre 
ne,  e  produce  soprattutto  il  maiz.  ♦  piani,  sono  vaste,  0  letti  piani,  e  olfrono 
Puebla  de  los  Angelus,  città  del  Mes-  assai  belle  botteghe,  per  l'ordioano  ab- 
sico,  porta  il  nome  dil  proprio  stato  o  prò-  bellendosi  con  freschi  e  di[)ititi  a  musaico 
vincia,  attraversato  nel  centro  dalla  Cor-  rcU)presentanti  fatti  biblici. Le  [liazzepub- 
digliera  messicana  d'  Anahuac,  ed  ha  il  bliclie  sono  grandi  e  quadrate;  la  priii- 
più  alto  monte  della  regione  con  un  at-  cipale  nel  centro  della  città  è  magnifica, 
livo  vulcano,ilXasca  essendo  il  fiume  prin-  avendo  in  3  lati  portici  uniformi  e  il  4." 
LÌpale,esi  getta  nelgrandeOceauo.  iS'ella  occiip;ilo  dalla  calledrale,  grande  edilizio 


io4  TLA 

ornnto  di  bella  facciata  e  da  a  Ioni  allis- 
siiDe.  Questa  chiesa  dedicata  a  Nostra  Si- 
giioin  di  Guadalupa  protettrice  del  Mes- 
sico, ed  una  tra  le  piìi  ricche  e  meglio  de- 
corate della  contrada,  ha  numerose  co- 
luinie  con  aurei  ciipilelli:  sontuosa  è  l'ara 
massima  di  puro  argento  elegantemente 
lavorato  con  vasi  e  statue,  opera  dim  ar- 
tista italiano,  che  ne  recò  da  Roma  il  di- 
segno ,  essendovisi  impiegato  mezzo  mi- 
lione di  scudi.  Gli  altri  edilìzi  notabili  so- 
no: il  palazzo  episcopale,  il  già  ampio  col- 
legio de'gesuiti  colla  chiesa  di  s.  Spirito, 
la  chiesa  di  s.  Filippo  Neri,  quella  piccola 
e  ricca  di  s.  Monica,  il  convento  di  s.  A- 
postino, quello  di  S.Domenico  splendente 
d'oro  e  d'argeoto,  la  casa  di  ritiro  magni- 
fico palazzo  di  grandissima  estensionecon 
copiosissime  rendite  e  ove  lutti  ponno  gra- 
tuitamente ritirarvisi  per  una  settimana 
a  praticar  nella  solitudine  gli  esercizi  spi- 
rituali, le  cui  gallerie  f.uino  singoiar  con- 
trasto colla  semplicità  delle  celle,  profit- 
tandone un  migliaio  di  persone  airanno. 
Rimarchevole  è  pure  il  fabbricato  della 
biblioteca  pubblica.Vi  si  contano  circa  60 
chiese,  4  delle  quali  parrocchiali,  g  con- 
venti d'uomìnieiS  di  monache,  il  semi- 
nario Palafox  con  biblioteca  cospicua  , 
massime  per  opere  ecclesiastiche,  gran  nu- 
mero di  collegi  per  l'insegnamentu  delle 
scienze  e  per  le  grammatiche,  scuole  ele- 
mentari, accademia  di  disegno,  e  parec- 
chi o'ipizi  ed  ospedali.  Questa  città,  un 
tempo  celebre  per  le  sue  fibbriche  di  ma- 
iolica e  di  vasellame  rosso,  del  quale  fa- 
ceva gran  trallico,  ne  possieile  ancora  un 
numero  QS<>ai  granile,  1  cui  vasi  sono  os- 
servabili j)er  l'eli'ganza  delle  forme  e  per 
la  leggerezza;  ne  ha  pure  paiecchie  di  sa- 
pone, alcune  di  panni  e  di  tessuti  di  co- 
tone,e  diallii  oggetti  di  rame,  ferro  e  ac- 
ciaio; vi  si  fabbricnnoarmi  bianche  di  tem- 
pera eccellente,  e  del  vetrame.  Sono  rino- 
male le  pasticcerie  e  confetture  di  que- 
sta città.  Il  commercio, (]uantun(|ue  meno 
considerabile  d'una  volta,  è  ancora  assai 
animalo  e  prende  gioruahncutc  maggio- 


TO  B 

re  estensione,  regnando  l'agiatezza  fra  tut- 
te le  classi.  Scorgonsi  da  questa  città  di- 
versi monti  vulcanici,  soprattutto  ilPopo- 
catepll.coin'anche  la  ricordata  piramide 
<li  Cholula  lungi  due  leghe.  La  Puebla  fu 
fondata  nel  1  533  dal  vescovo  d.  Sebastia- 
no Piamirez  di  Fuenleal,  sopra  un  terre- 
no ove  non  erano  che  alcune  capanne  a- 
bitate  da  indiani  di  Cholula.  L'amenità 
delle  fiorenti  campagne  e  il  saluberrimo 
Suo  clima  ne  accrescono  i  pregi. 

TLOA  o  TLOS.  Sede  vescovile  della 
provincia  diLicia  nell'esarcato  d'Asia,  sot- 
to la  metropoli  di  INIirn,  eretta  nel  V  se- 
colo. III. "vescovo  fu  Andrea  che  nel  4^1 
sottoscrisse  il  concilio  di  Calceilonia;  indi 
Eustachio  sotto  Menna  di  Costantinopo- 
li; Giovanni  intervenne  al  concilio  Quini- 
sesto  nel  962  ;  Costantino  sottoscrisse  il 
VII  concilio  generale;  Andrea  fu  al  sino- 
do di  Fozio  o  conciliabolo.  Oric/is  dir. 
t.  r,  p.  979-  TIoa,  Tliloan,  è  ora  un  ti- 
tolo vescovile  in  pnrtibns,  del  simile  ar- 
civescovato di  iNIira,  che  conferisce  il  Pa- 
pa. L'ultimo  che  ne  fu  insignito  è  mg/ 
Gio.  Filippo  Paroni  romano,  già  de'mi- 
nori  conventuali  e  rettore  del  loro  colle- 
gio delle  missioni  di  Costantinopoli  e  di 
Moldavia,  prefetto  quindi  delle  medesi- 
me, vescovo  di  Tloa  e  procuratore  gene- 
rale di  tulle  le  missioni  del  suo  ordine 
in  oriente,  per  cui  si  recò  in  Moldavia  e 
fece  residenza  in  Jassi.  Ritiratosi  nelsuo 
convento  di  Rieti,  gli  donò  la  sua  biblio- 
teca, ed  ivi  morì  nel  1842,  lodato  persa- 
pere,  zelo  e  virtù,  *Ìa\V Album  di  Rnina, 
t.  q,  p.  I  66,  con  necrologia  e  ritratto. 

TOI30LSK,  Toboiiiun.  Città  arcive- 
scovile di  Russia  in  Asia,  capitale  della  Si- 
beria (di  cui  riparlai  a  Tautaria),  capo- 
luogo del  governo  e  del  distretto  del  suo 
nome,  sede  dell'  arcivescovato  che  com- 
prende tutta  la  Siberia,  e  del  governato- 
re generale  della  Siberia  occidentale,  lun- 
gi circa  lioo  leghe  da  Pietroburgo  e  900 
ila  Pckiiio,  sidla  sponda  sinistra  dell'Ir- 
tisch,  che  colà  presso  riceve  il  Tobol,  da 
cui  la  citlà  prendo  il  suo  nome.  Dividcsi 


TOB 

in  alta  e  bassa:  la  cillàalta  sorge  sopra  un 
poggio  elevatissimo,  e  !u  città  bassa  giace 
tra  esso  poggio  e  l'irtisch.  Viene  quest'ul- 
tima attraversata  da  3  ruscelletti  che  get- 
tansi  nel  fiume,  e  va  soggetta  all'inon- 
dazioni; ma  l'acqua  de'fiumi  e  delle  fon- 
tane è  cattiva.  Le  vie  sono  larghe  e  beo 
allineate,  guernite  d'un  tavolalo  in  vece 
d'insiniciatura.  Le  case  regolarmente  fab- 
bricate di  legno,  ve  ne  hanno  pure  io  pie- 
tra, come  nella  più  parte  lo  sono  gli  edi- 
fizi  pubblici,  tra'quali  sono  i  principali  il 
Kreml  o  fortezza,  fabbricato  dal  principe 
Gagarin  e  fiancheggiato  da  torri,!  tribu- 
nali del  governo,  il  palazzo  arcive'scovile, 
la  borsa,  un  convento  di  frati  e  un  mo- 
nastero di  monache.  Vi  si  trovano  1 8  chie- 
se, essendo  i  più  rimarcabili  stabilimenti 
il  seminario,  la  scuola  centrale,  le  scuole 
allaLancastro,la  casape'trovalelli,  le  case 
di  carità,  il  teatro,  la  stamperia.  A  mez- 
zodì di  Kreml,  nell'alta  città,  è  la  piazza 
principale  del  mercato,circoodata  da  fab- 
briche di  pietra  che  formano  due  piani 
di  botteghe,  lacittà  bassa  avendo  anch'es- 
sa il  suo  mercato  particolare.  Il  commer- 
cio riesce  importantissimo,  ed  a  vii  prezzo 
sono  i  viveri.  Le  mercanzie  provenienti 
dall'Europa  vengono  da  negozianti  russi 
condotte  in  primavera  pel  Tobol  e  l'h'- 
tisch,  quando  sieoo  questi  fiumi  sgelati; 
dalle  parti  più  lontane  della  Siberia  verso 
il  fine  dell'estate  vengono  battelli  carichi 
di  pesci  e  di  diverse  derrate,  la  maggior 
parte  delle  quali  trasportansi  in  Russia  sul- 
le slitte.  Riceve  pure  Tobolsk  gran  quan- 
tità di  mercanzie  cinesi,  finalmente  è  essa 
il  deposito  delle  pelli  destinate  per  la  co- 
rona. Giungono  in  questa  città,  al  prin- 
cipio dell'  inverno,  carovane  di  calmuki 
e  di  bukari  che  vi  soggiornano  tutta  la  sta- 
gione per  farvi  i  loro  traffici.  Sonovi  al- 
cune fabbriche  di  tele  e  felluccie,  di  sa- 
pone e  candele,  concia  di  pelli,  cartiera  e 
vetraia.  La  più  parte  degli  abitanti  sono 
russi,  e  una  5.^  tartari  con  moschee.  Tra' 
russi  di  Tobclsk  molti  discendono  da  e- 
silìatì,  e  siccome  questi  di  sovente  escono 


TOB  2o5 

dallealteclassi,  ne  sono  risultati  progressi 
notabili  alla  civiltà  di  questa  remota  città. 
Vi  sono  pure  svedesi  e  tedeschi  luterani, 
a'quali  il  governo  stipendia  un  ministro. 
11  clima  è  estremamente  rigido, e  l'Irlisch 
ed  il  Tobol  agghiacciano  nel  declinar  d'ot- 
tobre e  sgelano  al  principiar  di  maggio: 
ad  onta  delle  frequenti  inondazioni  il  cli- 
ma è  sano.  Un  bellissimo  paese  offrono  i 
dintorni,  e  la  città  medesima  presenta  al 
di  fuori  un  colpo  d'occhio  sommamente 
pittoresco.  La  bellezza  e  la  forza  della  si- 
tuazione indussero  i  russi  a  costruirvi  que- 
sta capitale.  Per  l'innanzi  i  principi  tarta- 
ri risiedevano  3  leghe  più  all'ovest  in  una 
città  oggi  rovinata.  Non  era  originaria- 
mente che  un  borgo  fabbricato  nel  1 587, 
e  incendiato  neh 643  gli  fu  surrogala  la 
città  attuale.  Il  czar  Ivan  Basilowitz  dopo 
aver  sottomessa  la  provincia  a'suoi  stati, 
la  popolò  di  moscoviti,  e  vi  stabilì  un  ar- 
ci vescovato  per  con  verti  re  gli  abitanti  del  - 
la  Siberia,  sulFraganeo  del  metropolita  di 
Mosca  nel  secolo  XVI  ,  e  poi  ad  esso  fu 
unita  la  sede  vescovile  di  Siberia  (F.)  di- 
stante io  leghe.  In  passato  l'arcivescovo  di 
Tobolsk  occupa  va  il  5.°  rango  tra'melro- 
polilani  russi.  Nel  1 85 1  i  mercanti  di  Tra- 
peznikolf  scuoprirono  ricchi  strali  d'oro 
nelle  sorgenti  del  fiume  Olekma,in  uno 
stretto  isolato  e  del  tutto  deserto,  ove  or- 
ma umana  non  era  giammai  penetrata. 
La  Siberia  da  luogo  tempo  veniva  chia- 
mata il  fondo  d'oro.  Si  credeva  a  prin- 
cipio ,  che  sì  bel  soprannome  si  riferisse 
airinduslria  della  caccia  delle  martore  , 
de'castori,  e  degli  altri  animali  delle  pre- 
giate pelli. LaSiberia  ha  realmente  un  fon- 
do d'oro. Le  antiche  lavature  de'minerali 
del  governo  di  Yenisseisk  aveano  comin- 
ciato a  seccarsi  ed  a  perdersi.  Dopo  la  det- 
ta scoperta,  gli  esploratori  dell'oro  si  get- 
tarono^sul  fiume  Lena,  e  le  loro  fatiche 
vennero  coronate  da  felice  successo  nel 
i853.Piùdiio  ricchissimi  deposili  e  stra- 
ti auriferi  furono  scoperti  lungo  la  dirit- 
ta riva  del  Lena, e  fra'fiumi  VitimaeO- 
lekma^i  quali  vi  si  gettano.  iVJigUaia  di  la- 


2ofi  T  O  D  T  O  D 

vurniili  si  recarono  con  prospero  «iucccsso  l'cnigia,  posta  tra'Vcii-Uajbri,  lorrcg!;in 

in  bili  lìiioin  tli!>al)itati,  in\otiiuJi)  zchiii-  soptu  aiuina  e  ubertosa  coPìna,  ricca  i! 

temente  le  mine.  uliveti  e  di  altre  piante  di    gentili  fiiilli, 

TOCCO,  Tocnini.  Città  vescovile  clol  da  dove  domina  (piasi  lutto  intero  il  suo 
legno  di  iXapoIi,  provincia  del  Printip.ito  territorio,  tra  il  iiunìicello  detto  ì\\\n  e 
Ulteriore,  distretto  e  cantone  di  \  it(jla-  li  ^.lia.cliea  poca  distanza  vanno  a  i;et- 
no,  a  8  miglia  da  Benevento,  in  cima  ad  torsi  nel  Tevere  per  la  sinistra, llume  die 
lina  nipe.alla  base  settentrionale  del  inon-  irriga  la  soggiacente  delÌ7.io>a  pianura. L'u- 
tc  Tabiirno.  Tiene  fiere  annuea'22  e  23  ria  è  asciutta,  il  clima  salubre,  e  siccome 
novembre,  e  un  inercato  freqnentatissi  parte  del  territorio  giace  pure  in  collina, 
mo  ogni  lunedì.  Nel  suo  territorio  si  lac  la  tcinperuliira  tenile  piuttosto  al  fresco, 
colgono  eccellenti  tartufi  neri.  Lin  tempo  E  distante  18  leglie  al  sud  di  l*erugia,cir- 
fu  cillìi  ((.)i  le,  con  fui  te77a  considerid)ile  ca  7  all'ovest  di  vSpolelo,  ()  da  Orvieto,  e 
CDiunita  dallo  stesso  masso  di  tufo  die  la  Soda  Roma  01  1  poste.  AnticbisNÌraa,con- 
sosliene,  ed  il  re  Unggiero  I  vi  tenne  l'os-  serva  3  recinti  di  mura,  il  1."  de'quali  es- 
sedio  8  giorni  e  non  potè  espugnarla,  su  scudo  coevo  alla  sua  remota  fondazione, 
non  lompendo  con  macelline  da  guerra  da  alcuni  credesi  etrusco  e  de' velenli,  per 
!e  mura.  Patì  graiidemente  teireuìoli,  e  cliè  similissiìoo  alle  mura  di  l'opuloiiia, 
diquellodel  i4j<">scrivcs.Antoiiino:0//</('  di  Segni,  di  Cossa  e  di  Fiesole, per  cui  si 
(liritur  Tocco  in  1  alle  1  ìlul(iiia,adso-  puòsiipporre,die  la  città  appartenesse  a- 
litiii  iisqiie  deditcta,  dcfuncto'rmn  nume-  gli  etrusdii.  Formato  è  il  recinto  dì  gran- 
rum  descrittimi  non  rrcfy./.Rifalibricata,  di  massi  di  travertino  lutti  regolari,  ed  ai- 
fu  similmente  spianalaedislriiltaa'j  gin-  tri  lo  credono  opera  romana, eseguita  nel- 
gnoiG88.  Il  Sarndli  nelle  J/<v//o//(' fvo-  l'epocn  del  governo  de're,  poicliè  sopra  i 
finloi^iclicdc^lidi'cii'cscovi diJJciicvrntn,  medesimi  massi  .si  vedono  scolpite  dica- 
parlando  di  Tocco,  dice  essere  a  suo  lem-  ratteri  romani  varie  iscrizioni,  che  il  lem- 
polena  o  borgo  con  3  chiese  parrocchiali,  pò  in  gran  parte  cancellò;  ijiieste  isciizio 
una  delie  quali  èarcipretuia,  benché  l'ar-  ni  sono  tutte  poste  in  una  slessa  linea  pa- 
ciprete  risieda  in  Cacciano  e  dicesi  arci-  rallela, e  circondano  insieme  col  min  oqua- 
prete<li  tolta  la  VallediViliilano, la  quale  si  tutta  intera  !a  cillà.  ÌNelìa  parie  verso 
avea  3{)  casali.  Aggiunge,  che  Tocco  fu  levante  presentasi  un  maestoso  prospetlo 
:innoverata  tra  le  eiltà  vescovili  suffraga-  d'un  fliro, che  fa  parie  delle  medesime  mii- 
nee  di  Benevento,  nella  bolla  emanala  in  ra,e  che  negli  scorsi  Icnpi  fu  creduto  erro- 
AbinleCassino  da  l'apa  Slefano  X,  q  kal.  neamenle  porzione  di  tempia  dedicato  a 
febiuaiii  loliH.  Quando  (ovvi  soppressa  IM.irle,  nume  che  in  modo  particolare  a- 
la  dignilà  vescovile,  e  quindi  unita  iinoie-  doiavasi  in  Todi,  iinilaineiile  od  Frcole, 
diatauiente  alla  mensaurcivescovil(',non  è  come  ne  fanno  fi^de  le  sue  monete  che  ri- 
notOjCome  non  si  conosce  alcun  de'siioi  ve-  porta  il  Cori,  Miiscuni  Elruscum,  ed  il 
scovi  die  vi  abbiano  risieduto.  Nella  bolla  Lami  nelle  Nocelle  Icltcriiric  deliyG.T, 
<li  Clemente  VI  del  1  35  i ,  intorno  a'cciii-  n.°43,  ed  un'infinità  d'auliche  iscrizioni 
fini  della  città  di  Benevento  si  legge:  Cii-  etrusche,  che  si  rinvengono  nella  città  e 
f'Irum  Tacci  Clini  Castililiits.  Simili  no-  suo  territorio,  e  che  furono  pure  conosciu- 
tizie  si  riportano  ueW  flaliii  siicrit  l.io,  te  dal  Guarnacci  nell'  Origini  italiche. 
p.  171.  11   ricordalo  ragguardevole  monumento 

UODESCHINl  FnANCESco,  Cardimi-  dell'antica  architettura, con  vana  preten- 

/<•.  /  .  l'io  III  l'apn.  .sione  si   volle  provarlo  avanzo  del  lem- 

'101)l  (  7 '//r/< 77///).  Ci t là  con  residenza  pio  tli  Marte  col  libro:  Testimonianze  e 

vescovile  della  delegazione  apoJ-lolica  di  confronti  sul  tempio  di  Marte  in  Todi, 


T  O  D  T  O  D                    207 

nioth'i  e  rimcdiì  sulle  roi'ine  dì  questa  ilinndo  .Moscnicliiii-.quindi  nel  i  8  1  \  fiisl.i- 
tvV/c).  mcììiorio  filologica  deld.r  Giani'  bilito  il  governo  distrettuale  di  Toili,  col 
ììottista  Agretti,  Perugia  18  1  8.  Con  ra«  governatore  e  le  altre  autorità  laiche  re- 
giuiinla  critica  e  dottrina  lo  confutò  il  eli.  sidenti  nella  citlìi.  Tra  gli  altri  sono  a  no- 
cav.  Gio.  Callista  Verniiglioli,  pubblican-  minarsi  il  palazzo  già  de'Prosperi,  i  belli 
do  in  Perugia  nel  1  8  i  9:  Tcsfinionianze  casamenti  de'Frcdi,  Laurenti,  Ercolani, 
e  confronti  sul  tempio  di  Marte  iu  To-  Pierozzi,Frani'isci,e  altri  edifizi. Nelle  case 
ili, nienioiia  filologica  deld.''  Giamhat-  private  si  trovano  molli  quadri  de'fratel- 
iista  Agretti, presa  in  esame  da  un  so-  li  Polinori,  egregi  pittori  tudertini,  della 
eia  da  ir  accademia  di  belle  arti  di  Pe-  scuola  Caraccesca.  Nella  vaga  piazza  qua - 
ragia,,  Etrusca  di  Cortona,  archeologi-  drata  elevasi  la  cattedrale  basilica  di  go- 
ca  di  Roma  ,  e  di  antichità  di  Napoli,  tica  struttur;i,  decorala  pe'recenli  nuovi 
Verso  ponente  il  sudiletlo  muro  di  recin-  ornamenti,  e  solto  l'invocazione  de'l'An- 
todoveudososteneiequasi  la  metàdelcol-  nunziazione  d<?lla  B.  Vergine:  Ira  le  re- 
lè, ov'è  fabbricata  la  città, descrive  unse-  liquie  sagre  che  conserva,  non  è  vero  co- 
niicirtoio  di  circa  Goo  palmi  romani,  e  medicela  pioposizione  concistoriale, che 
questo  per  la  solidità  che  presenta,  e  pel  vi  sieno  in  gran  venerazione  quelle  di  s. 
modo  com'è  costrutto  è  proposto  da  Vi-  Fortunato  vescovo  e  p;ilroiio  della  città, 
truvio  qnal  modello  di  fortissimo  soste-  poiché  desse  stanno  nelbi  sua  piopria  chic 
gno  a  qualunque  siasi  peso:  verso  il  mez-  sa.  L'edifizio  c( edesi  opera  del  secolo  IX, 
zogiorno,  dove  forse  dovea  esservi  qual-  ha  6  gran  colonne  di  granitoafiicano,co 
che  porla  della  città,  vi  si  scorge  scolpito  freschi  di  Firrau  e  Pastoreau  :  la  sua  pro- 
agrande  basso  rilievo  un  Priapoperfeita-  spettiva  è  maestosa,  e  serve  a  darle  niag- 
niente  conservato.  Il  2.°  recinto,  fallo  do*  gior  risalto  ima  grandiosa  scalinata  di  38 
pò  vari  secoli,  ne'qu.di  aumentala  la  pò-  gradini,  per  la  quale  dalla  piazza  si  ac- 
polazione,ilovette  puie  accrescersi  il  fab-  cede  alla  chiesa.  Il  capitolo  si  ciMuponedi 
bricalo,  precisa  un'epoca  indubitatamen-  3  dignità,  cioè  del  priore,  dell  arcidiaco- 
le  romana:  ancor  questo  è  foimalo  con  no  e  dell'arciprete;  di  12  canonici  coin- 
pietredi  travertino,  ma  n)olio  più  piccole  prese  le  prebemle  del  teologo  e  del  peni- 
deli'altre,  uè  presenta  queli'im|>onenza,  tenziere,  di  3  beneficiati  cantori, di  (i  cap- 
cbe  gli  è  propria  esclusivamente.  In  prò-  peliani,  e  di  alili  preti  e  chierici  addetti 
gresso  vieppiÌ!  accrescendosi  la  popolazio-  al  servizio  divino.  Vi  è  il  battisterio,  e  si 
ne,  la  citlàebbe  un  altro  incremento  sotto  esercita  la  cura  d'anime  dalla  3.^  dignità 
gl'imperaloii  Traiano  e  Antonino;  que-  dell'arciprete,  coadiuvalo  da  un  altro  sa- 
^lo  caseggiato  però  non  fu  cinto  di  mu-  cerchie.  Anticamente  il  capitolo  nella  ca- 
ra, che  verso  il  I  200  per  decreto  del  pub-  nonica  osservava  la  vita  comune.  Il  cir- 
blico  consiglio,  e  quesle  formano  l'attuale  dinal  Garampi  nelle  lìlcmoi-ie  ecclesia- 
pomerio  della  città  di  circa  miglia  3  roma-  .f/zV/;^,  riferisce  che  Innocenzo  IV  con  bol- 
ue.  Le  strade  interne  sono  assai  comode,  la  de' i  o  ottobre  1202  confermò  gli  statuti 
[)er  essere  selciate  eoo  grandi  lastre  della  de'canonici,e  riprodusse  i  seguenti. ly/^ym'.y 
pietra  dettaiNasso.Tra  le  pubbliche  fabbri-  MatiUiins  non  iiiterfuerit.privetur  pane 
che  sono  rimarchevoli  e  imponenti,  il  pa»  et  vino  prandiij  et  in  Missa,  pulmento; 
liizito  comunale  eretto  nel  1 2  1  3  a  pubbli-  ac  in  l  esperis,  privetur  pane  cene  ;  et 
che  spese;  il  palazzo  governativo,  ove  co-  sì  in  Completoriìs  Quadragesime  ma/o- 
iniuciò  a  risiedere  il  governatore  prelato  ris  ahsens  defuerit,  primo  libellarìo  in 
imo  dal  1  5oo;  l'ullimo  del  secolo  passalo  Ecclesia  adve/uenti  puniatur  etc.  Si  ad 
fu  mg.'  Luigi  Bottiglia  poi cardiuale,e l'ul-  Capitulum  i'enirecontemnantetc.pnWn- 
limodt'piimi  jnuidelcoiìcuteujg.'  Fu-  tur  vino  et  cocdulio  cene.  IteniquoinpuL 


2o8  T  O  D 

salione  rampane,  qiic  stalnlita  crit,  ve- 
nia nt  omnes  canonici  ad niensaniineo- 
mcdendo,  non  preveniendo  horasj  et  si 
non  \'eneril  ante  henedielionem  nìense,nl- 
tiniiis  .\edeat  in  mensa  post  oninesj  et  in 
(Quadragesima  majoris  precipite  lega- 
tur  in  mensa.  Jteni  quod  teneantur  om- 
nes canonici  facere  residentiam  conti- 
nuam  (cioè  anche  notturua)  ah  A(hentu 
Domini  uscpu-  ad  J'-p)  p]uiniam,al>  initio 
Quadragesime  usque  adoctava/n  liesitr- 
rectionis.et  in  Lelaiiia  ma  Jori,  trihus  die- 
bus  Roga  tionis,Asccnsionis,Pentecosten, 
in  vigiliis  elfestis  b.PetriyS.  Fortunati,ac 
duoì-us  diehus  an  te  festivi tates  b.  Morie, 
s. Salva  toris^e  t  omniuni  Sane  torum.Con- 
tigna  alla  cattedrale  vi  è  1'  antica  e  ma- 
gnifica fabbrica  dell'episcopio,  falla  a  spe- 
se del  vescovo  Angelo  Cesi.  Anticaniente 
la  città  era  divisa  in  rioni  e  conteneva  24 
parrocchie;  sopra  lutto  il  territorio  erano 
sparse  3o  chiese  collegiate,  1^  iDonasteri 
di  mon;ici  e  1 6  di  monache.  Presenlenien- 
le  poche  fabbriche  restarono,  ed  i  terreni 
che  le  d(jlavano  si  destinarono  a  diverse 
prebende  ecclesiastiche.  Ora  nella  città  vi 
sono  9  chiese  parrocchiali,  due  del  le  quali 
col  s.  fonte;  comprese  l ulte  le  altre,  le  chie- 
se sono 3  I .  INIerila  speciale  menzione  l'in- 
signe e  grandioso  tempio  del  protettore 
e  già  suo  pastore  s.  Fortunato,  eretto  a 
spese  del  comune  nel  1292  a  di  lui  ono- 
re; la  sveltezza  del  gotico  disegno,  l'am- 
piezza della  fabbrica,  i  preziosi  intagli  che 
adornano  la  gran  porta  di  mezzo,  lo  co- 
stituiscono una  delle  più  belle  fabbriche 
sagre,  ch'esistono  nella  provincia;  gl'in- 
tagli finissimi  ed  eleganti  che  adornano 
il  coro, sono  opera  stupenda  del  tanto  ce- 
lebre Antonio  Maifei  da  Gubbio  ed  ese- 
guili nel  I  590.  Nel  1. 1 8,  p.  242  (ìeW'Jl- 
lium  di  Roma  si  legge  i.n  erudito  articolo 
di  Luigi  l'unfalli  sui  IVlalfei  da  Gubbio, 
fimosi  intagliatori  e  intarsiatori  in  legno, 
cspcciahnentedi.'Vnloniosi  desciive  \\C<ì- 
ro  di  s.  Fortunato,  come  opera  insigne 
per  buon  gusto,  delicato  e  finissimo  la- 
voro, perciò  oe  darò  uu  ccqqo.  11  coro  di 


TO  D 

s.  Fortunato, corrisponilente  all'ampiezza 
dfltempio,è  veramente  magnifico,  el'ar 
lista  tale  vi  ritrasse  una  dovizia  di  vale  i- 
tia  che  lutto  è  poco  in  dire  della  squisi- 
tezza del  lavoro.  Il  coro  è  di  legno  di  no- 
ce, ha  due  ordini  di  sedili,  tutto  in  mira- 
bile proporzionee  simmetria.  Chiude  tut- 
to l'apside  e  si  distende  sino  a  quasi  finito 
il  presbiterio  d'ambo  i  lati  deUuItaie.  Da 
questi  prospetti  devesi  cominciare  a  gu- 
stare il  genio  del  Mulfei  ,  che  divise  eoa 
bei  comparlimenli  l'archileltura,  i  basa- 
menti, i  fregi,  i  festoni,  le  colonne,  tutto 
intagliato  in  legno.  L'inlercoluimio  ha  u- 
no  spazio  d'ambo  i  prospelli,  e  nel  vano 
campeggia  in  fondo  ovale  Io  slemma  del- 
la città,  eh'  è  l'aquila  che  ghermisce  uà 
manille,  giusta  l'opinione  che  a  Tudero 
fondatore  di  Todi,  gli  auguri  coosultao- 
do,  scendesse  quell'uccello  sagro  a  Giove, 
e  rapitagli  dalla  mensa  la  tovaglia, nel  vulu 
fcrmossi  ia  vetta  al  colle  ove  trovasi  To- 
di.Alle  aquile,  che  hanno  inlornoalloscu- 
do  un  fregio  d'emblemi, sovrastano  gli  al- 
tri membri  di  architettura,  e  ne'due  pro- 
spetti sono  da  notarsi  i  due  cartelli  situati 
dalle  parti  del  vangelo  e  dell'epistola,  col 
nome  dell'artista  e  l'annoi  jqo  m  cui  scol- 
pì. Di  qui  si  giunge  al  coro,  che  a  semi- 
circolo oblungalo  ha  16  sedili  o  Stalli  da. 
ciascun  lato  e  in  ciascun  ordine,  non  com- 
preso il  maggior  seggio  episcopale  che  sor- 
ge nel  mezzo.  11  curo  si  estende  a  palmi 
romani  22,  e  ne  ha  i4  e  oncie  2  di  al- 
tezza. Si  ascende  a'sedilì  per  3  ampii  gra- 
di, i  quali  al  di  sopra  de'pitoui  dell'apsi- 
de  sino  presso  1'  altare  hanno  dalle  due 
parti  un'esdra  (dev'essere  errore  di  stam- 
pa, non  essendomi  riuscito  trovare  ta- 
le vocabolo,  onde  lo  riferisco  come  lo 
leggo)  d'  ordine  corintio  con  4  colonne 
scanalate  e  cosi  belle  in  ogni  parte,  che 
neppur  l'  invidia  vi  troverebbe  imper- 
fezione. La  cimasa  è  sormonlata  da  cu- 
car[)i,  il  zoccolo  muore  u  nel  sommo  del 
3.°  gradino, ovvero  più  scemando  di  gia- 
llo in  grado  giunge  (ino  al  pavimento  e 
s'ÌDUCbU  co'duc  uolati  prospetti.  Fra  Tu- 


TO  D 

na  colonna  e  1'  altra  in  eguali  spazi  é  uu 
quadro,  nel  quale  in  mezzo  a  geoii,  a  sim- 
boli ed  agli  ornali  vi  è  espresso  un  sina- 
bolo  religioso.  Poiché  in  ciascuno  spazio, 
e  ve  ne  sono  3  per  parte,  si  apre  una  nic- 
chia arcuala  e  concava  con  di  vola  statuet- 
ta diritta  in  piede,  ma  si  devono  deplo- 
rare le  due  a  conni  cpistolac  private  dei 
simulacri.  Nelle  3  n\cch.\e  a  cor nu  ev an- 
gela il  Maffei  scolpi  3  vescovi  di  Todi, 
Fortunato,  Cassiano  e  Calisto  in  mitra  e 
piviale,  con  pastorale  e  premendo  al  pet- 
to il  libro  degli  evangeli.  Nell'altro  canto 
la  sola  superstite  immagine  esprime  una 
divota  donzella  in  atto  di  restare  ammi- 
rata di  quanto  legge.  Le  nicchie  rimaste 
vuole,  forse  doveano  avere  altra  donna,  e 
appresso  il  frale  b.  Jacopone  da  Todi,  uno 
de'piìi  antichi  poeti  e  perfezionatori  della 
lingua  italiana,  creduto  autore  dell'inno 
o  prosa  Stabat  jMatcr  (/^'.),  e  le  ss.  ver- 
gini Degna  e  Romana,  le  quali  col  beato 
e  cogli  altri  vescovi  hanno  tomba  nel  sa- 
gro ipogeo.  I  sedili  sono  divisi  da'Ioro  ap- 
poggi e  sormontati  da  un  obliquo  ornato 
che  termina  in  un  capo  di  centauro,  e  da 
addossate  colonne  corintie  raggruppale 
nelle  basi  o  da  edere  o  da  viti,  ovvero  da 
fiori  a  basso  rilievo.  Il  lavorio  del  2.°  gi- 
ro è  tutto  semplice,  né  meglio  esprime  che 
una  pura  solidità.  L'intercolunnio  deli." 
giro  olire  4  basi  con  quanto  di  più  caro 
si  può  eseguire  nell'arte  d'intaglio.  Tutto 
■vi  è  messo  a  rubeschi.a  simboli,  a  capric- 
ci che  più  dilettarono  l'artista  imitatore 
di  Rallaele  e  in  poche  cose  di  Buonarroti. 
In  (|uelle  basi  e  postergali  ,  come  fece  il 
Maft'ei  nelle  due  fronti  laterali  da  pie  del 
coro  e  negl'intercolunni  dove  si  aprono 
le  6  nicchie,  è  bello  il  vedere  ritratto  do- 
ve sfingi  con  due  o  più  mammelle,  dove 
putti  e  grifoni,  dove  un  misto  di  fiori  e 
di  frutta  ,  terminando  sempre  il  calamo 
del  fiore  in  un  grifo,  in  un  drago  o  in  un 
tauro.  Qui  vedi  un  cagnolino  che  s'iner- 
pica pe'rosoni,c|uiunagruechedà  di  bec- 
co in  una  biscia  riottosa,  qua  un  augel- 
linoche  pone  il  rostro  suU'involucrùd'un 
VOL.  Lxxvr. 


TOD  209 

fogliame.  Altrove  vedi  aquilee  cani,quelle 
che  fra'fiori  e  le  frutta  sorvolano,  questi 
siarrampicano.Nell'uccellosi  vede  espres- 
sa la  mente  di  chi orandospiega  alto  il  vo- 
lo,e  nel  cane  la  vigilanza  per  la  quale  eda' 
cui  salmeggi  provengono  fiori  di  merito 
e  frutti  di  grazia.  Né  di  minore  simboli- 
ca sono  improntati  gli  altri  intagli, i  quali 
o  adombrano  la  Chiesa,  o  coloro  che  mi- 
litandovi colsero  gli  eterni  allori,  ovvero 
il  Redentore  ritratto  come  lo  canta  va  Dan- 
te, nel  grifo  uccello  binato  ,  segno  delle 
due  nature  divina  e  umana.  Nell'ultimo 
seggio,  ch'è  come  centro,  si  vede  il  miglior 
prospetto,  e  siccome  gli  altri  vagamente 
foggiati  sono  fatti  per  questo,  così  questo 
solo  deve  dominare  in  grazie  sugli  altri 
tutti.  Perciò  più  ornata  n'è  la  sedia  sta- 
bilita pel  vescovo,  non  ha  colonne,  ma  in 
vece  è  fregiata  da  una  fronte  che  termi- 
na in  cuspide,  e  si  orna  d'  una  cascata  di 
fiori.  Poi  da  dove  si  parte  il  giro  della  cor- 
nice chiudonoilseggioepiscopaledue  im- 
poste che  terminano  in  3  capi  di  sfingi, 
l'una  di  fronte  e  le  altre  di  profilo.  Il  po- 
stergale è  tutto  intaglio,  dove  seguita  il 
Malfei  a  far  mostra  di  vago  stile.  Nel  mez- 
zo vi  è  una  nicchia  con  cimasa  formata 
da  elegante  conchiglia,  avente  i  lati  fre- 
giati di  fiori  e  di  frutta,  e  quinci  e  quin- 
di un  libro  al  quale  é  sottoposto  da  un  can- 
to il  turibolo  e  dall'altro  la  navicella.  Si 
ammira  nella  nicchia  starsene  tutto  solo 
maestosamente  seduto  come  in  trono  pon- 
tificale il  tuderteeintrepidoPapa  s. Marti- 
no I,  colla  tiara  in  capo  e  di  ampio  piviale 
vestito,  che  sorregge  un  de'lembi  di  esso 
colla  mano  manca,  recasi  nella  dritta  un 
gran  libro  a  cui  lieo  fisse  le  ciglia,  e  con 
fermo  viso  par  legga  il  celebre  concilio  col 
quale  egli  condannò  i  moìiotelitì.  Tutto 
in  somma  si  accorda  coll'unità,  precipua 
gloria  dell'  arti  belle,  e  dove  il  principio 
esleti  ".o  vedeedapprova,e  la  critica  si  pia- 
ce del  genio  di  cotanto  artista,  quale  fu 
il  Malfei.  I  conventuali  che  hanno  in  cu- 
ra la  chiesa  di  s.  Fortunato,  ebbero  quelle 
vertenze  per  essa  col  municipio  descritte 
14 


2  10  T  ()  D  ']  ()  D 

nelle  !.liinn>c  iiilitolatc:  Tiulrrti/in  jiiri.s-  Inzionp,  situalo  limi  i  di  (ssa  ;  sia  die  in 
juitroniilus  prò  cii-ittilf  Tiuìi'j-ti,  ci  re-  cs^o  nmniiri  venustà  nel  tulio  ,  nrmonia 
i  iDribus  fahrùnc  s.  fortunati  cjusdcin  nelle  parli,  magistero  neH'esecny.ionei  sia 
ch'italis  juitroni,  contrn  M'nionun  Con-  die  in  esso  ravvisi  allezzn  di  concetto,  u- 
itiìfimliuriì  Tiiilirli,  Renine  i  782.  Ino!-  iiilù  «Ji  pensieio,  intponernn  di  mrde;  o  sia 
Ile  sono  jinrliculmnienle  a  ricordarsi  le  che  ^iudidii  Inle  upira  una  bielle  piii  sUi- 
segiieiili  diiese.  La  chiesa  del  s.  Crocdìs-  pende  di  sommo  aichilellore,  dopo  il  ri- 
su  splciuhda  non  meno  per  l'ai thilctlu-  sorgimenlo  del  buono  siile  in  Italia,  co- 
la che  per  gli  ornali,  disegnala  da  Valen-  me  dichiarò  Coriolano  Monti  archilelto 
lino  MiirUlli  archilelto  perugino  di  gran  ingegnere  (di  cui  nel  voi.  L\X-I  V,p.  1  o?.), 
nome,  il  cui  disegno  (u  scello  a  prefeien-  iiell'inleressanle  descrizione  che  col  di>e- 
za  di  alili  f)  da' celebri  ardiilelli  Della  giio  cslerno  ne  pubblicò  nel  I.  6  dell'. 7/- 
]'oita,l'untiina, Volterra,  Eibbiena,e^Ia-  ìniiii  di  liotnap.  i  e  23,  di  cui  vado  a  rife- 
sellerine  poi  ardiiletto  di  Gregorio  XIII;  lirno  un  sunto.  Nel  1  5o8  a*i3  giugno sro- 
fii  eretta  nel  1323  parte  con  rdemosine  peitasi  in  antico  muro  del  suburbano  ci- 
de' fedeli,  parie  a  spese  del  comune.  La  niileiiodis.  Margherita,  l'unuiagine  di- 
«  hiesa  de'iVc  /•»■/  di  Miiriii  contiene  la  mi-  pinta  chMai  iaX'er^inesedenleecoI  s.l'.iin- 
rabilc  statua  colossale  di  marmo  bianco  buio  sulle  ginocchia  che  dà  l'anello  a  s. 
di  s.  Filippo  Benizi  nell'  aliare  iiiaugioie,  Caterina,  in  breve  divenne  essa  prodigio- 
stupenda  opera  del  cav.  Dcrniiii.  Ivi  ili  ur-  sa  a  segno  che  attrasse  imuieiiso  [lopoloa 
na  d'argento  si  venera  il  corpo  del  santo,  venerarla.  Per  cui  i  priori  del  comune  a- 
nato  nello  stesso  giorno  e  anno  in  cui  fu  vendo  stabilito  ivi  erigei  le  un  sontuoso 
ÌnIìIuìIo  1*01  dine  de' servi,  del  cpiale  prò-  tempio,  ne  chiesero  il  disegno  al  celeber- 
lessandolo  J(i  zelante  propiigjjlore  e  gene-  rimo  IJiamanle  La/zaiitla  /  /-/-///o,  anco 
lale;  dopo  avere  rinunziato  il  pontificato  per  aver  avolo  gran  parte  nella  re*laura- 
acui  volevasisubliuiarlo,  morì  in  Todi  nel  zinne  tlell'urchitetluia,  dal  quale  otlenu- 
i?.85a'22  agosto  oa'23  come  riporta  la  tolo,  a'17  mnggioi ')or)  gillò  lai. 'pietra 
bolla  di  sua  canonizzazione  litilioui'  con-  nelle  fundamenta  il  vescovo  Placido  del 
i;ruit.  Il  suo  cadavere  prima  di  .seppellir-  Molile  s.  Maria  (il  ("aslellano,  Ao  Sialo 
SI  rimase  esposto  alla  venerazione  de'lu-  7'o/;////r/o, descrivendo  Todi,  ciò  allribui- 
derli  G  giorni,  ed  in  questo  tempo  perdi-  sce  al  vescovo  diocesano  Basilio  Mascar- 
\iua  ispirazioneinvecedella  messada  u»or-  di:  avendo  cercalo  nell  Uglidli  il  vescovo 
to  gli  fu  celebrala  (|Uella  di  sanlocoiifes-  Placido  noi  trovai  pastore  di  Todi;  bensì 
soie.  Paolo  ^'  u<;li(Ji8  colla  hoWn  Domi-  lo  sciilloie  dell'encomiato  ai  ticolo  altri- 
ni  itosi/  i,c!>[ci,t  il  di  lui  uHr/.iu  al  clero  del-  biiiscca  Basilio  la  denominazione  di  Con- 
la  diocesi,  poi  esteso  a  tutta  laChiesa  econ  solitzioiic  d.ila  alla  s.  Immagine);  esseii- 
lilo  doppio.  Nel  contiguo  convento  esiste  do  nella  direzione succeduloippolilo  Scal- 
ili .°noviziatodeiroidine.  Nella  diiesadci  za  da  Oratilo  celebre  «cultore,  archilei- 
minori  riformali,  bellissimo  è  il  (piadio  lo  e  disegnatore.  A  vegliare  snll'esccuzio- 
ileli'allaiepiiiicipale,iap[)icseiilanle  l'In-  ne  del  lavoro  nel^isles^o  anno  fu  islilni- 
coronazione  della  B. N'ergine  dipinta  dallo  la  una  coiilialernila  di  Sr  individui,  per 
Spagna;  e  stupendo  èl'alhesco  espiimen-  le  cure  della  (jiiale  e  superando  le  dilli- 
tela  Natività  di  Gesù,  che  lepulasi  di  Pie-  eolia, la  fabbrica  terminata  a*6  aprile  1607 
tro  Perugino.  Ma  di  tulli  i  pregev(  li  mo-  per  lai. "volta  fu  npei  ta  al  cullo.  A  mez- 
i.unicnli,  dir 'quali  è  ailorna  la  città,  piìi  zogiorno  di  Todi  e  lungo  In  via  provin- 
t  ospicuo  a|)piii  isce  all'ocdiio  e  alla  men-  ciale,  si  erge  isolatamente  il  tempio  in  fiir- 
le  di  chi  SI  compiace  ilei  beilo  aichilello-  ma  di  croce  greca,  perchè  ha  cpiaih  ulo  di 
loco,  il  Icmpio  ili  s.  Malia  ilclla  Conso-  palmi  1  oinani  ijG  di  lato  cslerno,  4  ••psit'i 


'1'  O  D 

sono  nggitinli  eli  n'inor  dinnielro,  e  for- 
manti i  bracci  della  croce,  eslernantenle 
(listanti  palmi  i  88,  coperti  da  semi-cu- 
pole emisferiche  poggianti  sui  ninri  qua- 
drangoliiri.  Il  rpìadrato  slesso  nell'interno 
vuoto  per  4  grandi  arcale,  regge  si»  di  es- 
se la  volta  a  vela,  che  poi  tronca  dal  lam- 
l)uro,  è  coperta  della  cupola  principale, 
cnifa  corona  la  lanterna  alla  dal  pavimen- 
to ben  ?47  palmi.  Più  parlicolaimentepoi 
l'interiore  [)arte  dell'edilizio  è  nell'ester- 
no formata  a  due  ordini  a<lorni  di  pila- 
stri corintiicon  isvariatissimi  ca[)itelìi  a  fo- 
gliami, e  terminali  da  complete Irabeazio- 
ui,  la  suprema  con  modiglioni  intagliati, 
e  sopravi  1'  attico  niodanato.  Ili.°ordine 
ha  3  porte  ornale  di  vario  gusto  e  la  mag- 
giore di  colonnelle  e  pilastrini  corinlii,  di 
festoni  e  più  timpani  tronchi:  il  2.°(piau- 
li  sono  i  lati  degli  apsidi,  allretlanle  fine- 
stre contiene  ,  belle  per  le  gentili  cornici 
che  da  tutte  parli  le  attorniano,  pe'diver- 
si  frontoni  che  le  coronano.  Sulla  sommi- 
tà de'muri  quadrangolaii,  terminala  da 
alta  cornice  con  modiglioni  puie  intaglia- 
ti a  fogliamij  sorge  graziosa  la  balaustra 
del  ballatoio;  e  ue'4  angoli  è  scolpila  in 
rilievo,  sopra  una  mensola,  l'insegna  mu- 
nicipale di  Todi, che  ha  per  impresa  1'  a- 
quila  con  ali  spiegale  in  alto  di  ghermire 
Tasta  donde  pende  lo  stendardo.  Dal  su- 
periore tamburo  poi  decoralo  di  pilastri 
ionici  binati  con  semplice  piedistallo  e  con 
Analoga  trabeazione,  e  fra  questi  occupa- 
lo da  nicchie  e  da  finestre  adorne  di  va- 
rie e  nuove  cornici,  di  frontoni  e  rabeschi, 
s'innalza  maestosa  su  3  gradini,  in  t'orma 
ili  senìielissoideoblungata,la  cupola  prin- 
cipale. Questa  è  rafforzata  di  costole  pa- 
ri in  numero  alle  coppie  de'sottoposti  pi- 
lastri, nell'esterna  unione  delle  quali  sor- 
gono a  furmare  la  lanterna  altrettante  co- 
lonnette dt)i'iche  sorreggenti  il  cupolino, 
che  serve  di  basamento  alla  croce.  Alla 
disposizione  esterna  delTedifixio  èdel  tut- 
to l'interno  conforme:  l'architetluraben- 
s'i  n'è  ionica,  e  giusta  le  proporzioni  di  es- 
sa i  pilastri  e  le  trabeazioni  ad  ornameu- 


T  O  D  2  I  r 

!o  degli  opsidi  si  vedono  foggiali  ne'due 
ordini.  L'inferiore  contiene  fra  gl'inter- 
colunni  laterali  alle  portela  grandi  nic- 
chiearcuate,  in  3apsidi  partite, ovegran- 
deggiano,  stando  in  piedi  su  proporzio- 
nato piedislalloje  statue  colossali  degli  A- 
postoli;  e  nel  4-°  apside  volto  a  oriente  è 
collocato  l'altare,  nel  (piale  si  venera  l'im- 
magine miracolosa  di  s.  Maria  della  Con- 
so'azione.  In  forma  assai  oblungata  e  con- 
tornate di  semplici  cornici,  rispondono  le 
finestre  dell'ordine  superiore;  e  le  più  pio- 
cole  dell'attico  qui  sono  aperte  sulle  se- 
micnpole  ed  interposte  alle  loro  costole, 
di  triti  e  svariati  rosoni  adornate.  Un  apsi- 
de all'altro  è  poi  unito  per  48''^"'^'  P'" 
lastri  dorici,  che  comprendono  i  due  or- 
dini, servono  di  piediilli  alle  grandi  arca- 
te della  vela,  da  4  chiavarde  di  ferro  for- 
tificate, e  in  grandi  lacunari  con  intaglia- 
ti rosoni  divise.  Sui  peducci  sono  scolpiti 
a  bassorilievi,  tra  (estoni,  teste  di  cheru- 
bini e  ornati  a  fogliami  i  4  E^'angelisti; 
ed  altri  ornamenti  occupano  pure  la  chia- 
ve delle  contigue  volle.  Bella  cornice  se-' 
gna  l'elevamento  sopra  la  vela  del  tam- 
buro, il  quale  contornalo  di  pilastri  ioni- 
ci binali  e  di  finestre  fastigiate,  compie  as- 
sieme alla  grande  cupola  colle  costole  nu- 
de,la  corrispondenza  della  disposizione  in- 
terna air  esterna  del  tempio.  Congiunta 
con  l'apside  dell'altare  si  trova  la  sagre- 
stia, che  ha  due  bellissimi  lavori  di  mar- 
mo, ornali  di  putii,  fiori  e  rabeschi  d'ot- 
timo gusto  sullo  stile  del  secolo  XV.  Que- 
sto fabbricato  deturpa  eslernameule  il 
prospello  del  tempio,  e  sebbene  seiobri 
d'antica  costruzione, pure  dal  brullo  carn- 
panilello  non  terminatosi  ha  argomento 
di  credere  che  fusse  ideato  con  miglior  de- 
corazione. Tulio  il  tempio  è  di  pietra  cal- 
carea assai  compatta,  nell'interno  gli  or- 
nati sono  di  travertino,  e  il  fwudo  delle  pa- 
reli è  coperto  dintorno:  le  statue  poi  so- 
no di  terracotta  così  bianca  e  lucida  che 
sembra  marmo.  Allorché  il  tempio  della 
Consolazione  ebbeilsuo  cumpimenlu  per 
gU  artefici  che  con  tutta  esdllezzu  se[)pe- 


aia  T  O  D  T  O  D 

ro  coslruii  Io,  l'intera  mole  era  saldissima  l'odierna  fdima  di  croce  Inlina.  Ln  qna- 
<la  parer  faltn  di  getto;  ma  in  progresso  ie  aggiunta,  saviamente  O'sserva  Io  scrii - 
di  tempo  gli  scoscendimenti  che  ha  pali-  tore,  se  inconliò  censure  dal  ciitico  det- 
to il  colle  ove  siede  la  città  di  Todi,  an-  T.-m  le,senil)ra  che  seppure  si  voglia  rignar- 
che  a  questo  tempio  gravi  danni  recnro-  dare  forse  non  ingiusta  rispetto  al  modo, 
110.  Per  cui  a  impedire  la  rovina  di  s"j  au-  certo  rispetto  al  concetto  ella  è  ingiuslis- 
gusto  monumento,  sotto  gli  auspicii  del  sima;  poiché  la  grande  basilica  della  cri- 
cardinal  Agostino  Rivarfila  (che  l'io  \  II  stiaiiilà    noti   avrebbe  goduto  di  quella 
nel  I  82  I  dichiaiò  visit.itore  apostolicodel  maestosa  imponenza  ch'è  proprio  suo  pre- 
pio  sodalizio  de' Nobili  e  del  suo  tempio  gio,  se  foggiata  si  fosse,  siccome  era  men- 
tlella  Consolazione,  non  che  dell'ospedale  te  di  Diamante,  a  similitudine  del  tempio 
di  s.  Francesco  ili  Todi  ,  poi    protettore  luderte.  Pertanto  di  questo  ne  fa  rileva- 
deiia  città  per  morte  del  cartlinal  Gallef-  re  tutta  quanta  la  venustà  e  l'armonia 
fi,  come  trovo  nel  n. "82  àeX  Diario  di  Ro-  che  spira  l'insieme  dell'edifizio,  le  mera- 
ma  del  1837,  perciò  festeggiato,  acclama-  Tigliose  e  perfette  proporzioni  delle  pra- 
to e  celebrato  da'tuderti  esultanti,  qua!  cipue  parti  mirabilissime,  com'è  mirabile 
genio  benefico  ,  provvido  e  saggio  nella  nell'insieme  anche  per  riguardo  alla  sta- 
scienzadel  governo;  fu  pure  protettore  di  ticn.  Conclude,  di  non  saper  dire,  se  nel 
IMassa  comune  del  distretto  di  Todi,  del  tempio  della  Consolazione  sia  maggiore  o 
quale  parlando  nel  voi.  LII.  p.  i44«  "G  ^^  maestria  dell'architettura,  eia  mera- 
ftfci  cenno:  ora  è  protettore  di  Todi  il  car-  viglia  dell'esecuzione,  o  la  scienza  dell'e- 
dinal  Roberto  Roberti),  si  costruì  un  for-  dificare,  non  che  l'armonia  degli  ornati, 
le  muro  di  sostiuzione,  dopoché  erasi  spe-  essendo  certo  che  tutte  queste  cose  sono 
rimentato  non  valere  all'uopo  i  4  piloni  in  esso  grandissime.  Che  se  a'rigorosi  pu- 
gettati  per  azzocco  de' fondamenti  di  le-  risii  non  piacesse  la  sovrimposizione  de- 
vantc  e  mezzodì.  Mercè  di  questa  solida  gli  ordini,  sebbene  sancita  dall'  autorità 
ripniazione,  immaginata  dall'architetto  di  più  monumenti  dell'aureo  secolodiRo- 
commend.  Coletti,  si  spera  che  il  più  bel  ma,  e  da  quella  di  quasi  tulli  gli  edifizi, 
monumento  di  Todi  starà,  non  ostante  il  ovunque  eretti  da  celcbralissimi  architet- 
pericolo  da  cui  era  minacciato.  Il  Monti,  ti  dal  risorgimento  dell'  arti  in  poi;  egli 
do[)0  aver  con  eleganza  artisticamente  piuttosto  opina,  che  il  tempio  tuderle  ri- 
dcsciitto  l'edifizio,  che  a  giudizio  ancora  trae  alquanto  di  quel  gusto  gotico,  da  cui 
d'  Agincourt  è  una  delle  migliori  opere  liramante  sebbene,  per  la  forza  dell'in- 
di Dramante  (condusse  in  Roma  e  fu  n)ae-  gegno  potentissimo,  libera  ne  facesse  l'ar- 
silo a  Ralìàele),  e  secondo  altri  il  suo  ca-  chitettura,pure  non  potè  pe'tempi  che  vis- 
polavoro, degnoarchitetto  d'un  Giulio  li;  se  sottrarsi  alfatto,  usandoli  in  varie  par- 
jiassa  f|iiindi  con  eguale  perizia  a  rileva-  ti  del  medesimo,  come  in  generale  negli 
re  i  sing(;laii  pregi  architettonici  di  esso,  ornati  a  fogliami,  alcpianto  bizzarri,  or* 
sebbene  il  nome  immortale  del  suo  au-  nati  di  cui  fece  più  ricco  e  nobile  l'ester- 
iore sia  bastevole  encomio,  e  il  tempio  tu-  no  che  l'interno.  Termina  il  Monti  con 
delle  tenuto  qual  modello  (anco  dal  se-  diie,cheiiel  tempio  di  Rramante  di  Todi 
vero  Milizia,  il  (|nal<' tlichiarò,  essere  sta-  si  ammira  nel  complelo  e  nelle  pai  ti  il 
ta  la  maniera  di  bramante  nell'architel-  sommo  sapere  dciredifiriire,  e  iluveisi  le- 
luia,  da  principio  multo  secca,  poi  eie-  nere  a  vero  modello  dcll'artr;  perciò  (le- 
gante e  maestosa),  donde  surse  l'immen-  siilerare,  a  istruzione  specialmente  della 
sa  e  prodigiosa  C/i/V-.vrt/^// .v,7Vr/rom  ha-  gioventìi,  che  si  dasse  opera  a  illuslruie 
tirano^  miracolo  stupendo  dell'arti,  pri-  le  proporzioni  di  sì  raggiiardcvoleinonu- 
ma  cioè  che  fòsse  allungata  e  ridotta  sid-  mento,  e  ricavarne  quindi  un  nobile  li* 


T  O  D 

pò.  Riferisce  l'avv. Castellano,  cheueli'e- 
lezione  del  descritto  tempio  s'iaipiegaro- 
no  nel  decorso  di  sua  costruzione  anco- 
ra le  macerie  della  fortezza  o  rocca  costrui- 
ta in  ciiua  al  colle,  e  definitivanierile  per- 
ciò fatta  demolire  da  Gregorio  Xlll  ne' 
superstiti  avanzi.  Questo  propugnacolo 
fu  costruito  dal  popolo  todiuo.con  l'an- 
nuenza  del  cardinal  Pietro  di  Stagno  le- 
gato e  vicario  d'Italia  d'Urbano  Ve  Gre- 
gorio XI,  la  quale  in  tempo  delle  fazio- 
ni divenne  una  fonte  perenne  di  sventu- 
re. Nel  medesimo  secolo  XI V  riguardava- 
si  come  inespugnabile,  e  la  tennero  a  vi- 
cenda il  duca  di  Baviera,  il  re  d'Unghe- 
ria, e  per  Papa  Urbano  VI  l'occupò  il  car- 
dinal Giudice  arcivescovo  di  Taranto  e 
suo  camerlengo  ,  finché  nello  stesso  suo 
ponlificatOja'2  I  agosto  I  382  il  popolo  tu- 
derle  la  distrusseda  fondamenti.  Venen- 
do però  indi  a  poco  riedificata,  a  più  ri- 
prese per  politiche  e  cittadine  vicende  cad- 
de e  risorse.  Final  mente  a' 18  agosto  i5o  3, 
uel  giorno  della  morte  d'Alessandro  VI, 
dispar\e  ogni  vestigio  delie  sue  opere  di 
difesa,  il  resto  fu  interamente  abbattuto 
nel  detto  tempo,  ed  ora  appena  si  accen- 
na l'antica  area  occupata  già  da'suoi  ba- 
loardi.Todi  ha  5  monasteri  di  monache, 
uno  de'quali  essendo  di  paololte  è  meu- 
dicantc;  7  conventi  di  religiosi  (8  leggo 
nell'ultitna  proposizione  concistoriale),  e 
3  di  questi  sono  nell'interno  della  città,  gli 
altri  nelle  sue  vicinanze,  contandosi  tra 
loro  3  mendicanti,  cioè  cappuccini,   mi- 
nori rìlurmati,  e  passionistì.  Il  p.  Antonio 
da  Orvieto,  nella  Cronologia  della  pro- 
vincia Serafica  riforniata  dell'  Lrnhria, 
tratta  del  convento  di  s.  Giacomo,  di  s. 
Maria  della  Spineta,  e  di  Monte  Santo  di 
Todi;  ed  il  p.  Fontana.  De  /•onuiiia  pro' 
sincia  ord.  Praediculoi'iuìi,  ragiona  del 
Co/ive/itits  s.  Mariae  in  Camuscia.  Per 
la  pubblica  istruzione  vi  è  un  seminario- 
collegio,  con  grande  fabbricalo,  e  ricco 
per  mantenere  fino  a  5o  alunni,  ridotto 
nella  forina  presente  per  lecure  del  vesco- 
vo Piauelli,  ed  il  portone  d'ingresso  è  o- 


T  O  D  2 1 3 

pera  del  Vignola;  le  maestre  pie,  con  due 
conservutoriijUn  conservatorio  per  le  or- 
fane, l'asilo  di  carità,  a  cui  sono  pure  riu- 
nite le  scuole  infantili,  il  benemerito  tu- 
derte  can.  d.  Luigi  Crispolti  fu  l'istituto- 
re dell'asilo  per  le  povere  fanciulle,  do- 
tato dall'inesauribile  carità  del  santo  ve- 
scovo Francesco  INI."  Gazzoli,  rimasto  ia 
benedizione  degli  orfani,  de'pupilli  e  del- 
le vedove.  Il  medesimocan.  Crispolti  col- 
le sue  premure  a  tnlt'uomo  provvede  e 
niantieuel'alLi'O istituto  pe'poveri  fanciul- 
li, aiutato  dalla  carità  de'fedeli  cittadini; 
soccorre  le  famiglie  scadute  e  che  si  ver- 
gognano di  domandare  la  limosina,  ed  i 
carcerati  in  tutto,come  apprendo  dall' O^- 
servatoreRoinano (\e\  1 85  i  a  p.  1 002. Fra 
i  luoghi  di  soccorso  istituiti  parte  con  pub- 
blico denaro,  parte  con  private  donazioni 
a  benefizio  de'poveri,  primeggia  la  com- 
pagnia di  s.  Gio.  Decollato  detta  della  Mi- 
sericordia; vi  è  il  monte  di  pietà  eretto 
neli35i,  e  perciò  uno  de'piii  antichi;  il 
monte  dell'onestà  fondato  nel  1 463,  che 
dota  annualmente  25  povere  zitelle,  nel 
1 5c)8  di  mollo  accresciuto  dal  vescovo  An- 
gelo Cesi  colle  sue  rendite;  un  ospedale 
per  gl'infermi  stabilito  nel  14^  '>  ^^^  alli'o 
più  antico  per  gli  esposti, eretto  nel  i  i^c), 
grandioso  e  ricco.  Dichiara  l'avv.  Castel- 
lano, che  l'ospedale  degl'infermi  dipende 
immediatamente  dal  granduca  di  Tosca- 
na, e  che  il  pio  sodalizio  della  Misericor- 
dia dispensa  larghi  soccorsi  agl'indigenti 
di  limosine,  di  vitto,  di  vestiario  e  di  me- 
dicinali. Vi  sono  ancora  altre  divote  con- 
fraternite laicali.  La  città  non  manca  del 
teatro,  di  mediocre  forma. 

Nel  I  843  in  Todi  colle  stampe  di  Raf- 
faelo  Scalabrini  fu  pubblicato  :  Notizie 
storiche  della  città  di  Todi  e  sua  sta* 
ti.il ica  dell'anno  iS/^i.  Quest'interessan- 
te e  pregievole  libro  è  lodalo  lavoro  del 
luuertino,  perciò  benemerito  della  patria, 
Arminio  Cori,  che  giustamente  lo  dedi- 
cò a'uobili  gonfaloniere  ed  anziani  dei  co- 
mune di  Todi.  L'autore  ebbe  per  ogget- 
to di  readeie  a  tulli  i  suoicoucilLadiai  più 


2.1  T  O  1)  TO  1) 
note  «itifllc  cose,  che  fuiànoomm-  .ill.i  pn-  di  i  3,oc)0  ubiiunti  sobri  e  nuj^nli.  Nel  ri- 
tiiéi.ci-.lieiKinnopinerii-tiiinlaiciiMiuiil-  cunlalo  cenno  ossia  all'uiticolo  l'Enur.i*, 
che  niiiilo  l'ulile  e  ilcdinoclo  tl'ogni  cil-  parlai  tltl  (li«>lic-lto  govcrnalixc  ili  Todi, 
lailiiio,  [KT  le  rrla/iuni  inerenti  al  coen-  e  perciò  delle  coiuuni  di  ILisrhi.  il  ipia- 
uiercio  e  airagricollnia  indicale  nell'iin-  le  liu  per  appodiali  Accpialcjielo,  Civilel- 
poilanle  slalislica.  Di  «piolo  lilno  per-  la,  Munteccliio,  Tenagliejdi  Colliiztour, 
tanto,  per  la  sicurezza  delle  no7.ìoni,  mi  cui  sono  annessi  8  casali;  di /'V<////7^/ /o- 
sono  giovato,  e  omtinueiò  a  farlo  pio-  r//.-di  '/(/.vt,/  /""oJ///^/,  cogli  appodiatiCol- 
giesNÌ%aineiite  iteli  articolo;  e  quanto  al-  peliazzo,  Vieprie  Villa;  di  MdhIc  Casti  l- 
reiiconiiala  statistica,  a|)penadoviì)  limi  lo.  collappodialo  Doglio.  Nella  inunici- 
lurnii  ad  .iccemiaie  il  più  essen7Ì.de,  se  pale  iiinniinislra/ione  si  comprendono  35 
coikIo  i  miei  metodi.  I  tessuti  di  lino,  di  villaggi.  La  metà  del  territorio  è  semi- 
legolo,  di  lana  sono  lesole  manifallnre;  nativo,  e  coltivalo  con  vili  e  ulivi;  l'altra 
de'piiiui  si  tessono  con  ogni  finezza  ed'o-  mela  è  pascolo.e  boscochepioducegliian- 
gni  opera  per  la  biancheria  da  tavola  e  da,  ed  alberi  il'allu  lusioe  da  coslrn/.io- 
altn  usi;i  tessuti  di  legolo  (ormano  un  vi-  ne,  ma  la  dill'icoltà  de'traspoili  impedisce 
.stoso  ramo  di  lucro,  poiché  in  ogni  anno  farne  commercio;  il  pioppo  e  l'alvano  è 
si  mettono  in  couinicrcio  circa  i  700  pez-  il  solo  legname  di  cui  si  facoia  Iralllio  Ira 
ze  di  tela  bianca.  La  canapa  che  si  racco-  sportandosi  a  Rouia  pel  Tevere.  Questo 
glie  nel  territorio  non  èswiricicnle  a  lan-  fiume  scorre  sul  confine  del  lerriloiio  in 
li>  coiisiiino,  e  ne  viene  in  molta  (pianli-  tutta  la  sua  lungliezza  dalla  parte  di  po- 
ta «la  bnlugna  e  Orvieto.  1  tcssuli  di  la-  nenie  per  circa  i4  miglia  da  tramontana 
na  si  riducono  a'iazzi  e  uiez/elaiie;  le  fi-  a  mezzogioi  110:  le  riviere  Najn  e  Ri*^o  lo 
lun<le  di  seta  sono  3;  per  le  paste  da  mi  bagnano  nell'interno.  Deiranlica  naviga- 
neslra  due  sono  le  fabbiiche.  Tulle  lear  zione  del  Tc^-ci-c  parlai  in  «pielT  ai  licolo, 
li  utili  di  prima  necessità  e  di  lusso  vi  Ilo-  e  ch'era  facile  ad  agghiacciarsi  verso  l'e- 
ii»cono,  e  sono  esei citale  con  piecisionc  rugia  e  'lodi,  come  osservò  Degli  iilletli, 
«ti  eleganza  da  non  desiderale  di  [liLi.  oli  Mvinoi'tr  del  Sorti  tic  e  hio^lii  lOìn-iciiti, 
eib.iggi  e  le  bulla  d'ogni  geneie,  il  poi-  il  quale  aggiunge,  che  scemalo  il  popolo 
lauif  e  la  cacciagione  abbondano;  le  car-  di  Roma  dal  sacco  d'Alarico  e  dalle  fre- 
ni «la  macello  sono  oUÌQ>e.  Fra  l'anno  vi  quenli  rovine  «le'goli,  e  rallentala  la  na- 
si tengono  iG  fiere,  ed  in  tulli  i  s.ibali  vi  vigazioiie  del  Tevere,  l'avarizia  «l'alcuni 
e  il  mercato  di  bestiami,  cereali  e  merci:  popoli  inlroiltisse  noi  Tevere  alcune  siepi 
nel  terrilorio  pure  vi  sono  duelierea  l'an  e  [lar.iteda  prendere  il  pe-cc,  le  (piali  non 
talla  e  u  'loiiececcona.  La  popolazione  potevano  essere  che  verso  Todi  e  Peru- 
«lelln  città  ede'casali  de'suoi  antichi  sob-  già,  dove  a  suo  tempo  proseguivano  asns- 
borghi  è  (li  circa  3  Toc  indiviilui,  e  poca  sisleie,allrimenti  dopo  l'ingressodella  Ne 
in  pi  ((porzione  del  f.iljbiicato,  per  cui  in  la  nel  Teverone  non  sareblx-  stalo  il  lìu- 
nlciini  punii  riiiiane  ali|uanlo  decerla:  la  me  capace  di  pesca,  contro  la  (jualc  au- 
terrdàle  peste  del  secolo  X\  I  spense  piìi  the  il  re  Teodorico  avea  decretalo<li vie- 
di  due  Icr/i  della  popolazione  laiilo  nel  li  a  piote/ione  dell.i  libera  navigazione, 
lu  iitlà,chf  nel  teiiitorio,  e  da  (juell'epo  La  pesci  «piindi  si  là  lanlo  ncl^Teveie, 
ca  reslò  sempre  scarsa,  uè  più  risali  al-  che  neli'allie  1  ivierc  o  piccoli  riunii.  La 
l'aulico  numero:  dopo  rinlioduzionedei-  lobbia,  la  ginestra,  la  moi  Iella,  erbe  ne- 
I  mnc'.lo  vaccino  coiniiii;iì»  nuovamente  cessarie  alla  linla,  vi  nascono  spontanea- 
n<l  aunieiil.Msi,enel(;oi>o(li  3(>annicieb  mente;  abbondanli  sono  le  cave  di  poz 
l)e  piii  d  mi  migliaio.  Il  Ieri  ilorio  conta  zolana,  e  di  aiena  la  «piale  abbonda  pu 
i.\  uiblcl^i  e  I  3  ville,  l'i  parrocchie,  e  più  ic  ucl  Tevere  e  nell'altre  1  iviere;  il  Ira- 


T  O  D 

veilino  e  altra  pietra  viva  somuiìnistra 
no  hiionn  calce  per  qualunque  sorta  tìi 
fàbbrica;  l'argilla  pe'Iavori  di  terra  cotta 
è  di  buona  qualità,  eil  ottima  per  resiste- 
re al  fuoco,  né  manca  l'argilla  bianca  per 
formare  la  finissima  plastica;  vi  è  pure 
una  miniera  di  smeriglio,  e  di  sua  cava 
Sisto  V  ne  accordò  la  privativa  peri  5  an- 
ni al  tuderleScanzani.  In  alcuni  punti  del 
territorio  si  sono  scoperte  miniere  di  li- 
gnite suPiicienlemente  buona,  che  forse  ca- 
vandosi in  qualche  profondità  potrebbe- 
ro somministrare  il  vero  carbone  fossile. 
Abbiamo  di  Francesco  Stellati,  Tratta- 
to del  legno  fossile  minerale  nuovamen- 
te scoperto,  nel  quale  brevemente  si  ac- 
cenna  la  varia  e  niuta'>ile  natura  di  det- 
to legno  rappresentatovi  con  alcune  fi- 
gwe,  che  mnstrano  il  luogo  dove  nasce, 
ec,  Roma  I  637.  Da  questo  libro  rilevasi 
che  la  scoperta  è  ben  antica.  vSi  legge  nel 
t.  49  del  Calogerà,  Opuscoli  scientifici, 
V  Istoria  dc'Jossili  del  Pesarese  e  di  al- 
tri  luoghi  viciid,(\ì  mg."  Passeri,  il  qua» 
le  parla  eziandio  de'legni  fossili  del  ter- 
ritorio Tedino,  dove  per  ritrovarsene  in 
maggior  abbondanza  die  motivo  a  più  e- 
satte osservazioni,  ed  egli  li  descrisse.  Af- 
ferma, che  i  depositi  piti  ricchi  sono  presso 
Acquasparta  e  nel  distretto  d'altri  castel- 
li adiucenti  al  territorio  di  Massa,  sotto 
i  monti  che  dividono  il  Tedino  dallo  Spo- 
lelano.  Quattro  soli  erano  cogniti  nel  pre- 
cedente secolo  XVII,  quando  il  diligen- 
tissimo  Stellati  ne  fece  la  descrizione,  cioè 
a  Semigni  e  Toscella,  a  Pvosaro,  a  Mon- 
te Castrini  e  ad  Ac(|uasparta.  ludi  nel  se- 
colopassatosi  scopersero  3  altre  cave,  cioè 
pi-esso  Cacciano,  Pantalla  e  nel  distretto 
ili  Derula.  Quando  nel  territorio  Todino 
si  scuopri  il  legno  fossile,  in  alcun  luogo 
d'Italia  non  si  conoscevano  simili  cave,  e 
nel  Todino  si  rinvennero  anco  delle  ossa 
fbssdi.  Inoltre  il  Passeri  parla  del  tufo  gial- 
lo che  abbonda  nel  territorio  Todino,  e 
produconle  le  pietre Etiteo  Aquiline.  Due 
sorgenti  d' ac<pie  niinerali,  una  calda  e 
l'ultra  fredda,  sono  giovevoli  a  varie  in- 


T  O  D  ai5 

feiinità:  la  i  .''abbonda  di  parli  sulfuree  e 
serve  per  le  malattie  cutanee;  la  2.^  è  buo- 
na per  le  malattie  croniche  di  bassuveii- 
tre,  come  fu  riconosciuta  e  sperimentala 
dal  valente  e  beneu»erito  dJ  Piccioni.  Le 
strade  rotabili  sono  buone  per  Perugia, 
Terni  e  iNarni;  mancano  però  nell'inler- 
no  del  territorio,  per  cui  le  comunicaiitj- 
ni  de'castelli  alla  città  nell'invernale  sta- 
gione sono  dillìcili  e  incomode,  ed  il  com- 
mercio molto  ne  soffre.  L'aw,  Castella- 
no encomiando  la  strada  per  a  Terni,  di- 
ce essere  desiderabile  che  più  adalle  vie 
si  formassero  onde  porre  Todi  a  coni  il- 
io con  Foligno  e  Orvieto,  mentre  la  su  < 
posizione  centrale  e  la  proclività  de'citla 
dini  all'industriose  speculazioni  ne  miglio 
rerebbero  la  sorte;  poiché  le  campagne  so- 
no fIoride,ed  hanno  copia  di  cereali, vino, 
olio  e  altri  prodotti,  perfino  il  miele;  \i 
si  [lasce  molto  bestiame,  che  forma  parte 
del  loro  tranìco,e  Roma  slessa  riceve  dai 
suoi  boschi  legna  e  carbone,  non  che  una 
cospiciia  (juautilà  di  tele  casarecce.  .Vi  di 
fuori  vedesi  lungo  per  la  via  per  ad  Orvie- 
to un  bello  e  magnifico  ponte  di  9  grandi 
archi  sul  Tevere;  e  nell'aulica  via  Flami- 
nia.che  ne  attraversa  il  territorio,  su  due 
tonenti  si  amcuiiano  due  ponti  roiuaui 
di  Iraverliuo  in  grandi  massi  senza  calce 
commessi  ,e  con  un  solo  arco.  Dice  il  (Ca- 
stellano, che  per  essi  andavasì  all'anlica 
Cartoli  dell'Umbria  (di  cui  a  Spoleto), 
ch'era  nel  territorio  di  Todi,  entro  il  qua- 
le nel  secolo  XIII  Terni  e  Amelia  furouo 
per  un  tempo  comprese  per  volontaria 
dedizione,  pagando  anche  un  annuale  ti  i- 
bulo:  della  distrutta  Carsoli  nella  della 
via  Ira'  suoi  avanzi  maestosamente  »  in- 
nalza lui  magnifico  arco  costrutto  pari- 
menti con  grandi  massi  di  Iraverliuo,  e 
che  dovea  essere  una  delle  porte  della  cit- 
tà; ed  i  contadini  del  luogo  lo  chiamano 
r  arco  di  s.  Damiaoo.  Inoltre,  quanto  al- 
le aatichità,  aggiunge  il  Castellano,  che 
vi  sono  gli  avanzi  d'un  foro  peciiario,  in 
cui,  come  dissi,  credono  taluni  scorgeie  il 
leuipiu  dedicalo  a  .Marte,  e  di  vecchie  ter- 


air.  TOD 

tne,  come  pure  d'unanlìleotio.  I*e«la  via 
«Iella  ilelle  Rovine  si  \eiluno  costruzioni 
eliiisclie.  IlCalindii  nel  Saggio  stnfisti- 
(o  ({fi  Ponti/ìlio  sldto,  dice  che  vi  fu  an- 
che il  Icalio,  e  che  uel  teirilorio  si  lio- 
varono  un  intìaito  numero  di  medaglie 
ctrusche  tiella  più  illnilre  e  copiosa  zec- 
ca elrusca,  di  cui  a  noi  rimanga  notizia, 
che  esisteva  in  Todi,  e  che  a'iiostri  gior 
ni  si  rinvenne  un  cippo  fasligialo  i;on  pa- 
lerà e  orciu(do.  Dice  di  più,  che  Giovan- 
nelli  e  Ciccolini  credono  che  Casuentillo 
non  fosse  a  s.  Gemini  (del  quale  a  Sro- 
i.ETo),  ma  in  questo  territorio  presso  il 
castello  di  Ripahianca  (frazione  di  Dcru- 
ta  e  soi;i'elta  a  quel  comune  nel  distret- 
to di  l'trugia,  hens'i  nella  diocesi  di  To- 
di), stante  i  ruderi  di  fontane,  iscrizioni, 
musaici,  ponti,  sigilli,  statue,  terme,  urne 
cinerarie  e  altre  .simili  cose  ivi  scoperte. 
Dice  il  Cori,  che  le  monete  umbro  ed  e- 
Iriiiche  di  Todi,  secondo  il  Buonarroti, 
il  Malfei  e  il  Cori,  nella  varietà  de'  tipi 
sono  più  copiose  di  quelle  di  \ollerra,e 
di  tutte  le  altre  antiche  zecche.  Il  Mor- 
celli  e  il  Guarnacci  opinano,  che  la  me- 
daglia todiiia  colla  parola  7'»/(/(  fosse  co- 
ii-ata  per  onore  singolare  ad  Enea,  come 
originario  etrusco,  e  pretendono  ricono- 
scere nel  diritto  di  quella  il  di  lui  volto, 
scorgendosi  nel  rovescio  la  scrofa  co'por- 
elicili,  secondo  i  versi  di  Virgilio,  co'cpia- 
li  concorda  Dionisio.  L'Agretli,  oltre  il  so- 
fitcnere  l'esistenTa  degli  avanzi  del  lem- 
pio  di  Marte.che  altri  pure  eironeamenle 
altribuironoa  Racco,  (|ual  custode  de'lea- 
tri  urbani,  nega  che  Todi  abbia  avuto  il 
foro;  bensicrcdetheGioveavesscun  tem- 
pio dove  poi  fu  il  Ciuiqiidoglio,  indi  la 
rocca  e  ora  chiesa  di  s.  l'oi  tiinalo;  che  1  eb- 
bero pure  Minerva,  nel  silo  ove  (u  eret- 
ta la  chiesa  di  s.  Prasseile  ;  Venere,  nel 
luogo  occupato  da  s.  Maria  in  Canjuccia; 
la  liiiona  J)ca, nel  sito  della  chiesa  dc'kar- 
li;  quello  d'Apollo  sorgeva  ov' è  la  [Maz- 
za pi«x<)la;  d*  Lkculapio,  nell' estraiiiuro, 
come  M.iite;  e  che  vi  iu  pure  il  lupan.i- 
liu.Si  cuukcrvuuu  uncura  (jli  avaoù  mau- 


'1  O  D 

stosi  deiranfitoatio,  del  teatro,  delle  ler- 
mc,dcgli  acquedotti. de'inusaicijtulte  me- 
morie della  pass.Tla  grandezz.i  tli  Todi. 
bell'articolo  Ml\seo  Gbeooriajio  Etru- 
sco,forma  lo  in  Valicano  duGregorioX  VI, 
ragionai  della  famosa  e  bellissima  statua 
di  bronzo  trovata  in  Todi  nel  1 835,  e  rap- 
presentante un  milite  o  un  guerriero,  eil 
uno  de' principali  monumenti  della  sala 
de  bronzi  del  museo;  dicendo  che  fu  in- 
cisa iu  rame  e  illustrata  da  diversi  archeo» 
logi.pcr  dichiarare  il  signilìcato dell'iscri- 
zione etrusca,  che  ha  scolpita  sopra  un 
pendaglio  della  corazza, opinarono  figu- 
rare la  st.ilua  di  Marte,  speciale  e  tute- 
lare nume  de' tudertiiii.  Questi  vantano 
un  bel  novero  d'illustri,  per  santità  di  vi- 
ta, dignità  ecclesiastiche,  per  militari  im- 
prese, per  cariclie  civili,  per  dottrine,  per 
arte  e  per  onorificenze.  Primieramente 
ricorderò  il  l'apa  s.  Miirli/iu  J.  figlio  di 
Fabrizio  ricco  e  nobde  di  Todi,  che  ce- 
lebrai iu  tanti  luoghi.  Diede  Todi  al  se- 
nato apostolico  i  3 cardinali, fraquali  Ra- 
ìiicio  di  Castelvecchio, Malteod'./r/^m/- 
.^""■/'/(della  qualeriparlai  nel  vol.LXIX, 
p.  3G),  come  lo  lù  Denti  venga  Ihiilis-vn- 
^ìii,  Azzone  degli  .itli.  Teodino  degli  Al- 
ti, e  Francesco  degli  .////.  de'  quali  feci 
pur  menzione  nel.  voi.  XXVIII,  p.  lìjo. 
Di  questa  potente  famiglia,  che  signoreg- 
giò la  patria  e  molli  altri  lunghi,  scrisse- 
ro ancuia  Dorio  Durante,  f^ltuùi  tliU'o. 
rifinir  (h'^li  Ani  tli  Todi  e  tli  Ftìli^no. 
Ioni  ^citvtiloi^ia  e  ftìlli^  Foligno  1 1)4^;  ed 
il  Marchesi,  Au  gitllcriti  (hlL'onori-.\..i. 
La  nobilissima  famiglia  degli  Atti  si  fa 
discendere  dal  regio  sangue  de'Iongobar- 
di  per  mezzo  d  lldebiando  fitto  «luca  di 
Sjii>lit(>i\a  Adriano  I.  Da  luuierivò  Mau- 
rizio che  dominò  in  ipiel  ducato  e  Iu  pa- 
dre di  Monaldo  conte  di  Xat^rtie  Foli- 
f^'io.  ed  avo  di  Luciano  fitto  cardinale  da 
Seigio  II  (ma  non  conosciuto da'biograH 
de'cardinali),  e  di  Roderico  I  C(jnle  e  ba- 
rone dell'imperatore  Carlo  il  ^W'O.N.M^,  eliti 
pili  In  conte  di  Noccra  e  di  Ttitliuo, co- 
llie d'ullrc  signorie.  Du  lui  nacque  Allo 


T  O  D 

Tescovo  di  Todi  nel  970,  eRodericoII. 
Figlio  di  questi  fu  A  Itone  detto  il  gian 
conte  per  l'ampiezza  de'docuiiiii  che  pos- 
sedeva, e  pei'  lui  si  slabdl  in  Todi  il  li- 
gnaggio nobilissimo  deyli  Atti,  che  pareg- 
giò i  più  ragguardevoli  e  celebri  d'Italia. 
Vari  di  lui  si  dilFusero  in  Foligno,  Sas- 
softrrato  e  literbo,  il  qiial  ultimo  ebbe 
per  capo  Felice  di  Pier  Remigio,  ch'eb- 
be a  feudi  Monte  Giove  e  Rocca  Guida. 
Esso  produsse  uomini  cpialificati  per  di- 
gnità sagre  e  laicali,  e  per  decorazioni  ca- 
valleresche, Ira'quali  Vincenzo  conte  di 
Migliano,  referendario  di  segnatura,  go- 
vernatore d'Orvieto  e  Spoleto,  e  vescovo 
di  Bagnorea,  e  Girolamo  cavaliere  di  !Mal- 
ta.  Derivarono  dagli  Alti  di  Sassoferrato, 
Carlo  monaco  e  vescovo  d'Ancona,  con- 
fessore e  tesoriere  generale  d  Innocenzo 
VII,  ed  Atto  senatore  di  Roma.  Tra  gl'il- 
lustri di  questa  prosapia,diversi  meritaro- 
no gli  onori  dellaltare,  Cornell  b.  Erman- 
no abbate,  i  bb.  Giovanni  e  Pasquale  dei 
minori  conventuali,  i  bb.  Ugo  e  Giusep- 
pe fratelli  monaci  silveslrini  (quanto  al 
b.  Cgo  di  cui  feci  motto  nel  voi.  LXI,  p. 
235,  ivi  per  errore  di  persona  qualifica- 
la di  Sassoferrato,  lo  dissi  vescovo  di  s. 
Silvestro,  cioè  discepolo  di  quel  santo  fon- 
datore de' i5'//v'e5//7/i/,  nìentie  non  fa  nep- 
pure sacerdote,  bensì  monaco  celebre  per 
straordinari  miracoli),  il  b.  R.inaIdo,  la  b. 
Ringarda,  ed  i  bb.  Girolamo  e  Paolo.  Res- 
sero la  chiesa  di  Nocera  ,  Adelberto  nel 
1007  ,  Monaldo  nel  i  i  i4  >  Olfredo  nel 
1  I  1  6,  ed  Anselmo  neli  170  già  di  Foli- 
gno. Di  Foligno  lo  furono  ancora  ,  Azzo 
nel  io57,  ed  Egidio  nel  1200.  Di  Todi 
furono  vescovi  Ranuccio,  e  Andrea  nel  se- 
colo XIV;  d'Asisi,  Benedetto  nel  i^vj;  di 
Città  Ducale,  JNicola;  d'Ortona,  Antimo 
neli624;  e  di  Segni,  Lodovico  nel  1(52 5. 
In  ogni  tempo  gli  Atti  contrassero  cospi- 
cue e  possenti  parentele  :  Costanza  sposò 
uel  i35o  Ciolo  de'Trinci  fratello  di  Cor- 
rado principe  di  Foligno;  Macelda,  Biii- 
duccio  Baschi  signore  di  Tenaglie  e  ìMe- 
diauello;  e  cobi  altre  donne  entrarono  nel- 


T  O  D 

le  famiglie  de'Cesi  marchesi  di  Rìgnano, 
de'Bulgarelli  conti  di  Alarsciano,  Leono- 
ra de'signori  di  Sismano  sposò  Orso  Or- 
sini conte  di  Pitigliano,  vSoriano  e  Mor- 
liipo:  Francesco  Atti  signore  di  Setluno, 
avendo  presa  per  consorte  Laura  Orsini 
di  Bartolomeo  signore  d'Alviono,  eredi- 
tò parte  de'  castelli  di  quel  memorabile 
e  invitto  capitano.  Molti  altri  si  segnala- 
rono per  militari  imprese,  e  per  azioni 
virtuose.  Alla  chiesa  die  Todi  74  vesco- 
vi, e  molti  santi,  cioèc)  de'suoi  vescovi  e 
43  fra  santi  e  beali;  e  da  ultimo  Grego- 
rio XVI  riconobbe  il  cullo  immemora- 
biledelb.  Simoneagosliniauo.  ScrisseLu- 
ca  Alberto  Petti,  Orazione  e  versi  nella 
traslazione  de  cinque  coì'pi  santi  di  To- 
di fatta  a' 5  maggio  i5c)6.  Exst.  nell'o- 
pera del  Possevino  e  così:  Ottave  72  in 
lode  della  città  di  Todi  e  sitai  cittadini. 
Gio.  Battista  Possevino,  P^ita  de'  santi  e 
beati  di  Todi  con  la  traslazione  solen- 
ne di  cinque  corpi  loro,  e  molte  rime  di 
essa  fatte,  nelle  quali  si  scopre  V  antichi- 
tà e  grandezza  temporale  e  spirituale  di 
detta  città,  Perugia  1 5g7.  L'ottimo  prin- 
cipe, l'imperatore  Traiano  nacque  dalla 
famiglia  Ulpia  oriunda  di  Todi,  come  ne 
fanno  fede  Aurelio  Vittore,  Olimpiodo- 
ro,  Paolo  Diacono,  Panvinio,  Ottavio  del- 
la Strada,  Corrado  Uspergense  ed  altri , 
contro  quelli  che  lo  vogliono  spagnuolo, 
fra'qualil'annalistaRinaldiedella  provin- 
cia Turditana.  Si  ha  di  Gio.  Francesco 
Argenti,  Apologie  ovvero  risposte  alli Di- 
scorsi di  Domenico  Tempesta  e  dell'ac- 
cademico Insensato ,  fatte  intorno  alla 
patria  di  Traiano  imperatore,  in  Todi 
per  Cerquetano  Cerquetani  1627.  Usci- 
rono da  Todii  I  senatori  di  R.o(nii  in  va- 
rie epoche,  ed  8  1  podestà  destinali  al  go- 
verno di  varie  città,  tanto  dello  stalo  pa- 
pale che  di  altrove.  ìMolti  tudertini  me- 
ritarono distinta  fama  di  virtù  militare, 
fra'quali  si  distinsero:  Bernardino  da  To- 
di capitano  d'arme  per  la  repubblica  di 
Firenze  nella  guerra  contro  i  sanesi;  Bar- 
tolomeo Liviani  conosciuto  sotto  il  nome 


2 1 S  T  O  L)  T  O  D 
(li  Bai  tulomeo  (rAUiiino  fendo  di  sua  fa-  c:tr(liiiali  Gincoino  e  Pietro  O'/o/tnit.con- 
miglia,  e  ccleUre  nelle  >toi-ie  dr*!  suo  lem-  Irò  lo  slesso  Kotiildcio  Vili,  die  la  Ili- 
po  «inai  valoroso  duce  degli  esercili  ilei-  minzia  di  G*le»tino  V  era  nulla,  e  per- 
la Chiesa  e  della  repubblica  veneta;  l'oli-  ciò  non  tenevano  per  vero  Papa  Bunifi- 
doro  LlTiediiiti,  clie  militò  sotto  Girlo  V  ciò  Vili,  appellando  al  futuro  coiicilio; 
e  moi»  uell.i  l)iittHi>li:i  di  Pavia  combat-  oiule  poi  si  rifugiò  co'cardinali  in  Pilli-' 
tuia  Cdotro  li  re  di  Fr.mcia  clie  vi  restò  strifui,  ed  espugnala  la  quale  fu  cliiiiso 
pritjiuue.  tumulato  in  (piella  catlediali-  e  in  c.ircerc,  dove  conlinuò  a  scrivere  ver- 
ove  nel suiiscjKjlcrorimperatoie lece  pur-  si  e  laudi  spiiituali.  Avendo  però  cono- 
re  onorevole  inenioi  ia,  cou  epitalUu  die  scinto  d'es»ere  slato  tratto  in  errore,  chie- 
si puòieg^ere  nel  ìNIardiesi,  t^r///«'r/</r/r/  se  e  ottenne  l'assoluzione  dalle  censu- 
l'oitorr:  Antonio  Munteinarle,  de'si£»nii-  le,  fece  penilenza  e  sanlanienle  mori  iii 
li  (Il  .MuiileGabbione,  .Monle  Leoneeal-  Collazzoneaa  H  maizoi  3ol),<lepo»tonel- 
tri  Ilio*;!!!,  liei  I  5G5  combattè  qual  capi-  la  chiesa  di  s.  Foiliinato;  compose  vari 
tano  all'assedio  di  .Malia  contro  i  turchi;  caotici  in  lingua  volgare,  e  servono  ancor 
Arutinio  Cori  neltSio  fu  u'servigi  della  questi  di  testi  di  lingua.  Angelo  da  T(xl» 
Francia,  della  re|)ul)blica  di  Venezia,  e  essendo  maestro  in  Volterra,  ebbe  per  di- 
delPapa  col  giadodi  capitano, e  non  igiio-  scepolu  il  Landino.  Nella  slessa  epoca  si 
biii  fuiono  le  sue  imprese;  ed  il  g<'n(ioso  distinse  per  fvima  di  letteratura  fr.  Ale*- 
Girolamo  Monltcaslri,  che  miiiaccuito  ili  sio  da  Todi  letture  francescano  in  [\oma 
morie,  se  contro  il  \olere  de'Dalliri  pie-  di  lingua  araba,  e  per  ordine  di  Paolo  V 
polenti,  ave»se  pei  orato  in  fa%ore  del  pò-  compose  e  pubblicò  uu  catechismo  per  uso 
polo  sulle  iic(pie  del  Casigliano,  preferì  delle  nazioni  orientali  in  lingua  italiana, 
i'tslieiiio  fallo  ad  un  silenzio  ignomimo-  araba  e  I.ilina.  Francesco  Fino  fu  profes- 
so. Gloriasi  porla  città  d'aver  dito  i  na-  soie  di  medicina  nel  collegio  dell'arti  in 
talui  ii.UamieiodomenicanOjCelebre  ma-  Perugia,  ed  olleniie  nel  i4^V'  '^  cilladi- 
leinuiicu  del  1 46 1  ;  ad  esso  scrisse  il  Cam-  nanza  di  quella  città.  Antonio  Pasini  det- 
|>ano  una  lettera  sul  molo  del<'8.' sfera,  lo  comtinemenle  Antonio  Tudertiiio  fu 
che  ieggeni  in  un  codice  dell.i  biblioteca  di  peritissimo  nella  lingua  greca,  e  si  ha  di 
s.  Marco  in  l'iren^e.  Nel  precedente  seco-  lui  una  traduzione  delle  vile  di  Plutarco, 
lo  fiori  |)iireMa>Narello  da  Todi  della  no-  l'er  la  profjiida  cognizione  delle  scienze 
bile  famigli. I  de'conli  di  Coldimezzo,  con-  legali  si  distinse  luminusainciite  Vincen- 
temporaiieodiGuittoned'Aiezzo,  diGui-  zo  Caroccio,  e  dotte  e  di  beila  lama  «uno 
do  Cavalcanti  e  di  Guido  Giiulicelli,  ed  le  sue  opere,^r  fMcatu  et  Conditelo.  Nel 
esercitandosi  lalenleinenle  nella  poesia  fu  i68t  il  cav.  Giuseppe  Piselli  fu  dicliia- 
uno  de'|>rimi  ritnatuii,  che  scrivesse  in  rato  da  Cai  io  d'Auolria,  poi  im|>eralore 
lingua  volgHie,  e  le  >ue  opere  servono  ili  Carlo  VI,  poeta  cesareo.  Ac<piistarono  ri* 
lesto  di  lingua  al  pari  di  ipielle  di  J.uo-  nomanza  di  valenti  pittori  il  cav.  Andrea 
pone.  Il  b.  fi.  Jacopo  Ccnedelti,  detto  voi-  Polmori  e  Antonio  suo  fratello, allievi  dei 
gannente  Jdcopoiie,dopoa\ei- per  piìian-  fratelli  Caiacci.  Messer  Pietro  da  Todi  fu 
III  eseicitalo  la  giuri-prudenza,  abballilo-  un  di  (pielli  che  lavorò  negli  ornati  del 
nò  il  inondo  a  un  tralt<i  dopo  la  morte  coro  <leda  cattedrale  d'OrMelo.  11  pretti 
della  moglie,  divenne  «rioico  dispregia-  Ciìuliano  c<inonico  di  Todi  iu  pure  cliia- 
tore  delle  cose  lei  rene,  e  m  ascrisse  al  3."  malo  in  Orvieto,  come  penlissimo  nell'<ir- 
ordine  di  s.  Francesco,  e  dopo  vane  ci  iti-  te  di  colorare  i  vetri,  onde  giudicare  dei- 
che  vicende  con  Conifacio  Vili,  per  aver  l'opera  di  Ser  Qua*parle  fabbricatore  di 
nel  I  2()7  f.illo  da  lesliinonio  nel  castello  »etii  colmati  per  quel  duomo,  e  per  aver 
di  Lunghezza,  alla  prolc»la  ioiiiiale   du'  il  «uo  consiglio  nella  conserva^iune  dc'pi  e- 


TO  D 

7Ìo.si  musaici  della  grandiosa  facciala.  Può 
inoltre  Todi  gloriarsi  del  celebre  leltera- 
lo  e  poeta  Paolo  Rolli,  die  sceUe  Todi  per 
sua  patria  adottiva,  vi  aiorì  ed  è  sepolto 
niodestanieute  in  s.  Fortunato.  La  nobil- 
tà tudertina  è  assai  cospicua  ,  e  conta  di 
aver  avuto  60  cavalieri  di  Malta,  fra'cjua- 
li  Giacomo  IMunteniarte  che  si  vuole  gran 
maestro  nel  i  ago  (ma  non  lo  trovo  per  ta- 
le nel  Bosio,  li-taria  dell'ordine  Geroso- 
liiiiìliiiìo.e  in  altri  scrittori  dell'ordine), 
Girolamo  degli  Atti  grancroce  nel  1  6g4j 
20  cavalieri  aureati  dello  Speron  d'oro; 
2  del  jVodo  di  Napoli  e  Sicilia;  4  di  s.  Gior- 
gio d'Aragona,  fra'(juali  Valerio  Monte- 
marte  gran  maestro  nel  i458;  2  cavalieri 
dell'ordine  di  s.  Gennaro;  16  cavalieri  di 
Cristo  in  Portogallo  e  nello  stato  ponti- 
ficio; 33  di  s.  Stefano  I,  ed  allorché  fu  isti- 
tuito quest'ordine  toscano  ve  ne  furono  3 
di  Todi,  e  nel  1391  .\uloninaria  Tede- 
schini  ne  fu  gran  priore;  1  3  cavalieri  dei 
ss.  Mauriz-io  e  Lazxaro,  fia'<{Uiili  Giusep- 
pe Piselli  commendatore  nel  i  707;  4  del- 
l'ordine di  s.  Paolo;  e  3  di  s.  Michele  in 
Francia,  Il  Marchesi  tra'cavalieridis.  Sle- 
fjiio  dice, che  il  cav.  Angelo  di  Filippo  An- 
tonio Prosperi  de'conli  di  Leinato,  fu  pe- 
rito nella  pittura  e  nel  disegno,  forman- 
do molti  quadretti  istoriati  con  figure  bel- 
lissime a  penna  (con  questa  1'  ingegnoso 
ludertino  Luigi  Alvi  esegui  mirabilmente 
ili  micrografia,  ma  intelligibile  senza  mi- 
croscopio, il  ritratto  e  mezza  figura  diGre- 
gorio XVT  somigliante  e  in  piviale,  cir- 
condalo da  una  guida  di  frondi  e  fiori  , 
elligie  e  ornati,  che  sebbene  sembrino  un 
disegnOj'^oao  interamente  composti  e  for- 
mati dalle  parole  del  testo  nel  Regola- 
mento  giudiziario  emanalo  da  quel  gran 
Pontefice,  a  cui  l'olfiù  in  quadrello  con 
be'versi  che  vi  pose  sotto:  il  Papa  mera- 
viglialo del  paziente  lavoro  lo  gradi  e  lo- 
dò, e  poscia  essendosi  degnato  donarmi 
il  (juadrello,  mi  vanto  di  conservarlo  e  Io 
tengo  in  molto  pregio).  Scrisse  Panfilio 
Ce>\,/ilogiuinpi'i'ieu/ii  Tiiderti dccorein, 
ci  cxccllculiu/n  virorwiiejusdeui  vivita- 


TO  D 


2  IO 


lis,  Tuderti  i632.  Il  i.° statuto  di  Todi 
fu  compilato  circa  il  1200,  Il  famoso  giu- 
reconsulto Bartolo,  appena  laureato  nel 
i334,  venne  in  Todi  a  sostenere  la  cari- 
ca di  assessore;  siccome  però  mancavano 
neh. "statuto  varie  cose  onde  stabilire  un 
giusto  e  ben  regolato  regime,  ne  fu  alti- 
data  la  correzione  all'altro  celebre  giuri- 
sperito Baldo,  ed  è  quellostalutoch'è  sta- 
to poi  sempre  in  vii^ore  fino  alla  sua  ul- 
tima abolizione.  Esso  era  stalo  approva- 
to in  uno  alle  altre  sue  leggi  e  privilegi 
da'Papi,  specialmente  Martino  V,  Calisto 
III,  Giulio  11,  Leone  X,  e  Clemente  VIIL 
Fra  le  prerogative  immemorabili  di  To- 
di eravi  (piella  della  zecca  con  diritto  di 
battere  moneta.  In  uno  de' rovesci  delle 
monete  lodine  si  rappresentava  s.  Fortu- 
nato iu  alto  di  benedire,  e  dall'altro  l'a- 
quila stemma  della  città  con  intorno  la  pa- 
rola Tudertiun.  Solto  Nicolò  V  del  i447 
cominciò  a  mettersi  l'arme  del  Papa  re- 
gnante, ovvero  le  chiavi  col  triregno,  ri- 
manendo però  sempre  da  una  parte  la  fi- 
gura di  s.  Fortunato  con  in  giro  Tadcr- 
luiìi.  La  soprintendenza  della  zecca  era  at- 
tribuita a'  consoli  de'mercanti,  che  dove- 
vano vegliare  del  suo  giusto  peso  e  sulla 
buona  qualità  metallica.  Nel  1  44^  ^^i^^' 
lo  V  e  nel  i  fs^^i  Pio  1 1  confermarono  al- 
la città  questo  privilegio.  Abbiamo:  jP/'O- 
spectus  peculiaris  Nurnnioruni  Tuder- 
tinnì  juxtcì  ordineiìi  aetatis,  etpoiidcris 
disti-ibutoruni.  Exst.  in  Parai.  Passe,  iu 
Deniptero. 

7'ut/c'r,  e  corrottamente  poi  Tyderte 
Tudcrluni, Ola  Todi,\v<x  ignota  la  sua  re- 
mota foiulazioue,  uva  vuoisi  che  rimonti 
a  molti  secoli  anteriori  al  principiodi  Ro- 
ma. Avanti  la  fondazione  di  quesl'  ulti- 
ma, non  vi  è  memoria  alcuna  di  Todi  ; 
il  suo  nome  però  non  dovea  essere  oscu- 
ro, uè  di  poca  considerazione  la  sua  po- 
tenza: nondimeno  fuori  delle  sue  monete 
nuibi  e  ed  elru>clie,  non  vi  sono  altre  me- 
morie lino  al  momento  in  cui  iu  assoti- 

o 

gettala  al  dominio  romano.  Marchesi  la 
chiama  antichissima  e  illustre  ctUà  dei- 


aao  T  O  D 

r  l  ridiriity  e  che  ne  iuiuno  fuiiiintut i   i 
veii-ctruschì-tu(lerni,clie  pi  ufes^aii do  spe- 
ciale culto  a  Milite,  n  ili  lui  onore  eics- 
.sero  un  l>cl  teiii|)ìo.  Il  FaltcscUi,  Miriia- 
tie  dt'iliulii  e  la  (n/jii^ni/m  tic' u  /tifji  i/i 
mezzo  (iti  liticalo  (ti  Sjictlclo.  osserva  che 
Sebbene  rUiiibria,«ecun(lu  gli  »critlori,si 
estendesse  Hno  al  fìtmic  linellii,  che  sboc- 
ca nel  Tevere  sotto  Oh  icoli,  e  coin[)i  eli- 
desse <pKSla  cillà  e  iNaiiii   (la  ipinle   al- 
tri allnbuiioiio  alU   Siibina),   run  An)c- 
lia  e  Todi,  tiillavin  tali  ciltìi,  l>encliè  oc- 
cupale talvolta  dall'  ambi/ione  de'  lon- 
gobardi, furono  uou  ostante  restituite  e 
considerale  sempre  nc*tein[)i  ih  mezzo  del 
ducato  riomano,e  non  di  ipieilu  di  >Spu- 
leto.  Il  Calitidi  i  chiama  Todi,  città  degli 
umbri,  e  che  molli  l.i  credei  onu  fondata 
da  Camese  negli  anni  del  mondo  1906; 
che  Catone  la  fd  edificata  da'veii-titnbri, 
ed  è  la  [)i  u  comune  si  nlenza;  l'I  mio  eGuaz- 
zo,  da'  vcii-etruschi-tuderni  ;  e  Dionisio 
con  Tolomeo  ne  alti  ibuiscono  l'origine 
agli  abiirigeui.  L'  epoca   delle  memorie 
certe  dt  Todi  comincia  col  dominio  che 
vi  esercitarono  i  romani,   il  quale   ebbe 
piincipio  circa  l'anno  4j'i>  J'  Roma,  per- 
chè al  dire  di  Aurelio  N'illore,  De  \.'i/i.si/- 
lu\tr.  ruiiutii.,  fualloiacheO.  Fabio  Ilul- 
liaiio  assoggettò  alla  signoi  la  di  quella  re- 
pubblica gli  umbri,  i  mar^i,  i  lasci,  i  san- 
tiìlì,  i  lucani.  Divenne  poi  municipio  e  co- 
lonia romana,  e  forte  la  1  .che  venne  de- 
dotta iieULinhi  la,  raccuiilando  l'Iiniu  e 
Front. no, /A-  (V(/o/h/>. che  a'tempi  ili  V'e- 
spasiauoeversol'annoy  I  2  di  Uoma  (Ve- 
spasiano nell'ìj?.?.  fu  assunto  all'impero, 
nel  712  regnava  Claudio),  vi  eranrj  nel- 
1   Umbria  due  sole  colonie,  cioè   l'odi    e 
«S'y;<//(<.Godè  allora  di  tulle  le  cai  iche,  edi 
lutti  i  dl^llnlivie  pi  erogali  ve  pro|)ri  tanto 
ad  un  municipio, che  ad  una  colonia.  IVr- 
tanto  ebbe  l'ordine  de'decurioni,  il  colle- 
j;io  aiigustnle  e  fliviale,  il  collegio  degli 
auguri,  ed  il  prefetto  delle  cose  sagre, co- 
me ne  fauno  fede  molle  lapidi:  quest'ul- 
tima carusi  era  tempre  sostenuta  d.i'per- 
kouaggi  più  lusigni  per  le  di^uilù  liccvu- 


TO  D 

le,  e  riuniva   proporzionala  mente   tutte 
({nelle  faccltii,chein  Uomn  com[)elevano 
al  l'ontefjce  Massimo  (di  cui  riparlai  nel 
tol.  LXXIII,  p.  280  e  Sfg.),  il  (piale  uvea 
in  cura  tutto  ciò  che  riguardava  la  reli- 
gione. Fiatanti  che  ne  furono  rivestiti  si 
conosce  solo  il  nome  di  certo  Nevio,  cli'e* 
ra  pure  tribuno  militare  e  decemviro,  e 
ipieslo  consta  da  una  lapide  riportala  dal 
Muratori.  Todi  fu  pure  ascritta  alla  cil- 
tadinanza  romana,  e  alla  Inbìt   Clustii- 
mina  nn.i  delle  principali  e  più  distinte  di 
Ruma. Distinti  i  tudertini  con  tanti  onori, 
contraccambiarono  i  romani  col  mante- 
neie  a  Uoma  fedele  alleanza  e  sincera  a- 
micizia:  nelle  gueire  ch'essa  sostenne,  i 
tiulcriini  dierono  sem|)i e  luminose  pro- 
ve ilei  loro  valore,  come  segiialameule  fu 
neda  2/ guerra  punica,  nella  quale  essen- 
dosi disliiilo  Lucia  Crista  padre  di  7  figli, 
Silio  llalic(i  ne  cantò  le  gloriose  imprese. 
Sigonio.  Fesloe  Stiabone  chiamano  To- 
di città  chiara  ed  illustre,  e  Stefano  di  Bi- 
sanzio ne  parla  con  dislinzione.Dovea  es- 
sere splendida  |*er  monumenti  e  assai  rie* 
ca,  poiché  allor(|uando  M.  Licinio  Cras- 
so tornò  Irionfaiite  iiiPk^oma,a  Vendola  sac- 
cheggiala, ne  riportò  con  se  molli  tesori, 
come  riferisce  Plutarco  nella  sua  vita;  e 
per  quel  fililo  Siila  ne  diuiostrò  dispiace- 
re e  dispetto,  nel  venirne  in  cognizione; 
e  Crasso  |)er  la  sete  dell'  oro  mise  poi  a 
sacco  niiihe  altre  regioni,  divenne  il  più 
opulento  de'roinani,  finché  i  parli  aven- 
dolo pieso  gli  colarono  Toro  lupiefatto  ia 
bocca.  ÌSella  caduta  dell'impero  romano, 
enell'irruzionede'baibai  i,  la  città  incoil- 
tri)  il  medesimo  fatale  destino,  a  cui  sog- 
giacipie  liiltn  Italia:  non  solili  però  mai 
da'  baibiri  domili. ilori    né  stragi,  né  iii- 
cendii,  né  rovine  sleruiinaliici  ;  ma  notto 
i  goti  questi  esigerono  ra'nnuo  tributo  di 
due  giovani,  che  prendeva  il  duce  goto  a 
suo  piucinienlu.  Però,  le  paterne  cure  del 
MIO  santo  vesco\o  Fortunato  liberarono 
'l'odi  da  ipiesto  grave  e  allliggi'iile  peso. 
La  meiiiiina  di  tale  fitto  si  solennizza  lui- 
loia  m  luUa  la  iliucusi  u'3u  giugno,  con 


T  O  D 

farsene  ri  meml)ranza  ne'clivini  ii  Hi  zi  con 
proprio  «jfTizio  nella  chiesa.  Nel  55i  ne' 
suoi  dintorni  Narsele  riportò  contro  To- 
tila  re  de'  goti  la  vittoria  in  cui  quel  bar- 
baro perde  la  vita.  Nel  5qo  1'  esarca  di 
Bavenna  Roojano,  mentre  già  Todi  flìce- 
▼a  parte  del  ducato  Romano  (che  descris- 
si a  Roma,  rilevando  che  ad  esso  appar- 
tenne Todi  e  non  all'Umbria,  per  quan- 
to pure  notai  a  Spoleto),  l'occupò  con  al- 
tre città  del  medesimo.  Indi  pervenne  io 
potere  de'Iongobardi,  ricuperata  dall'e- 
sarca nel  5g5,piìi  volte  soggiacque  al  do- 
minio di  que'barbarijCon  altre  città  e  luo- 
ghi dell'Umbria  e  del  ducato  Romano.  Il 
Papa  s.  Gregorio  II  dopo  avere  con  inde- 
fesso zelo  procurato  la  conversione  del- 
l'empio iconoclasta  Leone  III  V Isaurico 
imperatore  d'oriente,  dopo  il  726  lo  sco- 
municò ed  assolvè  gì'  italiani  dal  giura- 
mento fatto  e  da'lributij  onde  ribellatasi 
l'Italia  al  fiero  principe,  il  ducato  Roma- 
no si  sottopose  alla  Sovranità  de'Papi  e 
della  s.  Sede,  insieme  a  Todi  che  n'era 
compreso,  e  così  ebbe  origine  su  di  essa  il 
dominio  temporale  de'Papi,  soltanto  tal- 
volta interrotto  dalle  vicende  politiche, 
dalleguerreedallefizioni.  Regnando  De- 
siderio re  de'Iongobardi  e  il  Piipa  s.  Pao- 
lo Idei  757,  si  composero  con  solenne  pla- 
cito, a  cui  intervennero  i  messi  regi  e  i 
deputati  pontificii,  alcune  differenze  so- 
pra i  confini  del  territorio  di  Todi,  che 
già  possedeva  per  la  circonferenza  di  100 
miglia  romane,  colle  vicine  città  di  Peru- 
gia, Spoleto  e  Asisi  :  questo  vasto  territo- 
rio la  città  lo  possedè  sempre  pacifica- 
mente, fino  al  riparto  teniloriale  ordina- 
to da  Leone  XII  e  pubblicato  nel  1827, 
pel  quale  ne  fu  distaccato  circa  due  terzi. 
L'atto  del  placito  per  la  teiminazione  ter- 
ritoriale si  rogò  da  Pascasio  diacono  del- 
la chiesa  di  Todi,e  si  conserva  nel  suo  ar- 
chivio segreto.  Nel  1773  si  pubblicò  in 
Ptoma  colle  stampe  nel  libro:  Defhiitio 
fiiatiiii/lgri  tudcitìiii  ex  aurtoritatt-Dc- 
sidcììi  rcgis  Longoìiardorum.  Nel  778 
a  i&lauza  di  Adriano  1,  Curio  Magno  viu- 


TO  D  221 

sa  Desiderio  che  agognava  al  dominio  di 
Roma  e  del  suo  stato,  die  fine  al  regno 
de'Iongobardi, confermò  eampliòil  prin- 
cipato temporale  della  chiesa  romana. 
Carlo  ìMagno  sublimato  all'impero  d'oc- 
cidente da  Papa  s.  Leone  HI,  ebbe  a  suc- 
cessore Lodovico  I,  il  quale  nell'S  i  7  eoa 
diploma  confermò  a  s.  Pasquale  I  e  suc- 
cessori, ed  a  S.Pietro,  i  domini!  tenrporali, 
inclusivamenteaRoma  cìiin  Ducato  suo, 
Oììinihus  territoriis  ejus.In  Tiisciac  j)ar  • 
tìbiis  (cioè  nella  Toscana  de'romani,  par- 
te allora  del  ducato  romano  detta  oggi 
Patriinoìiió)  idcst:  Polimartiian,  Tode, 
Perz/.v/^m  ec.  Diversi  Papi  onorarono  di 
loro  presenza  Todi, ed  il  i.^di  cui  se  ne  ha 
conoscenza  fu  Silvestro  II  nel  1  002, il  qua- 
le vi  si  condusse  con  l'imperatore  Ottone 
HI,  e  vi  celebrarono  il  s.  Natale.  Nel  dì  se- 
guente alla  presenza  dell'imperatore,  il 
Papa  vi  tenne  un  concilio  di  molti  vesco- 
vi italiani,  fra'quali  eranvi  pure  3  tede- 
schi, e  decisero  sopra  alcune  doglianze  a- 
vanzatedaTangmaro  contro  il  proprio  ve- 
scovo d'Hildesheim,  e  il  querelante  vi  ri- 
portò buon  provvedimento:  alcuni  Io  ri- 
portano al  1 00 1  ,e  lo  dicono  celebrato  do- 
po quello  di  Roma  pure  in  tale  anno  e 
sopra  lestesse  lamentanzejuia  non  si  han- 
no né  gli  atti,  né  i  canoni,  ed  il  solo  Ar- 
duino ne  tratta  al  t.  6.  Nel  decorso  di  que- 
sto secolo  XI, Todi  seguendo  l'andamen- 
to delle  cose  d'Italia  di  quell'  epoca  tur- 
bolenta, anch'essa  si  fece  libera  nel  reg- 
gimento, e  prepose  al  suo  governo  due 
consoli  che  riunirono  in  loro  il  potere  giu- 
diziario e  amministrativo.  Nel  io54,  ri- 
ferisce Pellini  neW  Hi  storia  di  Perugia, 
i  perugini  mossero  guerra  ad  Asisi,  in  fa- 
vore della  quale  si  dichiararono  i  todini 
e  i  folignati,  che  per  le  fazioni  poc'anzi 
cominciale  in  Italia  tra  gli  ecclesiastici  e 
gì" imperiali,  erano  contrari;  e  pare  che 
Asisi  toltasi  alla  divozione  della  Chiesa  a 
favoredcgrimperiali,ebbe  a  fautori  i  to- 
dini e  i  folignati.  Successero  tra  le  parli 
aspre  guerre  e  grandi  uccisioni,  per  cui 
tutto  lo  stato  della  Chiesa  si  alterò.  Due 


7ia                      I  ()  D  T  ()  I) 
onni  ilopo.i  nuMlesiiiii  lodmi,  nsisniiì  e  fu-  te  tali  due  inmi.  Fuallurn  clic  per  le  ma- 
lii;iiali,  ii)cs>c  iiisiriji- If  loro  gelili,  mula-  lene   t^indiziaiic   si   flesse    un    li  ìIjdii.iIc 
roiio  u  ilniiiio  tlegli  oi  vicluni,  e  coulio  i  pto|iii(>coii  tiii  giudice, clicfu  (ietto  il  pò- 
sij;Dori  diTilipnoiK»  sotto  pivk'siodc'coti-  desta,  come  nlliove;  furono  a  questo  ns 
(ini  ili'lia  inuiitaguu.  Gli  uivielani  qiiin-  segnati  per  iinpuosaliu-ìu  5oo  fiorini  d'u- 
<li,ptit)ulnie(li  ioiqic|)ub!jlica.coii  buon  io,  e  dovea  essere  sempre  un  i'!>traneii  ; 
iiinDeiodi  niilÌ7Ìe  s'avviarono  vei  so  Mar-  per  i'amininistialivo  se  nediè  l'incanoo 
Sciano,  jillorudt-'coiili  di  lìorgoi^na,  1  rpia-  o'dcceinviri.  Ma  iiienlre    Innocenzo    III 
li  con  l'aiuto  ile'peiiigini,  clic  a  loro  lavo-  giiaienliva  lo  sialo  ccclesinslico  da  ogni 
re  uveano  armata  la  gioventù,  ed  insie-  pericolo  esterno  e  curava  la  tranquilliti* 
me  entrai  ono   nel  tcriitoiio  di  Todi,  e  interna,  e  goileva  per  l'apiioggio  conre- 
fatti  notabilissimi  danni  con  1'  armi  e  il  dulo  a  tutti  gli  anticlii  dirilti,  per  la  lir- 
luoco,  si  titirarono  poi  alle  |)n>piie  ter-  ma  con>erva7.ioiie  delle  leggi,  il  fruito  di 
le.  ISel  declinar  del  secolo  XI, 'ludi  fusi-  sue  tnergiche  ^()!Ieciludini  nel  rimettere 
gnoreggiata  dalla  celebre   gran   conlessa  il  patrimonio  di  s.  Pietro  nelle  precedeii- 
J/////7r/«',eroinade  la  Cbiesaa  cui  accieb-  ti  sue  giurisdizioni;  narra  l'Ilurtcr  nella 
be  noinbilnienleil  principato,  perla  do-  Storiti  d' Iniioccnzo  Ut,  all'annoi  loy, 
nazione  del  suo  ampio  dominio.  Nel  se-  clie  la  città  di  Todi  però  fu  delle  ultime 
colo  XII  comiiiciandoa  pullulare  le  cru-  a  cpiiclaie  le  sue  inle>line  disonnile.   Nel 
deli  (azioni  (ie'.;w^<7// seguaci  del  l'apa,  e  lungo  tlurare  di  queste,  fra  nobili  e  cil- 
de'^'////.(7/////  partigiani  dell'impeiatoie,  l.idini,  gli  uni  |)igliavano  le  armi  contro 
nnclie  Todi  lu  lacerala  da  esse.  Gl'impe-  gli  altri;  quindi  arsioni,  morti, rapine, de- 
rntori  Federico  1  e  poi  il  fìglioEnrico  \  I  vastazioni, gli  uomini  brutlaraenlesmcin- 
()C(U|)aionomolta  parledelilominio  pou-  biali,  distiulle  le  messi,  senza  clic    mai 
li(ìcio,comeil  ducatodi  Spoleto  e  la  con-  riuscir  si  potesse  a  riconciliarli  {\:ì\  loro, 
tea  d'Asisi,  non  die    iodi.  Divenuto  l'a-  Finalmcuteil  vescovo, a  forza  di  zelo, per- 
pa  nel  i  i  %.\6  Innocenzo  111, stabilì  il  fermo  venne  ad  ellettuare  un  accordo  e  a  imliir 
proponimenlo  di  iicuperure  il  tolto,  clic  le  parli  a  sottoporre  le  loro  (pieslioni  ai- 
ancora  occupavano  i  capitani  del  defun-  la  decisione  della  Sede  apostolica.  Infatti 
lo  Knrico  \\  e  contro  le  sue  ultime  di-  si  pre^enlal•(lno  dinanzi  al  Pa,)a,cbe  Irò- 
sposÌ7.ioni.  l'citanl<j  costrinse  i  ilomina-  v.ivasi  a   Viterbo;  e  <picsli,    tallo   prima 
tori  ad  abbandonare  i  possedimenti  ilclla  giurar  da  essi  d'accettare  il  suo  giudizio, 
Cbiesu,  iticlosivaiucnte  a  Todi,  cui  con-  lirminì)  le  loro  contese  e  (udmò  si  cuin- 
fermò  la  sua  giurisdizione,  recandusi  di  pilasse  una  scrittura  dove  fosse  dicbiara- 
persona  nelKi  citlà  e  nel  ducato  di  Spide-  tu  il  modo  con  cui  dovcano  condursi  in 
to  neiraimosiesso.duiando  il  viaggio  dal-  nvvemie.  Il  potere  clie  a  «piell'epoca  n- 
la  festa  di  s.  l'ielro  a  (piella  d  Ognissan-  veaToili  nel  fusi  temere  e  rispettare  dal 
ti,  come  iilk-Nla  il  Fellone,  ì)v\'iii<j^>^i  de  1' altre  vicine  cillìi  indusse  nel   laoH   la 
Pantcfni.  Giii  iKilai  nel  voi.  \l,p.  i54,  cita  d'.-/m«7/V/ (ilella  quale  tornai  a  Irat- 
clie  Innocenzo  III  m  Todi  eonsagròidcu-  lare  nel  voi.  L\IX,p.  4^),  e  m-'l  •  2*4  '" 
ni  nllari,  giurandogli  fedeltà  i  baroni  e  i  ciltii  di  7V/v//,  ad  assoggettarsi  al  suo  dò- 
cittadini.  Il  l'apa  iipprovì)  con  un  breve  iniiiio.  giurando  vobjiitaria,  iedele  e  illi- 
il  regime  di  Todi,  nmminisliatu  da'due  inilala  smUlilan/.a,  e  pagare  annuo  tribu- 
coiisoli.  Ma  poclii  anni  dopo,  conosciutosi  lo  a  titolo  ili  vassallaggio.   Inoltre   iodi 
per  esperienza  da'todini  die  due  sole  per-  successivamente  sottopose  al  suo   doini- 
•oiie  non  potevano  disinipegnare  alluri  nio  e  rese  tributarie,  nel   i  l9.o  la  terra 
così  niolUplici  e  (li«p<iuili  ilei  gimliziaiio  di  («iove,  nel  i  •ì.'\\  il  castello  di  Mcssciia- 
e  aoimiuislialivu^  ruolvcrunu  di  scpaiU'  no,  ncli25('>  Fiicuzulu.  Tru  le  cilUi  tbc 


T  O  D 

l'imperatore  Federico  li  usurpò  allacliie- 
sa  romana,  vi  fu  anche  Totli  col  suo  ler- 
rilorio.  Urbano  IV  dopo  aver  islltuilu  iu 
Orvieto  la  festa  del  Curjius  Domini,  a\) 
selten)brei  ?.64  da  della  clllàsi  porlo  a 
Todi:  ivi. pervenuto,  si  seiiù  d'improvvi- 
so indeJiolito  a  segno  che  non  |)oleva  so- 
stenersi in  piedi.  Di  giorno  in  giorno  cre- 
scendo il  male,  col  consiiilii)  dc'cardinali 
e  coll'aiulo  della  lettiga  parù  per  Peru- 
gia, ma  venuto  all'eslreuio  della  vila,  e 
ii'imatosi  in  Deiuta,  die  giace  sulla  via 
Tudertea  metà  della  bella  pianura  peru- 
gina, a'  2  ottobre  ivi  s[)ii()  dopo  alcuni 
giorni,  ed  il  cada  vere  fu  portato  nella  cat- 
tedrale di  Perugia.  Kel  I2(ì6  i  perugini 
guclij  combatterono  in  favore  della  (diie- 
sa  Todi  e  Amelia,  dando  il  guasto  a'din- 
torni,  specialniente  diTodi.  Neh  26<S  ten- 
ne il  primato  iu  Todi  Ugolino  IV  de  con- 
ti ili  Basco,  pili  doniiiiaiite  che  capo  de' 
liberi  cilladuii:  valoroso  in  guerra  e  [lO- 
lente  pe'suoi  feudi  di  Monte  .Marano,  del- 
la l'ieve  Torrina,  Roccbetta,  Guardei, 
MarutOjCaspiano,  Monte  s.  Polo,  Digna- 
no,  Gualdo  Cerreto,  Valle  Caldaria  e  di 
altre  giurisdizioni  ;  onde  si  fece  grande- 
niente  rispettare  da'  popoli  circonvicini, 
lNeli2C)2  Todi  rese  tributaria  la  terra  di 
Giano.  Elevalo  nel  1294  al  pontilicalo 
Bonifacio  VII!,  già  canonico  della  catte- 
drale (fìji  se  fatto  dal  suo  7Ìo  Pietro  Cae- 
lani  vescovo  di  Todi  o  a  sua  istanza),  non 
dimenlicòcjuesla  chiesa, rarricclù  di  mol- 
ti e  rari  privilegi,  aumentò  di  co[)iose  reu- 
dite la  massa  capitolare,  e  distinse  la  cit- 
tà con  onori  e  privilegi.  Nel  1  3  1  1  per  de- 
creto de' decemviri,  onde  tutelare  la  si- 
curezza del  proprio  paese  e  farsi  li'^pet- 
lare  al  di  fuori,  in  cpie'leinpi  di  fazioni  e 
lagrinievoli  per  lo  slabiliuieuto  della  re- 
sidenza pontifìcia  in  Avignone, fu  stabi- 
lito, che  le  rovinose  e  prepotenli  milizie 
avventuriere  fo>seio  abolite, ed  invece  se 
ne  formasse  una  propria  composta  da'suoi 
cittadini.  Laonde  fu  ordinalo,  che  il  nu- 
mero de'cavalieri  dovesse  essere  di  1000, 
(piello  de'pedoni  Seco;  nel  caso  poi  che 


T  O  D  •j.iZ 

il  bisogno  avesse  chiesto  un  accrescimen- 
to ili  forze,  venne  statuito  che  si  sarebbe 
pioo  un  uomo  per  fuoco;  quindi  nel  bre- 
ve termine  d'8  giorni  si  formò  un  eser- 
cito di  2000  cavalli  e  di  5ooo  fanti,  in 
conseguenza  maggiore  del  disposto.  Si  co- 
struirono pure  in  diversi  [>unti  sul  con- 
fine del  territorio  34  fortilizi,  che  si  pre- 
sidiavano da  sufljciente  numero  di  mili- 
zie, mercè  le  quali  Todi  era  senipie  pron- 
ta a  respingere  qualunque  improvvisa  ag- 
"ressioue  delle  vicine  città.  Dindo  de'cou- 

o 

fidi  Basco,  fjgliodel  suddetto  Ugolino  I V, 
si  acquistò  colle  sue  prodi  azioni  il  cre- 
dito d'eccellente  guerriero,  onde  venne  a 
gara  richiesto  per  condottiero  d'armi.  I 
lodini  più  d  una  volta  provarono  i  van- 
taggi della  sua  militare  perizia,  e  la  fa- 
zione ghibellina  delle  città  limili ofe  lo 
scelse  per  capitano  generale  nel  i  3  1  3.  in 
questo  dimofando  1'  im|ieratore  Enrico 
VII  in  Firenze, mandòa  Toili  messeiGlii- 
no  di  Lapo  degli  Uberti  come  ambascia- 
lore,  onde  ottenere  soccorso  di  cavalli  e 
di  fanti.  Pel  suo  potere,  Todi  fu  ricercata 
seuìpre  d'alleanza  e  d'aiuto  d.dle  vicine 
città,  così  fecero  i)iù  volle  Bevagna,  l"o- 
ligno,  AsUi,  Terni,  INarni,  Amelia,  e  ne 
sperimentarono  a  vicenda  la  condisceu- 
denzaeil  rigore. In  più  incontri  i  lodini  si 
meritarono  la  considerazione  e  la  diilin- 
zionedidiversi  sovrani.  Inoltre  Todi  pre- 
stò aiuto  in  varie  circostanze  e  leuipi  a 
fiorentini,  a'sanesi,  a'vitei  besi,ed  alla  sua 
volta  ne  fu  soccorso  ne'bisogni,  come  fi  a 
le  altre  occasioni  accadde  nel  i323,  che 
assediali  dal  prefetto  de  Vico,  spedirono 
ambasciatori  ad  Uguccione  Ricci  gonfa- 
loniere di  Firenze,  i  quali  essendo  slati  ri- 
cevuti in  pieno  senato,  esposto  il  motivo 
di  loroambasceria, ottennero  quanto  de- 
sideravano, e  col  soccorso  avuto  scampa- 
rono il  sovrastante  pericolo.  !nlanl<jnel 
i3iq  Orazio  d'Egidio  Asiancolli  nobile 
lodino,  ebbe  la  custodia  della  ciltà  e  di- 
stretto di  Toili.  Ma  non  molto  dopo  com- 
postele leggi  municipali,  forse  per  gelosia 
di  sua  potenza,  fu  con  altre  case  primarie 


a?4  T  O  D  T  O  D 

«•srliisodnlfiovcrnocliTodicsiiocontnilo.  Todi  nell'epocn  di  «iia  indipcn«lonia,  vi  ò 
IVcl  I  3  I  onvcnTodiasstipqellalonl  snodo-  rcspiipnn7i(tin'  d'()rvif(o  nel  poiilidcatu 
minio  Cesi,  indi  nel  i  3?.  3  l'oieliciin,  e  poi  di  Oiovnnni  XXII,  eia  rese  per  vai  io  lem - 
nel  I  33o  s.  (iftnini.  Piinin  di  (jocslo  leni-  pò  li  dmtaiia.  Quel  Ponlclloe  però,  mal 
pò  avendo  Todi  sostenuto  varie  gnene  soIlVendo  ipie-la  occupazione,  da  A  vigno- 
Con  di  verso  esito,  sia  co'pi-'i  tigini,sia  co}»!!  nefultninòrinterdetlocontio  i  tudini,l.iii- 
eiiguhini,  sin  cogli  spolctini,  nel  i  338  Fi-  to  più  poi  perchè  essi  avcanu  scolpilo  «olla 
ien7cfii  liberata  dn'rnali,  di  cui  la  minac-  porla  della  vinta  città (]iiesta  epigrafe:  7'u- 
clava  Lodovico  \  il />\/i7//n,  perclir  i  lo-  tlcrlcs  l  rln  iin'cltrcni  crpiii^run'cninf. 
din!  nvemlo  scoperto  il  trattato  d'Orvie-  IS'on  ostante  recclcsiasticlie  censure,  [)ro- 
lo  e  minacciando  questa  città,  Lodovico  seguirono  i  todini  a  esercilaie  in  Orvieto 
V  per  difenderla  si  accampò  di  nuovo  il  loro  dominio;  tuttavolla,  passalo  qual- 
pressoTodi,  non  ostante  che  avesse  rice-  che  tempo  vi  rinun7Ìarono,  e  Papa  Inno- 
\uto  dalla  nudesitna  4ooo  fiorini  d'oro,  cenzo  VI  li  assolvè  dalle  pene  canoniche 
plirchè  non  avesse  traversalo  il  suo  ter-  e  dalle  tenipoialiproniolgate  contro  di  lo- 
l'itorio,  e  COSI  Firenze  fu  liljeiatn  d'ogni  ro  per  res[)iignazione  di  delta  città;  per 
timore.  Lodovico  V  per  pretendere  al-  avere  ricevuto  in  Todi  gli  erelici  e  sco- 
l'impero  e  proleggere  gli  erelici,  fu  sco-  municati  Lodovico  V  il  /?rt\'^ro  e  l'anti- 
municalo  da  Giovanni  XXII  ;  come  so-  papa  Kicolò  V;  per  avere  violentemente 
stennlo  da'ghiheliini,  a  suo  dispettosi  re-  occupato  il  castello  di  s.  Gemini,  e  per 
co  in  Uoma  nel  i  3?.«S  e  vi  fu  coronalo,  in-  aver  commesso  altri  eccessi.  Il  Papa  colli- 
di elesse  rnntipopa  Nicolò  V;  (luche  op-  partì  tale  assoluzione  a  niez/o  del  vesco- 
pressi  i  romani  da  aiiihedue,a  (uria  di  sas-  vo  Degli  AUi,  poiché  i  lodini  aveano  ri- 
sate h  costrinsero  alla  fuga,  ainmazznn-  ausato  di  ricevere  nella  città  il  cardinal 
do  diversi  tedeschi  suoi  soldati,  a'4  J'go-  Giovanni  del  titolo  di  s.  Teodoro  legato 
slo.  L'  antipapa  co*  ^  cardinali  creati  in  apostolico,  venendo  inoltre  la  città  reiii- 
Ti^-oli,  erasi  ritiiato  a  Todi,  ove  tosto  lo  Icgratadeglianlichionorieprivilegi.Meu- 
raggiunse  Lodovico  V.  Questi  e  1'  auti-  tre  Todi  era  allacciala  dalle  censure  e  pe- 
papa  sagrilegamente  spogliarono  il  tem-  ne,  l'audace  tribuno  Cola  di  Rienzo  nel 
pio  di  s.  Fortunato  de'  suoi  tesori,  di  i3.f7  tentò  in  Roma  di  farvi  rivivere  la 
cui  lo  avea  arricchito  la  pietà  de'  fede-  spenta  repubblica  romana,  e  si  fece  pro- 
li, celebrata  fino  da  s.  Gregorio  1  nc'suoi  clamarne  tribuno.  Quindi  slrinse  alleaii- 
Dialn^hi.  Indi  Lodovico  V  e  l'antipapa  za  con  varie  potenti  città,  e  cc'rcò  cpicila 
si  ritirarono  n  l'isa,  facendovi  il  i*  il  suo  pure  di  Todi,  oiulc  |)er  guadagnarsene  l'a- 
ingresso  a'  3  gennaio  i  3?.f)  con  pompa  e  inicizia  le  mandi)  in  regalo  unoslendar- 
accompagnatoda'suoi  falsi  cardinali.  Uac-  do  da  portarsi  dalle  sue  milizie;  e  la  città 
conta  il  Rlaicliesi ,  che  Lodovico  V  con-  grata  a  (piesla  distinzione,  spedì  in  Uo- 
cesse  n  llanieii  degli  Atti,  potente  fami-  ma  a  ringraziarlo  A  inaldo  Caroccio.  Non 
glia  di  Todi,  il  dominio  di  sua  patria,  col  andò  guari  che  il  Papa,  avendo  cosliello 
titolo  di  vicario  imperiale;  onde  poi  di-  l'ardito  UijEnzoadcp(jirc  l'insegne  Iribu- 
Tcrsi  di  tal  famiglia  la  signoreggiarono,  nizie,  lo  fececondurrepiigionein  Avigno- 
come  Giovanni  degli  Atti  se  ne  fece  tiran-  ne.  Avendo  Innocenzo  VI  invialo  in  llu- 
nopiofitlando  delle  lui  bolenze  di  Uoma,  lia  il  celebre  cardinal  Albornoz,  per  ri- 
fortilieandosi  lull'assoluto  comando  con  cupeiare  i  dominii  della  Ciiiesa  usurpa- 
pnssenti  allincnze, pigliando  in  isposaCa-  li  da'  liianiii,  il  Pap.i  con  breve  «le  7.2 
milla  Iiaglioni  figlia  di  UidoKb  signore  di  dieembie  i  3)4,  duetto  al  cutnune  e  pò- 
Spello,  di  Cannala  e  altre  terre.  Fia  le  polo  di  Todi,  lo  colmò  d'elogi  e  gli  pro- 
imprcscgucrrcschemctuorubilichc  vanta  digò  i  piìi  alfelluosi  ringruziumcnli,  per- 


T  O  D 

che  avea  somministralo  a  tal  suo  legalo 
in  Roma  3  schiere  di  furili  e  2  bande  di 
cavaMi,  COI)  che  e  co'  soccorsi  ricevuti  da 
altri, potè  provvederea'bisognidi  sua  mis- 
sione e  coiileuere  i  jìopoli  del  Lazio  do- 
minali da'prepolenli  signorotti. 1  pubblici 
alFaii,  oltre  i  decemviri, si  discutevano  nel 
consiglio  composto  di  600  persone,  dal 
quale  erano  sanzionati  o  rigettati. Nel  pon- 
tificalo d'Urbano  V  e  nella  legazione  del 
cardinal  Slagno,  la  costruzione  della  roc- 
ca iu  cima  al  colle,  che  rese  inespugna- 
bile in  que'lempi  la  città,  fu  sanzionata 
dal  decreto  di  quell'adunanza.  Ma  come 
rilevai  in  principio,  pochi  anni  contò  di 
vita  questa  fortezza,  perchè  riuscì  di  sti- 
molo e  d'appoggio  alle  sfrenale  passioni 
d'ambizione  e  di  vendetta. Urbano  V  con- 
siderando la  dignità  pontificia  come  esi- 
liata al  di  là  de'monli,  mentre  era  in  A- 
vignone,  risolvette  di  portarsi  in  Roma  e 
vi  fece  il  solenne  ingresso  a'  16  ottobre 
iSGy.  Volendo  indi  richiamare  all'ub- 
bidienza i  popoli  a  lui  soggetti  nel  domi- 
nio temporale,  fu  compreso  fra  questi  an- 
cor quello  di  Todi.  Il  comune  ne  formò 
causa,ailegando  in  appoggio  di  sue  preten- 
sioni un'  assoluta  indipendenza  di  qual- 
che secolo,  e  i  migliori  giureconsulti  di 
quel  tempo  scrissero  a  favore  de'  diritti 
di  Todi:  l'intera  posizione  di  questa  causa 
si  conserva  tuttora  nell'archivio  segreto 
della  città.  In  seguito, persuasi  i  todini  da 
più  sani  consigli,  tornarono  sudditi  della  s. 
Sede,  riservandosi  però  privilegi  ed  esen- 
zioni illimitate,  come  leggesi  neh'  istro- 
mento  di  concordia.  Tornalo  il  Papa  in 
Avignone,  gli  successe  Gregorio  XI,  e  per 
la  sua  assenza  da  R.oma,  neh  876  seguen- 
do l'esempio  d'altre  molte  città  ch'eransi 
di  nuovo  sottratte  dal  dominio  papale,  do- 
po di  Città  di  Castello  e  Perugia,  Todi 
fu  la  3.^  a  levarsi  a  rumore  nell'Umbria. 
Questo  stato  di  cose  fu  breve,  poiché  vo- 
lendo Gregorio  XI  stabilmente  restituire 
0  Roma  la  residenza  pontificia,  vi  giunse 
a  i  7  gennaio  i  877,  e  subito  si  prese  cura 
di  far  loinare  al  suo  dominio  le  città  e 

VOL.  LXXVI. 


T  O  D  525 

luòghi  che  vagheggiavano  l'indipendenza. 
Nun  andò  guari  che  per  sua  morte,  eletto 
a'7  aprile  1378  Urbano  VI,  tosto  insorse 
il  furioso  e  lungo  scisma  d'occidente  per 
l'intrusione  dell'antipapa  Clemente  VII, 
che  recatosi  in  Avignone  vi  stabilì  una  cat- 
tedra di  pestilenza,  evi  fu  riconosciuto  da 
molti  popoli,  ed  i  todini  ne  seguirono  le 
parti.  Finché  illuminati  dell'errore,  nel 
1387  tornò  Todi  all'ubbidienza  del  le- 
gittimo Urbano  VI,  dopo  aver  per  diversi 
anni  riconosciuto  il  pseudo-papa.  Urba- 
bano  VI  avendo  ciò  saputo  in  Lucca,  a' 
4  luglio  scrisse  al  cardinal  Gentili  R.idoU 
fucci  legato  dell'Umbria,  d'assolvere  i  cit- 
tadini di  Todi  dalle  censure  incorse,  li  ri- 
conciliasse coUaChiesa,  e  componesse  l'in- 
testine discordie  che  affliggevano  la  città; 
mentre  al  vescovo  cardinal  Palosio  già  e- 
ra  riuscito  di  pacificare  con  formale  giu- 
ramento i  degli  Atli,ediClaravaHioChia- 
ravallesi ,  potentissimi  nobili  di  Todi  e 
principali  delle  fazioni  de' guelfi  e  ghibel- 
lini. Il  successore  Bonifacio  IX  nel  i3g2 
condannò  e  costrinse  al  perdonoMalalesta 
de'iMalalesti  de'signori  di  Riraini,  usurpa- 
tore diTodi,che  poi  gli  concesse  in  prefettu- 
ra per  10  anni,  coU'annuo  censo  di  3ooo 
scudi  d'oro;  ribellatosi  di  nuovo  nel  1 394, 
il  Papa  lo  scomunicò  e  privò  de'beni, con- 
cedendo Todi  ad  AndreaMalatesta  signo- 
re di  Pesaro,  confermandoglielo  poi  in  vi- 
cariato,  colle  rocche  d'Orte  e  Narni.  Pe- 
rò l'Amia  ni  nelle  Memorie  istoriclic  di 
Fano,  anticipa  la  signoria  di  Andrea,  di- 
cendo all'annoi  393  che  Fano  mandò  4o 
lance  in  Todi,  città  concessa  dal  Papa  ad 
Andrea,  perchè  il  conte  Giiidoda  Bagno 
suo  vicario  era  stato  cacciato  dn'todini, 
col  favore  di  Biordo  iMiche'.otli  da  Peru- 
gia e  di  Braudolioo,  che  poi  daPandol- 
fo  ed  Andrea  Malatesla  nella  stessa  città 
furono  fatti  prigioni.  Confermalo  Andrea 
nel  vicariato,  sollevatesi  poscia  contro  di 
lui  alcune  terre  dell'  Umbria,  fu  costret- 
to a  rinunziar  nella  provincia  quanto  a- 
vea  acquistalo  dal  Papa.  >'on  pertanto, 
grato  Bonifacio  IX  a  Pandolfo  Maiale- 


sl.i,|>e'ser«igicl>eini(U'va  nlInCliicsn.ron  ronispondriira,  ina  cri  iiulin  pri  liiilivo- 
fnniònl  frnlclln  Andrcn  i  «ioni  iniì  <li  lo  rione  ili*'  sempre  avriino  (IidionIi'hIo  %er 
(li  e  «Il  Orle,  il  tjiKilc  poi  sposò  l'oli&sciia  sola  s.  Cliitsa.  ^iell  }3  2  Ltig«Miin  IV  con 
lì<;lin  (li  LailisUui  le  (li  Nnpnli,  il  (jiialo  fci'i  in  vicaiìnto  Tosrnnclla  por  5  anni,  e 
prinripe  nella  sua  nuihizioncdi  (loiiiìnio  vi  aggiunse  la  signoria  di  Todi,  di  GimI- 
tenlò  poscia  d'  impadronirsi  di  l'odi,  ma  do  e  di  llispainpaiii,  a  Fraiicescu  Lodo- 
non  gli  rinsn  d  espugnarla.  A  pEnrci*,  \ico  Morza  de'con!idi  Colignola,col^;m- 
pn^1andodi  l'iiordode  IMitlulolli.ilissi  clic  iiuo  peso  di  pagai  i  3n  fiorini  d  oio  di  cn- 
lii  pure  signore  di  Todi,  ucciso  da'pci"-  mera:  Francesco  però  non  restò  uhludien- 
gini  nel  i3f)8.  riatlanlo  che  si  celebra-  le  olla  s.  Sede,  ed  a  suggestione  del  du- 
\a  il  concilio  di  Coslnnra  pcrdar  paccalla  ca  di  Milano  si  ribellile  la  gueiMcggiò,  oc- 
Chiesa,  r>i  accio  Foilcbi  acci  laniosocapi-  ciipando  buona  pai  le  de' suoi  duniinii  e 
Inno  lrc)\ni.dosi  alla  lesta  d'un  lloi  iilo  e-  pi  iiicipalmenle  la  IMaica,coll()  spcciox)  li- 
seicilo.nc  prolìllò  e  W'cc  diverse  compii-  loludi  lar  delle  compiislea  nome  del  con- 
sto; ed  avvicinandosi  nel  1416  a  Todi. nel  cibo  di  Ilasilca,  che  ricnlcitranle  col  l'a- 
di seguente  gli  ambasciatoli  della  città  padivcnnc  conciliabolo.  Nell'Uiiibria  ol- 
gliene  portarono  le  chiavi,  ed  egli  vi  ri-  tre  Todi  nel  1  433  invase  Amelia,  Terni  e 
mise  in  essa  i  Chiaravallesi  iuoruscili,  di  Otricoli,  per  cui  Eugenio  IV  si  vide  co- 
rbe i  perugini  sentirono  giandissiino  di-  si  rei  lo  concedere  a  I-'iancesco  in  vicarialo 
spiacele,  giudicando  ch'era  troppo  a  te-  personale  la  Marca  nel  I.434-  In  (jueslo 
mei  si  un  cosi  potcnle  nemico,  padrone  a' 12  maggio  fu  solloNcrillo  solenne  cnpi- 
d'uno  stato  e  di  tante  foize,  e  cos'i  vicino  lolntu  fra  Todi  e  il  conte  Fra ncsescu.  co- 
a'Ioro  confini;  infitti  poco  dopo  si  dierono  me  vicario  generaledellaChiesa,  e  con  esso 
a  lui  lutti  i  castelli  de'perugini,  e  nel  se-  fu  a'>iciiralo.  che  tutte  le  sue  legni  csta- 
guenlcanuo  s'impadroiiiaiicbe  di  Roma,  luti  municipali,  e  tulio  intero  il  suo  ter- 
seblieiie  breve  ne  fu  il  dominio,e  nel  14  '7  lilurio,  dovessero  essere  inviolabilinenlo 
roH'elczioiie  di  Martino  \  ,  già  legato  del-  conservali:  allreltantu  ricoiiobl>ero  a  f.i- 
rLinbria,laChìesa  ciò  slato  tornarono  in  vore  di  Todi  diversi  l'api.  Nel  i  4  4  •  s«'b- 
])ace.  Tanto  fecero  pure  ì  perugini  col  ri-  bene  lo  Sforza  avesse  sposalo  la  figlia  del 
iiietleisi  neirubbidienza  pontificia,  e  col  duca  di  Mdiiiio  ^  i>cuiili,  questi  nella  sua 
loro  esempio  in  seguito  anche  Todi,  s.  Gè-  inslabilit'i  cominciò  ad  operai  e  contro  <li 
mini,  Cesi  e  Asisi,  olire  altre  terre.  Nel  hii,siisritaiulogli.i  suodanno  FugeniolN  , 
I  42H  i  todini  richiesero  a'perugini  di  pa-  ed  oll'iendogii  le  sue  toize  sotto  ilcutuaii 
cificarsi  tra  loro:  a  tale  effetto  pregarono  do  del  celebre  Nicoli)  Piccinino.  Questo 
il  magistrato  (Il  l'ei  ngia  a  voler  loro  man-  capitano  intonto  cominciala  la  guerra  con 
dare  un  suo  eittadmo  in  Todi,  con  nulo-  molla  gente  d'armi  s'  inipadroiri  Hiieora 
litìi  di  potei  piutnellei  e  e  assicurare  a  no-  di  'lodi,  che  gli  fu  pei  Iratlalo  dagli  slessi 
me  del  magislrati)  medesimo  alcuni  |)io-  cittadini  ceduta;  laonde  allora  lo  Sfirr^ 
pri  ciltadini,  che  per  gravi  discordie  Ira  stimò  di  liatlencisi  nella  Marca,  |>crflc- 
loro  esistenti  desideiavaiio  d'essere  assi-  ciidirea'propri  iiileies«i,e  nel  1  444  '"  '''" 
curali,  e  di  venire  oll'atlo  della  pace  fia  cuperò.  Nicolò  V  nel  i44<)!('*'P'*  aver  dato 
loro  a  mezzo  de'perugini.  Questi  cos'i  gen-  a  ^ello  taglioni  Collazzone  in  vieanalo,  a 
tilniente  richiesti,  mandarono aTodi, con  cagione  della  peste  di  lìoina  si  portò  iiel- 
ompia  facoltii  di  piler  obblignie  le  cose  l'Umbria  e  inTodi.evi  dimori)  vari  gior- 
pnbblichc  nirordine,  niessei  Maiiotiodi  ni.  Narrai  a  Tf.rm,  che  nel  i449  '  Clara 
porla  Sansanne  notaio  ,  aHincbè  liice8.se  valli  o  Chiaiavallesi,  |Milcnle  famiglia  di 
di  tutto  per  pacificare  i  cittadini,  meri-  Todi,  sottoposero  od  essa  i  listelli  di  Ca 
tevoh  non  Milo  perla  vicinanza  e  buona  naie  e  l.nvenelli, riconoscendoli  per  fendo 


TO  D 

Recandosi  Pio  II  nel  1 45c)  ni  gran  congres- 
so eli  IMantovn.  giiiiilo  a  Todi,  si  fi  rmò  a 
dimorarvi  per  un  intero  mese,  colla  corte 
CI  3  cardinali,  e  vi  ricevè  gli  ambasciatori 
di  Carlo  VII  re  di  Francia  e  di  Ferdinan- 
do I  re  di  Napoli.  Altri  ritardano  la  ve- 
nuta di  Pio  li  in  Todi  ,  della  (piale  egli 
parla  ne'  suoi  Co/nnicntari,  altri  prelese- 
ro che  fu  l'ultimo  Papa  ad  onorar  Todi 
di  sua  presenza,  nia  in  vece  poi  ripiodui- 
rò  prova  in  contrario.  Indi  il  Papa  indi- 
gnalo con  Matteo  da  Canale,  d'  una  delle 
principali   famiglie  di  Todi,  per  avere  iei- 
cendialo  il  castello  di  Collicellodella  s.  Se- 
de, proibì  che  sidasse  a  lui  soccorso. INIeii- 
tre  Pio  II  nel  1464  erasi  lecato  in  Anco- 
na, onde  porsi  alla  testa  della  crociala  na- 
vale contro  i  turchi,  il  celebre  cardinal  di 
Cusa,che  dovea  portarsi  dal  Papa, fei  ma- 
tosi  perniale  in  Todi  vi  morì  l'i  1  ago- 
sto: tiasportato  il  suo  corpo  a  Roma,  fu 
sepolto  nel  suo  titolo  di  s.  Pietro  in  Vin- 
coli, secondo  la  sua  disposizione,  in  vene- 
razione alle  catene  di  s.  Pietro,  e  con  e- 
pitaflio  che  si  legge  in  Ciacconio,  ov'è  e- 
spresso  Tuderti  olnit.  Allorché  l' impe- 
ratore Federico  III  reduce  da  Roma  tor- 
nava ne'suoi  stati,  fermatosi  a  Marsciano, 
la  città  di  Todi  per  mezzo  di  ambascia- 
lori  Io  regalò  di  ricchi  presenti,  e  quel  so- 
vrano in  segno  di  gratitudine  accordò  di 
coronare  lo  stemma  patrio  colla   corona 
imperiale.  A  quel  tempo  regnava  Paolo 
II,  e  al  dire  del  Novaes  nella  sua  Storia, 
il  Papa  non  solo  dilatò  l'imperodella  chie- 
sa romana  con  l'  acquisto  di  varie  terre, 
con  Alviano  e  altre  nel  confine  del  Patri- 
monio coll'Umbria,  ma  fabbricò  varie  for- 
tezze e  riedificò  cjuella  di  Todi ,  per  te- 
nere in  freno  le  continue  discordie  de'cit- 
tadini,  spesso  resistenti  alla  sovranità  del 
Pontefice,  e  per  rendere  più  sicuri  i  con- 
fini coli'  Abruzzo.   Racconta   Pellini   nel 
1472,  che  essendo  stalo  ricercalo  a' pe- 
rugini da  Gio.  Antonio  Campano  vesco- 
vo di  Crotone,  commissario  del  Papa  Si- 
sto IV  in  Todi  per  alcune  discordie  citla- 
dine,a  dovergli  mandare  3oo  fanti  per  po- 


T  O  D  227 

ter  meglio  reprimere  l'insolenza  di  quelli 
che  a'suoi  ordini  non  avessero  voluto  ub' 
bidire,  il  magistrato  subito  neinviòijo 
atti  ad  ogni  fazione  ed  eletti  nel  corpo  del- 
la città  per  le  porle,  sollo  la  guida  di  A- 
verardoRIontesperelli  e  pagali  peri  5  gior- 
ni. Quindi  il  prelato  con  tale  aiuto  espul- 
se dalla  città  i  più  insolenti  lodini,  il  che 
riuscì  a  danno  d'  alcune  castella  del  ter- 
ritorio, poiché  poco  dopo  Malico  da  Ca- 
naledella  nobile famigliaClara valli  oChia- 
ravallesi  di  Todi,  uno  de'principali  fuo- 
ruscili,cacciatosi  nel  castello diQuadregli, 
l'occupò  con  danno  de'terrazz;)ni;ma  i  to- 
diiii  mandatovi  l'esercito, lori [)reseroe in- 
cendiarono pel  suo  peggio.  Aveiìdosapiito 
Matteo  che  le  milizie  lodine  doveansi  por- 
lare  al  castellode'Sanli, andò  a  incontrarli, 
li  vinse  e  ne  fece  molli  prigione,  fra'cpiali 
Atlorreda  Bevagna  milite  di  Braccio  Ba- 
glione.  da  lui  mollo  amato  e  tenuto  ca- 
ro. Nel  I  474^^'cndo  Matteo  ila  Canale  fat- 
to uccidere  in  Roma  Gabriele  di  Cata- 
lano degli  Atti,  ambedue  principali  fami- 
glie della  città  e  capi  delle  fi/ioni  che  vi 
erano,  indi  Matteo  parlilo  da  Roma  si  re- 
cò alla  patria  con  alcuni  fuoruscili  ese- 
guaci suoi,  e  con  100  fanti  che  nel  viaggio 
potè;  a  se  riunire.  Enti  alo  in  Todi  così  ar- 
malo, fu  cagione  che  la  parte  contraria 
degli  Atti  prese  l'armi.  Venute  spesso  le 
due  fazioni  alle  mani,  per  3  giorni  nella 
città  vi  fu  grandissimo  timore,  che  suc- 
cedesse strage;  finché  interposta  la  me- 
diazione de'magislrali,  si  fece  tregua  per 
8  giorni.  In  questo  tempo  i  priori  di  Pe- 
rugia saputo  i  tumulti  di  Todi  ed  altre 
novità  politiche,  si  olfiirono  al  luogote- 
nente del  legato  di  tutta  l'opera  loro,  ma 
furono  ringraziati.  Matteo  da  Canale av- 
vedutosi  poi  di  non  potersi  sostenere  in 
Todi,  prese  di  nuovo  learmi,pioinbòsul- 
le  case  de'nemici  e  ne  saccheggiò  molte; 
il  che  uditosi  dagli  avversari,  per  rappre- 
saglia fecero  altrelfanlo  alle  casede'  con- 
trari fazionati  e  ne  incendiarono  pure  al- 
cune, con  molto  danno  delle  robe  e  delle 
persone,  alcune  delle  quali  vi  perirono. 


a«8 


T  O  D 


Maitre  fn  follato  uscire  (Inlla  rill;i,r(l  i  ma- 
gistrati  ili  Pfnigiii,(lis|iinccnti  del  pulito 
da  To<li  oilesideraiuloi^li  prospnilii,  man- 
darono pt'ontainrnli-iJi.H-uniu  ili  Tiocon 
fbcdllà  «li  prc&tat>i  in  ugni  dilFerenza  a  no- 
tile pid)blico,  in  piova  deiraniirìrin  che 
l'ei  ligia  niiliivii  pe'lodini.ondepoi  finca 
scene  si  snnguinose  e  scand.ilo>e,e  percliè 
perseverasse  nell'  ubbidienza  alla  h.  Ghie- 
saeal  Papa.  Appena  l'iinibascialorc Gia- 
como esaurita  la  commissione  parù  daTo- 
di  per  Baschi  per  sedarne  le  dillcrenze  , 
il  cardinal  della  Rovere  legalo  dell'Um- 
bria e  poi  Giulio  II,  portossi  nella  città 
per  gli  avvenimenti  accadutile  come  an- 
cora Spoleto  era  in  rumore  ,  vi  destinò 
pi'ontaniente  alcune  compagnie  di  cavalli 
e  fanti,  sotto  la  guida  del  signore  di  Ca- 
merino e  di  Braccio  Baglioni,  i  quali  nel 
mese  di    luglio  giunti  in  Todi  senza  al- 
cuna resistenza,  Braccio  cacciatosi  nella 
rocca  fece  prigione  il  castellano  e  gli  al- 
tri, ignorandosi  se  di  proprio  arbitrio  o 
d'ordine  del  cardinale;  indi  i  due  capitani 
si  sparsero  per  le  case  de'ciltadini  e  ne  ru- 
barono gran  parte,  anzi  altri  seri  vonoche 
le  posero  tutte  a  sacco,  e  molte  con  gran- 
(lissin)o  danno  de'proprietaii.  Conoscen- 
do Sisto  IV  la  poca  intelligenza  che  pas- 
sava tra  Todi  e  Terni,  a  questa  vietò  d'in- 
tromelteisi  nelle  cose  di  (|uella, dalle  cui 
nios!>e  sì  difendevano  colla  rocca  di  Col- 
leluiia,  che  perciò  lorlificaiono  e  resero 
inespugnabile.  INel  successivo  pontificalo 
d'Innocenzo  Vili  e  neh 4^8  nelhj  stalo 
dellaChiesa  ri[i(illulaioiio  le  tremende  fa- 
zioni ile'giitUi  egliibelliiii,  epoisero  occa- 
.sione  a  'lodi,  Juligno  e  altri  luoghi  del- 
l'Liiibi  ladiscuotcìeildominioccclesiasti- 
co^ouile  il  l'a|ia  prese  le  opportune  provvi- 
denze per  i.ir  tornare  i  luimilluanti  in  (]uie- 
te  e  ubbidienti. In  tale  anno  i  iportaPellinì, 
the  i  todini  essendo  tra  loiu  in  discoidia 
>ciini-io  all'armi,  percliL-  alcuni  della  fj- 
zioiie  (  atalana  venuti  alle  mani  co'Chia- 
ravallesi,  ed  essendosi  dall'una  par  te  e  dal- 
l'oltia  feriti    molti,  Colino  di   Ghinoliò 
V  un  niocstroriuuccscuuicdicu  \i  iiuiusc- 


T  <)  n 

ro  morti. e  molti  della  fazione  ChinrnTal- 
li'se  furono  cacciati  fuoii  la  città,  con 
non  piccolo  disordine  di  tutto  il  popolo. 
\  iltorio  Chiaravalli  cittadino  di  Terni, 
I  adunato  un  esercito  d'Booo  nomi  ni,  mar- 
ciò a  danno  di  Todi,  rovinando  il  tciri- 
torio  il'Alviano,  e  ne  aumentò  le  tuibo- 
lenzc.  Continuando  le  guerre  e  vicende- 
voli uccisioni  tra'  lodini  e  i  ternani,  nel 
I  4f)7  fìualmente  si  pacilicarono.DipoiTo- 
di  provò  la  crudeltà  d' Allobello  suo  cit- 
tadino, che  lungamente  tiranneggiandola 
lordò  tulle  le  strade  e  le  case  di  sangue; 
e  mosso  da  un  furore  quasi  inferuale,  die- 
de alle  fiamme  e  al  ferro  tutte  le  campa- 
gne circonvicine.  A'cla  mori  degl'in  noce  n  ti 
si  mo8sero  le  anni  di  \  itellozzo  Vitelli  ca- 
pitano valorosodiCesareBorgia,enel  pon- 
tificato d'Alessandro  VI  l'empio  tiranno 
pagò  con  una  morte  piena  d'orrendi  stra- 
zi il  fio  de'suoi  misfatti,  rapine,  saccheggi 
e  stragi.  Ciò  avvenne  verso  il  1 5oo  in  Ac- 
quaspurla,  con  quanto  altro  riportai  nel 
vol.XLl  \,  p.  I  8^>.  La  po|)olazione  che  an- 
nualmente si  andava  sempre  aumentan- 
do per  le  fimiglie  che  venivano  a  domi- 
ciliarsi a  Todi,  fece  costruire  fuori  della 
citlà  de'  sobborghi,  che  esisterono  fino  al 
secolo  XVI, nella  cuie[>oca  a  cagione  delle 
terribili  pestilenze  che  alllissero  spietata- 
mente l'Italia,  essendo  morti  [>iìi  di  due 
terzi  de'suoi  abitanti,  deperirono  un'in- 
finità di  case  ch'erano  ninasle  abbando» 
nate;  ed  i  sobborghi  successivamente  an- 
darono allatto  distrulli,  non  rimanendo- 
vi oggi  di  loro  che  pochi  avanzi  di  mura 
che  circondano  gli  orli,  e  miserabili  abi- 
turi di  coloni.  Leone  X  con  breve  de' i  o 
aprile  i  5  i  7  esortò  ì  todini  ad  aiutare  i  pe* 
1  iigini  ,rh'erano  minacciati  dal  duca  d'Ur- 
binodella  Rovere, da  luispogliato  de'suoi 
slati;  dicendo  loro  di  sperar  mollo  nell'an- 
tico voloie  che  gli  a\ea  distinti. Si  a|)prcn- 
«ledal  p.  Gallico, /A'  lliiurihus  Hoiii.Po/f 
(ifii  uni  p.  I  79, che  nel  1  jSS  recandosil*ao- 
lo  III  da  Perugia  a  Rouia.r///' ///;w/f  27 
.y<  fìtcìiih.  lidlìilii  Missti,ilisccs.<ii  Prruxio 
s\iiu.s Roiiuiin  liicnliiitit.s a PontiJìcCyVl 


TO  D 

hospitatus  sitni  Tiiderti  etc.Die  sabbathi 
3  octohris  in  urbem  appuli  satis  super- 
que  defaligatus .  Pontijcx  vero  dì.scessit 
Pcrusio  die  jovis  ultima  septembris,  et 
Tudertum  ingressus  solemniter,  et  non 
ponti fìcaliter.  Die  generis  i ."  octobris 
venit  in  civitatem  Anieriae  cndcm  sole- 
tnnitnte.et  ibi liospita tus .^e\  \  5go  volen- 
do Sisto  V  erigere  il  vescovato  di  Peru- 
gia in  arcivescovato,  Todi  spedì  amba- 
sciatori al  Papa,  esponendo  the  questa  di- 
stinzione competeva  meglio  alla  loro  chie- 
sa; ma  quando  avesse  creduto  di  non  ac- 
cordarlo, imploravano  che  la  loro  chiesa 
mai  non  vi  fosse  assoggettata:  furono  ac- 
colte le  loro  rimostranze,  ed  il  Papa  cessò 
dal  pensare  in  favore  della  sede  perugi- 
na. Urbano  Vili  con  bolla  de'24  gennaio 
l633  concesseal  collegio de'dot tori, ch'e- 
ra istituito  fino  dal  i5i  3, la  facoltà  di  crea- 
re notari  e  dottori  indipendentemente  da 
qualunque  autorità.  Nel  suo  pontificato 
per  la  guerra  col  duca  di  Parma,  non  che 
nel  seguente  d'Innocenzo  X,  anche  Todi 
ne  intese  le  conseguenze;  nel  resto  seguen- 
do i  destini  dell'Umbria  e  di  R.oma,  Ne' 
primi  del  corrente  secolo  e  dal  1809,  sotto 
il  regime  francese  Todi  fu  capo  di  circon- 
dario con  sotto-prefettura  dipendente  da 
SpoletOjdel  dipartimento  del  Trasimeno: 
erano  sotto  la  sua  giurisdizione  Aaielia, 
Orte,  Acquapendente,  Ficulle  ,  Baschi  , 
Massa,  Monte  Castrilli,  Collazzone,  Mon- 
te Castello,  ed  estendeva  il  suo  confine  a 
Ponte  Centerio.  Allora  ebbe  il  tribunale 
di  1. "istanza  che  estendeva  la  sua  giuris- 
dizione ad  Orvieto,  Acquapendente.sino 
a  Ponte  Centeno.  Nel  1 8  1 4  alla  ripristina- 
zione  del  governo  pontificio  vi  si  stabilì 
il  governo  distrettuale  di  i. "ordine,  e  cogli 
smembramenti  fatti  al  suo  territorio  si  e- 
ressero  le  comuni  di  Massa  ,  Monte  Ca- 
stello, Collazzone,  Monte  Castrilli,  Deruta 
e  Baschi,  che  compongono  il  suo  distret- 
to; alcune  di  queste  poi  nel  ricordato  ri- 
parto territoriale  di  Leone  XII  passaro- 
noad  impinguare  i  governi  di  Bevagna  e 
Ternij  per  cui  il  suo  distretto  presente- 


T  O  D  229 

mente  formasi  coiue  dissi  a  Perugia  e  ri* 
cordai  superiormente.  Per  altre  notizie  su 
Todi,  si  ponno  vedere:  Francesco  de  An- 
gelis.  De  Melania,  Diseursus  de  Tiider- 
fó,  Perusiaei688.  Giacomo  Lauro,  Todi 
antichissima  città  nelV  Umbria,  Roma 
i633.  Gio.  Francesco  Negroni,  Proive- 
dimenli  per  il  sollievo  della  città  di  To- 
di lasciati  come  visitatore  apostolico  di 
Clemente  IX  per  lo  stato  ecclesiastico^ 
Todi  li  3  aprile  1669,  appresso  Vincenzo 
Calassi.  Torsano,  Oratioiiequae  de  Um- 
bria e. 

La  fede  fa  predicata  in  Todi  nel  tem- 
po degli  apostoli,  e  principalmente  secon- 
do la  tradizione  da  s.  Terenziano ,  e  fu 
suoi.°  vescovo  e  patrono  verso  l'annoi  22, 
come  attesta  1'  Ughelli  t\&\V Italia  sacra 
1. 1  ,p.  I  349,  riportando  la  serie  de'  Tuder- 
tini  Episcopi,  dicendo  esistere  ms.  di  Luca 
Alberto  Peto  canonico  della  cattedrale,  e 
che  il  vescovo  AngeloCesi  nell'aula  dell'e- 
piscopio la  fece  dipingere  colle  loro  imma- 
gini. Inoltre  la  serie  de'  vescovi  di  Todi 
si  riporta  nell'opera  che  nominai  a  Mar- 
ta o  Map.taxa,  antica  sede  vescovile  tra 
Todi  e  Carsoli.  La  sede  vescovile  di  To- 
di restò  sempre  soggetta  immediatamente 
alla  s.  Sede  e  lo  è  tuttora.  Il  vescovo  s. 
Terenziano  col  suo  sangue  e  miracoli  il- 
lustrò la  chiesa  tudertina,  poiché  pel  mi- 
rabile suo  fervore  perla  propagazione  del 
cristianesimo,  patì  il  martirio  sotto'  A- 
driano  verso  l'annoi  38  kal.  septembris, 
mediante  crudeli  tormenti ,  la  recisione 
della  lingua  e  il  troncatnento  del  capo.  Il 
corpo  dell'  invitto  atleta  di  Gesù  Cristo 
fu  sepolto  nel  sito  detto  Colonia,  8  mi- 
glia distante  da  Todi  ,  dal  prete  Esupe- 
ranzio  e  dalla  piissima  Lorenza.  Tortona 
che  pure  ne  celebra  la  memoria,  crede  di 
possederlo;  Teano  ne  venera  un  braccio, 
e  Parma  altre  reliquie.  Il  2.°vescovo  fu  s. 
Ponziano  martire  a  tempo  di  Diocleziano 
e  Massimiano,  circa  il  3o2.  Gli  successe 
s.  Cassiano  toscano,  già  proconsole  del- 
l'Umbria, martirizzato  nel  3o4  nella  per- 
secuzione di  Diocleziano,  il  cui  corpo  si 


23o  T  O  D 

«enein  iivllu  chiesa  cleTiunccfcnni;  Aga- 
tone lìmi  nel  /|5i,  insit^ne  per  dottrinu 
e  spillila  (Il  vita,  e  iiitei  venne  ni  conrilio 
t;eneraletli  Ciilceilonia,  Ci  esconio  nel  4"^^ 
lu  |)i esente  ili  concilio  lomuno  di  s.  VeU- 
ce  111,  e  dipoi  nel  497  ^^  nitindalo  da  s. 
Atanasio  II, con  Germano  vescovo  iliCa- 
pua,  per  legalo  in  Coslanlitiopoli  all'im- 
peratore Anastasio  I, onde  esortai  lo  a  to- 
gliere da' sagri  dillìci  il  nome  di  Acacio, 
condannato  in  detto  concilio,  e  pei  sua - 
Jerio  di  restituire  la  pace  alla  chiesa  uni- 
versale: egregio  e  zelante,  sotto  s.  Siniina- 
co  nel  concilio  tenuto  in  lloinn  nel  5u  > 
contro  l'iintipapa  Lorenzo,  sostenne  l'in- 
dipcnden7a  dell.i chiesa  romana  contro  le 
pretensioni  del  pi  efetto  del  pretorio,  e  poi 
nel  5o3  sottoscrisse  al  celebre  sinodo/V//- 
marc  in  Valicano,  e  finalmente  fu  pure 
alsinodo  romano  del  7u4,in  cui  si  decre* 
tarono  rifili  ine  per  la  Chiesa  e  provvedi- 
menti contro  gli  occupatoli  ilc'hi-iii  eccle- 
>iastici.  IS'el  5i5  Fortunato  fu  iiiand;»to 
con  lìiinodio  vescovo  di  l\ivia,  Venanzio 
prete  e  Vitale  diacono  cardinale,  da  Pa- 
pa s.  Ormisda,  legato  al  tlelto  imperato- 
le Anastasio  I;  indi  s.  Calisto  mai  liic  in- 
signe, re&>e  (|uesla  chiesa  mentre  i  goti  a- 
nani  deva.sla\iino  l'Italia,  per  cui  im[>ie- 
gò  tutta  la  sua  solerzia  e  vigilaiua  per  im- 
pedire che  nella  sua  chiesa  vi  penetrasse 
l'eresia,  e  plesso  il  furo  cdilicìi  la  catte- 
drale Sotto  l'invoiavione  di  s.  dio.  Piatti- 
sia.  Accolse  s.  Calisto  e  fece  siiocoadiu- 
l4iies.  Foitunatodi  l'oiliers,da  altri  chia- 
malo Fruttuoso,  ed  a'i4  agosto  5 ab»  per 
aver  punito  alcuni  che  lo  mcrilavano,  fu 
martii  Ì77;ito,  e  il  suo  corpo  sì  venera  nella 
(Illesa  de  iianct-sciiiii,  ri|)()rlando  l'IJghel- 
li  un  carme  sci  ittoa  suo  onore.  iV'ello  stes- 
so anno  gli  successe  s.  Fortunato,  di  cui 
e>>alt6  poi  le  virtù  s.  Gregorio  i,  celehie 
per  virtù  di\ina  contro  1  maligni  spiriti, 
e  per  (pianto  (ipciò  in  tempii  che  mette- 
va u(l  eccidio  r  Italia  lutila  re  de'  goti, 
(Li'ipiali  (itleniie  «pianto  giii  rammentai. 
(.Iiiaro  pei  suite  a/ioni  e  hencmeienzc, 
iipusù  nel  Sigufiic  piidie  Lai.  jiilii  ,   nel 


T  OD 
fpial  giorno  pe'suoi  meriti  restò  Todi  nel 
JJ7  hbera  dall'as&edio  de'goti,  e  di  lui  se 
ne  ì'a  memoria  nel  martirologio  romano 
a' 1  4  ottohie.  Di  parte  delle  sue  reliquie 
trasportate  in  Francia  a  tempo  d'Ottone 
I,  scrisse  Sigeberto  in  (Viro/i/roH  all'an- 
no ()Gf).  Floiido  o  Florio  governò  que- 
sta chiesa  all'  epoca  che  i  longobardi  oc- 
cu|)arono  l'Italia:  il  Lucenzi  annotatore 
d'  Ughelli  crede  che  sia  lo  stesso,  o  alme- 
no simile  nel  nume,  a  Florido  discepolo 
dis.  Frcolano  giuiiiore  vescovo  di  Peru- 
gia, e  vescovo  di  Ci  Ita  di  Castello  cioè  Ti- 
jììurnnlciiì ,  vocabolo  che  dubita  errato 
in  un  codice  con  Tudcrli/iit/n.  Sabiniano 
famigliale  di  s.  Gregorio  1,  intervenne  al 
suo  smodo  del  Sr)",  e  trovasi  sottoscritto 
nell'ultima  lettera  del  lib.  1  2  di  quei  Pa- 
pa, diretta  a  Gairaldo  abbate  del  mona- 
stero di  Soissons  decorato  di  molti  privi- 
legi nel  Go4-  Lorenzo  nel  64<ì  interven- 
ne al  celebre  concilio  Lateraneuse,  lenii 
lodai  tuderlino  s.  IMarlino  I,  a  cui  era  ca- 
ro. Giovanni  nel  G56  dui-  il  suo  sulFiagio 
nel  smudo  rotnanu  convocato  da  s.  Euge- 
nio l.lìonificìo  intervenne  nel  OSo  a(piel- 
lo  di  s.  Agatone.  Il  vescovo  N.  nel  743 
lu  al  concilio  di  Iluma  di  s.  Zaccaria.  Teo- 
lìlatloda  Adriano  I  venne  nel  ^8;^  inviato 
con  Gregorio  vescovo  d'Ostia  per  legato 
in  Ingtiilterra,  onde  migliorarvi  la  disci- 
plina ecclesiastico,  e  piesiedervi  il  conci- 
lio di  ('liiliyfito  CIk  tcliit  (/'.ì,non  cUc 
iiitei\eiine  o  nell'istosu  unno  u  nel  pre- 
cedente al  concilio  gener.ile  di  ÌNicea  II. 
Giovanni  trovossi  presente  al  concilio  ro- 
inanodiFiigenio  II  uell'HaG. Agatone  fu  a 
ipiello  dell  <S  13,  in  cui  S.Leone  IV  depose 
e  scomtinicò  il  cardili. d  .Anastasio,  eira 
r»7  vescovi  sisolloscrivsenel  I  o."luogo;  in 
di  neir8>T  con  altri  ve>covi  favorì  il  de- 
posto insorto  in  Olle  contro  l'elezione  di 
liénedeltolll  (piandosi  fece  antipapa.  Il- 
derico  fu  presente  a'  sinodi  romani  del- 
riSdì,^^!  eiSSiS.  Papa  (àiuvamii  Xll  or- 
dinò nel  (((13  III  vescovo  ih  Todi  (Jicgo- 
gol  io.  Allo  degli  .Vili  nel  ()'^o  viiilmenle 
SI  oppose,  onde  rimpcralurcOllonc  1  iiua 


T  O  D 

pollasse  in  Fi  ancia  il  corpo  di  s.l'^orlunato: 
luUiivolta  dal  narrato  di  sopra,  pare  die 
neolleiiesse  unaparte.Nel  i  o  1 5il  vescovo 
Giovanni  solloscrisse  il  decreto  di  Bene- 
detto IX  in  favore  dell'abbate  di  Fruttila- 
ria.  Gregorio  designalo  vescovo  nel  io33 
soltosciisse  nel  sinodi)  al  privilegio  perla 
chiesa  diSelvaCandida.IICori  nelle  sue  im- 
portanti Notizie  storiche,  parlanilo  di  al- 
cuni vescovi  di  Todi, riferisce  die  il  vesco- 
vo Gregorio  nel  i  046  fu  presente  al  con- 
cilio di  Siilri,  ove  tu  deposto  l'antipapa 
Denedello,  e  quindi  ad  altro  parimenti 
romano  di  i  1  3  vescovi,  ove  si  fece  la  co- 
stituzione relativa  all'elezione  de'Papi;  e 
che  nel  i  o5g  il  vescovoMarlino  sottoscris- 
se il  concilio  romano  di  Nicolò  II,  in  cui 
fu  deposto  Benedetto  X  antipapa.  Quivi 
sono  più  anacronismi  e  contraddizioni. Ri- 
porta la  storia:  Che  Nicolò  11  nelioSg  nel 
concilio  di  ÓH^n  depose  l'antipapa  Bene- 
detto X  ;  e  questi  fu  uno  e  non  due,  de- 
posto in  Snlri  e  non  in  Roma.  Che  Ni- 
colò il  nel  1009  nel  concilio  di  Luterà- 
710  stabi  Pi  nuove  leggi  su  II'  Iniezione  de' 
Pontefici.  Il  Coleti  poi,  altro  annotatore 
d'Ughelli,  dopo  Gregorio  registrò  il  ve- 
scovo Mai  tino,  dicendolo  intervenuto  nel 
I  ojq  al  concilio  romano  di  Nicolò  ll,o- 
ve  sottoscrisse  la  costituzione  sull'elezio- 
ne de'Roniani  PouteJlci,  decretata  nel  si- 
nodo. Rodolfo  cittadino  e  canonico  di  Fi- 
renze dopo  il  1068  da  Alessandro  11  fu 
fallo  amministratore  del  vescovato  di  Fi- 
renze, che  governò  sino  311071,6  quindi 
t'ece  ritorno  alla  sua  chiesa  di  Todi.  Ga- 
rodulfo  fiorì  nel  1704;  nota  Coleti:  yJliìs 
Gotefridus  ;  fortiisse  idem  cum  Rodai- 
l>ho.  NeliogS  Guiltardo  concesse  a  iMai- 
nardo  preposto  del  monastero  di  s.  Cro- 
ce di  Sasso  vivo  di  edificare  ìaGriptasua 
diocesi  la  cliicsa  di  s.  Nicola.  Lorenzo  se- 
deva lidi  I  I  7.  Olloneeletlo  da  Pastpi.ile 
II,  iieli  126  >otloscri>se  l'indulto  d'Ono- 
rio II  per  la  chiesa  di  l'isa;  indi  neli  1  3o 
seguendo  le  parli  dell'antipapa  Anacleto 
li,  fu  d.)  qtie-iti  inviato  in  (pi.ilità  di  le- 
gato iu  Francia,  pei'  trarre  al  suo  parlilo 


TOD  23 1 

il  re  Luigi  VI  contro  il  legittimo  Inno- 
cenzo li.  Graziano  intervenne  al  concilio 
generale  iliLaterano  III  celebralo  da  A- 
lessandro  III,  e  consagrò  l'altare  maggio- 
re di  sua  cattedrale.  Hustico  loditissimo 
pastore  e  fornito  di  singoiar  prudcntiny 
urbci'ctanis,  perusinisytuderti/dsfpie  j'us 
dixit  dis'iiium,  eosdeinque  populos,  quos 
varia parliuni  studia,  civilesquc  discor- 
dia ahduxeranl ,  ad  suave  ecclesiasU- 
cum  j'ugum  itcrum  compulit  anno  1 2 1  o, 
secondo  l'Ughelli;  ma  il  suo  annotatore 
dichiara:  Sed  nec  perusiiiis^nec  urheve- 
tanis  pniefidsse  ex  enumeratis  uhiqiie 
Episcopis  constai,  et  liquido  patet  ex 
Epist.  Innocentii  III  ad  Anieliensent  E- 
pi scopuni,  e.  27  de  Jurejurando,  e  Cu- 
tliedralis  Tudertinae  canonico  electurn 
Episcnpuin  praevio  co/n/n  ni d  jur amento 
de  qidbusdani  servandis,  quae  quia  in 
praejudiciwn  Ecclesiae  rcsultahant,ju- 
ranieiitum  nulluni  declaratum  est ,  et 
poenitentia  imposita  Rustico.  Tanto  av- 
vertì Lucenzi.  Nel  12  19  Onorio  III  con- 
sagrò vescovo  Bonifacio,  e  poi  fu  uno  de' 
vescovi  da  lui  deputati  a  pubblicare  la  ce- 
leberrima indulgenza  della  Porziuncola 
nd  I  223:dipoi  nel  1  233  concesse  benigna- 
mente la  chiesa  di  s.  Lorenzo  a'francesca- 
iii.  Neli25G  fr.  Giacomo  domenicano,  il 
quale  alacremente  si  adoprò  per  sedare 
le  civili  discordie,  che  laceravano  i  cittadi- 
ni e  tenevano  in  arme  e  sempre  costernata 
Todi, e  gli  riuscì  colle  sue  virtù  di  paci- 
ficare gli  animi.  Nel  i  252  Pietro  Caetani 
d'Anagni  traslutoda  Sora, stabilì  nel  1 25-1 
i  fr.it i  minori  nulla  chiesa  di  s.  Fortunato, 
riservandoperseesuccessuiiyj/'oy'wr/ì'/^i- 
scopali  iiovcni  solidis  luccnsibas  annua- 
tini  persolvendisy  e  dedicò  l'  altare  di  s. 
Francesco.  Pietro  fu  trasferito  non  nel 
12  56  alla  patria  sedj,  com'è  detto  nella 
serie  ile' vescovi  tiKL;rtiiii,  ma  sibbem;  nel 
1276  come  si  legge  in  quella  degli  ana- 
gnini,e  morendo  neli  277  fu  sepolto  nel- 
la cappella  gentilizia ,  dove  più  tardi  gli  fa 
posta  questa  iìcìtmuiìc.  Li  is tu  tannilo  re- 
quiescunl  ossud.  Pcli'i  episcopi,  qui  nu- 


a3»  T  O  D  T  ()  D 

//•/t//  ììnnifiH  iitni  I  III  Pijfurin.  G!i  sue-  cernii  e  bruciati;  il  ve>covo  espulso  clnlla 
cesse  nel  iiicilcsimoi2  7G  Ir.  Ik-nl  in  vengo  clllii  si  liliiòaTodi,  cil  cbl>cn  vicario  nel - 
Urntirn'cnglii  minoritn  ,  iV  Ac(|uaspnrln  lospiiitiinie  e  nel  lempoDileil  fiiniusugiu- 
tliocesi  ili  Toili  (non  tilmrliinis  come  leq-  icconsullo  LSaUlu.  i\el  i  3  ">  i  i  liulei  lini  f'i - 
gesi  in  Lghclli),  insigne  le(jlo£^n  econfes-  rono  assolti  ila  Ini,  per  conunissione  ilei 
sòie  ili  Mitolò  III,  dienti  I  ^'■Hloncòcni-  l'npi  Innocenzo  VI,  come  n.iiiai,  e  pio- 
iliiialc  vescovo  il'Aibano  o'i  i  marzo:  scb-  hnljilmenl»-  il  vescovo  perciò  lece  ritorno 
bene  per  soli  ilue  anni  governò  il  vesco-  alla  sua  scile  pacincamente.  A  suo  tempo 
▼alo,  che  poi  rinunziò  per  l'altro  stibur-  fiori  il  b.  Giovanni  Ronucci  beneilellino; 
bicario,  pure  volle  essere  tumulato  in  s.  e  morto  il  vescovo  nel  i  35G  fu  sepolto 
r'oi  tonato,  ilella  quale  e  ilei  convento  fu  nella  cattedrale.  iNeWiitesso  anno  gli  fu 
benefico,  secondo  il  notalo  nella  biogia  surrogatoAiidrea  degli  Alti, beiiemento  e 
fia.  L'L'glielli  lo  dice  sepolto  nella  chiesa  virtuoso  pastore, alline  del  cardinal  Tran- 
th  s.  Francesco,  ma  io  lo  di^si  in  s.  For-  cesco  tiegli  Atti  nobile  lodino  de'signori 
tiinalo  (poiché  èia  stessa  chiesa,  edicesì  di  Castel  del  Poggio  e  altri  feudi  nell'Um- 
di  s.  Francesco  per  averla  in  cura  ifian-  bria:con  somma  prudenza  compose  e  |)ro- 
cescani),  seguendo  il  Cardella  eCiacconio,  mulgò  ottime  C(j>liluzioni  per  la  discipli- 
ovcleggocliealli  i  lo  preteselo  sepolto  nel-  na  ecclesiastica,  che  approvale  da'siicces- 
la  chiesa  d'Araceli,  di  che  nulla  dice  nelle  sori  meritarono  la  stam|ia.  IVel  i  36o  In- 
Mitiìoric  di  essa  il  p. Casimiro.  Il  fratello  nocenzo  Vi  lo  deputò  a  lifurinare  l'abba- 
ilel  cardinale  fi.  Angelario  Bentivenga  zia  di  Subiaco,  e  mori  nel  i373.  Nel  se- 
ininorita  gli  ^uccesse  a'ag  luglio  i  278,  e  guente  anno  Gregorio  XI  gli  sostituì  Sle- 
fu  sepolto  in  s.  Francesco  ossia  s.  Fortu-  fano  Pdlosto  nobile  romano:  Urbano  NI 
nato.  JSel  1286  Mcola  arcidiacono  della  che  lo  ebbe  a  confessore,  lo  creò  cardi- 
cattedrale,  postulalo  dal  capitolo, fu  con-  naie  egli  conferì  quelle  dignità  cheiipor- 
(cimato  da  ciarlino  IV;  imperocché  do-  tni  nella  biografia.  Governò  la  sua  chies.i 
pò  la  morte  di  Angelario  il  capitoloavea  sino  ali3c)6  con  zelo,  per  aver  composto 
designatoKerardoprioiedi  Foligno  e cap-  e  prescritto  le  costituzioni  pel  capitolo,  e 
pellano  del  Fapa,iiisiemca  Giiliedod'A-  jier  avere  iieliSHo  colla  sua  prudenza  e 
li.igni  uditore  delle  lettere  contraddette,  nobili  maniere  indotto  a  solenne  pacegiu- 
ina  avendo  essi  rinunziato  propose  Nico-  rata  le  polenti  fimiglie  lodine  de'  Degli 
la.  Questi  (u  governatore  di  Spoleto,  nel  Alti  e  de'ChiaravnIli  o  Chiara  vallasi,  ca- 
I2c)2  pose  le  londamenln  alla  uiiova  chic-  peparli  delle  ia/ioni  ostinale  de' guelfi  e 
sa  di  8.  Fortunato,  aumentò  la  mensa  ve-  ghibellini.  Di  quetito  pastore  l'Ughelli  ri- 
scovile e  canonicale,  con  unirvi  il  mona-  porla  l'cpiLiflìo  ehe  gli  fu  posto  nella  ba- 
sterò v.iliondii  osano  presso  Todi,  con  au-  siLca  Libci  uina.Bonilijcio  IX  nel  1  3f)(j  Ira- 
loi  ilìidiboiiifacio  \  III;  e4noi  tonel  I  2()(i  sfei  1  a  ijuesla  chiesa  Antonio  CtiUi  ro- 
lu  sepolto  nella  chicsadis.Foi  lunato.  Nel  mano,  eletto  d'Imola,  poi  cardinale  nel 
I2t)7  r^icola  A  liliali  canonico  di  Rouen  fu  i4"7-  Avendo  giù  dimesso  la  sua  sede, 
chilo  da  I5onificio  Vili,  ed  a' 1  f)  agosto  neli/fO»  Innocenzo  VII  da  Anconatraslo- 
l3oi  nella  basilica  di  s.  Fortunato  tra-  ci)  a  Todi  Guglielmo  normanno  di  Roueu 
spoi  lo  i  COI  [li  de  predecessoii  i  ss.  Cassia-  e  suo  tesoriere,  carica  non  conosciuta  dal 
IH),  Calisto  e  Foi  limalo, e  moiì  nel  I  32().  Vitali  nelle  sue  Mciiiorir  (IcTisiiruri, 
In  <piesloiliveiinc  vescovo  della  patria  Uà-  legato  in  Francia  e  nel  1  f\o'j  raamlalo  du 
tinri:io  degli  Atti  nobile  tudeilino,  ma  mi  Gregorio  XII  a  Marsiglia  per  invitare  l'aii- 
j.l^r)  prr  le  inleslinc  discordie  ardendo  lipapa  benedclto  XIII  a  deporre  l'anti- 
la  gneiia  in  Todi,  l'aichiviu  episcopale  ponliliaitoc  lesliluiie  la  pace  alla  Chies.i, 
fu  iiianoiiicsko,gli  ulti  e  i  mouuiiienli  la-  pei  la  (jualcegli  uvicbbc  depuslu  la  digni 


TO  D 
là,  mo  inutilmente  per  l'ostìnnzione  del- 
l'ambìzìoso  scistiialico.  Morì  in  Siena  e  fu 
deposto  nellacappella ili  s.  Domenico  dei> 
la  chiesa  di  s.  Pietro.  Gregorio  XI I  in  que- 
sta Iraslalò  dalla  sede  di  Cava  France- 
sco de  Ayello  salernitano,  uno  de'4  icg'- 
stratori  o  maestri  del  registro  delle  bolle; 
intervenne  ai  concilio  di  Costanza,  fu  e- 
secutore  testamentario  del  cardinal  Mar- 
ramauri  ivi  morto  a' io  ottobre i4'5i,  e 
fu  promosso  nel  14^3  all'arcivescovato  di 
Bari.  Nel  14*24  ^'Q  gennaio  Martino  V 
nominò  fr.  Angelo  Scardeoni  viterbese  a- 
gostiniano,  già  vescovo  di  Equilia:  Dum 
Iniic pracesset  Ecclesia, ipsociiic  enìxius 
ad/iortaiite,  Tudertini  jainpriclem  de\>n 
ad  impcrìimi  Romanae  Ecclesiae  rcdie- 
nint,  qidhusdani  cxsìhilatis  Tyrannis, 
ni/i  cani  civitalem  \'iolcnùssiine  occupa- 
K<crant.ì\ov\.o\\e\  1429, 18  aprile  Martino 
V  gli  die  a  successore  il  vescovo  di  Monte 
Fiascone  Antonio  di  Anagiiijinoremlo  nel 
1434,  Eugenio  IV  elesse  Germanico  di 
Prato,  preposto  di  Pistoia,  e  uditore  delle 
cause  del  palozzoapostolico.  Nel  1 436  Bar- 
tolomeo A  leoni  fermano  e  abbate  di  s.  Pe- 
tronio, dipoi  accòlse  con  mngnidcenza  in 
Todi  Pioli  coni 4  cardinali,  secondo l'U- 
ghelli:  fu  caro  anche  a  Paolo  II  e  Sisto 
IV,  comechè  di  somma  dottrina  e  reli- 
gione, virtuoso  e  limosiniere,  curò  la  di- 
sciplina del  clero,  edificò  nobile  cappella 
a  s.  Sebastiano  in  Monte  Fano,  istituì  e- 
rede  il  vescovato  da  lui  retto  36  anni,  e 
fu  compianto  in  morte;  per  cui  il  vesco- 
vo Angelo  Cesi  restaurò  e  ornò  il  suo  se- 
polcro nella  cattedrale  con  epitaffio  ripro- 
dotto da  Ughelli.  Nel  1472  Costantino E- 
ruli  nobile  di  Narni,  poi  traslalo  a  Tivoli 
e  Spoleto.  Papa  Sisto  IV  lo  fece  succede- 
re nel  1 474  ^^  Francesco  Mascardi  sutri- 
uo,  clie  abbellì  con  ornati  la  cattedrale 
e  costruì  con  magnificenza  ecolonne  mar- 
moree l'altare  maggiore.  Per  l'età  rinun- 
ziò nel  i499>  in  favore  del  nipote  coadiu- 
tore Basilio,  il  quale  intervenne  al  con- 
cilio generale  di  Laterano  V,  pose  lai.* 
pietra  nel  tempio  di  s.  Maria  della  Con- 


T  O  D  233 

soinzionc,  ma  neli5o8  dice  l'Ughelli.ed 
anch'esso  fece  abbellimenti  alla  cattedra- 
le. Alderioo  Aldigherio  Biliotti  nobile  fio- 
rentino, familiare  di  Leone  X  Aulaequc 
ponlifìciae  magister,  non  conosciuto  dal 
Pienazzi  nelle  Notizie  de'  maggior  domi  j 
quel  Papa  nel  i  5  1 5  lo  dichiarò  vescovo, 
e  dopo  8  anni  si  dimise.  .Sottentrò  ili." 
luglio 1 52 3  nelTamministrazione  il  car- 
dinal Paolo  Ce.y?  nobile  romano,  dell'or- 
dine de'diaconi,  e  la  cede  nel  i534  al  fVa- 
telloFedericoCe^z  poi  cariIinale,lodato  pa- 
store con  carme,  pubblicalo  dall'Ughelli, 
di  Borgio  vescovo  di  Massa  Lubrense.  Es- 
sendo il  cardinal  fratello  anche  vescovo 
o  amministratore  di  Narni,  neh  535  pel 
passaggio  di  Paolo  III  fece  un  nobilissi- 
mo apparato,  ma  non  potendo  trovarcisi 
supplì  il  vescovo  di  Todi  a  rappresentarlo; 
ciò  avvenne  con  tutta  pompa  a'5  settem- 
bre, ed  il  Papa  vi  pernottò.  Federico  di- 
venutocardinale  dopo  i  o  anni  con  regres- 
so rinunziò  il  vescovato  in  favore  del  ni- 
j)ote  Gio.  Andrea  Cesi,  perciò  nel  i  545 
traslatovida  Cervia;istituì  ilcollegiodella 
pietà,  ornò  la  cattedrale  ,  e  caro  a  lutti 
per  le  sue  virtù  morì  nel  1 566.  A'5  feb- 
braio s.  Pio  V  conferì  la  sede  ad  Angelo 
Cesi  romano,  avvocato  concistoriale,  da 
Gregorio  XI  II  fatto  chierico  di  camera  e 
ne  divenne  decano.  Fu  amantissimo  de' 
letterati,  e  studiosissimo  delle  antichità; 
fece  di  tutto  per  indagare  i  nomi  e  le  a- 
zioni  de'predecessori,  e  poi  ne  fece  dipin- 
gere i  ritraiti  nella  sala  dell'episcopio,  con 
brevi  e  apposite  iscrizioni.  Contribuì  col 
suo  fratello  cardinal  Pier  Donato  Cesi  se- 
niore alla  riedificazione  della  sontuosa 
chiesa  di  s.  Maria  in  Vallicella  de'Filip-' 
pini,  quali  amici  del  loro  fondatore  s.  Fi- 
lippo Neri,  gareggiando  entrambi  nel  ren- 
derla magnifica, inclusivamenlealla  mae- 
stosa facciala  esterna,  in  cui  si  legge  il  suo 
nome;  Angelus  Coesius  Episcopus  Tu-- 
de r ti nu!-  feci t  anno  Do/niiài6o5.  Morì 
benemerentissimo  di  sua  sede  per  le  be- 
neficenze di  cui  fu  largo,  nel  1606  dopo 
4q  anni  di  vescovato  e  76  di  eia,  veneu- 


a34                    f  ^^  l>  T  O  D 

ilu  sepolto  presso  il  ri-iilellu,nell;i  coppella  le.erccaiulosi  iiiRiMitn  nlln  visita  ile'  tngri 
CPntiliz.ia  e  iirti  ilotal.i.  Me^^lio  le  molle-  l.iiniiui,  morì  in  Numi  a*  a*)  ootembic 
plici  azioni  l»iilnti>siinc  ili  «picsto  vescovo  "'•"f,  p  pi'»  l'irili  il  fr.ilello  »livrniie  (iU*- 
sono  ilescrillc  nel  Ciit,iloi;u.<;  ts.  Tiidcr-  lot-nU'  \.  Iiuli  Alessandio  VII  lu-l  iH'S 
tilinrum  l'rin-siilitm,  die  ms.  è  nella  hi-  ^li  sostituì  il  proprio  pnrcnic  l'iclio  M/ 
hliotecn  B<ii  l)crina  e  riporlalod.i  Uj^liclli.  l'.iclii  nol)il(!  sanese,monaco  olivetano.d'e- 
Ivi  si  lcgi;c  quanto  fu  7clnnle  e  pio  pasto-  simia  prohit.'i,  nel  i673  traslato  a  Soan.» 
io;  quanto  fu  pi  emmosoe  maj^nillco  per  da  Clemente  X,  che  a'17  luglio  ^li  so- 
li cattedrale  e  >iic  siippellellili;  (pianto  stituì  Giuseppe  Inanelli  n9l)ile  di  Jesi, ce- 
lo sullecito  pil  clero  secolare  e  regolare,  lehre  gitireconsiiho  e  assai  versalo  nclln 
come  per  le  monache;  che  trovando  an-  lingua  greca, già  inviatopontificiodiCle- 
gosta  la  cappella  del  tempio  di  s.  Foi  tu-  mente  l\  a  Luigi  \l  V  re  di  Francia;  do- 
nalo,ovesi  veneravano  col  suo  corpo  quel-  pò  aver  con  singoiar  pietà  e  zelo  ammini- 
|i  de'ss.  Cassia  Ilo  e  Calisto,  ed  i  corpi  delle  slral.i  la  sua  chiesa  per  36  anni,  arricchita 
ss.  Uomana  e  Degna  vergini,  nohiluicule  dipreziosesiippellellili,  morì  neliyor)  la- 
la  reslaniò,e  quindi  con  solenne  pompa  sciando  la  «-uà  coNpiciia  e  copiosa  librerìa 
necelehiòla  traslazione  a"5  maggio!  5t)(),  alla  piopiia  faniiglia,  nella  (piale  fu  collo- 
descritto  il  lutto  iii''3  libri  più  sopra  ri-  cala  quella  splendida  prolissa  iscrizione, 
cordali;  che  colloi  ò  con  maggior  decenza  che  riporta  a  p.  3  1  ?.  illJald.issini  nelle  ^fc^ 
il  corpo  del  b.  Jicopone  ricll.i  chiesa  sles-  morii-  di  Jesi.  Nello  slesso  1  "oc)  da  Imola 
sa  di  s.  l'ortonato,  e  Irasfeiì  ipiello  di  s.  Clemente  XI  vi  liasferì  il  cardinal  Filip- 
Filippo  lìeniri  dalla  chie»adi  ».  Marco  al-  pò  Antonio  (riia/licri  d'Orvieto,  che  li- 
l'ultra  di  s.  M.irin  delle  (irazie;  che  C^ice  niiiiziando  nel  1  7  1  4  ;>'>  dicembre,  il  Pa- 
."lainpare  le  antiche  coslitii7Ìoni  e  i  decreti  pa  a' "2  1  gcnnaioiyi')  gli  sostituì  il  fra- 
.siiiodali.e  l'ulfizio  de'ss.  Tudertini  appio-  Itilo  Lodovico  Anselmo  nobile  orvietano, 
vaio  dalla  s.  Sede.  Fece  una  culleiionedi  man  ito  in  Fermo,  vescovo  già  cU  Veroli, 
aiilichidiploiiiie  moiiinnenli,  e  in  nuovo  e  coi  ipiale  r//(^?//(f  siìcni  termina  la  se  ■ 
aichivio  ecclesiastico  li  pose;  donò  .|Ooo  rie  de' vescovi,  e  le  Notizie  ili  Rortitt  l.i 
idilli  al  sodalizio  della  ss.  Aimunziula  a  comincia, laonde  con  esse  la  compiili.  Nel 
vantaggio  del  maritaggio  delle  povere  1  y.jt)  Girolamo  Fornialiari  bologncse.ed 
tloii7elle  e  de'bisognus';  e  per  non  dircal-  apprendo  dal  libro,  ^>c  f'icariis  fìasHi- 
lro,coslru"i  la  via  Cpsi,con  piazza  e  l'onte  o-  eie  /'////(V/z/z/c,  che  tale  lo  fece  il  cartlio  il 
iiioiiìmi  a  pubblico  beiielicio  e  01  na  lo. Nel  York  nel  1  ^(Jo.dopo  avere  rinunziato  il  vc- 
I  ()u(i  il  celebre  e  virtuoso  cardinal  Mar-  scovato,  e  perciì)  nominato  arcivescovo 
cello  Aa/j/c  nobile  romano,  istituì  il  se-  d'Anazarbo ////>/7rf//>«.v,  indi  per  abito. ili 
II. inario,con  notabili  spese l'abbricò  il  DUO-  infermità  nel  noveaibre  1764.  si  dimise 
vo  convento  ili  s.  Pietro  a'nforinali  mi-  dal  vicarialo  di  .s.  Pielro.  Nel  1  7G0  Fruii- 
noli  osservanti,  fu  muinlìco  co'poveri,  ri-  rcsco  M.*  Pasini  di  Riiuini.  A' 18  diceiU* 
il)ini<i  il  clero,  curi)  l'islruzioiur  religiosa  brei77"d  p.  Tommaso  Striizzicri  di  Si- 
per  lolla  la  diocesi;  nel  i(>"3i')  Lodovico  iiigaglia  religioso  passionisla.  Mollo  avrei 
Cenci  nobile  romano,  e  persila  morte  nel  a  due  di  (|ueslo  dolio  gran  servo  di  Dio, 
iG38  vi  fu  da  Gubbio  trasferito  il  cardi  che  peli  ."onorò  con  pubblici  incarichi  e 
nal  Ulderico  Carju-^iui ,  che  abdicando  quindi  colla  dignità  episcopale,  il  bene- 
neh  Gj3,  gli  successe  il  cardinal  Gio.  Hai-  inerito,  illusile,  rigido  e  osservanlissimo 
lisla  ,////'(•//  che  eresse  l'ospedale  pe'po-  isiiUilo  de' pissionisli,  coiue  (picllo  clic 
veri,  in  Fr.itla  da' fondamenti  iabbricò  in  gioventù  fu  esempio  •isittcrdili  (oidi - 
la  chiesa  |>arroC(  liiale  con  casa  pel  vesco  niloda  bcucdi'llo  \III  nella  basilica  Va- 
Vi»,  fece  altre  cose  degne  di  egregio  pasto-  nana),  iicll  1  virdilà  a'religiosi  (ventilo  dal 


TOD 

fondatore  b.  Paolo  della  Croce),  nella  vec- 
chiezza a'vescovi  (con«agralo  dall'arcive- 
scovo di  Sassari  Viaiicini);  se  noti  che  mei 
viela  la  bievità  che  debbo  osservare,  e  le 
proporzioni  volute  da'cenni  storici  della 
città  e  vescovato  di  Todi.  Però  egregia- 
mente e  con  copia  di  sapere  ben  vi  sup- 
plì il  eh.  e  instancabile  u)g. 'Francesco  Fa- 
bi-Montani  (di  cui  anco  nel  voi.  LXIX, 
p.  37),  avendo  nel  184?  pubblicato  inMo- 
dena, e  dedicalo  a  nig.'Fiancesco  INI.'Gaz- 
zoli  vescovo  di  Todi,  il  bellissimo  Elo- 
{^ìo  florico  di  mg.'-  Toìiinuiso  Struzzìeri 
ch'Ila  congregazione  de' passio) àsti,  vr- 
scovo  di  Todi.  Pertanto,  e  anche  per  cor- 
rispondere al  promesso  altrove,  con  l'au- 
torità di  tale  hbro,  mi  limiterò  a  indica- 
re: che  Clemente  XIII  nel  1  ySg  lo  depu- 
tò teologo  di  mg.'  De  Augelis  vescovo  di 
Segni ,  quale  visitatore  apostolico  della 
Corsica,  il  quale  nel  1764  tornando  in 
Coma  lasciò  il  p.Struzzieri  per  vicario  ge- 
nerale, onde  il  Papa  lo  dichiarò  vescovo 
di  Tiene  in  partibusj  indi  per  la  morte 
del  visitatore,  egli  nel  1763  fu  nominato 
a  succederlo.  Lungo  sarebbe  il  direi  di- 
sagi da  lui  patiti,  l'immense  fatiche  sof- 
ferte ,  il  gran  bene  laboriosamente  fatto 
nell'isola. Toruiitu  tu  Romanci  i  770  Cle- 
mente XIV  lo  elesse  vescovo  d'Amelia, 
sede  che  da  più  anni  vacava,  e  prima  di 
recarvisi  terminò  di  scrivere  l'Ufiizio  del- 
la Passione  di  Gesù  Cristo.  Subito  si  mo- 
strò generosissimo  co'poveri,  ristorò  l'o- 
spedale, restaurò  la  cattedrale  e  le  donò 
uìolle  suppellettili,  visitò  l'intera  diocesi, 
e  nel  1773  soppresso  il  monastero  delle 
benedettine  di  s.  Stefano,  vi  pose  le  mae- 
stre pie;  colle  sue  rendite  e  i'appplicazio- 
ue  di  legati  e  luoghi  pii,  vicino  all'episco- 
pio fondò  il  seminario  con  magnifica  fab- 
brica, che  poi  terminò  il  degno  successo- 
re mg.'  Fahi.  Morto  mg.'  Pasini  vescovo 
ili  Todi,  Clemente  XI V  gli  allìdò  1' am- 
ministrazione della  diocesi,  e  sì  disse  che 
se  il  Papa  non  moriva  1'  avrebbe  certa- 
mente fatto  cardinale.  Piccatosi  in  Todi 
nel  marzo  1774, ove  già  avca  dato  le  mis- 


TOD  a35 

sioni  e  perciò  in  singoiar  slima,  si  die  to- 
stoa  predicare,  en  riordinare  le  ammini- 
strazioni de'  luoghi  pii,  ed  incominciò  a 
rifabbricare  il  seminario  in  forma  gran- 
diosa presso  la  cattedrale,  e  lo  vide  com- 
pito nel  1779;  formata  la  sagrestia,  di  cui 
mancavano  i  canonici,  a  sue  spese  la  fece 
ornare  e  dipingere.  Avendo  la  diocesi  di 
Todi  un  numero  non  piccolo  di  santi  pro- 
pri, e  il  vescovo  l'asini  avendone  corretto 
l'uflizio,  l'amministratore  fece  stampare 
le  lezioni  che  non  avea,  e  chiamò  in  To- 
di le  maestre  pie;  quindi  Pio  VI  dalla  se- 
de d'Amelia,  nell'epoca  suindicata, lo  tra- 
sferì a  questa  di  Todi.  Intraprese  la  vi- 
sita della  diocesi,  ma  logorato  e  alfianto 
da  tante  lunghe  fatiche,  santamente  ntorì 
a'2  1  gennaio  i  780.  Da  tutti  venerato,  nel- 
la cattedrale  fu  in  modo  particolare  e  col 
corpo  flessibile,  deposto  rimpetto  l'alta- 
re di  s.  Michele  detto  del  ss.  Sagramen- 
to,  coll'iscrizione  riportata  dall'encomia- 
to  biogiafo.  Beneficati  alcuni  famigliari, 
quanto  avea  dispose  in  opere  pie,  massi- 
niea  vantaggiodellasagieslia  e  della  catte- 
drale, ordinando  il  compimento  del  gran- 
dioso baldacchino  da  luicominciatosopra 
l'altare  maggiore,  e  che  ogni  anno  si  ce- 
lebrasse con  musica  istnimenlale  la  festa 
della  Passione  di  Gesù  Cristo,  avendone 
ottenuta  la  recita  con  8."  per  tutta  la  dio- 
cesi: grato  di  tutto  il  capitolo,  gli  decretò 
un  anniversario  perpetuo.  La  santità  di 
sua  edificante  vita  venne  convalidata  da 
grazie  per  suo  mezzo  ottenute  da  Dio.  Pio 
VI  a'20  marzo  1780  gli  iliè  a  successore 
Giovanni  Lotrecchidi  Fano.  A'22 dicem- 
bre 1800  Pio  VII  nominò  Francesco  M.' 
Cioia  nobile  romano  e  oriundo  milanese; 
indi  a'22  settembre  180)  da  Amelia  vi 
trasferì  Francesco  M.^  de'conti  Gazzolidi 
Terni,  già  vescovo  di  Città  della  Pieve  si- 
no da'22  settembre  i  79^:  nel  suo  lunghis- 
simo vescovato  di  3  diocesi,  come  notai 
a  Terni,  divenne  il  decano  de' vescovi  non 
M)eno  dello  slato  papale  1  he  di  tutto  l'or- 
be cattolico,  e  fu  modello  di  episcopali  vir- 
tù e  ili  eroica  foi  lezia,  dimoslrula  in  quc' 


a36  T  O  G  T  O  G 

hitliiosissimi  tempi  che  riconl.irono  per  evitare  i  pugnali  di  Mitridale.  7o/f^/o, /o- 
cine  Tolte  ranliche  persecuzioni.  E^li  (a  {^iilus,  vale  vestilo  di  togn.  Tn^nù  cliia- 
scmpic  mirabilnienle  splemlido  e  nllct-  rnavansi  coloro  che  nelle  prrjtlturr,  nel- 
tiioso  padre  ile'  poveri,  i  f|Mali  hencllcò  le  coloiiir  e  n^'tiiunùipii  ve!>livaiio  toga 
in  vita  e  in  nioiie,  nella  quale  lasciò  loro  alla  romana.  Nel  riparto  geografico  del» 
quanto  avca,  tranne  una  somma  «leslina-  \'  liti  La  fatlo  da  Augusto,  secondo  Plinio, 
ta  alla  celebrarione  di  messe  in  suIlVagio  la  Gnllia  Smoniti  perde  il  nome  ili  Pi- 
dell'anima  sua.  Pe'povcri  e  nella  sua  vpc-  reno,  ed  assunse  quello  di  Gallia  Tn^a- 
chia  eia  giunse  a  dimellere  e  vimuIltsì  la  lii:  ah  Ancona  Gallica  ora  incipit  To- 
carro77aei  cavalli;virlu()samente  talvolta  inalar  G^////V/«'<f7i(/;o;« ///e. perchè  fu  coni- 
diè  loro  anche  le  pioprie  vesti.  Co' suoi  presa  nella  6.' regione  comporta  dell'Um- 
generosi  soccorsi  conlribminollre  all'in-  l»riaedeirAgroGallico.l''uchiamataGrt/- 
cremento  de' benefici  istituti  della  cillii.  Ha  7?»^;'^^/.  per  distinguerla  dalla  Gallia 
IVr  sua  pianta  morte  il  regnante  Pio  IX  Coma  fa  e  dalla  Gallia  Siihaljùna,  e  si 
a' 1.4  aprile  18  jS  gli  sosliluì  mg.'  Nicola  disse  7'<)^<r/^/ dalla  toga,  veste  propria  dei 
ItosM  di  Foligno,  già  canonico  e  poi  pri-  ron)aiii  coiicediila  a  [)opoli  che  l'abitava - 
niicerio  di  quella  cattedrale  e  lettore  di  no,  come  associali  alla  cittadinanza  roma- 
teologia  dogmatica  nel  seminario,  e  suo  na,  e  lo  conferma  Marziale:  Gallia  lio- 
cameriere  d'onore:  morì  nel  fine  di  no-  tnana  nomine  dieta  Togac.  E  vero  che 
vembiei  8  j4-  Q"""'' ''  '"cdesiino  Papa  col  nome  di  Togata  fu  chiamala  anco 
nel  concistoro  de' 2 3  marzo  1  8') 5 picco-  quella  Gallia,  che  i  romani  tolsero  in  np- 
niz;ì)  l'odici  no  vescovo  lug. 'Giovanni  Ilo-  presso  a'gnlli  boi,  ma  il  Sigoiiio  saviameu- 
sali  di  Ferentino,  gi;i  canonico  di  quella  le  crede  che  la  Gallia  Scnonia  fu  lai." 
caHeihaleepro-vicariogeiieraledellaslei-  nd  averlo,  perchè  prima  dell'altra  rice- 
sa diocesi,  commissario  della  rcv.  fabbri-  vette  i  cittadini,  ed  i  costumi  de'romani 
ca  di  s.  l'ielro  per  le  diocesi  di  Veroli,  coll'iiso  della  toga.  11  di  lei  nome  fu  co- 
Alati  i  e  Fercnlino,  dilénsore  de'matrimo  miinicalo  in  appresso  a  (piclle  terre,  che 
ni,  csauiiiialoie[)ro-siiiodale,  nonché  dot-  i  romani  tolsero  a'galli  boi,  e  che  confi- 
tore  ili  s.  teologia,  e  nell'  uno  e  nell'ai-  navaiio  con  t|uelle  de'senoni.  Quando  poi 
tre  diritto.  Ogni  nuovo  vescovoè  lassalo  Adriano  cangiò  forma  di  governo  in  tut- 
ne'libri  della  camera  apostolica  in  fiorini  ta  l'Italia,  allora  o  poco  dopo  la  Galliti 
3  I  1 , ascendendo  le  rendile  della  mensa  a  Tngtjlij  perdette  airnlto  tal  nome,  e  ripi- 
a5oo  scudi.  La  diocesi  >i  estende  perijo  gliòcpiello  di  Piceno.  Ttigtitti o pretesiti- 
miglia,  e  comprende  molli  luoghi,  e  piii  la  fu  1' epiteto  con  cui  distinguevasi  la 
di  32,)00  anime.  commedia  (di  cui  a  Teatro)  romana,  o 
TOG.A,  Togti.  Sovìn  d'abito  lungo  u-  quella  i  cui  personaggi  erano  romani  o 
salo  dagli  antichi  romani,  manto  o  man-  vestili  di  toga  alla  romana;  per  opposizio- 
letto  ampio  e  largo  quanto  bastava  per  ne  alla  commedia  pallitilti.  che  indicava 
ravvolgervi  dentro  lutlo  il  corpo  lino  ai  la  greca,  e  (piolla  i  cui  inlerloculori  eri- 
pieiti,  conqucsavi  aiiclie  la  lesta,  e  si  |)or-  no  greci.  La  toga  e  il  pallio  riguardnvau 
lavn  di  sopra  alle  altre  /  Csti.  Fra  un  pez-  si  come  le  due  piìi  caralteristiche  dislui- 
zo  di  slolVa  quadrilungo  e  senza  pieghe,  noni  del  vestito  greco  e  romano.  Togtt- 
due  volle  pili  grande  del  /V///;V)  (/ '.)  dei  fiirio  fu  so|)rannome  o  epiteto  di  autore 
greci,  il  quale  d'altronde  era  legi;ermen-  di  commedie  romane  o  olla  romana  delle 
te  rotond(j  al  basso.  Da  ciò  viene  l'espres-  tastile.  Oggi  '/Vii;// dicesi  (piell'abilo  lun- 
«ione  di  i-estiti»  tpiathtifo,  usata  il. 1  Ale-  go,  [iiii  comuneinente  nero,  di  lana,  di 
neo  per  indicar  ta  Ingo  che  lasciarono  I  ro-  .scia,  di  velluto  o  altra  sloll.i ,  che  si  usa 
inani  in  Asia,  cangiandola  in  pulito,  onde  colla  BcrrcUa  (/  .)  di  divulse  tunnc^dai 


TO  G 

componenti  le  magistrature  municipali, 
come  il  senatore  e  conservatori  del  Sena- 
to Romano  {P'.),  distinguendosi  la  toga 
del  Senatore  di  Roma  per  la  coda,  essen- 
do rossa  con  lama  d'oro  e  nera,  non  che 
óe  Gonfalonieri,  Priori.  Sindaci [  f  .)  ed 
altri  del  civico  magistrato;  da'componenti 
le  magistrature  civili  e  crimiuuli,  cornei 
Giudici,  Luogotenenti  (/^  •),  ed  altri  ma- 
gistrati e  uffiziali  de  Tribunali j  da' Dot- 
tori e  professori  dell'  L  niversità  (^'.),e  da 
altre  magistrature;  aggiungendo  i  voca- 
bolari della  lingua  italiana,  eziandio  dai 
chierici,  cioè  non  che  propriamente  essi 
usino  la  toga,  ma  per  parteciparne  la  for- 
n)a  de'Ioro  abiti,  e  perchè  la  Sottana(^f^,) 
fu  detta  anche  toga,  e  così  la  Tonaca  (f^-). 
Dice  Tertulliano,  che  l'uso  delia  toga  pas- 
sò a'romani  da'pelasgi  pel  tramite  de'  li- 
dii.  Arlemidoro  attribuisce  l'invenzione 
della  toga,  e  l'uso  d'interamente  ravvol- 
gersi nella  clamide  (o  lacerna  o  paluda- 
mento del  quale  parlai  a  Manto  e  arti- 
coli relativi),  all'arcade  Tebeno,  che  la 
porlo  presso  gli  ionii;dalche  venne  la  voce 
con  cui  indicavano  i  greci  la  toga,  chia- 
mandola però  talvolta  anche  Anaholeo. 
Con  quest'ultimo  vocabolo  si  chian»ò  o- 
gni  sorla  di  veste  esterna,  che  posta  sulla 
camiciuola  o  sottana,  serviva  a  circonda- 
re e  involgere  la  persona,  da'Iatini  delta 
toga,  e  dagl'italiani  Cappa  (T^-),  o  guar- 
noccia,  veste  lunga  che  si  portava  di  so- 
pra, forse  lo  stesso  chQzimarra.Yìa  Bion- 
do da  Forlì,  nella  Ro/na  trionfante,  ri- 
cavo le  seguenti  nozioni,  che  innesterò  con 
quelle  di  allri.  La  toga  fu  così  detta  a  ^we/i- 
do ,  cioè  dal  difendersi  il  corpo  ,  ed  egli 
crede,  che  come  la  tunica  o  tonaca  fu  una 
\csle  assettata  al  corpo,  chiamata  poi  vol- 
garmente soltana  o  robelta,  così  fosse  la 
toga  il  Mantello  (f.)  ampio  e  lungo  che 
si  portava  di  sopra;  e  siccome  la  toga  era 
la  veste  propria  de'romani,  divennero  si- 
nonimi togi'/Zw^  eromaniisj menile  il  pal- 
lio, che  corrispondeva  alla  toga,  era  la  ve- 
ste ordinaria  de'greci.  Riporta  Svelonio, 
che  Augusto  arriugaodo  il  popolo  roma- 


TOG  237 

no ,  e  vedendo  che  la  maggior  parte  di 
quelli  che  1'  ascoltavano  erano  vestiti  di 
brune  tuniche,  chieses'era  quello  il  popo- 
lo che  Virgilio  prendea  per  Roinanos  re- 
rum Doniinos  gcntenique  togatam.  Leg- 
go poi  nell'annalista  Rinaldi,  che  il  Co- 
lore oscuro  era  inusitato  e  ingrato  a'ro- 
mani, e  perciò  Augusto  dispiacente  di  a- 
ver  veduto  vestiti  a  bruno  una  quantità 
di  cittadini,  ordinò  che  da  allora  in  poi 
non  si  permettesse  che  alcuno  stasse  nel 
foro  o  nel  circo  se  non  togato.  TutlavoU 
ta  attesta  lo  stesso  Uinaldi,  che  Augusto 
poco  prima  di  morire  fece  distribuire  to- 
ghe e  palili,  vesti  de'romani  e  de'greci, 
avendo  proposto  la  legge, che  i  romani  ve- 
stissero e  parlassero  alla  greca,  ed  i  greci 
alla  romana.  Mollo  prima  si  usava  il  pal- 
lio in  Italia,  ancorché  non  fosse  accetta- 
to da' romani,  per  cui  scrive  Plinio,  che 
a'rei  severamente  banditi  si  levava  in  pe- 
na la  toga,  e  si  vestivano  del  pallio,  come 
d'abito  pellegrino  o  forestiero;  e  pel  con- 
trario diveniva  reo  di  pellegrinila,  al  ri- 
ferire di  Svelonio,  lo  straniero  che  col  por- 
tare la  toga  avesse  voluto  comparire  ro- 
mano, venendone  perciò  spogliato  e  in- 
terdetto dall'acqua  e  dal  fuoco.  Nondime- 
no non  era  vietato  a'romani  il  pallio,  a- 
vendolo  usato  Scipione  nel  ginnasio,  Ca- 
tone giuniore  mentre  giudicava,  e  Tibe- 
rio gettata  la  toga  vestì  quasi  due  anni  il 
pallio.  Da' pagani  furono  chiamati  i  cri- 
stiani non  solo  impostori,  ma  greci  per- 
chè vestivaco  il  prt///o  filosofico  di  colore 
oscuro.  I  cristiani  lasciala  la  toga  adotta- 
rono il  pallio  filosofico,  per  quanto  dissi 
a  quell'articolo,  {)erchè  in  certo  modo  cor- 
rispondeva alla  toga  de'romani,  ma  a  po- 
co a  poco  fu  daTedeli  dismesso  il  pallio, 
il  (juale  rimase  a'monaci.  La  toga  era  veste 
comune  agli  uomini  e  alle  donne,  ma  le 
persone  disliute  e  senatorie  portavano  la 
toga  pretesta,  cioè  iulersiata  di  Porpora 
(/  .)  ;  le  altre  persone  di  volgare  condi- 
zione usavano  la  toga  schietta.  La  toga 
prelesta  era  una  veste  lunga,  bianca,  li- 
stala d'inloruo  0  piuttosto  orlata  di  por- 


a38  T  O  G  T  O  G 

|)orn  ,  clie  sopm  la  Tttiiicti  in  |M'incipio  (limintiìlnd.tirnsojsirorniandola  collnrre- 
l'oi  lavano  i  figli  e  le  figlie  ile'*eiiuloiì  lu-  la.  Le  picgulure  dcllu  Ioga  cliiaiiiavaii<>i 
inani  sin9  nll'elà  di  i  7  anni,  perciò  regi-  balu-i  ed  itnil>tmcs,  e  di  tali  inciespatu- 
shala  da  LI[iinno  fra  le  Tcsli  puerili;  in  re  parlai  a  Stola.  Era  la  toga  più  o  me- 
&egnito  l'usarono  pure  i  sacerdoti,  gli  nti-  no  ampia,  seconilo  il  capriccio  o  la  f.icol- 
guri,  i  uingiNliali,  i  prelori,  ed  i  .sen:iliiri  tà  di  tiiisciino,  rpn-lia  de'poveri  era  .strel- 
filejtsi  nelle  solennilii  e  ne  gitici  Ili  pnl)l>li-  la  e  corla  ,  e  cliiainavasi  Inffiilu  o  Infili 
ci; ma  il  pretore  la dimelte va nlloicliè do •  arda.  Orazio  rimproverò  il  liberto  Me- 
vea  pronunziate  la  condanna  d'  alcnnn.  na,ili  spazzar  le  strade  con  una  toga  liin 
Si  concedeva  la  toga  ptetesta  a' giovani  ga  quasi  rj  briccia.  Si  vede  nc'inonumeiili 
d'illusile  (ondi/ione  in  Roma  a  una  cer-  scendere  la  tonaca  o  tunica  fino  a'tallo- 
taelà,e  alltua  erano  ammessi  nell'asscin-  ni  senza  toccar  terra.  Essa  ponevasi  sopra 
LIee  puliMiclie  e  anco  nel  senato  se  figli  la  tunica,  ma  ne'  primi  tempi  di  Kuin.i 
ile'senatori.  I  fanciulli  uolnli  romani  de-  portavasi  senza,  ed  allora  dormivasi  col- 
ponevano  la  Bollii  d'oro  (di  cui  riparai  la  toga;  per  memoria  del  f|ual  uso,  nelle 
a  SurERsTiZio>F.  pei  quella  clie  vi  conte-  cercmonie  nuziali  degli  .Y>ris<///:/,gli  «po- 
neva), che  li  di>(ingucva  dagli  altri,  e  as-  si  novelli  la  poltrivano  nei  giorno  delle 
sume^ano  la  toga  virile.  La  Ioga  senato-  nozze  e  nelle  feste  nuziali,  e  inoUre  sten 
ria,  di  cui  riparlai  nel  voi.  LXI  V.  p.  4^,  deasi  una  lognsid  talamo.  Ne'primi  lem- 
per  avere  il  Laticlavio(}  .)  si  cliiauiò  lo-  pi  portavano  la  toga  anche  le  donne,  ma 
^<7 /<7//r/rtt'/.v  e  r7<7iv7/^.  Adriano  volle  che  in  seguilo  l'abbandonarono  per  prender 
i  senatori  e  Cavalieri {^J  .)  romani  seni-  la  palla  (cpiasi  un  pallio  o  inanlello  sul- 
pre  comparissero  togali  in  pubblico,  tran-  la  tunica,  e  ne  feci  parola  nel  voi.  LW, 
ne  se  venivano  d<»|la  cena  d'alcuno,  ed  e-  p.  61),  o  la  .S'/n/./  (/  .);  la  conservarono 
gli  essendo  in  Italia  incede  sempre  toga-  lesole  cortigiane,  e  le  adultere  fuionocoii- 
lo.  Togati  e  palliati  giacevano  i  convitati  dannate  a  portarla.  L'indossarla  toga  eia 
ne*/jr/7//:7'ero«v'//i,  e  ne  Uatta  pure  J.  Al-  pegli  scliias'i  delitto,  onde  ne'saluinali 
sloi  Ho,  De  Ja'cIÌs  et  de  TacìÌcÌs  ì-cIc-  niuno  la  portava,  perchè  in  quelle  feste 
/•/////.  Amslelodami  I  7o4- Severo  Afio  in-  i  padroni  si  confondevano  con  essi.  Non 
vitato  a  cenare  con  l'imperatore,  ed  es-  potevano  portai  la  nemmeno  i  cittadini 
stndovi  andato  pallialo,  accortosi  del  suo  cui  era  interdetto  il  fuoco  e  l'acqua;  i  sup- 
errore,  depose  il  pallio  e  vestì  una  toga  plicanli  la  raccoglievano  al  di  sopra  delle 
dello  slesso  imperatore.  Era  perì)  co*a  spalle;  in  casa  e  in  campagna  non  si  por- 
ronliai  in  alla  |)iilitezz.a,  di  recarsi  al  bau-  lava.  Essendo  stala  assalita  Gabio  da'nc* 
riletto  colla  toga  nera,  perijuanlo  poles-  n)ici,inentregli  abìtanlistavano  celebian- 
he  esser  bella.  Narra  Svelonio  che  le  lo-  do  un  sagiifizio,  iiulosiarono  tosto  la  to- 
ghe costumale  da'  consoli  romani  erano  ga  ,  mosseio  a  combattere  e  riportarono 
di  3  vari  colori,  pi  opoizionate  all'oppor-  vittoria;  e  siccome  si  cingevano  con  quel 
!unitiide'tenipi;la  i.'eiadi  [101  poraecon-  vestilo  in  modo  loro  proprio,  conducen- 
sngrala  agli  Dei,  la  2. Mi  porpora  cangiali-  do  sul  davanti  il  lembo  che  pendea  sulle 
le,la 'j.'di  coctothc  conservavasi  nel  lem-  Sjiallc,  cosi  tpiesta  forma  di  cingersi  di- 
pio  di  Giano  e  s'indossava  anche  per  an-  venne  di  felice  augurio;  e  da  ciò  venne 
nunciare  a'pojioli  l'inimineiilegiiena.  M.  la  relativa  espressione  bgurata  tanto  co- 
Antonio filosofo  entrando  in  Italia,  appe-  niune  presso  i  Ialini  autori.  Alla  gabina 
na  pose  piede  in  Ibindisi  \esti  la  Ioga  e  cingeansi  anche  i  consoli  quando  apriva- 
la fece  Hs«iiniere  a'solduti.  l'er  l'ordina-  noti  tempio  di  Giano.  Nel  campo  di  b.»l 
l'io  la  lo^n  era  bianca  ,  e  nelle  occnsioni  taglia  non  portavasi  mai  la  toga.  La  t<>^<i 
di  ponipa  ne  aumenlavano  la  bianchezza  ]>ura  era  l'ordinaria;  la  io^a prclcsta  era 


T  O  G 

bianca  con  orlo  di  porpora,  ma  nella  so- 
l.i  parie  circolare.  Gli  epiteti  di  pietà  o 
yv///«/27é7fecerocredeie  che  le  toglie  trion- 
fili a  cui  si  davano  t'ossero  dipinte  o  bor- 
date o  adorne  di  palaie;  tua  Feslo  dice 
essersi  nomata  tcgii  piita  quella  che  pri- 
ma chiamavasi  semplicemente  toga  pur- 
purea^ benché  al  dire  d'alcuni  non  vi  si 
os'»ervasi«e  alcuna  pittura,  i  consoli  il  i.° 
giorno  di  gennaio,  e  gl'imperatori  nelle 
pubbliche  ceremonie,  vestivano  la  delta 
toga  trionfale  o  di  porpora:  Paolo  Emi- 
lio e  poi  Pompeo  ottennero  il  privilegio 
di  portarla  negli  spettacoli.  Qualunque 
fosse  il  nome  o  epiteto  della  toga,  nulla 
cangiava  la  sua  forma. La  l'itreneva  d'una 
stoda  trasparente;  la  candida  era  quella 
il  cui  candore  era  stato  rilevato  con  ap- 
parecchio di  et  età,  e  veniva  indossata  da- 
gli aspiranti  a  qualche  carica,  che  perciò 
appunto  chiama  vansir<7/<<^//<7<^///,v()cab<jlo 
restato  a  significare  per  iniilazione  quel- 
li che  aspirano  e  pretendono  cai  iche,  ma- 
gistrature o  simili.  La  toga,  pidla.  o  atra 
indicava  Lutto,  tristezza  e  miseria;  Plinio 
chiamò  i  poveri  puUatuni  ìwiìuiìuni  ge- 
nus,  e  Quintiliano  li  denominò ^;/^//rt/«^ 
circuliis, pallata  turba.  La  toga  ra.sa eia 
di  panno  raso  e  senza  pelo,  the  conside- 
ra vasi  come  molto  fina.  La  pcxa  era  di 
stolfa  densa  e  pelosa,  atta  a  riscaldare,  ed 
usata  nel  verno.  La  forcnsis  ei  a  quella  a- 
doperala  dai  legali  :  Simmaco  parlando 
d'un  avvocato  stato  esptdso  dal  fliro  di- 
ce ,  che  togae  forcnsis  honorc  priva tus 
cstj  Cassiodoro  chiama  la  condizione  di 
avvocato,  togata  di gnitas  j  ini  Apuleio  sa- 
tirizzando i  forensi  li  appella,  fj^/o^^ir/T.?  to- 
gati. Il  Buonarroti  ntW Osservazioni  sui 
vasi  antichi  di  vetro,  eruditamente  trat- 
ta della  toga  ,  sua  forma  antichissima  e 
forma  al  tempo  del  principio  dell'impe- 
ro e  quindi  de'bassi  tempi,  per  cui  ne  ri- 
caverò un  sunto.  Egli  dice  che  la  toga  fu 
un  panno  aperto  che  si  avvicinava  alla  Ci- 
gurii  rotonda,  il  quale  si  avvolgeva  intor- 
no alla  persona.  Sul  principio  era  angu- 
sta, si  fece  abboDdaiitissima  di  panno,  e 


TOG  23r) 

per  maggior  grazia  e  più  decoro  piena 
ili  pieghe;  d'alcune  delle  quali  unite  in- 
sieme per  lo  lungo  ne  formavano  duegrup- 
pi  principali  detti  seni,  uno  chiamato  se- 
no superiore,  il  quale  cominciava  di  sot- 
to il  braccio  deslio  e  saliva  alia  spalla  si- 
nistra, sopra  del  quale  verso  il  mezzo  con 
alcune  pieghe  riprese  e  riboccatevi  sopra 
si  formava  l'onìbelico;  l'altro  seno  o  ra- 
gunala  di  pieghe  veniva  giù  dalla  spalla 
sinistra,  a  tira  versa  va  per  dinanzi,  arriva- 
va verso  il  ginocchio  destro,  e  si  denomi- 
nava seno  inferiore:  si  accomodava  que- 
sta toga  colle  sue  pieghe  con  grandissimo 
studio, per  quanto  si  vede  d.ille  statue  to- 
gate, che  appariscono  perciò  sì  belle,  e  si 
trae  da  Quintiliano  il  modo  più  decente 
di  portarla,  e  coloro  che  in  quelli»  manie- 
ra l'accomodavano  colle  pieghe,  forse  fu- 
rono delti  vestiplicij  e  perchè  poi  ella  si 
conservasse  così  bene  jiggiustata  e  [)cr  po- 
tersela mellcre  più  presto  e  facilmente, 
eravi  l'uso  di  tenerla  sopra  d'un  legno  fat- 
to apposta,  il  quale  dalla  sua  forma  chia- 
mavasi croce,  i  seni  non  erano  il  laticla- 
vio,come  crederono  diversi  eruditi,  i  cl;»- 
vi  essendo  cuciti  e  sovrapposti  alla  t(jni- 
ca.  La  toga  ne'bassi  tempi  fu  portala  sul- 
le due  spalle,  ma  ne'tempi  di  miglior  gu- 
sto lasciava  per  lo  più  libero  il  bi  accio  ile- 
slro  ,  e  solo  un  lendjo  della  toga  girava 
per  di  dietro  in  alto  dalla  stessa  parte  sul- 
la spalla, dove  ne  appariva  davanti  un  po- 
co. Verameule  il  portar  la  toga  in  manie- 
ra die  coprisse  le  due  spalle,  il  petto  e 
libraccio  destro,  fu  usalo  anticamente, ed 
in  questa  forma  è  fatta  la  toga  pietà  dei 
trionfanti,  ed  era  co>ì  chiamata  a  cagio- 
ne de'Iavori  ch'eranvi  sopita.  La  toga  an- 
dò in  disuso  da'tempi  de' primi  impera- 
tori, venendo  ad  usarsi  invece  la  lacerna, 
abito  pure  esteriore  e  da  mellersisulla  tu- 
nica, simile  al  nostro  ferraiolo,  o  pure  la 
penula  che  succede  colla  lacerna  alla  to- 
ga e  die  origuie  alla  Pianeta  (^^.),  per- 
chè per  l'abbondanza  del  panno  fu  det- 
ta pianeta,  adoperata  da'senatorì  in  cit- 
tà co  laticlavi  di  porpora.  Della  lacerna, 


2  io  T  O  G 

o  clamide  o  pnludamento  parlai  al  citato 
nrlicolo  ìM*sTo  e  alliove.  La  penula  fu 
nnche  veste  per  difender&i  dui  sole  e  dal- 
la piogì^ÌH,  e  fu  pure  talvolta  delta  lacer- 
na, ovvero  jmllio  e  mozze t In,  da  Com- 
modo venendo  sostituita  alla  toga  ,  e  fu 
pure  mantello  militare.  Uuonarruli  non 
conviene  the  dalla  toga  originò  la  penu- 
la, e  che  sotto  Diocleziano  si  al>bandoiiò 
la  toga  e  si  adottò  la  penula,  corrispon- 
dente quasi  all'odierna  Croccia  (  /  '.).  Tut- 
tavulla  la  toga  si  ritenne  e  fu  adoperata 
per  abito  civile  in  certe  hinticni  e  iolen- 
nilà,  anco  ne' tempi  più  iiii'eriori  e  bas^i 
nel  declinar  del  IV  secolo, al  cui  tempo, 
scrìve  s.  Girolamo,  i  giovanetti  declama- 
vano nelle  scuole  colla  toga,  e  sebbene  ca- 
duta comuncmenlein  disuso, e  abbando- 
nata nelle  declaniazioni  dagli  oratori,  pu- 
re gli  artisti  continuarono  a  vestirne  i  ri- 
tratti, ed  esprimerli  iu  quell'abito  più  de- 
coroso della  lacerna  e  della  penula  suc- 
cedute alla  toga.  Aggiunge  liuonairoli 
sulla  veste  consolare  de'trionfanti,  che  la 
ioi^d  pictii  fu  piopiia  di  essi  soli  insieme 
alla  tunica  palmata,  indi  venne  concessa 
anche  ad  nitri,  e  specialmente  a'  pielori 
piesidenli  de'giuochi,  ed  a'consoli;  essen- 
do la  principio  ubbomlante  di  panno,  di- 
poi per  maggior  facilitii  di  portarla,  e  [)cr 
non  avere  un  peso  soverchio  ad(lo>so,  e 
per  essere  piena  di  ricami,  onde  Claudia- 
no  chiamò  tali  vesti  rigcntcs  fogne  gra- 
ìtx  auro  trahcas,  fu  ridotta  di  mano  in 
n)ano  ad  ima  forma  più  angusta  e  final- 
niente  a  una  semplice  striscia,  che  perciò 
si  disse  lanini.  Si  poneva  sulle  spalli-,  ri- 
cascava sul  petto,  e  girando  per  la  parte 
didietro  ritornava  di  nuovo  davanti  giù 
basso.  Era  di  porpora,  e  S4jpra  ricamata 
o  tessuta  d'oro  con  vari  lavori  di  (ìgiire 
crnppie>c-nlaii7e:sillatti  ricami  somiglian 
do  alle  piume  degli  uccelli ,  anche  nella 
varietà  decolori,  furono  detti  opm  jìlii- 
iitiilinii  Ojilitinariuni.  anzi  il  vocabolo  si 
estese  agli  altri  ricami  di  diderenle  dise- 
gno,cgli  stessi  licaniiitori  si  denoininaro- 
uo /;/<</>/<//•//.  Dtllu  U'i^a  jiicla,  ubilo  dei 


TOC 

trionfanti,  il  Buonarroti  riparla  nell'^^  • 
n  r\-iizii>iii  sui  nirtitif^liiiiii,  dicendo  eli' 
[)rima  era  tutta  di  porpoia.e  poi  si  coaim 
CIÒ  ad  arricchire  di  vari  fregi  e  lavori  di 
ricamo,  laonde  pel  peso  e  per  l'oro  non 
polendosi  accostai  bene  alla  persona,  lu 
ridotta  a  una  figura  stretta  e  iienza  [)ie- 
glie;  ed  in  seguilo  alleggerendosi  vieppiù 
si  ridusse  quasi  a  niente  ne'lem|>i  bas^i, 
e  ad  una  fascia  di  varie  pitture  abbellita, 
colla  quale  vedonsi  ornali  gl'imperatori 
e  i  consoli  di  tale  epoca,  avvolta  nelle  spal- 
le simile  a  una  clamide  aperta,  e  solo  dif- 
ferente nel  mododi  [lortarl  I  e  nella quau- 
tità  de!  panno.  Usandola  gl'imperatori  pel 
continuo  consolato  che  pigliavano,  fu  da 
loro  pai  tecipata  con  molle  altre  vesti  d'o- 
nore a'supremi  prelati  delle  cinese,  par- 
ticolarmente della  Grecia.  Finalmente  in 
breve  accennerò  quanto  della  toga  scris- 
se il  p.  Bonanni  nella  Gerarchia  eccle- 
siastica considerata  nelle  K'ésti  sagre  e 
(  ii'ili:  cap.  26,  Quale  fosse  la  Ioga  iLsa- 
la  (hìgli  antii  Ili.  L'uso  di  portarla  iuime- 
dialamente  sul  corpo  fu  comune  agli  ebrei, 
ad  altri  popoli,  a'greci  e  agli  abitanti  del 
Lazio  dopo  la  fondazione  di  Roma, e  man- 
tenuto pnsso  molti.  Divenuta  la  toga  tra 
i  romani  d'ogni  condizione  comune  o'due 
sessi,  gli  uomini  l'u^alono  lunga  sino  a 
mezza  gamba,  le  donne  sino  al  collo  del 
piede.  l"'u  costume  costante  sì  presso  gli 
ebrei,  sì  presso  i  romani,  di  vestire  di  la- 
na bianca  ,  contentandosi  del  suo  colore 
naturale,  senza  cercare  altra  tintura  e  co- 
lore. .Ma  pressoi  romani  que  che  aspira- 
vano a  qualche  carica  comparivano  eoa 
veste  piii  bianca  delle  comuni,  perciò  det- 
ti candidati,  della  qual  veste  scrisse  Isi- 
iloro:  Toga  candida,  eadeniifuc  creta ta, 
in  qua  candidiliel  inagistratunt ftetcn- 
tes  aniliiehant  addita  creta,  qua  candì' 
dior  insignionjur  essct.  Al  che  alluden- 
do Persio  ilisse:  Qiuni  dm  isliianlenu  re- 
tata amìiitin!  Sulla  toga,  delta  da  alcuni 
pure  tonaca,  tanto  gli  ebrei  che  i  romani 
sovrapponevano  sulle  spalle  il  pallio,  e  n- 
pùilQ  lu  fjguia  di  M.  Aurelio  così  vesti- 


T  0  G 
lo.  Introdollosi  tra'romani  il  lino,  si  ag- 
giunse alla  toga  per  delicntezza  e  polizia 
altra  veste  della  tii/iica  in  latino  e  in  ita- 
liano tonaca,  ed  era  inleiiore,  più  corta 
della  Ioga,  In  (piale  nuova  veste  inimedia- 
taniente  veslì  il  corpo  e  si  duplicò,  anzi 
talvolta  liiplicò  e  quadruplicò.  Tanto  la 
toga,  quanto  la  tonaca  fu  costume  di  por- 
tarle con  Cintui-a  o  Fascia  {J  .),  biasi- 
matoe  titupeievoleessendo  tenuto  ilcon- 
Irario  uso,  sebbene  il  Ferrari,  De  re  s'e- 
stiaria,  sia  d'opinione  che  solamente  in 
guerra  usandosi  la  toga  si  cingeva  per  es- 
sere |)iù  agili  nel  combattere.  Afferma  il 
p.  Boiianni,  elicgli  apostoli,  essendoebrei, 
usarono  la  toga,  e  che  la  veste  comune- 
mente usata  da'prirai  chierici  pariuieuti 
fu  la  toga  o  tonaca,  non  però  lunga  sino 
a'piedijia  quale  in  progresso  di  tercpo  di- 
venne talare,  cioè  una  veste  lunga  sino  al 
tallone  e  colle  maniche,  che  prima  o  non 
\i  erano  o  si  estendevano  solamente  alla 
metà  del  braccio,  inclinandoli  p.  Douan- 
ni  a  credere,  che  se  le  toghe  furono  sen- 
za maniche,  il  clero  le  portò  colle  mani- 
che, ovvero  se  la  toga  ne  (u  senza,  alme- 
no usarono  i  chierici  altra  ton.ica  interio- 
re con  maniche,  al  modo  come  vestono 
gli  orientali  greci,  armeni,  maroniti  esi- 
mili. Dissi  a  MozzETTA,  che  anticamente 
fu  adoperata  sopra  la  lacerna,  e  che  le  an- 
tiche immagini  de'  Papi  furono  espresse 
in  toga  e  col  pallio.  Ne'vol.  XXX  Vili,  p. 
12  3,  LXIX,p.  1  8g,ricordai  dove  feci  men- 
zione della  questione ,  se  Cedant  Anna 
Togae,  se  debbano  preferirsi  le  armi  al- 
le lettere,  e  se  più  nobdi  e  più  degne  del- 
la Spada,  sono  la  Toga  e  le  scienze.  Di 
questo  grave  argomento  tra  gli  altri  ne 
trattano:  Chevigni,  La  scienza  delle  per- 
sone di  spada  e  di  toga,  Venezia  i  720. 
Il  gentiluomo  del  Muzio,  ove  della  no- 
hiltà  delle  armi  e  delle  lettere  si  dispu- 
ta, fjfual  sia  la  maggiore?  Venezia  1 565. 
Giovanni  Lanlerbacht,  De  armis  et  Ut- 
teris,  ac  de  praeccdentia  niilitis  et  do- 
rfóri.9,Viltebergae  1 595.EnricoGebbard. 
Oratio  de  nobili  prohleniata  ,  lillera- 
VOL.  txxvi. 


TOK.  24t 

rumile  an  vero  armorum  gloria  illu- 
strinr,  et  uti'orumnam  praestantinr  u- 
sus?  Geraei6i3.  Gio.  Angelo  Berniera, 
Discorsi  problematici,  se  sia  meglio  ap- 
plicarsi alle  lettere  oppure  all'  armi? 
Lipsia  i6g+.  Cristoforo  Lanfranco,  U- 
trum  sit  praefercndus  miles  an  doctor? 
nel  Tract.  Jiiris,  l.  4- 

TORAT  (Berisan  Armcnorwn) .(l\l' 
tàd'Armenia  con  residenza  vescovile  nel- 
l'Asia Minore,  pascialatico  della  Turchia, 
nel  sangiaccato  di  Siva,  il  quale  compren- 
de buona  porzione  della  Galazia  e  del 
Ponto,  ed  una  piccola  parte  dell'Arme- 
nia aulica,  abitato  da'turchi,  da'turcoma- 
ni  e  dagli  armeni.  E  situala  in  una  val- 
le profonda  presso  la  sponda  sinistra  del 
Kizil-Ermak,  che  vi  si  varca  sopra  un 
lungo  ponte.  Sorge  in  forma  d'anfiteatro, 
ed  è  una  delle  più  grandi  città  e  più  com- 
mercianti dell'Asia  Minore,  la  più  impor- 
tante del  suo  sangiaccato:  esteso  è  pure  il 
suocommercio  di  frutti.  Sulla  sponda  de- 
stra del  fiumesono  rupi  altissime  escosce- 
sissime,  dove  sta  un  vecchio  caslello  ca- 
dente, che  servì  di  prigione  a  de'france- 
si  presi  in  Egitto.  Le  vie  quantunque  iu 
parte  dirupate,sono  bene  insiniciale,  cosa 
rara  iu  quelle  contrade.  E"  Tokat  città 
grande,  e  rinomata  per  le  sue  fabbriche 
di  batteria  da  cucina  ,  e  altri  oggetti  di 
rame,  di  cui  provvede  l'Asia  Minore;  fab- 
bricandovisi  pure  stoffe  di  cotone  azzur- 
re e  seterie.  Quivi  è  il  ritrovo  delle  ca- 
rovane di  Smirne,  Erzerum  ,  Bagdad  e 
Costantinopoli. Forma  Tokat  l'appannag- 
gio d'una  principessa  delia  famiglia  im- 
periale, ed  è  amminiUrata  da  un  mulsel- 
lime  da  un  cadì.Vi  si  contano  circa  rq.ooo 
case  e  120,000  abitanti,  fra 'quali  più  di 
160  famiglie  armene  cattoliche,  e  quasi 
c)00  non  cattoliche  e  più  di  5o  greche. 
JXel  I  82  5  provò  un  violento  terreraoto,dal 
quale  patì  moltissimo  danno.  Giardini  e 
vigne  coprono  i  dintorni.  Commanville 
ntW Histoire  de  tous  Ics  Evescìiez,  la  di- 
ce sede  vescovile  della  provincia  ecclesia- 
stica di  Lazica  o  Lazico  o  Mingrelia,  chia- 
16 


a4»  i  <  >  'v 

in;ila  aiiclic  Colcliiilc  o  iilnicno  die  f.icc- 
\:i  |)iiitc  ilclln  Culcliidc,  ed  i  |)0|)oli  clic 
onlicamcnte  l'iihilavaiio  erano  ntlnccnlìs- 
sìmi  alla  iTlìgìoiic  cii&tìaiin.  Era  allrcs'i 
pi'0\iiicìa  occlcsiaslica (Iella diocesi  d'ihe- 
ria  o  Ci(>riiii7,  sogpelln  a!  riieliojxilitano 
di  Cesareo  c|uale  esaica  di  lulto  il  J'o/i- 
/(>.  alili  alti ilxieiulula  a  (jiiclli  il'Ainasia 
tneliO|iuli  ócW'J-'liiiojHiiito.  ISIeglio  è  ri- 
conoscervi, secondo  alhe  nolizie,  Trchi- 
ioìulti  per  meli  iipuli  della  Lamica,  ed  in 
conseguenza  della  siifliaiiiiiiea  sede  di  To- 
kal  o  Tocat,  Tociitiiiìi.  />'(  / /ay/^  come  la 
chiamano  alcuni  geografi,  non  dovcndo- 
t>i  confondere  ,  né  con  JJcrisso  (J  .)  sof- 
fi aganea  ili  Sebaste, ch'ebbca  vescovi  Eu- 
fittnio,  Kiislazio,  K.,  Giovanni,  Proclo  e 
Callinico;  né  con  Coiiunm  l'untuti  (/'.) 
sullraganea  di  iNeocesaiea  odi  Trebison- 
drt,  cli'ebbe  a  vescovo  s.  /Messandio  mar- 
tire,acui  successero  Pioliniio,l'ulro, Gio- 
vanni I,  Teodoro,  Giovanni  II.  Oiii-ns 
cìiristiimus,  1.  I,  p.  433  e  5i6.  !l  Bau- 
drand,  f.c.ricoii  ^io^iiij)ìiicunì ,  diiania 
Tokat,  Tdcluiln,  lociili)^  ciltìi  di  Cap- 
padocia  presso  il  fiume  Lieo,  già  sede  di 
un  satrapo,  tra  Neocesarea  e  Comana, 
e  appellala  pure  Neocesarea.  Il  vescova- 
to greco  di  Tokal,  da  Coinmanville  det- 
to [)iire  riH'ìuitzitzl,  fu  eietto  nel  secolo 
1\,  come  la  sede  tli  Tocìnitzicrlzi ,  siif- 
fraganco  della  metropoli  di  Trebisonda 
esarcato  di  Lazico,  e  da  lui  ancora  si  di- 
te credula  Nvocesarca  o  lùidossin  (/'^.), 
ma  è  diversa  da  esse.  Aggiunge,  che  vi  fu- 
loiio  due  vescovi  greci  di  Tiudiuin  nel- 
r  esarcato  di  Ponto  J'olcniniìinrn,  To- 
i(it-Zilzi  e  T(u<it-Zi\rtz{,  e  che  in  se- 
guilo Tnciitiini  divenne  ai  ci  vescovato  o- 
nurario.  Dì  più  dice,  che  vi  fu  l'armena 
provincia  ecclesiastica  di  Thucat  solto  il 
]ialiinrcnto  ó' K.i niinzlit,  con  la  sede  or- 
tivi'scovile  di  riiocnt  (\\  Cappadocia,  ri- 
siedendo l'arcivescovo  nel  moiiasicio  di 
'i'Iiivalavanch  o  s.  Anna,aveiite  pei  sul- 
h  aganee  le  sedi  armene  di  Muzianzo,  Mar- 
(liisvan  o  Maisunnavanch,  e  di  Neocesa- 
ira.  Anche  il  p.  Muco  ,  Mutilili  J'/>ino- 


T  (  )  L 

pntuum,  registrò  tra'  vescovi  sulTrngancì 
di  Trebisonda,  lOiliiit-Ziizi  e  Torlmt- 
Zicrlzi.  Al  presente  Tokal,  litri  san  y4r- 
//icn(ìrum,  è  una  sede  vescovile  ormano • 
callolico,  di  cui  è  amministratore  perpe* 
tuo  nig/Gregorio  Pietro  \  III  Der-Asdna- 
z.uliian  patriarca  di  Ciliciii,  di  cui  iipar- 
l.ii  a  l'ATniAnc\To  Anvir^d,  e  nel  1  8  f  5  ne 
divenne  sulhaganeo  l'attuale  mg.'  Igni- 
zio  Calepegian  vescovo  in  parlihus  i\' \.- 
masia  ,  cmi  chiesa  pubblica  e  i  suddetti 
eallolici.  Fino  al  184.4  era  stato  dal  pa- 
triarca piedeces>ore  tlell*  odienio  incari- 
calo deli'auiniiniktiaziune  di  Tokal,  Se- 
bastee  altre  città  vicine,  mg.'  Michele  ar- 
civescovo di  Cesarea  di  Cappadocia  in 
parlilnis,  il  cpiale  vi  si  era  portalo  a  ri- 
siedere dal  IMoiite  Libano. 

TOLliDO  GiovA>.M,  Cartìinnlr.^a- 
lo  in  liigliilleira, professò  Ira'cisleiciensi, 
dove  essendosi  distinto  per  santità  di  vila 
e  per  eccellenza  di  dottrina,  per  cui  non 
vi  fu  scienza  in  cui  non  fosse  insìgnciuenle 
ver>ato,a  couleinplaiionedel  raro  suo  me- 
rito, liinoceiizo  IV  nel  dicembre  I  2^4  '" 
Lione  lo  creò  cardinale  prete  di  s.  Loren- 
zo in  Lucina,  e  fu  uno  di  i|uclli  che  pe' 
primi  vcnucro  decorali  del  cappello  ros- 
so, ed  Urbano  IV  neh  261  lo  fece  vesco- 
vo di  Porto.  Dopo  essere  stillo  mediatore 
della  pace  Ita  liinoceiizu  I V,  ed  ICiinco  III 
re  d'in^liilleria,  fondò  in  \  ilerbo  il  mo- 
nastero del  i'aiadisu  perle  innnachedel 
suo  ordine,  dalle  quali  passò  u'minori  os- 
servanti, ed  altro  simile  suburbano  u  Pe- 
rugia dedicato  a  s.  Giuliana,  ove  collocò 
8  inoli ncbe che  lece  venire  di  Francia  pel 
buon  rcgol.imento  delle  religiose  che  in 
numero  di  4^  solennemente  v'introdus- 
se e  della  pi  imaria  nobiltà,  che  dalla  cat- 
tedrale furono  accompagnate  dalclero.dal 
senato  e  popolo  perugino.  Queste  religio- 
se a  |)erenne  gratitudine  st.ibiliioiio  a' 
I  3  luglio  tunciali  anniversari  con  divolii 
pompa,  e  onorata  comiueuiurazione  nel 
capitolo  di  sì  insigne  benetàllure.  Alessaii- 
ilio  IV  gli  die  incombeiua  di  Irasferiiele 
suore  pcuilculi  dulia  chiesa  di  &.  Maria  so- 


T  O  L 

pia  .Minerva  ili  Roma,  a  quella  di  s.  Pan- 
crazio. Nella  scilo  vacante  avvenuta  per 
morie  di  Clemente  1  V,e  che  fu  assai  lun- 
ga, si  adoprò  con  impegno  per  l'elezione 
diGregorio X.Celebrando  questi  nel  1274 
il  concilio  di  Lione  11,  ivi  mori  il  cardi- 
nale e  fu  sepolto  nella  chiesa  de'domeni- 
cani,  dopo  avere  assistito  a  4  conclavi, 

TOLEDO  Giovanni  ,  Cardinale.  V . 
Alvarez  GiovAìv.\i,ed  il  vol.LXV,p.  2  3q, 
242  e  246. 

TOLEDO  Ferdinando,  Cardinale. 
Spagnuolo  della  nobilissima  famiglia  de' 
conti  d'Oropesa,  insigne  per  santità  di  vi- 
ta  e  per  eccellenza  di  dottrina,  in  cui  eb- 
be a  maestro  e  guida  il  celebre  domeni- 
cano Pietro  Solo;  dopo  avere  ricusato  0- 
norifici  impieghi  e  lucrose  prefetture  ot- 
fei tigli  da  Filippo  II,  ad  istanza  di  que- 
sti Gregorio  XIII  a' 2  i  febbraio iSyH  Io 
creò  cardinale  prete,  ma  egli  rese  umilis- 
sime grazie  al  Papa  della  compartita  di- 
gnità e  non  si  potè  indurre  a  vestir  la  por- 
pora. In  falli  giunto  nella  Spagna  l'able- 
giito  e  cameriere  ponti Hcio,  col  breve  a- 
poslolico  e  la  berretta  cardinalizia,  chiese 
3  giorni  di  tempo  per  rispondere,  ne'qua- 
li  fece  a  Dio  incessanti  e  fervorose  pre- 
ghiere. Indi  per  sincera  e  profonda  umil- 
tà, rinunziò  il  cardinalato,  e  rimandò  in 
Roma  l'ablegalo  carico  di  preziosi  doni. 
Ma  il  Papa,  dopo  aver  altamente  com- 
mendato in  concistoro  tanta  modestia  e 
virtù,  dichiarando  esserne  slato  molto  e- 
didcato,  si  dolse  del  re  alle  cui  richieste 
l'avea  esaltalo,  senza  prima  informarsi  di 
sua  inclinazione,  e  propostogli  un  sogget- 
to alieno  dalle  dignità  e  onori  della  Chie- 
sa. Filippo  II  si  scusò  col  Papa,  dicendo 
che  non  avrebbe  mai  potuto  supporre  che 
un  suo  suddito,  benché  di  vita  assai  e- 
semplare  e  di  casa  illustre,  fosse  di  lauta 
sublime  virtù  da  rifiutare  un  grado  cos'i 
eminentejda  tanti  ambitoesospiralo.  Fer- 
dinando Toledo  restando  fermo  nel  suo 
proponimento,  scorse  quasi  tutta  la  Spa- 
gna, predicando  l'evangelo,  e  insegnando 
aTaucìulli  e  al  popolo  la  dollriua  crislia- 


T  O  L  -i.j3 

na,  compiendo  santamente  il  corso  di  su.i 
vita  in  Oropesa  neh  ^qo,  di  70  anni  non 
compili,  ncH'alto  di  |)redicar  la  divina  p.i- 
rola,  e  fu  sepolto  nel  monastero  dell'lm- 
mncolata  Concezione,  lasciiitoda  lui  ere- 
de di  tulli  i  suoi  averi.  Altri  simili  esem- 
pi celebrai  a  Porpora  cardinalizia. 

TOLEDOFrancesco,CV//y^///(7/(\  Ven- 
ne alla  luce  da  onesti  genitori  in  Corda- 
va di  Spagna,  dove  i  suoi  rari  talenti,  la 
profonda  scienza  nelle  facoltà  filosofiche 
e  teologiche,  e  la  cognizione  delle  lingue 
orientali,  gli  meritaronoda  Domenico  So- 
lo, gran  luminare  dell'ordine  de'predica- 
tori,  il  titolo  di  prodigio  d'  ingegno,  e  gli 
ottennero  la  cattedra  di  filosofia  nell'u- 
niversità di  Salamanca,  nella  quale  si  ac- 
quistò il  credilo  di  uomo  il  più  dotto  della 
Spagna,  quantunque  non  oltrepassasse  23 
annidi  età.  Questa  carica  non  cont'erivasi 
che  a  persone  provette,  e  di  gran  fama  e 
merito.  Perseverò  in  questo  udlcio  soli  2 
anni,  con  istupore  di  chi  fu  suo  scolare. 
Vestito  nel  i558  1'  abito  religioso  della 
compagnia  di  Gesù,  mentre  era  già  sacer- 
dote, dal  generale  s.  Francesco  Corgin  fu 
chiamato  in  Roma  e  destinato  a  leggere 
filosofia  e  teologia  nel  collegio  romano  , 
nel  qual  impiego  superò  di  gran  lunga  l'è 
spetlazione  che  di  sua  abilità  e  talenti  erasi 
formata,  onde  furono  chiamali  da  vane 
parli  3o  giovani  gesuiti  per  ridurli  sotto 
la  sua  disciplina  eccellenti  maestri.  Ven 
ne  in  progiesso  di  tempo  deputato  a  reg 
gere  e  governare  diversi  seminari,  e  tra 
gli  altri  il  collegio  germanico.  La  facon- 
dia ed  eloquenza  di  cui  die  saggio  nel  mi- 
nisleio  della  predicazione  della  ili  vina  pa- 
rola, gli  guadagnò  il  cuore  e  la  stima  di 
tutta  Roma  e  del  sagro  collegio  singolar- 
mente j  onde  s.  Pio  V  non  ebbe  diltìcoltà 
di  eleggerlo,  a  istanza  del  cardinal  Aldo- 
brandini  (il  cui  fratello  fu  poi  Clemente 
Vili)  amicissimo  del  religioso  e  grande 
ammiratore  de'suoi  pi'egi,  \a predieato- 
re apos Colico fH(l\z\o  cheavea  stabilito  nel- 
la compagnia  di  Gesù  per  l'amore  che  le 
portava.  Come  notai  ncll'indicalo  artico- 


a44  'f  t^  L  T  O  L 

lo,  il)  la!  niinislero  clic  esercilnvnsi  nlln-  re  loologo  econfrssore.  Qiie<;lo  Pupi,  non 
la  con  assai  inn^i;ioiri<'(]iif  117(1  (Irll'ntlitn-  n'iiza  cnntnuUli7Ìnnc  e  npiiminnyn  del  |>. 
le  liso,  pnscvcrò  sotlo  (J  Popi  poi  più  di  Toledo  e  «le'gpsuili  suoi  coricligios  i,  nt- 
20  anni,  con  somma  sua  lode  e  pari  e-  teso  il  volo  di  non  acccltaru  di^nilà  ec- 
dificarione  e  vanlnqgio  degli  uditori,  die  clesiasliche,  a' 17  settembre  i5q3  lo  creò 
nmmiiavnno  iie'suoi  diseorsi  l'eccellenza  cardinale  prete  di  s.  Maria  inTrnspon- 
della  dotti  ina,  la  profonditi»  del  sapere,  tiiui,  per  cui  fu  il  1 .°  cardinale  i^csuit.'i;  ma 
ladisposizioncdell'ordineela  maviri  del-  ipiaiituiwpio  cainl>iasse  l'.ihilo,  ritenne  i 
le  sentenze;  laonde  i  continuatoli  ili  Ciac-  >uluosi  cosluuiireligiosi.  A  PuiiroRACAit- 
coiiio  e  Giano  Nicio Eritreo  non  dubita-  dinalizia  ricordai  l'energica  e  dotta  let- 
rono  aflTermare,  die  Ira  (|uanli  predicato-  tcra  cbe  il  cardinale  nel  ijoÌ  scrisse  al 
li  ravcanoaquciraugustocoiiscsso  prece-  Papa,  poicbè  lu  sincera  sua  umiltà  lo  de- 
dalo, egli  su  lutti  riportò  la  pahna.  Piatto  terminaronoa  fervorosamente  siipplicar- 
<]uindi  teologo  della  pcnilenzieria  e  con-  lo,  acciò  si  degnasse  acceltar  la  rinunzia 
{oliorcdel  «.  oHizio,  venne  continuamente  della  porpora  e  ridurlo  di  nuovo  a  vita  pri- 
assediato  da'ricorrenli,  die  a  lui  recava-  vaia  e  religiosa,  esponendo!  forti  motivi 
no  le  più  intrigate  questioni  da  risolvere,  che  l'inducevano  a  siffatta  risoluzione;  lo 
e  Io  consultavano  ne'  loro  dubbi,  a'<piali  die  se  valse  ad  accrescergli  il  merito,  non 
soddisfaceva  con  tal  dottrina  ecliiarczza,  gli  toNcla dignità, restando feimoClemen- 
rliegran  nomeac(jui>tossi  pressoognicon-  te  Vili  in  negargli  quanto  bramava.  Ao- 
<lizionedi  persone.  Indi  d'ordine  di  s.  Pio  che  il  p.  Hartoli  nella  Storili  lìcllti  coni' 
V  accompagnò  il  celebre  cardinal  Coni-  pns;iii(i(U  Gcsìi,  t.  3,p.  3?., riporta  la  let- 
inendone  nel  viaggiodella  Germania  in-  tcra  del  cardinale,  eia  pontificia  risposta 
feriore  e  superiore,  e  in  Polonia,  quale  negativa.  Il  Papa  l'ebbe  a  suo  privato  con- 
legato a  Massimiliano  11  imperatore,  pie-  sigliere  ne'più  ardui  e  gravi  affari  del  go- 
ciptiamente  per  trattare  nego/i  riguar-  verno  della  Cliiesa,  né  si  discosto  mai  da' 
danti  Cosimo  l  granduca  di  Toscana.  Ivi  suoi  sentimenli,  e  principalmente  ucll'as- 
ancora  si  acquistò  la  generale  eslimazio-  soluzione  d  Enrico  IV  re  di  l*' rancia,  in 
ne, non  meno  per  la  sua  prudenza  e  pietà,  cui  il  cardmale  fu  per  la  parte  afferma - 
che  perla  segnalata  scienza  incoi  risplcn-  tiva.e  confortò  Cletnenle  Vili  ad  appro- 
deva.  Gregorio  XIII  l'inviò  nelle  Fian-  vare  la  conversione  di  (pici  monarca  al 
(Ire,  ove  coll'elììcacia  del  suo  sapere  ri-  cattolicisnio;  lo  che  seiiibrando  strano  a 
diHse  molti  eterodossi  al  seno  della  chiesa  un  allo  personaggio,  foce  tliic  al  cauli- 
cattolica,  e  tra  gli  altri  convinse  Michele  naie,  che  s'egli  fosse  cosi  buon  cavaliere, 
Uaio  professore  dell'universitìi  di  Lova-  com'era  buon  teologo,  non  uviebbeiu  tal 
Ilio,  il  quale  fece  intendere  al  Papa,  che  guisa  operalo.  Rispose  il  cardinale,  che 
e'>sendo  rimasto  convinto  e  superato  da-  se  il  perscjnaggio  fosse  stato  cos'ibuon  cal- 
gli argomenti  ilei  p.  Toledo,  nvea  deter-  tulico,  com'era  buon  cavaliere,  non  avi  eb- 
niinato  di  ntrallaie  le  dannale  sue  dot-  be  in  tal  guisa  parlalo.  Venne  fratlanlu 
trine.  Hitornato  in  Homa,  volle  Giego-  ascritto  tra  gl'incpiisitori  della  fede,  e  nei- 
rio  XIII  che  abitasse  il  Vaticano,  per  va»  la  congregazione  sopra  gli  nll'ari  d'  Un* 
Icrsi  con  più  comodo  de'suoi  savi  consi-  gheria  e  Germania,  colla  proleltoria  de' 
gli  negli  aliali  piìi  gelosi  del  pontificato,  caiionici  regolari  Lateranensi.  Vivendo 
cA  n  tal  elicilo  lo  sciolse  dairnbbidienza  nell'eminente  dignità  cpial  perielio  reli- 
chc  dovea  a'[)iopri  superiori.  Non  fu  me-  gioso, la  sua  mensa  era  sì  scarsa,  cbe  traii- 
iio  caro  a  Sisto  V,  Urbano  VII,  (irego-  nealcuni  pochi  legumi  equalchealtra  pic- 
rioXI  V,lnnocen7o  l\,cd  insiiigolar  mo-  cola  cosa,  nuiraltrogiamiiiai  vi  compan- 
doaClemculc  ^lll,  di  mi  fu  particola-  va,digiuuaudou^nisabutoio  pauccocqua 


T  O  L 

III  ossequio  alla  Madre  di  Dio,  pei' Li  ([u<i- 
Jeavea  di  vozione  speciale;  onde  in  ttdgior- 
nudcil  Valicano  sì  condiiceva  a  [»iedi,  [)ei' 
quanto  fosse  la  stagione  rigida  o  piovosa, 
sino  a  s.  Maria  Maggiore  a  celebrarvi  la 
messa.  Alle  teste  della  Concezione  e  del- 
l'Annunziazione  premetteva  rigoroso  di- 
giuno d'  8  giorni,  e  in  quelle  d'altre  so- 
lennità della  Madonna  ,  oltre  le  copiose 
limosina  che  distribuiva,  visitava  di  notte 
a  piedi  le  chiese  a  lei  dedicate.   Donò  a 
detta  basilica  1 4  lampade  d'argento,  il  ca- 
lice e  la  patena  d'  oro  massiccio  ricevuto 
da  Enrico  I V,  e  molte  altre  preziose  sup- 
pellettili, e  dopo  morte  ancora  tutti  i  suoi 
beni,  co' frutti  de' quali  volle  che  si  eri- 
gessero diverse  cappeilanie  con  i  co  scudi 
annui  di  rendita,  tranne  la  scelta  e  pre- 
ziosa bdjlioleca  che  donò  al  collegio  ro- 
mano. Consumatoddlle  fatiche,e  oppres- 
so dalla  mote  di  lauti  rilevantissimi  all'ari, 
ed  estenuato  dal  rigoroso  digiuno  che  u- 
sava  annualmente  per  la  festività  dell'As- 
sunta, in  Roma  passò  nel  i  096  da  que- 
sta alla  beata  vita  di  64  anni,  con  dispia- 
ceiee  ranimaricodi  tutta  quanta  la  città, 
essendo  stato  prima  visitato  da  Clemente 
Vili,  che  sparse  intorno  al  suo  letto  cal- 
de e  sincere  lagrime.  Destinò  parecchie 
migliaia  di  scudi,  perchè  col  frutto  loro 
si  dovesse   impiegare,  parte  in  doti  per 
collocare  in  matrimonio  alcune  vergini, 
parte  in  mantenere  12  sacerdoti  che  as- 
sistessero a'divini  ulfizi  nella  delta  basili- 
ca, da  lui  eletta  per  sepoltura,  dove  pres- 
so la  porta  santa  gli  fu  eretto  nobile  mau- 
soleo, col  busto  di  marmo  lino  espresso 
al  vivo,  con  onorevole  iscrizione.  Scrisse 
il  cardinale  molte  opere  riguardanti  la 
iilosolla,  la  teologia  scolastica  e  morale, 
la  divina  Scrittura,  e  alcuni  sermoni:  fu- 
rono  reputate  per  migliori,  i  Commen- 
tari sugli  evangeli  de'ss.  Giovanni  e  Lu- 
ca. Multi  ne  scrissero  l'  elogio  e  la  vita, 
couie  il  p.  Alby  gesuita,  il  p.  Daldassarri, 
iS'ieremberg,  Uavia, Eritreo, Navarro,  Re- 
scio, Vitlorelli,  Ughelli,()uerengo, Cabre- 
rà e  altri.  Gregorio  XIU  u'csallò  la  dot- 


T  O  L  24> 

Iriiu)  vasta,  la  pietà  esimia,  la  prudenza 
e  altre  cospicue  viiiìi.  Sisto  V  lece  il  si- 
mile nelle  lettere  e  brevi  a  lui  diretti;  e 
di  ludi  lo  ricolmò  il  cardinal  di  Gioiosa. 
Fu  il  cardinal  Toledo  insigne  filosofo,  ce- 
lebre leolog'ijelo(juentissin)o  preilicatore, 
e  grand'uomo  eziandio  ne'maneggi  degli 
all'ari,  come  particolarmente  lo  dimostrò 
nella  felice  riunione  d'Enrico  1  V  colla  s. 
Sede,  poiché  in  esso  V  opera  sua  sopra 
tutte  le  altre  riuscì  al  Papa  la  più  gloriosa. 
TOLEDO  [Tolclaii).  Città  con  resi- 
denza arcivescovile,  celebre  e  antichissl- 
raa  della  Spagna  nella  Nuova  Castiglia, 
ia  quale  sta  pressoché  nel  centro  della  pe- 
uisola,  capoluogo  della  provincia  del  suo 
nome,  a  1 4  leghe  sud-sutl-ovest  da  3Ia- 
drid,  e  23  da  Ciudad  R.eal.  Giace  in  aria 
salubre  e  clima  variabile,  sui  fianchi  di 
scoscesa  rupe  di  granito,  parte  sulla  cima 
eparlesul  pendio, cinta  da  tutti  i  lati, tran- 
ne al  nord,  dal  Tago,  che  le  è  a  sinistra, 
ed  a  poca  distanza  circondata  da  monta- 
gHe  pur  di  granito,  che  la  dominano  e  for- 
mano per  di  dietro  un  recinto  tanto  più 
triste  e  monotono,  perchè  aride,  nude  e 
spoglie  d'alberi.  E  inoltre  sede  delle  pri- 
marie autorità  civili  e  militari  della  pro- 
vincia, ed  ha  tuttora  le  mura  die  la  cir- 
condavano sotto  i  re  di  Castiglia,  e  che 
tra  per  la  costruzione  a  pie  della  rupe  e 
la  poca  altezza,  sembrano  piuttosto  de- 
stinate a  sostenere  le  terre  che  a  servire  di 
difesa.  Vi  si  entra  per  3  porle  principali, 
due  delle  quali  al  capo  de'due  ponti  di  pie- 
tra che  traversano  il  Tago,  e  quella  del 
ponte  d'Alcantara  ornata  di  due  colonne 
corintie.  L'mteruo  di  Toledo  è  di  aspetto 
alquanto  ingrato,  le  strade  ne  sono  au- 
guste e  tortuose,  in  generale  scoscese  e  ia- 
coraode  da  salire;  piccole  le  pia<.ze,  irre- 
golari e  poco  degne  dell'  antica  capitale 
della  Spagiia,e  non  vi  si  trova  che  una  fon- 
lana,  sicché  il  massimo  numero  degli  a- 
bilanti  è  ridotto  ad  usare  l'acqua  delle  ci- 
sterne; perla  maggior  parte  queste  piazze 
servono  di  mercati. Le  case,slrette  fra  esse 
e  quuài  le  une  sopra  lealtre^  souu  auliche 


1  {G 


T  ()  L 


ed  U8sai  bene  r.il)l)i  iculc  ili  pietra  <•  mal- 
loiii;  ina  poclie  \e  ne  vono  ili  piinuli  e  co- 
iiioilr.  AniuliMiciio  Tuli'tlo  laiclmiilo  al- 
rtiiii  tx'lli  e  iii.ij;iiilioi  edilizi,  e  [xr  la  i ." 
luculU-ilrutenicli'o|)()li(<ina,uiiu  delie  più 
ionUiosee  rictiie  di  I  inondo,  ^^)Uo  l'invo- 
cuzione  «Iella  15.  \  ergmc  Assunta  in  cie- 
lo, in  esiNa  vcneiaiKlu!>i  inulle  iiiiii^ni  re- 
liquie, da  le  (piali  il  corpo  ((uusi  inleio  di 
ti.  I£ni;enio  niai  liie  i .  mei  vescovo  e  |)alru- 
iio  della  città,  e  quelli  di  s.  Leocailia  e  di 
s.  llinaldo  in  gruii  divozione  nella  pro- 
pria ciippilla.  Nel  silo  ove  sorge,  esi>leva 
a  «juanlupaie  (in  dal  secolo  \  ledul  ^St 
una  chiesa, clic  nel  711,  ipiniulo  i  inoli 
conipii>tlai(iuoToleil<>,iii  piolànala  econ- 
vei  tila  in  nioscliea.  l'er  circa  4  secoli  e.»&;i 
sei  vi  al  lìiUo  culto  maomettano  de'viii- 
cilori;  tua  nelio85u  1086  AUoiiso  VI, 
avendo  pieso  Toledo  do[)o  uii  assedio  di 
3  iiniii,  1  i»tal)ili  in  essa  la  sede  principale 
de'inonai  chi  di  Spagna,!  in  nenilo  uWnCd- 
iV/^'/à/  /  cci  liitiAal  tisli^liti  j\ii(>\'(j(  /  .)j 
cusidelta  perchètollaa'aiori,anzi  fu  pur 
chiamata  regno  Toh'taiio,  per  essersi  i 
le  muli  inlilolati  re  di  Toledo,  ed  C|^li 
pieseil  titolo  di  reili  Ctiytii^litteih  f^oii, 
Itiloinalo  il  lem[)io  in  muno  de'cristia- 
ni,  e&so  venne  purificalo,  ^'  iuoalzaronu 
altari  lemporaiiei,esi  pose  nella  torre  una 
campcina,la  cjuale  nuuvnmenle  invitò  i  fe- 
deli alla  pieyhieia.  Nel  1  227  da  s.  Ferdi- 
lu/ndo  IJ  l  M  iil.ibhi  icò  e  ampliò  1'  edili- 
zio per  la  i<na  leligiosa  iiiunillcen/a,  colle 
spoglie  tolte  dal  re  agl'inledeli  nelle  sue 
conquiste  :  la  vecchia  metropolitana  fu 
Irasiijimatn  in  una  maestosa  e  magnifica 
cattedrale,  di  gotica  struUuia  come  lo  so- 
nu  i  suoi  01  iiainenti.  I  successoli  del  san 
lo  re  vennero  poscia  a  mano  a  uuiio  ail 
arricchirla  d  ogni  genere  di  oinainenli, 
(incile  assunse  1  aspetto  splendido  che  h.i. 
<^)iietto  tempio  nella  Spagna  non  ha  per 
euiidu  che  quello  diSiviglui,  nel  merito 
de'liloii  a  pi  etendere  d  essere  uno  de'piU 
glandi  e  de'piii  sontuosi  de'templi  goti- 
ci. Neil  interno  è  lungo  .|o8  pieili  ingle- 
si, lui  ^u  2uG,  allo  1  Gu  ucilu  uu ve  ccntra« 


T  O  I. 

le.  Vi  sono  '>  navi  distinte,  fiM-matc  dalle 
pareli  e  d.i  .j  onlini  di  S.j  colonne.  Oiie- 
sle  a^s,li  massiccie,  e  le  piii  vicine  alle  pa- 
reti non  h.iniio  meno  di  u)  pieili  di  cir- 
conferenza, si  ti  ovano  collocale  u  distin- 
ti intervalli  e  consistono  in  un  zo'ccoloso» 
slenetiteun  fusto  semplice,  e  non  aggrup- 
palo comesi  vede  nella  maggior  parte  de 
templi  gotici.  Le  colonne  slancianlisi  in 
allo, sembrano  <juasi  simboleggiare  la  na- 
tura immortale  del  cristianesimo,  di  cui 
abbelliscono  e  sostengono  il  santuario. 
L'ellelto  magnifico  die  dovea  produrre  la 
|)ianla  originale  di  <piesta  chiesa,  viene 
giandemenlc  scemalo  da'molli  scoinpar- 
limenli  in  cui  l'interno  è  slato  ih  viso  per 
cagione  ilei  coro  e  de'diversi  altari,  (pi  1 
e  là  innalzali , e  di  nn  poco  lodalo  li  asp.t 
lente,  creilo  modeiiiaaienle  con  gran  di- 
spendio so[)ia  l'aliare  maggiore.  L  impo- 
nente sua  vaslil,!,  la  suliditii  delle  giga  n- 
tesche  colonne  che  sorreggono  la  volta, 
la  bellezza  e  la  varielà  di  quelle  che  cir- 
condano il  coro,  lo  sfarzoso  splendore  del- 
le G8  finestre  di  veliiate  dipinte,  le  .scul- 
ture, le  [liltuie,  le  itoraUire,  e  gli  altri  or- 
namenli  sparsi  per  ogni  dove  con  una  pro- 
digalità senza  (lue,  ecciluno  lo  stupore  0 
rammirazione  d'ogni  riguardunle.  (poe- 
sia cattedrale  contiene  molli  ragguai de- 
voli oggetti  d'anliehilà.  Tra  le  rozze  li- 
gure che  si  vedono  nel  coro,  ima  rappre- 
senta il  pasture  iintio,  costretto  ila  Al- 
fonso Vili  a  giml.ir  lui  e  il  suo  esercito 
per  un  passo  scoiiosciulo  della  Sierra  Mo- 
rena, onde  quel  re  potè  piombare  all'iin- 
pi  ovviso  snll'oste  moresca  e  vincere  la  san- 
guinosa baltagliadi  Las  Navasdì  Tolosa. 
Oiiivi  pur  sono  le  tombe  di  .^anlieln  re 
ili  Castiglia,  e  di  uno  de'  |>iìi  illusili  suoi 
arcivescovi  il  cardinal  Mendoza.  L'alta- 
re maggiore  è  degno  del  sontuoso  edili- 
zio. .Anche  parecchie  cappelle  cuiilengu- 
110  monunii'iili  iinpoitanli.  In  (piella  de- 
ilieala  alla  lì.  \  ergine,  in  cui  .si  venera 
un'innnagme  miracolosa,  è  sepolto  il  car- 
dinal l'oilocariero  eoli'  e[)itaHio:  Qui  >• 
jiotwre,  eenere,  iiidlii.  Nella  cappella  di 


T  O  L 

s.  Giacomo  si  vedono  le  soiiluose  tombe 
eli  ro  meno  antichi  re  e  regine  ili  Casli- 
glia,  come  pure  quella  ili  d.  Alvuf  de  Lu- 
na: essa  ha  una  pomposa  iscrizione,  non 
COI  rispondente  alKi  stia  infelice  line,  poi- 
ché innalzatoda  Giovanni  1 1  all'apicedc-l- 
le  iligiiilà  e  del  potere,  fu  da  Ini  lascialo 
morire  sul  patibolo.  Ej^ualmenle  è  nota- 
bile la  cappella  ioudala  dal  celeberrimo 
cardinal  \i/nciics(J  '.),  nella  quale  un  de- 
cano e  I  2  cancjnici,  che  formano  un  col- 
legio particolare,  celebrano  quolidiana- 
menle  ruiUziocol  v\\.o  Mozzdi-ahi c(i{^J  .), 
che  anticamente  ernsi  introdotto  nella 
Spagna  e  derivato  da'goli  che  ladomina- 
roiio,  indi  vietalo  da  Alessandro  li  e  da 
s.  Gregorio  VII,  ripristinanduvi  il  rito  ro- 
mano. Secondo  il  portoghese  No vaes,  pa- 
re che  il  rito  mozzarabico  restasse  in  6 
parrocchie  di  Toledo  per  memoria  del- 
rantichìtà.  Ne  riparlai  nel  voi.  LX Vili, 
p.  78,  84  e  85.  La  volta  della  sagrestia  è 
ornala  di  bellissimi  allreschi  di  LncaGior- 
dano.  Si  entra  nella  metropolitaaa  per 
mezzo  di  porte  di  bronzo  istoriale,  ope- 
ra di  Derriignele:  scjpra  la  porta  de'Ieo- 
ni,  è  l'ioimagine  dell'Immacolata  Con- 
cezione di  Maria  Vergine.  Ad  un  lato  «Iel- 
la calledrale,  il  corlde  (juadralo  è  attor- 
nialo da  un  ordine  di  colonne  e  da  logge 
assai  spaziose  e  di  nobili  proporzioni,  ma 
di  epoca  posteriore  a  quella  della  chiesa. 
Sulle  pareli  di  esso,  ma  esposte  all'aria, 
Bayeun  e  Maella,i  due  più  valenti  pitto- 
ri spagnuoli  del  secolo  passalo,  hanno  i- 
sloriato  le  vite  di  s.  Eugenio  e  di  s.  Leo- 
cudia  patroni  della  cattedrale, come  an- 
cora d'altri  santi  parlicolarmente  vene- 
rati a  Toledo.  Quivi  scorgesi  anche  una 
pittura,  che  olfreudo  un  soggetto  ribut- 
tante, tuttavia  è  mirabile  per  la  vivacità 
ed  eccellenza  generale  dell*  esecuzione  : 
rappresenta  1'  accusa  che  gravò  per  tan- 
to tempo  gli  ebrei  del  medio  evo,  sulla 
crocilìssione  d'un  fanciullo.  Dicesi  che  ii 
fanciullo  ivi  dipinto  fu  rubato  nel  villag- 
gio di  Guardia,  ed  è  tenuto  tuttora  in  ve- 
nerazione nel  suo  paese  natio.  La  parlo 


T  O  L  247 

centrale  del  cortile  forma  un  dilettevole 
giardino,  pianlatodi  odoriferi  arbusliedi 
alberi  di  frutta,  avente  nel  bel  mezzo  una 
fonle.Per  entrare  nelle  moschee  moresche 
passa  vasi  generalmente  per  un  giardino  o 
coililesimilea  questo,  e  a  late  usanza  To- 
ledo va  piobabilnienle  debitrice  di  que- 
sta elegante  appendice  della  sua  calledra- 
le. F'ra  le  rarità  di  questo  tempio,  le  più 
ragguardevoli  sono  le   precioeidades   o 
tesoro,  che  non  si  può  vedere  senza  per- 
messo.II  manto  e  la  corona  che  in  occasio- 
ni particolari  si  mettono  alla  statua  d'ar- 
gento della  B.  Vergine,  sono  ciò  che  ivi 
trovasi  di  maggior  prezzo.  Il  manto  è  di 
raso,  ma  silTallamente  coperto  di   pietre 
preziose,  che  non  si  vede  altro  che  un  fon- 
do di  perle,  tutto  tempestato  di  smeral- 
di, rubini,  topazi  e  diamanti.  Anche  la  co- 
rona, quantunque  d'oro  purissimo,  è  in- 
teramente nascosta  sotto  a  gioielli  della 
più  gran  dimensione  e  lucentezza,  a  zaf- 
firi, smeraldi,  rubini  e  diamanti,  ed  ha  in 
cima  uno  smeraldo  di  bellezza  straordi- 
naiia.  In  certe  solennità  la  detta  statua 
della  C.  Vergine,  ornata  della  corona  e 
del  manto,  col  Bambino  in  braccio  tutto 
d'oro  niassiccio  e  luccicante  d'8oo  gem- 
me, viene  posta  sopra  un  trono  d'argen- 
to che  pesa  più  di  mezza  tonnellata,  ed  è 
portata  a  spalle  per  la  via  della  città.  Se- 
conda in  valore  è  la  custodia  ossia  l'Oiteu- 
sorio:  essa  pesa  non  meno  di  7000  00- 
cie,  ed  è  tutta  di  argento  e  d'oro,  tempe- 
stati di  gemme.  La  cassa  di  mezzo,  ch'è 
tull'oro,  pesa  5o  libbre.  E  ciò  non  ostau- 
te  si  potrebbe  quasi  dire:  Clic  vinta  e  la 
mcileria  dal  lavoro.  Poiché  componesi 
di  piccolissimi  pezzi,i  quali  congegnali  in- 
sieme formano  una  torre  gotica,  coperta 
di  Odissinìi  intagli.  Vi  sono  pure  imma- 
gini, urne  e  altro  d'oro  puro,  in  numero 
quasi  infinito,  molte  delle  quali  tempe- 
state di  gemme.  Nell'urne  si  contengono 
less.  P».eliquie.  Quando  i  francesi  occupa- 
lono  la  Spagna,  Toledo  corse  grave  ri- 
schio di  perdere  tali  ricchezze.  L'arcive- 
scovo già  avea  luvialo  e  uascoslo  a  Ca- 


a48  T  ()  L 

«lice  tiittociò ch'era  poi  t.ibilr-.ìl  leslonon 
fu  iDo^so  (liti  lllo^o.l  fr.iticcsi  però  siVoii- 
tentarono  (i'acccllare  ^.^Tq  lihlire  d'ar- 
gento in  vece(lell*iinnien>ie  ricdie7.7.e  sul- 
le (piali  Hveaiiugui  po^tu  iikiiio.  vSi  vuole 
che  UiUo  questo  tesoro  posvn  ascendei  e  .1 
4<>  iiiilioiitiiulii(;ati.L:i  hil)linli-cii  di  que- 
sta chiesa  conlìeiie  qousi  700  inss. ,  de' 
qiiuh  gran  ninnerò  prczioM,  e  nella  va^i  e 
stia  conservasi  una  Bibbia  del  secolo  XII, 
che  ditesi  donata  olla  chiesa  da  s.  Lui-;! 
1\  re  ili  l'rnncia.  La  tori  e  campanai  111 
di  leprina  (piadiala,  alla  107  pieili,  ha  1  (i 
campane,  una  ilelli-  (piali  peMi  1  t.ooo  hb- 
bre.  il  oipilolu  della  nietiupolilana  anti- 
catoente  era  di  canonici  rei^olari  di  i>.  A- 
goslino:  dipoi  si  com|)Ose  di  1  4  dignitari, 
di  4"  canonici,  di  5o  prebendati,  e  di  4^ 
cappellani,  l'rima  deli'iiltinio  concorda- 
to del  I  85  I ,  e  secondo  riilliina  proposi- 
zione concistoriale,  si  formava  di  i4(l>* 
gnilà,  lai/delle  quali  era  il  decano, di  16 
canonici  coiuprcse  le  prebende  del  leo- 
joi^o  e  del  penilenziere,  di  23  razionali, 
di  24  cappellani  chiamati  delcoro,edi  al- 
tri preti  e  chierici  addetti  al  culto  divino. 
In  consegiien/a  di  detto  concordalo  coii- 
clnso  da'iegnanti  Pio  IX  e  Isabella  II,  che 
riportai  nel  voi.  LXVlii,  p.  i()f)  e  seg.,  e 
j)el  disposto  della  bolla  ./</  /  /Vv/z/V////.  e 
come  ivi  narrai, il  capitolo  venne  stabili- 
to di  Ci  (ligiiilii,  il  decano,  rai(;iprel(',rar- 
cidiacuoo,il cantore,  il  preletlo  della  scuo- 
la, ed  il  tesoriere;  di  4  canonici  chiamati 
{/rofj/cìo.óoì-  niagistrale,doltorale,letlo- 
rale  cpciMten7Ìere,(li  nn  numero  di  cano- 
nici delti  (^/(•i;/v/(7V/.d'un  numero  di  bene- 
ficiali e  cappellani, e  di  un  proporzionato 
numero  d'ai  tri  ecclesiastici.  Inoli  re  in  (pie- 
mia cutledrale  furono  conservate  le  doi:  di- 
gnità del  cnp|)ellano  maggiore  regio  o  de' 
re,  e  il  cappellano  maggiore  de'  mozza- 
rabi.  In  of;iu  tempoda  (pieslocnpitolo  lio- 
iirono  peisonaf:t;i  illusili  elevali  alle  pii- 
lintiie  dignità  episcopali, unclie  della  stes- 
b(i  meli opolitana, ed  mI  cardinalato,  iin^i 
tn(illi(  «Il  (liliali  con  beneplacito  apostolico 
iui'ouo  canonici  del  incdc-iiuio.  ÌNului  iicHu 


1   0  L  . 

biografia  dd  cardiii.d  ("«lovanni  Mntdo- 
r</.clie(la  nrcidincono  di  Idledoe  deeanci 
di  Ta  la  vera,  Sisto  V  lo  creò  cardinale,  mn 

10  coilrinse  a  rìniinziure  il  decanato,  di 
cui  poi  fu  reintegrato  da  Gregorio  XI  V. 

11  pal.i/.zo  arcivescovile  è  vasto  e  pKJssi- 
nioalla  melropolitana. Nella  cillà  vi  sono, 
olire  altre  chiese,  1  1  parrocchiali  col  s. 
follie.  Si  fa  disliiigtiere  tra  le  beile,  quel- 
la de'  francescani  costruita  da  Ferdi- 
nando V  e  Isabella  I.  Vi  sono  4  conventi 
di  religiosi,  (io  monasteri  di  monache, 
molle  confraternite,  il  molile  di  pietà  per 
tutta  l'urcidiocesi, il  seminario  nuovamen- 
te eretto,  diversi  os|)edali,  anche  pe'paz- 
zi,  e  altri  benefìci  istituti.  Tra'  pubblici 
edilizi  sono  rimarchevoli,  l'ospedale  de' 
trovatelli  fondalo  dal  cardinal  PietruMcii- 
do/a  arcivescovo;  (piello  di  s.  Gio.  Hatli- 
sla,rospizioeosped.ileeretlo  dal  cardina  I 
Lorenzana  arcivescovo  nell'Alcazar  o  pa- 
lazzo legio  de're  mori  rii'abbiicato  da  Al- 
fonso X,  restaurato  dall'imperalore  Carlo 
V  ,  e  |)ui  dal  cardinale  traslormato  in  ospi- 
zio di  carità  e  d'indiislna  pe'poveri,  che 
dicousi  giungere  a  ^00,  impiegati  in  <jpi- 
(ìcii  di  seteria,  ed  ivi  pure  è  l'ospizio  per 
le  donne  indigenti  e  pe' vecchi  inabili,  ul- 
ti e  la  scuola  per?.  00  allievi  della  classe  del 
popolo:  sorge  sulla  cima  della  città,  ed 
ili  nulla  è  infeiioie  alle  opere  romane, 
aiiimiiandosi  gli  appai  tamenli  sollen.i- 
nei,  la  porla  d'ingiesso,  il  vestibolo  e  il 
cortile.  Un  incendio  ne  distrusse  gran  par- 
te sul  cominciar  del  secolo  XV  III,  ma  la 
munificenza  del  porporato  pastore  io  re- 
staurò e  ridusse  a'detli  usi.  Il  palazzo  ci- 
vico; i  fibbricati  delT  uni  versila  iondat-i 
nel  I  '17IÌ,  indi  soppress;i  nel  11S07  e  poi 
riattivala;  (pielli  delle  maniiillure  regie 
dell'urlili  bianche,  gtfi  celebri  per  la  loro 
leiiipcra  delle  s|)ude  e  che  tuttora  sino  a 
no  cerio  grado  conservano  la  loro  antica 
ripii|;i/ione,e  il  pjla//ode  \  argas.V  1  sono 
orditoi  II  pubblici,  istituti  di  educazione  e 
d'istruzione  pe'due  sessi,  la  caserma  |»ei 
1.1  iaiilcria.  Avea  da  tempo  iiinotissiuio 
la  zecca,  in  cui  aiisicurusi  che  aleno  sialo 


T  O  L 

coniate  monete  di  bronzo  coll'lmpronta 
d'Angusto,  ed  i  re  di  Ca>liglia  e  di  Spa- 
gna Vi  fecero  baitele  uioneta  Mno  al  i  680: 
conservandosi  la  fabbrica  sino  al  i744> 
già  avea  cessato  nel  170G  dall'essere  in 
alliviùijlenipoincui  le  truppe  del  preten- 
dente arciduca  Carlo  rovin.iroiio  in  gran 
parte  l'eddìciOjclie  fu  poi  cediilo  all'au)- 
tninislrazione  delle  poste  nel  1^5''.  \  pas- 
seggi trovansi  fuoi  i  della  citlìi,  ed  i  più 
frequenti  sono  quelli  della  Vega  e  di  Las 
Piosas,  cbe  a'nbstri  giorni  fnrcjno  restau- 
rati e  abbelliti.  Una  curiosila  di  Toledo 
è  la  grolla  d'Ercole, scavala  nella  roccia 
sotto  la  città:  è  lunga,  stretta  ali  ingres- 
so, ma  larga  nell'interno;  credesi  che  sia 
opera  della  natura,  n)a  che  alcuni  sovra- 
ni l'abbiano  ingrandita  e  adoperata  a  vari 
usi.  Attualmente  non  vi  si  trovano  che 
lievissime  vestigia  di  monumenti  roma- 
ni, gotici  e  arabi.  Sonovi  i  ruderi  deil'an- 
lieo  circo,  dell'  ac(|uedollo,  della  strada 
romana,  della  rocca  Tarpea,  de'  palazzi 
deducili  di  Villena.  Dell'  antiche  glorie 
di  Tuledo  poche  ne  rimangono,  un  tempo 
la  ricca  e  magniQca  capitale  della  formi- 
dabile monarchia  di  Spagna,  già  sede  del 
governo  de'  re  goti,  saraceni  e  castiglia- 
iii.  Le  antiche  Cortes  ostali  del  regno,  so- 
vente vi  si  radunarono,  e  si  vuole  che  la 
I  .Mi  tali  adunanzeavveuisse  nel  58q. Al- 
tra gloria  più  grande  vanta  pe'  numerosi 
conciliiche  vi  si  celebrarono,  che  sono  io 
somma  venerazione  nella  Chiesa.  Impe- 
rocché i  concilii  toletanì  sono  appunto 
quelli  che  agli  altri  condili  di  tutta  la 
Chiesa,  sinodali, proviuciali,  nazionali, ge- 
lici ali  ed  ecumenici  prescrissero  la  norma 
per  regolare  i  loro  canoni  in  diverse  ma- 
terie, di  condanne  d'eresie,  di  riforma  (.li 
costumi,  di  disciplina  e  di  riti  ecclesiastici, 
come  sono  andato  rilevando  trattando  ta- 
li materie;  giacché  come  di  tutti  i  conci- 
lii e  sinodi, cos'i  di  cpielli  di  Toledo,  il  testo 
de'  (irincipali  canoni  li  riporto  negli  ar- 
ticoli cui  a[)partengono.  La  po[)olazioiie, 
che  una  volta  ascendeva  a  200,000  ani- 
lue,ora  ne  conta  appena  poco  più  d'una 


T  O  L  249 

8."  parte;  e  le  manifatture  di  seta  e  di  la- 
na, a  cui  dicesi  lavorassero  un  giorno  du 
ben  40,000  operai,  quasi  in  proporzione 
scompaisero:il  trallico  e  le  ricchezze  attua- 
li diToledo  non  sono  che  l'ombra  di  (juan- 
to  furono.  Poche  sono  le  fabbriche  super- 
sliti  in  confronto  delle  sì  già  numerose: 
ve  ne  sono  d'ornamenti  di  chiesa,  di  drap- 
pi, stolfe,  edi  tessuti  di  lana  all'ospizio, 
telai  di  tessiture  di  seta  e  lana,  fabbriche 
di  corde  armoniche,  concie  di  pelli,  ve- 
traie,  tintoriee  gualchiere.  Il  commercio 
deperì  sotto  Filippo  111,  quando  cessò  la 
navigazione  sul  Tagu  che  lo  facea  fiorire, 
mettendola  in  coinuiiicazione  con  Lisbo- 
na. Il  territorio  produce  grano,  viiio,o- 
lio,  frutti,  legumi,  bestie  lanute  e  cornu- 
te, e  molti  porci.  Trovanti  ne'  dintorni 
granito  rosso,  porfido,  miniere  d'argento 
die  contengono  del  mercurio,  e  terra  da 
porcellana.  Gli  abitanti  sono  di  carattere 
franco  e  generoso,  e  di  grande  atliludine 
per  le  scienze  e  le  arti,  il  che  rese  un  tem- 
po la  città  loro  tanto  famosa.  Perciò  die- 
de Toledo  i  natali  a  gran  numero  di  per- 
sonaggi illustri  e  celebri  per  la  santità 
della  vila,ledignilàecdesia3liche, le  scien- 
ze e  le  arti,  non  chea  molli  sovrani  spa- 
gnuoli  e  valorosi  guerrieri.  Tra'sauli  i  più 
notabili  sono  s.  lldefonsu  pure  suo  pasto- 
re, s.  Ermenegilda,  s.  Leocadia,s.  Casil- 
da,  la  b.  AJaria  Toriibia  moglie  di  s.  Isi- 
doro. Moltissimi  cardinali,  arcivescovi, 
vescovi  e  insigni  religiosi  dollissimi.  Il  bo- 
tanico Joleus  Joli,  il  malL'iTiatico  Àbra- 
mo Zurakee,  e  raslronomo  Alì-Albuca- 
cen,  sotto  i  mori;  ne'secoli  seguenti.  Al- 
fonso deAndrada  teologo  del  secoloXV  II; 
fr.  Hernaiidez  naturalistajG.rioniano sto- 
rico; gli  arcliitetli  e  scultori  Egas,  Gio- 
vanni di  Toledo,  Nicola  Vergara  e  suo 
figlio, MonegrOjJ.  M.Teotocopoli  il  Gre- 
co; il  pittore  blas  del  Prado  ;  i  poeti  e 
scrilloii  tragici  Piodi  igo  Gota,  Rojas  de 
Zorilla  e  Luigi  Hurlado  di  Toledo;  è  pur 
questa  la  patria  di  Anna  Sigè,  celebre  in 
musica,  autrice  di  più  opere  in  versi,  e  di 
Luigia  Sigè  perftltameute  versata  nelle 


«5o  T  O  L 

lingue  oricnlnli;  non  che  di  altri   illti- 
sln. 

Toltilo,  Tulcttiìii.  cillìi  (iella  V  fmpc- 
ritdc.  non  conosce  piopi  ioinenle  i'cpocii 
di  sua  Oliane,  ed  oj^ni  sloiico  ^  iene  as- 
ti ^llù  una  cuidormciill'idee  del  secidu  nel 
quale  vivcii;  ^li  uni  tiiceiuluLi  iisalire  a' 
fcnicii,  agli  egiziani,  ud  Krcole  e  ad  altri; 
prelendendusi  inoUie.clieNahucodonusur 
lediUabdonia  ran)[)lin.ssee  le  desse  il  siiu 
nome,  L'()|)iiiioiie  piii  pir)l>abde  si  è  che 
lusse  popolala  da  ehtei,  Sqo  anni  prona 
della  n.iscita  di  Gesù  Cristo,  e  che  (pie- 
sli  lu  chiamassero  7'o/(7/o(7/,  che  sij;nili 
ca  nmdrc  rie' popò  li,  onde  si  è  fallo  7'c»- 
Ay/o.  Cei  lo  è  che  quegli  ehrei  vi  costrui- 
rono la  bellissima  sinagoga  che  divenne 
laiilo  celebre,  sussisteva  al  tempo  di  s. 
\  mceiizo  Feireri,  nel  declinar  del  secolo 
XiV  , e  indi  sudi  essa  fu  innalzata  la  chie- 
sa di  s.  Alai  ia  la  Bianca.  Divenne  colonia 
romana, edopo  la  decadenza  della  roma- 
n.i  possanza,  invasa  «la' ^'O// (de  quali  po- 
poli I  iparlai  a  Svezia)  ia  regione,  ne  fece- 
ro la  sede  del  loro  impero  ver^o  il  5)4, 
o  secondo  altri  nel  SGy,  e  la  resero  lio- 
rente,  sotto  il  nome  di  /Y.v/g-o// (forman- 
ti p.ii  le  della  nazione  de'goti  venuti  dal- 
la .Siaiulmavia  o  penisola  della  iS\'czi(i  e 
3o/r<-^'///. pinna  nominali  //  c.<,{rr-Goli 
V  goti  occidentali,  poi  per  corruzione  /  /- 
•''ii^oli,  couTiecliè  originariamente  ubila- 
\anu  la  parte  occidentale  deilu  Svezia); 
cuu(|ui»tatH  contro  di  essi  da'tnori  arubi 
siraceiii  nel  y  i  i ,  o  7  i  Gsecondo  altri,  ri- 
mase in  potere  ili  essi  perSyi  anni;  lin- 
cile Alfonso  \  1  redi  Castiglia  e  di  Leon, 
loro  la  tolse  nelio85,  e  malgrado  i  leu- 
lati  vi  ch'essi  fecero  ueli  loq,  neh  1  i4e 
nel  ì  ìT.'j,  non  valsero  mai  più  a  ripigliar- 
la, l'apa  i\icolc>  V  a  ■}.\  setlembie  i\\i) 
dicijia  IO  scoili  unica  II, COI  ne  rei  di  lesa  in  a  e- 
k<a,  l'ielro  di  Sarinienlo  co'suoi  cumpa- 
gin  e  fautori,  i  quali  violata  la  fede  a  Gio- 
vanni li  redi  Castiglia  e  Leon,  aveano  iii- 
v.isa  la  città  di  Toledo.  In  hcguilo  Tole- 
do fu  villima  de'  luiori  delle  guerre  ci- 
vili, «c^iiaUmculc  neh  [(17  e  iG4iip'»- 


T  O  L 
recchi  suoi  quartieri  incendiali,  periti  in 
gran  numero  gli  ubitanti.  iN'el  Iem|>u  del 
suo  splendore  pretendesi  che  fosse  piii  e» 
stesa.  Cessò  d'  e»Kere  ca[)ilule  dell.i  Spa- 
gna e  resilienza  ilei  re,  (piandu  Filippo  1 1 
nel  I  7()<»o  nel  1  1(k^  la  li  asportò  da  Toledo 
n  IMadrid,  che  divenne  allora  la  capitale 
della  monarchia  e  lo  è  tuttora.  Del  resto 
segui  le  vicende  e  i  destini  ilella  Spa^iui, 
clic  descrissi  111  quell'arlicolo,  ed  ora  qui 
de[)loiero  con  un  fugace  cenno  gli  avveni* 
nienti  politici  e  religiosi  posteriori  al  luglio 
18)4,  epoca  della  rivoluzione  unliiare 
scoppiata  in  Madrid  contro  il  iniinslero 
(che  poi  Mazzini  disse  o|>era  del  suo  [)ar- 
tito),  taccialo  di  voler  niodillcare  la  co- 
stituzione, per  opera  pi  inci[)<dinenle  de' 
generali  Dolce  e  O'Doiinel;  t|uindi  suc- 
cessero le  nisnrrezioiii  di  i^tu-irilltis  e  di 
pronuuciunientos  tì\  molle  provinole.  Co- 
sì si  sparse  ra[)ida(nenle  all'est,  ni  nord, 
al  sud  e  nel  centro  slesso  della  penisolit 
il  contagio  della  sedizione.  L'energia  spie- 
gata dal  minislero  e  dal  suo  presidente 
coiitedis.  Luis  non  valsea  f.ii  argine  con- 
tro la  piena  sempre  crescente  della  ribel- 
lione.  1  repubblicani  volevano  distrulta 
la  monarcliia,  e  molti  degl'  insorti  ago- 
gnavaiio  puredi  dichiarale  vacante  il  tro- 
no,e  riunito  il  Poi  toglilo  alla  Spagna,  la- 
re di  tutta  la  penisula  un  solo  stalo  retto 
culle  stesse  leggi,  sotto  uii  solo  sovrano, 
nella  persona  del  giovane  re  di  Portogal- 
lo d.  Fedro  V  ^il  (piale  uscito  di  inino- 
rilà,  assunse  le  redini  dello  sialo  a'  iG  set- 
tembre ib)  ji  J,  ilo[>o  avelie  rassegnale  il 
reggente  e  re  suo  p.idre  Ferdinando),  il 
che  sembra  che  ripugnasse  a'poi  tughest 
e  lille  corti  avversi  alla  fusione  e  alla  riu- 
nione delle  due  corone. Alla  lesta  del  nuo- 
vo ministero  fu  posto  il  maresciallo  ììi- 
.s|i.ii  lerodiica  della  V  illoria,  e  il  suo  ami- 
co (J  Donnei  fallo  ministro  della  guerra; 
eia  regina  Isabella  II  con  ripugnanza,  tra 
il  (ischio  delle  palle  e  1'  innalzarsi  delle 
barricate,  fu  coslrelU  n  Itrtuare  (liit  de- 
creti einlavore  degli  stessi  ribelli;  cosi  In 
pieiniula  la  nvolu/ionc,  e  uppi ovale  lo 


T  O  L 

nrarieericompense concedute  ila  O'Don- 
nel  alle  sue  titippe  insort*',  in  liinmiera- 
zione  d'aver  trionfato  del  govcino.  In  I- 
spagna  come  altrove  una  delle  prime  con- 
seguenze delle  rivoluzioni  siedi  seccare 
le  fonti  delie  rendile  dello  stato,  e  d'au 
iiientarne  invece  le  >pese.  vSi  vollero  pre- 
miare i  ribelli,  ed  in  8  gioì  m  furono  elet- 
ti 23  generali,  4oo  ulliziali  superiori,  800 
capitani,  1800  luogotenenti.  La  regina 
madre  duchessa  di  Kianzares,  sequestra- 
ta ne'suoi  beni,  usci  dalla  Spagna  a' 28 
agosto,  colla  scoria  di  3oo  cavalli,  e  pel 
l'ortogallo  recossi  in  Francia  slal)ilendo- 
ki  a  l^arigi;  il  n)inistero  acconsenri,  e  il 
popolo  non  riuscì  a  iinpedu-e,  sebbene  la 
volesse  condannata  dalle  Cortes,  onde  si 
cotnmosse  nuovamente,  ma  il  governo  re- 
sistendo,l'ordine  fui  oslo  ristaiti  lito. Quin- 
di in  Madrid  cominciarono  i  club  lenuui- 
iiini,  iu  cui  si  discorre  dell'emancipazio- 
ne della  donna.  !Ne'cu-coli  elettorali  per 
le  Cortes  molti  candidati  promisero  di 
procurar  poi  la  cacciata  di  tulli  gli  ordi- 
ni religiosi  e  la  confisca  de'beni  ecclesia- 
stici. Alcuni  orilini  religiosi  già  furono  su- 
bito espulsi  da  varie  cillà,  come  dall'  E- 
scuriale  di  uuovu  i  ristabiliti  girolamini; 
il  simile  avvenne  a'gesuiti  dalla  loro  casa 
e  collegio  di  Lojola,  benché  vi  erano  tor- 
nali per  invilo  espresso  del  governo,  on- 
deassumere  le  missioni  ilelle  coloniespa- 
gnuole  oltremarine  di  Cubu,  Portorico  e 
nell'isole  Filippine.  Bande  aratale  di  car- 
hsti,ed  altre  bande  di  ma Ifiltori,  aumen- 
tarono l'agitazione  de'popoli.  Furono  li- 
cenziali, con  dispiacere  della  regina,  gli 
ulliciali  che  per  parecchi  anni  l'  aveano 
servila  lealmente,  e  dato  lo  sfratto  per- 
sino a'servitori  più  intimi  e  più  antichi 
del  suo  palazzo  e  di  sua  persona.  Mentre 
le  regina  madre  avea  pubblicata  la  sua 
apologia,  sollo forma  di  lettera  diretta  al- 
la regina  figlia,  il  conte  di  Monlemolin 
col  nome  di  Carlo  VI  indirizzò  a  tulli  gli 
spagnuoli  uu  suo  progiamma,  di  cui  uè 
die  il  seguente  sunlo  la  Ch'iltà  cattolica. 
"  Toccalu  ddlu  :>ldlo  {jreseole  della  Spa- 


TOL  a5i 

gnn,  e  di  ciò  che  può,  per  sanarne  le  pia- 
ghe, una  volontà  elllcace  fidante  in  Dio 
e  nel  suo  tliiilto,  il  conte  diceche  l'erro- 
re più  funesto  de'lempi  moderni  si  è  il 
credere  che  la  costituzione  d'un  popolo 
si  possa  mutare  arbitrariiimenle.  Quan- 
do tale  pa77Ìa  si  lenta,  giunge  pe' popoli 
lo  stalo  di  confusione,  d'  immoralità  e 
d'anarchia,  che  Dio  [)ermelte  a  castigo  di 
chi  volle  mutar  ogni  cosa.  Ora  questo  è  lo 
stato  presente  della  Spagna,  a  cui  dice  il 
conte  ==:  i  miei  occhi  sono  sempre  volti, 
pensando  che  potrebbe  esser  ancora  di- 
segno del  cielo  che  io  tornassi  fra  voi.Per- 
correndn  avidamente  le  storie  de'noslri 
er(jici  antenati,  io  sperai,  io  credetti  pos- 
sibile ancora  di  riportare  nel  suo  antico 
splendore  la  nostra  gloria.  Lo  sperai,  e  lo 
spero  ancora:  noi  riusciremo  un  giorno 
a  cercare  con  buona  fede  il  bene  che  tro- 
vaci nelle  nostre  antiche  tratlizioni,  «vz- 
za  r-icusare  ad  un  prudente  .spirilo  di 
riforma  guanto  gli  ci liede ranno  le  vere 
coìKiuiste  della  sana  scienza  ed  il  corso 
naturale  del  fówyjo.  =1=  E  toccato  dell'ob- 
blio  del  passalo  e  dell'ire  di  parte, /'/.s-to/i- 
le  h  vicino,  dice,  in  cui  voi  mi  vedrete  iu 
mezzo  a  voi,  non  come  capo  d'un  partito 
perseguitato,  ma  come  padre  degli  spa- 
gnuoli,  come  re  di Spagna.Se'^\i>n.\\c*tui\Q 
che  egli  vide  il  tempo  delle  guerre  civili, 
e  che  ora  egli  olFre  il  suo  nome  come  con- 
solazione e  speranza:  tocca  del  suo  dirit^ 
loavilo,  de'molli  che  l'amano  in  Ispagna, 
degli  altri  che  almeno  non  hanno  motivo 
di  odiarlo;  ma  ora  egli  non  vuole  parlar 
tli  iliriUi:  non  intende  far  guerra  uè  spar- 
gere sangue:  solo  vuole  guadagnare  i  cuo- 
ri del  suo  popolo,  e  stringere  con  esso  uà 
palio  di  amore  e  di  fiducia.  Quando  ciò 
sia  ollenuto  si  vedranno  finite  le  lolle,  e 
nascere  da  per  se  le  istituzioni  politiche 
radicale  nel  passato,  conlbrmi  a' tempi, 
prontea  modilìcarsi  secondo  i  bisogni, cir- 
condale da'cousigli  delle  classi  moderatri- 
ci: iusomma  una  vera  rappresentazione 
nazionale  indipendente  e  rispettabile , 
che  possa  inaniencj'c  indissolubile  rpiel 


a52  T  O  L 

t'incoio  che  non  Oi'rehhc  nuzi  (iot,'uto  mssrr 
rullo  tra  la  Sfuif^na  ed  i  tuoi  He".  Hifir- 
ri  poi  laslcAa  Civiltà  cattolica,  che  u  ri- 
tenn«  t-ii>oairo  il  prosjr'^iniaa  atirilmiio 
al  ooute  lii  Alonteuiulin;  tr  che  il  {iriiicipe 
pare  ntolutu  »(aitene  ihiuH)  in  un  estre- 
mo nscrbo  (a  >iapoii),  da  cui  i  soli  afte* 
nimenti  potevano  farlo  uscire;  e  che  l'e- 
ditai Il  a|>partenera  a  chi  governa  la  Spa- 
gna. Muili  dicoiisi  essere  i  cariisti   nella 
CaiaU>ì:iia,  nell'Aragona,  nella  >a varrà, 
nelle  piovutele  B<<«clie,  ctl  in  generale  nel 
cne/tncfi  e  nei  centro  della  |«iiiM>ia.  Aon 
COSI  in  3iaiJriU,  e  uclle  altre  grandi  dtUi. 
Intanto  occupata  la  Spaj^ua  alle  elezioni 
per  la  camera  de'depulati  alle  Cortes,  nel- 
la inag£^ioraiita  favorevole  a 'progressisti 
moderati,  si  astennero  però  dil  votare  tul- 
li i  seguaci  del  conte  di  Moiitemoiio,  ed 
una  parte  de'moderati,  i  quali  pressoché 
in  ogni  ÌU020  ottennero  il  numero  mag- 
giore  de'voti.  Si  disse  ancora,  che  Isabel- 
la li  addolorata  del  (tassalo  e  prevedeo- 
do  giorni  assai  piìi  torbidi,  i  quali  poono 
esser  fatali  a  lei  e  aKa  sua  dinastia,  pea- 
sava  di  abdicare;  sebbene  nel  convocare 
in  .Vladiid  ie  Cortes  peri  ò  novenibre,  a- 
^ea  utcli>arato:ieCurtes costituenti sareb- 
beio  slate  uo  nuovo  vincuio  tra  il  popolo 
(che  rappresentano)  ed  il  trono,  la  liber- 
ta e  la  diiia>ba.  Feiò  fu  detto,  che  se  i  de> 
creti  de'depulati  fossero  slati  invece  di 
costitittiooe  ODonardnca,  propello  di  re- 
pobbiicana  o  pe2:;io,  la  re;^ina  era  nel  di- 
nttu  d'accettarli  o   rdìularli.   FralUoto 
per  U  diM>rganirza£ioiie  dell'  eseralo,  si 
coniòsulla  guardia  nazionale  die  si  sarch- 
ile armaUi.  Vedendosi  che  la  regina  non 
rer^iiava  ne  governava  né  di  iiuuie  oe  di 
fitto,  ncj'pure  era  I  bei  a  neilo  scegliersi 
i  niiiiMln,  e  i>en  prevctleiulo  le  buriasche 
probabili  delle  future  ilcliberauuni  delie 
Cot  tes,  che  poteano dispensarla  anche  dal 
re«n.ire,  penso  senaioente  ad  ciTeltuare 
la  >U3  <ilKÌicazioiie  alla  corona;  ma  p>>i,  as- 
Stoirala  (la  alcuni  suu<  lidi,  c<Miieiili  a  ri- 
manere sul  Irono.  Si  qu^Idlct)  K«parte- 
lo,  Cd^Hi  del  parlilo  p(u^rc»»i»Li,  p.u  dc> 


T  O  L 
mocralico  che  oustiluuooale;  e  O'  Ooo- 
iiel,  rappresentante  il  (Mi  tiio dell'ordine, 
p<^rciò  coutrano  alla  repiil>blica  e  difen- 
sore del  trono  o^rstituziunale  d'Ivabtfila  II. 
Que<>ta  dopo  aver  perdonato  i  cuioplica- 
li  nelle  turbolenze  de's^  ^fì^^o,  ì'6  od- 
venibre  apri  le  Cortes  oosUtueoti,  ooiii- 
|»osle  di  349  rappresentanti  della  nazio- 
ne, con  suo  discorso  comprato  da  E<par- 
tero  pi  elidente  del  oonsig.io  de'ruioiìlii, 
e  |>erciò  di%se  che  il  16  luglio  avea  cono- 
sciuta tutta  la  verità  e  si  conGJò  piena- 
mente ah'  amor  patrio  popolare,  giorno 
che  s'inaugurò  per  La  comuoe  patria  un.i 
nuova  epoca  di  prosperità  e  di    fdidtà  ; 
parlo  del  suo  rispetto  alia  liliertà  e  a'di- 
ntli  della  nazione,  e  raccomandò  alle  Cor- 
tes la  legge  fundamenlaleche  dovcanosta- 
bilire,  aroò  l'Europa  aniiuiri  ancora  una 
tolta  la  S|>agoa;ed  alia  line  del  discorso 
fu  salutata  da  luoUissiini  viva,  a  dispet- 
to degi'inttighi  de'deiuocratici.  Le  Cor- 
tes sotto  la  piesidenza  d'Espartero  (con- 
tinuando ad  esseilo  pure  dei  ncostiluilo 
ministero),  a'i  I  novembre  decisero,  eoa 
30G  voti  contro  2  t,che  il  irono  d'Isabel- 
la Il  e  la  sua  dinastia  sono  il  fondameu- 
todel  preseute  edihzio  politico.  In  questo 
mentre  i  carlisli  »i   prepararono  ad  una 
inoisa  d'armi;  di  piìi  si  propalò,  che  ilce- 
lei>re  Cabrerà  scrisse  lettere  a'  geuerali 
Serrano  e  Dolce,  argomcotandosi  di  pro- 
var loro,  che  noa  vi  ha  che   il  conte  di 
Monteinolin  che  possa  lu  questi  tempi  reg> 
gere  la  Sp.igni.  S'iote>e  ancora,  die  nel- 
la provinda  di  Palencia  già  erasi  redu- 
la  una  banda  col  vessillo  di  Carlo  VI;  e 
che  nelle  proviuue  Basche  il  governo  avea 
mandale  truppe  di   rinforzo.   La   rei;in.i 
mandò  in  dono  al  Papa  Fu  IV,  in  ulte- 
nore  documento  di  speaaie  venerazione, 
il  iiLignitìco  e  ricchissimo  dono  d'un  Tri' 
rt'^no  (  /  '.),  ed  il  Papa  l'uso  per  la  1.' voi* 
la  nella  fetta  di  .Natale.  Sotto  il  proideu- 
tato  di  Madoc  e  il  viccpresideoUlo  d'in- 
dille  (ambo  monarcliici  conserva  lori),  le 
Cortei  abolirono  ai"^  diccuibre  l'iiopo» 
sia  ddla  cousumaziouc,  dalla  <{uale  d  le» 


T  O  L  T  O  L  273 
soro  ricavava  4^  milioni  tll  fianchi  all'an*  cattolica  chr  gli  spagntioli  piofes^ano.  Mn 
uo,  indispensabili  alledepauperatefinan-  nessuno  spagniiolo  o  sliaiiieio  poliìi  e?- 
ze,  conservnnJosi  l'imposta  che  toccavo  ai  sere  nioleslato  per  le  sue  opinioni  o  cre- 
municipii,  il  che  promosse  pravi  tumulti  denze,  finché  non  le  manifesterà  con  atti 
e  sedizioni.  Il  nuovo  ministero  dinanzi  ai-  piiljblici  contrari  alla  religione".  Questo 
la  camera  pronunziò  il  suo  programma,  si  deve  al  sentimento  cattolico  e  alla  fer- 
appiQvato  poi  dalle  Cortes,  in  cui  fra  le  mezza  della  fede  degli  spagnuoli,  i  quali 
altre  cose  promise  di  dare  e  di  promuo-  dopo  tante  rivoluzioni  politiche,  e  dopo 
vere:  la  sovranità  nazionale,  il  trono  co-  tanti  anni  ne'quali  si  cerca  con  ogni  mez- 
slituzionale  co'poteri  necessari,  unità  re-  zo  di  diminuire  la  loro  religione  e  pietà, 
ligiosa  nell'interno,  rispetto  per  le  altrui  non  la  ceilono  però  a  verun  popolo  catto- 
credenze,  rispetto  alla  Chiesa  ed  a' suoi  lieo  nell'amare alFettuosamente  la  religio- 
minislrijViedi  ferro,stampa  libera  co'giu-  ne  cattolica,  considerandola  come  la  loro 
rati.  Nel  cominciare  deli  855  successo  il  gloria  più  bella.  Altrimenti  si  sarebbe  pro- 
Madoz  nei  ministero  delle  finanze,  e  tre-  posta  e  sancita  la  libertà  de'culti,  la  qua- 
vando  l'erario  esausto,  dichiarò  alle  ca-  le  invano  fu  tentata,  e  validamente  itn- 
niere  a'4  febbraio:  Esaminerò  il  progetto  pugnata  da  Jacn  deputato,  facendosi  for- 
sopra  la  vendita  de'beni  dello  slato  e  co-  te  delle  petizioni  di  5  città,  le  quali  cliie- 
nuinali;  quanto  a'beni  del  clero,  essi  sa-  deano  l'unità  religiosa.  Quindi  il  religioso 
ranno  venduti  immediatamentesenzado-  popolo  spagnuolo  si  manifestò  contro  la 
mandar  licenza  a  nessuno!  Quando  poi  libertà  de'culti,  e  impedì  la  stampa  d'una 
piopose  la  legge  per  la  vetidita  di  lutti  i  Bibbia  protestante.  M.'  Alessandro  Fran- 
beni  rurali  e  urbani  dello  stato,  de'mu-  chi  incaricato  d'  alTari  interino  pontificio 
nicipii  e  degli  ecclesiastici,  fu  accolta  dal-  chiese  spiegazioni  sulla  vendita  de'beni  ec- 
le  Cortes  con  gioia  grande,  cioè  da'rap-  clesiastici,e  n'ebbe  in  riposta  che  il  governo 
presentanti  della  nazione  che  andava  a  pa-  non  intendeva  molestare  il  clero  e  violare 
lire  immenso  e  gravissimo  scapito!  L'as-  il  recente  concordato  del  i  85 1 , legge  dello 
semblea  nazionale  che  avea  pi  omesso  di  stato  che  lega  la  Spagna  alla  s.  Sede, perciò 
rigenerare  il  regno,  invece  lo  vedea  vacil-  non  è  permesso  a  ninno  di  romperlo,  do- 
lante,  l'amministrazione  pubblica  sciolta,  pò  aver  il  Papa  ratificato  la  vendita  dei 
l'esercito  un  vano  simulacro, l'imposizio-  beni  ecclesiastici  fatta  nel  i844)  lalifica 
ni  soppresse,  il  tesoro  vuoto.  Frattanto  la  conilizionata  che  cadrebbe  rompendosi  il 
chiesa  di  Spagna  perde  uno  de' suoi  piìi  concordato.  1  6  giornali  religiosi  di  tMa- 
belli  ornamenti,  nel  cardinal  Romo  ar-  drid,  lutti  valorosamente  andavanososle- 
civescQvodi  Siviglia.  L'agitata  questione,  uendo  la  causa  cattolica,  sicuri  di  trovar 
sopra  la  necessità  della  sanzione  reale  per  in  Ispagna  numerosi  e  zelanti  difensori, 
le  leggi  volate  dall'assemblea,  fu  risoluta  1  sospetti  e  i  timori  di  movimenti  carlisti 
in  favore  della  regina,  per  paura  de'car-  si  aumentarono,  onde  si  fecero  arresti  e 
listi  che  si  preparavano  in  Catalogna,  sul-  provvedimenti.  A.'  i  o  marzo  morì  in  T/iC' 
l'Ebro,  a  xMadrid,  in  ogni  luogo,  per  una  v^^^d.  Carlo  di  Borbone  infinte  di  Spagna, 
insurrezionearmata.omegliocon  tali vo-  che  avea  portato  il  nome  di  Carlo  V:  in 
ci  il  governo  intendeva  cautelarsi  perop-  quell'articolo  narrerò  il  più  principale  de- 
porsi a'demagoghi,  in  modo  di  non  esser  gli  ultimi  |ìeriodi  di  sua  virtuosa  vita,  i 
colto  all'improvviso  da  una  sommossa  funerali  reali  che  solennemente  gli  furo- 
contro  di  lui.  L'8  febbraio  nelle  Cortes  fu  no  celebrali,  e  la  sua  sepoltura  tenipora- 
discusso  e  decretalo  nel  fine  di  esso.»  La  nea,  celebrandone  l'eccelse  doli,  e  tutto- 
nazione  si  obbliga  di  mantenere  e  protcg-  ciò  a  compimento  del  tietto  di  lui  a  Spa- 
'  geie  il  cullo  e  i  cqìuìsUì  della  religione  gna.  I  deputati  del  popolo  proseguirono 


a'>4                    TOL  TOL 

n  Ticlnip  ni  popolo  la  inanifc^lazionc  di  Mnslici,  fu  cliìamnlo  n  iVrulrid  dalgover- 
SUR  voliiiilìi.  Ciò  non  untatile  le  pe(Ì7.i()ni  SI  no  irritiilìssìino  di  (hh'II'hUo  ^o^n^^ios(), 
fecero  in  tutta  hi  Spagini,  e  non  si  poniio  il  (piiiU;  senza  prorcsso  lo  conlinò  a  Ca- 
imppdii e,  non  solo  conilo  lii  lihcrlii  leli-  dioe;  inentie  il  c:ipilolo  d'Osinu  con  -«•- 
giosn,  niaancina  conilo  la  proporla  li-^i^e  parata  piolcsla  aderì  pienamente  n  quel- 
sulla  veinlila  ilc'lH'iiicccU'siaNlici.l'r.irpie-  la  ilei  suo  dei^no  vescovo.  Paiitnenti  pa- 
ste petizioni,  <]oella  del  veneiMiido  e  in-  i ecciti  alili  vescovi  dicliiararono con  pub- 
li  epido  rag.'  Vincenzo  llorcosSanmaiiin  hliclie  manifestazioni,  di  pensare  in  »jne- 
dilloi  nos,  ilicdal  I  HTaè  vescovod'OMiia,  sto  come  lui.  I^oNcia  si  emanò  dal  qover- 
cl)l)e  lonore  d'eccitare  in  massimo  già-  no  Io  strano  decreto  di  divieto  a'  vesto- 
do  riiidcgnazione  dell'asseiid)lea.  La  pe-  vi  di  conferire  a  vei  uno  gli  ordini  sagri, 
lizione  e  protesta  è  nondimeno  mollo  sa-  finclic  non  venga  determinato  il  regola- 
via,  grave  e  lagiouala,  e  non  ilice  altro,  mento  generale  dil  clero  parrocchiale,  ed 
se  non  che  i  vescovi  spagnuoli  sono  pron-  acciò  il  numero  dc'preli  non  sia  sn[)erio- 
ti  a  spogliarsi  d'ogni  cosa,  quando  In  s.  re  al  bisogno  del  paese,  onde  più   facil- 
Sedesia  informala  e  approvi;  ma  die  non  mente  sopperireal  soNtcnlamentodelde- 
ponno  tollerale  che  i  beni  di  chiesa  sieno  io.  Si  permette  però  d'ordinare  coloro 
considerali  ilal  potere  civile  come  cosa  che  hanno  o  riceveranno  beiielìzi  eccle- 
sua,  di  cui  egli  possa  dispone  senza  chic-  siaslici,  e  quelli  chegiìi  sono  ordinati  sud- 
deie  licenza  a  veruno.  L'ira  tie' giornali  diaconi.  L'assemblea  delle  Cortes  a'27  a- 
e  de'depulalidemocialici  CfJiitro  il  vesco-  pnle  votò  finalmente  l'intera  legge  sulla 
ve  giunse  airempietii;  ed  il  mini>tro  di  venditade'beniecclesiaslici.MSonodichi.i- 
grazia  e  giu>lizia  Agiiirre  dichiarò,  che  il  rati  essere  in  vendila,  conforme  alla  pre- 
governo avrebbe  proceduto  conilo  i  ve-  scrizionedelia  presente  legge,  tutte  le  pro- 
scovi che  avessero  ardilo  fìir  petizioni, de-  prielà, rendile,  poderi  rurali  e  urbani  ap- 
crelando  la  camera  di  cominciar  subito  e  partencnti  allo  stalo,  ni  comuni,  agl'isti- 
fìnirenlpiii  presto  ladiscussi(jnesulla  veli-  tuli  di  benelicenza,  all'islru/ioiie  pubbli- 
ililadc'beiii  ecclesiastici.  Inlanlo  mg.'Mi-  ca,  al  clero,  agli  ordini  militari  di  s.  Ciin- 
(hele  Gai  eia  Ciiesla  di  iMacoteia  urcive-  comò,  Alcantara,  ÌMonlesa  ,  e  s.  Gio.  di 
scovodi  CoinpoNlella, ed  il  vescovo  di  Car-  Gerusalemme  (o   Gerosolimitano),  nlle 
lagena  e  ili  Miucia  mg.'  Mai  inno  liarrio  confralernile,  opere  pie,  santuari  e  romi- 
di  Jaca,proleslarono  anch'essi  contro  i'a-  taggi,  siccome  ancora  1  beni  posti  sotlo  se- 
lienazionedc  beni  ecclesiastici.  La  iliscus-  qiiestro  che  appartenevano  già  all'infin- 
sione  principiò  a"  7.G  marzo,  tanto  sulla  le  d.  Carlos  (Carlo  V),  e  universaUnen- 
vendita  de  beni  del  clero,  che  ilell(j  stalo  te  tulli  i  beni  delti  di  iihiiio  morta,  la  cui 
e  delle  cumiini,  combattuta  dal  depula-  vendita  fu  ordinala  da  leggi  precedenti", 
to  Mogano,  esci  landò  il  governo  a  voler  II  Madoz  difese  tale  legge  contro  tulli  gli 
almeno  trattar  prima  colla  s.  Sede,  qiian-  emendamenti,  soltanto   prendendosi   in 
to  a'beni  ecclesiastici,  se  pur  voleva  riii-  considerazione  (pjello  che  eccettua  it.ilU 
scire  a  cosa  stabile.  Il  deputalo  Lscosu-  vendila  i  palazzi  vescovili  e  le  case  par- 
rà prelese  dimostrare  «  he  il  vendere  1  be-  rdcchiah.  I  ileputati  Jaen  e  Nocednl  pro- 
ni altrui  non  viola  punta  il  diriltu  di  prò-  testarono  di  aderire  alla  celebre  dichia- 
prielà,  ma  solo  ne  mula  le  forme  csleiio-  razione  del  vescovo  d'Oiain,  l'onore  dcl- 
ri;e  quanto  al  concordalo,  credei  e  poter-  l'episcopato  spagnuolo,  ed  altrettanto  le- 
si violar  impunemente  perchè  lu  fililo  a  ceio  1  gioinali  cattolici  di  INIadriil,  ade- 
iWiniii!  Il  pio  e  zelante  vescovo  d'Osma,  lendoessi  panmeiili  al  pi  olcslalo  ilam;^. 
appena  pubblicala  In  sua  Iraiica  pnjlesla  Antonio  Pollali  y  'rermens  di  Vidls  *<•- 
contro  lu  6aciilegu  rendila  dc'beui  cecie-  scovo  di  \  ich^  ed  a  tutti  gli  nltii  prelaW 


T  O  L 

spngnuoli  die  in{1iiiz7arono  alle  Coiles  e 
al  governo  le  loro  rispellive  proteste  so- 
pra tualerie  religiose  e  canoniche.  Nel  dì 
seguente  28 aprileEsparfero recossi  ad  A- 
ranjuez,  dove  risiedeva  la  regina,  per  far- 
le sanzionare  l'jinfausta  legge;  ma  la  re- 
gina gli  rispose  che  si  pentiva  del  consen- 
so ch'avea  dato  alla  proposta  di  tale  leg- 
ge, che  violava  sì  apertamente  un  trat- 
talo concluso  colla  s.  Sede,  e  che  giam- 
mai avi  ebbe  sancito  una  legge  da  cui  non 
potevano  che  seguire  grandi  mali  per  la 
Spagna.  AI  generoso  rifiuto,  Espartero  al- 
zando con  violenza  la  voce  ,  rispose  che 
sillatta  negativa  poteva  essere  feconda  di 
cattive  conseguenze  pel  suo  liono  e  per- 
sona; che  il  popolo  era  malcontento  e  ir- 
ritato (i  liberali  suppongono  che  i  pochi 
loro  venduti  sia  la  nazione),  che  le  bar- 
ricate si  sarebbero  tosto  alzate  in  Madrid, 
e  che  l'assemblea  non  avrebbe  mancalo 
di  servirsi  dell'occasione  per  romperla  col 
Il  ono  costituzionale;  la  minaci  io  d'abban- 
donarla il  ministero,  ma  tutto  inutilmen- 
te. Recatosi  dal  re  Francesco,  questi  ri- 
spose alle  sue  riniostranze  bruscamente, 
ch'era  meglio  l'aver  perduto  il  trono,  che 
conservarlo  qual  egli  l'avea  ridotto.  Pvi- 
tornato  Esparleio  in  Madrid,  fatto  con- 
siglio co'colleghi  ministri,  convennero  di 
dar  la  loro  dimissione  collettiva  alla  re- 
gina, se  non  sottoscriveva  la  legge.  Nel 
.seguente  mattino  tutti  i  ministri  si  reca- 
rono ad  Aranjuez,  e  O*  Donnei  disse  alla 
regina  dispettosamente,  che  se  persisteva 
nel  rifiuto,  l'assemblea  si  sarebbe  muta- 
ta in  convenzione  nazionale,  l'avrebbe  de- 
posta condannandola  all'esilio,  ritenendo 
qual  ostaggio  la  figlia  M.'  Isabella  prin- 
cipessa delle  Asturie,  la  quale  appartene- 
va alla  nazione  più  che  non  a  sua  madre. 
Questo  scosse  Isabella  II,  e  impaurita  ri- 
spose tremando  e  piangendo,  che  avreb- 
be soltoscrilto  cièche  volevano  i  ministri, 
purché  non  le  togliessero  la  figlia.  Ma, 
soggiunse,  io  prolesto  contro  quesla  vio- 
lenza, e  spero  che  Dio  farà  ricadere  sul  vo- 
stro capo  e  su  quello  de'vostii  colhghi  e 


TOL  2)7 

amici  la  responsabilità  di  questo  cedere 
che  io  ora  faccio.  Supplicata  la  regina  dal- 
le persone  della  corte  con  lagrime  di  ce- 
dere, e  ponendole  fra  le  braccia  la  figlia, 
piangendo  sottoscrisse  la  malaiigtiiata 
legge.  Così  l'autorità  reale  ricevè  un  col- 
po mortale  in  Ispagiia, divenendo  vieppiù 
un  puro  nome.  La  violenza  fatta  alla  re- 
gina fu  narrata  in  vari  modi  dal  giorna- 
lismo, ed  il  governo  fece  di  tutto  per  im- 
pugnarne le  asserzioni,  onde  diversi  gior- 
nali le  modificarono  rettificando  alcune 
particolarità, anco  del  qui  riportato.  Pro- 
mulgata la  legge  a"3  maggio,  il  cardinal 
13onnet-y-Orbe arci vescovodi Toledo,  ad 
onta  che  fosse  confessore  della  regina,  fu 
allontanato  da  Madrid;  molti  fedeli  servi 
della  regina  si  destituirono  e  f  uono  al- 
lontanali dal  palazzo;  vecchi  generali  e 
antichi  uHiciuli  civili  vennero  esiliati. Tut- 
to questo  violento  procedere  turbò  e  com- 
mosse la  regina  alttjmenle, ed  immersa  in 
profondoscoraggiaoiento  cadde  malata  e 
ripensò  ad  abdicare.  Il  vescovo  d'0'»ma 
confinato  a  Cadice,  da'uiinistri  fu  esdia- 
to  all'isole  Canarie  per  una  7.."  protesta  da 
lui  indirizzata  alla  regina  contro  le  vessa- 
zioni di  cui  era  bersaglio.  Poi  il  governo 
con  circolare  a'  vescovi  e  altri  superiori 
ecclesiastici,  ordinò  di  non  più  accetta- 
re novizie  ne' monasteri  di  religiose, pri- 
ma che  il  governo  abbia  conosciuto  il  nu- 
mero preciso  delle  monache  de'monasfe- 
ri  che  sono  nella  Spagna.  Bande  carliste 
sparse  per  tutto  il  regno,  costrinsero  il 
governo  a  fule  inseguire  per  spar|)agliar- 
le,  ed  a  prendere  severe  misure;  e  perche 
alcuni  pochissimi  ecclesiastici  ne  seguiro- 
no le  parli,  il  governo  con  circolare  or- 
dinò a'vescovi  la  sospensione  degli  eccle- 
siastici ch'erano  slati  ne'campi  decarlisti. 
Nel  giugno  il  gabinetto  venne  quasi  ricosti- 
tuito, ad  eccezione  di  Espartero  e  O'Doii- 
nel;coiilinuaiidogli  scontri  fra  le  bande  di 
carlisli  elemilizie,oig.'GuiseppeCaixal-y- 
Esli  ade  vescovo  d'LIigel,diO(;esi  sui  confini 
di  Francia  e  della  valle  d'Andorre  rifu- 
gio ualurale  di  tulli  i  carlisli  posi!  in  fu- 


aTò  T  ()  L  T  ()  L 
pn  (Inllc  milÌ7ÌP,  per  sn^pollo  (l'nvcili  fi-  so;»nnmcnlo  in  quiiluni]  ic  bchoU  pnIiMI- 
voiilidi  nlegaloncirisole  I5i«|pnri.l,eCnr-  CI  e  piivaln  fo-ise  conTHine  nll.i  ilottri- 
l«'s  ;i  riparnre  l'esmisto  ernrio,  nhilil.-iro-  uh  cillolicn:  die  i  vescovi  sopratlnMo  nel 
no  il  governo  a  ricevere  in  pieshio  •ì']q  compiere  l'episcopale  loro  ininislmo  e  in 
milioni  (Il  lenii  (piìi  di  ;)S  milioiii  di  (raii-  ciò  die  ri;;ii  ird.i  1'  esercizio  dell'. mloiit.i 
clii),  npplicahili  sol.iineiite  ni  pii^iineiito  eccle^ia^tlc.l  e  delle  silvie  ordinuziuiti,  i^o- 
«le'beni  nnzioiiiili,  e  al  risonilo  de'ieddilì  (lessero  la  piena  liUerl.'i  slnliilila  d-i'oa^ri 
ede'privilegi.  Bunde  numerose  efrequen-  canoni:  che  la  Chiesa  ubasse  inleranienie 
ti  di  cnriisli  continunvano  a  comparire  e  del  suo  [licno  diritto  d'acipiistare ,  ciȏ 
scomparii  e;  disperse,  si  rannodavano  con  solto  qualonpie  titolo  le^itliuio,  nuovi 
prodii;>osa  facilità,  specialmente  sni  con-  possedimenti,  e  die  le  proprietà  della  slcs- 
iinì  di  Francia.  Nel  luglio  ormai  non  era-  sa  Chiesa  fossero  inviolabili  tanto  nelle  co- 
vi più  vescovo  In  Ispagnn,  il  quale  non  a-  se  che  si  trovava  di  possedere,  quanto  in 
Tesse  protestato  contro  l'esecuzione  <lel-  qnellecheavcsse potuto  acquintare.  Il  per- 
la legge  di  vendita  de'beni  ecdeMastici,  e  cIkj  nutriva  fiducia,  che  le  pontilìcie  Mie 
ricusandosi  alla  fiirmazione  dcgl'inventa-  cure  e  sollecitudini  avrebbero  rag;;iiinto 
li  ,  pcrcic)  esposti  a  vessazioni.  Benchc*  il  il  bramato  scopo,  e  che  la  Chiesa  calloli- 
dero  spaglinolo  invece  di  (ar  la  carità  per  ca  conforme  a'snoi  dosiderii  di  bel  nuovo 
la  discorsa  legge  forse  sarà  posto  in  con-  sempre  più  felicemente  proN|)erercbl>e  e 
dizione  d'implorarla,  pure  mg.'  Giusep-  fiorirebbe  nellaSpagna,specialnienteper- 
pe  Costa-y-lìorras  di  Vinaroz,  vescovo  di  che  tutta  l'inclita  nazione  si  gloria  assai  di 
IJarcellona,  da  Carlag.'-na  suo  luogo  d'e-  |)iofessare  li  cattolica  religione  e  di  essere 
silio,  oIlVi  il  seminario  [)er  ospedale,  uà  vi  fiM-mamcnte  alll-zionata  alla  s.  Sede.  Ma 
sco[)piava  il  cholera,  promettendo  tl'assu-  con  somma  meraviglia  e  amarezza  dell'a- 
ineie  le  spese  d'amministrazione  e  di  as-  nimosuo,««ver  veduto,ciòche  non  avreblie 
sistenza  de'malati;  e  die  le  spese  di  me-  creduto mai,nel  regnostesso  ioipuncmen- 
dici  e  medicine  sarebbero  a  carico  del  de-  le  rotto  e  violato  il  detto  concordalo,  non 
ro.  Intanto  il  Pa[)a  Pio  IX  nel  concistoro  solo  contro  il  volo  dellanazinnespagnno- 
de'otf)  luglio  i8'>  7  pronunziì)  l'allocnzio-  la,  ma  anclie  con  suo  grande  dispiacere 
ne,  Nctnn  ^'cxtrurn  ignorai,  che  si  legge  e  ad  onta  de'suoi  reclami:  e  nuove  ingiù- 
nel  Giornale  di  Iloniri,  in  ialino  nel  n."  rie,  ch'eragli  forza  lamentare  cu'cardma- 
J  yS  e  in  italiano  nel  n.°r  76,  riguardante  li,  fare  alla  Chiesa  e  suoi  diritti,  a'vesco- 
il  surricordato  concordato,  neliSìi  con-  vi  e  alla  propria  suprema  podestà  e  della 
eluso  colla  regina  Isabella  II,  percorapor-  s.  Sede,  l'oichè  furono  emanate  leggi,  cd- 
re  gli  aliali  ecclesiastici  della  Spagna,  e  le  (piali  non  senza  lieve  detrimento  della 
quindi  sancito  e  solennemente  promulga-  religione  vengono  cambiali  il  1 .°  e  1.  "  ar- 
to nel  regno  come  legge  distalo.  Inconiin-  ticolo  dello  stesso  concordato,  e  si  stabib 
ciò  dal  rammentare  al  sagro  collegio,  che  inoltredi  vendere  ibeni  della  Chiesa.  Che 
fra  le  moltissime  cose  nel  medesimo  con-  furono  emanati  vari  decreti,  co'tpiali  fu 
cordalo  stabilite  per  tutelare  le  iflgioni  latto  divieto  a'vescovi  di  conferire  gli  or- 
ildla  cattolica  leligione,  anzi  tutto  venne  dini  sagri,  e  alle  vergini  consagrale  n  Dio 
provveduto,  che  dc^sa  continuando  ad  es-  di  ricevere  altre  donne  nel  noviziato  del 
sere  la  sola  religione  della  nazione  spa-  religioso  loro  i\lituto,  ordinandosi  d'iute- 
gnunla,  esclnsoqualunqueaitroculto,fos-  ramenle  secolarizzar  le  cappellnnie  laica- 
f>e  come  prima  mantennta  in  tulio  il  rea-  li  e  le  altre  pie  istituzioni.  Che  non  appe- 
tnc  delle  .Spagne,  con  tulli  i  diritti  e  le  pre-  na  era  ve  nulo  a  sua  C(>gnizionc(-hc  ingiu- 
rogalive,  die  aver  deve  secondo  la  l«"ggc  ne  si  gravi  si  macchinavano  contro  In  re- 
di Dio  c  le  »anziuni  canoniche:  che  l'in-  ligiune,  In  Chiesii  e  la  s.  Sede,  egli  w.uia 


TO  L 

porre  indugio  non  tralasciò  di  altamente 
proleslare  e  reclamare  contro  simili  alien- 
lati  presso  il  governo  spaglinolo,  sia  me- 
diante il  suo  cardinal  segretario  di  stato, 
sia  mediante  il  suo  inciiricato  d'affari  a\Ia- 
drid.Oltredichè  giudicò  dovere  significare 
al  medesimo  governo,  che  se  noi»  fosse  ri- 
gettata la  proposta  della  legge  di  alienare  i 
beai  della  Chiesa,  avrebbe  i  suoi  reclami 
portati  a  cognizione  de'fedeli,  onde  si  a- 
slenessero  dal  farne  acquisto.  Ricordò  an- 
cora al  governo  di  Madrid,  come  chiara- 
mente e  apertamente  dichiarò  nelle  sue 
lettere  apostoliche  intorno  al  medesimo 
concordato,  che  così  gravemenle  violan- 
dosi e  rompendosi  i  patti  in  esso  slabilili, 
non  avrebbe  più  luogo  la  sua  condiscen- 
denza mostrala  a  riguardo  del  concorda- 
to stesso,  con  che  avea  dichiarato  che  né 
egli,  né  da'Papi  suoi  successori  niuna  mo- 
lestia avrebbero  sofferta  coloro,  che  avea- 
no  fallo  acquisto  de'beiii  della  Chiesa  a- 
lieiiati  prima  del  medesimo  suo  concorda- 
to. Non  solo  tornarono  vani  i  suoi  giù- 
slissimi  richiami,  e  le  istanze  de' vescovi 
illustri  di  Spagna;  ma  alcuni  di  que'rispet- 
tabilissimi  pastori,  che  meritamente  e  di 
buon  diritto  eransi  opposti  alle  rammen- 
tate leggi  e  ordinanze,  furono  anche  vio- 
lentemente strappati  dalle  proprie  dioce- 
si, e  mandali  e  rilegati  altrove.  Deploran- 
do perchè  iaulilmente  avea  assunte  tan- 
te sollecitudini  per  comporre  nei  regno 
gli  affari  ecclesiastici,  e  che  ivi  la  Chiesa 
di  Cristo  era  afflitta  da  nuove  calamità, 
conculcandosi  la  sua  libertà  e  i  suoi  diritti, 
nonché  la  sua  autorità  e  quella  della  s.  Se- 
de. Per  cui  non  aver  potuto  tollerare  che 
il  suo  incaricalo  d'affari  stesse  più  a  lungo 
in  Madrid,  e  avergli  ordinalo  d'abbando- 
nar la  Spagna  e  di  tornar  a  Ptoma  (indi  nel 
gennaio  1 856  lo  fece  prelato  domestico). 
Per  tanto  perturbamento  di  cose,  vedere 
dolentissimo  esposta  in  pericolo  di  religio- 
ne fillustre  nazione  spagnuola  a  lui  som- 
mamente cara  per  l'esimio  suo  amore  alla 
cattolica  fede,  e  pe'meriti  egregi  che  avea 
verso  di  esso  e  la  s.  Sede.  Ilichiedere  quiu- 

VOL.  LXXVl. 


T  O  L  i''^'j 

di  il  suo  ministero  di  propugnar  con  tut' 
te  le  forze  la  causa  della  Chiesa  a  luì  di- 
vinamente affidata;  perciò  non  poter  a  me- 
no di  pubblicamente  e  palesemente  ,  in 
modo  solenne, esprimere  le  sue  querele  e 
lamenti.  Per  la  qual  cosa,  alto  alzando  la 
voce,  sommamente  deplorar  tullociò  che 
in  Ispagna  fu  perversamente  fatto  e  si  an- 
dava facendo  dalla  podestà  laicale  contro 
la  Chiesa, la  sua  libertà  e  i  suoi  diritti,  cou- 
Irò  eziandio  l'autorità  sua  e  della  s.  Se- 
de: ed  in  modo  che  mai  il  più  grande,  la- 
mentar specialmente  il  solenne  suo  con- 
cordalo violato  anche  contro  lo  stesso  di- 
ritto delle  genti,  l'autorità  propria  de' ve- 
scovi impedita  nell'esercizio  del  sagro  lo- 
ro ministero,  e  la  violenza  usala  contro  i 
vescovi  stessi;  ed  il  patrimonio  della  Chie- 
sa usurpato  contro  ogni  diritto  divino  e 
umano.  Inoltre  con  autorità  apostolica  ri- 
provò, abrogò  e  dichiarò  affatto  irrite  e 
di  niun  valore  le  dette  leggi  e  decreti.  Coa 
tulle  le  sue  forze  poi  ammoni ,  esortò  e 
scongiurò  gli  autori  di  tanti  attentati  a 
seriamente  considerare,  che  non  ponno  e- 
vitar  la  mano  di  Dio  tutti  coloro,che  non 
temono  d'  affliggere  e  vessare  la  sua  s. 
Chiesa.  Dovere  poi  rendere  lodi  speciali 
anche  al  fedele  clero  spagnuolo,  che  me- 
more della  propria  vocazione  e  del  suo  do- 
vere, non  ominise  di  rivolgere  a  ciò  tul- 
le le  sue  cure.  Si  congratulò  e  tributò  le 
più  ampie  e  meritate  lodi  a'venerabili  fra- 
telli gli  arcivescovi  ai  vescovi  della  Spa- 
gna, che  soddisfacendo  al  proprio  dovere, 
non  atterriti  da  alcun  pericolo,  con  ani- 
mo, zelo  e  consiglio  concordi,  non  lascia- 
rono d'alzar  la  loro  episcopale  voce,  e  di 
valorosamente  e  costantemente  difendere 
la  causa  della  Chiesa.  Tributò  inoltre  le 
dovute  lodi  a  tanti  egregi  laici  spagnuo- 
li,  che  conosciuti  per  la  loro  singoiar  pie- 
tà e  osservanza  verso  la  ss.  Religione,  la 
Chiesa,  e  verso  di  lui  e  la  s.  Sede,  si  sono 
gloriati  sommamente  di  difendere  a  voce 
e  in  iscritto  i  diritti  della  Chiesa  medesi- 
ma. Nell'alieno  di  sua  apostolica  carità, 
commiseraudo  la  deplorabile  coudizioue 
17 


a!>8                   TOL  TOL 
alludii- ilfirilltislicii(i7ionr(>(U-lh  «un  re-  yclaic  In  cit!>loilin  di  »iia  reni    |>i:r«nnB  e 
ginn,  con  calde  preci  siipplicnr  Dio,  per-  aui^usla  fiiniRlia,  siccome  qiinsi  oggiMIo 
fin- ctdl'oniiipolciitt' sua  xiilìi  voglijiroir-  di  cullo  per  ben  i  5  mdiuiii  di  sprillinoli, 
holnicf  liberar  dn  tnnti"  !iiii^iinIìc  In  slrs-  Mnlgrndodcl  dccicJnto  nnmi-iild  delle  mi- 
sa  nn7Ìonc  e  In  rij;in;i.    Il  iniinslro  degli  liz.ic  a  70,000  uomini,  onde  esser  pronti 
tilVaii  esleri  penerai  Za%;dn,  dopo  l'alio-  ad  ogni  CTenlnalilà,  e  malgrado  i  conti- 
cuzioiie  ponlilìcin  ,  iiidiriz7Ò  un  Mcinv  nui  arresti,  le  compagnie  carlibte  cresco- 
miulniun  varie  coili  sovrane,  in  cui  cer-  no  in  ogni  luogo  e  danno  grave  pensie* 
codi  provare  liin:^iimenle  ,  clie   non  fu  ro  al  governo;  le  parzid  li  sommosse  si  siuc- 
punto  violalo  il  conc<Milalo  colla  s.  Srde,  cedono  di  ipiando  in  rpiando    in  diverse 
quiiiido  si  ordinò  In   vendila  de'beni  ec-  cillii  e  provincie.  Nei  novembre  la  regm;i 
cle&iastii'.i.  Imperoccliè  l'ailocu/ione  pose  con  suo  decreto  autorizzò  il  ininisleio  a 
in  serio  pensiero  il  governo  spaglinolo,  il  presentare  alle  Cortes  un  progetto  di  leg« 
quale  costretlo  dall' opinione    pubblica  gè  per  crear  nella  Spagna  e  nell'isole  a- 
■volle  diminuii  l'eHetlo  delie  ponti  fiele  [>n-  diacenti  ili  verse  banche  di  circolar  ione;  la 
role  sul  popolo  s'i  callolico  delle  Spagne,  banca  di  s.  Ferdinandi)  prenderà  il  nome 
con  pubblicar  ?.5  documenti  che  invece  di />////fv/ r// »Sy</7i,'//(7,e  la  sua  duinln  sari 
lo  condannano  e  da'(|nali  apeiinmenle  di  ?.  ")  anni.  A'  !'■  le  Cortes  votarono  la 
apparisce  il  suo  torto.   Intanto  il  gover-  legge  che  autorizza  la  compagnia  dell'in- 
no minacciava  la   chiusura  de' conventi  cnnalamentodeH'I'Lbro  a  diminuire  il  suo 
che  non  contavano  1?.  persone,  ed  in  17  capilaleeademeltcre  obbligazioni  incon- 
nro\incic  della  Spagna  non  dava  al  eie-  forinità  al  progetto  di  cui  fu  data  Ictliun 
ro  e  a'    leligiosi   la   scarsa   pensione   per  al  congresso  nella  tornata  del  giornp  pi  e- 
vivere,  nd  onta  che  il  ilero  si  sagrilìcava  cedente.  Questa  autoi  Ì7.7.a7Ìone  f.icilitei  à 
'in  ogni  luogo  colla  più  eroica  carità   in  i  lavori  in  cui  sono  già  occupati  buon  mi 
servizio  de'luoghi  percossi  dalclioleia,e  mero  d'operai.  La  Spagna  vorrebbe  in- 
nella  sola  ISavaria  [)eriroiio  4<J  preti  vii-  tervenire  nella  guerra  orientalecontru  I.» 
lime  di  loro  carità.  Ad  cinta  dell'opposi-  Russia,   col  legandosi  colle   potenze  oni 
zione  del  clero  e  ile' buoni  cattolici,  nel  set-  den  I. di  di  Fra  iieia, lugli  il  terra  e  .Sardegnt. 
lembresi  c(miinciò  la  venilita  debelli  ec-  a  ddesa  della   I  iiichia,  quale  grande  \\.\- 
clesiastici,  perchè  in  ogni  paese  pur  trop-  zione.  Ma  Irovandosi  al  presente  nell'im- 
po  vi  sono  quelli  che  non  si  curano  d'in-  possibilità  di  mettere  sul  piede  di  guerra 
roirere  la  Si oniuiiica  (/  .)  per  un    vile  almeno  100,000  uomini,  opponendovÌM 
guadagno,  e  ciò  con  gran  cordoj;lio  dei  la  siluazioiie  politica  e  linanziana   dell  1 
raltolici  econ  Irionlò  de  libertini,  l'ei  una  nionaicliìa,l(iiSL' continiierii  a  reslare  nel 
nuova  legge  lo    lolla  alla  regina  In  iàco!-  la  neutralilà.  l'inalmenle  la  Ci\illà  mi 
là  di  scegliersi  il  maggiordomo,  l'inten-  /o//Vv/.de'5  gennaio  i856,  serie  3.*,  l.  1, 
dente  generale,  la  eauierìcra  maggiore,  e  p.  i  ili, riporta  dalla  sua  corrispondenza  di 
quindi  la  numerosa  l'amiglia  degli  olliciali  .Madrid,  de  ?.(j  novembre  iST  7,  lacondi 
Mibalternì.  Fu  slabiltlo  spellare  n'mini-  zione  presente  della  Spagna  (pianto  a  re 
stri,  ed  alla  regina  di  iijipi  ovine,  lu  scelta  ligione  e  societii,  quale  epilogo  lagiimevo- 
de'3  nominatidignilan  della  eoi  le,ii'<pia-  le  e  deplorabile  della  storia  contempura 
li  poi  dovere  incomberela  scelto  delle  cn-  ncadi  questa  penisola,  che  unisce  sullo  un 
riche  e  impieghi  inferiori.  13encl)è  In  re-  solo  punto  di  vista  i  molti  e  gravi  nvveni- 
gioa  si  rifiutasse  (ìiinnre  il  decietn,  che  la  melili  suieediili  e  la  nnrrazioneche  si  prò 
spodestava  d' un'aiildiilà  lauto  gelosn  e  pone  poi  di  lare  :  temeiulo  le  vicine  lenqie 
impoilante,  dovè  udeie  ;ilie  violi  nli  e-  steeliesoviastanoallaSpagnacnl  suo  s*eii- 
»ig(  ore  del  suo  gnbinello,  sollo  colore  di  turalo  popolo  meiilevule  di  compianto 


TO  L 

La  fede  crislìana  fu  predicata  in  To- 
ledo Ile'  tempi  degli  iiposloli,  nel   modo 
narrato  a  Spagna,  principalmente  pero- 
pera  del  SUOI  ."vescovo  s.  Eugenio  mar- 
lire,  discepolo  dell'apostolo  s.  Pietro  e  ih» 
lui  ordinato:  il  p.  Flores  nella  Spana  sa- 
grarla lo  dice  discepolo  di  s.  Dionigi  di 
Parigi,  e  che  fu  consagialoi. "vescovo  di 
Toledo  nel   i  12.  Suo  successore  fu  s.  O- 
norato  di  Cuenca,il  quale  predicò  il  van- 
gelo in  molle  Provincie  della  Spagna  e  mo- 
rì nel  1  4o.  I  suoi  arcivescovi  sino  ila'pri 
mi  secoli  della  Chiesa  ebbero  numerosi  ve- 
scovi e  sedi  sulhaganei,  conte  rilevai  nel 
voi.  LX\'lil,  p.  70  e  82,  e  la  sua  pro- 
vincia ecclesiastica  si  chiafnò  Cartagine- 
se dell'esarcato-di  Spagna.  Erano  metro- 
politani della  Carpetania,  una  delle  con 
trade  di  Spagna,  conosciuta  dagli  antichi 
sotto  il  nome  di  provinciii  Citrllnu^iucu- 
siso  Carpetania,  chiamando  Caipclani 
i  suoi  abitanti.  Nella  provincia  eranvi  del- 
le montagne  che  Plinio  nominò  Carpe- 
tana  Jnga.  Egli  vuole  che  Contrehia  sia 
stata  la  loro  città  capitale  sulle  frontiere 
della  Celtiberia,  che  dicesi  corrispondere 
oggi  a  Sanlavert  nella  Nuova  Casliglia.  [ 
carpetani   erano  popoli  della  Spagna  ci- 
teriore, detti  pure  Carpcsii,  le  cui  prin- 
cipali città  erano  Contrebia,Complutuni , 
Manina  e  Toletnm.  Coraplutum  fu  suc-- 
cessa  da  Alcalà  di  Ilcnarez,  e  Manina 
da  Madrid.  Nel  secolo  XVI  i  suffraganei 
eransi  diminuiti,  e  ridotti  a'vescovi  delle 
seguenti  sedi:  Cordova,  Cuenca,  Signcn- 
za,  Jacn,  Segovia ,  Car lagena ,  Osina, 
Valladolid,  ad  alcune  delle  quali  si  riu- 
nirono altri  IO  vescovati.  Sino  ali85i  le 
chiese  sulfraganee  della  melropolilana  di 
Toledo,  erano  quelle  stesse  di  Cartagena, 
Cordova,  Cuenca,  Siguenza,  Jaen,  Sego- 
via, Osma,  Valladoliil.  In  detto  anno,  pel 
suddetto  concordato,  e  come  riportai  nel 
descriverlo,  furono  assegnati  per  sulfra- 
ganeialla  utetropolitanaToletana  i  vesco- 
vi di  Caria,  Cuenca,  Plactncia,  Siguen- 
za,  /Madrid  eretta  in  sede  vescovde,  che 
apparteneva  all'arcidiocesi  e  anticamente 


T  O  L  259 

ora  di  proprietà  degli  arcivescovi  di  To- 
ledo, e  i\iiditd  llciiL  tielliì  cpiale  non  a- 
vendone  scritto  articolo  perchè  istituitoli 
vescovato  dopo  stampata  la  sua  lettera, 
per  supplirvi  dissi   alcune  parole  nel  voi. 
LXVIII,  p.  199.  Ma  ancora  né  essa,  né 
Madrid  ebbero  il  [)roprio  vescovo,  li  ve- 
scovo di  Toledo  per  tem[)o  divenne  arci- 
vescovo, e  nel  IV  secolo,  altri  dicono  nel 
VI,  primate  della  Npagna,  titolo  che  co 
me  dirò  riconosciuto  ne'concilii,  ed  aven- 
dolo perduto  colla  sede  per  l'invasione  de' 
mori, nel  liberarsi  la  cilià  d;il  loro  domi- 
nio, ristabilita  la  sede  nielro()olilana  e  pri 
maziale.  Papa  Urbano  li  nel  1088  nuo- 
vamente dichiiirò  rarcivesco\o  primate 
di  tutte  le  Spagne,  alla  cui  dignità  era 
slato  eletto  in  qiiell'aemo  Ceniardo,  e  di- 
chiarandolo insieme  legato  a  liitere  della 
s.  Sede  nel  regno.  Indi   Pascjuale   II  nel 
I  101,  ad  istanza  del  re  Alfonso  VI,  con- 
fermò il  primato  dell'arcivescovo  di  To- 
ledo in  tutti  i  regni  della  Spagna,  secon- 
do il  decreto  del  predecessore  Urbano  II, 
come  die»  nella  boll.i,  ed  il  simile  ficero 
quasi  tutti  isiiccessori.  E  rinimecliatoGe- 
lasio  II  in  Pisa  confermò  nel  1  r  i  8  all'arci- 
vescovo Bernardo  Toletano,ed  a'suoi  suc- 
cessori, il  primato  di  tutta  la  Spagna.  Tut- 
to afferma  il  Rinaldi  negli  Annali  e  cele- 
siasiiei.GW  arcivescovi  di  Tarragona[F^.') 
ripugnarono  di  sottometteisi  alla  prima- 
zia di  Toledo,  e  per  lungo  tempo  vi  fe- 
cero resistenza.  Si  ha  di  Nicasio  Sevillano, 
Primatus  Hispaniarani  vindicatus,  sivc. 
defcnsio  primatus  Ecclesia  e  Toleianac, 
R.omaei72g.  Mg.'  Pietro  de  Marca  nella 
Disscrlazione  de'  primati  delle  diverse 
chiese,  tratta  benissimo  l'origine  e  la  sto- 
ria del  primato  della  chiesa  di   Toledo. 
L'arcivescovo  di  Toledo  da're  fu  insignito 
dalla  dignità  di  gran  cancelliere  del  regno 
di  Castiglia,  e  di  consigliere  nato  del  con- 
siglio di  stato.  Era  l'iuoi vescovo  signore 
di  17  borghi  e  di  molti  villaggi.  Il  porto 
ghese  Novaes  dice  che  avea  d'annue  ren- 
dile 3oo,ooo  ducati,  e  per  la  primazia 
I  jo,ooo,  de'  (juali  dovea  pagarne  al  le 


a6o 


T  ()  L 


rrìjono.  Allrianmnit.iionon  snmmn  mng- 
pinrc  In  mnisa,  nllii  riiliisscio  la  rendita 
ili  questo  prelato  n  77'),ooo  scucii,  lùa 
crrtniiionle  lo  mcnsn  piìi  liccn  ili  tutta  In 
inonnicliin.  Nell'tilliiu.»  proposizione  con- 
cisloiiale  del  i  <>\-  non  si  rt-gistiò  la  icn- 
tìita,  ma  soltanto  che  ogni  nuovo  arcive- 
scovo era  tossalo  ne're^istri  della  carne- 
la  apostolica  in  fiorini  Ho  i  3.  ÌSel  concor- 
dalo del  i85i,  nll'arcivescovo  di  Toledo 
fu  assegnala  una  mensa  più  ricca  di  tulli 
gli  altri  arcivescovi,  cioè  annue  i  (ìOjOoo 
monete  d'argento  delle  /ùv/Zcv  de  ì  ci- 
lon.  Quanto  agli  altri  arcivescovi  di  To- 
ledo successori  di  s.  Onoralo,  nominerò 
quelli  die  piìi  si  distinsero  per  la  loro  pietà, 
pel  loro  zelo  e  per  la  cma  che  ebbero  di 
fare  semprepivi  risplendei  e  la  fede  di  Gè- 
S.ÌI  Cristo  e  fiorire  la  sua  chiesa.  Siccome 
l'arcivescovo  di  Toledo  è  se(n[)re  fregialo 
della  dignità  cardinalizia  ,  almeno  dopo 
eh' è  slato  promosso  a  questa  illustre  se- 
de ,  di   tutti  gli  arcivescovi  cardinali   ne 
SCI  issi  le  biografie.  Gli  scrittori  poi  della 
Sforiti  ccclcsiasticii  (IìSjxi^iki  riporlano 
la  serie  di  tutti  gli  arcivescovi  di  Toledo. 
Il  vescovo  ISlelanzio  intervenne  al  celebre 
concilio  Eliberilano,  ossia  d'AVv/Vr/,  il  i  ° 
che  si  conosca  essersi  adunalo  nella  Spa- 
gna, celebrato  dal  3oo  al  3  i  3  circa.  In 
«juesi'anno  patì  glorioso  marlirio  s.  Lco- 
i  ttditi  vergine,  nativa  di  Toledo  e  sua  pa- 
trona, ed  ivi  Innto  venerala  che  le  i'uro- 
no  erette  3  celebri  chiese, in  una  delleqna- 
li  sì  tennero  diversi  concilii,  il  ].''  de'tpiali 
fece  di  essa  onorala  menzione.  Le  sue  re- 
liquie custodendosi  in  tale  chiesa,  duran- 
te le  scorrerie  ile'  mori  iiirono  portale  a 
Oviedo, indi  nell'abbazia  di  s.Gisleno  pres- 
so Mons  neir  Ilainaul;  ma  il  re  Tilippo 
li  nel  I  .^Ko  le  léce  poi  lare  nuovamente  u 
Toledo  nella  cattedrale  con  giaiidÌN>iinn 
solennitii.  In  essa  trovaronsial  ricevimen* 
to  delle  sagre  spoglie  ,  il  re  col  principe 
Filippo  suo  figlio  ,  la  principessa  Elisa- 
bella  sua  figlia,  e  l'imperatrice  Maria  &ua 
torelio.  Astiiiio,  lodalo  da  s.  lldci(>nsone' 
fcuoi  l  omini  illn-^tri,  trovò  ad  Ajculà  le 


TO  L 
irliquic  de'  ss.  Giusta  e  7\7 «/orr  fra lellì 
e  fanriulli  martiri  di  Spagna;  governò  san* 
tauientc  la  sua  chiesa  e  mori  nel  ^o''),  o- 
norandolo  la  chiesa  d'Oviedo  sotto  il  no- 
me di  s.  Serrano.  lìufemiu  nel  Giosi  sol* 
tosciisse  col   grado  di  nietiopolitano  nel 
concilio  celebralo  in  Toledo  stesso,  e  lo 
conferma  il  decreto  di  Gondemnro  primo 
principe  caltolico  (altri  dicono  che  ili ."  fu 
Uecaredo)  de're  de'  visigoti  scritto  o  pie 
delloslesso  concilio,  per  l'osservanza  dello 
stabilito  sulla  pi  ima7.ia  ecclesiastica  di  To- 
ledo. Su  questa  riferisce  l'onnalisla  Rinal- 
di, che  dal  regio  decreto  e  dagli  atti  del 
Concilio  rilevasi,  che  la  chiesa  di  Toledo 
era  metropoli   non  meno  della  provincia 
Carpetana,  ma  eziandio  d>  tutta    la  Car- 
taginese,il  che  da  alcuni  si  metteva  in  dub- 
bio, e  che  tale  dignità  l'avea  da  antica  e- 
poca.  Il  decreto  fu  sottoscrilto  dai  :7  ve- 
scovi dell'istessa  provincia  Cartaginese,  a 
tal  uopo  convocati.  Questo  primato  del- 
l'arcivescovo di  Toledo,  anche  sulla  pro- 
vìncia Cartaginese,  come  so[)ra  tutta  la 
Spagna,  nllerina  Rinaldi   essere  derivalo 
dalla  s.  Sede  con  replicali  privilegi,  ed  è 
perciò  che  la  chiesa  Toletana  fu   tenuta 
sem|)re  con  sommo  onore  sopra  tulle  le 
altre  della  S[)agna,  onde  sovente  vi  si  ce- 
lebrarono iinporlanlissiaii  concilii.  Non- 
dimeno il  Rinaldi,  narrando  1'  apostasia 
delgrecoTeodosio  arcivescovo  A\Sisi^li(t 
e  la  sua  eresia  nel  (33G,  dice,  che  allora 
il  |)ri(Dnto  fu  trasportato  nella  chiesa  di 
Toledo.  L'arcivescovo  Giusto  già  mona- 
co Agaliensc,  di  grande   ingegno,   e  for- 
nito d'eccellenti  qualità,  el>be  a  degni  suc- 
cessori: Ausleriu  uomo  sanlo,  e  .Montano 
pur  santo;  indi  Amasio  di  gran  bontà,  ed 
Ilelladio  pure  di  splendide  virtù,  già  su- 
periore di  dello  monastero.  Nel  G4G  suc- 
cesse ad  Ilelladio  s.  Eugenio  giù  canoni- 
co della  cnllediale,L'he  abbracciala  la  vita 
religiosa  nel  dello  nidnastero  Agaliensedi 
s.  Engr.issio  di  Saiaguzro,  ne  dovè  usci- 
re malgrado  la  sua  renitenza  per  nsccu- 
dere  sulla  sede  di  Toledo.  Il  suozelocfer- 
vui  e  lu  I  cscro  supcriore  ul  suo  debole  cui- 


TO  L 

no,  e  fu  instancabile  pastore.  Presiedè  a  3 
concilii  di  Toledo,  e  mori  della  morie  de' 
giusti  nel  637  o  658.  Fu  sepolto  nella 
chiesa  di  s.  Leocadia,  e  si  celebra  la  sua 
festa  a*i3  novembre.  Compose  varie  o- 
pereeun  trattato  sulla  ss.  Trinità.  Gli  suc- 
cesse nel  dicembre  !».  Ildcfon^o  dotto  ab- 
bate benedettino  del  monastero  d'  Agli 
presso  Toledo,  che  il  p.  Flores  pretende 
essere  stato  il  3i.mo  vescovo  di  Toledo. 
Divotissimo  della  B.  Vergine,  nelle  sue 
opere  e  sermoni  si  trovano  i  pili  teneri  sen- 
timenti verso  di  essa,  e  della  più  viva  con- 
fidenza nella  di  lei  intercessione  presso  il 
divin  Figlio.  Il  santo  avea  pure  divozio- 
ne particolare  a  s.  Leocadia  vergine  e  mar- 
tire del  3o4,  patrona  di  Toledo  sua  p.i- 
Iria,  la  cui  festa  celebrasi  a'9  dicembre. 
Quella  di  s.lldefonso  èa'23  gennaio, gior- 
no di  sua  morteavvenuta  nel  667.  In  Ro- 
ma gli  spagnuoli  v'introdussero  il  cullo 
speciale  verso  s.  Ildefonso  con  due  chiese. 
Lai.'  è  l'abbandonata  chiesa  nazionale 
situata  in  piazza  Navona,  e.solto  il  titolo 
de'ss.  Giacomo  e  Ildefonso,  e  la  descrissi 
nel  voi.  LXVIII,  p.  4''  L'altra  chiesa  in 
suo  onore,che  ne  porla  il  nome.è  posta  nel- 
la via  Felice  presso  piazza  Barberini.  Le- 
dificarono  nel  16 19  gli  agostiniani  scal- 
zi spagnuoli,  in  seguito  fu  daTondamen- 
li  rifabbricala  in  buona  forma,  con  ar- 
diilettura  di  fr.  Giuseppe  Paglia  dome- 
nicano siciliano,  essendo  però  la  ficciata 
di  Francesco  Ferrari.  Nell'altare  maggio- 
re è  la  divota  immagine  copia  di  quella 
della  B.  Vergine  di  Coppacavana  o  Co- 
pacavana,  che  il  Bombelli  riporta  nel  t. 
4,  P'i77  della  Raccolta  dell' iininagini 
della  B.  Peri^inCy  colle  sue  notizie.  Essa 
è  una  statuetta  di  legno  dorato,  esprimen- 
te Maria  coperta  d'un  lungo  manto,  e  so- 
stenendo colla  destra  mano  una  torcia  ac- 
cesa, colla  sinistra  il  divin  Figlio  sorreg- 
gente il  globo  e  in  atto  di  benedire.   La 
scolpi  nel  Perù  divotamenle  il  cav.  Fran- 
cesco Tilio  Jupangue  in  Potosi  nel  secolo 
XVI,  per  la  confraternita  del  castello  di 
Copacavaaa,  castello  di  tal  regioDe  ael- 


TOL  261 

r  isola  di  Ticacca ,  eretta  in  onore  della 
ss.  Purificazione  per  invocare  il  suo  aiuto 
contro  una  minacciante  carestia.  L'emu- 
lazione de'confrati  della  preesistente  coa- 
fralernita  di  s.  Sebastiano,  non  permise 
che  l'immagine  pel  suo  grossolano  lavo- 
ro fosse  venerata  nella  nuova  chiesa.  L'au- 
tore la  portò  nella  citta  di  Pace  nel  con- 
ventino de'francescani  al  p.  FrancescoNa- 
varretlo,  il  quale  collocatala  con  decenza, 
nel  recarsi  poi  a  visitarla  con  istupore  la 
vide  risplendente  di  candidissima  luce  più 
volle.  Sparsosi  il  prodigio,  gli  abitanti  ac- 
corsero con  fervore  a  venerarla, onde  il  go- 
vernatore del  luogo  donò  la  statua  a'copa- 
ca vanesi,  i  quali  neh  583  nel  dìdellaPuri- 
fìcazione  l'esposero  con  pompa  nella  chie- 
sa parrocchiale  degli  agostiniani  scalzi,  i 
quali  colle  pie  olFerle  tosto  resero  il  lem- 
pio  ornatissimo  e  santuario  di  grazie  che 
dispensava  la  B.  Vergine.  Per  uno  stre- 
pitoso prodigio  ottenuto  da  un  mercante, 
questi  donò  alla  Madonna  una  macchina 
d'argento  per  celebrarvi  la  messa  nel  gio- 
vedì santo  per  ri  porvi  ils.Sepolcro,diqua- 
si  6000  libbre,  che  gli  costò  piùdi  3o,ooo 
scudi,  con  tanti  bracciuoli  per  sostener  le 
candele  quanti  giorni  ha  l'anno, cioè  365. 
L'agostiniano  p.  Michele  Aguirre  promo- 
vendone il  culto,  fece  fare  due  copie  inta- 
vola della  s.  Immagine,  e  le  mandò  a  Ma- 
drid, e  in  Roma,  ove  appena  collocata  1*8 
settembre  1 6 55,operò  meraviglie  alle  pre- 
ghiere de'ricorrenti.  Nella  chiesa  di  s.  Il- 
defonso non  vi  è  altro  rimarchevole.che  il 
bassorilievo  in  marmo  della  nascita  del  Re- 
dentore, di  Francesco  Siciliano,  posto  nel- 
la cappella  della  Natività.  La  festa  del  san- 
to titolare  vi  si  celebra  a'23  gennaio.  Nel- 
l'invasione de'saraceni,  trasportato  il  cor- 
po di  s.  Ildefonso  da  Toledo  in  Zamora, 
dipoi  Clemente  Vili  ordinò,  che  lasciata 
qualche  reliquia  in  Zamora,  si  restituisse 
alla  cattedrale  di  Toledo,come  fu  eseguito. 
Nel  680  divenne  arcivescovo  della  patria 
s.  Giuliano,  e  presiedè  a'concilii  di  To- 
ledo del  68  i , del  683,  efors'aocheaquelli 
del  684  e  688,  poiché  mori  nel  690,  do- 


aS^  1  O  l,  1  (  )  L 
jK»  ii>ti  link)  ili  vi>i}^«jio  le*  Velini)»,  ca-  i1rs>.e,tlii  li  percuotesse.  Invi>ce  i  sarnrcni 
(liilu  iiiiiliild,  l.i  |i(iiilenui  e  l'iibitu  inoiiii  non  Insciuroiio  timi  di  vissiii  e  i  crisliani,ul- 
»lico,clu  |)nili)ncl  iiii)aiiL'iite<le'$uoi  ^iui  -  liiigt^iaiido  i  citdavericjiiiiiiilu  i  picli  li  ac- 
ni. Delle  molle  upeieelieaveii  .scrii tu,  non  c<)iii|>iigiiiivanoolla  sepoltnia/iti  mille  mo- 
ti liiiiHiie  iilliu  clic  la  Stoini  tifile  ^iirr-  di  insoinina  isarnceni  beiruono,  ingiiuia- 
ir  (h  1 1  f  /  aiiìlui ;  ui\  libi o  conilo  gli  lì-  rono  eaillisseroi  cristiani.  Non  contenti  di 
l'ici :  e  3  libii  de'  J^ro{i/,0!-ti(  i.  ne'  quali  niallrultare  le  [)ei'suiiti,di  sclieriiiie  i  .sagri 
tratta  della  nioile  e  dello  slato  tltll'aiii-  i  iti,. spianarono  e  ;ilil).itlcroiio  molte  cine- 
ma dopo  di  e.^sB.  11  santo  v'insegna  che  sr. (fucile  che  lasciai  ono  aperte, servirono 
l'amor  di  Dio  e  il  desiderio  d'esser  unito  loio  per  trai  re da'ciisliani  mensili  eaiiniii 
con  Ini  de\ono  spegnere  io  noi  lo  paura  trihuli  dì  gran  somme  di  denaro,  nel  per-  1 
naturale  della  morte;  che  i  beali  nel  7V/-  metlei  loro  di  frequentarle.  Nella  hiogro- 
niilÌMi  pregano  per  noi,  si  adopranoef-  fiad'y7/y^f///Joaicivt'scovodiToledonar 
lÌLacementc  alla  nostra  felicità,  e  che  co-  mi,  che  avendo  coiisnllalo  Felice  vcsco- 
iioscono  le  nostre  azioni,  o  le  vedono  nel-  vo  d' l  i  :;<l,  sulla  inaniera  con  cui  egli  ri- 
l'essenza  ilivma  con  tolte  le  verità  che  il  conosceva  (iesìi  Cristo  per  Figlio  di  Dio, 
loro  slato  comporta  di  non  ignorare,  ogii  questi  risposegli  che  Gesù  Cristo,  secon- 
.lugeli  (de'quali  riparlai  a  Cono  degli  An-  do  la  naturo  umana  non  era  che  Figlio 
uEi.i)  ne  li  informano.  Rispetto  a'dannali  adottivo  di  Dio.  I  due  vescovi  si  posero 
tìtW  Jiijeino,  aggiunge  che  non  coiiost  o  tosloa  spargerequesla  dottrina  erroneo,  e 
no  ordinai  iamente  ciò  che  awit-ne  sulla  secondo  ulciini  non  ammettevano  il  cullo 
terra, e  ciò  pei  thè  non  veggono  Dio  e  non  delle  ss.  Immagini.  Felice  osò  anniin7Ìor 
t'onversaiiu  cogli  angeli.  Insegna  ancora  la  anche  in  discorsi  pubblici.  Fssa  fu  sn- 
elle le  oviizioiéi  pe'd<  fniiti  aihctlano  la  li-  bito  combattuta  dal  s.  abbate  Ideato,  e  da 
beia2Ìone  tlell'iinime  del  7'///i^///o/7(».ina  Flerio  [ìoi  vescovo  d'Osma.  In  nppiesso 
«  he  non  gioxaiKi  piinlo  pi- i  iprovali.  JVtl-  venne  condannala  da'concilii  di  ^aibona 
l'appeiulice  degli  /  tiiiiinl  illustri  *\\  s.  Il-  (sellilo  col  D  nel  citatonrticolo,  pcrnien- 
deiunso,(piello.che  vi  .si  dicedi  s.  Giuliano  dadi  slampa)  del  "-88,  di  Cividal  di  Friuli 
lu  scrino  da  Felice  suo  suciessore.  Nana  nel  79  1 ,  di  llatisbona  nel  7t)i,  di  l'^anc- 
il  Rinaldi  all'anno  yiG.che  i.siiraceni  e-  fori  e  d'ordine  di  l'apa  Adriano  I  nel  7(11. 
spugnala  Leon,  capilale  del  regno  degli  Felice  avea  ritrattato  a  Ualisbona  i  suoi 
s»evi,  iiiÌm-io  a  ferro  ed  a  inoi  le  lulla  lu  errori,  e  poscia  a  Roma  ,\\  .nli  il  Papa  s. 
(^ali/ia  che  prodainente  la  dileiidevano;  Leone  III.  Ma  tomaio  in  Ispngno  conti- 
e  preselo  alleile  la  città  di  Toledoperlra-  iiuò  a  sjìaigere  la  sua  eresia,  onde  fu  di 
dimenio  degli  ebrei.  Poiché  essendo  i  cri-  nuovo  condannata  u  Franclort.  Questo 
btiaiii  andati  nella  doiiieiiiea  delle  l'alme  concilio  inoltre  approvò  l'opera  intitolata 
alla  thicka  di  s.  Leteailia  fuori  della  città  Saero-Syllnhus  (cos'i  dello  o  perchè  il 
a  udiie  la  pillola  di  Dio,  i  pel  (idi  apri-  santo  vi  i  (miniò  l'eiesia  dlilipando  collo 
rollo  le  polle  a'  mori  ,  e  il  pojìolo  ledelc  .sagre  sillabe,  cioè  copassi  della  s.  Sciit- 
Irovalo  (il  fuori  in  tagliato  a  pez7.i.  Dip(>i  tura;  o  perchè  presentò  l'opera  al  conci - 
i  saraceni  slessi  posero  i  prefetti  per  Inlte  liodi  Francfort  in  nome  di  tulli  i  vesco- 
le  piuviiicie  della  .Spagna,  ed  elessero  per  vi  d'Ilalia,  come  conlenente  la  loro  dot- 
piincipal  sede  Cordova.  All<»ra  i  visigoti  trina),  che  s.  /V/0////0  patriarca  d'Aqui- 
clie  campaiuno  la  vila,si  ripaiaiono  ne'  leia  avea  «ompoklo  per  combotlei  la,  ed 
luoghi  folli  «le'monti  l'iieiiei,  uell'Aslu-  01  dinò  che  fjsse  mandala  in  Isp.igna,  oli- 
ne e  nella  C>ali7ia.  I  saiaccni  fecero  una  de  premunii  e  i  lèdeli  contro  Iole  nuovo 
legge  di  ilagellaie  chi  aveste  beslcminia-  eriure.  /'//r/////o,inaestro  di  Cai  loMagnn, 
lo  ÌMaoiiicllo  o  1  maomctt.ini,  e  si  ucci-  lornatu  da  Iiighiltei  ra  nel  7c)3,scrissennu 


T  O  L             '  T  O  L                     263 

lel(*iriiaS'i;ii  forte  a  Felice,  per  liilmlo  alla  rioeveioiio  un  gr.in  iinincio  il'iiivilli  cri- 
veritìi,iiia  non  produsse  alcun  elfeUoi[>ei'-  sliani:  la  persecuzione  cuiitiauò  sotto  il 
che  Felice  invece  cranendersi  fece  un'o-  re  INLiliomod  fii^lio  e  successore  di  Abde- 
[)era,  in  cui  insognava cliiaramenle  lasua  ramo  HI,  e  s.  Eulogio  ne  animò  i  ru.u-- 
eresia,  dalia  ijuale  pui  venne  a  cadere  nel  tiri  a  combattere  generosamente,  deside- 
prello  iH'sh>/-ì(i/i!.s'/no.  che  n'è  una  con-  rando  d'essere  a  parte  aucli'egli  de' loro 
seguenzn.  Carlo  IM.igncj  incaricò  s.  Pao-  trionfi,  e  ne  scrisse  la  storia  del  luarlirio 
lino  e  Alenino  di  prenderla  penna  indi-  col  suo  Memoriale  de  santi.  Avendo  s. 
fesa  della  ffde  cattolica,  com'essi  fecero  Eulogio  contribuito  perchèLeourizia  coii- 
con  molto  successo.  E  siccome  Elipando  verlita  al  cristianesimo,  uscendo  dalla  ca- 
non era  smldito  di  Carlo  Magno,  (juesto  sa  paterna  potesse  ritirarsi  in  luogo  sica* 
principe  non  potè  obbligarlo  a  recaisi  a'  roper  esercitare  hberaniente  e  senza  ves- 
concilii,  che  si  tennero  negli  stali  di  sua  sazioni  la  sua  religione,  i  crudeli  genitori 
dipendenza;  maFelicesi  ritrattò  di  nuovo  di  essa  l'accusarono  al  giudice  d'aver  sot- 
nel  concilio  A' Aquisgrana  del  797,860-  tratto  la  figlia  alla  loro  ubbidienza.  Con- 
za  però  rimularsi  interamenleda'suoi  sen-  dottocooLeocrizia  avanti  al  giudice.siof- 
timenti;  injperocchè  egli  si  tenne  sempre  fri  d'insegnargli  la  via  del  cielo  e  di  pro- 
in  segreto  attaccato  alla  sua  eresia,  nella  vargli  che  Maonìetto  era  un  impostore, 
quale  mori  nell'  8  1  5.  Elipando  era  già  In  vece  s.  Eulogio  fu  condannato  a  per- 
morlo  6  anni  prima,  e  Jamayo  con  Ceil-  dere  la  testa,  e  consumò  gloriosamente  il 
lier  pretendono,  giusta  alcune  cronache,  suo  martirio  l'i  1  marzo  809:  Leocrizia 
ch'egli  si  ritrattasse  nel  concilio  di  Tole-  fu  decapitata  4  giorni  dopo,  ed  i  cristiani 
do(caa  questo  non  lo  trovo  registrato  ne'  seppellirono  ouorevoloienle  i  loro  corpi, 
collettori  de'concilii,  se  pure  non  fu  unsi-  la  Chiesa  facendo  menzione  io  detto  gior- 
iukIo  diocesano),  e  morisse  nella  vera  fé-  no  dell'uno  e  tlell'altro.  Merita  speciale 
de.  Tuttavolta  Maclrisio,  Dissert.  4,  ha  ricordo  l'arcivescovo  Piudrigues  Ximenes 
mostralo  il  contrario. NeU'B'Sad  una  vo-  de  Rada,  nato  a  Puenla  Larra  nella  Na- 
ce  fu  acclamato  arcivescovo  di  Toledo  s.  varrà,  dottore  nell'università  di  Parigi  e 
Eulogio  di  Cordova,  ma  insorti  alcuni  o-  già  vescovo  il'  Osma,  eletto  a  questa  se- 
slaculi,  fu  impedita  la  sua  consagrazione  de  nel  marzo  i  200, e  morto  nel  settembre 
e  poco  sopravvisse.  Egli  fiori  mentre  do-  1208  :  scrisse  molte  opere,  alcune  delle 
minavano  nella  Spagna  i  mori  saraceni,  (juali  furono  stampate.  Altro  Rodrigo  gli 
i  quali  dopo  aver  abbattuto  l'impero  de'  successe  e  divenne  celebratissimo ,  gran 
visigoti,  non  aveano  però  spento  intera-  cancellierediCastiglia,chedel  parialsom- 
tueute  il  crislianesuDo,  tollerandone  le*  mo  cardinal  Ximenes,  più  tardi  suo  suc- 
sercizio  pubblico,  contenti  d'  esigere  un  cessore,  fu  msien>e  guerriero  e  uomo  di 
tributo  ila  ciascun  cristiano  ogni  luna  slato,  proleltore  delle  scienze  e  scrittore 
nuova.  Eidogio  si  esercitò  nelle  piìi  edi-  di  storie.  Alfonso  IX  il  Piccolo  redi  Ca- 
ficanti  virtù,  e  nel  zelo  perla  salute  del-  stiglia  e  di  Leon,forlissimo  guerriero,  coli- 
le anime,  per  cui  quando  alcuni  cristiani,  tinuando  gli  apparecchi  di  guerra  coutro 
sospinti  da  un  fervore  indiscreto,  derise-  i  saraceni,  mandò  neh  21  i  anche  in  Uo- 
vo pubblicamente  Maometto  e.  la  sua  su-  ma  a  chieder  l'aiuto  del  gran  hmocenzo 
persliziosa  religione,oude  la  chiesa  diSpa-  Ut  l'arcivescovo  Rodrigo.  R^i^poseil  Pa- 
gna  si  trovò  esposta  a  liera  persecuzione  pa,  che  trovandosi  ue'suoi  stati  I  ingrato 
nell'858  regnando  Abderamo  HI,  s.  Eu-  imperatore  Ottone  IV  divenuto  nemico 
logio  con  molli  preti  e  alcuni  cristiani  fu  acerrimo  e  persecutore  della  Chiesa,  non 
impiigionalo.  Nel  carcere  compose  la  sua  poteva  [)re3tare  al  re  lutto  quell'aiuto  che 
Esvrtuzioiic  al  martirio^  la  cui  corona  gli  avrebbesomminislralo  iu  migliori  eoa- 


aG4                   T  O  L  T  O  L 

(li7i(>ni,  ma  Itillavin  nviebhe  fallo  per  Ini  scovo  suliuihlcario  di  Sabina,  rinunziò 
quanto (lipcndci  |io(esse dalli!  suo  podestà  S{ioiilaneainfiile  1' nicivescovatf»  nnco  a 
leniporale.  («là  tempo  inn.inzi  avea  con-  motivo  (Il-IIc  ìnìqiiìtìi  ctlegli  scandali  clic 
tcdulo  che  fosscio  a[)plic.itc  n  sostenta-  commetteva  il  detto  re,  ilie  set  duallesue 
tiirnto  di  quelli  die  comlialtevano  in  I-  pntei  neantmonizioni,  anr.i  per  vendicarsi 
fpngnBpeltrionfodellafede,  lespesed'nn  lo  avea  privato  delle  rendile,  e  persegui- 
J)elle^rinaggio  da  farsi  a  Roma  per  otte  landò  i  suoi  amici  e  parenti.  Innocenzo 
nere  certe  indulgenze;  allora  poi  il  I'a[)a  W  e  Uibano  V  l'inviarono  legato  in  I- 
oidmò,  die  diionque  militasse  contro  i  talia  e  vicario  di  tutto  lo  stalo  ponlilìcìo 
(•nraceni  e  in  qualunque  paese  si  fosse,  a-  per  ricuperarlo  dagli  usurpatori,  il  che 
vessen  pai  lecipare  delle  grazie  tIellaChie-  egli  valorosamente  e  pienamente  esegui, 
sa,  e  coDimÌ6e  agli  arcivescovi  ea'vesco-  ed  acquistussi  tante  e  sì  grandi  benenie- 
^i  di  n)inaccìar  della  scomunica  ogni  so-  renze  colla  s.  Sede,  che  morendo  in  Vi- 
\raiiodic  rompesse  la  tregua  conclusa  con  terbojLrhano  V  inconsolabile  per  sì  iire- 
Alfonso  IX,  mentr'cgli  coniballeva  gl'in-  parabile  penlila,  compreso  di  dolore,  per 
fedeli.  L'arcivescovo  di  Toledo,  nel  suo  due  giorni  fu  inaccessibile, e  concesse  l'in- 
ritorno  (In  Roma,  si  recò  da  Filippo  II  re  dulgenze  dell'anno  santo  n  tulli  quelli  che 
di  Francia  a  chiedergli  soccorsi,  rappre-  per  un  trailo  della  via  sulle  spalle  ne  a- 
senlandoglichei  saraceni  stavano  in  prò-  vesserò  portato  il  cadavere,  nel  tempora- 
cinlodi  portare  il  ferro  e  il  fuoco  in  Casti-  nco  sepolcro  di  s.  Francesco  in  Asisi,  e 
glia,  ed  il  le  volersi  porre  in  campagna  da  questa  città  alla  chiesa  di  s.  Ildefonso 
nel  maggio.  Altri  prelati  per  lo  stesso  nio-  di  Toledo,  alla  quale  donò  la  spada  colla 
livosi  portarono  in  Germania.  Alfonso  IX  quale  era  sialo  decapitalo  1'  apostolo  s. 
entrato  quindi  nel  regno  di  IS]urcia,s'im-  Paolo  ,  in  magnifico  avello  e  con  quella 
padroni  di  vaiie  città,  die  il  guasloal  pae-  splendida  iscrizione  che  riporta  Cincconio, 
6c,  e  tornò  a  Toledo  carico  di  bollino  e  f'ilac  Poìil.fl  Ciirdi/mliurn.Vcrlenìe  e- 
grosso  numero  di  prigionieri.  Rodrigo  ar-  minenti  e  gloriose  doli,pcr  le  sue  magnani- 
civescovo  continuò  nd  esercitare  il  potè-  nieimprcse, per  Icsue grandi  munilirenze, 
lenel  breve  regno  d'Enrico  1,  e  in  quello  Io  celebrai  ncgl'innumerabili  articoli  che 
lungo  di  s.  Feidinando  III,  sotto  il  quale  al  gran  cardinale  hanno  relazione,  come  n 
presiedè  per  3o  anni  a  Uilli  i  suoi  consi-  Roma,  e  del  suo  stemma  e  testamento  nel 
gli.  Neli24^  ^"  detto  arcivescovo  il  car-  voi.  LXXV,  p.  4^-  ^elIa  chiesa  di  To- 
dinnl  Egidio  'J'orus,  ma  non  potè  olle-  ledo  isliluì  ad  onore  della  B.  Vergine  G 
Ilei  ne  le  bolle  da  Innocenzo  l\,  perchè  lo  cappellanie.eassegnì)  perdueallre3o,ooo 
credeva  necessario  in  Roma  per  vakrse-  scudi.SisloIV  nel  1 4?  3  creò  cardinale  l'ie- 
ne in  servizio  della  s.  Scòe.  il  cdebrnlis-  Irò  Mcntlo-d,  già  dallo  zio  Alvaro  arci- 
*imo  Egidio  yilbornnz  di  Cueiica,  nipote  vescovo  di  Toledo  fatto  arcidiacono  della 
d'Alfonso  XI  re  di  Casliglia,  dopo  csseisi  melropolilana.indi  dall'npa  Iraslèrilodub 
distinto  per  militari  iinpicse,  In  siiccei»-  la  sede  di  Siviglia  n  rpicsta  di  Toledo,  e 
sivjincnte  nomuinlo  arcidiacono  di  Da-  perciò  primate  di  tutta  la  Spagna  ,c  le- 
ro<jua  nella  chiesa  di  Saragozza,  demo-  gaio  apostolico  de'siioi  regni.  In  Toledo 
sinierc  maggiore,  arci  vescovo  di  Toledo  e  edificò  un  ospedale  sollo  l'invocazione  dei- 
cardinale  neh  310  dnClemenle  Vl(e  non  la  ss.  Croce,  forse  perchè  a  suo  tempo  nel 
da  Ih-ncdeltoXII  conicpernbbaglioèdit  kuo  titolo  fu  riUovalo  il  ss.  Titolo  tlrlhi 
io  iiell.i  bio^rafi.i).  (,iò  avvenne,  quando  Croci-.  InTordelagunn  ndraicidioccsi  di 
hullialiosi  d.driiisidie  del  ic  l'iclroil  ^'/7/  Toledo  naccpic  il  celeberrimo  e  glorioso 
r/r /#-,  si  lifii-Ki  presso  il  Papa  che  allora  fi  aiicescano  Francesco  .\/mr//(-.^,  dolio,  di 
risiedeva  in  Avignone  ^di3  )  >  fallo  ve  suola  vita,  valoroso  e  uno  de'piii  insigni 


T  O  L 

uomini  ò'ì  stnto  die  sieno  fìorìti  al  moti- 
do,  I ."  mioislro  di  Ferdinando  V  e  Isabel- 
la I,  e  di  questa  confessore,  già  vicario  ge- 
nerale dell'arcidiocesi,  indi  arcivescovo  di 
Toledo  nel  1495  ad  istanza  della  regina, 
e  divenne  modello  de'paslori;  celebrò  si- 
nodi, fece  la  visita, esegui  molte  grandiose 
e  benefiche  fondazioni,  massime  a  bene- 
fìcio di  Toledo,  restaurò  il  rito  raozzara- 
bico  nella  chiesa  di  Toledo,  fu  neliSoy 
creato  caidìnale  da  Giulio  II ,  ed  operò 
quelle  strepitose  imprese  che  celebrai  a 
Spagna  e  nella  biografia,  e  preparò  il  re- 
gno glorioso  di  Carlo  I  ossia  dell'impera- 
tore Carlo  V.  Il  figlio  di  questi  Filippo 
II  supplicò  la  s.  Sede  a  conferire  l'arcive- 
scovato di  Toledo  al  confessore  del  geni- 
tore e  della  regina  fr.  Bartolomeo  Car- 
ranza  domenicano  dotto  e  virtuoso.  In- 
colpato di  gravi  sospetti  d'eresia,  fondati 
in  alcune  note  marginali,  poste  da  lui  in 
libri  eretici, perciò  da  Paolo  IV  fu  chia- 
mato in  Roma  e  posto  in  Castel  s.  Angelo. 
Entrando  nella  prigione,  esclamò  la  sen- 
tenza che  riportai  nella  biografìa,  ciocche 
le  pingui  rendile  del  suo  arcivescovato  e 
la  sua  innocenza  lo  facevano  bersagliode* 
nemici.  Fu  assolto  con  alcune  condizioni 
di  abiurarci  riconosciuti  errori, e  non  po- 
tè tornare  alla  sua  chiesa, perchè  la  morte 
di  tristezza  lo  colse  in  Pvoma  a'2  maggio 
1 576, di  72  anni,  in  buon  odore  di  santa 
vita,  e  fu  sepolto  nella  chiesa  di  s.  Maria 
sopra  I\]inerva,con  onorevole epitaflìo  po- 
stovi da  Giegorio  XI II.  Di  questo  clamo- 
roso avvenimento  e  famosa  causa  ripar- 
lai a  Spagna,  dicendo  che  Gregorio  XIII 
gli  sospese  per  5  anni  l'amministrazione 
di  sua  chiesa,assegnandogli  sulle  sue  ren- 
dite 1000  scudi  d'oro  al  mese,  riserban- 
dosi il  restode'frulti  sequestrati  ne'i4an- 
Ili  di  sua  detenzione  in  Castiglia  e  in  Pio- 
ma;  e  che  tali  fruiti,  già  consumati  da  Fi- 
lippo II  in  varie  necessità,  non  pervenne- 
ro agli  spogli  della  camera  apostolica, ben- 
ché il  credito, defalcate  le  spese  fatte  per 
la  persona  dell'arcivescovo  e  nel  processo, 
ascendesse  a  due  railioui  d'  oro;  onde  il 


T  O  L  265 

Papa  per  sgravare  la  coscienza  del  re,  do- 
po molte  istanze,  glie  ne  fece  libero  do- 
no. Clemente  Vili  neliSgS  creò  cardi- 
nale e  arcivescovo  di  Toledo  Bernardo 
Saiido^'aLche  celebrò  il  sinodo  e  il  con- 
cilio provinciale.  Paolo  V  creò  cardinale 
e  arcivescovo  Baldassare  Sandoval  Mo- 
scoso.  Nel  I  665  gli  successe  il  cardinal  Pa- 
squale A' Aragona  parente  della  famiglia 
reale.  Nella  sua  assenza  come  ministro  di 
Spagna  in  Roma,  fu  vicario  generale  Lo- 
dovico Poriocarrcro,  poi  arcivescovo  di 
Granata,  e  per  morte  del  precedente  tra- 
slato nel  1 668  a  Toledo;  crealo  cardinale 
nel  1669,  morì  nel  1709.  Ora  colle  i\'bii' 
zie  (li  Roma  compirò  la  serie  degli  arci- 
vescovi di  Toledo, e  pel  i.°  registrarono  il 
cardinal  Diego  di'  Astorga-y-Cespides,  nel 
1720  da  Clemente  XI  trasferito  da  Bar- 
cellona, indi  nel  1  727  elevato  alla  porpo- 
ra da  Benedetto  XIII  e  morto  nel  1734. 
ClementeXIl  neli735creòcardinaledia- 
cono  l'infante  Luigi  di  Borbone  {ì^WoAx 
Filippo  V  nell'età  di  8  anni  e  circa  5  mesi 
(nel  voi.  IX,  p,  292  formai  un  elenco  de' 
caidinali  creati  in  tenera  età),  ad  istanza 
del  padre.  Questi  inoltre  fece  grandi  pre- 
mure al  Papa  perchè  gli  conferisse  l'ar- 
civescovato di  Toledo;  il  che  per  l'età  es- 
sendo apertamente  contrario  al  disposto 
da'sagri  canoni,  il  Papa  per  contenlarlo 
ne  cambiò  la  forma  secondo  alcuni  pre- 
cedenti esempi,  concedendogli  le  ricchis- 
sime rendile  col  titolo  d'amministratore 
tempoialeedi  commendatario,fìnchè  non 
arrivava  alla  legittima  età  d'ottenere  l'e- 
piscopale consagrazione;  affidando  intan- 
to nel  I  786  la  giurisdizione  spirituale  del» 
l'arcidiocesi  a  Bernardo  Froilano  de  Saa^ 
vedrà  arcivescovo  di  Larissa  in  partili  iis, 
Neli74iFilippo  V  pregò  Benedetto  XIV 
di  conferire  al  cardinal  figlio  anche  l'ar^ 
civescovatodi  lyÀ'/gZ/V/.pure  dotato  di  rie-, 
ca  mensa,  mediante  bolla  d'unione;  il  Pa- 
pa l'esaudì  a  condizione,  che  la  collazio- 
ne de'benefizi  ecclesiastici  de'due  arcive- 
scovati restasse  riservata  alla  dateriii  apo- 
stolica. Allora  l'arcivescovato  di  Toledo 


i66  1  <>  I-  TOL 

lemlcvn  ino,ooo  scudi,  e  quello  di  Sivi-  si  slaliiri  in  Rtnna  «r  ivi  morì.  A'  l-y.  tli- 
ciia  ino.ooo;  come  a.fOjOooera  In  incn-  reiubie  1800  Pio  \  Il  con  dispensa  pt'i* 
MI  del  capìtulu  dì  Toledo,  e  1 00,000  ({nel-  l'elìi,  dopo  :ivcr  crcBto  cardinale  l'niranltì 
lo  di  Sivijj;lin.  Nel  1  "/p.  divenne  ainniiiii-  liodovico  di  fìorlxìnr.  figlio  del  snddcllo 
^lialoie  ecclesiastico  <le!r  ari;uliocesi  di  ix  (ardinale  ,  lo  dicliìaiò  ai  ci  vescovo  di 
Toledo  Pieho  (  Icnicnle  do  Aioztegni  di  T(ilcilo,ec()n  indolto  apostolicoanclieani- 
(  iieticii,  arci»escov«»  di  Lai  issa  iti  jìiirli-  iiiìni>traloi'e  <li  Sivi^lin,  nel  quale  iirli- 
ì'iis.  Indi  ncli<-4o  ^'*  deputalo  ninuiini-  colo  ed  a  Sr.\r.?r.%  notai  che  la  sua  condot* 
sirnlore  spirituale  di  Toledo  Liiianuele  ta  non  fu  in  tutto  lodevole,  per  cui  dovè 
(giuntano  Hoiiiia?.  di  Salas,aicivescovo  di  riiuiiiriare  nel  1  8  1  5  rainminislrarioue  di 
I  aisaglia  ///  jìiirtiliiis  :  e  snlfiaganeo  Ciò.  Siviglia,  morendo  in  Toledo,  ove  ve^lb  se- 
Iiancesco  ÌSIantique?.  d'Almogucra  nel-  p(jIlo,nel  1  8?,3.1'>lil)e  a  sulfiaganei,  piiui:» 
r  nrcidiocesi ,  vescovo  di  (iena  o  INInseli  e  contempoi'anc.imcnte,  lldefonso  Agua- 
in  pnrfU'iis.  ^el^  754  d  cardinal  T-oilio-  do  \aravadi  Villasplande,  vescovo  d'Au- 
ne  riniin7Ìò  alla  porpora,  al  modo  dello  guslopoli  ;Vj/7rt/7//>f/.vy  e  Atanasio  l*uyal-y- 
iicl  voi.  LIV,  p.  l'I")  pf"  prendeie  in  ino-  Foveda  d'Alaia, vescovo  di  Carisio  m^w/"- 
glic  una  donna  di  non  principesca  condì-  li/nis:  dipoi  e  in  pari  tempo,  Oiovaniii  Ar- 
zioiie,  onde  lìtncdeilo  XIV  gli  accordò  ciniega  di  Herran,  vescovo  d' Adr.ina  in 
annui  I  5o,ooo  scudi  di  pensuine  a  titolo  pi/rtlhiisje  Luigi  Gregorio  Lopez  del  Ca- 
di commenda,  sulle  ilue  mense  di  Tote-  strillo  nell'arcitliocesi,  vescovo  di  Loriiuii 
i!r<  e  di  Siviglia,  e  le  godè  sino  al  I  78  )  e-  in  i)(n-tll>ii<i:  i\\ ."  m^.'  Arciniega,  locati» 
poca  di  sua  morte.  Qniiuli  neh  755  di-  cora  dell'altualearcivescovo,  vacando  l'ai- 
cliiarò  arcivescovo  di  Toledo  ilcaidinal  Irò  snirraganeo.  Leone  XII  nij  settem- 
J  cinandcz  Luigi  ile  Coidovn^  cli'ebhe  a  l)re  1  8?.4 pieconizzò arcivescovo  Pietro  de 
siilIVaganei,  prima  Agostino  Gonzale/  Pi-  fn^iitnizo-Rihcnt,  ed  a' 10  del  seguente 
s.itlor  de  la  Naba  del  Rey,  vescovo  di  Tri-  dicembre  lo  creò  cardinale,  e  fu  degno  pri- 
comio  in  parfihu.t;  poi  Filippo  Perez  di  male  della  Spagna  e  dignitario  della  co- 
s.  Maria  d'Avila,  vescovo  tli  Costanza  in  rona,  e  cpiale  lo  celebrai  nella  biogi'aHi: 
pnitihn<:.  Clemente  XIM  diresse  al  car-  morto  a'3o  gennaio  i83G,  la  sede  restò  a 
iloial  Cordova  il  breve  Pnshfunfn  _Vo///<,  lungo  vacante  per  le  vicende  politiclicciic 
•  I»r'i5  gennaio  1763,  Bull.  Roni.conl.X.  agitarono  la  iS'y;^/:^/^;.  Gregorio  XV I  nel 
2,  p  33o:  Quiinihinac  Prngniaticac  in  concistoro  de' a8  febbraio  i83i  nomii>ò 
Jflspaniaruni  regno  cnnslittitae  sinl.  vescovo  di  Malaga,  con  quell'elogio  clic 
l'ontificiac  aurlorìtati,rt  vplerihus  pa-  si  legge  nella  proposizione  concistoriale, 
itionihn.s  tich'crsanlt-s^  lOlrtanuni  l'.pi-  l'oilierno  arcivescovo  cardinal  Giovanni 
s((ìpuni  linrlrittir,  ut  cathnlinttn  liegcni  Giuseppe  Ronnel  y-Orbe,  di  Pinos  dclli 
ri  rrpioìianiìis  liisrc  nmuidiìnihux  ttinn-  \'alle  aicidiocesi  di  Granala,  Irasfereinlo- 
\(H(.  IN'eli772  arcivescovo  rranceeco  tie  lo  poi  alla  sede  di  Cordova,  nel  concistoro 
/.n/V7jz/7;i<7  troslnto  da  Messico,  poscia  nel  de'^f)  luglio  t833.  Il  regnante  Pio  W.  in 
I '•8f)ciealo  cardinale,  benemerito  di  sua  quello  de'4  oHobre  1  8.'^7  lolrasferiin  cpie- 
chiesa  pel  narrato  nella  biografìa,  anche  sl<i  metropcdilana  di  Toledo  ,  poscia  nel 
l'cr  aver  pubblicato  le  opere  de'P.idri  To  concistoro  dc'3o  set  lem  In  e  1  85o,come  re- 
li-tani,  la  collezione  de'  Concilii  di  Spa-  gi>trai  nel  voi.  LUI,  p.  2?.8,  lo  creò  car- 
glia,  la  Messa  Mozzai'abica,  le  Liturgie,  (tinaie  dell'ordine  de'prcti,  inviandogli  la 
il  ISreviano  e  il  Messale  gotico  moz7a-  imtizia  col  berrettino  rosso  dalla  guardia 
1  duco,  con  iM.igniliche  edi/.ioni  :  ebbe  a  nobile  d.  Lorenzo  de'prmcipi  Altieri,  e  la 
«■iilhaganco  il  ditto  vcscfivo  diCuslanri.  bcrielta  cardinalizia  da  mg.'  MiecisI.To 
Uiiiuiiziandu  I' aicivescuvalo  nel  i8mo,  Lcdocliuski,  come  leggo  nc'n.' Ttil  e  9.3 3 


T  O  L  T  O  L  267 

t]e\Cinriin/c  di  Roma.  A  p.  618  di  quel-  tolo  \i\  chiesa  di  s.  Maria  delln  Pace  (del- 
lo òc\  i853  si  dice,  che  essendo  l'inlera  la  quale  liparlai  a  Titoli  Cardinalizi),  il 
Galizia  in  preda  a  una  spaventevole  care-  cardinale  con  nobile  treno  e  accompagno 
stia,  il  clero  e  le  corporazioni  religiose  e-  di  vari  prelati,  domenica  i  i  marzo  vi  si 
rano  aoimirabili  per  la  loro  carità,  e  che  condusse  a  prendervi  possesso;  ricevuto 
l'arcivescovo  di  Toledo  avea  venduto  il  \\A\\n  Piaiiìuoiie di s.  Paolo, 'A9,ce%o\\  tro- 
suo  patrimonio  e  perlìno  i  suoi  mobili  per  no  fu  complimentato  dal  can.  A  ni  vitti  con 
soccorrere  gl'infi-lici.  Nel  voi.  LXXIII  nei  discorso  latino,  a  cui  il  cardinale  rispose 
miei  Cenni  storici  intorno  al  definito  con  molte  parole  di  gradimento  :  il  Te 
dogma  de  ir  Immacolata  Concezione  di  Deum  clùuse  la  ceremonia,  alla  quale  as- 
Maria  T  ergine,  narrai  che  per  assistere  sistè  la  legazione  spagnuola  e  moltissime 
al  solenne  decreto  promulgalo  dal  Papa  distinte  persone  nazionali. 
1*8  dicembre  1  854,  *'  ''^^ò  in  Pvonia  il  car-  Coiicilii  di  Toledo. 
(linai  arcivescovo;  che  simultaneamente  II  1."^!  tenuto  nel  388,  e  lo  afferma 
nello  stesso  giorno  si  celebrò  il»  Madrid  la  lArduino.  Ila."  venne  adunato  ih. "set- 
bramata  aposldlica  sanzione,  quindi  che  teinbre4oo  o4o  ipe'torbidi  cagionati  dai 
gli  spagnuoli  in  folla  e  fervorosamente  as*  Priscillianisti,  la  cui  eresia  avea  comin- 
sisterono  alle  feste  sol  ennis«irae  ch'ebbero  ciato  in  Ispagna  sul  fine  del  precedente 
luogo  per  tutta  la  cattolica  Spagna,  come-  secolo.  Fu  composto  di  1  q  vescovi  di  tut- 
chè  avvenimento  ch'essa  più  assai  che  al-  teleprovinciedella  Spagna, essendo(piel- 
Ire  nazioni  avea  affrettalo  co'suoi  costan  lo  di  Merida  il  piti  celebre.  Molli  Prisril' 
li  voti,  cheenumerai,  e  cogli  studi  de'siioi  lianisti  si  presentarono  al  concilio  e  fu- 
illuslii  teologi;  rilevando,  che  fu  il  cardi-  rono  ricevuti  alla  comunione  della  cliie- 
nalCinfuegos  arcivescovo  di  Siviglia,  che  sa,  dopo  aver  abiurato  i  loro  errori  e  sot- 
nel  1834  eoi  suo  capitolo  pregò  Gregorio  toscritlo  la  fjrnjola  di  fede  stesa  dal  con- 
XVI  a  concedere  all'arcidiocesi  di  poter-  cilio.  Fu  promesso  altresì  di  ricevere  gli 
si  ne'sagri  misteri  proclamare  il  privile-  altri  vescovi  di  Galizia,  se  sottoscrivesse- 
gio  concesso  da  Dio  alla  sua  divina  Ma-  10  quella  forinola,  approvata  dal  Papa  s. 
dre,  e  fu  iniziativa  feconda  e  felice  pel  glo-  Annstasio  I,  da  s.  Sinforiano  vescovo  di 
rioso  avvenimento:  né  ommisi  d' ammi-  Mdanoeda  altii  vescovi,  come  riferisco- 
rare  l'operato  con  pio  ardore,  de'cavalie-  no  i  l'adii.  Osserva  Fleuiy,  che  questa 
ri  della  ss.  ConcezioneodiCarlo  III,  con-  è  lai.''vol(a,  in  cui  trovasi  il  vescovo  di 
tro  l'empio  o[>uscolaccio  che  osò  d'impu-  Roma  chiamato  semplicemente  il  Papa, 
gnare  il  dogma  d'universale  credenza. Nel-  quasi  per  eccellenza.  In  quell'  articolo  ri- 
l'arlicolo  Tempio  poi,  conqjiendo  la  mia  marcai, che  il  i. "chiamato  P^/j<7  fu  s.  Siri- 
descrizione  di  quello  di  s.  Paolo  nella  via  ciò,  il  quale  avea  condannato  l*riscilliano 
Ostiense,  e  facendo  pur  quella  di  sua  so-  vescovo  d'Avila  autore de'priscillianisti,  e 
lennissimaconsagrazione, eseguita  dai  Pa-  fu  immediato  predecessore  di  s.  Anastasio 
pa  a'  I  o  dicembre,  dissi  altresì  che  v'in-  I.  Inoltre  il  concilio  decise,  di  troncar  nel- 
tervenne  il  cardinal  arcivescovo  e  per  pon-  l'ordinazioni  tulli  gli  abusi  che  vi  s'in- 
tifjciacommissioneconsagròuHadellecro-  Iroducevano.  Tra*  20  canoni  che  fece  è 
ci  della  nave  grande  (cioè  le  indicate  in  detto,  che  quelli  che  faranno  pubblica  pe- 
dello  voi.  a  p.  372),  olire  l'assistere  ad  al-  ni  lenza, non  potrà  uno  essere  ordì  nati  eh  ie- 
Iri  riti  dell'imponente  sagra  funzione.  Pii-  nei,  se  non  in  caso  di  necosità.  Tilleinont 
porla  iln.°  60  del  (j/o/vi<^//('r/7 /io/»(7  del  dubita  che  tali  decretisi  formassero  in 
i855,  che  avendo  il  Pajia  imposto  il  cap-  questo  concilio, e  piultoslo  gli  attribuisce 
pello  cardinalizio  e  le  altre  insegne  al  car-  a  quello  del  41^7-  I'  3-°  concilio  fu  tenu- 
dinal  Bonnel-y-Orbe,  e  conferitogli  iu  li-  lo  nel  4^^^  reluli  vamenle  ad  alcune  quc- 


•68  TO  L 

stioni  falle  contro  i  vescovi.  Il  j."  nel  \  \f 
e  iiiiziniuilr  contro  i  Priuillidui^ti,  jjli 
errori  de'quali  non  ernno  roen  ridicoli  e 
saciilci^hi  di  quelli  de'  .Uiiniili(i,e  li  de- 
jilorai  finclie  aSAn\G07.z\,  descrivendo  il 
SUOI  ."concdio  del  3Ho  che  li  condannò. 
Vi  si  trovarono  if)  vescovi,  i  quali  emana- 
rono in  iscritto  uun  sentenza  contro  l'e- 
resia e  i  settari  di  l'riscilliano,  eh' è  pur 
chinmata  rrgotd  di  feiU-  contro  tutte  l'c- 
rcsit' ,  particolarmente  contro  i  Prisiil' 
tinnisti.  ()'icst'alto  è  una  professione  di 
lede  ili  I  H  articoli,  o  anatemi  che  vi  sono 
annes'tì.  I  padri  di  cjuesto  concìlio  confes- 
sano in  esso,  che  lo  Siìirìlo  santo  proce- 
de dal  Padre  e  dal  Figlinolo:  A  Patrr 
Filioijuc pruvcdrns.  Daronio  credè  ciie 
cos'i  parlassero  dopo  s.  Leone  1,  il  quale 
dice  lo  stesso  nel  i  ."articolo  di  sua  lettera 
as.  Torri'ijio  vescovo  d'Aslorga,  il  cui  ze- 
lo si  distinse  contro  i  Pri.uilliiinisli.  Hi- 
ferisce  il  Novaes  nella  Storia  di  s.  Leo- 
ne /,  chela  parola  Plliot/ue  s'\  vuole  ag- 
giunta al  Siiiiìinln  nel  concilio  di  Tole- 
do, ch'egli  chiama  7,."  (sull'ordine  crono- 
logico de'celehri  concilii  di  Toledo  osser- 
vo, ch'è  uno  scoglio  dilllcile  il  citarli,  poi- 
ché gli  scrittori  sono  discordi ,  a  motivo 
che  alcuni  vi  compresero  quelli  che  altri 
ignorarono,  o  non  ammisero,  quanto  al- 
l'epoca delle  celebrazioni  loro,  ovvero  di 
uno  ne  fecero  due,  come  par  questo  del 
447  che  sembra  il  simile  di  quel  lo  del.^oo, 
e  in  quest'ipotesi  sarebbe  il  a."),  celebia- 
lo  d'ordine  di  s.  Leone  I  nel  4  W>  '-'  P'c- 
cieduto  nel  pontifìcio  suo  nome  da  s.  Tor  • 
rigio,  nel  (pjale  si  decretò  di  non  ammet- 
tere alcuno  alla  fede,  se  prima  non  ne  fa- 
ceva la  professione,  recitando  il  Si/nhn- 
lo  con  quell'aggiunta,  la  quale  fu  confer- 
mata nel  concilio  Tolelano  3."  del  jitSf)  (al 
quale  piuttosto  1'  attribuisce  il  cardinal 
d'Agnine,  nel  trai.  4.  '-'<'  sarr,  Triiiit. 
ni)  sii  r.ò\s\\.  c)7.,sez.  3del  t.  2;allri  voglio- 
no che  nel  SHg  l'aggiunta  fu  compresa  an- 
che nel  canto  del  Simbolo  inlroilolto  nel- 
la messa),  e  ne'(3  che  lo  seguirono.  Laon» 
de  doversi  lu  gloria  di  tal  generale  rcgo- 


TOL 

1/1  di  fede  a  un  concilio  di  Toledo  e  ge- 
nerale o  nazKHtiile  delle  Sjìa^ne,  noti  pe- 
rò ah. "di  Toledo  com'allri  l'altribuiro- 
no  ,  e  poscia  venne  adottata  dalle  altre 
chiese.  Nel  concilio  del  4 17  •  padri  fe- 
cero inoltre  :to  canoni  sopra  la  discipli- 
na ecclesiastica,  per  rimediare  agli  abusi, 
che  vi  s'introduce  vano:  visi  dice, che  dap- 
poiché le  calamità  dc'tcìnpi  impedivano 
i  vescovi  dall'adunarsi.  ognuno  avea  co- 
minciato a  oi>erarea  suo  modo.  I  preti  in 
questo  concilio  vi  assitterono  seduli  coi 
vescovi.  Il  "ì."  concilio  nel  52  7  adunilo  in 
Toledo  si  occupò  dell'  ecclesiastica  disci- 
plina. Il  6."  del  53 1  a'  1 7  raag.5Ìo  fu  pre- 
sieduto da  .Montano  vescovo  di  foledo.  Vi 
si  stabilirono  ~)  canoni  di  disciplina:  asse- 
gna gl'interstizi  dell'ordinazioni;  confer- 
ma gli  antichi  canoni  sulla  continenza  dei 
chierici,  sulla  conservazione  de'  beni  ec- 
clesiastici ,  sui  matrimoni  tra  parenti,  e- 
stendendo  il  divieto  sinché  il  parentado 
si  può  conoscere.  In  questo  concilio  To- 
ledo è  chiamata  nìctrojìoli  per  lai.^  vol- 
ta. Il  7.°  nel  5'6i)  a'  6  maggio  e  concilio 
nazionale,  poiché  fu  composto  di  72  ve- 
scovi di  diverse  provincie  soggette  al  re 
Recaredo,  che  v'intervenne,  e  di  8  depu- 
tati, cioè  de' vescovi  delle  Spagnee  della 
Gallia  Naibonese.  Fu  tenuto  colla  mira 
di  assodare  li  conversione  iXaW  .iriiincsi'- 
mn  degoli  o  visigoti.  V^i  si  regolò  lutto- 
ciò  che  riguarda  la  fede,  e  vi  si  fece  una 
bella  professione  di  fede  in  nome  di  Re- 
caredoedi  tulli  i  goti  che  abiurarono  l'a- 
rianesimo. Vi  si  riceverono  i  4  concilo  gè- 
ner.ili.  Vi  si  pi oniinziarono  degli  anate- 
mi contro  gli  errori  degli  eretici  ariani, 
l'oscia  il  re  propose  di  regolare  la  disci- 
plina,e  si  fecero  iZ  canoni  per  rimedia- 
re a'mali  c<iginnati  dall'eresia.  Si  ordinò 
l'osservanza  tle'canoni,e  che  i  vescovi  si 
radunassero  una  volta  l'anno;  che  si  {.\- 
rebbe  cantare  alla  messa  il  Sinihnlo  tlel 
concilio  di  Costanlmopoli  ,  a  imitazione 
della  chiesa  orientale,  ma  coll'addizione 
Fili()(iiu\  L'«S.°ncl  7i)7  a' 17  miggio,  di 
1 G  vescovi,  ma  nelle  sulloscriziuui  uou  ne 


TOL 

appariscono  che  i  3,  tra'quali  Megacio  ar- 
civescovo  ili  Naibona.  Ne' due  canoni  è 
presciilto:  che  i  vescovi  faranno  osservar 
la  continenza  a'preti  e  aMiacoui,  e  potran- 
no deporre  e  imprigionare  i  delinquenti 
per  far  la  penitenza:  si  proibisce  a' vesco- 
vi d'appropriarsi  la  rendila  delle  chiese 
fabbricate  nelle  loro  diocesi  ,  e  dice  che 
apparterranno  al  prete  che  vi  presta  ser- 
vigio. Il  9.°  nel  6 1  o  a'23  ottobre:  i  5  ve- 
scovi vi  riconobbero  la  primazia  di  To- 
ledo, e  il  suo  vescovo  per  loro  metropo- 
litano. Ilio.°nel  633  e  nazionale,  cioè  di 
tutte  le  Spagne  e  della  parte  delle  Col- 
lie soggetta  a'visigoti,  presieduto  da  s.  Isi- 
doro di  Siviglia,  che  ne  fu  l'anima.  Vi  si 
trovarono  60  vescovi,  tra'quali  5  metro- 
politani, cioè  di  Narbona,  Merida,  Braga, 
Toledo  eTarragona.  L'arcivescovo  di  To- 
ledo s.  Giusto,  altri  scrivono  Eufemio,  fu 
quello  che  v'intervenne,  e  furonvi  pure 
7  deputati  de'vescovi  assenti.  Vi  si  fece- 
ro 73  canoni.  Il  1 ."  è  una  professione  di 
fede,  nella  quale  sono  stabiliti  i  misteri 
della  ss.  Trinità  e  dell'Incarnazione, con- 
tro le  principali  eresie:  vi  si  dice  espres- 
samente che  lo  Spirito  santo  procede  dal 
Padre  e  dal  Figliuolo.  Il  4-  prescrive  a 
parte  a  parte  la  forma  da  tener  il  Con- 
cilio o  Sinodo  {T  ■),  la  quale  viene  pro- 
babilmente da  una  tradizione  antica,  ma 
che  non  si  trova  prima  di  questo  tempo. 
Vi  si  biasima  altamente  la  negligenza  dei 
vescovi  nel  tener  concilii,  come  la  prin- 
cipal  cagione  del  rilassamento  della  disci- 
plina, e  comanda  il  concilio  che  si  tenga- 
no almeno  una  volta  l'anno,  nazionale  di 
tutte  le  Spagne,  o  almeno  in  ciascuna 
pr o  vi ncia. Si  apprende  dal  canuneSGch'e- 
ranvi  ancora  delle  vedove  consagrate  a 
Dio  con  pubblica  professione,  nella  qua- 
le cambiavano  abito  in  presenza  del  ve- 
scovOjSenza  eutrarein  comunità:  chìama- 
vansi  SanctinionialcSjO&$\H  Religiose j  né 
più  permesso  era  loro  di  maritarsi.  Si 
trattò  pure  della  triplice  immersione  pel 
battesimo;  la  comunione  pasquale^l'esclu- 
«ioue  dal  sacerdozio  dc'penilenli  pubbli- 


TOL  269 

ci,,  degli  eretici,  degli  eunuchi,  di  quelli 
che  sposarono  più  d'una  donna  o  biga- 
mi, di  coloro  che  sono  di  cojulizione  ser- 
vile, de'nco(ili,de'laici,degl'idioli,di  quel- 
li che  non  giunsero  ancora  all'età  di  3o 
anni  e  che  non  passarono  pe'diversi  gra- 
di ecclesiastici.  Inoltre  in  questo  concilio 
si  fecero  provvedimenti,  sui  diritti  e  do- 
veri de'vescovi,  sacerdoti,  diaconi  e  chie- 
rici: fu  proibito  a' vescovi  d'esser  giudici 
Ira'  prìncipi  e  i  loro  sudditi  accusati  di 
lesa  maestà.  Furono  stabiirti  regolamen- 
ti riguardanti  gli  schiavi ,  la  fedeltà  do- 
vuta a're,  la  sicurezza  delle  persone,e  pro- 
nunziò anatema  contro  coloro  che  faran- 
no congiure  contro  di  essi  ,  che  attente- 
ranno alla  loro  vita,  o  che  usurperanno 
la  loro  autorità.  Fu  per  ordine  di  questo 
concilio  che  s.  Isidoro  compose  VI  ffizio 
chiamato  prima  Gotico,  perchè  la  Spa- 
gna era  allora  dominata  da'goti  detti  vi- 
sigoti, e  poscia  DIozzarahico,  dacché  gli 
arabi  Saraceni ^\ve%e\o  padroni  del  pae- 
se. Questo  concilio  è  chiamato  Grande  e 
l  im'crsale.  L'  1  i.°  nel  636  presieduto 
dall'arcivescovo  di  Toledo,  vi  furono  fat- 
ti 9  canoni  riguardanti  in  gran  parte  la 
podestà  del  reChinlilla,  successorediSi- 
senandoal  trono  di  Spagna,  e  li  sottoscris- 
sero 22  vescovi  e  due  deputati  degli  as- 
senti. Il  12.°  nel  638  composto  di  42  ve- 
scovi delle  Spagne  e  della  Gallia  IVarbo- 
nese,  e  di  5  deputali  de'  vescovi  assenti. 
Ne' 1.8  canoni  il  i  .°è  una  lunga  esposizio- 
ne di  fede,  e  trattasi  principalmente  del- 
l'Incarnazione  del  Figliuolo  di  Dio:  gli 
altri  riguardano  l'uso  delle  litanie,  i  de- 
creti de'precedenli  concilii,  i  beni  eccle- 
siastici, i  penitenti.  Vi  ordinarono  col  con- 
senso del  re  Chìutilla  e  de'grandi,  che  in 
avvenire  nessun  re  non  ascenderebbe  sul 
trono,  se  non  promellesse  di  conservare 
la  fede  cattolica  :  Se  il  re  trasgredisce  il 
suo  giuramento  sia  egli  anatema.  Parec- 
chie ordinazioni  del  concilio  versano  sul 
temporale.  Quelli  che  dopo  d'avere  rice- 
vuto la  penitenza  pubblica  la  lasciano,  e 
ripigliano  l'abito  secolare,  saranno  arre- 


270  TOL 

5tuli  lini  vescovo  csotloposli  loro  m.il^r.i- 
ilo  alie  leggi  (Iella  pL'iiitcnzii,  e  iincliiUiti 
in  nioniistcri;  se  rcsectizioue  èililfciitaso- 
niiiuo  scomunicati.  Alcuni  osservano,  clic 
(jucsla  è  lui  .'volta  che  si  (rovniio  peni- 
linze  forzale,  il  die  non  dciivòclie  ilal- 
I  ignoranza  di  Unnlicliilii,  puicliè  i;li  aii- 
IilIiì  unioni  .si  contentavano  di  sioiuiiiii 
care  i  peccatori,  tiinto  <|nelli  che  non  do- 
Dinndavanola  penitenza,  come  quelli  che 
riilibandonaviino  dopo  a\erla  coininria- 
ta.  ili  3."  concilio  fu  ndiinalo  nel  (Sjd  o 
iielGf7  e  tdionofatti  G  canoni,  da'4'^  *»-' 
scuvieda^lii  i  dejHilali  deisti  assenti. Il  i .° 
è  contro  ì  chierici,  die  prendono  parte  nel  • 
le  ribellioni,  poiché  la  potenza  de're  \i- 
sigoti  era  mal  formala  ,  e  si  dichiarano 
scomunicati  per  tutta  la  vita  i  ribelli  con- 
tro il  re  e  contro  la  pallia.  \i  si  dice  che 
se  il  cdebranle  cade  maialo  nel  celebra- 
re i  santi  misteri,  un  altro  vescovo  o  im 
sacerdote  potrà  continuare,  e  supplire  al 
suo  diletto;  con  patto  perù  che  ninno  ce- 
Icbii  la  messa  .se  non  digiuno,  uè  la  li  a 
lasci  mai  dopo  d  averla  cominciala,  li  i  4-' 
nel  tj  } 3,  nel  quale  sottoscrissero  >?.  ve- 
scovi, IO  abbati  tra'  ipiali  .s.  ildelunso, 
r  arcivescovo  di  Toledo  e  i  deputali  di 
IO  vescovi:  sonovi  pure  le  sottoscrizioni 
<lnG  conti  tra' pi  iiicipali  ulllziali  re^i;  e 
(l(;po  la  sullo'icrizioiie  vi  è  un  decreto  dd 
concilio  sulla  dcpi^sitione  de'lieiii  del  re, 
e  un  suo  edillo  che  lo  conlcrma.  In  esso 
il  re  Ueeesvindo  lesse  la  sua  prot'essiono 
di  Tede,  nella  (piale  ricevea  i  4  concilii  ge- 
lici ali,  e  si  iict-i  o  poi  1  2  canoni,  li  i  .'con  • 
tiene  la  piolessione  di  lede,  cioè  il  Sim- 
l)olo  ISiceno,  tal  ijuiile  dicevasi  nella  mes- 
sa, coiradilizi<jney'V//'oYm'.  Uno  è  coulru 
la  simonia;4  contro rincontinenzade'chie- 
rici,  piincipalinente  suddiaconi  chcpie- 
teiideviino  di  potersi  maritale  dopo  l'or- 
diiiazione.  Si  proibì  d'ordinai  (pielli  che 
non  sanno  il  Salterio  tutto  intero,  co'cnn- 
tici  e  gì'  inni  usitali,  e  la  foi  ma  del  bat- 
tesiino.  il  I  1."  nel  655  a'i  novembre,  di 
iG  vescovi,  presieduto  dall'ai  civeSLOvo  di 
Toledo  s.  Lugenio,  e  vi  ì>i  icccro  17  ca- 


T  0  L 

noni  lignnrd.inti  piccipuamcalc  gli  alin» 
si  ilc'vescuvi  iieiramminislraziiiiie  de  l>e- 
ni  ecclesiastici.  Il  1  ."ira  gli  altri  ordina,che 
se  i  vescovi  o  gli  altri  ecclesiastici  si  ap- 
pi'Opriiino  i  beni  della  chiesa,  i|(ielii  die 
gli  hanno  fondati,  ovvero  unicdiiti,  po- 
tranno proibii  re  al  vescovo  o  al  tnelio- 
polilano  o  al  re,  i  loro  lamenti;  e  che  p<> 
trannu  vegliare  alle  loro  riparazioni.  11 
I G.  "  nel  65G  presieduto  dallo  stesso  s.  Eu- 
genio e  assistilo  ila  20  vescovi,  tra'  qua- 
li gli  arcivescovi  Fugitivo  di  Siviglia  e  s. 
Fruttuoso  di  Draga,  oltre  i  dejiutali  dei 
vescovi  assenti.  Si  fecero  7  canoni,  ihi.' 
dc'quali  riguarda  i  figli  ollerli  ne'moini- 
steri  da'Ioro  genitori  prima  dell'età  di  1  o 
anni;  ed  il  7."  è  un  avvertimento  a'cristia- 
ni, acciocché  non  venilano  i  loro  schiavi  a- 
gli  ebrei.  V  1  fu  condannato  a  prigionia  per- 
petua l'osliimo  vescovo  ili  Draga  reo  d'm- 
continenza,  e  il  suo  vescovato  tu  conferi- 
to al  detto  s.  l'^ruttuoso  vescovo  di  /Ju- 
inlitiii  o  Duma  /•^(iniiHd  iii^it/  (cosi  det- 
to pei  che  i  re  nel  5G7  l'aveano  fitto  e- 
rigere  per  la  loro  corte;  ebbe  due  vesco- 
vi, e  nello  slesso  secolo  VII  fu  riunito  a 
Draga).  La  festa  òeW .^ ttnimziazioitc,  ce- 
lebrata poi  col  nome  di  KspeKnzinnc  del 
parto  (I  .),fii  trasferita  all'S."  giorno  a- 
vanti  «li  Natale,  cioè  a' 1  8  tlicembie,  giu- 
sta I'iinO  di  molte  chiese  straniere  (adat* 
taiidosi  alle  ins<nuazioni  dd  concilio  di 
Laodicea,  il  «piale  avea  giudicati  i  peni- 
tenziali giorni  della  quaresima  meno  0|>* 
poituni  a  festeggiare  le  solennità  ile'san- 
li,  massime  (picsla  che  suol  cadervi  ai.'i 
maizii,  e  (piale  lesta  coetanea  nel  [irinci- 
pio  alla  Chiesa  e  agli  ApoNloli,  giorno  il 
pili  felice  e  venerabile  del  cnslianesiaio, 
in  CUI  fu  concepito  il  Salvatore  del  mon* 
do;  e  per  le  stesse  ragionisi  volle  celebrar- 
la in  detto  giorno  di  dicembre  dalla  chie- 
sa ambrosiana:  i  monaci  di  ISonantola  la 
sidennizzavanu  a'  \  dicembre.  Dipoi  la 
chiesa  di  Toledo,  lasciato  l'antico  rigore 
de'canoni  Laodiceni,  ritorni)  a  fir  la  festa 
i\ì:\\'  .iiviiinziiizitnif  u'7.)  marzo,  e  insie- 
me setjuì  a  cvlchi'area'48  dicciobrc  l'A- 


TO  L 

xpcttrrzione  del pnrt(>,per  indulto  deli  578 
di  Gregorio  XIII:  quindi  alui  Popi  la  per- 
misero ad  altre  chiese,  come  a  Venezia  e 
Midi  dominii;e  nel  1  725  Deiiedelto  XIII  la 
concesse  allo  stalo  pontificio).  1117.°  nel 
(J75  a'7  novembre,  e  vi  si  fecero  itì  cano- 
ni di  disciplina  per  la  riiòi  uia  del  clero, 
die  furono  solloscrilli  da  i  7  vescovi,  il  i." 
de'quali  è  Qniricico  di  Toledo,  oltie  l'ar- 
civescovo di  Toledo,  da  due  deputali  de- 
gli assenti,  da  6  abbati.  Si  ordinò  di  cor- 
reggere pubblicamente  i  peccatori; che  se 
si  condannava  all'esilio  o  alla  prigionia, 
la  sentenza  si  pronunziasse  davanti  a  3  te- 
stimoni, solloscrilla  dal  vescovo.  Che  l'uf- 
fìzio divino  sarà  confurme  a  quello  dtlla 
metropoli  in  tutte  le  chiese.  Vedesi  da 
questo  concilio,  che  i  moiibondi  comiuii- 
cavansisottola  sola  specie  del  pane.  Il  18.° 
concilio  fu  adunato  nel  681  il  1  ."gennaio, 
composto  di  35  vescovi,  compresi  i  metro- 
politani di  Siviglia,  Braga  e  Merlila,  alla 
testa  de'quali  eravi  s.  Giuliano  arcivesco 
vo  di  Toledo,  e  vi  si  fecero  1  3  canoni.  Essi 
confermarono  la  rinunzia  al  legno  del  re 
Vamba,  dichiarata  solennemente  la  tlo- 
menica  i4  ollobie  dell'anno  [)recedeiife. 
I  vescovi  gl'iulerdissero  l'esercizio  della 
podestà  lem|>orale,  per  essersi  impegna- 
to infermo  a  far  penitenza;  ed  assicuraro- 
no il  trono  al  successore  Ervigeo  Edvi- 
ge; ed  al  vescovo  di  Toledo  concessero  la 
facoltà  d'ordinare  tulli  i  vescovi  di  Spa- 
gna ,  e  vuoisi  il  I .°  esempio  d'  un  sin)de 
provvedimento  grave  per  parte  dc'vesco- 
vi.  Si  trattò  pure  delle  chiese  vacanti,  del 
diriltod'asilo,  delle  leggi  contro  gli  ebrei, 
delle  superstizioni  edell'idolalria,  e  final- 
mente della  necessità  d'un  concilio  annua- 
le, da  tenersi  nel  novembre,  sotto  pena  di 
scomunica  a'vescovi  che  1  icusassero  d'in- 
tervenirvi. Ih  9.°  nel  683  a'4  uovet)d)re, 
con  48  vescovi  compresi  4  metropolita- 
ni, che  fecero  t  3  canoni,  per  la  mela  ri- 
guardanti gl'mteressi  temporali. Si  comin- 
ciò dal  Simbolo  Niceno,  che  fin  d'allora 
ranlavasi  alla  messa  nelle  chiese  di  Spa- 
gna. Vi  si  fece   il  canone   singolare  ,  che 


TOL  07  r 

proibisce  olle  vedove  de're  di  rimaritar- 
si, ed  a  chiunque,  anche  altro  re,  di  spo- 
sarle. Venne  accordata  l'amnistia  a  quel- 
li che  aveano  cospirato  contro  \\  re  Vam- 
ba. Gli  altri  canoni  riguardano  la  discipli- 
na ecclesiastica  e  l'cre.sia  Ae  MoitoUlili. Si 
ricava  da  questi  canoni,  che  sovente  quel- 
li ch'erano  In  pericolo  di  morte,  mctle- 
vausi  in  pubblica  penitenza,  senza  rico- 
nosceisi  rei  d'alcun  peccalo  mortale,  e  (la- 
vasi la  penitenza  pubblica  in  punto  di 
morte  anche  a'vescovi,  per  cautela.  11  20." 
nel  684  a' 1 4  novembre,  tenuto  per  l'ac- 
cettazione ilei  6.°  concilio  generale  cele- 
bralo in  CosIanlino[)oli,  per  tulle  le  S[)a- 
gne  e  la  Calila  Gotica,  a  richiesta  del  l-'a- 
pa  s.  Leone  II  che  l'alea  confermato,  il 
quale  nella  sua  lettera  scrisse  a'vescovi  : 
«Che  il6.°concilloha  condannalo  Onorio 
/(/.),  il  quale  invece  d'estinguere  iiellf» 
sua  nascita  la  fiamma  ileireresla(<le'  '/o- 
«o/('/?V/),  siccome  era  dovere  dell'autori- 
tà apostolica,  l'ha  fomentata  colla  sua  ne- 
gligenza". Altrettanto  il  Papa  ilisse  nella 
sua  lettera  al  re  Ervige.  Indi  i  vescovi  di 
Spagna  si  esprimf)no  cos'i  '--Noi  abbiamo 
confrontati  gli  alti  del  6."  concilio  genera- 
le co'4anlichl  coiicllll,e  gli  ricesiuiuo  os- 
sequiosamente"'. Non  parlarono  ilei  5. 
concilio,  perchè  non  avea  deciso  nulla  in- 
torno alla  fede.  Dipoi  spiegarono  I  »  lor© 
credenza  intorno  all'Incarnazione,  e  con- 
fessarono formalmente  due  volontà  in  Ge- 
sù Cristo,  conUo  i  inonotelili,  onde  di- 
slrusererne  eli  errori.  Il  21.°  nel  688  l'i  • 
njaggio, composto  di  61  vescovi  e  presie- 
duto da  s.  Giuliano  arcivescovo  di  Tole- 
do. Eglino  vi  spiegarono  alcune  proposi- 
zioni sul  la  confessione  di  fede  falla  nel  con- 
cilio precedente,  ed  alle  quali  il  Papa  s. 
Benedetto  11  avea  fatto  qurdche eccezione, 
su  alcune  espressioni  intorno  alledue  vo- 
lontà di  Gesìi  disio,  dicendo  che  Gesìi  è 
composto  della  divinila,  dell'anima  e  del 
corpo,  che  non  sono  tre  sostanze;  quantun- 
que si  possa  riconoscerne  anchedue,  pren- 
dendo l'anima  e  il  corpo  per  una  sola  so- 
stanza dell'umauilà.  In  appresso  decisero, 


572  TOL  TOL 
che  i  line  giuramenti  dil  re  Egiza,  i  qtìn-  rcvut.i  la  professione  di  fede  del  re  Vili- 
li  paretniio  contrari,  non  lo  erano  vera-  za,  succediilo  a  suo  padre  ligiz.i.  Il  ■?.t\.'* 
tuente.»  Non  bisogna  credere.diconoi  ve-  nel  ioc)o  coll'assislenia  de'Iegali  pontili- 
scovi,  ch'egli  nhhia  promossi  gl'interessi  cii  d'Orbano  II,  co'vtscovi  di  molte  pro- 
de'siioi  cugini  altrimenti,  che  secomlo  la  vincie,  alla  pre>enza  di  Bernardo  arcive- 
giustizia,  ma  nel  caso  che  fo>se  necessario  scovo  di  Toledo  e  priuiale,  reduce  da  Ho- 
eleggere,  l'ultimo  giuramento  fitto  a  fi-  ma.  Si  stabdirono  alcuni  regolamenti  di 
vor  del  popolo  dovrebbe  vuicerla;  poiché  iliscipliiia,  sulla  riforma  delle  ceremoiiie 
il  bene  pubblico  è  preferibile u  tulli  gl'm-  dell'arcivescovo  di  Toleilo.  In  alcune  col- 
leressi  particolari".  IlVe  KgÌ7.a  confermò  lezioni  questo  concdio  è  dello  di  Tolo- 
con  suo  ordine  i  decreti  ili  questo  conci-  sa  e  non  ili  Toledo.  Il  i'")."  neh  32  3,  in 
ho,  e  fece  una  nuova  dichiarazione  piìi  cui  si  pubblicarono!  7  capitoli  sulla  dot- 
precisa  delle  precedenti.  Il  11."  nel  (xj^  trina  de'sngramenli,8ui  c<jslumi  e  sui  do- 
o  6c)3  0*2  maggio,  e  composto  di  jig  ve-  veri  degliecclesiastici,  non  che  sulla  disci- 
scovi,  5  abbati  e  3  deputati  di  vescovi  as.  plina  ecclesiastica.  Il  26.°  nel  1 324  ''  '  ' 
senti:  vi  assistè  pure  il  re  Egiza  con  16  novembre, presieduto  da  d. Giovanni d'.\- 
conli.  Si  fecero  IO  canoni  di  disciplina,  e  ragona  arcivescovo  di  Toledo,  dove  pub- 
fu  deposto  Sisgerloo  Sisberto  arcivesco-  blicì)8  canoni,  nella  cui  prefjzionecoinau- 
vo  di  Toledo,  per  aver  coS[»irato  contro  da,  che  saranno  osservali  con  quelli  che 
il  re  Egiza,  che  lo  condannò  a  una  pri-  il  legato  Guglielmo  di  Gondi  avea  pro- 
gionia  perpetua,  ed  in  sua  vece  fu  no-  mulgati  a  Vagliadulid  due  anni  prima, 
minato  Felice  vescovo  di  Siviglia.  Venne  Questi  canoni  s'aggirano  intorno  aliamo- 
confermato  il  f.ihì-n  dclld  lcf;f!c  Gnticii,  destia  elici  chierici  devono  osservare.  Vi 
cioè  il  Codice  d'Alarico,  aumentalo  da're  è  detto  che  nessun  sacerdote  esigerà  de- 
suoi  successoli,  e  composto  delle  leggi  10-  naro  per  le  messe  che  celebrerà,  ma  po- 
mane  e  gotiche  riunite,  per  formare  così  tra  ricevere  ciò  che  gli  verrà  ollertoca- 
un  solo  codice  con  cui  governare  tutti  1  ritatevolmente  senza  alcuna  convenzione, 
sudditi  dell'impero  deSisigoti,  senz'alcu-  Si  minacciò  la  scomunica  a  lutti  quelli  che 
na  distinzione.  In  questo  concilio  si  ordi-  porgeranno  qualche  soccorso  a  saraceni. 
na,di  non  servirsi  pelsfigiifìzio  della  mes-  Il  ■27.°  nel  1  33(j  fu  presieduto  dal  celebre 
sa,  che  d'un  pane  intero,  che  sia  bianco,  Egidio  Albornoz  arcivescovo  di  Toledo  e 
fitto  apposta,  e  in  picc(fla  quantità,  poi-  poi  cardinale,  e  furono  falli  5  canoni  so* 
che  non  dee  caricare  lo  stomaco,  non  es-  pra  vari  punti  di  disciplina  ecclesiastica. 
sendo  che  per  nutrimento  dell'anima,  e  11  28."  nel  1347  egualmente  presieduto 
facile  a  conservarsi  in  una  piccola  scalo-  dallarcivescovo  Albornoz,  nel  borgo  di 
la.  Il  che  prova,  che  faceaiisi  sin  d'allora  Aranda.e  furono  fatti  1  4  ^«tatuti,  il  3.°dei 
l'ostie,  circa  come  si  fannoalprcsente.il  quali  rinnova  la  costituzione  Ahitsioiii- 
9. 3."  nel  fii)^, composto  di  quasi  tutti  i  ve-  ìms  del  l'upa  Clemente  V,  contro  i  que- 
scovi  di  Spagna,  e  vi  si  fecero  8  canoni,  stori  delle  diocesi  straniere  e  contro  i  si- 
uno  per  condannare  gli  ebrei  cheaveano  moiiiaci.  In  alcune  collezioni  viene  que- 
cospiiato  contro  il  re  Egiza  e  contro  i  cri-  sto  concilio  attribuito  ad  .Mcalà;  in  oltre 
sliaiii  del  regno,  gli  allri  per  la  discipli-  si  dice  che  ?.()  furono  i  regolamenti  eccle- 
na  ecclesiastica.  Il  24.  nel  701  o  704  e  siastici  che  vi  si  formarono.  Sono  [nii  iin- 
r  ultimo  cui  assisterono  quasi  tutti  i  ve-  portanti  i  seguenti.  Si  celebrerà  il  conci- 
scovi  di  Spagna,  di  cui  mancano  gli  alti  ho  provinciale  ogni  due  anni,  ed  i  vesco- 
e  i  canoni. per  le  ragioni  accennale  dal  lìa-  vi  terranno  ogni  anno  i  loro  sinodi.  Proi- 
ronio  e  dal  l';igi,  o  piuttosto  la  congriien-  bi/ione  agli  ecclesiastici  di  portare  il  cor- 
za  del  [)crchè  &i  «man  iruuo.  lu  esso  fu  li-  r uccio  o  lutto.  1  vescovi  nou  cuiu^iurirau- 


TO  L 

no  mai  in  pubblico,  che  in  roccbcllo  e  in 
camaglio:  non  poiieramio  l'abito  di  seta, 
e  liliali  leggere  a  mensii  la  s.  Scriltuia.  I 
chierici  minori  porteranno  labito  chieri- 
etile  e  la  tonsura.  Quelli  che  muoiono  di 
ferite  riportate  in  duello  saranno  priva- 
li della  sepoltura  ecclesiastica,  f|uand'an- 
che  avessero  ricevuto  il  sagrauienlo  del- 
la penilenza  avanti  la  morte.  11  •aq-^nel 
i355  [)resiedulo  da  Biagio  aicivescovo 
di  Toledo,  e  furono  pubblicati  due  capi- 
toli, ne"(|uali  si  dichiarò,  che  le  costitu- 
zioni della  provincia  di  Toledo  non  obbli- 
gano ad  culpain,  ma  solamente  ad  poe- 
nam,  a  meno  che  non  sia  stalo  diversa- 
mente ordinalo.  ll3o.°nel  iSyg  pei'  lo 
scisma  insorto  contro  Papa  Urbano  VI, 
per  opera  dell'antipapa  Clemente  VII  che 
la  Spagna  erroneamente  ubbidì.  Il  3  i."  e 
il  32.°  furono  tenuti  in  Aranda  {T-)q  in 
Toledo,  sopra  la  disciplina  ecclesiastica  il 
i.°,  Sdirignoranza  del  clero  il  i°  Presie- 
duti da  Carillo  arcivescovo  di  Toledo  coi 
suoi  sulFraganei,  vi  fece 29  regolamenti  o 
canoni,  ti  33."  e  ultimo  nel  i  565  PS  set- 
lendjre,  di  cui  fu  presidente  Cristoforo  di 
Sandoval  vescovo  di  Cordova,  come  il  più 
anziano  vescovo  della  provincia,  assisti- 
to da'vescovi  di  Siguenza,  Segovia,  Pa- 
lencia ,  Cuenca  e  di  Osma,  con  l'abbate 
d'Alcalà  la  Realeesente.  Si  tennero  3  ses- 
sioni: nella  (.'  si  lesse  il  decreto  del  con- 
cilio di  Trento,  intorno  la  celebrazione  dei 
sinoili  provinciali,  e  la  professione  di  fe- 
de che  ampiamente  coll'osservaiiza  di  tal 
concilio  fu  sottoscritta  dagli  assistenti. 
Nella  2."  a*i3  gennaio  i  566  vi  si  pubbli- 
carono 3  I  articoli  di  riforma  sojna  vari 
soggetti,  concernenti  i  vescovi,  i  canonici 
e  altri  beneficiati,  i  curati,  uffiziali  e  pro- 
motori; sulla  residenza,  e  l'uliizio  divino. 
Nella  3."  a'25  marzo  si  fecero  28  articoli, 
sulla  riforma  del  clero  e  sulla  disciplina 
della  chiesa.  Si  lessero  i  decreti  del  con- 
cilio di  Trento,  sotto  i  Papi  Paolo  Illa 
Pio  IV  intorno  la  residenza.  Si  ordinò  ai 
\escovi  di  avere  degli  archivi  pubblici;  di 
uoi)  ammettere  alla  tonsura,  se  non  quel' 

TOL.  LXXVI. 


T  O  L  273 

li  che  hanno  un  benefìzio.  Vi  si  legola  pel 
curali  la  maniera  d'istruire,  e  di  predica- 
re la  parola  di  Dio.  Vi  si  parla  de'cano- 
nici,  delle  dignità,  delle  distribuzioni  quo* 
lidiane,  dell'obbligo  di  assistere  alle  ore 
canoniche  :  alla  fine  si  nominano  alcuni 
benefiziali,  che  devono  vegliareall'esecu- 
zione  de'decretiin  ogni  arcipretato  di  di- 
verse diocesi.  Regia,  Arduino,  Labbé,  A- 
guirre  e  altri  collettori  de'concilii. 

TOLEMAIDE,   Ptolcmais   Hcrmii. 
Sede  arcivescovile  della  Libia  Penlapoli 
nell'Egitto,  sotto  il  patriarcato  d'Alessan- 
dria, metropoli  della  2.^  provincia  eccle- 
siastica di  Tebaide,  eretta  in  sede  vesco- 
vile nel  IV  secolo  e  poi  in  arcivescovato. 
La  città  esisteva  presso  il  Nilo  nella  parte 
meridionale  dell'alto  Egitto,  presso  le  cui 
rovine  fu  edificata  Said.  Strabone  e  Pli- 
nio la  chiamarono  anche  Barca,  ma  que- 
sta città  viene  da  Tolomeo  distinta  daTo- 
lemaide.  Barca  nella  Barberia  fu  colle  cit- 
tà di  Curin,  Bengazi,Teuchera  e  Bouan- 
dria,  chiamata  Libia  Pentapoli,  con  Ci- 
rene,  per  metropoli,  e  nel  suo  deserto  sta- 
va il  fimoso  tempio  di  Giove  Ammone 
circondato  di  sabbie  bollenti,  perciò  di 
dilllcile  accesso.  La  Pentapoli  della  Ci- 
renaica, secondo  altri   geografi,  abbrac- 
ciava oltre  Cirene,  anche Tolemaide.Pro- 
copio  riferisce  che  la  città  di  Tolemaide, 
floridissima  da  principio,  divenne  poi  de- 
serta per  mancanza  d'acqua,  ma  l'impe- 
ratore Giustiniano  1  avendo  fatto  rista- 
bilire l'acquedotto,  ricuperò  ben  presto  il 
primo  splendore,  e  dipoi  per  diverse  vi- 
cende decadde  e  rovinò.  Ne  furono  vesco- 
vi Basilide,cui  Dionigi  d'Alessandria  scris- 
se che  avea  composto  alcuni  commenta- 
ri &n\\'  Ecclesiaste  ;  s.  Teodoro  martire,di 
cui  si  trova  menzione  nel  martirologio  ro- 
mano a'26  marzo;  Secondo  ariano, uno 
de'piincipali  fautori  d'Ario,  deposto  da 
Alessandro  a  rei  vescovo  d' A  lessa  ndria;Sle- 
fano  ariano,  nominato  da  Giorgio  usur- 
patore della  sede  d'Alessandria;  Siderio, 
nominato  da  s.  Atanasio.  Il  celebre  Sine- 
siu  di  Cirene,  noaiinalo  ai  vescovato  di 
18 


9.7  i  1    <»   •' 

'liili-maiilc  da  Tfollli»  d'Alrs-iniuli  iii,  <c- 
(!»'vn  nt'l  407, e  fu  »•'>«'  dt'pin  «iulli  pie- 
Liti  del  siiu  tcnii>o,  ltiSi:ÌHii(li)  molti  ino- 
nuniciili  (Ji'l  SDII  genio,  <li  cui  il  p.  l'eta- 
\io  pubblici^  un' eitÌ7.ìoiic  greca  e  Ialina 
«un  noie  assai  im|Mirlunli.  V,  stalo  <|iie- 
sto  uieilesimo  Smerlo  die  col  suo  ztloe- 
ncigico  convt)cò  in  Toluui.iicle  un  tonoi- 
I  0  nel  4'  i>  iuipeiociliè  e  come  narra  il 
Terzi  nella  Siria  stura,  lo  provincia  di 
l'inlapoli  neirEgitlo  erao  noni»'  ilell'iui- 
jicrooi  ienlalc  governaln  ilal  pielello  Aii- 
tli unico,  uomo  avaro  e  perverso,  che  per 
sncchiiu  oro  ilnlle  sostanzeili'populi,  pi  a  • 
tuava  le  più  inaudite  cruilcltii;  ed  1  mi- 
seri da  lui  governali,  [trivi  d  ogni  rifu- 
gio, ricorsero  alLi  cliiesa  per  uiterpo>ìzio- 
ne  de'suoi  pietosi  ullizi  in  eruenda  di  An- 
dronico. Ma  (]ocsli  vi  SI  u|ipuse  con  di- 
spiezzo  e  *i  lui  le  allerij;ia,  che  provocò 
a  giusto  riscniiniento  6uiesio  vescovo  di 
Toleuiaide.  Cl>ian)ati  eg  i  i  vescovi  suoi 
rollcghi  ad  un  sinodo  nell'istcssa  sua  cit- 
tà, ed  ove  esiiiniiiate  l'aspre  maniere,  l'e- 
storsioni, e  l'esecrabili  empietà  comiiies- 
se  contro  Dio  e  contro  lu  religione,  l'in- 
<legno  ministro  fu  per  sentenza  unif'ur- 
iiic  de'padri,  piena  d'iuiprccazione  dell'i- 
ra divina,  segregato  dal  consoizio  de'l'c- 
tleli  con  terribile  scomunica.  Spaventa- 
lo pelò  Andronico  dai  fulminato  anale- 
ii»a,  gcllossi  a  piedi  del  ve>covo  Sinesio, 
imploraiulone  il  perdono,  e  fu  aoiinesso 
alla  pubblica  penitenza.  11  vescovo  Evo- 
zio,  fratello  e  successore  ili  Sinesio,  assi- 
slèal  1 . "concilio  geiiei. de  d"Lfe>o  nel  4^  1 , 
dove  sottoscrisse  la  professione  di  lede  cat- 
tolica contro  gli  eiiori  di  ì^cslorio.  (Gior- 
gio assistè  al  5.°  concilio  generale.  L'Al- 
laccio, nel  suo  trattato,  De  Missa  Prav- 
.\niilifiiatoruiii,  cita  molte  risposte  di  Si- 
meone di  Tessalonica  a  Gabriele  arcive- 
scovo di  IV-nlapoli.  Al  tempo  di  questo 
prelato,  la  cliicsa  di  Tulemaidc  era  siala 
creila  in  arcivescovato,  sotto  il  patriar- 
ca de'  f^rtii  nulcUiti  d'  Alessandria.  O- 
ricusi  hr.l.  2.p.  fiiH.A  Tolemaide  furo- 
no assegnali  1  seguenti  vc^covali  per  suf- 


T  0  1. 
fingane!,  rrgislrali  anclie  da  Coinman- 
ville  neir///A/o//c  tir  Inus-  /r.v  tiri/wx'i- 
sthfZft  r\'rM  Liz.  Diospoli  o  Tel  >e  la  gran- 
de, CoptooGiusliiiiano|K)li,Diuspoli  pic- 
cola, Teiilyra,  .Massìmianopoli,  Lalopuli 
0  Siene  o  Isne,  Ondioe,  Ermete  o  Armeni, 
l'Iivl.i,  Teienutli,  llioi,  iJioclezianopoli, 
A[><i||onio,  \  iHa  Anasses,  Ibi  supcriore, 
Maton,  Ilermon  superiore.  Tolemaide, 
Ptoltniaii/cii, ora  è  un  titolo  arcivescovi- 
K*  ili  n.'/rti.'iu.^f  elle  eonferisce  la  t.  Sede, 
n  cui  a|>pai  tengono  i  simili  titoli  vesco- 
vili (li   /"("///>■/■</  e  di   Tcrciuilìi. 

TOLEMAIDE  o  ACO.N  o  ACni,os. 
GlOVAiNM  D'  Adii,  Pi  ,1,'mais.  Cina 
e  sede  vescovile  de  Ila  Fenicia  marittima 
in  Siiia.  nella  Galilea  superiore  e  ne'con- 
(ini  della  Ptilcstinn,  nella  Turchia  asia- 
tica, già  assai  celebre,  oiico  per  le  Cro- 
ciale ,c\\ciecoì\t.\o\\'Y*^\i\  nella  Siria  sa- 
cra, toiulala  da'fialelli  Acho  e  Tolomeo 
egiziani,  o  meglio  restaurata  e  ingrandi- 
ta, preseda  loro  il  nome  di  .-/ro/i  e  di  Po- 
hiiiaiilf.  Altri  vogliono,chedopo  la  mor- 
ie d'Alessandro  il  Craiulc,  essendo  sta- 
le divise  le  sue  contpiiste  Iru'geneiali  di 
lui,  la  Palestina  passò  in  potere  di  Tolo- 
meo re  d'Egillo,  e  questo  principe  die  il 
suo  nome  a  questa  cillà.  Si  disse  (piindi 
CnUinia  Claudia,  par  l'imperaluie  Clau- 
dio; Sulto  i  re  ialini  di  Gcrwialfnimc.  s. 
(jioKUiiiiii  d  Acri  per  l'oidine  G(  rosoli- 
lìiittino  di  S.Giovanni  che  vi  si  sl.diili, co- 
me pure  vi  risiederono  gli  ordini  de'  Tcni- 
jilaii  còis.  Lazzai  O.C  vi  fu  istituito  l'oi- 
dine  Tciilonico  [f  .)■  Fiiialnunle.  hdlaa' 
cristiani  da  Saladino  soMano  d'Egillo, 
(jnesli  chiamò  la  cillà  yh  co,  e  divenne  ca- 
poluogo del  pascialalico  oiiMiniino,  che 
coni|)rende  l'antica  Fenicia  e  parte  del- 
la l'alestina.  E  situala  sopra  un  promoa- 
loiiu,  thefoi  ma  con  ipiellodel  monleCar- 
ineli)  una  bai.)  semicircolare  a  27  ie^he 
da  Geiusaleinme  :  quantuinpic  ali]naiito 
piccola,  è  popolata  e  muiiila  di  buone  liir- 
tifìcazioni,  ed  il  porlo  viene  difeso  nei- 
ringiesso  da  un  iurte  costruito  sul  mare. 
ISel  declinar  del  acculo  passalo  acquulù 


T  O  L 

linoinnn/a,  per  avere  respinto  sotto  le 
sue  ninr.i  il  ii;raii(le  guerriero  Booopar- 
le.  Cooliene  G  moschee,  una  delle  qua- 
li eililJcata  da  Djezzar  è  bellissima;  una 
chiesa  greca,  coll'arci  vescovo  scisma  lieo; 
altra  di  greci-nielchili  cattolici  col  vesco- 
vo; una  sinagoga;  bagni  e  fontane  pub- 
bliche, essendo  il  bagno  principale  il  i>iìi 
magnifico  dell'  impero  otlomauo.  Il  pa- 
scià occupa  l'antico  palazzo  del  gran  mae- 
stro de'cavalieri  gerosolimitani.  Di  qtìe- 
sta  famosa  città  trattai  negli  articoli  suin- 
dicati, e  particolarmente  ad  Acri,  dicco - 
dodi  sua  sede  vescovile  greca  sulFiaganea 
di  Tiro,  eretta  nel  secolo  W,  sotto  il  pa- 
triarcato à'  Antiocìiiii,  di  cui  riparlai  a  Si- 
ria, e  secondo  alcuni  divenne  in  seguito 
«rei  vescovato  onorario  e  attribuito  al  pa- 
triarcato di  Gerusalcinnie.  in  tempo  del- 
le crociate  vi  fu  istiluila  la  sede  vescovile 
hi'.iua  suifraganea  di  Tiro,  eretta  nel  se- 
colo XI.  Laonde  nel  citalo  articolo  ripor- 
tai diversi  vescovi  delle  due  sedi.  In  que- 
st'antemurale famoso de'crocesignali,  pel 
i.°  vi  avea  annunziato  il  vangelo  s.  IMar- 
co,  imo  de'72  discepoli  di  Gesù  Cristo,  e 
vuole  la  tradizione  ijreca,  che  tutto  inten- 
to  alla  coltura  di  questa  chiesa,  vi  ren- 
desse t'anima  a  Dio  circa  l'anno  56di  no- 
stra era.  Illustrarono  coi  martirio  la  chie- 
sa di  Toicmaide,  i  ss.  Paolo  e  Giuliana 
uel  3o6.  Giustiniano  1  vi  eresse  la  chiesa 
de'  ss.  Sergio  e  Bacco;  altre  ne  eressero  i 
cavalieri  de'summentovati  cospicui  ordini 
equestri  e  ospilalari.  JMagnifica  fu  la  catte- 
ihaledi  s.  Andrea  apostolo  in  rivaal  m.ue, 
con  episco|iio  contiguo,  l'ima  e  l'altro  in- 
nalzali d. l'ialini,  le  monache  benedelline 
de'quali,  nell'espugnazione  del  1291,  pei* 
sottrarsi  alla  violenza  de'barbari  maomet- 
k)ni,cou  virtuosa  costanza  si  decisero  spon- 
taneamente il  naso  e  le  labbra.  I  latini  a- 
veano  eretto  nella  città  molle  chiese,  con- 
venti e  monasteri,  olire  gli  ospedali  e  o- 
spizi  degli  ordini  militari.  Tuttora  inTo- 
lemaide  o  Acri  o  Acon,  vi  sono  i  greci- 
inelchili  cattolici,  con  residenza  vescovi- 
le, e  da  ulti:uo  vi  era  il  vescovo  m^.Xle- 


TOL  275 

mente  Bahhous.  1  latini  cattolici,  com- 
presi i  consoli  europei,  vi  hanno  due  chie- 
se, una  parrocchia,  l'ospizio,  la  scuola, 
tutto  pelò  a]ipaitenente  alla  missione  di 
Terra  santa  de'minori  osservanti.  Al  pre- 
sente Tolemaiile,  Ptolcmaidcii,  è  un  ti- 
tolo vescovile  i  a  par  db  US,  sotto  l'eguale 
arcivescovato  di  Tiro,  che  conferisce  il 
Papa.  Dalle  3  ultime  prup(>sizioni  conci- 
storiali trovo  che  fu  conferito  a'seguenli 
vescovi.  Gregorio  XVI  a'  So  settembre 
i83  I  trasferì  mg."^  Ferdinando  Maria  de' 
conti  di  Colek.  da  questo  titolo  alla  sede 
di  Tarnovia;  indi  nel  concistoro  de'  17 
settembre  1  83?,  nominò  a  vescovo  di  To- 
lemaide  mg."^  Francesco  P».enato  Bousseu 
di  Gand  canonico  di  quella  cattedrale,  de- 
putandolo in  ausiliario  di  Gio.  Francesco 
Van-de-Velde  vescovo  di  Gand.  Quindi 
lo  stesso  Papa  nel  concisloru  deg'i  1  1  lu- 
glio] 836, per  morte  diMallia Paolo. Muid- 
zeniewki  ultimo  vescovo  d'Acon,  coiile- 
rì  il  titolo  di  vescovo  ìiiparùbus  di  al- 
coli sive  Ploleniais  urbis  episcapalis  Si- 
riae  sub  archiepiscopo  Tyrensi cclcbìis 
aliquaìiclo  JorLitiidinc  equituni  s.  Jotiii- 
ìiis  Hierosolyrnilani,  qui  Ulani  per  (ai 
annosjbrtitcr propugiuirunt.a  mg.'  Pie- 
tro Gravina  Luzzena  nobile  di  Catania, 
canonico  cantore  di  quella  cattedrale, de 
j)utandolo  in  ausiliare  di  mg."  Doinenuo 
Oliando  vescovo  dì  Catania;  e  lo  fu  pure 
dell'odierno  mg.*^  Felice  Regimo,  sino  e 
inclusive  al  i853  ,  intitolandosi  vescovo 
d' Acone,  ch'è  quanto  dire  Tolemaide,  co- 
me dichiarò  la  stessa  proposizione  cuiicL- 
stoi  iale,  nel  brano  che  ho  riportato.  Non 
pertanto  per  isluiglio,  d'  un  titolo  si  for- 
marono, come  allra  volta,  due  titoli  ve- 
scovili, Acoii  e  2oleinaiclt\  Si\no\\\iìù  che 
non  conobbe  bene  chi  li  propose  a' Papi. 
Imperocché  mg.'  Luzzena  ebbe  il  titolo 
d'Acon,  per  morte  di  mg.'  Moidzeniewki 
che  l'avea  portato,  mentre  [)er  ultimo  a- 
vea  portalo  quello  di  Toleiiiaide,  ricevu- 
to dallo  stesso  Gregorio  XVT  uel  i83?., 
mg/  Boussun  traslato  u'23  giugno  i83  ) 
alla  sede  di  Gand.  TultavoUa  l'abbaglio 


9-0  T<»L 

loslo  si  liiinotò,  (|i)nn(lo  Orrgniio  WI 
1  ci  cuncisloro  dc'ia  il.'lil)roioiH3H,  jur 
iiiititlatioìittn  lì.  P.  I>.  Fromìsci  Urna- 
li  /Itnissi-n  iiil  ticlcsiiirn  liriii^fn  .  pro- 
iiiusse  al  lilol»)  tcsrovile  tli  l'to/i  rntiìdiri 
•'iih  iìnìiitj)in(>i)o  Tyi  tu  In  fuirlil'us  , 
inoiisignor  Luigi  Anioni»»  Ithei  o  hainiip  ili 
Scliienkdi  Zl»eiiiri  <linrpsi  di  I5ii(hv«'is,ra- 
iHinico  ilclla  metiopoliliinn  tl'Olmulz,  de- 
{uilandoloìn  suiriaynneo  dell'iircivescovo 
di  esso;  e  ciò  «ucnlre  vive;»  mg/ Luz7ena 
ve>covo  di  J(On  m\'('  rtnlrnìnìs.  Ripeto 
t  cuiicludo,  Acon  e  Toleniaide  sono  sino- 
]iiii)i;cuu  lilolo  vescovile  in partilin.'.  sol- 
io Tiro,  e  non  affnlto  due,  come  Iio  esa- 
iiiinato  ne'geografi  sagri.  Ora  mioccor- 
ic  r.iie  altra  avvcrtenia.  Les>i  iie'rcgistri 
concistoriali,  Ciro  o  C)/77;//v,  detto  aii- 
clie  (j'r;v7,  titolo  arcivescovile  in  juirti- 
htts,  Vrhs  Sirinc.a^enle  per  titoli  vesco- 
vili m^/7r^//n/.vdipenden  ti:  Gz/MY/jr/r/^/.? 
Anniifliii ;  e  Plolcviaif!.  Civitas  riiocni- 
riiir.  Perciò  tvitto  riportai  agli  articoli  Ci- 
ro e  Capsa.  Siccome  Cto  è  nella  provin- 
cia ecclesiastica  Jùi/rtitcsia  o  l'u/rtitin- 
se.  dal  Terzi  chiamata  Cirm,  uno  delle 
metropoli  della  Comagena,  già  piccolo  re- 
gno della  Siria,  poi  chiamata  F.nfnitc.siii^ 
loise  per  essere  in  vicinanza  dell'Eufra- 
te, così  trovo  che  Ct/j)\//  (titolo  portalo 
Ola  da  mg/  Simeone  Beriieiix  vicario  a - 
poslolico  di  Corea),  essendo  nella  provin- 
cia della  Numidin  sotto  la  metropoli  di 
C;//^/ nell'Afiica,  fu  mal  collocala  nell'A- 
sia; e  (pianto  a  ToL  nitricìf,  lo  >tcsso  re- 
gisti o  concistoriale  ponendola  ancora  sot- 
to 7 /ro,  e  «licendola  Ci\it{i.<i  Plidcniviac, 
è  una  manifesta  contraddizione  non  solo 
per  aver  posto  lo  stesso  lilolo  sotto  due 
arcivesco\ati,  ma  d'un  titolo  vescovile  di 
'1  ulciiìtiidc  a\K\\\c  fallo  due.  Laonde  me- 
glio è  lileneie  :  i.'clie  Ciio  u  l'yrni  è 
un  semplice  titolo  arcivescovile  (come 
lo  porta  monsignor  Lodovico  di  s.  Tere- 
sa de  carnìclilaiii  scalzi,  vicario  a[)oslo- 
lieo  di  Veriipuii),  scn/<i  titoli  vescovili  di- 
pendenti; u."  che  Ctifi.ui  deve  ricono- 
fcccisi  per  lilulu  sultu  (7/7</;  3."  che  Tu- 


T  O  L 

Icntiiidf  i  sotto  Tiro  e  non  dipendente  da 
(  i/o. 

TOLKMAIIìE,  Pioicmnis.  Sede  *c- 
.scovile  della  Lihia  Pentapoli  nell'Egitto, 
soltoii  patriarcato d'Alessandiia,della  7.' 
provincia  ecclesiastica  di  Tchaide,  siilha- 
gaiiea  della  meli  upolilana  ih  Cirene,  eret- 
ta nel  IV  secolo,  indi  nel  V  divenne  arci- 
vescovato onorario  senza  suUVagaiiei.  La 
città  era  situata  sulla  riva  occidcnlale  del 
Nilo,  la  piìi  granile  ilella  provincia,  e  go- 
vernavasi  a  repul)hlica,secondoSlral)one. 
Anticamente  si  ciiiamava  Thinis  o  This 
dal  nome  o  prefellura  di  cui  era  capitale, 
al  dir  di  Tolomeo,  per  cui  le  si  attribui- 
scono i  vescovi  di  Thineos  o  Toleniaide. 
Alcuni  credono  che  Tolemai»le  sia  suc- 
ceduta da  Tolon)eta,  ì'tiìlcni/iis,  città  di 
Larharia  nel  regno  di  Ti  ipoli^  sulla  co>ta 
ilei  barca  con  pìccola  rada  e  magnifica  pi- 
scina. Vi  sono  rimarchevoli  avanzi  greco- 
romani d'un  teatrOjd'unanniealro,  d'uu 
tempio,  dell'antico  ingresso,  e  d'interes- 
santi sepolcri  dell'antica  città,  come  pure 
gì ottesepolcrali  con  senìplici  ingressi  qua- 
drati di  rozzo  lavoro.  I  vescovi  di  Tole* 
maide  che  si  conoscono,  sono  Eraclide  che 
iiel.j3  lassi.otèal  c<»ncilio  generale  d'Efeso; 
ed  Isacco  che  sottoscrisse  la  lettera  »le' ve- 
scovi della  diocesi  d'Egitto  aHiinpernlo- 
le  Leone  I,  relativa  all'assassinio  di  s.  l'io- 
lerio  d'Alessandria,  e  il  decreto  sinodale 
di  (>ennadio  di  Costantinopoli  contro  i  si- 
moniaci. Oriin.s  rhr.  l.  a,  p.  6oG.  Tole- 
niaide, Pt<i{cfn(iiil(n,c  un  titolo  vescovi- 
le //;  ncirtU'its.  dell'eguale  aicivescovato 
di  Cilene,  che  conferisce  la  s.  Sei\c.  Il  re- 
gnante Pio  IX  a'5  setleiuhrei  84^^  l'al- 
trihuì  a  mg.*^  Giovanni  LSalma  oblato  di 
IVI.iria  Vergine  di  Pincrolo,  insieme  al  vi- 
cai  laloapostoliio  d'Ava  e  Pegìi  ncli'lndie 
oiicnlali.  i^el  I1SI2  co'suoi  missionari,  il 
piel.ilo  patì  gravi  persecuzioni  dell'impe- 
ratore de'  birmani,  poiché  avendogli  di- 
chiarata guerra  gl'inglesi,  egli  sfogò  il  suo 
in  licere  contro  gli  europei  ,  gettando  in 
dolorose  prigioni  1  ini>sionaii  d'Avae  Pe- 
gìi, carichi  di  cuteiu-,  aliti  sp.n  paglio  in- 


T  O  L 

sieme  a'crisliani,  dicendoli  battere  e  fla- 
gellare: le  chiese  furono  saccheggiate  e  ab- 
battute, coA  iecappellee  i  presbiterii. Per- 
la iito  il  vicario  apostolico  si  rivolse  per  soc- 
corso alla  pietìi  de'fecleli,  onde  riscattare 
i  missionari  superstiti,  acquistare  suppel- 
lettili sagre  e  rialzare  le  case  del  Signore. 

TOLEiMEO(s.),martirea  Roma.  Pie- 
no di  zelo  per  la  fede  cristiana,  converti 
una  donna  romana,  la  quale  ebl)e  perciò 
a  solTrire  i  più  barbari  trattamenti  dal  ma- 
rito, uomo  brutale  e  dissoluto.  Addolora- 
la oltre  a  ciò  di  sentirlo  continuamente 
bestemmiare  il  divino  autore  del  criNtia- 
nesimo,  si  risolse  di  separarsi  legalmente 
da  esso.  Se  ne  dolse  costui  con  Tolemeo, 
e  per  perderlo  lo  accusò  di  essere  cristia- 
no. Tolemeo,  dopo  aver  passato  molto 
len)po  in  un'oscura  e  fetida  prigione,  fu 
condotto  dinanzi  ad  Urbicio  prefetto  di 
Ptoma,  e  confessando  generosamente  Ce- 
sidi Cristo,  fu  condannato  alla  morte.  Un 
altro  cristiano,per  nomeLucio,ch'era  pre- 
sente, rinfacciò  al  giudice  l'ingiustizia  di 
condannare  un  uomo  che  non  era  stato 
con  vinto  di  alcun  delitto.  Urbicio  lo  inter- 
rogò se  anch' egli  era  cristiano,  ed  aven- 
done avuta  fianca  alTermativa  risposta, 
pronunziò  contro  di  lui  la  stessa  sentenza. 
Un  terzocristianojdi  cui  ignorasi  il  nome, 
avendo  parimenti  confessato  la  fede,  fu 
decapitalo  con  essi.  Piicevettero  lutti  e  tre 
la  palma  del  martirio  l'annoi  66,  Sotto  il 
regno  di  Marco  Aurelio,  e  il  martirolo- 
gio romano  ne  fa  commemorazione  il  ig 
di  ottobre. 

TOLENTI  ^OiTolcntm).Caiìx  con  re- 
sidenza  vescoviledello stato  pontificio, nel- 
la delegazioneapostolica  e  distretto  di  Ma- 
cerata, dalla  cui  città  è  distante  5  leghe, 
I  I  d'Ancona,  e  circa  poste  91/4  da  Ro- 
ma; sede  del  governatore,  dal  quale  inol- 
ile dipendono  le  comuni  di  Eelfurte,  di 
Colmurano  e  di  Urbisaglia,  che  descrissi 
u  Macerata,  la  quale  è  distante  1  o  miglia 
dalla  città.  E  posta  parte  in  colle  quasi 
rotondo,  e  parte  in  piano,  in  aria  buona, 
ma  un  ^oco  pesante,  e  circondata  da  fer- 


T  O  L  277 

lilis&imi  colli.  A  mezzogiorno  vi  scorre  il 
Chienti,  in  cui  poco  oltre  liu  foce  il  Piastra, 
che  si  traghetta  sopra  solido  poiite,coslrui- 
lo  nel  i  268,  e  posteriormente  più  volte  ri- 
parato. La  visuale  di  ponente  è  pittoresc.1, 
avendo  incontro  il  detto  (lumeeil  paese 
di  Belforte  lungi  4  niiglia.  La  strada  cor- 
riera, che  attraversa  la  città,  anima  il  suo 
tralìlco,  e  nel  mezzo  di  essa  s'incontra  la 
piazza  quadrata  abbellita  da  una  fonte,  e 
dal  palazzo  municipale  ornato  di  portico, 
che  ridonda  di  antiche  e  interessanti  iscri- 
zioni, conservandosi  in  esso  due  bellissimi 
quadri  dipinti  in  tela,  rappresentanti  il 
trattato  di  pace  di  Tolentino  segnato  dai 
plenipotenziari  di  Pio  VI,  e  dal  generale 
de'repubblicani  francesi  Bonaparte,  dicui 
in  fine  parlerò;  e  la  battaglia  della  Ran- 
cia perduta  da  Murat  re  di  Napoli  nel  ter- 
ritorio di  Tolentino  nell'intermedia  pia- 
nura a'2  e  3  maggio  1 8  1  5,  e  guadagnata 
da  M'esercito  imperiale  austriaco,  chea  vea 
stabilito  il  quartiere  generale  a  Tolenti- 
no, mentre  i  napoletani  lo  aveaao  fissato 
a  Macerata,  ove  già  feci  menzione  del- 
l'incauta lotta,  come  nel  voi.  LX  V,  p.287, 
il  dettaglio  riportandolo  il  eh.  Coppi  negli 
Annali d' Ilalia,an.  1 8  1 5,n. "4^^  e seg. Fra 
gli  archeologici  monumenti  è  ben  con- 
servata una  statua,  che  Tolentino  dedicò 
all'imperatrice  Agrippina,  mirabile  pel 
panneggio,  ma  oltraggiata  dal  tempo  sic- 
come esposta  nella  pubblica  piazza.  Do- 
vendo più  volte  citare  il  tolentinate  San- 
tini, e  anche  il  Golucci  ,  che  scrissero  di 
Tolentino,  giudico  necessario,  prima  qui 
di  parlare  delle  loro  opere,  a  njigliore  in- 
telligenza di  quanto  in  breve  andrò  dicen- 
do, digressione  che  restringerò  in  pochi 
cenni.  Nel  j  789  si  pubblicò  in  Macerata: 
Saggio  di  memorie  della  città  di  Tolen- 
tino, raccolte  ed  illustrate  da  d.  Carlo 
Santini  della  medesima  città,  professo- 
re pubblico  d'eloquenza  in  Pesaro, eoa 
appendice  d' 82  documenti.  Nella  dedica 
al  celebre  cardiiialGarampi, il  patrioscrit- 
tore  rammenta  che  il  dottissimo  cardinal 
Quiiioi,  nella  sua  Dissert.  ile  Monatlicu 


a7B  TOL  TOI. 
lliilitiv  fiiiloriti  comiii/'tndtt,  ingioilo  sif^.tih.Giiiscnpi-CÀiltui  i iititorc drll'.-iii' 
li»'  v)iiil;it^i;i  the  ilii  cssn  se  ne  polevano  tnliit,)  l'icciu\ncllit  «imilc  nnii;i^inrmciè- 
li;iiro.  Non  ,i\eii(l(i  pnliiln  il  canliiialc ff-  fr  i  illustrano  e  si  coiifrrnuino  le  ro»r 
fcltuat  e  In  sua  idcii,  mi  m'coIo  ili  cdi so  in  puì>blicatc  <Lil  sig.  fi.  Carlo  Santini,  nt  t 
«|iialctic  iiiotio  si  «npiil'i  Colin  |)ul>bliciizio-  suo  S/if^pio  di  memorie,  ec.  della  ritta 
ne  «li  Dinlle  sloiie  iiiiiininj.iii,  e  ili  molle  ili  Tolentino,  Pesaro  i  790.  Il  Sanlini  nel- 
ciltiie  cinese  \cMCo\ilt,  |i(r  mi  veiiiieioni-  In  I.cttrra  si  ililcse  enn  ^irainenle,  e  *i- 
Ih  luce  le  cai  le  ili  lauti  niellivi,  \e  (|iiali  vameiite  rainp(ij;iiò  il  Coliicci,  per  le  sue 
n  ijiiisa  tl'uio  scavalo  ili  sollenn,  sonimi-  coinpIeU;  ripetizioni  e  ancora  pv;r  alcuni 
nisininu  ugni  sorta  ili  liiaii  e  di  eriidizio-  notabili  errori  incoiai,  pi  incipalmenic  sui 
ne;  il  die  si  [iralicò  precipuamente  nella  pi  imi  abitatori  della  contrada, sull'elimo- 
.Maica,  con  lodevole  gara  di  patrii  scrii-  lo;;in  di  T<iienlino,  sulla  situazione  ilel- 
lon.  'l'iovandosi  la  cilla  ili  Tolentino  nf-  l'.iulica  cill.i, sulla  sua  origine,  sull'epoca 
ilillo  priva  ili  SI  uubde  e  utile  pregio,  per-  «Iella  «ledu/ioue  della  colonia  romana  a 
iliè  i  suoi  aicliìvi  pubblici  e  privali  non  Tolenlino,  suì;Iì  alti  e  martirio  di  s.  Ca- 
iiiruno  posti  a  piobllo,  il  Santini  |h r  a-  (ervo,  da  Colucci  ritenuti  apocrifi,  sul  «li 
uunedel  decoro  della  patria,  nelle  vacali-  Ini  sarcofago  ciedulo  dal  medesimo  or«li- 
ze  autunnali,  con  diligenza  da  essi  raccob  nato  da  altri  e  per  altri;  su  di  alcune  uo- 
se buon  nuiiiirodi  materiali,  e  se  ne  ser-  bili  famiglie,  e  segnatamente  la  Mauiu- 
VI  per  dare  un'  idea  (com'egli  modista-  zj,  die  Colucci  pretese  abbia  sigiioreggia- 
iiimle  si  espi  ime)  della  storia  patria  e  il-  to  un  tempo  in  Ttjleutino,  il  die  nega  San- 
luslrarla.  Ma  iiell«i  stesso  anno  fu  awer-  lini,  didiìarando  che  ninno  de'  Mauruzj 
i»alo  da  «I.  Giuseppe  Colucci,  che  nel  l.  5  fu  signore  iliToleiilino,non  potendosi  pr«>- 
ddr.y////i7;//<//''/V('n<-,pubbluò:M7/<-  an-  vare  con  documenti  veri  e  autentici,  come 
//f/j/^)  f// 7Vi/r//^;/;o,  uiindis>frta7Ìonedi-  neppure  giammai  vi  es'.Mcilaiono  signo- 
visa  in  3  articoli,  cioè:  Esistenza,  nome,  ria  le  fisniglie  Varani,  Acc<»rainboiii  e 
silo  e  origine  dilla  città  ;  Condizione  di  qualunque  nllra,  tranne  le  violenti  iiiva- 
'lolentmo,  suoi  iiionumeiiti  anlidn;  .Me-  sionie  osurpa/ioni  di  dominio  de'  Duital- 
inoriesagre  diTulenliuo. Il  Colucci  lodali-  levi,  Sforza  e  Accoramboni  (inchea'no- 
doil  servigio  pallio  reso  dal, Santini  a  To-  stri  giorni  fece  eco  al  Santini  l'avv.  Ca- 
lenlino,uiiadeirilliislri  eaiilidie  cillà  del  stellano,  f.n  Mitilo  Pontifirin,  nell'artico- 
l'uriio.  e  ben  d<giia  della  municipale  sua  lo  7W/.'7;////o),  1  igctlando  ancora,  «pianto 
stoiia,  non  che  c«)iileisaiido  di  essersene  a'Maiiru?!,  il  sistiina  di  Colucci  di  atlii- 
mollo  giovalo  nella  disseriazione,  iiell'in-  buire  a  tale  famiglia  molli  di  «pie'perso- 
leiidimcnlo  di  vieppiù  illustrare  il  .SV/ji;-  naggi  che  portarono  il  nome  di  Maurizio. 
già  ilrllr  memorie  ì\kl\  Sanimi,  mentre  ve-  liiv«'ce sostiene  Colucci,  che  la  nobilissima 
lamenle  in  gcneiale  non  fece  die  itpro-  finiiglin  .Maurti7J  discende  da  un  me<le- 
diirie  il  coiiteniilo  in  tale«)|)cin,  aggiiiii-  simo  stipite  de'\  arani  e  «legli  Accorani- 
lavi  (jiialibe  erudizione,  impugnò  molte  boni,  fu  signora  «li  varie  terre  e  massima- 
Lxjse  iilirite  dal  .*«antini,  con  poco  discre-  mente  «b  Ila  cillìidi  Tolenlino,  da  cui  trae 
la  critici ,  per  cui  divampi')  un  conllilto  In  sua  origine;  die  i  piii celebri  pcrsona^- 
lelliiaiio  non  misiiialn.  l'eilanlo  il  San-  gì  dilla  iiudesima  forononoverali  da  Co- 
lilo irritatosi  assai,  oicullainlo  il  suo  no-  Im.ci  medesimo  nelle  note  alla  luirrolla 
nii  e  (ingeiido  un  snii  «lileiisijie,  in  data  di  nortulir  raniiinsizioni .  da  esso  (alla 
di'lolriitmo  16  ollobie  1  7«)«»,  pubbli-  stampar  in  Jesi  nel  i78()  per  le  no7ze  «Id- 
eo, intitolata  a' gonfalonieri  e  priori  del-  la  contessa  INIargherita  col  maichcsu  Bu- 
fa città  (Il  lolcnlino:  l.rtlrra  iiftolo^ili-  li;  aggiunse  il  (iolucti,  die  in  breve  si  sa- 
cu-i ritira  d'un  riltadino  (olentinutc,  ni  itbbc  pubblicato  l'ulbeio  genealogico dd 


TOL 

l'illustre  fnmiglia  dal  conte  GiuseppeMau- 
rir/j  della  Stacciola  (nppodiato  di  s.  Co- 
skiiizo  soggetto  a  quel  comune,  governo 
tli  iMoiidolfo,  nella  legazione  d'i-rZ/Z/iO  e 
Pesaro),  che  a'pregi  del  sangue  accoppia- 
va le  più  rare  prerogative  che  distinguo- 
no un  cavaliere  letterato;  meritare  intan- 
to d'esser  credula  la  lettera  da  lui  stam- 
pata in  Jesi  in  difesa  della  sua  famiglia, 
e  che  si  stava  scrivendo  da  un  celebre  let- 
terato della  provincia  la  storia  della  si- 
gnoria esercitata  da'conti  ìMauruzj  nella 
città  di  Tolentino;  iuvitundosi  quindi  tale 
storico,  dal  (supposto)  difensore  del  San- 
tini, a  servirsi  di  vere  prove  autenliclie, 
tilirimenlii  tulentinatidiscostandosi  da  ta- 
lco altra  simile  produzione,  noncessereb- 
beio  di  dire:  Non  ode  Ciutia  dcranoc- 
t'iii  il  grido.  Indi  gli  animi  de'due  bene- 
meriti letterati  piceni  vieppiù  giavemen* 
te  s'inasprirono,  e  continuarono  la  lotta 
colla  penna  e  con  ()Oca  moderazione,  al- 
quanto degradante  ambedue  ,  siccome 
pungente  e  sferzante,  ancbe  cose  estranee 
all'argomento.  Tornò  in  campo  Colucci, 
con  pubblicare  nel  t.  io  delle  AniiclùLà 
Picene,  in  data  di  Fermo  5  e  26  gennaio 
1791,6  indirizzata  quale  appello  agli  A.- 
malori  della  verità, la  Lettera  di  risposta 
deli' ab.  Giuseppe  Caiacci  al  cittadino 
iolentinate  autore  della  Lettera  apolo- 
getico-critica,  nella  quale  niaggionnen- 
le  s' impugnano  alcune  cose  pubblicate 
dal  sig.  d.  Carlo  Santini  nel  suo  Sag- 
gio di  memorie  della  città  di  Tolentino. 
Il  Colucci  in  una  medesima  pagina,  cou 
due  colonne,  fece  imprimere  la  Proposta 
o  lesto  della  Lettera  del  cittadino  tolen- 
tinate,  e  la  liisposta  o  sua  Lettera  di  ri' 
sposta  al  cittadino  stesso.  Non  lardò  il 
òantìni  a  rispondere,  sempre  col  fiuto  no- 
me di  cittadino  tolenlinate,  e  parimenti 
diretta  a'  gonfalonieri  e  priori  della  città 
ili  Tolentmo,  in  data  di  Tolentino  24  ot- 
tobre lyyi)  la  Seconda  Lettera  a polo- 
iietico-critica  del  cittadino  tolenlinate 

o 

al  sig.  ab.  Giuseppe  Colucci  autoi'c  del' 
l' Aulichilà  Picene f  nella  cpiale  siconfu- 


TOL 


'79 


tana  le  cose  da  lui  stampate  nel  t.  10, 
contro  il  Saggio  di  me/norie  ee.  date  in 
luce  dal  sig.  d.  Carlo  Sanliid,  IMacera- 
taiyc)!.  Dalle  due  lettere  precipuamen- 
te si  rileva,che  Colucci  sebbene  rende  giu- 
stizia al  Santini  pel  servigio  prestalo  al- 
la patria,  non  poteva  riprodurlo  in  ogni 
sua  parte  e  seguirlo  ciecamente,  senza  ma- 
nifestare il  proprio  sentimento  con  liber- 
tà, e  perciò  si  proponeva  di  continuare  a 
notarne  gli  abbagli,  per  la  critica  che  vie- 
ta d'approvar  l'errore  e  prescrive  che  si 
combatta.  Quanto  a  Santini, sempre  com- 
parendo un  concittadino  anonimo  che 
continua  a  prendere  le  sue  ilifese  e  ([nel- 
le delle  patrie  cose  da  lui  illustrale,  con 
detta  lettera  si  propose  di  confutare  e  con- 
quidere le  nuove  censure  dell'autore  i\g\' 
V Antichità  Picene,  chiamandolo  impu- 
gnatole delle  più  palman  verità.  Dice  che 
avrebbe  lasciato  indietro  le  sue  baie,  se 
non  avesse  nuovamente  impugnalo  mol- 
te cose  riguardanti  il  veneralo  protetto- 
re s.  Catervo;laoude  protestò,  che  per  l'iil- 
lima  volta  avrebbe  lentato  d'illuminare 
l'avversario,  sebbene  non  si  lusingava  di 
ottenerne  lo  scopo.  I  due  emuli  infiam- 
m<Tti  di  calore  letterario  s'  incolparono  a 
vicenda  di  provocazione,  di  essere  domi- 
nali dalla  vanità  dell'amor  proprio;  pro- 
testarono ognuno  di  scrivere  per  la  ve- 
rità e  per  l'imparzialità,  onde  confutare 
gli  abbagli  dell'altro,  e  cou  più  di  acrimo- 
nia, indegnazione  e  risentimento  il  San- 
tini, esacerbalo  comechè  ()el  I  ."provocato, 
dopo  essersi  veduto  riorodollo  e  insieme 
censurato.  Inolile  ciascuno  bosleune  le 
proprie  di>crepaiiti  opinioni;  ma  il  Sanli- 
ui  si  fece  fjite  de'documenti  co'quali  a- 
vea  proceihilo  nella  sua  compilazione.  Il 
Colucci  volle  adempiere  il  promesso,  enei 
l.  20  deW A;ilictiitàPiccne,  nel  1  ygS  pub- 
blicò: Tolentino  illustrata  con  aneddo- 
ti documenti,  ovvero  Apologia  del  vero 
e  legittimo  dominio  che  su  di  essa  città 
hanno  esercitato  le  famiglie  Varani,Ac- 
coriinboìùeMauruzJ,  contro  il  sentimen- 
to del  sig.  d.  Carlo  Santini f  colla  giuiL- 


ago  T  O  L  T  O  L 
tatli\'aric  Tavole  clu-  £,iiis(lfitiino  Ieri-  Iriitino  la  i  .'tua  oi  i-ine,  ma  che  l'ha  in- 
sncffi\c  gtmuiio^it'  ili  csfc  Jtiiiiii^lic  Cui  sicnie  ccmiime  colle  altre  tliie  «If-jli  Ac- 
nicdesiiiii  lipidi  Fermo  ne  lì  ce  lume  ino!  -  coi  un  boni  cMaui  u?  j.'I  ut  lo  (]ii.<iilo  affli- 
le copie  a  parie  e  con  ri!>les<>o  lilolo,  %o\-  dodiSMmuhiloilSaiitiui,ihceColucci.  Ma 
tnnto  ui;giiii)geiulo  nifi  oiitespizio  della  se-  (|ticsti,  senibiaiiii  non  del  tulio  chiaro,  e 
panila  cduioiie;  IJhro  tliviso  in  dm- par-  di  procedei  e  in  molle  cose  con  inlerpiel.i- 
tija  ì.'toiilit'nr  r.t/ìnlng{a,la  tx.'/r  Tii-  zioiii  spiegale  n  i>uu  modo,  già  s'inlentle 
lo/r  f;ciualoi;iclti\  Fermo  1793.  Di  più  sempiecontioijiiclletlcl  Santini,  non  kcn- 
dedicò  questo  parlicolaie  libio  a  i-'ilippu  za  nolubili  errori  di  dale,  di  pcr&one  e  di 
Accoraiuboni  libero  tuari:he«e  in  \al  de  cose,  che  voglio  credere  iulti  lipograiici 
Leysler  in  Norvegia,  maggiore  del  reggi-  e  non  avvertili  nt:\Vrrral(i  corrif^c.  Cre- 
ineiilu  delle  guardie  di  l'io  \  I.  e  nipote  de  Colucci,  che  se  a  lui,  come  a  Santini, 
de'diie  generali  pontificii  di  dtllo  Papa,  fosse  slato  dato  di  poter  visitare  l'archi- 
IManfidiii  e  Capraia.  >()leròclie  il  Tolcii-  vio  segreto  drioleiiliiio, e  leggervi  le  laii- 
tino  illustralo,  vuoisi  in  pai  le  opera  del  le  pergamene  che  gelosamenle  »i  si  COQ- 
^uddclto  conte  Giuseppe  Mauru7J,  e  ere-  servano,  forse  gli  sarebbe  riuscito  di  pro- 
desi che  tlispincenle  pel  confliltu  lettera-  vare,cheildoiniaiosopra  Tolentino, eser- 
rio,  restò  abbreviato  il  tcriiiine  di  sua  vi-  citalo  dalle  nominale  3  famiglie,  passasse 
la.  Il  Colucti  incomincia  col  rimprove-  da  una  in  un'altra  per  sucC(iS>ione;  onde 
rare  il  Santini,  per  pretendere  il"  esclu-  prima  di  Gentile  che  l'ebbe  neli^tiuda 
dere  da  Tolentino  la  signoria  de'  Vara-  Alessandro  l\  (e  lo  allenna  anche  I' L- 
DÌ,ed  eziandio  di  negare  un  simile  dumi-  glieili),  signore  ancora  e  restauratore  di 
Ilio  sulla  medesima  cillà  esei citatovi  ilal-  Ciimeiino,  di  Tolentino  ne  fosse  stato  si- 
la  famiglia  Muurozj,  a  unico  fine  di  di-  giiine  Accornmbonosuo  fr.ilello  maggio- 
fendcre  la  \ei  ila, mentre  al  due  di  Coluc-  re,  nati  ambedue  da  \  arano  di  Adamo 
ci,  il  Santini  l'ullcse  e  oppresse,  od  onta  di  Domeniro,  come  poi  dovrò  meglio  ri- 
che  coidèssò  l'inlriidazione  di  Tolentino  peteie;  e  dopo  Gentile  il  suo  nipote  Gio- 
concessa  a' Varani  da'Pupi;  ma  cuoie  un  vanni,  (ìglio  d'Accorambono  e  padre del- 
eDilteusioallitlo,  (juasì  cheTulentino  non  l'aiti  oAccorambono(dal  qualeenond'Ac- 
fos se  stala  una  terra  rispettabile,  ma  un  corambonod'Lgidio,  come  vuoleSanlini, 
prediorusliC(i;econie  se  losse  cosa  in  qual-  tleiivò  la  nobile  lanuglia  Accoiamboni  , 
che  |>ai  te  dubbiosa,  che  rinfeiidazione  ri-  chiamata  in  l'koma  ila  Leone  \  e  meglio 
serva  al  concedente  l'alto  dominio,  o  sia  slabililavi  da  (>reg>irio  XIII,  di  cui  par- 
perpetuo  o  sia  temporaneo,  e  attribuisce  lai  a  Palazzo  Accorambu?!!,  ad  Accorv.m- 
all'acquirente  lasignoria  iuimediala  eat-  dom  Giuseppe  cardinale,  a  Sisto  V  per 
tuale.  Kifeiisce  inoltre  Ciilucci,  che  il  to-  aver  sposato  il  nipole  Francesco  a  Villo- 
lenlinate  d/  Paolo  liianiadoii  nvea  pub-  ria  Accoinmboni  del  ranmili  Gubbio,  che 
Llicato  un  esliatlo  delle  più  antiche  e  re-  per  essa  fece  quei  tragico  fine  che  narrai), 
condite  pergamene  conservate  nell'archi-  da  cui  nacque  Gio»niim  signore  di  Tolen- 
TÌO  de'  canonici  Lateiancnsi  (era  (|ucklo  lino  e  ucciso  da'  lolentiiiati  nel  febbraio 
uno  de'lanti  archivi  del  l'iceoo  assai  ne-  1  34(>-  Neil  355  il  cardinal  All>ornoz  le- 
co  di  peignoiene,  di  cui  è  vivamente  da  goto  d'  Innocenzo  \  i,  die  con  ponliiìcìa 
compiangi-i  neladibtruzione,disperNO  nel-  facoltà  a  Uidolt(i  di  rtetnardu  Varani,  in 
le  liiiluo>issime  vicende  d  Italia  de' pri-  fendo  con  Diero  e  misto  impero,  ca^tru 
nioidi  ilei  corrente  secolo),  delli  di  s.  Ga-  J'olfiitinirl s.  Ccntwii  (come  notai  ragio- 
lervo,  con  cui  restava  provato  che  l'iliu-  nandone  nei  voi.  XL,  p.  29 5);  indi  IJrba- 
»lrc  famiglia  Varani  di  Canti  rino  (e  ne  no  V  (nel  cui  ingresso  in  lluma  portò  \\\- 
iipaildi  a  SroLEio),  non  solo  Iruc  da  To-  ilolfuil  ^onfàluuc  dclU  Chiesi),  e  le  chiavi 


T  O  L  T  O  L  281 

sópra  il  capo  del  P.tpa,  il  clic  dissi  nel  voi.  d'arme.  E,l;1ì  era  ricchissimo,  generale  di 
XXIV,  p.  88),  coiuiisofiiLlendo  all'oneste  s.  Clnesa  per  iMarlino  Ve  poi  d'iiiigenio 
istanze  di  Riilolfo,  gli  piorojj;ò  il  tuedoi-  JV,  condulliero  e  geneiale  de' (iorenlini 
mo  feudo  per  altri  anni,  previo  giiirauien-  e  della  lega  tra  essi.d  Papa  e  i  veneti  con- 
io sid  «aitgelo,  d'omaggio  ligio,  d'uhbi-  Irò  il  duca  di  Milano  Visconti;  beneine- 
dienzaos.  Pietro  e  al  Papa  pel  feudosles-  rito  per  segnalati  servigi  resi  alla  patria, 
so,  con  bolla  ripi  edotta  ilaSimtini  mede-  e  massime  per  averla  nel  i433  liberala 
Simo.  Questi  però  opir.ò,  non  pare  gin-  da  lungo  assedio  dallo  Sforza:  di  [ìiìiavea 
stameiile,  die  i  Viiiani  non  furono  perciò  ricuperato  al  iloininio  della  s.  Sede  molte 
signori  di  Tùientiiìo,  ma  vicari  e  governa-  città  ,  terre  e  forte/ze  usin-pale  ad  essa, 
toii.  jNundi(ueno  Colncci  se[)pe  fare  la  di-  l'atto  prigione  presso  Imola  a'28  agosto 
slinzioiie  di  tali  qualidclie,  col  diploma  '434  '^''''  Piccinino  generale  del  duca  di 
spedito  poi  r8  febbraio  1 4' 6  dui  concilio  Milano,  e  poco  dopo  uìorto  probibdiuen- 
di  Cosliuizaa  favorede' Varani, conceden-  te  di  veleno,  comlotlo  il  cadavere  in  Pi- 
dò  loro  Camerino  e  suo  distretto  iiii^ovcr-  reiize,  fu  onorato  con  eserpiie  reali,  cosia- 
mo, Celforte  ed  altri  luoghi //t  vicariato,  lei  3, 000  ducali, alle  (piali  intervennero 
e  terrae.  Tolciitini,  terrae  s.  Gcnesii,  in  gli  ambasciatori  de'princi[)i  italiani, edEu- 
proi'inciac  JIarchiae,inFciuIani.  A  Pii-  genio  IV  in  persona,  che  ancora  vi  dimo* 
dolfu  nel  1879,  oltre  Tolentino,  apparte-  rava:  fu  sepolto  nel  duomo  di  s.  Maria  del 
neva  pure  ilcai>sero(forseedificatoila'saoi  Fiore,  ove  la  stessa  repubblica  (iorenli- 
anteiiali,  non  da  Giovanni,  ma  o  da  Gen-  na  ordinò  un  onorevole  monumenlo  ad 
tile  suo  zio  o  da  Accurimbóuosuo  [)adre,  Andrea  del  Castagno  pittore,  che  lo  rap- 
o  da  alcun  altro  di  delti  suoi  aiilichi  an-  presentò  a  cavallo  con  analoga  epigrafe 
tenatì,  secondo  Colucci;  poiché  nel  1297  (non  con  istatua  equestre  in  bronzo,  co- 
in  esso  vi  avea  fatto  testamento  il  nob:le  me  dice  il  p.  Civalli,  che  io  chiama  pure 
e  [ìolsnle  vir  Do/ni/iinis  Joaiines  Domi'  Paziano);  e  il  suo  cuore  fu  mandalo  in 
ni  Accoriiìiboni  de  Tolentino)  o  rocca  ;  Tolentino  nella  chiesadi  s.  Nicola,  e  chiù- 
Diorlo  il  quale  neli38q  gli  successe  nel-  so  in  vaso  di  piombo  dentro  cassa  serra- 
la signoria  e  dominio  il  nipote  Gentile,  ta  a  3  chiavi  (Colucci  rimarca  pure  che  il 
Anche  Eugenio  IV  nel  breve  {\eQ  mag-  cuoreavea  3  peli,e  lodiceper  segno  tli  va- 
gioì  435,  spedilo  da  Firenze  al  comune  loie). Di  Tolentino  e  della  fortezza,  Nico- 
di  Tolentino,  dice  che  tale  terra  per  Se-  la  che  n'era  signore,  per  ingrandire  il  do* 
deìn  apostolicainfnerit  in  Fendimi  co.'i-  minio  della  Chiesa,  ne  avea  fatto  dono  a 
c<:'.T.?(7  a' Varani,  colla  qualifica  di  vicari,  Eugenio  IV,  il  quale  accettando  rolFeita 
coir.ainuo  censo  di  i5o  fiorini  d'oro  ili  promise  di  non  darla  mai  pili  in  dominio 
camera.  11  Colucci  dopo  aver  narrato  la  o  vicariato  alcuno.  Tuttavia  la  terra  e  la 
signoria  de'  Varani  e  degli  Accoramboni  rocca  restarono  nelle  mani  del  fratello 
snila  terra  di  Tolentino,  passa  a  dire  di  Ballista, di  Cristoforo,  Giovanni  e  Balilo- 
quella  de'Mauruzj,  cominciata  nel  14^7  o  vino  figli  dello  stesso  Nicola.  IVel  mede- 
1428  nel  poutificato  di  Martino  V.  hn-  simo  1 434  >  V'^arani  pretendendo  di  ripri- 
peroccliè  morto  Berardo  Varani  domicel-  slinarsi  nella  signoria  tli  Tolentino,  que- 
locainerinese, alcuni  di  lui  figliuoli,  i  qua-  sta  difese  Cristoforo.  Perciò  i  lolenlinati, 
li  ritenevano  la  fortezza  della  terra  di  To-  al  dire  del  Sansovinu,  crearono  loro  si- 
lentiuo,  temendo  di  perdere  la  stessa  ter-  gnore  Cristoforo,  il  quale  generosamente 
r.a,  la  dierono  in  consegna  nelle  mani  di  ricusò  di  esserlo,  e  di  ritenerne  ulterior- 
IN'icola  Mauruzj  r/o/«/re//o  (qualifica  che  mente  il  dominio,  riiuelteudone  il  prin- 
importavadoiomioesignoria,  diceColuc-  cipalo  alla  Chiesa,  contento  della  patria 
cj)  di  Tolentino,  capitano  di  molta  gente  libertà,  e  dellagloiia  d'essere  governa  to- 


a8i  T  O  L  T  ()  L 

re  generale  dell' nrmi  vcnelc.  Di  cqii.ile  novera.  Nello  strilo  ponliflcio  ,  Tolenli- 
volfie  riiioni)  i  suoi  lialclli ,  rlie  idiIiI.i-  no,  Acqnnvivn,  Caldaroln,  Tievi,  Monte 
vnno  per  la  s.  Sede,  per  cui  Eugenio  IV  Fidco  ,  Sticciola  .  Valloppi.i  e  Civilelln. 
coll>reTe.SV/,rr/v/«'r/riv)r/V>;/;v^///;-, 7.7v,(lc'  Nell'Abruzzo,  Carrigiinno  e  sue  casleili. 
3o  dicembre  i33c),direllon(l  essi  e  al  loro  Nel  ducalo  diMiInno  aiitico.Solerro.Qu.ir- 
zio, dichiarò  che  avendo  il  defonlo  Nicol.i  niente  o  Qiiiidrin2eMln,Melriguardo,n«ir- 
c  loro  slessi  HiHe  dt-lli- spe^e  e  soirerlo  ai;-  «o  M.uinno,  Cnslil  lìelgioso,  P077.0I0  e 
,^iMvi  per  la  co-iludm  di'll,«  rnccn,  qn.-.!.!  Forniicale.  Nel  Torinese,  Noccianocsne 
«■  la  lerra  avc.uio  (nel  declinar  d'ollubre  castella.  Nel  \  eiieto,  s.  Polo,  Castel  d'A- 
1434)  restituito  njli  abitanti,  per  coi  lo-  rianoo  A  viano,  e  s.  (iiorgio.  In  Milano  si 
ro  donava  e  cnnlt-rnia  va  alcnni  fondi  eca-  formò  il  ramode'si^nori  di  Solerioe  Del- 
-e.  i  INIaiii  11?!  però  per  patio  espresso  si  riqiiardo,  dove  da*  Mannirj  furono  ina- 
liscrv.irono,  almeno  in  (livore  de'sticces-  f;nificnmenle  aIloi;^iali  Luigi  \ll  re  di 
soli,  se  non  la  rpialilà,  il  titolo  di  conti  Francia,  ed  altri  grandi  pcrsoiiaj^qi.  Nel 
ili  Toienlmn;  n^sinngendoColuocijChc  il  l'IT"?,  (iurivano  i  conti  di  Tolentino,  An« 
palazzo  da  loro  nltilatoe  l'adiacente  piaz-  Ionio  e  Giovanni,  dal  1  .°de'<piali  deriva- 
la furono  poi  chiamali, il^jrz/rtzro/^c'Co//-  rono  i  due  rami  Mauru7J  a'qiiali  restò  in 
//  e  la  j)iiizza  de'  Cnnfi.  Quindi  riporta  a!lernaliva  il  doininio  della  contea  dei- 
molte  notizie  siigl'illuslri  INIauruzj,  anco  la  Spicciola.  .Antonio  conservò  alla  pati  ia 
de  lami  de'conti  di  T(jleiitiiio,  e  de'conli  Uibisaglia  e  Colmuiano  che  si  voleaiiu 
della  Slacciola  (donata  da  Pandolfo  Ma-  ribellare,  frenando  1'  orgoglio  de'  so'le- 
latesta  nel  I  4i  2  n  Nicola)  tnltora  esi.sien-  vati,  ed  in  morte  elibe  luagniQche  ese- 
ti ;  notando  in  piova  del  loro  antico  do-  «piie  nella  cappella  di  sua  casa  nella  chic- 
minio  SII  Tolentino, cheSantini  re>tiiiige  sa  di  s.  Nicola  a  spese  pubbliche.  Anlo- 
alla  dignità  di  podestà,  i  solenni  funerali  ino  ebbe  per  figlio  Ciislofoio,  «la  cui  nac- 
(alli  a  spese  flella  coiminità,  il  tliritlo  di  fpie  Nicola,  che  sposato  a  Isabella  Suar- 
tenere  una  delle  ilue  chiavi  della  cust(j-  di  di  Berg.iino  de'duchi  di  Nortiimbria, 
dia  (Ielle  braccia  di  s.  Nicola,  il  non  pò-  morì  alla  .Stacciola  nel  i()34,  e  fu  autore 
tersi  interloquite  dal  giudice  locale  nelle  di  delti  due  rami  suddivisi  in  Fossombiu- 
loro  cause,  ec.  Dice  inolile,  che  Eogcnio  ne  e  Urbino.  Passando  Colucci  nella  par- 

IV  nel  I  4  jocoiKtesse  .Monle  Falco  <■  Tre-  te  7."  a  rendere  ragione  dell'  albero  gè- 
VI  a  Baldovino  o  baldo  ih  Nicola  M  nini-  iiealogico<lelle  fiuiiglie Varani,  Accorain- 
7J,  signori  di  Tolentino  e  di-lla  Slacciola;  boni  e  Mauru/'i,  dichiara  di  non  mteii- 
registrò  i  molti  fendi  e  signorie  che  pos-  ilere  di  pioseguire  in  esso  tutte  le  gene- 
sederono, elesnccessivetestimonianzedei  razioni,  che  sienoileri  vnle  dallo  stipite  di 
Papi, che  iie'loro  brevi  li  chiamaKjnocon-  Dllifiedo  o  Olìredo  dell' 8S0  circi,  pa- 
li di  Tolenlino,  oltre  le  illustri  e  polenti  die  di  (irimaldo,  <la  cui  nacque  Pietro 
parentele  contratte  anche  di  fimiglie  so-  lìorito  nel    io?.?.;  tuttavia  osservando  le 

V  lane,  come  pel  malrinutnio  di  Giovanni  citazioni  de'publdici  registri,  dice  che  non 
ili  Nicola  con  Isotta  figlia  (naturale  dice  portano  più  u<ldietiu  del  1  1  i4)»è  potersi 
Marchesi)  di  Francesco  Sforza  duca  di  ci  edere  1' as.serto  dal  Sansovino.  Questi 
-Milano,  il  quale  a\ea  i;ià  mai  italo  altra  nelle  f'^nniifi/ir  illuslri  d'  Itiilid  ^  lasciò 
t:^iia  con  Alfonso  d'Ai.igona  duca  di  Ca  •  scritto  che  Mauru/iu  capitano  venuto  in 
III  I  la  epoi  le  di  Napoli,  e  poscia  due  altie  lidia  con  iSelisario,  leiinatosi  in  l'olen- 
•'d  marcluoedi  iMonfc'riato,ed  a.Sigismuu-  tino,  vi  ficesse  hi  sua  piopaga/nme,  ma 
do  iMahilesla  signore  di  Uiniinì.  Da  tale  sdd>ene  Maurizio  lìgliu  di  Mondo  gene- 
inalrioiomo  ilcrivarono  i  Maiiruzj  di  ÌMi-  ide  dell'llliria  di  («iiistiniano  I,  portato- 
laiio.  OiLinto  Q'fciidi  e  signorie,  ecconc  d  si  ucl   ^3(ì  in  Dahnaiii.i  per  hi  (■ucrra  ^0- 


T  O  L  T  O  L                    283 

ticn,  e  (liseemlente  irAuila  re  degli  mini,  die  invaghitosi  di  Tolentino  visi  sluhili 
da  Olii  nacque  Marni/io  o  Mainuzio,  e  da  e  fu  capo  stipile  d'  una  delle  più  illustri 
«niesti  Teodimondo,  stirpe  rh'thbe  seni-  e  segnalale  famiglie  d'Italia,  pel  gran  nu« 
pie  anticanaenle  per  sleninia  un  campo  mero  d'eroi  che  vi  (ioriiono,  principal- 
rosso  con  un  leone  in  piedi  avente  la  spa-  mente  con  Nicola  celehralissimo,  il  qua- 
tta, sidla  cui  punta  la  stella,  per  quelle  le  seguendo  gli  stendardi  di  FandolCo  Ma- 
congetture  ch'egli  s'ingegna  di  spiegare,  lalesta  siguoredi  IVuuìmi,  portossicon  600 
Chiama  poi  Pietro, detto  MonUuiaro,  for-  cavalli  iii  aiuto  deTìorculini,  e  venuto  in 
se  per  le  molle  possessioni  che  a»ea  nei  Aughiari  a  (ronte  dellesercito  imperiale, 
monti  vicini  a  Tolentino,  l'autore  della  vinse  i  nemici  colla  prigionia  del  loro  ca« 
triplice  discendenza  Varana,Accoranjbo-  pò  e  la  preda  del  primaiio  loro  vessillo, 
na  e  jMauruza,e  padre  del  sunnominato  in  cui  osservando  dipinto  il  gricppo  diSa- 
Domenico,  da  cui  originò  Adamo  padre  lomone  ,  volle  inserirlo  iiell' antico  suo 
di  Varano,  e  di  Alberto  puie  ilelto  iMou-  stemma.  In  ricompensa  fu  poi  infeudato 
taiiaio  e  stipite  de'Mauni7J.  Da  Varano  da  Paudolfo  della  contea  ilella  Staccio- 
derivò  ancora  ,  per  Giovanni  suo  figlio,  In,  indi  supremo  comandante  dell'arma- 
la  famiglia  Accoramboni,  e  Gentile  stipi-  ta  confederala  d'Eugenio  IV,  e  delle  re- 
te de' Varani  ristoratore  e  signore  di  Ca-  pubbliche  fiorentina  e  veneta:  per  Irama 
merino. 01lrequesteindica7Joni,a  suo  luo-  di  Gattamelala  e  ulde  nelle  mani  de'mi- 
go  dov4Ò  riparlare  delle  menzionale  ce-  lanesi,  e  moitodi  veleno  lasciò  a'Iìgli  le- 
lebri  famiglie, delle  quali  inoltie  scrisse-  gittimati  da  iMartino  V  molle  ricchezze, 
ro:  Zazzera,  Z?(7/(^/.  nobiltà d' ndliii:  Del-  possedeiido200,oooducati,souur)aaquei 
la  famiglia  Varana,  anche  pel  ramo  di  tempi  assai  piùcospiciia  d'oggiih,  e  2000 
Ferrara.  Gcncalogics historiqaes de  les  jibbred'argento  lavorato.  Altre  notizie  di 
xMoir.oiis  Souverai/ies :  Conites  et  Ditcs  Marchesi  pure  sono  eguali  alle  narrate, 
de  Camerino  de  la  liaison  de  P arane,  onde  le  tralascio).  11  eh.  prof  Francesco 
A\\ei'\,  Roma  in  ogni  stato,i.2,[).3'j:  Ac-  Papalini,  nell'erudita  Strenna  Picena 
coi-and)OnaJamiglia,sua  origine^padro-  per  V anno  1  846,  pubblicò  la  Descrizione 
na  di  Tolentino  città,  e  sua  arme  (cioè  della  vita  di  Nicolo  Mauruzj da  Tolen- 
un  grifo  in  piedi  di  color  bianco,  tra  ver-  tino,  fatta  dal  d.''  Serafino  Belli. 
sat<j  da  4  sbarre  tnrchme  ,  sorreggente  Lacattedraledi  Tolentinoèdi  recente 
colla  destra  una  spada  e  colla  sinistra  3  slrultma,  sotto  rinvocazioue  ili  s.  Cater- 
monti,  tutto  in  campo  rosso;  di  più  dice,  vo  martire  patrono  della  cillìi,  di  cui  è  in 
che  tale  ramo  di  Gubbio  acquistò  in  Ilo-  gran  venerazione  il  corpo,  col  fonte  boL- 
uia  il  palazzo  del  cardinal  Rusticucci  e  tesimale  e  la  cura  d'anime  amministrata 
gli  dièil  proprio  nome,  e  che  se  Fabio  nel  da  3  pairochi,  ili.°  de'ipiali  «;hiamasi  vi- 
lòSg  morto  decano  della  rota  fosse  ginn-  cario  perpetuo.  L'episcopio  è  alquanto  di- 
to alla  porpora,  come  si  spelava,  la  città  stante  dalla  cattedrale,  e  tra'vesc:ovi  che 
di  Tolentino  in  memoria  dell'antica  pa-  lo  ristorarono  ricorderò  il  cardinal  Pao- 
drunanza  degli  Accoramboni  sulla  mede-  lucci.  Il  capitolo  si  compone  di  due  digui- 
sima,  avea  slabilito  di  procurare  che  fos-  tà,  la  i.'è  l'arcidiacono,  la  2.'  l'arciprete, 
se  chiamato  //  Cardinale  di  Tolentino),  di  i  4  canonici  comprese  le  prebende  del 
Sansovino,  Origine  e  fatti  delle  famiglie  teologo  e  penitenziere,  <ìi  alcuni  mansio- 
illaslri  d'  Italia:  Famiglia  Maurnzj,  nari, edi  altri  preti  echienci  addetti  all'uf- 
JMarchesi,  La  galleria  dell'  onore,  t.  2  ;  fizialura,  comeapprendo  dalliiltimapro- 
De'  Mauruzj  di  Tolentino  conti  della  posizione  concistoriale.  Leggo  in  Santini, 
Slaceiola  (li  dice  venuti  dalla  Grecia  in  che  la  cattedrale  in  origine  fu  Va  pieve  di 
Italia  per  JMauruzio  capitano  di  Uelisario,  s.  Marine  2  o/tvif/'/i/,  dedicala  alla  B.  Ver- 


»8i  TOL 

gtme  A«Hinl«,  e  (abbocaU  arca  nel  VII 
■ccolo  ìm  luogo  tldl'antica  catlctiratc;  cbe 
fu  milk  detta  ili  s.  S«l*alore,  e  dat  io 54 
ia  poi  et  s.  Calerro.  AdWlaU  vcno  il  Jct- 
tolcnpodi  Mia  edificatioac  m'mumma  be- 
Bcdelliai,  di  venne  abbfin  con  BMinMlc- 
ro,  em  m  •cguito  maotomncale  b  rilaU- 
bricarano  e  b  posscdrroiK»  sino  al  1 4<>o. 
Allora  il  motn^lrro  e  U  chie»  di  «cancro 
finnoiCMda  e  prrposiiura,  e  1'  ebbe  Ciò. 
B^llitla  Rulnoai,  iiquabi;enero«aiD«nle 
od  1  Sor  b  nuiir^nò  a  Ciiulio  II ,  da  cui 
lidi  5o8  l'efiiiCTo  1  canonici  re§<>bn  La- 
terancuM.  Foi  nfiensoe,  clic  dopo  b  qaa«i 
totale  rorioa  ddb  pleks  s.  Mariae  To- 
UMtini,  vcff«o  la  wmtìÀ  drl  «eoolo  XV'Iil 
si  «cane  all'ediBcazione  ddb  nao*a  cfaie- 
M,  sotto  il  titolo  di  3.  yLtria  .Viwh'<j,  ndb 
quab  òroutlama  si  troiarooo  i  riiua»a- 
gli  ddl'  anlicbtanmo  tempio,  cioè  alcuni 
|Ksxi  di  colonne  di  beUismno  brecciooe 
■Madwodi  gbUo  e  tomo  con  altre  granose 
tiolc,  cli«?  il  fcscoTo  FcriuzÌRi  léce  por- 
tare in  Macerata,  esc  ne ■ytr%ì  per  parte 
ddl'omancnlo  estemo  dd/allare  mag- 
giorediqodbcitteilrale.  Il  otarcitese  Rk- 
ei.  Memorie  storiche  tieile  arti  e  degli 
arti  '  irca  ìT  Ancona  ^n»tT»  che 

lacii  ^«ter^odd  secolo  Vili,  di- 

venni* mnwnta  e  non  più  adatta  a  ra- 
dwMffe  i  fedeli,  che  in  f>jlb  cunoorreva- 
no  a  orare  all'arca  dd  santo,  non  meno 
dalb  ella  cbe  daiu  proTioóa,  si  aoste- 
ro  od  1 1 56  1  beticddiioi  a  invocare  il  pn- 
Irodnio  d'Alesundro  IV, acciò  eocilasse 
i  fedeli  all'emione  d'una  ouova  d»esa; 
ed  cgU  «i  oom«po«e  coi  breve  Quo/ùa/m^ 
cbe  col  Santini  riporta,  invitando  le  di- 
ver^  ownnnilà  ddb  Marca  a  ooncorTe* 
re  aUa  eostniDone,  pd  premio  di  brghe 
indol'enxe  da  luicunoeMc.  A^iun^cbe 
'  -' >  ^ta  la  ouovacbie^aiii  essa  eretta 

.u  ^^u^v^.a'.e,epre>ciIoo(Dedi  ^/^«(vo- 
ve  che  *p*e*a  per  catledrali?)  s.  .Marine 
Toleitùid.  Ma  que»ta  lal>bnca  f<j  a' no- 
stri giorni  dntnilta,  e  sulle  sue  rovine  si 
ere^Ac  b  nuova  cattedmb ,  con  dnegno 
ùt\  conte  Fdippo  Spada.  Ktcaroda  San- 


TOL 
lini,  cheli  fà^i  di  t.  M^rìa  in  T«jlenti- 
no,  vcnnenfiBaiadabpretìche  udì  3~S 
lono  ckiaaanti  OMonicì  e  dal  p*ev.tno,  e 
consrs;ui  il  lil"  .     "  <  . 

Un  V  re^tiliùnc-  i  _        . 

I:ch(  onori  \i\  alla,  e  m  àiiacoiiegiala  eh  e 
sadrvòaqodlodicaUeJrale.iioeiMloq'ie 
sto  vescovato  a  qtieilo  tk  Macerala,  ili  cui 
didiiarò  concattedrale,  ed  innabamlo  1 1 
pievano  alla  dignità  d'arodieeono.   Xeì 
1 6  >3  poi  a'  r  1  «iugno  i  canoaid,  per  mi  • 
n.*cc*ar  b  duna  rovina,  paitarono  a«J  ut'- 
fì/iare  udU  chiesa  de  conTentuati,  in  oc- 
ea«i'>«e  che  i  religiosi  pel  poco  numero  do- 
verune*  abbaodooare  il  convento^  secon- 
do b  presarixiooi  d'  Innoccnio  X,  e  poi 
nbbhricnrono  b  cbiesa  in  modo  ostai  ptù 
de^nle.  Nd  medetimo  agno  Innocenzo 
X,  eoa  suo  breve  dicfabrò  l'altare  mag- 
guMTc  privilegialo,  come  quello  dd/aoli- 
ct  diun-i,  a  cui  i'avea  accordato  Grego- 
no  XIII  ficendolo  privilegiato  ivi  irv^tar 
di  quello  di  «.  Greg<>rto  ile  L  rhe.  Dipoi 
Benedetto  XiV  (io  vece  dell'ai  muzia  ac- 
cordata da  Suto  V)  oo«tces^  a' canonici 
l'uso  del  roccbello  e  ddia  cappa  magna 
Otiinftars.Petriiit:  L  rhe^^ì*  potersi  por- 
tare ,  iihiifue  iocorum  ,  et  cxtram  rtia/n 
Qirdinaie  legato  a  latere.  La  cattedra- 
b  dunque  fu  trasferita   modernamente 
ndb  dìiem  già  abbaziale  di  s.  Catenro, 
hdoUa  ndb  riedificauuoe  a  |mìi  eoo  ve - 
niente  e  miglior  forma,  e  di  «.Catei  vo  luu  • 
gamcnte  tratta  il  Sanimi,  del  cuUo  pre- 
statoal  santo  dalla  cbie>a  T>jleotiQ  ite,  del 
rinomalo  sarcofago  dov'  è  riposto  il  suo 
corpo,  di  CUI  pubblicò  4  tavole  di«e^nate 
dal  valente  toientinate Giuseppe  Localdli 
nato  in  Mogbaw»,  ancbe  noomato  arcbi- 
ledo  e  pittore,  di  cui  parlai  a  s.  Skvui- 
ao  (tavob  die  poi  il  Colucci  pose  nd  li- 
ne dd  L  5  deir/^afifcà/ld  Picene i.  e  ne 
riportò  gli  atti ,nparbndonc  nelle  due  £<-r- 
tere  in  piìi  luogbi.  Riferisce  cbe  s<  Citer- 
vu  pali  il  lujrlirio  sotto  Traiano,  ed  of- 
fre k  prove  e  ducumenti  dd  sno  antico 
cullo  di  santo  e  di  martire  (cdebran<lo«i 
b  sua  Cola  a'  17  ullobre),  sebbcoe  Li  2.' 


T  O  L  T  O  L  285 
qunlifìca  vedesi  Irahscmla  in  Jiver«epub-  co  d'un  solo  pezzo,  nel  piedi»l.il!o  soste- 
bliclie  e  piivale  scritture,  noancfindo  e-  nulo  da  4  leoni,  e  nella  parie  snp'^riore 
ziondio  nell'iscrizione  del  suo  saroofago,  del  lato  anteriore,  ossia  ne'due  superiori 
conieneli'anticosigillodel connine  di  To-  angoli  del  ci>peichio  parimenti  d'un  sol 
lenliao,coiriaimagine  del  santo  a  cavallo  pezzo,  oltre  due  ramoscelli  di  palma,  se- 
col  niodjo  sul  capo,  il  cui  disegno  ci  die  gnali  del  martirio,  si  veduoo  scolpite  due 
lo  stcsìo  Santini.  Questi  rac<:ouliindo  il  ri-  ligure  di  uomo  e  donna  tenenti  in  ma- 
conoscimento  delle  ss.  reliquie  chiuse  nel  no  un  volume  compiegato.  Si  voglio- 
sarcorigo,  eseguilo  nel  i  4^5,  dice  che  vi  no  in  eìse  C'Spressi  i  due  ss.  Calervo  e  Se- 
fu  estratto  il  capo  di  s.  Catervo,  che  era  veriua  coniugi,  e  che  il  volume  sia  seguo 
separato  dal  corpo,  e  fu  riposto  nel  pre-  della  dignità  senatoria,  di  cui  era  il  sauto 
parato  armadio  e  t^hernacolo  posto  sul-  insignito  quale  ex  prefetto  del  pretorio, 
l'aliare  a  lui  dedicato, ov 'è  pure  l'ampolla  e  Severina  come  moglie  oepartecipiva  le 
o  vaso  del  di  lui  sangue  ridotto  io  grumi  o.-ioriCcenze.  lo  mezzo  e  più  a  basso  è  uà 
e  polvere,teneiidosidaSantiniraccoltoda'  pastore  colla  pecorella  sulle  spalle,  ed  un 
f<'deli  nel  mai  tirio  del  snnlo  e  sua  decolla-  cane  a' piedi,  lateralmente  sorgendo  due 
zione.  Le  veneiandeo-^sa  del  protettore  di  vili  colme  di  grappoli  d'uva;  con  che  si 
Tolentino  s.  Caterve  riposano  nel  gran-  esprime,  nel  pastore,  Gesìr  Cristo  qual 
de  sarcofago  marmoreo  esistente  in  detta  buon  pastore  che  ricupera  la  pecorella 
chiesa,  con  quelle  di  s.  Settiraia  Severina  smarrita,  nel  cane  la  vigdanza,  nelle  viti 
sua  consorte  e  di  s.  Lasso  di  lui  cognato  e  l;i  vita  evangelica  del  Salvatore,  ovvero 
fiatellodella  santa, ornato  di  sculture  con  lEucaristi;!.  Nell'estremità  laterali  Sono 
figure  simboliche,  ed  iscrizione  incisa  nel-  le  ligure  di  s.  Pietro  e  di  s.  Paolo,  col  vo* 
la  parte  superiore  del  coperchio  (nella  cui  lume  in  mano  e  altro  piegato  spiedi,  il 
fascia  si  leggono  i  versi  riprodotti  coli'  i-  i.° rappresentante  il  vangelo,  i!  2.  il  vec- 
scrizionedal  Santini)senza  il  titolo  di  mar-  chio  e  nuovoTestamento.  Nella  parteop- 
tire,perciòSantini  la  ciedeoperade'primi  posta  sono  io  ovato  espressi  i  ss.  Coniu- 
anni  del  II  secolo. Il  march.  Ricci, lanto  e-  gi,  dichiarati  anche  per  laii  dalli  ghirlan- 
niinentemente  intelligente,  in  vece  opina  da  posta  in  mezzo  e  sopra  le  toro  teste, 
che  il  sarcofago  esistente  nella  chiesa  di  ambedue  congiungendosi  colle  mani  de- 
s. Catervo  può  dirsi  lavoro  del  \  Il  secolo,  sire.  Di  sopra  nelle  due  parti  fuori  deU 
e  si  riferisce  all'  epoca  in  cui  fu  la  1 .'  voi-  l'ovato  è  il  monogramma  di  Cristo,  oltre 
la  costruita  questa  chiesi,  ad  onta  che  il  le  greche  lettere  aljjha  ed  omega,  e  ne' 
Santini  ne  volesse  persuadere  il  contrario;  due  Iati  inferiori  corrispondenti  si  vetlo- 
rilevando  altresì,  che  se  egli  meglio  l'a-  noduecolombe, che  posano  su  ramoscelli 
▼esse  preso  ad  esame  avrebbe  potuto  con-  d'oiivo  carichi  di  frutti,  quali  segni  del- 
vincersi,  che  non  sarà  mai  da  ritenersi  da  Tinnocenza  di  loro  vita,  della  pace  e  dei- 
veruno,  che  quest'opera  sortisse  da  scal-  l'aùiore  verso  Dio.  Nella  parte  o  fianco  si- 
pello  romano.  Peiò  dichiara  pregevoli  tali  nislro  del  sarcofago,  in  alto  vi  è  il  mono- 
sculture  e  non  comuni,  perchè  se  non  so-  qramma  di  Cristo  m  mezzo  a  due  pecorel- 
Do  da  porsi  in  confronto  con  quelle  degli  le,  queste  simboleggiando  i  fedeli,  e  quel- 
antichi,  come  toltele  altredel  VII  e  Vili  lo  Gesù.  Di  sotto  si  rappresenta  l'adora- 
secolo, sono  meno  barbare,  e  assai  meno  zione  de'.Magi,  con  Maria  sedente  col  di- 
rozze delie  orrende  e  mostruose  figure  vin  Figlio,  al  quale  i  3  .Magi  coperti  di 
d'uomini  e  d'animali,  che  dopo  il  1000  berretto  ft  igio  fanno  le  loro  offerte.  Nel 
vennero  di  sovente  a  deturpare  le  deco-  fianco  destro  in  alto  è  pure  il  monogram- 
razioni  de'sagri  temp'i.  Il  sarcofjgo  è  for-  ma  di  Cristo  chiu<o  da  una  corona,  che 
malo  du  uu  griiu  masso  di  marmo  bian-  sembra  di  fronde  di  palme,  e  dalle  due 


liumle  le  colnriklie,  espiimcn»!  quanto  si  he  (»io»oc.tlui  p.iqnni  a  Mlcgii'i  e  ali»-  lo- 
e  tlilt».  «U'irojtposlonii^.ilo.  Di  onlli»  \ir-  IO  («.iitiiinilu- ;  cietlfilo  p.ii  *«-io»imile 
ne  flisiiiain  Ih  storia  «lc'3  fiuimiiii  ebrei,  riferii  lo  «Ila  i /iittl.»  del  secolo  |V,«l<ijio 
con  ÌVjiI>iicfoilniios«ir  Ira  tliie  miiirtlie.  eil  !a  coiiteisume  ili  CostHiilìnu  I,  non  inai 
iippri-SNo  1  i-rn!.i  ilcllu  Limosa  ululila  clic  a'u-ni|ii  ili  Tr<itanu  limilo  nel  i  i  >«,  luui 
l'empio  re  prelenJetH  «tluniitseru  ,  ed  i  giuslamente  osserva  che  iiell'  epoca  (^o- 
fanciulli  $pre77nnilola  grillarono:  Inum  slanliniana  le  «rli  erano  in  ilecailenza,  u 
J)vunicoUiimts,(jinincoilisc:l.  1  4  leo-  |ieiciò  poter  e»>fie  per  l'arie  e  una  ter 
Ili  £;!nccnli  rlie  sosleneono  il  pieiiislallo,  la  elci^anza  come  fu  scolpilo,  onclii:  .le' 
ciascuno  lieiie  Ir»  le  branche  una  croce  leinpi  posteriori.  Altre  sue  obbiezioni  le 
e  una  bambina,  ed  in  uno  vedesi  la  baiu-  accennai  di  sopra.  La  cliìevi  antica  e  io- 
l)ina  abar  le  mani  verso  la  tesla  dell'a-  Ainnla  di  s.  Cal<*r«o  po<»>edè  spioaliSiT 
niiuale.  Crede  fantini  siinbolesjjiaisi  nel  un  altro  pregievoleinoimineiilodell'.trte, 
la  croce  la  rcIiij;ione  cristiana  n.isLenle  ;  nel  mio  aulico,  ^i.inile  e  in.i^mlici  coro, 
uelle  bambine  la  maiisuelndine;  neieo-  che  per  lesciiilnrc  n  bassorilievo  in  lcf;nu, 
ni  la  lorU'77^  iiecessarìa  alla  custodia  deb  come  pe''avori  di  tarsia,  venne  celebralo 
lecosesajjie;  giacché  nel  sarcofago  si  con-  dal  eh.  conte  Severino  Servanii-Collio  di 
serva, oltre  i  corpi  de'ss.  Sellimia  e  Casso,  s.  .SVirr/V/o,inlelligenleainalorc  dellebel 
quello  dell'invino  campione  di  Cristo  s.  le  arti,  nel  \.\n  dell'  .lllnini  di  Roma  a 
Calervo,  che  con  mansiieliidine  e  (urie?.-  |i.  .>33,  con  articolo  intitolato:  Siti com 
ta  sostenne  i  lui  menti  per  la  lede,  e  die  ciclCanticn  din  sudi  s.  Ctitm'o  di  To- 
sa la  custodi.  Il  Coliicci  che  neldtscrive-  /<'«////r>.  e  poicon  Lettera  al  ch.ti\-\'. Ime- 
re  (pieslo  interessantissimo  oioniimento,  tatto  de  Miiiicis,  impressa  a  parte  co'lipi 
tenne  per  scorta  il  Santini,  dice  che  i /.to-  di  Macerala.  Eg'i  dice,  eh' era  tulio  di 
H/(A^.)  (ui  Olio  roppi  esentali  da'genlili.ne'  legno,  di  forma  (piatlrala,ed  a\eadiieoi  • 
StjioUrt,  per  simboleygiaie  la  lijilezza,  dini,  composto  di  ao  stalli  nel  piano  su  • 
e  the  l'uso  passò  a'ci-isliaiii  the  l'usaro-  pei  ini  e.  Sopra  il  coro  gii  ava  una  specie 
no  nell'ingresso  o sulle  ^;o/-/<'  de'7Vwy>//  di  trono  spoi  gente  e  guarintu  di  rosoni 
(^  .1.  per  Mgnilìcaie, secondo  il  Ciompini,  a  intagli  ri'evnti.  Ogni  sUllo  avea  3  s|>ec- 
la  vigilanza  de' vescovi,  i  (piali  dexoiio  es-  chi,  co'seilili  di  fui  ma  semicircolare  e  di- 
sere sobi  il  e  vigianti  per  richiamare  i  tra-  visi  da  appog'.;!  I.ilerali  ornati  d'aialn:- 
viali  mila  via  della  verità,  ed  i  perversi  sebi  inlagliali  ;  gli  specchi  grandi  erano 
clic  levatisi  contro  la  propria  madre,  e  co-  riempili  ili  lavori  a  intarsio,  i  minori  din 
stringerli  colle  censure;  ovvero  i  crislia-  taglia  liasxonlievo.  I  primi  rappresenta- 
Ili  che  devono  avere  la  mente  elevala  a  vano  vasi  con  fiori,  ed  altri  lavori  tli  buon 
Dio,  ed  avere  ferma  e  pn  fetta  custodia  guslu  e  di  lodevole  esecuzione  ;  i  secoli- 
delle  cose  sagre;  e  <piaiilo  a'ianciulli  Iru  di  conleiieMiuo  intagli  e  bassorilievi,  co:» 
le  braiKlie  di  bestie  cos'i  leri'ci  ,  credere  l'ii|^liami  e  funi,  con  animali  e  con  figu- 
(.iainpini  essei^  tipo  della  inaiisueludiiie,  le  umane.  Eianvi  intagliati  i  1  2  uie»i  del- 
clie  dee  usar  laCliiesa  co'uovelli  gerinu-  l'anno  iu  altrettante  tavole,  con  rappre- 
gli  del  ciìslianesinio.  Quanto  all'epoca  in  seiitazioui  allusive.  Avea  in  giro  il  genu- 
cui  il  sai  cufago  ia  scolpito,  anche  in  qiie-  ilessoiio,  ed  eiavi  anco  il  piano  iiderioie 
sto  Coliicci  è  tlisrrepanle  dairopinioiii  tli  pe'laici.  Il  coro  fu  costi  uito  in  diicdivei»! 
Pianimi,  e  con  plausibili  ragioni  non  lo  tempi,  e  da  due  di  versi  artisti;  il  1 ."  foi>e 
reputa  coevo,  né  fatln  per  uso  e  per  ope-  monaco  ,  il  1."  fu  Giovanni  Oravia  e  lo 
radc'crisliani,  sia  per  l'eleganza  dell'ese-  lini  noli4i7i  e  pare  piuttosto  co'|>cnfciei-i 
cuziniie,  inutile  per  tenersi  nascosto  e  sol-  nltiui,  e  perciò  menu  valente  dell'aldo. 
terra,sìa  pc'iuaiiifesli  emblemi  che  avieb-  L'ciiLumiulu  scrittole,  possedendo  1  disC- 


T  O  L 
i^iii  nppai'Ieneoti  a  luoUi  i^lalli  del  coro,  etl 
«vendo  acquistato  [)oizioue  dei  cornicio- 
ne intaglialo  e  due  rn-i4)iii  dc-l  Irono,  non 
cbedue  tavole  e-.[)ninf-nli  ciascuna  un  va- 
so con  iìort  in  tarsia,  nefeceeruditanìentc 
la  descrizione,  lo  però  mi  limiterò  a  ri- 
petere quella  tavola  del  disegno  dal  me- 
desimo pubblicato  con  l'articolo,  che  du- 
vea  essere  la  lavula  principale.  E>-»a  rap- 
presenta s.  Catervo  su  d'un  cavallo  ben 
bardato, edi  bellefornie.  E'  vestilo  il  san- 
to di  abili  militari;  colla  manca  regg<;  il 
morso,  e  con  l'altra  tiene  la  ciltà  merlata. 
E  preceduto  da  »in  giovane  figuralo  in 
iiic'Z7.a  persona  con  berretta  in  capo  e  con 
veste  talare  Sheila  alla  vita.  Due  cani  stan- 
no agli  estremi  lati  in  movimento  oppo- 
sto, cioè  di  correre  l'uno  avanti,  l'altro  in 
dietro.  Sopra  l'imniagine  di  '.  Caler vo  è 
spiegata  una  lisladove  è  scritto:  .-i/we  To- 
Icntiiii popido  dcftiuh'  Caterve.  Oltre  la 
cattedrale,  in  Tolentino  vie  la  collegiata  , 
Sotto  il  titolo  di  s.  Francesco,  ma  l'anti- 
co eraqiiellodi  s.  Giacomo  maggiore,  che 
vanta  anlicbis'»ima  origine,  e  già  esisteva 
Del  1233  in  quella  a  cui  successe;  poiché 
il  can.  Turchi  nel  Cainerinum  tacrum, 
dice  che  il  vescovo  di  Camerino  Giovanni 
priu)a  o  nel  142  1  l'eresse,  trasferendovi  il 
pievano  e  canonici  della  suburbana  chiesa 
di  S.Andrea  delCa>fro  Vecchio, fjrse l'an- 
tico Pago  di  TolenUnu,  a  cagione  dell'in- 
vasione e  altre  vicendecui  er.i  andata  soi»- 
getta,  per  cui  era  stato  abbandonalo,  ed  i 
parroccbianisuperstiti  cui  pievano  si  rico- 
viarono  inTolenlino,  ed  egli  sì  stabilì  nella 
chiesa  dis.  Giaco(uo,ch'era  membro  della 
slessa  pievania  e  beneulliciala.il  vescovo 
ordinò  che  alla  lesla  del  capitolo  doveste 
esservi  sempre  un  priore,  alquale  e  a'ca- 
nonici  Benedetto  XlVconcesse  il  rocchet- 
to e  la  mozzella  paonazza.  Ora  il  capitolo 
si  compone  della  dignità  del  priore,  e  di 
I  2  canonici,  con  [larrocchia  senza  il  bai- 
tislerio.  Trovo  nel  march.  Ricci, che  il  pie- 
vano o  nuovo  priore  di  s.  Giacooiu  di- 
strusse questa  chiesa  per  rifabbricarne  vi- 
cina una  nuova,  aveudogli  concesso  il  ìuo- 


1  ()  L  5!^" 

lo  la  comunità  di  Tolentino;  eJ  arterie» 

che  a'noslri  giorni  la  collegiata  fu  traslo- 
cata nella  chiesa  dis.  Francesco.Ha  un'ele- 
vata torre,ed  un  orologio  che  «egna  le  ore 
astronomiche  e  le  italiche. le  f.iii  ileila  lu- 
na ed  ì  giorni  del  mese,  come  leggo  nd 
Castellano.  Pel  narrato  fin  qui  conviene 
che  io  aggiunga  alcunedilucidazioni  »ulte 
diverse  traslocazioni  del  capitolo  e  della 
cattedrale.  Pericolando  la  chiesa  di  s.  IMa- 
riade'Tolentini,il  capitolo  nel  i6ò3  [ìasso 
ad  ulGziare  in  quella  di  ».  Fraucesco  giù 
de'conventuali.  Nel  secolo  decorso  il  capi- 
tolo, rieditjcala  l'antica  cattedrale  e  chia- 
matala s.  Maria  ■Nuova,  vi  ritornò  ad  uf- 
fiziarla,  e  poi  passò  di  nuovo  a  s.  France- 
sco. Allorché  il  governo  francese  nei  i  b  1  o 
soppresse  gli  ordini  religiosi,  il  capitolo 
della  cattedrale  temporaneamente  and»» 
ad  uffiziare  nella  basilica  di  s.  Nicola  da 
ToIenliuo.Rislabilili  gli  agiisliniani,  versu 
il  1821  tornarono  nella  loro  b.»->ilica,  fri 
il  capitolo  della  cattedrale  rifibbcic;itasi 
la  chiesa  di  s.  Calerto  e  dichiaraci  catte- 
drale dai  Papa,vi  si  »labtU.  Dopo  (li  che  ti 
capitolo  della  collegi. ita  passò  a  stabilirvi 
nella  chiesa  di  s.  Fraucesco. La  biiihca  di 
s.  Nicola  da  Toleuliuo  è  un  santuario  cele- 
bratissimo  e  di  graude  venerazione,  iu  cu- 
ra degli  agostiniani  che  «1  haiiuo  il  cuiiti* 
guo  e  bel  conveulu.Questi  religiosi  già  esi- 
stevano in  Tolenliuo  ueli2"~o,  e»'>eudt>si 
fabbricata  la  chiesa  e  il  ciui^enlo,  colle  li- 
mosinede'  fedeli  :  vi  dimorarono  sino  al 
i4^4>  sui'i'ogali  dagli  agostiniani  della 
congregazione  di  Lombardia.  In  tale  au- 
no  questi  religiosi  ebbero  la  chiesa  che 
tutlora  pos-eggono,  la  quale  era  stala  con- 
sagrala neli465  dal  vescovo  di  Cameri- 
no Andrea,  in  onore  di  s.  Nicola  da  To- 
lentino coniproteltore  dekla  città  ,  titolo 
però  che  alia  chiesa  die  Innocenzo  Vili, 
coiiiechè  Io  portava  il  convento,  il  quale 
fu  da'religiust  reso  pììi  ampio,  anzi  pare 
che  rifabbricassero  pure  la  chiesa.  Avver- 
te inoltre  il  Santini  nou  potere  con  sicu- 
rezza stabilire  l'epoca  certa  dell  lutroda- 
zione degli  agostiDiauunToleoluiOje  tra 


aB8 


1  O  L 


»lÌTei<i  niilori  <ln  Ini  lelli,  il  solo  p.  TjiÌì^ì 
Torelli, AV<'o//,/:,'o\///wV7///,]^iloi^nni()-  7, 
I  ifci  iscc  essere  il  celebre  coiiveiilo  di  To- 
lentino più  nntico  tiel  i  a5o.  Vennlami  e- 
indila  curiosila  di  ronosceila,  ne  inter- 
pellai i  superiori  dell'illnstrc  «ìrdine.i  (pia- 
li si  coinpincipivi  o  I  i^pnnilero  :  Clic  negli 
yliiììiili  .If^oslinmni  del  p.  Roteili  si  Iro- 
Ta,  clie  il  convento  dalla  congregazione 
Lombarda  passò  in  potere  dell'ordine  Ro- 
milano  di  s.  Agostino  nel  i548.  Il  San- 
tini dice  questa  chiesa  grande  per  ain- 
pie7za,  e  i  icca  di  sagre  suppellettili.  Il  ma- 
gnifico sodino  lo  lece  indorare  1'  agosti- 
niano fr.  Gio.  battista  Visconti  vescovo 
di  Teramo. L'ornamento  della  porla  mag- 
giore, cli'è  di  marmo,  fu  ordinato  d<ilsul- 
lodalo  Nicola  M;uiru7J  ;  e  siccotue  vi  fu 
posto  il  di  lui  slemma,  alcuni  crederono 
che  i  Maurn/j  avessero  edificalo  la  chie- 
sa. Nondimeno  trovo  nel  Colucci,  Tolcti' 
tino  illustrtito,  che  Nicola  j\latiru7J  im- 
piegò 5o  libbre  d'  oro  per  la  canoni/za- 
rione  di  s.  Nicola, contribuì  altra  somma 
per  la  dotazione  tli  i  ■?.  leligiosi  di  coro, per 
le  magniliche  fabbriche  ,  che  parie  lice 
e  pai  le  ordinò  che  si  facessero  nel  conven- 
lo,  conforme  elfelluaiono  gli  eredi.  Di 
più  imparo  dal  march.  Ricci,  che  Nicola 
IMauru/j  riunendo  alla  perizia  militare, 
intelligenza  e  gusto  alle  arti  ed  agli  slu- 
di, e  menlre  ve<leva  quanto  e^si  fioris- 
sero in  Firenze,  volle  eccitarne coll'esem- 
pìo  i  suoi  concittadini,  ordinando  all'ar- 
chiletlo  fioienlino  Giov.Tnni  Rossi,  che  si 
portasse  a  Tolentino  ed  ivi  a  sue  spese  si 
costruisse  la  porla  maggiore  ili  s.  Nicola. 
Furono  da  Venezia  trasportati  i  marmi,  e 
con  (]ue.sli  si  eresse  una  fabbrica, che  tanto 
per  la  tua  ricc-he77.n,(pi.'inlo  per  restrema 
prerisiiinenel  lavoio  sarà  mai  >eu»preap- 
prez7ata  come  un  monumeiilo  pregevole 
dell'arte.  Il  Riici  riporta  puic  l'epigrife 
che  vi  fu  scolpila  sulla  porla,  ed  «niilo- 
ga  al  narralo.  La  facciata  esterna,  pari- 
menti di  marmo,  fu  eseguila  d'ordine  «lei 
medesimo  vcsco\o  tli  Tei  inno,  con  ukjI 
ta  speta;  quindi  nel  secolo  ducur;»»  iu  ri- 


T  O  L  I 

slornta  e  ridotta  in  miglior  lorma.  M*»-  ^ 
glio  ciò  dr«crivcsi  dal  iiinichese  Rieri:  e- 
gli  dice,  che  terminate  le  sculture  della  . 
porla,  rimase  la  facciala  rustica  finché  nel 
i'\^\  mq.'  \  i«conti  a  sue  spese  la  compi  e 
incrostò  di  marmo  bìanco;e  sostituì  aUiiii* 
palcaliii  e  a  cavalli,  una  volta  pian:i,cnn  ri*  - 
porti  d'arabeschi  di  legname  intagliati  e 
riccamente  dorati,  figurando  nel  mezzo 
l'arma  geiililuia  del  prelato, con  epigrafe  e 
iscrizione  che  riprodusse;  avvertendo  «he 
la  facciata  nel  1761  venne  rinnovala  tla* 
frali  del  convenir),  come  si  ha  dHll'iscriz-io- 
ne  pure  da  Im  rìpoiiala.li  p.  Civalli  par- 
lando di  Tolentino,  presso  Colucci,  yliiti- 
clììtà  Picene  t.  2  5,  p.  8 1 ,  d  ice  che  i n  1 1  ne-  \ 
sia  magnifica  chiesa  si  venera  il  corpo  di 
s.  Nicola  da  Tolentino,  e  si  mostiauo  le 
sue  braccia;  che  in  un  tabernacolo  d'ar- 
gento si  conserva  un  vaso  di  pietra  col  suo 
sangue  agghiaccialo;  e  che  in  un  cassetti- 
no  d'argentosi  custodisce  un  lenzuolo  in- 
sanguinalo  ,  quando  vi  furono  involli  i 
bracci  ila  quello  che  cercò  rubarli,  il  qua- 
le lenzuolo  si  vede  gettar  continuamente 
inuma:  aggiunge  che  si  mostra  il  basto- 
ne col  cjuale  fu  percosso  dal  demonio,  il 
suo  cilizio  di  ferro  e  altre  cose.  Notai  nel- 
la biografia  di  s.  .Xicnlii  da  Tolentino, 
e  nel  ve'.  XL,  p.  So^,  parlando  del  co-  ' 
mime  dis.  Angeloin  l*(nilano,eheinipic- 
slo  luogo  e  non  a  Tolentino  (come  erro- 
neamente dissero  il  iMarchesi  e  altri,  su 
di  che  può  vedersi  il  Colucci  nel  Tolrn- 
lino  illii.itrnlo  a  p.  81,  dove  convenen- 
do che  a  s.  Angelo  in  Ponlano  resta  il  v.in- 
lo  dc'nat.ili  di  s.  Nicola,  nieiitic  Tolen- 
tino gloriasi  pìssedenie  le  sanie  spoglie 
per  esservi  morto;  tuttavia  ragionando 
della  disceuilen/a  Varana,  Accorimbona 
e  Maiiruzia,  e  the  A  Itone  fu  avo  ih  Com- 
pagnone, foise  quel  Conipiignonc  marito 
di  Amata  ,  da  cui  dopo  il  lasso  di  circi 
9,0  anni  di  maliimomoe  dopo  il  pellegri- 
naggio a  Bari  a  venerar  le  osta  di  s.  Ni- 
cola arcivescovo  di  Mira,  potè  nascergli 
1111  figlio, che  perciò  chiamnrono  Nicola, 
nel  castello  di  s.  Angelo  m  Ponlano,  ma 


T  ()  L 

essere  i  suoi  antenali  originari  da  Tolen- 
liiHi),  c!)J)e  il  santo  agnsliniano  i  natali,  e 
prima  che  l'illustre  terra  facesse  la  sua  de- 
dizione a  Tolentino.  Tutlavoita  il  glorio- 
so santo  fudenoniinatoda  tutti  di  Tolen- 
tino, a  cagione  del  lungo  domicilio  quivi 
fatto  nel  convento  del  suo  benemerito  e 
veoerando  ordine  eremitano.  Alcuni  lo 
dissero  canonico  regolare  di  s.  Salvatore 
in  Tolentino,  prima  di  rendersi  dell'or- 
dine di  s.  Agostino,  e  suU'  epoca  di  sua 
Iteata  morte,  avvenuta  in  Tolentino  a' ro 
settembre,  vi  è  dillerenza  d'opinioni,  cioè 
neh  3o6, 1  3o8  ei  3oq.  La  causa  per  la  sua 
canonizzazione  fu  cominciata  da  Giovan- 
ni XXII,  pioseguita  da  Urbano  VI,  ed  ef- 
fettuata pel  numero  stragrande  di  mira- 
coli, da  Eugenio  IV  nella  festa  di  Pente- 
coste a'5  giugno  i44^>^'''i^^^'t^st'^  ''  t^oii- 
temporaneo  dii.rista  Infessurn,  e  il  dotto 
agostiniano  e  Sacrista  Rocca,  e  non  co- 
me riportano  il  Rinaldi  e  il  Xovaes.  il  i .° 
fobl)raioi447>  questa  essendo  la  data  del- 
la bolla  Licet  Militanf;  di  canonizzazio- 
ne, presso  il  Bull.  Roin.  t.  3,  par.  3,  p. 
o'^y  come  ho  riscontrato,  stabilendone  la 
festa  nell'anniversario  del  suo  transito.  Il 
Papa  fece  la  funzione  nella  basilica  Va- 
ticana, e  da  questa  partì  co'cardinali  e  il 
clero  piocessionalmente a  celebrar  la  mes- 
sa nella  chiesa  di  s.  Agostino  del  suoor- 
dine  (della  quale ripnriai  nel  voi.  LXXV, 
p.  217  pe'  grandi  abbellimenti  e  restau- 
ri che  vi  si  stanno  operando),  onde  nac- 
que l'errore  di  alcuni  sul  luogo  com'  era 
avvenuto  pel  ten)po,  e  pub  leggersi  in 
Venuti,  Numism.  Pont.  Rom.  p.  g,  che 
liferirono  fatta  la  canonizzazione  in  det- 
ta chiesa.  Imperocché  il  Papa  volle  e- 
ternare  la  memoria  della  canonizzazio- 
ne con  far  incidere  una  medaglia,  il  cui 
Conio  tuttora  si  conserva  nella  zecca  pon- 
tifìcia, come  ricavo  dalla  Scric  de'  conii 
di  medaglie  pontificie.  La  descrizione  e 
il  disegno  si  può  vedere  nel  p.  Donanni, 
Aumisnì.  Pont,  t.i,  il  quale  prende  ar- 
gomento di  parlare  eruditamente  delle  ca- 
uouizzazìoni, descrivendo  quella  dis.  iS'i- 
vni.  i.xxvi. 


T  O  L  289 

cola.  Rappresenta  la  medaglia,il  Pipa  con 
triregno  sotto  il  trono,  assistito  da'cardi- 
nali  e  vescovi  mitrati,  che  legge  il  decreto 
della  canonizzazione  di  s.  Nicola,  avanti 
l'altare,  ed  in  aria  si  vede  lo  Spirito  santo 
laggiante.  In  giro  vi  è  l'iscrizione:  T/rr>- 
l(7i  Tolentinaiis  Sancii ta<f  CclchrisRcd- 
dittirj  e  oell'esergo:  Sic  Triuniphant  K- 
lecti.  Nel  rovescio  poi  è  l'eiTigie  d'Euge- 
nio IV  con  triregno,  camauri  e  piviale 
ricamato.  Sisto  V  colla  bolla  Srinrta  Ro- 
mana, de'23  dicembre  i585,  Bull.  cit. 
t.  4>  pai'-  4j  P-  552,  concesse  l'udizio  e 
messa  col  rito  doppio  a' 1  o  settembre,  la 
qual  concessione  fu  rinnovata  dalla  con- 
gregazione de's.  riti  a'20  settembre  r  670. 
Urbano  Vili  cnl  breve  Exjmni nohis-,(\e 
23  gennaio 1 638,  Bull.  cit.  t.  6,  par.  2, 
p.  I  2q,  proibì  agli  agostiniani  scalzi  di  far 
dipingere  s.  Nicola  e  s.  Agostino  col  loro 
abito,  essendosi  di  ciò  lamentati  gli  ago- 
stiniani calzati.  Fra  le  molte  vite  che  ab 
biamo  di  s.  Nicola  da  Tolentino,  deno- 
minato Taumaturgo  per  la  copia  de'mi- 
racoli  operati  per  virtù  divina,  ricorderò 
soltanto  quella  che  scrisse  l'agostiniano 
Ambrogio  Frigerio,  la  quale  dopo  3  edi- 
zioni di  Camerino  1378,  di  Ferrara  r  588, 
di  -MilanoiGiS,  fu  ampliata  dal  p.  Gia- 
como Alberici  e  stampata  in  Roma  nel 
I  63o,  e  l'altra  scritta  dal  p.  Ghezzi  e  pub- 
blicata in  Padova  nel  i  729.  Delle  reliquie 
di  s.  Nicola  che  sono  in  P>.oma,  discorre 
Piazza  neW  Enicrologio  di  Roma  a'  i  o  set- 
tembre, ed  in  quali  chiese  celebrasi  la  sua 
festa,  eoo  indulgenza  plenaria  per  tutta 
l'S.'^ins.Agostino  oltre  nella  propria  e  ma- 
gnifica, già  degli  agostiniani  scalzi  e  ora 
delle  Batti  siine  [F.).  Anche  a  Pane  ri- 
cordai quello  che  si  benedice  e  dispensa 
per  la  sua  festa, e  da'superiori  dell'ordine 
si  porla  al  Papa  con  l'elBgie  del  santo  no- 
bilmente impressa  in  seta  e  ornala  di  mer- 
letto d'oro.  I  tolentinati  elessero  il  santo 
per  loro  comprotettore,  ne  sperimentano 
il  pati  ocinio,  e  nella  sua  chiesa  ne  venera- 
no col  sagro  corpo  le  poitentose  e  mira- 
bili sue  braccia,  le  quali  prodigiosamente 

19 


ac)o  T  O  L 

govenlr  siidnndo  vivo  sangue,  prosagisro- 
no  infoi  liinìì  e  cnlnmità  ;illn  (  liicsn  e  nlln 
ic|nil)))licn  ciislinnn,  r(jmr  fnlnlnictile  si 
vendcù  noico'sticccssi  ihjiloialjili  avveni- 
menti;  per  cui  sono  cti.slodile  con  somma 
gelosin,  eil  una  cliinve  la  conserva  il  mogi- 
strnto  municipale.  Il  Santini  ci iliè  l'elenco 
dcll'cpocliein  cui  si  iinno\nrono  le  prodi- 
giose elliisioni  di  sanane,  scaluiilo  e  tia- 
iiiandalo  dalle sngialissiuie braccia  di s. Ni- 
cola, che  qui  riferiiò.  Lai.'  narrasi  segui- 
ta neli34>,  allorché  fiuono  al  santo  re- 
cise dal  corpo  le  braccia,  miracolo  che  fu 
accompagnalo  da  due  altri  prodigi;  poi- 
ché r  involatore  notturno  fr.  Deodato  o 
Teodoro    tedesco,  converso  dell' islesso 
orduie,  fu  arrestato  da  una  forza  invisi- 
bile dentro  il  chiostro  del  convento,  fin- 
ché appaisa  1'  aurora,  pentito  e  dolente 
del  gra\e  fallo  commesso,  lo  confessò  nel 
restituire  le  s.  braccia  :  a|ipena  queste  fu- 
rono consegnale  nelle  mani  del  priore  stil- 
larono una  manna  bianchissima.  Fu  al- 
lora che  per  sicurezza  venne  nascosto  il 
corpo  di  s.  Nicola,  e  tuttora  s'ignora  il  sito 
della  stessa  chiesa  che  lo  racchiude.  La  2." 
avvenne  neh 4 '^2,  la  3.'nc!i5i(),  la  4-" 
nel  1^17,  la  5."  nel  1  522,  la  6.'  nel  1  ,^26, 
lay.'nel  1  570,r8.''nel  i  5'j^,\af).'nt\  1 594, 
la  I  o,'  nel  1 606,!'  1  1  .*  nel  1 6 1  eia  1 2.'  nel 
1 6 1  2,  la  1 3.*  nel  1 G 1 4>  la  1  4-"  nel  i  GaS, 
in  I  5.'  nel  1  G4 1  ,la  1 G.'  nel  1 G4'),  la  i  7.'  nel 
iG;7(')  nel  pontificalo  d*  Alessandro  VII, 
il  (juale  dopo  aver  letto  il  processo  del  se- 
gnilo trasudamento  sanguigno,  nel  me- 
desimo Sdisse  su  a  capo  per  titolo  que- 
.ste  ^aiQÌe.JnslriimrntKfii  Fidiì  rontinens 
rinniitilioncs  sani^ninis  (Iì\'i  Nicolai  Tn- 
lvntiii(iti.<!.  f'crlii  Jisit  saiìgitinr  prncdi- 
ratìììiSySniicttnii  esse  conslritctaìiìKcclc- 
siani,  clsaiiguiiic  salirti  Nicolai  narra 
miiscssc  protcctani.  Questo  Papa  e  il  pre- 
decessore Sisto  V,  dichiararono  il  santo 
diicnsore  ilella  chiesa  caltolira.  La  1  H.'et 
fusione  sepiù  nel  1  (>i>*),  In  i  «).''nel  1  G7  1  ,la 
20."  Ufi  ilirG.la  9  I  .' nel  1  <>77,  la  22." 
itcl  I  ()7y,l»  2  3.  nel  iG()H,la  24. 'nel  iGqq, 
la  25.' nel  I  700,  Altre  e  più  estese  noli- 


T  0  L 
zie suirerfusionìsanguignedclle  braccia  di 
s.  JN'icola,  si  ponno  trovare  ne"  suoi  bio- 
i;rafi,come  nel  libro  di  fr.  NiojIu  Girola- 
mo Ceppi  agostiniano,  e  ne'liollandisli  q' 
IO  sellembie.  psella  cappella  dedicata  al 
santo.  Ira  gli  altri  pregevoli  oggelli  d'ori- 
ficeria  addetti  al  di^in  culto  della  basili- 
ca, esiste  un  reliquiario  che  venne  desti- 
nalo e  serve  tuttora  a  racchiudere  due  taz- 
ze di  terra  colla  verniciata,  ed  il  bomba- 
ce,  col  quale  fu  raccolto  il  sangue  prodi»  1 
giosamente  sgorgalo  dalle  sagre  braccia  ' 
di  s.  ^icola  (piando,  dopo  decorsi  /\0  anni 
dalla  morte  di  lui,  gli  vennero  recise  per 
divozione  ilal  mentovalo  frate.  Questo  re- 
li(|uiai'ioessendo  d'un  lavoro  classico  della 
pili  elegante  architettura  del  secolo  XV, 
eseguito  colla  massima  diligenza  e  con  ma- 
gistero d'arte  veramente  sublime,  e  non 
ancora  da  veruno  descritto,  vi  supplì  il 
già  encomiato  couteServanzi-Collio,  che 
ammiratore  di  quest'opera  condotta  con 
mirabile  artificio,  la  fece  disegnare  e  in-  | 
cidere,  quindi  colla  sua  illustrazione  pub- 
blicò col  n.'^3del  l.  22  dell'. ///'//m  di  Uo- 
n)a,  ed  anche  con  opuscolo  a  pnrle(sulla 
copertina  del  quale  vie  lelenco  de'di  lui 
(il  scritti  pubblicati,  riguardanti  biogra- 
fie,archeologia  sagra  e  profana,  belle  arti, 
e  storia  massime  patria)  iulilolatu:  /\(7/* 
lif/niario  nella  hiisilica  di  s.  Nicola  in 
Tolentino  descritto  dal  conte  Scrvanzi- 
Collio  cavaliere  i^erosoinnitiino,  Mace- 
rata i855.  Non  intendo,  per  brevità,  ri- 
produrne la  descrizione,  ma  solo  ne  darò 
un  fugace  cenno.  Si  compone  questo  re- 
liquiario di  piede,  di  fusto,  e  di  unii  laz- 
za coperchiata  per  conservarvi  le  delle  re- 
liquie. La  follila  di  essa  è  rotonda  schiac- 
ciala,soi  montata  da  un  pinocchio,  che  ser- 
ve di  pomo  [)ci  aprirla,  ron  minutissimi 
ornamenti  di  trafori  eleganti,  e  dovea  es- 
sere arricchita  di  pietre  preziose,  f  pure 
suviaslaln  la  ta77n  da  una  teca  munita  di 
CI  istallo  con  riuiinaginein  rilievo  delCio- 
ctfisso.  Il  piede  e  fusto  è  obbellilo  ila  ava- 
riati e  bellissimi  lavori,  e  nel  piatto  del 
piede  sono  le  insegne  di  Lodovico  Miglio- 


TOL 
rati  dallo  zio  Innocenzo  VII  fatto  marche- 
se della  Marca  neli4o6,  poi  divenne  si- 
gtioie  di  Fermo  e  morì  nel  1 4^8,  olire  le 
ertigiedi  lui  e  d'una  delle  sue  mogli  proba- 
bilmente; dappoiché  nella  metà  del  nodo 
('^' fusto,  in  caialleie  gotico  di  smallo,  ap- 
parisce dalla  leggenda  ch'egli  fu  ilcom- 
luittenle  del  relicpiiario.  Sopra  il  nodo  po- 
se l'orefice  un  lanternino,  esagono  come 
il  piede,  splendidamente  ornato  «la  6  e- 
dicole  con  arco  acuto  a  trifoglio,  da  cu- 
polini o  mezze  cupole  squamale  che  cuo- 
prono  torri  merlate,  da  6  staine  nell'e- 
dicole, cioè  sono  ripetute  3  volte  la  figu- 
ra di  s.  Nicola  e  altrettante  quella  d'un 
vescovo  che  pare  s.  Agostino  dottore  e  di- 
fensore della  Chiesa  e  fondatore  dell'or- 
dine eremitano,  e  da  altri  minuti  lavori 
di  stile  gotico,  veramente  meravigliosi  e 
di  gentile  disegno.  Alcune  immagini  di  s. 
Nicola  da  Tolentino  del  secolo  XI V  al  XV 
si  vedevano  con  il  sole  nella  mano  sini- 
stra, e  nella  destra  col  giglio  e  anco  insie- 
me alCrocefisso,  ovvero  con  libro  col  mot- 
to: Pracccpta  Patris  mei  servavi  sem- 
per.  Tornando  alla  chiesa,  Bonifacio  IX 
con  bolla  kal.  incn-tìi  pont.  an.  xi,  con- 
cesse l'indulgenza  plenaria  nella  domeni- 
ca dentro  l'B."  della  festa  del  santo  (dun- 
que si  celebrava  prima  d'Eugenio  IV)  nel- 
la stessa  guisa  della  Porziuncola,  a  chi 
visitasse  la  chiesa  che  racchiude  il  suo  cor- 
po, la  quale  fu  confermala  da  altri  Papi. 
£  Pio  VI  col  breve  Snpremus  ille,  de' 
27  giugno  1783,  Bull.  Rom.  cont.  l.  7, 
p.  2  1 5,  confermò  i  privilegi  accordati  alla 
chiesa  di  s.  Nicola  in  Tolentino  da  Boni- 
facio IX,  Eugenio  IV,  Sisto  V^  e  Clemen- 
te X,  e  dello  slesso  altare  privilegiato  per- 
petuo da  lui  concesso  nel  1  7 79,  e  per  au- 
mentare splendore  a  così  insigne  santua- 
rio,l'elevò  al  grado  di  basilica  minore  <:•«/« 
omnibus,  et  .singulis  privilegiis,  gratiis, 
praeeminenliis,  cxemptionibus  et  iìiclul- 
tis.  Il  Marocco,  Monuineiiti  dello  Slato 
Pontificio  t.  i3,  errò  nel  chiamare  cat- 
tedrale la  basilica  di  s.  Nicola,  dandone 
questa  descrizione.  Superbissimo  è  \\  mur- 


TOL  291 

moreo  ingresso  gotico,  formato  con  eccel- 
lenti fogliami  e  intagli.  La  chiesa  è  sagra 
a  s.  Nicola  daTolenlino,e  vi  si  conserva- 
no le  sante  di  lui  braccia,  meritando  mol- 
to riguardo  il  così  detto  cappellone  (sot- 
to di  esso  fu  occultato  il  corpo  di  s.  Ni- 
cola, dopo  la  recisioue  delle  braccia),  ove 
a  fresco  sono  espressi  i  miracoli  da  lui  o- 
perati,  venendo  tali  dipinture  riputate  del 
Ciiotlo  famoso, e  ne  costituiscono  il  prin- 
cipale ornamento.  L'urna  marmorea  che 
ne  rinchiude  le  ossa  è  fatta  a  guisa  di  al- 
tare, e  sopra  di  essa  vi  è  la  statua  in  mar- 
mo del  santo,  ed  eretta  da  Pietro  Milli- 
ni  nobile  causidico  romano.  Nella  sontuo- 
sa cappella  del  medesimo  sauto,  osservasi 
un  quadro  a  destra,  secondo  Marocco,  e- 
sprimente  la  peste  di  Tolentino, dalla  qua- 
le per  opera  del  s.  Eroe  venne  il  popolo 
liberato,  e  l'autore  fu  Stocco  napoletano. 
11  quadro  di  contro  rappresenta  l'incen- 
dio del  palazzo  di  s.  Marco  di  Venezia,  ar- 
restato per  miracolo  del  medesimo  santo, 
ed  è  una  famosa  pittura  di  Paolo  Vero- 
nese. Quanto  Marocco  dice  de'due  quadri 
in  tela  è  inesatto,  poiché  fu  il  veneto  An- 
tonio Canal  detto  Tonino  ei\  Canaletto  j 
che  dipinse  l'incendio  del  palazzo  de'dogi 
di  Venezia  ,  estinto  prodigiosamente  col 
solo  gettarvisi  uno  de'piccoli  pani  suddetti 
che  si  benedicono  e  dispensano  nella  festa 
di  s.  Nicola;  l'altro  quadio,  opera  di  Mat- 
teo Stocchi, rappresenta  il  santo,  che  libe- 
ra Genova  da  fiera  peste.  A mbeduei  qua- 
dri furono  donali  alsantuario  in  testimo- 
nio di  perenne  riconoscenza,  il  I.  dalla  re- 
pubblica di  Venezia,  il  2.°  da  quella  di  Ge- 
nova.Noterò  ancora,  che  scrisse  il  march. 
Ricci,  esistere  due  grandi  tele  nella  m.ig- 
gior  cappella  di  s.  Nicola  da  Tolentino,  u- 
niche  opere  che  possiede  la  Marca  del  va- 
lente Giovanni  Carboni  da  Sanseverino, 
uno  de'mialiori  allievi  del  Camassei.  Ora 
i  religiosi  agostiniani  hanno  nobilmente 
restaurato  tutta  la  chiesa,  massimamente 
il  solhtto  della  nave  grande,  e  la  magnifi- 
ca cappella  dis.  Nicola  elegantemente  ab- 
bellirono. Oltre  gli  eremitani  di  s.  Ago- 


aga 


T  O  L 


sii  IH),  vi  sono  in  Tolcnlino  i  cappuccini 
ed  i  uiinoi  i  usscrvnnU.  1  c.ippuccini  inrun- 
vi  ammessi  iieli53c),  in>ÌLine  a  s. Strad- 
ilo ilj  Monte  Granaio  (il'iiUi  i  religiosi  ili 
santa  vita  fioi  ili  nel  convento  tratta  San- 
imi), nella  chiesa  e  convento  ili  s.  l'it^tro 
a  Pianciano,  iungi  circa  un  miglio  ilalla 
città,  nella  quale  nel  i  599  passarono  ()cr 
ilesiilerio  ile'loleiitinali  edilìcali  ilal  gran 
Lene  clic  facevano,  nella  chiesa  e  convento 
ili  s.  Minia  (li  Coslanlinopoli,  meiliaiitc 
la  {jenciìca  Lnnra  Zainpeschi  veilova  l'a- 
ri^ani,e  l'applicazione  ilc'beni  il'un  cano- 
uicato  della  cattedrale,  l'annienti  i  niiiio- 
ri  osservanti  stavan(»  nel  suburbio  nel  con- 
vento di  Cesolone  non  più  esistente,  colla 
chiesa  di  s.  Maria  poi  di  s.  Diego  delia  fa- 
miglia patrizia  l'acc.  In  tale  convento  nel 
I  3;-?.  slanziavanoglialtriiVancescaniCla- 
rcni, riuniti  neliSiy  a'minori  osservanti. 
Amando  i  tolentinali  di  meglio  fi  eqneu- 
larne  la  cliiisa,  nel  161  ì  li  ft^iero  trasfe- 
rire nella  città.  Oltre  questi  dueconventi, 
vi  Sono  i  monasteri  delle  monache  di  s. Te- 
resa e  di  s.  Caterina,  li  i."  delle  cai  tne- 
litane  scalze  fu  cretto  dal  cardinal  Mar- 
e  Antonio  Colonna,  e  nel  1779  vi  spedì 
da  Roma  I  4  novizie.  Il  2.°  delle  benedet- 
tine cisleiciensi  ebbe  la  seguente  origine. 
Ridolfo  Vaiani  nel  1  384 con  disposizione 
testamentaria  ridusse  la  pro|)iia  casa  a 
ospedale de'po veri, ma  siccome  in  T<jlen 
tino  eravi  l'antico  ospedale  di  s.  Salva- 
tore snilicienle  al  ricevimento  e  mante- 
nimento de'p(jveri,  Gregorio  Xlll  e  Si- 
sto \  derogando  alla  disposizione  del  Va- 
latii,  convertirono  l'ospedale  in  mona- 
stero delle  cistcrciensi  e  fu  aperto  nel  1  Gio. 
Anticamente  in  Tolentino  e  ilinloi  ni,  ol- 
tre i  benedellini  e  i  flli[ipini,  vi  l'uroiio  i 
icligiosi  di  S.Antonio  abbate,  con  chiesa 
irelta  nel  secolo  Xlll.  i  silvcstiiiii  piima 
nel  declinar  del  secolo  Xlll  nel  subui  ba- 
lio s.  Mulleo  de  Dura, e  nel  1 527  in  città 
nella  chiesa  di  s.  ^icoladi  l'ari  (amixdne 
non  pili  esi>lenti),igii(jlainiiii  colla  chiesa 
dis.  V  il(.,i  I.  Ili,  .Nc.iiii  del  3." online,  ed  i 
Luuvculuuii  culla  chiesa  di  s.  Francesco, 


T  OL 

la  qii.ile  divenne  un  lem[)0  cattedrale  e  il 
cniivenlo  episcopio,  unendosi  le  rendile 
ile'3  ultimi  ordini  al  seminario.  Il  ricor- 
dato conventuale  p.  Civalli,  nella  sua  /  /• 
Mf/i.  liuiiiKilr  o  Mcmortr  stornile  de* 
Inolili  (Iella  jìi-o^'iiiciii  del  Li  Mmeii,  ci 
dà  |)ure  le  notizie  del  concento  e  chiesa 
di  S.Francesco  de'conventuali  vicino  al- 
la piazza,  in  sito  grande,  dichiarando  il 
ten)|)io  uno  depiu  belli  cheaveaiioi  re- 
ligiosi nella  provincia,  edidcato  nel  1  2  5">, 
e  ricordando  i  religiosi  di  santa  vita  che 
vi  fiorirono,  massime  lolentinati,  e  vene- 
randovisi  la  lesta  del  b.  ir.  Tommaso  da 
Tolentino  niarlorialu  in  Civilale  Tana 
nel  1  322.  Vi  furonoancora  nella  città  al- 
tre monaclie,  come  le  agoslini.ine  di  s. 
Lucìa,  le  monache  di  s.  Giovanni,  (|uelie 
di  s.  Agnese,  originale  nei  1298  da  pie 
donne, die  dai  vescovo  di  Camerino  rice- 
verono la  regola  delle  rncciiiuse di  s.  Da- 
miano, [)oi  delle  di  s.  Chiara,  ponendosi 
le  religiose  sotto  la  direzione  de'tìance- 
scaiii  di  Tolentino,  ma  il  formale  mona- 
stero di  clausura  fu  eretto  nel  1  599.  Par- 
lando il  Santini  dellecase  |>ie  di  donne  in 
Tolentino,  celebra  quella  fondata  nel  de- 
corso secolo,  per  le  zelanti  e  instancabili 
premure  del  benemerito  parroco  Anton 
Francesco  INIarinelli  tolentinale,  il  quale 
colle  limosinu  da  lui  raccolte  mantenne 
per  1  canni  la  casa  perlepoveregiovani  pe- 
ri colali  ti;  qui  odi  al  lo  slabili  mento  di  sì  bel- 
l'opera  [tia  concorse  la  teslamcnlaria  ili- 
spoii/.ione  del  patrizio  INicola  l'eretti  o- 
riundo  milanese,  e  le  oblazioni  de'nobili 
e  facoltosi  della  città;  finché  neli77G  il 
vescovo  l'eruzzini  ne  eseguì  la  formalee- 
re/ione  sotto  il  titolo  dille  (h/ìine,  Pio 
W  gli  assegnò  annui  5o  scudi  dalle  ren- 
ililedel  seminario, 0  tosto  ilivenne  lìoren- 
le.  Vi  èpurel'oi  fmotrolio  maschile  o  pio 
istituto  fondato  per  l)eneiìceiiza  di  Leo- 
ne XII,  anche  per  sottrarre  i  poveri  dal- 
l'ozio e  dulia  misi;!  ia. 11  seminario  con  otti- 
me istituzioni  lioiiscc.  Vir  ilginnasio,eil 
ima  ieltcìaiia  accademia.  Il  Siinlini  [tarla 
di  7  conirulcrnilc:  ia  i.'clie  ha  in  cura  io 


TOL 

spedale  di  s.  Salvatore,  già  esistente  nel 
1470,  con  chiesa  propria;  la  i/dis.  Gia- 
como, egualmeutecon  sua  chiesa;  la  3.^di 
s.  Giuseppe  creila  nella  chiesa  di  s.  Ni- 
cola di  Bari,  già  de'  silveslriiii  ;  la  4-"  e 
la  5/  nella  chiesa  della  Carità,  una  con 
tal  nome  che  esisteva  già  nel 1 554,  l'id- 
tia  del  ss.  Sagramenlo  o  Corpo  di  Cristo 
che  già  fioriva  neli5o3;  la  6.''  di  s.  Ca- 
terve o  della  ss.  Trinità,  le  cui  memorie 
rimontano  al  i5o4;  la  7.^ di  s.  Nicola  o 
s.  Nicoliiio,  già  esistente  nel  I  326,  e  nella 
chiesa  omonima  neliy  16  vennero  i  filip- 
pini.Non  manca  del  monte  di  pietà,  e  di  al- 
tri utili  stabilimenti.  Il  moderno  e  piccolo 
teatro  dell'Acpiila  si  ammira  per  la  grazio- 
sa architettura,  e  perla  vaghezza  degli  or- 
namenti. M'istruisce  il  march.  Ricci, che 
doinicilijilosi  aTolentino  il  sulloilato  Lo- 
calelli,  a  istruire  la  studiosa  gioventù  nel 
disegno,  il  pubblico  volendosi  giovare  di 
sua  abilità,  neli7q5  gli  allogò  il  disegno 
e  pittura  di  tal  teatro;  e  parve  che  le  gra- 
zie gli  avessero  temperalo  le  tinte,  e  gui- 
dato \\  pennello  nelle  figure  ed  ornati  de' 
parapetti  delle  loggie,tutle  degne  del  cri- 
stallo; ma  da  conservarsi  piuttosto  in  una 
galleria  per  discernere  i  pregi  soll'occhio, 
che  in  vasto  locale,  dove  appena  si  distin- 
guono. Del  resto  il  dotto  scrittore  cele- 
bra il  valore  arlisticoe  le  virtù  morali  del 
Locatelli. 

Ora  anche  col  Santini,  e  con  l'ordine 
da  lui  tenuto,  passo  a  ricordare  gl'illustri 
tolenlinati  che  fiorirono  per  santità  di  vi- 
ta edignità  ecclesiastiche,  per  scienza,  per 
valore  guerriero  e  per  altre  virtù:  però 
lo  storico  patrio  di  ciascuno  ci  die  le  no- 
tizie biogrn^che.  Il  b.  Tommaso  Capec- 
cioni  martire  francescano,  missionario  in 
Armenia,  il  cui  re  l'inviò  ambasciatore  a 
Clemente  V,  ed  a're  di  Francia  e  Inghil- 
terra, intli  martirizzato  in  Tauma.  Il  b. 
Martino  religioso.  Il  b.  Giovanni  e  altro 
1).  GiovaiMii  agostiniani.  Il  b.  Placido  Be- 
nadduci  cisterciense.Tranne  questi, ilTur- 
chi  ancora  registrò  gli  altri,  in  imo  a  s. 
Calervo  e  soci  martiri,  ed  a  s.  Nicola  da 


TOL  293 

Tolentino.  In  lettere  fiorirono:  Marco  Ac- 
cursio gim-econsulto,  e  lo  fu  pure  il  figlio 
Francesco.  Il  p.  Girolamo  Giacobilli  fran- 
cescauoconfessore  dell'imperatore  Rodol- 
fo li  (non  però  nel  i339),  e  dell'  istesso 
ordine  il  p.  Antonioinqmsilorenell'Istria, 
come  d'Urbino  lo  fu  il  p.  Bartolomeo,  ii 
p,  Pietro  successore  al  p.  Antonio,  il  ven. 
p.  Giacomo  procuratore  generale.  Il  p, 
Boezio  agostiniano,  già  procuratore  ge- 
nerale del  suo  ordine,  crealo  da  ^Martino 
V  arcivescovo  di  Colossi.  Francesco  Fi- 
lelfo  il  seniore,  uno  de'principali  sostegni 
della  dottrina  italiana,  e  nelle  lettere  ere- 
che  e  latine  nel  secolo  XV,  alquanto  sa- 
tirico,ond'ebbe  contese  con  moltissimi  let- 
terati, poeta  laureato,  professore  d'orato- 
ria e  ntorale  a  Padova,  Venezia,  Bologna, 
Firenze,  Siena  ,  Milano  e  Roma,  amba- 
sciatore dell'i  mperatnre  E  man  uelePa  teo- 
logo, famigliare  de'duchi  di  Alilano,  se- 
gretario  di  Nicolò  V  (di  cui  scrisse  la  vila 
in  versi);  fu  beneficato  da  Pio  II  già  suo 
discepolo,  da  Paolo  li  e  Sisto  1 V;  fece  mol- 
te traduzioni  e  pare  1  5,  dal  greco  nel  la- 
tino idioina,ecol  suo  ingegno  grande  com- 
pose opere  in  ambedue  le  lingue,  cioè 36, 
oltre  G  in  italiano,  di  tulle  e  della  s\uv\a 
lelleraria  ragionandone  Santini,  insieme 
a'prei^i  de'doltissimi  figli,  cioè  di  INLuio  e 
Sennf  )nte,  e  loro  biogralìe,  per  avere  au' 
ch'essi  immortalato  il  proprio  nome  col  lo- 
ro profondo  sa  pere.  La  patria  soletinemen- 
le  a'noslri  giorni  inaugurò  nell"  aula  mu- 
nicipale, Ira'plausi  poetici  de'suoi  accade- 
mici, il  busto  marmoreo  di  Francesco  Fi- 
lelfo.  Il  ven.  p.  Costanzo  minore  osservan- 
te, già  Benedello  Silvio,  versatissimo  nel 
latino,  scrisse  in  prosa  e  in  verso,  e  colli- 
vò  ancora  la  lingua  ebraica,  lasciando  di- 
verse opere  mss.:  ilfratelloQuintiliano  an- 
dò fornito  di  molta  erudizione.  Tomma- 
so Corradi  giureconsulto  del  secolo  Xl!f. 
Giacomo  Calcaterra  dotto  legale,  come  lo 
furono  Jacopo  Ozeri,  Nicola,  Evangeli- 
sta, Gio.  Francesco  e  Giuseppe  Ozeri.  Ca- 
millo Accursi  giurisperito.  Ì3omenico  An- 
suini  professore  d'eloquenza  latina  e  gre* 


2f)f                    TOL  TOL 
cn.  Lodovico  Claudi  vescovo  di   Noccin.  nnno  fu  «iflTizialedel  redi  Francia,  e  Gifl' 
Giinlticro  Gualtieri  de'coiili  di  Colruuia-  corno  Zocclii  cnpilaiio  delle  milizie  d'Ui- 
no,  fu  cancelliere  di  Mniilrtdi  re  di  Sici-  l).iiio  Vlll.Ouaiito  (igrillu<itri  clL-IIcstHU- 
lia:  «In  (|ucsla  famiglia  usrirnno  parecchi  inenlov«te  fjuìit;lic,couunciandod:i'M.iu- 
giureconsulti,  priineii^iaudu  l'ier  Paulo  in?),  il  Sanlini  celebra  le  gosta  di  sì  co- 
onclicprofoiuio  erudito,  Valterio,  Flavio,  spicua  fainigli.i,  pe' rilevanlissiuii  iinpie- 
ViucenzoeNiC'Ia.  Gio.  INlalteoSavi  ma-  glii  e  onoratissime  cariche  esercitale,  co- 
gistrato  ed  erudito. Matteo  Scarsella  otti-  me  da  Cristoforo  Maiuurj  deli4iB  a'di- 
nio  teologo  e  insigne  sonifniNta.  INI.irc'Aii-  scendenti  del  171»),  dicendo  inoltre  che 
Ionio  Vagniboni  prolonotario  apostolico  allora  slava  tessendone  l'albero  genealo- 
partccipante.  dio.  IMalleo  Fiduzioegie-  gico  il  conte  Giuseppe  Mauruzj.  Ili.^tli 
gio  dottore  nelle  due  leggi ,  rifurinalore  cui  egli  dice  aversi  notizia  è  il  coule  Mau- 
dei  patrio  statuto,  vicaiiogenerale  del  »e-  ruzio  o  Mauro  Mnuruzj  insigne  guerrie- 
scovodi  Fermo  cartlinal  l'eretti  poi  Sisto  ro,  ignorandosi  quando  precisamente  fio- 
V,  fu  il  I  ."arcidiacono  della  patria  catte-  ri.  Indi  nomina  l'altro  insigne  guerriero 
diale,  e  Clemente  Vili  Io  fece  vicario  a-  Nicolò deltocorauneuieute  da  Tolentino, 
postolico  de'vescovati  di  Spoleto  e  Uieti.  ne  enumera  le  gesta  già  in  princi[)io  nar- 
II  p.  Francesco  Miliani  gesuita,  protiesso-  tale  nel  piìi  ini[)ortante,  lo  dice  gcneia- 
redi  niosofia.  Aurelio  i'avoni  chiaro  nel-  le  di  l'andolfo  M.datesla,  3  volle  de'fio- 
la  dottrina  legale, governatole  di  più  Ilio-  renlini,  della  lega  contro  il  duca  di  Mi- 
ghi  dello  stato  [lontilicio.La  famiglia  Snii-  Jano,  vincendo  Nicolò  Forlebraccio  eGio- 
//r/./  de'maiche-i  di  CoHeloiigo  di  Beifur-  vanni  de  \  ico,  «li  Eugenio   IV,  al  (|Uale 
te  paliizin  di  Tolcnlino,  vanta  il  caidin.il  iicu|)erò  la  lìora.ngna,e  de'veneziani.  Che 
Jacopo  louiiilato  in  s.  Silvestrcj  al  Quiii-  difese  lu  patria  dalla  liianuia  de'Varani, 
naie,  nella  cappella  da  lui  fabbricata  e  do-  le  restituì  la  libertìi,  e  dal  comune  di  To- 
lala,  pel  sepolcro  di  se  e  suoi,  Giuseppe  lentino  n'ebbe  in  dono  alcune  case  e  al- 
Guliinelli  celebre  medico.  Antonio  Cur-  (pianti  terreni,  con  approvazione  d  Eu- 
iamonli  avvocato  e  poeta.  Il  p.  ab.  d.  A-  genio  IV.  Riporlu  alti  1  s[)lendi«li  elogi, ma 
lessandio  l'ace  generalede'canonici  rego-  nulla  dice  della  signoria  «Iella  patria,  per 
lari  Lateraiiensi  e  abbate  di  s.  Catervo,  (pianto  superiormente  ragionai.  Indi  ce- 
il  quale  monastero  fu  pure  retto  dal  p.  lebra  valorosissimo  il  figlio  Cn.stoloro  gè- 
ab.  d.  Carlo  Mo>elti.  Nelle  armi  fiorirò-  nerale  de' veneti,  pe'  quali  sugli  ungheii 
no  esi  segnalarono  molti  tolenlinati,  mas-  vinse  la  battaglia  «li  s.  Polo  del  l*alriarca 
sime  i  Mauruzj,  gli  Accoramboni,  i  l'a-  nel  Trevis.ino,  castello  perciò  da  essi  a- 
risani,  i  liutilorn,i  Hcneddiici,  gii  Spara-  volo  in  dono;  ma  difendendo  il  castello 
ciari,  che  dimostrai  Olio  singoiar  valoreal  di  Fiordimonle  pe'camerinesi,avcn«lo  le- 
«ervigio  de*  Papi  e  de' sovrani  stranieri:  rito  il  Forlebraccio  ch'era  stato  debella- 
oltre  ad  essi,  vanno  rammentati  i  fcatel-  lodai  padre,  «piesli  ne  morì  dopo  duegior- 
li  Filippo  seniore  e  Pier  (icnlile  Hernar-  ni.  Tornato  a  servire  la  lepiibblica  di  Ve- 
di,eletti  dalla  |)atiia  a  castellani  «Iella  loc-  nezia.  n)anc()  «li  vita  neh  jjt)  in  Trevi- 
ca  d'Crbisaglia;   IJattisla  e  Catervo  Val-  so,  e  fu  sepolto  in  s.  .Mai  gherila  nella  cap- 
lieri  militarono  pel  «luca  di  Savoia  e  falli  pella  da  lui  fabbricata,  con  bellissima  sla- 
cavalieri  de'ss.  Maurizio  e  Lazzaro;  come  tua  di  marmo  e  onorevole  epitallìo  che 
Io  fu  pure  Cornelio  Siciliani  piotonola-  lipoi  la  Santini.  Il  fratello  DaKIo  nei  i43r) 
rio  apostolico,  segretario  di  consulta,  e  1 ."  per  Sigismondo  !Malatcsta  prese  possesso 
alfieie  della  guardia  «li  Clemente  Vili,  di  Pergola,  e  si-rvendo  lo  Sl(nva  hi  fallo 
esciitlo  co'  (lisccndenli  alla  cittadinanza  a  pezzi  in  Hipatransone.  Anclic  l>  itlislu 
romana;  Pupirio  Cucchi  oriuudu  di  Sur*  halcUu  di  Nicola  si  dibliusciiuiulildi  ina- 


TO  L 

prese;  come  fece  l'altro  fratello  Giovan- 
ni die  sposò  la  Sforza.  11  loro  nipote  con- 
te Antonio  fu  slimalo  il  Marte  del  suo  se- 
colo al  servizio  d'Alessandro  VI,  e  sicco- 
me la  sua  famiglia  possedeva  una  delle 
chiavi  della  cassa  in  cui  sono  custodite  le 
braccia  di  s.  Nicola,  per  gli  ornamenti  fat- 
ti alla  porla  maggiore  della  chiesa  e  mol- 
te altre  spese  per  questa  e  pel  convento, 
egli  la  donò  alla  comunità.  11  suo  fratel- 
lo Gio.  Francesco  riuscì  bravissimo  guer- 
riero, in  servigio  di  Sisto  IV,  che  lo  spe- 
di a  prender  possesso  per  la  Chiesa  di  For- 
lì, e  lo  depulò  vicario  generale  per  con- 
cludere la  pace  d'Italia, ed  in  benemeren- 
za del  destramente  operalo,  il  Papa  con- 
cesse a  lui  e  diicendenli  in  perpetuo  l'e- 
senzione da  ogni  dazio  e  gabella,  con  al- 
tre facollà  e  privilegi.  Innocenzo  Vili  Io 
nominò  vicario  generale  temporale  del- 
l'accampale milizie  di  Valdoppio  e  Civi- 
tella  in  Romagna;  ed  i  veneti  nominaron- 
lo  generale  contro  i  turchi.  Della  stessa 
famiglia  fiorirono  in  ogni  tempo  altri  sog- 
getti eccellentissimi  nelle  armi,  fra'quali 
Giovanni  giuniore  fornito  di  singoiar  va- 
lore e  di  fino  discernimento;  non  che  ge- 
nerale di  s.  Chiesa  e  di  diversi  principi, 
plenipotenziari,  signori  di  contee,  im|)a- 
renfandosi  colle  più  illustri  famiglie  d'I- 
talia. Santini  inoltre  dichiara,  di  non  aver 
trovato  pergamene  e  documenti  sulla  si- 
gnoria e  dominio  esercitato  da'  Mauruzj 
suToIentino,secondo  alcuni  scrittori, trat- 
ti in  errore  dal  breve  d'Eugenio  IV  con- 
fermalorio  del  dono  de'fundi  e  case  fallo 
a  Nicola,  in  benemerenza  di  singolari  be- 
nefizi falli  alla  patria  e  per  averla  libera- 
la dall'assedio.  Le  notizie  della  famiglia 
Accoratnboni,  Santini  soltanto  le  fa  risa- 
lire al  I  232,  quindi  prima  della  metà  del 
secolo  XV  passò  a  Gubbio,  e  verso  la  fijie 
del  X  VI  a  Roma. Nel  1 2  3 2  A  rnoldo  eGen- 
tile  di  Barniscagno,  ed  Accorimbono  di 
Carbone  di  Adamo,  ed  allri  del  castello 
di  Piega, promisero  d'abitare  in  perpetuo 
il  castello,  sottomettendo  a  Tolentino  i  lo- 
ro beni  e  obbligandosi  ad  altre  cose,  il  che 


T  O  L  295 

rinnovarono  nel  1  24'  .Neli25io  Accorim- 
bono d'Egidio  e  allri  del  castello  di  Pie- 
ga si  fecero  castellani  di  Tolentino,  e  pro- 
misero d'abitarvi  in  perpetuo  in  tempo 
di  pace  e  di  guerra  ,  di  difenderlo  e  ili 
nìantenerlo:  il  comune  in  ricambio  si  ob- 
bligò d'aiutarli  e  di  trattarli,  come  pra- 
ticava co'piìi  rispettabili  cilladini.  Peiciò 
a  queir  epoca  circa  crede  Santini  stabili- 
re la  dimora  degli  Accoriinboni  in  To- 
lentino. Dipoi  avendo  Francesco  d'Acco- 
rimbono  e  Tommaso  di  Giacomo  di  Tra- 
smondo, tentalo  d'invadere  e  occupare 
ToIentino,edi  soggettarla aBerardod'Ac- 
corimbono, gli  furonoconfiscati  il>enidal 
comune,  ciò  che  approvò  nel  I265  Cle- 
mente IV  con  diploma.  Ritornati  fedeli 
alla  Chiesa,  ottennero  il  perdono,  e  furo- 
no ripristinati  ne'beni  e  negli  onori.  Poi 
la  famiglia  si  divise  in  più  rami,  e  due  fu- 
rono podestà  di  Macerata  ,  procurando 
sempre  d'accrescere  il  proprio  patrimo- 
nio.Neh  3o4  Accorimbono  donò  alla  chie- 
sa di  s.  Antonio  1'  orto  e  le  case  per  ùxh- 
bricare  un  ospedale,  avendo  nel  preceden- 
te assistito  con  Tommaso  Parisani  alla 
compra  d'Urbisaglia  pel  comune.  Acco- 
rimbono di  Giovanni  fu  podestà  diFiren- 
ze nel  I  324;  e  neh  326  fioriva  Francesco 
o  Cicco  podestà  di  IMacerata,  e  perito  nel- 
la scienza  legale,  onoralo  de'litolidi  no- 
bile e  potente.  Neh  34 1  essendo  cresciu- 
to ollremodo  il  potere  della  famiglia  Ac- 
corimboni,  specialmente  in  Francesco  e 
Berardo  giuniori  ,  si  studiarono  guada- 
gnarsi l'animo  e  l'aderenza  di  molti  con- 
cittadini, e  riuscì  di  tiiare  al  loro  parli- 
lo la  famiglia  Boni  e  altre  più  nobili  e  fa- 
coltose. Quindi  Berardo  a'3  i  luglio  i  342 
co'suoi  congiunti,  uniti  con  Benedetto  Bo- 
ni e  il  pievano  di  s.  JMaria,  cospirarono 
d'occupar  la  patria,  gridando  per  le  stra- 
de con  gran  quantità  d'armali  a  piedi  ed 
a  cavallo:  J  waiit  filii  Doiuiiii  Accorìin- 
hoNc.  Giuntone  la  notizia  al  rettore  del- 
la Marca  fi.  Giovanni  di  Riparia  priore 
de'gerosolin)itani,  che  Tolentino  era  espo- 
sta a  violenze  e  rapine,  collo  spargimeu- 


ac)8  T  O  L 

to  di  molto  jiangue,  vispedfi  subito  In  sua 
grnle  a  cavallo,  ed  unitisi  co'  fedeli  alla 
Chic«n,  luisc'i  di  «edare  il  tuntulto;  indi 
fitto  processo  conilo  i  rei  furono  d. inna- 
ti all*e->dio,  alla  conlìsca  de'beni,e  Uerar- 
doel>tne<letti>  nuche  alia  uiuita  di  i  0,000 
lilibre  per  ciascuno.  Quanto  al  picano, 
oltre  la  confìsca  de'  btrni  e  la  midl.i  di 
10,000  fìurini,  fu  scomunicato  e  dichia- 
rato infame.  Avendo  alcuni  scritto  che  gli 
Accoiinihoiii  dominarono  in  Tf.lentino, 
non  si  conosce  con  tei  terra,  ncijuandoah- 
bandcnarono  Toleotino;  certo  é  che  nel 
I  B^S  e  nel  1 434  *>  dimoravano.  Non  rì* 
sulta  da' documenti  il  dominio  supposto 
dagli  scrittori,  come  dairAnnaniii,  degli 
Accoriuibnni  su  Tolentino,  liatiue  i  tlue 
momentanei  tentativi  di  violenta  signo- 
ria. Censi  essi  vantano  un  bel  numero  di 
personaggi  illustri,  dotti,  prelati,  milita- 
ri e  magistrati  ,  ed  Ottavio  arcivescovo 
d  Urbino.  La  famiglia  Farisaiii  o  P;ui>ia- 
dì,  secondo  alcuni  trae  origine  da'Suar- 
di  di  Germania.  Il  1  ."personaggio  che  con 
sicurezza  si  riconosce  è  il  ricordato  Tom- 
maso deii3o3,  eccellente  nel  maneggio 
degli  aiTari,  il  cui  fìglio  Riion  Giovanni 
Deli3o4  era  prime  e  simiaco  del  comu- 
ne. I*iùcelt  bresi  lese  Albericn,aciii  l'im- 
peratore S'qisroond'»,  in  premio  il«-i  suo 
vralore  militare,  con  iliploina  iieli4>7  'o 
dichi.irò  suo  consigliere  e  vicario  genera- 
le d'alcuni  rispettabili  luoghi.  Sun  fratel- 
loGio.  Antonio,  di  vasta  letteratura  e  vir- 
tù, fu  cavaliere  gerosolimitano  e  \e^covo 
di  Fano.  All'altro  fialello  l'rn^pero  pel 
suo  valore  militare  nel  i435  il  duca  di 
Milano  donò  sua  vita  naturale  durante 
il  castello  di  5>crra valle  con  tutte  le  giu- 
risdizioni. Lorenzo  fu  dottissimo  giusdi- 
cente e  molto  accetto  a  .>iartino  V,che 
lodrstmòa  più  ragguarclevoli  governi. ed 
il  comune  insieme  con  Cenedrtto  »h  Ni- 
co'a  gli  adidù  la  cu-ttoilia  e  ilifesa  del  ca- 
stello di  Oiipignaoo  donato  da  Piidolfo 
Varani  a  Tolentino.  Berai  do  e  Nicola  suo 
figlio  pieni  ili  oaggio  accorgimento  e  zelo 
per  la  patria,  da  questa  furono  scelti  al- 


TO  L 

la  dilezione de'pubblia  alluri. Martino  na- 
to da  Nicola  fu  protle  alfiere  dell'  impe- 
ratore Massimiliano I.  .V Scanio  l\irisiìin', 
per  (pianto  lucelebrai  nella  biogralìa, Pao- 
lo III  dopo  averlo  spedito  a  pren-lerein 
suo  nome  possesso  di  Camerino  e  suo  sla- 
to, lo  creò  cardinale:  sepolto  nella  propria 
cappella  di  s.  >Iarcello  di  Roma,  essa  nel 
1727  fu  da  Prospero  giiiniore  riattata  e 
ornata.  (>iulio  nipote  del  cardinale  si  con- 
ciliò col  suo  vasto  sapere  la  stima  dedol- 
ti,  e  specialmente  di  l\iolo  III  che  lo  die 
in  coadiutore  al  zio  nel  ves:ovaio  di  Ri- 
mini. Cesare  celebre  giureconsulto  fu  gn- 
▼ernatore  d'Orvieto  e  di  nitri  luoghi,  e 
priore  di  s.  Lorenzo  di  s.  Severino.  xVles- 
Sandro  pel  suo  mento  militare  geneiale 
de' veneti,  si  procacaò  la  stima  di  Bruno- 
io  Zampeschi  signore  di  Forlimpopoli  e 
Bertiiioro,  che  gli  die  la  sorella  in  moglie. 
Paiisano  Parisani  fu  tenente  geneiale  di 
cavalleria  del  duca  di  Savoia,  Clemente 
\  III  lo  fece  colonnello  di  quella  di  Fer- 
rara, Paolo  V  maestro  di  cinux),  e  Ur- 
bano Nili  governatore  d'armi  di  varie 
fortezze:  Ira 'suoi  iìgh  ^i  distinse  Filippo 
giuniore  nella  giurisprudenza,  quale  luo- 
gotenente civile  della  Marca.  Girolamo 
fu  vescovo  di  Polignauo.  Altri  si  distinse- 
ro nelle  lettere  e  nell'armi,  ed  un  ramo 
de'Parisaui  si  stabili  in  Napoli.  Da  nltiino 
il  saggio  conte  Parisani ,  deputato  della 
congregazione  militare,  meritò  d'essere 
destinato  esecutore  testamentario  del  ce- 
lebratissimo  cardinal  Consnl\-i ,  suo  pa- 
rente,comcchè  nato  dalla  contessaCaran- 
dini,  la  di  cui  famiglia  lo  è  della  Parisa- 
ni. Anche  dalla  famiglia  Rutiloni  usciro- 
no in  ogni  tempo  uomini  illustri  nelle 
scienze,  nell'armi  e  decorati  d'ordini  e- 
questri,  come  altre.  Le  memorie  di  essa  so- 
no avanti  al  1.4  18,  cChuIio  II  fece  iibba 
te  commendatario  (Il  s.Calervo  (pieKjio 
Battista  seniore  che  per  amor  |Kitrio  la 
rassegnò  al  Papa,  in  favore  de'cinonici 
regolari  Lateranensi:  il  suo  fratello  Gio. 
Francesco  seniore  die  distinto  saggio  nel- 
le materie  legali,  ne'piìi  ooorevoli  govcr- 


T  O  L 

ni;  ne  fu  degno  figlio  Fetlerico  parimen- 
lì  govenmtoi'e.  Lorenzo  nimigiiiucclil'.io- 
lo  Mi  e  Giulio  III,  canonico  della  basili- 
ca Lateranense,  benefizio  che  rassegnò  al 
nipote  Gio.  Francesco  giuniore  :  ebbe  a 
fialelli  Nicola  seniore  tesoriere  di  Roma- 
gna, e  Sebastiano  egregio  legale  e  gover- 
natore, deputalo  da  Paulo  111  a  ricevere 
per  la  s.  Sede  dal  conte  Fandoifo  Mala- 
testa  la  rocca  e  signoria  di  Sogliano  1'  8 
dicenibrei  54'2,  indi  governatore  di  Ma- 
rittima eCampagna  ediPonteCorvo,cotn- 
missario  apostolico  delle  milizie  papali 
per  l'impresa  di  Parma  e  Mirandola,  co- 
me lo  fu  nella  guerra  di  Paolo  IV,  am- 
basciatore di  Pio  IV  al  senato  di  Milano  e 
al  re  di  Spagna,  commissario  apostolico 
delle  milizie  di  s.  Pio  V,  luogotenente  ge- 
nerale del  cardinal  s.  Carlo  Borromeo  le- 
gato di  Romagna:  suo  figlio  Gio.  Rattisla 
giuniore  fu  fatto  cavaliere  da  s.  Pio  V,  e 
si  distinse  nelle  guerre  al  servizio  veneto 
col  grado  di  colonnello,  e  poi  lo  fu  di  Si- 
sto V.  Oltre  altri  illustri,!  Ruliloni  con- 
trassero con  maritaggi  ragguardevoli  pa- 
rentele co' Mauruzj  e  co' Parisani.  Della 
famiglia  Benadduci,  nel  i4'8  già  fiori- 
va Nicola,  e  prima  di  lui  neliaqG  Gen- 
tilucciodi  Rinaldo  di  Benadduce.Gio.  Pie- 
tro d'elevatissimo  ingegno,  e  dotto  me- 
dico. Orazio  si  distinse  nella  legge  e  nei 
governi;  così  Francesco  e  Fulvio,  Scipio- 
ne e  Odoardo.  Benadduce  protonotario  e 
governatore  lodato.  Carlogonfaloniere  di 
Piombino  e  milite  encomiato.  Girolamo 
fu  espertissimo  nelle  cose  di  guerra,  e  3 
abbati  die  la  nuiiiglia  a'canonici  regola- 
li' Lateranensi.  Della  famiglia  Pettoni, 
in  un  documento  deli4i9i  in  cui  tigo- 
ne vescovodi  Camerino  chiama  città  To- 
lentino, vi  sono  sottoscritti  Alberico  e  Col- 
po Pettoni,  indi  trovansi  molli  soggetti  di- 
stinti, particolarmente  Bernardo:  il  nipo- 
te Bernardino,  con  Gio.  Paolo  Anserino, 
nel  !  566  compilarono  la  riforma  delle 
leggi  municipali;  i  suoi  figli  s'imparenta- 
rouo  co' Parisani,  e  la  figlia  Piera  fu  piis- 
simo e  morì  in  buon  odore  di  santità.  Gio. 

voi.  I.XXVI. 


T  O  L  297 

Ballista  seniore  ambasciatore  patrio  a  Pe- 
rugia, ed  il  p.  Giuseppe  M.'  domenicano, 
teologo  e  vicario  del  s.  ortìzio  in  Bologna, 
Altra  nobile  fimiglia  distinta,  la  Spara- 
ciari, trovasi  ricordata  conRosalo  nel  i^'zr. 
Cesare  fu  il  i. "castellano  preposto  da  Cle- 
ruenle  Vili  alla  fortezza  di  Ferrara, ed  il 
fratello  Francesco  lo  fu  di  quella  d'Anco- 
na, ed  altri  furono  primari  uflìziali  delle 
milizie  pontificie.  Giuseppe  seniore  si  di- 
stinse nelle  materie  legali,  Pietro  lo  fu  pu- 
re, e  il  suo  fratello  p.Gio.  Battista  diven- 
ne definitore  generale  degli  agostiniani. 
Finalmente  la  famiglia  patrizia  Monconi, 
tra  gli  altri  si  pregia  di  d.  Teodoro,  ret- 
tore de'collegi  Capranica  e  Urbano  di  Ro- 
ma, alla  cui  cittadinanza  fu  aggregato  coi 
suoi.  Il  p.  Ci  valli  ricorda  un  Marc'Anto- 
nioda  Tolentino,  pittore  di  molto  nome. 
Il  territorio  è  ameno,  fruttifero  e  ben  col- 
tivato; la  fertilità  del  suolo,  che  ha  comu- 
ne col  rimanente  della  ferace  Marca,  tal 
copia  vi  ammassa  di  derrate  e  bestiame, 
da  farne  con  l'Umbria  attivo  commercio. 
Le  concie  de'cuoi,  e  le  fabbriche  di  cap- 
pelli moltiplicano  i  suoi  industriali  pro- 
venti. Vi  si  tengono  ricche  fiere  ne'lune- 
dì  del  giugno,  settembre  e  ottobre  eoa 
istraordinario  concorso.  Una  sorgente  sa- 
lubre scaturisce  a  poca  distanza  dalla  cit- 
tà. Abbiamo  di  Massimo  Ma  reseli  ini,  .^- 
nalisi  dell' acque  miiieralì  di  Rof anello^ 
Dissertazione,  Jesi  i  784.  Rofanello  è  una 
sorgente  nel  territorio  tolentinate,  le  di  cui 
acque, secondo  il  Mareschini,  sono  pregne 
di  spirito  etereo  minerale  d'aria  fissa  di 
gas  mefitico,  ed  acido  aereo,  che  le  ren- 
dono potentissime  per  curare  le  malattie 
cutanee,  e  molto  a  proposito  riescono  per 
la  cura  della  tabe  tubercolare,  della  me- 
seraica,  ed  altre  simili  malattie,  che  rico- 
noscono per  causa  qualunqueinfarcitneii- 
to  glandulare.  Ne  tratta  anche  il  Bacci  di 
s.  Elpidio  medico  di  Sisto  V,  De  Ther- 
lìiisUh.  5,  p.  3o4,  n.°  4o  6  5io,con  quan- 
to riporta  Santini;  ed  il  Panfilo  lodò  la 
virtù  di  queste  acque,  De  laudihus  Pi- 
ceni, nel  lib.  2,  p.  72. 

20 


■iC)S  T  O  L  T  ()  I. 

I  [liti  niiliclu  sciidoii  elio  pni  laiono  70  ilclin  n.ivignzioiip,  mn  poi  U-nn,  Tale 
(Il  TolciiliiMi,  sono  L.  LikìIio  Hallxi,  Pli-  a  dire  dui  La/.io,  itccuiido  la  Lvltira  Pa- 
iiiod  seniore, S.  Giulio  Frotilino,  e  (ll.iii-  icnttiid  d'nn  cilliidino  ««inign^liese,  die 
dio  Tulonicn.  11 1  ."liorilo  (jnnsi  un  secolo  prova  essere  siali  i  fVnicii  i  pumi  nbila- 
avanli  l'eia  iiostia,  nella  sua  opera  De  lori  ilfl  Piceno,  e  non  i  sì(  oli,  di  clic  ri- 
l.inììtilnts.  Ira  gli  agri  del  Piceno,  men-  parlai  a  S\di?ia.  Quindi  è  inesatto  il  ri- 
Invn  \' .iprn  Tolrnliiintc,  secóndo  Fion-  ferito  da  Calindri,  nel  Sttgffio  del  Poh- 
lino,  De  Coìonii''-.  Plinio  annovera  7o-  tifìrio  xftitn.  che  lat.'cìltà  fu  eretta  po- 
Itntinus  fra  le  città  anliclic  del  Piceno, e  co  lungi  dall'odierna  e  foiulalu  daSicnli, 
Tolomeo  la  nomina  fra  (piellc  nu'iliter-  indi  colonia  greca,  e  die  omniiipjc  sia 
lance  del  medcsioio.  11  Volici  raiio  cliia-  «lidi' aulica  sorse  la  presente.  >elle  siid- 
nia  Tolenlino  ciltìi  assai  aulica,  e  cos'i  descritte  discrepanti  o|)inioni  tra  Santini 
Cluverio  e  Cellario,  situandola  nell'  Ila-  e  Colticci,  prova  il  1  ."esNere  favola  il  rac- 
lia  antica.  Il  Filelfo  indagando  l'origine  conio  che  Tolentino  si  chianias^e  ToliU' 
di  questa  sua  patria,  la  riconosce  per  an-  tn.  e  fosse  una  gran  cillà;  ma  poi  aven- 
ticliissima  :  Tohiilinuiìncro  c;ravcoruììi  do  dovuto  socconihere  coli' eccidio  alla 
t'ssc  Coloiiitiin,  ut  yhicomini.  et  yluxi-  nieilesima  Siiai^ma  dcll'allre  cillà  Pice- 
niiirn,  et  aliit'^  jìlcniscjuc  Pivelli  Lrhcs^  ne,  rif.ihliricala  in  appresso  di  nuovo  col- 
ìiaincn  ifìsuin  dcclaral  :  nnni  Tolciiti'  le  sue  macerie,  e  sembrando  per  lo  pie- 
ì:iini  gnifce  Rotitiidum  Intensiim  signi-  cole^za  e  altri  motivi  uno  scheletro  a  con- 
Jicat,  Taliy  vero  est  Lrln's  iliius  sitiis,  fronto  tiell'anlica,  perciò  si  prese  indi  a 
feline  a  rotundilale  tendit  in  hiexeni  chiamare  'JOlciitinn.  iVon  voglio  lacere 
fiuamdam^rnstigatanujue  suviniitntcnì,  l'opinioiic  ili  Pompeo  Compagnoni,  f.d 
\  elidi  Àreein:  Loeus  eerte  et  joiitibus^  Reggiti  Pieenn,  che  osserva  avere  Plinio 
elnvinibits  amoenissinius,  saluberriinis  chiuiiialo  i  po|>oli  di  Tolenlino,  Tolenli- 
halneis,  atque  salis  vcnis  insignis,  et  iis  natesx  molti  altri  li  denoininarono(7i«'//- 
oinnihits  rebus  uberrirnus,  quae  ad  vi-  tini,  dal  finnie  Chienti  che  gli  bagna  le 
rtunispertnnt,eultunifjue  bunianuin  etr.  mura.  La  piaiuiia  del  campo  di  s.  Egi- 
II  Pcranzoni  scrive, parlando  diTolenlino:  dio,  che  rimane  unita  al  colle  rolondo,  lo 
(ff)j)iduin  J'ieeni  vetuslissiinuni.  de  no-  ab  anlieo  parte  dell'  abilalo,  come  sob- 
l'ilissiniiim,  quod  Cluentus  aiiinis  prae-  borgo  della  città,  e  sollanlo  come  tale  es- 
terlabitur  a  Thraeibus.  Dello  slesso  pa-  sa  comprendeva  in  se  il  campo;  imperoc 
lere  sono  altri  scrittori,  e  il  p.  Civalli  lo  che  Tolentino  fu  1  ifalibricala  sulle  sue 
conferma  con  dire:  Tolentinuin  aver-  stesse  rovine, e  lo  piovanoi  lanli  scavi  fal- 
ho  graeen^  quod  liotunduiii  signi/ieal.  ti,  (eraci  «li  anlichi  monumeiili,  marmi, 
L'antichità  dunipie  di  Tolenlino  scinbrn  monete,  medai;lie,  idoletli,  corniole,  pn- 
doversi  riconoscere  eguale  a  quelle  cillà  vimenli  di  niiisaici  e  di  pietra  colla,  sta- 
meditennnec  della  regione,  e  senza  dub-  lue  e  altro,  tutti  rinvenuti  nel  suolo  del- 
bio  proveniente  d.i  qiic'popoli, che  secon-  rodienia.  Coliicci  pretese,  che  i  subbor- 
do la  più  obbracciala  opinione  furono  i  ghi  sorgessero  nel  culle,  e  la  cillà  nel  pia» 
primi  ad  abitarla,  e  tratti  dalla  bella  na-  no,  per  coi  chi  lo  segui  la  ilisse  quasi  in 
turale  disposizione  del  suolo,  atto  a  luUi  |)iuiiu  peifello,  il  che  viene  conlulalo  da 
i  comodi  clicpuiinu  lender  (ilice  una  pò-  Santini.  In  progresso  ili  tempo  i  loleiili- 
polazionc,  lo  scelsero  per  loro  dimora  e  nati  si  trovano  tra'  piceni,  allun|uaiido 
ihiamaruno  secondo  la  sua  naturale  di-  vcim)  l'anno  di  Roma  4^3,  o  3oi  anni  a- 
.sposizione.  Furono  i  fenicii  i  primi  a  con-  vanii  l'era  coireiile,  erano  essi  tanto  il- 
diiisi  in  queste  conti  ade,  apertasi  la  via  Insili  e  famigerati  per  le  loro  gesta,  <»iule 
non  già  lungo  le  rive  dc'liumi  o  per  tuez-  liuouoicpululi  degni  di  stringere  allean- 


T  O  L 

za  e  confi-derazione  co'romani  conquista- 
lori;  ed  il  nuovo  popolo  confetleinlo  in 
segno  di  singolar  probità  fece  sapere  po- 
co dopo  «'romani,  che  da'sanniti  trama- 
vasi  ribellione.  I  piceni  in  quel  tempo  e- 
raiio  cresciuti  in  gran  numero  e  soprat- 
tullo  erano  valorosissimi  in  armi.  Quan- 
do i  romani,  3o  anni  dopo  circa,  vinsero 
e  sotloniisero  i  piceni,  le  forze  del  loro 
impero  si  accrebbero.  Dipoi  Tolentino, 
prima  fu  colonia,  indi  municipio  de' ro- 
mani, qualità  che  trovansi  in  quasi  tutte^ 
le  città  del  Piceno  sulla  fede  delle  lapidi. 
Fatta  colonia,  fu  diviso  e  assegnato  l'agro 
delia  città,  e  dice  Frontino:  Tolentìiius 
ager  limitihus  maritiinis,  et  montaiiìs 
est  assìgnatus  lego  III  Virali ì  et  loca 
haercditaria  acccpit  cjiis  populiis.  Gli 
antichi  agrimensori  romani, de'quali  fe- 
ci cetmo  a  Strada,  appellarono  limiti  o 
confini  marittimi  que'che  riguardavano 
il  mare,  e  al  contrario  dissero  montani 
que' eh' erano  verso  i  monti.  E  siccome 
a'tolentinati  rimase  il  possesso  dell'agro 
di  viso,y»rc/mc7W/to/-z'o,ciòsigiii(lca  che 
il  conseguire  quegli  agri  con  tal  diritto 
non  era  già  prentlerne  possesso  per  furza 
di  successione  al  defunto,  ma  in  vigore 
della  legge  agraria.  Non  sempre  però  si 
toglievano  gli  agri  a  tutte  le  città  vinte  e 
debellate,  ma  molle  volte  o  la  dignità  o 
la  grazia  o  l'amicizia  d'alcuni  muoveano 
il  capitano  vincitore  a  concedere  e  rila- 
sciare i  medesimi  agri  a'possessori.  Non 
si  può  stabilire  in  qual  tempo  e  sotto  qua- 
li triumviri  fu  diviso  l'agro  lolentinate, 
e  questo  fin  dove  allora  si  estendesse.  So- 
lo si  conosce,  olie  dopo  essersi  da'roma- 
ni  presi  i  piceni  sotto  la  loro  soggezione, 
l'agro  di  questi,o  tutto  intero  o  nella  mas- 
sima parte,  divenne  anch'esso  agro  pub- 
blico del  popolo  romano,  il  quale  secon- 
do la  sua  generosità  ne  lasciava  qualche 
parte  alla  vinta  nazione,  e  specialmente  lo 
praticò  co'piceni.  Santini  supponeche  l'a- 
gro tolentiuate  fu  assegnato  e  diviso  sotto 
il  triuinviiato  di  Fulvio  Fiacco,  Papirio 
Carbone  e  Caio  Gracco,  il  quale  corain- 


T  O  L  299 

ciò  verso  l'anno  di  Uoma  G'y.i;  ed  inol- 
tre avverte  che  non  si  può  all'ermare  sr 
l'agro  fu  per  la  1  .'o  per  la  2.^  volta  diviso, 
sapendosi  che  avanti  tale  anno  il  Piceno 
[)iù  volte  avea  patito  gravissime  eccezio- 
ni. Certo  è,  che  postasi  l'anno  4B4  di  Ro- 
ma la  nazione  picena  sotto  la  fede  de'ro- 
njani,  questi  osservala  la  Rutilila  degli  a- 
gri,  vi  spedirono  un  buon  numero  di  cit- 
tadini, aflincliè  non  solo  vi  stabilissero 
la  loro  dimora,  ma  godessero  delle  por- 
zioni dello  stesso  agro  tra  loro  diviso  e 
assegnato.  Dissi  a  suo  luogo,  che  le  città 
che  il  nuovo  popolo  ricevea,  furono  ap- 
pellate Colonie,  e  secondo  il  jiis  che  go- 
devano chiamaronsi  latine  o  romane,con 
leggi  emanate  dal  senato  o  curia  e  da'nja- 
gisfrati  che  vi  presiedevano,  Iriuujviri  o 
duumviri,  che  rappresentavano  il  conso- 
lato e  la  pretura;  eranvi  inoltre  i  censori 
quinquennali  che  fissavano  e  riscuoteva- 
no il  censo,  gli  edili,  i  questori,  e  soprat- 
tutto aveano  esse  in  lioma  un  protetto- 
re, al  quale  ricorrevano  al  bisogno.  Tale 
fu  Io  stato  di  colonia  di  Tolentino,  pro- 
vato dalle  lapidi  riferite  da  Santini,  e  leg- 
go in  Turchi,  Toleiitimini  civitas  estex 
antiqui  Piceni  Camerinensi  Eeclesiae 
data.  Colonia  fuit  romanorunuEj'us  cui' 
tiquitateni,  et  .splendorem  lapidariae 
inscriptiones  testati  tur  apud  illancm 
collectores.  Il  Raffiìelli,  nella  5."  Dissert. 
sull'origine  e  progressi  della  chiesa  ve- 
scovile di  Cingoli,  fra  le  colonie  rinoma- 
te de'roraani,  e  fra  le  ragguardevoli  città 
delFiceno,riconosceToIentiuo;econ  l'au- 
torità di  molti  scrittori  asserisce,  che  ne- 
gli antichi  tempi  avea  più  esteso  ilcoQ- 
tado,  avvertendo,  che  ne'  tempi  di  La- 
bi eno  legato  pro-pretore  di  Caio  Cesare 
nelle  Gallie,  e  neppure  dopo  per  tempo 
notabile,  non  si  condusse  nel  Piceno  al- 
cuna colonia.  Ma  Santini  crede  che  To- 
lentino si  acquistò  il  nome  di  colonia  in 
tempo  della  repubblica  romana,  e  l'iscri- 
zione il/c/i'oz-i/ef  Gc/j/o  Coloniae  T.Fla- 
minio Pontifici  Tolcntin.,  ne  sommini- 
stra fortissima  ragione,  poiché  fu  dessa 


3oo 


T  ()  L 


siiiiinmcnlc  creila  in  Tolenlinn,  dov'e- 
III  il  lenipìo  Oil  uiiil)i-iliic  lo  ileih'i  iledi- 
tnin,  ed  eretto  nel  tempo  della  stessn  rc- 
piibhlicn,  e  T.  Flaminio  ero  il  l*onlcfìce 
m  Tolentino  depnlalo  n  presiedere  a'sa- 
giinzi,o1)!nzioni  eccicnkonie  tlie  nel  tem- 
pio laccvansi  in  onore  di  Marte  odel  dio 
Oenio  cnstode  d*  ogni  Inolio.  Il  Colucci 
però  volle  stobiliie  l'epoca  tiella  dednzio- 
«e  colonico  in  Tolentino,  al  tempo  de' 
triumviri  Ottaviano,  Lepitlo  e  M.  Anto- 
nio, in  che  fu  contraddetto  da  Santini,  il 
quale  tutto  al  piìi  inclina  forse  a  credere 
una  ?..*  deduzione  colonica,  non  mai  di  e- 
M,ludere  la  precedente,  in  cui  rIì  agri  fu- 
rono misurati.  Il  territorio  ili  Tolentino 
fu  diviso  in  pagi,  ed  una  lapide  di  bron- 
zo fa  indubitata  fede  d'un  antico  pago  in 
Tolentino,  e  dalla  quale  si  appiende  die 
Lucio  Veiacio  Felicissimo,  prolettore  e 
l)encfaltore  de'tolenlinati  che  abitavano 
il  pago,  per  (juidclie  epidemico  morbo  o 
imminente  pericolo,  aliine  di  placar  lo 
sdegno  de'numi,  fece  alliggere  la  tessera 
paganica,  segno  dell'ospizio  (poiché  eran- 
vi  pure  le  tessere  frumentaiia,  lusoria, 
militare  e  civica  :  la  paganica  avea  nota- 
to il  giorno  in  cui  si  mandava  la  sporta 
o  Sporliild.  somma  di  denaro  che  distri- 
buivasi  col  pane  e  il  vino,  ed  anche  la 
pietanza  che  i  romani  davanoa'loroclien- 
ti),  nel  tempio  diGioveOspilale  o  Alber- 
gatore (ordinariamente  ne'pagi  eranvi  i 
templi  di  Giove,  di  Marte,  tiel  Genio,  di 
^  enei  e  ec.)  l'i  i  maggio,  secondo  il  desi- 
derio degli  abitanti  del  pago,  e  la  fiinzio- 
ne  riuscì  felicemente.  I  pagi  contenevano 
piccole  borgate  e  ristrette  castella,  il  che 
impediva  la  confusionede'confini,  dipen- 
dendo tali  piccole  adunanze  di  popolo  in 
tutto  dalla  cillà,  che  poteva  chiamarsi  la 
loro  capitale;  ed  il  pago  di  Tolentino  pa- 
re che  l'osse  nel  suddetto  sito  di  Castro 
VecchiOjgià  grosso  castello  a  7.  miglia  cir- 
ca dalla  città,  la  rjuale  era  assai  popolala 
e  con  vasln  contado  ossia  tcrritoriu  egnal- 
mente  con  con  ispondente  popolazione. 
Olile  le  ncoidulc  lapidi,  Santini  riporta 


T  O  L 

pure  quelle  che  andrò  ricordando,  in  una 
«li'lle  (piali  Tolentino  appellasi   Miinici- 
l'io.  (pialificn  che  conliaddistingneva   le 
cillà  (piando  gli  abitanti  si  mostravano  fé* 
deli  e  attaccati  nelle  occasioni  ni  popolo 
romano,  ond'  erano  creduti  degni  tlegli 
slessi  onori  che  Iioma  godeva,  rimanen- 
do essi  nelle  patrie  mui  a.  Ogni  città  mu- 
nicipale di  i  .°o  2.°  ordine  ebbe  il  suo  se- 
nato o  curia,  i  suoi  magistrali,  il  ditta- 
tore,! duumviri,  i  censori,  gli  edili,  i  que- 
stori, i  flamini  ec.   Laonde  sembra  che 
tanto  Tolentino  che  tulle  le  cillà  del  Pi- 
ceno godessero  le  distinzioni  del  2."  or- 
dine col  diritto  di  cittadinanza,  come  gli 
altri  popoli  italiani.  Il  che  se  non  si  ve- 
rifica ni  detto  anno  4^^  (li  Roma,  si  ve- 
rifica però  rapporto  al  tempo,  dopo  ter- 
minata la  guerra  sociale,  in  cui  i  popoli 
rigeltate  che  videro  le  loro  giuste  doman- 
de, tutti  cospirarono  contro  Roma,e  tulli 
dovettero  soggiacere  adeguai  sorte  al  ter- 
minar della  guerra,  anzi  tanto  maggiori 
guai  do verono  attendersi  i  piceni, in  quan- 
to che  da  essi  fu  promossa  quella  gran- 
dissima sollevazione,  in  cui  l.i  repubbli- 
ca romana  pervenuta  già  alla  sua  mag- 
gior grandezza  si  trovò  in  pericolo.  Quin- 
di i  romani  per  uscirne  accordarono  a  tut- 
ti il  perdono,  e  fu  allora  che  per  tiitla  I- 
talia  si  cambiò  lo  slato  delle  colonie  in 
quello  de'municì[)ii.  Nella  lapide  in  cui 
Tolentino  è  cliiamala  municipio,  si  no- 
mina C.  Giiinio  Miiiaio  della  tribù  Ocri- 
culana,  cavaliere  romano,  prefetto  della 
legione  I  o.'fretense,  e  prefetto  del  colle- 
gio de' fabbri  che  in  Tolentino  esisteva, 
de'dendrofori  e  tignari,  non  che  destina- 
to a  rendere  ragione  al  popolo  come  uno 
dell'ordine  degli  augii>tali,  il  quale  era 
in  mezzo  all'ordine  de'decuiioni  e  della 
plebe,e  <|uatuorviro(piinquenuale,e  per- 
ciò investito  di  molte  e  rilevanti  attribu- 
zioni. Altra  lapide  fa  menzione  degli  al- 
tri collegi  esistenti  in  Tolentino,  de'cen- 
loiiari  e  pabulari,  e  dovea  aver  pur  quel 
li  de'Ianari,  vestiari,  ferrari  e  alili,  tulli 
(lutili  al  bene  generale  della  milizia.  Ol- 


T  O  L 

tre  questi  collegi,  le  culonìc  e  ì  municipìi 
iionsoloaveanole  cillà  ciicoiiilate  tli  inu- 
iM,  ina  iit'iiale  ancora  dì  fa  bibliche, di  tem- 
pii, terme,  fontane,  acquedotti  pubblici, 
piazze,  curia,  foro,  teatri,  anfiteatri  e  al- 
tri vaghi  edifizi.  Queste  cose  doveaiio  es- 
sere in  parte  o  tutte  in  Tolentino,  quan- 
tun(|ue  nou  ne  restino  vesligie.  Tra  le  al- 
tre la[)idi  riportate  e  illustrate  da  Santi- 
ni, seguendo  Ligorio,  trae  che  in  Tolen- 
tino v'era  il  tempio  d'Apollo, il  che  come 
altre  cose  non  si  ammette  da  Colucci. Pas- 
sando il  Santini  a  trattare  d'altri  monu- 
menti antichi,  riproduce  il  diseguo  e  de- 
scrive la  statua  d'alabastro  bianco,  posta 
uel  pilastro  d' una  colonna  del  palazzo 
pubblico,  che  nobilita  la  piazza  principa- 
le, che  con  altri  dissi  di  sopra  rappresen- 
tare Agrippina,  ed  egli  ritiene  che  ricor- 
di Annia  Galeria  Faustina  moglie  del- 
l'imperatore Antonino  Pio,neli5o8  tro- 
vata nel  campo  di  s.  Egidio,  pochi  passi 
dalle  mura  della  città.  Indi  dice  de'rot- 
tami  di  statue  trovati  in  diversi  scavi,  in 
unode'quali  nella  detta  piazza  repula  che 
ivi  fosse  uu  antico  tempio,  ed  in  quelli  o- 
perati  nel  nominalo  campo  essersi  rinve- 
nute medaglie,  monete,  anelli, corniole  e 
altro,  frammenti  di  statue  e  iscrizioni.  A- 
vendo  le  città  il  luco  sagro,  il  quale  po- 
neva in  tale  stato  di  religione  gli  alberi, 
che  senza  sacrilegio  non  polevasi  recider- 
ne un  ramo,  senza  preghiere  o  sagrifìzi, 
facendosi  espiazioni  se  dentro  al  luco  con- 
veniva portare  il  ferro,  conteneva  anco  il 
tempio;  il  Santini  sospetta  che  sorgesse 
nella  contrada  appellata  Branca  Ursina, 
reudendo  ragione  di  tal  vocabolo.  Il  si- 
lenzio degli  scrittori  impedisce  di  narra- 
re la  condizione  de'  tolentinati  e  le  loro 
\iceiide,sia  quando  liberi  e  indipendenti, 
sia  governali  dalla  repubblica  romana  uel 
regL^imento  de'  pretori  o  prefetti,  conti- 
nuando a  presiedere  alla  citlù  ne'  primi 
secoii  dell'era  cristiana.  E'  indubitato  che 
all'iiicoininciar  diessa  i  numi  adorati  da' 
tolentinati  erano  principalmente  Marte, 
il  Gcuio  e  Giove,  e  forse  altre  Ueilà  uè' 


TOL  3oi 

loro  templi.  Trionfava  l'idolatria  prima 
dell'arrivo  in  Tolentino  di  Flavio  Giulio 
Catervio romano  prefetto  del  pretorio, di 
Seltimia  Severina  sua  consorte,  e  del  fra- 
tello di  questa  Basso;  quindi  a  mezzo  del- 
la predicazione  di  Catervo  disparve  l'ido- 
Iatria,conforme  alla  costaute  lradizione,e 
si  diffuse  e  slabifi  la  religione  cattolica, pel 
fecondo  sangue  di  s.  Catervo  che  lo  spar-. 
se  in  Tolentino  per  la  fede  di  Gesù  Cri- 
sto. L'Ughelli,  Italia  sacra  l.  2,p.  770,10 
Tolciitini  Episcopi,  riportando  diverse 
notizie  storiche  e  le  glorie  degl'illustri  di 
Tolentino,  scrive:  Cuniulat  tandem  To' 
lentini  gloriani  Christiana  pietas  pri- 
scis  temporibus  in  co  proseminata,  cani 
in  primis  Piceni  ci\'itatihus  censeatur, 
cpuie  ah  apostoloruni  Petri  et  Pauli 
principum  discipulis  illuminatae  fident 
Chris  ti  amplexatae  sunt,  Catervio  inter 
romanos  nohilissìmos  verbum  divinimi 
praedicante,  qui  ìbidem  glorioso  certa- 
mine  prò  Christo  una  ciim  Basso  ejus 
aluinno  palma  suinpsitmartjrii.  E  par- 
lando della  chiesa  di  s.  Catervo  dice:  In 
eo  conservantur,  eodenunie  claudimlur 
tumulo  sacra  Catervi  lipsana  una  cum 
corporibus  Septimiae  Scverinae  ejus  a- 
xoris  sanctissimac,quae  virgo  cum  ipso 
vixit,  et  s.  Bassi  ejus  discipuli,  et  in  pas- 
sione sodi.  Vetustum  in  eo  sepulchro  spe  • 
ctatur  epitaphium^ab  eadeni  sanctamSc- 
vcrinam  dulcissimo  viro, et  martyri  suo 
adaeteriiitatenipositum,etinsignismar- 
tyrum  characteribus  exornatum,quihus 
posteros  admonuit  fìdeles,  Caterviuni 
suian  prò  Christo  sanguinem  fudisse^ 
ac  deinceps  quievisse  in  pace.  11  Colucci 
persuaso  che  la  prima  ricerca  da  farsi  in- 
torno a'sagri  argomenti  d'una  città  an- 
tica, è  quella  della  sua  epoca  in  cui  rice- 
vè la  salutifera  luce  del  vangelo,  segui 
rUghelli,  convenendo  che  Tolentino  eb- 
be i  primi  lumi  della  religione  cristiana, 
come  tutti  gli  altri  luoghi  del  Piceno,  vi- 
vendo s.  Pietro,  per  le  ragioni  e  dimostra- 
zioni da  lui  espresse  nella  dissertazione 
preliminare  del  t.3.RacooQtai  in  prinoipio 


3o2                   T  ()  L  T  O  L 

clies.  Catei'vu  fìoi'i  nel  I. "secolo ili  iinsliu  stabilire,  ultrc  i  pieli  e  gli  alili  sagri  mi- 
cia ep^li  il  iiiailirio  in  tempo  dell'unge-  nistri,  venne  il  bisogno  d'un  vescovo  clic 
lalun'Traiiinojcb'tbbe  (ìnciicl  I  1  7,e  co-  reggesse  e  governasse  il  popolo  toleii- 
iiie  il  S.inliiii  ne  propugnò  la  gioì  ia  con-  tinaie,  come  avvenne  altrove.  La  co- 
lio le  cnliibe  del  Culiuci,  an/i  del  ven.  stante  tradizione  convalidala  da  auteii- 
Ctiidtnal  Daronioclie  non  regi>lr(i  nel  suo  liei  duciiineiiti,  e'  istruisce  die  la  poi  la 
Martirologio  i.  (  aUTVu;eprecipuamen-  Marina  della  citlù,clie  confina  colla  eliie- 
te  contro  il  p.  Mubillon  die  noi  riconob-  sa  di  s.  Catcrvo.  tu  sempre  cliiatniila  /V'/ - 
he  né  per  santo,  uè  per  martire,  sebbc-  hi  del  l'iscuvado.  Da  ciò  il  Santiui  ne 
ne  lesse  il  suo  epilallio  scolpilo  nel  .sarco-  ricava  due  cuse,  cioè  die  laclnesa  di  s.Ca- 
fago,  e  chiamò  basilici  la  diiesa  die  lo  tei  vo  sìa  stata  l'antica  cattedrale,  e  die 
iuiileiie\a;  ma  conlessò  di  non  aver  nul-  Tulenlmo  ne'priini  secoli  della  Chiesa  fu 
la  velluto  de'  suoi  iiionumeiiti  e  del  re-  sede  vescovile,  eil  ebbe  il  pio[>rio  vesco- 
slo  che  lo  riguarda,  errando  per  mun-  vo.  Infalli  il  p.  Mansi  nel  Siippliincuto 
can7a  delle  necessarie  notizie,  come  altri.  u'Concilii  del  p.  Labile,  riporta  che  nel 
Di  più  l'annalista  luironio  confuse  s.  Ca-  4^^  <^'''*l'^'^  •'  vescovo  della  chiesa  to- 
lervo  patrono  di  Tolentmo,  con  Caterve  leiiliiiate;  indi  nel  concilio  romano  lenii- 
ilel  S^i)  conte  delle  sagre  largi/.iotii  in  lo  nel  4'^7<>4'^'^  da  s.  Felice  III  l*apa, 
temiicMlell'imperatore  (iraziiniu.  Il  citalo  v'inlervenneesi  sottoscrisse  liasilius  To- 
Conij>agnoiii  narra  che  il  l'iceno  ricevè  Iciitiiias  Ira  gli  altri  vescovi.  Parimenti 
la  fede  per  la  predicazione  di  s.  Pietro,  nel  sinodo  romano  del  4o9  (^>  l^i'pii  $• 
nel  ritorno  che  la  i.'  volta  fece  dallaDal-  Simniaco,  lo  stesso  Basilio  ^rsottoscrìsse, 
uiazia,  ed  i  tolenlinati  dal  suo  disce|)olo  Ju/'^iliii'i  Knisconiis  lùclcsiac  Tolciili- 
(^iltrxo,  che  chiama  protomartire  de'pi-  vads.  Finalmente  nell'altro  concilio  pur 
ceni,  prerogativa  die  Marangoni  dis  a  s.  tenuto  da  t..  Simmaco  in  Roma  nel  ,7o2, 
Marune  j  su  di  che  va  tenuto  presente  si  sottoscrisse  per  8.°  vescovo,  lùisiliiis 
quanto  feci  osservare  a  Piceno.  Compa-  Tolcntinns.  IManoineiiiìi  e  bruciali  gli  ar- 
gnoiii  inoltre  crede  che  la  decollazione  di  chivi  di  Tolentino  nelle  vicende  polili- 
s.  Calervo  segiù  [iriuia  e  sotto  Dumizia-  che,  non  si  conoscono  uè  i  successori,  nò 
no  the  morì  nel  f)G,  co'  congiunli  i  ss.  i  predecessori  di  Basilio,  o  Darsidio  come 
I' la\io,  Domildla  e  altri  mai  tiri.  Dopo  il  altri  Io  chi  imaim.  La  mancanza  della  se- 
iiiarluio  di  s.  Calervo,  sopravvissero  la  de  vescovile  in  Tolentino,  non  rilevan- 
inoghe  s.  òettimìa  e  il  fratello  di  e»sa  s.  dosi  dagli  scritturi,  fu  d'uopo  attribuirla 
iJasso,  cognato  del  sunto  e  [loi  martire,  all'invasione  e  depiedamento  del  Piceno 
la  festa  della  I  .'Celebrandosi  u'27  novem-  fatto  da'barbari,  come  altrove,  mentre  è 
bie  (.ijii  uni/io  di  vergine,  cpiella  del  7..°  noto  che  nel  joS  Alarico  re  de'  goti  di- 
a'2  "iotlubrecon  lilodi  mai  tire.  Per  niez-  strusse  la  vicina  Frbisaglia.  bidi  seguì  la 
zo  della  predicazione  e  iervoroso  zelo  di  guerra  gotica  nel  secolo  seguente,  nella 
ambedue  vieppiù  si  stabilì  nel  popolo  di  ipmle  al  riferire  di  Procopio  verso  il  53() 
Tulenlino  la  fede  cristiana,  e  di  giorno  in  per  le  calamità  e  la  fame  morirono  [liù 
giorno  si  accrebbe  il  numero  de'  fedeli,  di  jo,uoo  piceni:  ed  i  redc'gotì  Vitigee 
iest;uido  bandito  all.itlo  il  prufuio  cullo  Tolda  ridussero  le  cillà  picene  e  ili  al- 
degl'  idoli,  nò  che  si  ha  tiilloia  per  co-  ire  eoiitiade  d'ilalia  airestrema  rovina, 
hlantissima  tradizione.  Inseguito  crescen  emollesmantell  ite  nelle  miira;ondc(»iu- 
do  naluialiiienle  il  numero  de'crisliani,  stimano  1  per  liberare  la  penisola  inviò 
specialmente  dopoché  entrò  nel  loro  nu-  coli' esercito  lìelisario,  il  rpiale  fu  a  To- 
mero  Costantino  I,  l'ordinamento  cede-  lenlino  e  lèrmò  l'alloggio  u  Macerata.  Il 
siaslico   audtiudusì   piogrc&sivuiuculc    u  Sv-nliiii  rilaid.i  ipiole  cause   d' <ibbatti- 


TO  L 
melilo  e  di  disti-uzione  all'  epoca  dell'i  n- 
vjiìioiie  de'longub  ardi  e  perciò  al  56S  cir- 
ci», i  (piali  barbari  spogliate  lecliiesee  ro- 
vinate leciltà,  i  sacerdoti  ei  popoli  solFri- 
rono  imnieusaiueiite.  Circa  duiKjiie  que- 
sto tempo,  egli  crede  che  Tolentino  dovè 
perdere  la  sede  vescovile,  e  conipiaii-ie  al- 
tresì la  distruzione  della  città  stessa.  Tro- 
vandosi il  Piceno  avvolto  iu  sì  funeste  e 
orribili  vicende,  fu  sottoposto  al  provve- 
diuieuto  ordinato  da  s.  Gregorio!,  il  qua- 
le inerendo  a' canoni  de' concilii  di  Sar- 
dicaedi  Laodicea,  volendo  impedire  l'av- 
vilimento della  dignità  vescovile  ne'pic- 
coli  e  rovinati  luoghi,  proibì  che  si  ordi- 
nasse il  nuovo  vescovo,  e  perciò  cessò 
la  sede  episcopale.  Quindi  stabilì,  che  le 
città  ridotte  a  piccoli  luoghi  e  desolate 
dtdle  armi,  o  spopolate  dalie  stragi  del- 
la peste,  avendo  perduto  la  cattedra  ve- 
scovile, rimanessero  soggette  a'  vescovi 
viciniori,  a'  quali  esso  poi  per  lettera  le 
raccomandava.  Perciò  verso  lafine  del  se- 
colo VI  mancò  ancora  la  sede  di  Toleu- 
lino,  tua  dubito  che  il  vescovo  Basilio  vì- 
vesse sino  al  377,  come  pretende  Santi- 
ni, dandogli  qo  anni  di  vescovato.  Sicco- 
Uie  poi  ne'seguenli  secoli  trovasi  la  chie- 
sa di  Tolentino  soggetta  al  vescovo  di  Ca- 
lucrino,  è  probabile  che  s.  Gregorio  I  o 
il  suo  successore,  decaduta  nelle  comuni 
disgrazie,  la  raccomandasse  adesso:  il 
Turchi  è  di  sentimento  che  ciò  accadesse 
verso  la  metà  del  secolo  VII.  Avverte  San- 
tini che  nelle  carte  del  secolo  XI  si  legge 
di  Tolentino,  Tcrritorii  Coinìtatus  (cioè 
diocesi)  Caincriiieiisisj  ma  che  non  si  cre- 
da che  Tolentino  fosse  a  que'teinpi  sog- 
getta nelle  cose  temporali  al  comune  di 
Camerino,  poiché  questo  in  qualsivoglia 
tempo  non  esercitò  mai  alcuna  sorta  di 
diritto  sulla  città.  1  magistrati  e  consoli 
di  Tolentino  giudicavano  con  podestà  as- 
soluta e  sovrana,  sì  delle  cose  die  delle 
persone,  e  ciò  per  condiscendenza  de'priu- 
cipi  stranieri  che  tenevano  occupala  la 
provincia;  la  ([ual  ujaniera  di  governo  si 
cuQliuuò  in  quasi  tulio  il  Piceno,  lìuchè 


T  O  L  3o3 

verso  il  ySo  scosso  da'romani  il  giogo  de" 
greci,  e  spontaneamente  sottomellendo- 
si  al  principato  della  chiesa  romana  e  di 
s.  Gregorio  If,  altrettanto  fece  il  Piceno 
e  Tolentino.  Allora  fu  che  questa  a  poco 
a  poco  ristabilitasi,  e  nell'esteriore  della 
città,  e  nelle  cose  appartenenti  alla  Chie- 
sa sotto  la  giurisdizione  spirilude  del  ve- 
scovo camerinese,  non  più  esistendo  l'au- 
lica cattedrale,  i  tolentiuati  ne  fabbrica- 
rono una  nuova  in  onore  di  s,  Maria. Nel 
secolo  XI  le  città  soggette  alla  sovranità 
temporale  del  Papa  aveano  le  proprie 
leggi  e  consuetudini,  la  giurisdizione,  i 
magistrati  e  altri  stabilimenti,  co'quali  si 
regolavano,  e  così  sarà  awenutodi  To- 
lentino. E'  notissimo  che  dopo  il  secolo  X 
la  maggior  parte  delle  città  d'Italia  pre- 
sero forma  e  regolamento  di  repubbliche, 
facendo  leghe  e  guerre,  alzando  il  capo  e 
scuotendola  dipendenza  della  subordina- 
zione; esercitando  il  potere  come  città  li- 
bere, colla  sola  alta  dipendenza  dal  magi- 
strato destinato  dal  Papa,  dagl'impera- 
tori e  da're,  secondo  i  luoghi.  Le  cittàdel 
dominio  della  Chiesa  eziandio  formarono 
il  loro  comune  o  comunità,  uua  specie  di 
reggimento  democratico  e  libero,  con  fa- 
re leggi,  eleggere  i  propri  magistrati,  im- 
porre i  tributi,  provvedere  all'aimona,  al- 
l'ornalo, e  alla  difesa  delle  mura  urbane, 
di  custodire  e  risarcire  le  vie  pubbliche, 
i  ponti,  gli  argini  de'fiumi  ec.  Anche  To- 
lentino così  procede,  cercando  a  tale  ef- 
fetto d'accrescere  di  giorno  iu  giorno  le 
sue  forze  e  il  suo  nome  per  farsi  rispet- 
tare; ed  in  una  perga(nena  municipale  del 
1099,  Tolentino  più  volte  è  nominala 
città.  Avanzando  essa  progressivamente 
vieppiù  in  potere,  credilo  e  stima,  (juan- 
do  s'introdusse  che  i  piccoli  luoghi  e  ca- 
slellatiie,  per  fini  prudenziali  e  pulitici  si 
sottomette  va  no  e  si  assoggetta  vano  all'im- 
pero delle  città  couviciue,  le  quali  come 
di  loro  più  forti  erano  iu  grado  d'aiuto  e 
di  difesa,  altrellaulo  avvenne  di  Tolenti- 
liO  che  signoreggiò  di  versi  luoghi.  Ih. "ca- 
stella che  SI  soUomise  ad  essacuuperfeUa 


3o4  T  O  L 

dcili/iune  fu  Af^tiano,  noèi  più  c^'Ktente,  e 
il  f'iio  (eniluiio  t'.i  coui[>i°eso  ckii  (|iicIIo 
delta  cìtl.i.  I  Vi  lauto  nel  setlr'inlii-ci  ii)8 
Bollii  izio  e  l'ielro  ili  Pagaiiello,  piesciile 
e  consenziente  Aitone  vescovo  ili  Cunie- 
lino  loro  fralello,  dierono  e  concessero  al 
comune  e  [ler  esso  a  GuaHreilo  preposlo 
del  monastero  de'  benedellini  (forse  per 
l'abbate  a-st-nle),  a  Pietro  pievano  di  s. 
Maria,  ad  Enrico  di  Tr.isinoiulo,  e  ad  Al- 
berto di  Nicola  consoli  di  quell'  anno,  il 
castello  d'Agliano  con  tulli  gli  uomini  e 
con  tutte  le  loro  tenute.  Pnninenti  si  sot- 
tonii>ci  o  alla  sua  giurisdizione  co'pesi  che 
aveanogli  altri,  e  proniised'abilare  in  [ler- 
petuo  in  Tolentino,  e  di  far  guerra  e  pa 
ce  Secondo  la  volontà  de'tolenlinati,  pur- 
ché la  guerra  non  sia  dirella  contro  i  ca- 
nierinesi.  Il  comune  in  ricambio  cede  lo- 
ro i  2  niogi^iuoli  di  terra  arativa,  6  cnog- 
giuoli  per  vigna,  un  molino  inacinaule, 
duecasarinieSo  libbiediUavenna  ed'An- 
cona  per  la  costruzione  delle  case,  obbli- 
gandosi di  trattarli  come  i  migliori  citta- 
dini tolenlinali.  Nel  i  1 99  Matteo  e  Forte 
di  Ollone  spontaneamenle  cederonoa'lo- 
leiiliuali  la  villa  Maina  vicino  a  Urbisa- 
glia,  e  n'ebbero  in  coui penso  una  casa,  una 
posta  di  molino,  alcuni  ninggiuoli  di  ter- 
la  e  altre  cose.  Da  queste  dedizioni  uno 
de'maggiori  vantaggi  che  derivavano  alle 
città,  si  era  che  le  più  oimh  ale  e  ricche  fa- 
miglie, e  con  esse  i  padroni  ili  tali  luoghi, 
i)assavano  a  inelter  casa  iielia  citta  me- 
desima, il  che  ditevasi  iiirnsttUarf.  L'e- 
sempiode'due  rispettabili  soggetti  di  Mai- 
na, fu  spontaneamente  imitato  da  multe 
illustri  e  polenti  famiglie  delle  vicinanze. 
In  fitti  nel  1  20  1  Miiranodi  Licalvelli,  Ira 
gli  allri,  si  fece  tastellaiio  e  abitatore  diTo- 
leiitino,  promettendo  e  obbligandosi  dia- 
bitaivi  in  peipetuo  sì    in  tempo  di  pace 
che  di  guerra,  d'ubbidire  a  consoli  e  di 
ilir*-iideie  e  mantenere  Tolentino; al  con- 
trario il  poileslii  Valtieroin  nome  del  co- 
mune gli  die  una  casa,  un  molino,  una 
tbiiisiiiH  e  un  campo,  si  obbligo  d'aiu- 
tarlo e  di  I  icuuoscerlu  come  uuodc'mi- 


TO  L 

gliori  di  Tolentino.  Tutlecpiesteconvcn - 
zioni  e  dedizioni  di  doniinic)  lempor.ile,  e 
quelle  che  con  brevità   andiò  acceimaii- 
ilo,  risultano  da'dociiiuentì  e  pergamene 
che  si  poiino  vedere  in  Santini.  JNel  giu- 
gno Valliero  compito  l'unìzìo  di  podestà, 
si  fece  castellano  e  abitatore  di  Tolenli- 
no;  nel  novembre  il  comune  di  Montec- 
cliio  promise  a  Tolenliiio  aiuto  e  confe- 
derazione per  no  anni;  nello  stesso  mese 
gli  uomini  diCameriiio  promisero a'tolen- 
tinali  aiuto,  custodia  e  difesa  contro  tutti, 
furmandoscambievole  società  e  amicìzia. 
Nel  1202  Tebaldo  del  Colle  di  Buccolo 
(o  Col  buccaio  nel  lerriloiio  di  Tolenti- 
no, cunrìnante  con  Fiastia)  si  fece  castel- 
lano di  Tolentino,  co'rispeltivi  palli  Ira 
le  parti.  i\e  1202  si  concluse  e  promulgò 
in  Polverini  la  famosa  pace  delia  Marca 
tra'luoghi  partigiani  d'Ollone  IV  che  a- 
spiravaairini[iero,  e  rimarca  Campngno- 
ni,  La  licggiti  Pitf/ui,  the  non  vi  entra- 
rono i  tolenlinali,  monlecchiesi,  cameri- 
nesì  e  allri,  come  aderenti  di  Filippo  di 
Svevia  fratello  dell'i  luperatore  Cinico  VI 
defonto,cui  pretendeva  succe(k-re,ma  pre- 
valse Ottone  IV  pel  favore  di  Papa  In- 
nocenzo III,  percjuanlu  narrai  nella  sua 
biografia.  Arroge  però  che  io  (]ui  noli  il 
r i poi  tato daColucci,Z('/<'//////o;7///.s/r/7/o, 
p.  7  TÌ,che  in  tali  vertenze  il  comune diTo- 
lenliiio  volle  restare  imiiirerenle,  leggen- 
dosi in  lutti   i  suoi  atti   pubblici   presso 
Santini:  i/nncno  (jituìciii  crisU-nlr  siiw 
Inijurutorc.  Dice  ancora,  facendo  la  ge- 
nealogia de' Varani  Accorimboni.che  for- 
se furono  neh  iq5  marchtisi  d'una  por- 
zione della  Marca  e  di  Tolentino  ,  Go* 
lebaldoe  Gualtiero,  il  quale  app.irisce se- 
guace dello  Svevo;  e  che  siccome  dopo  la 
moite  d  Enrico  VI  molte  città  e  terre  da 
lui  soggettate  si  eressero  in  repubbliche, 
.'idotlaiidone  il  governo,   trova  che  Tu- 
lenliiio  ne  fti  una.  .\el  1  2o5  Gentile  e  Gri- 
nialdo  da  Pitino  (di  cui  nel  voi.  LX  V,  p. 
2?.  e  altrove)  si  posero  sotto  la  difesa  di 
Tiilenlino,  concedendogli  il  castello  cogli 
uomini,  le  [lossidcuzu  e  la  giuiudiziuuei 


T  O  L  T  O  L                   3o5 

e  pronieltendo  di  non  andure  atl  abitare  Nerelo  essendo  abitato  nel  secolo  Xll  da 
in  s.  Severino  senza  il  consenso  del  conni-  genti  facinorose, e  dedite  a'Iadionecci  eal- 
ne;  il  (jtiale  clic  loro  una  vigna,  due  case,  tre  delincjuenze  piìi  enoroii,  inquietavano 
un  niolinu, e  si  obbligò  aiutarli  nella  guer-  i  dintorni  ed  evitavano  la  punizione  con 
ra  che  aveano  co'sansevcrinali.  Indi  nel  rifugiarsi  nelle  selve  di  cui  abbondava  il 
1225  Marcualdo  figlio  di  Gentile  da  Pi-  territorio.  Suscitatesi  pretensioni  sul  ca- 
lino, promise  d'essere  perpetuo  castella-  stello  da'sanseverinali,  furono  rappresen- 
no  di  Tolentino,  e  confermando  il  con-  late  neii2  i  S  al  comune  di  Tolentino,  per 
venuto  dal  genitore.  Il  comune  seguitò  a  cui  crescendo  tra  Im'o  le  contese,  ad  ov- 
godereil  pacilìco possesso  del  castello, fin-  viareapiìi  funeste conseguenze,fu  rimessa 
che  P^edericu  II    reduce  dalla    l'alestina  la  controversia  ad  ;V.ttone  vescovo  di  Ca- 
se ne  impadronì  colla  Marca  nel  i?.3c),  merino,  il  quale  tutto  ponderato  decise 
spogliando  Tolentino  di  sua  giurisdiziu-  che  il  castello  fosse  di  Tolentino,  coll'ob- 
ne.  Allontanatosi  poi  dalla  contrada,  nel  bligo  però  di  pagar  certa  residuale  som- 
1243  liuiocenzo  IV  con  suo  breve  resti-  ma  a  s.  Severino. Nel  i  270  Guidone  e  Vi- 
Uù  Pilino  al  comune.  Nel   1244  questo,  comanno  di  Monte  Nereto  si  posero  sotto 
con  quellidiCamerinoe  MontecchiojCon-  la  giurisdizione  di  Tolentino,   facendosi 
vennero  di  difendere  Pitino  dalle  forze  de*  suoi  castellani  e  abitatori,  promettendo  di 
sanseverinali  che  lo  volevano  sotto  di  lo-  far  guerra  e  pace;  ed  avendo  venduto  al 
10,  e  questi  dopo  molti  fatti  d'armi  lo  ri-  comune  il  castello,  questo  promise  di  noa 
presero,  onde  i  3  comuni  neli25i  rinno-  rifabbricarlo.  Alcuni  anni  dopo, a  cagio- 
varono  la  convenzione, con  inlimar  guer-  ne  dell'indole  fiera  degli  abitanti  di  Mon- 
ra  a  s.  Scvcn'no  per  la  ricupera  del  ca-  le  Nereto,  il  comunedi  Tolentino  fece  di- 
slello,eper  la  difesa  d'altri  luoghi;  ma  pa-  struggere  interamente  il  castello,  per  la 
re  che  Pilino  non  potè  riprendersi, e  vien  pace  del  paese  di  frequente  vessato.  Nel 
chiamatoanco  Patino  e  Pelino.  Il  castello  territoriodel  caslellosi  edificò  il  convento 
di  Piega  fece  la  sua  dedizione  a  Tolentino  pel  3. "ordine  francescano,  con  chiesa  sullo 
nel  12  10,  cogli  abitanti  e  giurisdizione,  a  l'invocazione  di  s.  Maria  di  Loreto,  per 
mezzo  di  Gualtiero  di  Guarniero;ed  il  co-  cui  la  contrada  prese  il  nome  di  Monte  Lo- 
luune  obbligossi  aiutarlo  nelle  sue  ragio-  reto.  Anche  il  castello  di  Carpignano  ap- 
ni  contro  chi  roffeudesse,  tranne  l'impe-  pai  tenne  a  Tolentino,  poiché  nel  detto 
valore  e  i  suoi  legali.  Neil  232  Carbone  arbitrato  del  vescovo  di  Camerino,  fu  pur 
e  Berardo  procuratori  o  sindaci  delcastel-  decisa  la  controversia  su  di  esso  con  s.  Se- 
Io,  promisero  a  Tommaso  procuratore  o  verino  ,  decretando  che  spettassero  due 
sindaco  diTolenlino,d'abilare  in  perpetuo  parli  per  ciascuno  de'due  comuni,  secou- 
aTolenlino,e  di  difenderlo  contro  tutti,ec-  do  l'antica  consuetudine.  Nel  12,53  liog- 
cetluali  alcuni  signori  della  provincia,  di  giero  d'.Altone  del  conte  Accorimbono  e 
giurargli  annualmente  ubbidienza,  e  di  altri  signori  di  Carpignano  si  fecero  ca- 
portare  un  pallio  nella  festa  del  protettore  stellani  di  Tolentino,  obbligandosi  di  far 
s.Caievvo, integrnm,boimin  ctpidclirum,  luttociò  che  pralicavasi  dagli  altri  nobili, 
et  conipctcìi-'!,  et  non  de  inccratis  j  giù-  e  di  tenere  un  cavallo  a  disposizione  del 
l'andò  sul  vangelo  di  lutto  osserv;ire,  sotto  comune,  il  quale  pagava  ad  alcuni  di  essi 
pena  della  multa  di  5oo  marche  d'argen-  3o  libbre  di  Ravenna  e  d'  Ancona,  e  ad 
to,olibbredi  Ravenna  e  Ancona.  Eguale  altri  assegnava  una  parte  di  terreno.  Nel 
sommissione  fecero  altri  primari  del  ca-  I258  i  due  sindaci  di  Tolentino  e  s.  Se- 
stello  di  Piega  in  detto  giorno,  e  nel  i  25o  verino   stabilirono  nuova  amicizia  e  so- 
Accorimbono  e  altri  di  Piega  si  fecero  ca-  cietà  fra'duc  comuni,  collo  stabilimento 
ttdlaui  di  Tuleulinu.  li  castello  di  Munte  d'alcune  condizioni  riguardanti  il  castello 


3oG  T  ()  L 

(li  C'.arpisnnno.  Scorsi  circa  aoo  anni,  di- 
XL-iiiiu  pailiune  del  castello  Uudolio  Vii- 
raiii  di  Caiiieiino,  e  neli4i^  lo  donò  a 
Tolentino,  mn  s'i^noiM  qiinnlo  ne  durasse 
il  dominio.  Nel  I  7.27  st'qui  la  dedizioHcdt-l 
caslellu  di  Vir£;igno,  non  piìi  rsistenle,  per 
fì|iera  di  Gnidaii'll<idiiliiial(loili(  Julo,iib- 
iili^.indosid'eitser  iimìco  dcH'ainico,  e  iie- 
tiiicudcl  nen)ico  di  Tolentino,  di  ollender 
s.Cjinesiu  lincile  a  vràlii  giieira  con  Toieii- 
lino,  edipitg'M  aiiiMialiiirnlL'  nella  festa  di 
8  Ciiler\t»2G  denni  i  per  ciascun  focolare  di 
\  iij^igiio, '•I  ilrntio  che  Inori  del  suo  ter- 
nlorio;  ed  d  couìunc  s\  obbligii  di  fare  ni 
ca>lello  una  torre  alla  /\.o  piedi,  e  di  di- 
fi.-nilerlo  in  ogni  circostanza.  Della  dedi- 
zione del  castello  ora  terra  di  Belforlenel 
I  2^0, parlai  nel  voi.  XL,  p.  26^;  indi  a 
|).  3o3  di  quella  del  castellodi  s.  Angelo 
in  l'ontano  nel  1263;  a  [>.  1G6  e  267  di 
quelle  anteriori  di  Culniurano  e  Urbisa- 
ylin.  Di  questi  castelli  e  terre,  cbe  un  lem- 
pò  fdi'ono  sottoposti  al  dominio  di  Tolen- 
tino, da  alcuni  si  credeciie  la  loro  origine 
dcbbasi  ripetere,  come  di  altri  simili  Ino- 
t^lii,  alla  venuta  degl'  imperatori  e  altri 
principi  di  Germania  in  Italiaenella  Mar- 
ci, i  (piali  volendo  gratificare  1  loro  vas- 
salli, ilc'liioglii  elle  pieteiidevano  a[)par- 
tenere  aH'mipero,  assegnarono  a  cianci»- 
no  un  tratto  di  terra,  eil  essi  poscia  vi  e- 
(Idicarono  n  piacere  un  castello,  d<iiidogli 
il  nome  di  contea  e  preiideiulu  come  pa- 
droni il  titolo  di  conte,  non  die  dichia- 
rando suoi  vassalli  gli  abitanti  del  castello 
e  coltivatori  del  territorio.  Altri  ripeto- 
no l'origine  de'caslelii  de'secoli  \.le  XII, 
ili  sempre  crescente  furore  delle  guerre 
civili,  poicliè  .sebbene  già  mcdte  castella 
{ossero  sparse  qua  e  là  in  ogni  provin- 
cia, molte  altre  nondimeno  a  maggior 
sicurezza  e  difesa  si  andarono  edilicau- 
do;  come  del  IJolognese  e  del  iModene- 
ke  ullesla  Tiiabosdii.  Xairato  il  domi- 
nio temporale  ch'ebbe  Tolentino,  .secon- 
do il  sisteuja  delle  discorse  epoche,  on- 
de provvedere  alia  propria  difeta  e  ren- 
dere più  gravi  le  ulfcsc,  tornerò  alle  gè- 


TO  L  1 

neriche  nozioni  delle  cose  principah  di  «uà 
stm'ia. 

Nel  secolo  XI  e  regnando  Enrico  IV, 
vuole  ilSigonioche  le  città  d'Italia  si  pro- 
cor.issero  lo  slato  di  libei  tir,  altri  e  secon- 
do i  luoghi  niUicip.iuo  ^ilfitto  i.'eggimeii- 
to  al  precedente  secolo  in  diverse  epoche, 
massime  nel  qH3  alla  morte  d'Ottone  II 
e  per  la  minorila  dei  figlio  Ottone  111,  il 
che  die  motivo  che  molte  citL»  si  eresse- 
ro in  repubbliche,  a  governarsi  da  se  e  a 
confederarsi.  Tolentino  partecipo  di  tali 
tiiiiovazioiii,  e  nel  i  1 1)()  trovandoli, come 
già  indicai,  insieme  con  altri  vicini  popo- 
li nel  partito  di  ['Mippo  di  Svevia  preten- 
dente all'impero,  contribuì  alla  difesa  di 
Piipalrausoiie,  per  impadronirsi  del  la  (pia- 
le il  funoso  iMarcualdo  marchese  della 
Marca  impiegò  invano  tutte  le  sue  forze 
militari,  venendo  res[)inlo  dal  valore  dei 
ciltailioi  e  confederali, come  dalla  fortez- 
za del  luogo.  Il  perdili  poi  convenne  che 
molte  città  della  .Mi  rea,  scosso  il  giogo  di 
INI Mcu;ddo,si  confederassero insieme.e  fra 
ipieste  furono  Fabriano, s.  Severino  eTo- 
lentino,  obbligandosi  .scambievolmente  di 
difendersi  e  di  tener  lungi  qualunque  for- 
za. Ne!  1201  per  le  fienssime  turbolen- 
ze in  cui  si  trovò  la  .Marca,  per  Bertoldo 
duca  di  Spoleto  e  di  Gonzelino  scalco  im- 
periale, la  maggior  parte  delle  città  tro- 
vandosi granilemeiite  ilaniieggiale,  fecero 
una  fortissima  confederazione  e  vi  entrò 
Tolentino;  quindi  non  fu  inoperosa  allor- 
(piando  l'iinpeintore  Federico  II  inlestò 
la  Marca  colle  sue  armi,  che  per  1  *>  anni 
produssero  infiniti  danni,  recati  miro  dal 
suo  naturale  Enzio, con  depredazioni  e  de- 
vastazioni eseguile  da  Rinaldo  ducadiSpo- 
lelo  suo  generale, onde  Gregorio  I.V  sco- 
ninnici)  pure  Enzio.  Imperversando  Fe- 
derico Il  contro  la  Marca  e  resala  a  poco 
a  poco  a  se  soggetta,  aizzando  le  tremen- 
de (azioni  de'j^w/(7//.  e  \\e'i;hilnllliii  suoi 
fiiitiìri,  Innocenzo  IV  lo  scomunicò  e  de- 
pose. Divisa  la  Marca  nelle  due  lìizioni, 
neh  247  Marcellino  l'elo  vescovo  d'Arez 
zo  e  [ireletto  d'Ancona, capo  dc'gucifì  »e>      J 


TO  L 
gujici  del  Papa,  raccolto  un  gì  osso  eser- 
cito d'anconitani,  recanatesi,  toleuf inali 
e  ca(nerinesi,  contro  il  conte  pKjbcrto  ili 
Castiglione  vicario  generale  impellale, fa 
ila  cjuesli  disfatto  con  istrepitosa  balta- 
glia,  e  quindi  il  vincitore  si  abbaodonò 
il  inaudite  ostilità.  Nel  1248  il  cardinal 
Raniero  Capocci  legato  della  Marca, s'in- 
gegnò con  vari  indulti  di  richiamare  i  mar- 
ctiegiani  ghibellini  alla  divozione  della 
'Chiesa,  ed  a  tal  elFetto  si  trattenne  per 
qualche  tempo  in  Tolentino,  Questo  co- 
stante nella  fedeltà  alla  Chiesa,  nel  i  ^53 
fu  scelto  per  residenza  del  rettore  della 
Marca  Gerardo  Cassadoca  de  Vicedouii- 
ni.  Appena  assuntoal  poiililìcalo  Alessan- 
dro IV,  ribellatosi  alla  Chiesa  Manfredi 
naluruìe  di  Federico  II,  il  Papa  doman- 
dò aiuto  anche  a  Tolentino  pel  vescovo 
di  Faenza  spedito  a  far  soldati  e  a  [)rov- 
veder  denari,  e  eoo  obbligautissijna  let- 
tera. Seguì  il  fatto  d'armi  e  rimasero  su- 
periori i  fedeli  al  l*apa,  ed  erano  fra  gli 
altri  foiiguttti,  anconitani,  tolen'inali,  ma- 
ceratesi e  jesini.  Non  andò  guari  che  al- 
cuueciltàdell.i  Marca  ritornarono  all'ub- 
bidienza di  Manfredi  usurpatore  del  re- 
gno di  Sicilia,  onde  unitisi  colle  di  lui  ar- 
mi, danneggiarono  partic<jlarmente  gli  a- 
scolaniji  nioiiloluiesi,  i  toleiitinati,  i  ripa- 
ni eallri  luoghi  comechè  fedeli  alla  Chie- 
sa. Si  quietarono  io  parte  gli  animi  dei 
ghibellini  roarchegiani  per  (juasi  due  an- 
ni, n)a  sopraggiuuti  gli  aiuti  regi  di  Per- 
civalle  d'Oria  vicario  generale  della  Mar- 
ca, i  primi  luoghi  a  essere  occupali  furo- 
no Fermo  e  Tolentino  ,  che  insieme  ad 
altri  furono  posti  in  contribuzione;  nello 
stesso  tempo  Ranieri  vicegerente  d'Ales- 
sandro IV  confermò  negli  antichi  privi- 
legi Tolentino  nelisjt),  lod mdone  la  fe- 
deltà e  divozione  ,  colla  giunta  di  molte 
grazie  ed  esenzioni.  Ma  nell'islesso  anno 
i  loleulinati  tornaliairubbidieuzadiMan- 
lledi,  furono  assolti  da  Percivade  da'de- 
liUi  cnmiuessi  contro  il  re  e  suoi  prede- 
cessori, concedendo  loro  con  autorità  re- 
ìjia  i'mdullu,  che  le  chieàe,  i  Leni  e  ì  sa- 


T  O  L  307 

cerdoli  di  esse  fossero  immuni  da  ogni  da- 
tiojc'ie  le  società  e  promesse  fitte  colle 
comunità  di  s.  Severino,  Monte  IMilone 
e  Maidica  si  conservassero  illibate;  che 
Tolentino  si  dovesse  governare  e  difende- 
re secondo  le  sue  consuetudini,  nelle  sue 
tenute,  castella,  possessi  e  giurisdizioni,  e 
che  si  osservassero  gli  statuti;  che  doven- 
do il  re  o  l'imperatore  fire  esercito  fuori 
della  Marca,  Tolentino  alla  richiesta  non 
fosse  tenuto  di  maggior  (jiianlilà  di  sol- 
dati,se  non  di quantoavesse  credutocon- 
venevole  e  giusto;  che  la  curia  regia  non 
potesse  prendere  ostaggi,  né  altre  perso- 
ne di  Tolentino;  che  le  cause  civili  e  cri- 
minali in  I  /  istanza  si  conoscessero  in  To- 
lentino; e  che  finalmente  si  conservasse- 
ro intatti  alla  medesima  tutti  i  privilegi 
e  indolii  ilal  defunto  Federico  II  conces- 
si, Continuando  nel  1  262  i  tolentinali  nel- 
la [irotezione  del  re  Manfredi,  il  suo  vi- 
cario Currado  d'Antiochia  li  sgravò  d'o- 
gni da7,io.  Scorsi  però  altri  pochi  anni,  ri- 
bellatisi contro  Manfredi,  fecero  lega  cui 
maceratesi,  anconitani  e  altri,  perciò  as- 
sai lodati  da  Cibano  IV.  Avendo  Fran- 
cesco Accorambuni  e  Tommaso  di  Gia- 
como trattalo  d'occupare  Tolentino, e  sog- 
gettarlo alla  servilo  di  Berardo  Accora  m- 
bonidi  Varano,  gli  furono  conilscali  i  be- 
ni per  vendersi  a  iavore  del  comune,  il 
luUo  approvato  da  Urbano  IV  con  bolla 
de'27  luglio!  265.  Nel  1268  Manfredi  ve- 
scovo di  Verona  e  rettore  della  Marca,  e 
Leopardo  d'Osimo  podestà  di  Tolentino, 
col  disegno  di  Beucivenga  architetto  na- 
tivo di  Tolentino,  eressero  il  suddetto  no- 
bile ponte  sul  iiume  Chienti  presso  To- 
lentino, da  dove  conduce  a  s.  Ginesio,  che 
rende  comodo  il  passaggio  agli  abitanti 
de'caslelli  posti  sui  monli,  che  attorniano 
la  città,  con  esistente  iscriziune  riportata 
anchedal  Ricci;  lavoro  celebratissnnoda- 
gli  scrittori  paini,  e  da'veisi  di  Benedet- 
to Silvio,  tulio  di  pietra  viva,  e  dal  Coni- 
paguoin  qualificato  opera  delle  più  me- 
morabili d'ogni  secolo.  NeliaGt)  i  tolen- 
tiuati  coufcnuuruuo  1'  uutica  società  coi 


3o8  T  ()  L  T  ()  L 
Cdiiuint  ili  s.  Severino  e  Malelicti,  indi  u-  non  nver  manilalo  i  soltl.tli  all'  esercito 
iienilosi  con  essi  pet'  Lue  delle  scurierie  ponhlìcio,  iinpiccuto  Geni;t<niu;  non  die 
erappiesngliene'liiuglii  Hp|)i'esso  il  lìiitne  per  uvei  fìitloustilecaTalcalu  conlroCam- 
Cliienti,  depredando  (juesli  per  la  niag-  porotondu  lungi  (juasi  6  miglia,  perciio- 
gior  parie,  ed  altri  daiuio  ;dle  (laimue,co-  tciidu  e  uccidendo  alcuni,  e  per  aver  Hit- 
ine  fecero  tli  Caldarola  7  miglia  ilistanle  to  lo  slesso  contro  lìell'urle,  l<i  Serra  e  s. 
da  Tolentino, in  L'rbisaglia  e  in  Monte  ì\Ii  Ginesio;  (ìnaluiente  per  aver  prulelli  al- 
iene; onde  nel  19.72  fiuono  condannati  coni  assassini,  e  postosi  in  rd)elIione  coii- 
dal  giudice  generale  della  Marca  <li  1000  ho  la  Chiesa.  Però  il  rettore  Durante  ri- 
libbre, oltre  le  pene  incorse  a  tenore  del-  diisse  poi  le  condannea  2800  fiorini.  iVel 
le  co^tituziolli,  come  rei  d'incendio  e  dei  i  3()o  'L'olentino  convenne  a  una  tregua 
ilaimi  falli  ne'delli  luoglii.  Verso  la  fine  tl'un  anno,  con  Moiuecchio,  s.  Severino 
deli^.'-y,  insieme a'sanseverinali  il  popò  e  Mitelica,  e  la  penale  di  10,000  mar- 
Io  di  Tolentino,  ail  onta  de' camerinesi,  clie  d'ai  genio  a  chi  contravvenisse  a'pat- 
diè  un  flerissimo  assalto  a  Heltorte  e  Ur-  li;  indi  s'introdusse  le  lìere  d'ullobre  e  le 
bisaglia,  rovesciando  parleilelleloromu-  fece  pubblicare  per  tutta  lalNI.irca.  lucon- 
ra;(li  che  se  neparla  |)ureda  CoIucci,nel-  l'erma  della  pace,  si  stabi  l'i  nel  i3o2  con- 
ia sua  Trfja  oggi  Monlrccìiio  a  [).ioi.  federazione  tra  le  nominate  comuni,  con 
G  llredo  Gaetani  d'Anagni  rettore  della  approvazione  deiretloredella  Marca. Ver- 
IVlarca,  neh  283  scelse  per  residenza  e  di  so  <|uesto  tempo  Tolentino  avca  a  pode- 
sua  corte  Tolentino;  ma  eccitatisi  in  INIa-  stàeprolcllore  il  cardinal  JNapoleone  Or- 
ceiata  dal  popolo  attentati  di  novità,  (u  sitii ,  che  si  faceva  rappresentare  da  Bo- 
coslrelloa  recarvisi  per  (lenarli.  Nel  1  287  nificio  Jacani  perugino.  Nel  1  3 1  3  da  Ma- 
risoluti  i  cameriiiesi  d'assaltare  Nocera  ,  cerala  per  la  |)este  si  |>ortò  a  risiedere  ia 
per  riuscir  nell  impresa  assoldarono  le  Tolentino  il  rettore  spirituale  della  Mar- 
genti  di  Tolentino,  Macerala,  Belforle  e  ca  Vitale  Crost  arcidiacono  di  Camerino 
alili  luoghi;  e  tulli  insieme  uniti  recaro-  (scrive  Leo[)ardi  nella  St'iics  Rictorum 
no  innumerabili  danni  a  detta  città,  per  A/arcìiiac,  ma  io  dubito  che  debba  dire 
cui  i  tulentinati  nel  1288  furono  assolti  Cnmeracen,  come  leggo  in  Santini,  os- 
della  pena  pagata  per  tale  assalto.  Appe-  sia  di  Catubray);  nel  (piale  anno  il  retto- 
na  rimessi  nella  grazia  del  Pajja,  i  toleii-  re  temporale  Raimondo  Aitone  «li  Spel- 
tiiiati  nel  i^.q")  ostilmente  con  soldati  a  lo  assolse  la  cotnune  e  Ubertino  Sala  suo 
piedi  e  a  cavallo  ben  muniti, con  insegne,  capitano  [le'gravi  danni  recali  a  Monte  s. 
bandiere  ,  trombe  e  altri  strumenti  da  Martino  e  Macerata  ,  con  ferro  e  fuoco, 
guerra, assalirono  s.  Ginesio,ficendogra-  Scorsi  appena  pochi  mesi,  secondo  la  mi- 
\issimi  danni  col  devastar  le  biade,  spian-  sera  condizione  de'  tempi,  per  essersi  ri- 
tar  vigne  e  alberi,  incendiando  capanne  bellato  al  Papa  resiliente  in  Avignone,  fa 
e  case.  Si  portarono  ancora  nel  caslello  scoinunicalo,iiilerdetto,processato  e  ban- 
delle Iiipe,  dove  ferirono  molti  e  il  nobi-  dito;  quindi  pagata  la  multa  di  1000  Ho- 
le  Gio.  Lamberto  ne  morì.  Fallo  proces-  rini,  venne  prosciolto  dallo  censure  e  as- 
so d'incpiisizione  contro  i  tolentinali,  fu-  solto  dalla  condanna.  Tosto  incorse  To- 
rono  condannati  a  varie  pene.  Inulli-e  dal  lonlino  in  nuovcpene,  per  nonaver  man- 
lettore  della  Marca  conte  l'^ederico  di  s.  dato  genie  all'esercito  generaltì  [lonlilicio 
Mirtino  lu  la  comune  miiiiala  di  .\nao  contro  s.  Severino,  e  per  altre  cose,  quin- 
fiorini  per  aver  tenuto  in  carcere  e  deru-  di  in  riilesso  d  avere  resistito  al  partito  dei 
baio  Carirllo  da  Milano,  disti  otto  parte  ribelli  che  volevano  farlo  insorgere  con- 
del  caslello  d'Urbisaglia,  battuti  e  ingiù-  tio  la  Chiesa,  a' i  li  dicembrei  3  l  5  l'assol- 
riuli  i  poi  tutori  delle  letlcre  del  rettore,  se  il  lettore   Vitale,  divenutolo  auco  ucl 


T  OL 

temporale.  Pegli  slessi  riflessi  altra  asso- 
luzione la  ricevè  nel  i  3  i  7  dal  rettore  A- 
melio,  per  disubbidienze,  saccheggi  e  al- 
tri danni  recali  in  que' tempi  di  fazioni. 
A'24  gennaio  lo  stesso  rettore  confiscò  i 
beni  di  Bonaccorsodi  Diolalleve  per  es- 
sersi fiuto  autore  e  cooperatore  per  dare 
in  mano  al  conte  Sperandio  di  Monte  Fel- 
tro Tolentino,  applicandoli  al  comune. 
Narra  il  march.  Ricci,  che  neh  826  essen- 
do podestà  di  Macerata  Ciccoflgliod'Ac- 
corimbono  da  Tolentino,  fece  costruire 
presso  la  città  il  Fonte  Maggiore,  edifizio 
lodevole.  Per  la  Marca  l'anno i33c)  fufu- 
nestissimo,  poiché  quasi  luUa  si  pose  iu 
armi,  onde  seguirono  molle  invasioni,  e 
nel  febbraio  restarono  uccisi  Mercenaio 
che  signoreggiava  Fermo,  messer  Acco- 
rimbono  da  Tolentino,  e  quello  di  Mate- 
tica, mentre  il  marchese  dellaMarca  o  Ma- 
cerala fu  esilialo:  il  Compagnoni  dice  che 
l'Accorimbono  era  signore  di  Tolentino, 
ma  sarà  meglio  credere  che  aspirava  al- 
la signoria,  con  gli  altri  di  sua  numerosa 
famiglia,  che  perciò  restò  assai  esacerba- 
ta e  filli  coll'aramulinarsi  per  pervenire 
al  suo  intento  ,  nel  luglio  1342  tentando 
co'Ioro  aderenti  d'impadronirsi  di  Tolen- 
tino, di  che  discorsi  già  parlando  della  fa- 
migliaAccoramboni.Nel  i  353  si  trovòTo- 
lenlino  con  altri  luoghi  della  Marca    u- 
rita  nella  vasta  lega  promossa  dal  Viscon- 
ti signore  e  arcivescovo  di  Milano  ghibel- 
lino, che  agognava  al  dominio  d'Italia. 
All'arrivo  nella  Marca  del  celebre  cardi- 
nal Albornoz,  legalo  d'Innocenzo  VI  per 
la  ricupera  de'dominiidellaChiesa,coIsuo 
esercito  nel  fine  deli  354,  anche  Tolen- 
tino si  offrì  al  suo  servigio,  suH'eseinpio 
di  s.  Severino,  Camerino,  Cingoli  e  altri 
luoghi;  ed  ottennea'22  maggio i  355  l'as- 
soluzione da  ogni  ostilità  commessa.   Il 
cardinale  divise  in  5  classi  o  gradi  le  cit- 
tà e  terre  della  Marca,  cioè  in  maggiori, 
in  grandi,  in  mediocri,  inpiccole,e  in  mi- 
nori: Tolentino  fu  enu(nerata  tra  le  me- 
diocri ,  con  Cingoli  e  Osiino.  Osserva  il 
Sautini  che  finora  Tulenliuo  figurò  seiu- 


T  O  L  309 

pre libera, a  riserva  dell'alto  dominio,  che 
secondo  le  circostanze  vi  ebbe  ora  il  Papi 
eora  l'imperalorea  norma  del  partitoche 
da  lei  si  abbracciava.  Che  da  questo  tem- 
po in  poi  pretesero  alcuni  scrittori  di  far 
variare  lo  stato  di  Tolentino,  ponendola 
sotto  l'assoluto  potere  della  celebre  fa- 
miglia Varani  ;  per  cui  con  una  digres- 
sione, di  cui  vado  a  darne  un  sunto,  vol- 
le dimostrare, 'che  Tolentino  non  è  stata 
mai  soggetta,  come  gli  altri  luoghi  del  du- 
cato, a'signori  Varani  di  Camerino.  11  Li- 
bi fu  il  i.°che  neW  Historia  di  Camerino, 
j)er  ingrandir  la  potenza   della  famiglia 
Varani,  e  insieme  accrescere  gloria  a  Ca- 
merino sua  patria,  affermò  che  essi  ebbe- 
ro un  vero  dominio  e  possederono  Tolen- 
tino con  titolo  di  feudo.  Il  fondamento  di 
tale  assertiva,  seguilo  da  altri,  è  un  bre- 
ved'Uibano  V,  in  cui  richiamando  tutti 
i  privilegi  conceduti  a' Varani  dal  nnocen- 
zo  VI,  che  confermò  in  feudo  Tolentino 
peri  2  anni,  limitazione  chespiega  per  en- 
fiteusi,  e  vuole  attenuarne  il  valore  per 
la  prescrizione  di  potersi  dagli  unizialidei 
Varani  interporre  l'appello  al  rettore  del- 
la Marca.,  spiegando  1'  infeudazione  per 
semplice  vicarialo,  rettorato  e  governa- 
torato di  Tolentino  per  la  chiesa  roma- 
na, e  non  mai  veri  padroni  de'tolentina- 
ti.  Che  il  breve  di  Bonifacio  IX.  prodot- 
to dal  Lilii  su  Tolenlinoin  favorede'V^a- 
rani,  colla  concessione  à\ftudiun  perpc- 
titiiìJi,  lo  crede  apocrifo  0  alteralo,  men- 
tre il  successore  Innocenzo  VII  loproro- 
gò  a  7  anni,  e  lemporaueamenle  anche 
il  concilio  di  Costanza  e  Martino   V.  Di 
più  narra  che  il  comune  dipendeva  im- 
medialamente  o  da' rettori  della  Marca, 
o  dalla  medesima  corte  romana,  nella  cui 
tesoreria  faceva  giungere  le  tassate  con- 
tribuzioni: che  Tolentino  nel  i  365  giurò 
fedeltà  per  se  e  per  Urbisaglia  (castello 
di  sua  perliiienza  acquislatocon  titolo  di 
comprila,  ed  esercitandovi  il  mero  e  mi- 
sto impero,  anche  col  potere  del  gladio), 
direttamente  alla  chiesa  romana,  la  qua- 
le con  allusi  dichiarò  signora  assoluta  del 


3io  TOL  T  ()  L 

colmine  scnzn  nominarvi  i  Vnrani.n'qna-  Fosso  «li  Tionlinno.  S'i^ntnn  IV|>om  dcl- 
li  Toli^ntiMo  non  f^iuiò  nini  ideila.  Con-  l'erozione  dt'lln  rocca  e  il'oidine  «li  chi  (a 
cliule,  (he  la  natura  e  <|nnlilà  della  giù-  coslrtiila,già  esi&lendu  neh  1 1(5,  e  si  tio* 
iisdÌ7Ìone,ch'ehbeio  i  Varani  su  Tolcnti-  va  nominata  in  alti  e  epoche  di  (piel  seco- 
no.foili  micini  «■  goveiiiatori,  nu.inlu  ;il-  lo,  st-iiza  coiios(:«Mscnc  la  «leinolizionc  ;  e 
l'epoca  delia  durata,  il  Santini  dite  aver  (juniulo  nel  i  4'iJ^  fu  Cihliricata  altra,  non 
errato  Sansovinn  e  Lilii  che  lo  "«-f^ui,  al-  pu'it'Nisteva.  l'ino  ni  i  3.S(),adonlade'(ein- 
ferinanilo  che  la  conce«sionc  di  Tolenti-  pi  tuiholenli  e  «lei  i^r.nide  scisma,  furono 
no  deve  ripeter>i  dal  i  2(jo  o  i  2G  i ,  in  cui  sempre  i  tolentiiiati  fedelissimi  della  Chir- 
Alessondro  IV  dichiarò  suo  capitano  gè-  sa;  però  nel  fine  di  deltoaniio  cominciaro- 
neiale  in  Italia  Gentile  I  Varani,  poiché  no  a  insorgere,  contro  Gentile  Varani  in- 
il  Papa  in  tale  occasione  raccomandò  sul-  vocontlo  l'aiuto  «le'fermani;i  tpi  di  per»)  in- 
tanto partic(ildrinente  alla  di  lui  fiilellà  leipo>tisi  perla  pace.otleniierodi  iiiantc- 
nlciini  luoghi,  fra Vjuali  T«jleiilino;  e  non  nere  il  comune  indie  piece«lenti  conveii- 
nveinlo  latto  alcuna  concessione,  giudica  zioni.  iSeliSqS  divisala  Marca  dalle  fa- 
che  l'epoca  vera  dchba  desumersi  dilla  zioni  e  inimicizie,  BonificiolX  vi  spedì  ret- 
1. disposizione  falla  da  Innocenzo  \'l  pel  tore  e  marchese  il  nipote  ,\n«lrea  Toina- 
corduial  Aihornoz  nel  1  3  j'j,  onde  Crha-  celli  a  pacillcir  gli  animi,  ed  a  mantener- 
no  \  nel  hrevc  piocuralo  da'Varani,  dis-  li  nella  concordia,  in.i  fu  imprigionato  111 
se  che  |irima  della  coinessione  d'Innocen-  un  (atto  d'armi,  nel  quale  guerreggiaroiifi 
zo\  l,'l<iItiitinoeraimmedialameulesog-  i  lolentinati.  Continuando  le  fiere  disseu- 
gello  alia  s.  Sede,  così  s.  Ginesio.  Che  la  sioni,Tolentino  con  accorgimento  si  schei 
clausola  del  concesso  r.'/w///rro7»/,rro///;-  mi,  ora  soggettandosi  ad. ir  uomini  per  la 
pcrio,  non  aumenta  la  carica  di  rettori  o  guerra  se«:oiidogli  onlini  del  rettore  dei- 
governatori  di  Tolentino,  nientie  ICiige-  la  provincia,  ora  pagava  iiolahili  somme 
Ilio  IV  di<j  egual  prerogativa  con  breve  secondo  1  bisogni  di  essa,  ed  ora  preslava- 
nl  [lodcslìi  di  Tolentino  e  colla  facoltà  del  si  al  rettore  per  la  sua  residenza,  peripiel- 
^'/^r//o,  da  eleggersi  dal  Comune,  con  giù-  la  della  corte  e  per  quanto  abbisognava, 
l'isdizione  precaria  e  dipendente  dalla  s.  Nel  noveinbrei4<Jlj'''«'edeva  in  Tolentino 
Sede.  Riprendendo  il  filo  de'ceniii  slori-  Paolo  Orsini  generale  di  s.  Chiesa  e  cu- 
ci di  Toleiilino,  riferisce  Compngnoni  che  inaiulanle  dcH'armi  mila  Marca,  per  ri- 
})er  la  ribellione  delle  cillà  della  IVIaica,  scuotere  le  sue  taglie  e  imp-isle.  Neh  ^'O 
Gregorio  XI  fece  generale  contro  la  lega  vi  si  ritirarono  i  nobili  sbanditi  ila  M.ice- 
Rodollo  Varani,  il  più  potente  della  prò-  rata,  clie  dav.mo  a  temere  di  sollevarsi  a 
vincia  ,  ed  esso  si  [lorlò  a  Tolentino  nel  signoria,  altri  passaiuloa  .Monte  Milone. 
1877  per  animare  la  difesa  «li  Macerata;  Non  perdendo 'L'olenliiio  di  vista  1  duitli 
ina  nel  1878  sotto  Tolentino  fu  vinto  dal  legitliuii  ac(piistati  sopra  le  castellad'Ur- 
ConleLuciilocapodc'colU'gati.Maiilcnen-  bisitglia  e  Colinurauo,  a'  1  (>  maggio  1  ji  7 
(tosi  Tolmlino  ledele  alla  Chiesa,  seguì  stabili  e  fìiniti  alcuni  capitoli  e  con  venzio- 
iibbidcnle  chi  presiedeva  alla  Marca,  così  ni  pel  buon  regolamento  delle  meJesune. 
di  Rodolfo,  da  cui  fu  in  ogni  circostanza  Neli/[33  a'7  dicembre  Francesco  Sfoi7.*« 
con  riguardo  trattata,  ed  ivi  alcune  voi-  valoroso  capitano,  sci  isse  da  Jesi  al  coiuii- 
te  lis"-!)  la  residenza.  Neh  òjt)  era  Castel-  ne,  ch'era  venuto  mila  Marca  percouian- 
laiio  della  fortezza  di  Tolentino  l'uccia-  «lo  del  concilio  ih  Dasilea,  perclu"'  loglies- 
lello  «Il  l'uccuzioda  l'iaslia,  l,i  «piale  sor-  se  la  provincia  dall  ubbiilienza  d'iùigcuiu 
gcva  tiri  /{A///;!  y/rr/.v,  luogo  verso  8.  Se-  IV.  I  tolenlinati  igiiorandu  le  mene  «lei 
verino,  i  cui  ruderi  sono  compresi  ora  nel-  pailri  e  del  diicn  di  .Milano  contro  l'otli- 
l'orlo  de' cajipuctiui,  rivo  [loitlnamulo  luo  l'.ipa,  dicronu  fede  alla  Icllcra,  e  per- 


T  O  L 

elle  n<-i'ardo  Varani  vulle  ie>islere  al  par- 
tito Sforzesco,  a' 12  ltiglioi434  '"  priva- 
to (li  \'\la  jnxta  VorUiin  s.  Ca fervi ,  et 
fiat  Clini  eo  vuìncrahis  httcns  Joanutf! 
Gcntilis  de  Cainerinn.  Il  fallo  d'armi  se- 
guì per  comando  di  Foscliiiio  Atlendoli 
de'coiilidi  Cotignola  suo  luogotenente ge- 
Dcrale,  adine  di  mantenergli  fedeli  alcu- 
ni luoghi  della  Marca,  fra'quali  Tolenti- 
no. Fu  in  tale  anno  che  Eugenio  IV  col 
suuimcntovato  breve  liberò  definitiva- 
mente Tolentino  da  oeini  "overno  o  vica- 
l'iato  de'Varani,  e  lo  rese  immediatamen- 
te soggetto  alla  s.  Sede;  laonde  fino  d'al- 
lora il  comune  con  patente  elesse  il  pode- 
stà. Il  Compagnoni  chiama  congiura  dei 
tolenlinnti  contro  la  liranni<le  di  Berar- 
do Varani  la  sua  uccisione.  Indi  lo  Sfor- 
za volle  soccorsi  di  deiiMri,  ijenti  d'arme, 
e  i  pagamenti  de'censi  e  taglie.  iVel  mag- 
gio i  438  i  toienlinali  per  unirsi  co'cauie- 
rinesi  si  ribellarono  agliSforzeschijma  per 
loro  disgrazia,  dopo  aver  [)er  più  giorni 
contrastato  co'nemici,  furono  nelì'ollobre 
espugnali  oslihnenle  dalle  milizie  dello 
Sforza,  e  doverono  tornare  alla  sua  ubbi- 
dienza.A  tal  elletlo  loSrorza,menlrestava 
a  Pievetorina  castello  di  Camerino,  a'i5 
ollobre  ordinò  diesi  fabbricasse  una  for- 
tezza inTolenlitio  verso  la  porla  deU^hien- 
li,  prossima  al  suo  ponte  e  vicino  alla  chie- 
sa di  s.  Antonio  abbate  fuori  le  mura.  Es- 
sendosi scelto  per  ingegnere  Giovanni  So- 
do anconitano  peritissimo,  immantinente 
pose  mano  al  lavoro,  cercando  operai  nei 
luoghi  vicini  per  compierla  sollecitamen- 
te, l'iù  scrittori  della  provincia  parlarono 
di  questa  fortezza,  e  più  di  tutti  lo  Sca- 
ramuccia nella  Storia  di  Monte  Santo. 
Brunuro  da  San  Vitale  di  Parma  capita- 
no venne  nominato  a  risiedere  iu  Tolen- 
tino, ed  a  presiedere  all'eiezione.  Sotto 
multa  da  lui  fu  ordinalo  alle  terre  della 
Marca  di  contribuirvi  con  uomini,  be-.tie 
e  attrezzi.  Di  forma  rotonda,  era  alta  820 
cubili  e  larga  5o,pari  a  piedi  parigini  480, 
e  75.  Fu  demolita  neli443  da  Alfonso  V 
re  d*  Aragona,  d'ordiue  d'Eugenio  IV, 


T  O  L  3  I  I 

quando  Tolentino  fu  restituito  alla  Chie- 
sa. JN'e  parla  anche  il  march.  Ricci,  e  ilice 
che  la  rocca  fu  una  delle  fabbriche  che  di 
tal  genere  si  ebbero  in  considerazione  a 
que'dì.  Vedendo  lo  Sforza  stabilito  il  suo 
tuannico  dominio  in  Tolentino,  che  re- 
putava un  luogo  il  più  acconcio  a  tener 
in  freno  da  una  parte  i  marchegiani ,  e 
dall'altra  i  camerinesi,  ed  osservando  al- 
tres\  che  i  lolenlinati  volonlieri  continua- 
vano a  star  sotto  la  sua  protezione,  di- 
stinse il  comune  con  lettera  obbligantissi- 
ma nel  matrimonio  di  sua  figlia  nel  i439> 
invitandolo  come  fece  con  altri  a  voler  o- 
norare  colla  sua  presenza  le  magnifiche 
nozze;  onde  farono  deputali  due  cittadi- 
ni per  le  debite  congratulazioni.  Fral  tan- 
to sembrando  durevole  il  dominio  di  Sfor- 
za su  Tolentino,  massime  per  la  ben  cor- 
redata rocca  che  leneva  in  dovere  i  toleu- 
tinali;  Nicolò  Piccinino  ottenne  da  Euge- 
nio IV  la  facoltà  di  riconquistar  gli  ani- 
mi de'marchegiani,  e  con  l'operalo  da  lui 
anche  colla  forza  dell'armi,  nella  fine  d<^l 
144^  s'  inqiadronì  di  Tolentino;  ma  lo 
Sforza  colla  sua  potenza  nel  i443  'o  '''" 
prese  insieme  con  altri  luoghi,  i  quali  e- 
rano  tornali  nell'  ubbidienza  del  Papa. 
Questi  però  assistito  personalmente  dal 
suo  confederato  Alfonso  Vred'Aragona  e 
di  Napoli,  il  re  incaricato  della  ricupera 
della  Marca,  con  lettera  Casti-is  monti a- 
piid  s.  SeK't-rinnni  de' i  8  agosto  1  44^  "^ 
partecipò  la  notizia  a'iuoghi  della  Marca, 
promeltendo  buoni  trattamenti,  onori  e 
difesa  contro  lo  Sforza.  Allora  fu  che  To- 
lentino si  dichiarò  ubbidiente  alla  Chiesa, 
e  in  tal  circostanza  seguì  la  demolizione 
della  rocca.  Nondimeno  lo  Sforza  nell'a- 
gosto 1 444  attaccò  l'esercito  di  Piccinino, 
riportò  segnalata  vittoria,  colla  prigionia 
dello  slesso  Piccinino  e  con  gran  parte  dei 
suoi  soldati;  onde  tornò  sotto  il  suo  do- 
minio Tolentino  con  quasi  tutta  la  Mar- 
ca. Senonché  uell'ottobre  i44^>  soprag- 
giunto lo  slesso  Alfonso  V  col  medesimo 
Piccinino  nelle  vicinanze  di  Tolentino,  ri- 
tornò subito  alla  fedeltà  della  Chiesa,  ve- 


3.1  TOI. 

ncntlnpli  quindi  aocordnli  alnini  privilegi. 
l'crciòTulenlmo  e  molli  nitri  luoghi,  tor- 
nali pure  nli'(il)bi(lie(i7.n,  f<»cero  molle  ni- 
Ifgrerze.  Indi  il  magislinlo  del  ct>miiiie 
ntle«p  con  dilim'nrn  a^li  alliii  i  pid)l>li«i  , 
pai  licolai  niente  nel  ii«.toraie  le  mina  e  i- 
slellane,  con  nlibelliileeroililìcarledi  loi- 
rioni  o  fortini,  nel  riattar  le  fonti,  ed  in 
ispecie  i  celebri  bagni  di  Uofunello,  non 
che  nel  rassettar  le  strade  e  le  abitazio- 
ni,per  le  precedenti  jcjncrre  ridotte  in  cat- 
tivo stalo.  Narra  il  Fellone,  I)(\i/7ggi'  dei 
Pontefici,  elle  Nicolò  V  neli4Ì9)pei"  la 
peste  <li  Roma,  nel  giugno  si  |)ortò  a  Spo- 
leto e  di  là  a  Tolentino,  a  Loreto  ed  a  s. 
Severino.  Il  IS'ovaes  aggiunge  che  fu  nel 
principio  di  luglio,  e  che  mentre  pernot- 
tava a  Tolentinocoininciòa  patire  un  ma- 
le,cl»e  gli  produsse  la  febbre,  e  dormendo 
gli  apparve  il  predecessore  Eugenio  IV  as- 
sicurandolo che  di  quel  male  non  morireb- 
be, e  si  verificò.  Ristorata  Tolentino  e  a- 
vendo  preso  florido  aspetto,  nel  i  fji  i 
pubblici  con'^iglieri  [leiinezzod'ambascia- 
lori  snp|iIicaro!io  il  cardinal  Calandi  ini  le- 
gatodella  Marca,  aniiichè  vi  fissasse  la  sua 
residenza  insieme  alla  curia  generale,  tan- 
to più  che  in  alcune  passate  congiunture 
rrasi  praticato.  Gli  ambasciatori  esposta 
al  legato  la  viva  premura  de'toleiilinati, 
lipoitaiono  fdvorevoli  promesse,  come  si 
raccoglie  da  documenti.  Però  venne  de- 
stinala I\(acerala  per  luogo  della  cui  ia  ge- 
nerale e  per  residenza  del  legato;  ma  pò- 
codopo  avanzando  il  comniie  nuovec  più 
•vive  istanze,  ottenne  la  grazia  come  si  ha 
dal  libi  odcllerul'ormanze  del  i.^  '  '»  '•!  >2.' 
i4''3-  Inolile  i  cittadini  con  zelo  cerca- 
rono di  chiamare  famiglie  forestiere  f.i- 
colto^e  e  civili  n  fissar  la  loio  abitazione 
in  Tolentino,  ni  qiial  cirello  esibirono  lo- 
ro grazie  e  privilegi,  esentandole  soprat- 
tutto da'dazi  e  dalle  contribu/.ioni.  e  in- 
nalzandole alle  pi  imarie  dignità  e  a'po^li 
più  ragguardevoli.  Furono  ancora  intro- 
dotte le  fiere,  fu  stabililn  l'arte  del  lani- 
ficio per  tener  impiegate  le  povere  perso- 
ne  e  aperta  la  via  di  lavorare  n  ogni  sor- 


TO  L 

tedi  nrlìerl.  Per  tulli  qiieiti  miglioramen- 
ti, il  comune  meritò  che  i  Varani  signoii 
«Il  Camerino  l'invitassero  nd  assistere  agli 
sponsali  di  Giulio  Cesare  con  (iiovanna 
lii;lin  di  .Sigismondo  INIalalesta:  i  deputa- 
ti  inviliti  iiiiDiio  n(d>ilinente  trattali.  La 
trampiillità  che  regnava  in  Tolentino, ven- 
ne turbata  dalla  contesa  nata  fra  il  comu- 
ne e  quello  di  s.  Severino  sopra  i  confini; 
ed  afTiiichè  le  cose  non  giungessero  agli 
esticmi,si  compromisero  i  due  comuni  lu-l- 
la  persona  del  p.  Giovanni  d'Ischia  pru- 
dente e  di  sperimentato  discernimento. 
Egli  duncjue  esiminale  le  regioni  delle 
par  li, pronunziò  il  suo  laudo  accettato  dal- 
le due  comunità  con  piena  sodilisfizione; 
indi  n'  1  o  novembre  i  4  72  ne  fu  fillo  pub- 
blico istromeiilo,  in  cui  con  chiarezza  e 
precisione  fu  descritto  ogni  rispettivo  con- 
fine. Nel  I  4 '73  accusati  di  scelleratezze  al- 
cuni tolentinati, il  giudice  de'maleficii  del- 
la curia  generale  pretese  alzar  tribunale 
in  Tolentino, procodendoad  e$ami,inqui- 
sizioni  e  carcerazioni.  Ma  il  generale  con- 
siglio de'cittadini, avendo  fallo  conoscere 
al  cartlinal  legato,  che  il  comune  godeva 
il  privilegio,  ex  qaibiis  faculta.'!  cognn- 
.<!i  ciìfli  priinas,  et  secìtndas  cauxns  Inni 
rivilex,  qiiarn  crìmiiialcx  per  officiale^ 
(lirlac  Ternu';  (jund  cedit  in  ninxìnìuni 
pn-fiidiriìi'ìi, et  ({tinmurn  Ctì/nninnitdliSy 
il  legato  ordinò  diesi  rispettassero  tali  pri- 
vilegi pontificii,  confermando  il  comune 
nc'suoi  diritti  e  giurisdizioni.  Grato  il  cu- 
miine,si  mantenne  fedelissimo allaChiesa, 
giovandosi  di  tulle  le  congiunture  pergo- 
«ler  la  pace  iiitei  iia  ed  eslerna;  uni  tielle 
<pi.)li  congiunture  era  di  spedir  a  (pialche 
comunilà  confederata  la  facoltà  d'elegge- 
re un  suo  cilladinon  podestà  di  Tolenti- 
no, riputandosi  come  eletto  dal  pubblico 
generale  consiglio.  Tanto  praticò  il  comu- 
ne con  .Monleci  Ino,  Ascoli,  Eermo,  Aman- 
dola, s.  Giiiesio.  Moni' Olmo,  Sirnano, 
IMonsampielraiigeli,  Eabiiano,. Monte  .Mi- 
lone  e  altri.  In  tale  epoca  con  s.  Severino 
passava  pochissima  amistà,  onde  di  tem- 
ilo in  tempo  suiredevano  rulfc  e  umicidii, 


TO  L 

ed  or  l'una  or  l'  altra  parte  era  tacciata 
(l'aver  infrante  le  convenzioni  di  pace.  Il 
tolentinate  e  celebre  Filclfo,  ne  fece  rap- 
presentanze a  Nicolò  V,  cui  era  accellis- 
sinoo,  con  assai  gravi  espressioni  nelle  let- 
tere che  scrisse  a  lui  e  al  governatore  del- 
la Marca  Roverella  arcivescovo  di  Raven- 
na, dimostrando  il  suo  animo  pieno  d'af- 
fetto e  premure  pe'suoi  concittadini.  Col 
popolo  ancora  d'Urbisaglia  era  Tolenti- 
no in  qualche  dissensione,  quindi  rappre- 
sentate al  cardinal  Piccolomini  legalo,  e 
poi  Pio  III,  le  reciproche  lagnanze:  laonde 
B'28  maggio  1 465  proibì  eglia'tolentina- 
ti  d'invadere  Urbisaglia  in  qualunque  mi- 
litare maniera;  ingiungendo  agli  abitanti 
d'Urbisaglia,  che  non  facesseroalcuna  in- 
novazione contro  i  tolentinati  ,  massime 
sulla  giurisdizione  che  aveano  sopra  Ur- 
bisaglia,obbligando  i  detti  abitanti  dipre- 
star la  solita  ubbidienza  a'tolentinati,  ed 
assolvendo  le  due  comunità  da'vicende- 
voli  attentati.  Rinnovala  così  la  concordia 
e  la  pace,  per  maggior  sicurezza  del  co- 
mune di  Tolentino,concorse  quello  di  Ma- 
cerata a  prestar  la  sicurtà  per  Urbisaglia 
per  l'osservanza  di  detti  ordini. Non  ostan- 
te tali  provvedimenti,  Urbisaglia  dipor- 
tavasi renitente  in  adempiere  i  propri  do- 
Teri  verso  i  tolenlinati;  per  cui  l'i  1  giu- 
gno dell'istesso  anno ,  ossia  pochi  giorni 
dopo  la  concordia,  eccitale  nuove  rivolu- 
zioni,il  cardinal  legatoordinò,  che  Tolen- 
tino si  rimettesse  nel  primiero  legittimo 
possessodel  medesimo  luogo,  e  l'esecuzio- 
ne fu  commessa  al  conte  JMartorelli  com- 
missario, ed  a  Forlani  sergente  delle  mi- 
lizie pontificie,  i  quali  obbligarono  il  po- 
polo d'Urbisaglia  a  promettere  di  nuovo 
l'ubbidienza,  al  qual  effetto  si  consegna- 
rono a  Tolentino  le  chiavi  delle  porte  dei 
castello  colle  solite  formalità,  quantunque 
nel  seguente  anno  e  appresso  si  risveglia- 
rono fra'due  comuni  le  medesime  conte- 
se, che  narrai  nel  citalo  voi.  XL,  p.  269, 
finché  s.  Pio  V  accomodò  le  cose  nel  i  SGg 
con  ricoDoscereUrbisaglia  libera  dalla  giu- 
risdizione di  Tolentino^  che  lacerata  allo- 

VOL.  LXXVI, 


TOL  3i3 

ra  dalle  inlestine discordie,  con  pena  si  vi- 
de spogliata  de' suoi  diritti  e  poi  inutil- 
mente fece  reclami.  Di  simile  natura  fu- 
rono le  contese  insorte  nel  principio  del 
1473  a  cagione  de' confini  co'sanseveri- 
nati,  onde  seguì  una  zutfa  nella  quale  re- 
starono molti  feriti  e  uccisi,  e  quel  ch'è 
più  scomunicati  gli  uomini  di  Toleatinoi 
indi  assolti  dal  pievano  di  s.  Maria,  con 
autorità  del  breve  di  Sisto  IV  de'i6  a- 
prile,  previa  l'ingiunzione  delle  pene  che 
avesse  giudicato  più  spedienti  per  la  sa- 
lute delle  loro  anime.  Essendo  il  territo- 
rio tolentinate  nella  più  parte  assai  fer- 
tile, ameno  e  comodo  ,  prima  del  147^ 
molte  famiglie  forestiere  fecero  rispetta- 
bili acquisti  di  terreni;  per  cui  il  general 
consiglio  a'5  maggio  severamente  con  de- 
creto vietò  a'tolentinati  sifUitte  alienazio- 
ni, e  lo  fece  confermare  nel  1 488  con  bre- 
ve d'Innocenzo  Vili.  I  camerinesi  in  par- 
ticolare ne'precedeuli  anni  aveano  fatto 
molte  comprile  nel  territorio  di  terreni 
e  di  case,  oè  volevano  soggiacere  all'au- 
mento del  dazio;  per  cui  nel  1 499  ^'  ^^'^^ 
la  convenzione  fra  essi  e  il  comune,  e  si 
estese  anche  agli  altri  possidenti  forastie- 
ri,  di  doverlo  pagare.  Trovo  nel  p.  Gal- 
lico, De  itìiierihw;  Rom.  Ponti fìcum, che 
recandosi  ne!  settembrei  5io  Giulio  II  a 
Bologna,  passò  per  Tolentino,  e  tornò  a 
transitarvi  nelgiugnoiSt  i  pernottando- 
vi. Pvicavo  da  Santini,  che  Cesare  Capec- 
cioni  patrizio  tolentinate,  fu  scelto  tra  gli 
altri  a  servire  ilPapa.  L'  1  i  dicembre  1 52  r 
avvenne  in  Tolentino  un  generale  scon- 
volgimento, allorché  passandovi  colla  sua 
gente  Cesare  Calderino  imolese,  capitano 
di  Giovanni  de  Medici,  coodoUiere  del- 
l'armi del  parente  Leone  X  (era  morto 
da  9  giorni),  un  suo  soldato  fu  ferito  da 
alcuni  portatori  del  sale  alla  salara  di 
Tolentino,  ingiuriati  prima  e  percossldal 
soldato.  Laonde  gli  altri  militari  percos- 
sero e  ferirono  moltissimi  tolentinati  che 
incontrarono.  Levatosi  intanto  un  gran 
rumore  fra'tolenlinati,  600  di  loro  inse- 
guirono le  genti  di  Calderino,  che  s'erano 
21 


3i4  1  *^  L  T  <)  L 

iiicninmiiialc  poi  M.tctinl.'i;  e  sripinst^iiin  (ìji'vc-fovi  di  l'Viiiti)  e  ('.iintoiiiin;  di  più 
U'Ic  ncllacoiilrnda  Salii, leu  itoi  io  diMon  gli  suttnposc  nello  spiiiinalo  licciiiiili.  A' 
le  IMilone,  si  scnnrono  nd  cs>ic  conilo,  e  ij.  upiile  iZH'j  il  caidiiud  AIIidiiioz  le- 
liiiinse  uccisu  lo  sless»)  ('{d«l«  riiio.  Mcnlrc  pnio  pcrspL-cinlcauloi  iliitriiiiiocciizo  \  I 
il  rclibie  e  severo  vi'Sfo\ndi  (  hiusi  l'o-  lislidìil'i  la  scilo  di  Rccnnali,  i- i'uiii  pn- 
iiiilrilc  vic<lef;:ilo  dcliii  .Mjuim  Iniinnxii  il  pcliuinuiitca  «piilln  di  IMaccral.i.  SisloV 
processo,  il  legalo  cardinal  Aiuiclliiii  gli  nel  i  58(j  disgiunse  la  sede  di  Uccanali  da 
scrisse  da  Roma  clie  lo  traluscius<-e,  poi-  Macerata,  la  sop|>resse  e  soUopose  a  Le 
che  lo  stesso  Giovanni  do  Medici  rondo-  rrfn  da  lui  istituita:  ma  dipoi  Clemente 
iiava  ogni  ingiuria  a'tolcnlinali,  con  Ut-  A  HI  leiiilegiò  Ilecaiuiti  del  vescovato  e 
lera  diretta  al  coniune;  attesa  la  nicdin-  ruiù  a  cpiello  di  Loreto.  Inoltre  Sisto  V 
?ione  d  Isalulla  d'  Araguiia  dmliessa  di  picndciido  in  coiisidcrazioiie  i  pregi  e  le 
Tari  e  di  Milano,  la  (piale  a'3  i  otiobie  prerogative  di  Tolentino,  lisl^hili  il  ve- 
i5?.o  essendo  passata  per  Tolentino,  era  scorato  di  Tolentino,  reintegrandolo  pu 
etata  per  consiliare  risoluzione  uflìciata  redel  grado  di  città,  e  colla  rendila  di  scii- 
co'mnggiori  atti  di  stima,  cioè  r<///i  .vo/;o  di  4o()  rum  in  perpetuo  a  «piello  ili  Ma- 
ciiìiij)(iìittriiiìi,nrti'j,lii  lìis.  et  ciitìi  jicili-  cerala  e  dichiarò  suii  concaltedrale,  col- 
tilìiis  ctiiuìo  olniar/i.  ]\leiiu>ri:  di  tali  al-  la  holla  Sinur  l  /;/kv.sv/v.  de' i  o  dicem- 
tenzioni  ottenne  a'toicntinati  lissoluzio-  hie,  presso  l'Ughelli  e  il  Jiul/.  /ioni.  l.  4, 
ne  da  ogni  pena,  come  eseguì  il  vicelega-  por.  4)  p.  285,  dovendo  il  vescovo  cliia- 
lo.  QiU'ti  (juand'erasi  riralo  nella  IMar-  marsi  1  cscoK'odìMincralti e  Tolcnlinn. 
ca  da  ]\aini,si  fermò  a  Tolentino,  pi  ima  come  tuttora  prosiegne,  risiedervi  (pini- 
terra  della  provincia  da  quella  parte,  e  che  tempo  dell'auno  e  tenervi  il  vicario 
sentendo  che  un  reo  d' omiiidio  si  lenta-  generale.  Sisto  ^f'eee  i  ."xescovotieìledoe 
va  con  impegni  e  solleiTugi  di  liberare,  .sedi(»aleaz7o  Moioni, leoni  notizie  eijiiel- 
chiamato  il  podestà  ed  esaminate  le  ne  le  de'successori  riportai  a  Macerata.  s.i- 
cisìoni  e  le  ribalderie  commesse,  lo  fece  no  e  inclusive  a  mg/  Clementi,  il  quale 
subito  impiccare;  e  indi  passò  in  s.  Giusto  nel  i  8  'o  iiiler\eniie  al  Sinodo  [/.)  delle 
sua  patria  e  poi  a  Ahiceiata.  Tanto  ap-  piovim;if  ilclla  ]\lnrca  e  d'Urbino,  tenuto 
prendo  da  Leopardi,  nella  bella  /  /"///  <//  iiiLorelo.ll  l'apa  Pio  IX  avendoio  tiasle 
Bonajfdc.  IVel  i  5(")()  compiuta  la  raccol-  rito  all'arcivescovato  in  juirlllius  di  Da- 
ta delle  leggi  .statutarie  da'duc  espeitis-  masco,  e  fatto  delegalo  nposloliconelMcs 
simi  giureconsulti  lolentinati,  Bernardi-  sico  e  nell'Aineiica  ceiilrale,  come  iìUmiii 
no  l'elioni  e  Gin.  l'aolo  Angelini,  slimò  nel  voi.  L\  II,  p.  i4o;  ipiindi  nel  conci- 
bene  il  comune  di  dui  le  alhslampe  e  l'ef-  stoio  ile",>  sellembie  i85i  nominò  1' o- 
^cltuò.  dierno  vescoxo  di  Macerala  e  Tolenlino 
KarrniaMAi  rp.ATAcbc  il  i."suo  vesco-  mg.'  Amadio  /angari  di  Itimini,  già  ve- 
^o  fu  s.  Claudio  del  4  io,  non  conoscen-  scovo  delle  sedi  unite  di  CivitaC^aslellana, 
dosi  altri  vescovi  sinoal  secolo  XI V.  Pri-  Orle  e  Gallese.  Dice  la  proposizione  con- 
niodiqiiesl'epoconelia??.  Innocenzo  IV  cistoriale,  che  le  due  diocesi  unite  di  Ma- 
soltomise  MaceiRla  al  vescovo  di  J'crnnu  cerala  e 'i'olenlino  .si  istendono  per  circa 
e  neli2()0  Macerala  col  suo  dishelto  di-  |8  miglia,  lontmeiido  molli  luoghi.'lor- 
pendeva  da  tal  ve&.-ovo  e  da  ipiello  di(  V/-  nando  alle  principali  notizie  della  città, 
menno.  Kcl  i  3?.o  Giovanni  XXII  trasfe-  esso  seguì  le  vicende  del  Piceno  e  di  Ho- 
lì  Federico  vescovo  di /ùiv/zj^/// e /  .j,  in  nin.  Dice  il  Santini  che  dal  l 'ìtir)  al  i  7^1 
Macerata, cui  die  il  titolo  di  città  o  di  es-  non  s'inconlrano  falli  rimouhevirli,  solo 
so  la  reinlegiò,  1  islabiU  ndovi  In  sede  ve-  nvvei  temliM  he  essendosi  dal  1  j  3?.  sncies 
scovile,  e  sollrocndola  col  j.uo   territorio  fci\oineiile  diminuilo  il  numero  delle  fa 


TOL  TOL                    3i7 

niiglienoljili.cliea  qtieirepocneranoi46>  Dantliiii  Collaleiali,  con  giaidinu  innan- 
d'oidine  ponlinoio f(i  introdotto  11112.  ce-  zi, fuiiUiilo ancor  quesln prov visoriauien- 
to  ossia  ordine  di  inagislratuia  sino  al  nu-  le  con  vughi  arabeschi  di  busso,  con  grau- 
nieiodi  i  3  famiglie  cittadine,  le  cjiiali  pri-  di  spalliere  ivi  tiasporlale  a  (pieirelfelto, 
ma  viveano,  olire  a  non  mediocre  pos-  eJ  ornato  con  vasi  di  agrumi  regoiata- 
sidenza,  con  decoro  e  politezza:  queste  ^j  niente  ivi  disposti;  il  Piipa  si  compiacque 
collocarono  nel  numero  de'priori  nel  3.°  di  discendere  dalla  carrozza  e  di  tratte- 
luogo,  colla  sicurezza  di  poter  giungere  nersì  qualche  lempo  nel  casino,  niosUan - 
al  grado  di  gonfalonieri  in  mancanza  del-  do  i  più  distinti  segni  di  gradimento  al 
le  27  case, senza  die  il  detto  2. "ordine  sia  cavaliere,  per  aver  con  tanta  singolarità 
pregiudicalo  nel  diritto,  essendo  alla  no-  mostralo  al  pubblico  il  suo  rispetto  e  at- 
billà  ascrille  anche  famiglie forasliere.Ntl  leuzione  pel  santo  Padre;  avendo  di  più 
Diario  del  i'iaggio  a  Ficiuia  di  Pio  TI,  il  marchese  con  larga  generosilà  fallo  ser- 
di  mg/  Dini,  si  legge  che  il  Papa  da  Fo-  vire  tutta  la  corte  pontificia  ad  una  grau 
ligno  il  venerdì  i/marzoi  782(enon  I  y83  tavola  abbundanle  di  gelali  e  dolci  scel- 
come  dice  il  conlemporaneo Santini), ar-  ti,  e  altri  squisiti  imbandimenti.  Al  de- 
rivò nella  città  di  Tolentino  a  ore  23,  lizioso  luogo  dava  iugiesso  un  grande  e 
sraontandoalla  porla  maggioredellachie-  nobile  arco,  nella  sommità  del  quale  si 
sa  di  S.Nicola  da  Tolentino,  celebre  pel  leggeva  scolpila  in  marmo l'isciizioneche 
corpo  che  ivi  con  somma  venerazione  si  riporta  mg."^  Ditii,  colla  quale  il  marchese 
conserva, ricevuto  dall'arcivescovo  diFer-  volle  perpetuare  la  memoria  dell'onore 
mo,  da  mg."^  Spinucci  vescovo  di  Mace-  dal  Papa  recato  col  suo  trattenimento  a 
rata  e  Tolentino,  dal  vescovo  di  s.  Seve-  se  e  al  luogo.  Questo  rimane  nel  lerrito- 
rino,  e  da'prelali  governatori  di  Perugia  rio  dell'  insigne  abbazia  soppressa  di  s. 
e  Fabriano.  Dopo  avere  orato  ascese  nel-  Maria  di  Chiaravalle  di  Fiaslra,  Ira'con- 
le  camere  preparale  nell'annesso  conven-  fini  della  diocesi  di  Tolentino  nel  terri- 
to  dove  passò  la  notte. Nellaseguente  mal-  torio  d'Urbisaglia,  in  cui  già  fiorirono  il- 
lina dopo  le  ore  i  i  Pio  VI  discese  nuo-  lustri  cislerciensi  di  santa  vita,  virtuosi  e 
vamenle  nella  chiesa,  e  passato  nell'  in-  dolti,finchè  decaduta  dall'osservanzaGre- 
terna  nobile  cappella,  ove  con  somma  ve-  gorio  XIII  l'estinse,  e  die  in  commenda 
nerazione  e  con  la  più  particolare  cura  a'gesuili  del  collegio  romano,  e  poco  pri- 
sono  custodite  le  sagre  braccia  di  s.  Nico-  ma  della  venula  di  Fio  VI  ne  acquista- 
la, ivi  assistè  alla  privata  celebrazione  del-  ronoi  beni!  roarchesiBandini, come  ripor- 
la  messa,  termi  nata  la  quale  con  singola-  lai  nel  voi.  XL,  p.  267.  Osserva  il  march, 
rissima  divozione  venerò  e  teneramente  Ricci,  che  il  grandioso  monastero  perde 
baciò  tali  insigni  reliquie,  le  quali  duran-  ogni  forma,  dopoché  fu  adattato  a  diver- 
te la  celebrazione  del  divin  sagrificio  e-  si  usi;  ma  non  avvenne  così  della  corri- 
ranostate  pubblica  mente  esposte  sopra  lo  spondente  chiesa,  la  quale  tuttora  si  pre- 
slesso  altaie.  Indi  al  le  ore  12  emezzailPa  senta  maestosa  e  magnifica,  e  se  in  qual- 
pa  si  accinse  di  nuovo  al  viaggio,  prose-  che  parlesotfrì  variazioni,  non  sono  però 
guendo  verso  Loreto,  ove  giunse  circa  le  tali  da  non  farci  travedere  c|ual  fosse  nel- 
oie  20.  Reduce  Pio  VI  da  Vienna,  nella  la  primitiva  sua  costruzione.  Il  da  lui  ri- 
domenica 9  giugno  da  Macerala  parten-  ferito  è  così  importante  e  dolio, clic  Iro- 
doper  Tolentino,  prima  d'arrivare  all'A-  vo  opportuno  di  riprodurlo,  e  si  ranno- 
rancia  trovò  in  mezzo  alla  campagna  un  da  al  da  me  descritto  a  Tempio,  oltrecliè 
vago  casino  appositamente  fallo  costrui-  intrinsecamente  riguarda  la  superslilo 
re  di  legnami,  ornalo  e  diviso  con  il  j)iù  chiesa  di  tanto  celebre  abbazia.  Si  vede 
delicato  gusto  dal  marchese   Alessandro  la  chiesa  dell'  abbazia  sostenuta  da  pila- 


3i6  T  O  L  T  O  L 

siri  smi«niall  in  propoi7Ìnnc  (li-lT  area,  mentale  deplornmlolo.  Ln  parie  esterna 
perda'  nella  metà  del  secolo  XII  in  clic  (l«;lln  cliies.i  è  semplicissima,  giaccliè  me- 
fii  eretta,  gli  nrchitetti  mancanilo  di  co-  no  uti  tìropano,  pel  rimanente  non  si  ha 
lonne,  a  motivo  che  l'antiche  eransi  rjua-  clic  l'arco  della  porta,  il  quale  presenta 
si  tulle  adoperate,  ricor<iero  a'pilaslii  di  ornati  comunissimi  nelle  chiese  di  quel- 
smisurata  mole,  ora  quadrangolari,  ora  l'epoca, esireplicnrono  in  quelle  del  prin« 
poligoni,  come  sarebbero  questi,  a'quali  cipio  del  seguente.  Sull'arco  della  porta 
piantarono  in  capo  foggie  strane  di  pie-  scorgesi  una  spaziosa  finestra  di  figura  re* 
tesi  capitelli  carichi  d'intagli,  di  fogliami  tonda  con  cornice  di  pietra  a  vari  intagli 
e  d' altro  genere  di  cose  sconosciute  ne'  scolpila,  chei  monaci  cominciaronoa(|uei 
tempi  della  savia  archiIettura;edeccoco-  tempi  ad  usare  astretti  dalla  necessità  di 
me  cominciò  a  introdursi  anche  nellalVIar-  dar  luce  alle  vaste  chiese,  le  quali  ne'mu- 
ca  il  gusto  de'noimanni,  i  quali  avendo  a  ri  laterali  non  aveano  che  feritoie.  Que- 
iioia  la  severità  e  grandezza  dell'  antico  sta  f«>ggia  di  fineslre  rotonde  non  venne 
stile,  per  rendere  eleganti  gli  edifizi  pie-  già  dal  settentrione,  tua  dall'antica  Ro- 
sero a  imitare  i  rabeschi  ed  i  tritumi  de-  ma,  che  le  apri  sotto  il  timpano  delle  ba- 
gli arabi.  E  questi  in  discorso  sono  di  tal  siliclie,come  può  vedersi  nella  Siciniaiia, 
sorta,  presentando  ognuno  ornamenti  di*  la  più  antica  di  tulle.  Nell'archivio  di  To- 
Tersi.  Le  colonne  ancora,  che  s'impiega-  lentino  trovasi  il  diploma  di  Guarniero 
Tane  al  solo  elTelto  di  sostenere  un  peso,  deli  142,  dal  quale  si  trae  che  la  fonda- 
\ennero  in  moda  di  semplice  ori);i!n,e  tan-  zione  da  lui  fatta  del  monastero  di  Fia- 
to si  molliplicarono,  che  per  accrescerne  il  slra  è  anteriore,  perchè  in  quell'anno  ne 
numero  in  uno  spazio  ristretto  si  pensò  fece  la  solenne  consegna,e  nel  (V7///<r//H//7i 
rendei  le  esili  in  guisa,  che  non  colonne  sacriim  di  Turchi  si  legge  il  diploma.  Do- 
ma grosse  canne  e  pali  ritti  rasseml)raro-  pò  avere  Pio  VI  fallo  non  breve  Iralle- 
ro  :  e  perchè  gli  archi  soprapposti  potes-  nimento  nel  dello  sito,  e  ringrazialo  be- 
sere  con  egual  facilità  moltiplicarsi,  sen-  nignamenle  il  marchese  Caudini,  prose- 
zachè  ne  rimanessero  troppo  soffocati,  e  gui  il  viaggio  a  Tolentino,  vi  giunse  pas- 
per  cos'i  dire  ciechi,  si  pensò  d'alzarli;  ed  sale  le  ore  -23.  ricevuto  al  con\enlo  dis. 
ecco  il  sesto  acuto  in  luogo  del  sesto  in-  Agostino  nel  discendere  dalla  carrozza, 
tiero  a  poco  a  poco  introdotto,  prima  a  dall'arcivescovo  di  Fermo,  dal  suddetto 
semplice  ornato  e  poi  impiegato  nell'im-  'vescovo  diocesano,  e  dagli  altri  vescovi  e 
bastimento  de'gran  fabbricali,  per  dare  prelati  che  ivi  si  erano  trovali  anche  nel 
maggior  luce  e  sveltezza, e  piii  ancora  per  primo  passaggio.  Asceso  all'alloggio  pre- 
la  (|uasi  comune  opinione  che  l'arco  di  paratogli,  ivi  gli  ammise  all' udienza,  in 
sestoaculo  fosse  capace  di  sostenere  mag-  uno  al  magistrato,  ed  a' molli  deputali 
gior  peso  dell'arco  di  seslo  intero.  In  tal  «Ielle  città  e  capitoli  di  vari  luoghi.  Lune- 
modo  si  pi  opagò  il  sesto  acuto  circa  la  n»e-  (fi  IO  giugno  il  Papa  ascoltata  la  messa 
tà  del  secolo  XII  enei  principio  delXlII,  nella  cappella  di  s.  Nicola,  e  venerale  e 
e  cos'i  seguì  il  passaggio  dal  gotico  nuli-  baciale  di  nuovo  le  insigni  reliquie  delle  di 
co  al  motlerno;  ed  un  esempio  di  <pieslo  lui  sagre  braccia,  passò  poi  nella  sagrestia, 
genere  è  nella  chiesa  abbaziale  di  Fiastra,  ed  ammise  al  bacio  del  piede  i  religiosi  a- 
ONC  si  vede  prnlicalo  il  sesto  acuto  nel  gosliuinnidel  Cdnvenloe  molledame.Con- 
maggior  arco  «Iella  tribuna,  essendo  il  ri-  doltosi  in  seguito  al  palazzo  del  pubblico, 
miinenle  a  impalcatuie  ocavalli.  Ilcam*  die  dalla  loggia  la  benedizione  al  popolo; 
biamento  fu  fatale,  non  però  nuovo  e  ri-  e  partito  «la  Tolentino  verso  Foligno,  a 
prodoMo  romechè  avvenuto  nncora  n'  Vidcimnria  ricevè  gli  «)sse«]ui  «le'tleputn- 
tcuipi  di  Vilruviu  che  l:intu  lo  fece  la-  li  di  Camerino,  e  trovò  innalzato  un  no- 


TOL 

bile  arco  onde  festeggiarlo,  altri  ossequi 
accogliendo  a  Serravalle.  Fu  in  questa 
circostanza  che  Pio  VI  per  divozione  alle 
venerande  braccia  di  s.  Nicola  di  Tolen- 
tino, dichiarò  la  chiesa  chele  possiede  ba- 
silica minore  co'relalivi  privilegi.  Per  l'in- 
felici  condizioni  delle  finanze  pontifìcie, 
che  descrissi  a  Tesoriere  generale,  Pio 
VI  fu  costretto  a  far  battere  nel  i  797  mo- 
neta di  rame  erosa  in  24  zecche  dello  sta- 
to, enumerate  dal  eh.  avv.  De  Minicis  a 
p.  1 07  ne' Cenili  storici  e  numismatici  di 
Fermo,  e  fra  quelle  della  Marca  vi  fu  an- 
che la  zecca  di  Tolentino.  In  tale  memo- 
rabile anno,  Tolentino  acquistò  vieppiù 
imperitura  rinomanza  pel  famoso  Trat- 
tato f/Z/j^ìTt'e  concluso  nella  città,  da  iVa- 
poleone  Bouaparte  e  i  plenipotenziari  di 
Pio  VI;  convenzione  deplorabile  e  lagri- 
mevole  dettata  dalla  prepolente  forza  al 
principato  temporale  della  s.  Sede.  Sic- 
come lo  citai  in  tanti  luoghi,  e  sebbene 
in  molti  anche  ne  parlai  nella  parte  che 
li  riguarda,  tuttavolta  per  la  sua  grande 
importanza  e  per  le  sue  conseguenze  è 
indispensabile  che  brevemente  lo  riporti 
in  compendio,  premessa  una  necessaria 
rapida  e  generica  indicazione  di  quanto 
precedette  questo  strepitoso  avvenimen- 
to, onde  meglio  comprendersi,  potendo 
supplire  al  resto  gli  articoli  che  andrò  ri- 
cordando.Rivoluzionata  la  jF'rrt/ztvVr.pro- 
clamata  la  repubblica,  decapitalo  il  vir- 
tuoso suo  re  Luigi  XVI, armate  france- 
si invasero  {'Italia,  e  commissari  repub- 
blicani procurarono  democratizzare  i  do- 
minii  pontificii,  ma  Basville  in  Roma  fu 
vittima  di  sua  audacia,  ad  onta  di  quanto 
energicamente  avea  fatto  il  governo  pon- 
tifìcio per  impedirlo.  Non  riuscendoa  Pa- 
rigi le  giustificazioni  fatte  d'  ordine  del 
cardinal  Zelada  segretario  di  slato,  que- 
sti rinunziò  la  carica;  per  le  premure  del 
cav,  Azara  ministro  di  Spagna,  Pio  VI 
gli  surrogò  il  cardinalBusca,ed  essendo 
l'Azara  amicissimo  diCacault  agente  in 
Roma  della  repubblica, venne  a  formarsi 
come  un  triumvirato,  che  da  principio 


TOL  317 

camminò  con  molta  concordia.  Napoleo- 
ne Bonaparle  comandante  dell'  armata 
della  repubblica  francese  inltalia,neli795 
vinti  in  diverse  battaglie  i  piemontesi  e 
gli  austriaci,  fatti  armistizi  e  paci  col  du- 
ca di  Parma  e  coire  delle  due  Sicilie,  que- 
sti negoziali  vieppiù  influirono  diretta- 
mente sulla  sorte  dello  stato  pontifìcio, 
più  esposto  e  meno  difeso  verso  l'armata 
francese.  Pio  PTwoa  era  in  guerra  colla 
repubblica,  nondimeno  prevedeva  anco 
per  l'avvenuto  che  sarebbe  molestato  e 
peggio;  quindi  tentò  d'allontanare  il  ma- 
le che  gli  sovrastava  con  denari,  invian- 
do i  1 1  ."giugno  al  quartieregenerale  diMi- 
lano il  marchese  Gnudi  in  qualità  d' in- 
caricato, accompagnato  dal  detto  cav,  A- 
zara  ministro  di  Spagna  in  Roma  col  ca- 
rattere di  mediatore.  Bonaparle,  quanto 
valoroso  altrettanto  sagace,  accortosi  su- 
bito dell'oggetto  di  loro  missione,  mentre 
smaniava  di  portar  le  sue  armi  al  Cam- 
pidoglio, prolungò  i  negoziati  per  rego- 
larsi a  tenore  delle  circostanze.  Pertanto 
scrisse  a  Parigi  a  J  direttorio  della  repub- 
blica, che  gl'inviati  del  Papa  sembrava 
che  volessero  offrirgli  contribuzioni,e  sic- 
come sarebbe  quanto  prima  a  Bologna, 
proponeva  che  per  accordare  un  armi- 
stizio esigesse  per  contribuzione  2  5  mi- 
lioni di  franchi,  5  milioni  in  generi,  3oo 
quadri,  con  statue  e  mss.  in  proporzione, 
e  la  libertà  de'prigioni  per  causa  della  ri- 
voluzione. In  genere  il  direttorio  conven- 
ne. Intanto  a' 18  giugno  A ugerau  occupò 
Forte  Urbano  ed  entrò  poi  in  Bologna, 
quindi  invase  Ferrara  e  Rai>enna,sea- 
z'alcuna  resistenza.  Nondimeno  da'fran- 
cesi  furono  trattale  oslilinenle  le  occupa- 
te Provincie,  vi  stabilirono  governi  prov- 
visorii, ne  tolsero  i  più  preziosi  monumen- 
ti d'antichità  e  belle  arti,  e  imposero  con- 
tribuzioni di  4  milioni  di  franchi  tanto  a 
Bologna  che  a  Ferrara,  e  di  2,400,000 
tassarono  R.avenna.  Gettato  cosilo  spa- 
vento e  fatta  considerevole  preda, Bona- 
parle si  recò  a  Bologna  e  proseguì  colà 
i  negoziati  cogl'  incaricati  pontifìcii,  co' 


3i8  TOL 

(|ij:ili  a'j.3  giugno  solldsnissc  un  ;iimi- 
stizio,  oiule  poi  conrltulfiL-  la  |»acp,  del 
quale  pollai  iiegrimlicali  :ulicoli,aTE 

SORIERE,  n  So\  n ANITA   UFI  LA  S.Sf.DE  E  DEL 

l'ài'A,  e  iii'gli  alili  elle  riconlerò,  tlescfi- 
vtnilone  le  [)iepolenli,  uiniliaiiti  odine 
coiHlÌ7Ìoni.  In  sostanza  si  convenne,  die 
intanto  i  francesi   snii'lilieio  rimasti   in 
possesso  delle  legazioni  di  IJoIogna  e  l'er- 
rara,  sgouihieiel>bero  Faenza,  ma  occii- 
peiel)l>eio  la  fortezza  d'Ancona, lasciantlo 
la  cillà  sotto  il  governo  civde  di  Iloma  ; 
elle  il  Papa  lllandas^ea  l'aiigi  unniiiizioo 
pleiiipr.leiiziaiio.  per  oHenere  dal  diret- 
torio la  pace,  olTVendo  indennità  alla  fa- 
miglia IJasville  e  disapprovando  l'avve- 
mito;  libertà  a'prigionieri  politici;  aper- 
tura deporti  iiiaiiltimi  a'd  aiicesi,  ecliiii- 
Mira  di  essin'ioro  nemici;  libero  pa>saggio 
de'  francesi  per  lo  stalo  ;  In  consegna  di 
'loo  codili,  dì  loo  quadri,  busti,  vasi  e 
statue,  dell'.'/ rr/z/i'/o <■/«•//«  .V.  Seifc  e  /ii- 
l'iiottca  Falicantt  (de'  quali   liparlai  a 
Stamperia  V aticana),  deM/zM*/  Ctijiito- 
Uno  e  I  (ilictiim,  a  sciita  tle'cornniissari, 
e^pressaniente esigendosi  i  busti  di(»itmio 
f  Marco  Bruto;  il  pagamento  di  Cìimilio 
Ili  di  franchi,  però  5,5oo  ooo  de'  «piali 
in  Dìerci,  cavalli,  bovi  e  altri  generi,  in- 
dipendenlemenle  dalle  contribuzioni  im- 
poste.   Sollosciilto    l'accorilo,  i  Ironccsi 
sgonibraroiio  la  /{oiinri^iid  malionajiar- 
te  si  lagnò  col  direttorio  di  non  aver  con- 
seguilo a|}baslan7a,onde  badasse  bene  di 
reintegrarsi  nel  trattato  di  pace,  per  la 
quale  fiinmi)  little  tali  proposizioni  esor- 
bitanti, tbe  il  Papa  non  potè  accettarle. 
I/inviato  plenipoleii7Ìai  ioaFiienze  mg. 
0//*Y'/^/.  poicBulinale  (di  cui  riparlai  nel 
voi.  LÌ\  ,p.  iyoescg.),  unitamente  col  p. 
Soldani  domenicano  qual  teologo  e  cano- 
nista, e  di  nuovo  ipial  mediatore  col  cav. 
Azaia,  «iinfi'i  il  Olio  co'  commissari   (ran- 
Lpsi  oiideoltcnere  moililicazioni,ma  ogni 
loro  negoziato  fu  ululile,  per  l'imperiose 
iiiamDiiksibili  esigenze  presentatedu'com- 
niìssari  rrpiibblirani  infi^  articoli,  ripor- 
tati da  U'g.'  Daldassari,  onde  (ruttare  la 


'1  (  )  L 

pice.  Del  cattivo  esito  di  queste  praliclie 
III  taccialo  ncremeiile  il  c.iv.  Azara,  clic 
divenne  segno  del  risentimento  dc'roma- 
ni.  Il  direttorio  non  ratiiìcando  l'armi- 
stizio, per  essersi  negato  da  Pio  ì''[\\  ri- 
tiro e  ritrattazione  tlebrevi  contro  la  co- 
sliliizione  civile  del  clero  di  Franriii.  la 
consegna  degli  oggetti  non   ebbe  luogo. 
Tullavolta  in  seguito  il  direttorio  auto- 
lizzòBonaparte  a  negoziare  la  pace.Qne- 
sti  continuò  con  prosperi  successi  la  guer- 
ra cogli  austriaci,  riportò  alti  e  vittorie  in 
Italia,s'impadronì  digli  stali  delle  rcpub- 
blicbc  di  N'enezia  e  di  («eiiova, occupò  l'I- 
sole Jonie,  e  (in"i  con  dichiarare  ili.  feb- 
braio 1797  guerra  allo  stalo  ponlificlo, 
(piando  scoprì  le  trattative  del  i'apa  per 
allearsi  colla  coite  di  ^  ienna;ecobJ  trovò 
il  pretesto  che  vagbcgi^iava  per  marcime 
suIìoiiin,peinon  averli  Papa  esegiiitoal- 
coni  articoli  del  suo  armistizio  diBologna, 
e  perchè  non  cessava  d'arnoare  le  Milizie 
pniitifìrir,  e  di  eccitare  i  po[ioli  alla  cro- 
ciala. Per  la  superiorità  dell'armi  di  Bo- 
napai  te  sulle  tedesclie,dul  diielloriodiPa- 
rigi  fu  «leci  elata  l'intera  ociupazione  del 
restante  dello  stato  ponlilìi  io  e  di  Roma. 
'J'rovondosi  Bonaparte  a  Brescia,  vi  chia- 
mò il  cardinal  Alessandro  .lAz//c/ a  me- 
diatore Ira  la  repubblica  francese  e  Pio 
VI,  pei  la  ritrattazione  tle'bievi;ma  ilPa- 
pa  UDII  potendo  accudirvi,  Bouaparle  fe- 
ce sapere  al  cardinale  die  avreblve  fat- 
to marciare  le  trup[ie  su  Uoinu.  Infatti  u' 
1  febbraio  sbaragliati  i  soldati  pontilìcii 
presso  l'\icììZii.\  francesi  successivamente 
s'impadronirono  eli    FoiTt,  Crsctui.  lU- 
nii/ii,  liii^cnini,  l'csdro,  l  rhiiin,  Fano, 
s.  LcOy  Si/ii^figlifi,  C^f<A///V)y  e  dopo  il  «j 
di  /ancona,  Macerata,  Loreto,  Toliiiti- 
no,  Cfunerino,  Foligno,  ed  altri  luoghi 
delle  Provincie  poi  chiamate  Dilti^iizlo- 
iii  iijìiìstolìtln-.  (piasi  diippertiitto  procla- 
mandosi la  repiibblicH.  lloina  e  la  corte 
tutta  (pianta  costernata,  il  Papa  col  più 
prezioso  si  dispose  di  partire  per  Terra- 
(vV/f/.onde  passare  aNapoli;acca(luta  quin- 
di la  lesa  u'iiaucesi  della  fuilczza  di  Man- 


T  O  L 
to»a,  Nilse  ogni  lusinga  ili  (IifLiicliMsi  colle 
armi.  Pio  \  l  con.sitlL-r.indo  che  per  la  co- 
lonna francese  enliala  dalla  Toscana  in 
Perugia,  ormai  non  gli  restava  che  [)arte 
dell' Umbria, le  provincie  del  l'alrimonio, 
di  Sabina,  di  Marittima  eCampagna, Ro- 
ma col  suo  distretto,  col  tinicne  ben  t'on- 
dato tli  pei  ilere  tolto;  piudenteniente  de- 
liberò di  riprendere  i  negoziali, e  il  cardi- 
nal IMattei  ne  scrisse  a  Donaparle  con  e- 
^pressioni  ili  ecclesiastica  mansuetudine. 
Pio  VI  piese  tale  tieliberazione  anche  per 
(pianloaveagli  narraloii  p.  ab.  d.  Michel- 
angelo Fi  ini  è  generale  de'cam  a  Idolesi, che 
Ijonapaite  per  dislorlo  dalla  pai  lenza  di 
Roma  gli  avea  inviato  colla  commissio- 
ne d*  invitarlo  a  deporre  ogni  pensiero  di 
partile,  chiedere  pace,  e  pace  avrebbe. 
>'  Dite  al  Papa  che  Bonaparte  non  è  un 
Attila,  e  caso  ancora  che  fosse  un  Alti- 
la,  ditegli  si  ricordi  eh'  egli  è  successo- 
re di  Leone  I."  Nel  tempo  stesso  Ferdi- 
nando IV  re  delle  due  Sicilie,  a  cui  ili- 
spiaceva  l'i  ««.asione  del  confinante  stato 
della  Chiesa, al  primo  annunziodella  mar- 
cia de'francesi  s[)cdì  il  principe  diBelmon- 
le  Pignallelli,  per  procurare  d'arrestarne 
i  progressi  con  qualche  trattato.  Questi 
incontrò  Bonaparte  in  Ancona,  gli  mani- 
festò l'interesse  che  il  suore  prendeva  ne- 
gli ad'.iri  di  Roma,  desiderare  che  si  pa- 
ciOcassecul  P<ipii,echeavrebbe fatto  mar- 
ciare un  esercito  per  sostenere  le  sue  do- 
mande. Sorrise  il  fulmine  di  guerra  Bo- 
naparte a  questa  proposizione  diploma- 
tica, e  con  ironica  confidenza  gli  disse:  Che 
se  non  avea  rintuzzato  l'orgoglio  spiegato 
dal  l*apa  nel  pretendere  difendersi  colle 
armi  3  mesi  addietro,  era  stato  appunto 
perchè  non  dubitava  che  il  re  contro  il  di- 
ritto delle  genti  e  i  trattati  volesse  mi- 
schiarsi in  lale  affare;  che  se  il  re  gli  get- 
tava il  guanto,  lo  avrebbe  raccolto,  e  la 
rejxibblica  fr.uicese  gli  avrebbe  dato  tut- 
te le  soddisfi/ioni.  Nondimeno  a' !  2  feb- 
braio Boiia[)arte  rispose  al  Pignattelli  of- 
ficialmente.  Aver  fatto  replicate  istanze  u 
lloaia  per  l' esecuzione  dell'  urruistizio  e 


TOL  3i9 

l'apertura  d'un  trattalo  di  pace;  ma  che 
cpiel  governoavendo  preferito  la  sorte  del- 
l'armi, la  guerra  era  divenuta  inevitabi- 
le. Tuttavolta  fedele  al  sistema  di  mode- 
razione del  direttorio,  e  bramoso  di  dare 
a  Ferdinando  IV  una  prova  della  consi- 
derazione che  avea  per  esso  la  repubbli- 
ca francese,  avea  scritto  al  cardinal  Mat- 
tei  per  aprire  negoziati  di  pace,  e  non  du- 
bitare dell'ailesione  del  direttorio  fra  gli 
strepitosi  vantaggi  ulteriormente  riporta- 
ti dall'armata  d'Italia.  Avea  poi  scritto di- 
retlaniente  al  cardinale,  essere  stato  co- 
stretto a  rompere  l'arniislizio,  per  essei"' 
si  Roma  unita  anemici  di  Francia,  men- 
tre le  prime  potenze  d'Europa  si  affret- 
ta vano  a  riconoscere  la  repubblica  e  di  vo- 
ler essere  in  pace  con  lei.  Che  non  avreb- 
be ascoltato  alcuna  proposizione  tenden- 
te a  terminare  le  ostilità  fra  la  repubbli- 
ca e  il  santo  Padre,  se  prima  non  si  fos- 
sero licenziati  i  reggimenti  formali  dopo 
l'armistizio,  e  non  si  fosse  tolto  il  coman- 
do a'  generali  mandati  dall' imperatore 
Francesco  II.  Accordar  5  giorni  per  man- 
dare un  negoziatore  munito  di  pieni  po- 
teri a  Foligno,  e  dal  canto  suo  desidera- 
re di  poter  dare  una  luminosa  prova  del- 
la sua  considerazione  per  la  santa  Sede. 
A  vendo  dunque  Bonaparte  destinato  Fo- 
ligno per  luogo  del  futuro  colloquio  di  pa- 
ce, così  fu  convenuto  col  general  Colli  che 
la  milizia  pontificia  sgombrasse  affatto 
dalla  città,  onde  il  Colli  si  ritirò  in  van- 
taggiose posizioni. Ma  inRoraa  continuan- 
dosi a  trepidare,  prima  di  ricevere  questa 
lettera  e  la  notizia  della  conferenza  fra  Bo- 
naparte e  Pignaitelli,  Pio  VI  nello  stesso 
giorno  1-2  febbraio  avea  già  spedito  a  Bo- 
naparte in  Foligno  una  deputazione  di  4 
plenipotenziari  per  trattar  la  pace,  com- 
posta del  cardinal  Mattei,  di  mg.'  Calep- 
pi,  del  proprio  nipote  duca  Luigi  Braschi 
Onesti,  e  del  marchese  Camillo  Massimo 
(poi  come  dirò  ainba>cialorea  Parigi,  per 
disapprovar  la  morie  di  Basville).  Nello 
stesso  tempo  il  Papa  avea  scritto  a  Bona- 
parte, che  aflidato  a'sentimenti  di  bene- 


2io  TOL 

volcnz-1  da  lui  dìmoslrnti,  erasi  astenuto 
«Idi  partir  da  Roma,  e  perciò  compren- 
desse quan'u  grande  fiducia  ripoiieain  lui. 
Frattanto  Bunaparle  e«M.-iido  pa«sato  in 
Toientìnonel  paLizzo  Parisani  (poi  acqui- 
^l,1to  dal  conte  GiuvanniOezzi),  ed  ivia'i  7 
nrl>braio  trasferito  il  quartiere  generale, ri- 
ce»ci)do  premurosi  uffizi  anclie  delle  cor- 
lidi  Spagiiaedi  Toscana  in  favoredel  Pa- 
pa, non  che  l'  awÌNO  d'  essere  arrivato  a 
Trieste  l'arciduca  Cai  Io  egli  austriaci  ac- 
cori ere  da  ogni  parte  a  ralToi-zare  la  loro 
jiinata  d'Italia;  allora  moderando  al- 
quanto i  suoi  disegni,  scrisse  a  Joubet  t  che 
Lumandava  nella  valle  dell'  Adi"e  :  Elsse- 

o 

le  a  3  giornate  da  Roma,  trattare  però 
lo'pretignuoli,  ed  il  santo  Padre  avreb- 
be per  allora  salvato  la  sua  capitale,  ce- 
dendo i  suoi  migliori  stali  e  denaro.  Che 
con  questi  mezzi  sarebbero  provveduti  , 
|)cr  eseguir  lagrand'opcra  della  prossima 
spedizione  ,  cioè  la  continuazione  della 
giiena  coutio  l'.Xiistria.  Fra  poclii  giorni 
sarebbe  torna  toall'armata  do  ve  la  sua  pre- 
senza di  veniva  necessaria.  I  plenipotenzia- 
ri pontifìcii  incamminandosi  alla  «olta  di 
Macerala,  incontrarono  di  ritorno  il  cor- 
lierespedilo  al  generale  in  capoDonaparte, 
il  quale  consegnò  la  di  lui  lettera  al  car- 
dinale, laqualeinviata  subitoa  Roma  ser- 
vi non  poco  a  tranqudlar  l'animo  di  Pio 
^  I,  non  senza  proseguire  i  mditan  prov- 
vedimenti per  la  vigoros-i  difesa  di  Roma. 
Giunti  poii  plenipotenziari  a' 16  Kl-biaio 
ini  olentino,presero alloggio  nel  convento 
degli  agosliuiani;  mentie  Cacault  abita- 
va nel  («alazzu  Guerrieri,  ora  de'conli  Sii- 
veri.  Indi  presentatisi  a  Bonaparte,  que- 
sti protetto  amare  più  d' essere  il  salva- 
tore del  o«po  della  Chiesa  e  delle  circo- 
stanti belle  contrade,  che  il  loro  distrut- 
tore; quindi  si  recò  uibanamenle  al  con- 
vento per  1  estituire  la  vi»iia  a'pleni[)oten* 
ztari,  assegnando  a  loro  onore  e  sicurez- 
za una  guardia  francese.  Nel  Ji  seguente 
cominciarono  i  negoziati,  ina  in  modo  da 
dover  ^ubllo  j'iT»;igiic  esito  lagrimevo- 
IisSimo.  lìuuapaitc  rivolto  a'pleuijtuteu- 


TO  L 

ziari  pontificii,  disse  loro   con  allereua: 
Anziché  a  trattar  di  pace  ,  voi  siete  ve- 
nuti a  ricever  leggi  e  condizioni.    Rooaa 
io  la  considero  Cume  se  fosse  già  in  mio 
potere;  omle  voi  dovete  piegarvi  a  capi- 
tolare per  liberarla.  Alle  ragioni  che  ad- 
ducevauo  i   plenipotenziari  all'  esigenze 
durissime,  alle  loro  preghiere,  impassibile 
Ronaparte   ripeteva:  U  riturnale  a  Ro- 
ma, o  criL-tr.  Bisognò  cedere,  e  assai  po- 
co si  ottenne  dall'enormi  pi  etensioni;  per 
cui  Bonaparte  in  breve  trattò,  dettò  e  a' 
I  9  febbraio  qual  comandante  dell'armata        _ 
francese  d'Italia  Ormò  in  26  articoli,  cou       1 
Cacault  agente  della  repubblica  fi-ancese 
in  Italia  e  in  Roma,  per  parte  de.  diret- 
torio esecutivo,  il  Tra  Italo  di  juicc  di 
Tolentino,  fra  la  s.  Sede  e  la  medesima 
repubblica.  Per  parie  di  PioVlsulloscris- 
sero  l'atto  ad  ore  in  i  plenipotenziari  pon- 
tificii, cioè  il  cardinal  .Malici, mg.'  Calep- 
pi,  il  duca  Bia'K:hi  e  il  marchese  Massi- 
mo. Pertanto  si  convenne.  Che  il  Papa  ri- 
nunziassea  qualunque  lega  '.Tensiva  e  di- 
fensiva contro  la  Francia ,  promettendo 
di  non  somministrare  alcun  aiuto  di  qual- 
sivoglia specie  alle  potenze  che  facessero 
guerra  alLi  repubblica  fiancete,  e  5  gior- 
ni dopo  la  ratilica  del  tiatlato  dovesse  li- 
cenziar tulle  le  truppe  di  nuova  forma- 
zione, conservando  soltanto  i  reggimenti 
eS'Slenti  prima dell'armistiziodi  Bologna. 
I  basliineiiti  armali  delle  potenze  ch'era- 
no in  guerra  contro  la  Francia,  non  po- 
tessero entrare  ne'purti  e  rade  dello  slato 
pontifìcio.  La  repubblica  francese  conti- 
nuasse a  godere  come  prima  della  guerra 
tutti  i  diritti  e  tulle  le  prerogative  che  la 
Francia  avea  a  Roma,  e  fosse  trattila  co- 
me le  potenze  più  considerate,  specialmen- 
te rigunrdualsuo  amt)asciatore  e  altri  mi- 
nistri. Il  Papa  cedesse  per  sempre  alla  Fran- 
cia la  città  d'y/i7^ /lo/jr  e  il  contado  kc- 
msi'isino  colle    loro  dipendenze  (che  già 
avea  1  ivoluziunato,  democratizzato  e  sol- 
tiatloalla sovranità  papale);  e  le  legazioni 
di  Bologna,!' errala  eRoinagua,neIle  qua- 
li non  crebbe  falla  alcuna  inuovaziuuc 


TOL 

alla  religione  cattolica.  Ancona  col  suo  ter» 
l'ilorio  restassero  alla  repubblica  francese 
sino  alla  pace  del  Contioente.il  Papa  s'ob- 
bligasse per  se  e  suoi  successori,  a  non  tra- 
sferire ad  alcuni  i  titoli  delle  signorie  an- 
nessi al  territorio  da  lui  ceduto  alla  re- 
pubblica francese.  Il  governo  pontificio  si 
obbligasse  di  far  pagare  in  Foligno  al  teso- 
riere dell'armala  francese  prima  del  gior- 
no 6  di  marzo,  la  somma  di  quindici  mi- 
lioni di  lire  lornesi  cioè  fianchi,  de'quali 
dieci  milioni  in  denaro  e  cinque  in  dia- 
manti e  in  altre  cose  preziose,  e  ciò  a  conto 
de'sedici  milioni  che  in  circa  rimaneva  a 
dare  secondo  l'armistizio  di  Bologna  ra- 
tificato dal  Papa  3*27  giugno  1796.  Pel 
restante  da  somministrarsi  per  l'intero  a* 
dempimento  dell'armistizio,  consegnasse 
800 cavalli  da  tiro,  altreltanli  bardati  per 
usodicavalleria,buoi,bulfali  e  altri  oggetti 
delie  produzioni  del  territorio  della  Chie- 
sa. Indipendentemente  da  queste  somme 
pagasse  in  denaro,  in  diamanti  o  in  altre 
cosealtri  quindici  milioni  di  lire  toruesidi 
Francia  ossia  franchi,  de'  quali  dieci  nel 
mese  di  marzo, e  cinque  in  aprile.  La  con- 
segna de'ooo  codici  o  manoscritti  e  de'  100 
oggetti  di  belle  arti,  convenuta  nell'armi- 
stizio di  Bologna,  si  eseguisse  quando  pri- 
ma, iu  lutto  a  seconda  del  convenuto  nel- 
l'armistizio stesso.  L'armata  fiancese  sa- 
rebbe partita  gradatamente  dalle  Provin- 
cie (tranne  la  città  di  Fano  e  quella  d'An- 
cona co'Ioro  territorii)  delltlmbria,  Pe- 
rugia, Camerino  e  Macerala,  quanto  fos- 
sero eseguite  queste  condizioni.  L'armata 
francese  inoltre  evacuerà  il  territorio  del- 
la città  di  Fano,  e  il  ducato  d'Urbino,  ap- 
pena soddisfalla  l'ultima  rata  d'aprile  e  se- 
guita l'esecuzione  di  diverse  delle  riferite 
convenzioni. La  repubblica  cedesse  al  Pa- 
pa i  suoi  diritti  sopra  le  diverse  fondazio- 
ni religiose  francesi  nelle  città  di  R.oma  e 
Loreto  (stabilimenti  pii  che  descrissi  nel 
voi.  XX\  Ij  p.  227  e  seg.);  ed  il  gover- 
DO  pontificio  cedesse  alla  repubblica  tutti 
i  beni  allodiali  appartenenti  alias.  Sede 
nelle  Provincie  di  Bologna,  Ferrara  e  di 


TOL  321 

Bomagna,  e  specialmente  la  terra  di  Me- 
sola  colle  suedipendenze(nel  Ferrarese), 
lo  caso  di  vendita,  il  governo  romano  a- 
vesse  il  3."  di  tutti  i  mentovati  beni,  il  Pa- 
pa facesse  disapprovare  per  mezzo  d'uà 
suo  ministro  a  Parigi  l'assassinio  commes- 
so nella  persona  del  segretario  di  legazio- 
ne Basville,  e  pagasse  dentro  un  anno  la 
somma  di  3oo,ooo  lire  o  franchi  per  es- 
ser divisa  fi-a  coloro  che  aveano  sofferto 
in  quell'attentato.  Facesse  mettere  in  li- 
bertà tutti  quelli  ch'erano  carcerati  per 
opinioni  politiche.  Il  generale  incapo  das- 
se  la  libertà  a'prigionieri  di  guerra  delle 
truppe  pontificie.  Finché  si  slipulasseua 
tratta  lo  di  commercio  tra  il  Papa  e  la  Fran- 
cia ,  il  commercio  della  repubblica  sarà 
mantenuto  sul  piede  della  nazione  più  fa- 
vorita. Che  la  pace  conclusa  col  presente 
trattato,sidichiarasse comunealla  repub- 
blica d'Olanda.  La  post?!  delle  lettere  di 
Francia  fosse  stabilita  in  Roma,  come  pei* 
l'addietro.  La  scuola  o  accademia  (ne  ri- 
parlai nel  voi.  LXXIII,  p.  208)  delle  arti 
istituita  aR^oma  per  tulli  i  francesi,  vi  fosse 
ristabilita  e  continuasse  ad  essere  diretta 
come  prima  della  guerra.  11  palazzo  spet- 
tante alla  repubblica ,  dove  trovavasi  la 
scuola,  fosse  reso  nello  sialo  in  cui  era. Tut- 
ti gli  articoli,  clausole  e  condizioni  del  pre- 
sente trattato,  senza  eccezione,  fossero  ob- 
bligatorie perpetuamente   tanto  per  Pio 
Vi  quanto  pe'suoi  successori.  Che  sareb- 
be ratificato  colla  possibile  maggior  sol- 
lecitudine. Fatto  e  segualo  nel  quartiere 
generale  di  Tolentino  da'suddelti  pleni- 
potenziari ili."  Ventoso  anno  5."  della  re- 
pubblica una  e  indivisibile,  ossia  a' 19  feb- 
braio 1797.  Il  cardinal  Busca  segretario 
di  slato  di  Pio  VI,  pubblicò  il  trattato  io 
francese  e  in  italiano  in  Roma  con  notifi- 
cazione de'24  febbraio,  invitando  in  OO' 
me  del  Papa  i  sudditi  pontificii  a  concor- 
rei e  senza  ritardo  a  sodilisfare  quelle  con- 
tribuzioni,che  doveano  indispensabilmen- 
te imporsi  per  adempire  le  condizioni  del 
trattato,  e  che  dovranno  osservare  religio- 
samcule  il  dovere  di  considerare  e  trai» 


3Qa  T  DI,  T  O  L 
Ime,  come  avc.i  inj^iunto  con  altra  noli-  porrà  di  sp  mcilesimn  "  Il  n.iKl.i.sMiii  Un 
iic()7Ìoiie,  i  ni|i|)i'esciitaiiti,  siuldili  e  n.i-  !^ii  oneiMotì  clic  naiiu  icl.ilivi  alla  cuii- 
lioiioli  fruiicesi, quali  individui  d'una  pò-  cliisìone  del  trattalo,  conviene  die  ha 
lenza  in  pace,  ininncci:ii)(li)ptMiÌ7Ìoni  adii  il  duca  Hrasdii  e  il  Cacault  vi  furono  di.'- 
osiissc  itistilliuli  o  uH'ciiilcrli.  Il  trattato  ili  ^li  alterchi,  ina  confuta  l'asserto  dall'A r- 
Tolentino  enc'dne  idnniiifii  pure  iiupres-  l.uid,  die  il  cardinal  I\Ialtt'i  per  pl.icare 
»<)  in  Uonui  dalla  stamigna  camerale  in  Cacault  si  ponesse  iiuianzi  a  lui  in  ^iiioc- 
liliretto.  ^'e  riportarono  gli  articoli,  con  cliio.  Racconta  pure, che  pretendendo  IJo- 
ii«ilÌ7Ìe  di  quanto  [)reccdè,  accon)()ngnò  e  naparte  goilere  riniperatoro  deir(".v(7//,s/- 
keyuì  questo  strepitoso  e  deplorabile  trai-  tv/ (della  (piale  tornai  a  ragionare  a  Sagro 
lato,  fra  gli  altri:  Tavanti,  l'insti  di  Pio  Collegio)  dd  Ponlifioto,  e  che  il  duitto 
l  Iy\.  3,  insieme  all'armistizio  diCologua,  mcile>*imo  (osse  concesso  anclie  a're^i;ilori 
come  fecero  i  seguenti;  di  più  d  Tavanti  della  repnbhlica  francese,  mg/  Cak'|ìpi, 
ci  die  il  disegno  inciso,  esprunenle  la  ca-  coiiiecpiellocheripngnavadiconvenireal- 
inera  ove  senza  quasi  discussioni,  in  pu-  l'esosecondizìoni  del  trattalo,  ed  opinava 
ilìi  momenti  l5onaparle  impose  le  duris-  che  [i^inendosi  in  salvo  la  persona  del  Pa- 
sime  condizioni,  nell'atto  di  firmarle  alla  pi,  si  lasciasse  continuare  l'in  vasione. coti 
pre-enza  degli  altri  plenipotenziai  i,  e  alla  coraggio  negò  tal  pretensione,  sostenen» 
vistadeiresercitoschieralo  r»eccatini,iS'/o-  do  gagliardamente:  Che  eletto  canonica- 
riii  di  Pio  /  /,  t.  6,  Coppi,  Annali  d'I-  mente  da'cardinali  il  Papa,  non  liawi  re 
tulio,  anniiyi^G  61797.  Il  contempora-  0  imperatore  o  altra  qualiuKjue  podestà 
neo  e  veridico  mg/  IJaldassari,  Rclazin-  leirena  ,  che  possa  esigere  di  rigettarlo. 
rie  deli  ti\'K  ersi  là  e  jintiincnti  di  Pio  l  f,  Montatoio  furia  Bonaparle,  dichiarò  rot- 
l.i.  Commend.  De  Uossi,  stato  segretario  to  ogni  negozialo  e  ne  lacerò  le  carie.  Il 
e  conlìilenledel  Cale[ipi,  Memorie  iiitor-  prel.ilo  Caleppi  con  animo  intrepido  con- 
uo  alla  vita  del  cardinal  I.orenzo  Ca-  liimò  ad  allVontarlo,  esigendo  d'eircttuar 
Icnpi  e  ad  alenai  (n'\'enitnenti  ehe  lo  ri-  la  prouiessa  di  non  avanzar  resercilo  con- 
guardano.  lroUomache48  ore  dopo, onde  aver  tein- 
Oidiiara  il  eh.  Pistoiesi,  fila  di  Pio  pò  d'avvisarne  il  Papa  perchè  partisse  su* 
/  //,  t.  2.p.f)9.:  "  L'altrui  ingiustizia  len-  bilo.  I5otiapai  leilové  poi  cedete  alle  rimo- 
de ingiusta  l'altrui  adesione.  La  poce  di  stian/e  del  Calep[)i,  e  1  iiuniziò  all'esigeii- 
Tolentino,  e  tanti  altri  trattati,  co'quali  za  ilell' esclusiva.  Noterò,  che  io  riportai 
la  s.  Sede  in  diversi  luoghi  fu  obbligata  la  data  dell'arrivo  de'  plenipotenziai i  iu 
0  fare  immense  perdite  temporali,  e  nell.i  Tolentino,  col  Baldassari,  lauto  bene  in- 
H)l)a  e  nell'onore,  come  potrebbero  giù-  formaloili  lulti  i  paiticoIari;perònondel)- 
hlilicarsi  se  si  ricusasse  di  ainmetlerecpie-  ho  taecre  che  il  De  Uossi,  uierilevole  pmc 
8I0  principio?  "  Il  l'aldass.ii  i  ([ualilica  col-  di  ondeii/a,  scrisse  che  dolorose  e  labo- 
r  epiteto  di  gran  ladroneccio  il  trattato  liosi^slme  furono  le  conferenze,  e  che  «Ij- 
<li  Tolentino,  e  la  pace  una  delle  più  e-  rarono  5  giorni,  terminando  colla  gravo- 
iioinii  ribalderie  che  sieno  ricordale  ne'  sissima  convenzione,  nella  quale  ali'inte- 
lusli  delle  iixjderne  rivoluzicini. Indi  ripor-  grilàdella  religione  eal  decoro  dellas.  Se- 
la  unbianodi  lettera  di  Honaparte,  scrii-  de  furono  s.tgridcate  le  foi  lune  dello. stato, 
laaldiiellorioil  giorno  raedesimochesot-  Riferisce  iVovaes  nella  Shu-iii  di  l*io  Ì'I, 
loscrigselaconvenzionediTolentiiio."IMio  che  nello  stesso  giorno  della  sollosei  izio- 
parere  si  è,  die  Roma  privata  di  Bologna,  ne  della  pace  di  Tolentino,  il  cardinal  Mal 
di  rerraia,  della  Uomagna,  e  dì  3()  mi-  lei  spedi  mi  corriere  al  cardinal  segrela- 
lioni, che  noi  le  togliamo,  non  può  pili  sns-  rio  di  stato  con  lettera  incili  brevemenle 
ii>lcre:  quella  vecchia  uiaccliiuasi  scuui-  gli  diceva.  11  lialtulo  di  pace  è  llriualo... 


TOL 

Le  condizioni  sono  durissime,  e  simili  in 
tulio  alla  ciipitolazione  d'una  piazza,  co- 
me si  è  espiesso  più  volte  il  vincitore,  lo 
Ilo  palpitalo  finora  per  la  Santità  di  No- 
stro Signore,  per  Roma,  e  per  tutto  lo  Sla- 
to. Roma  però  è  salva,  salva  la  religione, 
ad  onta  di  grandissimi  sagridzi  che  si  so- 
no falli.  Parlili  i  plenipotenziari  pon- 
tificii da  Tolentino,  giunsero  in  Roma 
a'21  febbraio,  il  cardinal  Malici  portan- 
do seco  una  lettera  al  Papa  responsiva 
del  general  Bonaparte,  officiosa  e  corte- 
se, dicendogli  in  essa  però.  Gloriarsi  d'a- 
ver contribuito  al  suo  particolare  ripo- 
so. Del  resto  dillidasse  delle  persone  che 
in  Roma  erano  vendute  alle  corti  nemi- 
che della  Francia,  ed  erano  soltanto  gui- 
dale dalle  passioni  acciecate,  le  quali  han- 
no sempre  cagionalo  la  rovina  degli  stati. 
Che  la  repubblica  francese  sarebbe  una 
delle  amiche  piìi  vere  di  Roma!  Incon- 
seguenza di  cpiesta  lettera  il  cardinal  Bu- 
sca rinunciò  la  caiica  di  segretario  di. fla- 
to, e  gli  fu  destinato  in  successore  il  car- 
dinal Giuseppe  Doria,  ch'era  slato  nunzio 
a  Parigi  molto  gradilo.  Fu  osservato,  che 
Bonaparte  che  in  tante  regioni  si  recò  in 
trionfo,  non  si  avanzò  da  Tolentino  in  Ro- 
ma, anzi  non  più  pose  il  piede  nell'Italia 
meridionale,  e  come  il  conrpiistatore  An- 
nibale, non  pose  piede  nelT  eterna  Ro- 
ma. Egli  volò  a  Mantova.  Poco  dopo  l'ar- 
rivo de'plenipotenziari,  si  sparse  per  R.0- 
ma  il  contenuto  infelice  del  rovinoso  trat- 
lalo  di  Tolentino,  e  restando  tutti  atto- 
niti e  confusi  di  stupore,  produsse  ne'ro- 
numi  due  eifetii  contrari,  cioè  di  credersi 
liberi  dal  pericolo  corso,  e  di  desolazio- 
ne pel  caro  prezzo  col  quale  aveano  com- 
prala la  loro  tranquillità  e  ancor  non  be- 
ne rassicurata,  a  fronte  di  trenta  milio- 
nidi  franchi, edella  cessiooedi  floridi  stati 
in  Italia  e  Provenza,  di  100  codici  mss.  del- 
la biblioteca  Vaticana,  di  1  00  pezzi  di  pit- 
tura e  di  scultura,  i  più  belli  e  famosi , 
ed  i  pili  rari  dell'anlichilà  greca  e  roma- 
na. Turuatoin  Ruma  il  ministro  Cacault 
con  l'aintaule  di  campo  di  Bonaparte  per 


T  O  L  323 

sollecitare  l'esecuzione  de'pntti,  convenne 
ratificarli  al  Papa  e  a'cardinali,  e  quin- 
di eseguirli  con  que'  rovinosi  provvedi- 
menti e  gravi  sagiiflzi  che  deplorai  a  Te- 
soriere e  negli  altri  articoli  relativi,  oc- 
correndo disfare  persino  i  Triregtd ,  le 
Stole ,  e  altri  sagri  ornamenti  papali.  Si 
consegnarono  i  convenuti  1 600  cavalli,  e 
si  rimandarono  gli  ufllziali  austriaci  e  le 
nuove  truppe.  La  biblioteca  Vaticana  fu 
spogliata  de'più  preziosi  codici  e  mss.,  dei 
quali  codici  42  erano  cinesi,  4o  etiopi,  3  j 
copti,  7  caldei  o  siriaci,  c)  ebraici,  44  Ì  '^" 
tinij-z  06  greci,  sorpassando  lo  stabilito  nu- 
mero di  5oo  perchè  un  codice  ne  contene- 
va diversi.  Fra  quelli  greci  furono  conse- 
gnali riliade  d'Omero  con  una  greca  pa- 
rafrasi, l'Antologia  greca,  le  Orazioni  di 
Socrate,  le  Vile  di  Plutarco,  Appiano  A- 
lessandrino,  le  Opere  astronomiche  di  To- 
lomeo, le  Opere  d'Euclide,  quelle  di  Pia- 
lune  e  di  Senofonte,  le  Tragedie  di  Sofo- 
cle, l'Odissea  d'Omero,  le  Storie  di  Tu- 
cidide, il  Convivio  di  Giuliano,  la  Bibbia 
"reca.Fra'codici  latini  la  Farsa^liadi  Lu- 
cano,  i  libri  di  Valerio  Massimo,  l'Anti- 
chità giudaiche  di  Gioseffo,  i  libri  mora- 
li d'Aristotile  tradotti  da  Leonardo  Are- 
lino,  i  Fasti  d'Ovidio,  le  Filippiche  di  Ci- 
cerone, r  Iliade  tradotta  da  Poliziano,  i 
Commentari  ili  Giulio  Cesare,  la  Storia 
naturale  di  Plinio,  Dione  Cassio,  Teren- 
zio. Inoltre  furono  consegnali  i85  libri 
stampali  della  Vaticana, fra  cui  un  Petrar- 
ca del  1470,  un  Dante  del  ufy  i,e  un  Boc- 
caccio ilei  (  47^-  Venne  pur  consegnalo  il 
Virgilio  ms.  membranaceo.  Né  andò  gua- 
ri che  inoltre  la  biblioteca  nelle  posterio- 
ri vicende  politiche,  perde  pure  le  colle- 
zioni delle  Monete  e  delle  Medaglie  pon- 
tifìcie (delle  quali  feci  parola  anche  nel 
voi.  L,  p.  3o3);  persino  fi  presa  la  par- 
ticolare libreria  di  Pio  VI  e  venduta  a  un 
libraio  per  circa  12  oi3,ooo  scudi,  men- 
tre egli  l'avea  destinala  per  Cesena  sua 
patria, e  i  duplicali  a  Terracina.  Pel  trat- 
tato di  Tolentino  i  commissari  francesi, 
dalla  biblioteca  Vaticana  passarono  a  spo- 


3j1 


TOL 


gliaie  il  meglio  de'inusci,  come  la  statua 
d'Ajiolio,  il  gru^ìpotli  Loocoonle,co'piio- 
cipali  capolavori  ili  sculltiia  adi  pitlurn; 
e  percuisc  le  cliiese  di  Roma,  tolseiu  la 
Traslìgurazione  di  RalTaele,  e  il  s.  Giro- 
lamo del  Domenicliinu.  Il  governo  ponti  • 
ijcio  asop|ieiiie  i  cunlratti  giavosi  impe- 
gni.cliiesea'siulditi  l'altra  metà  delle  gio- 
ie, dell'oro,  dell'argento  che  aveano  dopo 
la  precedente  richiesta  (voluta  dall'impo- 
lìciiza  delle  circo'stanze),  accrelbe  la  car- 
ta monetata,e  con  tali  mezzi  pervenne  a  ra- 
dunnree  consegnare a'Irancesi  q, 700,000 
franchi  in  denaro  o  in  verghe  d'oro  e  di 
argento,  7,ooo,oooin  lettere  di  cambio(si 
tenga  |)resenle  l'osservato  nel  voi. LX. XIV 
a  p.  Siq),  ei  1,000,000  in  gioie.  Ad  un 
milione  ascesero  le  spese  di  trasporlo  dei 
monumenti  di  belle  arli;4.'>*>o>ooo  i  mi- 
litìiri  francesi  esigerono  du[)o  la  pacediTo- 
lenlino  nelle  provincie  occupale;  onde  lo 
slato  papale  nello  spazio  di  4  lucsi  pagò 
iu  tulio  trentadue  milioni  e  700.000 
franchi,  secondo  il  calcolo  del  eh.  Coppi, 
E  ciò  olire  una  ragguardevole  quantità 
di  huoijdi  bullaleediallumedi  roccii. Tan- 
ti enormi  sagrilìzi  gravitarono  sopra  uno 
stalo  ridolto  a  un  milione  e  700,000  a- 
Litantì,  pel  ceduto  nel  trattato  di  Tolen- 
tino! Il  marchese  Massimo  recossi  poi  in 
quidilà  di  ministro  poulifìcio,  prima  pres- 
so Bonaparte  a  IMilano  e  poi  a  Parigi;  ed 
in  Roma  in  seguilo  al  Cacaull,  successe 
Giuseppe  Donaparle  fratello  ilei  generale, 
L'Arlaud,  Sloiiii  di  Pio  /  //,  1. 1 ,  anno 
1804,  rimarca  che  il  Iratlolodi  Tolentino 
obbligò  l*io  VI  a  p.igare  ticnla  milioni 
di  lire  lornesi,  e  che  secondo  il  Cacaull,  al- 
lora commi!>>>ario  speci. de  in  Roma  ,  era 
provato,diclro  slime  però  con traddillorie, 
essere  siala  consegnala  in  diamanti,  ori, 
argenti,  calici,  statue  d'oro  e  d'argento 
massicce  e  altri  preziosi  oggetti  (squaglia- 
ti o  ^clJmpo^li,e  perciò  fatalmente  perdu- 
to lutto  r  inestimabile  pregio  dell  arte, 
che  talvull^inel  valore  superò  la  materia), 
una  somma  di  vcnlmove  uulioni.  Indi  Ca- 
caull doruandò  che  per  le  spese  di  casse, 


T  O  L 

imballaggio,  trasporlo,  e  per  altre  spese 
imprevcdule  d'ogni  genere,  si  perdonas- 
se al  governo  pontificio  la  somma  d'  uà 
milione,  e  che  (|uindi  gli  si  rilasciasse  una 
(jHìttiUlzii  (L/ì/iiti^'ti  di  trenta  milioni;ma 
Ilaller  (({uel  perfido  calvinÌ!>la  e  insolca- 
le commissario  che  poi  ebbe  la  itfaccialag- 
gine  di  esosamente  [)rivare  l'i"  /'/per- 
sino del  Tiibiu-co ,  oltre  altri  ributtanti 
oltraggi  che  riprovai  in  più  luoghi)  fece 
tanto  schiamazzo,  parlò  sì  allo  da  corsti- 
ro.  che  il  l*apa  ordinò  d'inviar  a  Genova 
un'altra  somma  enorme,  consistente  per 
la  maggior  parte  in  diamanti,  dalla  qua- 
le si  preleverebbe  il  di  più  che  ilalier  pre- 
tendesse, e  che,  anco  nella  supposizioiie 
ch'egli  solo  fosse  sentito  e  preso  per  ar- 
bitro in  questa  dilferenza  ,  che  non  am- 
montava ad  un  milione,  poteva  somma- 
re tutto  al  più  a  tre  o  quattro  milioni.  La 
somma  trasmessa  a  Genova  sommava  a 
dieci  milioni:  couseguentemenle  almeno 
sei  milioni  erano  ancora  propiictàdel  Pa- 
pa,anche  a  termini  del  trattato  di  Tolen- 
tino, Il  tesoro  dell'esercito  francese  avea 
ricevuto  (jueslo  deposilo  in  pegno,  e  poi 
r  avea  restituito.  Lasciali  francamente 
(|uesli  diamanti  dal  Papa  io  mano  d'uu 
banchiere  in  una  cillà  che  avea  guarni- 
gione francese,  ma  che  non  avea  perdu- 
ta la  sua  libertà  |)olitica,  trova  vansi  anco- 
ra iu  Genova,(|u<indo  il  direttorio  fece  am- 
mazzare (è  sem[)re  l'illustre  e  imparziale 
francese  che  narra  la  storia,  e  slato  se- 
gretario di  Cacaull  nell'ambasceria  di  Ro- 
ma) L)ii|ihaull  in  Roma;  s'i  veramente  lo 
fece  amniiizzarc  ,  poiché  fu  il  direttorio 
quello  che  suscitò  la  rivolta  in  Roma  (pri- 
ma dell'anniversario  della  pace  di  Tolen- 
tino!), durante  la  (|uale  questo  generale, 
degno  di  sorte  migliore,  venne  rovescia- 
lo da  un  colpo  mortale  d'archibuso.  ,\l- 
la  prima  nuti/.ia  di  (|ueslo  avvenimento, 
il  direttorio,  che  all'  un  di  presso  già  lo 
sapeva,  ordinò  il  se(|uestro  di  lutto  il  de- 
posito di  diamanti,  e  se  l'appropriò,  con 
insigne ladr</neccir).U)d  io  aggiungerò,  che 
l'io  VI  dopo  la  fatale  pace,  che  ci  uuuicn- 


TOL 

lo  in  lutto,  si  guardò  scrupolosamente  di 
fornir  pretesti  a'francesi  di  lamento,  trat- 
tandoli colla  più  leale  confidenza  e  beni- 
gnità, di  cui  era  capace  il  suo  animo  gran- 
de. Essendosi  per  opera  de'francesi  pro- 
clamala la  repubblica  nel  ducato  d'Urbi- 
no, quindi  incorporate  molte  sue  città  a 
quella  Cisalpina  di  Milano;  Pio  VI  pro- 
testò e  poi  gli  convenne  tacere.  Frattan- 
to emissari  francesi  più  volte  tentarono  di 
fare  il  simile  in  Roma  per  rivoluzionar- 
la,ne  ricevè  speciale  incarico  l'ardilo  Du- 
phuult,  che  ne  restò  vittima  nel  tumulto 
«la  lui  eccilatoa'28  dicembre  t  797.  Tan- 
to bastò  perchè  il  direttorio  di  Parigi,  gio- 
vandosene prontamente,  senza  più  ma- 
scherarsi, consumasse  qnnnlo  da  molto 
tempo  erasi  proposto,  ed  a  fronte  del  re- 
cente trattato  di  Tolentino  e  di  tutti  i  sa- 
giifizi  inauditi  fatti  d.d  Papa,ordinòl'iu- 
tera  occupazione  dello  stalo  pontificio,  la 
detronizzazione,  carcerazione  e  deporta- 
zione di  Pio  VI.  Tutto  fu  celeremenle  e- 
seguilo;ne'primi  di  gennaio  I  798  la  Mar- 
ca e  Tolentino  furono  invase  e  quindi  de- 
mocralizzate,così  Roma,  e  nel  compilo  an- 
niversariodella  pace  di  Tolentino,  Pio  VI 
320  febbraio  prigione  fu  trasportato  dal 
Vaticano  a  morire  in  F'ranoia!  Nell'agosto 
1799  l'imperatore  Francesco  II  liberò  la 
provincia  e  Tolentino  da'francesi,  finché 
eletto  nel  marzo  i  800  in  Venezia  Pio  VII, 
gli  fu  restituito  lo  sialo  da  Fano  a  Roma, 
e  da  questa  a  Terracina ,  cioè  i  dominii 
non  ceduti  nella  pace  di  Tolentino,  rile- 
nendo gli  austriaci  le  legazioni  e  Ancona, 
che  nel  1801  ritornarono  in  potere  dei 
francesi.  Portandosi  Pio  VII  a  Roma,  ai 
25  giugno  1800  fu  ricevuto  nell'episcopio 
di  Macerata  dal  vescovo  Alessandrelti,  e 
quindi  questi  l'accompagnò  all'altra  sua 
sede  di  Tolentino,  ricevuto  con  venerazio- 
ne; da  dove  il  Papa  passò  a'27  in  Foli- 
gno e  vi  celebrò  la  festa  de'ss.  Pietro  e  Pao- 
lo. Istituita  la  delegazione  di  Macerata, 
Pio  VII  vi  comprese  Tolentino,  e  poi  an- 
ch'egli  fu  spogliato  de'suoi  dominii,  de- 
tronizzato e  deportato  da  Connparte,  di- 


TOL  325 

venuto  Napoleone!  imperatore  de'fran- 
cesi e  re  d'Italia,  che  poi  nell'aprile  e  mag- 
gio 1808  riunì  la  Marca  con  altre  provin- 
cie  a  tal  rei,aio,  sotto  il  quale  Tolentino 
fu  capoluogo  d'un  distretto  del  diparti- 
mento del  Musone,  di  cui  fu  capo  Mace* 
rata.  Ne'primi  del  1 8 1  4,  stando  Napoleo- 
ne I  per  perdere  il  trono,  restituì  la  li- 
bertà a  Pio  VII  e  ordinò  che  fosse  rimes- 
so in  possesso  de'suoi  stali,  a  seconda  del 
trattato  di  Tolentino,  cioè  da  Roma  si- 
no e  inclusive  a  Pesaro;  ma  Murai  re  di 
Napoli  occupò  le  Marche  e  altre  provin- 
cie  ,  con  pretesto  di  restituirle  al  Papa. 
Questi  rientrando  ne'suoi  dominii ,  pro- 
veniente da  Recanati,  la  sera  de' 17  mag- 
gio grandemente  festeggialo  giunse  inTo- 
lenlMio,  e  alloggiò  nel  palazzo  de'conli  Sil- 
veri  ,  nel  à\  seguente  portandosi  a  Foli- 
gno. Nel  1 8  I  5  Murai  rilenendo  ancora  le 
Marche,  gli  austriaci  si  recarono  a  com- 
batterlo, ponendo  il  quartiere  generale  a 
Tolentino,  indi  a'2  maggio  cominciarono 
a  debellare  il  suo  esercito,  e  come  dissi  in 
principio  lo  vinsero,  liberandole  Marche 
dal  suo  giogo,  le  quali  a'25  luglio  furo- 
no resliluitea  Pio  VII  col  resto  delio  sta- 
to ceduto  per  forza  a  Tolentino,  tranne 
quella  parte  di  Ferrarese,  che  descrissi  a 
Rovigo,  e  tranne  yi\'ignoiie  e  il  contado 
Penais.sìno.  Sebbene  questi  ultimi  due 
dominii  fossero  stati  dal  predecessore  ri- 
nunziali  nel  trattato  di  Tolentino,  consi- 
derandosiPioVll  come  gli  altri  Papi,  sem- 
plice amministratore  e  custode  de'domi- 
nii  della  s.  Sede,  pe' giuramenti  falli  di 
conservarli  illesi  in  uno  a  lutti  i  suoi  di- 
ritti e  ragioni  (come  può  vedersi  a  Sovra- 
nità"), emise  le  più  solenni  proteste,  e  così 
per  la  parie  del  Ferrarese.  Delle  cose  poi 
cedute  da  Pio  VI  nella  pace  di  Tolentino 
a'francesi,  in  oggetti  di  belle  arti  erass.,  e 
dell'altre  molle  da  essi  prese  nella  1.'  in- 
vasione dello  slato,  buona  parte  Pio  TU 
ricuperò  al  modo  narrato  negli   articoli 
che  li  riguardano,  comene'vol.XLI  V,  p. 
79  e  seg.,  XLVI,  p.i07,XLVIl,  p.gii 
LIX,  ^.67. 


3if.                   TOL  TOL 

L.icillà  di  Tolentino  neh  S/fi  fnr.illc-  e  contailiui  iinifuruteinente  veslili  oUc- 
pitìla  (Julia  veiieiiiiula  picseiizadì  (jie^u-  ncvunu  Iruric  a  fuiza  di  luru  braccia  iii 
rio  XVI  ,  e  ne  lece  la  descrizione  il  cav.  sua  cai  lozz.a.  Incedendo  per  lai  modo  nel- 
Sabalucci,  colla  \tirrtizioiic  ilei  \'i(ig'^io  ratKloljl)a(e  vie  che  guidano  al  santuario 
ili  Gregorio  .\/  lue r  la  x'isitti  del  .stia-  di  s.  Nicola  il  l'apa,  (lancliegt^ialo  d.dl.i 
tuario  di  Loreto.  Abbiamo  poi  S|ieciul-  magistratura,  dallo  stato  maggiore  della 
mente  l'opuscolo:  l  ia{;^io  ili  Sua  Siiii-  guarnigione,  non  cessando  l'acclamazioni, 
lil'i  (ìrcf^orid  \f  J  alla  visita  del  saii'  rese  ancora  più  vive  dalle  benigne  espi  es- 
tuario  fli s.  Maria  Lorcttina  nclscttcììi-  sioni  di  gradiinenlo  ,  che  col  volto  e  col 
/^ri'i84i»  scritto  da  Nicola  Storani  re-  gestodimosliava  il  Pontefice.  Sulla  porla 
raiiatcse:  Permanenza  del  xnmmo  Fon-  maggiore  del  santuario  leggevasi  l'iscri- 
(efice  in  Tolentino  de' dì  7,  S  setteni'>re  zione  che  pubblicò  con  altra  il  caT.  Sa- 
1 84  '  >  Roma  1 84 1  •  Da  queste  due  bellis-  batucci,  e  tutte  lo  Storani;  ed  alla  gradi- 
sime  conipilay.ioni  ricavo  il  sunto  die  se-  nata  Irovaronsia  riccverloil  cardinal  Fci- 
t;ue.  Impaziente  del  prossimo  utrivo  del  retti  arci vescovodi Fermo,  il  vescovo dio- 
l'opa,  reduce  da  damerino,  nel  m.illino  cesano  mg/  Teloni,  co'vescovi  di  s.  Se- 
di martedì  ysetteuibieera  la  cillìi  dj  To-  verino,  di  Rec.mati  e  Loreto,  di  Fabria- 
lentino,  la  cui  popolazione  tutta  comnios-  noe  Matelica,  il  commissario  della  s.  Ca- 
sa da  sincero  e  religioso  giubilo  inornlava  sa  di  Loreto,  ed  il  p.  Angelucci  generale 
alle  porle  Romana  e  Adriana:  nella  1. "si  dell'ordine  eremitano  co'provinciali  del- 
direste  pure  1.1  magisiralura  comunale,  u-  te  Marche  e  dell'Umbria  alla  testa  della 
uilameiile  al  governatore  conle  Giuse[)-  numerosa  religiosi  famiglia  del  conven- 
pe  Sabbioni,  e  il  consueto  corteggio;  mg/  to  ;  non  che  i  capitoli  della  caltedr.de  e 
Sa  velli  delegato  di  Macerata,  con  uno  dei  della  collegiata,  il  rimanente  del  clero  e 
membri  della  congregazione  governativa,  gli  alunni  del  seminario.  Disceso  il  P.ipa 
crasi  portato  a  4  migli. 1  di  distanza  net  dalla  carrozza,  sotto  baldacchino  sostenu- 
confìne  ilella  provincia  ili  sua  giurisilizio-  lo  da'canonici  della  catteilr.ile  entrò  nel- 
ne,  ad  ollrire  al  santo  Padre  gli  omaggi  la  basilica,  vagamente  illuminata  e  ador- 
di  venera/ione, avenilu  già  al  Pa[)a  nel  ili  na  deltaconsueta  bellissima  par.ilura.ove 
precedente  la  deputazione  del  cajMlolo  adulato  il  ss. Sagi amento  esposto  nell'ai* 
dellacalteilralee  f|uella  del  comune  umi-  lar  maggiore,  tra  t'alternai  e  ilell'antifuna 
baio  in  Camerino  il  desiderio  vivissimo  can'ala,  !/«  Ci- /'t'//-».v,  e  il  canto  eziandio 
della  cillìi  per  essere  consolala  dalla  pou-  del  Tantn/n  cri^n.  ne  ricevè  la  benedizio- 
lilicia  pieseiiza.  Fuori  la  porla  e  in  me/.-  iieda  ;ng.'  Teloni.  Quindi  il  Papa  segiii- 
zo  a  numeroso  popolo  si  trovarono  a  ri-  lo  d.i  tulli  i  [ìersonaggi  nominati  si  por 
vercnlemenle  inchinare  il  Papa,  olire  il  tò  alla  preparata  decorosa  residenza  nel 
governature,  il  magistratocol  gunfaiouie-  conligtiu  conveDloagostinidno,sulla  por- 
re nobile  Domenico  Pace,  che  tributali-  la  della  ipiale  i  religiosi  con  analoga  iscii- 
dogli  ledelt:  sudditanza  gli  presentò  per  zione  dichiararono  la  loro  esultanza  ,  in 
himholodi  essa  lechiavi  della  cillà, e  n'eb-  vedere  rinnovare  le  loro  stanze  in  punii- 
be  graziosa  risposta  di  benigna  soddisfa-  ficio  ospizio.  Ivi  Gregorio  XVI  nmuiist 
zione.  Intanto  echeggiavano  i  festosi  ev-  al  bacio  del  piede  il  clero  secolare  e  re 
vivadell'allollalo  po[)olo,  le  frequenti  sai-  golare,  il  governatore,  il  magistrato,  l'uf 
ve  de'  mollali  frammischiate  u'conceiti  fizialilà  e  parecchie  de[)utazioni,  con  ta 
inusii  ali  e  al  suono  ili  tulle  le  campane,  te  cortesia  cordiale  che  ognuno  ne  rima 
Ln  eletto  numero  di  nobili  citladmi,  di-  se  penetrato  e  commosso.  Nelle  ore  pome 
stinti  del  colore  pontificio,  facevano  coro-  ridiane,  accompagnalo  da'siimmentovat 
iiu  e  corteggio  ul  Poulclice,  ed  altri  artisti  cardinali  e  prelati,  come  pure  dal  suo  cui' 


TO  L 

leggio,  dal  governatore  e  dal  magislraloj 
(jcTLOise  a  piedigiaii  parte  della  città,  per 
recarsi  a  consolare  di  sua  visita  le  reiii^io- 
se  de'inonasteri  di  s.  Caterina  e  di  s.  Te- 
resa; e  da  questi  si  ricondusse  alla  sua  di- 
UJora,  sempre  fia  gU  applausi  entusiasti- 
ci del  [)opolo.  Tia  le  salve  de'mortari  ed 
i  prolungati  melodiosi  concerti  musicali, 
imbrunita  la  notte,  sfolgoreggiò  tutta  la 
città  di  brillante  illuniiuazìoue.  La  piaz- 
za n)aggiore,  la  via  die  conduce  al  san- 
luaiio,  colla  sua  piazza  dis.  Nicola,  illu- 
minate a  pubbliche  spese  e  a  vago  dise- 
gno; la  I ."  con  archi  fissi  al  muro,  e  rispet- 
tive mensole  intatta  la  sua  periferia,  che 
in  numero  di  c\o  rappresentavano  un  pie- 
no loggiato;  la  via  e  la  piazza  del  santua- 
rio con  arcate  rovescie  pendenti  da  una 
lunga  fascia,  figuranti  un  panneggio  con 
75  caiiule,  e  contenenti  10,000  lumi  in 
lampadini  a  vari  colori;  il  palazzo  muni- 
ci['ale  illuminato  a  torcie  di  cera,  e  il  ri- 
manente della  città  gareggiava  con  tali 
dimostrazioni  di  generale  gioia. La  seguen- 
te mattina,  festa  della  Natività  di  Maria 
A  eigine,  salutata  nel  suo  principio  dafre- 
rjuenti  salve  di  mortari,  furono  esposte  al- 
la pubblica  venerazione  sull'altare  mag- 
giore della  basilica  di  s.  Nicola  le  prodi- 
giose braccia  di  questo  santo,  colla  stessa 
precedente  illuminazione.  Circa  le  ore  7 
antimeridiane  il  Papa  si  recò  a  celebrar- 
vi la  uìessa,  assistito  dall'agostiniano  mg.' 
Castellani  suo  sagiista  e  da  mg.'  Grimal- 
di vescovo  di  s.  Severino,  e  dalla  corte, 
ccn  l'intervento  de'magislrati  e  clell'utll- 
cialilà  militare,  e  d'un  popolo  infinito  ad 
onta  dell'  ora.  Ascollala  poi  la  messa  di 
ing."^  Arpi  suo  caudatario,  e  disposto  che 
il  nobile  calice  con  cui  avea  il  Papa  cele- 
brato ,  rimanesse  in  dono  alla  chiesa,  si 
a[)pressò  di  nuovo  alla  mensa  dell'altare 
per  mirare  da  vicino  le  insigni  reliquie  di 
s.  Nicola.  Verso  poi  lei  1  antimeridiane, 
piecedulo  d'au)bo  i  cleri,  accompagnato 
dal  rifiuto  coi  leggio  e  sotto  baldacchino 
sostenuto  a  vicenda  da'due  capitoli,  dai 
capi  degli  didiui  religiosi,  e  dalle  magi- 


T  O  L  3i7 

strature  locali,  visitò  la  chiesa  cattedrale 
riccamente  adornata,  sulla  cui  porta  mag- 
giore leggevasi  un'epigrafe  del  vescovo  e 
del  capitolo,  glorificanles.  Catervo  e  Gre- 
gorioXVl.  Salutato  dal  canto  Tues  Pe- 
trus ^v\cq\'Ìì  la  benedizione  col  Venerabile 
da  mg.'  Teloni,  e  venerale  le  reliquie  del 
santo  titolare,  si  diresse  tra  l'universale 
tripudio  al  p;ilazzo  municipale. In  una  del- 
le sale  in  bella  guisa  abbigliate  sorgeva  un 
trono  in  maestosa  forma,  ed  una  loggia 
all'estieuiità  di  essa  che  sovrasta  la  piaz- 
za maggiore,  coperta  di  elegante  padiglio- 
ne. Da  tale  loggia  il  Papa,  con  manifesta 
effusione  del  suo  animu,  compartì  1  a[)0- 
stolica  benedizione  all'immenso  popolo, 
che  copriva  la  gran  piazza  eia  massima 
parte  delle  vie  laterali.  Fu  di  tenera  coui- 
Luozioneil  veder  con  quali  modi  allettuu- 
si  dimostrasse  il  Saulo  Padre,  fermo  an- 
cora nel  balcone,  il  grato  animo  suo  alle 
felicitazioni  che  sopra  di  lui  ad  alta  voce 
replica vansi  da  tutti  gli  astanti;  mentre 
nell'interno  del  palazzo  comunale  si  tra- 
mandava alla  memoria  de'po->leri  il  fausto 
avvenimento  con  lunga  iscrizione  latina, 
in  cui  sono  notati  i  souimi  benefizi  com- 
parlili  dalla  Santità  sua  alla  chiesa  e  allo 
stalo,  e  le  virtìi  eccelse  dell'auimo  della 
medesima.  Assisosi  in  trono,  il  Papa  con 
paterni  modi  ricevè  al  bacio  del  piede  il 
clero,  le  autorità,!  pubblici  impiegati,  i 
nobili  e  i  cittadini,  accogliendo  tulli  con 
bonlà;  ed  amorevolmente  gradì  la  delta 
iscrizione  impressa  in  seta  (e mi  compiac- 
cio di  possederla)  per  mano  del  gonfalo- 
niere,siccome  esprimente  il  gaudio  de'to- 
lentinati  per  la  sua  venerala  presenza,  i 
loro  fervorosi  voli  di  prosperità,  e  ram- 
n)emoranle  diverse  delle  ultime  epoche 
storiche  per  Tolentino  e  riguardanti  pu- 
re lo  slato  pontificio.  Disceso  dal  trono, 
il  Papa  di  buon  grado  si  trattenne  nelle 
sale  contigue,  a  osservare  i  decorosi  ab- 
bigliamenti, e  i  due  quadri  rappresentan- 
ti la  pace  segnala  in  Tolentino  nel  1797, 
e  la  battaglia  nel  suo  territorio,  in  cui  nel 
iSiSrcslòdisfillo  iAIural. Tornalo  il  Pa- 


328  TOL 

pa  al  luogo  di  sua  slanzn,  acì  ore  4  pome- 
ridiane colla  sua  domeslica  corte,  disce- 
se privatamente  nell'adiacente  basilica,  in 
compagnia  del  p.  Angelucci  generale  e  del 
p.  Gheighi  priore  del  convento.  Venera- 
to il  ss.  Sagramento  nel  ciborio,  si  pose 
ad  osservare  il  tempio  lodandone  la  ma- 
gnificenza in  generale,  e  in  particolare  la 
sontuosità  dell'altare  maggiore.  Recatosi 
poi  alla  cappella  di  s.  Nicola,  quivi  genu- 
flesso orò  con  pietà  commovente,  dando 
segni  di  sua  speciale  divozione  verso  un  si 
gran  taumal(n'go,ordinando  una  generosa 
oblazione  di  denaro,  snll'istante  elFeltua- 
la  da  mg.'  Lucidi  cameriere  segreto  e  fa- 
cente funzioni  d'elemosiniere. Ascesoquin- 
di  al  luogo  ove  sta  la  cassa  delle  reliquie 
del  santo,  godè  ivi  di  sentirne  narrare  le 
meraviglie  dal  p.  generale.  Di  là  retroce- 
dendo si  fermò  a  riguardare  i  dipinti  che 
decorano  la  s.cappella,ei  duequadri  dona- 
li dalle  repubbliche  veneta  e  genovese.  i\e- 
cossi  poi  a  visitare  il  luogo  in  cui  s. Nicola 
orava  l'intere  notti,  non  che  il  cappellone 
sotto  il  quale  fu  occultato  il  suo  corpo  dopo 
la  recisione  delle  braccia,  ammirandone  le 
pitture.  Visitòpnrela  camera  in  cui  il  san- 
to visse  e  morì,  e  quivi  dopo  aver  orato 
divotamente  per  alquanto  tempo  si  di- 
limgònel  magnificare  la  celebrità  di  que- 
sto santuaiio,  e  la  fedele  e  delicata  cu- 
stodia ond'è  vegliato  con  tanta  riveren- 
za. Dopo  di  ciò  il  Papa  risalito  al  con- 
vento si  degnò  d'osservarne  la  biblioteca 
ed  il  noviziato;  ritornato  indi  al  suo  ap- 
partamento, accettò  lietamente  dal  p.  ge- 
nerale e  dal  p.  priore  Tollerta  d'alcu- 
ne divozioni,  e  d'un  dipinto  in  seta,  ope- 
ra del  professore  di  disegno  e  pittura  nel 
patrio  liceo  Emilio  Palletta  lolentinate, 
rappresentante  s.  Nicola  in  atto  di  patroci- 
na le  verso  Dio  a  favore  di  sua  chiesa  die  a 
destra  venivagli  presentata  da  un  angelo, 
a  pie  del  quale  dipinto  era  ripetuta  re[)i- 
grafe  posta  sulla  porta  maggiore  del  lem- 


T  O  L 

pio.  Nella  sera  si  rinnovò  l'illuminazione 
per  tutta  la  città,  e  furono  inoltre  incen- 
iliati  sulla  gran  piazza  copiosi  e  gai  fuo- 
chi d'artificio  in  segno  di  pubblica  esul- 
tanza. Il  Papa  accolse  con  benignisMuii  mo- 
di i  prelati  surricordati, le  deputazioni  del 
capitolo  e  comune  di  Recanati,  e  del  ca- 
pitolo di  8.  Severino.  Alle  ore  6  antime- 
ridiane della  mattina  di  giovedì  9  settem- 
bie,  il  Papa  celebrò  la  messa  nella  cap- 
pella del  noviziato;  dopo  di  che  ammise 
i  religiosi  novizi  al  bacio  del  piede,  etpjin- 
di  espresse  parole  di  singolare  amorevo- 
lezza e  bontà  verso  il  p.  generale  ,  il  p. 
priore  e  tutta  la  religiosa  funiglia,  chea 
lui  vivamenteattestaronouna  massimari- 
conoscenza  per  r  altissimo  onore  ch'egli 
concesse  nel  prendere  stanza  presso  di  lo- 
ro: e  nuovamente  ricevuti  i  pubblici  rap- 
presentanti della  città,  il  governatore,  il 
clero  e  altre  distinte  persone,  partì  in  mez- 
zo ad  altre  popolari  dimostrazioni  di  at- 
taccamento e  divozione, dirigendosi  a  Ma- 
cerata, essendo  accorsi  i  tolentinati  in  folla 
fuori  della  porta  Vittoria  e  per  bmgo  trat- 
to di  strada  rinnovandogli  evviva.  Tutto 
si  iniiva  a  rendere  più  commovente  l'al- 
lontanamento dell'augusto  ospite,  che  ac- 
cordando caritatevoli  elargizioni,  sussidi), 
grazie,  doni  e  onorificenze,  lasciava  di  se 
in  tutti  i  cuori  di  Tolentino  tanto  deside- 
rio,amoree  venerazione,  comefedelcneQ- 
te  scrisse  lo  Storani. 

TOLOMAITI.  Eretici  così  chiamali 
da  Tolomeo  loro  capo,  filosofo  egizia- 
no, che  vivea  verso  l'annoi  74)  ed  il  qua- 
le presentò  sotto  un  aspello  diverso  la  fa- 
vola della  pluralità  degli  Dei  inventata 
da  Valentino.  11  suo  errore  particolare 
consisteva  nel  credere  che  una  parte  del 
Testamento  aiitien  fosse  empia,  perchè 
era  stata  composta  dagli  ebrei.  I  Tolo- 
maiti  sono  una  specie  di  Gnostiei,  e  fu- 
rono confutali  da  s.  Epifanio,  llcarcs. 
33. 


FINE  DEL  VOLUME  SETTANTESIMOSESTO. 


BX  841  .n67  1840 

sncR 

Noroni ,  Gaetano , 

1802-1883. 
Dizionario  di  erudizione 

storico-ecc lesiastica 
AFK-9455  (awsk) 


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